«L’infinito»
di Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi
Poeta e filosofo
Recanati 1798 – Napoli 1837
Movimento letterario: Romanticismo – ma caso
unico
Oltre ai «Canti», scrisse gli «Idilli», lo
«Zibaldone» e le «Operette morali»
Canti (l’edizione definitiva uscì dopo la morte del poeta,
nel 1845, a cura di Ranieri):
1. 1818-1822: primi idilli e canzoni civili;
2. 1828-1830: i grandi canti pisano-recanatesi;
3. 1831-1837: nuova fase poetica > componimenti
impegnati.
Autore: Giacomo Leopardi
Tipo di componimento: Canzone libera
Quando: 1819
Caratteristiche: Strofa di 15 endecasillabi non rimati
Dove: «Canti»
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
e questa siepe, che da tanta parte
Primi tre versi
appaiono isolati ANALISI
Inizio calmo
STILISTICA
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 5
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco Cambiano le parole:
Dopo il «ma» trasformazione - Prima parole brevi e
il cor non si spaura. E come il vento usate nella poesia
odo stormir tra queste piante, io quello Continuità del discorso: - Dopo parole lunghe
Sintassi non coincide con la metrica e estranee
infinito silenzio a questa voce 10
fattore innovativo
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente Nelle parole sottolineate:
e viva, e il suon di lei. Così tra questa Forte insistenza della «a»
(perché è accentata)
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15
Anastrofe
Figure
Iperbole (3)
retoriche
all’interno Antitesi (2)
della Onomatopea
poesia
Metafora
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
Anastrofe e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Iperbole (3) spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
5
io nel pensier mi fingo; ove per poco
Antitesi (2) il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 10
Onomatopea vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
Metafora immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
e questa siepe, che da tanta parte Anastrofe
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 5
Ø Figura retorica di ordine
silenzi, e profondissima quiete Ø Inversione dell’ordine delle parole,
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
rispetto alla prosa
odo stormir tra queste piante, io quello
Ordine normale:
infinito silenzio a questa voce 10
vo comparando: e mi sovvien l'eterno, SOGG.+ VERBO + C. OGG.)
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
Altre inversioni: nella poesia,
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15 l’aggettivo precede spesso il verbo
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Iperbole (3)
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 5
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco Ø Figura retorica di significato
il cor non si spaura. E come il vento
Ø Esagerazione
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 10
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Antitesi (2)
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 5
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco Ø Figura retorica di significato
il cor non si spaura. E come il vento
Ø Accostamento di due parole che
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 10 rimandano a campi semantici
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
opposti, contra
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
Onomatopea
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 5
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco Ø Figura retorica di suono
il cor non si spaura. E come il vento
Ø Riproduzione di un suono tramite una parola
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 10 Ø Onomatopea propria
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
Ø Onomatopea impropria
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, 1
Metafora
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 5
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco Ø Figura retorica di significato
il cor non si spaura. E come il vento
Ø Trasferimento di significato,
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 10 paragone tra due immagini
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
Ø Implicita (senza il «come»)
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 15