Sfida principale filosofia/scienza occidentale: distinzione fra organico e inorganico.
La conoscenza
biologica non ha un percorso lineare.
MONDO ANTICO: la scienza è un ambito abbastanza a sé stante, ma presenta un misto di
religione, filosofia, letteratura e tecnica (l’ambito più ristretto), essendo ancora un sapere di tipo
teoretico-speculativo.
MONDO MEDIEVALE: la religione assorbe la quasi totalità del pensiero umano: quasi tutta la
filosofia, che a sua volta si interseca con la letteratura e l’arte è inscritta nella religione; la scienza
ne è influenzata parzialmente, ma rimane autonomo (influenzato solo in minima parte dalla
letteratura e in buona parte dalla scienza naturale stessa) l’ambito tecnico.
MONDO MODERNO: la scienza naturale e la tecnica vedono un enorme sviluppo, diventando fra
gli ambiti di indagine di maggiore importanza: c’è una buona pervasività del sapere, nel senso che
ogni campo (religione, filosofia, arte e letteratura, tecnica e scienza naturale) influenza gli altri.
MONDO CONTEMPORANEO: la filosofia diventa fortemente interdisciplinare, inserendosi a
metà fra religione, arte e scienza naturale. Tocca, in minima parte anche l’ambito tecnico, che soi è
del tutto emancipato dalla religiosità ed è la parte più importante del sapere umano.
GEORGES CANGUILHEM: L’epistemologia può essere solo storica, poiché dipende dalle
scienze, le quali hanno una storia. Ogni teoria della conoscenza si fonda sulla scienza del suo tempo
(es. Kant fonda su fisica Newtoniana), poiché la scienza è una regione del sapere. Scrive “La
conoscenza della vita” e “Il normale e il patologico”.
Scienze della vita: studiano l’essere vivente nel suo essere irriducibile alle leggi fisico-chimiche,
poiché egli trasforma l’ambiente e l’ambiente trasforma lui. Se la biologia si riducesse a fisica e
chimica, annullerebbe la specificità del suo oggetto di studio.
Proprio questa specificità è fonte di problemi: la biologia si trova spesso davanti a ambiguità e
divisioni. Meccanicismo e vitalismo, discontinuità e continuità, preformazione ed epigenesi,
atomicità e totalità.
Patologico: Canguilhelm pensa la malattia come sforzo per ottenere un nuovo equilibrio, non
solo come eccesso o difetto di eccitazione nei tessuti. Afferma come lo stato patologico si manifesti
quando l’individuo non si adatta all’ambiente o alle norme culturali entro cui vive.
JACQUES MONOD: Contemporaneo Canguilhelm, ma approccio diverso rispetto a quello
dell’epistemologo: “Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia
contemporanea”. Agli uomini di scienza si impone un dovere: pensare la propria disciplina
all’interno del quadro generale della cultura del tempo in cui vivono, perché solo così facendo è
possibile arricchirla di quelle idee interessanti dal punto di vista umano.
Il libro si basa sulla contraddizione epistemologica della biologia, basata sul dualismo
caso/necessità. La biologia, da un lato, si occupa di oggetti dotati di apparente progettualità nelle
loro funzioni e interessi, parlando quindi di teleonomia. Dall’altro, deve trattare il vivente
eliminando ipotesi finalistiche in quanto disciplina scientifica. La contraddizione si potrebbe
risolvere, mostrando come vi sia in effetti compresenza di caso e necessità: necessità
dell’invarianza riproduttiva, caso nelle variazioni genetiche. Coesistono permanenza e
mutamento.
Non c’è spazio per vitalismi e animismi nell’organismo, poiché esso è una macchina chimica a
base di proteine. L’uomo, a questo punto, capisce di essere solo nell’immensità indifferente
dell’universo, dalla quale è emerso per caso. Non ha doveri o destini. È fortemente anti-
antropocentrico.
FRANÇOIS JACOB: Uno dei definitori del modello dell’operone (gruppo di geni trascritti in
ogni singola molecola di RNA, per cui soggetti a regolazione). Scrive “La logica del vivente”:
afferma come “dal punto di vista genetico, l’essere vivente rappresenti l’esecuzione di un
programma che nessuna volontà ha scelto e nessuna intelligenza ha concepito”. Legge nel progresso
scientifico un progressivo layering: dall’analisi della superficie visibile (6-’700) del vivente si
passa all’organo e all’”organizzazione”, ovvero l’analisi delle funzioni della componente
elementare del vivente (la cellula) nell’800. Nel ‘900 si scende poi all’interno della cellula, nel
nucleo, per comprendere DNA e geni. Infine, si scende ulteriormente nell’analisi delle molecole di
acido nucleico, le quali costituiscono i geni.
DEFINING LIFE: Raccolta di contributi che cercano di definire la vita. Una che mi piace è La
vita è un ordine macromolecolare temporizzato. Molte vertono sulla capacità dei viventi di
interagire con l’ambiente, unendo un disordine causato dall’azione ad un ordine intrinseco delle loro
funzioni; inoltre, si fanno molti richiami all’adattività dell’organismo vivente e alla sua capacità di
autoregolazione. Alcuni, come Haldane, ritengono non sia possibile dare una risposta esaustiva
alla domanda “che cos’è la vita”. Questo è interessante, poiché la biologia si basa sullo studio del
vivente, ma non riesce a formulare una definizione generalmente riconosciuta del termine vita, sul
quale basa la sua esistenza. La storia stessa della biologia consiste nel tentativo di dare una risposta
a questa definizione
Ad oggi, riteniamo viventi gli organismi che manifestino la maggior parte delle seguenti
caratteristiche: omeostasi, organizzazione, metabolismo, crescita, adattamento, risposta agli
stimoli, riproduzione.
CRISTOPHER G. LANGTON: Dovremmo riuscire a vedere la vita nel senso di vita-come-
potrebbe-essere, mentre la vediamo solo come vita-come-la-conosciamo. La vita artificiale vede
la vita come proprietà dell’organizzazione della materia, non come proprietà della materia, che si
organizza in tal senso. La vita artificiale è lo studio di sistemi creati dall’uomo che esibiscono
comportamenti dei sistemi viventi naturali. Cerca di allocare la vita come la conosciamo all’interno
dello scenario più grande: la vita come potrebbe essere.
Nel 2010 gli scienziati sono riusciti a sintetizzare una cellula batterica in gradi di autoreplicarsi:
l’idea di fondo è che le sequenze genomiche di acidi nucleici non siano così dissimili dal codice
binario dei computer: se il DNA è stato digitalizzato convertendo A, C, T, G in 0 e 1, forse è
possibile anche effettuare il processo inverso. È stato infatti creato un codice genetico
completamente elaborato dall’uomo e questo è stato inserito in una cellula, che quindi è la prima
cellula controllata completamente da un genoma sintetico. Il principale promotore di questo
esperimento è John Craig Venter, che nel 1995 sequenzia il primo genoma intero di un organismo
vivente (batterio Haemophilius influenzae) e nel 2000 decifra, con il suo progetto, tutti i geni del
DNA umano.
DAL NEOLITICO ALLA GRECIA ANTICA:
Secondo Asimov, i primi biologi furono aruspici, macellai ed imbalsamatori: se dapprima per
curarsi si richiedevano aiuti divini, nel mentre ogni volta che un organismo animale veniva
macellato non si poteva fare a meno di osservarne i meccanismi viventi. Tuttavia, la prima volta in
cui l’uomo si deve essere chiesto cosa sia la vita secondo Mayr si potrebbe far risalire a quando
ancora c’erano solo raccoglitori, cacciatori e pastori, in quanto ancora l’animismo non poneva un
confine chiaro tra oggetti animati e inanimati.
EGITTO: Nelle testimonianze dell’epoca (Erodoto) si nota come, pur avendo sicuramente
conoscenze anatomiche raffinate, non si desse alcun’importanza al cervello, che veniva asportato e
gettato in mummificazione. Diversamente, i visceri venivano asportati e trattati. Nel cadavere si
lasciano solo cuore (necessario per l’arrivo nell’aldilà) e reni (difficili da raggiungere).
Già un certo culto della medicina: Imhotep, medico e sacerdote di Ra, viene divinizzato ed
equiparato ad Asclepio (Dio greco della medicina), usando le sue statuette come amuleto contro la
malattia. Da varie testimonianze di questo tipo, su tutte il papiro Edwin Smith riportante vari casi
clinici e descrizioni anatomiche, comprendiamo come la medicina egizia abbia anche un che di
“empirico”, non solo superstizione ed incantesimi. Il centro di tutto è il cuore ed il corpo è
immaginato come un micromodello della Terra stessa, bagnata dal Nilo, quindi con grande
attenzione ai canali che trasportano aria, liquidi e solidi in giro per il corpo a partire dal cuore.
Egitto → Grecia: si tende a pensare che prima di Talete semplicemente la filosofia non esistesse,
trascurando quindi tutta la parte precedente. Alcuni insistono sulla discontinuità culturale,
affermando come si possa parlare quasi di “Miracolo Greco”, poiché per la prima volta la natura
viene pensata in senso razionale e non mistico, mentre altri ritengono che la filosofia e scienza
Greche siano debitrici di quelle Egiziano-mediorientali (Mesopotamia).
Molte testimonianze, per esempio riguardanti Pitagora, parlano di influenze Egizie-Caldee-Fenicie
sulla filosofia ellenica.
PITAGORA: Esponente della categoria che identifica filosofi e medici, in quanto materie che
condividono la forma mentis. Anche Aristotele ritiene che salute e malattia non siano solo
argomento medico, ma fisico (filosofi naturali): i migliori fra i medici traggono i loro principi
direttamente dalla natura, mentre i migliori fra i filosofi naturali indagano anche i principi medici.
ALCMEONE: Vi è nuova visione del sapere: inferire dall’evidenza, non ricercare come
rivelazione, certezza immediata; il sapere è temporale e progressivo. La parola è Tekmairesthai:
procedere per indizi, congetturare. Alcmeone parla di una conoscenza che vive e cambia nel
tempo. Alcmeone succede a Pitagora, nel momento in cui la “sapienza” deve essere sostituita
dall’indagine empirica.
È anche fra i primi, forse il primo a parlare di percezioni che giungono al cervello e lì si
accordano. La riscoperta del cervello e l’uso di questo e della capacità razionale come punto di
distacco con gli animali è fondamentale: spezza il legame fra conoscenza e realtà: l’uomo è
eterogeneo rispetto al mondo, quindi quello stesso mondo non è più perfettamente trasparente e
immanente all’uomo: verità e realtà non sono più immediatamente deducibili l’una dall’altra.
Alcmeone ritiene che il rapporto interno-esterno, uommo-natura si amediato da organi e processi
percettivi. È il primo esempio di encefalocentrismo, tipo di pensiero che implica l’impossibilità di
cogliere la natura nella sua immediatezza, investigandola in modo critico alla ricerca di conferme o
smentite.
ANASSIMENE: Prima idea di universo come gigantesco organismo vivente che respira l’aria in
cui è immerso; il respiro stesso è vita e anima di quell’universo.
ANASSAGORA-ARISTOTELE: Primo “uomo più intelligente perché ha le mani” → l’uomo
acquista l’intelligenza grazie al possesso delle mani, secondo “ha le mani perché più intelligente”
→ la mano è strumento dell’intelligenza, quindi questa già era inscritta nella natura umana e per
esercitarla sono state date le mani all’uomo.
Anassagora porta una teoria evolutiva: si passa dalla vita acquatica a quella terrestre, dal pesce
all’uomo
EMPEDOCLE: Parentela uomo-animali: entrambi composti della medesima materia; tutto il
mondo è in realtà in continuità, piante e minerali compresi, dotato di pensiero, sensazioni e
ragione. Vista la contiguità, ci si dovrebbe astenere dal mangiare animali.
DEMOCRITO: Atomismo, casualità, spazio vuoto ed infinito. Materia e spazio sono gli unici enti
esistenti e i corpi influiscono per contatto diretto. Dai corpi emana una forma che conserva la
struttura del percepito: le qualità sensibili sono dunque frutto di un’alterazione strutturale del
percipiente. Vita e psiche sono manifestazioni di configurazioni di atomi (esistono anche atomi
psichici); l’anima stessa è formata di atomi, i quali sono concentrati soprattutto nel cervello.
Tripartisce: cuore come sede emotiva, fegato come sede appetitiva, cervello sede animistica e
razionale. Formula teoria dell’ereditarietà: il seme (maschile-femminile) contiene estratto di tutte
le parti del corpo, quindi i figli assomigliano ai genitori perché tramite il seme ricevono copie
minute dei loro organi.
IPPOCRATE E TRADIZIONE IPPOCRATICA:
Importante chiarire alcuni “bias” storiografici: si tende ad attribuire ad eventi e figure del passato il
fine di aver anticipato la storia moderna, attribuendo quindi alle indagini dei pensatori classici
valore solo nel momento in cui si siano rivelate precorritrici di quelle moderne. Lo storico
dovrebbe indagare il punto di vista degli autori stessi, non guardando con gli occhi della scienza
attuale. Inoltre: a Greci e Romani manca un concetto che corrispondesse a quello di scienza
moderno: episteme e scientia indicano il sapere generale, non solo quello dei fenomeni naturali.
Non c’è una nozione che corrisponda a “conoscenze acquisite mediante un programma di ricerca
sistematico”.
I termini per i campi del sapere (astronomia, fisica, geografia, ecc.) derivano da vocaboli greci, ma
queste discipline erano infinitamente diverse da quelle odierne. Ad esempio, astronomia e
astrologia sono intercambiabili; fisica come la intendevano i greci, includendo le odierne chimica,
biologia e persino questioni astratte relative a tempo, spazio infinito e causalità (delle quali oggi si
occupa la filosofia della scienza).
IPPOCRATE: Grande problema di fonti, perlopiù indirette. Perlopiù si tramanda la sua
discendenza da Asclepio (Dio della salute) e della sua contemporaneità con Socrate. Ma fra la sua
morte e la sua prima biografia, ci sono almeno 500 anni. La questione ippocratica nasce nel
momento in cui bisogna comprendere che rapporto ci sia fra Ippocrate e il Corpus Hippocraticum.
Pare ragionevole supporre che sia da attribuire non a lui ma alla sua scuola medica, tanto che alcuni
ritengano lecito utilizzare Ippocrate come fosse un termine algebrico, somma degli altri termini che
sono gli autori delle singole opere. In ogni caso, questo segna la nascita di un sapere biomedico
scritto. Il Corpus è suddiviso in 10 libri, il primo dedicato all’epilessia “morbo sacro”, il secono ai
rapporti fra situazioni climatiche e malattie, con alcuni casi clinici. Il quinto è dedicato alla
“filosofia medica”: si cerca di portare il focus sulla caratterizzazione della medicina come una
scienza in lento progresso e continua verifica. Il decimo contiene il giuramento e la deontologia
medica greca.
Le caratteristiche ippocratiche:
• Rifiuto della presenza divina nella causalità naturale
• Distanza da superstizione medico-religiosa
• Techne medica, sapere come unitamente pratico e teorico
• La scienza intersecata fra esperienza e pensiero
Il mondo ha una physis, cioè una serie di proprietà che lo definiscono e lo rendono intelligibile. Le
malattie non fanno eccezione, quindi sono regolari, conoscibili e curabili.
La medicina ippocratica si rifà ai 4 umori, la cui teoria richiama la teoria empedoclea dei 4
elementi: flegma (cervello), sangue, bile gialla (fegato), bile nera (milza), l’alterazione del cui
equilibrio porta allo squilibrio. Il corpo ha in sé i mezzi per guarire, il medico deve solo assecondare
la forza medicante naturale, tentando di ristabilire l’equilibrio.
De Natura Hominis: generazione dei corpi, salute e malattia dipendono dall’equilibrio e
mescolanza delle concrezioni umorali. Gli organi interni sono pompe e canali con vari compiti
rispetto ai liquidi corporei, ma vengono considerati raramente.
De vetere medicina: La natura umana è indifesa e fragile rispetto all’animale: il passaggio da cibo
crudo a cotto segna l’allontanarsi dell’uomo dalla natura, poiché le carni crude provocano dolore,
spingendo l’uomo a inventare un’alimentazione più consona. I mali dell’umanità e la medicina
nascono per la dieta: la medicina non servirebbe se l’uomo si fosse nutrito in modo diverso.
Corpus hippocraticum riprende la questione dieta, facendo elenco di cibi e proprietà nutrizionali e
terapeutiche. La varietà della dietà è necessaria, poiché la natura conosce da sé come operare ed è
alleata dell’arte medica. Si parla di regime, un modo che il soggetto ha di costituirsi il proprio
corpo usando “una preoccupazione giusta, necessaria e sufficiente”. Le cause agenti
sull’organismo sono geografico-climatiche; storico-sociali e individuali. Tutto può diventare
chiaro e prevedibile purché si conoscano certe forze o elementi della Natura. Anche le differenze fra
popoli sono riferite a fenomeni naturali (es. le stagioni o il suolo).
Aria o flatus come primo alimento: può esservi scarsità di cibo e bevande, ma in mancanza d’aria
si muore subito.
La condizione della donna è quasi patologica finché non raggiunge la gravidanza, a quel punto i
liquidi in eccesso vengono impiegati nel nutrimento del feto e non c’è più bisogno del ciclo
mestruale. La maggior parte delle malattie (già presente l’isteria) è dovuta all’utero, così come il
benessere femminile dipende dal suo buon funzionamento. Il corpo femminile è altro rispetto
all’uomo: il suo benessere è strettamente collegato alle funzioni della donna come moglie e madre.
La malattia sacra: Unico scritto non rivolto ad un pubblico di soli medici. L’epilessia è connessa,
nel sapere comune, ad un qualche oltraggio/possessione da parte di una divinità e non curabile con
mezzi umani. L’interpretazione desacralizzante ippocratica non vince la battaglia, sopravvivendo a
lungo l’idea che epilettico=posseduto.
Per Ippocrate, nasce dal conflitto fra flegma (liquido freddo, umido e denso che si muove con
difficoltà) e sangue (caldo, sottile, si muove rapidamente finché c’è una situazione normale, ma in
condizioni di prevaricazione del flegma, quest’ultimo ne arresta il movimento). Il flegma si origina
dal cervello: se non circola adeguatamente, intasa il cervello. Ippocrate parla anche di ereditarietà:
se il figlio riceve miniature degli organi dai genitori, probabilmente allora eredita anche le
patologie. Per curarla, come per altre malattie, bisogna introdurre nell’organismo ciò che le è
ostile: bisogna produrre gli umori contrari tramite la dieta, senza strani riti magici.
Diagnosi mediche: La sintomatologia, in mancanza di conoscenze anatomiche, si deve rifare
all’analisi dei fluidi organici, per cui la terapia è basata sul controllo di quei fluidi (tramite la dieta e
l’inalazione di “buone arie”); il corpo è un vaso entro cui scorrono fluidi, che si possono conoscere
solo in entrata e in uscita.
EPISTEME ANTI-EMPIRICA DI PLATONE:
Orfismo: fenomeno religioso di carattere mistico, il cui fine è un’identificazione mistica con la
divina a cui l’iniziato si assimila tramite l’estasi. Il pitagorismo delle origini riprende la visione che
unisce sapienza e religiosità dell’orfismo, ma la rende più sistematica. L’importanza dell’orfismo
risiede nell’affermazione di una natura divina dell’uomo, composto da un corpo mortale ed
un’anima immortale. All’interno di questo pensiero, irrazionalità e ragione coesistono (es.
Pitagora sciamano).
Anche in Platone c’è traccia di metempsicosi nella narrazione dell’anima (mito di Er), ponendo
anche in continuità morfologia psichica (che determina quella) corporea.
Fedro: ruolo importante fra Platone e medicina Ippocratica. Ippocrate è citato nel processo di
riforma della dialettica in vista della fondazione di una tecnica per le cose empiriche, come la
retorica e la medicina. Platone cerca di recuperare Ippocrate poiché lo ritiene un primo metodo
dialettico, che si possa applicare alla pshysis di ogni oggetto. La dialettica, nel Fedro, diventa arte
di ricondurre il molteplice all’uno e dividere uno nel molteplice; poi, nel Sofista, si parla di saper
dividere per generi, capendo quali idee comunicano e quali no: è quindi classificazione universale
delle idee, ovvero scienza universale.
In medicina, l’analisi del corpo con i fattori ambientali, storico-sociali, ecc. è applicazione di un
metodo dialettico.
Timeo: cosmo essere vivente, plasmato su materia preesistente da un Demiurgo; egli media fraq
mondo delle idee e materia, che ordina e anima. Il mondo è vivente e intelligente, una sorta di
perfetto animale. Le specie umani nascono via via per degradazione dell’uomo, come anche la
donna.
Platone individua nelle technai un modello di approccio affidabile alla conoscenza del mondo:
implicano queste il controllo di un sapere specialistico che cerca di dominare il proprio campo
tramite razionalità e descrizione. Questo nei suoi primi scritti, finché non inizia a tematizzare la
mutevolezza della realtà e quindi la necessità di un modello fisso: la matematica, dotata di vera
stabilità perché permette di sottrarsi al sensibile, poiché è al di fuori di questo che risiede la vera
realtà. Tutte le proprietà della materia sono deducibili dal pensiero, senza far ricorso
all’esperienza. La conoscenza del mondo sensibile vale solo per avvicinarsi alla conoscenza alta,
quella del mondo intelligibile, alla quale la prima si avvicina solo grazie alla matematica. La
matematica deve essere coltivata per educare l’intelligenza, non a scopo strumentale
(compravendita), perché obbligando a ragionare sui numeri in sé si innalza l’anima.
Il Demiurgo fissa forme eterne: ciò garantisce la relativa stabilità dei fenomeni sensibili e consente,
quindi, di creare norma utili a orientare la condotta umana, perché le cose sensibili sono stabili
comunque, anche se non eterne: l’etica e la politica hanno comunque bisogno di un ordine.
L’ETÀ ARISTOTELICA
Con il fallimento dell’idea platonica di designare la dialettica a scienza generale e ordinamento
gerarchico delle scienze, Aristotele riconosce la molteplicità e irriducibilità delle scienze, oltre che
l’impossibilità di gerarchizzarle, per l’irriducibilità anche dei generi e delle regioni dell’essere.
Desidera quindi comporre un’enciclopedia, che voglia ordinare senza ridurre i vari ambiti del
sapere. È la prima trattazione d’insieme sulla natura e sull’epistemologia, sui metodi di indagine
scientifica. Il punto di partenza è l’osservazione sistematica; l’episteme è un sapere unitario nel
piano e nel metodo, organizzato e articolato in diversi settori. La caratteristica principale è la
fondamentale unità fra uomo, mondo e sapere.
Le sei opere di logica formano l’Organon (“strumento”) e sono la base dell’indagine scientifica.
Cosmologia: cieli perfetti ed incorruttibili, fatti di etere. Moto circolare uniforme e perfetto, che ha
origine nel Primo Mobile, atto puro e immobile. Il mondo sublunare è il regno del mutamento,
dove il movimento perenne dei quattro elementi prova cicli di generazione e corruzione. Il moto si
contrappone alla quiete poiché altera le situazioni di equilibrio. Ogni elemento si muove verso il
suo luogo naturale (alto o basso). Distingue enti per natura e artefatti. Tratta poi le cause: avendo
come fine la conoscenza, questa è impossibile se non si conoscono le cause dei mutamenti. Ne
individua 4:
1. Materiale: ciò da cui (come costituente interno) una cosa viene all’essere
2. Formale: forma ed essenza
3. Efficiente: agente del mutamento, motrice
4. Finale: ciò in vista di cui
Esiste il caso, che non è causa dell’universo come sostengono gli atomisti, mentre nel mondo
animale la fortuna è causa accidentale: il caso è la deviazione di un processo dal suo approdare ad
un fine naturale. La fortuna riguarda le azioni umane. È ammissibile solo nel mondo sublunare,
poiché lì la forma incontra l’ostacolo della materia, mentre nel mondo celeste tutto avviene in modo
necessario.
Metafisica: classificazione delle scienze. La Dianoia può essere Teoretica (oggetti che non hanno
come principio l’uomo); Pratica (azioni), Poietica (attività umana che termina in un prodotto). La
filosofia prima ha come scopo il sapere senza finalità pratiche. La Sophìa possiede la caratteristica
di essere divina: ha come oggetto le cose divine e Dio la possiede in grado supremo.
Vi sono cinque ambiti della Dianoia (la ragione): techne (arte), episteme (scienza), phronesis,
sophìa, nous (intelletto). L’episteme è un ambito della ragione scientifica (o teoretica) che
permette di dimostrare, a partire da principi immutabili, le proprietà necessarie dei suoi oggetti. La
techne è ambito della ragion pratica, che verte sulla produzione di oggetti per mezzo di calcoli. La
filosofia prima, coincide con la sophia.
Nell’indagine naturalistica del fisico, si può far rientrare anche lo studio dell’anima, in quanto
forma e atto di un corpo naturale.
Quattro moti:
1. Sostanziale (gen/corruzione)
2. Qualitativo (mutamento)
3. Quantitativo (aumento, diminuzione)
4. Locale (traslazione)
La struttura degli organi va sempre compresa a partire dalle loro funzioni (teleologismo). A
differenza di Platone, per Aristotele la vita ha una legalità immanente e conoscibile.
Anima: non è corpo ma non esiste senza un corpo; è sostanza e forma ed è per l’animale ciò che la
vista è per l’occhio.
1. Anima vegetativa
2. Anima sensitiva
3. Anima razionale
Necessaria reciprocità fra corpo e anima, perché le attività corporee sono differenziate e, quindi, la
materia deve avere strutture psichiche differenziate. Non sopravvive alla morte del corpo e non può
indossare un qualsiasi corpo (= no reincarnazione). → solo una parte dell’anima è divina,
immortale ed eterna: il nous (la funzione attiva del pensiero, non è individuale). L’anima è
principio di vita biologica ed è quindi causa e principio del corpo vivente, origine del suo
movimento, fine per cui quel corpo è, causa in quanto forma.
Zoologia: Uomo è sia animale (ha in sé il principio del suo movimento) sia no (ha il logos).
Fisiologia: Centralità cuore e sangue per centralità calore nella vita organica. Ruolo del pneuma.
Ritiene la medicina una tecnica applicativa, quindi subordinata, delle scienze della vita.
L’opera aristotelica è importante anche come raccolta di testimonianze delle ricerche e del sapere
precedente.
Historia animalium: differenza tra specie è dovuta al diverso ethos dell’animale (modi di vita,
comportamento, carattere). Si attribuiscono spesso termini dispregiativi o lodi dal punto di vista
etico (es. pavone invidioso e vanitoso; leone liberale; lepre codarda). Si indaga l’animale nel suo
rapporto con l’ambiente. L’analisi nel De partibus animalium degli organi è ovviamente
finalistica. Animale dotato di materia corporea con funzione e forma (anima sensitiva, ovvero il
principio che attualizza le sue potenzialità specifiche). Uomo superiore ai viventi per statura eretta.
Antispecismo: occorre osservare ognuno degli animali, perché in tutti c’è qualcosa di bello e
naturale, ovvero la finalità presente in ogni opera della natura che rende bello tutto ciò che risiede
sotto tale finalità. Nei Parva Naturalia si affrontano molteplici temi, ascrivibili al rapporto tra
anima e corpo, come il sonno o i sogni, la respirazione, la vita e la morte.
Aristotele insiste su continuità e gradualità: la transizione da esseri inanimati agli animali, agli
esseri viventi non animali è continua, poiché i vari regni sono tra loro contigui.
Prima definizione del vivente: ciò che è capace di nutrizione, crescita, consunzione,
riproduzione. La sensibilità è il termine per passare da vivente ad animale. Il passaggio da
inanimato a vivente è la generazione spontanea a partire dagli elementi (es. nella terra vi è acqua
e nell’acqua il pneuma dotato di calore animante).
Aristotele è fissista: la specie non diviene e non muta, poiché il mondo esiste da sempre nella sua
forma attuale, quindi le specie esistenti sono eterne.
È anche finalista, nel senso che la Natura non fa nulla invano e tutto è governato da principi di
finalità ed economia (es. un animale con artigli non ha bisogno anche di corna per difendersi).
Lasciti: scala naturae (gli animali hanno un diverso grado di perfezione), in azione fino all’800 con
Lamarck e Darwin, tramontando la dottrina di fissità della specie. La trattazione botanica, da
Aristotele solo accennata, sarà poi portata avanti dal suo allievo Teofrasto.
Epicuro: riprende atomismo e dà prevalenza ai temi etici. La filosofia cura l’amnima come la
medicina cura il corpo. La sua idea è che le sensazioni siano sempre vere, solo il giudizio è
suscettibile di errore. Dalla sensazione deriva ogni conoscenza, compresa la realtà della tesi
atomista: la realtà è costituita da corpi che si muovono nel vuoto, divisibili finché non si arriva
all’atomo. Gli stimoli sensoriali sono prodotti di simulacri, “pellicole atomiche” che si staccano e
impressionano gli organi di senso. Gli atomi sono in numero indeterminato ma finito. Esistono
fenomeni casuali, ma c’è la volontà di introdurre un determinismo che sleghi da ragioni divine e
timore degli Dei. A differenza di Democrito ritiene l’atomo almeno formalmente divisibile, nel
senso che ha una massa e delle parti divisibili matematicamente, mentre l’atomo come sostanza è
indivisibile.
DALLA SCUOLA DI ALESSANDRIA A GALENO:
Con l’Ellenismo, alla morte di Alessandro Magno, si diffonde la Grecità in Asia e Mediterraneo,
facendo subentrare alla polis lo stato territoriale. Si edifica ad Alessandria il Museion, edificio
accademico e religioso (le Muse) e massima istituzione culturale, nella quale oltre alla biblioteca e
all’edizione di opere vi è anche incontro e insegnamento.
Per i Tolomei, la conoscenza è uno strumento per realizzarsi anche socialmente. La pratica
scientifica viene incoraggiata dal mecenatismo e dalla ricerca bellica, perdendosi l’idea di unificare
filosofia e scienza del vivente. Scienza e Filosofia vanno dividendosi. La scienza greca si divide in
tre grandi campi: la conoscenza del cosmo (fisica), la conoscenza del corpo (medicina) e la
conoscenza delle macchine. Effettivamente, secondo alcuni, questa sarebbe la nascita della scienza
moderna, prima che la conquista romana portasse all’oscurantismo.
Primi dubbi bioetici: vengono sezionati anche corpi umani vivi di criminali, i medici si difendono
affermando come “ i benefici della pratica anatomica superano i costi: se ne avvantaggiano tutti gli
innocenti, a spese di pochi criminali”.
I due principali medici alessandrini sono Erofilo ed Erasistrato
Erofilo: si dice “ebbe in odio l’umanità per amore del sapere”, definito anche “macellaio” per la
quantità di dissezioni che compiva. Rintraccia i neura, ponendone l’origine nel cervello, come
“canali per il pneuma psichico”. Distingue vene ed arterie, descrive utero, ovaie e tube. Distingue
le varie parti del cervello e le membrane cerebrali, collocandovi la sede dell’intelletto.
Erasistrato: indaga su sistema nervoso (centr. e periferico), circolatorio e digerente. Distingue
nervi motori e sensori.
Negano al cuore una funzione nei processi psichici superiori, riferiti invece soltanto al cervello. Si
riteneva comunque la dissezione dei cadaveri un tabù, tanto che alcuni ritenevano che un cadavere
non potrebbe fornire nessun criterio o misura né della norma né della deviazione dalla norma; gli
organi subiscono, dopo la morte, alterazioni tali da renderli diversi da quelli di un corpo vivo.
Galeno: ogni sapere deve essere costruito con lo stesso rigore delle geometrie, usando solidi metodi
dimostrativi. Solo facendo così si può avere medicina con dignità epistemologica e dimostrare
scientificamente un finalismo rigoroso nella natura.
Deve scontrarsi, volendo costituire una medicina unificata, con le 7 scuole mediche diffuse:
Contro gli Empirici: a livello epistemologico, rifiutando questi la teoria causale, sembrano essere
dei tecnici più che dei sapienti.
Contro i Dogmatici: non apprezza la parzialità con cui essi non risalgano alle cause prime (gli
elementi).
Contro i Metodici: non apprezza la riduzione di tutte le malattie agli stati di costipazione e
rilassamento.
Galeno connette dimensione scientifica e morale: la decadenza della scienza prelude ad una
decadenza dei costumi. Le sue opere hanno un sottotesto morale: lunghe digressioni polemiche,
critica alla ciarlataneria e alle asserzioni infondate, nate per mancanza della virtù. Se la natura non
ha fatto nulla invano, ogni cosa è creata nel modo migliore possibile ed è in collegamento con le
altre. Il compito della scienza è verificare questo assunto.
La sua è una medicina filosofica, che assimila i risultati del passato per andare avanti, ricercando
nessi precisi e rigorosi tra generale (premesse) e particolare (fatti). La medicina ha per forza un che
di morale: se l’individuo è in salute ha qualità morali ed intellettuali superiori. Fa del determinismo
biologico: non esiste cura dalla malvagità. Come esistono animali malvagi (tarantole, vipere),
esistono uomini malvagi per cui non vi è cura. Non c’è responsabilità morale, poiché la malvagità è
patologica. Medicina fonda anche la teologia, perché è una via razionale verso la scoperta del piano
provvidenziale dietro la natura del mondo. L’anatomia è il mezzo principale della medicina.
Riprende 4 umori, collegandoli a 4 elementi, qualità e temperamenti.
Trova inoltre tre principi nel corpo: nella testa quello di fantasia, ricordo, pensiero e ragione. Nel
cuore il vigore e la fermezza di far fare al corpo ciò che la ragione comanda. Nel fegato quello che
presiede alle attività nutritive, trasformando il chilo in sangue. Il sangue stesso poi si arricchisce di
pneuma e diventa in parte spirito animale, nel cervello, distribuito dai nervi a muscoli e organi di
senso. Le procedure terapeutiche di Galeno riprendono quelle ippocratiche, arricchendole con i
farmaci: a quelli di origine vegetale si aggiungono misture complesse di origine animale e
minerale.
Per Galeno il corpo è strumento dell’anima, quindi le parti sono adeguate alla natura di essere più
intelligente. L’uomo ha la mano perché è intelligente.
LATINI: LUCREZIO, PLINIO IL VECCHIO, DIOSCORIDE
La Grecia diventa protettorato romano, facendo penetrare la propria cultura nel mondo latino. I
latini hanno avversità verso la speculazione astratta, per la loro indole più pragmatica ma anche
eclettica.
Lucrezio: poche informazioni su di lui, si parla spesso della sua follia e del suicidio, forse artefatte
posteriori per screditarlo in quanto ateo ed anti-provvidenzialista poiché epicureo (quindi inviso
ai cristiani). Per Cicerone, Lucrezio scrisse opere ricche di grande arte, in contrapposizione alle
violente critiche che gli venivano mosse. Il De Rerum Natura è un poema scientifico-filosofico,
inno alla dottrina epicurea e all’indagine naturalistica (che Lucrezio predilige rispetto a quella etico-
politica degli epicurei suoi contemporanei, che la ritenevano più adatta agli interessi romani).
Nel primo libro si dice che “nulla nasce da nulla e nulla si riduce in nulla”, esiste il vuoto e
l’atomo; l’universo è infinito. Si attacca Eraclito per la sua oscurità che l’ha reso famoso fra i
vanagloriosi intellettualoidi, piuttosto che fra i veri filosofi. Si afferma l’esistenza di pluralità di
mondi, della materialità e mortalità dell’anima e delle ragioni per non temere la morte.
Infallibilità dei sensi, simulacri, fisiologia e psicologia di sesso e amore. Si elogia “colui che non
temette gli Dei ma alzò il capo non spaventato dalle leggende e infranse le porte sbarrate
dell’universo”. Anche qui c’è visione relativamente fissista che pone in continutità mondo animato
e inanimato. Tuttavia: la Natura è fissista nel senso che non crea forme nuove, ma costringe tutto a
modificarsi e mutare nel tempo: vivente e umano non sono soggetti a nessuna forma di finalità se
non quella di interazione fra caso e necessità.
Teorizzazione di estinzioni: una specie di “criptobiologia” in cui si teorizza la scomparsa di
portenti o mostri che però non ebbero la fortuna di mantenersi.
Forma di critica del progresso: diverso da quanto fece Epicuro, Lucrezio ritiene che progreesso
possa accrescere i mali, se va contrastando le leggi di natura (es. incrementi tecniche militari).
In ogni sua considerazione nasconde dei sottotesti morali: es. nel fare un’analisi dello sviluppo del
linguaggio fa intendere come questo sia stato anche vettore dello svilupparsi delle falsità religiose,
negative in quanto la paura della morte è la radice di molti mali della società. Ovviamente, Lucrezio
viene bandito dalla cristianità tanto che il Rinascimento si ritiene inizi con la sua riscoperta.
Plinio il Vecchio: una specie di “martire” della scienza. La sua Naturalis Historia è ispirata dal De
Rerum Natura e illustra vari aspetti della natura al fine di elevare la condizione umana. È una vera e
propria enciclopedia, con un grande dispiego compilativo per raccogliere tutto il sapere possibile.
Plinio è stato essenziale per la trasmissione del sapere scientifico antico, anche per il fortuito
destino della sua opera che è giunta praticamente integrale grazie alla sua enorme fama e
trasmissione. Secondo Italo Calvino, la sua scienza oscilla tra il desiderio di riconoscere un ordine
naturale e la registrazione dell’eccezionale e dell’unico, finendo in realtà per privilegiare il secondo
tipo. La natura in Plinio è armoniosa, ma finisce per lasciare un margine all’insorgere
dell’inspiegabile. Forse, è un ordine che sfugge del tutto al nostro intendimento e ci pare per questo
così ricco di eccezioni.
Il desiderio di non escludere nulla porta d inserire nel libro anche magia, incantesimi e creature
mitiche.
Discoride: trattati sui veleni e De materia medica, primo erbario in greco con profonda influenza
su storia botanica e medicina.
LE ETÀ DI MEZZO 4-7° secolo d.C.
Declino della scienza greca nell’età latina: credo quia absurdum: non c’è più bisogno di fare
ricerca dopo il Vangelo. La verità divina liquida i tentativi dei filosofi di giungere con forze proprie
alla verità, anzi, quest’ultima azione può essere fonte di eresia (Tertulliano). Si riprende in
particolare Galeno, ma c’è scarsa produzione originale e la forma maggioritaria è il Commento.
Talvolta la conoscenza scientifica (natura e corpo) assume quasi l’aspetto di profanazione dei
misteri divini. Il materiale è svalutato, perché il corpo è carcere dell’anima. Momento della
Patristica.
Agostino svaluta tutto il sapere dei fisici greci, liquidandolo come “opinione” anziché vero sapere
anche se frutto di non comune genialità e ricerca appassionata: al cristiano basta credere che la
causa ultima è Dio e la sua bontà, non c’è nulla di Natura al di fuori di esso. La curiosità viene
bollata come peccato, vana che cerca di ammantarsi di scienza. Si parla di concupiscenza degli
occhi, attribuendo alla curiosità scientifica lo stesso valore empio dei peccati carnali.
La medicina si trasforma in etica e pedagogia della sofferenza, orientando le pratiche assistenziali
poiché la malattia è eredità del peccato originale, quindi il malato sta solo somatizzando
l’infermità radicale dell’anima. Solo cristo può curare realmente, perché con l’anima si cura anche il
corpo. Alcuni fra i Padri si incaricano di “purgare” il sapere greco e incorporarlo nel mondo
cristiano. Tra di essi, gli Enciclopedisti (il termine Enciclopedia non esiste, ma esiste il concetto di
libro per ripristinare il contatto con Dio, perso nel peccato originale).
Isidoro di Siviglia (enciclopedico): afferma la supremazia del principio per cui l’etimologia del
nome sveli essenza e causa della cosa. Lega quindi res e nomen.
Rabano Mauro (encic.): il mondo esiste perché affollato di segni per consentire all’uomo di
ricavare insegnamenti spirituali, per interpretarli è sufficiente la Bibbia.
La pratica medico-botanica rinasce con i monasteri officinali durante l’epoca Carolingia (700-800),
si tengono molti erbari con significati medici ma anche mitologico-spirituali per ciascuna pianta.
Con l’espansione territoriale Islamica, parallelamente, i popoli riprendono e sviluppano i sistemi
greci e indiani, trasmettendoli infine all’Europa cristiana. Il tramite islamico è l’unica cosa che ha
evitato uno iato inspiegabile tra antichità e modernità. Gli Abbasidi (sultani) riprendono il modello
culturale alessandrino (scuole, ospedali, arti, scienze): la lingua di scienza e filosofia è ora l’arabo.
Tra gli altri, al-Kindi afferma “dobbiamo apprezzare la verità e farla nostra, da qualunque parte
venga”. Gli ospedali arabi sono molto diffusi e hanno anche funzione assistenziale verso i fragili
(manicomi, anziani, centri di ricerca).
Avicenna realizza l’ideale del medico-filosofo di Galeno e rielabora l’aristotelismo con cenni
platonici. Nel suo Libro della guarigione parla di scienze, ma anche metafisica e logica; nel Liber
canonis medicinae riunisce tutto il sapere medico con il contributo arabo: la medicina è scienza che
conserva la salute e arte che la ristabilisce. È il libro di medicina più utilizzato fino al 1600. i
tramiti fra mondo arabo e Europa sono Spagna e Sicilia, oltre che la superiorità culturale notata
durante le Crociate. In Europa, mentre l’Islam progredisce, ci sono ancora indicazioni misteriche e
occulte di una medicina fiduciosa più nel soprannaturale che nella propria pratica.
Un importante punto di contatto risiede nella scuola salernitana, dove greco-bizantini e europei si
incontrano (viene mantenuta nella sua importanza soprattutto durante il regno di Federico II a
Palermo). Grande interesse, nel periodo di Federico II anche per la caccia e le attività con aniamli
esotici e insoliti, che accrescono l’interesse naturalistico ma sempre in un’ottica “da imperatore”
che deve dominare quella natura e, quindi conoscerla.
Il secolo della scolastica: 1200
Alberto magno: commenta Aristotele, diffondendone gli scritti adattati al pensiero cristiano.
L’esperienza è una guida sicura nell’indagine della natura. Studia in maniera molto approfondita la
vita, dagli animali ai vegetali, ed è ricordato soprattutto per i suoi studi botanici. Le cose naturali
vengono comunque sempre esaminate in quanto opera divina. Si parla di Tomismo, ovvero di
cristianizzazione di Aristotele (ad opera di Tommaso, perlopiù). La via per la verità è l’unione di
fede e ragione. La prima non sbaglia, la seconda può. Se la verità della fede coincide con la
ragione, si è sicuri della giustezza del ragionamento. Ogni considerazione su animali, piante e
mondo del vivente è pregna di considerazioni teologico-allegoriche: l’idea che Dio abbia disegnato
l’universo pieno di messaggi spirituali va sempre per la maggiore. Inoltre, nel metodo scientifico,
l’auctoritas prevale nettamente sull’esperienza.
ERBARI E BESTIARI
Erbari: sempre integrati con illustrazioni, finalizzati al riconoscimento dell’essenza vegetale e delle
sue proprietà: si distingue l’erbario dal trattato botanico per i suoi scopi pratici e per contenere una
lista quasi farmaceutica di rimedi e proprietà. Il più antico pare essere quello di Dioscoride. Gli
erbari si diffondono nel mondo arabo a partire dal 9° secolo. Contengono spesso indicazioni anche
sulla preparazione stessa dei farmaci, con vere e proprie ricette mediche. Nella Scuola Salernitana,
gli erbari uniscono il sapere latino, arabo e greco.
Bestiari: opere illustrate e didattiche in cui la descrizione dell’animale è utilizzata per messaggi di
carattere religioso e morale: la natura contiene delle verità ben più profonde, che Dio insegna
attraverso gli esseri della creazione. Gli animali sono elementi di questo ordine simbolico.
Cosiddetta “zoologia sacra”, perché il fenomeno è immagine del soprasensibile (Platonismo);
l’univero è Ierofania (manifestarsi del sacro). Uno dei più importanti è il Physiologus, che aveva
una disposizione casuale degli animali poi ordinata in simboli celesti e simboli demoniaci. La
Fisiologia qui è da intendersi come iniziazione alla conoscenza delle Scritture tramite la conoscenza
delle proprietà degli enti naturali. Molti mirabilia presentati come fatti indiscutibili (es. il castoro
che si strappa i testicoli)
ANATOMIE
Alcuni esponenti del mondo accademico di Padova sono laicisti: distinguono tra scienza e teologia.
La cosa non è ovviamente ben vista dagli ordini monastici, che ritengono anche l’Averroismo una
forma di eresia. Il massimo esempio è Pietro d’Abano. Scrive il Conciliator, che cerca appunto di
conciliare le scienze greche, arabe e latine. Rintraccia un solo “organo egemone” nel cuore, da cui
nascono le azioni che si attuano nel cervello e concretizzano nelle membra. Il cervello riceve le
sensazioni e trasmette gli impulsi. Il rapporto cuore-cervello resta controverso per tutto il medioevo.
Ritorna a pesare l’ombra del sacrilegio sulla manipolazione del corpo, rendendo più difficile il
compito agli anatomisti. Uno dei principali dissettori è Mondino, che opera su criminali morti. Il
fine della necroscopia resta preminentemente didattico, aggiungendo poco o nulla a quanto già non
si sappia dalle fonti scritte: gli organi si mostrano per confermare le dottrine ricevute dai classici. La
figura umana resta comunque sempre stilizzata ed astratta, esprimendo lo schematismo proprio
della morale cristiana.
1400: uomini d’arte e di scienza (Da Vinci, Brunelleschi…), moto umanistico che investe molti
campi del sapere, mescolando magia, scienza, arte e poesia. Anche nell’arte, proprio contro lo
schematismo, c’è già ricerca di una rappresentazione più realistica della figura umana, con
proporzioni più corrette. Per la maggior ricerca artistica, ovviamente anche interesse anatomico. Si
vuole valorizzare il corpo, che non ha nulla di peccaminoso nella sua bellezza. Il primo a non
riconoscere solo un valore strumentale per la maggior accuratezza artistica nell’anatomia è Da
Vinci, che decide di indagare l’uomo come fosse un microcosmo, ritenendo insufficienti le
spiegazioni del tempo sul funzionamento della macchina umana. L’anima, per Leonardo, è
un’entità spirituale che necessita del corpo per funzionare: tutte le virtù o attività dell’anima sono
connesse con organi e funzioni del corpo. Il concetto chiave è l’esperienza. Leonardo è un esempio
dell’analogia fra architetto e medico dell’epoca rinascimentale, applicando i suoi studi
sull’anatomia delle macchine alle sue indagini sull’uomo. La terra stessa è un organismo vivente. E
all’organismo, si può applicare il sapere maturato in meccanica: come nella macchina tutto ha una
funzione, anche nel corpo nulla è inutile (Galeno).
LEONARDO BOTANICO E ZOOLOGO
Leonardo si definisce “uomo senza lettere”, ma possiede una biblioteca molto vasta per l’epoca, in
cui spazia tra vari argomenti. Ipotizza una serie di rapporti geometrici esistenti in natura, quindi
l’esistenza di una necessità quasi matematica negli elementi in particolare vegetali (es. studio sui
diametri dei rami di un albero). Fenomeni che i botanici chiameranno della fillotassi; la conoscenza
botanica viene espressa anche dai dipinti, nei quali si vedono rappresentazioni accurate e aventi
sempre un significato ben preciso illustrato dalle piante. L’interesse botanico di Leonardo lo fa
spaziare fra arte, scienza e natura, mettendo le tre cose in connessione.
Zoologia: anche qui si evidenzia l’attitudine di Leonardo a concepire la natura come una grande
animazione dinamica. Ricchezza di descrizioni morali e significati celati (ripresi dai bestiari) del
mondo animale. Grande interesse sul volo con analisi e confronto di fisiologie diverse tra loro:
uccelli, mammiferi, insetti, comprendendo come chiave l’interazione aria-penne. Grande interesse
anche per i cavalli, forse per la muscolatura abbastanza analoga a quella umana.
‘500: UNA RIVOLUZIONE ANATOMICA
Si riprende e si intensifica il discorso anatomico, in particolare si commenta l’anatomia di Mondino
ritenendo la dissezione del corpo morto funzionale alla conoscenza e cura del corpo vivo. Per
Berengario da Carpi l’anatomia è materia anche filosofica, poiché rende palpabili le tracce della
saggezza divina anche negli organismi. Grande dimensione finalistica che tende a moralizzare la
pratica in un programma teologico-filosofico. L’anatomia diventa sensibilis, necessario l’ausilio
soprattutto della visualizzazione accompagnando le descrizioni con grande ricchezza di
illustrazioni. Grande estetizzazione delle illustrazioni, forse per esorcizzare la morte e l’orrore del
cadavere. Massimo contributo:
Andrea Vesalio: fegato come centro dei vasi sanguigni che danno nutrimento al corpo; in quel
periodo entra nelle Università la necessità dell’esame dei cadaveri, di sessi diversi. Elabora insieme
a Van Calcar il De humani corporis fabrica, esordio dell’anatomia moderna. Anche qui, eredità
Galenica: il corpo suscita ammirazione perché è perfettamente congegnato, né troppo né troppo
poco, retto da cause finali di un Immenso Artigiano. Supera le altre opere per numero e accuratezza
delle illustrazioni e delle testimonianze, con la volontà di riprendere la conoscenza classica ma
correggendone gli errori alla luce delle nuove scoperte e mezzi. L’anatomia di Vesalio si
accompagna ad una filosofia che unisce fare e comprendere: scendere dalla cattedra per aprire e
guardare direttamente. Il suo focus riguarda la ricerca della sede degli organi e la scoperta della loro
funzione. Forte geometrismo finalistico: Dio meccanico e orologiaio che elabora macchine
perfette. Paradosso dell’anatomia, secondo Montaigne: se non vuole farsi macellaio di corpi vivi,
l’anatomista deve cercare i segreti della vita in un corpo che non ha più vita. Che cosa ci si può
attendere da un esame il cui oggetto è ormai privo della qualità che essenzialmente lo costituisce?
TEATRI DELLA NATURA
Tre grandi rivoluzioni tra 1400 e 1600: Rinascimento, Riforma protestante e Rivoluzione
scientifica, al centro di tutte la stampa di Gutenberg.
Paracelso: Respinge umoralismo e principio di autorità di Galeno e Avicenna. Vede la malattia
come entità che invade dall’esterno. Le malattie sono specifiche, quindi i farmaci sono specifici e
chimici: l’universo è una totalità organica su vari livelli, quindi anche l’efficacia farmacologica
dipende anche dall’influenza degli astri, l’arcano dei farmaci.
Rielabora dottrina delle segnature: tutte le cose in natura portano un segno che svela le loro
qualità invisibili, quindi si va per analogia: corrispondenza di forma tra organo malato e vegetale
es. noci-cervello.
Si apre il conflitto con la storia naturale degli antichi (es. Leoniceno che sottopone a verifica
Plinio). La cosa apre una nuova questione: quanta autorità dare ai libri e quanta all’osservazione
diretta. Via via, l’idea che l’esperienza debba essere maestra si fa strada. Si recuperano testi di
Dioscoride ad opera di Mattioli, che in varie edizioni dapprima si limita a commentare l’opera fino
a renderla più sua che dioscoridiana, superando con i suoi commenti la quantità di informazioni
immesse dall’autore originale. Il numero di piante trattate raddoppia, inserendo anche piante
esotiche e diventando libro di consultazione per l’eccellenza per i botanici dell’epoca fino almeno al
‘700.
Tra i naturalisti, Gesner riprende i lavori precedenti con una differenza: trattando dei mirabilia
(come ad es. l’unicorno), scrive “del quale non vi è certezza).
Ghini inizia a usare il metodo di essiccazione per la conservazione e catalogazione negli erbari.
Wunderkammern: all’origine del museo moderno, unendo la collezione di oggetti da studiare in
maniera sistematica all’interesse per il meraviglioso. Tramite scambi e contatti fra collezionisti e
appassionati c’è una piccola globalizzazione del sapere. Le esplorazioni geografiche ne aumentano
il patrimonio e il desiderio di catalogare tutto, anche con il fine di avere dettagliati archivi della
natura in maniera da poter discriminare tra vero e falso. In questo, grande importanza
dell’illustrazione come strumento divulgativo.
I LUOGHI DELLA PRIMA SCIENZA MODERNA
FEDERICO CESI: Fondatore Accademia dei Lincei insieme ad altri coetanei. La lince è eletta a
simbolo per l’acutezza di sguardo ad essa attribuito. Si occupano di tutte le scienze della natura,
mentre le altre accademie esistenti hanno carattere letterario o antiquario. Il Motto e il simbolo
indicano la volontà (di derivazione aristotelica) di penetrare le cose e non soffermarsi ad
un’indagine superficiale, ma conoscerne le cause non solo con la vista degli occhi ma soprattutto
con la vista della mente.
Si seguono i principi della nuova scienza:
• Libertà di ricerca
• Rifiuto principio di autorità
• Atteggiamento critico verso la tradizione
• Ammissione di ignoranza di fronte alle cose che non si riesce ad interpretare.
La regola comunitaria è quasi religiosa, di ispirazione pitagorica.
Una delle ultime opere è il Tesoro messicano, colossale raccolta di flora e fauna del Nuovomondo.
Nel mentre Bacon va promulgando un nuovo sapere: il mondo veramente antico è quello attuale,
poiché l’antichità è la giovinezza del mondo, ma al momento vi è una grande esperienza e
conoscenza. Queste ultime servono a mitigare la sofferenza del vivere: l’indagine sulla natura e
l’espansione del sapere devono seguire l’utilità pratica, consentendo all’uomo di dominare la
natura poiché sapere è potere.
Il tentativo di Bacon è creare un nuovo Organon, denominato Instauratio Magna, che sostituisca
quello Aristotelico, in maniera da svecchiare il sapere. Lo pensa diviso in 6 parti, come i 6 giorni
della creazione. È un racconto utopistico: 51 viaggiatori naufragano e approdano sull’isola di
Bensalem, nei mari del sud. Uno di loro racconta la vita e la cultura dei locali. Cristianizzati e
poliglotti, vivono in pace e coltivano la conoscenza. L’istituzione più importante è la Casa di
Salomone, dove si praticano esperimenti scientifici finalizzati al controllo della natura.
Leopoldo de’ Medici: Fonda Accademia del Cimento che vuole fondare l’indagine filosofico-
scientifica su osservazione ed esperimento. Il motto è provando e riprovando, tutto si basa su
dimostrazione e confutazione.
Nel 1661 nasce la Royal Society: insieme di dotti associati dalla ferma credenza nella necessità di
prevaricare il principio di autorità e provare ogni cosa con la sperimentazione.
Analogo a Parigi, l’Académie des Sciences, che segue il piano Baconiano: le sole vie per la
conoscenza delle cause sono Osservazione ed Esperienza.
Fontenelle:segretario dell’Académie. Afferma che non vi è ragione per ritenere l’autorità degli
Antichi superiore a quella del suo tempo: essi erano persone come lui, quindi non c’è motivo di
ritenerli più degni. I cervelli sono sempre fatti nello stesso modo.
L’ESPLORAZIONE DI PICCOLI MONDI NUOVI
William Harvey: medico aristotelico che rovescia la fisiologia galenica. Nonostante la sua filosofia
aristotelico-galenica di tipo finalista, nel De motu cordis decifra per primo il modello della
circolazione sanguigna; usa, per farlo, un’analogia meccanico-idraulica: il cuore è una pompa, vi
sono valvole, pressione e congegni a pressione. Dimostra come il sangue sia in quantità tale da non
poter essere interamente consumato dall’organismo e sostituito da altro e nuovo sangue. Piuttosto
deve trattarsi di un circolo, per cui il sangue torna al cuore.
Janssen: Montando più lenti in un singolo tubo, inventa il cannocchiale. L’invenzione viene
modificata per vedere oggetti vicini (la rivendicazione dell’invenzione è incerta), rendendo
microscopio e cannocchiale due strumenti gemelli. Perlopiù si attribuisce la paternità del
microscopio a Galilei, ma vi furono molte rivendicazioni.
I primi microscopi hanno 3 elementi: obiettivo, oculare, lente di campo. Innovano radicalmente la
medicina e l’osservazione, soprattutto degli insetti e nello specifico delle api.
Il microscopio ha anche una valenza filosofica: implica anche una credenza nell’esistere di sub-
strutture materiali. Diventa un agente nella battaglia contro la teoria della materia di Aristotele, che
sostiene un’omogeneità delle sostanze. Infatti fra gli aristotelici non si trovano cultori di
microscopia, la cui popolarità va di pari passo con quella del corpuscolarismo e dell’atomismo.
Se Galilei avvia l’esplorazione della grande macchina del cosmo con il cannocchiale, Malpighi
avvia quella del corpo umano con il microscopio. Individua alveoli e capillari, papille e
innervazioni. Primissimi trattati di embriologia: come per l’assemblaggio di una macchina serve
conoscerne le singole parti, per comprendere la vita serve osservarla durante la sua formazione.
Segue Leeuwenhoek che studia i microorganismi tramite un microscopio da lui perfezionato e in
grado di ingrandire molto di più. Lo studio degli insetti e della vita porta a smentire la generazione
spontanea e l’idea degli insetti come animali imperfetti promossa da Aristotele. Teoria della
preformazione: tutte le caratteristiche dell'adulto sono già preformate nel seme originale da cui
l'animale o l'insetto cresce. Si comincia a prospettare una concezione della scienza come procedura
più ‘oggettiva’ d’indagine e s’impone una visione corpuscolarista della materia.
DA DESCARTES A NEWTON
Cartesio: Non fa scoperte fondamentali nel campo biomedico, per cui queste non attirano
particolarmente l’attenzione, ma afferma un paradigma influente. All’inizio, intenzione di studiare
l’anatomia e il proposito di fondarla su “dimostrazioni infallibili”. Il suo interesse per lo studio del
vivente matura all’interno di un disegno di scienza universale e rigorosa, matematico-meccanica. Si
misura soprattutto con due problemi: vita e sensazione. Il programma resterà incompiuto,
soprattutto per le difficoltà di una materia complessa come quella dell’organismo animale. una
rappresentazione del vivente che vuole essere alternativa a quella aristotelico-galenica. Un
programma anti-scolastico di visualizzazione e unificazione geometrico-meccanica di tutti i
fenomeni vitali. La cornice meccanicistica nella quale inserisce i fenomeni della vita s’impone ai
suoi contemporanei, fornisce un paradigma adottato o combattuto per quasi un secolo. Afferma
l’identità delle costruzioni dell’uomo con i prodotti generati naturalmente e utilizza questa
identificazione come strumento di ricerca scientifica.
Il suo contributo biomedico si rivolge principalmente alla base della vita: neurofisiologia,
circolazione del sangue e generazione. Successivamente, guarda alle passioni dell’animo.
In Descartes, presupposto che conoscenza equivalga a costruzione: il mondo può essere
perfettamente conosciuto solo da Dio che l’ha costruito. All’uomo compete un grado di conoscenza
adeguato alle sue capacità costruttive limitate, perciò L’homme non analizza il vero corpo umano,
ma una macchina che assomiglia il più possibile all’organismo reale. Rovesciamento del
naturalismo rinascimentale: il mondo non è più concepito come un organismo dotato di anima,
ma è l’organismo che si vuole far diventare simile ai corpi naturali inorganici. La sua scienza non è
sperimentale: non verifica empiricamente le ipotesi, perché il suo focus è la struttura logica
dell’argomentazione. L’esperienza ha un ruolo secondario.
Ghiandola pineale: sede del senso comune e dell’immaginazione, luogo delle forme e idee che
l’anima ragionevole considera quando, essendo unita alla macchina corporea, immagina o sente
qualche oggetto. Gli oggetti esterni stimolano un organo di senso e aumentano l’apertura di alcuni
pori della superficie interna del cervello. A questo punto la ghiandola si piega verso quei pori e
manda loro una maggior quantità di spiriti animali. La ghiandola serve per unificare le percezioni,
poiché gli organi sono doppi e quindi serve una parte del cervello non doppia per unificarli.
Afferma: “tutte le funzioni attribuite a questa macchina […] seguono in modo naturale dalla sola
disposizione dei suoi organi, né più né meno di quanto fanno i movimenti di un orologio o altro
automa, in seguito a quella dei suoi contrappesi e delle sue ruote; per modo che non bisogna
concepire in essa alcuna altra anima vegetativa, né sensitiva, né alcun altro principio di movimento
e di vita che non siano il suo sangue e i suoi spiriti, agitati dal calore del fuoco che brucia
continuamente nel suo cuore e che non è di natura altra da quella di tutti i fuochi che sono nei corpi
inanimati.”
Uno degli interessi primari di Descartes è il prolungamento della vita, anche forse a seguito della
morte della figlia Francine, della quale la leggenda vuole abbia costruito un automa con le sue
sembianze.
Alfonso Borelli: applica ai corpi animli le leggi della meccanica. Tutta la natura sottostà alle stesse
regole, per cui non vi è motivo per ipotizzare che un corpo-macchina non possa fornire regole
semplici, intelligibili e riproducibili in laboratorio di un animale. Ogni parte si può ricondurre a
qualcosa di meccanico (es. polmoni = mantici; mascelle = tenaglie)
Newton: fondazione meccanica classica con leggi del moto. Inizialmente si occupa anche di
alchimia, tanto da essere definito da alcuni come l’ultimo dei maghi, rivolgendosi da un lato verso
la nuova fisica e dall’altro verso gli antichi arcani alchemici. La sua idea del cosmo è che sia
sovrinteso da un Dio orologiaio, poiché in natura vi sono infinite evidenze di Dio. Newton può
essere definito come uno dei massimi esponenti del tentativo di meccanizzare la filosofia naturale.
Scuola di Leida: nuovo tipo di insegnamento medico poiché unisce scienze naturali, anatomia e
clinica. Tutto tiene fortemente conto dell’individualità soggettiva. Il nuovo sistema, introdotto da
Boerhaave, risale ai classici e li integra come le teorie biomeccaniche. Unisce il meccanicismo
Cartesiano, la pratica sperimentale di Newton e l’armonia prestabilita di Leibniz. Riprende un’idea
antica: la salute è l’equilibrio di liquidi e solidi presenti nel corpo, dipendendo però in massima
parte dal fluido nervoso.
TEORIE DELLA GENERAZIONE E SPERIMENTALISMO
William Harvey: cerca prove sperimentali per epigenesi, ovvero generazione successiva:
l’individuo si forma tramite l’aggiunta successiva di parti. Tale teoria procede da Ippocrate,
Aristotele e Galeno. Le parti non compaiono tutte insieme ma gradualmente una dopo l’altra.
Rintraccia nello sperma una forza creatrice, non per contatto materiale di uovo e sperma ma per
una specie di spirito volatile che deve essere presente: rintraccia però analogie tra fecondazione
ovipara e vivipara: anche l’uomo nasce da un uovo, l’ovocito. Si parla di ovismo epigenista, che in
realtà contrasta con Aristotele (nega il principio che la generazione sia fusione dei semi dei due
sessi. Gli insetti si formano per metamorfosi: sono già pronti ma semplicemente si sviluppano.
Harvey rende quindi pensabile l’alternativa di preesistenza e preformazione dei germi, teoria che
prevale fra ‘600 e ‘700.
Preesistenza/preformazione: embrione è preformato e preesiste al suo portatore e al portatore del
suo portatore. Il che significa che gli embrioni sono incapsulati uno nell’altro e progressivamente
miniaturizzati, ma presenti già nel primo individuo di ogni specie comparso sulla terra; la cosa si
incastra bene con l’idea che Dio abbia già creato in origine tutti i viventi, quindi creazione finita.
Non esiste generazione, ma sviluppo di organismi preesistenti che inizia con il concepimento.
Inizia la ricerca dell’uovo nei mammiferi.
Dibattito tra due correnti: corrente degli animalculisti, limitata dall’apparente spreco di animalculi
(contenuti nello sperma) che si spreca ad ogni accoppiamento, nonostante ciascuno abbia dignità di
individuo; corrente degli ovisti che afferma quanto sopra.
Francesco Redi: Si dedica a un’azione quasi di fact-checking su molte piante esotiche,
smentendone molte proprietà che vi erano attribuite; discute la generazione spontanea proposta da
Empedocle, Ippocrate e Aristotele e dopo di loro Galeno, Lucrezio e Tommaso. Il dibattito è tra
generatio ex semine e generatio aequivoca, affermando Redi l’universalità della generazione
parentale. Realizza le sue teorie tramite procedure seriali e confronti fra esperimenti di ricerca e
soprattutto esperimenti di controllo: utilizza gli stessi componenti nelle ripetute prove, ma modifica
un parametro (contatto con l’aria) così da valutare la sua incidenza.
In realtà reintroduce una sorta di generazione spontanea per quanto riguarda insetti e piante: le larve
di galle sembrerebbero generarsi spontaneamente grazie ad una qualche virtù vegetativa delle
piante. Ciò perché non le osserva sul campo, dove può vedere l’ovoposizione, ma in laboratorio.
Redi è convinto che per trovare la verità questa non vada cercata nei libri ma si debba toccare con
mano e vedere con occhi propri. Questo, perlomeno, per quanto riguarda le verità di natura, non
di fede.
Trembley: taglia longitudinalmente i polipi, mostrando come da ogni metà si rigeneri la parte
mancante; la cosa ha grande risonanza tra naturalisti e filosofi.
La Mettrie: Lucreziano, sostituisce il caso al disegno divino e la generazione spontanea alla
creazione; afferma la superiorità del caso sull’interpretazione finalistica, ritenendo che sia
necessario abbandonare i libri (rei di aver cercato di spiegare l’anima a priori) e tentare di
comprendere l’anima attraverso gli organi del corpo: non vi sarà certezza assoluta, ma è comunque
il maggior grado di probabilità possibile. È fra i primi a utilizzare l’epigenesi contro la tradizione
creazionistica.
Haller: anatomista, botanico, fisiologo: per lui anatomia e fisiologia sono un’unica scienza,
l’anatomia animata, descrivendo i movimenti del vivente. Classifica le varie parti del corpo
sollecitandole, attribuendo a ciascuna un grado diverso di sensibilità (parti innervate che
manifestano dolore) e irritabilità (tessuto muscolare che si contrae). La peculiarità risiede nel
modo in cui il suo programma di ricerca è sistematico.
Vitalismo: insoddisfazione verso il meccanicismo che spiega il vivente in termini fisico-chimici.
Spiega il passaggio da inerte a organico con un principio vitale che anima il corpo. Vi sono
diverse interpretazioni: dalla sensibilità di ogni singolo elemento corporeo, che sommata dà lal vita
generale dell’organismo ad una forza vitale diversa dalle proprietà fisico-chimiche della materia.
Preformazione vs. Epigenesi: ritorno all’epigenismo, che spiega somiglianza figli-genitori dovuta
a mescolanza gametica (ciascuno dei gameti contiene traccia dell’individuo) che forma l’embrione,
il quale quindi non è già presente. La generazione spontanea è spesso sostenuta dagli epigenetici,
mentre i preformisti sono contrari.
Spallanzani: riprende generazione spontanea: nota che il discriminante è l’aria, che appena
reimmessa nel recipiente porta con sé “animaletti infusori”. È anche uno dei primi a fare
esperimenti sulla fecondazione artificiale, prelevando uova di rospo dall’utero e fecondandole con
lo sperma in vitro. L’idea che il processo sia similare nelle piante si fa strada, riconoscendo
l’impollinazione e i due sessi di questi organismi. Vorrebbe estendere i suoi test anche ai vivipari,
facendo fecondare una cagna non in vitro ma in utero, sostituendo però all’accoppiamento
l’inoculazione di sperma tramite siringa.
Ipotizza un nuovo senso nei pipistrelli, affermando che nonostante questi vengano accecati non
sembrano perdere la loro capacità di volo ed orientamento, dunque qualcosa deve fare le veci
dell’occhio.
FOSSILI, SCALA NATURAE, TEOLOGIA NATURALE
I fossili iniziano a diventare oggetto di controversie proprio fra ‘600 e ‘700. Vi sono oggetti marini
trovati lontano dal mare; si cerca di mettere in relazione l’età dei fossili con lo strato di terra nel
quale vengono trovati; si contrappone alla teoria che li vede cresciuti all’interno delle rocce l’idea
che abbiano una natura organica (opere di Scilla e Stensen). Dapprima ovviamente si parla di
Diluvialismo, con diluvio universale che avrebbe rimodellato la terra, depositando animali e piante
in profondità. Si fa strada l’idea di una catena dell’essere o scala naturae: ciò implica una visione
fissista che intende distribuire le forma viventi in una serie continua, dalla più semplice alla più
complessa sulla base delle affinità: non è modificabile, ciascuna forma ha il suo posto. Al di fuori
della catena vi è un solo essere, il creatore. Tra due classi o generi vi sono sempre anelli di
congiunzione che sembrano non appartenere a nessuno dei due più di un altro. È tutto graduale,
senza salti.
Dal ‘600 in poi, in Europa va per la maggiore la teologia naturale il cui scopo è mostrare
l’eccellenza e perfezione del creatore tramite il creato. Molti uomini di chiesa si dedicano alla
ricerca proprio a questo scopo. L’idea di fondo è molto galenica: la creazione è perfetta e ben
ripartita, non c’è spreco e ogni cosa ha uno scopo e si rende praticamente necessaria la sua
esistenza, perché tutto si interfaccia con tutto. Il numero delle specie è quindi certo e fisso, perché la
creazione è terminata: tutte queste teorie sono espresse in modo quasi paradigmatico da John
Ray.
STORIA NATURALE E CHIMICA NEL ‘700
John Ray: tenta una classificazione delle piante basata sulle caratteristiche, in maniera da ordinarle
per facilitare il lavoro dello studioso, organizzandole in classi.
Camerarius: fine ‘600 pratica la fertilizzazione artificiale sulle piante, individuando gli organi
maschili e femminili della pianta e procedendo per analogie (che conferma) con il regno animale e
la sua riproduzione sessuata.
Linneo: propose di utilizzare gli organi sessuali delle piante per classificarle, bollato di
libertinismo dalla chiesa. Il suo metodo di classificazione verte sul numero, forma e posizione degli
stami, organizzzando il regno vegetale in classi. Parla anche di crittogamia, quelle piante i cui
organi sessuali non sono visibili. Le altre sono fanerogame. Ovviamente gli vengono rivolte
critiche morali: come si può infatti accettare che 20 o più ‘mariti’ (gli stami) si spartiscano una sola
‘moglie’ (il pistillo)? Sarebbe una bestemmia contro l’innocenza delle piante voluta da Dio.
Anche Linneo è fissista: “Se guardiamo alle opere di Dio, è ben chiaro a tutti che ogni essere
vivente si propaga da un uovo, e che ogni uovo produce una progenie molto simile al suo genitore.
Quindi nessuna nuova specie viene prodotta oggi.”
Nel 1735 diffonde lo schema delle 5 categorie tassonomiche: classe, ordine, genere, specie,
varietà; riforma la nomenclatura, rendendola binomiale per identificare genere e specie. Anche
l’uomo rientra nella sua classificazione, vicino alle scimmie. Tra gli avversari di questa
classificazione vi è Buffon, il quale ritiene che l’insieme dei viventi formi un continuum non
frammentabile, ordinabile solo tramite buonsenso in base a somiglianza e utilità per l’uomo.
Afferma il principio di economia della Natura, quindi un equilibrio voluto e controllato dalla
saggezza divina tra prede e predatori, animali e vegetali.
Buffon: principio delle cause attuali. La terra ha subito cambiamenti provocati da fattori naturali
ancora operanti e uniformità (hanno sempre agito con la stessa intensità producendo cambiamenti
lenti) → è possibile argomentare induttivamente da presente al passato senza postulare interventi
divini (Buffon è un sostenitore della secolarizzazione della scienza naturale). Afferma che i fossili
non sono scherzi ma vi siano leggi conoscibili dietro di essi, tanto da meritare una censura dai
teologi, reo di negare il Diluvio Universale. Non è fissista: gli animali subirono cambiamento,
alterazione e degenerazione a volte per via degli sconvolgimenti ambientali, altri per il cibo e infine
per la schiavitù umana → traccia di teoria della domesticazione.
Vi sono però 13 specie nobili, fisse, poiché non suscettibili di cambiamento, soprattutto animali
africani.
Descrive la vita sulla terra in sette epoche successive, parlando di comparsa della vita per
generazione spontanea solo durante la quinta, con il raffreddamento del globo. A presiedere sulla
Natura non è Dio, ma il tempo. L’uomo compare (viene creato) posteriormente agli animali, è
l’ultima e più grande opera della creazione. Svolge altresì un esperimento per stimare l’età della
Terra, calcolando il tempo di raffreddamento dei metalli.
Stahl: descrive il flogisto, una sostanza chimica immaginaria che dà il carattere di infiammabilità
alla materia, che bruciando perde quella componente e la porta all’esterno. La ricerca chimica si
focalizza in questo periodo sulle arie (i gas); Priestley parla di “aria deflogisticata” (l’ossigeno). Si
passa da alchimia a chimica anche grazie ai progressi e alla nuova strumentazione.
Lavoisier: importantissimo il contributo della moglie, collaboratrice e presente nei quaderni di
laboratorio che ella stessa compila, insieme ad altri assistenti. Il suo metodo, tramite le bilance di
Lavoisier consiste nell’utilizzo di protocolli sperimentali riproducibili. Si pesa con esattezza
reagenti e prodotti.
TRASFORMISMO E ANTITRASFORMISMO
Periodo rivoluzionario-repubblicano della Francia
Lamarck: inizialmente è fissista, classificante gli invertebrati in ordine di complessità crescente
secondo la progressiva formazione di sistemi. Scrive anche di fossili, attribuendo le strane forme
alle alterazioni causate dalla luna permanenza in condizioni estreme o particolari; rifiuta l’idea di
uno sconvolgimento universale che ha portato all’estinzione quelle specie fossili dei quali non
esistono analoghi viventi: piuttosto pensa che le forme siano cambiate nel corso del tempo, poiché
con il tempo tutto si modifica. Basa la sua idea sul fatto che nei viventi la diversità di circostanze
provoca alterazioni nei modi d’essere e nei comportamenti: non vi è quindi motivo per pensare che
non sia lo stesso per la forma di questi. È una delle prime esposizioni pubbliche del trasformismo.
Fa l’esempio degli uccelli: abituati ad avere a che fare con l’acqua, sviluppano, anzi trasformano la
pelle che unisce le loro dita, formando arti palmati; un uccelli arboricolo invece trasforma le sue
unghie. Accoglie la teoria dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti (Diderot, Buffon, Erasmus
Darwin), affermando che però a trasmettersi siano solo le modificazioni anatomiche sorte per cause
ambientali. “Molte conchiglie fossili sono diverse da tutte le conchiglie marine a noi note, ma ciò
non prova affatto che le loro specie siano scomparse: prova soltanto che sono cambiate nel corso del
tempo.” Introduce il temine biologie: una delle tre parti della fisica terrestre (biologia,
meteorologia, idrogeologia), che si occupa dello studio del vivente.
Capovolge la teoria in voga: non è la forma a determinare l’habitus, ma viceversa. Abitudini e
modi di vita, insieme alle circostanze esterne, plasmano la forma del corpo dell’animale. Confuta la
tesi per cui la Natura avrebbe creato forme invariabili e organizzazione costante.
Il fattore primario è l’ambiente, nel quale vi sono molteplici fattori in gioco. L’azione degli
ambienti sul vivente è mediata dal bisogno: mutamenti nell’ambiente comportano mutamenti nel
bisogno, che a loro volta comportano mutamenti nell’azione. Ambiente e vita si configurano così
come asincroni e potenzialmente conflittuali. La vita permane solo se si modifica. Gli esseri più
semplici si producono per generazione spontanea, venendo poi esposti ai mutamenti. Distingue
animali semplici e vegetali, definti apatici, poi animali sensibili e infine intelligenti, in cui la
trasformazione non è dovuta solo all’azione fisica ambientale: qui si modifica anche il bisogno e
l’uso del corpo, imponendo le due leggi:
• L’uso di un organo lo potenzia, mentre il disuso lo atrofizza e fa scomparire
• Le modificazioni acquisite in questo modo diventano ereditarie e la discendenza
acquisendole si diversifica sempre di più, fino al formarsi di nuove specie.
Punto di rottura incredibile per l’epoca: parla di come l’uomo non sia stato creato uomo, ma sia
diventato ciò che è a partire da un primate, per il modificarsi delle sue abitudini. Sviluppo
della postura bipede ed eretta, cambiamento nella muscolatura ed ossatura cranica, sviluppo del
linguaggio: tutto viene motivato.
Successivamente rettificherà dopo la restaurazione, per il mutato clima sociopolitico: Dio ha
creato materia e forma, assegnando alla forma l’indistruttibilità propria di ogni oggetto creato. La
Natura è una potenza che agisce costantemente senza mai variare le sue azioni, in modo creato e
inalterabile. Respingendo catastrofismo e finalismo afferma che sarà l’uomo stesso l’artefice della
sua fine.
Catastrofismo: successivi sconvolgimenti della crosta terrestre avrebbero nel tempo distrutto la
maggior parte delle forme di vita, rimpiazzate da altre.
Cuvier: catastrofista, assume i fossili come testimonianze di specie estinte. Ad ogni catastrofe non
seguono creazioni di nuove forme, poiché vi è stata una creazione sola, ma piuttosto le forme di vita
esistenti altrove hanno ripopolato i buchi lasciati dalle estinte. Le catastrofi sono eventi troppo
improvvisi: non possono produrre modificazioni ma solo parziali estinzioni. Le forme viventi
sono sistemi chiusi, impermeabili ai cambiamenti ambientali: niente può cambiare senza che
cambino tutte le altre parti, poiché tutte concorrono ad un’azione reciproca. Formula teoria degli
analoghi: ogni apparato si ripete da un animale all’altro, negli stessi rapporti anatomici e funzionali.
Il piede diventa artiglio, ala, mano e pinna. La Natura usa gli stessi materiali e ne varia solo le
forme. Cuvier nega, durante il dibattito della sua epoca, la possibilità del passaggio da una specie
all’altra.
Saint-Hilaire: nuovo metodo per studiare la mostruosità, come esperimento spontaneo e cruciale
della regolarità e uniformità della Natura. Non si forma nuovo materiale, ma si modifica quello
esistente. Si introduce la Teratologia, “studio dei mostri”.
Nello stesso periodo, tramite la microscopia acromatica si eliminano le aberrazioni cromatiche
prodotte dalle lenti dei microscopi, potendo analizzare meglio il micromondo. Schleiden e
Schwann evidenziano la composizione cellulare di ogni tessuto vivente, evidenziandone le
analogie.
VIAGGI NELLO SPAZIO E NEL TEMPO
Luigi Galvani: diffonde nozioni sull’elettricità animale, concorrendo alla nascita della moderna
elettrofisiologia. Si parla di irritabilità delle fibre muscolari e nervose e dei processi chimici della
vita in animali e vegetali.
Von Humboldt: viaggi nel Sudamerica per classificare specie animali e vegetali, rintracciandone in
numero enorme. Discussione con Jefferson sulla schiavitù: gli umani condividono la stessa
fisiologia e sono varietà geografiche e culturali di una sola grande famiglia umana.
Diffusione della categoria del pittoresco, sentimento che invita a riprodurre una scena naturale:
l’esploratore trova nella natura grande piacere estetico. Gli artisti Humboldtiani sono coloro che
realizzano opere anche paesaggistiche sulla base della letteratura scientifica.
Natura = trama globale di relazioni, un’immensa rete vitale priva di un piano trascendente e
tenuta insieme da un’unità profonda. Denuncia le devastazioni dei colonizzatori: foreste decimate
da piantagioni di canna da zucchero e miniere, brutale sfruttamento delle risorse, caccia e pesca
indiscriminate. Capisce che la foresta è fondamentale per evitare l’erosione del suolo e rinfrescare il
clima. Condanna le sofferenze inflitte ai popoli indigeni. Humboldt, fra gli altri, sarà fonte di
ispirazione per Darwin, che trarrà da Humboldt l’illuminazione per pensare che la Terra non sia un
sistema stabile. Il viaggio di Darwin del 1839 è quasi un dialogo con Humboldt, tanto che nei suoi
taccuini a bordo del Beagle verrà citato moltissime volte.
Erasmus Darwin: Medico e fondatore della Lunar Society, formata da filosofi naturali e
industrialisti. Nonno di Darwin. Scrive esposizione in versi sul regno vegetale e la classificazione di
Linneo. Afferma come “dal primo momento alla fine della loro vita, gli animali subiscono continue
trasformazioni, causate da varie affezioni da loro patite: molte di queste vengono trasmesse alla loro
prole”.
Charles Darwin: tutto inizia con la circumnavigazione del modno a bordo del Beagle. Vi si
imbarca, avendo tentato una carriera medica senza successo e non sapendo che fare della sua vita.
Si paventava la possibilità della carriera ecclesiastica, tanto che il viaggio sembra un’ottima cosa
perché occuparsi di storia naturale si confà ad un ecclesiastico. La spedizione ha lo scopo di
completare il rilevamento della Patagonia e della Terra del Fuoco; ispezionare le coste del Cile, del
Perù e di alcune isole del Pacifico; eseguire una serie di misure di longitudine intorno al mondo.
Nell’estremo sud dell’America, incontra i Fuegini, popolazione locale. Ne parla per analogia con la
differenza tra animali domestici e selvatici, attribuendogli lo status di selvaggi e parlando della
inconsistenza del loro linguaggio. Scopre poco dopo la biodiversità delle Galapagos: la vita è
analoga a quella presente sul continente, ma da isola a isola cambia, nonostante l’identico clima.
Qui la famosa osservazione dei fringuelli, dei quali analizza le diverse dimensioni del becco a
seconda del tipo di nutrimento maggiormente presente sulle isole. Afferma: “se prendiamo in
considerazione la distribuzione dei viventi sulla faccia della Terra, il primo grande fatto che ci
colpisce è che non sia possibile render conto della somiglianza o della diversità degli abitanti delle
varie regioni rifacendosi al clima o ad altre condizioni fisiche.” Quindi il determinismo
ambientale di Lamarck non sembra reggere alla prova dei fatti.
La prudenza nel comunicare la teoria evoluzionistica di Darwin è forse dovuta anche alla fervente
religiosità della moglie. Darwin infatti inizia a perdere la fede sul Beagle, comprendendo la falsità
della Creazione così come veniva presentata nell’Antico Testamento. Per la sua posizione, verrà
coniato da Huxley il termine Agnosticismo.
Darwin afferma di aver avuto l’illuminazione riguardo la preservazione o perdita di alcune
caratteristiche, a seconda che queste siano vantaggiose o svantaggiose, nel 1838. Ne scriverà
solamente più tardi, per paura del giudizio della gente. Tutti questi pensieri si trovano nei
Notebooks: rivelano in dettaglio le sue ricerche e il graduale approdo alla questione delle specie: da
dove hanno origine, come sono fra loro legate e quali i loro adattamenti. Nel Notebook B, 1837,
abbozza un prototipo di albero (o corallo) della vita, con ramificazioni irregolari delle
discendenze. Afferma che questa visione richiede l’estinzione per essere pensabile. Quasi sembra
vergognarsi delle sue teorie, scrivendo che affermare come “le specie non siano immutabili”, gli
sembra come “confessare un omicidio”.
Sketch 1842, primo abbozzo:
• analogia fra selezione artificiale e selezione naturale degli allevatori
• scenario malthusiano della lotta per l’esistenza
• variazione spontanea allo stato domestico e allo stato selvatico
• trasmutazione delle specie per selezione naturale
• discendenza con modificazioni
• ruolo dell’isolamento geografico
• primi cenni alla selezione sessuale
• gradualità del cambiamento evolutivo
Studiando i cirripedi comprende come la loro diversità si sia sviluppata nel corso di un tempo
lunghissimo. La cosa supporta la sua teoria della speciazione. In particolare, si interessa
all’Arthtrobalanus, una specie di cirripede scavatore che scopre mentre è a bordo del Beagle. La
dissezione di questo tipo di organismi all’epoca è molto diffusa: gli invertebrati marini sono al
centro delle controversie classificatorie.
Alfred Russel Wallace: naturalista ed esploratore, va in Amazzonia e fa osservazioni su geologia,
geografia e antropologia, oltre che naturalismo. Invierà a a Darwin un manoscritto sulla
distribuzione delle specie amazzoniche, mentre Darwin era a metà della stesura del suo Natural
Selection. Gli amici di Darwin, Hooker e Lyell decidono quindi di leggere le tesi di Darwin e
Wallace in una seduta della Linnean Society.
Prima edizione (1859) de L’origine delle specie
1-2. Variazioni allo stato domestico e in natura: Darwin inizia discutendo la produzione di
varietà stabili da parte di allevatori e coltivatori, per mostrare come sia difficile distinguere specie e
varietà, soprattutto quando appartengano a generi comprendenti molte specie. Le specie di generi
molto grandi differiscono fra loro meno delle varietà di specie appartenenti a generi più piccoli.
3. La lotta per la sopravvivenza: Il capitolo prende le mosse dal principio di popolazione
enunciato da Malthus e riassume una vasta letteratura su come gli organismi viventi siano impegnati
in una costante lotta per l’esistenza. Con questa Lyell aveva spiegato il fenomeno dell’estinzione
delle specie. Darwin si spinge oltre: la competizione fa sì che le strutture di ogni organismo siano
correlate nei modi più vari a quelle dei suoi competitori.
4. La selezione naturale: Il risultato della lotta sta nella sopravvivenza (e nella capacità di lasciare
discendenza) di organismi portatori di un tratto anatomico o comportamentale vantaggioso. Per
analogia con i processi selettivi degli allevatori, Darwin conia l’espressione, oggetto di critiche e
interpretazioni le più diverse. Mente la selezione artificiale agisce su tratti scelti per motivi
utilitaristici, la natura scruta ogni organismo in tutte le sue caratteristiche e ne decide la vita o la
morte
4.5. La divergenza dei caratteri e l’albero della vita: Il principio della divergenza è “pietra di
volta” dell’intero sistema. Dà conto del fatto che le variazioni anche minime tra individui della
stessa specie possono permettere ai loro portatori di accedere a nuove risorse e nicchie, favorendo
così varietà destinate a fissarsi in specie competitive. Qui appare anche l’unica illustrazione
presente, descritta da Darwin in dettaglio
5. Le leggi della variazione: Darwin cerca di spiegare l’insorgere di variazioni, il materiale di cui
si serve la selezione naturale per plasmare forme sempre diverse. Ne elenca molteplici tipologie,
dovute a cause diverse: uso e disuso delle parti, influenza diretta di fattori climatici, leggi ancora
sconosciute della correlazione fra le parti, per cui un piccolo cambiamento in una parte ha
conseguenze anche su altre.
6. Difficoltà della teoria: Darwin presta attenzione a chi nega la possibilità di una modificazione
delle specie. Una strategia che procede mostrando come le tesi dei suoi avversari possano
riformularsi nei termini della propria teoria.
7. L’istinto: Anche gli istinti, come gli organi e le funzioni, non sono immutabili e risentono delle
condizioni di vita. Si ereditano e sono sottoposti al vaglio della selezione naturale.
8. Ibridazione: Fin dai tempi di Buffon e di Linneo, i naturalisti perlopiù avevano ritenuto che due
varietà di organismi appartenessero alla stessa specie se il loro incrocio produceva esseri fertili,
sennò a specie diverse. Darwin teme che quel criterio possa introdurre una differenza sostanziale fra
varietà e specie, mentre uno dei suoi argomenti si fonda sulla difficoltà di delimitarle con
precisione, e sulla possibilità che una varietà diventi specie.
9-10. Geologia e successione delle specie nelle età della Terra: Due capitoli dedicati alle
difficoltà che la geologia e i reperti paleontologici pongono alla teoria darwiniana. Dato il suo
gradualismo, le si obietta che dovrebbero trovarsi negli strati terrestri serie complete di esseri con
forme di transizione dagli uni agli altri. Darwin risponde sostenendo che i fossili scoperti sono
soltanto una parte infinitesima delle forme vissute in passato. Le serie fossili sono irrimediabilmente
incomplete.
11-12. La distribuzione geografica: Esperienza di Darwin sul terreno e cospicua letteratura
sull’argomento nella prima metà del secolo. L’alternarsi di fenomeni di abbassamento e di
sollevamento aveva alterato i collegamenti possibili fra terre ora separate fra loro, e la dispersione
delle forme di vita aveva popolato isole e continenti favorendo lo sviluppo di organismi sempre
diversi, anche se connessi da evidenti legami di parentela.
13. Affinità reciproche degli organismi, morfologia, embriologia: La teoria della discendenza
trova una convincente applicazione in fenomeni diversi come l’esistenza di organi rudimentali o le
fasi dello sviluppo embrionale delle forme di vita più complesse. Permette di render conto di tutto il
sistema degli organismi viventi ed estinti, rintracciando le loro genealogie e derivazioni da un
numero ristretto di progenitori comuni.
14. Ricapitolazione e conclusione: Alla fine di quello che chiamerà “un lungo argomento”, dopo
aver elencato difficoltà di vario tipo e dichiarato la propria ignoranza su alcuni meccanismi
biologici fondamentali, Darwin annuncia i grandi mutamenti che la sua teoria avrebbe portato in
tutti i settori delle scienze della vita: “Così, dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte,
segue direttamente l’oggetto più straordinario che possiamo concepire, cioè il prodursi degli animali
superiori. C’è della grandiosità [grandeur] in questa visione della vita, con le sue tante forze, in
origine soffiata in poche forme o in una sola; e mentre questo pianeta ha continuato a ruotare
secondo le leggi immutabili della gravità, da un inizio così semplice infinite forme, bellissime e
meravigliose [most beautiful and most wonderful], si sono evolute e continuano a evolversi.”
In sintesi estrema:
SELEZIONE NATURALE: popolazioni vegetali e animali: loro tasso d’incremento superiore a
quello delle risorse (Malthus): nascono più individui di quanti ne possano sopravvivere → si
scatena una lotta per l’esistenza, soprattutto fra individui della stessa specie → questi individui non
sono mai perfettamente identici ai genitori, presentano leggere variazioni, differenze, deviazioni →
alcuni di loro sono avvantaggiati nella lotta per l’esistenza e diffondono la variazione vantaggiosa
alla discendenza → la variazione casuale ‘propone’ e la selezione ‘dispone’.
Mentre Lamarck parla di rapporto organismo-ambiente, Darwin parla di rapporto organismo-
organismo: per il primo l’ambiente forza la popolazione a trasformarsi, tutta e nello stesso modo.
Per Darwin l’ambiente è un filtro, che seleziona differenze individuali.
Importanza del caso: la selezione naturale non fa nulla finché non si manifestano per caso delle
variazioni favorevoli. Il caso esiste nel senso che le variazioni possono o meno insorgere e non per
forza si rivelano automaticamente positive, dipende anche dal contesto.
TIPOLOGIE DI EVOLUZIONISMO
Spencer: legge evoluzionistica del progresso. Nel 1857 cerca di definire cause e leggi del
progresso. Definisce questo come “la serie di cambiamenti avvenuti durante lo sviluppo della vita,
che costituiscono un avanzamento dall’omogeneità all’eterogeneità delle streutture. È il corso dello
dell’evoluzione seguita da tutti gli organismi.” Afferma come quella non sia solo una legge del
progresso organico, ma di ogni forma di progresso: tutto passa dal semplice al complesso attraverso
un processo di continua differenziazione. Il termine chiave è adaptation. Passa poi a The
principles of Psychology, un’opera che cerca di indagare la mente umana sottoponendola alle leggi
naturali, nei suoi vari fenomeni. Ciò che conta è affermare l’universalità e unitarietà delle leggi di
natura, sotto le quali si trova tutto ciò che esiste, compresi morale, cultura umana. Da qui passa al
tentativo di formare un sistema filosofico, i Principles (biologia, sociologia, psicologia, moralità).
Dunque Spencer lavora a una teoria dell’evoluzione qualche anno prima che nel 1859 l’Origin of
Species renda nota la propria. Due teorie con una genesi completamente diversa, struttura e finalità
differenti, ma che si confrontano fra loro. Spencer intreccia l’ipotesi dell’evoluzione con la teoria
utilitaristica della massima felicità per il maggior numero, è guidato dall’idea di una benevolenza
o provvidenza cosmica che favorisce un perfezionamento crescente per adattamento progressivo. Al
contrario, in Darwin non c’è finalismo. Per Spencer la chiave dell’evoluzione organica sta nella
nozione di Survival of the Fittest, che non è sopravvivenza del più forte, ma del più adatto e
capace al cambiamento che Darwin stesso deciderà di adottare al posto di selezione naturale.
Spencer è inoltre uno dei responsabili dell’evoluzionismo sociale: competizione tra classi, razze,
società, per Darwin sono inevitabili, poiché esistono uomini più adatti alla vita sociale. La società
stessa diventa un grande organismo. Afferma l’ereditarietà anche di facoltà mentali e carattere
individuale, anche attitudini lavorative poiché inscritte nell’appartenenza di classe, che è un
fenomeno naturale.
Francis Galton: esploratore, viaggia molto, soprattutto in Africa. Parla per la prima volta di
questione eugenica: prevalenza, o coltivazione dei tratti genetici migliori, con la finalità di
assicurarsi una razza più forte. Nei primi decenni del ‘900, i movimenti eugenici sono ovunque.
L’eugenica è un tentativo di applicare la biologia alle “cose umane”, con la volontà di fare
dell’uomo un oggetto di scienza, riducendolo a oggetto biologico, sottoposto a precise leggi.
Wallace: sull’uomo, la selezione naturale continua ad agire ma non sulla direzione biologica, su
quella culturale. Si parla di Effetto reversivo, apparente paradosso per cui la selezione naturale
determina i processi di civilizzazione, ma quest’ultima vanifica la selezione stessa sul piano
biologico. Fra coloro che recepiscono le teorie di Darwin, forse il punto più critico è il ruolo della
casualità: si tende a preferire l’idea di un disegno o intelletto agente, piuttosto che parlare di caso.
Wallace stesso parla di conciliare scienza e teologia, ma Darwin rifiuta questa misura affermando
come “non sente il bisogno di chiamare in causa forze soprannaturali”. Wallace si converte allo
spiritualismo (il mondo e la materia esistono al fine di sviluppare gli esseri spirituali, esseri terreni
che passano ad una vita astrale-spirituale con la morte, il cui grado di felicità e benessere dipende da
come hanno usato le loro facoltà in terra). Molti scienziati sono favorevolmente disposti verso
questo tipo di teorie. In Germania invece, Darwin viene accolto. Il principale diffusore è
Haeckel: aggiunge l’ascendenza animale dell’uomo, mentre Darwin ancora non ha affrontato il
problema. Scrive un albero monofiletico (rintracciando gli antenati comuni) in cui include
vegetali, protisti e animali. Parla di estinzione e si affida a basi paleontologiche. Il primo grado
della vita inizia con le monere, batteri fatti di combinazioni di carbonio. Il cumine è Homo,
provvisto di linguaggio. Riprende ed enfatizza la Legge Biogenetica Fondamentale: l’ontogenesi
(sviluppo dell’individuo) ricapitola la filogenesi (sviluppo della specie), con variazioni dovute alla
cenogenesi (produzione di caratteri nuovi per adattamento rispetto alle condizioni della vita embrio-
larvale). Con Haeckel, il Darwinismo diventa una Weltanschauung (visione del mondo), perché
unisce una serie di concetti: materialismo, monismo, anticlericalismo, classificazione gerarchica
delle razze umane, darwinismo sociale, soppressione dei malati incurabili ed altri inabili.
Dohrn: fonda una Stazione Zoologica a Napoli. Utile perché università ed associazioni private
potevano inviare scienziati in un posto già fornito di tutto l’occorrente per fare ricerca.
Weismann: nega ereditarietà dei caratteri acquisiti. L’evoluzione agisce solo sulle variazioni
individuali endogene: l’ambiente esercita azione sul soma, non sul germe, quindi non sulle cellule
destinate alla riproduzione. Parla di lotta per la vita analoga a quella tra organismi, quindi
selezione germinale in cui risiede l’unica fonte di nuovi caratteri. Mentre fa queste osservazioni,
Flemming sta osservando la formazione degli embrioni, osservando filamenti nel nucleo della
cellula durante la mitosi. Waldeyer li chiamerà cromosomi, si ipotizzerà contengano fattori
ereditari e a inizio ‘900 si parlerà di gene.
DA MENDEL ALLA POSTGENOMICA
Lunga tradizione di ricerca degli ibridatori, soprattutto per il contributo dato all’agricoltura e al
miglioramento delle varietà vegetali.
Mendel: la trasmissione dei caratteri non è continua e non funziona per fusione dei caratteri, ma
per alternanza e permanenza. Ovvero: incrociando piselli lisci con piselli rugosi non si ottengono
mai piselli con carattere intermedio. I caratteri si trasmettono indipendentemente l’uno dall’altro e
senza subire modificazioni, in un rapporto sempre uguale. È la prima volta in cui i fenomeni
ereditari sono sottoposti a rigore matematico che svela leggi costanti.
Sceglie i piselli per la facilità di coltivazione, ma anche perché come poi si scoprirà i suoi geni sono
in cromosomi diversi, caratteristica essenziale per studiarne la trasmissione.
Lungo silenzio su Mendel: Si dà per scontata l’eredità per fusione e mescolamento: le varietà
tenderebbero a diluirsi se lasciate libere di incrociarsi. Darwin teorizza l’importanza dell’isolamento
geografico ed ecologico, che impedisce o limita le possibilità d’incrocio e garantisce la
conservazione della specie. Lo schema mendeliano è del tutto estraneo alla mentalità biologica
diffusa in quel periodo.
Crisi del Darwinismo di fine ‘800: Si tentano nuove strade, che correggono quella darwiniana,
altri recuperano aspetti della teoria lamarckiana: sia per avversione sia per la scoperta di dati nuovi
e non conciliabili con l’onnipotenza della selezione naturale.
Correns: Riscopre Mendel nel ‘900, sistemandone le Tre Leggi:
• Dominanza: Dall’incrocio fra individui che differiscono per un solo carattere si ottengono
alla prima generazione ibridi tutti uguali.
• Segregazione: Alla seconda generazione, ottenuta incrociando tra loro gli ibridi della prima,
i fattori che controllano un determinato carattere si separano (segregano). 1/4 degli individui
presenta il carattere recessivo e 3/4 il carattere dominante.
• Assortimento indipendente: Incrociando individui che differiscono tra loro per due o più
caratteri, ogni coppia di fattori per ciascun carattere viene ereditata in maniera del tutto
indipendente dall'altra. Si hanno così tutte le possibili combinazioni dei fattori di ciascuna
coppia e la comparsa di individui con caratteri nuovi.
Teoria del Mutazionismo di De Vries:
• Le nuove specie compaiono improvvisamente, senza passare attraverso forme intermedie
• Compaiono a fianco del ceppo principale e si sviluppano con questo perché la novità
riguarda solo una minoranza di individui
• Le nuove specie si producono in un gran numero di individui (seppur minoritario rispetto
all’insieme della popolazione)
• Mostrano una costanza assoluta
• Accanto a loro possono emergere anche novità che si rivelano essere semplici varietà
regressive
• Le mutazioni che producono nuove specie sono cosa diversa dalle semplici fluttuazioni che
gravitano attorno al tipo medio
• Le mutazioni avvengono in quasi tutte le direzioni, senza alcun rapporto con l’utilità
immediata dei caratteri. Interviene poi la selezione naturale a scartare quelle sfavorevoli.
William Bateson: È il primo a parlare di genetica, riconoscendo a quella parte di scienza una
dignità ben distinta, affermando come le scoperte di Mendel portino a un mondo nuovo.
Biologi, fine ‘800 – primo ‘900 procedono in direzioni differenti e spesso opposte non c’è
integrazione fra la prospettiva diacronica (geologia, paleontologia, paleobotanica ecc.) e quella
sperimentale della biologia di laboratorio (biochimica, biologia cellulare, genetica). fra le une e le
altre si stende una zona di ‘afasia’ dovuta alla incomunicabilità di pratiche e linguaggi. Alcuni,
come Huxley, sostengono il pluralismo di cause darwiniano, quindi affermano che le varie branche
della scienza dovrebbero cooperare per determinarne il maggior numero. Parla di approccio
sintetico.
Il concetto di selezione naturale torna ad essere cruciale, ma in una nuova accezione. Da
sopravvivenza del più adatto nella lotta per l’esistenza a diffusione dei caratteri del più prolifico
all’interno di una popolazione. La selezione viene ora intesa come riproduzione differenziale:
alcuni individui contribuiscono in misura maggiore di altri alla generazione successiva.
L’attenzione si sposta dalle macro- alle micro-strutture, dall’organismo al programma genetico.
Teoria sintetica dell’evoluzione:
• La variazione genetica si produce per mutazione e ricombinazione
• Sopravvivono e si riproducono i più adattabili
• I genetisti parlano di evoluzione nel senso di cambiamenti nel genotipo; i naturalisti cercano
approccio più olistico focalizzato sul fenotipo.
Entrambi questi fattori sono influenzati dalla probabilità. La variabilità è sia aleatoria che
determinata, perché non è indotta da qualcosa di specifico a livello ambientale, ma non ha neppure
particolare libertà innovativa.
Dobzhansky: definisce la specie come “stadio, nel processo di divergenza evolutiva, in cui un
gruppo di forme che si incrociavano liberamente si separa in gruppi distinti che non possono
incrociarsi fra loro a causa di meccanismi fisiologici di isolamento.”. Il focus si sposta verso la
popolazione, intesa ora come una sorta di organismo collettivo la cui fisiologia trascende quella dei
singoli individui. Tanto che la specie è un insieme di popolazioni i cui membri sono interfecondi e
la cui coesione è assicurata da un pool genico comune.
La proposta è concepire l’ereditarietà come trasmissione di informazioni cifrate, non sostanze.
Nasce la biologia molecolare, proprio per studiare le proprietà fisico-chimiche del materiale
ereditario, fondendo chimica, fisica e biologia. Le aree si sovrappongono e c’è grande
interdisciplinarietà. La biologia molecolare è il tentativo di comprendere problemi biologici a
livello di atomi e molecole
Rosalind Franklin: Collabora con Watson, Crick alle ricerche sul DNA. Muore molto giovane per
le radiazioni del piombo e diventerà poi un’icona femminista per la tendenza del mondo
accademico ad escluderla dai riconoscimenti delle ricerche, celebrando solo Watson e Crick i quali,
a quanto pare, le avrebbero addirittura rubato i dati di alcune ricerche senza riconoscerla.
Teoria degli equilibri punteggiati (1972): I cambiamenti evolutivi e la speciazione avvengono in
periodi relativamente brevi (su scala geologica) sotto l'impulso di mutamenti ambientali, separati
da lunghi periodi di stabilità evolutiva delle forme di vita. Si tenta così anche di rendere conto
della mancanza di forme fossili intermedie. Teoria di Gould ed Eldredge.
Gould: Riesamina le teorie Darwiniste e le critiche a queste teorie.
Human Genome Project: Programma collaborativo di ricerca per mappare e comprendere tutti i
geni dell’uomo. Tutti i geni insieme sono il genoma. Concluso nei primi anni del 2000.
Postgenomica: Fase della ricerca biomedica, successiva alla conclusione del Progetto genoma
umano. Il completamento del sequenziamento del genoma umano e quello di numerosi altri genomi
costituisce il punto di partenza di una nuova disciplina. Mentre la ricerca genomica ha una valenza
descrittiva e si propone di identificare gli elementi di sequenza fondamentali presenti nel genoma,
ossia geni codificanti per proteine, RNA non codificanti, elementi regolatori, ecc., la postgenomica
ha come obiettivo principale quello di decifrare la funzione dei costituenti fondamentali del
genoma, siano essi geni o elementi localizzati nella porzione non genica. Si parla quindi di
rivoluzione postgenomica. Sono così comparsi nuovi termini, quali trascrittoma e proteoma, che
stanno a indicare la necessità di una visione sintetica della fisiologia cellulare, capace di analizzare
globalmente il funzionamento di ogni cellula a livello della trascrizione del DNA in RNA e della
traduzione di quest'ultimo in proteine.
La postgenomica porta profondi cambiamenti, perché trasforma la comprensione di malattia,
salute, ambiente e categorie come razza, classe, genere.
BIOLOGIE NEL ‘900: QUATTRO TEMI
Troland: Ricerca sull’origine della vita, concezione organico-catalista o enzimica. (Catalisi:
fenomeno per cui una sostanza catalizzatrice modifica la velocità di una reazione senza entrare
nell’equilibrio di reagenti o prodotti). Convinto che l’azione degli enzimi e la catalisi possano
spiegare gli enigmi biologici fondamentali: origine della materia vivente, meccanismi ereditari,
variabilità genetica. Si chiama Teoria enzimica della vita e afferma come tutti gli eventi e
modificazioni siano, in ultima analisi, catalitici.
Oparin: Piccole molecole carboniose avrebbero subito una graduale evoluzione chimica a formare
molecole più complesse. A partire da gas semplici (metano, ammonio, idrogeno, acqua), si è andata
aggiungendo maggiore complessità. Questi agglomerati stessi sono stati sottoposti a un processo di
competizione darwiniano, autoselezionandosi e portando a brodo primordiale e protocellule.
JBS Haldane: introduce il termine primordial soup per definire l’ambiente in cui sarebbero
avvenuti i primi processi vitali. In accordo con Oparin: la vita avrebbe avuto origine attraverso un
processo graduale; molecole sempre più complesse, aggregazione, e infine auto-riproduzione che
caratterizza lo stesso processo vitale. Ipotesi che si sia evoluta 4 miliardi di anni fa, soltanto 500
milioni di anni dopo la formazione della Terra, 200 milioni di anni dopo che la temperatura terrestre
si era sufficientemente abbassata per consentire l’esistenza stabile di composti organici.
Verifica difficile perché molto complesso creare esperimenti su queste tesi. Solo nel 1953 si mostra
da Urey e Miller che i composti da loro ipotizzati possono formare composti organici
(amminoacidi), tramite una fonte di energia (fulmini, radiazioni solari).
Formazione dell’ISSOL: Società Internazionale per lo Studio dell’Origine della Vita.
Il caso Lysenko: In URSS la scienza è “proletaria”: “Per avere di più, bisogna produrre di più,
per produrre di più bisogna sapere di più.”. Lysenko acquista notorietà per le sue ricerche sulla
vernalizzazione, ovvero sottoporre semi in germinazione a condizioni di temperatura e umidità che
ne anticipino lo sviluppo (stile Lamarckiano: i fattori ambientali sono fondamentali). Le sue teorie
sono ideologizzate nella teoria del Miciurinismo (da Miciùirn, orticoltore che promuoveva il
determinismo ambientale e la trasmissione ereditaria), unica concezione biologica coerente con
il materialismo dialettico, contrapposta alla genetica mendeliana: l’ereditarietà è un processo frutto
di interazioni fra organismo e ambiente, la variabilità genetica dipende da questo e non dai
cromosomi. Miciurinismo molto interessante perché è scienza proletaria, unisce teoria e pratica:
ciò che si fa con le piante (migliorare qualità e produttività), Stalin lo fa con i sovietici; Stalin
trasforma la storia come Lysenko trasforma la natura. Ci si adatta e modifica tramite l’ambiente.
La teoria viene progressivamente smentita, dopo essere diventata quella ufficiale del PCUS, negli
anni ‘60. Prima di allora, però, Lysenko diventa una delle massime autorità scientifiche nell’URSS,
mentre alcuni suoi oppositori come Vavilov vengono deportati nei gulag.
Epigenetica: studio dei cambiamenti fenotipici ereditabili nell’espressione del gene, dal livello
cellulare agli effetti sull’intero organismo. Studio dei meccanismi molecolari mediante cui
l’ambiente altera il grado di attività dei geni senza modificare l'informazione contenuta, cioè le
sequenze di DNA
Conrad Waddington: studio delle influenze che fattori non genetici (ad esempio agenti
ambientali) possono avere sull’espressione dei geni. Epigenetic landscape “canalizzazione dello
sviluppo”: evoluzione come paesaggio di valli e colli dove scorre una pallina che nel suo procedere
ha una quantità limitata di percorsi possibili. Ripensa l’evoluzione come dipendente da processi che
coinvolgono il fenotipo e aventi ripercussioni solo secondarie sulle frequenze dei genotipi. La cosa
porta a ripensare anche l’esito del progetto genoma umano, poiché anche mappandolo non si ha il
“foglietto d’istruzioni” per la creazione dell’uomo: il DNA non è uno stampo ma un soggetto;
utilizzando lo stesso soggetto uno stesso film può essere completamente diverso da un altro. Lo
stesso succede alle cellule quando leggono il codice nel DNA. I geni sono identici sempre,ma ogni
cellula può interpretarli in maniere leggermente diverse, a seconda delle condizioni variabili con cui
il modello viene interrogato.
Evo-Devo: Evolutionary-Developmenteal biology (biologia evoluzionistica dello sviluppo). Area
attivissima dagli anni ‘90, fonde due approcci fino ad allora separati (meccanismi evoluzionistici e
di formazione delle specie; analisi del modo con cui i geni controllano lo sviluppo). Ha un principio
fondante: le mutazioni dei geni coinvolti nel controllo e nella regolazione dello sviluppo
embrionale, portano una riprogrammazione cellulare e possono originare caratteri indediti,
trasmissibili ereditariamente. L’EVO-DEVO sottolinea l’importanza delle mutazioni, integrandosi
con la selezione naturale che agisce come meccanismo di controllo sulle variazioni casuali nelle
popolazioni. La ragione della distanza tra i due approcci risiede anche nel focus: la biologia dello
sviluppo ricerca universalità, non casualità e quindi anche cause prossimali. L’evoluzionismo si
basa su variabilità e diversità.
Il gene non si traduce automaticamente in fenotipo: lo sviluppo è la chiave per la comprensione
dell’apparire di nuove caratteristiche e l’evolversi delle forme di vita.
Evoluzione: cambiamenti in una popolazione dovuti a riproduzione e morte dei suoi membri
Sviluppo: cambiamenti in un organismo durante il corso della sua vita.