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Ratchis

Il documento descrive una serie di monete coniate da Ratchis, re dei Longobardi, in due distinte emissioni tra il 744-749 e il 756-757. Vengono presentati sette esemplari delle monete, alcuni dei quali recentemente scoperti, che arricchiscono le conoscenze sulla monetazione di Ratchis e sollevano dubbi sull'autenticità di alcuni pezzi precedentemente noti. Il documento propone inoltre un confronto con alcune monete coniate sotto Liutprando che menzionano i nomi dei monetieri.

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Ratchis

Il documento descrive una serie di monete coniate da Ratchis, re dei Longobardi, in due distinte emissioni tra il 744-749 e il 756-757. Vengono presentati sette esemplari delle monete, alcuni dei quali recentemente scoperti, che arricchiscono le conoscenze sulla monetazione di Ratchis e sollevano dubbi sull'autenticità di alcuni pezzi precedentemente noti. Il documento propone inoltre un confronto con alcune monete coniate sotto Liutprando che menzionano i nomi dei monetieri.

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La monetazione di Ratchis, re dei longobardi:

Dubbi e problemi

ERMANNO A. ARSLAN

Aleune fasi della monetazione longobarda in It alia I appaiono appoggiate ad


una documentazione casi drammaticamente ridotta da rendere la segnalazione di
un nuava
esemplare occasione di una completa rivisitazione di tutta la materia,
con lapossibilità di revisioni talvolta di notevole portata di opinioni consolidate
da generazioni.
E' il caso delle due serie emesse da Ratchis, re dei longobardi una prima volta
dal 744 al 749 ed una seconda volta, in un contesta di vicende cui solo accennere­

ma nella
sviluppo del discorso, dal dicembre del 756 al marzo del 757.

prima serie, caratterizzata dal Diritto con la rappresentazione del busto


Delia
del re frontale, il Bernareggi conosceva due esemplari, uno conservato al Mo­
netiere Nazionale pressa il Museo delle Terme ed uno in Collezione privata.'

L Per la monetazione longobarda in genere vds. E.A. ARSLAN, Le monete di Ostrogoti, Longo­
bardi eVandali, Catalogo delle Civiche Raccolte Nurnismatiche di Milano, Milano 1978; E. BERNAREG­
GI, Moneta Langobardorum, Milano 1983; PH. GRIERSON, M. BLACKBURN, Medieval European Coinage,
i, Cambridge 1986 (MEC I).
2. E. BERNAREGGI, [] sistema economico e la monetazione dei Longobardi nell'ltalia Supcriore,
Milano 1960, p. 160, nil. 138-139; E. BERNAREGGI, Le monete dei Longobardi nell'Italia padana e nella
Tuscia, in RIN, 1963, pp. 51-52; BERNAREGGI 1983, pp. 66 (can bibl. prececlente in nota 137), 163; ARS­
I_AN 1978, p. 17. II Tremisse, ora a Roma, venne trovato nell'alveo ciel fiume Lambro, pressa Landria­

no, ne11907, insieme ad un Tremisse di Aistulf.


338 ERMANNO A. ARSLAN

In un secondo tempo egli però metteva in dubbio l'autenticità di quest' ultimo


pezzo.'
Della seconda, caratterizzata dal Diritto con caratteri esclusivamente epigrafi­
ei, con misterioso monogramma (sul quale torneremo), il Bernareggi
al centro un

conosceva pure due esemplari, ambedue forse dal Ripostiglio di Mezzomerico,

uno a Milano ed un altro in collezione privata.' Chi scrive conosceva solo l'esem­

plare di Milano.

Questa situazione, tale da impedire qualsiasi sviluppo dell'indagine, è stata


recentemente modificata da una serie di segnalazioni,' che sembrano tutte riguar­
dare materiali provenienti da un unico ripostiglio ritrovato in passato ed immesso
a lotti sui mercato.

Soprattutto un gruppo di tremissi, battuto da Ratchis, arricchisce in termini


stupefacenti l'archivio disponibile. Tanto stupefacenti da porre seriamente il pro­
blema dell'autenticità di alcuni dei pezzi. Pure se ne propongono le schede:

MONETAZIONE DI RATCHIS CON BUSTO FRONTALE

A) DI Busto frontale del re con lunga barba a


doppio apice. lntorno dmra tchis

(con mr nesso). Ai lati del busto a (senza barra orizzontale) t Sui petto in
in -

alto ant he (an in nesso). Sui petto in basso +rx (in nesso).
-

RI San Michele alato con seudo rotondo e stendardo (?) a s. lntorno ses iiiiil
Nel c. a d. in basso stella a cinque punte.

gr. 1,28, diam. mrn. 22, asse coniig


Gabinetto Numismatico Nazionale. Coll. di Vittorio Emanuele III.

B) DI Simile. Intorno dmrat chis Ai lati del busto s-e Sul petto in alto [.je -

no

(?). Sui petto in basso +rx (in nesso).


RI Simile. lntorno scsm ihail Nel c. a d. in basso trifoglio.
gr. 1,21, diam. mm. 20, asse conii 9
Moneta riconiata con tipo precedente non riconoscibile. Coll. privata.
e) DI Testa frontale maldestramente stilizzata, con barba a spazzola e vistose
orecchie laterali. Intorno +[Link]+ (?)

3. E. BERNAREGGI, I falsi nella serie moneta Ie dei Longobardi in Italia, in Mélanges de Numisma­
tique, el' Archéologie et d'Histoire offerts à Jean Lafaurie, Paris 1980, p. 176. Conseguentemente la
maneta non viene presa in considerazione in BERNAREGGI 1983, p. 163. Vi è da chieelersi però came sia
accettabile una íalsificazione che, pur riproponendo la visione frontale di Ratchis, si allontani in termi­
ni cost vistosi dal prototipo. lnoltre c'è da chieelersi se il Treillisse da Landriano ora a Roma sarebbe
stato accettato come autentico se non ave sse avuto una provenienza COSI documentata.
4. BERNAREGGI 1983,pp. 73, 166. I due esemplari pesano gr. 1,07 e 1,06. Se ne conosce la riprodu­
zione solo per il prirno, che è conservato nclle Civiche Raccolte Numismatiche di Milano (Arslan 1978,

p. 17, n.
58).
5. Ringrazio il Sig. Clelio Varesi, di Pavia, che mi ha generosamente segnalato i materiali inediti
in suo possesso e che me ne ha perrnesso la segnalazione in ambito critico.
2:1
340 ERMANNO A. ARSLAN

RI Simile. Intomo ses iiiiil

gr. 1,20, diam. mm. 22, asse conii O


Coll. privata. Autenticità da verificare.

D) DI Testa frontale maldestramente stilizzata, can barba doppio apice e visto­


a

se orecchie laterali. Intorno leggenda riportata dal Bemareggi come dmratchis"


RI Simile. Intorno ses iiiiil

gr. 0,92, diam. mm.20,s, asse conii 7


Da Mezzomerico (7). privata. Autenticità negata
Coll. dal Bemareggi,
comunque da verificare, analogamente alla moneta C.

MONETAZIONE DI RATCHIS CON MONOGRAMMA

E) DI Monogramma (si leggono d rovesciata, r, x), sotto +d in c.


perl. Interno

-vdnratchisprín
RI Simile. Intorno ses iiiil Nel c. a d. in basso globetto.
gr. 1,07, diam. mm. 22, asse conii 4
Milano, Civiche Raccolte Numismatiche.
F) DI Monogramma (si leggono d rovesciata a e, i [7], a, n, s, e, una stella in alto)
in c. perl. Intorno -vdnratchisrex (s eorieata ed e che sembra una k) e stella a

cinque punte.
RI Simile. Intorno scsi iiiiil Nel c. a d. in basso s

gr. 1,20, diam. mm. 23, asse conii 6


Call. privata.

G) DI Monogramma come E can sotto +v in c. perl. lntorno +dnratchisprin


RI Simile.

gr. 1,06, diam. mm. 22,3, asse conii 7


Moneta citata dal Bernareggi' e non riprodotta. Call. privata.

Un primo gruppo di Tremissi, di Liutprando, forse della medesima prove­


nienza dei Tremissi B-C-F, ha recentemente documentato l'esistenza della figura
del «rnonetiere» nel regno longobardo, almeno nell'ultima fase di Liutprando, con
una sequenza di nomi presenti sul Diritto delle monete: [Link] (o [Link]),

ambrosi, lapo, anthemo,"

6. BERNAREGGI 1963, p. Sl. In realtà la leggenda non appare decifrabile nelle foto dispooibili.
7. BERNAREGGI1960, p. ]61, n. 14l.
8. E.A. ARsLAN, Un incontro inaspettato: longobardo Liutprando, in «Die
i monetieri del re

Muenze. Bild -Botschaft- Bedeutung, Festschrift fuer Maria R.- Alfoeldi, Frankfurt
1991, pp.1-19. La
prima moneta, con una seconda della medesima classe praticarnentc illeggibile, venne trovata a Wartau
SG, Burg, in Svizzera. Le successive mi vennero segnalate da C. Varesi. Aquesto gruppo si è aggiunto
ora un ulteriore Tremisse, con diverse lettere sul petto, eli difficilissima lettura, forse comoad o somoad
(con ad in nesso). Chi scrive non dispera di sciogliere questo eel altri dubbi raggiungendo un nucleo di
altri tremissi analoghi di cui conosce l'esistenza.
MONETAZIONE Dl RATCHfS 341

2:1
342 ERMANNO A. ARSLAN

Tralasciando in questa sede la problernatica, trattata nella pubblicazione dei


pezzi, della funzione esignificato dei monetieri nella zecca (o in una zecca)
del

longobarda, in questa sede interessa la possibilità di collegare il nome anthemo


con le lettere ant he presenti sul busto di Ratchis, nel tremisse dall'alveo del Lam­

bro. Sembrerebbe trattarsi del medesimo nome. Liutprando, nell'ultima fase delle

proprie emissioni, e Ratchis, nella prima delle sue, avrebbero utilizzato il medesi­
mo monetiere.
Ciò ci permette non solo di collocare le emissioni liutprandee con il nome del
monetiere a ridosso del 744, ma anche di confermare l'ipotesi, già del Bernareggi,"

che la monetazione con il busto di prospetto appartenesse al primo regno di Rat­


chis, subito dopo il 744.
Non solo. Si dimostra clle la zecca reale non aveva modificato la propria orga­
nizzazione da Liutprando a Ratchis.
Anzi le monete di Ratchis permettono di completare l'elenco dei monetieri
noti, anche se il nome [.Je no (?) del Tremisse B, sulla cui autenticità non avan­
-

zerei dubbi, non appare per noi attualmente comprensibile.


Ciò anche se non tutti i conii di Diritto portavano il nome del monetiere,
come si constata nelle monete C-D. La qualità molto scadente della figurazione di
queste monete, che si stacca nettamente dalle prime due," oltre a renderne insicu­

ro il riconoscimento dell'autenticità (in mancanza di dati certi di ritrovarnento),


riapre anche il problema dell'unicità della longobarda o della circola­
zecca reale
zione abbondante in antico di falsi o imitazioni, II fatto che i due gruppi di figura­
zioni appaiano tanto diversi, oltre a farmi cautamente propendere per l'autenticità
dei pezzi con figurazione più stilizzata, mi convince ad accettare più volentieri la

prima ipotesi, cioè l'esistenza di più di una zecca attiva con Ratchis. lpotesi che
rende anche insicura l'attribuzione del tipo con busto frontale alla prima fase e

quella con monogramma alla seconda." Seconda fase che oggi ci appare anche
troppo breve, non più di quattro mesi, da permettere una emissione che appare
abbastanza importante, come vedremo più avanti.
Ciò appare tanto più convincente se si considera che il principale indizio per
la collocazione del tipo a monogramma nella seconda fase, cioè la qualifica di Rat­
chis come print ceps), appare meno probante, con la presenza nella moneta F di
una definizione come rex (anche se la lettura non appare del tutto sicura),

Sarà forse quindi più prudente oggi considerare la monetazione di Ratchiss


nella sua globalità, con un tipo con busto frontale, forse battuto in due zecche, ed
un tipo con monogramma, battuto in una zecca specifica, o precedente o successi­

vo al primo.

9. BERNAIŒGGI 1983, p. 64.


10. BERNAREGGI .1963 pp. 51-5210 soltolinea.
11. Come in E. BERNAREGGI, Conclusioni sulle diverse rasi della monerazione longobarda, in
RIN, LXXIH, 1971, p. 143.
MONETAZIONE DI RATCIf/S 343

Se la deduzione è valida, la crisi del dato figurativa suI Diritto delle monete

longobarde si sarebbe sviluppata integralmente durante il


primo regno di Ratchis,
con l'adozione del tipa monogramma dopo
a la proposta effimera del tipa con
L2
ritratto frontale.
Aistulf non avrebbe quindi innovato ma avrebbe adottato il tipo del fratello,
che sarebbe stato fatto proprio anche da Desiderio nella sua prima monetazione,
con il S. Michele al Rovescio."

Comunque il nuava monogramma segnalato in questa sede


Tremisse can

ripropone, come è stato accennato, la


problematica della titolatura di Ratchis, che
si definisce indifferentemente come «principe» a come «re», contrariamente a

quanta aveva proposta il Monneret,", seguito dal Bernareggi," che voleva la tito­
latura come «principe» esclusiva del secando regno. Il significato della carta,
l'unica datata al secando regno, nella quale Ratchis viene definito «principems=
deve quindi venir riconsiderato, a meno che il tipo can monogramma sia stato
emesso già nel primo regno e ripreso nel secondo, mutando il titola.

Il peso della maneta F, di gr. 1,20, appare poi piuttosto alto, tanto da indebo­
lire la proposta del Bernareggi" di una recenziorità del tipa a monogramma per la
caduta dei pesi in rapporta a quelli medi del tipo can busto frontale. In realtà il
numero troppo ridotto di esemplari noti non ci permette di elaborare statistiche

ponderali affidabili.

I nuovi Tremissiproposti, indipendentemente dalla sicurezza nel riconosci­


mento dell'autenticità, ripropongono, senza dame soluzione, il problema della
presenza di simboli a lettere, sia al Diritto che al Rovescio, non pertinenti né alia
leggenda che individua l'autorità emittente, né al nome del monetiere."
Nel tipo can busto frontale in A e B si hanna al Diritto, ai lati del volta, due
lettere variabili: a-t e s-e. AI RI si ha invece, nel campo in bassa a destra, un simbo­
lo: una stella e un
trifoglio.
Chiaramente si ha un sistema codificato per fornire delle infonnazioni su
realtà variabili. Realtà che non sono il nome del monetiere, che vediamo altrove.
Si tratta quindi di una indicazione della zecca a relativa ad aspetti della produzio­
ne. La prima ipotesi potrebbe essere sviluppata forse per B, con s-e che potrebbe

12. L'ipotesi che il tipo con il monogramma sia pertinente alla prima fase di regno e quella con il
busto frontale alla seconda, considerata tra le possibilità in ARSLAN 1978, p. 17, Don appare particolar­
mente forte, anche se non è da escludere a priori.
13. ARSLAN 1978, n. 62.
14. U. MONNEIŒT DE VILLAIW, La monetazione nell'Italia barbarica, in RIN, 1921, p. 195.
15. BERNAREGGl 1983, p. 74.
16. CDLC. 124 757, Iebbraio, Pisa.
-

17. BERNAREGGI 1983, pp. 74-75.


18. Il problema è tra i pili dibattuti dalla critica di agni tempo. Vds. per ultimi BERNAREGGI 1983,
p. 68 ss., con ricca bibliografia, e ARSLAN 1991, p. 3 ss., con
posizioni sensibilmente diverse.
344 ERMANNO A. ARSLAN

riferirsi, tra le città flavie presenti nella successiva monetazione di Desiderio e


Carlo, a Castelseprio (Sebrio). Operazione impossibile per A. A mio avviso un
simile sviluppo logico appare troppo fragile per potere essere, per ora, accettato.
Conviene quindi riconoscere l'impossibilità di dare un sensa aile lettere, mentre i
simboli di Rovescio sembrano più facilmente essere riferiti ad aspetti tecnici della

produzione.
Ancora più difficile risulta I'interpretazione delle lettere al termine della leg­

genda di C, tra l'altro di non facilissima lettura. Abbiamo però nella monetazione
successiva, di Desiderio, casi di una a più lettere, costantemente incornprensibili,
alla fine delle leggende."
In questi ultimi esempi non si tratta, ad evidenza, di un riferimento alia zecca,
citata nei tipi. Forse non sbaglieremo quindi ad interpretare le lettere, sempre che
la maneta sia autentica, corne riferite a momenti tecnici della produzione, più che
al nome del monetiere, la cui collocazione nella leggenda del Diritto non appare
molto opportuna.

problema delle lettere e dei simboli appare di ancora più difficile approccio
Il
nei tipi can monogramrna. Nelle monete di Ratchis, come, d'altra parte, in quelle
di Aistulf e Desiderio, si è soliti interpretare in termini autonomi la lettera che

segue la croce collocata sotta il monogramma al Diritto. In E sarebbe +d. In G


sarebbe +v. La lettura si basa però sul presupposto, errata, che il monogramma"
sia immutabile in tutti i conii. IIBernareggi, nel suo ultimo contribute," scioglieva
il monogramma in CRX DRX, cioè, nel secondo caso, can «dominus noster rex».
a

A parte il fatto che si reintrodurrebbe CaSI, nella presunta seconda monetazione di

Ratchis, la definizione di «rex», che dove va essere alternativa a quella di «prin­


ceps», il monogramma appare una variabile, come è stato da tempo notato per
Aistulf, con alcune lettere che sicuramente si ripetono sempre ed altre di volta in
volta diverse."
La nostra maneta F confenna questa variabilità, con un monogramma diversa
da quelli noti anche nella struttura, con malte lettere che non è possibile collocare
in una
sequenza in qualche modo comprensibile. Manca, in questa caso, la lettera
inferiore con la croce.
Ancora una volta converrà astenersi da
ipotesi affrettate, quali potrebbero
essere forse anche potrebbero riferire il monogramma al nome dei
quelle che
monetieri, che, obiettivamente, non compaiono in questa classe di emissioni, né
con Ratchis, né con Aistulf, né con Desiderio. Nei Rovesci, sempre nella medesi-

19. Per una esernpi veis. BERNAREGGJ 1983, p. 186 ss.


serie di
20. Sul del monogramma ARSLAN 1991, p.s.
problema
21. BERNAREGGI 1983, p. 74, con citazione delle ipotesi precedenti.
22. Ad esempio ARSLAN 1978, n. 61, can I'inserimento di una Jl1 e in G. SAMBON, Repertorio
generale delle monete coniate in Italia, Parigi 1912, Tav. V., n. 344, con l'inserimento di una s.
MONETAZIONE DI RATCHlS 345

ma collocazione (sotta l'ala del S. Michele), appare in E un globetto, in F una s.

Anche in questa caso non andremo errati collegando i segni a comunicazioni tec­
niche di zecca.

Il quadro delle conclusioni che si possono trarre con un riesame della moneta­
zione di Ratchis dopo gli ultimi ritrovamenti, altre ad essere reso insicuro dalla
non del tutto provata autenticità di alcuni dei pezzi segnalati (C-D, forse anche F),
addirittura molti­
non
appare certamente entusiasmante. I nuovi dati hanna forse
indebolendo anche ipotesi apparentemente stabilizzate da
plicato gli interrogativi,
tempo. Pure il proporsi coppie di conii sempre diverse (nessuna identità è stata
di
finara rilevata né per i Diritti, né per i Rovesci, anche se rende impossibile il calco­
lo del numero presunto dei conii utilizzati nella zecca, peró ci indica possibili volu­
mi di coniazione che ci attenderemmo monete cost rare.
superiori a quelli can

Abbiamo infatti sette conii noti di Diritto e di Rovescio, che possono essere
paragonati ai 16 di Diritto finara noti di Aistulf" e che, se appaiono pochi in con­
fronto agli 89 (con 293, 28+-43, 30 presunti) liutprandei (con un regno però malta
lungo), non lo sono in confronto con i 24 di Aripert II (con 40,709+-5,77 presunti)
e
soprattutto con i 15 ipotizzati per la seconda fase delle emissioni di Cunincpert."
Anche se si ha solo per Cunincperte, Aripert II un calcolo affidabile," pure i
volumi delle coniazioni longobarde tra Cunincpert e Desiderio (esclusa) sembre­
rebbero abbastanza costanti. La rarità delle monete di Ratchis e, anche se meno

sensibile, di quelle di Aistulf, è quindi da attribuirsi ad una uscita dal mercato e

non ad una riduzione delle ernissioni." Uscita dal mercato che non avvenne in

seguito tesaurizzazione, che avrebbe anzi aumentato la documentazione a nostra


a

disposizione. Si può pensare a fenomeni di rarefazione a di ritiro per la cad uta dei
valori intrinseci delle monete di Desiderio, che rendeva appetibile la fusione dei
materiali più antichi.
Ciò ha portato ad una grande rarità di tutti questi tipi, compresa la prima
emissione di Desiderio, conservata in un esemplare único," ma non per questa
necessariamente documento di una emissione ridotta.

23. Si ha una sola identità di conio. fi numero di conii originaria non è quiridi calcolabile ed È
sicuramente sensibilrnenre più alto.
24. E. A. ARSLAN, Uoa riforrna monetaria di Cunincpert re dei Longobardi (688-700), in NAC
XV, 986, p. 256. Si propongono 15,14±1, 15 conii di Diritto e 21,42± 1,94 conii di Rovescio, calcolat:
]
con il metodo di G.F.A. CARTER, A simplified method [or calculating the original number of dies Iron:

die-link statistics, in ANSMN, 28,1983, pp. 195-206.


25. L'archivio delle monete di Liutprando appare appesanrito da moltissimo materiale irregolare
di emissione non ufficiale. Ciò anche se le identità di conio appaiono írequenti nel rnateriale ufficiale
contrariamente a quanto afferrnato da BERNAREGGI 1983, p. 75.
26. Contra BERNAREGGI I 983, p. 75, che vede invece una effettiva riduzione delle emissioni.
27. ARSLAN 1978. n. 62.

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