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Plauto

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T, MACCI PLAUTI LAR FAMILIARIS Ne quis mirctur qui sim, pa Ego Lar sum familiari unde exeuntem me as| ucis eloquar. is ex hac familia pexistis. Hane domum iam multos annos est cum possidco et colo patri avoque iam huius qui nunc hic habet. : Sed mihi avos huius obsecrans conercdidit auri thensaurum clam omni wv. 1-119: senari giambici. x. quis: pronome indefinito (nota che & Io stesso pronome che, ortotonico, ha funzione di interrogativo: vedi subito oltre e eft. il gr. 11g indef. / tig interrog.). — qui: in origine quis 2 pronome e ag- gettivo interrogativo maschile ¢ femmi- nile (cfr. il greco tig e i vv. 136 170), poi qui subentra come agg., senza che sia escluso, come in questo caso, il suo uso come pronome (cfr. v. 350). — paucis: sott. verbis ein poche parole» (ma il sintagma @ abl. strumentale, non di modo), 2, ego: il prologo & del tipo detto ‘espositivo , che risale nelle sue linee fondamentali_ad Euripide, al quale si inno i poeti della. véx modelli di Plauto: come in Euripide (per es. Ippo- lite, Baccanti, Troadi) cosi in Menandro (Dysholos, Perikeiromene, Aspis) ¢ in pit un prologo plautino ‘ricaleato, pir o meno fedelmente, su quello del modello, Ia divinita che parla (O2d¢ poRoyitay ~c deus proloquens) presenta se stesea, in Benere al principio, ma anche, talora alla fine del suo discorso (Men., Aspist vv. 143-148); 2 pit che probabile che anche nell’originale greco un dio. (ma non sappiamo quale) pronunciasse al prologo. — ex hac familia: equiva e in Sostanza ad un genitivo (huius familize), ma il costrutto sottolinea finemente In Provenienza del Lar ed il legame che lo stringe alla casa di Euclione 3+ aspexistie? j ne, ' spettatori. il Lar si rivolge agli in medio foco 4 jam... est cum: costrutto ¢ad ine crocio », tipico della lingua familiare, tra il tipo tam multi anni sunt cum e il 'tipo iam multos annos (acc. di tempo con- tinuato) fossideo ecc. — possideo et colo: termini e concetti del colonus ro- mano («ut colonus agrum occupatorium », annota Leo), con cui il Lar distingue il suo risiedere nella casa dalla proprieti di questa, che & di Euclione e dei suoi. 5. Patri avoque: se il testo & sano ¢ non c’é lacuna prima del v. 5 patri avoque sono dativi di vantaggio, che puoi rendere «per il bene del padre e del nonno », — iam: si riferisce a possideo colo del v. 4 ed ha il valore del gr. #31. — huius... habet: Euclione, — habet: ha valore assoluto (invece di se habet) ed equivale ad habitat, come anche altrove (As. 430, Bach. 114 ecc.); ricorda che habito & morfologicamente il fre- quentativo di habeo. 6. sed: serve di passaggio a nuovo e pit importante ordine di idee. — avost grafia arcaica per avus mantenutasi al- meno sino all’eti di Cicerone, anche in parola come equos ecc., dove la desi nenza fosse preceduta da altra -u-; la Pronuncia ai tempi di Plauto sari stata una 0 molto scura. 7. thensaurum: questa grafia @ tipica di Plauto (cfr. invece il gr. Syoavpde) € va restaurata anche nei vv. 12 € 26 ecc. dove, come qui, i mss, hanno thesaurus: Ja grafia -en- serve a indicare é davanti as. — clam omnis: clam con I’acc. & tipico del linguaggio arcaico, poi si AULULARIA, vv, 1-18 defodit, venerans me ut id servarem sibi Is quoniam moritur (ita avido ingenio fuit), numquam indicare id filio voluit suo, rt inopemque optavit potius eum relinquere, quam eum thensaurum commonstraret filio; agri reliquit ei non magnum modum, quo cum labore magno et misere viveret. Ubi is obiit mortem qui mihi id aurum credidit, 15 coepi observare, ecqui maiorem filius mihi honorem haberet quam cius habuisset pater. Atque ille vero minus minusque impendio avra abl. per influsso di coram, corr lato a clam per via d’opposizione di senso (clam & connesso con celo: ricorda celare aliquem). — omnis: cfr. v. 113. — in medio foco: ¢al centro del foco- lares, che era anche il luogo dove si celebrava il culto dei Lares. 8. venerans: con il valore di orans, tipico del linguaggio arcaico (cfr. Rud. 305 e 1349), da solennitd alla fras trattandosi di soldi, il nonno di Euclione non aveva risparmiato preghiere (cfr. obsecrans nel v. 6). — id: grammatical- mente il pron. si riferisce a thensaurus e quindi ci aspetteremmo eum: perd qui, pill che un riferimento generico a tutto Pepisodio («quel fatto», ¢il segreto »), si ha un libero accordo con aurum (auri thensaurus, infatti, pud essere reso sem- plicemente con ‘oro® ¢denaro» oltre che con ¢ somma » ¢ gruzzolo di denaro »). 9. quoniam con Voriginario valore temporale (quom + iam) ed il senso di postquam (¢quando fu in punto di morte 1). zo. numquam: pit che ¢mai» tra- duci # neppure allora 9; questo avaro che persino in punto di morte evita di sve- Tare il segreto al proprio figlio potrebbe sembrare figura tragica a noi moderni, ma per gli antichi 2 soltanto una carica- tura comica, oggetto. semmai di ripro- vazione morale, — id: cfr. v. 8. 11. inopemque: meno forte, in latino, di egens: Vinopia non & ancora egestas (egeo: tho bisogno 4). 33. non magnut jitote. — modum: émisura» e quindi « estensione ». x4. quo? abl. strumentale che introduce una relativa finale; il campicello & il mezzo di sostentamento del figlio del- Pavaro; bada che questa descrizione si riferisce molto bene all’Attica, ove la proprieti era molto frazionata e il ter- reno, atido e povero, rendeva poco: Plauto qui traduce Menandro (ricorda il vecchio Cnemone del Dyskolos e il Menedémo dell’Heautontimoroumenos). — cum labore magno: Ia lingua arcaica e familiare esprime volentieri il compl. di modo con cum + abl. — misere: « penosamente ». 15. ubi... ctedidit: si tratta ancora del nonno di Buclione (eff. vv. 9-10). x6, ecquit ¢se in qualche modo » (in origine abl. strumentale, ma ormai irrigi- dito a particella interrogativa, come qui? tin che modo?® e anche '¢perché?»: cfr. v. 339)3 il pronome interrogativo ecquis (da ec + quis: cfr. ec-+ee) & tipico del linguaggio familiare (ma & anche in Cicerone oratore e nelle Buco- iche di Virgilio) e rafforza con un senso di impazienza la forma semplice. — filius: & il figlio dell’avaro che aveva sepolto il tesoro in mezzo al focolare ¢ padre a sua volta di Euclione. ‘78. atque ille vero: ¢ ma lui invece... ». — impendio: & formalmente abl. di impendium, ma sentito come avverbio rafforza minus minusque (difficilmente sara da jintendere ¢con spesa®, ciot «con Gfferte che comportassero una spesa% anche piccola). T. MACCI PLAUTI 8 curare minusque mc 1 Item a me cont c : Is ex se hune reliquit qui mpertire honoribus. tra factum est, nam item obiit diem. ao hic nunc habitat filium pariter moratum ut pater avosque huius fuit. Huic filia una est. Ea mihi cottidie . aut ture aut vino aut aliqui semper supplicat, dat mihi coronas. Eius honoris gratia iu feci, thensaurum ut hic reperiret Euclio, quo illam facilius nuptum, si vellet, daret. Nam eam compressit de summo adulescens loco. Is scit adulescens quae sit quam compresserit, 19., curate. impertire: infiniti narra- tivis impertire & costruito con Pace. della persona e V’abl. strumentale della cosa (cfr. donare aliquem aliqua re). 20. item: allo stesso modo: il Lar ripaga Vavaro della stessa_moneta,. — @ me contra: ¢da parte mia»; contra rafforza a me in cui si sente, accanto al valore di abl. dagente, il valore fonda- mentale dell'abl, ‘del’ luogo di prove nienza’ o ‘d'origine’; — nam... diem: infatti anche lui (sott. come il padre) se ne morls; & pitt che probabile che dopo questo sia caduto un verso, in cui il Lar diceva che non aveva fatto trovare il tesoro all’avaro, lasciando che morisse senza conoscere la fortuna che si celava in casa sua; non credere perd che nam Ponga un immediato rapporto causale tra la frase in cui si trova e item... factum est. 2% €X Se: sovrabbondanza tipica del linguaggio familiare. — hune... Slime; Euclione, finalmente: il Lar, come deus proloquent, probabilmente addita agli spet, tatori Vattore, forse immobile sulla seeng che impersona Euclione; di sicuro cod hie (ave. di luogo) indica, con un gesee {a casa in cui si immagina abiti Buclionst gli spettatori devono ben capire Vante: fatto € Ia topografia della vicenda, 22. pariter moratum: carattere © le stesse % #con lo ‘stesso abitudini»; “buon un’unica figliay; & Patetico di queste figlia femmina ha il sholos, un’unica figlia il Cichesia del Cnemone del il Demone della Rudens, Sicyonios. 24. aliqui: & abl. strumentale come ture e vino (cfr. vv. 16 e 187). 25. eius... gratia: eius ? pronome e si riferisce alla fanciulla (cfr. v. 23); honoris gratia, come honoris causa, & espressione formulare frequente e significa « per com- Piacenza», «per fare una cortesia » (cfr. v. 463): qui, parlando il Lar, @ chiaro che la divinita esprime Vintenzione di beneficare Ja ragazza che V'ha debita- mente onorato; non molto diversamente si esprime il Pan del Dyskolos e quindi siamo sicuri, ancora una volta, che tutto Vimpianto del prologo @ greco, anzi me- nandreo: nota perd che la diviniti ha Perso in Plauto ogni traccia di quel sia Pur moderato valore provvidenziale che serbava nella véc (talora, anzi, in modo singolare, come si vede dalla Rudens derivata da Difilo). 26. hic: agg. dimostrativo. _ 27+ quo: intendo come abl. strumentale, riferito a thensaurum (grazie alla dote Euclione pud trovare marito alla figlia: cfr. vv. 190. sgg.), che introduce una telativa finale come al v. 14. — nuptum: supino accusative, molto usato nella lingua arcaica e familiare con forme di do, in cui & implicita un’idea di moto (cfr. ve 145). 28. compressit: verbo usuale nei Co- mici per indicare il rapporto carnale. — de summo... loco: «un giovane di altis- sima condizione », 29-30: Si chiariscono bene i termini della vicenda: il giovane sa chi sia la Tagazza cui ha fatto violenza (vv. 35-36), ma questa non lo conosce e tutto il AULULARIA, VV. 19-37 9 jlla illum nescit, neque compressam autem pater. 30 Eam ego hodie faciam ut hic senex de proxumo sibi uxorem poscat. Id ea faciam gratia, quo ille cam facilius ducat qui compresserat. Et hic qui poscet eam sibi uxorem senex, is adulescentis illius est avonculus, 35 qui illam stupravit noctu, Cereris vigiliis. Sed hic senex iam clamat intus ut solet. fatto 2 rimasto ignoto ad Euclione (adu- lescens & termine tecnico del linguaggio teatrale per indicare il «giovane amo- roso* ¢ traduce il gr. véos). 30. pater: sottintendi scit da ricavarsi da nescit della coordinata precedente. — — compressam: esse & tralasciato, come volte nella lingua parlata. 31. hic senex: ¢ quest’(altro) vecchio » ¢ il Lar indica con il gesto della mano la casa di Megadoro, evitando cost qua Tunque confusione con Valtro vecchio della vicenda, Euclione; nota come poco a poco il prologo presenti tutti i perso- naggi, a cominciare dal pit importante, ch’? Euclione; supporre due vicini di casa, l'uno ricco € altro povero, & tipico di Menandro (cfr. Heautontimo- roumenos e lo stesso Dyskolos) ed il pocta greco sapeva trarre da questa situazione motivi di altissima umaniti: Plauto, come vedremo, esaspera invece i motivi di contrasto comico, che perd non dobbiamo pensare del tutto assenti in Menandro. — de proxumo: ¢ che abita qui vicino » (cfr. v. 171); il suffisso di superlativo somos compare scritto fino a Cicerone © oltre nella forma -umus (e non ~fmus), dove perd la -u- indica, come osserva- vano gli antichi stessi, un suono inter- medio tra ued i (cfr. v. 39)- 33+ quot in questo caso non & pitt pronome (cfr. vv. 14 € 27), ma semplice congiunzione che introduce una relativa con comparative (equivale ad ut ¢0); Plauto e la lingua familiare in genere possono usare in questi casi anche il semplice ut (cfr. v. 596; la costruzione 8 nota a Sallustio e Tacito, ma per ricerca preziosa di arcaismo). — ducat:_sott. txorem con valore predicativo (+ affinché pid facilmente la prenda in moglie » ecc.): il Lar vuole condurre la vicenda all’ine- vitabile lieto fine. — compresserat: pid @una volta (fr. v. 287) nel latino arcaico il piuccheperf. equivale al perfetto. 34. hict agg. dimostrativo riferito a senex. 35: ist pleonastico, ma tipico della lingua parlata, — avonculus: #zio ma- terno». 36. stuptavit: il verbo dovrebbe indi- cate qui il semplice commercio carnale, senza la connotazione peggiorativa del- Pequivalente italiano, pur ben nota al latino (anche per questa ragione @ stato pensato che i vv. 34-36 non siano di Plauto, ma essi danno una notizia impor- tante per la comprensione della vicenda che difficilmente poteva mancare git nel prologo di Menandro). — Cereris vi- giliis: forse Menandro parlava dei @co- pogéeta ateniesi in onore di Demétra, ma non é certo (cfr. v. 795); @ Roma si avevano due festiviti in onore di Cerere: il sacrum anniversarium Cereris in agosto e i ludi Cereris o Cerealia celebrati dal 12 al 19 aprile; & tipico degli intrecci della yée supporre furtivi amori tra giovani in occasioni di festivita notturne (Menandro, Epitrepontes), cosi come lo smarrimento o il rapimento di fanciulli durante la confusione di una_solenne processione religiosa (Curculio, Poenulus). 37- hic senex: Euclione, di cui il Lar addita la casa agli spettatori, — intus: avy. intus ha nei Comici valore di stato in Tuogo (gr. #800) oppure moto da Tuogo (gr. &809ev): qui il primo signi- ficato par sicuro; questo verso e i due successivi hanno ‘il valore delle moderne didascalie (vedi sopra p. v n. 6) € servi- yano soprattutto al pubblico per avere una chiara idea dei movimenti dei per- sonaggi. — ut solet: Euclione si esibisce in una delle sue scenate di uomo colle- T. MACCI PLAUTI 10 Anu xtrudi Credo aurum inspicere vol i it conscia. as extrudit, ne sit . ae It, ne subruptum sict. EUCLIO i, E tibi hinc es Exi, inquam. Age exi. Exeundum hercle ic est foras, circumspectatrix cum oculis emissiciis. 40 STAPHYLA Nam cur me miseram verberas? Euct. Ut misera sis atque ut te dignam mala malam aetatem exigas. rico ai danni di una vecchia schiava tremebonda (il personaggio si incontra anche nel Dyskolos) dalla quale si crede spiato. . 38. foras: avv. di moto a luogo ch’ in realta antico acc. di moto; si oppone a foris, avv. di stato in luogo, antico abl. di luogo. 39- ne... siet: la completiva presuppone nella principale un senso complessivo di verbum timendi, — subtuptum: surripio @ composto di sub e rapio: nel presente, in sillaba aperta, Ia a si era indebolita, secondo le norme della fonetica latina, riducendosi a un suono tra i ed u (cfr. v. 31), donde la forma surrupio arcaica ¢ swrripio pi recente; il part. perf. & regolarmente surreptus, con il normale indebolimento di a in e in sillaba chiusa, ma accanto c’era anche la forma sur- ruptus, analogica del presente. — siet: é originatiamente un presente Ottativo, identico al gr. ety (da *ea + tm + 12 il latino ha ill tema a grado zero s-), ma & sentity dai Latini come presente congiuntivo: in Plauto alterna con sim ais ‘sit ed & abbastanza frequente, in fine di verso, come altri arcaismi per comodita metrica (cfr. anche w. be 238, 495, 450, 672). Euclione esce dj casa minacciando la schiay: auale si crede spiato: vuole can Mala @ © pit ancor: dovrebbe dirgli circa la filia santo 4 age: imperative di ago, ma sca- duto a interiezione («via»), come vee dremo spesso anche in seguito. — hercle: altra interiezione tipica del linguaggio familiare, ove il significato originario («per Ercole») & assai attenuato; nel- Vinteriezione il nome del dio @ sincopato, mai quando @ nominata la divinita come tale (Hercules): cfr. anche v. 67 (hercle usato solo dagli uomini). 41. circumspectatrix... emissiciis: ¢ tu che mi stai a guardare con quei tuoi occhi che vanno da tutte le partis: nota la vivacissima rappresentazione della vecchia, che pare a Euclione una specie di mostro mitologico tutt’occhi intento a sorvegliarlo (circumspectatrix si legge solo qui in Plauto, come pure emissicius, coniato forse apposta su emissarius; un Glossario medievale (GL III Lindsay, Abol. oc 6) spiega oculi emissicii come “ extantes et eminentes’; \'agg. ritorna in Tertulliano de pall. 3 per descrivere gli occhi del camaleonte). — cum emissiciis: abl, di modo (cfr. v. 14) senza che sia esclusa una forte idea di strumentale (cum + abl. con valore di abl. strumentale & della lingua familiare € riappare in epoca tarda: cfr. v. 715): 42. nam: é tipico della lingua familiare a cape o nel corpo di frase interrogativa (cfr. vv. 44, 136 ecc.): puoi rendere nam cur con ¢ma perché ». — miseta: comica ripresa dell’aggettivo: Euclione & completamente fuori di sé. ; 3- mala malam: allitterazione e polip- toto; nota che mala aetas significa. di Per sé soltanto «vecchiaia », ma qui i Pocta di nuovamente valore semantic AULULARIA, Wy. 38-54 aa grarx. Nam qua me nunc causa extrusisti ex aedibus ? Euct. Tibi ego rationem reddam, stimulorum seges ? 4s Illuc regredere ab ostio. Illuc sis vide, ut incedit. At scin quo modo tibi res se habet ? Si hercle hodie fustem cepero aut stimulum in manum, testudineum istum tibi ego grandibo gradum. SrapH. Utinam me divi adaxint ad suspendium 50 potius quidem quam hoe pacto apud te serviam. Euci, Aut ut scelesta sola secum murmurat. Oculos hercle ego istos, improba, ecfodiam tibi, ne me observare possis quid rerum geram, autonomo all’agg. facendo un gioco di parole che puoi rendere cosiz ¢... uno vecchiaia sciagurata, degna di te scia gurata ®. ‘44. extcusisti: «hai cacciato fuori », con ripresa del verbo gid usato nel v. 38. 4g teddam: cong. deliberative (0. secondo altri, cong. «esclamativo fimulorum seges: ¢messe di staffili »: 2 uno dei tipici insulti che nel teatro di Plauto vengono rivolti agli schiavi (espres- sioni simili in Amph. 1029 ulmorum Acheruns e As. 297 gymnasium flagri), nei quali si sbizzarrisce la fantasia del ‘46. illuct avverbio di moto a luogo (derivato da un’antica forma di locetivo ‘illo-i-cé); tutta la frase significa, lette- ralmente: ¢allontinati (regredere) dalla porta di casa (ab ostio) © (vai) la (illuc) ». — illue: qui 2 acc, neutro_singolare (Fillud + c(8); le forme illic illaee illue illune ecc. sono molto frequenti nei Comici, ma quanto al significato non paiono’ affatto diverse da quelle senza se(e): ofr. v. 185) con valore prolettico dell’ut incedit successive. — sis: viene da si vis ed @ in origine formula di cor- tesia (cfr. fr. «s'il vous plait»), ma com- pletamente scaduta a interiezione: si trova quasi sempre posposta a forma di impe- rativo, rarissimamente preposta; in questo asso’ traduci «ma guarda...» (Stafila cammina lentissima). 47- ut incedit: nella lingua’ arcaica € nel sermo familiaris in genere le interro- gative indirette possono avere ancora Vindicativo (residuo dell’antica paratassi) oltre al ¢regolare » congiuntivo. — sein: 2. Questa - Traina - Mariotti equivale a scisne (s cade davanti a a vedi al v, 171). — habet: altra inter rogativa indiretta con l'indicativo. 49. testudineum: anche noi «da tar- faruga » (testudo). — grandibo gradum: gioco di parole e allitterazione, che sot- tolineano ancora il comico furore del vecchietto proprio fuori di sé; grandibo & forma arcaica per grandiam: i temi in “i possono avere il futuro in -bo (cost come Timperfetto in -bam: audibam) ‘al pari di quelli in -a ed -e (amabo, mo- nebo); in Plauto abbiamo_ indifferente- mente sciam e scibo. ‘50-51. Stafila, disperata, mormora tra sé qualche parola che Euclione (v. 52) non comprende bene. ‘50. «Gli déi facciano si ch’io mi de- cida a impiccarmis, ma lespressione latina & pid rapida ed efficace («pli di mi mandino sulla forcas), — adaxint cong. ottativo, ma la forma stessa @, in ori- gine, ottativo aoristo sigmatico di adigo, in cui il tema ha ancora la forma ag. (cfr. faxim); sono forme particolarmente antiche e in via di sparizione e circa il significato & probabile che fossero sentite con valore ¢puntuale » rispetto a quelle con valore ¢durativo » come adigam fa~ ciam ece. (cfr. vv. 58 € 228). 52. B detto fra sé da Euclione, come commento a quanto sussurrato da Sta- fila, — ut: esclamativo. '§3- Decisamente gli occhi di Stafila sono per Euclione un vero incubo. 54. met & frequente nella lingua dei Comici l’anticipo nella proposizione reg- gente del soggetto della dipendente (in questo caso quid rerum geram), che viene

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