“il banchetto
di Antonio e
Cleopatra”
1746-1747-
affresco-Venezia-palazzo
Labia
Siamo nel salone da ballo di palazzo
Labia: Tiepolo lo ha affrescato con il
contributo di Gerolamo Mengozzi
(detto “il colonna” per la sua nota
abilità nella resa delle sezioni
quadraturistiche) e del figlio
Giandomenico che si è occupato di
alcune scene minori.
Le scene principali del salone
narrano le vicende di Antonio e
Cleopatra: sulla parete a ovest appare
la scena dell’incontro tra il generale
romano e la regina egizia, che scende
accompagnata dal suo corteo dalla
nave dorata; su quella a est appare
invece quella del banchetto, allietato
dalla musica suonata da una buffa
orchestrina che ha trovato posto nella
terrazza soprastante il tavolo, nel
corso del quale Cleopatra, per stupire
i commensali con l’esibizione della
sua eccezionale ricchezza, scioglie in
una coppa d’aceto la preziosissima perla che portava all’orecchio. Tiepolo, come spesso nelle sue
opere possiamo notare, lascia la sua firma inserendo un proprio autoritratto individuabile nel
personaggio vestito in azzurro alle spalle di Antonio; gli è vicino, in abito bianco Gerolamo
Mengozzi.
“il trionfo di Zefiro e Flora”
1746-1747-affresco-Venezia-palazzo Labia
oltre al salone da ballo Tiepolo si è occupato anche della decorazione di una delle sale attigue,
l’unica dell’intero edificio che si affaccia sul Canal Grande. Qui i Labia esponevano alcuni dei
dipinti più importanti che facevano parte delle loro collezioni. Quando nella seconda metà
dell’Ottocento, le tele sono state vendute, negli spazi da esse occupati sono stati collocati i grandi
specchi che danno il nome all’ambiente.
Intatto è rimasto invece lo splendido soffitto, dove, all’interno di una elaborata incorniciatura
dipinta dal Mengozzi Colonna fingendo il marmo,che apre un grande oculo sul cielo, Giambattista
ha realizzato una delle sue più fresche ed ispirate composizioni di soggetto mitologico, presentando
Zefiro, uno dei venti della tradizione pagana, quello primaverile, che si accompagna a Flora dea dei
fiori; evidentemente il soggetto si lega in particolare alla rinascita della terra nel periodo primaverile
e comporta un augurio di fertilitàà per una nuova coppia di sposi. qualità freschissima del colore e
notevole verve compositiva: il soggetto era già stato realizzato da Tiepolo 15 anni prima per il
matrimonio di Antonio Pesaro e Caterina Sagredo.
“il rio dei mendicanti”
1723-1724-olio su tela,cm 143x200 -Venezia- ca’Rezzonico
Il tema proposto in questo dipinto, il quartiere dei poveri, è una scelta insolita per i vedutisti
veneziani tardobarocchi, concentrati ancora nella ricerca della bellezza.
Il caratteristico Rio è pervaso da un’atmosfera intima e al contempo misteriosa, la luce proviene da
destra e si riflette in una tonalità calda sul biancore dell’edificio a sinistra, i contrasti chiaroscurali
non sono più cosi netti, verrebbe quasi da dire non più teatrali , ma sono stemperati in un sottile
gioco di luci e ombre. In questa veduta Canaletto dichiara i suoi intenti realistici, dipingendo con
estrema sincerità il sottile ponte di legno, che nelle zone più povere della città si sostituisce alle
elaborate e complesse costruzioni in pietra tipiche del centro. In particolare il gruppo di case in
primo piano sulla destra, ci restituisce un aspetto spesso risparmiato ai viaggiatori alla ricerca della
Venezia tradizional,mente rappresentata. I panni stesi al sole, dipinti grossolanamente e con colori
cupi, trasmettono la poveraà che regna nel quartiere; in basso si distingue un piccolo cantiere,
coperto da una malferma tettoia e degli operai che malamente abbigliati spingono in acqua una
gondola.
“capriccio con ponte su un canale” ,
1780, olio su tela, cm 30 x 53. Firenze, Galleria degli Uffizi
Dagli storici dell’arte Capriccio con ponte su un canale di Francesco Guardi è considerato un
dipinto della sua tarda maturità. Capriccio con ponte su un canale è una rappresentazione fantastica
ambientata a Venezia. Il termine Capriccio si riferisce, infatti, a questo genere di immagini inventate
e ambientate in un luogo realmente esistente. Il Capriccio nacque nell’ambito del manierismo. Si
sviluppò nel Seicento e si diffuse rapidamente nel Settecento grazie alla sua adattabilità nel decorare
i palazzi dei nobili.
Al centro del dipinto panoramico di Francesco Guardi vi è il ponte sul canale. Oltre il ponte
principale si intravede un altro ponte in lontananza e dopo questo il mare. Si comprende che siamo
al limite della città poiché a sinistra del centro si innalza l’albero di una nave con una vela
svolazzante. A sinistra si intravede, forse, un giardino interno al quale si accede da un arco semi
diroccato. Dal muretto emerge la chioma di un albero. A destra si intravede la facciata di una
piccola chiesa e il muro di un edificio sul quale si apre un arco a sesto acuto. Sul ponte e sulle
sponde del canale sono distribuiti dei gruppi di persone. Sono figurine appena abbozzate che
servono ad animare la scena. Sfumature di grigio tenue dominano l’atmosfera dell’opera.
L’illuminazione suggerisce una giornata di bel tempo con le ombre nettamente segnate sulle
architetture. Il sole illumina metà del ponte in primo piano e la metà di sinistra del dipinto. Le
architetture e le sponde del canale, sulla destra, rimangono in ombra. Lo spazio è suggerito dalla
costruzione geometrica delle architetture sulla destra. Contribuiscono alla resa della profondità la
prospettiva di sovrapposizione dei ponti e quella di grandezza delle persone distribuite sulla scena.
La composizione è panoramica e centrale, realizzata lungo direttrici orizzontali e leggermente
oblique. Il canale e la fuga dei tetti delle architetture di destra puntano verso l’orizzonte in centro.
Nel complesso la scena risulta animata ma l’unica parte che attira, maggiormente, l’occhio è il
centro dell’arco sul quale una donna sta stendendo un tessuto rosso.