LEOPARDI
Il sistema filosofico leopardiano nasce dalla ricerca del vero esistenziale dell'io e del vero sociale dei molti.
Leopardi non pensa in quanto filosofo ma in quanto essere umano ed essere sociale.
Il suo sistema filosofico si divide in 3 fasi, in ordine: il pessimismo storico, il pessimismo cosmico e il
pessimismo eroico.
Tutto questo pessimismo deriva dal fatto che a soli 16 egli aveva il fisico di un anziano a causa dei suoi 7
anni di studio disperatissimo. Per questo secondo lui il dolore diventa strumento di conoscenza essendo
fonte di riflessone.
IL PESSIMO STORICO
In questa prima fase del suo pensiero l'infelicità non dipende dalla natura perché essa p considerata
positiva e benefica, dato che produce illusioni che rendono la vita sopportabile. Sostanzialmente secondo la
ragione l’uomo non era nato per essere felice ma le illusioni lo proteggevano facendogli credere che la
felicitò fosse raggiungibile. Queste illusioni però vengono distrutte dalla civiltà umana moderna che finisce
di crederci a differenza degli antichi ancora capaci di grandi illusioni. Per questo si parla di pessimismo
storico, l'infelicità umana è ritenuta il frutto di una condizione storica.
IL PESSIMISMO COSMICO
Contrariamente alla posizione precedente in questa fase del suo pensiero la natura è matrigna, crudele,
indifferente e la sola colpevole dei mali dell'uomo. Essa inoltre infonde nell'uomo il desiderio di felicità
senza poter poi soddisfare in alcun modo tale desiderio. La natura mira solamente alla conservazione di se
stessa e della specie vivente. Mentre la ragione è considerata un’arma per smascherare le illusioni radicate
e comprendere la verità dell'infelicità umana, che a sua volta è considerata come un dato costruttivo
dell'essere umano.
La civiltà moderna è un quindi un luogo egoista ed individualista.
IL PESSIMISMO EROICO
Nell'ultima fase del suo pensiero leopardi rivaluta la ragione definendola come l'unico bene rimasto
all'uomo. Egli ipotizza che l'uomo fa ancora in tempo ad uscire da questa negatività creata dalla creatura
crudele e quindi a venire conoscenza del vero attraverso l'unione delle forze quindi attraverso la solidarietà
e la fratellanza.
Opere analizzate:
• Il giardino della sofferenza presenta la visione della realtà negativa dell'autore tipica di questa fase
del pensiero. L'autore in questo bravo va emergere ciò che pensa del male, egli pensa che il principio del
male alberga in tutte le cose; e tutti sono destinati alla sofferenza. Questo concetto viene espresso
attraverso una metaforica descrizione di un giardino, detto della "sofferenza". Egli descrive come dietro
l'apparente bellezza del luogo si cela una crudele realtà di distruzione e sofferenza tra tutti gli esseri viventi,
animali e piante, che lo popolano.
• L'ultimo canto di Saffo esprime il dramma della caduta delle illusioni dinanzi all’inesorabile legge
della natura. Quindi questa è una fase intermedia del pensiero di Leopardi, tra il pessimismo storico e
quello cosmico, poiché la natura non è ancora colpevole del pessimismo psicologico esistenziale.
• Per Leopardi l’Infinito è il desiderio del piacere che nell’uomo è, appunto, infinito, per durata e per
estensione e che non può essere soddisfatto da un oggetto finito ma solo dall’immaginazione. L’autore
quindi si trova nella fase del pessimismo storico. La natura è ancora benevola e Leopardi cerca quel
rapporto tra natura e interiorità che negli antichi era immediato e si esplicava nella «poesia ingenua» e che
diventa nei moderni «poesia sentimentale», di cui L’infinito è un esempio lampante: solo mediante il
ragionamento è possibile stabilire un nesso tra realtà interiore e realtà oggettiva.