Elementi Di ECG
Elementi Di ECG
Esistono molti libri validi in commercio, sintetici o approfonditi, riguardo allo studio
dell'interpretazione elettrocardiografica.
Obiettivo di questa sezione non è quello di insegnare in maniera approfondita ogni signola
alterazione dell'ECG ma di fornire un metodo di approccio standard all'ECG nel paziente
critico.
Il ritmo cardiaco, in condizioni di normalità, nasce dal nodo del seno (o senoatriale), il
pace-maker naturale del cuore, localizzato in prossimità dello sbocco della vena cava
nell'atrio destro.
L'impulso nato dal nodo del seno viene trasmesso alle strutture vicine attraverso il sistema
di conduzione:
Fascio atriale anteriore, medio e posteriore: l'impulso viene trasmesso dal nodo
senoatriale al nodo atrioventricolare (AV) localizzato tra atri e ventricoli
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L'attività elettrica miocardica viene rilevata dagli elettrodi dell'ECG posti sul torace e alle
estremità del paziente. Ad ogni deflessione presente sulla striscia dell'ECG corrisponde
un'attività miocardica sottostante.
L'onda P rappresenta la diffusione dell'attività elettrica nel miocardio atriale. E' una
deflessione arrotondata di piccola ampiezza che precede il QRS.
L'intervallo PQ (o PR) rappresenta il tempo che intercorre tra la contrazione atriale e la
contrazione ventricolare.
Il complesso QRS rappresenta la diffusione dello stimolo elettrico nel miocardio
ventricolare ed ha una forma "a punta". Entrando nello specifico di questa sigla R
rappresenta la prima deflessione positiva (verso l'alto). Le deflessioni negative prendono il
nome di Q se precedono l'onda R ed S se seguono l'onda R.
Il segmento ST è la linea di congiunzione tra il complesso QRS e l'onda T. Normalmente
deve essere sullo stesso livello della linea isoelettrica nei confronti della quale non deve
essere più alta (sopraslivellamento) o più bassa (sottoslivellamento). La linea isoelettrica è
rappresentata dal livello orizzontale di registrazione nel momento in cui non vi è attività
cardiaca e cioè durante l'intervallo tra l'onda T e l'onda P.
L'onda T rappresenta la ripolarizzazione ventricolare.
IMPORTANTE
Perchè l'interpretazione dell'ECG sia affidabile è necessario che gli elettrodi
siano posizionati correttamente, in particolare, grande attenzione deve essere posta nel
posizionamento delle derivazioni precordiali. Il codice colore delle derivazioni è lo stesso in
tutto il mondo.
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COME POSIZIONARE GLI ELETTRODI
GAMBA DX: NERO
MANO DX: ROSSO
MANO SN: GIALLO
PIEDE SN: VERDE
Derivazioni precordiali:
La prima cosa da fare trovare il 2 spazio intercostale. Si trova subito al di sotto della parte
più prominente dello sterno (angolo del Louis). Partendo dal secondo spazio trovare gli
altri.
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ECG NORMALE
Per poter essere in grado di riconoscere alterazioni elettrocardiografiche bisogna saper
riconoscere come è fatto un ECG normale.
La prima cosa da fare è controllare che il nome del paziente sia scritto da qualche parte.
Un ECG senza nome è pressochè sprovvisto di valore (soprattutto sul piano medico-
legale).
La seconda cosa da fare è controllare che il settaggio dell'apparecchio sia corretto e cioè
che la velocità della carta sia 25 mm/sec e che l'ampiezza delle onde corrisponda a 10
mm/mv. Questi valori sono riportati generalmente in calce all'ECG.
Se la velocità non è corretta si corre il rischio di diagnosticare falsi allargamenti del QRS o
false tachi/bradicardie mentre un settaggio sbagliato dell'ampiezza può portare a false
diagnosi di morfologia ventricolare (Es. ipertrofia).
La terza cosa da fare è assicurarsi che non ci sia stato un malposizionamento degli
elettrodi unipolari (quelli degli arti) ricordando questa semplice frase: "il QRS della prima
derivazione (I) deve essere sempre positivo (con la punta verso l'alto)".
"Ritmo sinusale frequenza 85/min. Conduzione atrioventricolare nella norma (PR = 0,16
sec). Normale morfologia dei complessi QRS. Ripolarizzazione nella norma."
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Esaminiamo ogni singola frase:
Ritmo sinusale: significa che l'impulso nasce dal nodo del seno, diffonde attraverso gli
atri e raggiunge il nodo atrioventricolare depolarizzando i ventricoli.
Perchè ciò sia vero è necessario che sull'ECG si verifichino tutte le seguenti condizioni:
1) le onde P devono essere presenti
2) le onde P devono avere tutte la stessa morfologia
3) ad ogni onda P deve seguire un complesso QRS
4) l'intervallo tra due onde P (o tra due QRS che è più semplice da misurare) deve essere
costante
5) la frequenza deve essere compresa tra 60 e 100/min. Se i punti da 1 a 4 sono rispettati
ma la frequenza è minore di 60/min si parlerà di bradicardia sinusale, per valori maggiori
di 100/min di tachicardia sinusale.
Conduzione atrioventricolare nella norma (PR 0,16 sec): è il tempo che intercorre
tra il passaggio dell'impulso dal nodo seno atriale al nodo atrioventriocolare. Si calcola
contando i quadretti piccoli dall'inizio dell'onda P all'onda Q (i termini PQ e PR sono
sinonimi). Il valore di PR normale è compreso tra 0,12-0,20 sec (ogni quadratino
corrisponde a 0,04 sec).
Normale morfologia dei complessi QRS: il complesso QRS deve avere un'ampiezza
massima di 0,10 sec (2 quadratini piccoli e mezzo); l'ampiezza è patologica da 0,12 sec (3
quadratini) in sù. Per questioni di semplicità mi soffermerò unicamente sulla durata del
complesso QRS. Esistono, infatti, molti altri criteri di normalità del complesso QRS la cui
trattazione esula gli intenti di questo sito, per i quali si rimanda a testi specialistici.
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Sindromi coronariche
La sindrome coronarica acuta comprende uno spettro di alterazioni cliniche,
laboratoristiche ed elettrocardiografiche il cui comune denominatore è rappresentato da
un'ostruzione coronarica parziale o completa che determina ischemia. Se l'ischemia si
protrae per un periodo di tempo sufficientemente lungo, le cellule miocardiche andranno
incontro a necrosi e si svilupperà un infarto.
I primi segni di necrosi cellulare si rendono evidenti all'esame microscopico dopo almeno
20 minuti di ischemia protratta in studi animali. Una necrosi completa si sviluppa
generalmente in un periodo più lungo, variabile da 2 a 4 ore. Quando una cellula
miocardica va incontro a necrosi libera la troponina contenuta al suo interno nel torrente
circolatorio, e questo aumento può essere rilevato dagli esami ematochimici.
Definizione universale di infarto
miocardico acuto
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Se l'ECG non è diagnostico per ischemia ma il sospetto clinico rimane elevato, il paziente
dovrebbe essere sottoposto a monitoraggio registrato di ECG a 12 derivazioni (telemetria);
in alternativa dovrebbe essere sottoposto ad ECG seriati (ogni 15-30 minuti).
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Esistono casi di sopraslivellamento del tratto ST falsi-positivi, che non sono cioè associati
ad infarto miocardico primario (vedi tabella in alto).
Ripolarizzazione precoce
Blocco di branca sinistra
Sindrome di Brugada
Pericardite/miocardite
Embolia polmonare
Emorragia subaracnoidea
Squilibri idroelettrolitici (es. iperpotassiemia)
Triciclici/fenotiazine
Qual è o quali sono le coronarie "colpevoli" dell'infarto e quindi, in altre parole,
qual è la sede dell'infarto?
Per rispondere a questa domanda è sufficiente rispolverare alcune conoscenze
anatomiche.
Le coronarie sono due: la coronaria destra (Cdx) e la coronaria sinistra (Csx). La prima
porzione di quest'ultima prende il nome di tronco comune (TC) che si divide nel ramo
discendente anteriore (IVA o LAD) e nel ramo circonflesso (Cx). Dalla discendente
anteriore si dipartono uno o due rami diagonali (D1, D2). Dal circonflesso originano uno o
più rami per il margine ottuso (MO1, MO2, MO3). Sia la coronaria dx che le diramazioni
della sn (IVA e Cx) vengono suddivise in un tratto prossimale, medio e distale. Tutte le
suddette informazioni possono tornare utili quando leggiamo il referto di una
coronarografia, per capire quali sono le coronarie interessate da processo ateromasico e/o
da placca complicata.
In linea di massima la coronaria destra irrora il ventricolo destro e la porzione inferiore del
cuore. La coronaria sinistra irrora il ventricolo sinistro. Considerando le diramazioni della
coronaria sinistra la discendente anteriore vascolarizza la porzione anteriore mentre il
circonflesso la porzione laterale del ventricolo sinistro.
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L'ostruzione della coronaria destra provocherà un infarto inferiore le cui alterazioni
elettrocardiografiche (sopraslivellamento del tratto ST) saranno visibili in D2, D3, aVF.
Potrà essere associato, o meno, un infarto posteriore (sottoslivellamento in V1-V2 con
onda R pronunciata).
L'ostruzione della discendente anteriore determinerà un infarto anteriore o anterosettale
che sarà visibile in V1-V4.
L'ostruzione del circoflesso (Cx) determinerà un infarto laterale o laterale alto (V5-V6, D1-
aVL); a volte si può associare anche un interessamento inferiore e/o posteriore.
L'ostruzione del tronco comune della coronaria sinistra determinerà un infarto
anterolaterale esteso (V1-V6, D1-aVL).
N.B. Queste definizioni non vanno considerate come assiomatiche poichè esiste una
variabilità anatomica coronarica individuale molto ampia.
Vediamo ora un ECG di un paziente con un infarto STEMI, quale sarà la coronaria
colpevole?
Sede dell'infarto
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STEMI infero-laterale, probabile ostruzione del ramo circonflesso (o di una coronaria dx prevalente)
La presenza di un sopraslivellamento del tratto ST, associato a sintomi tipici per ischemia,
rende molto probabile la presenza di una occlusione coronarica. L'obiettivo è quello di
ripristinare la pervietà del vaso quanto prima, al fine di minimizzare il danno provocato
dall'ischemia.
L'angioplastica percutanea (PCI, percutaneous coronary intervention) effettuata in urgenza
rappresenta la procedura di rivascolarizzazione più efficace e deve essere effettuata il
prima possibile (PCI primaria).
Alla base di uno STEMI vi è quasi sempre la rottura di una placca instabile che determina
una trombosi coronarica più o meno completa. Indipendentemente dalla procedura di
rivascolarizzazione scelta, il paziente con SCA STEMI deve essere sottoposto a terapia
antiaggregante e anticoagulante al fine di contrastare il processo trombotico.
Prima di effettuare una PCI dovranno essere, pertanto, somministrati in tutti i pazienti:
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Nel paziente con STEMI l'uso routinario di nitroderivati è sconsigliato e viene riservato solo
ai pazienti con elevati valori pressori e/o con scompenso cardiaco. La posologia è di 10
mg di nitroglicerina titolate a 50 ml di soluzione fisiologica in pompa partendo da 4 ml/h;
in alternativa isosorbide dinitrato 5mg/10ml 5 fiale pure in pompa partendo da 4
ml/h). L'ossigeno non deve essere somministrato indistinatamente a tutti i
pazienti, ma solo ai pazienti che presentano saturazione di ossigeno inferiore a 90% o
una pO2 < 60 mmHg. L'utilizzo dei beta-bloccanti ev nella fase acuta dello STEMI è
stato riconsiderato dal momento che sembra ridurre l'incidenza di aritmie maligne. Può
essere effettuato in tutti i pazienti che non hanno controindicazioni in tal senso: la PAS
deve essere maggiore di 120 mmHg, non deve essere presente scompenso cardiaco ne
bradicardia o blocchi atrio-ventricolari. L'utilizzo routinario di nitroderivati ev è
sconsigliato e viene riservato solo ai pazienti con crisi ipertensiva o scompenso cardiaco.
UA/NSTEMI
Il paziente che si presenta con sintomi ischemici in assenza di sopraslivellamento del tratto
ST può essere affetto da angina instabile (UA: unstable angina) o da NSTEMI (Non ST
Elevated Miordial Infarction). La distinzione può essere effettuata solo in base ai valori
della troponina. Troponina elevata = NSTEMI, troponina normale = angina instabile.
L'ECG potrà essere ischemico (onde T invertite e/o sottoslivellamento del tratto ST) o del
tutto normale.
Quando si parla di troponina è importante tenere a mente un concetto importante: in
assenza di ECG ischemico associato a sintomi ischemici inequivocabili è necessario
considerare almeno due prelievi della troponina distanziati di 6 ore tra loro (3 ore nel caso
della troponina ultrasensibile) per valutare l'andamento dei valori di tale marcatore. Perchè
i valori di troponina siano sospetti per ischemia devono presentare un trend (positivo o
negativo). Due prelievi con valori stabili tra loro sono più difficilmente associati a sindrome
coronarica acuta.
Terapia dell'UA/NSTEMI
Il cardine della terapia nell'UA/NSTEMI ha il compito di evitare la progressione in STEMI ed
alleviare i sintomi del paziente nell'attesa della procedura di rivascolarizzazione.
Farmaci Antianginosi
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di ossigeno. La somministrazione dei beta bloccanti riduce la progressione in STEMI ma
non influisce sulla mortalità. Vi è indicazione alla somministrazione di beta-bloccanti per os
dopo le prime 8 ore dall'insorgenza del sintomo (una somministrazione precoce viene
associata allo sviluppo di scompenso cardiaco). Una dose iniziale potrebbe essere
METOPROLOLO 100 mg 1/4 cp X 2 titolabile sino a raggiungimento della frequenza
desiderata nel paziente che non assumeva in precedenza beta-bloccanti. In genere salvo
elevati valori di frequenza cardiaca si cominciano dalla seconda giornata (a meno che il
paziente non li stesse già assumendo a domicilio).
Farmaci Antiaggreganti
L'attivazione piastrinica svolge un ruolo chiave nella formazione del trombo a livello di una
placca instabile. Il trattamento antipiastrinico rappresenta il cardine della terapia nella
sindrome coronarica e deve essere iniziato il più rapidamente possibile.
Anticoagulanti
3. Eparina non frazionata (Epsoclar): si utilizza nei casi in cui fondaparinux e/o
enoxaparina non siano disponibili o nei casi di grave insufficienza renale. La posologia
viene titolata sui valori di aPTT (target di aPTT: 50-70 secondi).
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IMA recente, recente PCI, recente by-pass aortocoronarico e/o GRACE score > 140
rendono il paziente a rischio elevato (indicazione secondaria).
I restanti pazienti vengono considerati a basso rischio e devono essere sottoposti a studio
angiografico previa conferma della presenza di ischemia inducibile con test appositi (ECG
da sforzo, scintigrafia con stress test, ecc.).
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Aritmie
Le aritmie rappresentano un capitolo affascinante e complesso della cardiologia per la cui
trattazione completa si rimanda a testi specialistici.
Obiettivo di questa sezione è di saper inquadrare il tipo di aritmia per impostare il
trattamento più idoneo, seguendo le indicazioni del corso ALS dell'Italian Resuscitation
Council.
Tutti i pazienti che si presentano con un'aritmia, intesa come alterazione della normale
frequenza del ritmo cardiaco, devono essere sottoposti a monitoraggio cardiaco e, se il
tempo lo consente, ad ECG a 12 derivazioni. Le basi fisiopatologiche della conduzione del
ritmo cardiaco sono già stata trattate nella sezione Elementi di ECG di questo sito, alla
quale si rimanda in caso di necessità.
L'approccio ALS dell'analisi del ritmo cardiaco è strutturato in 6 step sequenziali:
1. C'è attività elettrica?
2. Qual è la frequenza ventricolare?
3. Il ritmo di base è regolare o irregolare?
4. Il QRS è stretto o è largo?
5. E' presente attività atriale?
6. L'attività atriale è collegata con l'attività ventricolare e se sì, come?
E' la prima e più importante domanda da porsi. Se non sono ben identificabili i complessi
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QRS, infatti, potremmo trovarci di fronte ad un paziente in arresto cardiaco per ritmo
defibrillabile (es. fibrillazione ventricolare) o non defibrillabile (asistolia). La prima cosa da
fare in questi casi è controllare che sia presente un polso carotideo e, in caso di paziente
vigile e tranquillo, ricontrollare che i cavi siano collegati correttamente.
Asistolia
Fibrillazione Ventricolare
E' importante notare come la presenza di una linea perfettamente piatta è riferibile ad
elettrodi scollegati o malfunzionanti; nella asistolia vera infatti la linea tende ad avere un
movimento lievemente ondulato.
Se sono presenti complessi QRS riconoscibili è possibile passare al punto successivo.
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Nella striscia qui sopra, tra i due complessi QRS sono presenti 4 quadratini grandi (3 ben
individuabili, il quarto sarà dato dalla somma di 2 mm a sn e 3 mm a dx per un totale di
20 mm in tutto), la frequenza cardiaca sarà circa 75/min (300/4). Come è possibile notare
da questa striscia ECG, raramente il complesso QRS cade esattamente all'inizio di un
quadratino grande, pertanto per effettuare i calcoli, occorrerà un po' di elasticità mentale.
In caso di irregolarità della distanza tra i complessi QRS (come ad esempio può accadere
nella fibrillazione atriale) per ottenere la frequenza cardiaca media in un minuto, sarà
sufficiente contare il numero di complessi QRS presenti in 30 quadrati grandi (6 secondi a
velocità standard 25 mm/s) e moltiplicare per 10. Molti ECG a 12 derivazioni, per
convenzione, registrano il tracciato per 25 cm (10 secondi a velocità standard 25 mm/s).
In tal caso sarà sufficiente moltiplicare per 6 il numero dei QRS presenti nella derivazione
continua dell'ECG classico a 12 derivazioni.
Si parla di bradicardia in caso di frequenza < 60/min e di tachicardia per frequenza >
100/min. Le bradicardie vengono definite pericolose per la vita, e quindi necessitanti di
trattamento tempestivo, per valori < 50/min. Le tachicardie vengono definite pericolose
per valori > 150/min. Se escludiamo casi limite, difficilmente aritmie con frequenza
compresa tra 50 e 150 sono responsabili per se di eventuali scompensi emodinamici.
I complessi QRS hanno sempre la stessa distanza tra loro. Il ritmo è regolare. La
frequenza stimata è compresa tra 300 (1 quadretto grande) e 150 (due quadretti grandi),
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indicativamente 200/min.
I complessi QRS hanno una distanza sempre diversa l'una dall'altra. Questo ritmo è
irregolarmente irregolare, non è possibile riconoscere alcun ritmo base ripetuto.
I complessi QRS hanno un ritmo di base che viene interrotto da battiti ectopici (QRS
stretto = origine sopraventricolare, QRS largo = origine ventricolare o sopraventricolare
condotto con aberranza - vedi oltre).
Se l'aritmia si presenta in maniera intermittente e si intervalla a fasi di ritmo sinusale
prende il nome di parossistica.
In caso di presenza di onda R' con QRS di durata inferiore a 0,12 sec si parla di blocco di
branca dx incompleto.
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Criteri diagnostici per il blocco di branca sinistra
La durata del QRS è superiore a 0,12 sec
In V1 non si osserva l'onda R secondaria che indica il BBdx
In V5-V6 o nelle derivazioni più a sinistra (DI-aVL) non vi sono onde q settali
(solo per i più esperti)
La presenza di tachicardia sopraventricolare con blocco di branca sinistra può, talvolta,
essere molto difficile da differenziare da una tachicardia ventricolare.
Infine il QRS è largo nella tachicardia ventricolare i cui criteri diagnositici sono dati da:
La frequenza dei QRS è di 140-250/min
La frequenza dei QRS è regolare o quasi (battiti di giunzione o battiti di cattura)
La morfologia dei QRS è costante
La morfologia dei QRS è differente da quella abituale del soggetto e nella
derivazione in esame quando il ritmo è sopraventricolare
L'asse del QRS è differente da quella abituale del soggetto quando il ritmo è
sopraventricolare
I QRS sono allargati (> 0,12 sec)
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Tachicardia ventricolare
BAV di I grado
Nel blocco AV di primo grado l'anomalia consiste nel fatto che ogni impulso atriale viene
condotto con ritardo.
Criteri diagnostici per il BAV di I grado:
Il BAV di I grado non è pericoloso in quanto tale e non richiede trattamento specifico.
BAV di II grado
Criterio per la diagnosi di BAV di II grado è dato dal fatto che non tutte le onde P sono
seguite da un complesso QRS. E' molto meno comune del BAV di primo grado ma è più
pericoloso perchè è indice di disfunzione più grave del nodo AV.
Esistono due tipi di BAV di II grado:
tipo Mobitz 1 (di Luciani-Wenckebach)
tipo Mobitz 2
I criteri diagnostici per far diagnosi di BAV di II grado di tipo Mobitz 1 sono i seguenti:
Le onde P devono essere presenti
I complessi QRS devono essere presenti
Sia le onde P che i complessi QRS devono avere morfologia ed assi abituali
Deve essere presente un allungamento progressivo del intervallo PR ad ogni
battito, finchè un onda P non è seguita da un complesso QRS
I criteri diagnostici per far diagnosi di BAV di II grado di tipo Mobitz 2 sono i seguenti:
Il BAV di II grado necessità un'osservazione più attenta poichè può evolvere nel più
temibile BAV totale. In particolare il riscontro di un BAV di II grado di tipo 2 rappresenta
un'indicazione al posizionamento di pace-maker.
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BAV di III grado
Vi è totale mancanza di comunicazione tra atri e ventricoli per assenza di conduzione
atrioventricolare (dissociazione atrio-ventricolare). L'intervallo tra due onde P è costante
come pure l'intervallo tra due complessi QRS, solo che le due attività non sono correlate
tra loro. Le depolarizzazioni ventricolari avvengono solo in virtù di battiti di scappamento
ventricolare.
Conclusioni
Utilizzare questo semplice approccio non farà di voi dei cardiologi ne vi permetterà di fare
diagnosi differenziale tra una tachicardia atriale con blocco da un flutter atriale, ma vi
consentirà di trattare il paziente aritmico in sicurezza.
Tachiaritmia
Segni di allarme
Se il paziente è ipoteso (PAS < 90), presenta deterioramento dello stato di coscienza,
diviene dispnoico o presenta segni di ischemia miocardica (dolore toracico e/o alterazioni
ECG-grafiche) è necessario procedere con una cardioversione elettrica sincronizzata (120-
150J nelle tachiaritmie a complessi larghi o nella FA, 80-120J nelle tachiaritmie a complessi
stretti). In caso di CVE inefficace è possibile somministrare 300 mg di amiodarone ev in
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20-40 minuti e riprovare con un'altra CVE. In caso di inefficacia, somministrare
amiodarone 900 mg ev nelle 24 ore successive.
N.B. generalmente si deve considerare una tachiaritmia come la principale responsabile
delle suddette complicanze quando ha una frequenza > 150/min. A parte casi limite,
infatti, difficilmente una tachicardia a 100-120/min determina ischemia, scompenso o
dispnea.
Tachicardia Ventricolare
CRITERI ESSENZIALI (SEMPRE PRESENTI)
La frequenza è regolare o quasi (battiti di fusione/cattura)
La morfologia del QRS è costante
La morfologia del QRS è differente per il paziente e nella derivazione in esame quando il ritmo è
sopraventricolare
I QRS sono di durata aumentata (> 0,12 sec)
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F.C è di 140-250/min
CRITERI NON SEMPRE PRESENTI MA DIAGNOSTICI
Dissociazione AV
Battiti di cattura (un onda P è condotta con QRS regolare)
Battiti di fusione (un QRS regolare si fonde con un QRS TV)
Tachicardia ventricolare polimorfa
(Torsione di punta)
FC rapida (di solito 200-250)
Il voltaggio del QRS è soggetto a variazioni sinusoidali
Può regredire spontaneamente ma spesso recidiva
Caratteristica frequente al di fuori degli episodi di torsione
Intervallo QT lungo
Fibrillazione atriale
La terapia dipende dall'insorgenza della FA o del flutter. Se l'insorgenza è databile e rientra
nelle 48 ore precedenti può essere effettuato un tentativo di cardioversione farmacologica.
I farmaci più utilizzati sono la flecainide, l'amiodarone o il propafenone. Se l'insorgenza
non è databile, ad esempio perchè il paziente non ha mai avvertito cardiopalmo o se la
durata eccede le 48 ore non è indacata una cardioversione (elettrica o farmacologica) per
il rischio di formazione di trombi a livello dell'atrio che potrebbero essere immessi in circolo
in caso di ripristino del ritmo sinusale. In questi casi si opta per una strategia del controllo
del ritmo con beta-bloccanti (metoprololo), calcio-antagonisti (verapamil, diltiazem) o
digitale in caso di scompenso cardiaco. Se non sono presenti controindicazioni è oppurtuno
intraprendere una terapia anticoagulante. In caso di sospetto WPW vanno evitati
adenosina, calcio antagonisti o digitale.
Algoritmo bradicardie
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