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Arthur Rimbaud

Il documento analizza la poesia 'Vocali' di Arthur Rimbaud. Descrive come Rimbaud associa ogni vocale a un colore, forma o suono. Rimbaud vuole rivelare in futuro i significati nascosti delle vocali. L'ultima vocale, O, rappresenta per Rimbaud il suono della tromba del giudizio universale.

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Arthur Rimbaud

Il documento analizza la poesia 'Vocali' di Arthur Rimbaud. Descrive come Rimbaud associa ogni vocale a un colore, forma o suono. Rimbaud vuole rivelare in futuro i significati nascosti delle vocali. L'ultima vocale, O, rappresenta per Rimbaud il suono della tromba del giudizio universale.

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1.

L’artista, nei primi due versi, elenca prima di tutto le vocali, associando loro un colore, e
seguitamente annuncia di voler rivelare, un giorno, i significati misteriosi e celati che esse
ospitano nelle loro origini.
2. Le vocali vengono accostate precisamente al nero, al bianco, al rosso, al verde e al blu: i
primi due colori possono essere interpretati contrapposti sia in senso figurato, poiché bianco e
nero sono contrastanti, sia nel loro significato, poiché è il nero che viene associato
all’oscurità, e a tutto ciò che oscuro e tenebroso possa esistere, attraverso la lettera “A”, ed è il
bianco a suscitare nel poeta tutto ciò che di leggero e pallido possa esistere, bianco di una
sacra evanescenza, puro e immacolato, totalmente contrapposto al nero. Le vocali associate a
forme sono ad esempio la A, quale rievoca forme oscure, “golfi d’ombra”, oppure la U,
caratterizzante la forma delle onde di “mari verdi”, o le rughe sulle fronti di vecchi studiosi,
la vocale E, portatrice di un’ideale forma di una lancia di ghiaccio, dato il suo colore candido;
l’unica vocale alla quale viene attribuito un suono, eccetto il “ronzare” delle mosche per le
lettera A, è l'ultima della poesia, la vocale O, quale rappresenterebbe per Rimbaud il suono
della tromba del giudizio universale “La suprema tuba”.
3. L’artista con la citazione dell’omega vuole alludere alla fine, alla morte, dato che essa è
l’ultima lettera dell’alfabeto greco, e perciò l’illustre rievoca anche il suono delle trombe del
giudizio universale, quali emettono un suono ambiguo, accompagnato alternativamente da
silenzi profondi che vengono solcati dagli angeli e dai pianeti; inoltre il significato allusivo
che Rimbaud conferisce a tale vocale si identifica anche in un colore violetto, proveniente
probabilmente dagli “occhi” della morte, o di un’ipotetica persona che ricordi al poeta della
morte e della fine della vita.
4. Nel componimento vi sono molteplici parole desuete, letterarie, ad esempio nel secondo verso
ascosi nascimenti per definire le misteriose e nascoste origini delle vocali, protagoniste
dell’opera; al terzo verso è riscontrabile, usata per definire il colore della prima vocale, la A,
l’espressione nero vello per indicare appunto la peluria nera che ricopre le mosche, e di
conseguenza associabile all’oscurità suscitata al poeta dalla vocale A. Il termine ebbrezza
penitente, collocato all'ottavo verso, di registro alto e forte musicalità, è necessario a scandire
l’importanza del colore rosso rispetto alla sua associazione con le passioni, poiché tale
termine indirizza il pensiero a figurare un’esperienza di penitenza, di colpa, quale al poeta
suscita passione, ebbrezza. Il latinismo collocato al nono verso, mari viridi, lascia intendere il
colore verde di tale vocale e , attraverso esso assegna un duplice significato ai mari verdi,
quali potrebbero essere acque verdastre di un mare irrequieto, o distese di prati su terreni
irregolari, tuttavia viene conferito alla poesia una profonda musicalità e un’erudizione
terminologica caratteristica della ricerca della perfezione stilistica di Rimbaud.
5. L’artista esprime il contenuto della poesia attraverso un procedimento di intuizioni rapide
dell'inconscio, un procedimento di alternanza tra stimoli sensibili, derivanti dai sensi, e
pensieri istintivi, identificabili in ipotetiche suggestioni della coscienza; il rapporto tra vocali,
forme, suoni ed emozioni non si instaura propriamente su un filo logico, ma su una
concatenazione di associazioni sensoriali e immagini derivate da esse, alle quali però il poeta
assegna significati soggettivi, immagini riconducibili ad emozioni, ad esempio come la vocale
I, che ricorda nell’artista la figura di queste labbra rosse, del sangue e degli istinti passionali,
figure che tra loro potrebbero anche avere una ricorrenza logica precisa, ma più precisamente
si basano su l'istintività che al poeta viene stimolata all’immagine di tali simboli.
6. L’aspetto della poesia sul quale personalmente decido di soffermarmi a stendere un commento
è l'ultima terzina, dedicata alla Fine, dedicata all’ipotetico Oblio che aspetta le nostre vite, il
Crocevia tanto atteso, l’ultima Visione; proprio questo mi colpisce, la Visione dei raggi
violetti che Rimbaud associa al principio di Fine, come se si riferisse a qualcosa che già si
conosce, come se l’ipotetico Ultimo Traguardo fosse riconducibile, per ogni essere umano, a
un aspetto soggettivo della propria vita, come a un’intuizione. Ciò che cerco di spiegare
attraverso queste parole, riguardante ciò che l’ultimo verso della poesia Vocali suscita in me, è
proprio questo principio di libera associazione che Rimbaud si arroga il diritto di poter
utilizzare anche per un concetto che accomuna il mondo, che è carico di universalità, poiché
l’illustre, procedendo attraverso suggestioni soggettive, fa della realtà sensibile uno specchio
di una realtà più profonda, però per far questo esso si serve di immagini e di significati
soggettivi, quali accomunano le sue intuizioni più personali, identificando una realtà
sovrasensibile soggettiva. Tale realtà, a parer mio, non può essere collocata al principio di una
fine universale, o anche se fosse, non è possibile identificare, ovviamente è una
considerazione soggettiva, la chiamata della tromba del giudizio universale con una
intuizione, un riferimento soggettivo ipotetico, che l’artista inserisce all’ultimo verso tramite
“I suoi occhi!”. Rimbaud sta associando a questo sguardo un colore, un colore violetto,
naturalmente esso deriva da una suggestione che l’idea della Morte provoca nel suo cervello,
e tale, secondo il mio punto di vista, è impensabile nei confronti del rispetto che un’artista
così celebrativo dell’irrazionalità dovrebbe portare al principio ultimo, al solenne e universale
Addio, poiché la morte, la fine, secondo il mio punto di vista dovrebbe solamente essere
sfiorata da una considerazione universale, oggettiva, se ad ogni modo associata all’Omega,
simbolo della Fine.

APPROFONDIMENTO
Arthur Rimbaud fu una personalità decisa e decisamente attinente agli ideali cui aderì sin da giovane
età; esso porta avanti un pensiero fermo sull’ideale simbolista, fermo sull’espressività irrazionale
derivata dalle suggestioni sensoriali, quali però, con Rimbaud, possono dirsi “deragliate”. Esattamente
l’illustre sottolinea questo “deragliamento dei sensi”, ovvero sottolinea il concetto del raggiungimento
del mistero, e della realtà misteriosa sovrasensibile attraverso un percorso coscienziale di messa allo
stremo dei sensi. Tale concetto è delineabile nella poesia analizzata con le domande precedenti,
attraverso la quale riusciamo a cogliere questo straniamento dei legami logici e cronologici, questa
dissonanza tra le correlazioni sensoriali, che aiuta a evocare significati allusivi per emozioni, suoni,
colori quali sono quindi dei simboli; l’artista teorizza questa poesia, evasiva nei confronti di qualsiasi
logica razionale, attraverso due opere quali sono, “La lettera del veggente”, all’interno della quale
viene approfondito il compito dell’artista, quale è l’unico individuo capace di penetrare la realtà
sensibile, attraverso il deragliamento dei sensi, e attraverso la suggestionabilità dell’inconscio, e stessi
argomenti vengono trattati nell’opera, “Il battello ebbro”, caratterizzato però da un’atmosfera onirica,
quale accompagna questo battello per un viaggio ai limiti dell'irrazionale. Ad ogni modo Rimbaud
evidenzia la figura e il ruolo del poeta-veggente in questi due componimenti, dichiarando inoltre
l’istinto ribelle del poeta, il quale contrapposto alla società borghese deve portare avanti un’indagine
del reale così da raggiungere la più profonda dimensione, irrazionale, sovrasensibile, priva di alcuna
logica, e raggiungibile solo da esso.

Joshua Francesco Cruciano

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