SENECA
Uno dei personaggi più potenti e ricchi dell’impero, si dedica sia agli studi filosofico-letterari che alla politica, per migliorare il
governo. Di formazione stoica, Platonica e Aristotelica.
VITA: Nasce a Cordova, a Roma ricevette una buona educazione letteraria, indirizzato da Attalo allo stoicismo. Cominciò la
carriera politica come questore, poi senatore, ma è minacciato ed esiliato da Caligola. Tornerà grazie ad Agrippina come
precettore del figlio Nerone. Seneca si arricchì, ma Nerone, volendo regnare da solo, lo esiliò, si dedicò agli studi. Nel 65,
accusato di congiura a Nerone è costretto a suicidarsi.
LA FILOSOFIA ED IL PENSIERO
- Stoicismo: l’uomo ottiene felicità con il dominio delle passioni, che non è data da otia o negotia ma dalle virtù. La guida
è il lògos, la ragione divina e provvidenziale. l’autarkeia: allontanare ciò che è superfluo, per l’indipendenza dell’animo.
Bisogna volgersi alla ricerca del bene anche attraverso l’otium (momento di formazione)
OPERE
TRAGEDIE: Rielabora il pensiero in forma teatrale anche se probabilmente in "recitationes": letture private di corte. Otto
tragedie cothurantae ("cothurni", calzari di attori greci, rivisitazione tragedie greche) di argomento mitologico:
- Hercules furens: da Eracle di Euripide
- Troades: da Ecuba e Troiane di Euripide
- Phoenissae: da Edipo a Colono di Euripide
- Medea: da Medea di Euripide
- Phaedra: da Ippolito di Euripide
- Oedipus: Edipo Re di Sofocle
- Agamemnon: Agamennion di Eschilo
- Thyestes: Sofocle e Euripide
- Octavia:
Lo scopo è educativo, formare Nerone, presentando esempi negativi di tiranni. Basati su dialettica del logos raziocinante, in 5
atti in trimetri giambici, alcune con coro senza funzione attiva.
Temi:
1) Il conflitto "furor" (follia)/"bona mens" (mente equilibrata) di personaggi secondari che cercano di fermare il tiranno.
2) il fine di suscitare orrore nelle azioni dei tiranni, con termini e immagini violenti
3) Ripresa di trame e personaggi greci (Sofocle e Euripide, contaminatio, con qualche variazione)
4) L’importanza della parola rispetto all'azione: lunghi discorsi, racconti, descrizioni.
I DIALOGI: 10 testi/12 libri rivolti a personaggi precisi. Non dialoghi platonico/ciceroniani (tranne De tranquillitate animi), ma
consolationes, (genere in voga, orazione epistolare per consolare)
- De constantia sapientis – “sull'imperturbabilità del saggio” (a Anneo Sereno, epicureista), (constantia: cum+stare=
permanere):
➢ sapiens: le caratteristiche essenziali sono costanza (giudizi, azioni, virtù), imperturbabilità (rimanere indifferente
davanti “iniuria”), serenità, impavidità. Arrivabile ma non invincibile, simile a Dio. Poiché non si affida alla fortuna non
può danneggiarlo.
- De tranquillitate animi (a Anneo Sereno) - “sulla tranquillità dell’animo”: Unico dialogo,
➢ Partecipazione politica del saggio: opposizione otium/negotium, e ostacoli alla saggezza (desideri, insoddisfazione).
Non si deve cercare la felicità in altri impegni allontanandosi dalla vita politica (Atenodoro di Tarso). La soluzione è di
partecipare secondo la propria indole: i più attivi devono intervenire consapevoli dei rischi per il bene comune
(Socrate, sotto tirannia, stimola il ragionamento dei concittadini), attraverso la “tranquillità” per un otium produttivo.
- De otio (ad Anneo Sereno):
➢ “otium”: nullafacenza negativa per mos maiorum, nevrosi, non lo concepiscono. Per Seneca è importante “otium cum
dignitate”, tempo per formazione (umano “humanitas”, cittadino), è necessario un equilibrio.
➢ Il “negotium” (no otium) è positivo.
➢ Non abbiamo inizio e fine, scritto quando Seneca abbandona Nerone per ritirarsi. Parla della legittimità del saggio di
ritirarsi per dedicarsi alla contemplazione (autobiografia). Nella società romana, politicamente impegnata, il ritiro è
accettato solo se momentaneo o costretto (Scipione Emiliano, Cicerone, Sallustio).
- De vita beata - “su ciò che rende bella la vita” (al fratello):
➢ autodifesa per l’accusa di incoerenza di Publio per la sua ricchezza.
➢ Discute dell’istinto (cupiditas naturalis) che spinge a cercare la serenità nei beni. Per il saggio, le ricchezze non sono
bene, non migliorano, non ne è posseduto, può perderle con serenità. Correttamente usate permettono di impegnarsi
socialmente (“beneficia”)
- De providentia - “sulla provvidenza” (a lucillio)
➢ descrive come opera la provvidenza. Perché consente i mali alle persone per bene? Risponde che nessun male può
capitare a un uomo buono, sono un esercizio da parte degli dei per le virtù, per fare esperienza.
- Consolatio ad Marciam (alla figlia di Cremuzio Cordo per la morte del figlio). Dialogo stoico dalla nascita sappiamo che
moriremo, perciò devi vivere serenamente. Immagina il figlio nell’aldilà con il nonno.
- Consolatio ad Helviam Matrem: per Seneca il dolore della madre deve essere rinvigorito, per poterlo eliminare. Elenco
le sue sventure dicendo che il figlio è in salute e felice anche se esiliato. Per Seneca è solo un cambiamento di luogo,
come le cose divine sono sempre in movimento, l’esilio non è un male, nulla nell'universo è estraneo all'uomo.
- Consolatio ad Polybium: (ad un liberto potente di Claudio per la morte del fratello). C’è un elogio alla clementia
dell'imperatore.
➢ Liberti: schiavi liberati dal padrone con la procedura della “manumissio” (per vindictam: bastoncino sul capo; censulo:
schiavo iscritto nelle liste durante il censimento; con testamento). Aggiungevano il praenomen e il nomen del loro ex
padrone. Erano liberi ma con un rapporto personale col “patronus”, avevano limitazioni politiche per ricordare la loro
precedente condizione (non potevano citare in giudizio l’ex padrone, devono fornirgli lavoro, potevano avere un
matrimonio col consenso del padrone, potevano possedere qualsiasi bene e trasmetterlo, potevano vendere e
comprare, potevano votare nelle assemblee, ma non accedere a cariche pubbliche, potevano praticare qualsiasi attività
lavorativa)
- De ira: raccolta in tre libri sull'ira che offusca la mente e la ragione, al limite con la follia. Seneca vuole combatterla,
descrive le manifestazioni e indica i rimedi per prevenirla e placarla (Caligola). L’ira scavalca la ragione, toglie i freni,
non si può nascondere, non dura a lungo (“scoppiare, divampare, ardere”)
- De brevitate vitae (a Paolino):
➢ Critica chi si lamenta della brevità della vita, (anche Ippocrate, Aristotele). L'esistenza non è breve, ma resa tale
dall’incapacità usare il tempo, il bene più prezioso, sprecato in affari pubblici (negotia), o attività piacevoli (otia) da “Gli
occupati”. L'uso corretto del tempo è ritirandosi e dedicandosi alla filosofia, che consente di conoscere il pensiero degli
uomini, rendendoci simili a un dio.
APOKOLOKYNTOSIS (“apotheosis”: divinizzazione, “kolokynta”: zucca): poemetto satirico di vendetta, scritto dopo la morte di
Claudio. Lo immagina morente di diarrea, arriva all’Olimpo davanti alle divinità; con Ercole si vanta delle origini troiane ma cita le
parole di Ulisse, causa della fine di troia. È mandato agli Inferi per omicidio accompagnato da Mercurio, dove assiste al suo
funerale. Incontra le anime delle vittime ed è condannato da Eaco a giocare a dadi fino a che Caligola lo schiavizza. Poi è affidato
al suo ex liberto Menandro.
EPISTOLE AD LUCILIUM (a Lucilio probabilmente un nome fittizio, e ai posteri): 124 lettere divise in venti libri, a sfondo
pedagogico. Raccoglie temi quotidiani, morali, esistenziali (amicizia, relazioni interumane, ricerca della serenità, tempo,
l’otium...). È unica perché rende le lettere un genere letterario rifacendosi a Platone ed Epicuro. Con una scrittura varia, vivace e
coinvolgente, permette l’immedesimazione del lettore