Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
11 visualizzazioni41 pagine

Trasformatore

Il documento descrive i principi dell'induzione elettromagnetica e del magnetismo. Spiega le leggi di Faraday, Lenz e Ampère e introduce concetti chiave come flusso magnetico, autoinduzione, mutua induzione, isteresi magnetica e classificazione dei materiali in base al loro comportamento magnetico.

Caricato da

mammollo
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
11 visualizzazioni41 pagine

Trasformatore

Il documento descrive i principi dell'induzione elettromagnetica e del magnetismo. Spiega le leggi di Faraday, Lenz e Ampère e introduce concetti chiave come flusso magnetico, autoinduzione, mutua induzione, isteresi magnetica e classificazione dei materiali in base al loro comportamento magnetico.

Caricato da

mammollo
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Flusso di induzione

L’orientazione della normale alla superficie S


e del contorno C sono associate secondo la
  S B  d s regola della vite destrogira che avanza in
[Weber]=[Vs] direzione della normale quando ruota nel
verso positivo di percorrenza di C
S
B C
Applicando l'integrale ad una superficie chiusa:
ds
s B  d s  0 Legge di Gauss

(B e' solenoidale, le linee di flusso sono chiuse)

Applicando il teorema della divergenza:


div B  0 in forma locale

Ciò comporta che diverse superfici che hanno lo stesso contorno hanno lo stesso flusso
concatenato  Si parla di flusso concatenato con una linea chiusa
Auto induzione e mutua induzione
Una corrente I che circola in
un conduttore filiforme L>0 [Wb/A]=[henry]
genera un campo di coefficiente di
induzione B. autoinduzione, dipende
Il flusso di induzione dalla geometria del
concatenato con la linea che circuito e dal mezzo S
rappresenta il circuito B
  LI ds

Se una parte delle linee di M21 [Wb/A]=[henry]


induzione del campo B1 si coefficiente di mutua
concatena con C2, induzione
C1 e C2 sono mutuamente
accoppiati
 21  M 21I1 d s2
d s1
S2
S1
I1
Il segno di M dipende dal segno del flusso mutuamente concatenato, legato alle orientazioni,
arbitrarie, dei due circuiti. E’ positivo quando il flusso di mutua induzione su C2 ha lo stesso
segno del flusso di autoinduzione dovuto ad una corrente I2 positiva rispetto al verso secondo
il quale il circuito è orientato.

Procedendo in maniera duale, alimentando il solo circuito C2 si introduce M12.

M21= M12=M

Un’unica induttanza mutua descrive l’accoppiamento tra i due circuiti.


Induzione elettromagnetica
Una variazione del campo magnetico induce un campo elettrico
S che esiste a prescindere dalla presenza di un conduttore. La
B C
tensione indotta ei lungo un percorso chiuso C concatenato con
ds un flusso di induzione fc variabile nel tempo dipende dalla
rapidità di variazione di fc
d
ei   E  dl    B  ds Legge di Faraday
C
dt S
f di rotore relativa al campo di statore

Nel caso di un circuito elettrico chiuso (il percorso Nel caso di un circuito
C è un conduttore) , la f.e.m. fa circolare una percorso da i(t) variabile
corrente (indotta) che tende a neutralizzare la e induttanza L, anche fc
variazione del flusso è variabile : fc =Li(t)

d fc dfc di
ei   Convenzione dei generatori - f.e.m. indotta ei    L
dt dt dt
df Legge di Lenz df di
vi  c vi  c  L
dt Convenzione degli utilizzatori - tensione indotta dt dt
B  H   r  0 H B induzione magnetica o densità di flusso magnetico
H induzione magnetica
0  4 10 7 H / m

Materiale r
aria 1
permalloy 100 000
acciaio fuso 1 000
acciaio laminato 4 000
ferro 5195

Al crescere di  diminuisce la corrente necessaria a produrre un data flusso in un dato mezzo.


H è indipendente dal materiale
Un dato H fornisce diversi flussi in materiali diversi.
Legge di Ampére (1826)
Le correnti generano dei campi magnetici.

 H  d l   IC
Somma delle correnti
concatenate col circuito
l
l'integrale lungo una linea chiusa del campo magnetico è uguale alla somma delle correnti
elettriche ad essa concatenate
Nel caso di un percorso che concatena N volte
un conduttore percorso da corrente I

l H  d l  N  I
N.B.
Le correnti concatenate devono essere prese col segno positivo o negativo a seconda che
vedano circolare intorno a sé la linea rispettivamente in senso antiorario o orario.
La corrente è stazionaria o almeno quasi-stazionaria.

rot H  J Legge di Ampére in forma locale


quarta equazione di Maxwell (1861) nel caso stazionario.

Densità di corrente
Caratterizzazione magnetica dei diversi mezzi
I materiali possono essere classificati in tre gruppi relativamente al loro comportamento
quando siano investiti da un campo di induzione magnetica.
a. diamagnetici reagiscono con una magnetizzazione piuttosto debole di segno opposto
a quella del campo esterno (ad es.: Cu, Ag, Bi, Au, C, Cd, Hg, Pb, Si)
b. paramagnetici presentano una magnetizzazione debole concorde con quella del
campo esterno (ad es.: Pt, Mg, Al, Cr, Mn, Sn)
c. ferromagnetici (Fe, Ni, Co) subiscono una magnetizzazione intensa concorde col
campo esterno e presentano i fenomeni peculiari del magnetismo residuo e dell’isteresi,

Un materiale vergine sottoposto a magnetizzazione crescente descrive la curva di prima


magnetizzazione

Piede
Un valore della Zona lineare
permeabilità Ginocchio
Saturazione
Isteresi magnetica
(dal greco ritardo)
Un toroide ferromagnetico vergine è stato magnetizzato fino al valore di induzione BM; si fa
decrescere la corrente di eccitazione circolante nell’avvolgimento fino a ridurla a 0.
La caratteristica magnetica non ripercorre la caratteristica di prima magnetizzazione ma si
sviluppa secondo un diverso percorso, che si conclude nel punto (0, Br): il materiale
presenta, così un valore di induzione residua che lo rende un magnete permanente.
Per annullare il magnetismo residuo, occorre proseguire nella curva invertendo il senso della
corrente fino ad ottenere un valore di campo pari ad H=-Hc ( forza coercitiva).
Il percorso chiuso viene chiamato ciclo di isteresi.
B tan-10
L’area racchiusa dal
ciclo di isteresi Bmax
rappresenta Br SATURAZIONE
l’energia perduta in
calore nel -Hmax -HC
volume unitario del
materiale per isteresi HC Hmax H
magnetica.
-Br
HC: forza coercitiva
Br: induzione residua
L’aspetto e l’ampiezza del ciclo di isteresi sono largamente variabili e sono
strettamente legati alla temperatura (un aumento di temperatura fa diminuire
i valori di B) e al tipo di materiale.

- magneticamente duri: presentano valori relativamente elevati di


magnetismo residuo e di forza coercitiva e un’area piuttosto ampia del ciclo di
isteresi (magneti permanenti, polveri di ossidi di ferro impiegate nella
costruzione di nastri o supporti magnetici per la registrazione analogica o
digitale di dati e/o musica). Un valore elevato della forza coercitiva garantisce
scarsa sensibilità ai campi esterni meno intensi e buona stabilità nel tempo
dell’informazione registrata;
- magneticamente morbidi: presentano bassa forza coercitiva, modesto
magnetismo residuo e piccola area del ciclo di isteresi.

Le ferriti, prodotte in varie forme (barrette, gusci, toroidi, ecc,) e dimensioni


mediante sinterizzazione1 di un ossido doppio di ferro e di un metallo
bivalente. Nelle ferriti le caratteristiche tipiche di un materiale “ceramico” si
accompagnano a un ciclo di isteresi piuttosto “squadrato” e di area
estremamente modesta: le ferriti, perciò, si magnetizzano e smagnetizzano
molto facilmente; la loro magnetizzazione periodica comporta dissipazioni
energetiche e riscaldamenti, molto limitati.

1 Trattamento termico o meccanico al quale vengono sottoposti agglomerati di polveri o granuli metallici allo scopo di provocare la saldatura
e migliorarne la resistenza meccanica. Si ricordi che: i prodotti di sinterizzazione sono generalmente molto duri ma piuttosto fragili.
Un materiale ferromagnetico sottoposto a magnetizzazione periodica alternativa si
riscalda
per effetto dell’energia perduta per isteresi in ogni ciclo: le perdite per isteresi
dipendono,
dalla frequenza della corrente di eccitazione e dal valore massimo dell’induzione.
L’ energia perduta nel volume unitario del materiale per ogni ciclo
Formula di Steinmetz Formula di Richter

Wi  BMn Wi  BM  BM2


Tutti i coefficienti, dipendenti dal materiale, sono di natura empirica. Per i materiali più
diffusi n=2

Le perdite per isteresi sono rilevanti:


a. quando la frequenza di magnetizzazione è molto elevata (centinaia di MHz) , come
nelle applicazioni delle telecomunicazioni (radiofonia, televisione, ecc.)
b. quando, pur essendo relativamente bassa la frequenza (ad esempio, quella di rete, a
50 Hz) le perdite per isteresi si presentano molto elevate per le notevoli dimensioni
dei nuclei magnetici impiegati.
Nel caso delle alte frequenze di lavoro si utilizzano le ferriti in maniera praticamente
esclusiva: un esempio tipico è l’antenna ricevente per la sezione AM di un apparecchio
radio, realizzata avvolgendo un certo numero di spire intorno ad una barretta di ferrite.
Per le grosse macchine elettriche (come i grandi trasformatori) la riduzione delle perdite
per isteresi si consegue mediante l’impiego di speciali leghe o particolari lavorazioni
meccaniche.
Perdite per correnti parassite (o di Foucault)
Quando il materiale è attraversato da un flusso di induzione magnetica variabile nel
tempo, oppure quando il materiale è in movimento rispetto alle linee di campo
magnetico, venendo così tagliato dalle linee stesse, si instaurano nel materiale conduttore
correnti parassite sostenute dalle f.e.m. indotte nel materiale ferromagnetico. Se il flusso
varia ciclicamente con frequenza pari ad f [Hz] , le perdite per correnti parassite in ciascun
Kg peso valgono:

Pcp = Kcp · (Kf · f · BM)2 [W/Kg]

Kcp costante che dipende dalla natura del materiale ferromagnetico e dallo spessore dei
singoli lamierini nel caso di nuclei a lamierini

Kf fattore di forma dell'onda di variazione del flusso nel tempo (vale 1,111 nel caso di
variazioni perfettamente sinusoidali).

Per limitare le perdite si sostituiscono i nuclei massicci con pacchi di lamierini sottili, di
sezione equivalente, separati da un isolante (vernice o carta). Laminando il materiale
secondo piani paralleli alle linee di induzione, gli N lamierini, isolati fra loro, hanno
spessore a/N. In un lamierino di spessore a/N il percorso delle correnti parassite
abbraccia solamente il flusso Φ/N e la tensione indotta risulta e/N.

Inoltre, aggiungendo silicio al materiale ferroso si aumenta la resistività.


Trasformatore
Il trasformatore è una macchina elettrica “statica” che trasferisce energia da un circuito ad un altro per il tramite
dell’induzione elettromagnetica: è per questo che un trasformatore può funzionare solo in regime non stazionario. Nella
stragrande maggioranza dei casi i trasformatori vengono impiegati in regime sinusoidale, alla cosiddetta frequenza
industriale (o di rete), che in Europa (e nella maggior parte del mondo) è di 50 Hz, mentre negli U.S.A. è di 60 Hz. Attorno ad
un nucleo di materiale ferromagnetico sono avvolti due avvolgimenti composti avvolgimento primario ed il secondario.
Quando si alimenta il primario facendo circolare una corrente alternata, il campo magnetico prodotto da tale corrente
induce nel secondario una f.e.m.. Se l’avvolgimento secondario è chiuso su un carico, la f.e.m. indotta fa circolare una
corrente alternata. Il rapporto tra i valori efficaci delle tensioni e delle correnti al primario ed al secondario dipende dal
rapporto tra i numeri di spire.
Il trasformatore permette quindi il trasferimento di potenza, in corrente alternata, tra il circuito primario e quello
secondario, in assenza di contatto elettrico tra i due circuiti, a diversi valori della tensione e della corrente.
Il trasformatore è costituito da due avvolgimenti avvolti attorno ad una nucleo di
materiale ad elevata permeabilità magnetica .

i1 i2
 d1 d 2 Regola della mano destra/
pugno chiuso:
se le dita della mano
v1 v2 indicano il verso di
circolazione della corrente
N1 N2
elettrica I, allora il pollice
stabilisce il "verso di
uscita" del campo
magnetico B dalla spira.
Ipotesi semplificative:

Trasformatore ideale
Hp 1: i conduttori non dissipano potenza, nel ferro non ci sono
perdite dovute a isteresi o a correnti parassite
Linee di flusso del campo B
 Flusso Principale: le linee di flusso sono concatenate con i due avvolgimenti
d1 Flusso Disperso Primario: le linee di flusso prodotte da i1 sono concatenate
con il solo avvolgimento 1
d2 Flusso Disperso Secondario: le linee di flusso prodotte da i2 sono
concatenate con il solo avvolgimento 2
Hp. 2: Trascuro i flussi dispersi
 d n rapporto spire
v
 1  N
v2  nv1
1
dt v2 N 2 N2
  v  v1  nv1 Il trasformatore può

2
v  N d v1 N 1 N 1 elevare o abbassare la
 2 2
dt tensione

Hp. 3: Permeabilità magnetica del nucleo ∞

Poichè B   H ma     H  0 all’interno del nucleo.


La legge di Ampere applicata ad una linea chiusa interna al nucleo (tratteggiata)

 H  dl N i  N i
11 2 2  N1i1  N 2i2  0
i2 N1 1
 i2   i1 Trasformatore ideale
i1 N2 n
. .
V 2  nV 1

. 1.
Regime sinusoidale

I 2   I 1
 n
Il modello è ideale. In realtà infatti in regime stazionario non si ha induzione
elettromagnetica. Al contrario, il trasformatore ideale funziona anche in corrente
continua.
Induttori accoppiati
Sono due bobine sufficientemente vicine da provocare
accoppiamento magnetico
Componente passivo non dissipativo
i1 i2
M  di1 di2
v1 L1 L2 v2 v1  L1  dt  M  dt  0

v  M  di1  L  di2  0
 2 dt
2
dt
i1
M
i2
L1 , L2  0
L1 L2 L1 e L2 coefficienti di autoinduzione
v1 v2 M coefficiente di mutua induzione

Dal punto di vista energetico, la mutua induttanza è analoga ad un induttore.


In regime sinusoidale:
.
V 1  jL1I1  jMI2
.
V 2  jMI  jL I
 1 2 2
Due bobine accoppiate magneticamente: i1 genera un campo magnetico le cui linee di flusso
sono in parte concatenate con entrambe le bobine  , in parte con la sola bobina 1 d1 (idem
per i2)
i1 i2=0
11 Flusso attraverso la bobina 1 dovuto a i1
11 21 Flusso attraverso la bobina 2 dovuto a i1
N1  21 N2
22 Flusso attraverso la bobina 2 dovuto a i2
12 Flusso attraverso la bobina 1 dovuto a i2

 1  11  12 1 Flusso Concatenato con la bobina Primaria


 2 Flusso Concatenato con la bobina Secondaria
 2   21   22

Nell’ipotesi di mezzi lineari

11  L1i1  21  M 21i1  22  L2i2 12  M 12i2


 d1 di1 di2
 dt  v1  L1 dt  M dt Si può dimostrare che M12=M21=M
 d di1 di2 (non lo dimostriamo)
 2
 v2  M  L2
 dt dt dt
± M?
Se avvolgiamo le dita
della mano destra intorno
alla bobina nel verso
d2d2 della corrente, il flusso
generato dalla corrente
d1=11
ha il verso indicato dal
pollice.
12+ 21= 

I flussi prodotti dalle due correnti sono concordi: una corrente i2 crescente
produce un termine positivo nella tensione v1 (+M).

Dipende da come il filo è stato fisicamente avvolto nella due bobine.


Per non mostrare i dettagli costruttivi nella schema circuitale si ricorre alla
convenzione dei puntini.
Convenzione dei punti
Nel calcolo della tensione su un induttore, la caduta di
tensione provocata dalla corrente che scorre nell’altro è
concorde (+M) con quello provocato dalla corrente propria, se
le due correnti si trovano nella stessa posizione rispetto ai
suddetti punti (entrambe entranti o uscenti)

i1 i2 i1 i2 i1 i2 i1 i2
M M M M

L1 L2 L1 L2 L1 L2 L1 L2
v1 v2 v1 v2 v1 v2 v1 v2

a) +M b) +M c) +M < d) -M

LE MUTUE A 3 E 4 TERMINALI HANNO LE STESSE EQUAZIONI


COEFFICIENTE DI ACCOPPIAMENTO ( 0  k  1)

M k = 0 disaccoppiamento
k k = 1 accoppiamento stretto /perfetto – avvolgimenti quanto più
L1L2 possibile vicini
Trasformatore Reale - Circuiti accoppiati su ferro
I circuiti mutuamente accoppiati sono avvolti su un nucleo ferromagnetico, una lega di ferro
ad elevata permeabilità (non più infinita) per ottenere elevati valori del campo magnetico
anche con un numero di spire ridotto.
Come ipotesi semplificativa assumiamo che il mezzo in cui ha sede il campo magnetico sia
lineare. Terremo invece conto dei flussi dispersi e della dissipazione di potenza.
i1 i2

 d1 d 2 Le spire hanno la forma


della sezione del nucleo, di
area A
v1 v2
N N
1 2 Per la linearità

 d 1  Ld 1  i1

 d 2  Ld 2  i2
Per la legge di Ampere applicata alla linea tratteggiata

 H  d l  Hl  N i  N i
11 2 2

 
B  H  N1 i1  ni2  1  N1 BA  AN12 i1  ni2 
 c1  Ld 1i1  Lm i1  ni2 

 c 2  Ld 2i2  nLm i1  ni2 

Lm  AN12 Induttanza di magnetizzazione
l
 d c1
 c1  Ld 1  Lm i1  nLmi2  dt  v1  Ld 1  Lm i1  nLmi2
 

 c2  nL i
m 1  Ld2  n 2

Lm i2  d c 2  v  nL i  L  n 2 L i
 
 dt 2 m 1 d2 m 2
Confrontando con le equazioni degli induttori mutuamente accoppiati
L1  Ld 1  Lm M  nLm L2  Ld 2  n 2 Lm
Da cui il coefficiente di accoppiamento
M nLm Se il flusso disperso è trascurabile k1.
k 
L1 L2 Ld 1  Lm Ld 2  n 2 Lm 
A regime sinusoidale

V1  jLd 1 I1  jLm I1  nI2   j Ld 1  Lm I1  jnLm I2

V2  jnLm I1  nLm I2   jLd 2 I2
V1  Ld 1  Lm I1  nLm I2
Circuito equivalente del trasformatore


V2  nLm I1  Ld 2  n 2 Lm I2
jLd 1 nI2 jLd 2
1:n I2
I1
I  nI 
1 2
V2
jLm
V1

E’ stata trascurata solo la dissipazione di energia

Verifica: ipotesi alla base della definizione del trasformatore ideale


1. Flussi dispersi nulli Ld1=Ld2=0 (k=1)
2. ∞ allora Lm ∞

Rimane un trasformatore ideale.


Perdite nel rame
Occorre tenere conto della resistenza degli avvolgimenti in rame che dissipano potenza per
effetto Joule  R1 e R2
Perdite nel ferro
La variazione temporale del campo magnetico induce nel nucleo ferromagnetico un campo
elettrico che a sua volta provoca la circolazione di correnti parassite e quindi una
dissipazione di potenza per effetto Joule.
Anche l’isteresi magnetica nel ferro provoca delle perdite.
Le perdite nel ferro si possono simulare immaginandole dovute ad un terzo avvolgimento
fittizio di N1 spire chiuso su una resistenza Rf.

I1 I2

N1 N2 E 2 
Z V2
V1

.
N1
If
Rf
Il flusso attraverso l’avvolgimento fittizio è 1, quindi ripetendo il procedimento e inserendo
una resistenza in serie a primario e secondario per tenere conto delle perdite nel rame, si ha

V1  R1 I1  jLd 1 I1  jLm I1  nI2  I f 



V2  R2 I2  jLd 2 I2  jLm I1  nI2  I f  jLd 1 R1 I nI2
1
d1
 jLm I1  nI2  I f    R f I f
dt
jLm
I f  
R f  jLm
I1  nI2   Rf jLm
V1  R1  jLd 1 I1  Z p I1  nI2  I f

V2  R2  jLd 2 I2  nZ p I1  nI2 
jR f Lm
con Z p 
R f  jLm
jLd 1 nI2 jLd 2
I1 R1 1:n I2 R2

I 2

V1 V2
Rf jLm

In generale la reattanza di magnetizzazione è molto maggiore di quella di dispersione e


delle resistenze R1 e R2.
Caratteristiche costruttive

Nucleo:
realizzare l’accoppiamento attraverso un circuito magnetico di materiale
ferromagnetico e quindi di elevata permeabilità magnetica (o bassa riluttanza):
 riduce le linee di flusso disperso
 per la sua elevata permeabilità magnetica relativa consente una drastica
riduzione della corrente di magnetizzazione richiesta per sostenere il flusso
principale (NI ∝ / si capirà in seguito)

Forme costruttive più comuni

Nucleo a colonne Nucleo a mantello (o corazzato)


Nucleo a colonne Nucleo a mantello (o corazzato)
NUCLEO A 3 o 5 COLONNE
PER TRASFORMATORI TRIFASE
Per ridurre le perdite per correnti parassite
 lamierini di acciaio speciale (da trasformatore) da alcuni mm (piccolissima
potenza) a 0.35-0.5 mm

 lamierini isolati mediante carta (0.03 mm) per piccoli trasformatori o vernici
nei grandi. Fino a qualche kVA si affida l’isolamento allo strato di ossido di
ferro

 acciaio legato con silicio (qualche percento) aumenta la resistività (e la


fragilità): cifra di perdita ˜ 1 W/kg (per 1 Wb/m2 e 50 Hz) (le lamiere normali
arrivano a 3 W/kg)
giunti alternati o intercalati
giogo
giunto piallato

colonna

Traferro= 0.05 mm Traferro= 0.03 mm

L’assemblaggio dei nuclei presenta dei giunti tra colonna e giogo (traverso).

Il giunto piallato si ottiene serrando tra loro due pacchi distinti (colonna e giogo)
separati da un isolante (ad esempio carta per bloccare le correnti parassite):
lavorazione più semplice ma traferro maggiore con diminuzione di  (aumento della
riluttanza).

I giunti alternati sono più compatti e presentando meno traferro, aumentano la


permeabilità (riducono la riluttanza): sono di lavorazione più laboriosa.
Per piccole potenze < 1 kVA si utilizza il nucleo bobinato

Il nucleo è costituito da un nastro d’acciaio a spirale laminato a freddoniente


traferropiccola corrente magnetizzanterisparmio del 15-20% sul materiale

nucleo bobinato
a colonne nucleo bobinato
a mantello

Le colonne, per piccole potenze, possono essere


anche quadrate ma per potenze superiori bisogna
tendere alla forma circolare visto che gli avvolgimenti
sono costruiti in questo modo. Si adotta la soluzione
della sezione a gradini che aumentano con il crescere
della potenza.
Avvolgimenti
rame o alluminio
sezione circolare o rettangolare (a piattina)
Supponendo la macchina ideale V1 I1 = V2 I2 quindi l’avvolgimento a bassa tensione
sarà attraversato da una corrente più alta ed avrà una sezione maggiore:
l’avvolgimento di A.T. sarà costituito da un numero di spire maggiore e di minor
sezione mentre quello di B.T. avrà meno spire di sezione maggiore.

Configurazioni
Concentrico: alta e bassa tensione formano due cilindri coassiali
Alternato
AT BT BT AT BT

AT

BT

AT

BT

concentrico alternato
Sistemi di raffreddamento
Il riscaldamento dei trasformatori durante il funzionamento porterebbe al rapido
deterioramento degli isolanti

a secco (fino a qualche decina di kVA): il calore è asportato tramite circolazione dell’aria,
naturale o forzata.

a bagno d’olio (per trasformatori di maggiore potenza)


le parti attive sono immerse in olio che fa da isolante e refrigerante. Si può avere
raffreddamento per convezione naturale o circolazione forzata

A seconda del tipo di circolazione del fluido refrigerante si possono avere vari modi di
raffreddamento contraddistinti da sigle:
AN (Air Natural)
AF (Air Forced)
Le prime due lettere indicano il mezzo di
ONAN (Oil Natural Air Natural)
raffreddamento interno in contatto con gli
OFAN (Oil Forced Air Natural)
avvolgimenti e il tipo di circolazione mentre le altre
ONAF (Oil Natural Air Forced)
lettere indicano il mezzo di raffreddamento e il tipo di
OFAF (Oil Forced Air Forced)
circolazione sull’involucro esterno.
OFWF (Oil Forced Water Forced)
Cassone
lamiera d’acciaio

Trasformatore di distribuzione / ad alta


tensione / a bagno d'olio/ 25 - 2 500 kVA
La targa di esempio riporta, nel riquadro cni,
• tensioni massime per i componenti (apparecchiature) del sistema, rispettivamente
24 e 3,6 kV.
• livello d’isolamento: per il primario la tenuta alla tensione di prova a frequenza
industriale, 50kV, ed ad impulso atmosferico, 125 kV e per il secondario la sola
tenuta alla tensione di prova a frequenza industriale, 8 kV.
Le caratteristiche degli isolatori passanti sono elencate in EN50180
Applicazioni: trasmissione dell’energia elettrica
R Pg  Vg I l Pd  Rl I l2
I l
Ru A parità di potenza erogata Pg, per ridurre le perdite

V V sulla linea conviene aumentare Vg e ridurre Il
g u

Ecco qual è la funzione del trasformatore. Poiché il trasformatore non funziona in


continua, l’energia elettrica viene prodotta e distribuita in forma alternata.
In realtà la trasmissione avviene con linee trifase.
Applicazioni: trasformatori di misura

TA
Analogamente se voglio misurare una corrente elevata abbasso la corrente
con un trasformatore. Poiché l'amperometro ha un'impedenza interna molto
piccola, il trasformatore funziona in corto circuito.
I trasformatori di corrente (TA) vanno collegati in serie al conduttore su cui scorre
la corrente da misurare.
TV
Quando si deve misurare una elevata tensione alternata conviene
abbassare la tensione con un trasformatore. Poiché il Voltmetro ha
un'impedenza elevata, il trasformatore funziona a vuoto.
I trasformatori di misura (TV) vanno collegati in derivazione (in parallelo) alla linea
in modo da sottoporre l’avvolgimento primario alla tensione che si vuole misurare.
Applicazioni: trasformatori di isolamento
Il trasformatore è utile anche per garantire isolamento elettrico tra il circuito
sotto misura è l'operatore. Grazie alla presenza del trasformatore non
esiste un percorso chiuso attraverso il corpo dell'operatore in cui può
scorrere corrente, pertanto non si incorre in alcun rischio.

Infatti la tensione di ingresso può essere uguale a quella di uscita, poichè il


suo compito principale è quello di separare il circuito di alimentazione che
parte dalla cabina Enel, da quello che alimenta, ad esempio, una presa.
La protezione è ottenuta grazie all’ isolamento tra avvolgimento primario e
avvolgimento secondario.

In caso di contatto, la persona non viene attraversata da corrente in quanto


il circuito non può chiudersi con un componente isolato.

Potrebbero piacerti anche