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STORIA

Il documento descrive lo sviluppo economico e sociale dell'Europa intorno all'anno 1000 d.C. Viene spiegato l'aumento della popolazione e delle attività economiche grazie a migliori tecniche agricole e commercio. Viene anche discusso lo sviluppo delle città e del feudalesimo come sistema politico ed economico tra il 1000 e il 1300 d.C.
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STORIA

Il documento descrive lo sviluppo economico e sociale dell'Europa intorno all'anno 1000 d.C. Viene spiegato l'aumento della popolazione e delle attività economiche grazie a migliori tecniche agricole e commercio. Viene anche discusso lo sviluppo delle città e del feudalesimo come sistema politico ed economico tra il 1000 e il 1300 d.C.
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Cap.

1 - Economia e società intorno all’anno mille

La svolta dell’anno mille


A partire dal III secolo e per tutto l’alto medioevo, no all’anno mille, l’Europa occidentale attraversa
un lungo periodo di crisi economica, mentre ad Oriente c’erano condizioni di vita migliori. Questo
cambiò intorno al XI secolo, soprattutto in Occidente dove avvenne una forte crescita demogra ca e
delle attività economiche (perché? c’è più cibo e più commercio e perché ungari e saraceni non
invadevano più i territori occidentali). Tra XI e il XIII secolo in Europa occidentale ci fu un aumento
della popolazione che si interruppe all’inizio del XIV secolo. La popolazione cresce anche perché ci
furono nuove tecniche agricole e si cominciò ad assistere al passaggio dalla rotazione biennale (il
campo era diviso in 2 parti e coltivata una alla volta) a quella triennale ( in cui il campo era diviso in
3 parti, la prima col frumento in autunno, la seconda avena e cereali in primavera e la terza a riposo
e giravano). Nell’Europa mediterranea il caldo rese di cile la coltura di cereali quindi erano
importanti i legumi che erano sia alimenti e sia fertilizzanti. E si iniziarono a coltivare anche ortaggi e
frutta (già introdotti in Sicilia e Spagna dagli arabi). L’aumento della produzione agricola è grazie alla
introduzione di nuove tecniche agricole e maggiore di usione di fonti energetiche (energia derivata
da fonte animale ed introduzione dell’aratro pesante [prima c’era l’aratro leggero fatto in legno e
a ondava nel terreno], successivamente ci fu quello pesante che era fatto in ferro e acciaio con 2
ruote trainato da un bue o asino e migliorava l’ aratura).

La trasformazione degli spazi: campagna e città


Tutte queste innovazioni non erano comunque su ciente per tutta la popolazione, che era in
continua crescita, quindi tra l’anno 1000 e la ne del 1200 raddoppiarono la super cie agricola
modi cando il paesaggio rurale. La maggiore parti dei terreni appartenevano ai Laici ed Ecclesiastici
per smaltire meglio il lavoro i padroni permisero ai servi (che lavoravano nella parte domenicana) di
a ancarsi su nuovi appezzamenti di terreno in cambio di un a tto/parte del raccolto. Questo
implicò molte migrazioni a breve e lunga distanza di molte famiglie (tedesche, olandesi…) si
trasferirono nelle pianure slave per terre più fertili. Questo portò i seminomadi, che si abituarono alla
agricoltura, a stabilirsi nelle zone più fertili. Tra XI e XII secolo ci fu una RINASCITA URBANA, infatti
si svilupparono molte città e la popolazione inizia a spostarsi nel centro città dove il commercio era
più sostanzioso che nelle campagne. All’inizio questo fenomeno interessò regioni di antica
urbanizzazione come Italia, Fiandre (nord Francia, Belgio, Paesi Bassi) e L’area Renana. Dopo
l’espansione di centri urbani avvenne anche in zone scarsamente popolate o di recente
colonizzazione come le isole britanniche, pianure Europa centro orientale e le costa del mare del
nord e mar baltico. Questi nuovi insediamenti derivarono dall’iniziativa di signori laici o ecclesiastici
che volevano acquisire spazi di potere politico ed economico, quindi fondarono città nuove
(villenove) e centri dove gli abitanti avevano privilegi scali (Borghi franchi).
Grazie ai mercati cittadini si vendevano più eccedenze alimentari che garantirono agli abitanti
sostenimento economico così da potersi dedicare all’artigianato e al commercio, infatti dal XI secolo
ripresero i tra ci commerciali perché erano disponibili più merci agricole e non.

La teoria dei tre ordini e la nascita della cavalleria


Tra il X e XI secolo alcuni intellettuali ecclesiastici elaborarono una visione gerarchica della società in
cui gli uomini si dividevano in 3 ordini:
1. Bellatores: cavalieri per la difesa dei cittadini.
2. Oratores: sacerdoti e monaci, avevano il compito di pregare.
3. Laboratores: contadini, mercanti e artigiani per garantire il sostenimento della società.
Questo era uno schema rigido noto come “teoria dei 3 ordini’.
I più importanti erano i bellatores i quali erano un mezzo di ascesa sociale sia per i gli cadetti
(minori esclusi dal patrimonio familiare) delle famiglie aristocratiche, sia per i ceti cittadini più elevati.
Dal XI secolo, questi diventarono un gruppo sociale chiuso ed elitario.
In questo modo la cavalleria diventò riferimento di tutta la nobiltà europea, infatti chi era cavaliere
veniva identi cato come nobile.
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Cap. 2 - Le monarchie feudali e le crociate: l’espansione
dell’occidente

Il feudalesimo
Inizio XI secolo, dal punto di vista politico, abbiamo un ra orzamento ai poteri dello stato.
Nel X secolo c’era stata una crisi del potere centrale, infatti lo “stato” non esisteva più e le sue
funzioni erano svolte da soggetti politici autonomi. Nel XI secolo, invece, gli stati Europei occidentali
cominciano a ra orzarsi e a espandere la propria autorità. I sovrani, oltre alla conquista militare,
intraprendono anche delle alleanze con i vari signori, queste alleanze erano strette grazie ad un
sistema, il feudalesimo, che deriva da “feudo”, termine germanico per riferirsi al bene cio e indica il
collegamento tra il potere centrale (imperatori, re …) e i poteri locali (duchi, vescovi, conti…),
attraverso il vincolo vassallatico-bene ciario (cerimonia dell’omaggio in cui il vassallo si sottomette
al signore giurandogli fedeltà assoluta), a di erenza dell’alto medioevo, in cui il vincolo vassallatico-
bene ciario collegava due persone, nel basso medioevo questo vincolo collegava due poteri
territoriali. Grazie a questo vincolo si costituì una gerarchia di poteri, con al vertice il sovrano, poi i
vassalli (baroni, feudatari) e dopo ancora i valvassori (ovvero i vassalli dei vassalli). Questo schema
non si realizzò mai in modo compiuto perché il sovrano continuava a governare direttamente alcune
parti del territorio tramite i proprio funzionari. Comunque questo vincolo si rivelò e cace per
assicurare un collegamento tra i sovrani e i poteri locali autonomi come quelli delle SIGNORIE DI
BANNO (signori che si erano appropriati di funzioni militari giurisdizionali e scali appartenenti al
potere centrale e quindi che non erano di loro competenza), per legittimare questa cosa le signorie
di banno cedono al Re i propri beni, i diritti e le giurisdizioni da lui esercitati su di essi;
successivamente il Re riconcedeva quei beni e diritti allo stesso signore a cui li aveva tolti,
facendone un feudatario (il feudatario continuava ad esercitare quei poteri ma in nome del re, quindi
erano legittimi). Il Re ne guadagnava perché veniva riconosciuta la propria autorità. Il vincolo
vassallatico-bene ciario è reso possibile grazie all’ereditarietà dei bene ci, infatti nel corso del X
secolo il bene cio si trasformò in un bene concesso in via de nitiva al feudatario (prima si chiamava
“concessione temporanea di una terra in bene patrimoniale”), ciò signi ca che d’ora in avanti
diventa ereditario, infatti nessun signore avrebbe mai accettato il contrario.
Ad iniziare questa rivoluzione fu un importante documento fatto nel 1037 chiamato “constitutio de
feudis” (legge sui feudi) di Corrado II.
In generale il feudalesimo era una specie di compromesso tra la realtà dei poteri signorili e il potere
pubblico. L’infeudazione dava garanzie a entrambi i poteri coinvolti, infatti, se il vassallo avesse
tradito il sovrano, il sovrano avrebbe potuto tranquillamente con scargli il feudo, d’altronde però,
anche se il re avesse con scato un feudo senza motivo, il vassallo poteva ricorrere a un tribunale dei
suoi pari, cioè formato da altri feudatari.
Il feudalesimo fu un elemento di forza per gli stati basso medievali. Tra il XI e il XIII secolo nacquero
dei nuovi regni grazie all’emergere di potenti dinastie. All’interno dei quali i sovrani avevano poteri di
tipo pubblico (riscossione delle tasse…) solo sui domini del proprio patrimonio. Il resto del regno era
formato da feudi controllati dal re (monarchie feudali).
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Le prime monarchie feudali: gli stati normanni e il regno di Francia
Nel IX secolo approdarono in Francia i normanni noti come vichinghi. Si insediarono al nord della
Francia, al tempo governata da Carlo il semplice. Nel 911, Rollone (capo normanno) fa un accordo
con il re di Francia dove stabiliscono che i normanni si convertiranno al cattolicesimo e giureranno
fedeltà a Carlo il semplice, in cambio lui gli deve a dare la contea di Rouen e il ducato di
Normandia (Rollone allora diventa vassallo di Carlo e di tutti i re di Francia). in pochi anni i normanni
si integrarono con la popolazione locale e adottano come lingua l’antico francese, successivamente
i normanni diventano duchi e vassalli. I normanni non si accontentano solo di questo infatti vogliono
occupare in modo stabile nuovi territori. Nel 1066 Guglielmo il conquistatore sbarca in Inghilterra e la
sottomette scon ggendo i re Aroldo nella battaglia di Hastings. Il nuovo regno normanno di
Inghilterra era caratterizzato da un potere centrale molto forte basato sull’uso del legame feudale, la
ricchezza della corona, e sul controllo della giustizia e le nanze attraverso i funzionari pubblici, con
lo scopo di controllare i grandi feudatari, nel 1086, Guglielmo fece registrare tutte le proprietà
fondiarie del regno in un inventario, il DOMESDAY BOOK nalizzato a calcolare l’ammontare dei
tributi dovuti al re. Il ra orzamento del potere monarchico prosegui anche nel XII secolo durante il
regno di Enrico II che è stato il primo sovrano della dinastia francese dei Plantageneti. Lui si dedicò
a ridurre l’autonomia dei signori feudali laici attraverso l’operato di funzionari itineranti (sceri ), e per
limitare l’autonomia degli ecclesiastici tramite le COSTITUZIONI DI CLARENDON. Il glio di Enrico II,
Giovani senza terra, dovette contrastare una rivolta dei grandi feudatari che volevano mantenere i
propri privilegi, così nel 1215 emanò la MAGNA CHARTA LIBERTATUM (una proto costituzione per
limitare il potere del sovrano.
In questo documento si stabiliva che il sovrano non poteva prendere decisioni senza l’approvazione
della corte cioè il Consiglio del regno formato da 25 baroni che dovevano assisterlo in tutte le
decisioni, le limitazioni del sovrano erano:
• I diritti della chiesa non si possono limitare
• Non può imporre le tasse senza il consenso dei nobili (vengono convocati in assemblea)
• Formazione del consiglio del regno (proto parlamento che vigilava il governo)

I normanni in Italia meridionale


La conquista normanna si diresse anche nell’Italia meridionale. Non come una spedizione militare
ma come una penetrazione disordinata di piccoli gruppi di cavalieri, I primi a giungere in Italia furono
i Fratelli Drengot nel XI secolo. Nel 1030, Sergio IV, concesse a Rainulfo Drengot il territorio tra il
Ducato di Napoli e il principato di Capua (pianura Campana) dove venne fondata Aversa (primo
dominio normanno in Italia) e Rainulfo ne divenne conte.
I fratelli Altavilla, che venivano dalla Normandia, arrivarono in Italia a partire dal 1037, grazie delle
spedizioni militari contro i bizantini e gli arabi, ottennero un dominio territoriale per conto del principe
longobardo di Salerno. La vittoria contro una coalizione guidata dal Papa, legittimo il loro potere, e
nel 1059 con il concordato di Mel , il Papa Niccolò II riconobbe le loro conquiste in Campania e
Puglia. Roberto il Guiscardo divenne duca di Puglia, Calabria e Sicilia, successivamente Ruggero II
ottenne il titolo di re di Sicilia nel 1130. L’uni cazione dei domini normanni avvenne a Palermo, dove
si fusero le tradizioni arabe, bizantina e normanna, con un’organizzazione che combinava elementi
ereditati dalla dominazione precedenti con strutture feudali normanne per il controllo del territorio e
delle frontiere.
La Francia dei Capetingi
Il progressivo ra orzamento della monarchia in Francia a partire dal X secolo fu più lento rispetto
all’Inghilterra a causa della frammentazione territoriale dovuta la disgregazione dell’impero
carolingio. Nel regno dei franchi occidentali, formatosi dopo il trattato di Verdun, si erano sviluppati
numerosi principati territoriali autonomi. Nel 987, Ugo Capeto, divenne re dei franchi occidentali e
fondò la dinastia dei capetingi. Questa dinastia aumentò il proprio potere e autorità tramite legali
feudali e la trasmissione ereditaria del trono al glio primogenito. La chiesa fu un alleato importante
nella lotta contro i feudatari francesi, e contribuì a creare un modello ideale di regalità collegata alla
sfera divina. Questo portò alla di usione del “mito dei re taumaturghi” nel XIII secolo, dove i re erano
considerati capaci di guarire i malati di Scrofola con con un tocco divino.
Nel XII secolo, i Capetingi acquistarono un vasto dominio sul territorio francese attraverso il
matrimonio tra Enrico d’Angió (erede al ducato di Normandia) ed Eleonora (signora di Aquitania e del
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Poitou). Due anni dopo Enrico II diventò re d’Inghilterra. Sebbene formalmente i Plantageneti fossero
vassalli dei Capetingi, governavano su un vasto territorio che comprendeva anche l’Inghilterra.
Durante il regno di Filippo II Augusto, i Capetingi a rontarono i Plantageneti in una lunga lotta,
culminata nella battaglia di Bouvines nel 1214 ,in cui Filippo II Augusto scon sse Giovanni Senza
Terra e ottenne il controllo di vaste aree nella Francia occidentale. Nel 1259, la pace di Parigi
confermò la cessione di molti territori ai Capetingi (Normandia, Maine, Angiò e Poitou) e il
riconoscimento da parte dell’Inghilterra della loro sottomissione al re di Francia come duca
d’Aquitana.

Le monarchie iberiche e la reconquista


Nella penisola iberica il ra orzamento dell’istituto monarchico fu legato alla Reconquista (espansione
cristiana in territori spagnoli caduti sotto il controllo dei musulmani tra il XI e il XIII sec. grazie ai regni
di Aragona e Castiglia da cui nasce il regno spagnolo). Tra il 1009 e il 1031 l’emirato di Cordova
(fondato dai Omáyyadi), dopo una crisi si divide in una serie di signorie territoriali (che gli arabi
de nivano Al-Andalus) che erano profondamente divise da contrasti interni. I re cristiani si
appro ttarono di questa debolezza e si avvalsero di dell’ausilio di spregiudicatori cavalieri come
Rodrigo Diaz, il regno di Valencia e per questo passo alla storia grazie al poema epico “Cid
Campeador”. Fu soltanto con il declino dello Stato Omayyade che l’avanzata dei cristiani divenne
organizzata e nalizzata a un avere propria riconquista dei territori perduti. Due dinastie che
detenevano il trono dei principati più importanti, Castiglia e Aragona. La reconquista divenne sempre
più un impresa di matrice religiosa. Tra il XII e il XIII i regni cristiani proseguirono importanti azioni
militari come la battaglia di Las Navas de Tolosa nel 1212. Alla metà del 1200 dopo la conquista di
Cordova e Siviglia e dopo che l’emirato di Granada era nito sotto il controllo dei mori, nisce la
Reconquista.

Le crociate
Sono pellegrinaggi armati di eserciti cristiani che partono dall’Europa nel XI/XIII per recuperare la
Terrasanta (Israele, Palestina, Libano, Cisgiordania e Siria) chi era in possesso degli arabi, con il
concilio di Clermount-Ferrand, papa urbano II fa appello ai cristiani per compiere un pellegrinaggio
puri catore in Terrasanta; dai fedeli viene inteso come un invito a conquistare questa terra, quindi la
popolazione cristiana va alla conquista guidata dall’aristocrazia nobile. La prima specie di
spedizione fu chiamata la “crociata dei pezzenti” (pellegrini, schiavi, servi) guidata da un monaco,
Pietro l’Eremita, purtroppo questa fu una spedizione disastrosa poichè vengono tutti uccisi dai turchi
Selgiuchidi in Asia minore. Il Papa preoccupato nel 1096 dice di partire più organizzati per vincere e
quindi si organizzano con eserciti regolari guidati da cavalieri.
La prima CROCIATA parte nel 1097 guidata da Go redo di Buglione (sostenuto dall’imperatore
bizantino Alessio Comneno che gli dà armi e viveri in cambio delle terre sottratte ai turchi) nel 1097
parte la prima crociata a cui partecipano tutti i discendenti dei re di Europa. Nel 1099 riescono a
conquistare Gerusalemme e Go redo viene nominato re del regno di Gerusalemme. Ma i turchi
cercano di prenderla e nel 1146 parte la seconda CROCIATA, questa crociata partecipano i
maggiori reali di Europa ovvero: re di Francia Luigi VII, re di Sicilia Ruggero II e il re d’Italia Corrado
III con i loro eserciti, questa spedizione non porta molti cambiamenti a causa delle rivalità tra i
sovrani. Nel 1187, Saladino (emiro orientale) conquista Gerusalemme la strappa ai cristiani. La terza
CROCIATA parte nel 1189 per riconquistare Gerusalemme presa da Saladino. In questa crociata
partono: Federico Barbarossa (sacro Romano impero), Filippo Augusto (Francia) e Riccardo cuore di
Leone (Inghilterra) che fu l’unico che ottenne qualcosa perché riconquistò San Giovanni d’acri. Nel
1202 parte invece la quarta CROCIATA, che parte da Venezia, voluta da Innocenzo III per riportare
la chiesa di Bisanzio (Costantinopoli) sotto l’autorità ponti cia. loro non arriveranno mai a
Gerusalemme ma bensì si fermeranno a Costantinopoli (attuatele Istabul) e fondano l’impero latino
d’oriente
Tutti questi fallimenti però favoriscono l’espansione commerciale di Venezia, Genova e Pisa nel
Mediterraneo orientale e rappresentano un sistema per dare sfogo alla violenza dei cavalieri europei
e arricchirli.
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Cap 3 -rinascita urbana e lo sviluppo della civiltà comunale
Nella seconda metà del X secolo vari sovrani dell’Europa occidentale non riuscivano più a governare
i loro territori e quindi decisero di a dare il governo di alcune città ai vescovi (questa situazione già
esisteva informalmente perché quando i normanni, gli ungari e i saraceni volevano invadere
l’Europa, i vescovi avevano difeso le città forti cando le mura e organizzando corpi di uomini
armati). Dalla ne del IX secolo i vescovi oltre a quella religiosa, avevano anche un autorità politica e
rappresentavano gli intermediari per i sovrani. Intorno all’anno Mille i vescovi svolgevano molte
funzioni: giudici nei tribunali cittadini, riscuotevano le imposte, coordinavano i servizi di pubblica
sicurezza e amministravano i patrimoni. Il loro potere politico si poteva paragonare a quello degli
abati o dei signori di banno. Le città governate dai vescovi erano molto diverse, dal punto di vista
sociale ed economico, da quelle dominate da altre signori, perché avevano risorse umane e culturali
superiori che si accentuarono dopo il Mille quando le città europee si svilupparono. I tassi più alti di
urbanizzazione si ebbero in aree favorite dalla posizione geogra ca senza forti poteri centrali come
le andre e l’Italia centro-settentrionale, infatti le città divennero protagoniste dell’espansione
commerciale e politica dell’Occidente. Alcune attività artigiane (tessile e metallurgica) orirono e ad
esse poterono dedicarsi soprattutto i contadini emigrati dalle campagne che cercavano un lavoro.
Anche i proprietari terrieri e i membri dei ceti nobiliari si spostarono nelle città, questo comportò alla
formazione di Borghi (con case private e botteghe) all’esterno dei centri urbani. I borghesi erano
artigiani, notai, mercanti, medici, avvocati, professori e giuristi ovvero la classe intermedia che
avevano un ruolo importante nelle città dei vescovi per lo sviluppo dell’economia urbana perché
assicuravano l’arrivo di generi alimentari dal contado (area circostante la città).
I vescovi erano a ancati da un gruppo di persone composto da uomini di lettere (chierici e notai),
giuristi e uomini armati che divennero consiglieri del vescovo e formarono l’esercito della città. Con
la svolta dell’anno Mille molte famiglie migliorarono il proprio status sociale, soprattutto i mercanti
che assomigliavano sempre di più ai nobili. I gli iniziarono a prendere parte all’attività governativa
del vescovo e li seguirono anche alcuni aristocratici. Così nobili e mercanti iniziarono nuove forme di
economia e gestione politica.
Le città marinare (Amal , Genova, Venezia e Pisa) furono quelle che seppero mantenersi
politicamente autonome sia dal potere del regio che da quello del vescovo. Il loro successo era
dovuto sia alla posizione geogra ca sia al fatto che al loro interno il gruppo sociale al potere era
unito da forti interessi commerciali.
Venezia, grazie alla sua posizione, intraprese attività mercantili via mare che la rese una grande
potenza marittima, mercantile e militare. L’espansione mercantile e politica di Genova si diresse
verso la Corsica e la Sardegna, che entrò in guerra con Pisa che si concluse con la vittoria di
Genova nella battaglia della Meloria. Amal , invece, aveva sviluppato un’attività commerciale verso
l’Africa e l’Oriente, ma nel 1135 fu distrutta dai Pisani.

L’esperienza comunale italiana


Tra la ne del XI e l’inizio del XII secolo, in molte regioni d’Europa iniziarono a svilupparsi forme di
autogoverno cittadino e, la cittadinanza riuscì a costituirsi in comune: cioè diede vita ad una
istituzione politica autonoma capace di esercitare localmente le proprio funzioni. Solo nell’Italia
centro settentrionale i comuni raggiunsero il massimo grado di indipendenza, acquisendo una piena
sovranità. Per questo motivo si parla di “civiltà comunale”, diversa dal resto di Europa. A spiegare
questo fatto ci sono diverse ragioni:
1. le città italiane erano molto ricche (dopo la crisi dell’alto medioevo avevano avuto una ripresa
economica)
2. il regno italico era una delle aree in cui la disgregazione del potere pubblico aveva raggiunto il
massimo grado (a di erenza dell’Europa settentrionale dove l’imperatore non esercitava più il suo
potere direttamente da molto tempo e il ruolo dei vescovi si era ridimensionamento, dopo la lotta
chiesa contro simonia).
In Italia meridionale i Normanni bloccarono ogni tentativo di autogoverno cittadino, infatti nel XII
secolo istituirono uno stato monarchico forte. Nell’Italia centro settentrionale il passaggio dalla città
al comune fu abbastanza di cile. Un elemento ricorrente è la presenza di gruppi sociali
eminenti( notai, giudici, pubblici u ciali) che dopo aver a ancato il vescovo, dalla ne del XI secolo
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furono in grado di reggere in modo autonomo le città eleggendo i propri rappresentanti. La vita
comunale fu caratterizzata da lotte tra le maggiori famiglie per la conquista dei ruoli di potere. Alcuni
casi esemplari sono Milano, Genova, Asti e Perugia. Il passaggio dalla città al comune si può dire
compiuto quando i documenti attestano per la prima volta la presenza di rappresentanti della
cittadinanza: i consoli che erano a capo del governo comunale, (incarico durava da 6 mesi a un
anno) godevano di ampi poteri (fare applicare la legge, guidare l’esercito cittadino, rappresentare il
comune nelle ambascerie) ed erano eletti e a ancati da una assemblea cittadina detta Arengo con
potere legislativo.
Nel corso del XI secolo c’era la necessità di allargare il controllo sul contado per avere maggiori
ricchezze e ampliare le attività commerciali e produttive cittadine, dato che il contado rappresentava
un importante fonte di risorse per il comune. L’aristocrazia e il ceto imprenditoriale e mercantile
avevano esigenze in comune e la loro cooperazione garantì gli strumenti per attuare l’espansione (se
serviva i nobili avevano esperienza militare mentre i mercanti avevano risorse nanziarie). I comuni si
impadronirono di un nuovo spazio vitale e alcune città potenti e ricche come Milano, Firenze e
Venezia cercano di conquistare anche i territori dei comuni vicini.
Per fare il loro lavoro mercanti e artigiani avevano bisogno di imparare a leggere e a scrivere ma
sopratutto a fare i calcoli, queste esigenze favorirono la creazione di scuole laiche. Nelle città c’era
bisogno di notai o giuristi che dovevano studiare in scuole specializzate, fu così che vennero fondate
le prime università, all’inizio erano associazioni private di studenti ed insegnanti, una delle più
importanti era l’Università di Bologna nata nel 1088. Inizialmente le materie studiate erano diritto,
medicina e teologia. Molte università venivano fondate dai sovrani.

Lo scontro tra i comuni italiani e Federico Barbarossa


All’inizio del XII secolo si è aperta una lotta per la successione al trono germanico: da un lato
c’erano i ghibellini (sostenitori dei duchi di svevia), dall’altra i guel (sostenitori dei duchi di Baviera).
Nel 1152 con le elezioni di Federico I, appartenente ai duchi di svevia ma sua madre era bavarese, si
trovò un compromesso tra le due parti in lotta. Nel 1154 Federico scese in Italia per ottenere la
consacrazione imperiale del papà e ristabilire l’autorità dell’impero sul territorio. Arrivò in Italia anche
perché i rappresentanti del comune di Lodi, si lamentavano della politica espansionistica di Milano, il
ponte ce Adriano IV era stato allontanato da Roma dove un monaco che predicava contro la chiesa
aveva instaurato un governo comunale e il meridione era sotto il controllo del regno normanno; lui
quindi dovette risolvere tutti questi problemi e ristabilendo il potere del papà Federico ottenne
l’incoronazione a imperatore.
Nel 1158, scese per la seconda volta in Italia per risolvere il problema dei comuni, infatti, Federico
intende a ermare nel regno italico l’autorità imperiale. La sua politica aveva anche implicazioni
economiche perché egli reclamava tutte le tasse, infatti, nello stesso anno convocò la dieta di
Roncaglio, nella quale rivendicò i suoi diritti: innanzi tutto dichiara illegale ogni aspetto dell’attività
comunale e ogni lega, poi, reclama le regalie che sono dei diritti inalienabili dell’imperatore
(amministrare la giustizia, riscuotere le tasse, battere moneta, nominare u ciali, riscuotere i tributi
sull’uso di strade, umi e porti).
Grazie alla collaborazione di alcuni giuristi dell’Università di Bologna, Barbarossa (Federico I) aveva
elaborato un programma politico rivoluzionario in cui si a erma che il potere pubblico era
dell’imperatore e soltanto lui poteva delegarlo a funzionari da lui scelti oppure infeudarlo ai suoi
vassalli. Si a erma anche che il suo ruolo era indipendente dall’intervento ponti cio siccome era
vicario di Dio.
Il suo programma portò ad uno scontro con il nuovo papa Alessandro III che nel 1159 venne
scomunicato. Lui però trovò alleanze nei comuni di Milano e Crema che Federico rase al suolo nel
1160/62, inoltre costrinse il papa ad abbandonare Roma. Per questo motivo i comuni si coalizzarono
contro di lui, in questo modo nacquero: la lega veronese e la lega lombarda che volevano difendersi
dall’ingerenza imperiale. La lega lombarda riesce a scon ggere Federico I nella battaglia di Legnano
nel 1176, successivamente Barbarossa fu costretto a riconoscere l’autorità di Alessandro III e rmò
una tregua di 6 anni con la lega lombarda. La vera e propria pace si raggiunge nel 1183 a Costanza.
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ALTO MEDIEVO BASSO MEDIEVO

476: Anno 1000 1492:


fine dell'epoca Scoperta
antica inzio alto dell’America
medievo (caduta
impero romano di
occidente

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