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Statica 2011

Il documento tratta dell'equilibrio biomeccanico del corpo umano. Descrive i sistemi sensoriali coinvolti nel mantenimento della postura, come il sistema vestibolare, visivo e somato-sensoriale. Spiega inoltre concetti come forza, centro di massa, centro di pressione ed equilibrio statico e dinamico.

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Statica 2011

Il documento tratta dell'equilibrio biomeccanico del corpo umano. Descrive i sistemi sensoriali coinvolti nel mantenimento della postura, come il sistema vestibolare, visivo e somato-sensoriale. Spiega inoltre concetti come forza, centro di massa, centro di pressione ed equilibrio statico e dinamico.

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La Statica

Biomeccanica del movimento


Statica
• La statica studia le condizioni affinché un oggetto
inizialmente fermo non si metta in movimento e mantenga
nel tempo la sua posizione (stabilità dell'equilibrio).
• È necessario introdurre il concetto fisico di forza, una
grandezza di cui è facile intuire il significato sulla base
delle comuni esperienze del nostro vivere quotidiano. Se
per questa ragione il termine forza è molto diffuso nel
linguaggio di tutti i giorni, dal punto di vista fisico occorre
riflettere sul fatto che la forza non è una proprietà dei
corpi (come la massa, la temperatura, la resistenza
elettrica, ecc.) ma una azione che si esercita tra corpi.
Tale azione può esercitarsi tra corpi posti a contatto (es.
forze di attrito, spinte, ecc.) o posti a distanza (forze
gravitazionali, magnetiche, ecc).
Le forze possono provocare due diversi tipi di effetti
sui corpi sui quali agiscono:
• effetto statico: se il corpo viene deformato
• effetto dinamico: se il corpo subisce una
accelerazione

Possiamo definire la forza come una azione capace


di deformare i corpi (effetto statico) o di variarne
lo stato di quiete o di moto (effetto dinamico).
Equilibrio
Il mantenimento dell'equilibrio dipende dalle
informazioni fornite da tre sistemi sensoriali:
• Sistema Vestibolare (udito)
• Sistema Visivo
• Sistema Somato-sensoriale (o propriocettivo)
Questi tre sistemi generano informazioni utili alla
localizzazione del corpo nello spazio e alla posizione
di ogni segmento corporeo.
Il sistema propriocettivo fornisce un insieme di
informazioni atte ad “autolocalizzare” il proprio
corpo e la sua posizione nello spazio (angoli alle
articolazioni, tensioni muscolari, carico sullo
scheletro).
• A loro si affianca il sistema nervoso centrale, che
genera le sequenze di attivazioni muscolari
adeguate al mantenimento della postura desiderata,
e il sistema muscolo-osteo-articolare, che esegue i
comandi impartiti dal SNC.
• E' attraverso la loro integrazione in tempo reale
che il corpo umano è in grado di attuare le strategie
di compensazione per mantenere la stazione eretta.
• Ecco perché la posturografia è un ambito
multidisciplinare che coinvolge la bioingegneria, la
neurologia, l’otologia, l’oftalmologia, l’ortopedia, la
terapia fisica e riabilitativa e le scienze motorie.
schema generico e semplificato del
controllo motorio
Parametri caratteristici della postura
• Per valutare l’entità e la bontà (o meno) di queste
strategie, e anche per quantificare eventuali deficit
dei sistemi sensoriali, è necessario stabilire dei
parametri, definire delle grandezze quantificabili e
confrontabili tra loro che siano legate al processo di
stabilizzazione della postura.
• Dall’esame del movimento della proiezione del
baricentro del paziente sul piano di appoggio e degli
spostamenti del punto dove si realizza la controspinta
del terreno si possono ricavare numerose informazioni
indicative del livello di funzionalità globale e di
ciascuno degli anelli di regolazione coinvolti nel
processo del mantenimento dell’equilibrio in posizione
ortostatica.
Tali grandezze sono:
• centro di massa (COM): è il centroide degli i elementi di massa
che compongono il corpo (segmenti corporei). In stazione eretta
è normalmente un punto del tronco all’altezza della zona lombare.
La sua posizione determina il braccio di leva della forza di
gravità (Mg) rispetto alle articolazioni (normalmente quella della
caviglia) e il segno del corrispondente momento destabilizzante.
In condizioni normali la proiezione del centro di massa sul suolo
si mantiene all’interno di una superficie più piccola di 1cm2,
inferiore all’1% della base d’appoggio effettivamente disponibile
e compatibile con l’equilibrio eretto. La regolazione del corpo
umano perciò è veramente molto fine.
• Centro di pressione (COP) (o centro di spinta): è il
centroide delle pressioni applicate da ogni punto della
superficie del piede in contatto con la base di
appoggio. Si tratta del punto di applicazione della
risultante delle forze scambiate tra piede e terreno
(forza di reazione al suolo). In stazione eretta quieta
di trova sotto uno dei piedi o nella superficie tra
questi compresa. La sua posizione determina il braccio
di leva della forza esterna di reazione (F) rispetto alle
articolazioni (normalmente la caviglia) ed il segno del
corrispondente momento reattivo. Il COP è in pratica
il punto dove si realizza la controspinta del corpo
umano per mantenere la stazione eretta (se ci
incliniamo in avanti si sposterà verso le dita dei piedi,
se ci incliniamo all’indietro si sposterà verso il tallone).
CoM e CoP
• Anche in condizioni di quiete, il corpo umano non è
assolutamente fermo, ma attua un’oscillazione del
COM continua con spostamenti lenti (<1-2 Hz) di
piccola ampiezza (<2cm) . Anche il COP, in conseguenza
di questi movimenti, viene a modificarsi di circa ±1÷2
cm in direzione antero-posteriore, e di circa ±0,5÷1
cm in direzione medio-laterale.
• Ma qual è la causa di queste continue oscillazioni?
Tra i maggiori responsabili possiamo annoverare:
• la respirazione
• la pompa cardiaca ed emodinamica
• l’interazione con l’ambiente.
Capacità di equilibrio
L'uomo, in ogni situazione statica o dinamica, deve rapportarsi
con un fattore che interviene e condiziona le posture ed i
movimenti: la forza di gravità. Ogni nostra posizione ed ogni
nostro gesto comporta l'intervento coordinato di gruppi
muscolari che, grazie a contrazioni concentriche, statiche o
eccentriche, ci permettono di contrastare la forza di gravità.
Possiamo dunque definire la capacità di equilibrio come quella
che ci consente, attraverso aggiustamenti riflessi, automatizzati
o volontari di mantenere una posizione statica o di eseguire un
movimento senza cadere anticipando o reagendo prontamente ai
possibili fattori di squilibrio.
Secondo Terniss e Riveno, «l'equilibramento è un processo
percettivo-motorio mediante il quale il corpo si mantiene in
equilibrio. Tale processo non richiede solo un aggiustamento
posturale anti-gravitario (devoluto all'apparato vestibolare) ma
anche di una costante informazione sensoriale».
Tipi di equilibrio
Si possono distinguere due tipi di equilibrio:
l'equilibrio statico ovvero la capacità del corpo o di un
suo segmento di mantenere una posizione statica
l'equilibrio dinamico o la capacità di mantenere, durante
la gestualità e le traslocazioni, i segmenti corporei in
una condizione di stabilità. Una particolare situazione
di equilibrio dinamico la ritroviamo quando riusciamo a
mantenere il controllo e la padronanza del nostro
corpo in situazione di volo.

La condizione fisica fondamentale affinché un corpo


possa rimanere in equilibrio è che la proiezione a terra
del suo baricentro cada all' interno del poligono di
appoggio.
I fattori che determinano ed incidono su questa
condizione e che quindi rendono la posizione ed i
movimenti più o meno stabili sono i seguenti:
• La posizione del baricentro del nostro corpo:
il baricentro o centro di gravità è il punto in cui passa
la retta di azione del peso complessivo di un corpo e
nell'uomo adulto di costituzione e proporzioni medie
ed in stazione eretta si trova all'incirca al 57%
dell'altezza totale (55% nella donna) che coincide con
la prima o seconda vertebra sacrale o di poco al di
sotto dell' ombelico. La sua posizione varia a seconda
dell'età come si può notare dalla figura.
Poiché il corpo in moto è formato da segmenti mobili tra
loro, il Baricentro del corpo risulta anch’esso mobile e può,
nel corso dell’esecuzione di alcuni gesti sportivi, venirsi a
trovare fuori dal corpo dell’atleta
Nella figurazione espressa da Dal Monte, le posizioni che il
G. dell’atleta può occupare sono comprese in una superficie
pseudo-ellissoidale che si può espandere concentricamente
a se stessa (UOVO di Dal Monte)
• Un corpo sarà tanto più stabile quanto più il baricentro è basso.
Nello sci, sport di scivolamento che mette a dura prova la
capacità di equilibrio dinamico, il maestro consiglia ai suoi allievi
che stanno apprendendo di piegare le ginocchia e di flettere
leggermente il busto in avanti procurando in questo modo
l'abbassamento del baricentro e ricreando una condizione di
equilibrio più stabile. L'ubicazione del baricentro cambia anche in
dipendenza dai reciproci rapporti dei segmenti corporei.
• La dimensione e l'orientamento della base di appoggio, che
quanto più è ampia ed orientata verso la direzione del possibile
squilibrio tanto più ci consente un mantenimento della condizione
fondamentale. Possiamo notarlo quando, in piedi su un mezzo
pubblico, siamo costretti ad operare una serie di aggiustamenti
preventivi che ci portano per prima cosa ad allargare le gambe
aumentando la larghezza tra i due appoggi plantari ma
soprattutto a disporci trasversalmente rispetto alla direzione di
marcia. Una disposizione frontale risulterebbe infatti poco
compatibile e poco efficace al mantenimento dell'equilibrio nelle
frequenti fermate e ripartenze. Se poi il mezzo dovesse curvare,
ci risulterebbe automatico e naturale lo spostamento di un piede
verso l'interno della curva.
• L'allineamento, la posizione ed i movimenti delle parti del corpo.
Abbiamo stabilità quando i segmenti corporei ed il loro
allineamento sono vicini alla linea di proiezione del baricentro.
Sono pertanto consigliate all'allievo in condizioni di equilibrio
precarie, variazioni minime di allineamento tra le parti ed in
special modo degli arti in quanto i movimenti molto ampi
allontanano le parti dalla linea di proiezione.
• La linea di proiezione del baricentro a terra. Quanto più è
centrata e tanto più siamo stabili, quanto più si avvicina ai limiti
del poligono di appoggio tanto più siamo in condizioni di equilibrio
precario. Negli sport di scivolamento gli adattamenti posturali
volontari sono improntati al mantenimento di questa situazione.
• Per il mantenimento di posizioni di equilibrio siamo inoltre
facilitati da vincoli esterni. Ad un parente anziano o ad un
bambino consigliamo spesso di 'tenersi' ad una parte del nostro
corpo, ad una maniglia o ad uno staggio. Il vincolo rende più
stabile la condizione di equilibrio e permette di far fronte allo
squilibrio quando le quattro condizioni precedenti si rivelano
inefficaci.
Equazioni cardinali statica
Le equazioni cardinali della statica di un corpo rigido sono
due:
• equilibrio alla traslazione: risultante delle forze esterne
uguale a zero
• equilibrio alla rotazione: momento risultante uguale a
zero.
In formule:
• R=O M=O
dove per risultante (R) si intende la somma vettoriale
di tutte le forze agenti sul corpo e per momento (M) il
momento risultante di tutte le forze calcolate rispetto
ad un punto.
Effetto della forza
Momento
Si definisce momento (M) di una coppia il prodotto
della forza F per il braccio d: M=F.d
• Nel Sistema Internazionale il momento si misura in
N.m.
• Il momento può anche essere definito con riferimento
ad una sola forza rispetto ad un punto O.
• Si definisce momento (M) di una forza (F) rispetto ad
un punto (O) il prodotto della forza per la distanza (d)
dal punto alla retta di azione della forza.
• L’intensità della forza e del braccio sono ugualmente importanti
per determinare l’intensità del momento e per massimizzare la
performance in molte attività. Per aumentare il momento posso
aumentare la F applicata o aumentare il suo braccio.
• Un terapista può opporre resistenza con una mano per valutare
manualmente la F isometrica degli estensori del gomito
• Posizionando il braccio + distalmente il terapista aumenta il
braccio del momento e diminuisce la F che deve esercitare per
bilanciare il momento creato dal paziente e dalla gravità.

E’ molto più semplice


aumentare il braccio del
momento che la forza
da esercitare
Coppia di forze
Momento torcente o
momento di una forza
Es. dalla forza al momento
Es. dal momento alla forza
Es. momento in funzione
dell’angolo
Uso dei momenti torcenti
Momento muscolare
Forze e momenti in equilibrio
……..datemi un punto di appoggio e
vi solleverò il mondo……

Archimede III sec


a.C.
Leve
Tra le macchine semplici, in biomeccanica assumono
fondamentale importanza le leve. Esse costituiscono il
complesso delle catene cinematiche su cui si fonda la
possibilità di movimento dell'uomo. Le forze dovute alla
contrazione muscolare, infatti, vengono trasmesse alle
diverse parti dei segmenti ossei attraverso un sistema di
leve che ne modifica l'intensità e la direzione.
• Le leve del corpo umano risultano il più delle volte
particolarmente svantaggiose (V molto minore di uno), in
quanto i muscoli scheletrici, inserendosi in prossimità
dell'articolazione, hanno un braccio di leva molto corto. Ciò
comporta una notevole amplificazione degli sforzi
muscolari rispetto alle resistenze da vincere (peso proprio,
carichi esterni, inerzie, attriti, ecc) a fronte, però, di una
maggiore ampiezza e velocità di movimento: minimi
cambiamenti della lunghezza muscolare determinano,
infatti, escursioni significative all'estremità della leva
ossea.
• In definitiva, il risultato dell'azione muscolare sulle
catene articolari si traduce nel mantenimento di una
posizione di equilibrio (compensando tempestivamente
le numerose possibili azioni destabilizzanti), ovvero,
nella realizzazione di un movimento che può
caratterizzarsi non soltanto per l'entità della forza
dinamica che esprime, ma anche per il valore estetico
o per la perfezione stilistica del gesto.
LEVA
leva
Leva di primo genere
Leva di secondo genere
Leva di terzo genere
• Tutto l'apparato locomotore è basato su un sistema di
leve.
• Questa situazione determina che, tutte le volte che
c'è movimento, si produce una leva che può essere di
primo, di secondo o di terzo tipo.
Il fulcro della leva è dato dall'asse di rotazione (di
solito l'articolazione, ma può anche essere un punto di
appoggio o di presa);
la potenza è data dal punto in cui viene applicata la
forza (di solito l'origine o l'inserzione muscolare);
la resistenza è data dal punto in cui viene generata la
resistenza stessa (un peso, lo spostamento di un
segmento corporeo, la gravità, ecc.).
• Nel nostro corpo tutte le articolazioni, ossia le
regioni di “snodo” tra le parti fisse, realizzano delle
leve: quando sono in condizioni di equilibrio
consentono il blocco dell'articolazione, in caso
contrario ne consentono il movimento.
• I muscoli scheletrici (che rappresentano l'elemento
attivo del movimento), inserendosi sulle ossa (che
rappresentano l'elemento passivo del movimento),
per mezzo della contrazione muscolare determinano
il movimento. Questo è possibile grazie anche alle
articolazioni che rappresentano l'elemento di
congiunzione e perno delle ossa.
Leva di I genere
• Il caso dell'articolazione di appoggio della testa è un
esempio di leva del primo tipo. Per bilanciare il peso
del capo, applicato nel suo baricentro, ed evitare che
la testa ciondoli in avanti, viene esercitata una
POTENZA da parte dei muscoli nucali, che si trovano
dall'altro lato rispetto al fulcro.
• L'intensità della forza realizzata dal muscolo sarà
tale da produrre un momento esattamente uguale a
quello prodotto dalla resistenza.
• Si noti anche che l'insieme delle due forze
tenderebbe a causare un abbassamento del sistema: il
fulcro realizza anche una reazione vincolare che si
oppone alla traslazione: per questo dopo un certo
tempo l'articolazione è affaticata!
Leva di II genere
• Un esempio di leva del II genere è costituita dal
piede: qui resistenza (peso) e potenza (muscolo) si
trovano dalla medesima parte rispetto al fulcro, e la
potenza ne è più lontana (maggior braccio).
Leva di III genere
• Un esempio di leva del III genere è costituita
dall'avambraccio, dove la potenza (tensione muscolare del
bicipite) è molto vicina al fulcro (gomito), mentre la
resistenza (peso del braccio, più eventuale peso sostenuto
dalla mano) è più distale.
• L’articolazione del gomito col braccio disteso è più
svantaggiosa dell’articolazione del gomito col braccio
raccolto vicino al tronco poiché in questo caso si può
aumentare il braccio della potenza (bm) e diminuire quello
della resistenza.
Mandibola
• Un altro esempio di leva inter-potente è rappresentato
dalla mandibola

• A parità di potenza e di braccio bP, il vantaggio di questa


leva è maggiore in corrispondenza dei denti posteriori
rispetto a quelli anteriori, essendo R1 < R2, cioè la forza
esercitata in corrispondenza dei molari è maggiore
rispetto a quella esercitata dagli incisivi e dai canini.
Effetti della forza
Leva
Es di leva di I genere
Leva di II genere
Es. bambino sull’altalena
Es. bambino sull’altalena (1)
Un bambino di 20 kg è seduto sull’altalena e sua madre sta
esercitando una forza orizzontale verso destra di 40 N e
verticale in alto di 10 N. Il bambino non si muove ed è in uno
stato di equilibrio statico. Quale forza sta esercitando l’altalena
sul bimbo?
Soluzione
1° passo: diagramma di corpo libero del bambino rappresentando
tutte le forze che agiscono su di lui.
Es. bambino sull’altalena (2)
2° passo: Calcolo del peso o forza di gravità del bambino:
W = mg = (20kg) (-10m/s2) = -200N

3° passo: Σ F = 0 →
• Σ Fx =0 componente orizzontale delle forze esterne
• Σ Fy =0 componente verticale delle forze esterne
Es. bambino sull’altalena (3)
• Σ Fx= Rx + 40 N =0 Σ FY = Ry +10N + (-200N) =0
• Rx = -40 N Ry = +190 N
N.B. Il segno negativo della componente orizzontale indica che la
forza è diretta a sinistra; il segno positivo nella componente
verticale indica che la forza è diretta verso l’alto

4° passo: determinare R e la sua direzione


• Il modulo di R = √( Rx2 + Ry2) (teorema di Pitagora)
R = √(-40N)²+ (190N)²= 194N
• Direzione di R = tan θ = 190N/-40N= -4,75
θ = arctan (-4,75) =-78°
• La forza risultante esercitata dall’altalena sul bimbo è diretta
indietro e in alto con un angolo di 102° sull’orizzonte.
Sintesi
1°) disegnare il diagramma del corpo libero con tutte le forze
esterne che agiscono nel sistema (NON DIMENTICARE IL
PESO)
2°) se le forze sono collineari allora occorre una sola equazione
d’equilibrio altrimenti scrivere le equazioni per la componente
orizzontale e quella verticale (attenzione ai segni delle forze)
3°) risolvere le equazioni usando l’algebra
4°) usare il Th di Pitagora per determinare il modulo della R
5°) usare la funzione arctan per determinare la direzione della
forza R (l’angolo che fa con l’orizzonte)
Es.
Luca sta spingendo su di una porta con una forza orizzontale di 200N. Il
braccio del momento della forza rispetto alla cerniera è di 60 cm.
Giovanni sta spingendo nella direzione opposta dall’altra parte della
porta. Il braccio del momento è di 40 cm. Determinare l’entità della
forza di Giovanni se la porta è in equilibrio statico.

Calcoliamo i momenti torcenti rispetto alla cerniera

Osservazione: la forza di Giovanni è nel verso opposto a quello di Luca, la


forza è giustamente maggiore perché il braccio della forza è minore.
Es: salto con l’asta
Calcolare il momento netto che agisce sull’atleta rispetto al suo
centro di gravità nei due istanti

Il momento tende a ruotare il Il momento tende a ruotare il


saltatore in senso orario all’indietro saltatore in senso antiorario in avanti
Centro di massa
Il centro di massa
• E’ una cosa fissa? Il vostro CM è “incollato” all’ombelico? No! La
posizione del CM dipende dalla forma dell’oggetto. Se tale forma
cambia, il CM si sposterà. Questo è un punto molto importante
quando si parla di sport.
• Due punti importanti riguardo il CM
1. Il Centro di Massa di un oggetto NON deve per forza essere
collocato all’interno dell’oggetto fisico. Un esempio di questo
può essere un anello: il CM di un anello è collocato al centro del
foro circolare dentro l’anello, ma non c’è “anello” là, cioè non c’è
alcun materiale in quella posizione.
2. La posizione del CM non è fissa. Se l’oggetto cambia forma,
allora il CM si sposterà.
Determinazione di G
Il baricentro di oggetti aventi forme geometriche

2 metodi per determinare G:


• Metodo di laboratorio
• Metodo segmentale: usa dati antropometrici e scompone
matematicamente il corpo in segmenti di cui calcola il G
Determinazione di G
con metodo segmentale
Centro di massa del corpo umano
CG nel salto in alto
Determinazione del CG
Centro di massa e stabilità
La condizione di equilibrio per un corpo appoggiato può essere turbata
dall’azione di una forza orizzontale applicata ad una certa altezza.
Se indichiamo con:
• P il peso del corpo (applicato sul baricentro G)
• O il punto di possibile rotazione
• F un'azione orizzontale destabilizzante applicata al baricentro
• h l'altezza del baricentro
• d la distanza tra il peso e il punto O.

Il peso del corpo esercita una azione


stabilizzante nei confronti dell'equilibrio
data dal momento:
• Ms = P x d (momento stabilizzante).
La forza F esercita una azione
destabilizzante il cui momento vale:
• Md = F x h (momento destabilizzante).
• Ci sarà equilibrio alla rotazione se il momento
stabilizzante è superiore (al limite uguale) al momento
destabilizzante.
• Si definisce grado di stabilità al ribaltamento il
rapporto tra i due momenti:
• g.s.= Ms/Md
• La condizione di equilibrio alla rotazione sarà espressa
dalla disuguaglianza:
• Ms/Md> 1 (al limite uguale)
• tanto più il grado di stabilità supera l'unità tanto
maggiore sarà la stabilità dell'equilibrio al
ribaltamento del corpo.
Posizioni e loro base di supporto
Compromesso fra stabilità e mobilità
Massima stabilità
Pallacanestro e pallavolo
• La ricerca del baricentro nel caso di sistema costituito da due
masse risulta di grande semplicità.
• Consideriamo due masse M1 e M2 poste ad una certa distanza d.
• d 1 la distanza tra il baricentro e la massa M 1
• d2 la distanza tra il baricentro e la massa M2
• d la distanze tra le masse (d = d 1 + d2)
• G il baricentro del sistema (posizione incognita).

Le equazioni che consentono di individuare la posizione del


baricentro, per un sistema costituito da due masse, sono:
• d1 = [M2/(M1 + M2)] x d
• d2 = [M1/(M1 + M2)] x d
• È facile verificare che per due masse uguali il baricentro si pone
ad ugual distanza tra i corpi, se invece le due masse sono diverse
il baricentro si sposta verso la massa maggiore.
Applichiamo le formule appena viste al caso di un pesista che, al termine
dell'esercizio di slancio, ha portato il bilanciere nella posizione di massima
altezza
Indichiamo con:
• Ma massa atleta (kg 80)
• Mb massa bilanciere (kg 120)
• d distanza tra i due baricentri parziali (1 m)
Applicando le formule risolutive troviamo:
da = [Mb/(Ma + Mb)] x d = [120/(80 +120)] x 1 = 0.6 m
db = [Ma/(Ma + Mb)] x d = [80/(80 +120)] x 1 = 0.4 m
• quindi il baricentro complessivo del sistema si trova
60 cm più in alto del baricentro dell'atleta.
Naturalmente è facile verificare che viene
soddisfatta l'uguaglianza da + db = d.
• L'innalzamento del baricentro non giova alla stabilità
dell’equilibrio in quanto riduce il grado di sicurezza al
ribaltamento.
Problema di biomeccanica
gomito flesso ad angolo retto + oggetto posto sulla mano

Quale modello per descrivere il sistema?


Scelta di un modello in base ad ipotesi

Forze in gioco:
• Peso oggetto W0 Peso braccio W
• Azioni dei muscoli FM
• Reazione vincolare FJ
Dati: a = 4 cm, b = 15 cm, c = 35 cm W = 20 N, W0 = 80 N
Biomeccanica del gomito
Diagramma di corpo libero
• Il punto O designa l’asse di rotazione
dell’articolazione del Gomito, che per semplicità di
calcolo si assume fissa.
• Il punto A è l’inserzione del Bicipite sul Radio,
• B è il baricentro dell’Avambraccio, e
• C è il punto dell’Avambraccio che giace lungo una
retta verticale passante per il baricentro del peso
nella mano.
• Le distanze tra O e A, B e C sono indicate come a,
b, c, rispettivamente;
• W0 è il peso dell’oggetto tenuto in mano e
• W è il peso totale dell’Avambraccio;
• FM è l’intensità della forza esercitata dal Bicipite
sul Radio, e
• FJ è l’intensità della forza reattiva
sull’articolazione del Gomito.
• Si noti che la retta d’azione della forza muscolare
è stata assunta verticale. Le forze gravitazionali
sono anch’esse verticali. Pertanto, per l’equilibrio
dell’Avambraccio, la retta d’azione della forza
reattiva sull’articolazione deve essere verticale
(sistema di forze parallele).

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