Inizialmente leopardi si presta ad una descrizione accurata del paesaggio vulcanico e sulla
ginestra, un delicato ore che cresce sulle pendici del Vesuvio ed anche nei luoghi tristi e solitari
di Roma. Nei versi 7-13 Leopardi riprende il pessimismo storico, richiamando la ormai perduta
grandezza che fece di Roma la padrona di tutte le altre terre. E le strade silenziose, nascondono
all’interno questa grande storia divenendo le uniche testimoni. La ginestra è un ore delicato e
fragile, ma coraggiosamente riesce a vivere in territori deserti. Essa si caratterizza anche come la
compagna costante nel destino doloroso dell’uomo, assumendo il ruolo di una sostenitrice. Egli
ricorda il passato di questi luoghi, tema della rimembranza, un tempo ricoperti di campi e pascolo
di animali, sede di palazzi e di città famose. Tutto però fu coperto dall’eruzione. La sua fragilità
diviene la fragilità dell’uomo stesso la cui esistenza è condizionata dalle leggi della natura la quale
non bada al destino dell’uomo. Attraverso l’episodio dell’eruzione del Vesuvio, Leopardi sottolinea
come la natura, come anche con un minimo gesto, possa sconvolgere la vita umana. Ora è tutto
avvolto dalla desolazione, ma la ginestra continua a soggiornare tra questa so erenza emanando
il suo dolce profumo.
La ginestra è l’Interlocutrice di leopardi, l’unica possibilità in un posto dove non crescono né
piante né ori, di perpetrare questa vita. donna=latinismo, padrona. Tempo passato che è nito
per sempre, componenti materialistica, meccanicistica. Il ricordo non può superare la morte.
Spazio di desolazione, dove non c’è vita, dove è stata distrutta. Vita spazzata via, solo la ginestra
resiste, contenta dei deserti, l’unica che ce la fa, paragonabile l’uomo consapevole dell’arido vero
come unica realtà possibile, ma ciò nonostante continua ad andare avanti. All’interno di questo
limite possiamo farcela aiutandoci gli uni con gli altri, rimanendo uniti. L’assenza di vita diventa
l’input per il ricordo di un felice passato. Urina involve, tempo inteso come morte, approdo nale,
che distrugge ogni cosa. In mezzo a questo oblio, la ginestra continua ad emanare un profumo
dolcissimo che consola della morte di questo deserto. Si riferisce agli uomini del suo tempo,
ottimisti nei confronti del futuro, che credono che il progresso possa essere uno strumento di
prevaricazione dell’uomo sulla natura. Non si possono avere degli strumenti per controllare la
natura. Questo spazio di distruzione è lo spazio che tocca agli uomini e alle sorti magni che che
dipingono. Progresso delle comodità.
Tematica della natura e del progresso, antitesi tra un paesaggio arido, poco adatto alla vita, com’è
l’esperienza esistenziale dell’uomo, però questa resistenza, nonostante dica che il dolore è un
elemento strettamente legato all’esistenza umana, non fa un’apologia del suicidio, perchè a
partire da questo limite è possibile provare un piacere, che non è in nito, inteso come glio
d’a anno o vagheggiamento dell’attesa, e realizzare una forma di condivisione proprio per
sopportare al meglio questa condizione di dolore. Ci rimanda alla canzone all’Italia, confronto tra il
passato di grandezza ed il futuro di distruzione. La prima strofa si chiude con un’accento
fortemente polemico nei confronti dei suoi contemporanei che promuovono il progresso, di
mettere al guinzaglio la natura, un progresso che consenta all’uomo di dominare la natura, per
imbrigliare il potere distruttivo della natura. Apostrofe, si rivolge direttamente al secolo,
personi cazione, 1800, che de nisce superbo, arrogante, presuntuoso e stupido, ingera quale sia
il vero potere della natura. Antitesi della distruzione del vulcano e la capacità di opporsi a questa
distruzione, la ginestra. Nutre l’illusione, presunzione, di poter dominare tutte le manifestazioni
della natura attraverso un progresso tecnologico scienti co.
L’unico vero progresso che può conoscere l’umanità è quello di civiltà, l’unico modo che abbiamo
per progredire è quello di curare la nostra dimensione umana, diritti, libertà, l’unico progresso che
dovremmo perseguire.
Noi esseri umani siamo solo membra fragili, siamo mortali, siamo fatti di materia, ed è sottoposta
a una continua trasformazione che ci conduce alla morte. Non possiamo dunque credere id
essere superiori alla natura. La ricchezza non ci regala la vita eterna, né che non saremo mai
infelici, la nostra condizione umana è estremamente fragile, ciò che vale realmente è la nostra
umanità. Lucrezio, l’uomo già dal momento in cui viene al mondo deve essere consolato, riprende
ciò Leopardi a ermando che l’uomo deve combattere con la so erenza ed il dolore. L’orgoglio
puzza di imbroglio, quand’anche fosse cancellata tutta l’umanità la natura non se ne
accorgerebbe nemmeno. L’uomo di povero stato(Vv.87) in antitesi con la nobile natura (Vv.111),
l’elogio di Epicuro, dimensione del classicismo romantico, Lucrezio a ermò che per la prima volta
un uomo osò rivolgere gli occhi verso l’alto, immagine titanica. Ora bisogno rivolgere gli occhi
verso la conoscenza del comune fato, che tutti moriamo, tutti abbiamo la stessa ne. Tempo nito
e limitato per tutti. Poesia autentica, smaschera le illusioni. La nobile natura si mostra nel suo
so rire, sopporta, la vera grande natura dell’uomo è quella che sopporta ,stoicamente. La vera
natura conosce il comune destino di morte, e sopporta con coraggio il dolore, e non va a provare
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altre so erenze ad altri uomini. Nuovo umanesimo a partire dalla consapevolezza di avere lo
stesso destino. Prendetevela con la natura, non gli uni contro gli altri. Il problema non siamo noi
uomini, il problema è la natura, dovremmo confederarci, fare un patto, in un unico gruppo che è
colui che abbraccia tutti gli uomini con vero amore, e aiutarci a sopportare questa so erenza gli
uni con gli altri. Proprio perché siamo formati da questa condizione dovremmo combattere le
so erenze assieme, reciproco aiuto. Tutti devono vivere dignitosamente, agenda 2030. Bisogna
prestare aiuto, non dare colpe, la natura ha colpe. Progresso di civiltà, altrimenti staremo su
un’equilibrio instabile, come coloro che basano le proprie certezze su un errore.
Ritorna allo spazio sico da cui siamo partiti. Quando io rivolgo gli occhi al cielo, mi rendo conto
quanto siamo nulla dinanzi a questo spazio. Quando guardo lo spettacolo dell’in nito, secondo te
chi siamo? L’uomo non è nulla, colui che si crede padrone. Noi siamo come le provviste delle
formiche, che vengono distrutte in un momento, estrema brevità e fugacità della vita
dell’[Link] siamo in grado di dominare la natura. Alla natura importa di noi quanto noi
c’importa delle formiche. Noi invece di vantiamo che il genere umano è eterno e immortale.
Ritorna la ginestra, anche tu sarai travolta, hai resistito a questo destino crudele, soccomberai,
ma non avrai sollevato il capo invano, verso la conoscenza vera, dobbiamo accettare con orgoglio
questa debolezza.
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