Dispositivi di Protezione Individuale N.
MAROTTA
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA EDILE
TECNICA E SICUREZZA DEI CANTIERI
Dispositivi di protezione individuale D.P.I.
Nicola Marotta
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Definizione dei D.P.I.
(Art.74 co. 1 Testo unico)
Per dispositivo di protezione individuale (DPI) si intende una
qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta
dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi
suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il
lavoro […]
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Obiettivi dei D.P.I.
Devono essere usati quando i rischi presenti non possono
essere evitati con normali mezzi tecnici o misure o metodi
o procedimenti di carattere organizzativo del lavoro.
Rappresentano l’ultima barriera a protezione dei rischi di
eventuali lesioni.
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Incidenti al corpo
I dati statistici permettono di capire quali siano le parti del corpo umano più colpite da
incidenti, e dove è maggiormente necessario per i lavoratori l'utilizzo dei DPI
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Aspetti legislativi e normativi
(obbligo d’uso)
[Link] 81/2008 Art. 75
Devono essere impiegati quando i rischi non possono
essere evitati o sufficientemente ridotti da:
Misure tecniche di prevenzione
Da mezzi di protezione collettiva
Da misure e metodi riorganizzativi del lavoro
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DM 2 maggio 2001
(Supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale 8 settembre 2001 n. 209)
Criteri per l'individuazione e l'uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
Articolo 1
1. Sono approvati i criteri per l'individuazione e l'uso di DPI relativi:
a) alla protezione dell'udito, come riportati nell'allegato 1 del presente decreto;
b) alla protezione delle vie respiratorie, come riportati nell'allegato 2 del presente decreto;
c) alla protezione degli occhi:
i) filtri per saldatura e tecniche connesse,
ii) filtri per radiazioni ultraviolette,
iii) filtri per radiazioni infrarosse, come riportati nell'allegato 3 del presente decreto;
d) a indumenti protettivi da agenti chimici, come riportati nell'allegato 4 del presente decreto.
Articolo 2
1. I criteri per l'individuazione e l'uso di DPI, diversi da quelli approvati al precedente articolo 1, devono garantire un livello di
sicurezza equivalente.
Articolo 3
1. Con successivi decreti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, sentita la Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del
lavoro, si provvederà all'indicazione dei criteri per l'individuazione e l'uso di altre tipologie di DPI nonché all'aggiornamento
degli allegati del presente decreto in relazione al progresso tecnologico.
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Principali dispositivi di protezione individuale
utilizzati nei cantieri
Si elencano di seguito i dispositivi di protezione richiesti dalle attività di cantiere,
la cui dotazione e utilizzazione era già resa obbligatoria ai sensi delle previgenti norme
ed é stata specificata dal Testo Unico:
• Elmetto di protezione polifunzionale (eventualmente fornito di attacchi per cuffie e
visiera), già indicato come casco di protezione dall’art. 3 del D.P.R. 547/1955.
• Guanti (art. 338, D.P.R. 547/1955).
• Cinture di sicurezza (art. 10, D.P.R. 164/1956).
• Scarpe antinfortunistiche con puntale e suola imperforabile (art. 384, D.P.R. 547/1955).
• Occhiali o visiera (art. 382, D.P.R. 547/1955).
• Mascherina antipolvere (art. 387, D.P.R. 547/1955, [Link]. 277/1991 e [Link]. 6/9/1994).
• Cuffie o tappi antirumore ([Link]. 277/1991 e [Link]. 626/1994).
Si precisa che tutti i D.P.I. devono riportare la marcatura CE ([Link]. 475/92). L’elmetto di
protezione sarà indossato da chiunque acceda al cantiere.
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Non sono dispositivi di protezione individuale
a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificatamente destinati a
proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori;
b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
c) le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze di polizia e del
personale di servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico;
d) le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto stradali;
e) i materiali sportivi;
f) i materiali per l’autodifesa o per la dissuasione;
g) gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.
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Aspetti legislativi e normativi
(Requisiti DPI -[Link] 81/2008 Art. 76)
Essere conformi alle norme del [Link].475/92
Essere adeguati a prevenire i rischi
Essere adeguati alle condizioni esistenti sui luoghi di lavoro
Tenere conto delle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore
Poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità
In caso di rischi multipli che richiedono l’uso di più DPI essere tra loro
compatibili
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Aspetti legislativi e normativi
(I D.P.I secondo il [Link] 475/92)
PRIMA CATEGORIA
D.P.I di progettazione semplice per danni fisici di lieve
entità (GUANTI, OCCHIALI E VISIERE E SCARPE
ANTINFORTUNISTICHE, ELMETTI E CASCHI)
SECONDA CATEGORIA
Non appartengono alle altre due categorie (SCARPE
ANTINFORTUNISTICHE)
TERZA CATEGORIA
D.P.I di progettazione complessa per rischi di morte o
lesione grave (APVR,CALZATURE TOTALMENTE
POLIMERICHE,GUANTI E D.P.I PER CADUTE DALL’ALTO)
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Obbligo dei (DPI)
IN PRESENZA
OBBLIGO DPI
DI CAT
urti, colpi, impatti e
compressioni, punture,
tagli e abrasioni,
calore, fiamme, freddo
2
urti, colpi, impatti,
caduta materiali
dall’alto 2
rumore
2
polveri, fibre, fumi,
nebbie, gas, vapori,
catrame, fumo, amianto 3
radiazioni (non
ionizzanti), getti,
schizzi, polveri, fibre 1e2
punture, tagli,
abrasioni, vibrazioni,
getti, schizzi, catrame,
amianto, olii minerali e 1e2
derivati, calore, freddo,
elettrici
caduta dall’alto
3
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Sanzioni a carico del datore di lavoro (art. 87)
1. Il datore di lavoro è punito con la pena dell’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione dell’articolo 80, comma 2.
2. Il datore di e il dirigente sono puniti con la pena dell’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione:
1. dell’articolo 70, comma 1;
1. dell’articolo 70, comma 2, limitatamente ai punti 3.2.1, 5.6.1, 5.6.6, 5.6.7, 5.9.1, 5.9.2, 5.13.8 e 5.13.9 dell’allegato V, parte II;
1. dell’articolo 71, commi 1, 2, 4, 7 e 8;
1. degli articoli 75 e 77, commi 3, 4, lettere a), b) e d), e 5;
1. degli articolo 80, comma 2, 82, comma 1, 83, comma 1, e 85, comma 1.
3. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con la pena dell’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione:
1. dell’articolo 70, comma 2, limitatamente ai punti 2.10, 3.1.8, 3.1.11, 3.3.1, 5.1.3, 5.1.4, 5.5.3, 5.5.7, 5.7.1, 5.7.3, 5.12.1, 5.15.2, 5.16.2, 5.16.4,
dell’allegato V, parte II;
2. dell’articolo 71, comma 3, limitatamente ai punti 3.1.3, 3.1.4, 3.1.5, 3.1.6, 3.1.7, 3.2.1 dell’allegato VI;
3. dell’articolo 77, comma 4, lettere e), f) ed h);
4. dell’articolo 80, commi 3 e 4.
4. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 1.800 per la violazione:
1. dell’articolo 70, comma 2, limitatamente ai punti dell’allegato V, parte II, diversi da quelli indicati alla lettera a) del comma 3 e alla lettera b) del comma 2;
2. dell’articolo 71, comma 3, limitatamente ai punti dell’allegato VI diversi da quelli indicati alla lettera b) del comma 2, e commi 6, 9, 10 e 11;
3. dell’articolo 77, comma 4, lettere c) e g);
4. dell’articolo 86, commi 1 e 3.
5. La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui all’allegato V, parte II, punti 1, 2, 3.1,
3.2, 3.3, 3.4, 4.1, 4.2, 4.3,4.4, 4.5, 5.1, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.15 e 5.16 è considerata una unica violazione, penale o
amministrativa a seconda della natura dell’illecito, ed è punita con la pena o la sanzione amministrativa pecuniaria rispettivamente previste dai precedenti commi.
L’organo di vigilanza è tenuto a precisare in ogni caso, in sede di contestazione, i diversi precetti violati.
6. La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui all’allegato VI, punti 1.1, 1.2, 1.3,
1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 2,3.1, 3.2, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 è considerata una unica violazione ed è punita con la pena prevista dal comma 2, lettera b). L’organo di
vigilanza è tenuto a precisare in ogni caso, in sede di contestazione, i diversi precetti violati.
7. Il venditore, il noleggiatore o il concedente in uso è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 750 a 2.700 euro per la violazione dell’articolo 72.
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Obblighi dei lavoratori
In ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 20, comma 2, lettera h), i lavoratori si
sottopongono al programma di formazione e addestramento organizzato dal datore
di lavoro nei casi ritenuti necessari ai sensi dell'articolo 77 commi 4, lettera h), e 5.
In ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 20, comma 2, lettera d), i lavoratori
utilizzano i DPI messi a loro disposizione conformemente all'informazione e alla
formazione ricevute e all'addestramento eventualmente organizzato ed espletato.
I lavoratori:
provvedono alla cura dei DPI messi a loro disposizione;
non vi apportano modifiche di propria iniziativa.
Al termine dell'utilizzo i lavoratori seguono le procedure aziendali in materia di
riconsegna dei DPI.
I lavoratori segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto
qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nei DPI messi a loro disposizione.
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[Link]. 475/92
(marcatura del DPI)
I dispositivi conformi alla legislazione vigente devono essere
dotati di marcatura CE apposta in maniera leggibile,
indelebile per tutto il periodo di durata del DPI
Per ottenere la marcatura CE il fabbricante deve preparare
una documentazione tecnica contenente tutte le informazioni
tecniche relative alle prove di sicurezza del DPI fabbricato
È fatto divieto di commercializzare ed utilizzare DPI sprovvisti
di marcatura CE
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Requisiti essenziali dei DPI
a) essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare
di per sé un rischio maggiore
b) essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro
c) tenere conto delle esigenze di lavoro o di salute del lavoratore
d) poter essere adattati all'utilizzatore secondo le sue necessità
e) essere conformi al [Link] 475/1992
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Abbinamento di più DPI
Quando in un ambiente di lavoro
esistono fattori di rischio plurimi
sono necessari DPI combinati
In caso di rischi multipli che
richiedono l'uso di più D.P.I., questi
devono essere tra loro compatibili e
tali da mantenere, anche nell'uso
simultaneo, la propria efficacia nei
confronti del rischio e dei rischi
corrispondenti
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Caratteristiche dei DPI
Principi di progettazione:
ergonomia;
adeguamento dei DPI alla morfologia dell'utilizzatore;
leggerezza e solidità di costruzione;
compatibilità tra i DPI destinati ad essere utilizzati simultaneamente
livelli di protezione quanto più possibile elevati;
classi di protezione adeguate ai diversi livelli del rischio;
Innocuità dei DPI:
assenza di rischio o di altri fattori di disturbo "autogeni";
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Nota del fabbricante
dati generali relativi fabbricante stesso
istruzioni di deposito, impiego, pulizia, manutenzione,
revisione,disinfezione;
risultati degli esami tecnici effettuati per verificare i livelli o le classi di
protezione dei DPI;
accessori utilizzabili coi DPI e le caratteristiche dei pezzi di ricambio
appropriati;
classi di protezione adeguate ai livelli di rischio ed ai corrispondenti
limiti di utilizzo;
termini di scadenza dei DPI o di alcuni componenti;
imballaggio appropriato;
significato della marcatura, se questa esiste
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[Link]. 475/92: Categorie dei DPI
1° categoria: DPI destinati a proteggere da lesioni lievi:
– azioni lesive prodotte da strumenti meccanici o prodotti detergenti
– contatto o urto con corpi aventi T > 50°C
– urti e vibrazioni lievi non capaci di compromettere organi vitali e produrre
lesioni permanenti
– raggi solari e fenomeni atmosferici quotidiani
2° categoria: DPI non compresi nella 1° e 3° categoria
3° categoria: DPI di progettazione complessa per la salvaguardia
da rischi di morte, lesioni gravi e permanenti:
– apparecchi di protezione respiratoria filtranti contro gli aerosol, gas irritanti, pericolosi, tossici
ecc.
– protezione contro le aggressioni chimiche e radiazioni ionizzanti
– apparecchi di protezione isolanti (contatti elettrici, alte tensioni elettriche, ecc.)
– per attività in ambienti con T >100°C o T < -50°C
– per la salvaguardia della caduta dall'alto
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Obblighi del D.L.
• Analisi dei rischi non evitabili con altri mezzi
• Scelta dei DPI appropriati per il tipo di lavorazione in base agli allegati
III, IV, V del [Link]. 626/94
• Aggiornamento dei DPI al variare delle condizioni lavorative
• Determinazione del momento e del tempo d’utilizzo dei DPI
• Istruzione dei lavoratori all’uso dei DPI
• Controllo del loro corretto uso
• Verifica delle condizioni di igiene dei DPI, loro mantenimento e
sostituzione eventuale
• Istituzione di corsi mirati all’uso dei DPI destinati a salvaguardare da
rischi di morte o da lesioni gravi e all’uso dei DPI dell’udito.
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Obblighi dei lavoratori
Regole di comportamento
Avere cura dei DPI messi a disposizione
Non apportare modifiche di loro iniziativa
Utilizzare i DPI conformemente alle procedure
Attenersi alle istruzione ricevute e osservare l’obbligo o il consiglio
di impiego degli stessi
Segnalare immediatamente al preposto qualsiasi difetto o
inconveniente rilevato nei DPI messi a disposizione
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Protezione del capo
(D.P.R. 547/55 art. 380)
I lavoratori esposti a specifici pericoli di offesa del capo per caduta di materiali dall’alto o
per contatti con elementi comunque pericolosi devono essere provvisti di copricapo
adeguato. Parimenti devo essere provvisti di adatti copricapo i lavoratori che devono
permanere, senza altra protezione, sotto l’azione dei raggi del sole.
Copricapi leggeri o di protezione
cuffie, berretti per la protezione da impigliamenti, agenti atmosferici,
bruciature o utilizzati per motivi igienici
Caschi di protezione
costituiti da calotte in materiale rigido proteggono la testa da cadute di
oggetti dall’alto, proiezioni di materiali in lavorazione, ecc.
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Dispositivi per la protezione della testa
Costruzioni navali, fonderie e stabilimenti metallurgici,
opere con strutture in acciaio
Industrie alimentari, elettroniche e farmaceutiche
Lavori con macchine con organi rotanti, nastri trasportatori,
estrattori di bulloni, ecc.
Lavori edili, in terra e in roccia, sotto o in prossimità di
impalcature e posti di lavoro sopraelevati
Lavori in ascensori o montacarichi, apparecchi di
sollevamento, gru, ecc.
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Requisiti di sicurezza e confortevolezza
Sufficiente resistenza alla perforazione
Sufficiente grado di assorbimento all’urto
Adeguata aerazione
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Caratteristiche del casco
il casco o elmetto, oltre ad essere robusto per assorbire gli urti e altre azioni
di tipo meccanico, affinché possa essere indossato quotidianamente, deve
essere leggero, ben areato, regolabile, non irritante e dotato di regginuca per la
stabilità in talune lavorazioni (montaggio ponteggi metallici, montaggio
prefabbricati)
il casco deve essere costituito da una calotta a conchiglia, da una bardatura e
da una fascia antisudore anteriore. La bardatura deve permettere la
regolazione in larghezza
l’uso del casco deve essere compatibile con l’utilizzo
di altri DPI, vi sono caschi che per la loro conformazione
permettono l’installazione di visiere o cuffie di protezione
verificare che il DPI riporti la marcatura CE, risultando
conforme alle norme tecniche nazionali o di altri Paesi
della Comunità Europea
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Misure di prevenzione e istruzioni (casco)
rendere disponibile in azienda informazioni adeguate su ogni DPI utilizzato in
funzione del rischio lavorativo
l’elmetto in dotazione deve essere consegnato individualmente al lavoratore
ed usato ogni qualvolta si eseguano lavorazioni con pericolo di caduta di
materiali ed attrezzature dall’alto
l’elmetto deve essere tenuto pulito, specialmente la bardatura, la quale deve
essere sostituita quando presenti segni di cedimento o logoramento alle cinghie
segnalare tempestivamente eventuali anomalie o danni che possano
pregiudicare la resistenza del DPI
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Casco o elmetto di protezione in edilizia
Sono necessari in sostanza in quasi tutti i lavori edili, ad esclusione di
alcuni lavori di finitura e manutenzione, in particolare si richiamano:
lavori edili, soprattutto lavori sopra, sotto o in prossimità d'impalcature e di
posti di lavoro sopraelevati, montaggio e smontaggio d'armature, lavori
d'installazione e di posa di ponteggi e operazioni di demolizione;
lavori su opere edili in struttura d'acciaio, prefabbricato e/o industrializzate;
lavori in fossati, trincee, pozzi e gallerie;
lavori in terra e roccia, lavori di brillatura mine e di movimento terra;
lavori in ascensori, montacarichi, apparecchi di sollevamento, gru e nastri
trasportatori;
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Requisiti della bardatura
La bardatura deve consentire la regolazione in larghezza, altezza e in avanti
e indietro
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Casco o elmetto di protezione sopra,
sotto o in prossimità d'impalcature
l lavoratori alzano la calotta per aumentare il grado di assorbimento all’urto
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Protezione degli arti inferiori
(D.P.R. 547/55 art. 384)
Calzature (scarpe, stivali, sandali, zoccoli...)
Ginocchiere
Ghette
Suole amovibili
Dispositivi amovibili di protezione per il collo del piede
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Protezione degli arti inferiori (rischi)
Rischi meccanici (schiacciamenti, urti, perforazione,
abrasioni, imprigionamento del piede, ecc.)
Rischi termici (proiezione materiale incandescente,
calore radiante e per contatto, fuoco, freddo ecc.)
Rischi elettrici (contatto con parti in tensione, accumuli di
cariche elettrostatiche)
Rischi chimici (penetrazione di polveri o prodotti nocivi,
gocciolamento, contaminazione batteriologica, ecc.)
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Scarpe di sicurezza – Requisiti generali
Protezione caldo freddo
Facile slacciamento e rapido sganciamento
Buona stabilità
Antiscivolo
Esempi di attività a
Facile manutenzione
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rischio
Lavori in calcestruzzo ed in elementi prefabbricati, montaggio e smontaggio di armature;
Lavori di genio civile e lavori stradali;
Lavori in cantieri edili e in aree di deposito;
Lavori su tetti; demolizioni;
Lavori su ponti di acciaio, opere edili in strutture di acciaio di grande altezza, piloni, torri,
ascensori e montacarichi, costruzioni idrauliche in acciaio;
Costruzione di forni, installazione di impianti di riscaldamento e di aerazione, nonché montaggio
di costruzioni metalliche;
Lavori in altiforni, acciaierie e laminatoi, stabilimenti metallurgici, impianti di fucinatura,
pressatura e di trafilatura;
Lavori in cave di pietra, miniere a cielo aperto e rimozione in discarica;
Lavorazione e finitura di pietre;
Produzione di vetri piani e cavi, nonché lavorazione e finitura;
Manipolazione di stampi;
Lavori nell’industria meccanica e nell’industria dei materiali da costruzione;
Movimentazione e stoccaggio;
Costruzioni navali; Smistamento ferroviario;
Attività su e con masse molto fredde o ardenti.
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Scelta del DPI in funzione dell’attività lavorativa
scarpe di sicurezza con suola imperforabile e puntale di protezione:
lavori su impalcature, demolizioni, lavori in cls ed elementi prefabbricati
scarpe di sicurezza con intersuola termoisolante: attività su e con masse
molto fredde o ardenti
scarpe di sicurezza a slacciamento rapido: in lavorazioni a rischio di
penetrazione di masse incandescenti fuse e nella movimentazione di materiale
di grandi dimensioni
scarpe di sicurezza a suola continua e antiscivolo: nei lavori su superfici
in forte pendenza (tetti)
Le calzature di sicurezza devono riportare la marcatura "CE", ed essere corredate da nota
informativa che ne identifica le caratteristiche ed il livello di protezione.
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Scarpe di sicurezza – Requisiti di sicurezza
Protezione del collo e della caviglia del piede: all’interno della tomaia, in
corrispondenza della zona della dita, deve essere incorporata una calotta di acciaio
capace di sopportare un carico statico di 1500 Kg (15 KN)
Impermeabilità della tomaia: per la protezione contro la penetrazione di spruzzi di
metallo fuso, scorie, sostanze chimiche corrosive
Resistenza della suola alla perforazione: la suola e l’intersuola (acciaio) non
devono consentire la penetrazione di chiodi;
Protezione contro le micosi: trattamento interno con impregnante;
Protezione contro le cariche elettrostatiche: la resistività di massa della suola deve
essere compresa nei valori 105 e 108 hom;
Parti metalliche: devono essere anticorrosive
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Protezione degli arti inferiori
requisiti base
Le calzature di sicurezza a norma EN 345 sono contraddistinte dalla lettera
S (Safety = Sicurezza)
seguita dalla lettera B o da un numero che va da 1 a 5 a seconda del livello di protezione
(S1,S2,S3, S4,S5).
Nella versione SB (sicurezza base) è presente il puntale per la protezione contro lo
schiacciamento causato da forze fino a 1500 N ed urti con energia d’impatto fino a 200
Joule, ogni altro requisito supplementare deve essere indicato riportando sulla calzatura
le lettere di identificazione dei requisiti specifici: antistaticità, assorbimento di energia del
tacco, impermeabilità della tomaia, lamina antiforo, etc.
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Protezione degli arti inferiori
requisiti supplementari
Lettera Tipo di protezione SB S1 S2 S3 S4 S5
A Proprietà antistatiche X X X X X
E Assorbimento energia zona tallone X X X X X
WRU Impermeabilità dinamica X X
P Lamina antiperforazione X X
HI Isolamento dal calore
CI Isolamento dal freddo
HRO Resistenza al calore per contatto
S1 = SB+A+E
S2 = SB+A+E+WRU
S3 = SB+A+E+WRU+P
S4 = SB+A+E (per stivali)
S5 = SB+A+E+P (per stivali)
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Protezione degli arti inferiori, simbologia
caratteristiche tecniche
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Protezione dell’udito
([Link] 277/91 art. 43)
La sordità può essere congenita o acquisita. Nel primo caso la sordità è presente sin
dalla nascita. Nel secondo caso la sordità si manifesta solo dopo svariati anni di vita, non
gli stessi per ogni individuo, e con cause diverse.
Anche se non tutte le sordità sono attribuibili all’esposizione a rumore, il rischio di un
danno uditivo (trauma acustico) da rumore è presente in alcune attività lavorative. Il
danno provocato da una esposizione professionale al rumore prende il nome di
ipoacusia professionale.
La perdita dell’udito comporta il danneggiamento delle cellule ciliate dell’orecchio
interno che trasmettono gli impulsi al cervello. Nessun intervento chirurgico e nessun
medicinale potranno ridare vita alle cellule colpite. Il danno subito è irreversibile.
Pertanto nel caso di esposizione a rumori nocivi si deve far ricorso ai dispositivi di
protezione individuale
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Ipoacusia professionale
(malattia professionale)
L'ipoacusia, cioè la diminuzione fino alla perdita della capacità
uditiva, è il danno da rumore meglio conosciuto e più studiato; tuttavia il
rumore agisce con meccanismo complesso anche su altri organi ed
apparati (apparato cardiovascolare, endocrino, sistema nervoso centrale
ed altri) mediante attivazione o inibizione di sistemi neuroregolatori
centrali o periferici.
In Italia l'ipoacusia da rumore è la patologia professionale più
frequentemente denunciata. Dai dati INAIL la malattia professionale
"Ipoacusia e sordità da rumori" rappresenta circa la metà dei casi di
tutte le malattie professionali denunciate nel ramo industria.
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Protezione dell’udito
Conformazione dell’orecchio umano
Il padiglione auricolare capta le onde sonore.
Il condotto uditivo convoglia i suoni verso la
membrana timpanica.
La membrana timpanica riproduce fedelmente le
vibrazioni ed i suoi movimenti si trasmettono alla
catena timpano-ossiculare.
La catena timpano-ossiculare trasmette le
vibrazioni alla periferia del labirinto e al dotto
clocleare e quindi alla membrana basilare dove sono
disposte le cellule ciliate.
Le ciglia delle cellule ciliate muovendosi
subiscono una deformazione meccanica e toccano la
membrana tectoria.
Le eccitazioni meccaniche vengono trasformate in
impulsi nervosi dal nervo acustico e trasmessi
all’area acustica della corteccia celebrare.
L'orecchio umano percepisce le frequenze che vanno dai 20 Hz ai 20 kHz, ed è più sensibile tra i 2 e i 4 kHz. Il range
dinamico, dal suono più basso al più alto percepito, è di 96 dB (Decibel). Il range della voce umana varia dai 500 Hz ai 2 kHz.
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Prova audiometrica
La capacità uditiva si valuta mediante l'audiometria tonale (secondo
i criteri indicati nell'Allegato VII° del [Link].277/91), comprendendo
anche la frequenza di 8.000 Hz. Questa tecnica permette di misurare in
decibel la perdita dell'udito. L'orecchio con udito normale ha come
livello sonoro di soglia il valore zero che indica l'intensità minima di
suono percepibile. La perdita uditiva, o ipoacusia, espressa in decibel
esprime la differenza tra il livello sonoro minimo che l'orecchio riesce a
percepire e lo zero, considerato convenzionalmente standard. La soglia
uditiva, e quindi anche la perdita uditiva, si valuta di solito alle
frequenze di 250, 500, 1000, 2000, 3000, 4000, 6000, 8000 Hz. In un
soggetto con udito normale la curva che risulta dalla audiometria non si
discosta eccessivamente dallo zero (comunque meno 25 dB).
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Ipoacusia professionale
Evoluzione schematica da trauma acustico
L’uso dei DPI riduce il rischio di ipoacusia
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Protezione dell’udito
I mezzi di protezione dell’udito devono essere messi a disposizione
del lavoratore quando l’effetto rumore non può essere ridotto in misura
tollerabile con misure tecniche e/o organizzative.
L’obbligo di utilizzo dei mezzi di protezione dell’udito si ha quando
l’esposizione quotidiana del rumore supera il valore di 90 dB A
Le attività dove è necessario mettere a disposizione i DPI
(otoprotettori) riguardano:
Lavori con personale a terra negli aeroporti
Uso utensili elettrici e pneumatici (martelli demolitori, smerigliatrici)
Lavori di carpenteria e metalmeccanica
Lavori nel settore del legname e tessile
Lavori edili
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Protezione dell’udito
scelta del DPI in funzione dell’attività lavorativa
la caratteristica ideale di un DPI contro il rumore è quello di assorbire
le frequenze sonore pericolose per l’udito, rispettando nello stesso tempo
le frequenze utili per la comunicazione e per la percezione dei pericoli. E’
indispensabile nella scelta dei DPI valutare prima l’entità del rumore.
il livello di rumore è considerato dannoso oltre gli 85 dB(A) (media
giornaliera), la scelta del DPI deve tener conto di diversi fattori, fra cui la
praticità di un tipo rispetto ad altri, per soddisfare ogni esigenza di
impiego possiamo scegliere se utilizzare cuffie antirumore, archetti
con tappi auriculari o tappetti auricolari monouso
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione dell’udito in edilizia
Nel settore delle costruzioni si possono fornire le seguenti indicazioni di carattere
generale:
cuffie di protezione, di solito associate ai caschi, per i lavori di perforazione nelle
rocce, nei lavori con martelli pneumatici, nei lavori di battitura di pali e costipazione del
terreno, presso le macchine rumorose;
cuffie di protezione o archetti con tappi auricolari nei lavori di breve durata presso
macchine ed impianti rumorosi (sega circolare, sega per laterizi, betoniere);
tappi auricolari monouso nelle attività che espongono indirettamente i lavoratori a
situazioni di rumore diffuso nell'ambiente, dovuto alla presenza d'attività in ogni modo
rumorose.
La disponibilità di tappi auricolari monouso deve sempre essere prevista nei cantieri di
costruzione. Cuffie, tappi auricolari con e senza archetti, tappi monouso devono riportare
la marcatura "CE" ed essere corredati da etichetta in cui sia indicato il livello di
diminuzione acustica, nonché il valore dell'indice di comfort offerto dal D.P.I.; ove ciò non
sia possibile l'etichetta deve essere apposta sulla confezione (imballaggio).
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Omologazione e livelli di attenuazione
I dispositivi di protezione auricolare devono inoltre essere omologati secondo la
norma europea EN 352:
- EN 352.1 per le cuffie auricolari
- EN 352.2 per gli inserti auricolari
- EN 352.3 per cuffie per elmetto
- EN 352.4 per cuffie attive
È estremamente importante una scelta corretta degli elementi riduttori del rumore.
Così, un buon protettore uditivo non isolerà completamente, ma ridurrà i livelli di rumore,
lasciando passare i suoni della voce (intensità debole) ed attenuando i suoni eccessivi ad
un livello accettabile (tra 70 e 85 decibel dB ) (vedi quadro inferiore).
H (High) attenuazione alle alte frequenze
M (Medium) attenuazione alle medie frequenze
L (Low) attenuazione alle basse frequenze
SNR (Semplificated Noise Reduction) attenuazione su tutto lo spettro delle frequenze
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Inserti auricolari
(conetti EN 352.2)
Inserti monouso in lana piuma (fibre di silicati finemente intrecciate ed
aggregate con sostanze minerali). Con l’uso continuativo le fibre possono
accumularsi nel condotto uditivo esterno formando tappi misti a cerume;
il problema non si pone se la lana piuma è avvolta da una pellicola di
polietilene.
Attenuazione Frequenze
H M L S.N.R
da 2000 a da 250 a da 65 a Media
8000 Hz 2000 Hz 250 Hz logaritmica
23 db 17 db 15 db 21 db
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Inserti auricolari
(filtri EN 352.2)
Inserti sagomati denominati “filtri” costituiti da schiuma di polimero
che, previa compressione tra le dita, vengono plasmati a misura del
condotto uditivo esterno. Sono lavabili e possono essere riutilizzabili per
non più di due tre volte.
Attenuazione Frequenze
H M L S.N.R
da 2000 da 250 da 65 a Media
a 8000 a 2000 250 Hz logaritmica
Hz Hz
30 db 24 db 22 db 28 db
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Inserti auricolari
(tappi EN 352.2)
inserti auricolari preformati a misura universale realizzati in
elastomero termoplastico o altro, costituiti da tre flange curve, morbide e
ultra sottili, facile inserimento, eccellente grado di attenuazione, forniti
con cordino. Hanno la peculiarità di essere riutilizzabili.
Attenuazione Frequenze
H M L S.N.R
da 2000 a da 250 a da 65 a Media
8000 Hz 2000 Hz 250 Hz logaritmica
26 db 22 db 20 db 25 db
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Inserti auricolari
(archetti EN 352.2)
archetto semiauricolare particolarmente indicato per persone che
entrano ed escono frequentemente dagli ambienti rumorosi, leggero, si
posa comodamente sul collo quando non si usa, le capsule coniche non
necessitano di premodellamento. Il dispositivo è a inserimento parziale e
viene tenuto in posizione dall’archetto.
Attenuazione Frequenze
Posizione H M L S.N.R
archetto da 2000 a da 250 a da 65 a Media
8000 Hz 2000 Hz 250 Hz logaritmica
sotto il mento 26 db 19db 17 db 23 db
dietro il collo 25 db 17db 15 db 21 db
sopra la testa 24 db 16db 17 db 21 db
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Cuffie auricolari EN 352.1
Le cuffie antirumore sono costituite da strutture in materiale plastico,
rivestite internamente, chiamate “orecchini”. Tali strutture a forma di
conchiglia, devono aderire perfettamente al padiglione auricolare. Il
potere di attenuazione è direttamente proporzionale al peso dei materiali
ed alla pressione esercitata dall’archetto. Il peso varia da 100 a 300 gr.
Attenuazione Frequenze
H M L S.N.R
da 2000 a da 250 a da 65 a Media
8000 Hz 2000 Hz 250 Hz logaritmica
39 db 31 db 22 db 34 db
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Cuffie per elmetto EN 352.3
Utilizzabili unicamente con elmetti di qualsiasi tipo ma con attacchi a
scanalatura, possono essere regolate in diverse posizioni, cuscinetto
sulla tempia che assicura massimo comfort anche in caso di utilizzo
prolungato.
Attenuazione Frequenze
H M L S.N.R
da 2000 a da 250 a da 65 a Media
8000 Hz 2000 Hz 250 Hz logaritmica
32 db 23 db 14 db 26 db
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Cuffie attive EN 352.4
Possono essere:
- radio con protezione acustica
- radio con protezione acustica e ricetrasmittente incorporata che può
ricevere numerosi canali, garantendo una portata fino a 1000 metri di
distanza.
Attenuazione Frequenze
H M L S.N.R
da 2000 a da 250 a da 65 a Media
8000 Hz 2000 Hz 250 Hz logaritmica
33 db 28 db 21 db 31 db
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Protezione degli occhi e del volto
(D.P.R. 547/55 art. 382)
I lavoratori esposti al pericolo di offesa agli occhi per proiezioni di
schegge o di materiali roventi, caustici, corrosivi o comunque dannosi,
devono essere muniti di occhiali, visiere o schermi appropriati.
Sono generalmente DPI di 2° categoria e si suddividono in
Occhiali
Maschere
Visiere
Schermi
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Anatomia dell’occhio umano
L’ occhio umano, semplificando al massimo, può per certi
versi essere paragonato ad una macchina fotografica, se
non altro perché dispone di un obiettivo (il cristallino), con
regolazione dell’ apertura (iride e pupilla) e di una
superficie sensibile alla luce su cui viene messa a fuoco l’
immagine (la retina). L’ occhio, inoltre, è una vera e
propria camera oscura formata da un bulbo annerito all’
interno in modo che tutti i raggi parassiti vengano assorbiti
e non influenzino negativamente la ricezione della retina
L’occhio può subire danni da bande dello spettro elettromagnetico
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Danni da radiazioni
Parti dell’occhio che possono subire danni dalle diverse radiazioni:
Ultravioletti UV (lunghezza d’onda = 100-380 mm) – interessano la cornea
Luce Blu (lunghezza d’onda = 440-480 mm) – interessa la retina
Infrarossi vicini IR (lunghezza d’onda = 780-1400 mm) – interessa la retina
Infrarossi mediani IR (lunghezza d’onda = 1400 - 2000 mm) – interessa la cornea e cristallino.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Le conseguenze
ULTRAVIOLETTI - Il Classico "colpo d'arco" della saldatura elettrica
provoca rossore agli occhi e fa' perdere in tutta Europa 72.000 ore
lavorative l'anno.
LUCE BLU - penetra sino alla retina danneggiandola in modo
irreversibile. Molto pericolosa perché si manifesta nel tempo con
l'abbassamento della vista, fino, nei casi più estremi, alla cecità.
RAGGI INFRAROSSI provocano la deformazione della cornea per
effetto del calore. Guarire è possibile solo tramite intervento chirurgico.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
La saldatura elettrica
(rischi)
La saldatura è una delle attività più pericolose per l'occhio umano in
quanto origina la più elevata intensità di radiazioni rispetto a qualsiasi
altro processo industriale.
Un'adeguata protezione per la vista richiede, oltre ad una protezione
fisica, una protezione contro le radiazioni.
Il bagliore ed i raggi emanati dalla saldatura costituiscono il rischio
principale a causa dei loro effetti nel breve e lungo periodo. Il calore e
gli spruzzi di saldatura rappresentano un ulteriore pericolo per la vista.
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Protezione degli occhi
(Lenti con effetto filtrante)
per gli addetti all’uso di fiamma libera (saldatura guaina bituminosa,
ossitaglio) o alla saldatura elettrica ad arco voltaico, gli occhiali o lo
schermo devono essere di tipo inattinico, cioè di colore o composizione
delle lenti (stratificate) capace di filtrare i raggi UV (ultravioletti) e IR
(infrarossi) capaci di portare lesioni alla cornea e al cristallino, e in alcuni
casi anche la retina.
le lenti degli occhiali devono essere realizzate in:
- vetro temperato antiurto (protezione limitata all’impatto)
- policarbonato (buona protezione all’impatto. Leggerezza)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Occhiali
l’uso degli occhiali di sicurezza è obbligatorio ogni qualvolta si
eseguano lavorazioni che possono produrre lesioni agli occhi per la
proiezione di schegge o corpi estranei
È opportuno utilizzare occhiali con protezioni laterali e con lenti antiappannamento e antigraffio
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezioni degli occhi
(Tipi di lavorazioni)
L'uso degli occhiali di sicurezza è obbligatorio ogni qualvolta si
eseguono lavorazioni che possono produrre lesioni agli occhi per la
proiezione di schegge o corpi estranei o per l'esposizione a radiazioni. In
particolare si richiamano le seguenti lavorazioni:
lavori di saldatura (elettrica e/o ossiacetilenica), molatura e tranciatura
lavori di scalpellatura a mano o con demolitori meccanici elettrici o pneumatici
lavorazioni con smerigliatrici, mole e simili
rimozione e frantumazione di materiale con formazione di schegge
taglio con seghe circolari
operazioni di sabbiatura
lavorazioni con liquidi corrosivi, acidi;
impiego di pompe a getto di liquido, macchine a spruzzo
manipolazione di masse incandescenti o lavori in prossimità delle stesse
lavori che comportano esposizione a calore radiante
impiego di laser
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezioni degli occhi
(Tipi di lesioni)
Le lesioni possono essere di tre tipi:
meccaniche: schegge, trucioli, aria compressa, urti accidentali
ottiche: irradiazione ultravioletta, luce intensa, raggi laser
termiche: liquidi caldi, corpi estranei caldi
Gli occhiali devono avere sempre schermi laterali per evitare le
proiezioni di materiali o liquidi di rimbalzo o comunque di provenienza
laterale
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione abbinata occhi viso
schermi visiere maschere
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Maschere autoscuranti per saldatori
Con riferimento al rischio prodotto dalla radiazione ottica emessa
dall’arco voltaico, i DPI devono assorbire o riflettere la maggior parte
dell’energia irradiata nella lunghezza d’onda nociva, senza alterare in
modo eccessivo la trasmissione dalla parte non nociva dello spettro
visibile, garantendo la percezione visiva necessaria per operare in
sicurezza.
All’aumentare dell’intensità di corrente assorbita dall’arco voltaico,
aumenta l’intensità delle radiazioni emesse e quindi deve aumentare il
grado di protezione per gli occhi del lavoratore.
La protezione è oggi possibile con filtri opto-elettronici, che
possiedono altissime velocità d’oscuramento e capacità di regolazione
del grado di protezione in relazione al processo di saldatura, secondo le
dichiarazioni dei fabbricanti.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Filtri opto-elettronici
L’innesco dell’arco voltaico costituisce una fase delicata della saldatura
elettrica. Infatti i vetri/filtro degli schermi facciali tradizionali essendo
molto scuri, fino a quando non parte l’arco voltaico, non consentono di
vedere il punto di saldatura. Con un movimento rapido delle braccia, i
saldatori abbassano lo schermo per vedere ad occhi nudi il punto di
saldatura e questa operazione, sia pure temporaneamente breve ed
eseguita da persone molto pratiche, può determinare ugualmente delle
lesioni fitochimiche o termiche della retina. I filtri opto-elettronici
essendo regolati su tempi di reazione di 0,2 millesimi di secondo e tempi
di ritorno allo stato chiaro di 0,4 secondi, consentono di vedere il punto di
saldatura senza abbassare lo schermo e di non attendere molto tempo
per continuare la lavorazione. Il ritorno allo stato chiaro avviene tramite
temporizzatore automatico in funzione della durata ed intensità dell'arco.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Dispositivi di protezione delle vie respiratorie
I DPI delle vie respiratorie, definiti anche Apparecchi di protezione
delle Vie Respiratorie (APVR), sono dispositivi destinati a proteggere da
sostanze pericolose allo stato aeriforme (particelle, vapori, gas) presenti
nell’area che viene respirata.
L'aria che normalmente respiriamo è una miscela di gas, formata da
ossigeno (21%), azoto (78%), e tracce d'altri gas.
Respirando, l'uomo inspira l'aria, trattiene una parte dell'ossigeno che
viene utilizzato dall’organismo, e la espira più povera d'ossigeno e più
ricca di anidride carbonica e vapore acqueo.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Dispositivi di protezione delle vie respiratorie
cenni sulla respirazione umana
COMPOSIZIONE VOLUME TRICA DELL’ARIA
Prima
Dopo l’espirazione
dell’inspirazione
OSSIGENO 20,9 % 16 %
AZOTO 78 % 78 %
CO2 0,03 % 4 %
ALTRI GAS 1% 2 %
L'uomo compie, in ogni minuto, circa 15 respirazioni complete in condizioni normali,
giungendo a più di 30 in stato di ansia o di affaticamento, ed inspira, a secondo delle
condizioni dinamiche, da 10 a 100 litri d'aria al minuto; in condizioni di lavoro medio -
pesante il consumo di aria è di circa 40 litri/min. L'uomo non può vivere respirando aria
che contenga meno del 16 % di Ossigeno.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Esempi DPI delle vie respiratorie
I DPI delle vie respiratorie
servono a proteggere il
lavoratore dalla presenza di
sostanze nocive o dalla
mancanza di ossigeno. In
dipendenza delle condizioni
ambientali, e quindi secondo la
qualità dell’aria, è possibile
realizzare la protezione delle
vie respiratorie utilizzando
specifici DPI:
respiratori antipolvere, maschere antigas a filtro, maschere antigas a filtro
autorespiratori
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Dispositivi di protezione delle vie respiratorie
(sostanze nocive e mancanza di ossigeno)
In certi ambiente a causa di determinate lavorazioni l’aria può
contenente inquinanti: solidi (amianto, polveri), gassosi (fumi e
vapori di combustione o di sintesi) e liquidi (nebbie prodotte da
attrezzature o macchinari) nocivi per la salute.
La deficienza di ossigeno nella miscela inspirata si ha quando il
contenuto di ossigeno è inferiore al 17% o superiore al 25 % in
volume.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Classificazione ambiente (EN 133)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione delle vie respiratorie
(organi bersaglio)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Attività nelle quali è prevista
la protezione delle vie respiratorie
Attività svolte in ambiente urbano con forte traffico
Demolizioni edilizie
Laboratori di analisi e ricerca
Lavori in canali e vani sotterranei
Manipolazione di prodotti acidi
Saldatura e taglio metalli
Uso di sostanze chimiche
Verniciatura
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Lavori edili nelle quali è prevista
la protezione delle vie respiratorie
lavorazioni con bitume o asfalti a caldo;
verniciature o altre lavorazioni a spruzzo;
saldature a taglio con ossiacetilene e in
assenza di idonei sistemi di captazione di fumi;
uso di disarmanti collanti e similari;
lavori in ambienti polverosi, quali i lavori di
demolizione, in particolare con presenza di
amianto;
preparazione di malte di cemento, calce e altre
sostanze che generano polvere respirabile.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione delle vie respiratorie
(Dispositivi di protezione individuale)
La scelta del tipo di D.P.I. deve essere fatta in relazione al tipo
d'attività svolta ed all'agente inquinante presente.
Per la protezione degli inquinanti che possono essere presenti nei singoli
ambienti di lavoro, si può scegliere fra i seguenti DPI:
Facciali filtranti monouso: per polvere e fibre
respiratori semifacciali dotati di filtro semplice o doppio: per vapori,
gas nebbie, fumi, polveri e fibre
maschere intere: per gas, vapori, polveri
apparecchi respiratori a mandata d’aria: per isolarsi completamente
dall’atmosfera esterna, usati per verniciature a spruzzo o sabbiature
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Apparecchi respiratori a filtro
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Facciali filtranti
Sono dispositivi realizzati prevalentemente con materiale filtrante “tessuto
non tessuto” idoneo per l’impiego nella maggior parte delle situazioni
industriali. Protegge contro polveri tossiche, fumi, nebbie, es: fibre di amianto,
nebbie di acido cromico, ecc. Possono essere con o senza valvola di
espirazione.
Nei facciali provvisti di valvola di espirazione l’area viene eliminata
attraverso una valvola che, riducendo la resistenza durante l’espirazione, rende
più confortevole il dispositivo.
I facciali filtranti senza valvola di aspirazione, in cui l’area viene eliminata
attraverso lo stesso materiale filtrante, vengono utilizzate in ambienti con
presenza di polveri a bassa nocività.
I facciali filtranti possono essere classificati in:
ANTIPOLVERE (UNI EN 149)
ANTIGAS (UNI EN 405)
COMBINATI (Antigas antipolvere) (UNI EN 405)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Facciali filtranti antipolvere
con valvola di espirazione (UNI EN 149)
Il facciale filtrante con valvola di espirazione è dotato di: stringinaso, elastico regolabile,
valvola di espirazione che favorisce l’espulsione dell’aria espirata e marcatura CE
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Classificazione Facciali filtranti antipolvere
(UNI EN 149)
CLASSE PROTEZIONE
FFP1 Facciale filtrante con bassa protezione contro le
particelle solide (78%)
FFP2 Facciale filtrante con media separazione contro le
particelle solide e/o liquide (92%)
FFP3 Facciale filtrante con alta separazione contro le
particelle solide e/o liquide (filtro assoluto – 98%)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Facciali filtranti antigas
(UNI EN 405)
Respiratore costituito da un'unica struttura
monoblocco. Incorpora due valvole d'inalazione e
due filtri al carbone attivo, a bassa resistenza
respiratoria, che non richiedono manutenzione.
Dotato di valvola parabolica, di nuova concezione
che riduce la resistenza respiratoria e previene la
formazione di calore all'interno. Protegge da
vapori organici (con punto di ebollizione superiore
a 65° C.) -
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Facciali filtranti combinati
In base al loro potere diversi inquinanti (gas o
vapori) vengono marcati con lettere che indicano il
tipo di aeriforme e numeri che indicano la capacità
crescente di trattenerli (es. FFA1P1: A indica che è
specifico per vapori organici, P per le polveri e 1 la
capacità di filtrazione). I facciali filtranti combinati
hanno la capacità di trattenere sia inquinanti gassosi
che solidi e sono realizzati “combinando” un
materiale in grado di trattenere i gas e vapori, e uno
strato di materiale filtrante per polveri.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori semifacciali (UNI EN 140)
Sono semimaschere che coprono naso e bocca e
dotate di filtro intercambiabile semplice o doppio.
Offrono una protezione sufficiente quando le
concentrazioni di sostanze nocive sono basse. Se
sono ben aderenti, la perdita di tenuta non supera il
2%.
Il facciale è riutilizzabile, poiché i filtri possono
essere sostituiti. Le sostanze pericolose dalle quali il
filtro protegge sono indicate sull’etichetta del filtro
stesso.
Sono solitamente provviste di una o due valvole di
espirazione che consentono all’area inspirata di essere
rilasciata senza dover passare attraverso il filtro.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratore a filtro con semimaschera, portafiltro e
inserto filtrante
Legenda
1 Corpo della
maschera
2 Bardatura del capo
3 Prefiltro
4 Filtro
5 Portafiltro
6 Valvola di
espirazione
7 Valvola di
inspirazione
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratore a filtro con semimaschera
I filtri per gas funzionano grazie a
granuli di carboni attivi. Catturando
le molecole dei gas grazie ad una
reazione chimica e fisica, i filtri per
mettono anche a chi li indossa di
muoversi in tutta sicurezza. I filtri
per polveri sono efficaci grazie ad
una matrice filtrante di fibre cariche
elettrostaticamente. Catturando la
polvere con una doppia azione,
fisica ed elettrostatica, questi filtri
permettono a chi li indossa di
respirare aria pura.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
DPI rimozione amianto
I respiratori filtro sono in grado di rimuovere una limitata concentrazione di
contaminanti dall’aria da inspirare e non possono essere utilizzati in atmosfere
con insufficienza di ossigeno.
Tra questi non si ritiene proponibile l’utilizzo dei facciali filtranti in quanto non
ritenuti adeguati all’impiego nelle attività di manipolazione dall’amianto da vari
organismi internazionali.
Sono consentiti i respiratori costituiti da un facciale con uno o più filtri
connessi. Nei respiratori a filtro , l’aria da inspirare passa attraverso un filtro che
trattiene le fibre di amianto. Nelle attività di manipolazione dell’amianto devono
essere usati filtri antipolvere di alta efficienza ( classe P3 - UNI N 143); se nelle
attività di manipolazione si rendesse necessaria anche la protezione ai gas,
saranno utilizzati filtri combinati UNI EN 141 con protezione antipolvere P3.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Maschere intere (UNI EN 136)
Avvolgono tutto il volto e sono dotate di
filtri intercambiabili. La perdita di tenuta della
maschera quando è ben aderente al viso si
aggira intorno a 5%. Le maschere intere
vanno utilizzate quando la presenza di
sostanze nocive richiede di proteggere
anche gli occhi e il volto. Talvolta può
rendersi necessario usare facciali a
cappuccio per garantire la protezione delle
altre parti del corpo (DPI combinati – es. tute
antincendio)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratore a filtro con maschera intera
e filtro con attacco filettato
Legenda
1 Corpo della maschera
2 Bordo di tenuta
3 Schermo visivo
4 Semimaschera interna
5 Bardatura del capo
6 Raccordo
7 Valvola di espirazione
8 Valvola di inspirazione della
semimaschera interna
9 Valvola di inspirazione
10 Membrana fonica
11 Bardatura di trasporto
12 Filtro con attacco filettato
13 Tappo
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Maschere a tubo
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
DPI rimozione amianto
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Modalità di utilizzo maschera
Appoggiare la maschera sul viso
Regolare le cinghiette
Prima prova a pressione
negativa: inspirare trattenendo il
respiro per 10 sec; il facciale si deve
piegare verso l’interno;
Seconda prova a pressione
negativa: mettere il palmo della mano
sull’apertura della valvola di esalazione
ed espirare nella maschera; il facciale
si deve gonfiare leggermente senza
presentare perdite.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Filtri
I filtri si distinguono in:
Filtri antigas (UNI 141) per la filtrazione di gas e/o vapori
Filtri antipolvere (UNI EN 143) per la filtrazione di particelle solide
Filtri combinati (UNI EN 141) per la filtrazione di gas e/o vapori in presenza
di polveri
Su tutti i filtri deve essere riportata la marcatura CE e una data di
scadenza oltre la quale non possono comunque essere utilizzati,
anche se correttamente conservati e mai usati
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Filtri antigas identificazione
l filtri antigas servono a trattenere, per azione fisica o chimica, i gas nocivi o vapori nocivi dell'aria inalata.
Essi possono agire per:
assorbimento;
reazione chimica:
catalisi.
L’azione assorbente dei filtri antigas è normalmente compiuta da materiali che hanno la capacità di trattenere
le sostanze nocive, assorbendole. L'assorbente più comunemente usato è il carbone attivo, che presenta una
porosità elevatissima, ottenuto mediante la carbonizzazione di sostanze vegetali e la loro successiva attivazione.
La reazione chimica: nei casi in cui il carbone attivo si dimostra insufficiente, si ricorre all'impiego di composti
chimici in grado di reagire in condizioni dinamiche con il tossico da filtrare, neutralizzandolo o trasformandolo in
prodotti di reazione gassosi non tossici o almeno tollerabili all'organismo umano. Si tratta di veri e propri prodotti
chimici in forma granulare (alcali, ossidi metallici, ecc.) o di composti chimici supportati da materiali vari come
carboni attivi, pomice e gel di silice, o carboni attivi impregnati.
L’azione catalitica: un particolare sistema di filtrazione è quello attuato a mezzo di catalizzatori, cioè sostanze
che hanno la proprietà di rendere possibile la reazione tra alcuni composti chimici e le sostanze nocive,
neutralizzandole; esso viene riservato normalmente ai filtri destinati alla protezione da ossido di carbonio.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Filtri antigas identificazione
Al fine di identificare, senza rischio di
errore, ciascun filtro, per il gas rispetto al
quale deve proteggere, è stato stabilito
un codice di colore dall’American
National Standars Institute Identification
of Air - Purifying Respirator Canisters and
Cartidges, K 13.1 (N.Y.), che è
universalmente utilizzato dai fabbricanti.
I Filtri sono etichettati con una banda colorata e riportano una lettera che
indica la sostanze da cui il DPI garantisce la protezione seguita da un numero
che indica il grado di efficienza.
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Classificazione filtri antigas
Tipo Colore Protezione
P Bianco Polveri
A Marrone Vapori e gas organici con punto di ebollizione >65°C
AX Marrone Vapori e gas organici con punto di ebollizione <65°C
B Grigio Vapori e gas inorganici (es cloro, idrogeno solforato, acido
cianidrico). Non adatto per l’Ossido di Carbonio
E Giallo Anidride solforosa, cloruro di idrogeno (acido cloridrico) ed
altri acidi
K Verde Ammoniaca e derivati organici di ammoniaca
CO Nero Ossido di Carbonio
NO Azzurro Gas nitrosi, monossido di azoto
Reaktor Arancione Iodio radioattivo e iodometano radioattivo
Hg Rosso Vapori di mercurio
U - Filtro combinato universale
SX Violetto Fissato dal produttore EN 372
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Classi di protezione filtri antigas
Classe Potere filtrante Concentrazione
Massima del gas
nocivo
1 Basso (in genere filtro per < 0,1% in volume
semimaschere)
2 Medio (in genere filtro per 01 – 0,5%
maschere)
3 Alto (in genere filtro grande a 0,5 – 1%
cartuccia)
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Filtri antipolvere
Il filtro antipolvere protegge le vie respiratorie solo da polveri e da fumi
composti di particelle di diversa natura e dimensioni; non protegge da gas
tossici, perché tale tipo di filtro non è idoneo a trattenere i gas.
Il filtro antipolvere agisce per azione meccanica ed elettrostatica.
L'azione meccanica di filtrazione è dovuta alla resistenza incontrata dalle
particelle di polvere nel passare attraverso gli interspazi del materiale filtrante.
L'azione elettrostatica di filtrazione è dovuta all'attrazione esercitata dalla
carica elettrica del materiale del filtro sulle particelle di polvere e di fumi aventi
carica di segno contrario; l'azione elettrostatica è sempre concomitante con
l'azione meccanica di filtrazione.
Sono utilizzati abbinati a maschere intere e semimaschere e sono
contraddistinti dalla lettera “P” e dalla colorazione bianca.
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Combinazione filtri
Tipo Colore Protezione da
ABE marrone + grigio + vapori organici, gas acidi,
giallo anidride solforosa
ABEK marrone + grigio + vapori organici, gas acidi,
giallo + verde anidride solforosa,
ammoniaca
P3 Bianco Polvere e fumi
A-P3 marrone + bianco vapori organici, polvere e
fumi
B-P3 grigio + bianco gas acidi, polveri e fumi
E-P3 giallo + bianco anidride solforosa,
polveri e fumi
K-P3 verde + bianco ammoniaca, polveri e
fumi
ABE-P3 marrone + grigio + vapori organici, gas acidi,
giallo + bianco anidride solforosa,
polveri e fumi
ABEK-P3 marrone + grigio + vapori organici, gas acidi,
giallo + verde + bianco anidride solforosa,
ammoniaca, polveri e
fumi
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Raccomandazione
É importante ricordare che la maschera antigas non è un dispositivo di
protezione universale, che possa essere usato indiscriminatamente per la difesa
da qualsiasi agente inquinante. Ogni filtro è infatti specifico per un solo gas
tossico (es.: cloro, o ammoniaca, o ossido di carbonio, etc), e, in alcuni casi, è
utilizzabile per una classe di agenti (es.: vapori organici). Occorre inoltre
ricordare che la maschera deve essere indossata in modo che faccia perfetta
tenuta sul viso, e che i filtri hanno una durata limitata nel tempo.
Ne consegue che la protezione con maschere a filtro è possibile solo
quando si conosca esattamente la natura dell'inquinante, la sua
concentrazione, e si disponga del filtro idoneo.
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Procedura
Individuare il rischio dal quale ci si deve proteggere
Conoscere quali effetti ha la sostanza nociva sulla nostra salute. Informare
il lavoratore dei rischio a cui è sottoposto per capire l'importanza dell'utilizzo di
un mezzo di protezione adeguato
Scegliere il respiratore appropriato. Valutare attentamente le limitazioni di
ogni dispositivo di protezione prima di procedere alla selezione
Istruire un operatore sul corretto indossamento, uso e manutenzione dei
respiratori, seguendo le relative istruzioni
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Tipo di filtro e sostanza nociva
SOSTANZA NOCIVA O TOSSICA TIPO DI FILTRO
Acidi in genere E - B - P2
Acido cloridrico E
Acido solforico E - P2
Alcooli A
Benzina A
Chetoni in genere A
Fumi di piombo P3
Fumi e gas d’incendio U - P3
Fumi di saldatura P2 o P3
Glicol etilenico A
Insetticidi A - P3
Metilmetacrilato A
Nafta A
Silice P3
Tricloroetilene A
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Filtri
(limiti di impiego)
In locali chiusi, di piccole dimensioni, scarsamente o per niente aerati (come
gallerie, serbatoi, pozzi, cunicoli, etc.), ove facilmente la concentrazione di
ossigeno potrà essere al di sotto del limite minimo consentito (17%), e/o dove
facilmente la concentrazione dell’agente tossico potrà essere superiore al
massimo consentito (2%), non è consigliabile l'impiego di apparecchi a filtro.
In questi casi (come del resto quando non si ha alcuna idea della natura
dell'agente inquinante, o si teme la formazione di concentrazioni eccezionali), è
certamente preferibile, per motivi di sicurezza, ricorrere all'uso di autorespiratori.
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Respiratori Isolanti
(indipendenti dall’atmosfera ambiente)
I respiratori isolanti sono apparecchi ad immissione di aria
respirabile non proveniente dall’ambiente inquinato. Essi vengono divisi
in base al genere di apporto di aria respirabile e possono essere del tipo:
autonomo;
non autonomo;
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Classificazione dei respiratori isolanti
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori Autonomi
Autorespiratori a circuito aperto
Si utilizzano quando la concentrazione degli inquinanti gassosi è molto elevata
(superiore al 2% in volume) o quella dell'ossigeno scende al di sotto del 17%. Questi
apparecchi sono alimentati da bombole contenenti aria compressa alla pressione di
200 – 250 bar della capacità da 4 a 7 litri (sono ammesse anche capacità inferiori). Si
dicono a circuito aperto perché l’aria espirata viene rilasciata direttamente nell’atmosfera.
L'aria compressa è contenuta in una bombola posta sulla schiena del lavoratore e viene
distribuita automaticamente secondo il fabbisogno. Il sistema di distribuzione dell'aria è
collegato mediante un tubo flessibile al raccordo a vite di una maschera a pieno facciale.
La quantità d’aria necessaria viene prelevata dalla bombola mediante un riduttore di
pressione ed un erogatore a richiesta polmonare. Questi apparecchi sono dotati di
maschere interne provviste di valvole di inspirazione e di espirazione. Un manometro a
lettura diretta permette di controllare la riserva d’aria; il segnale di allarme scatta quando
esiste ancora il 20% della riserva totale. A seconda dello sforzo a cui è sottoposto
l’utilizzatore, l’autonomia è compresa tra 20 e 5 minuti.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori Autonomi
Autorespiratori a circuito aperto
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori Autonomi Autorespiratori a domanda
a Pressione negativa
In quelli a pressione negativa (il cui impiego è sempre meno
frequente) durante l’inspirazione si crea all’interno della maschera una
pressione negativa (depressione) che richiama aria dalla bombola
attraverso l’erogatore automatico. È necessario che la maschera presenti
una perfetta tenuta.
Con tale tipo di funzionamento, si ha un minore consumo d’aria, e
quindi maggiore autonomia operativa, ma a costo di una minore
sicurezza, perché se la tenuta della maschera sul viso non è perfetta,
esiste la possibilità di infiltrazione di agenti tossici dall'esterno.
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Respiratori Autonomi Autorespiratori a domanda
a Pressione positiva
In quelli a pressione positiva, all’interno della maschera viene sempre
mantenuta una pressione positiva (sovrapressione) di circa 2,5 mbar
grazie alla presenza di valvole precaricate. Ogni inspirazione abbassa la
sovrapressione interna e richiama aria dalle bombole attraverso
l’erogatore automatico a pressione positiva.
Con tale tipo di funzionamento si ha un maggiore consumo d’aria, e
quindi una minore autonomia, ma maggiore sicurezza, perché se
l’aderenza della maschera sul viso non è perfetta, la sovrapressione fa
sfuggire l’aria verso l'esterno, ma non consente infiltrazione di gas
tossico nell’interno della maschera.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori Autonomi Autorespiratori
a circuito chiuso a produzione di ossigeno
Sono apparecchi autonomi ed isolanti a produzione di ossigeno chimico, in cui l’aria
contenuta nei polmoni dell’indossatore dopo l’espirazione non viene rilasciata
nell’ambiente ma fatta ricircolare nell’apparecchio dove, apposite cartucce, la depurano
dalla CO2 e l’arricchiscono di Ossigeno. Differiscono per il fatto che l’ossigeno restituito
all’area respirata non proviene da bombola ma da cartuccia a perossidi, il cui rilascio è
provocato dall’umidità (H20) e/o dalla CO2 dell’area espirata. Normalmente questo ciclo
provoca un surriscaldamento dell’aria. Sono di peso più contenuto il che li rende più
adatti per la fuga in condizioni di emergenza.
La rigenerazione dell'aria espirata avviene mediante il perossido di potassio (KO 2)
contenuto nella cartuccia situata nello zaino dell’operatore. L'aria espirata arriva alla
"cartuccia" di KO2 dove si ha la fissazione dell'anidride carbonica, per passare poi alla
"sacca polmonare" da dove, nella fase inspiratoria, giunge al boccaglio. Questo tipo di
DPI non è molto utilizzato a causa della complessità e delicatezza di esercizio.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori Autonomi Autorespiratori
a circuito chiuso ad ossigeno compresso
Nei respiratori autonomi a circuito chiuso ad ossigeno compresso, lo zaino
oltre alla cartuccia che trattiene chimicamente la CO 2 porta una bombola con O2
ad alta pressione che, tramite opportuno riduttore di pressione e dosatore va a
ripristinare la percentuale consumata dal precedente atto respiratorio. Il loro
costo è piuttosto elevato, ma offrono maggiore autonomia (1 – 4 ore)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso
tipo ad ossigeno compresso UNI 10720 (1998)
Legenda
1 Bardatura di sostegno 19 Manometro
2 Facciale 20 Bombola di ossigeno
3 Raccordo 21 Valvola della bombola
4 Tubo di espirazione 22 Refrigerante
5 Valvola di espirazione
6 Tubo di inspirazione
7 Valvola di inspirazione
8 Raccoglisaliva
9 Sacco polmone
10 Dispositivo di allarme
11 Valvola di sovrapressione
12 Cartuccia di rigenerazione
13 Dispositivo di spurgo
14 Tubo per l'alimentazione di ossigeno
15 Erogatore a domanda
16 Riduttore di pressione
17 Valvola manuale di erogazione supplementare
18 Tubo del manometro
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso
(autonomia)
L'autonomia è ovviamente proporzionale al volume della riserva d'aria (e
quindi alle dimensioni della bombola), ed al consumo di aria.
Tenendo conto che per un lavoro medio un operatore addestrato consuma circa
30 litri d'aria al minuto, conoscendo il volume delle bombole è possibili
approssimativamente valutare l'autonomia dell’apparecchio.
Esempio:
volume bombola = 7 litri
pressione = 200 bar
autonomia = 7 x 200 : 30 45 minuti
Autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
tipo a produzione di ossigeno UNI 10720 (1998)
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di inspirazione
4 Valvola di espirazione
5 Tubo di inspirazione
6 Tubo di espirazione
7 Raccordo del tubo di respirazione
8 Cartuccia per produzione di ossigeno e assorbimento di CO 2
9 Sacco polmone
10 Valvola di sovrapressione
11 Bardatura di sostegno
12 Avviamento
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori Autonomi
(impiego)
Respiratori autonomi; si usano in caso di elevatissimo inquinamento o in
caso di bassa presenza di ossigeno (in dotazione ai VVFF) Sono considerati
generalmente DPI di 3°categoria
In generale sono da utilizzare autorespiratori: nei lavori in contenitori, vani
ristretti, cunicoli, qualora sussista il rischio d'intossicazione da gas o di
mancanza d'ossigeno; nei lavori di verniciatura a spruzzo senza sufficiente
aspirazione; nei lavori in pozzetti, canali o altri vani sotterranei nell'ambito della
rete fognaria; nei lavori di sabbiatura.
Possono essere utilizzati per qualsiasi concentrazione di fibre di amianto.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
Anche questi tipi di DPI si utilizzano quando la concentrazione degli
inquinanti gassosi è molto elevata (superiore al 2% in volume) o quella
dell'ossigeno scende al di sotto del 17%. Sono costituiti essenzialmente da una
maschera a pieno facciale collegata ad una fonte di aria pulita mediante un
lungo tubo flessibile solitamente di gomma. Si distinguono in respiratori a presa
d’aria esterna e respiratori ad aria compressa.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna
I respiratori isolati non autonomi sono costituiti da un facciale che può essere del tipo a
semimaschera, a maschera intera e a cappuccio o elmetto connessi normalmente ad una rete di
distribuzione di aria mediante un tubo di respirazione più o meno lungo. Possono essere a flusso
continuo con portata di aria superiore a 120 l/min (crf. UNI EN 146 e UNI EN 147) a pressione
positiva o a dosaggio automatico con erogatore a domanda e sono impiegabili per concentrazioni di
fibre di amianto inferiori a 20 ff/cc; questi ultimi qualora siano dotati di filtri antipolvere ad alta
efficienza (classe P3) o di bombole di aria compressa per far fronte ai casi di mancata alimentazione
di aria per guasto possono essere impiegati rispettivamente per concentrazioni fino a 200 ff/cc o
superiori.
Nei respiratori a presa d'aria esterna la fonte di aria pulita deve provenire da una zona con
atmosfera non inquinata e ben lontana da qualsiasi scarico di sorgenti inquinanti. Possono essere
del tipo non assistiti oppure assistititi.
Si ha una riduzione della libertà di movimento: l'utilizzatore è limitato nei movimenti dal tubo per la
presa d'aria esterna e per ritornare in un'atmosfera respirabile è costretto a rifare il cammino
d'ingresso in senso inverso.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna non assistiti
In questo tipo di respiratore il portatore effettua la respirazione attraverso il
tubo di presa d’aria usufruendo del solo sforzo polmonare. La lunghezza del
tubo per la presa d'aria esterna è limitata dalla resistenza inspiratoria che esso
offre alla respirazione (solitamente non superiore a 20 m – Sez. 25 mm) . Si
raccomanda che tale tubo sia di un tipo che opponga una bassa resistenza al
flusso d'aria. Esso deve inoltre essere costituito da un singolo pezzo, cioè non
deve essere realizzato raccordando insieme tubi di lunghezza [Link]
estremità della presa va posto un filtro per trattenere le particelle di polvere
grossa.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna non assistiti
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Tubo di respirazione
4 Tubo per la presa d'aria esterna
5 Accoppiamento
6 Cintura di sostegno
7 Picchetto di ancoraggio
8 Filtro grossolano
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna non assistiti
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna assistiti manualmente
Questo apparecchio consente all'utilizzatore di essere rifornito di aria non
inquinata che, per mezzo di un dispositivo di ventilazione azionato manualmente
(soffietto a mano, ventilatore manuale, ecc.), viene forzata in un tubo per
l'alimentazione con aria a bassa pressione. In caso di emergenza l'utilizzatore
ha la possibilità di inspirare anche se il dispositivo di ventilazione non è in
funzione. L'aria espirata defluisce nell'atmosfera ambiente. L'apparecchio
comprende una semimaschera, una maschera intera o un boccaglio. La quantità
minima da insufflare è di 120 litri al minuto. Ovviamente la resistenza alla
respirazione è minore in quanto l’utilizzatore non subisce sforzi polmonari sicché
la lunghezza del tubo (sez. mm. 25) può essere anche di 50 metri. I ventilatori
azionati manualmente sono tali da poter essere fatti funzionare
continuativamente da un solo operatore, con la minima alimentazione d'aria
prevista dal fabbricante, per un periodo di 30 min.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna assistiti manualmente
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di sicurezza per sovrapressione
4 Tubo di respirazione
5 Tubo per la presa d'aria esterna
6 Accoppiamento
7 Cintura di sostegno
8 Sacco polmone
9 Ventilatore manuale
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna assistiti con motore
Simili al precedente questo apparecchio, che comprende una maschera
intera o una semimaschera o un boccaglio o un cappuccio, consente
all'utilizzatore di essere rifornito di aria non inquinata che, tramite un ventilatore
a motore o un iniettore o altri mezzi, viene forzato in un tubo per l'alimentazione
con aria a bassa pressione. L'aria espirata defluisce nell'atmosfera ambiente.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori non autonomi
a presa d’aria esterna assistiti con motore
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di sicurezza per sovrapressione
4 Tubo di respirazione
5 Tubo per la presa d'aria esterna
6 Accoppiamento
7 Cintura di sostegno
8 Sacco polmone
9 Ventilatore (motorizzato) o iniettore ad aria
compressa
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori ad aria compressa
L’apporto di aria respirabile avviene attraverso un tubo di pressione con
sovrappressione (pressione positiva) fino a 10 bar attraverso una bombola di
aria compressa o da una conduttura fissa ad aria compressa. Per la regolazione
dell’aria pura si ricorre ad una valvola di regolazione a mano (portata min. di aria
60 litri/min) o ad un erogatore a domanda polmonare (dosatore automatico). Gli
erogatori a domanda polmonare possono essere usati solo in combinazione con
maschere intere a tenuta perfetta. Anche in questi apparecchi, la lunghezza del
tubo (sezione non inferiore a 8 mm) non può superare i 50 metri. In questo
modo anche la libertà di movimento dell’utilizzatore è maggiore.
Si distingue tra le seguenti combinazioni di apparecchi:
apparecchi con facciale completo, semifacciale e accessori per la bocca, in
qualità di facciale (UNI EN 139),
apparecchi con elmetto o cuffia in qualità di facciale (UNI EN 270).
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori ad aria compressa
Se l´aria per la respirazione viene prelevata da bombole ad aria compressa,
la pressione dei contenitori viene diminuita, mediante un riduttore di pressione a
3,5-10 bar. Un dispositivo di segnalazione acustica deve indicare la situazione di
riserva dell’aria per la respirazione. Il controllo avviene mediante un manometro.
A causa del pericolo d´incendio non deve mai essere utilizzato ossigeno a
pressione al posto dell’aria compressa.
Se gli apparecchi ad adduzione di aria vengono allacciati ad una rete di
distribuzione dell’aria compressa, deve essere utilizzato un filtro con carbone
attivo e filtro antipolvere (filtro per la polvere grossa) per la pulizia dell’aria
compressa da elementi inquinanti, ad esempio dai vapori di olio.
L´acqua eventualmente presente viene espulsa con l´aria compressa.
Perciò viene inserito un separatore d´acqua.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori ad aria compressa
flusso continuo e erogazione a domanda
Il flusso d´aria per la respirazione è adattato al fabbisogno mediante una
valvola a flusso continuo o mediante un sistema di erogazione a domanda.
Mediante il sistema di erogazione a domanda l´aria per la respirazione viene
automaticamente adattata al fabbisogno. In tal caso l´aria per la respirazione
giunge al facciale sia soltanto durante il tempo dell’aspirazione che mediante
sovrappressione. Il sistema dell’erogazione a domanda può essere impiegato
soltanto con apparecchi dotati di facciali completi o accessori per la bocca.
I respiratori ad adduzione ad aria compressa di tipo leggero, con cuffia o
elmetto in qualità di facciali, vengono suddivisi, indipendentemente dalla loro
perdita complessiva, in tre classi. Gli apparecchi di costruzione leggera vengono
utilizzati ad esempio per i lavori di verniciatura a spruzzo.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Respiratori ad aria compressa
per lavori di sabbiatura
Una variante speciale dei
respiratori a presa d´aria esterna
o dei respiratori ad adduzione di
aria compressa sono gli
apparecchi di protezione per i
lavori di sabbiatura, ai sensi di
UNI EN 271, che vengono
prodotti appositamente per il
servizio pesante nei lavori di
sabbiatura. Proteggono, oltre al
capo, anche il collo e le spalle
dell’utilizzatore contro il rimbalzo
del prodotto. Possono essere
utilizzati fino ad un multiplo di 500
volte il valore limite
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione degli arti superiori
La protezione degli arti superiori si realizza con:
guanti;
palmari di sicurezza;
paramaniche e sopramaniche
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Protezione degli arti superiori
PERICOLI MECCANICI
PERICOLI DA TAGLIO
ELETTRICITÀ STATICA
PERICOLI CHIMICI
PERICOLI DA MICRORGANISMI
PERICOLI DA FREDDO
CALORE E FUOCO
RADIAZIONI IONIZZANTI E RADIOATTIVITÀ
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione degli arti superiori
(guanti)
Occorre utilizzare i DPI per gli arti superiori in tutti i casi in cui tale obbligo è
richiamato da specifica cartellonistica e comunque nelle seguenti lavorazioni:
manipolazione di sostanze corrosive, acide, caustiche o comunque in grado
di nuocere alla pelle delle mani;
manipolazione di materiali taglienti o abrasivi (cavi di acciaio, lamiere, vetri,
ecc.);
manipolazione di materiali incandescenti o molto caldi (lavori di saldatura,
taglio ossiacetilenico, ecc.) (art. 383, D.P.R. 547/55).
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Guanti categorie base
DPI 1° o 2° categoria guanti di vario tipo realizzati in differenti materiali
(lattice, neoprene, nitrile, PVA, PVC)
Guanti resistenti a sostanze chimiche: protezione da acidi, solventi ed
agenti chimici in genere
Guanti ad uso generale: contro rischi meccanici: taglio, perforazione,
strappo, abrasione (nel caso non sia previsto un contatto con prodotti chimici)
Guanti per la protezione del prodotto: garantire la qualità del prodotto ed
evitare contaminazioni
Guanti ad uso speciali: Per bassa temperatura e discontinuamente
condizioni di alta temperatura (fino a 200°C)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Tipi di guanti
Guanti in plastica, sono consigliati per il contatto con acidi, alcali, solventi e
oli, sono di materiali impermeabili e resistenti quali neoprene, PVC o NBR,
questo tipo di guanto può essere comunque utilizzato anche per la
manipolazione di materiali taglienti e/o scivolosi.
Guanti in gomma, sono utilizzati per la manipolazione di materiali taglienti
e/o scivolosi.
Guanti in cuoio, sono da utilizzare per la manipolazione di materiali
taglienti e/o scivolosi, non costituiscono una protezione efficiente al contatto con
acidi, alcali, solventi e oli in quanto sono permeabili a diverse di queste
sostanze.
Guanti dielettrici, particolari guanti realizzati in materiale isolante da
utilizzare per la protezione contro la corrente elettrica.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Tipi di guanti
Guanti in plastica Guanti in cuoio (pelle) Guanti in gomma Guanti dielettrici
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Guanti per rischi meccanici - EN 388
Guanti contro le aggressioni meccaniche: resistenti a tagli, abrasioni,
strappi, perforazioni, al grasso e all'olio;
Uso: maneggio di materiali da costruzione, mattoni, piastrelle, legname,
costruzioni di carpenteria di legno e metallica.
INDICE DI PRESTAZIONE
PROVA
0 1 2 3 4 5
a) resist. All'abrasione (cicli) <100 100 500 2000 8000
b) resist. Al taglio (fattore) <1,2 1,2 2,5 5 10
20
c) resist. Allo strappo (Nw) <10 10 25 50 75
d) resist. Alla perforazione (Nw) <20 20 60 100 150
(indici di prestazione per protezione contro rischi meccanici)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Guanti di protezione contro prodotti chimici e
microrganismi - EN 374-1; EN 374-2; EN 374-3
guanti per lavori con solventi e prodotti caustici (gomma): resistenti ai
solventi, prodotti caustici e chimici, taglio, abrasione e perforazione
uso: verniciatura (anche a spruzzo), manipolazioni varie
guanti adatti al maneggio di catrame, olii, acidi e solventi: resistenti alla
perforazione, taglio e abrasione, impermeabili e resistenti ai prodotti chimici
uso: maneggio di prodotti chimici, olii disarmanti, lavorazioni in presenza
di catrame
INDICE DI PROTEZIONE
Classe 0 1 2 3 4 5 6
Tempo di
<10 10 30 60 120 240 480
permeazione
(indice di protezione)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Idoneità guanti prodotti chimici
LATTICE NEOPRENE NITRILE PVA PVC
NATURALE (gomma sintetica) (polivinil alcool) (polivinil cloruro)
IDONEO acidi, chetoni acidi,basi, derivati di idrocarburi acidi,basi,
solventi idrocarburi alifatici, e idrocarburi
alifatici fenoli, aromatici alifatici,
grassi grassi
NON oli, grassi, idrocarburi, chetoni acidi, basi, chetoni
IDONEO idrocarburi aromatici acidi acqua solventi,
solventi solventi ossidanti aromatici.
organici clorurati, prodotti
naturali chetoni, organici
azotati
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Guanti per isolamento elettrico - EN 60903
(corrispondente IEC 903)
Guanti particolari con un potere di isolamento elettrico sufficiente a salvaguardare
l'operatore che possa venire accidentalmente a contatto con parti in tensione (purché il
guanto impiegato sia del grado adeguato). Sono costituiti di materiale speciale con
spessore uniforme e devono essere in un unico pezzo. Il modello deve avere
tassativamente una manichetta che copra almeno l'avambraccio. Prima dell'uso
verificare, gonfiandolo, le condizioni di integrità del guanto. Non deve verificarsi alcun tipo
di perdita.
Il campo di impiego é quello di attività manuali su impianti elettrici BT-MT di
distribuzione primaria e secondaria solo accidentalmente sotto tensione. Interventi di
emergenza su impianti elettrici sotto tensione i quali debbano essere rapidamente
sezionati da squadre di soccorso. Presentano una capacità di isolamento contro le
tensioni di migliaia di volt. Sono soggetti a revisione biennale, in quanto, soggetti a
invecchiamento perdono la loro efficacia protettiva. Ogni 6 mesi, i guanti vanno sottoposti
obbligatoriamente a verifica elettrica, che deve essere dimostrata con l’apposizione della
marcatura negli appositi spazi.
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Guanti per isolamento elettrico (tensioni di prova)
TENSIONE DI
PROVA
CLASSE Corrente Corrente
alternata continua
KV KV
0 2,5 5
00 5 10
1 10 20
2 20 30
3 30 40
4 40 60
(classificazione guanti dielettrici)
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Esempi di attività a rischio
Saldatura ad arco e con fiamma
Manipolazione di oggetti con spigoli vivi, materiali perforanti, taglienti,
abradenti esclusi i casi in cui sussista il rischio che il guanto rimanga impigliato
nelle macchine
Manipolazione di materiali sporchi, unti e scivolosi
Manipolazione di prodotti acidi e alcalini o comunque potenzialmente
dannosi per contatto
Lavoro in fonderia con manipolazioni prolungate di materiali caldi anche in
vicinanza di bagni di fusione
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Pittogrammi
Esempi di pittogrammi usati per i marchi dei guanti e degli indumenti di
protezione contro rischi di vario tipo
Rischi Calore o Rischi Rischi
microbiologici fuoco meccanici d'impatto
Irradiazioni ionizzanti
Rischi Elettricità
e contaminazione Freddo
chimici statica
radioattiva
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Guanti per rischi termici - EN-407
Guanti di protezione contro il calore e/o fiamme in una o più delle seguenti
forme: fuoco, calore per contatto, calore convettivo, calore radiante, piccoli
spruzzi o grandi proiezioni di metallo fuso
Uso: utilizzati nei lavori di saldatura e di manipolazione di materiali e prodotti
a temperatura elevata.
Guanti di protezione dal freddo convettivo e dal freddo per contatto:
resistenti al taglio, strappi, perforazione e isolanti dal freddo;
uso: per movimentazione manuale dei carichi o lavorazioni in condizioni
climatiche fredde.
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Guanti per rischi termici - EN-407
(comportamento al fuoco resistenza al calore)
LIVELLO PRESTAZIONALE TEMPO DI RESISTENZA ALLA FIAMMA TEMPO DI INCANDESCENZA RESIDUA
1 <=20 Nessun requisito
2 <=10 <=120
3 <=3 <=25
4 <=2 <=5
(numero indicativo del livello di comportamento al fuoco. (a) )
LIVELLO PRESTAZIONALE TEMPO DI CONTATTO T (°C) TEMPO DI SOGLIA t (s)
1 <=20 <=15
2 <=10 <=15
3 <=3 <=15
4 <=2 <=15
(numero indicativo del livello di resistenza al calore per contatto. (b) )
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Guanti per rischi termici - EN-407
(resistenza calore convettivo, radiante e proiez. metallo fuso)
LIVELLO PRESTAZIONALE INDICE DI TRASMISSIONE DEL CALORE HTI
1 >=4
2 >=7
3 >=10
4 >=18
(numero indicativo del livello di resistenza al calore convettivo. (c) )
LIVELLO PRESTAZIONALE TRASMISSIONE DEL CALORE t (s)
1 >=5
2 >=30
3 >=90
4 >=150
(numero indicativo del livello di resistenza al calore radiante. (d))
LIVELLO PRESTAZIONALE FERRO FUSO (g)
1 30
2 30
3 120
4 200
(numero indicativo del livello di resistenza alle grandi proiezioni di metallo fuso. (f)
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Guanti di protezione contro il freddo - EN-511
(resistenza al freddo convettivo e per contatto)
LIVELLO PRESTAZIONALE ISOLAMENTO TERMICO (ITR in m2 °C/W)
1 0,10<= I TR <0,15
2 0,15<= I TR <0,22
3 0,22<= I TR <0,30
4 0,30>= I TR
(numero indicativo del livello di resistenza al freddo convettivo.)
LIVELLO PRESTAZIONALE RESISTENZA TERMICA (R in m2 °C/W)
1 0,025<= R <0,050
2 0,050<= R <0,100
3 0,100<= R <0,150
4 0,150<= R
(numero indicativo del livello di resistenza al freddo per contatto.)
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Guanti antivibranti EN420
Guanti antivibrazioni: resistenti al taglio, strappi, perforazioni, e ad
assorbimento delle vibrazioni; utilizzati nei lavori con martelli demolitori elettrici o
pneumatici.
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Cadute dall’alto
La caduta dall’alto rappresenta in Italia la seconda causa di morte tra tutte le
casistiche di infortunio. Analoga è la situazione in altri paese europei.
Le cadute dall'alto incidono per il 16 - 20% sulle cause di infortunio, e
acquistano una maggiore incidenza in considerazione del fatto che sono un
evento riscontrabile principalmente nel settore edile.
L’utilizzo dei D.P.I. contribuisce in materia determinante a ridurre il
rischio di caduta dall’alto, sia come frequenza degli eventi, sia come entità
delle conseguenze.
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Cadute dall’alto (Indiani Mohawk)
“Questi visi pallidi…” avrà pensato qualche scoiattolo Mohawk vedendo la stupefatta ammirazione degli uomini bianchi alla loro temeraria
maestria “… non sanno che la nostra gente nei secoli e secoli ha scavalcato canyon camminando su tronchi sottili, superato fiumi percorrendo
lunghi paletti come avessero la terra sotto i piedi. Magari sputando giù per vedere quanto tempo metteva la saliva a toccare l’acqua.” [Da “LA
STRANA NEMESI DEI LEGGENDARI MOHAWK” - Pier Luigi Baglioni]
Nei cantieri italiani non lavorano indiani Mohawk
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Tipi di protezione contro le cadute dall’alto
Dispositivi anticaduta
Sistemi meccanici di arresto della caduta mediante freni automatici o
bloccaggio della corda di sicurezza (utilizzati insieme alle imbracature)
Cinture
utilizzate per il posizionamento su pali e tralicci; non idonee contro le cadute
Imbracature
costituite da una serie di cinghie che avvolgono vita, spalle e cosce, si
utilizzano insieme ai dispositivi per la protezione dalle cadute.
I D.P.I. in oggetto, rientrano fra quelli di 3°categoria destinati a
salvaguardare da rischi elevati (con conseguenze gravi o gravissime) e
sono soggette a particolari procedure di certificazione "CE", devono
pertanto essere marchiati e corredati dalle necessarie "note informative".
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Protezione contro le cadute dall’alto (caratteristiche)
L'attrezzatura è sempre composta da un dispositivo che avvolge il corpo
umano e da dispositivi di vincolo collegati ad un punto di ancoraggio, che
servono al imitare la corsa di caduta.
Questi DPI sono obbligatori per i lavoratori esposti a pericoli di caduta
dall’alto od entro i vani o che devono prestare la propria opera entro pozzi,
cisterne, e simili condizioni di pericolo (art. 386, D.P.R. 547/55).
Sono inoltre da prendere in considerazione specifici sistemi di sicurezza che
consentono una maggior mobilità del lavoratore, pur garantendo i requisiti
generali di sicurezza richiesti, quali: avvolgitori/svolgitori automatici di fune di
trattenuta; sistema a guida fissa e ancoraggio scorrevole per il montaggio dei
ponteggi metallici; altri sistemi analoghi.
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Scelta del DPI in funzione dell’attività’ lavorativa
ogni qualvolta non sono attuabili misure di protezione collettiva, si possono
utilizzare i DPI
per lavori di breve entità sulle carpenterie, opere di edilizia industrializzata
(banches et tables), montaggio prefabbricati, montaggio e smontaggio ponteggi,
montaggio gru etc.
si devono utilizzare le cinture di sicurezza con bretelle e fasce gluteali,
univocamente ad una idonea fune di trattenuta che limiti la caduta a non più di
1,5 m., e terminare in un gancio di sicurezza del tipo a moschettone. L’uso della
fune deve avvenire in concomitanza a dispositivi ad assorbimento di energia
(dissipatori) perché anche cadute da altezze modeste possono provocare forze
d’arresto elevate
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Cinture di sicurezza, funi di trattenuta, sistemi
d'assorbimento frenato d'energia
Nei lavori presso gronde e cornicioni, sui tetti, sui ponti sviluppabili, sui muri
in demolizione, nei lavori di montaggio e smontaggio di ponteggi, strutture
metalliche e prefabbricati, nei posti di lavoro sopraelevati di macchine, impianti e
nei lavori simili ogni qualvolta non siano attuabili o sufficienti le misure tecniche
di prevenzione e protezione collettiva, si devono utilizzare idonei dispositivi di
protezione individuale contro le cadute dall'alto. Nei lavori in pozzi, fogne,
canalizzazioni e lavori simili in condizioni d'accesso disagevole e quando siano
da temere gas o vapori nocivi, devono essere parimenti utilizzate cinture di si-
curezza e funi di trattenuta per l'eventuale soccorso al lavoratore.
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Cinture di sicurezza
La cintura è costituita da una cinghia
regolabile. La fibbia in acciaio zincato consente
un facile e rapido sgancio. Passantini scorrevoli
con anellini porta utensili in poliammide. Gli
anelloni in acciaio forgiato zincati per il
collegamento del cordino di posizionamento
fissati su un fascione in poliammide garantiscono
maggiore resistenza e durata. Il supporto schiena
in polietilene rivestito in poliestere rende la
cintura confortevole all’utilizzatore.
La cintura di sicurezza va sempre ancorata a parti stabili dell’edificio. Evitare
assolutamente ancoraggi a parti cedevoli quali comignoli, antenne TV, pluviali, ecc.
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Cinture di sicurezza (allestimento ponteggi)
Imbracature anticaduta
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Le imbracature anticaduta sono
costituite da cinghie, bretelle, cosciali e
sottonatiche. I cosciali e le sottonatiche,
posizionati in maniera ergonomica,
migliorano il comfort e permettono
all'utilizzatore un migliore arresto in caso di
caduta. La doppia colorazione consente di
individuare facilmente le parti inferiori e
superiori dell'attrezzatura. Le cuciture sono
in filo ad ALTA resistenza e sono di colore
contrastante. Le imbracature anticaduta
sono conformi alle norme europee EN 361
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Imbracature anticaduta (prescrizioni)
I DPI destinati a prevenire le cadute dall'alto o i loro effetti devono comprendere un
dispositivo di presa del corpo e un sistema di collegamento raccordabile a un punto di
ancoraggio sicuro. Essi devono essere progettati e fabbricati in modo tale che, se
utilizzati nelle condizioni prevedibili di impiego, il dislivello del corpo sia il minore possibile
per evitare qualsiasi impatto contro un ostacolo, senza che la forza di frenatura raggiunga
la soglia in cui sopravvengono lesioni corporali o quella di apertura o di rottura di un
componente dei DPI per cui possa prodursi la caduta dell'utilizzatore.
Essi devono inoltre garantire che al termine della frenatura l'utilizzatore abbia una
posizione corretta, che gli consenta se necessario di attendere i soccorsi.
Nella sua nota informativa il fabbricante deve in particolare precisare i dati utili
relativi:
alle caratteristiche necessarie per il punto di ancoraggio sicuro, nonché al "tirante
d'aria" minimo necessario al di sotto dell'utilizzatore;
al modo adeguato di indossare il dispositivo di presa del corpo e di raccordarne il
sistema di collegamento al punto di ancoraggio sicuro.
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Imbracature anticaduta (esempi)
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Imbracature anticaduta (ancoraggio)
L'efficacia di un sistema di protezione dalle cadute dall'alto dipende in modo
determinante dal punto di ancoraggio che ricade sotto la giurisdizione dell'utilizzatore.
Alcune situazioni di pericolo possono derivare dall'ubicazione o dalla qualità del
punto di ancoraggio (es.: l'eventuale impatto contro ostacoli in caso di caduta).
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Modalità per l’ uso dell’imbracatura
Per indossare correttamente l’ imbracatura si consiglia di osservare i seguenti disegni
FIGURA 1: Controllare che le cinghie FIGURA 2: Infilare l’ imbracatura FIGURA 3: Regolare la tensione dei
non siano arrotolate avendo cura di non attorcigliare il nastri cosciali tirando o rilasciando l’
nastro ed assicurarsi di avere la estremita’ libera del nastro. Fare
placca arancione sulla schiena attenzione di posizionare bene la
placca dorsale a livello delle
scapole.
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Modalità per l’ uso dell’imbracatura
FIGURA 4A E 4B : L’agganciamento del sistema d’ arresto di caduta all’ imbracatura deve essere effettuato
ESCLUSIVAMENTE ALL’ ANELLO DORSALE SULLA PLACCA ARANCIONE (4 A) OPPURE ALLE DUE ASOLE
STERNALI IN NYLON (4B)
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione del corpo e della pelle
DPI di vario tipo ed appartenenti alla 1°, 2° e 3° categoria:
Indumenti di protezione
Indumenti di lavoro di ‘sicurezza’, contro aggressioni meccaniche e chimiche, calore o
freddo, radiazioni ecc.
Dispositivi di protezione di tronco e addome
giubbotti, giacche e grembiuli contro aggressioni meccaniche, chimiche
giubbotti di salvataggio
grembiuli di protezione contro i raggi X
Dispositivi di protezione della pelle
Creme protettive/pomate
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Protezione del corpo e della pelle
Esistono specifici indumenti di lavoro che non rientrano nella categoria dei
DPI (non necessitano quindi di certificazione), ma che devono essere utilizzati
secondo le disposizioni aziendali. L’abbigliamento sul posto di lavoro deve
essere sempre adeguato al tipo di ambiente e al tipo di attività svolta per
prevenire inutili rischi ed in particolare in caso di:
calore, fiamme
investimento
nebbie
getti, schizzi
amianto
freddo
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Tipi di indumento nel settore delle costruzioni
grembiuli e gambali per asfaltisti
tute speciali per verniciatori, scoibentatori di amianto, coibentatori di fibre
minerali
copricapi a protezione dei raggi solari
indumenti da lavoro ad alta visibilità per tutti i soggetti impegnati nei lavori
stradali o che comunque operano in zone di forte flusso di mezzi d’opera
indumenti di protezione contro le intemperie (giacche, pantaloni
impermeabili, indumenti termici)
Gambali per lavori in immersione parziale.
Giacconi impermeabili e gambali per lavori in sotterraneo in presenza di
forte stillicidio.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
Tute rimozione amianto
Durante le attività in presenza di amianto si deve indossare un adeguato
abbigliamento protettivo. L’abbigliamento protettivo deve minimizzare il deposito
delle fibre di amianto sulla pelle e sui capelli che possono costituire veicolo della
diffusione delle fibre. L’abbigliamento protettivo deve pertanto ridurre il più
possibile le parti del corpo scoperte e generalmente è costituito da tuta intera,
soprascarpe, copritesta o cappuccio e guanti del tipo a perdere. Le giunzioni
dell’abbigliamento saranno sigillate mediante nastratura adesiva. Sotto
l’abbigliamento protettivo deve essere indossata biancheria intima anch’essa
possibilmente di tipo a perdere. Gli operatori, prima di indossare l’abbigliamento
protettivo dovranno togliersi qualsiasi oggetto non strettamente necessario
all’attività di manipolazione. È compatibile con l’abbigliamento protettivo l’uso di
caschi, scarpe antinfortunistiche, stivali, guanti, ginocchiere etc. che saranno
conservati nell’area di lavoro e potranno essere evacuati solo dopo radicale
decontaminazione o saranno considerati RCA al termine del periodo di vita utile
e/o nel caso di monouso.
Dispositivi di Protezione Individuale N. MAROTTA
D.P.I. rimozione amianto