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Divina Commedia: Primo Canto

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DIVINA COMMEDIA

La divina commedia è un ​POEMA ALLEGORICO DIDASCALICO


POEMA: è composto in versi endecasillabi, terzine incatenate (ABABC) e alla fine di ogni
verso c’è una rima baciata con il penultimo.
ALLEGORICO: l’allegoria è una metafora prolungata (da una metafora iniziale si sviluppa
una storia in cui tutto assume un significato).
DIDASCALICO: la didascalia è un breve testo che spiega il contenuto di un'immagine, Dante
in questo caso vuole spiegare la salvezza spirituale. E’ formata da

SEGNO SENSO/SIGNIFICATO

storia inventata verità, concetto che si vuole esprimere

dritta via rettitudine

selva situazione oscura

Struttura esterna: 3 cantiche che rappresentano i tre regni


dell’aldilà, ognuna è costituita da canti (totali 100). Inferno:
1+33, purgatorio 33 e paradiso 33. Uno è il prologo di tutto il
poema.
Struttura interna: la partenza è da uno stato di peccato e
l’arrivo è il paradiso con la visione di Dio.
Il poema è un lungo flashback del suo viaggio.
I ​promotori​ sono Dio e la Madonna e ci sono diverse ​guide​:
● Virgilio: è la prima, lo accompagna per inferno e
purgatorio e rappresenta la ragione umana.
● Matelda: è la guida intermedia, è bella e aggraziata
e rappresenta l’umanità perfetta prima del peccato.
● Beatrice: è la donna amata da dante e rappresenta
la teologia.
● San Bernardo: rappresenta la via mistica.

● Ingresso all’inferno è Gerusalemme (esattamente a


metà fra il Gange e le colonne d'ercole).
● con la caduta di Lucifero egli si è incastrato al centro della terra provocando
l’inferno.
● nell’emisfero australe la roccia che si è ritirata ha formata il purgatorio.
● all’interno della sfera ruotano nuove cieli ancora oltre c’è l’empireo dove Dio viene
adorato dai beati.

PRIMO CANTO
A metà della vita (circa 35 anni) mi resi conto di essere nella vita del peccato in uno stato di
confusione dell’anima dove aveva perso la rettitudine. Quanto è difficile descrivere com’era
questa selva orrida che solo a ripensarci mi viene paura. E’ tanto piena di angoscia che lo è
quasi come la morte dell’anima e del corpo ma per parlare scrivere un trattato di ciò che ci
trovai vi racconterò altre cose che ho visto. Non so spiegare come ci entrai (momento di
annebbiamento e di discernimento) ero così tanto perso (intorpidimento mentale) che la via
del bene abbandonò. Ma dopo che fui giunto ai piedi di un colle alla fine della selva guardai
il alto e vidi la cima illuminata dai raggi del sole (salvezza). Allora l’angoscia che mi aveva
tormentato nel profondo del cuore si acquietò un poco (paragone con un naufrago). Dopo
che ebbi riposato il corpo (viaggio fisico e mentale) ripresi il cammino per il pendio solitario.
Ed ecco che quasi all’inizio della salita apparve una LONZA snella e veloce ricoperta di pelo
a macchie e che non si allontanava ma anzi ostacolava il mio cammino che io fui indotto a
tornare indietro. Era l’alba e il sole sorgeva quando vide un LEONE venirgli incontro con la
testa alta e affamato tanto da far sembrare che l’aria tremasse. Apparve anche una LUPA
che con la sua magrezza sembrava carica di voglie e che in passato aveva fatto vivere
miseramente delle persone, questa mi provocò così tanta angoscia che io perdetti la
speranza di raggiungere la cima.
il leone rappresentava la superbia, (significato allegorico)
la lonza alla lussuria/invidia
la lupa alla cupidigia/avarizia

Mentre io tornavo verso il basso mi apparve una figura misteriosa a cui gridai “Abbi pietà di
me” egli rispose “ non sono un uomo vivente ma lo fui in passato e i miei genitori furono
italiani, nacqui al tempo di Giulio Cesare e vidi Roma sotto Augusto prima della nascita di
Cristo. Fui poeta e cantai di Enea. Ma tu perché ritorni verso un luogo di così tanta
angoscia? Perché non sali sul monte?” “Sei proprio tu quel famoso Virgilio? O onore e guida
dei poeti, tu sei il mio maestro e il mio autore per eccellenza, sei l’unico a cui appressi lo stile
tragico che mi ha procurato tanto onore. Guarda le bestie che mi hanno fatto tornare alla
selva perchè mi fa paura”. “E’ necessario che tu prenda un’altra via, se vuoi scappare da
questa selva poichè questa bestia non lascia passare nessuno ma anzi mangia chi cerca di
farlo: molti sono gli uomini e molti saranno ancora fino a che il veltro la ucciderà con dolore
(profezia del veltro) e la caccerà all’inferno. per cui io per il tuo meglio penso e giudico che tu
mi segua attraverso l’inferno nel quale sentirai grida, vedrai gli spiriti dolenti e coloro che
sono contenti tra le pene del purgatorio perchè sanno di raggiungere le anime dei beati. Alle
quali se tu vorrai salire ci sarà un’anima più degna di me per fcare ciò: ti lascerò in sua
compagnia quando me ne andrò poichè Dio non vuole che entri nella sua città.” E io a lui:
“Poeta, io ti richiedo di condurmi là dove hai detto cosicchè io possa vedere la porta di San
pietro e coloro che tu descrivi tanto tristi.”

SECONDO CANTO
Stava tramontando/arriva la notte e gli animali tornano nelle terre e gli uomini tornano a
casa. Lui si prepara a sostenere la guerra/cammino sia fisicamente che interiormente
nell’aldilà. ​Invoca le muse (divinità sorelle in numero di nove, figlie di Giove e Mnemosine,
avevano la virtù di ispirare e proteggere le arti) per l’aiuto dell’ingegno per la memoria per
poi poter scrivere il viaggio. Chiese a Virgilio: “O poeta che mi guidi, valuta se il mio valore è
adeguato prima di affidarmi al difficile passaggio dal mondo mortale a quello immortale. Tu
affermi che Enea andò nel mondo immortale ancora vivo e che ciò avvenne col corpo perciò
se Dio fu cortese con lui con lui era perchè pensava alle conseguenze delle sue azioni
(fondazione di Roma dove poi venne fondata la sede del Papa). Poi vi andò anche San
Paolo per trarne sostegno a quella fede cristiana che è essenziale per la salvezza. Ma io per
quali meriti e a quale scopo? Chi lo consente? Io non sono Enea, io non sono Paolo, nè io
stesso nè altri mi reputano degno di ciò. Se io mi avventuro a venire temo di compiere un
atto temerario. Tu sei saggio, capisci meglio di quanto io non riesca a dire.” ​Cambia idea per
paura di non essere degno.
“Se ho compreso bene il tuo discorso, il tuo animo è infiacchito dalla viltà, la quale ostacola
l’uomo più volte cosicché lo distoglie da un’impresa onorevole come una falsa visione fa
tornare indietro una bestia quando si spaventa. Affinchè tu ti liberi da questo timore ti dirò
perchè io venni in tuo aiuto e quello che io ho udito nel primo momento in cui provai pietà
per la tua condizione”
Virgilio si trovava nel limbo quando lo chiamò una donna beata e bella a tal punto che ai
dichiarò pronto a soddisfare la sua richiesta. I suoi occhi splendevano più delle stelle e
cominciò a parlargli soavemente e pacatamente con la voce di un angelo. “O cortese anima
di origine mantovana, la cui fama dura ancora nel mondo e durerà lunga quanto il mondo
stesso. L’amico mio è bloccato nella selva oscura e spero di non essermi mossa troppo tardi
per salvarlo. Con la tua eloquenza per favore salva Dante. Sono ​Beatrice ed è l’amore che
mi spinge a parlare. Quando sarò alla presenza del Signore ti loderò.”.
Virgilio:”Guarda Donna che stimoli ogni uomo a superare se stesso, tanto mi piace il tuo
ordine che se io fossi già a farlo sarei in ritardo. Ma dimmi il motivo
per il quale non temi di scendere al Limbo.”
Beatrice:” Dal momento che lo vuoi sapere ti dirò perchè non devi
temere di scendere. Si devono temere solamente quelle cose che
hanno la forza di danneggiare qualcuno, non le altre. in cielo c’è una
donna gentile (la ​Madonna​) che prova dolore a causa di questo
impedimento per il quale io ti mando. La madonna ​chiamò Lucia e
le disse di raccomandarsi la salvezza del suo fedele. Lucia ​si
mosse e venne da me​, quando ero con Rachele (vita
contemplativa) e mi chiese perchè io non soccorrevo colui che mi
amò tanto? non senti il pianto e la lotta contra la morte? A quel
punto venni nel limbo da te. Dunque perché non dimostri coraggio e
fedeltà alle tre donne che si prendono cura di te?” Come quando un fiore piegato per via del
gelo notturno torna dritto grazie al sole, a me accorse al cuore il coraggio.

TERZO CANTO
“Attraverso me si ve nella città del dolore, attraverso me si va nel luogo dove il dolore è
eterno, attraverso me si va tra i dannati. Giustizia mosse il mio divino creatore; mi creò il
divino potere del Padre, la somma sapienza del Figlio e l’amore dello Spirito Santo. Prima di
me non furono create cose se non eterne, e io duro eternamente, lasciate ogni speranza voi
ch'entrate”. Io vidi queste parole, di colore scuro, scritte sulla sommità di una porta; per cui
dissi: “Maestro, il loro significato è spaventoso.” Ed egli a me: “A questo punto è necessario
abbandonare ogni timore; bisogna che ogni viltà sia cancellata. Noi siamo giunti al luogo di
cui ti avevo parlato, in cui vedrai le anime dolenti dei dannati che hanno perduto il bene
dell’intelletto”. E dopo che mi ebbe preso per mano con volto lieto per cui mi rassicurò, mi
introdusse nel mondo inaccessibile dell'inferno.
Quivi sospiri, pianti e alti guai (climax) risuonavano nell'aria buia per cui io
in un primo momento iniziai a piangere (emotivamente coinvolto).
Descrizione: linguaggi diversi orribili deformati dal dolore e ira facevano
un tumulto, il rumore movimento circolare sono le ali di lucifero (si
aggirano sempre e per sempre). paragone alla sabbia SPIRATIO
DEMONIA. Io avevo ancora la testa confusa dissi “Cosa sento e chi è
questa gente?”. Virgilio: “ Questo mondo tiene le anime degli ignavi
(senza infamia e senza lode) sono coloro che non scelsero nè il bene né
il male, non prendendo posizione. Ci sono anche angeli che non presero
posizione né per dio né per Lucifero, il cielo li ha cacciati e nemmeno
l’inferno li vuole, nessuna gloria nella loro presenza = ANTINFERNO”.
Dante: “Cos’è che è così pesante (lamenti)?”.
Virgilio “ Non moriranno mai e la loro condizione è così miserabile che sono invidiosi (1
pena), sono dimenticati dal mondo (2 pena) e sono lo sdegno di Dio (3 pena). Non guardarli
e vai avanti”.
Vede una bandiera che girava velocemente che sembrava
impossibile si fermasse ed era seguita da un corteo di così tante
anime che non credeva che la morte ne avesse strappate così tante.
Riconosce l’ombra di colui che fece il grande rifiuto, non lo nomina
neanche ( Celestino 5°, un monaco che rifiuta l’incarico di Papa
perchè non degno, non è umile ma solo vigliacco, in cambio viene
eletto Bonifacio 8° che sosteneva i guelfi neri condannando all’esilio
Dante). Subito capii che era la schiera dei vili cattivi che non
piacevano né a Dio né a suoi nemici. Questi sciagurati che non
vissero mai venivano stimolati da mosconi e vespe, nudi, con il volto
rigato di sangue e ai piedi vermi che si nutrivano di sangue e lacrime.
(utilizza il principio del Contrappasso: la pena può essere simile o in
antitesi al comportamento in vita, in questo caso in antitesi, la bandiera rappresenta il
simbolo di un ideale che non è mai stato seguito in vita, vengono stimolate dalla mosche a
differenza della vita in cui nulla e devono versare il sangue per un ideale.)
Quando io smisi di guardarli notai molte anime vicino all’Acheronte (confine per l’inferno, non
è un’invenzione di dante ma appare al sesto canto dell’Eneide) “Maestro, concedimi di
sapere chi sono e perchè sono così desideroso di attraversare la pena”.
Virgilio: “ Capirai quando arriveremo all’Acheronte”. Allora con gli occhi vergognosi e bassi,
temendo di aver infastidito Virgilio rinuncia a parlare.
Ed ecco venire verso di noi su una barca un vecchio, coi capelli bianchi, una lunga barba
che gridava “Guai a voi anime cattive, non sperate mai di vedere il cielo: io vengo a condurvi
sull'altra riva nelle tenebre eterne, al caldo e al gelo” poi rivolgendosi a Dante “Tu che sei
vivo, allontanati dai morti” Dante non si allontana “ per un’altra strada, per altri porti giungerai
alla riva non qui” (profetizza che arriverà al purgatorio). Virgilio: “​Caronte non arrabbiarti,
vuole là dove si vuole tutto ciò che si vuole, non devi opporre resistenza”. Descrizione:
guance, nocchiero e occhi fiammeggianti.
Quelle anime nude e stanche impallidire e battevano i denti, bestemmiavano Dio, i parenti,
la specie umana , il tempo e il momento della loro nascita. Si avvicinavano piangendo alla
riva e Caronte le fa salire picchiandole se si lasciassero andare, le anime vengono
paragonate alle foglie. Allo stesso modo la parte cattiva dell’umanità a uno a uno vanno a
morire, entrando come uccelli richiamati dal cacciatore (richiama i livelli subumani
dell’essere: anima legislativa, sensitiva, razionale). Non appena sorpassano il fiume si sono
già radunate altre, Virgilio: “Figliolo mio, tutti quelli che muoiono in peccato mortale si
radunano qui da ogni parte del mondo e sono pronti a passare il fiume perché la giustizia
divina li spinge, tanto che il timore si trasforma in desiderio. (PENA). Di qui non passa mai
un’anima buona e perciò se Caronte si lamenta di te puoi ben capire che cosa significano le
sue parole.”.
Dopo che Virgilio ebbe terminato il suo discorso, la terra buia tremò così fortemente che il
ricordo dello spavento mi bagna ancora di sudore. La terra bagnata di lacrime sprigionò un
vento, in modo che una luce rossa acceso balenò, la quale mi fece perdere del tutto i sensi e
caddi come uno preso dal sonno.

QUINTO CANTO
Dal limbo scende a un cerchio più piccolo ma con pene più
dolorose e che stimolano di più il lamento. C’è ​Minosse
orribile che ringhia e esamina le colpe (è il giudice
infernale, è un misto tra diavolo e scimmia e con la coda
formula il verdetto della pena, è un sacerdote al contrario
invece che perdonare condanna.). Lì arrivano molte anime
che vanno al giudizio, dicono il peccato, odono la pena e
poi vanno.
“O tu che vieni a un luogo di dolore” disse interrompendo
l’eternità “Stai attento a come stai entrando”. Virgilio (guida
e difensore) “Perché continui a gridare? Non impedire il suo destino voluto da Dio”. Ora sono
venuto dove molte sofferenze mi colpiscono e dove non c’è spazio per l’evento salvifico (
spazio anti-Cristo). sente un suono come il mare in tempesta, sbattuto dai venti della
tempesta. In questo canto c’è una pena (per similitudine) in cui i peccatori vengono mossi da
una tempesta che li travolge. Quando arrivano davanti alla ruina (segno del terremoto di
quando gesù muore) gli spiriti aumentano le grida, i pianti, i lamenti e le bestemmie verso
Dio.
I peccatori sono i ​Lussuriosi coloro che hanno fatto prevalere l’istinto alla ragione.
similitudine tra le anime e gli stormi che vengono portati dal vento come le anime vengono
trascinate dagli spiriti malvagi, non c’è speranza né di una pausa ne di una pena minore.
altra similitudine con le gru che emettono i loro versi lamentosi formando nell’aria una lunga
fila, così dante li vide venire emettendo lamenti.
Dante: “ chi sono quelle genti punite nell'aura nera e sbattuti dal vento?”
Virgilio: “1 La prima fu l'imperatrice di molti popoli, ella è Semiramis che si sposò con Nino e
governò la terra che è ora del sultano.
2 l’altra è colei che si uccide per amore e non fu fedele alla memoria di Sicheo.
3 poi c’è Cleopatra nota per la sua lussuria.
4 Elena per la quale scoppiò la guerra di Troia a cui dovette combattere Achille.
poi continuò a nominare anime, dante è coinvolto emotivamente provando pietà al punto che
quasi si smarrisce (grossa difficoltà come all’inizio.
Dante: “ poeta (utilizza un epiteto diverso ogni volta, ora sviluppa il tema dell'arte) vorrei
parlare con quelle due anime leggere ( indica la superficialità e il peccato di leggerezza) e
trasportate dal vento (vento della passione/istinti).
Virgilio: vedrai quando saranno più vicini e pregali al nome dell’amore e loro verranno”.
Quando il vento li ha portati “O anime tormentate venite a parlarci se Dio non lo vieta” e loro
come colombe (sono il simbolo della pace, luogo senza pace) trasportate dall’impulso
amoroso volano verso il dolce nido d’amore, così uscirono dalla schiera.

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