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Petrarca

Il documento riassume una nuova edizione italiana del libro di Nicholas Mann su Petrarca. L'edizione è curata da Gian Carlo Alessio e Luca Carlo Rossi. Mann considera il rapporto tra la vita e le opere di Petrarca e rivaluta l'importanza dei suoi scritti in latino. Il riassunto fornisce alcuni esempi chiave di come Mann interpreta Petrarca.
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Petrarca

Il documento riassume una nuova edizione italiana del libro di Nicholas Mann su Petrarca. L'edizione è curata da Gian Carlo Alessio e Luca Carlo Rossi. Mann considera il rapporto tra la vita e le opere di Petrarca e rivaluta l'importanza dei suoi scritti in latino. Il riassunto fornisce alcuni esempi chiave di come Mann interpreta Petrarca.
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Piccola biblioteca 125

con un apparato critico che tenga conto delle varianti più importanti", tale da permette-
rne una comprensione più precisa "reinserendolo nel corso dei pensieri da cui nacque e
in cui sta tutto il suo significato; restituendogli la sua instabile e appassionata realtà di
opera ideologicamente e personalmente impegnata", e rendendo allo stesso tempo "più
agevole uno studio puntuale della [sua] prosa" (186-87) che l'autore rivide con attenzio-
ne.
In conclusione questo nuovo lavoro del D'Andrea conferma le sue qualità di studioso
preciso e sollecitante, capace di spaziare in aree diverse e di illuminare rigorosamente
momenti difficili nelle opere e negli autori esaminati, portando nel suo linguaggio lucido
e nelle sue accurate messe a punto soluzioni e prospettive che meritano sempre di essere
tenute presenti e, anche ove non se ne condividano sempre i risvolti e le implic£izioni,
stimolano ed agevolano in maniera non indifferente ulteriori analisi ed approfondimenti.

ANTOMO FRANCESCHETTI
University of Toronto

Nicholas Mann. Petrarca. Oxford-New York: Oxford UP, 1984. Edizione italia-

na a cura di Gian Carlo Alessio e Luca Carlo Rossi. Premessa di Giuseppe Velli.

Milano: LED, 1993. Pp. X, 115.

L'edizione italiana del Petrarca di Nicholas Mann, attentamente curata da Gian Carlo
Alessio e Luca Cîirlo Rossi (con premessa di Giuseppe Velli e il contributo di Violetta
De Angelis), conferma l'interesse con cui è stata accolta, nel 1984, la pubblicazione ori-
ginale, ma permette di estendere, oggi, le inferenze storico-critiche con motivazioni forse
allora inaspettate. Innanzitutto, come rileva lo stesso Velli nella Premessa, l'autore, che
è uno dei più noti studiosi del Petrarca (in particolare del Bucolicum Carmen), e, ora, di-

rettore del prestigioso Warburg Institute di Londra, ha voluto scrivere, da specialista, un


libro p)er lettori non specialisti. Ma l'aspetto divulgativo, peraltro sempre stilisticamente
controllato, nasconde un'ambizione teorico-critica che fa di questa sintesi qualcosa di
più di una biografia letteraria.
L'intento di Mann è quello, da un lato, di valorizzare il congeniale rapporto che
s'instaura in Petrarca tra letteratura e vita e, dall'altro, rovesciando la tradizionale

gerarchia, di considerare il Petrarca 'latino' come ineliminabile base poietica e diffusiva


di quello 'volgare'. La relazione tra vita e opera, sentita e voluta da Petrarca come
inestricabile, è studiata da Mann con competenza filologico-critica ma anche con il

ricorso alle categorie interpretative della moderna critica letteraria, in particolare quella

attinente alla problematica dell'opera come organismo linguistico- letterario

specularmente sostitutivo della realtà o, in brevi termini, che potrebbero valere anche per
tanti autori novecenteschi, da Joyce a Proust, a Pirandello, a Pessoa e a Montale, (solo
per menzionarne alcuni), della letterarizzazione della vita.

Come si può notare, Mann va oltre l'impianto pur positivo della wUkinsiana Life of
Petrarch, versata piuttosto sull'armonioso raccordo dei tratti salienti dell'esperienza

culturale e storico- sociale del poeta-uomo (grande poeta e grande uomo 'di tutti i

tempi'). E ciò avviene appunto per il suo forte ancoraggio alle suggestioni
dell'ermeneutica contemporanea.
Basti pensare all'insistenza quasi anaforica con cui vengono intitolati i sette capitoli del
126 Piccola biblioteca

volumetto ("La vita come viaggio", "La vita intellettuale", "Vita attiva e vita
contemplativa", "La vita poetica", "La vita morale", "La vita come opera d'arte", "La
vita oltre la morte"). Ovvero al risalto dato al processo di autocostruzione intellettuale ed
artistico compiuto da Petrarca e che il suo critico segue con attiva e moderna
condivisione, fino a descrivere in termini formalizzati le tappe del percorso: "non solo
l'autocoscienza, che ormai ben conosciamo, ma anche un'autonomia gelosamente
salvaguardata, tanto intellettuale quanto morale e sociale: la libertà di atteggiarsi
conformemente alle sue aspirazioni senza curarsi di quello che gli astanti possano
percepire del suo io. E dunque a questa consapevolezza di sé e a quella del flusso e del
cambiamento che ne sono un inevitabile corollario, si aggiunge la consapevolezza del
costruirsi di sé" (90).

In secondo luogo, Mann rivaluta il Petrarca 'latino', non solo per confermare la tra-
dizionale e ormai acquisita primazia umanistica ma, anche e soprattutto, "per sfatare la
leggenda di una radicale frattura fra poesia lirica, erudizione e vita" (43) o per respingere
come "grave ingiustìzia" quella di "considercire il Canzoniere indipendentemente dai
versi latini" (47).

Lo studioso ripercorre la "vita" di Petrarca apprezzando in maniera talora inedita le


opere che costellano le tappe salienti della carriera dello scrittore: come, ad esempio, U
De Remediis, "magnum opus" che "doveva diventare una delle opere di filosofia mo-
un
rale più popolari del XIV e XV secolo" (72). Di conseguenza viene rovesciata la più
consueta propensione storico-critica tesa a ritenere i Triumphi e i Rerum Vulgarium
Fragmenta come le opere 'volgari' più esclusivamente protagoniste della diffusione
dell'opera di Petrarca. Mann è, a tale proposito, molto esplicito: "Ovunque si guardi in
Europa, emerge lo stesso schema: prima U successo travolgente delle opere latine, poi, a
conferma dell'immagine del moralista, la ripresa dei Trionfi e, infine, e soprattutto nel
sedicesimo secolo, il trionfo del Canzoniere (103).

È quindi grazie a tali nessi non puramente cronologici ma storici e poietìci che Pe-
trarca può essere definito da Mann "creatore dell'io moderno" (79).

RINO CAPUTO
Università di Roma "Tor Vergata"

Lorenzo Valla. La falsa donazione di Costantino. Introduzione, traduzione e note


di Olga Pugliese. Testo latino a fronte. Milano: Biblioteca Universale Rizzoli,
1994.

"La più celebre e anche la più controversa delle opere del Valla, nota ai riformatori
protestanti del Cinquecento e messa all'indice dei libri proibiti nel periodo del Concilio
tridentino, la Donazione di Costantino {De falso eredita et ementita Costantini

Donatione, 1440) segnò un punto di svolta nelle discussioni sul rapporto tra potere

politico e religioso". Quest'opera "risolse in maniera definitiva un nodo testuale" di


quello che fu considerato "U caso più famoso nella storia delle falsificazioni" (13). Così
inizia l'introduzione della traduzione di Olga Pugliese dell'opera del Valla che, in tal

modo, ci offre anche le coordinate storico-politico-religiose e letterarie del trattato


vaUiano.

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