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Kirkegaard

Il documento parla di Søren Kierkegaard, un filosofo danese del 1800. Descrive la sua vita, le sue opere filosofiche più importanti e le sue idee chiave come gli stadi dell'esistenza e il concetto di angoscia.
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Il documento parla di Søren Kierkegaard, un filosofo danese del 1800. Descrive la sua vita, le sue opere filosofiche più importanti e le sue idee chiave come gli stadi dell'esistenza e il concetto di angoscia.
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KIRKEGAARD (1813-1855)

Vita
Fu un filosofo fortemente antidealista. Nacque in Danimarca, più precisamente a Copenaghen, ma dopo la laurea si
spostò a Berlino. Assistette alle lezioni di Schelling, inizialmente mostrandosi molto interessato, ma poi iniziò a non
apprezzarlo più.

Lui nacque da una famiglia luterana benestante, per cui ebbe un’educazione religiosa e particolarmente rigida.

Si laureò in teologia con una tesi incentrata sul concetto di ironia di Socrate.

La sua vita fu segnata dal fidanzamento con la Regina Olsen, nell’800 il rapporto di fidanzamento era considerato
come una sorta di preparazione al matrimonio, ma lui senza motivazioni ben precise la lasciò e non si sposò. Ci
sono alcune considerazioni secondo cui questa scelta fu elaborata perché credeva di essere soggetto a una
maledizione divina, per cui se avesse fatto dei figli, questa si sarebbe ripercossa anche su di loro. Inoltre, il padre si
era risposato con la madre di Soren dopo che morì la sua prima moglie. Un altro probabile motivo fu che il padre
bestemmiò quando era piccolo.

Opere
Il periodo tra il 1843 e il 1844 è quello in cui scrisse le sue opere filosofiche più importanti.

 1843 AUT AUT: il titolo deriva dal latino e significa “o, o”, ossia la congiunzione escludente, come ad
intendere “o questo, o quello”, ciò impone una scelta tra due sole alternative. Nell’opera vi sono due
importanti sottosezioni, “Diario di un seduttore”, la quale viene spesso considerata come un libro a parte, e
la “Storia di un marito”, infatti lui si era reso conto di non poter assumere l’identità di marito, per questo si
lasciò con Olsen. Per di più lui mostrava numerosi problemi nell’accettare la sua identità, per questo le sue
opere erano firmate con degli pseudonimi.
 1843 Timore e Tremore
 1844 Il concetto dell’angoscia

Il suo grande successo esplose solamente nel 900, infatti la sua filosofia fece grande scalpore perché considerata
anticipazione dell’Esistenzialismo, ovvero il centro del pensiero posto sull’esistenza umana, sull’esistenza del
singolo (non era così per Hegel, il quale diceva “il vero è l’intero”, “il finito si risolve nell’infinito”).
Filosofia
Hegel parlava di una realtà totalmente razionale, la sua filosofia seguiva uno sviluppo dialettico (tesi, antitesi e sintesi), il finito si
risolve nell’infinito. Questa concezione viene profondamente rifiutata da Kierkegaard, lui dirà che l’idealismo ha ucciso l’uomo,
ha ucciso il singolo. Secondo Soren, l’uomo deve interrogarsi sulla propria esistenza e non sull’assoluto che si concluderà nel
bene, questo perché l’assoluto non è qualcosa che riguarda l’individuo singolo.

Quindi la filosofia di Kierkegaard sarà focalizzata proprio sulla vita dell’uomo.

In AUT AUT lui ci dice che la vita è fatta di scelte, da quelle più grandi a quelle più piccole. Inoltre, la scelta è un qualcosa di
“nullificante”, questo perché scegliendo una delle opzioni disponibili si vanno ad escludere tutte le altre, si vanno appunto a
nullificare. Quindi scegliere è un punto 0, è un momento “paralizzante” in quanto determina il futuro del singolo, ha un riflesso
per tutta la sua vita futura e non può essere annullata in nessun modo.

Lui distingue due tipologie di scelte, quelle esterne e quelle interiori. Un esempio di scelta interiore potrebbe essere “che tipo di
persona voglio essere?”.

L’uomo è dominato dall’angoscia e dalla disperazione e secondo Kierkegaard l’unico modo per uscire da questa condizione è
affidarsi a Dio e alla fede e per fare ciò bisogna compiere un salto nell’abisso. Questo essenzialmente perché Dio è onnipotente,
ha tutte le possibilità, a differenza dell’uomo che invece è mortale e non ha tutte le possibilità.

Stadi dell’esistenza (esteriori, portano alla angoscia)


Lui distingue tre differenti stadi dell’esistenza attraverso cui si compie la scelta; tuttavia, non è un sistema dialettico come
quello Hegeliano, questo perché gli stadi sono stadi antitetici completamente contrapposti e non suggeriscono alcuna continuità
tra loro, come invece accadeva tra tesi, antitesi e sintesi.

 Stadio estetico ed etico (presenti in AUT AUT): lui firma l’opera AUT AUT con lo pseudonimo Victor Eremita. Lui
spiega i due stadi con un espediente narrativo, fa finta di trovare due plichi di carte in un mobile, il plico di A (stadio
estetico), plico di B (stadio etico). I plichi sono un insieme di testi, come dei tasselli di un puzzle, sono concezioni
sviluppate man mano, tassello dopo tassello. Nel plico A vi è il Diario di un seduttore, in cui il seduttore è Johannes
ispirato al Don Giovanni. Nel plico B c’è un’analisi sulla figura del marito, dei saggi ecc.
 Stadio Religioso (presente in Timore e tremore)

Stadio estetico
È quello di chi sceglie di non scegliere. Il Don Giovanni dirà che l'esteta vive senza scegliere, lui non sceglie una donna sola,
ma le sceglie tutte contemporaneamente, ciò equivale a non sceglierne nessuna. Ciò significa vivere nell'attimo e non nel
tempo (ossia scegliere e portare avanti tale scelta nel tempo), sono persone che non scelgono mai, per loro la vita è un eterno
attimo presente. Ciò perché scegliere qualcosa che duri nel tempo porta alla noia, ciò vale per tutto oltre che per il rapporto
amoroso. Non scegliere significa non darsi un'identità, un'esteta non saprebbe definirsi, perché non presenta delle
caratteristiche che permangono costanti nel tempo (è proprio questa l'identità), è una persona senza identità, e ciò lo porta
all'angoscia, alla disperazione.

Gli esteti sono coloro che vivono la loro vita come se fosse un’opera d'arte, ma la loro esistenza è, come già detto, fragilissima,
perché non poggia su alcuna base, non scelgono nulla.
Stadio Etico
Bisogna quindi saltare nell'abisso della vita etica (presentata nel plico B). L'uomo etico si impegna, sceglie di scegliere.

L'uomo etico è un marito, che è opposto a Don Giovanni, si impegna nella vita matrimoniale, effettuando delle scelte. Soren fa
l'esempio del giudice Wilhelm, che prende le sue decisioni e si assume le sue responsabilità. La persona etica, accetta la banalità
della vita, accetta di conformarsi alle regole morali, che sono generali, valgono per tutti, lui si conforma alle regole morali.
Invece l'esteta come già detto seguiva la pulsione momentanea. La vita etica è esattamente quella a cui faceva riferimento Hegel,
il quale diceva che l'uomo doveva uniformarsi, ma c'erano anche le cosiddette astuzie della ragione, ossia nell’arco della storia
ci furono alcuni veggenti serviti all’assoluto per completare una curvatura della storia.
Tuttavia, anche l'etica arriva alla disperazione, perché manifesta le debolezze dell'uomo. Il marito, a differenza dell'esteta, sa chi
è, ma è proprio questa consapevolezza dell'identità che lo porta alla disperazione. Questo perché sapendo chi siamo, ci rendiamo
conto delle nostre mancanze, delle nostre debolezze, imperfezioni e di essere peccatori.
 
Kant diceva che l'uomo in vita non riesce ad essere felice, per questo aveva postulato l'immortalità dell'anima, per raggiungere
la felicità.
 L'uomo è corpo e anima, tale anima aspira all'infinito, non si accontenta di una vita banale e ripetitiva, quindi serve un ulteriore
salto. Ossia il passaggio alla vita religiosa, di cui parla in Timore e tremore.

Stadio religioso
In Timore e Tremore Kierkegaard presenta il salto dalla vita etica a quella religiosa, uno stacco abissale, che viene presentato da
Soren con un esempio tratto dalla bibbia relativo alla figura di Abramo.
Esempio Abramo
Abramo per volere di Dio fa un figlio con Sara in tarda età, Isacco. Ma poi Dio gli chiede di sacrificarlo a lui. Abramo va sul
monte, gli dice al figlio che sarebbero andati a scarificare un animale. Mentre stava per ucciderlo un angelo lo ferma, l'obiettivo
di Dio era solo quello di verificare la sua fede. Abramo fino a quel momento era stato un uomo etico, morale, ma pur di seguire
la fede divina andò contro ogni morale (contro i comandamenti, “non uccidere”). Quindi il salto nella vita religiosa è un fidarsi
completamente di Dio, andando contro ogni logica etica, è un salto mortale.

Ciò porta quindi a negare tutte le regole generali. Soren voleva una filosofia che si basa sul singolo, non basata su regole generali
(in critica ad Hegel). Infatti, quello che Dio chiede ad Abramo lo chiede solo a lui, in un rapporto intimo, tra Dio e singolo.
Quindi la vita religiosa è paradossale, priva di ogni etica.
Ciò è particolarmente presente anche nella figura di Cristo.

Come si fa a capire se Dio ci chiama alla vita religiosa?


Questo avviene quando diventiamo coscienti dell'incertezza e dell'angoscia che ne deriva, che sono costitutive dell'uomo. In
questo caso possiamo approdare al richiamo di Dio, che ci dà la grazia per farlo. Quindi è Dio che sceglie come e quando
manifestarsi a me, non come l’assoluto hegeliano che si manifestava nella storia come un percorso.
Problema libero arbitrio, esiste veramente?
Se Dio mi mette di fronte a una scelta, lui già sa cosa sceglierò, allora siamo veramente liberi?
 
La religione ha completamente capito la natura umana, ossia l'uomo è nato per vivere nell'angoscia dell'incertezza. L’angoscia è
una condizione esistenziale dell'uomo che si trova a dover compiere delle scelte, ed è ineludibile, inevitabile, questo perché
l’uomo è costantemente posto di fronte a delle scelte.
Noi spesso proviamo paura per qualcosa (es buio, interrogazione ecc.) di specifico. L'angoscia invece è il timore per qualcosa di
indeterminato, ciò si concretizza proprio nella scelta, perché l'uomo non può sapere dove porterà quella scelta.
Esempio Adamo (Genesi)
Dio vieta di mangiare il frutto proibito a Adamo, ma è libero di mangiare tutto il resto (gli viene aperta la possibilità di
commettere un peccato, ossia di fare una scelta sbagliata). In quel momento Adamo scopre di essere libero, nell'eden inoltre
non esisteva il tempo, era tutto eterno presente. Da quel momento Adamo viene messo di fronte alla libertà di scelta, e quindi
all'angoscia. Lui decide di mangiare il frutto e perde tutto, viene cacciato dal paradiso e reso mortale. Quindi Adamo entrerà in
una dimensione temporale, perché la sua scelta ebbe delle conseguenze, che prima che scegliesse non c'erano (le nostre scelte
sono sempre proiettate al futuro, a conseguenze future, e non al passato). Inoltre, tali conseguenze furono sia per lui, ma
anche per la salvezza eterna o la dannazione eterna dell’intera umanità.

Gesù
In che momento Gesù ha manifestato l’angoscia per il futuro, che è condizione costitutiva dell’uomo? Quando dice “mio Dio
mio Dio perché mi hai abbandonato”, secondo Lutero.

Tuttavia, nell’ultima cena Gesù dice “qualcuno di voi stasera mi tradirà”, Pietro dice al discepolo Giovanni “chiedigli a chi si
sta riferendo” e Gesù dice a Giovanni “Colui per cui intingerò un boccone e glie lo darò” diede il boccone a Giuda. Gesù dice
a Giuda “quello che devi fare fallo presto”, Giuda doveva chiamare i romani, così lui baciò Gesù (segno del tradimento). Gesù
già sa come andrà, tuttavia, secondo Kierkegaard, c’è ancora la possibilità che le cose vadano diversamente rispetto a quello
che sapeva Gesù, per questo in quel momento lui era umano, perché aveva angoscia per il futuro (per questo gli dice “fallo
presto”, lui voleva affrettare perché si sentiva angosciato). Gesù è Dio, ma quando si fa uomo è comunque angosciato per
quello che accadrà nell’immediato futuro, come se fosse effettivamente un uomo (ciò è un paradosso ovviamente).

La disperazione
Abbiamo detto che l’angoscia è la paura per qualcosa di indeterminato, per le possibilità future esterne all’individuo (chi
sposerò?). La disperazione invece è dovuta alle possibilità interne all’individuo, del mio io interiore (chi sono? Quali sono le
mie caratteristiche?). Le scelte esteriori hanno riflessi anche sugli altri, invece quelle interiori sono un confronto con me stesso
e con Dio. Anche per le scelte interiori esistono tre possibilità che ricordano sempre i tre stadi dell’esistenza, ma sono diversi.

Possibilità interne (le quali sono collegate alle possibilità esteriori):

1)Non darci nessuna identità non ci adeguiamo all’io(Che assomiglia allo scegliere di non scegliere esteriore di Don
Giovanni, questo è il collegamento con la possibilità esteriore) all’interno di noi stessi non siamo nessuno, ciò genera
disperazione, perché non siamo nulla né con noi stessi né con Dio.

2)Ci adeguiamo al nostro io (sono diligente, faccio il mio dovere tutti i giorni), ma ciò ci fa scontrare col fatto che siamo esseri
umani fallaci, non siamo perfetti, non possiamo adeguarci completamente al nostro io, abbiamo dei limiti e nel cercare di
raggiungere la perfezione andremo per cadere prima o poi, arrivando nuovamente alla disperazione (ciò è collegato per
esempio alla figura del marito o al giudice Wilhelm per quanto riguarda le possibilità esterne, loro si rendono conto di avere
un’identità, ma ciò li rende consapevoli dalla propria imperfezione).

3)scelgo di essere qualcosa di completamente opposto al mio io (io sono diligente, allora decido di fare il debosciato, viziato),
ciò provoca nuovamente la disperazione, perché sono lacerato, sto facendo qualcosa di completamente opposto alla mia natura
.
Carenza di necessità: perché l’individuo ha tante strade da percorrere, tutto è possibile.

Carenza di libertà (di possibilità): tra tutte le strade che ho davanti una sola potrà essere scelta ed andrà ad escludere tutte le
altre

Quindi in definitiva, l’uomo si affida a Dio, perché Dio è onnipotente, ha tutte le possibilità è lui che sceglie per noi. Lui ha
anche le possibilità irrazionali. Noi dobbiamo affacciarci nella voragine, capire il sentimento di angoscia e disperazione che ne
deriva e saltare affidandoci a Dio.

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