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MENANDRO

Il documento parla di Menandro, un drammaturgo greco. Descrive come Menandro vedesse la società secondo nuovi canoni, come il concetto di filantropia. Analizza alcune sue opere chiave come Il Dyscolos e L'Epitropontes, evidenziando i temi centrali come la natura umana e i rapporti sociali.
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MENANDRO

Il documento parla di Menandro, un drammaturgo greco. Descrive come Menandro vedesse la società secondo nuovi canoni, come il concetto di filantropia. Analizza alcune sue opere chiave come Il Dyscolos e L'Epitropontes, evidenziando i temi centrali come la natura umana e i rapporti sociali.
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MENANDRO

FILANTROPIA
Per Menandro tutto poggia sulle relazioni sociali, in quanto c’è una forte fiducia nella possibilità degli
uomini di comunicare e di superare le divergenze che li separano. L’esistenza dei personaggi Menandrei
si realizza pienamente sul piano sociale, dunque nella relazione solidale con gli altri ( in luoghi quali il
contesto familiare, privilegiato dall’autore, contesto cittadino…).

Menandro vede la società secondo dei canoni che sono nuovi per il suo tempo. Possiamo ritrovare nelle sue
commedie la presenza costante del concetto di Filantropia, ossia la comprensione reciproca e la
disponibilità ad aiutare il prossimo, in nome della comune appartenenza.

Il concetto di Filantropia venne elaborato molto da Isocrate ( retore ateniese del IV sec a.C), punto di
riferimento della cosiddetta "eloquenza asiana”. Aveva una scuola filosofica la quale incise molto sulla
storia della cultura greca. Secondo il retore esisteva un tratto comune tra gli uomini, ed affermava che la
“grecità” non era per nascita, ma bensì per appartenenza ( stessi culti, tradizioni, lingua, cultura…).
Isocrate al tempo fu protagonista del dibattito tra filomacedoni (di cui era esponente) e antimacedoni (di
cui era esponente Demostene).
Secondo Demostene i macedoni erano al margine della grecità ( li considerava metà greci metà barbari), in
quanto a livello di assetto politico si basavano sul vecchio modello ateniese ( erano monarchici), e oltretutto
era inconcepibile che i greci, dopo aver sconfitto una potenza come quella Persiana, cadessero sotto la
potenza macedone, considerata da lui barbara.
Ma i Macedoni erano davvero da considerarsi come “barbari”?
In realtà no, in quanto abbiamo testimonianze di diversi personaggi greci i quali hanno trascorso parte della
loro vita proprio in Macedonia. Euripide ad esempio, in un momento della sua vita, abbandonerà Atene per
recarsi nella capitale macedone “Pella”. Agatone, (personaggio del Simposio di platone, in quanto il
simposio era proprio ambientato a casa sua) seguirà Euripide nella capitale.
Inoltre Filippo II re di Macedonia darà come precettore al figlio Alessandro un grande filosofo come
Aristotele. Dunque a seguito di ciò possiamo affermare che la Macedonia non era così culturalmente
diversa dalla Grecia.

Isocrate ci parla inoltre anche di παιδεια ( quella ricevuta da Alessandro figlio di filippo ad esempio), termine
che va tradotto per endiadi, in quanto ha due significati:
 educazione
 cultura
Possiamo dunque comprendere che l’opera di Isocrate, modello di Menandro (incubato in un Atene intrisa da
questa tipologia di dibattiti) per il concetto di filantropia, sarà fondamentale sia da un punto di vista politico e
sia da un punto di vista culturale.

Nell’opera di Menandro è ancora presente la differenza tra schiavo\libero, Greco\straniero, individui di


nascita legittima\ illegittima…
Ma questa divisione non viene trasportata sul piano etico, in quanto Menandro valuterà l’uomo in base
all’integrità morale e allo spirito di fratellanza.
Anche il modello familiare secondo cui il capofamiglia ha la piena autorità non regge in Menandro, dove
spesso capita che i figli educhino i propri padri ( In “Donna di Samo”, il figlio Moschione darà un’importante
lezione di vita al padre Demea, ricordandogli che il valore di un uomo non va misurato in base alla famiglia o
alla provenienza, ma unicamente dai comportamenti).

Centrale inoltre nella commedia menandrea il concetto di τροποσ (disposizione morale).


Secondo Menandro il carattere di un uomo non è fissato una volta per tutte, ma viene concepito come una
risposta ( mani definitiva o monolitica) alle circostanze che hanno plasmato la vita di un individuo. I
personaggi non tendono definitivamente o al male o al bene, ma hanno la capacità di evolversi in seguito
alle circostanze.
Da una parte si ha dunque l’ottimismo verso la socialità dell’uomo (influenza del peripato), ma dall’altra si
ha il pessimismo alla base della concezione della realtà dominata dalla τυχη (caso), la quale non può
essere controllata in primis dall’uomo (impotente di fronte alla causalità degli eventi), ma neanche dalle
divinità.
I personaggi tentando di dare una risoluzione ai problemi della τυχη, non fanno altro che ingarbugliare
ulteriormente la situazione, fin quando non interviene la τυχη stessa per portare ordine. La τυχη è
un'occasione per l’uomo di cambiare il proprio punto di vista e ammettere i propri errori (nelle situazioni
generate dalla sorte, la valenza di un uomo si misura per la sua capacità di maturare). Pan afferma ad
esempio nel prologo del “Bisbetico” “l’esperienza delle difficoltà fa crescere”.

L’INFLUENZA EURIPIDEA
Euripide è stato un maestro non diretto di Menandro.
Tra i drammaturghi , Euripide è stato l'unico a spostare sul piano umano quei paradigmi che non portarono
Eschilo e Sofocle.
La sua tendenza ad umanizzare i suoi personaggi la si può trovare nel lessico utilizzato per figure come
quelle divine, le quali in Sofocle ed Eschilo parlano con lessico aulico, in Euripide con lessico medio.
In Euripide l'eroe non è solo colui che è dotato di forza e poteri straordinari, ma è soprattutto colui
che è umano e ha il coraggio di affrontare i propri demoni interiori senza lasciarsi abbattere.
Nell’”Eracle”, sua tragedia, Il personaggio di Eracle , dopo essere impazzito e dopo aver ucciso tutti i suoi
familiari , rinsavisce e vuole uccidersi. Grazie all’intervento di Teseo, il quale gli fa un discorso umano, Eracle
decide di non togliersi la vita. Il discorso di Teseo era:

“La grandezza dell'eroe non si misura solo con azioni Al di là dell'umano, gli eroi sono coloro che lottano
con i propri lutti, bisogna sopportare eroicamente la morte dei familiari. “

Menandro è erede di Euripide, in quanto darà proprio centralità all’aspetto introspettivo dell’essere umano ( il
carattere).

IL “ΔΥΣΚΟΛΟΣ”

Trama: Il burbero Cnemone, uomo di campagna molto rozzo ( da qui il titolo "dyscolos"), in seguito alle
prime nozze da cui ha avuto una figlia, si risposa con una nuova moglie la quale ha un figlio, da un
precedente matrimonio , di nome Giorgia. Cnemone ha un carattere molto difficile, tant’è che la moglie
decide di lasciarlo e andarsene via insieme al figlio Gorgia. La ragazza rimane dunque da sola con il padre
burbero e ottiene tutta la pietà e la compassione da parte del dio Pan che nel prologo dice di aver pietà per
la giovane, in quanto era una bravissima ragazza dedita alle divinità e che costantemente faceva sacrifici in
suo onore, a differenza del padre.
Sostrato, giovane ricco di città, si innamora della ragazza e chiede una mano al fratellastro di quest’ultima
Gorgia per poter parlare con il padre.
Quando i due giovani vanno da Cnemone vengono presi a sassate.
Pur di stare vicino alla ragazza, i due ragazzi decidono di iniziare a lavorare presso la campagna di un vicino
di Cnemone. Un giorno però Cnemone , tentando di recuperare un secchio , precipita nel pozzo della sua
proprietà, e sarà salvato da Gorgia e Sostrato che nel mentre stavano zappando la terra nella campagna e
avevano assistito a tutta la scena.
Cnemone è stupito dal gesto dei due ragazzi, in quanto precedentemente lui li aveva trattati malissimo e loro
invece avevano lo stesso deciso di salvarlo. Sostrato spiega a Cnemone che è stato spinto dall’etica.
Cnemone decide dunque di ammettere il suo errore di giudizio nei confronti dei due ragazzi, ammette però
che nonostante non possa cambiare il suo carattere, ha pur sempre compreso di aver sbagliato.
Cnemone riconosce Gorgia come proprio figlio ( nonostante fosse il figliastro) e gli dà tutta la sua eredità,
con parte della quale avrebbe dovuto finanziare le nozze tra la sorellastra e Sostrato.
Sostrato da in moglie a Gorgia sua sorella.
Ci sono le nozze ed a queste partecipa anche Cnemone.

Il concetto di "αυταρκεια": Cnemone, nonostante la sua cocciutaggine, ammette che il suo errore è
stata l’autoreferenzialità, in quanto riconosce che nessuno può bastare da solo a se stesso, ma c’è sempre
bisogno di qualcuno che ti “soccorra”. Concepiva tutti gli uomini come opportunisti, vedendo dunque la
gentilezza come seguita sempre da doppi fini, quando invece ci sono persone genuinamente generose,
come Gorgia.

Ha due significati il termine αυταρκεια:


 autosufficienza ( il termine può avere due significati: autosufficienza (significato positivo, di cui si
avvale Epicuro quando parla di lathe biosas, quindi vivi nascosto con il tuo essere. Anche se epicuro
apre il suo kepos dieci anni dopo l’uscita del dyscolos molto probabilmente deve averne parlato con
Menandro durante il periodo che aveva trascorso insieme nell’efebia)
 autoreferenzialità ( significato negativo, quando un essere umano misura le cose in base solo al
proprio punto di vista. Cnemone ammette che il suo problema è l’autoreferenzialità. )

L’ “ ΕΠΙΤΡΕΠΟΝΤΕΣ” (arbitrario)

Trama: Il giovane Carisio dopo le nozze con la moglie Panfile, abbandona quest’ultima dopo essere venuto
a conoscenza del fatto che la donna era stata violentata in passato prima delle nozze e ha dato alla luce ( ha
partorito prima dei nove mesi dal matrimonio) un figlio illegittimo che decide di non riconoscere. Nel mentre
Carisio si rifugia dall’amante l’etera ( da ετεροσ/α/ον: altro tra due ) Abrotono ( flautista, prostituta, donna
senza κυροσ, padrone), Panfile decide di esporre il figlio mettendo nella culla come αναγνωρισμοσ , oggetto
di riconoscimento ( da αναγιγνώσκω), un anello, appartenente all’uomo che l’aveva violentata.
Il bambino viene trovato da Davo il pastore, che decide di non prendersene cura ma di darlo al carbonaro
Silisco. Tra i due nasce una lite su chi dovesse tenere l’anello:
Davo afferma che avendolo trovato spettasse a lui, mentre Silisco afferma che prendendosi lui cura del
bambino doveva tenerselo lui. Chiedono dunque, per riuscire a risolvere il diverbio, ad un passante che
avrebbe dovuto fungere da giudice ( da qui il titolo) che casualmente senza saperlo è proprio il nonno del
bambino, Smicrine ( il padre di Panfile). Smicrine dice che l’anello segue il bambino e dunque sarebbe
spettato a Silisco.
All’arbitrato assiste un servo di Carisio che riconosce l’anello come appartenente al suo padrone, e dunque
inizia a circolare la voce che il bambino era stato trovato con l’anello di Carisio. Abrotono, la prostituta
amante di Carisio, si ricorda che in passato ,durante uno dei suoi incontri con il giovane, quest’ultimo le
avrebbe confessato che una notte durante le “taurocoie” , Carisio aveva violentato una ragazza preso
dall’ubriachezza, e durante l’atto aveva perso un anello. Dunque Panfile in realtà è stata violentata da
Carisio prima delle nozze. Carisio decide di ricongiungersi con la moglie.

Abrotono come modello morale: Abrotono essendo una prostituta avrebbe voluto tenersi tutta per sé,
in quanto non aveva un kyros che la proteggeva, e con l’arrivo del giovane avrebbe potuto finalmente
stabilirsi con qualcuno ( al tempo dell’antica Grecia le prostitute erano donne senza padrone ( che poteva
essere il padre, il marito, il fratello, lo zio…) che pur di sopravvivere o si facevano serve o si davano alla vita
di cortigiane).
La donna però decide di rinunciare alla fortuna che aveva trovato, e agisce secondo un forte senso etico e
morale. Agisce dunque secondo un’etica che supera il pregiudizio sociale. Una prostituta infatti viene
considerata come reietta nella società, invece lei si pone moralmente superiore. Mostrando un’umanità
inaspettata da parte di una prostituta, compie un gesto filantropico.

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