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IИRI

Il Titulus Crucis e il segreto della N rovesciata. Nel Veneto la chiave del mistero?

di M. Isauro e B. Roban

Da quando abbiamo incominciato ad interessarci all’Affaire Rennes Le Chateau, la nostra attenzione


è stata colpita dal fatto che spesso in questa vicenda, compaiono raffigurazioni di crocifissi recanti
nel Titulus Crucis l’INRI con la N rovesciata.
Possiamo citare come esempi,la croce sepolcrale di Bérenger Saunière, il curato francese che ha
innescato tutto questo intrigo, o l’IИRI posto sulla croce di calvario del paesetto di Antugnac, del
quale lo stesso parroco di Rennes curò, per un periodo, le attività pastorali.
Non dobbiamo poi dimenticare l’IИRI della crocifissione del pittore Signol conservato nella chiesa
S. Sulpizio di Parigi, così vicina alla nostra misteriosa vicenda. È doveroso rilevare il fatto che,
dopo un certo periodo, il Signol amava firmarsi rovesciando la N del proprio cognome. Sarà una
coincidenza, ma quest’ultima inversione, ci permette di leggere Signol al contrario come Longis: il
mitico nome del legionario romano che trafisse il costato di Cristo.
Per correttezza dobbiamo precisare che il cartiglio del dipinto di Signol porta la scritta
completamente rovesciata, come similmente si può osservare nel prototipo originale rappresentato
dal Titulus Crucis, conservato presso la chiesa di S. Croce in Gerusalemme di Roma.
Nella nostra ricerca di questo raro motivo iconografico, poniamo attenzione a tutti i tipi di
crocifisso, sia dipinto che scolpito, che riusciamo a osservare. Statisticamente ci siamo imbattuti in
un numero tale di esemplari da poter identificare, nel rapporto di circa uno a cinquanta, la N
rovesciata.

Esempi in terra veneta

Il più antico esempio di immagine da noi ritrovata, sembra essere la bella incisione della
deposizione di Cristo dalla croce, del Missale Romanum, stampato a Venezia dall’editore
Bernardinus Stagninus nell’anno 1511.
La peculiarità di tale raffigurazione è data dal fatto che le altre N del testo scritto siano state
volutamente disposte correttamente, in modo da avvalorare il concetto d’inversione della N del
Titulus Crucis.
Questa xilografia presenta una serie di altri motivi simbolici inusuali tali da renderla praticamente
un’ unicum nel panorama delle incisioni da libro illustrato del 500.
Dobbiamo segnalare il fatto che la Madonna, Mater Dolorosa, presenta l’emicostato trafitto da una
spada (infatti il personaggio posto in piedi sulla sinistra segnala l’evento dicendo: “Gladius
pertransivit animam tuam”). In lontananza possiamo osservare la città di Gerusalemme , la cui porta
d’ingresso dotata di due colonne, appare murata da una serie di mattoni, mentre una croce
patriarcale o di Lorena fa bella mostra sopra l’archivolto. Sulla destra dell’incisione, è possibile
anche identificare un’ enigmatica pavimentazione a scacchiera, la quale circonda quella che pare
essere una moschea: forse la Cupola della Roccia. Lasciamo ai gentili lettori ogni interpretazione!
Uno stupendo esempio di crocifissione è il quadro del pittore Giovanbattista Pittoni dipinto agli
inizi del 700 e ora conservato dietro l’altare della chiesa di Gorgo al Monticano in provincia di
Treviso.
La tavola raffigura una dolente Maddalena ai piedi del crocifisso intenta a cogliere l’ultimo anelito
di vita del Cristo, mentre le tenebre stanno improvvisamente calando nel contesto della scena.
Il cartiglio sopra la croce mostra un ben dettagliato ed inequivocabile rovesciamento della lettera N.
Questo pittore nacque a Venezia nel 1687 e ivi morì nel 1767 non prima di aver fondato, assieme al
Tiepolo e al Morlaiter, l’Accademia delle Belle Arti veneziana dove a lungo insegnò.
Altra opera del 700 degna di nota è il crocifisso ligneo conservato nella chiesa di S. Ambrogio di
Fiera a Treviso che fu dei Cavalieri di Malta e che è istoriata al suo esterno, da una serie di simboli
strani. Il cartiglio oltre a evidenziare il rovesciamento della N, segnala la presenza di tre puntini
d’intersezione posti ai lati e nel mezzo della sigla (.IИ.RI.). In un'altra chiesa dell'Ordine di Malta,
antecedentemente appartenuta ai Templari, nella Sagrestia della parrocchia di Breda di Piave, si
conserva un crocifisso con il medesimo motivo di cui stiamo parlando. Semplici coincidenze o
qualcosa di più?

La Via Crucis di Santa Lucia di Piave

L’ esempio iconografico da noi ritenuto più interessante, risulta però essere quello che compare
nella XII stazione della Via Crucis della misteriosa chiesa di S. Lucia di Piave in provincia di
Treviso. L’andamento delle varie stazioni di preghiera si dipana, contrariamente alla prassi, da
sinistra a destra, come similmente avviene nella chiesa di Rennes Le Chateau, dopo l’ intervento di
sistemazione degli arredi sacri ad opera di Bérenger Saunière.
Molte sono le incongruenze simboliche raffigurate nella Via Crucis di Santa Lucia di Piave, ma per
la nostra disamina prenderemo in considerazione unicamente la X e la XII stazione. Nella X
stazione è visibile Gesù Cristo sul Golgota mentre sta per essere spogliato della sua tunica rossa: la
drammatica scena viene osservata, quasi ne fosse avulso dal contesto, da un giovane che reca con le
mani un cartiglio che verrà poi posto in cima alla croce. Il ragazzo con il convenzionale INRI scritto
correttamente, osserva nel contempo la strana combinazione dei chiodi della crocifissione che
disegnano, buttati per terra, una N rovesciata.
Curiosamente poi, nella XII stazione, raffigurante la morte di Cristo sulla croce, compare l’IИRI
modificato dal rovesciamento della N. È da rilevare, inoltre, che nella deposizione di Cristo della
XIII stazione la N appare nuovamente raddrizzata: cosa voleva intendere con tale sequenza il pittore
Luigi Da Rios?
È assolutamente da escludere ogni qualsiasi errore ortografico da parte di un’artista che esegue con
una particolare attenzione le sue opere. A conferma della unicità iconografica di questa Via Crucis
dobbiamo rilevare come, nel vicino paese di S. Maria di Piave, ne esista un’altra, copiata da essa ad
opera di un pittore di minor talento.
Or bene questo artista, non conscio dei messaggi celati nelle pitture originali, sistemò la sequenza
delle stazioni secondo un andamento che va da destra a sinistra e raddrizzando, in modo pedissequo,
la N rovesciata della XII stazione.
Prima di lavorare a questa Via Crucis intorno al 1890, il Da Rios divenne accademico di merito
della Accademia delle Belle Arti di Venezia, così come lo furono lo scultore Antonio Canova e
l’architetto Domenico Rupolo che qui a lungo insegnò.
Il Rupolo portò a termine l’edificazione e la decorazione del tempio di S. Lucia di Piave e fu
maestro di scultura di Riccardo Granzotto autore della sorprendente acquasantiera del diavolo
conservata nella stessa chiesa.
In conclusione tutti questi personaggi furono accomunati dal motivo di aver fatto parte, in periodi
diversi, dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia.

I possibili significati della N rovesciata


Nella scrittura rozza e semicolta è possibile commettere lo sbaglio di eseguire a rovescio la lineetta
diagonale della lettera N, specialmente se si scrive velocemente.
Ma è impossibile pensare ad un errore, qualora un pittore o uno scultore pongano estrema
attenzione nell’esecuzione della loro opera. Tutto ciò a maggior ragione quando compaiono , nello
stesso contesto, altre parole recanti la lettera N scritta correttamente.
Conseguentemente rovesciare la N può avere un preciso significato per chi la esegue
coscientemente.
Alcuni autori francesi hanno recentemente avanzato l’ipotesi che il rovesciamento della N stia a
significare il rovesciamento dell’odio, ciò in virtù della simile pronuncia in lingua francese della
lettera N e della parola HAINE (odio). Il contrario dell’odio è quindi l’amore, soprattutto in
riferimento alla persona di Gesù Cristo.
Secondo questi studiosi, apporre la N rovesciata in una croce di sepoltura, sta a significare che il
defunto sia stato in vita un eletto, un iniziato.
Ma tutto questo ragionamento decade qualora prendiamo in esame la presenza di tali simbologie in
paesi non francofoni. Se invece vogliamo prendere in considerazione gli insegnamenti di René
Guenon, dobbiamo convenire che l’operazione di inversione del simbolo è prerogativa di un
movimento controiniziatico: rovesciare per affermare il contrario di un concetto ormai codificato.
Infatti, secondo alcuni autori chi scrive IИRI, vuole far intendere che Gesù di Nazareth non sia
salito realmente sulla croce, o che sia sopravvissuto al martirio, o che sia sopravvissuta la sua Sacra
Stirpe. Queste ultime sono naturalmente solo ipotesi, peraltro molto opinabili.
Noi propendiamo per il parere che il rovesciamento della N stia a significare la parola Nazareno
intesa come Nazireo non già come di Nazareth, cambiando così una opinione radicalmente
codificata tra gli storici della Chiesa.
Gesù, quindi, come facente parte del gruppo dei Nazirei che avevano l’obbligo di non tagliarsi i
capelli come Sansone e Giovanni Battista.
Al Nazireato potevano accedere, con voto speciale di consacrazione a Dio, sia gli uomini che le
donne; a loro era vietata qualsiasi bevanda alcolica e dovevano sfuggire ogni contatto impuro,
specialmente quello con i cadaveri.
Il Nazireo era considerato persona sacra, alla pari del sommo sacerdote e s’impegnava di condurre
una vita morale e religiosa più elevata degli altri, al fine di ottenere particolari poteri taumaturgici.
È da notare come molte di tali peculiarità siano state ascritte anche ai Merovingi, presunti
discendenti della Stirpe Regale di Gesù Cristo il Nazireo.
Vogliamo concludere citando brevemente l’ipotesi formulata dal catalano Prudency Torres: egli
identifica con la N rovesciata la parola Nazareth letta al contrario (hterazan).
Questa frammentata in HA TE RATZ AN significa in ebraico: “Dov’è la misteriosa camera?”.
Di conseguenza secondo questo autore, la frase Gesù Nazareno Re dei Giudei diventerebbe: “Io so
dov’è la camera misteriosa del Re dei Giudei”.

Consigli per il turista

Molte delle zone citate sono in un fazzoletto di terra nei pressi del fiume Piave. Se vi trovate da
queste parti, una sosta obbligata è quella al Ristorante Gambrinus, uno dei locali storici del Veneto:
oltre 150 anni di attività sotto questa insegna, senza contare i precedenti come locanda e ostello per
pellegrini nel Medioevo. Il luogo è unico, una residenza d’epoca, sullo sfondo di un parco con una
risorgiva che alimenta ruscelli e laghetti. L’attuale patron, Adriano Zanotto, è riconosciuto come
uno dei rinnovatori della cucina trevigiana, fautore tra l’altro di quel matrimonio fra gastronomia e
cultura che amplifica il piacere della buona tavola. Trovate il locale a San Polo di Piave,
perfettamente segnalato da dovunque veniate (Tel. 0422.855043)

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