-LA VITA-
Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno 1798 a Recanati, remoto borgo della Marca pontificia
e provincia arretrata in cui l’ondata rivoluzionaria si spinge per un breve periodo, da una
famiglia nobile. Il padre apprezza ed è orgoglioso dell’intelligenza del figlio, il quale passa il
tempo nella biblioteca paterna ad appassionarsi di qualunque materia. Sin da piccolo mostra
un’intelligenza precoce, e proprio per questo si sviluppa da autodidatta. Successivamente,
a tutto questo studio attribuirà i suoi problemi di salute, non identificati dalla medicina
dell’epoca. La sua malattia però non lo rinchiude, ma gli dona una diversa prospettiva da cui
osservare il mondo e la condizione umana.
I primi lavori sono eruditi e filologici (scrive Storia dell’astronomia dalla sua origine fino
all’anno MDCCCXI, Saggio sopra gli errori popolari degli antichi) e si dedica anche alle
traduzioni.
Nel 1816, dagli interessi filologico eruditi, Leopardi si converte alla poesia, non
improvvisamente, ma grazie a una ridefinizione dei valori e degli obiettivi, a una parallela
maturazione personale, e alla frequentazione dei classici. Questo cambiamento permette a
Leopardi di conoscere diversi personaggi e lavorarci assieme. Quest’anno è molto
importante anche perché è l’anno in cui traduce il saggio di Madame de Stael, il quale fa
aprire il dibattito in Italia tra classicisti e romantici, schierandosi dalla parte dei primi. Inizia a
scrivere anche testi originali, e nel 1817 inizia la stesura dello Zibaldone, una raccolta di
pensieri, appunti morali, filosofici e letterari che registra scrupolosamente, soprattutto tra il
1820-21.
La tentazione di lasciare Recanati si fa sempre più grande fin quando nel 1819 tenta la fuga
ma viene fermato. Le condizioni fisiche inoltre peggiorano, ma questo gli consente una
conversione filosofica. Inoltre l’unico orientamento che considera ora affidabile è la
ragione, quella dotata di uno sguardo lucido, che mostra l’amaro vero in cui il mondo è
caratterizzato dalla violenza e da un’assoluta vanità delle cose. Tra il 1818-21 scrive i primi
capolavori: le canzoni che meditano la frattura tra antico e moderno, e gli idilli in cui lascia
ancora spazio all’illusione.
Nel 1822 il padre gli consente di lasciare Recanati per soggiornare a Roma, dalla quale
rimane profondamente deluso e con un sentimento di solitudine. Nonostante ciò la città gli
consente di conoscere qualche intellettuale e di leggere testi non reperibili a Recanati.
L’anno successivo rientra a casa in preda allo sconforto ed esce una prima edizione di dieci
Canzoni, mentre nel 1827 le Operette morali.
Gli anni del 1825-26 sono anni di viaggio e di collaborazioni a Milano, Bologna, e Firenze.
Tra il 1827-28 si trova a Pisa, gli anni più sereni, in cui si apre una nuova stagione poetica in
cui vengono pubblicati anche alcuni capolavori come Il Risorgimento e A Silvia. Dopo Pisa
torna a Recanati e compone altri canti importanti. Il riconoscimento pubblico è però assente
e nel 1830 decide di lasciare definitivamente Recanati, il che porterà gravi ripercussioni su
più piani. Va a Firenze e si innamora di una donna che però non lo ricambia. Su questo
scrive il Ciclo di Aspasia, incentrata sulla delusione delle ultime speranze. Nel 1831 pubblica
una nuova edizione dell poesie: i Canti.
Nel 1833 si stabilisce a Napoli insieme a Raniere in cui prendono avvio gli ultimi progetti,
caratterizzati da un sentimento di radicale distanza da clima culturale del tempo.
Muore il 14 giugno 1837 a Napoli.
-IL PENSIERO POETANTE-
La filosofia di Leopardi è asistematica → è un pensiero in movimento che contempla la
possibilità della contraddizione.
PENSIERO POETANTE → l’immaginazione non è una facoltà distinta dalla ragione, ma una
forma ancor più concreta ed efficace di sapere.
Nuclei concettuali della filosofia leopardiana:
➢ ricerca del piacere
➢ esistenza felice
➢ cause dell’infelicità
➢ rapporto che lega gli esseri viventi alla natura
➢ evoluzione o decadenza della civiltà umana
➢ riflessioni sulla poesia
importante tematica per Leopardi è la FELICITÀ, che consiste in una sensazione di vitalità
che ha a che fare con l’esperienza soggettiva del piacere → si è felici quando si prova
piacere, infelici se si sente dolore → il motore di ciò è il desiderio, che è per sua natura
illimitato. Quando non c’è dolore e non si è neanche raggiunto il piacere, c’è NOIA, un
sentimento della vanità delle cose che svela il nulla e l’incolmabile vuoto dell’anima →
sofferenza → l’IMMAGINAZIONE e la POESIA vanno a compensare questo dolore creando
situazioni piacevoli, ILLUSIONI, speranze
↪ POETICA DELL’IDILLIO
↪ ciò che ostacola il conseguimento del piacere è la meditazione sulla NATURA
➔ PESSIMISMO STORICO E NATURA MADRE BENIGNA: gli uomini antichi, più vicini
alla natura, erano più felici. Il progresso ha allontanato l’uomo dalla sua condizione di
felicità originaria dovuta al legame con la natura che lo ha creato, perciò la
condizione negativa del presente è l’effetto di un processo storico. Leopardi
attribuisce alla Natura una funzione benigna e consolatoria perché concede
all’uomo la possibilità di immaginare e di creare illusioni che gli nascondono la sua
condizione di infelicità. Questo rapporto è stato reciso quando l’uomo ha cominciato
a porsi delle domande e a utilizzare la ragione
➔ PESSIMISMO COSMICO E NATURA MATRIGNA: L’infelicità diventa qualcosa di
connaturato al genere umano, e questo accade perché la Natura ha dato all’uomo il
desiderio di piacere infinito, senza però garantirgli i mezzi per raggiungerlo. Non vi è
quindi fuga o rimedio contro l’infelicità e non rimane altro che accettare questa dura
verità rifiutando ogni illusione. Il concetto di Natura benigna entra quindi in crisi: la
Natura è una matrigna, una divinità malvagia o un fato crudele, la quale ha come
fine non il bene dell’uomo, bensì la propria autoconservazione complessiva.
DOLORE → parte essenziale della vita di Leopardi → ha saputo trasformare la sua malattia
in un formidabile strumento conoscitivo.
↪ il MALE è ordinario, è sempre presente, e perciò è un aspetto ineliminabile dell’esistenza
→ TUTTO È MALE
Leopardi non ammette soluzioni consolatorie né evasioni ideologiche → egli rifiuta il
provvidenzialismo (chi sostiene l’intervento della divina Provvidenza nelle vicende umane) e
anche lo storicismo (natura storica e progressiva della manifestazione della verità o
Ragione) → la storia, per il poeta, non è provvidenziale o immanente → la fiducia nel
progresso è illusoria
il NULLA appare come una costante della vita umana
NICHILISMO LEOPARDIANO → nullo è il valore dell’esistenza singola, nella logica di una
natura orientata alla sola perpetuazione della vita biologica, ma cieca ai bisogni degli
individui e anche della specie.
↪ Leopardi non invece interessato a un nichilismo filosofico, che quindi identifica il nulla
come fondamento metafisico
↪ non c’è alcun compiacimento del negativo → Leopardi non vuole costruire un’apologia del
negativo, ma, un argine al nulla, al dolore, all’infelicità → l’umanità dovrebbe maturare una
nuova visione di se stessa, fondata sulla contemplazione del negativo, ma aperta alla
solidarietà, alla compassione di ogni uomo nei confronti dei propri simili e della sofferenza
universale
↪ il PROGRESSO viene ammesso da Leopardi quando questo richiede una capacità di
contemplare il negativo, di accettarlo e di fondere su queste premesse una nuova etica
↪ la COMPASSIONE è il vero movente poetico dell’intero sistema leopardiano che unisce
sentimentalmente tutti gli uomini
L’IMMAGINAZIONE è un elemento molto importante poiché considerata come la prima
fonte della felicità umana. essa non annulla la ragione, ma argina lo sconforto. non è una
facoltà ingannatrice, ma conoscitrice.
↪ la RIMEMBRANZA è una forma di immaginazione che si basa sull’assenza, vaghezza e
indeterminatezza
↪ linguaggio del VAGO e PAROLE POETICHE
↪ usa vocaboli semplici e di uso quotidiano, perciò si distacca dal linguaggio aulico del
tempo
-LO ZIBALDONE-
Lo Zibaldone è una raccolta di materiale vario composto da 4526 fogli redatto a partire dal
1817 e pubblicato da Giosuè Carducci nel 1898-1900. Questo contiene: appunti, meditazioni
filosofiche, pagine di diario intimo, riflessioni sulla vita… → officina del pensiero filosofico e
poetico dell’autore che costruisce un dialogo con se stesso.
Termine “zibaldone” = insieme eterogeneo e occasionale di elementi diversi.
La sua prosa è molto spontanea e a volte provvisoria perché risponde all’esigenza di rapidità
e sintesi di una meditazione fra sé → un metodo di lavoro aperto, sempre basato su un
pensiero interrogante e incompiuto, sempre disposto alla messa in discussione e alla
riconsiderazione.
L’opera presenta due ordini: quello cronologico, che consente di ricostruire l’evoluzione del
pensiero leopardiano, e quello tematico.
Pensieri → unica struttura compiuta derivata dallo Zibaldone
-I CANTI-
I Canti di Leopardi comprendono una raccolta di 41 dei suoi componimenti poetici scritti tra il
1818 e il 1836. Leopardi cerca di selezionare e organizzare tutto ciò che ritiene più valido e
vitale nel suo percorso poetico, ma nonostante ciò, l’opera passa attraverso riordini,
sottrazione e aggiunte.
La prima edizione de I Canti compare nel 1824 ed è una fase di arresto per la scrittura in
Leopardi e anche caratterizzato dalla pervasività del male e del nulla. Nella scelta dei
componimenti egli tralascia i testi migliori per pubblicare solo le “canzoni civili”. Facendo ciò
egli vuole apparire come un autore classico che affronta discorsi importanti → il suo essere
“classico” però non è del tutto conforme al termine stesso → è estraneo alla pura imitazione
per esempio → l’obiettivo delle poesie di Leopardi pretendono di far pensare il lettore.
La seconda edizione, Versi, esce nel 1826, ed è caratterizzata da una varietà di generi e
registri. È in questa edizione che fanno comparsa gli idilli degli anni 1819-20 → gli idilli di
Leopardi sono esperienze conoscitive, meditazioni sul tempo, sulla memoria, sull’infinito (Il
termine "idillio" deriva dal greco, e letteralmente significa "piccola scena" o "piccola poesia",
indicando un breve componimento poetico di ambientazione pastorale, come quelli di
Teocrito. Tuttavia l’autore innova la tradizione idillica, modificando innanzitutto
l'ambientazione e dando ai suoi versi una dimensione intima e personale. Negli Idilli l’autore
abbandona i modelli antichi e classici, e si concentra in una forma di puro lirismo sui moti
dell'animo e dei propri sentimenti)
La terza edizione, Piatti, esce nel 1831. Viene introdotto il gruppo di testi pisano-recanatesi,
e modifica tutta l’organizzazione dei diversi componimenti basandola su una successione
cronologica che disegna tutte le tappe intime, sentimentali e speculative dell’autore.
Vengono inseriti anche i Grandi Idilli, appartenenti al periodo del pessimismo cosmico → lo
sguardo acquisisce ora maggiore ampiezza, e il dolore dell’individuo è sempre più una voce
solidale a quella dell’intero consorzio umano → esprimere e alleviare il dolore.
Nell’edizione del 1835, i componimenti salgono da 23 a 39, mentre nell’ultima edizioni i
componimenti finali risultano 41, con l’aggiunta di tramonto della luna e Ginestra.
Il linguaggio poetico di Leopardi è solitario, affascinante e profondamente intimo, ma anche
assoluto e universale. La lingua è quella della tradizione lirica italiana ispirata alla classicità
latina e greca, anche se nella sua applicazione risulta straordinariamente moderna.
Egli abbandona le forme tipiche della poesia italiana e ridefinisce la canzone, trasformandola
in CANTO e conferendolo una struttura come quella della canzone libera → la canzone
leopardiana è una “forma senza forma”, svincolata dagli schemi fissi della canzone
petrarchesca:
- strofe diverse in estensione e struttura
- endecasillabi e settenari liberamente alternati
- rime non strutturate
- molto uso di enjambement
→ uso di parole vaghe, capaci di evocare nel lettore i piaceri dell’immaginazione
→ appassionata nostalgia del passato e dell’antico
-OPERETTE MORALI-
Raccolta di prose narrative ideologiche pubblicate per la prima volta nel 1827 poi nel 34 e
poi nel 35. L'edizione definitiva appartiene invece al 1845. È composta da 24 testi
indipendenti, infatti sono privi di cornici e non presentano personaggi ricorrenti ed è
caratterizzato da una varietà di argomenti, temi e stili.
La maggior parte dei testi è composta nel 1824 ossia a ridosso di quella crisi esistenziale e
filosofica che porta Leopardi a dedicarsi esclusivamente alla prosa.
La forma del dialogo consente a Leopardi di trattare l'ardua materia speculativa calandola
sul piano quotidiano della conversazione e di far interagire i punti di vista diversi.
-DOMANDE VERIFICA VECCHIA-
1. Secondo Leopardi la noia è una condizione ineliminabile dell'esistenza umana ed egli
ritiene che il progresso possa addirittura aggravare la sofferenza esistenziale prodotta dalla
noia. ma che cosa è la noia secondo lui? e in che modo possiamo allontanarla dalla nostra
vita?
2. il capolavoro poetico di leopardi si intitola? Canti
3. Nella “Ginestra” Leopardi… propone una diversa idea di progresso: dalla coscienza della
comune condizione di vittime può nascere tra gli uomini un legame solidale
4. A Firenze Leopardi stringe una duratura amicizia con i liberali moderati che frequentano la
rivista antologia fondata da Giampietro vieusseux… Vero
5. L’ambiente intellettuale di Roma e il fasto monumentale della città suscitano l’entusiasmo
di Leopardi? Falso
6. La classica struttura dell’idillio comprende…
- Una sequenza descrittiva che rappresenta, idealizzando, il mondo
agreste e dei villaggi rurali
- Una sequenza descrittiva che rappresenta il paesaggio con un
sentimento distruggente dolcezza
- Una sequenza argomentativa che affronta temi filosofico esistenziali
7. Leopardi trascorre gli ultimi anni della sua vita a Napoli, dove muore nel 1837? Vero
8. per Leopardi è bello…
- Il ricordo del passato più che dell'esperienza del presente
- Ciò che è suggestivo, evocativo, arcano, misterioso
- Udire un suono di campana senza capire da dove proviene
- Il cielo notturno per la sensazione di vastità che fa sentire l'uomo
piccolo e impotente
9. La famiglia di Leopardi è di orientamento politico progressista e democratico? Falso
10. Leopardi definisce Recanati “natio borgo selvaggio” per… polemizzare contro una
comunità gretta e priva di cultura
11. Nell'idillio intitolato il sabato del villaggio, Leopardi rappresenta fra i vari personaggi del
borgo, il leganiuol che continua a lavorare in notte tempo, mentre tutti riposano, pur di
terminare l'opera prima dell'alba della domenica. riguardo a questo personaggio possiamo
dire che…
- Si tratta della più tragica vittima dell'illusione della felicità prodotta dal
sabato
- Rappresenta l'oggettiva condizione di infelicità del sabato
12. I componimenti più famosi di Leopardi appartengono secondo quanto lui stesso ci dice al
genere degli idilli. ma che cosa si intende per idilli in letteratura? a quali autori del passato
Leopardi sta pensando?
- Un componimento di ambientazione pastorale e rappresentato in
chiave idealizzata
- Autori antichi di lingua greca come Teocrito e in parte Mosco
13. Leopardi vive una prima profonda crisi nel 1819 dopo un fallito tentativo di fuga da
Recanati e dopo alcuni mesi di malattia agli occhi? Vero
14. nei versi finali di A Silvia com’è il tono? carico di dolente rimpianto e rabbiosa
disperazione
15. Nel famoso Infinito “E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito
silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno , e le morte stagioni, e la
presente e viva, e il suon di lei” In questo passaggio Leopardi…
- trasla il contrasto rumore/silenzio nella coppia antinomica vita/morte
- Istituisce un paragone sarà presente effimile contingente e l'infinito
sonoro creato dall'immaginazione
16. Dal punto di vista della metrica, gli idilli sono caratterizzati da… strofe diseguali con
libera alternanza di settenari ed endecasillabi non obbedienti a un preciso schema rimico
17. “All’apparir del vero tu misera cadesti” quali sono le due interpretazioni che si possono
dare?
- complemento di tempo:
- complemento di causa: Silvia ha scoperto la verità prima di morire
perciò l'illusione scomparsa è a causa di questo è morta
18. nella quiete dopo la tempesta c’è il famoso verso “piacer figlio d’affanno”. Con queste
parole sintetizza molte pagine di ragionamenti filosofici sulla natura del piacere. riassumile
brevemente senza dimenticare qualche esempio concreto.
19. Per Leopardi la Natura
- Nel dialogo della natura e di un islandese è indifferente all'uomo,
essenzialmente perché non ha consapevolezza che esista
- Inizialmente visto come madre benevola , perché offre fra l'uomo la
possibilità di difendersi dalla durezza della realtà
- Nella fase del pessimismo cosmico è concepita come matrigna che
prova piacere nel generare nell'umanità un bisogno di felicità destinato
a restare inappagato
20. Nella quiete dopo la tempesta i versi “o natura cortese con questi i dono tuoi questi i
diletti sono che tu porgi ai mortali… umana prole cara agli eterni”. come definiresti il tono di
questo passo? sarcastico
21. Leopardi prende pubblicamente posizioni contro le tesi romantiche ma di fatto è vicina al
gusto romantico per la critica al classicismo pedantesco, per l'esaltazione di ciò che è
fantasioso e per la tensione verso l'infinito? Vero
22. Quali dei seguenti titoli è una sezione del capolavoro poetico di Leopardi?
- idilli
- grandi idilli
- ciclo di aspasia
- Canzoni
- La ginestra
23. Nelle lettere a Pietro Giordani, Leopardi esprime i suoi progetti letterari e la sua
insofferenza per l'ambiente di Recanati? Vero
24. Secondo Leopardi, gli antichi vivevano con più sofferenze rispetto agli uomini
contemporanei perché non sapevano servirsi della ragione? Falso
[Link] quanto esplicitamente dice Leopardi in A Silvia, la morta improvvisa ha impedito
a Silvia di gioire…
- dei corteggiamenti di giovani ammiratori
- delle confidenze femminili in tema d’amore
26. L'atteggiamento di leopardi nei confronti della vita può essere definito… ribelle ma
disperato
27. nel sabato del villaggio, Leopardi dedica il finale a un garzoncello scherzoso, cui rivolge
le seguenti parole: altro dirti non vo, ma la tua festa ch’anco tardi a venir non ti sia grave.
Questi versi si possono interpretare cosi
- Il poeta mostra la sua compassione per il fanciullo facendo ricorso alla
reticenza
- Il poeta indica con l'espressione la tua festa l'ingresso del fanciullo
nell'età adulta
28.”incontro la dove si perde il giorno” è un esempio di
- descrizione vaga e indefinita
- vicinanza di leopardi agli ideali estetici dei romantici
29. Il componimento intitolato a Silvia fa parte dei grandi idilli. ma che cosa rappresenta
Silvia nella poesia?
- L'alter ego femminile di Leopardi e di tutta la gioventù, ebbra di sogni
e di attese
- La speranza, che non sopravvive ai colpi della vita
- La realtà della condizione umana, il cui senso ultimo non è altro che lo
squallore della tomba
30. nell’infinito si legge “così tra questa immensità s’annega il pensier mio. come va
interpretato?
- È un passaggio in cui coesiste un'aspirazioni romantiche e voluttà
autodistruttiva
- È un passaggio in cui la mente del poeta sembra rimanere
intrappolata entro un universo fittizio che lei stessa ha generato
31. rapporto fra uomo e natura nella concezione filosofica di Leopardi
32. dalla lettura dei versi di a Silvia si può dedurre che
- Leopardi si sentiva in consonanza emotiva con Silvia
- Silvia era una ragazza timida ma sognante e istintivamente felice
[Link] pensiero di Leopardi le illusioni hanno sempre valenza negativa perché impediscono
all'uomo di giungere alla verità? Falso
34. Nell'idillio intitolato l'infinito Leopardi
- Descrivi una sensazione di vastità nella dimensione dello spazio, del
suono, del tempo, dell'interiorità
- Prova una sensazione di spaesamento e di perdita di sé che
inizialmente lo turba e poi si fa dolcissima
- Evoca l'eterno a partire dal contrasto tra il rumore del mondo presente
e il silenzio del passato e del futuro
- L'infinito è un inganno della mente che lavora su dati percettivi
lacunosi
35. Il rientra a Recanati da Pisa nel 1829 è per Leopardi… Un evento che vive
angosciosamente con un profondo sentimento di sconfitta
36. le operette morali sono
- Frutto di un temporaneo inaridimento dell'ispirazione poetica
- Dei componimenti in prosa dall'intonazione ironico sarcastica
37. A differenza dei progressisti napoletani Leopardi non crede che le scoperte tecnologiche
e il miglioramento delle condizioni materiali daranno all'uomo di strumenti per attingere una
condizione di felicità? Vero
A Silvia
A silvia è una delle poesie più note di Leopardi, viene composta quando lui è a Pisa
nell’aprile del 1828 e pubblicata nel 1831. In questo periodo Leopardi scrive le Operette
morali e celebra il riaccendersi della ispirazione poetica.
In questa poesia Leopardi parla di Silvia, nella realtà Teresa Fattorini la figlia del cocchiere
morta poco più che ventenne. Nella poesia la ragazza è il simbolo della giovinezza che
speranzosa immagina il futuro.
La poesia si svolge con Leopardi che mira dal suo balconcino Silvia, inizia ponendole una
domanda che sarebbe preferibile per un anziano:” Silvia, rimembri ancora… “, Leopardi fa
questa scelta perché la domanda in realtà è posta ad una ragazza morta. Le prime due
stanze sono molto romantiche e si occupano, la prima, di portare un colloquio interiore, la
seconda di descrivere le attività della ragazza, “al tuo perpetuo canto” e “sedevi assai
contenta”. Importanti sono i riferimenti alle espressioni di Silvia, parlando degli occhi, ridenti
e fuggitivi in quanto Silvia come una ragazza vivace ma timida, schiva. Lei lieta e pensosa,il
primo poiché è gentile e felice, il secondo aggettivo nasconde la paura del mondo che in
poco tempo dovrà affrontare, è impaurita e chiusa.
Dalla terza stanza Leopardi inizia a descrivere la sua giovinezza, diversa da Silvia ma simile
poiché entrambe dotate dal lavoro. La giovinezza di Leopardi è caratterizzata dallo studio, si
svolge soprattutto nella biblioteca dalla quale sporge una terrazza da dove prendeva
ispirazione per le sue poesie.
La poesia continua con Leopardi che si autocommisera sostenendo di essere uno sfigato +
di Silvia, lei muore a vent'anni, quando la natura illude l’uomo dandogli molta speranza per il
futuro, la natura inganna, prima illude e poi incula. Silvia è stata più fortunata perché non ha
visto il fiore dei suoi anni quindi è morta piena di speranza. (Silvia sta nella primavera
quando è in fiore e poi non ha visto l’estate della sua vita con i suoi frutti, sperava che
crescendo le dicessero che è bella). Leopardi è più sfortunato invece, lui è sopravvissuto, ha
visto la gioia della vita per ciò che è, temporanea.
Silvia quindi diventa il simbolo della speranza della giovinezza, Silvia=illusione, dopo la
giovinezza c’è l’età in cui la speranza non c’è più.
La quiete dopo la tempesta
Questo grande idillio fu composto a Recanati nel 1829 e inserito nell’edizione dei Canti del
1831. La prima parte imposta un quadretto paesano con il borgo che si rallegra dopo la fine
della tempesta, ma poi si rivela essere triste, Leopardi scrive una riflessione sulla natura
effimera del del piacere, esso è solo che una cessazione momentanea del dolore che
caratterizza la vita.
L’idillio inizia con il rallegrarsi della cittadina, “Passata è la tempesta” recita Leopardi, egli
inizia un momento descrittivo dell’opera in cui aggiunge dettagli di animali e persone che
tornano con il sorriso a fare il loro lavoro. Prima della tempesta tutti si sono ritrovati a riparo
e appena finita si riposano un poco sull’uscio di casa. La tempesta non ha fatto danni e il
cielo inizia a schiarirsi, la gente si gode la bellezza della natura e pian pian si ricomincia a
lavorare “l’erbaiuol rinnova di sentiero in sentiero il grido giornaliero”. In casa Leopardi i
domestici aprono i balconi e si ricomincia la vita.
La vita ricomincia come il solito, nulla di speciale, qui si nota come la felicità funziona, essa è
sospensione della normalità. La noia è la vita, la vita è noia poiché ricade nella banalità della
normalità e proprio per questo c’è bisogno di qualcosa che porti fuori.
Il sabato del villaggio
Composizione degli anni ’30 dell’Ottocento, Leopardi produce i due idilli (in coppia con la
quiete dopo la tempesta) con l’intento di far notare la natura matrigna che prima alimenta la
speranza attraverso l’aspettativa e poi invece rivela il suo intento ingannatore.
La composizione presenta un’idea della campagna idealizzata, Leopardi è un signore , non
è mai stato veramente in campagna, egli dà una visione dall’alto. Inoltre egli non è un
illuminista, lui non si occupa di risolvere problemi. Egli fornisce un’interpretazione filosofica
della vita sostenendo la tesi per cui tutti sono infelici e non ha senso avere speranza nel
progresso.
Quindi, Leopardi inizia presentando una campagna ideale, il momento è quello della golden
hour, una ragazzina torna dai campi dove si ha lavorato con un mazzo di fiori che userà per
depurarsi in preparazione del sabato del villaggio.
Nella prima parte dell’opera quindi Leopardi rappresenta un momento di gioia, i personaggi
come la ragazza, la vecchia (che ripensa a quando era giovane), i fanciulli che fanno
gradasso, il zappatore; questo momento è il più felice poiché la speranza è al massimo per
via della domenica, il giorno di riposo. C'è solo un personaggio che continua a lavorare, il
legnuaiol, questo non vuole rovinarsi la domenica e quindi cerca di finire il lavoro subito.
Nella seconda parte poi Leopardi sostiene che il giorno più felice in realtà non è la
domenica, bensì il sabato. Il parallelismo con la vita è: il sabato è il bambino che si fa le
aspettative e speranze per la domenica, l’età adulta, che in realtà si dimostra triste e senza
speranza.
CONOSCENZA=STRAZIO un pò come il mito della caverna di Aristotele
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un
Passante
Composta nel 1832, operetta satirica che racconta il dialogo tra un passante impiccione e un
umile e poco studiato venditore di almanacchi. Il dialogo ha come tema la felicità dell’anno
seguente, il passante interroga il venditore ponendo delle domande che sembrano prive di
senso. Ogni domanda era riguardante la felicità e la vita passata del venditore che risponde
sempre in modo superficiale facendo trasparire il suo vero intento, vendere l’almanacco. Alla
fine del dialogo il passante acquista l’almanacco, egli è gentile perché non vuole che il
venditore acquisti la conoscenza di un mondo in cui andrà tutto male, ogni anno non sarà
meglio del presente e del passato. Questo il passante lo sa ma decide di non spiegarlo al
venditore perché è meglio vivere nell'ignoranza.
L’infinito
Viene composto a Recanati nella giovinezza leopardiana nel 1819, è il più noto degli “idilli”.
Leopardi qui inizia con l’imposizione di un limite percepito, concretizzato con la siepe.
L’ostacolo dell'infinito però permette all’immaginazione di attivarsi facendo in modo di
fantasticare su ciò che ci può essere al di fuori di questo limite. L’autore nel testo si riferisce
ad emozioni vaghe che suscitano piacere poiché mettono in moto l’immaginazione così da
superare i limiti della realtà.
Leopardi prova affetto per il colle (luogo in cui abita ed è situata Recanati), la siepe è un
ostacolo che consente l’attivazione della fantasia.
Nella poesia ci sono inizialmente 3 infiniti dati da diversi termini:
- infinito spaziale = interminati spazi
- infinito acustico= silenzi sovrumani
- infinito emotivo= profonda quiete
Tutto questo collegato come un dominio, qui nulla è possibile poiché è impossibile avere tutti
gli infiniti alla massima potenza ma grazie alla fantasia ci si porta il più vicino possibile
all'infinito.
Nella poesia poi sopraggiunge una folata di vento che riporta tutto alla realtà, al presente.
Si aggiunge un quarto infinito, l'infinito temporale.
La poesia si conclude con il naufragio in questo mare di infiniti in cui la mente si lascia
trasportare nei meandri della fantasia attraverso l’immaginazione.