IL PERIODO PRECRITICO E LA DISSERTAZIONE DEL 1770
Il periodo precedente alla dissertazione del 1770 è definito "precritico". Kant legge i testi di Hume (Critica al
principio di causalità) che, come lui stesso afferma, lo svegliano dal «sonno dogmatico» (Wolf e Leibniz,
razionalismo), portandolo a prendere posizione contro la metafisica tradizionale.
Nella dissertazione Sulla forma e sui principi del mondo sensibile e intelligibile, Kant introduce una
distinzione fondamentale per lo sviluppo del suo pensiero negli anni successivi: egli afferma che attraverso
la nostra sensibilità non possiamo conoscere gli oggetti per come essi effettivamente sono, ma soltanto per
come essi ci appaiono in base alle caratteristiche dei nostri stessi sensi. Attraverso la sensibilità, dunque,
cogliamo soltanto i fenomeni, e non le cose come sono in sé stesse, che Kant definisce noumeni. La
distinzione tra fenomeno e noumeno costituisce un punto centrale per la riflessione kantiana successiva.
LA CRITICA DELLA RAGION PURA
> Che cosa significa adottare un atteggiamento filosofico "critico"?
Dopo il 1770, Kant dedica un decennio allo studio delle facoltà della ragione umana. Alla fine di questa
lunga fase di riflessione, pubblica le tre Critiche, il cui titolo si riferisce al verbo greco che significa
"giudicare". Kant, infatti, intende istituire un "tribunale della ragione", in cui quest'ultima è al tempo stesso
il giudice e l'imputato: la ragione deve riflettere su sé stessa e giudicare quali sono le sue capacità e i suoi
limiti.
Nella Critica della ragion pura, Kant riflette sulla conoscenza e si chiede:
-su che cosa si fondano la matematica e la fisica?
-è possibile la metafisica come scienza?
> Quali tipi di giudizi esistono?
Kant osserva che la conoscenza si esprime attraverso diversi tipi di giudizi, cioè proposizioni composte da un
soggetto e da un predicato:
- i giudizi analitici a priori, in cui il predicato è già implicito nel soggetto (ad esempio. "il triangolo ha tre
lati"); sono detti "a priori" (cioè "prima"), perché sono veri a prescindere dall'esperienza. Sono dunque
necessari e universali, ma non arricchiscono la nostra conoscenza di nuovi contenuti;
- i giudizi sintetici a posteriori, che invece sono una "sintesi" dei dati dell'esperienza e si formano appunto
"a posteriori" (cioè "dopo") in base alle informazioni che derivano dai sensi (ad esempio. "il fuoco brucia").
Tali giudizi ampliano la nostra conoscenza ma non sono necessari, poiché possono sempre essere smentiti
dall'esperienza;
- i giudizi sintetici a priori, che aggiungono contenuto alla nostra conoscenza (sono frutto della "sintesi" di
informazioni), ma non dipendono dall'esperienza. Le scienze, e in particolare la matematica e la fisica, si
esprimono attraverso giudizi di questo tipo, che forniscono una conoscenza sempre nuova, ma valida in
maniera universale e necessaria.
> Che cosa intende Kant per «rivoluzione copernicana»?
Kant opera un cambiamento di prospettiva, che egli stesso definisce una «rivoluzione copernicana: come
Copernico ha rovesciato il sistema astronomico tolemaico sostituendo il Sole alla Terra al centro delle orbite
dei pianeti, allo stesso modo per Kant occorre rovesciare il modo di intendere la conoscenza umana. Al
centro non devono più essere posti gli oggetti della conoscenza, ma il soggetto che conosce.
Nella conoscenza, infatti, secondo Kant, non è il soggetto ad adattarsi all'oggetto, ma è l'oggetto a
modellarsi sulle strutture conoscitive del soggetto. Dal momento che tali strutture sono identiche in tutti i
soggetti razionali, il sapere ottenuto risulta valido universalmente, cioè per tutti.
Kant definisce il suo nuovo modello di indagine con il termine trascendentale, che per lui indica tutto ciò
che riguarda le condizioni di possibilità della conoscenza.
Le strutture trascendentali che costituiscono la facoltà conoscitiva del soggetto sono dette forme a priori
della conoscenza, poiché sono forme della mente umana indipendenti dall'esperienza. Nella Critica della
ragion pura, Kant analizza separatamente le tre distinte facoltà che permettono la conoscenza: la sensibilità,
l'intelletto e la ragione.
> Quali sono le forme a priori della sensibilità?
L'estetica trascendentale è la parte dell'opera in cui Kant studia le forme a priori, cioè le strutture
conoscitive, della sensibilità
I contenuti percettivi, che arrivano al soggetto in maniera passiva attraverso i sensi, sono detti da Kant
«intuizioni empiriche». Tale materiale sensibile viene percepito attraverso le forme a priori della sensibilità,
che sono lo spazio e il tempo, definite da Kant intuizioni pure», o «intuizioni a priorix. Noi, infatti, cogliamo
gli oggetti della conoscenza giá necessariamente "collocati nello spazio e nel tempo, che costituiscono una
sorta "filtro" attraverso il quale guardiamo la realtà.
Sulle intuizioni pure dello spazio e del tempo si fondano per Kant le scienze matematiche della geometria e
dell'aritmetica, che studiano appunto i rapporti numerici all'interno dello spazio e del tempo.
> Quali sono le forme a priori dell'intelletto?
Nell'analitica trascendentale. Kant si occupa delle forme a priori dell'intelletto, che è la facoltà attraverso la
quale la mente organizza il materiale sensibile nei concetti.
Le forme a priori dell'intelletto sono definite concetti puris o categorie, Kant individua dodici categorie, che
si suddividono in categorie della quantità, della qualità, della relazione e della modalità. Attraverso le
categorie noi formuliamo giudizi sulla realtà e in ogni tipo di giudizio sono all'opera categorie specifiche: ad
esempio, un giudizio come "tutti gli uomini sono mortali" è reso possibile da una categoria della quantità.
> In che cosa consiste la «deduzione trascendentale»?
Per dimostrare che l'applicazione delle categorie ai dati della sensibilità è un'operazione legittima, Kant
sviluppa la cosiddetta «deduzione trascendentale delle categorie. intendendo il termine "deduzione" nel
suo significato giuridico di "legittimazione".
Egli parte dalla constatazione che in un soggetto conoscente qualsiasi rappresentazione della mente è
sempre accompagnata dalla coscienza di averla. Tale consapevolezza è chiamata da Kant appercezione
trascendentale oppure io penso». L'io penso kantiano non è una sostanza pensante (come il cogito di
Cartesio), ma l'operazione che riporta le molteplici intuizioni empiriche a un unico soggetto cosciente, il
quale le organizza mediante le categorie.
Attraverso la deduzione trascendentale, Kant da fondamento alla nozione di causa, su cui si basa la fisica: la
causalità è infatti una delle categorie con le quali il soggetto organizza la realtà.
> Che origine hanno le idee della metafisica?
Nella dialettica trascendentale Kant analizza il tentativo della ragione di spingersi oltre i limiti
dell'esperienza, pretendendo di fare della metafisica una scienza. Nel momento in cui i concetti puri, cioè le
categorie, vengono applicati in ambiti che non derivano dalla sensibilità, nascono le idee della ragione che
sono oggetto della metafisica:
- l'idea di anima (studiata dalla psicologia razionale), che si forma applicando la categoria di sostanza all'aio
penso;
- l'idea di mondo (studiata dalla cosmologia razionale), che si forma considerando come una totalità unitaria
quella che per il soggetto conoscente è una serie sempre parziale di dati empirici:
- l'idea di Dio (studiata dalla teologia razionale), che si genera quando si pretende di sintetizzare tutte le
esperienze possibili in una sola sostanza.
> È possibile la metafisica come scienza?
Secondo Kant, le idee della metafisica non sono fondate scientificamente e sono legate ad alcuni errori nel
ragionamento. Egli confuta anche le dimostrazioni dell'esistenza di Dio, compresa la prova ontologica
formulata da Anselmo e ripresa da Cartesio. secondo Kant, l'essenza di Dio come essere perfetto è definibile
come concetto, ma ciò non implica in maniera necessaria l'esistenza di Dio sul piano reale. Tuttavia, Kant
afferma che le idee della ragione possono avere un uso regolativo: esse sono il frutto di una naturale
disposizione degli uomini ad ampliare la conoscenza e a spingere la ragione oltre propri limiti, possono
dunque avere la funzione di indicare un orizzonte verso cui far tendere il progresso del sapere umano.
LA CRITICA DELLA RAGION PRATICA
> Su che cosa si basa la morale?
Nella Critica della ragion pratica Kant si propone di scoprire se esistono principi pratici validi universalmente,
che assicurino un fondamento necessario alla morale. In primo luogo egli distingue:
- le azioni concretamente compiute dagli individui;
- le massime, cioè le regole soggettive sulla base delle quali ciascuno sceglie come comportarsi:
- le leggi, che sono invece generali e oggettive, cioè valide per tutti.
Il fondamento della morale deve perciò essere una legge, Kant è convinto che grazie alla propria ragione
l'uomo sia in grado di riconoscere la legge morale: essa é universale e ha un carattere necessario, perché è
un «fatto» della ragione.
Tuttavia, la legge morale non gode dello stesso tipo di necessità che caratterizza le leggi naturali (ad
esempio, la legge della gravità): infatti può essere infranta, poiché gli uomini agiscono in base alla loro libera
volontà.
> Quali caratteristiche deve avere la morale?
Il dovere morale secondo Kant consiste nel conformarsi alla legge morale da parte della volontà, che in
questo caso è definita volontà buona» poiché vuole fare ciò che deve fare. Affinché ciò avvenga, l'intenzione
del soggetto non deve essere orientata da altri fini che non siano compiere la legge morale stessa. Kant
parla infatti di dovere per il dovere, indicando che la morale non può dipendere da un oggetto esterno,
come ad esempio il raggiungimento della felicità, perché in quel caso non sarebbe universale (non tutti. ad
esempio, trovano la felicità nelle stesse cose). La morale, invece, deve essere autonoma e fondarsi soltanto
sulla legge morale, in quanto principio universale interno alla ragione. Una morale veramente autonoma,
inoltre, deve essere puramente formale: non deve cioè indicare un contenuto o un fine dell'azione, ma
definire il modo in cui il soggetto deve orientare la propria intenzione.
> Che cosa sono gli imperativi morali?
Kant osserva che la ragione formula degli imperativi morali, cioè delle leggi in base alle quali agire. Egli
individua due tipi di imperativi:
- gli imperativi ipotetici, che sono condizionati da uno scopo particolare (ad esempio, "se vuoi prendere un
bel voto, devi studiare");
- l'imperativo categorico, che non è subordinato a nessuna condizione. Una legge morale universale e
formale deve essere di questo secondo tipo.
Kant formula l'imperativo categorico in tre modi diversi, che si possono riassumere cosi: agisci come se la
tua massima avesse un valore universale.
> In che modo l'uomo è libero secondo Kant?
Secondo Kant, nel momento stesso in cui si riconosce l'esistenza del dovere, si ha anche la certezza di essere
in grado di soddisfarlo. Riconoscere la legge morale come «fatto della ragione significa per Kant
comprendere anche di essere liberi, secondo la formula «devo dunque posso». L'uomo infatti sceglie
liberamente di conformare la propria volontà alla legge morale e, così facendo, oltrepassa la dimensione del
fenomeno ed esercita la propria libertà come essere noumenico. Nonostante sia soggetto alle leggi naturali,
l'uomo è sempre libero di agire sulla base della legge morale.
> Che cosa sono i postulati della ragion pratica?
Una totale adesione all'imperativo categorico, secondo Kant, corrisponde alla santità e rappresenta un
obiettivo che per l'uomo è impossibile raggiungere nella vita terrena.
Sulla base di questo ragionamento, Kant "deduce" (nel senso giuridico di "legittima") l'immortalità
dell'anima: un totale adeguamento della volontà alla legge morale, infatti, può essere realizzato soltanto
nella vita ultraterrena. La santità costituisce per Kant il bene supremo, cioè il bene più elevato a cui la
volontà deve tendere. Tuttavia il bene sommo, cioè il bene davvero completo e perfetto, si raggiunge
quando alla santità corrisponde la felicità: questa condizione, per Kant, può essere garantita soltanto
dall'esistenza di un Dio infinito e onnipotente.
La libertà dell'uomo, l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio non sono dimostrabili con l'intelletto, ma
sono "dedotte cioè legittimate, a partire dalla dimensione morale dell'uomo e sono considerate da Kant
come i «postulati della ragion pratica".
LA CRITICA DEL GIUDIZIO
> Di che cosa si occupa la Critica del Giudizio?
Nella Critica del Giudizio Kant analizza il giudizio riflettente, nel quale il soggetto riflette sul rapporto tra sé
stesso e l'oggetto della sua conoscenza. Tale giudizio si articola in:
-giudizio estetico, relativo al bello e al brutto:
-giudizio teleologico, che attribuisce un fine all'ordine della natura.
Per Kant il giudizio estetico nasce di fronte all'armonia degli oggetti: quando contempliamo una situazione
di equilibrio sorge una corrispondenza tra l'intelletto e l'immaginazione, facoltà che traduce le nostre
sensazioni in immagini, e da tale corrispondenza scaturisce il sentimento del bello.
Secondo Kant esiste anche il sentimento del sublime, che scaturisce dalle grandiose manifestazioni del
mondo naturale.
>Qual è lo scopo del giudizio teleologico?
Il giudizio teleologico riguarda la finalità, che Kant considera un'esigenza della ragione, necessaria per
comprendere gli organismi viventi, nei quali ogni parte contribuisce al fine della vita dell'organismo stesso.
Kant distingue la finalità (la causa finale) dalla causalità (la causa efficiente): quest'ultima è una categoria
dell'intelletto che ci permette di comprendere in modo scientifico gli eventi naturali. La finalità, invece, è
un'idea della ragione e ha un uso regolativo: l'intelletto non potrà mai arrivare a comprendere la causa che
sta dietro a ogni evento, ma l'idea che esista un fine nell'ordine della natura può guidare la ricerca
scientifica spingendola verso nuovi traguardi.
LA RIFLESSIONE SULLA STORIA E SULLA PACE
> Quale deve essere secondo Kant l'obiettivo morale dell'umanità?
Per Kant la storia coincide con la progressiva realizzazione della razionalità e della libertà umana. Attraverso
un continuo scontro fra le tendenze più socievoli dell'uomo e le sue spinte egoistiche è possibile costruire a
poco a poco una società civile fondata sul diritto, in cui ognuno disponga della massima libertà compatibile
con la massima libertà degli altri.
Nel 1795, di fronte al conflitti tra la Francia e gli altri Paesi europei, Kant pubblica Per la pace perpetua. Un
progetto filosofico, nel quale afferma che una pace duratura tra gli Stati deve essere un obiettivo morale
dell'umanità. L'unico modo per mettere fine ai conflitti é istituire una federazione di Stati che garantisca la
convivenza tra popoli.