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Seconda Prova Di Laboratorio

Questo documento descrive un'esperienza di laboratorio per analizzare la risposta in frequenza di un filtro RC utilizzando un oscilloscopio digitale. Vengono introdotti concetti teorici su campionamento, quantizzazione e conversione analogico-digitale, e viene descritto il processo sperimentale usato.
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Seconda Prova Di Laboratorio

Questo documento descrive un'esperienza di laboratorio per analizzare la risposta in frequenza di un filtro RC utilizzando un oscilloscopio digitale. Vengono introdotti concetti teorici su campionamento, quantizzazione e conversione analogico-digitale, e viene descritto il processo sperimentale usato.
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SECONDA PROVA DI LABORATORIO

CARATTERIZZAZIONE FILTRO RC CON


OSCILLOSCOPIO DIGITALE
DATA: 11 MAGGIO 2022

GRUPPO A
Bonatesta Ludovica
Carrozzini Pierantonio
Carrozzo Sara
Guerrieri Giuseppe
Leopizzi Matteo
Maselli Lorenzo
Mazzotta Alessio
Padula Jason
Pellegrino Giulia
Piscopo Alessandro
Rollo Marco
Vergari Cosimo

DOCENTE: PROF. ANDREA MARIA CATALDO

INTRODUZIONE
In questa seconda esperienza di laboratorio ci siamo cimentati nell'analisi sperimentale della risposta in
frequenza di un filtro RC. Abbiamo inoltre preso confidenza con le più basilari funzionalità
dell'oscilloscopio e del generatore di funzioni. Prima di descrivere il processo di misurazione usato,
dobbiamo accennare alcuni elementi teorici necessari

RICHIAMI TEORICI
1.1 ERRORI NEGLI STRUMENTI DI MISURA
L’oscilloscopio è uno strumento di misura di tipo voltmetrico che permette di visualizzare segnali di
tensione variabili nel tempo e, grazie ad opportuni trasduttori, anche di qualsiasi grandezza fisica. Gli
oscilloscopi si suddividono in due macrocategorie: analogici e digitali. In entrambe le tipologie di
strumento il segnale in ingresso subisce un iniziale processo di condizionamento ma, mentre nel caso
analogico il segnale viene direttamente visualizzato, in quello digitale il segnale viene preliminarmente
campionato e digitalizzato.
In questa esperienza abbiamo utilizzato un oscilloscopio del tipo DSO (Digital Storage Oscilloscopes) a
due canali. In questa sottocategoria degli oscilloscopi digitali il segnale analogico in ingresso dopo
essere stato condizionato da uno stadio di amplificazione o attenuazione, viene inviato al sistema di
acquisizione, composto dal campionatore (S&H) e dal convertitore (AD).
Un’altra peculiarità di tali strumenti è che il processo di campionamento è gestito dalla base dei tempi,
mentre la sezione di trigger consente di ottenere la sincronizzazione necessaria per una corretta
visualizzazione del segnale acquisito. Il segnale digitalizzato viene memorizzato in una memoria RAM,
dalla quale viene poi prelevato per la successiva visualizzazione, oltre che per eventuali elaborazioni
numeriche. Ricordiamo brevemente, che il campionamento di un segnale in un DSO può avvenire
secondo tre modalità: in tempo reale, in tempo equivalente di tipo sequenziale, in tempo equivalente di
tipo casuale.

1.2 CAMPIONAMENTO ED ERRORI DI CAMPIONAMENTO


Il teorema del campionamento assicura la possibilità di ricostruire un segnale a partire da alcuni suoi
campioni, a patto di scegliere una frequenza di campionamento maggiore della frequenza di Nyquist e
che il segnale sia rigorosamente limitato in banda. Nel dominio del tempo abbiamo la seguente
espressione matematica del segnale campionato:

Il cui spettro nel dominio della frequenza è esprimibile così:

Osserviamo che se si campiona un segnale non limitato in banda oppure se si campiona con una
frequenza di campionamento minore della frequenza di Nyquist le repliche risultano sovrapposte: tale
fenomeno è noto come ALIASING. Tale fenomeno provocherebbe dunque una perdita nel contenuto
armonico del segnale con una conseguente distorsione nel dominio del tempo.

Il teorema del campionamento è assicurato anche nel caso di segnali passa banda, a patto di scegliere
una frequenza di campionamento f > 2(f2 –f1) dove (f2 – f1) rappresenta il supporto del segnale
modulato. Si può dimostrare che per ricostruire il segnale di partenza, è necessario un filtro di
ricostruzione. Il filtro idealmente dovrebbe avere una risposta impulsiva tale da ricostruire il segnale
per interpolazione.

Questa è per definizione la funzione sinc, ovvero una risposta in frequenza, ottenibile calcolando la TDF
di h(t), espressa da:
Grazie a essa, riotteniamo il segnale di partenza per interpolazione.
Troncare la risposta impulsiva del filtro significa approssimare male la sua risposta in frequenza.

Dunque, andiamo incontro al fenomeno di Gibbs: lo spettro della risposta in frequenza risulta essere un
rettangolo con forti oscillazioni nell’intorno della discontinuità.

Dunque, il compito dei filtri numerici è quello di approssimare la funzione sinc nel dominio del tempo in
modo da avere una buona risposta in frequenza.
Quando si tronca il segnale di uscita, di fatto lo si sta finestrando.

La scelta di W(f), mi permette di avere una buona risoluzione in frequenza o in ampiezza dello spettro
del segnale in analisi. Scegliendo una finestra con lobo principale alto e stretto, ho una buona
risoluzione in frequenza, a scapito della risoluzione in ampiezza (aumento l’errore di troncamento).
Scegliendo una finestra con lobi secondari pronunciati, ho una buona risoluzione in ampiezza dello
spetto del segnale, a scapito della risoluzione in frequenza (aumento il fenomeno del leakage).
Durante l’operazione di campionamento si va incontro ad un errore sulla base dei tempi che può essere
scomposto in una componente sistematica ed una casuale.
Gli errori sistematici che si presentano non dipendono dalla i-esima acquisizione e sono decomponibili
in errore di guadagno ,errore di offset ed errore di linearità : il primo contributo è l’errore di velocità di
spazzolamento, inteso come errore di guadagno, che provoca un campionamento ad una frequenza
diversa di quella nominale; il secondo è associato all’errore di ritardo del trigger, che provoca un certo
ritardo rispetto all’istante di tempo desiderato; infine il terzo contributo è relativo all’errore di
distorsione della base dei tempi, che provoca una disomogeneità tra le lunghezze di intervallo di tempo
tra un campione e l’altro. Gli errori casuali, invece, dipendono dalla singola acquisizione e vengono
caratterizzati da un jitter del trigger e da un jitter del campionamento.

1.3 QUANTIZZAZIONE ED ERRORI DI QUANTIZZAZIONE


La quantizzazione è un’operazione che consiste nell’assegnare ad un intervallo continuo di valori di ogni
segnale campionato un preciso valore multiplo di quello fondamentale: il QUANTO.
I parametri fondamentali che caratterizzano un quantizzatore sono: il suo numero di livelli, il valore di
fondoscala e l’ampiezza di ogni livello meglio conosciuta come risoluzione ottenibile dividendo il valore
di fondoscala per il numero di livelli.
Il quantizzatore opera in modo da trasformare un segnale espresso in forma campionata in un segnale
espresso in forma “quantizzata”:
La caratteristica reale di quantizzazione, per un convertitore ad 8 bit, è la seguente:

Dato che si utilizza una curva a scalinata, la conversione A/D comporta un’inevitabile perdita di
informazione tra i vari livelli di soglia analogici. Questa distorsione si chiama errore di quantizzazione.
Se indichiamo con Q l’ampiezza degli intervalli di quantizzazione, si può scrivere:

Osservando il grafico della caratteristica si evince che è presente una differenza tra i livelli in ingresso e
quelli in uscita. Ciò comporta che il valore massimo del valore analogico sia inferiore al valore di fondo
scala in misura tanto minore quanto migliore è la risoluzione. In formule:

E’ possibile distinguere vari tipi di errori di quantizzazione: facendo riferimento alla retta che interpola i
vari “scalini” della caratteristica del quantizzatore, è possibile osservare un errore costante nel caso in
cui la retta reale sia traslata in alto o in basso rispetto a quella ideale (errore di offset).
Un secondo tipo di errore è quello di guadagno, che causa una pendenza diversa della retta reale
rispetto a quella ideale.
Un terzo errore è quello di linearità. Questi si distinguono in errori di linearità integrale, quando
descrivono lo scarto massimo tra la caratteristica reale e ideale, e in errori di linearità differenziale,
quando descrivono lo scarto massimo tra l’unità fondamentale Q e la differenza tra due valori contigui di
tensione analogica.

1.4 SOLUZIONI CIRCUITALI NELLA CONVERSIONE A/D E D/A


Nel processo di conversione A/D il segnale viene inizialmente fatto passare attraverso un filtro di tipo
Sample and Hold grazie al quale esso è mantenuto costante durante il periodo di campionamento.
Successivamente il segnale viene inviato ad un ADC .Tali dispositivi possono presentare un’architettura
a SINGLE ROPE oppure a DUAL ROPE. Il principio di funzionamento alla base di tali dispositivi è quello
di contare quanti impulsi vengono prodotti da un apposito generatore.
Consideriamo infine il processo inverso ovvero la conversione D/A: si può dimostrare che la tensione in
uscita dal convertitore si può esprimere tramite:

Tale espressione permette di comprendere che, per realizzare un DAC, dobbiamo disporre dei seguenti
elementi:

- Registro digitale
- Generatore di tensione
- Partitore di tensione
- Sistema di N interruttori
- Sommatore
1.5 FILTRO RC
Tale filtro è un circuito costituito da un resistore in serie ad un condensatore. Il circuito, se sottoposto ad
una corrente variabile nel tempo, è in grado di comportarsi come filtro che permette il passaggio delle
basse frequenze, da qui il nome PASSA BASSO. Riportiamo di seguito la relazione che ci fornisce
indicazioni riguardo il rapporto tra ingresso e uscita:

1
𝑉𝑜 𝑗𝑤𝐶 1
𝐴𝑣 (𝑤) = = =
𝑉𝑖 𝑅 + 1 1 + 𝑗𝑤𝐶𝑅
𝑗𝑤𝐶

Da questa possiamo esprimere l’attenuazione (il modulo) e lo sfasamento (la fase) tra ingresso e uscita
come segue:
1
|𝐴| = ∆𝜑 = −𝑎𝑟𝑐𝑡𝑔(𝑤 𝑅 𝐶)
√1+(𝑤 𝑅 𝐶)2

La frequenza di taglio, definito come quel valore di frequenza in corrispondenza del quale il
modulo della grandezza di uscita viene attenuato di un fattore1/(√2)(-3dB). Tale valore è
facilmente deducibile imponendo la suddetta condizione al modulo della risposta in frequenza:

La descrizione dell’amplificazione e dello sfasamento che il sistema produce nei riguardi delle diverse
armoniche del segnale di ingresso ci viene fornita dai seguenti diagrammi di Bode che rappresentano
modulo e fase della risposta in funzione della frequenza. In tali diagrammi la scala dei valori in ascissa è
logaritmica di base 10 mentre sull’asse delle ordinate del diagramma delle ampiezze il modulo è
espresso in decibel.
1
Pertanto, possiamo notare come il segnale in uscita venga attenuato da 𝑓 = in poi e come il
2𝜋𝑅𝐶
condensatore, provochi uno sfasamento che idealmente è di 90°.
CARATTERIZZAZIONE DI UN FILTRO RC MEDIANTE MISURE
CON DSO
2.1 MATERIALE E STRUMENTI

-Oscilloscopio Hp Hewlett Packard 54600B (banda fino a 100


MHz);
-Generatore di funzioni 33120A;
-Cavi di connessione dell’oscilloscopio (cavi tipo BNC-BNC);
-Cacciavite per la compensazione della sonda;
-Sonde

2.2 DESCRIZIONE OPERATIVA

Compensazione della sonda


Questa operazione deve essere effettuata per non visualizzare forme d’onda distorte del segnale.
Possiamo modellizzare sonda + ingresso dell’oscilloscopio con il seguente schema:

A sinistra è schematizzata la sonda, ossia un cavo coassiale che si comporta come un condensatore di
piccola capacità; a destra vi è una modellizzazione dell’ingresso dell’oscilloscopio con una alta
impedenza.
Regolando Cs in modo da soddisfare la condizione: R Cs = R Ci il diagramma di Bode ha
andamento costante in modulo. Infatti, sia G(s) la f.d.t. dell’oscilloscopio,

Se si verifica la condizione R Cs = R Ci l’espressione si semplifica, per cui la funzione di trasferimento


risulta costante (considerando R1=9MΩ e R2=1 MΩ):
In questa condizione il circuito è detto partitore compensato e la sonda attenua il segnale di 10
volte, sulla banda passante dell’oscilloscopio.
Dunque, con un cacciavite, regoliamo Cs in modo da ottenere questa condizione di indipendenza dalla
frequenza.
Altrimenti:
- se τs > τi, ossia RsCs> RiCi, la capacità della sonda amplifica la trasmissione a più alte frequenze;
- se τs < τi, ossia RsCs< RiCi, la capacità della sonda amplifica la trasmissione a più basse frequenze,
cioè si ha una sotto compensazione e si ritarda la fase del segnale in analisi.
A livello operativo si collega la sonda al canale CH1 dell’oscilloscopio e la punta a uncino nel foro
accanto a quello di “massa” dell’oscilloscopio. Con questa configurazione si analizza un segnale a
onda quadra generato dall’oscilloscopio, di ampiezza 5 V e frequenza 1.2 kHz.
Si regola la capacità della sonda con un cacciavite in modo da ottenere un segnale di test non distorto.
Si preme il pulsante “Autoscale” per regolare in maniera automatica le impostazioni di scala
ottimale per la visualizzazione del segnale sullo schermo.

2.2 MISURE PER LA CARATTERIZZAZIONE DI UN FILTRO RC PASSA-BASSO E


VALUTAZIONE DELL’ INCERTEZZA

Un filtro RC passa-basso è un dispositivo che permette di ottenere in uscita un segnale a


frequenze basse, “tagliando” quelle alte. Il più semplice, di tipo passivo, è costituito da una
resistenza e da una capacità. La tensione in uscita si preleva ai capi del condensatore. Possiamo
calcolare la funzione di trasferimento come V(condensatore) /V(generatore).
Più semplicemente, si può calcolare l’impedenza del circuito e ricavare la f.d.t. con il prolungamento
analitico s-> jw.
La risposta in frequenza del circuito è:

Da cui otteniamo modulo e fase:

In particolare, il dispositivo è dotato di una pulsazione, detta pulsazione di taglio. Da questa


pulsazione (o frequenza) in poi, la grandezza in ingresso viene attenuata di 3 dB, ossia in scala
lineare del 70%. La frequenza di taglio teorica si può calcolare come:

Di conseguenza lo sfasamento teorico alla pulsazione di taglio sarà pari a:


∆𝜑 = 45°
mentre il valore del modulo delle Ft alla pulsazione di taglio sarà pari a:

Abbiamo collegato all’oscilloscopio un circuito stampato con 3 ingressi BNC. Il primo ingresso è
connesso all’uscita del generatore di tensione. Il secondo ingresso è connesso al canale 1
dell’oscilloscopio, e corrisponde alla tensione del generatore. Il terzo ingresso è connesso al canale 2
dell’oscilloscopio, e corrisponde alla tensione sul condensatore. Lo schema del circuito stampato è il
seguente (con una freccia sono indicati gli elementi circuitali del filtro RC, mentre il circuito
d’interesse è evidenziato con un tratto più spesso):

Da notare che i valori nominali (corredati con le incertezze) della resistenza e della capacità del filtro RC
impiegato nell’esperienza sono 10.000±5% Οhm e 47±5% nF.
Dapprima cerchiamo la frequenza di taglio.
Operativamente, dobbiamo vedere per quale frequenza riusciamo ad ottenere il seguente valore
di tensione attenuato di -3dB.
Impostiamo sul generatore di funzioni un valore di tensione picco-picco di 5 V e frequenza 100 Hz,
leggendo pertanto sul display dell’oscilloscopio una tensione picco-picco di 9,375 V.
In base alle considerazioni sulla definizione di frequenza di taglio:

9,375
𝑉𝑜𝑢𝑡 (−3 𝐷𝐵) = = 6,63 𝑉
√2

Posizioniamo i cursori V1 e V2 in modo che misurino come valori massimo e minimo ± (6,63/2) V,
cioè ± 3,31 V. Poi, aumentiamo la frequenza del segnale in ingresso finché il segnale in uscita non
risulta tangente ai due cursori. Scopriamo che ciò si verifica ad una frequenza di 330Hz.
Procediamo ora eseguendo le letture di ampiezza e di scarto temporale del segnale in uscita
rispetto al segnale in ingresso al variare della frequenza del segnale sinusoidale fornito in
ingresso al circuito. A questo punto ci basta calcolare l’attenuazione A come:
𝑉𝑜
𝐴=
𝑉𝑖

E lo sfasamento risulta:
∆𝜑 = 2𝜋𝑓∆𝑡

La conversione dell’attenuazione da unità a decibel si ottiene effettuando il calcolo 20 𝐴 .


Operativamente, abbiamo effettuato la lettura dei valori picco-picco dei segnali d’ingresso e d’uscita
attraverso il pulsante “VOLTAGES” → “Vpp”, invece, per quanto riguarda la valutazione sperimentale
dello scarto temporale tra i due segnali si è proceduto posizionando i due cursori verticali in
corrispondenza di due punti consecutivi in cui le due sinusoidi attraversavano l’asse dei tempi con lo
stesso tipo di andamento (crescente o decrescente). In entrambe le misurazioni abbiamo
opportunamente impostato i fattori di scala Kv e Kt per visualizzare l’escursione verticale o orizzontale
del segnale quanto più possibile verso il fondo scala, al fine di minimizzare l’incertezza legata alla
risoluzione.
Qui di seguito sono riportate le misure da noi raccolte

n.
f Vi Vo Kvi Kvo Δt [s] Kt Δφ[deg] A A (dB)
prova
[Hz] [V] [V] [V/div [V/div [s/div]
] ]
1 10 9,688 9,562 2 2 0,0005 0,0005 -1,8 0,9869942 -0,11371
2 18 9,875 9,844 2 5 0,00049 0,0005 -3,1752 0,9968608 -0,02731
3 32 10 9,812 2 2 0,00048 0,00005 -5,5296 0,9812 -0,16485
4 56 10 9,812 2 2 0,000345 0,00005 -6,9552 0,9812 -0,16485
5 100 9,375 9,875 2 2 0,000453 0,00005 -16,308 1,0533333 0,451317
6 180 9,812 8,625 2 2 0,000471 0,00005 -30,5208 0,8790257 -1,11997
7 320 9,75 7,062 2 1 0,000397 0,00005 -45,7344 0,7243077 -2,80154
8 560 9,562 4,969 2 1 0,00029 0,0001 -58,464 0,5196612 -5,68559
9 1000 9,851 3,223 2 0,5 0,000195 0,00005 -70,2 0,3271749 -9,7044
10 1800 9,5 1,78 2 0,5 0,000124 0,00005 -80,352 0,1873684 -14,5461
11 3200 9,688 1,047 2 0,5 0,000072 0,00002 -82,944 0,1080718 -19,3257
12 5600 0,593
9,75 8 2 0,1 0,000043 0,00001 -86,688 0,0609026 -24,3073
13 1000 0,340
0 9,75 5 2 0,05 2,45E-05 0,000005 -88,2 0,0349231 -29,1377
Procediamo con la valutazione dell’incertezza sulle ampiezze Vi e Vo e sul periodo come descritto nelle
specifiche dell’oscilloscopio (vedere Dual Cursor Accuracy, Delta_v accuracy).
Di seguito le specifiche dell’Oscilloscopio DSO HP54600B:

Per quanto riguarda l’incertezza uA, ci basta sommare le incertezze relative delle due misure di
ampiezza. Per trasformarla in dB ci basta vedere che:

Invece, per quanto riguarda l’incertezza uϕ relativa al diagramma di Bode delle fasi, possiamo assumere
che la misura di f e dello sfasamento siano indipendenti perché effettuate con strumenti diversi.
Assumiamo inoltre che ogni misura varia statisticamente con legge di tipo rettangolare:

Dove per l’incertezza sulla frequenza è stato utilizzato il valore riportato nel datasheet del generatore di
funzioni:

Qui di seguito sono riportate le incertezze associate alle misure da noi effettuate:

n. prova uvi(%) uvo(%) 𝑢∆𝑡 ua (%) UA (dB) uf(%) uφ


1 2,56931
2,560611 6 0,0201 5,129927 0,44558 0,0002 0,011605
2 3,52535 0,52753
2,548101 6 0,020509 6,073457 4 0,0001 0,011841
3 2,55226 0,44230
2,54 3 0,002184 5,092263 8 0,0000625 0,001261
4 2,55226 0,44230
2,54 3 0,002999 5,092263 8 0,0000357 0,001732
5 2,54810 0,44565
2,582667 1 0,002308 5,130768 3 0,00002 0,001333
6 2,64202
2,552263 9 0,002224 5,194292 0,45117 0,00001 0,001284
7 2,35312 0,42643
2,55641 9 0,002619 4,90954 7 0,00000625 0,001512
8 2,54399 0,44413
2,569316 3 0,006997 5,113309 6 0,00000357 0,00404
9 2,39643 0,42961
2,54968 2 0,005229 4,946112 4 0,000002 0,003019
10 2,79887 0,46665
2,573684 6 0,008166 5,372561 5 0,000001 0,004715
11 3,42817 0,52017 0,00000062
2,560611 6 0,005658 5,988787 9 5 0,003267
12 2,43890 0,43388 0,00000035
2,55641 2 0,004756 4,995312 7 7 0,002746
13 2,36989 0,42789
2,55641 7 0,00419 4,926307 4 0,0000002 0,002419
Di seguito i diagrammi di Bode per la caratterizzazione del filtro RC:
ANALISI DEL FILTRO RC CON SOFTWARE MULTISIM
In questa ultima parte dell’esperienza abbiamo ci siamo avvalsi di Multisim per studiare il
comportamento ideale del filtro RC da noi utilizzato. Grazie ad opportune funzionalità del software
abbiamo ottenuto i diagrammi di Bode che descrivono la risposta in frequenza del filtro:
MODULO [dB]
FASE [deg]

Frequenza [Hz]
Al fine di rendere più agevole il confronto tra la risposta in frequenza sperimentale e quella prevista dal
modello teorico, riportiamo qui di seguito i diagrammi di bode sperimentali e teorici sovrapposti:
MODULO [dB]

Frequenza [Hz]
FASE [deg]

Frequenza [Hz]

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