Blanchard O., Amighini A., Giavazzi F.
, «Macroeconomia» Il Mulino, 2020
Capitolo III. Il mercato dei beni
Capitolo III
Il mercato dei beni
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Blanchard O., Amighini A., Giavazzi F., «Macroeconomia» Il Mulino, 2020
Capitolo III. Il mercato dei beni
1. La composizione del Pil
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Capitolo III. Il mercato dei beni
1. La composizione del Pil
Analizziamone le componenti:
• Consumo (C): beni e servizi acquistati dai consumatori;
• Investimento (I): talvolta chiamato investimento fisso per
distinguerlo dall’investimento in scorte. E’ la somma
dell’investimento non residenziale e residenziale;
• Spesa pubblica (G): beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti
pubblici (sia consumi sia investimenti pubblici). Non include né i
trasferimenti (assistenza sanitaria e sociale, che non rappresentano
una creazione di ricchezza), né gli interessi del debito pubblico.
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1. La composizione del Pil
• Importazioni (IM): acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai
residenti (consumatori, imprese, governo);
• Esportazioni (X): gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del
resto del mondo.
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1. La composizione del Pil
• Esportazioni nette, (X-IM) o saldo commerciale, è dato dalla
differenza tra esportazioni e importazioni
X>IM : avanzo commerciale
X<IM : disavanzo commerciale
• Investimento in scorte: differenza tra beni prodotti e beni venduti in
un anno – cioè differenza tra produzione e vendite
Produzione > Vendite le scorte aumentano
Produzione < Vendite le scorte diminuiscono
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2. La domanda di beni
La domanda totale di beni, Z, può essere scritta come:
Z C I G X IM
Questa equazione è un’identità che definisce Z come la somma di
consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni nette.
Per studiare con più facilità quali siano i fattori determinanti di Z
introdurremo alcune semplificazioni, che abbandoneremo, in parte, in
seguito.
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2. La domanda di beni
Semplificazioni nella nostra economia:
Z C I G
1. Le imprese producono uno stesso bene che può essere usato come
bene di consumo, bene di investimento e come spesa pubblica.
2. Le imprese forniscono qualsiasi quantità di tale bene a un dato
prezzo, P. Questa ipotesi è valida solo nel breve periodo.
3. L’economia è chiusa: non avvengono scambi con il resto del mondo.
Esportazioni e importazioni sono uguali a zero.
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2.1 Consumo (C)
Il reddito disponibile, (YD), è il fattore principale da cui dipendono le
decisioni di consumo.
YD Y T
dove Y è il reddito aggregato e T rappresenta le imposte al netto dei
trasferimenti.
La relazione tra il consumo e il reddito disponibile può essere espressa
come:
C C(YD )
( )
È possibile assumere che la forma funzionale della relazione tra il
consumo e il reddito disponibile sia lineare:
C c0 c1YD
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2.1 Consumo (C)
Il parametro c0 rappresenta il livello di consumo quando il reddito
disponibile è zero.
Il parametro c1 è la propensione marginale al consumo.
Due restrizioni naturali sulla propensione al consumo:
• c1 > 0 (un aumento del reddito disponibile genera un aumento del
consumo)
• c1 < 1 (un aumento del reddito disponibile genera un aumento meno
che proporzionale del consumo. I consumatori consumano solo una
parte dell’aumento del loro reddito disponibile)
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2.1 Consumo (C)
Il consumo aumenta col reddito disponibile, ma meno che
proporzionalmente
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2.2 Investimento (I)
Nei modelli economici troviamo due tipi di variabili:
1. variabili esogene: prese come date
2. variabili endogene: spiegate all’interno del modello
Inizialmente, l’investimento verrà considerato come una variabile
esogena. Questa ipotesi semplificatrice verrà eliminata
successivamente.
Quando l’investimento è preso come dato si ha:
II
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2.3 Spesa pubblica (G)
Insieme alle imposte T, la spesa pubblica G, descrive la politica fiscale
del governo – le scelte del governo circa le entrate e le uscite del
settore pubblico.
La spesa pubblica è considerata come una variabile esogena.
Motivazioni:
• il governo non presenta regolarità di comportamento come i
consumatori e le imprese, così che non esiste un’unica funzione per
GeT
• i macroeconomisti hanno come compito quello di consigliare il
governo circa decisioni di spesa e di tasse
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3. La determinazione della produzione di equilibrio
In assenza di investimento in scorte, l’equilibrio sul mercato dei
beni richiede che la produzione (Y) sia uguale alla domanda (Z):
Y Z
A sua volta, la domanda dipende da Y
Y c0 c1 (Y T ) I G
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3. La determinazione della produzione di equilibrio
I macroeconomisti utilizzano solitamente tre strumenti:
1. l’algebra per assicurare la coerenza logica del modello;
2. i grafici per cogliere l’intuizione;
3. le parole per spiegare i risultati.
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3.1 Attraverso l’algebra
L’equazione di equilibrio può essere riscritta come:
Y c0 c1Y c1T I G
Riordinando i termini:
1
Y (c0 I G c1T )
1 c1
(c0 I G c1T ) spesa autonoma
1
moltiplicatore
1 c1
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Un esempio
Assumiamo che G aumenti di 1 miliardo di Euro. L’equazione
presentata nella slide precedente ci dice che la produzione aumenterà
in misura superiore a 1 miliardo di Euro.
Per esempio, se c1 è 0,6, il moltiplicatore sarà uguale a 1/(1-0,6) =
1/0,4 = 2,5, per cui la produzione aumenterà di 2,5 x 1 miliardo di
Euro = 2,5 miliardi di Euro.
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3.2 Con i grafici
Si disegna la produzione in funzione del reddito.
Poi si disegna la domanda come funzione del reddito. Z = (c0 + I + G –c1T) + c1Y
In equilibrio, la produzione è uguale alla domanda.
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3.2 Con i grafici
Si supponga che l’economia sia nell’equilibrio iniziale, rappresentato dal punto A nel
grafico, con produzione uguale a Y.
Si supponga che G aumenti di un miliardo: ZZ si sposta in ZZ’, il nuovo equilibrio sarà
in A’ e quindi la produzione di equilibrio diventerà Y’.
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3.2 Con i grafici
Possiamo spiegare il ragionamento ancora un po’ più approfonditamente
e questo ci offrirà un altro modo di pensare al moltiplicatore:
1. il primo aumento della domanda, indicato dalla distanza AB, è uguale
a 1 miliardo di euro.
2. questo primo aumento della domanda porta a un aumento
equivalente della produzione, cioè 1 miliardo di euro, anch’esso
rappresentato dalla distanza AB.
3. questo primo aumento della produzione porta a un aumento di pari
ammontare del reddito, indicato dalla distanza BC, anch’essa pari a 1
miliardo di euro.
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3.2 Con i grafici
4. il secondo aumento della domanda, rappresentato dalla distanza CD, è
uguale a 1 miliardo di euro (il primo aumento di reddito) moltiplicato per
la propensione al consumo, c1 – cioè c1 miliardi di euro.
5. questo secondo aumento della domanda porta a un aumento di pari
ammontare della produzione, rappresentato anch’esso da CD, e quindi a
un aumento di pari ammontare del reddito, indicato dalla distanza DE.
6. il terzo aumento della domanda è uguale a c1 miliardi di euro (il
secondo aumento di reddito) moltiplicato per c1 ed è uguale a c1x c1
miliardi di euro, vale a dire c12 miliardi di euro, e così via.
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3.2 Con i grafici
Seguendo questa logica, l’aumento totale della produzione dopo n
passaggi è uguale a 1 miliardo di euro moltiplicato per la somma:
1+c1+ c12 +…+ c1n
Questa somma è chiamata serie geometrica.
Quando c1 è inferiore ad 1 (come nel nostro caso), all’aumentare di n
la somma continua ad aumentare, ma si avvicina via via ad un limite.
Questo limite è 1/(1-c1).
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Un esempio
Se consideriamo un’economia semplificata composta da consumo aggregato (C),
componente autonoma data solo dall’investimento (I), assenza di c0, ma solo c1,
possiamo scrivere:
Y=C+I come Y= c1*Y+I
Supponiamo che I aumenti di 100 (miliardi) e supponiamo che c1 sia pari a 0,6.
Cosa accade?
Momento 0: I aumenta di 100, la componente autonoma aumenta di 100 e quindi
Y aumenta di 100;
Momento 1: Se Y è aumentato di 100, allora C aumenta di 0,6*100 = 60. Ma se C
aumenta di 60 allora anche Y aumenta di 60;
e poi…
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Un esempio
…continuando..
Momento 2: Se Y è aumentato di 60, allora C aumenta di 0,6*60= 36.
Ma visto che C è una componente di Y, allora Y aumenterà di 36;
Momento 3: Se Y è aumentato di 36, allora C aumenta di 0,6*36=
21,6. Ma se C aumenta di 21,6 allora anche Y aumenta di 21,6…
E così via…l’effetto sull’incremento di Y di un aumento della spesa
autonoma per effetto del consumo diminuisce sempre di più.
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Un esempio
Per evitare di effettuare tutti i calcoli fino a quando l’effetto del
consumo si esaurisce, si utilizza l’espressione del moltiplicatore, 1/1-c1.
Quindi l’effetto complessivo su Y di un aumento di 100
dell’investimento è pari a:
(1/1-0,6)*100= 250
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3.3 A parole
La produzione dipende dalla domanda, che a sua volta dipende dal reddito,
che è uguale alla produzione.
Un incremento della domanda fa aumentare la produzione e il reddito.
L’aumento di reddito a sua volta fa aumentare la domanda e quindi la
produzione, e così via.
Alla fine il risultato è un aumento della produzione superiore
all’incremento iniziale della domanda, di un fattore pari al moltiplicatore.
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3.4 Quanto impiega la produzione ad aggiustarsi?
La rappresentazione formale dell’aggiustamento della produzione nel
tempo è detta dinamica dell’aggiustamento:
• si supponga che le imprese decidano il loro livello di produzione
all’inizio di ciascun trimestre
• si supponga ora che i consumatori decidano di spendere di più, cioè
di aumentare c0
• dopo aver osservato un aumento della domanda, nel trimestre
successivo le imprese fisseranno un maggior livello di produzione
• in seguito a un aumento della spesa per consumi, la produzione non
raggiunge subito il nuovo equilibrio, ma aumenta progressivamente
da Y a Y’
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Capitolo III. Il mercato dei beni
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di pensare all’equilibrio nel mercato dei beni
Approccio proposto per la prima volta da John Maynard Keynes
nell’ambito della Teoria generale.
Il risparmio è pari alla somma di risparmio privato e pubblico.
• Il risparmio privato (S) è quella parte di reddito disponibile che non
viene spesa dai consumatori
S YD C S YTC
• Il risparmio pubblico è la parte di gettito fiscale che non viene spesa
dal governo, T-G.
Se T>G, il governo ha un avanzo di bilancio; se T<G, il governo ha un
disavanzo di bilancio.
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[Link]=risparmio: un modo alternativo
di pensare all’equilibrio nel mercato dei beni
.
Torniamo ora all’equazione di equilibrio nel mercato dei beni che
abbiamo derivato prima. La produzione dev’essere uguale alla domanda.
Y C I G
Sottraendo le imposte a entrambi i lati e spostando il consumo a sinistra,
si ottiene:
Y T C I G T
Il lato sinistro è semplicemente uguale al risparmio (S), per cui:
S I G T o anche I S (T G )
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di pensare all’equilibrio nel mercato dei beni
.
L’equazione ci suggerisce un altro modo di guardare al mercato dei
beni: per esserci equilibrio, l’investimento deve essere uguale al
risparmio, cioè la somma di risparmio privato e pubblico.
Questo modo di definire l’economia spiega perché la condizione di
equilibrio del mercato dei beni è chiamata curva IS, che sta per
“Investimento = Risparmio (Saving)”: quanto le imprese vogliono
investire dev’essere uguale a quanto i consumatori e il governo
vogliono risparmiare.
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[Link]=risparmio: un modo alternativo
di pensare all’equilibrio nel mercato dei beni
Le decisioni di consumo e di risparmio sono in realtà due facce della
stessa medaglia.
L’equazione di comportamento del consumo specificata in precedenza
comporta che il risparmio privato sia dato da:
S YTC
Riordinando i termini otteniamo:
S c0 (1 c1 )(Y T )
(1-c1) è la propensione al risparmio: quanto viene risparmiato di un
incremento unitario di reddito.
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[Link]=risparmio: un modo alternativo
di pensare all’equilibrio nel mercato dei beni
In equilibrio, l’investimento deve essere pari al risparmio aggregato:
I c0 (1 c1 )(Y T ) (T G)
Risolvendo per la produzione, otteniamo nuovamente:
1
Y (c0 I G c1T )
1 c1
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5. Il governo è davvero onnipotente? Un avvertimento
Cambiare la spesa pubblica o le imposte potrebbe essere tutt’altro che
facile:
• le risposte di consumo, investimento e importazioni sono difficili da
valutare con certezza
• le aspettative contano
• mantenere il livello di produzione desiderato potrebbe causare
spiacevoli effetti collaterali
• ridurre le imposte o aumentare la spesa pubblica potrebbe generare
grossi disavanzi di bilancio e portare all’accumulazione del debito
pubblico
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Capitolo III. Il mercato dei beni
Il messaggio principale di questo capitolo è:
nel breve periodo, la domanda determina la produzione.
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