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Victorn

Dati:
1.77 m di altezza
Mezz’elfo

Storia:
Victorn viveva tranquillo in un villaggio di mezz’elfi chiamato Dimhallow
insieme a sua madre. Suo padre era un ranger che insieme al suo
compagno d’armi si occupava di protegger Dimhallow dalla selvaggina
del posto che tendeva ad essere abbastanza aggressiva.
Victorn aveva passato i suoi anni da bambino a guardare il padre
allenarsi con i pugnali e di nascosto lo imitava usando i cucchiai

Di legno della cucina. Un brutto giorno però suo padre partì per un giro
di ricognizione e per tutta la sera non si ebbe notizia di lui e della sua
squadra. A mezzanotte spaccata alla porta del villaggio si sentì un urlo:
un membro della squadra del padre di Vicmorn chiedeva aiuto,
insanguinato e con il cadavere del suo compagno sulle spalle.
Disse di scappare, che qualcosa di più oscuro della selvaggina li aveva
attaccati. Victorn non ebbe il tempo di vedere il corpo morto di suo
padre perché sua madre, con il suo viso angelico e le orecchie allungate
da puro elfo, lo nascose con gli occhi in lacrime in una credenza della
cucina, come se sapesse già cosa stesse succedendo.
Gli disse di contare fino a 30 coprendo gli occhi, e così il bambino fece...
1... 2... 3... e si sentirono urla, zoccoli di cavallo e spade che
s’intrecciavano... 4... 5... 6... e la puzza del legno bruciato iniziò a
pervadere... arrivato a 10 sentì pianti e qualcuno che pregava salvezza...
a 20 solo urla di dolore... a 25 zoccoli che si allontanavano... e a 30 solo
un enorme silenzio...
Solo allora Victorn si tolse le mani dagli occhi e spaventato uscì dalla
credenza.
Lo spettacolo difronte agli occhi del povero bambino mezz’elfo era
orribile: il suo villagio era stato messo a ferro e fuoco, e tutti gli abitanti
erano ridotti a tanti cadaveri che costellavano il terriccio del villaggio.
Vicmorn notò che anche casa sua era bruciata, completamente, ma la
credenza nella quale sua madre lo aveva chiuso era cosparsa da una
polverina verde-azzurra che aveva permesso al nascondiglio di rimanere
intatto.
Lo spettacolo più orribile fu vedere il corpo angelico di sua madre
accasciato su quello umano del padre, come per proteggere qualcosa
che ormai fosse andato perduto in un impeto di dolore e disperazione...
Victorn pianse, urlò, pregò, ma niente portò indietro i suoi genitori, e
ben presto la tristezza spense l’innocenza del povero mezz’elfo e la
tramutò in diffidenza, egocentrismo ma, soprattutto, desiderio di
vendetta.
Fu così che Victorn, raccolti i due pugnali curvi del padre, si mise in
viaggio, nascondendosi sugli alberi la notte per dormire. E camminando
egli arrivò nei subburghi di una grande città, dove la corruzione e la
malavita permisero al ragazzo di perdere anche il minimo straccio di
innocenza.
E dopo 12 anni Victorn, ormai 20enne, viveva come uno dei ladri più
conosciuti dei subburghi. Attraverso la bellezza quasi magica datagli da
sua madre egli ammaliava chiunque, uomini e donne, e attraverso
l’astuzia e gli addestramenti di suo padre egli si fece una vita rubando a
chiunque con grande agilità, che si trattasse di passanti o di ricchi
mercanti, egli rubava, e per chi se ne rendeva conto la conseguenza era
conoscere i due pugnali che egli portava sempre con se.
Ma le uniche cose che mai si spensero in lui erano il suo cuore buono
ereditato dai suoi genitori (che lo spinsero a tradire a volte il suo
egocentrismo maturato negli anni da ladro) e sopratutto il desiderio di
vendetta per i suoi genitori e scoprire chi avesse potuto fare una cosa
del genere al suo povero villaggio.

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