Umanesimo e Rinascimento
Il contesto storico
Il contesto storico del periodo umanistico-rinascimentale sarà caratterizzato da
grandi cambiamenti politici, in particolare:
Il declino dei poteri universali (Chiesa e Impero) che avevano dominato la vita
politica e culturale del Medioevo
L’affermazione e il consolidamento delle monarchie nazionali, in Inghilterra,
Francia, Spagna
La situazione dell’Italia è profondamente diversa rispetto al resto dell’Europa:
l’Italia si presenta politicamente frammentata e suddivisa in diversi Stati regionali:
questo sarà il periodo delle Signorie: i Visconti a Milano, gli Estensi a Ferrara, i
Gonzaga a Mantova, i Medici a Firenze. Accanto alle signorie ricordiamo la
Repubblica di Venezia, lo Stato pontificio e il Regno di Napoli. La situazione italiana è
caratterizzata da una grande instabilità per le lotte e i conflitti che si avranno, ma
un momento di tregua si avrà con la pace di Lodi del 1454 che segnerà l’inizio di
una politica di equilibrio grazie all’accordo tra i maggiori Stati italiani (per
fronteggiare gli attacchi stranieri). Un ruolo fondamentale avrà Lorenzo il
Magnifico, signore di Firenze, definito l’ago della bilancia proprio per la sua capacità
di garantire un certo equilibrio in Italia grazie ad una politica di accordi ed alleanze,
ma con la sua morte nel 1492 (data di fondamentale importanza in cui sarà anche la
scoperta dell’America, questa data segna anche il passaggio dal medioevo all’età
moderna) ci sarà una nuova fase di instabilità e questo favorirà la discesa del re di
Francia Carlo VIII nel 1494 in Italia che in pratica non troverà nessuno in grado di
opporsi. Ben presto l’Italia diventerà teatro di guerre tra Francesi e Spagnoli che si
concluderanno con l’affermazione dell’egemonia spagnola.
Decadenza politica e fioritura culturale
Se da un lato, quindi, abbiamo un grande splendore delle corti signorili, dall’altro
c’è una profonda decadenza politica, che arriverà al culmine con il sacco di Roma
del 1527, in pratica le truppe di Carlo V, formate da truppe di mercenari tedeschi, i
Lanzichenecchi, entrarono a Roma e la saccheggiano, e per i contemporanei fu un
vero e proprio trauma, fu un fatto epocale perché un sovrano cattolico permetteva
che la città santa fosse saccheggiata barbaramente da uomini senza scrupoli. Carlo V
nel 1530 scenderà a patti con il papa e sarà incoronato re d’Italia e in seguito avrà
la corona imperiale. Il dominio spagnolo in Italia si protrarrà per più di tre secoli.
Un altro evento che sconvolse la Chiesa fu la rottura dell’unità religiosa della
cristianità che aveva caratterizzato la civiltà medievale. La riforma protestante
(1517) segnò questa rottura, ma in realtà fu come il punto di arrivo di un lungo
percorso. Le origini vanno sicuramente ricercate nella crisi che ormai da secoli
affliggeva la Chiesa: all’inizio del ‘500 appare corrotta, ha sempre più un ruolo
politico, il clero vive nel lusso, nella corruzione dei costumi, la simonia e il
concubinato sono molto diffusi.
La causa scatenante della Riforma protestante fu lo scandalo delle indulgenze. nel
1517 Papa Leone X per la costruzione della cupola di San Pietro promosse la
raccolta di elemosine in cambio di indulgenze. In questo contesto si inserisce la
figura di Martin Lutero, grande teologo tedesco, che dopo aver valutato a lungo la
condizione in cui la Chiesa versava, nel 1517 affiggerà alla porta della cattedrale di
Wittenberg, un documento che conteneva 95 tesi (affermazioni) con le quali
contestava gli abusi della chiesa di Roma: fu l’inizio della Riforma protestante, che
come abbiamo detto, porterà ad una frattura della cristianità. Ad essa la Chiesa
risponderà con la Controriforma che avrà come suo principale strumento il Concilio
di Trento che durerà dal 1545 al 1563 con cui si riaffermeranno i dogmi della
religione cristiana, e di grande importanza sarà la nascita di nuovi ordini religiosi, in
particolare quello dei Gesuiti. Infine del contesto storico di questo periodo bisogna
ricordare l’emergere di due grandi personalità: Elisabetta I tudor, grandissima
figura di regina, e Filippo II di Spagna che proprio dall’Inghilterra sarà sconfitto,
avviando quel processo di decadenza della Spagna che coinvolgerà, per riflesso
anche l’Italia.
Il concetto di Umanesimo e la centralità dell’uomo e la rivalutazione
della vita terrena
Con il termine Umanesimo si fa riferimento a quella nuova cultura che sarà
caratterizzata da una nuova visione della realtà che dominerà il Quattrocento e
preannuncerà il Rinascimento quel vasto movimento che sarà caratterizzato da una
grande fioritura artistica e culturale e che arriverà fino a circa la metà del ‘500.
Il termine Umanesimo è legato alle humanae litterae con cui si fa riferimento
ai classici, al loro studio secondo una visione laica dell’uomo, contrapposte alle
divinae litterae (cioè lo studio della teologia e dei testi sacri, che avevano dominato
il Medioevo). Tutto questo viene vissuto come un momento di rinascita, dopo un
lungo periodo di decadenza. La riscoperta dei classici sarà un aspetto fondamentale
in questo periodo. Già alla fine del Trecento con Petrarca e Boccaccio, che
abbiamo considerato preumanisti, abbiamo assistito ad un profondo cambiamento:
Petrarca nutre un vero e proprio culto per lo studio dei classici e in Boccaccio
troviamo una visione laica della vita. Insomma c’era già negli intellettuali italiani la
convinzione che i classici fossero un modello da imitare e via via si affermerà sempre
più questa convinzione. Gli umanisti riscoprono i classici e ritengono che proprio in
essi si possa trovare la vera essenza dell’uomo.
Il Medioevo aveva svalutato la vita terrena, affermando che la vera vita fosse solo
quella ultraterrena. Ad una cultura che aveva posto al centro Dio, quindi alla
visione teocentrica, si sostituisce quella antropocentrica che mette al centro
l’uomo, un uomo che ha fiducia nei propri mezzi e nelle proprie facoltà e non è più
condizionato da Dio, ma è artefice del proprio destino, vive e agisce in modo
autonomo. (Anche nello studio della natura vi è un approccio diverso, si cercano di
studiare i fenomeni con un atteggiamento diverso, non condizionato dai precetti
religiosi; anche il corpo umano dopo il disprezzo di cui era stato oggetto nel
Medioevo, adesso è studiato e valorizzato nelle sue proporzioni).
La rivalutazione della realtà terrena e la visione della natura
Gli umanisti in polemica con il pensiero medievale, hanno un atteggiamento
diverso nei confronti del mondo esterno, rivalutano la vita terrena esaltandone il
valore e la bellezza. L’uomo si sente liberato da tutte quelle preoccupazioni e
angosce religiose, ed esalta la natura non più vista come “dimora del diavolo” ma
come regno della felicità e del piacere. Questa nuova concezione della vita che
potremmo definire edonistica, che ridà all’uomo la possibilità di vivere
pienamente la vita e i piaceri che essa può offrire, non significa mettere totalmente
da parte i valori del cristianesimo, ma semmai integrarli con i principi dei filosofi
classici. In particolare in questo periodo, grazie all’umanista Marsilio Ficino si ha la
nascita del Neoplatonismo, che riprende il pensiero di Platone ma in una chiave ( o
prospettiva) cristiana. Si tratta di una filosofia che intanto vede la natura come
qualcosa di eterno e che è stata creata da un principio che è l’Uno, identificato con
il Bene. La natura, inoltre è animata e vivente e ed è come se la sua anima fosse in
ogni cosa. L’ uomo, formato appunto da corpo e anima, è al centro dell’universo ed
è proprio lui il vero motore dell’universo. Questo pensiero è particolarmente
diffuso nell’Accademia platonica di Firenze, guidata da Cosimo dei Medici, dove si
riunivano diversi intellettuali tra cui lo stesso Marsilio Ficino, Pico della Mirandola
ed Angelo Poliziano.
I classici e la filologia
Gli umanisti, come abbiamo visto, dal punto di vista culturale sono mossi da una
grande passione per lo studio dei classici, vanno alla ricerca e alla scoperta di
nuovi testi nelle biblioteche dove ci sono magari preziosi manoscritti dimenticati,
il loro obiettivo è quello di riportare alla luce i testi originali che magari sono stati
smarriti oppure sono stati tramandati dai copisti, dagli amanuensi medievali. I
copisti medievali avevano svolto un lavoro importante, senza il quale molte opere
sarebbero andate perdute, ma ricopiando questi testi, spesso commettevano degli
errori, ed inoltre erano interpretati in chiave cristiana. La ricerca e lo studio di
questi classici nel periodo umanistico vengono fatti in modo rigoroso con lo scopo
di scoprirne lo spirito originario, questo studio è motivato dal fatto che proprio in
questi testi sia possibile cogliere l’essenza profonda della natura umana ed è per
questo che vengono studiati attraverso una nuova disciplina che è rappresentata
dalla filologia termine che deriva da due parole greche (filos=amante e
logos=parola amante della parola), ma questo studio dei classici viene affrontato
con un nuovo approccio, con un atteggiamento che potremmo definire scientifico.
Lo scopo di questo lavoro scrupoloso dunque è l’eliminazione di errori che erano
stati commessi, nell’interpretazione per riportare i testi alla loro forma originaria.
Questa passione per i classici l’abbiamo già vista in Petrarca, considerato un
precursore dell’Umanesimo, proprio per la riscoperta dei classici antichi rivisitati in
chiave moderna rispetto ai copisti medievali e seguendo questa passione aveva
scoperto delle lettere di Cicerone ed è proprio lui che pone le basi per la filologia
moderna la filologia moderna. Altri grandi filologi saranno Poggio Bracciolini,
Poliziano ed in particolare Lorenzo Valla
Grazie ad un’attenta analisi filologica, l’umanista Lorenzo Valla, intorno al 1440,
scoprirà un celebre falso, la Donazione di Costantino, un documento che era stato
creato appositamente dalla Chiesa, secondo il quale l’imperatore Costantino
avrebbe ceduto dei territori alla Chiesa e questo faceva risalire dunque il potere
temporale della Chiesa ad un’epoca più lontana nel tempo (intorno al 313) e quindi
rafforzava e legittimava ancora di più il potere temporale della Chiesa (che
tradizionalmente ha inizio con la donazione di Sutri fatta al papa dal re longobardo
Liutprando nel 728). Proprio attraverso il metodo filologico Lorenzo valla scoprì che
quel documento era un falso perché dal punto di vista linguistico il latino usato non
era quello risalente al tempo di Costantino ed inoltre c’erano altri errori e varie
incongruenze. Il metodo filologico si estenderà atutti i
Definizione e Periodizzazione del Rinascimento
La nuova cultura dell’Umanesimo che dominerà il Quattrocento, preparerà e
preannuncerà il Rinascimento, quel vasto movimento che vedrà sempre più
consolidarsi la nuova visione filosofica, storica e culturale, e che sarà caratterizzato
da una grande fioritura artistica e culturale. L’inizio del Rinascimento viene
convenzionalmente fissato al 1492, anno della morte di Lorenzo il Magnifico e della
scoperta dell’America, più difficile è stabilirne la conclusione, per alcuni collocata
nel 1527, anno del famoso sacco di Roma, per altri il Concilio di Trento (1545)
rappresenterebbe l’inizio dell’autunno del Rinascimento. Il termine Rinascimento ha
una lunga storia, esso sottintende l’idea di una rinascita dopo un periodo di
decadenza medievale. Il primo a parlare di Rinascimento fu lo storico dell’arte
Giorgio Vasari, ma fu lo studioso svizzero BurcKardt a utilizzare in una sua opera
questo termine nel 1860, per sottolineare la nascita di una nuova epoca
caratterizzata dal libero pensiero e che finalmente si libera dalla superstizione e
dalla forte presenza della religiosità medievale.
La lingua
La grande passione per i classici nel periodo umanistico si può cogliere anche
nell’uso della lingua latina per la scrittura, ricordiamo che ci saranno tre autori
Leonardo Bruni, Coluccio Salutati, Poggio Bracciolini che useranno esclusivamente i
latino per la composizione delle loro opere. (pensiamo che lo stesso Petrara
prediligeva il latino al volgare e si aspettava la gloria poetica dalle opere in latino).
Nei primi anni del ‘400 a dominare è il latino, infatti il volgare viene utilizzato come
strumento per comunicare quotidianamente, anche se non verrà meno
l’ammirazione per le opere in volgare delle tre corone fiorentine: Dante, Petrarca e
Boccaccio.
Verso la metà del ‘400 la situazione cambierà e il volgare torna ad acquisire la sua
dignità, tornerà ad essere lingua letteraria quindi la lingua che gli autori
sceglieranno per la composizione delle loro opere: in questo avrà un ruolo molto
importante Leon Battista Alberti che nel 1448 organizzo una gara poetica proprio in
volgare, un certamen proprio sul tema dell’amicizia, incoraggiando dunque proprio
l’uso del volgare e riaffermando la dignità del volgare, tra gli scrittori più
importanti che scriveranno in volgare Lorenzo il Magnifico, Angelo Poliziano,
Pulci, Boiardo e Ariosto.
In questo periodo si colloca la questione della lingua: un grande dibattito
rigurdante l’uso della lingua, tre saranno le soluzioni proposte:
Pietro Bembo nella sua opera Prose della volgar lingua, sosteneva come
lingua ideale il fiorentino letterario del trecento, e in particolare bisognava
prendere come modelli Petrarca per la lirica e Boccaccio per la prosa;
Baldassare Castiglione nell’opera il Cortegiano, in cui descrive la figura ideale
del cortigiano, afferma che la lingua migliore sia quella parlata nelle corti;
Atri ancora, tra cui soprattutto Machiavelli, sosterranno come lingua da
utilizzare il fiorentino contemporaneo.
A prevalere sarà la proposta di Bembo e come conseguenza ci sarà un allontanemto
sempre maggiore tra la lingua letteraria e quella parlata.
La figura dell’Intellettuale
Un aspetto molto importante da considerare nel periodo umanistico-rinascimentale
è sicuramente la figura dell’intellettuale e il suo ruolo nella società. In questo
periodo si afferma la figura dell’intellettuale cortigiano e il fenomeno del
Mecenatismo.
L’intellettuale è un uomo di corte che viene accolto dai signori delle corti signorili
più prestigiose, da Milano (Sforza-Visconti), a Mantova (Gonzaga) a
Ferrara(Estensi), Firenze (i Medici), a Napoli (gli Aragonesi) i signori faranno a gara
per accogliere scrittori ed artisti, da una parte perché amano la cultura e spesso si
cimentano nella composizione di opere, ma nello stesso tempo vogliono che questi
artisti e scrittori diano lustro (fama) alle loro corti attraverso le loro opere: proprio
per questo mettono a loro disposizione denaro, commissionando opere o dando
loro incarichi prestigiosi, assicurandogli un ruolo sociale importante e protezione. Si
diffonde quindi il fenomeno del Mecenatismo, da Mecenate che era celebre
consigliere di Augusto e protettore di artisti e letterati, che aveva creato un famoso
circolo poetico del quale facevano parte Virgilio, Orazio). Grazie a questa protezione
l’artista e lo scrittore può dedicarsi al suo lavoro senza preoccupazioni economiche,
ma in cambio, come già detto, è anche sottoposto al signore, prende spesso
consapevolezza della sua condizione subalterna: deve esaltarne la figura, tessere le
lodi della corte, spesso arrivando all’adulazione: ricordiamo che proprio nel periodo
umanistico rinascimentale molte opere hanno un carattere encomiastico, ad
esempio i poemi cavallereschi.
Un ruolo importante nella diffusione della cultura avrà sicuramente la scoperta
della stampa in Germania ad opera di Gutenberg (1457) a cui si deve l’edizione di
una Bibbia stampata a caratteri mobili. Grazie alla stampa si potrà allargare la
cerchia dei lettori e quindi i libri potranno raggiungere un pubblico più ampio a cui
per il fatto che i costi naturalmente si abbasseranno notevolmente e la lettura sarà
anche fonte di svago.
I luoghi di elaborazione della cultura
le corti signorili, le più prestigiose sono Milano (Sforza-Visconti), Mantova
(Gonzaga), Ferrara(Estensi), Firenze (i Medici), a Napoli (gli Aragonesi) i signori
faranno a gara per accogliere scrittori ed artisti, da una parte perché amano la
cultura e spesso si cimentano nella composizione di opere, ma nello stesso
tempo vogliono che questi artisti e scrittori diano lustro (fama) alle loro corti
attraverso le loro opere: proprio per questo mettono a loro disposizione denaro,
commissionando opere o dando loro incarichi prestigiosi, assicurandogli un ruolo
sociale importante e protezione. Si diffonde quindi il fenomeno del Mecenatismo
e nasceranno i grandi capolavori della letteratura, pensiamo all’Orlando furioso di
Ariosto, ma anche nell’ambito artistico;
biblioteche
Accademie che nascono proprio in età umanistico-rinascimentale, la più
famosa è l’Accademia platonica di Firenze, guidata da Cosimo dei Medici, dove si
riunivano diversi intellettuali tra cui lo stesso Marsilio Ficino, Pico della Mirandola
ed Angelo Poliziano. In questo contesto si colloca la nascita del Neoplatonismo, che
riprende il pensiero di Platone in una chiave ( o prospettiva) cristiana. In particolare
messo da parte Aristotele, che era la massima autorità nel Medioevo, assume un
ruolo centrale il pensiero di Platone: i dialoghi del filosofo greco vengono tradotti
dall’umanista Marsilio Ficino ed hanno uno straordinario successo, determinando
appunto la nascita del Neoplatonismo. Si tratta di una filosofia che intanto vede la
natura come qualcosa di eterno e che è stata creata da un principio che è l’Uno,
identificato con il Bene. La natura, inoltre è animata e vivente e ed è come se
quest’anima del mondo fosse in ogni cosa. L’ uomo, formato appunto dall’unione
indissolubile tra corpo e anima, è al centro dell’universo (ed è definito copula
mundi=legame dell’universo), è proprio lui il vero motore dell’universo, artefice del
proprio destino e intento a realizzare la propria felicità, ma non nella vita politica
attiva, com’era nel neoplatonismo originario, ma nella meditazione filosofica.
Dunque con il Neoplatonismo assistiamo ad una fusione tra la filosofia classica e i
cristianesimo.
I generi letterari
Nel periodo umanistico-rinascimentale assistiamo alla diffusione di diversi generi,
si nota infatti un forte sperimentalismo. I generi più diffusi saranno:
La poesia, in particolare la lirica, nelle varie corti molti umanisti, lo stesso
Lorenzo il Magnifio, Poliziano, Boiardo, compongono poesie sia in latino,
seguendo modelli classici, e soprattutto in volgare imitando il modello di
Petrarca: il Canzoniere fino a tutto il Cinquecento sarà l’opera maggiormente
letta e imitata tanto che si parlerà del fenomeno del Petrarchismo.
Il poema cavalleresco che prende spunto dalla materia cavalleresca del ciclo
bretone e del ciclo carolingio e che diventerà un vero e proprio genere
letterario grazie ad autori come Boiardo (Orlando inammorato) e Ariosto
(Orlando Furioso).
Un genere che ebbe grande successo nel periodo umanistico rinascimentale
sarà sicuramente il trattato, perché in un epoca in cui l’imitazione dei classici
era dominante, era importante dare regole da seguire e così vediamo ad
esempio Pietro Bembo nel suo trattato Prose della volgar lingua, sosteneva
come lingua ideale il fiorentino letterario del trecento e dava i principi da
seguire in ambito linguistico; ma anche Baldassare Castiglione nel trattato il
Cortegiano, in cui descrive la figura ideale del cortigiano, norme da seguire
per essere un perfetto uomo di corte (afferma che la lingua migliore sia quella
parlata nelle corti); Giovanni della Casa con il suo trattato il Galateo indica le
regole di buon comportamento.
La letteratura medicea
Intorno alla metà del ‘400 a Firenze si ha una grande diffusione della poesia in
volgare e questo non deve sorprenderci perché questa era la città delle tre corone
fiorentine, Dante, Petrarca e Boccacio, inoltre era un centro economico molto
attivo e sicuramente il più prestigioso dal punto di vista culturale, grazie al
mecenatismo dei Medici, ricca famiglia di banchieri, che assunse il potere della
città con Cosimo il Vecchio. Con Lorenzo dei Medici la signoria dei Medici assumerà
un ruolo sempre più importante, divenendo forse la più influente in Italia. Lorenzo
ricordiamo che svolse un importante ruolo politico, fu definito l’ago della bilancia
proprio per la sua capacità di garantire un certo equilibrio in Italia grazie ad una
politica di accordi ed alleanze, in particolare con la pace di Lodi del 1454, un
accordo tra i maggiori Stati italiani (per fronteggiare gli attacchi stranieri). Ma con
la sua morte nel 1492 (data di fondamentale importanza in cui sarà anche la
scoperta dell’America, questa data segna anche il passaggio dal medioevo all’età
moderna) ci sarà una nuova fase di instabilità e questo favorirà la discesa del re di
Francia Carlo VIII nel 1494 in Italia che in pratica non troverà nessuno in grado di
opporsi. Ben presto l’Italia diventerà teatro di guerre tra Francesi e Spagnoli che si
concluderanno con l’affermazione dell’egemonia spagnola.
Oltre al ruolo politico, Lorenzo dei Medici avrà un ruolo importantissimo anche in
campo culturale: sarà un grande mecenate, amerà circondarsi di artisti, come
Botticelli, ma anche Michelangelo, di intellettuali come Marsilio Ficino, fondatore
del Neoplatonismo, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano e per questo
giustamente sarà definito il Magnifico, assicurando una perfetta collaborazione tra
intellettuale e potere. Ma sarà lui stesso scrittore per diletto, vedendo nella
letteratura una possibilità di evasione dall’impegno politico. La sua produzione è
molto varia, sia in versi che in prosa, e dimostra un grande sperimentalismo, in
quanto tratta diversi generi e diversi temi. Da giovane scrisse alcuni testi legati alla
materia cavalleresca. Nel ‘400 si assisterà, infatti, ad una grande diffusione della
materia cavalleresca e si svilupperanno due diverse tendenze: una popolare con
Lorenzo il Magnifico che sarà autore dei Canti Carnascialeschi; una linea seria, i cui
autori saranno Boiardo con l’Orlando Innamorato e Ariosto con l’Orlando furioso
che realizzeranno la fusione tra il ciclo carolingio e il ciclo bretone, introducendo
dunque la novità del tema amoroso e dando vita ad un genere letterario di alto
livello e che avrà straordinario successo.
Una prima opera da ricordare di Lorenzo il Magnifico è rappresentata dalla Nencia
da Barberino, poema in ottave che descrive l’amore rustico tra Nencia, una
contadina, e un pastore. Dobbiamo inoltre ricordare alcune ballate, sempre legate al
genere popolareggiante, in particolare la raccolta dei Canti carnascialeschi
(carnevaleschi) composti in occasione del Carnevale che era una delle feste
fiorentine più importanti, la più famosa è sicuramente la Canzone di Bacco e
Arianna.
La Canzone di Bacco e Arianna
E’ il più famoso dei Canti Carnascialeschi, scritto per il carnevale del 1490 ed è il più
famoso “trionfo” rinascimentale, in cui si descrive una sfilata di carri allegorici con
diversi personaggi mitologici. Dal punto di vista metrico è una ballata, legata ad un
genere popolare con un linguaggio che a volte può avere un tono volgare, ma ci
offre anche importanti spunti di riflessione sulla brevità della vita, infatti fa
riferimento al famoso “Carpe diem” di Orazio, poeta latino dell’età augustea, che
scriverà le Odi e tra queste la più famosa è rappresentata proprio dal Carpe diem
(cogli l’attimo), con cui invita l’uomo a vivere la vita pienamente perché il tempo
scorre inesorabilmente. E questo è un tema che rappresenta un topos letterario
utilizzato sia da autori latini che da autori italiani, (l’abbiamo visto anche da
Petrarca sonetto il tempo fugge e non s’arresta un’ora).
Già nella prima strofa c’è il fulcro del pensiero di Lorenzo, basato sulla filosofia
epicurea, una riflessione malinconica sulla vita minacciata dallo scorrere
inesorabile del tempo e dunque l’invito a viverla pienamente.
In particolare nei versi del ritornello viene ribadito questo invito, che riprende
carpe diem oraziano, sottolineando la precarietà della vita.
Nella ballata vi è un corteo in cui troviamo diversi personaggi mitologici:
Bacco, che per i greci è Dioniso, dio del vino e dell’ebrezza, ma anche simbolo
dell’amore sensuale;
Arianna = figlia di Minosse. Arianna aveva aiutato, per amore, Teseo ad uccidere il
Minotauro, ma era poi stata da lui abbandonata sull’isola di Nasso dove era stata
trovata e consolata da Bacco.
I satiri, creature mitologiche dei boschi, dall’aspetto per metà umano per metà
caprino, con zampe, corna e coda di capra.
Ninfe = divinità femminili minori che custodivano i boschi;
Sileno = era il satiro più anziano e grasso, maestro di Bacco, è rappresentato
ubriaco.
Mida = Re della Frigia, ottenne da Bacco il potere di trasformare in oro tutto ciò che
toccava, ma quando si accorse che diventava oro anche il cibo, supplicò Bacco di
togliergli questo potere.
Nelle ultime due strofe, in particolare nell’ultima, si trova la conclusione e il senso
del componimento, quindi l’invito rivolto all’uomo ad allontanare ogni tristezza e
a vivere pienamente la vita, perché il tempo scorre inesorabilmente e non vi è
certezza del domani e tutto questo viene espresso anche con una nota
malinconica.