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Spencer

Herbert Spencer fu un filosofo inglese vissuto nella seconda metà dell'Ottocento. Estese le teorie evoluzionistiche di Darwin all'intera società, sviluppando un approccio evoluzionistico al positivismo. Spencer rese popolare la visione evoluzionistica della realtà e aiutò l'accettazione della teoria darwiniana.

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Spencer

Herbert Spencer fu un filosofo inglese vissuto nella seconda metà dell'Ottocento. Estese le teorie evoluzionistiche di Darwin all'intera società, sviluppando un approccio evoluzionistico al positivismo. Spencer rese popolare la visione evoluzionistica della realtà e aiutò l'accettazione della teoria darwiniana.

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Eduardo Cosenza, Prof. Novara, 05-2020 (A.S.

2019-2020)

Herbert Spencer
Figura di grande rilievo che anche dal punto di vista generalizzazione va a
chiudere la grande epoca positivistica (visse la seconda metà
dell’Ottocento).
Era ingegnere ferroviario che abbandonò il suo lavoro per dedicarsi
interamente alla filosofia.
I suoi primi successi sono contemporanei ai testi di Darwin, quindi si
accompagnano in questo esordio. Spencer andrà però anche molto oltre,
anche dal punto di visto produttivo (molte opere).
La sua è la versione evoluzionistica del positivismo: prende i concetti della
teoria darwiniana estendendoli a tutta la società, facendone anche dei
principi metafisici (se per metafisica intendiamo la disciplina che si occupa
dei principi primi). Questi principi sono evoluzionistici: ogni realtà evolve,
dalle più complesse, l’uomo (anche con dimensione sociale), alle più
semplici.
Filosofia estremamente ampia che tocca tantissimi campi del sapere
umano, quasi una enciclopedia filosofica di stampo positivista che assume
molto dal senso comune del suo tempo (II metà dell’Ottocento fino a WWI)
al quale dà anche una veste più rigorosa e filosofica. Allo stesso tempo le
sue teorie influenzeranno l’opinione pubblica inglese e saranno riprese da
alcune discipline scientifiche in via di sviluppo come la sociologia e la
psicologia sia inglesi ma anche continentali.
Oltre ad avere il merito di aver reso popolare la visione evoluzionistica della
realtà, ha il merito di aver aiutato l’accettazione della teoria darwiniana che
aveva dato molto scandalo (Spencer sdogana la teoria darwiniana, le apre
la porta e fa sì che questa teoria venga accettata e entri a far parte del
senso comune inglese). Questa teoria servirà a Spencer per legittimare
alcune scelte di vita che la società inglese stava facendo alla fine
dell’Ottocento (rivede la teoria darwiniana in modo che risalti la superiorità
culturale dell’Inghilterra rispetto ai popoli coloniali: giustificare il
colonialismo, il fardello dell’uomo bianco, la missione civilizzatrice
dell’Inghilterra).
La cornice darwiniana servirà proprio a questo. Il principio che esiste in
natura una selezione che permette che alcune specie più adatte
sopravvivano e altre no verrà riletto in termini di lotta per l’esistenza tra
civiltà superiori e inferiori (per gli inglesi giustificazione alla loro “missione”
civilizzatrice).
All’interno della società anche si applica: le classi dirigenti sono tali poiché
hanno vinto una sorta di selezione sociale, dirigono coloro i quali sono più
adeguati. Questo è il Darwinismo sociale: trasposizioni delle teorie
darwiniane all’interno del conflitto sociale. D’altra parte, l’estensione delle
Eduardo Cosenza, Prof. Novara, 05-2020 (A.S. 2019-2020)

teorie darwiniane alla società e alla storia è espressa con termini molto
significativi da Spencer: definisce l’ambito naturale e biologico, organico, e
l’ambito storico e sociale, super-organico. Si delinea una differenza ma
anche un tratto di continuità (ambito umano, super-organico, come passo
superiore e successivo di quello biologico: non altro ma più).
Spencer diventa molto popolare anche per il fatto che il grande problema
del rapporto tra religione e scienza, quindi anche teoria darwiniana, trova in
Spencer un compromesso.

Risposta al problema tra scienza e religione: sono correlative tra loro ma


contemporaneamente. Sono correlate perché entrambe hanno come fine la
conoscenza della realtà e del mondo (dell’essere) tuttavia non si
sovrappongono e non devono essere in competizione l’una con l’altra: la
scienza si fonda (e qui si ricollega alla tradizione inglese, la pratica
scientifica concreta) sulla raccolta di dati e su generalizzazioni progressive
per poi formulare leggi generali (processo induttivo che si fonda sui dati). I
dati non sono altro se non fenomeni, apparenze. I dati, dipendendo da noi,
non sono mai in grado di cogliere la sostanza ultima che rimane un limite
invalicabile per la scienza (non significa che la scienza sia solo probabilistica
o fenomenistica: ritiene che la regolarità con la quale si presentano i
fenomeni dimostra la regolarità della natura stessa e le leggi che la scienza
trova hanno a che fare con la natura, però non rispecchiano la sua essenza,
il mistero ultimo. Questo è il compito ultimo della religione che da esso è
legittimata e fondata: questo mistero rimane inconoscibile sia alla religione
sia alle scienze (teoria dell’inconoscibilità).
Entrambe hanno come fine la conoscenza delle forme ultime, ma questo fa
si anche che entrambe si fermino sulla soglia di questo mistero e di esso si
occupino in maniera diversa senza entrare l’una nel campo dell’altro.

Resta il rapporto problematico tra scienza e filosofia. Anche qui non dice
cose nuove rispetto a positivisti che l’hanno preceduto: rende più popolare
e comprensibile un principio che arriva da Mill. Cioè che la conoscenza vera
è data solo dalle scienze (scientismo), la filosofia non dà conoscenza vera e
propria (se dà verità si parla di metafisica, ma non è più il tempo della
metafisica). La filosofa però non è annullata, ma ha una posizione per certi
aspetti ancillare, di supporto, se non addirittura di giustificazione delle
scienze. Alla filosofia da Comte è attribuito il compito di individuare le
grandi fasi che la conoscenza umana ha attraverso, di giustificare l’ascesa
progressiva delle scienze. Da Mill ha il compito logico epistemologico,
individuare i fondamenti della conoscenza sui quali le scienze dovranno
basarsi per avere veramente conoscenza. In Spencer la filosofia deve
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essere in grado di individuare i principi generalissimi, gli assiomi


fondamentali, sui quali si regge la realtà stessa per come la conosciamo
anche attraverso le scienze, ai quali devono ispirarsi le scienze; cioè i
principi fondamentali (funzione quasi metafisica) che vanno la di là dei
campi specifici e particolari delle varie scienze. Va a indicare il principi della
conservazione della materia e dell’energia (nell’universo si vanno
conservare al di là di ogni trasformazione materia ed energia).

Tutta la realtà si fonda sulla conservazione della materia e dell’energia.


Questi principi si fondono in un principio più basilare ancora, il principio
universale dell’evoluzione. Da primi principi (1862, doveva essere l’inizio di
un sistema più vasto filosofico che in qualche modo riesce comunque a
sviluppare) “L’evoluzione è un’integrazione della materia con
contemporanea...parallela trasformazione”. Idea della trasformazione come
movimento che attraversa tutta la natura, in questo movimento tutta la
realtà passa da organismi e stati più semplici a più complessi (da semplice
a complesso). Se questa è la direzione, toccando tutti gli aspetti della
realtà, non sfuggirà che non stiamo parlando solo di evoluzione ma stiamo
legando il concetto di evoluzione a quello di progresso (non era così
presente in Darwin e soprattutto nel modo con cui prendiamo in esame
oggi le teorie darwiniane. Evoluzione non conduce necessariamente al
progresso: se accadesse qualche evento per cui l’equilibrio tra uomo e
natura si rompesse noi potremmo tranquillamente scomparire e si
conserverebbero altre specie più adatte a sopravvivere. Essere adatti e non
migliori). Quando Spencer parla di evoluzione parla di progresso verso la
perfezione (l’evoluzione si fermerebbe solo quando arriveremo alla
perfezione). L’uomo è migliore poiché può progredire sempre.
Oggi l’evoluzione per come l vediamo oggi non è legata strettamente al
progresso, quanto all’equilibrio che si instaura tra specie e ambiente:
equilibrio si può rompere dando vita a nuove forme di equilibrio.
Il cuore dell’operazione di Spencer è tenere insieme evoluzione e
progresso, dagli elementi più semplici a quelli più complessi. Questo si
rispecchia nell’organizzazione delle discipline più specifiche (biologia deve
prendere sistema evoluzionistico, per Spencer sia darwiniana sia
lamarckiana. Dunque entriamo nella dimensione dell’organismo complesso,
l’uomo)

Questo per essere compreso richiede analisi e discipline più complesse: per
le funzioni elementi dell’organismo umano basta la biologia, ma per le
funzioni più complesse, come quelle cognitive, il supra-organico (ha legami
con organico , ma è super) bisogna sviluppare discipline come la psicologia
Eduardo Cosenza, Prof. Novara, 05-2020 (A.S. 2019-2020)

e la sociologia (di cui si occupa anche Spencer), quelle che oggi chiamiamo
per l’appunto scienze umane,
Alla psicologia dedica i principi di psicologia (1855??), apprezzata anche
dallo stesso Darwin che stimava Spencer. Concetto presente secondo il
quale la mente umana è un frutto dell’evoluzione, cioè è il modo secondo il
quale l’uomo si adatta: cervello e mente sono l nostre modalità di
adattamento. Significa collocare l’uomo in maggiore continuità con la
natura, seguendo le traccie di Darwin (l’uomo è un prodotto dell’evoluzione
che tocca tutti gli esseri viventi). Già Darwin aveva messo in continuità
certi comportamenti umani con quello animale, cercando di tracciare una
linea che unisse queste due dimensioni (contrasto con tradizione che
proveniva da Cartesio che aveva sostenuto che gli animali sono automi e
l’uomo ha l’anima invece). Questa convinzione è messa in discussione da
Darwin: gli animali non sono automi e l’uomo non ha l’anima, ma funzioni
mentali che sono il mezzo per adattarsi all’ambiente.
Linea molto importante poiché da qui a poco nasce la psicologia animale,
che studia la mente e il comportamento degli animali. Ha interesse in sé e
in relazione anche all’uomo: se c’è continuità, almeno nelle sui livelli
basilari, studiare il comportamento animale può aiutarci a conoscere
meglio il comportamento umano (nasce anche la psicologia comparata, tra
uomo e animale) (già Darwin lo aveva fatto riguardo alle espressioni facciali
delle emozioni).
Molto interessante poiché a tutto questo si aggiunge il modo in cui la
psicologia deve muoversi: anch’essa deve fondarsi sui dati fenomenici
secondo Spencer; dunque osservazione che per induzione porta alla
definizione di principi generali (osservazione si esterna sia interna, la futura
introspezione). Crede che il comportamento umano, complesso, sia
riconducibile ad associazioni tra stati mentali, sensazioni, elementi della
nostra psiche, etc. (Approccio associazionistico che avrà enorme fortuna ed
è ancora presente nella psicologia sperimentale e costituisce una parte
persino della psicoanalisi → linee di continuità con psicologia futura).
Anche altre linee di continuità: darà vita al comportamentismo nel
Novecento. Premessa perché potesse nascere una arte della psicologia
sperimentale.
Teoria che Spencer elabora non da solo secondo la quale la capacità
dell’uomo di creare categorie (Kant) sono in realtà il frutto di un
apprendimento della specie, non sono quindi innate da sempre. (principio
secondo il quale l’ontogenesi, lo sviluppo dell’individui, è una ricapitolazione
più breve di quello che è stata la filogenesi, cioè l’apprendimento della
specie. Filosofo tedesco Ecker. Idea ripresa anche questa dallo stesso
Eduardo Cosenza, Prof. Novara, 05-2020 (A.S. 2019-2020)

Freud, però Spencer riteneva anche che nell’evoluzione della mente umana
si fosse verificato un progresso.

Il principio che l’ontogenesi è una ricapitolazione della filogenesi ha delle


grandi implicazioni che renderanno il positivismo di Spencer così popolare.
Se evoluzione vuol dire anche progresso significa che l’umanità ha già
subito un progresso, dunque l’animale dell’uomo, le pulsioni sono un fatto
naturale, che va riconosciuto nell’uomo, come anche le emozioni e quindi
non condannata con atteggiamento moralistico dell’epoca vittoriana, però è
comunque una dimensione primitiva che va inglobata in una dimensione
superiore, progredita: la mente dell’uomo h sviluppato al di sopra delle
pulsioni le funzioni percettive, mnemoniche, il ragionamento astratto, etc.
Tutta questa dimensione alta ingloba in sé la dimensione più bassa, la
riconosce ma le conferisce un’area ridotta. Per questo piacque nella usa
epoca contraddittoria (apprezza opere di Wilde ma lo condanna in
tribunale): riconosce le pulsioni ma dice che occorre entrare nella civiltà. Il
bambino sta all’adulto come il bambino sta all’uomo primitivo. Il bambino
quindi va educato (molta importanza all’ambiente: qualcosa innato ma altro
educato). Non bisogna avere atteggiamento rousseauiano (lasciamo in un
ambiente e vediamo cosa viene fuori, essendo spontaneamente buono ed
intelligente), ma va educato verso la civilizzazione e in modo europeo
(eurocentrismo forte per Spencer): giustifica anche colonialismo feroce di
fine Ottocento inglese (in Africa soprattutto l’uomo va a civilizzare, poiché il
nero ha delle facoltà cognitive ancora ridotte, non ha controllo su se stesso,
non ha consapevolezza: come si educa un bambino si deve educare anche
il nero colonizzato con lo stesso atteggiamento paterno e fermo).
Anche la storia è prima di tutto evoluzione, non si legge né come Marx, né
Hegel né come economisti inglesi del 700, ma la storia è la natura che
evolve nell’ambito dell’uomo: la storia è evoluzione e progresso.
La società umana è simile ad un organismo vivente: molte analogie tra
organismo vivente e società (il sistema sanguigno è paragonato alla
comunicazione sociale) .Anche la società è letta e interpretate nella chiave
della lotta per l’esistenza: le classi dirigenti hanno vinto in remoto o in
tempi recenti hanno dimostrato maggiori capacità di adattamento e questa
superiorità si mostra anche nella capacità di gestire gli strumenti chiave del
potere (politica economia e tecnica). Comte pensava che le classi dirigenti
del futuro avessero dovuto essere costituite da scienziati e tecnici che
avrebbero dovuto guidare in modo direttivo la società. Spencer è legato al
liberismo inglese, quindi pensa che le classi devono agire rispettando le
libertà individuali dell’uoml0o (si progredisce se si rispettano le libertà
individuali) .Contrappone il modello liberale inglese a quello militarista
Eduardo Cosenza, Prof. Novara, 05-2020 (A.S. 2019-2020)

tedesco di Bismarck. Contesta anche il socialismo (centralismo: bisogna


intervenire per ristabilire criterio di giustizia , lo stato deve farlo).
Il socialismo si stava espandendo durante gli anni di Spencer e le paragona
le società dirigistiche, militaristiche e socialiste.
Da tutto questo emerge che una società può seguire il progresso se riesce
a valorizzare in pieno la libertà dell’individuo e a trovare un equilibrio tra
tutti i fatti che coinvolgono la società, convergendola in un fine che è il
progresso del tutto. Idea ancora di società come insieme di fattori che
devono convergere in vista di un progresso che Spencer ritiene illimitato;
anche se alla fine dei suoi anni inizia ad intravedere anche lui le ombre di
quello spettro che porta allo scoppio della WWI (crisi liberale, socialismo,
ma anche di tutto il movimento positivistico).

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