COLLEGAMENTI
COLLEGAMENTI
I LIMTI
Il tema del limite è un tema vastissimo, con mille significati o interpretazioni, da sempre affrontato
nell’arte, nella letteratura, nella musica.
Il limite inoltre è un concetto che è possibile vedere in due modi: il primo, secondo il suo significato
matematico, cioè un punto verso il quale qualcosa tende ma non arriva mai, una separazione quindi,
tra cioè che c’è al di qua del limite e ciò che c’è al di là del limite. Il secondo modo di vedere un limite
è considerarlo come un qualcosa che può e deve essere superato, a volte anche diventando
un’ossessione, come purtroppo succede nello sport, in cui in determinate occasioni gli atleti fanno
uso di sostanze dopanti per accrescere le loro capacità fisiche.
Il superamento del limite è infatti un tema caratterizzante della società in cui viviamo, e si è sempre
scontrato con il limite stesso. Un esempio possono essere tutte le teorie sul superuomo di Nietzesche,
poi riprese da D’Annunzio e usate come pretesto da Hitler per compiere le sue orribili gesta.
Alla base di queste teorie (Filosofia) c’è il pensiero, da parte di Nietzesche, che l’uomo possa
arrivare ad essere così potente addirittura da sostituirsi a Dio (parlare del superuomo).
Queste teorie di superamento del limite trovano espressione in maniera evidente nella letteratura di
D’Annunzio (Italiano), che in molti suoi romanzi utilizza proprio il superuomo come protagonista
(parlare di queste opere).
Negli stessi anni, mentre Nietzesche e D’Annunzio oltrepassavano il limite con le teorie sul
superuomo, in Inghilterra (Inglese) Louis Stevenson stava cercando di oltrepassare i limiti della
coscienza umana e della Victorian Age attraverso il suo romanzo principale The strange case of Dr.
Jekyll and Mr. Hyde (parlare di Dr. Jekyll e Mr. Hyde).
Le correnti superomistiche e di superamento del limite che nel 1900 avevano invaso le coscienze
umane si estende anche all’arte (Arte), in particolare nella Secessione viennese e nella figura
dell’architetto che si stava diffondendo in questo periodo storico (parlare di arti applicate e
architetto che entrava nelle case).
Il superamento del limite però è solo apparenza, così come il superuomo nei romanzi di D’Annunzio
fallisce, fallisce anche l’avanzata nazista (Storia), che aveva provato a trasportare nella vita reale le
idee superomistiche, superando ogni limite e portando ad una tragica conclusione tutto il mondo,
ma soprattutto la città di Berlino, che dopo le oscenità della guerra si era trovata divisa in Berlino
Est ed Ovest, con un muro invalicabile al centro a fare da spartiacque (parlare del muro di
Berlino).
Con il passare degli anni e l’aumentare delle proteste però, il limite segnato dal muro è stato
abbattuto, proprio con la caduta del muro di Berlino.
La storia quindi è, è stata e sarà sempre una continua formazione e distruzione dei limiti, a volte
fisici e spirituali, a volte anche morali. È proprio questo uno dei temi più caldi di cui si sta discutendo
in questo periodo, limiti morali. Protagoniste di tale discussione sono le biotecnologie (Scienze),
accusate da alcuni di oltrepassare il limite invalicabile della natura e dell’unicità della specie,
osannate da altri per permettere la cura sempre di più malattie e il clonaggio genico, pratica ritenuta
sempre più importante per creare organismi “su misura” (parlare del dibattito sul limite delle
biotecnologie).
Filosofia: Nietzesche parla del superamento dei limiti con le teorie del superuomo nella terza e
nella quarta fase della sua filosofia: quella di Zarathustra (o del meriggio), e quella degli ultimi anni.
L’avvento della teoria sul superuomo vi è in realtà già nel secondo periodo, quello illuministico,
durante il quale Nietzesche nella sua opera La gaia scienza (1882), propone l’idea di una scienza
libera da ogni preconcetto imposto dalla mente, e soprattutto dalla religione. In quest’opera c’è un
passo che lascia intendere quella che poi sarà la teoria del superuomo: Nietzesche infatti parla di un
pazzo che arriva in una piazza in cui c’erano intellettuali del tempo gridando “Dio è morto e noi lo
abbiamo ucciso”. Risponde allo sconvolgimento degli intellettuali presenti con una serie di
domande: “Ora che Dio è morto potremo bere tutta l’acqua del mare? Ora che dio è morto dovremo
noi sostituirci a Dio?”. Proprio quest’ultima domanda dà l’avvio alle teorie del superuomo, trattate
abbondantemente nella fase del meriggio. In questa fase della sua filosofia infatti, Nietzesche
compone fino al 1884 l’opera Così parlo Zarathustra, nella quale è presente l’annuncio del
superuomo. Il superuomo è annunciato da Zarathustra, un profeta persiano che per primo parla
di morale, introducendo nella filosofia i concetti di bene e male. Per questo motivo deve essere lui a
decretarne la fine, annunciando il superuomo.
Questo avviene al mercato, ma nel momento in cui lo sta annunciando nessuno lo ascolta, perché
tutti sono intenti a osservare un funambolo che sta camminando su una fune, fino a quando non si
materializza davanti a lui un pagliaccio e cade. Tale metafora è usata da Nietzesche per descrivere il
superuomo: l’uomo è il funambolo e il pagliaccio rappresenta le illusioni della morale, e solo
superandola si arriverà a diventare superuomo. Questa trasformazione in superuomo avviene
tramite 3 metamorfosi successive: prima in cammello (tu devi), poi in leone (io voglio, ma è una
libertà negativa), infine in fanciullo, descritto come una ruota che gira su sé stessa. Infine, il
superuomo è fedele alla terra e non ha speranze ultraterrene, ma solo volontà terrene, accettando il
caos della vita.
Italiano: Le teorie del superuomo hanno un riflesso evidente nella letteratura di Gabriele
D’Annunzio (1863-1938). I romanzi del superuomo sono 4:
• Trionfo della morte: Questo romanzo viene pubblicato nel 1894, e ha come protagonista
l’esteta abruzzese Giorgio Aurispa. Le sue ambizioni vengono messe a dura prova dall’amore
per una donna sposata di nome Ippolita. Debole e malato, Giorgio sente di essere diventato
schiavo dei sensi, che si trasforma col passare del tempo sempre di più in volontà di morte.
Il romanzo ha una conclusione tragica, infatti il protagonista si suicida buttandosi dall’alto di
una scogliera assieme alla donna, tenendola tra le braccia.
Questo romanzo è stato definito dalla critica il manifesto sessuale delle teorie superomistiche
dannunziane, oltre che rappresentazione degli stereotipi delle sue teorie: uno su tutti
l’estraneità alla morale comune, che D’Annunzio prende da Nietzesche ma amplifica. In
quest’opera c’è il fallimento del superuomo, che infatti non riesce a raggiungere la felicità
terrena e si suicida.
• Le vergini delle rocce: Questo romanzo viene pubblicato nel 1895, e ha come protagonista il
nobile abruzzese Claudio Cantelmo. Claudio cerca una donna con cui concepire un figlio che
riscatti la decadenza italiana. Resta a lungo indeciso fra sorelle discenti dai Borboni, ciascuna
delle quali ha delle caratteristiche che lui cerca. Egli però non sa decidersi e il romanzo rimane
incompiuto, ancora una volta per testimoniare il fallimento del superuomo
• Il fuoco: Stelio Effrena è il protagonista di questo romanzo del 1900, che sogna di creare
un’opera d’arte totale e per farlo decide di farsi aiutare da un’attrice, la Foscarina. Stelio però
si invaghisce per una cantante più giovane e a quel punto la Foscarina decide di farsi da parte.
Le ambizioni di Stelio però saranno destinate a non realizzarsi: egli infatti non riesce nel suo
progetto, ancora una volta fallendo.
• Forse che sì forse che no: in questo romanzo scritto nel 1910 e legato al progresso tecnologico
l’aviatore Paolo Tarsis tenta di raggiungere in volo dal Lazio le coste della Sardegna, dopo
aver saputo che la sua donna amata, Isabella, era impazzita. Questa volta non c’è il fallimento,
infatti nonostante Paolo credesse di perdere la vita, riesce eroicamente nell’impresa e
riacquista la voglia di vivere.
Inglese: There is theme of limits in that century also in English literature, like in the long short
story The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, written by Louis Stevenson.
In this long short story, there is Dr. Jekyll, the main character, and his alter ego, Mr. Hyde. Jekyll
wants to pass the limits and transform itself into Hyde thanks to a drug that he discovered, but with
the passing of the time Jekyll can’t control more over Hyde, that was becaming stronger than the
good side. Dr. Jekyll, to finish this orrible condition, decide to commit suicide.
Dr. Jekyll and Mr. Hyde are a metafore to represent Victorian Age, that in appearence was a beautiful
period (like Dr. Jekyll), but there are a lot of horrible things that the nobility try to hide, so there was
a sort of “evil side” (like Mr. Hyde).
Arte: Mentre gli scrittori cercavano il superamento del limite nelle loro opere, l’arte stava vivendo
un periodo di cambiamento cercando di superare il limite, cosa che avverrà principalmente su due
fronti. Il primo è quello delle cosiddette arti applicate, cioè le arti minori (moda, ceramica,
porcellana ecc.), che fino al 1900 non erano considerate arte vera e propria. Con la “rivoluzione
artistica” dell’art nouveau però, le arti applicate si sviluppano sempre di più, abbattendo così le
barriere che le confinavano ad essere considerate arti minori.
Il secondo “superamento del limite” dell’art nouveau si trova nell’architettura della Secessione
viennese. Uno dei suoi principali esponenti infatti, Josef Hoffman (1870-1956) abbatte il limite che
c’era tra l’architetto e la vita quotidiana: egli infatti non solo progetta edifici residenziali e palazzi,
ma progetta ed entra addirittura nella vita di coloro i quali andranno a vivere nei suoi edifici. Un
esempio è il Palazzo Stoclet che, oltre ad incarnare i principi architettonici dell’art nouveau, come
l’armonia e la collaborazione tra le varie arti, espone alla perfezione il pensiero di Hoffman. In questo
palazzo infatti è progettato ogni singolo dettaglio, fino ad arrivare anche alle stoviglie che si
sarebbero dovute utilizzare in casa.
Questo quindi è l’esempio lampante di come le arti nel 1900 cercavano sempre di superarsi, e di
mettere l’uomo al di sopra di tutto (anche qui l’architetto diventa quasi un Dio), sulla scia delle teorie
di Nietzesche e, mentre nella letteratura il superamento del limite non riguarda gli autori, ma i loro
personaggi, nell’arte il limite viene superato prima ancora che dai soggetti dipinti dagli artisti stessi.
Storia: Mentre le arti cercavano di superare il limite sulla scia delle teorie superomistiche, queste
hanno influenzato anche l’uomo nella vita reale. Hitler infatti, sicuramente influenzato
dall’Ubermensch di Nietzesche, prova ad oltrepassare i limiti di ogni principio morale, portando a
una guerra che i limiti li supererà tutti: la II guerra mondiale infatti è la maggiore per numero di
morti, numero di civili coinvolti, brutalità delle armi usate, come la bomba atomica.
La fine della guerra porterà alla formazione di un limite fisico vero e proprio: il muro di Berlino.
Questo infatti era posto nella città di Berlino per separare la parte Est e la parte Ovest della città,
presente tra il 1961 e il 1989. Nel 1945 venne decisa, durante la conferenza di Jalta la divisione di
Berlino in quattro settori, ognuno controllato da una potenza mondiale. Nell’agosto del 1961 vennero
posti i primi blocchi di materiali prefabbricati per sostituire il filo spinato che fino a quel momento
era presente per interrompere il flusso di persone tra Berlino Est e Berlino Ovest. Con la costruzione
del muro infatti, le migrazioni da una parte all’altra di Berlino passarono da 2.6 milioni a circa 5000.
Con il passare degli anni le persone volevano sempre di più abbattere questo limite, e per farlo si è
provato a creare dei passaggi, delle vie per arrivare da Berlino Est a Berlino Ovest, come ad esempio
tunnel sotterranei, ma senza successo. La distruzione del limite, coincidente con la caduta del muro,
avvenne il 9/11/1989 originandosi da un malinteso e fu il preludio dell’unificazione tedesca e della
caduta dell’unione sovietica.
Scienze: Attualmente il tema del superamento del limite è molto presente, soprattutto in ambito
scientifico, con il progresso della tecnologia usata proprio per la scienze, e con la nascita delle
biotecnologie. Le biotecnologie sono applicazioni tecnologiche che utilizzano organismi viventi o
loro derivati per realizzare prodotti e processi per usi specifici.
Il problema è che con il progredire delle biotecnologie sta progredendo anche il dibattito etico
proprio su di esse. Tramite le biotecnologie infatti è possibile produrre organismi geneticamente
modificati, o OGM, organismi generabili usando la tecnica del DNA ricombinante, che permette il
trasferimento di materiale genico tra individui anche di specie evolutivamente molto distanti tra
loro, generando organismi dotati di nuove caratteristiche.
Le biotecnologie sono state create per rispondere a precise esigenze agricole, mediche o alimentari
dell’uomo, andando ad alterare quelle che sono le “leggi della natura”, o lo sviluppo naturale della
specie. È chiaro quindi che ogni società, o ogni individuo ha un proprio pensiero su di esse,
considerandole giuste o sbagliate, in quanto vanno ad alterare quella che è l’unicità della specie (con
tecniche come clonazione o clonaggio. Successivamente, i principi che guidano le scelte della società
sulle applicazioni biotecnologiche sono quattro.
• Il diritto alla formazione, che deve essere garantito per coloro che decidono di intraprendere
una carriera lavorativa basata sullo studio e sulle applicazioni biotecnologiche.
• Il diritto all’informazione, che deve essere garantito alla società sugli usi delle biotecnologie
con dati oggettivi e verificabili.
• Il diritto di accesso universale alle biotecnologie e ai suoi vantaggi, che devono servire per
creare sviluppo anche negli stati più poveri.
• Il diritto alla tutela dell’ambiente e della salute. Ogni biotecnologia infatti, prima di essere
utilizzata abitualmente deve essere sottoposta a grandi quantità di controlli e test.
GLI OPPOSTI
Il confronto e lo scontro tra opposti è da sempre l’energia vitale del mondo: alla base di tutto
l’universo infatti abbiamo gli atomi, modelli costituiti da elettroni e protoni, cariche negative e
positive opposte tra loro, ma che unendosi originano proprio gli atomi (Fisica). Ma come sono
formati gli atomi? Le teorie atomiche ci vengono fornite dalla fisica quantistica, dagli studi prima di
Rutherford e poi di Bohr (parlare dei modelli atomici). Attualmente si usa il modello degli
orbitali molecolari (Scienze), nel quale elettroni e protoni sono organizzati in orbite molecolari, e
quest’organizzazione degli opposti dà origine a diversi composti, come ad esempio alcani, alcheni e
alchini (parlare di alcani, alcheni e alchini). Attualmente scoperte del CERN (Ed. Civica)
stanno mettendo in crisi questi modelli atomici, con la scoperta del decadimento del Bosone di Higgs
(parlare dell’esperimento).
Gli atomi quindi, per le teorie fisiche che usiamo oggi, sono generati da una contrapposizione di
opposti che, unendosi, formano tutta la materia. Parla di questo concetto, di una contrapposizione
che serve ad originare la vita, anche Sigmund Freud (Filosofia), un medico austriaco che ha dato
origine alla psicoanalisi. Egli parla della teoria degli opposti esponendo i concetti di Eros e Thanatos,
pulsione di vita il primo, di morte il secondo (parlare di Eros e Thanatos). Eros e Thanatos sono
protagonisti anche in molti dipinti della secessione viennese, ma soprattutto di Klimt (Arte).
Contemporaneamente, gli opposti non sono presenti solo rappresentati nei dipinti ma anche in due
architetti molto popolari al tempo: Antoni Gaudi e Adolf Loos (parlare di Gaudi e Loos).
Tale contrapposizione tra uno stile sfarzoso e uno stile “spoglio” esiste da sempre, non solo nell’arte,
ma anche nella letteratura. Sin dagli inizi della letteratura, anche latina, (Latino) ci sono sempre
stati due stili di scrittura opposti tra loro: atticismo e asianesimo (parlare di atticismo e asian.).
Queste correnti opposte si sono evolute nel corso dei secoli, ma restando “fedeli a loro stessi”, e
permettendo ad ogni scrittore di scegliere ed uniformarsi allo stile che più riteneva adeguato.
(Italiano) Questa contrapposizione è molto evidente nella seconda parte del 1800, in cui agli
scrittori naturalisti e veristi, si contrappongono i simbolisti: i primi attici, i secondi asiani. I maggiori
esponenti di queste correnti sono Verga e Pascoli (parlare di Verga e Pascoli).
Nella letteratura però, oltre a una contrapposizione di stili di scrittura, è molto diffuso anche il tema
degli opposti all’interno dei romanzi o delle novelle, con ad esempio protagonista e antagonista che
molte volte presentano caratteristiche perfettamente opposte tra loro. L’esempio più lampante si
trova nella letteratura inglese (Inglese), in particolare in “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson
(parlare di Dr. Jekyll e Mr. Hyde).
Fisica: I modelli atomici, quindi la disposizione di protoni, elettroni e neutroni all’interno
dell’atomo, sono alla base dell’universo. Gli studi sui modelli atomici prendono vita all’inizio del XX
sec., basandosi su due punti fermi:
• Ogni atomo, essendo in condizioni normali elettricamente neutro, deve possedere una carica
positiva che si opponga a quella negativa degli elettroni bilanciandola.
• Poiché la massa di un atomo è molto più grande di quella di un elettrone, la carica positiva
deve essere associata alla quasi totalità della materia atomica.
Alla luce di queste teorie, il primo modello atomico proposto fu quello del fisico inglese John
Thomson, presentando la sua teoria che venne poi definita “a panettone”. Questo perché egli
riteneva che gli elettroni erano disseminati all’interno della materia atomica, carica positivamente,
come l’uvetta in un panettone. Secondo questa teoria, gli elettroni rimanevano in uno stato di
equilibrio, in quanto erano soggetti sia a una forza attrattiva verso il centro dell’atomo, sia a una
forza repulsiva tra loro.
Successivamente, venne presentato un altro modello atomico da un altro fisico inglese, Ernest
Rutherford, che propose la sua teoria di modello atomico, definito “planetario”. Secondo lui
infatti, gli elettroni giravano nel vuoto attorno ad un nucleo dotato di carica elettrica positiva,
proprio come i pianeti attorno al sole. Questo modello però aveva dei limiti: non spiegava infatti la
stabilità dell’atomo, poiché secondo le leggi dell’elettromagnetismo gli elettroni sarebbero dovuti
cadere dopo poco tempo sul nucleo.
Il modello atomico finale viene proposto dal fisico danese Niels Bohr, che gli valse il premio Nobel
per la fisica nel 1922. Tale modello era basato su due ipotesi:
• Un elettrone non può percorrere qualsiasi orbita intorno a un nucleo, ma solo un insieme
discreto di orbite, dette stazionarie.
• Percorrendo un’orbita stazionaria l’elettrone non irraggia energia, ma può irraggiarne, o
assorbirne, solo saltando da un’orbita a un’altra.
A ognuna di queste orbite corrisponde un determinato livello di energia.
Scienze: Il modello atomico di Bohr è stato più volte ripreso e analizzato, per comprendere meglio
le caratteristiche fisiche e chimiche della materia, essendo tutto composto da atomi. In seguito a
questi studi, è stata proposta la teoria degli orbitali ibridi, una teoria che riusciva a spiegare con
esattezza la struttura fisica e chimica di numerosi composti. Tale teoria, che si basa proprio sul salto
degli elettroni da un orbitale a un altro, riesce a spiegare non solo la struttura, ma anche i tipi di
legami e le reazioni che producono numerosi composti, come ad esempio gli idrocarburi, cioè quei
composti formati da idrogeno e carbonio.
Gli orbitali infatti, possono combinarsi tra loro e a seconda del modo in cui lo fanno danno origine
a diversi composti. Negli alcani ad esempio, degli idrocarburi alifatici satura, l’ibridazione è sp3,
negli alcheni sp2, e negli alchini sp.
Filosofia: Eros e Thanatos sono i due concetti finali della filosofia di Freud, che lo psicanalista
viennese utilizza per spiegare le leggi che governano l’universo. Egli infatti definisce Eros come una
pulsione di vita, amore, erotismo, e Thanatos come odio, pulsione e principio di morte. Eros tende
ad unire e conservare, Thanatos a distruggere e uccidere, e Freud vede condensata in questa eterna
e ciclica lotta l’intera storia del genere umano.
Tale visione però, non è limitata alla storia umana, ma anche al continuo dualismo psichico che
l’uomo vive all’interno di sé. In ognuno di noi infatti convivono e lottano continuamente Eros e
Thanatos, dal primo proviene la libido, la pulsione anche sessuale che ci attrae continuamente verso
il piacere e la ricerca del piacere, dal secondo proviene ogni tentativo di stroncare tale pulsione.
Arte: I concetti di Eros e Thanatos, di questa battaglia tra opposti, sono stati ripresi spesso anche
nell’arte. Un esempio risiede nei dipinti di Gustav Klimt, artista viennese contemporaneo a Freud.
Nel dipinto Giuditta (1901), ad esempio, viene rappresentata una donna bellissima e nuda, quasi per
accentuarne il potere dominatrice della femme fatale, e gli istinti provocati da Eros. Ma ecco che nel
momento in cui questi istinti prendono vita vengono subito stroncati da Thanatos, con il pittore che
nel 1909 dipinge Giuditta II, o Salomè, che alla passione e all’Eros della versione precedente
aggiunge un senso di inquietudine e pulsione negativa.
Mentre Klimt era impegnato a mettere su tela la teoria degli opposti, questa si stava verificando
anche nel contesto architettonico dell’art Nouveau e della Secessione viennese. In particolare, due
dei più grandi architetti di quel periodo stavano lavorando in maniera diametralmente opposta:
Antoni Gaudì e Adolf Loos. Il primo esempio di sfarzo, di colore e di creatività, il secondo
dimostrazione di come l’architettura debba avere come unico fine la funzionalità e l’organizzazione
degli spazi. Lo stile opposto dei due infatti, si può riconoscere analizzando le loro principali opere
architettoniche: La Sagrada Familia per Gaudì, e Casa Scheu per Loos.
• Sagrada Familia (1852-incompleta): La Sagrada Familia è un’opera di Gaudì, iniziata nel 1852
e ancora incompleta. La chiesa più importante di Barcellona infatti, unisce in sé architettura,
pittura e scultura, secondo la precisa filosofia di Gaudì, sfociando anche nel decorativismo a
tema arabeggiante.
• Casa Scheu (1912): Casa Scheu è una casa padronale progettata da Loos per i coniugi Gustav
e Helen Scheu. In questa costruzione si possono notare chiaramente tutti gli aspetti della sua
architettura: la semplicità geometrica dei volumi, con bianche facciate lisce, la funzionalità
delle aperture (messe solo dove servono e della forma che serve, senza cornici o decorazioni),
la volontaria rinuncia a ogni estetismo o decorazione in favore della funzionalità e della
comodità d’uso e di manutenzione.
Latino: L’atticismo e l’asianesimo sono i due stili opposti che un autore può usare quando scrive
una poesia, un romanzo o una qualsiasi opera letteraria. Il primo è uno stile che non predilige figure
retoriche, quasi scarno, finalizzato solamente alla comunicazione senza giri di parole, metafore e
abbellimenti inutili. L’asianesimo invece è uno stile sovrabbondante di figure retoriche, metafore e
giochi di parole. Nella letteratura latina questi due stili opposti, dice Quintiliano, erano stati
perfettamente conciliati da Cicerone, a tal punto che Quintiliano ne parla come un modello di
oratoria perfetto, che ha coniato appunto lo “Stile di Cicerone”, un bilanciamento perfetto e
irraggiungibile tra atticismo e asianesimo.
Italiano: Nel corso dei secoli atticismo e asianesimo si sono sempre contrapposti e usati entrambi
in ugual misura, ma per comprendere le reali differenze tra questi due stili si può esaminare lo stile
di due autori contemporanei ma opposti tra loro, uno attico e uno asiano: Verga e Pascoli. In
questi due autori asianesimo e atticismo si riflettono nelle correnti di pensiero e artistiche che
seguivano: verismo e simbolismo.
Giovanni Verga (1840-1922) aderisce, grazie alla lettura delle opere di Emile Zola, attorno al 1875
alla corrente verista. Questo movimento aveva alla base poche e semplici regole. I veristi infatti
volevano rappresentare la realtà così com’era, senza giochi di parole, metafore o figure retoriche.
Scriverà infatti Verga nella lettera manifesto del verismo: “sacrifichiamo volentieri l’aspetto della
catastrofe allo sviluppo logico, meno drammatico ma non meno fatale.”
Opposto a questa teoria, c’è il movimento del simbolismo, rappresentato in Italia da Giovanni
Pascoli (1855-1912). Questo movimento sfrutta appunto dei simboli, cioè delle metafore, per
rappresentare al meglio la vita e la realtà circostante. Simboli ricorrenti per Pascoli sono ad esempio
il nido, che sta ad indicare la famiglia, ma anche altri elementi della natura (siepi, fiori, boschi) per
rappresentare l’interiorità del poeta.
Inglese: There is the theme of opposites also in a work of Louis Stevenson, The strange case of Dr.
Jekyll and Mr. Hyde. In this long short story, there is Dr. Jekyll, the main character, and his alter
ego, Mr. Hyde. Jekyll can transform into Hyde thanks to a drug that he discovered, but with the
passing of the time Jekyll can’t control more over Hyde, that was becaming stronger than the good
side. Dr. Jekyll, to finish this orrible condition, decide to commit suicide.
Dr. Jekyll and Mr. Hyde are a metafore to represent Victorian Age, that in appearence was a beautiful
period (like Dr. Jekyll), but there are a lot of horrible things that the nobility try to hide, so there was
a sort of “evil side” (like Mr. Hyde).
IL VIAGGIO
Il tema del viaggio è un tema che è stato trattato in larga parte nella letteratura e nell’arte, con
numerose opere che parlano proprio di viaggi. La bellezza e la particolarità di questo tema però
risiede nel fatto che un viaggio può essere sia fisico, ma anche psicologico, così come espresso dallo
psicoanalista viennese Sigmund Freud (1856-1939), che per primo teorizzò quello che è il viaggio
dentro di sé, nel proprio inconscio. Tale teoria ebbe molta influenza nel 1900, e venne ripresa
successivamente da numerosi artisti e scrittori, come ad esempio Italo Svevo (1961-1928), che nel
suo romanzo La coscienza di Zeno fa intraprendere al protagonista Zeno Cosini proprio un viaggio
dentro di sé.
In particolare Freud (Filosofia) entrò nel contesto medico del 1900 con teorie che inizialmente
erano considerate eretiche e non rispettose della medicina del tempo. Freud infatti era considerato
un ciarlatano, che esprimeva teorie completamente inventate. In particolare egli parla del viaggio
che ognuno compie dentro di sé per accedere alla parte del rimosso, fattibile attraverso varie
tecniche usate dallo psicanalista (parlare di tecniche e di inconscio).
Come già detto, queste teorie furono riprese nel suo romanzo principale da Italo Svevo (Italiano),
il quale considerava proprio la psicanalisi come un modo per evadere dalla prigione di tutti i giorni,
necessaria per lo scrittore (parlare della coscienza di Zeno). Appena un anno prima, nel 1922,
era stata pubblicata in Irlanda un’altra opera sul viaggio interiore, Ulysses di James Joyce (1882-
1941) (Inglese) (parlare di Ulysses).
Se nel 1900 sulla scia del viaggio interiore di Freud l’arte e la letteratura consideravano proprio il
viaggio come un qualcosa di interiore e che dovesse essere fatto dentro di sé, questo non era l’unico
tipo di viaggio esistente: il viaggio era anche fisico, dell’artista, che per ampliare la sua cultura girava
il mondo. Uno dei migliori esempi è Gauguin (1848-1903) (Arte), che con il suo viaggio a Tahiti, in
Polinesia, espande i suoi orizzonti artistici e culturali, rappresentando nei suoi dipinti proprio la
cultura di Tahiti, inevitabilmente diversa dalla nostra. (parlare dei quadri di Tahiti).
Non solo Gauguin viaggia per espandere i propri orizzonti culturali, infatti quello del viaggio è un
tema che è evidentissimo anche ai nostri giorni. Tutti infatti amano viaggiare, per aprire i propri
orizzonti culturali. Purtroppo però questo non è l’unico motivo per cui si viaggia. A volte infatti in
un viaggio risiedono le speranze di centinaia di vite, che tentano di viaggiare per cercare una vita
migliore, per essere tutelati politicamente, o addirittura per sopravvivere (Ed. civ.). L’Italia
attualmente è un paese che spesso è meta di migrazioni, quasi nella loro totalità dall’Africa. Esiste
un articolo della costituzione, l’articolo 10, che ci parla proprio dello straniero e di come trattarlo.
(parlare dell’articolo 10). Il tema dello straniero e del viaggio è da sempre presente nel nostro
mondo, infatti se oggi ne parla la costituzione, nell’antichità, nell’epoca dei romani a parlarne era
uno dei più grandi pensatori e scrittori di sempre: Seneca (latino). Egli infatti molte volte esprime
il suo pensiero sullo straniero e su come questo, viaggiando, debba essere tutelato dal paese in cui
arriva (parlare dello straniero in Seneca). Da sempre quindi esistono le migrazioni, e se oggi
tocca all’Italia ospitare gli immigrati, nel secolo scorso è stato proprio il popolo italiano ad emigrare
all’estero, prima verso l’America, e poi in Europa. (Storia) (parlare dell’emigrazione italiana).
Filosofia: Sigmund Freud entra nel contesto medico del 1900 con le sue teorie ritenute
completamente prive di senso e screditate sin da subito dai medici viennesi. Solo successivamente
lo psicanalista riuscirà a dimostrare la veridicità delle sue teorie. Il viaggio è proprio alla base dei
suoi studi: egli ritiene infatti che solamente viaggiando dentro di sé, nel proprio inconscio, si
possono conoscere a fondo i problemi di numerosi disturbi psichici, come ad esempio l’isteria. Tale
viaggio attraversa il preconscio e il subconscio, ed è possibile solo con l’utilizzo di specifiche tecniche
che il medico deve usare. Un esempio è l’ipnosi, con cui lo psicanalista fa viaggiare il paziente dentro
di sé, per scavare a fondo nelle proprie paure o nei propri disturbi. È molto interessante a proprosito
del viaggio interiore il caso di Anna O, pseudonimo di Bertha Pappenheim, che fu prima paziente
di Breuer, professore di Freud, e poi di Freud stesso. La donna era idrofobica, cioè aveva una forte
paura dell’acqua. Lo psicanalista quindi, per curare questa paura, aveva bisogno di conoscerne il
motivo. Attraverso l’ipnosi venne alla luce un aneddoto che la donna aveva completamente rimosso,
essendo stato un trauma, ma che inevitabilmente ha condizionato la sua vita. Quando era bambina
infatti, aveva visto il cane della sua governante bere in un bicchiere, e a causa di ciò aveva provato
un forte senso di repulsione che l’ha portata ad essere idrofobica.
Italiano: Le teorie e le scoperte di Freud hanno una grande influenza sull’arte e sulla letteratura.
In Italia, in particolare, colui che se ne interessa più di tutti è Italo Svevo, con la scrittura del suo
romanzo La coscienza di Zeno. Il protagonista di questo romanzo è Zeno Cosini che, come
suggeritogli dal suo psicanalista, scrive un memoriale, non in ordine cronologico bensì per nuclei
tematici. Zeno è un inetto affetto dal “male di vivere” e, compiendo questo viaggio interiore
attraverso il memoriale, riesce a guarire; egli sostiene però di essere guarito non grazie alle cure
dello psicanalista ma a dispetto di queste, è guarito infatti nel momento in cui ha deciso di non
proseguire gli incontri con lo psicanalista, il dottor S.
Inglese: The theme of journey is very important in Ulysses, the most important James Joyce’s
opere, and in particular in the two main characters: Stephen Dedalus and Leopold Bloom. This name
comes from the effective corrispondance of Leopold to Ulysses, because of his interior journey.
Truely, we can see an interior journey also in Stephen, but he his compared to Telemachus. So, the
story tells about the adventures of these two people. The particular thing is that their journeys are
told in only one day and, on the evening of this day the roads of both of them are crossed themselves.
At the and of the story also appears Molly, the treasoned Leopold wife, who is compared to Penelope.
The two protagonists start a discussion about their interior condition, so the phisic journey is also
followed by an introspective one. They analize their interior problems and in particular Leopold has
an experience of divorce from his wife, caused by his treason, and Stephen is attacked by guilt
feelings because of his lack of catholic rites and prayers before his mother death. When the day ends,
Stephen returns to home and Leopold starts to sleep. At the last chapter of the romance, Molly
appears and makes an interior monologue to his old husband while he is sleeping remembering their
relationship and thinking about an adultery afternoon with her musical director.
Arte: Il viaggio di Gauguin a Tahiti invece è un viaggio fisico, fatto per espandere i suoi orizzonti
culturali. Nel periodo in cui l’artista vive a Tahiti infatti si può notare un grandissimo cambiamento
nella sua pittura. Egli infatti inizia a rappresentare usi e costumi della vita polinesiana, cambiando
radicalmente anche il suo stile pittorico. Dopo essere stato nella capitale polinesiana infatti, Gauguin
approfondisce l’uso del colore, arrivando al punto di non poter tornare indietro dopo gli studi
effettuati a Tahiti. Il dipinto che più rappresenta questo cambiamento è Chi siamo, dove andiamo,
da dove veniamo?
Ed. civ.: L’articolo 10 dice: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto
internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla
legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel
suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha
diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è
ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".
Questo articolo quindi parla anche della condizione dello straniero, infatti all'interno
dell'ordinamento giuridico italiano la condizione giuridica dello straniero viene disciplinata sia dalla
carta costituzionale che dalla legge ordinaria. Il comma tre dice che lo straniero al quale sia impedito
l'effettivo esercizio, nel suo Paese d'origine, delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione
italiane, ha diritto d'asilo nel territorio italiano secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Latino: Nella letteratura latina si parla in larga parte del tema del viaggio per emigrare, e uno dei
maggiori esponenti della letteratura a parlarne è uno dei più grandi pensatori di sempre, cioè
Seneca. Egli ritiene infatti che l’immigrazione sia un fenomeno completamente normale, e
necessario per lo sviluppo della società. Tale pensiero probabilmente è stato formato anche in base
al fatto che Seneca stesso è stato immigrato e straniero, prima quando dalla Spagna si è trasferito a
Roma e poi quando è stato esiliato.
Storia: L’immigrazione è un fenomeno sul quale oggi si discute particolarmente in Italia, essendo
il nostro paese meta delle migrazioni dall’Africa o dall’Est Europa. Ma non sempre è stato così: nei
secoli scorsi era proprio il popolo italiano ad essere emigrato, per cercare migliori opportunità di
lavoro in America o nelle capitali europee.
Oltre al recente fenomeno emigratorio dovuto alla crisi del 2007 infatti, sono stati due i periodi
principali in cui il popolo italiano è emigrato all’estero: il primo è avvenuto dopo l’Unità di Italia nel
1861, mentre il secondo è avvenuto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1945. In
realtà questi due fenomeni migratori non devono essere considerati come separati, ma come
un’unica grande migrazione che si è arrestata momentaneamente durante le guerre, periodo in cui
era quasi impossibile uscire dal proprio paese. Gli emigrati italiani tra il 1861 e il 1985 infatti sono
quasi 20 milioni, e quasi nessuno di loro ha più fatto ritorno in Italia, stabilendosi nel paese in cui
sono emigrati. Essi sono chiamati oriundi italiani e, nel caso lo vogliano, possono fare richiesta per
avere la doppia cittadinanza (italiana e del paese in cui sono andati). Tali migranti si sono stabiliti
del paese ospitante formandosi una famiglia, infatti attualmente i cittadini italiani, o discendenti da
italiani, che vivono all’estero sono tra i 60 e gli 80 milioni circa.
LA NATURA
Il tema della natura è un tema da sempre affrontato da filosofi, artisti e letterati, che si sono sempre
impegnati a comprendere e a descrivere le leggi che sono alla base del rapporto uomo-natura. In
particolare, questo rapporto da sempre è soggetto a grandi cambiamenti, con la natura che è padrona
del mondo in cui l’uomo vive, ma con quest’ultimo che non vuole essere sottomesso ad essa. Questa
continua lotta tra forza dell’uomo e forze della natura si è sempre sviluppata avendo come
fondamento il pensiero da parte dell’uomo di poter essere superiore alla natura. Nonostante già nella
letteratura latina, con Seneca soprattutto (Latino) si parli di come l’uomo possa diventare superiore
alla natura, questo avviene soprattutto con l’avvento della prima rivoluzione industriale (Storia),
quando, grazie alla costruzione di macchine agricole, treno a vapore e altre invenzioni l’uomo si è
potuto distaccare dalla sottomissione alla natura. Prima della rivoluzione infatti, si produceva,
commerciava e mangiava solo ciò che la natura da va a disposizione, o si viaggiava secondo i tempi
della natura. Lo sviluppo prosegue sempre di più e, a partire dal 1850, con la seconda rivoluzione
industriale la natura diventa sempre più subordinata alle forze dell’uomo e dell’industria (parlare
della seconda rivoluzione industriale).
Parallelamente, si sviluppa la corrente filosofica del positivismo (Filosofia), che mette le
conoscenze scientifiche, quindi le scoperte dell’uomo, al di sopra di tutto, rielaborando il rapporto
uomo-natura: l’uomo infatti diventa superiore alla natura (parlare del positivismo).
Il rapporto uomo-natura inoltre, è un argomento trattato in larga parte anche nella letteratura
italiana, inglese e nell’arte. In particolare, nella letteratura italiana (Italiano), il personaggio
principale a parlare del rapporto uomo-natura è Giacomo Leopardi (1798-1837). Egli infatti
attraversa due fasi: nella prima considerava la natura come una madre benigna disposta a
proteggerlo, mentre nella seconda, dopo la conversione filosofica e la teoria del piacere Leopardi
arriva a considerare la natura come una matrigna pronta a mettere in difficoltà. Questa seconda fase
è perfettamente espressa nel Dialogo della natura e un islandese. (parlare di uomo-natura in
Leopardi).
Contemporaneamente, anche in Inghilterra (Inglese) c’era uno scrittore che stava sviscerando il
rapporto uomo-natura in quel periodo: si trattava di William Wordsworth (1770-1850), che nelle
sue poesie parlava proprio della natura, che lui vedeva come campagna, come forza vitale, e come
fonte di ispirazione, e ne parla nella sua opera principale, le Lyrical ballads. (parlare della natura
in Wordsworth).
Entrambi questi personaggi vivono prima della seconda rivoluzione industriale, infatti parlano della
natura come un qualcosa di straordinariamente presente nella vita dell’uomo. Con la rivoluzione
industriale, come già detto, il rapporto uomo-natura cambia anche grazie alle idee positiviste.
Ci sono numerose rappresentazioni di questo cambiamento nell’arte (Arte), ma la corrente di
pensiero che lo raffigura alla perfezione è il cubismo. Nella fase analitica infatti, l’artista cubista
prende gli elementi della natura, per poi scomporla e ricomporla a suo piacimento, oppure come egli
la vede. (parlare della natura nel cubismo).
Con il passare degli anni il rapporto uomo-natura si è sempre modificato, ma comunque
mantenendo le scie nate con il positivismo, infatti attualmente si cerca sempre di più di andare oltre
i limiti della natura, con assurde trivellazioni alla ricerca di petrolio o di materiali preziosi. Tale
rapporto si trasferisce anche in ambito scientifico (Scienze), con l’avvento delle biotecnologie, che
puntano ad andare oltre le creazioni della natura e modificarle, ottenendo così gli OGM (parlare
delle biotecnologie).
Storia: La seconda rivoluzione industriale ha segnato una svolta nel rapporto uomo-natura, infatti
con essa si sono formate diverse correnti artistiche, letterarie e filosofiche che mettevano proprio
l’uomo al di sopra della natura. In particolare, la rivoluzione avvenne nella seconda metà del 1800
in Europa, in maniera diversa da uno Stato all’altro. Tale rivoluzione si è basata sulla scoperta di
nuove forme di energia, come il petrolio e l’elettricità, uniti alla predominanza nei
commerci mondiali e alla colonizzazione Africana da parte delle potenze europee. Un altro
elemento chiave della seconda rivoluzione industriale è stato l’avvento di nuovi mezzi di
comunicazione e di trasporto. Questa rivoluzione quindi, ebbe una grande influenza sul commercio
e sulla vita di tutti i giorni, fino a quel momento molto legata ai prodotti della natura e
dell’agricoltura, che alla fine del 1800 era quasi scomparsa per lasciare spazio all’industria. Proprio
il rapporto tra agricoltura e industria, quindi tra natura e uomo, è enormemente cambiato dopo la
rivoluzione; infatti se prima l’agricoltura veniva effettuata seguendo i tempi della natura, adesso
assume un carattere più “scientifico”, regolata dai bisogni umani e realizzata tramite le macchine.
Filosofia: Se prima della rivoluzione c’era la concezione filosofica romantica/idealistica del
rapporto uomo-natura, che aveva come maggiore esponente Arthur Schopenhauer, il considerava la
Natura come la presenza dell’infinito o del divino calato nella realtà, con la rivoluzione industriale
questo rapporto cambia radicalmente: il positivismo lega tutto alla ragione, di conseguenza anche
il rapporto uomo-natura viene basato sulla ragione. La natura quindi viene inserita dalla filosofia
positivista all’interno del processo di evoluzione e non è più strettamente legata all’uomo, ma solo
all’ambiente che lo circonda. In particolare Comte (1798-1857), attraverso la legge dei tre stadi,
spiega come ogni campo del sapere sia passato dallo stato teologico a quello metafisico e a quello
positivo e come il rapporto con la Natura e l’utilizzo dell’immaginazione, appartenenti allo stadio
teologico, siano stati scardinati dall’avvento della ragione e della società industriale.
Italiano: Leopardi ha sempre avuto in sé l’idea di fondo che l’uomo sia triste per natura e destinato
a soffrire, poiché vittima del desiderio del piacere, che deve essere infinito per estensione e per
durata. Questa teoria è affrontata in due modi diversi nelle sue due fasi del rapporto uomo-natura.
Nella prima fase, Leopardi vedeva la natura come madre benigna, che per combattere l’infelicità
dell’uomo gli metteva a disposizione un’arma molto potente, cioè le illusioni, che venivano fornite
dall’immaginazione. Erano proprio le illusioni infatti ad allontanare l’uomo dalla sua perenne
infelicità, Gli antichi greci e romani, che erano più vicini alla natura e quindi capaci di illudersi ed
immaginare erano felici perché ignoravano la loro reale infelicità. Il progresso ha allontanato l’uomo
da quella condizione privilegiata, ha messo finalmente sotto i suoi occhi il vero e lo ha reso infelice.
Nella seconda fase invece, la concezione di natura benigna entra in crisi: Leopardi si rende conto
che, più che al bene dei singoli individui, la natura mira alla conservazione della specie, e per questo
fine può anche sacrificare il bene del singolo e generare sofferenza. Capisce che il male rientra nel
piano stesso della natura, in quanto la natura ha messo nell’uomo il desiderio di felicità infinita,
senza dargli i mezzi per soddisfarlo. Successivamente capisce che la natura non è più madre amorosa
e provvidente, ma è un meccanismo cieco, indifferente alla sorte delle sue creature.
Questa concezione di natura maligna è evidentissima nel Dialogo tra la natura e un islandese, la
più famosa tra le operette morali di Leopardi. In questo dialogo, un islandese che scappa dalla natura
incontra una donna, che poi scoprirà essere la natura stessa. L’islandese quindi la accusa di aver
creato l’uomo come essere infelice e di averlo destinato all’infelicità eterna, e la natura gli risponde
che il mondo non è stato fatto per il genere umano e per la sua felicità, anzi se un giorno esso si
estinguesse, lei forse non se ne accorgerebbe nemmeno.
Inglese: The theme of nature is particularly present in this romantic author, especially in his most
important work, written jointly with Coleridge, Lyrical Ballads, considered the romantic manifesto.
Most of Wordsworth’s poem in it deal with nature. However this word can mean different things:
Wordsworth infact, has different points of wiew about nature. Firstly, there is the nature as the
countryside, where Mountains, lakes, rivers, woods and so on, are often opposed to the noises and
the confusion of the town. The poem Daffodils reflects this idea. The second is nature as a source of
inspiration, where Our best feelings are inspired by the nature, and in nature we can find moral and
spiritual values. Last, there is nature as a life force, infact in the poems, man seem to comunicate in
litteral sense with nature. That’s why God is present in all the nature and he is not separable from it.
Arte: Il modo migliore per indicare il rapporto uomo-natura nel cubismo è citare il massimo
rappresentante proprio di questa corrente: Pablo Picasso (1881-1973) infatti, nel 1935 scriveva
“La natura è una cosa, la pittura un’altra”, concludendo quindi che “La pittura è un’equivalente
della natura”. Mettere la pittura sullo stesso piano della natura quindi, vuol dire che non ci sarà più
un rapporto di imitazione (come era nell’arte classica), e nemmeno un tentativo di compiacere
l’occhio dell’osservatore (come facevano gli impressionisti). I cubisti infatti si sforzano di costruire
una realtà nuova e diversa, prendendo gli spunti dati dalla natura, ma scomponendoli e
ricomponendoli, per mostrare non più una riproduzione verosimile della natura, ma il suo
significato vero.
Un dipinto che raffigura proprio la scomposizione e ricomposizione degli elementi naturali è il
dipinto raffigurante i tre musici.
Scienze: Attualmente, il rapporto uomo-natura si sta modificando ed evolvendo ancora di più,
soprattutto in ambito scientifico con l’avvento delle biotecnologie. Le biotecnologie sono
applicazioni tecnologiche che utilizzano organismi viventi o loro derivati per realizzare prodotti e
processi per usi specifici. Questo sta modificando enormemente il rapporto uomo-natura, sia perché
vengono usate in ambito agricolo, e quindi non c’è più bisogno di seguire i tempi e i bisogni della
natura, ma soprattutto perché con diverse tecniche come il clonaggio genico o la clonazione, con cui
si possono produrre organismi geneticamente modificati, o OGM, organismi generabili usando la
tecnica del DNA ricombinante, che permette il trasferimento di materiale genico tra individui anche
di specie evolutivamente molto distanti tra loro, generando organismi dotati di nuove
caratteristiche.
Le biotecnologie sono state create per rispondere a precise esigenze agricole, mediche o alimentari
dell’uomo, andando ad alterare quelle che sono le “leggi della natura”, o lo sviluppo naturale della
specie. Attorno al cambiamento del rapporto uomo-natura in maniera così drastica però, ci sono
inevitabilmente due schieramenti: il primo comprende le persone che considerano intoccabili le
leggi della natura, di conseguenza si battono proprio contro le biotecnologie, ritenendo che
distruggano proprio la natura. Dall’altro lato invece ci sono gli innovatori, coloro che considerano le
capacità dell’uomo al di sopra della natura, e per questo spingono con forza il progresso con
le biotecnologie.
ETICA E PROGRESSO
Nel corso della storia si sono susseguiti numerosi eventi che hanno portato a cambiamenti della
società, sia nello stile di vita che nel pensiero e nella cultura di massa. Al centro di tutti questi
cambiamenti c’è lo sviluppo tecnologico, tema fondamentale per l’evoluzione di una società, di un
popolo e della storia stessa. Come ogni cosa però, il progresso non può prescindere dall’etica: per
ogni sviluppo tecnologico infatti, oltre al cambiamento delle caratteristiche tecniche della società c’è
anche inevitabilmente un cambiamento etico.
Uno dei maggiori esempi di sviluppo tecnologico e progresso che abbiamo nella storia è dato dalle
due rivoluzioni industriali, la prima che parte a fine 1700 e la seconda a fine 1800 (Storia). Le due
rivoluzioni hanno portato a cambiamenti evidentissimi nei commerci, nell’agricoltura, nell’industria
e nell’economia in generale (parlare delle due rivoluzioni industriali). È interessante però
vedere come tali rivoluzioni abbiano modificato proprio il modo di vivere e di pensare della società.
Si sviluppa infatti parallelamente alle rivoluzioni la corrente del positivismo (Filosofia) che, alla
luce delle scoperte in ambito scientifico e tecnologico, mette proprio la scienza al di sopra di tutto,
portando anche cambiamenti etici nella società (parlare del positivismo).
Contemporaneamente, anche nell’arte vi sono numerosi sviluppi tecnologici e tecnici (Arte):
iniziano ad entrare nell’arte infatti le cosiddette “arti minori”, cioè le arti applicate, quali moda,
fotografia ecc. Inoltre in questo periodo viene introdotta, anche grazie alle rivoluzioni industriali, la
produzione in serie, affermando la supremazia della quantità rispetto alla qualità. Tutto ciò ha
portato la società a diventare società di massa, e conseguentemente a un radicale cambiamento etico
proprio nella società (parlare di produzione in serie, arti minori, quantità>qualità).
Se nell’arte però il progresso veniva esaltato, nella letteratura questo non è accaduto, o almeno non
in maniera così evidente come nell’arte. In Italia (Italiano) infatti il maggiore autore che mette in
relazione negativa il progresso con l’etica è stato Giovanni Verga (1840-1922). Egli infatti nella
prefazione dei Malavoglia parla proprio della fiumana del progresso (parlare della fiumana).
In Inghilterra (Inglese) invece la critica al progresso veniva mossa soprattutto da Charles Dickens
(1812-1870), che nelle sue opere condanna aspramente il progresso (parlare di Dickens, hard
times).
C’è sempre stato quindi nel corso della storia un dibattito etico legato al progresso, che si è protratto,
soprattutto in ambito scientifico, fino ai nostri giorni (Scienze), con l’avvento delle biotecnologie,
considerate da alcuni un importante mezzo di sviluppo e da altri una completa distruzione di ogni
etica e moralità (parlare del dibattito etico delle biotecnologie).
Storia: Le rivoluzioni industriali hanno segnato una svolta nel progresso tecnologico della società,
che ha dovuto adeguare proprio al progresso i suoi canoni etici e morali: si sono formate infatti
diverse correnti artistiche, letterarie e filosofiche con lo scopo di mettere in relazione i progressi
tecnologici con il cambiamento della società, che stava diventando sempre di più una società di
massa. In particolare, la seconda rivoluzione avvenne nella seconda metà del 1800 in Europa, in
maniera diversa da uno Stato all’altro. Tale rivoluzione si è basata sulla scoperta di nuove forme
di energia, come il petrolio e l’elettricità, uniti alla predominanza nei commerci mondiali e
alla colonizzazione Africana da parte delle potenze europee. Un altro elemento chiave della seconda
rivoluzione industriale è stato l’avvento di nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto. Questa
rivoluzione quindi, ebbe una grande influenza sul commercio e sulla vita di tutti i giorni, fino a quel
momento molto legata ai prodotti della natura e dell’agricoltura, che alla fine del 1800 era quasi
scomparsa per lasciare spazio all’industria. Il progresso e la perfezione delle scienze quindi entrano
a far parte della vita quotidiana di artisti, scrittori e filosofi.
Filosofia: Tali sviluppi tecnici, tecnologici e scientifici quindi hanno grande influenza soprattutto
sulle correnti filosofiche del tempo: se prima delle rivoluzioni la filosofia era basata su quella di
Schopenhauer, con il progresso della rivoluzione entra in gioco una nuova corrente di pensiero: il
positivismo, che lega tutto alla scienza, al progresso e alla ragione. Il positivismo si faceva, quindi,
promotore dell’applicazione del metodo scientifico a ogni ambito della realtà, considerandolo come
il più importante strumento di progresso culturale e civile dell’umanità. Il positivismo contribuì
quindi allo sviluppo di una concezione laica e pragmatica della cultura, che incentivò fortemente
l’applicazione delle ricerche teorico-scientifiche alla tecnica e influenzò ingegneri, scienziati, medici,
giuristi, uomini politici, potenziando le innovazioni tecniche e privilegiando le iniziative economiche
e sociali.
Arte: Nel periodo dell’art nouveau l’arte vive un vero e proprio cambiamento, anche sulla scia delle
rivoluzioni industriali. Entrano infatti a far parte dell’arte le cosiddette “arti minori”, quali moda,
fotografia, porcellana ecc. Questa però non è l’unica rivoluzione nel mondo dell’arte. Entra infatti in
gioco la produzione in serie, per amplificare i guadagni, abbassando i costi di produzione e
alzando la quantità degli oggetti prodotti, a discapito della qualità e della manifattura degli oggetti
stessi. In questo periodo infatti la macchina colonizza tutto, dalla scienza all’arte, manifestando in
quest’ultima un evidente cambiamento etico. Se infatti fino a quel momento l’arte era andata in
favore della qualità, con l’avvento della macchina entra in gioco la produzione in serie, rispecchiando
anche il contesto sociale in cui veniva eseguita, cioè in una società che stava diventando sempre più
di massa, cioè una società in cui non è più importante il pensiero e l’identità del singolo ma proprio
la “quantità delle persone”, cioè la massa.
Italiano: Giovanni Verga parla del suo parere riguardo il progresso tecnologico nella prefazione ai
Malavoglia, e all’intero ciclo dei vinti, cioè nella Fiumana del progresso. Per fiumana del progresso
Verga intende il processo di trasformazione economica e sociale, in particolare dell’Italia post-
unitaria. La forza motrice di questo processo è data dai bisogni dell’uomo, che vanno dalla lotta per
l’esistenza al forte bisogno di beni materiali che hanno gli uomini. La posizione di Verga riguardo il
cambiamento etico dovuto a tale progresso è espressa nel terzo paragrafo della prefazione: egli
nonostante creda che il progresso sia una cosa positiva, nella prefazione si sofferma proprio sulle
cose negative proprio del progresso, quali l’avidità, la meschinità, i vizi e l’egoismo.
Inglese: Dickens was not only the first great urban novelist in England, but also one of the most
important social commentators who used fiction effectively to criticize economic, social, and moral
abuses in the Victorian era. Dickens showed compassion and empathy towards the vulnerable and
disadvantaged segments of English society, and contributed to several important social reforms. He
used his literature to reveal aspects that wealthy people didn’t see due to their distance from the
poor’s way of life.
In Hard Times we notice an hard social criticism against the huge power of industry during the
Victorian Age: Dickens portray the society just like it is, an harsh money-based world in which the
only law that is respected is utilitarianism, and fantasy is useless and harmful. Human relationships
are contaminated by economics. The principles of the ‘dismal science’ led to the formation of a
selfish and atomistic society. The social commentary of Hard Times is quite clear. Dickens is
concerned with the conditions of the urban labourers and the excesses of laissez-faire capitalism. He
exposes the exploitation of the working class by unfeeling industrialists and the damaging
consequences of propagating factual knowledge (statistics) at the expense of feeling and
imagination. However, although Dickens is critical about Utilitarianism, he cannot find a better way
of safeguarding social justice than through ethical means.
Scienze: Attualmente esiste un dibattito etico riguardo il progresso e lo sviluppo tecnologico, legato
alle biotecnologie, che sono applicazioni tecnologiche che utilizzano organismi viventi o loro
derivati per realizzare prodotti e processi per usi specifici.
Il problema è che con il progredire delle biotecnologie sta progredendo anche il dibattito etico
proprio su di esse. Tramite le biotecnologie infatti è possibile produrre organismi geneticamente
modificati, o OGM, organismi generabili usando la tecnica del DNA ricombinante, che permette il
trasferimento di materiale genico tra individui anche di specie evolutivamente molto distanti tra
loro, generando organismi dotati di nuove caratteristiche.
Le biotecnologie sono state create per rispondere a precise esigenze agricole, mediche o alimentari
dell’uomo, andando ad alterare quelle che sono le “leggi della natura”, o lo sviluppo naturale della
specie. È chiaro quindi che ogni società, o ogni individuo ha un proprio pensiero su di esse,
considerandole giuste o sbagliate, in quanto vanno ad alterare quella che è l’unicità della specie (con
tecniche come clonazione o clonaggio. Successivamente, i principi che guidano le scelte della società
sulle applicazioni biotecnologiche sono quattro.
• Il diritto alla formazione, che deve essere garantito per coloro che decidono di intraprendere
una carriera lavorativa basata sullo studio e sulle applicazioni biotecnologiche.
• Il diritto all’informazione, che deve essere garantito alla società sugli usi delle biotecnologie
con dati oggettivi e verificabili.
• Il diritto di accesso universale alle biotecnologie e ai suoi vantaggi, che devono servire per
creare sviluppo anche negli stati più poveri.
• Il diritto alla tutela dell’ambiente e della salute. Ogni biotecnologia infatti, prima di essere
utilizzata abitualmente deve essere sottoposta a grandi quantità di controlli e test.
IL TEATRO
Il teatro da sempre è un’arte, un mezzo di comunicazione, un modo per rappresentare la vita. Non a
caso infatti negli spettacoli teatrali sono racchiuse tutte le arti: la musica nelle colonne sonore, la
scrittura e l’arte nelle sceneggiature e nella progettazione degli spettacoli. È chiaro quindi che
attraverso il teatro si può descrivere la vita, distinguere realtà e finzione, e persino studiare discorsi
da fare in pubblico, come ad esempio il famoso discorso di Mussolini.
Per quanto riguarda il primo punto, cioè il descrivere la vita, è in larga parte presente nella filosofia
greca antica (Filosofia), a tal punto che Platone lo mise quasi in cima nella sua gerarchia delle arti,
secondo solo alla musica. La stessa cosa la fa, qualche millennio dopo Nietzesche che, nella prima
fase della sua filosofia, quella wagneriana-schopenhaueriana, parla proprio del teatro, e della
tragedia in particolare, come miglior mezzo per rappresentare la vita, introducendo i concetti di
Apollineo e Dionisiaco (parlare della prima fase di Nietzesche).
Nonostante rappresenti la realtà però, bisogna tenere a mente che il teatro non è la realtà, infatti per
quanto realistico possa essere uno spettacolo sarà comunque studiato e programmato. Il teatro
quindi può essere visto anche come una metafora per distinguere realtà e finzione, diventando anche
metateatro nelle sceneggiature di Pirandello (Italiano) (parlare del teatro in Pirandello). Il
binomio realtà e finzione però, non si limita alla scrittura o all’arte, ma è utile anche per descrivere
fenomeni scientifici (Scienze). Il principale esempio è la struttura del Benzene, un idrocarburo
aromatico che, pur essendo fortemente insaturo, genera reazioni come un composto saturo, o il
fenomeno dell’isomeria, che dietro la “maschera” data dalla stessa formula bruta nasconde in realtà
composti diversi (parlare del benzene).
Il teatro inoltre può essere visto anche come mezzo di propagazione di un messaggio, così come
accaduto nel 1900 con le serate futuriste (Arte), spettacoli teatrali che avevano come scopo la
propaganda della corrente artistica del futurismo (parlare delle serate futuriste).
Nel 1900 il teatro però non era importante solo a livello artistico o di propagazione di messaggi, ma
era una vera e propria arte studiata con precisione e nei minimi dettagli. Uno dei livelli più alti del
teatro viene raggiunto con i discorsi di Hitler e Mussolini (Storia) che, ispirandosi proprio ai
monologhi recitati sui palcoscenici teatrali realizzavano i discorsi che poi avrebbero fatto davanti al
loro popolo, riscuotendo sempre più successo, proprio grazie alla loro capacità di essere teatrali e
coinvolgenti. Uno dei maggiori esempi è il discorso del 10 giugno 1940 proclamato da Mussolini, in
cui viene annunciata la guerra a Francia e Gran Bretagna, come se fosse un monologo teatrale
(parlare di questo discorso).
Filosofia: Nietzsche parla del teatro, di Apollineo e Dionisiaco nella prima fase della sua filosofia,
in particolare nell’opera La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Egli sostiene che la
tragedia sia il modo giusto per comprendere e spiegare la realtà, perché in essa sono racchiusi i due
spiriti che contengono l’essenza dell’esistenza: l’Apollineo e il Dionisiaco. Apollineo riporta ad
Apollo e corrisponde alla perfezione, alla completezza e all’ordine; Dionisiaco invece riporta a
Dioniso, quindi corrisponde all’imperfezione, all’incompletezza e al disordine.
Dice Nietzsche, l’Apollineo e il Dionisiaco si contrappongono nella vita, e il teatro, soprattutto la
tragedia, riesce a spiegare alla perfezione questa contrapposizione, dalla quale si origina l’esistenza.
Nella tragedia come nella vita infatti, il progetto del Dionisiaco, cioè progetti ambiziosi e in
apparenza perfetti vengono continuamente messi in difficoltà e travolti dall’Apollineo, spirito di
disordine e distruzione. L’esempio perfetto di questa contrapposizione si trova in due importanti
tragedie greche: L’Edipo re di Sofocle e Medea di Euripide. Nella prima tragedia il protagonista,
Edipo, uccide suo padre e sposa sua madre ignaro di tutto: ha raggiunto quindi i suoi obiettivi e la
perfezione, fino a che non arriva il Dionisiaco che svela a Edipo le azioni che ha appena compiuto, e
successivamente la madre si suicida e lui si acceca perché non è riuscito a vedere la verità. In Medea
di Euripide invece la protagonista cerca di diventare padrona del suo destino e realizzare progetti
apollinei, ma il Dionisiaco irrompe rendendola colpevole della morte dei suoi figli.
Italiano: Il teatro è enormemente presente nella produzione di Luigi Pirandello (1867-1836), il
quale considerava proprio il teatro come un mezzo per spiegare al meglio molti dei fenomeni sociali.
Alla base del suo pensiero infatti, Pirandello poneva le maschere, elemento incredibilmente presente
nel teatro. Per quanto riguarda la sua produzione teatrale, in essa Pirandello ha affrontato il tema
dell’incertezza e della falsità della vita quotidiana, spesso ricca di personaggi ambigui e grotteschi: è
proprio questo infatti il punto centrale della sua fase teatrale del cosiddetto teatro del grottesco,
che va dal 1917 al 1925. In questi anni Pirandello ribalta completamente i principi del teatro borghese
in modo provocatorio, ponendo sulla scena un mondo distorto, in cui i personaggi non sono dotati
di una psicologia coerente, ma ne hanno una scissa e contraddittoria.
Un esempio di opera del teatro del grottesco è Il giuoco delle parti, inscenata nel 1918, in cui è
presente il tema del triangolo amoroso e del tradimento, visto però in maniera distorta e deformata.
Il filosofo Leone Gala osserva distaccato il rapporto che ha la moglie Silia con l’amante Guido,
personaggio che vive all’ombra degli altri due. Silia, stanca dell’atteggiamento indifferente di Leone
dice a Guido di ucciderlo, ma egli si rifiuta. Quando arriva l’occasione di difendere Silia in un duello,
Leone non si tira indietro, ma ad affrontare il duello non sarà lui, bensì Guido, che muore proprio
in duello. A questo punto Leone ha avuto una vendetta cinica, prima di chiudersi in sé stesso, a
testimoniare che la razionalità non svaluta i sentimenti o la sofferenza.
Successivamente Pirandello attraversa la fase del “teatro nel teatro”, o metateatro, pubblicando
nel 1921 la commedia Sei personaggi in cerca d’autore, in cui i sei protagonisti cercano qualcuno
che possa rappresentare la loro storia. Mentre una compagnia sta provando le scene, equivoci e
difficoltà di ogni tipo impediscono alla famiglia di vedersi rappresentata, perché non appena gli
attori recitavano, i veri personaggi intervenivano insoddisfatti. Alla fine della commedia tutto
rimane allo stadio potenziale di un dramma irrisolto.
Scienze: Il benzene è un idrocarburo aromatico, con formula bruta 𝐶6 𝐻6 . Esso è fortemente
insaturo, ma la sua particolarità è di non reagire come gli altri composti insaturi. Il benzene infatti,
non dà reazioni di addizione elettrofila, ma si comporta come un composto saturo, dando
reazioni di sostituzione. L’ambiguità di tale fenomeno è da ricercare nella sua struttura, molto
difficile da decifrare. La prima teoria riguardo tale struttura è la teoria della risonanza, che dice
che la struttura del benzene è un ibrido tra due forme limite, che differiscono solo per la posizione
dei doppi legami. Una teoria invece più corretta è quella degli orbitali molecolari, che ammette
l’esistenza di una sola struttura del benzene, con un unico orbitale disposto su due piani paralleli, al
di sopra e al di sotto dell’anello di sei atomi di carbonio, in modo da formare due nuvole elettroniche.
Studi recenti hanno dimostrato che la struttura del benzene è in 126 dimensioni e risolvibile solo
usando un complesso algoritmo.
Arte: Col termine serata futurista si intende uno spettacolo teatrale provocatorio e irriverente
organizzato per la prima volta al teatro Chiarella di Torino l'8 marzo 1909 da un gruppo di futuristi.
In un periodo storico in cui il teatro sta acquisendo sempre più importanza, i futuristi decisero di
usarlo per fare propaganda.
Organizzatore e propugnatore delle serate futuriste era Filippo Tommaso Marinetti, che ha
basato gli spettacoli sulla provocazione. Il filo conduttore delle serate infatti era quello di
intrattenere il pubblico provocandolo e nel contempo diffondendo le idee futuriste. Spesso la
provocazione era puramente voluta, concedendo i primi posti a persone irruente, oppure
assegnando lo stesso posto a più persone.
Durante lo spettacolo gli artisti presentano quadri, poesie e "parole in libertà", leggono manifesti.
Gli spettatori sono in genere intellettuali, professionisti, aristocratici, ma anche giovani e operai. Dal
palco Marinetti e compagni provocano il pubblico, che a sua volta risponde, secondo un cliché
abituale, lanciando ortaggi, uova, ecc. La serata si trasforma così in una guerra in miniatura che
esige il più viscerale coinvolgimento dello spettatore. Per sedare tafferugli intervengono spesso le
forze dell'ordine e i quotidiani del giorno dopo riportano in cronaca le notizie dei tumulti, fornendo
ai futuristi una pubblicità gratuita, e contribuendo a diffondere l’ideologia futurista.
Storia: Per via dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, e del progredire degli spettacoli
teatrali, qualsiasi ambito della vita del XX sec. appare come un grande spettacolo teatrale. Tale
fenomeno influenza anche la politica, portando i politici a declamare discorsi sempre più simili ai
monologhi teatrali, studiando la loro mimica, il loro linguaggio del corpo, ma soprattutto il loro
modo di parlare e di scandire le parole. In questo periodo infatti la “visione” di un discorso si è
sempre più imposta sull’ascolto delle parole del discorso stesso. Ecco quindi che per essere
convincenti e per farsi ascoltare, bisognava farsi vedere, dare spettacolo. In questo ambiente politico
ricade perfettamente l’ideologia fascista, che trova nel personaggio di Benito Mussolini un grande
interprete, che metteva in pratica alla perfezione gli insegnamenti provenienti dalle arti e dal teatro.
Caratteristico elemento comune all’attorico e al politico è la retorica, dato che entrambi i fenomeni,
attraverso la forza dell’elocuzione e dell’azione, devono riuscire a persuadere lo spettatore: nel primo
caso si persuade facendo aderire a un orizzonte fantastico, nel secondo caso facendo aderire ad un
orizzonte ideologico.
Un esempio di come la teatralità sia andata in favore della propaganda fascista si può trovare
nel discorso del 10 giugno 1940 proclamato da Mussolini, in cui viene annunciata la guerra a Francia
e Gran Bretagna.
IL TEMPO
Il tempo, definito come il regista della nostra quotidianità, non può non essere presente in tutte le
opere artistiche, letterarie, musicali, e in tutti gli studi fisici o filosofici. Le teorie sul tempo sin dagli
inizi del pensiero umano sono state le più disparate: dal tempo eterno di Parmenide contrapposto a
quello mobile di Eraclito (Filosofia), passando per Sant’Agostino fino ad arrivare ad Henri Bergson
(1859-1941), che ha definito proprio il tempo dividendolo in tempo, durata, tempo della vita e tempo
della scienza (parlare del tempo in Bergson). Mentre il filosofo francese esponeva le sue teorie
sul tempo, e sulla sua relatività, esse trovavano conferme anche nella fisica moderna (Fisica), grazie
alle teorie della relatività, prima ristretta e poi generale di Albert Einstein (1879-1955), che hanno
rivoluzionato il mondo della fisica e non solo (parlare del tempo nella relatività).
I discorsi sul tempo però, come detto, non iniziano nel 1900. Da sempre infatti si discute del tempo
e di come questo influisca sulla vita dell’uomo. Oltre ai primi filosofi greci infatti, anche nella
letteratura latina il tema del tempo è straordinariamente affrontato (Latino), soprattutto da Seneca
ed Orazio, che nelle loro opere De brevitate vitae e Carpe diem espongono le loro teorie sul tempo
e su come esso vada usato (parlare del tempo in Seneca e Orazio).
Il tempo quindi è sempre stato al centro delle discussioni e delle teorie di filosofi e pensatori, di
conseguenza è ovvio che questo abbia influito nelle maggiori opere d’arte, letterarie e musicali. Se
infatti alla base della musica c’è il tempo, che permette a tutti i musicisti di suonare assieme, questo
è alla base anche delle opere letterarie e dei romanzi, soprattutto con i concetti di fabula e intreccio.
Il primo è l’ordine cronologico degli avvenimenti, il secondo è l’ordine con cui vengono trattati
all’interno di un racconto o di un romanzo (Italiano). Spesso fabula e intreccio non coincidono, ma
vengono alterati dall’uso di flashback o altre figure retoriche. Uno dei maggiori esempi in cui si nota
l’importanza del tempo, fabula e intreccio nella letteratura italiana è La coscienza di Zeno, in cui gli
avvenimenti non vengono trattati in ordine cronologico ma vengono suddivisi in sei nuclei tematici.
(parlare del tempo nella coscienza di Zeno).
Ovviamente anche nella letteratura inglese (Inglese) il tempo è un elemento fondamentale dei
romanzi, e uno dei maggiori esempi è dato dalle opere di Samuel Beckett (1906-1989), in cui passato
e futuro perdono di significato per lasciare spazio a un flusso continuo di pensieri e azioni da parte
dei protagonisti (parlare del tempo in Beckett).
Mentre Beckett metteva il tempo alla base delle sue opere, contemporaneamente anche nello
scenario artistico (Arte) del 1900 questo era in presente in larga parte nei dipinti, infatti con il
futurismo il tempo diventa protagonista del dipinto. Questa tendenza si può notare nel dipinto
Dinamismo di un cane al guinzaglio di Giacomo Balla (1871-1958), in cui è rappresentato un cane
che si muove in diversi istanti temporali (parlare del dipinto).
Il tempo però non è necessario solamente nella musica, nella letteratura e nell’arte: ogni cosa
presente nell’universo ha bisogno di un tempo più o meno lungo per accadere. Un esempio sono
tutte le attività svolte negli organismi viventi (Scienze), che spesso hanno bisogno di molto tempo
per completarsi. Esistono però delle speciali proteine, chiamate enzimi, che hanno il compito di
catalizzare, cioè accelerare proprio queste reazioni, rendendo così possibile il loro completamento
in tempi brevi (parlare degli enzimi).
Filosofia: Il filosofo spiritualista Henri Bergson è quello che per primo ha dato una definizione
vera e propria del tempo, mettendo alla base della sua filosofia i concetti di tempo della scienza
e tempo della vita. Il tempo della scienza è quantitativo e omogeneo, reversibile e discontinuo,
cioè astratto, esteriore e spazializzato, quindi un costruzione formale di tipo scientifico-metafisico.
Il tempo della vita invece coincide con il fluire della coscienza, ed è qualitativo, irreversibile e
continuo, quindi è concreto ed esteriore e si identifica con la durata, cioè un continuo fluire non
sempre uguale, senza tagli netti o separazioni radicali. Bergson inoltre associa un simbolo al tempo
della scienza e della vita. Quello della scienza ha come simbolo una collana di perle, sì perfetta e
bellissima, ma sempre uguale, infatti tutte le perle sono uguali tra loro. Quello della vita invece ha
come simbolo un gomitolo di lana, meno apparentemente perfetto della collana di perle, ma
bellissimo perché muta sempre e cresce su sé stesso. Bergson inoltre aggiunge, nella sua opera il
Saggio sui dati immediati della coscienza, che la durata, quindi il tempo della vita, coincide con la
coscienza stessa e con la memoria, e in un’opera successiva, Materia e Memoria, il filosofo
aggiungerà che la memoria si differenzia dal ricordo-immagine e dalla percezione. Queste ultime
due facoltà quindi, dice Bergson, non sono assimilabili al tempo della vita.
Latino: Seneca e Orazio, due letterati e filosofi latini, hanno parlato del tempo in maniera
contrapposta, dimostrando come questa sia una grandezza che dipende da chi la vive. Se infatti il
primo nella sua opera De Brevitate Vitae dice che il tempo è essenziale per la nostra esistenza, e che
la presunta brevità della vita in realtà è la conseguenza della nostra incapacità di usare il tempo.
Seneca infatti parla degli occupati, cioè tutti coloro che sprecano il loro tempo usandolo per attività
inutili, rimandando fino alla vecchiaia il momento per dedicarsi all’otium. Seneca conclude dicendo
che l’unico modo per sfruttare al meglio il tempo quindi, è dedicarsi sin dalla gioventù all’otium e
alla filosofia. In maniera contrapposta abbiamo il Carpe Diem di Orazio, in cui il poeta latino invita
a godersi il tempo a pieno, sfruttando ogni piccola cosa che ci capita giorno per giorno, nella
consapevolezza che il tempo scorre giorno per giorno, e le gioie e i dolori non sono eterni. Il verso
infatti procede con le parole “quam minimum credula postero”, cioè “confidando il meno possibile
nel domani”
Italiano: Nel romanzo non vi è una successione cronologica del tempo, bensì il passato del
personaggio riaffiora continuamente e si intreccia al presente, a riprodurre l’esatto movimento
incessante e non lineare della coscienza e della memoria di Zeno. Da qui ne deriva una struttura per
niente limpida ed uniforme, ma al contrario, si spezza in tantissimi momenti distinti e alla
ricostruzione del trascorso del protagonista è dedicato un intero capitolo assai ampio ed esteso. Gli
argomenti dei veri capitoli, dopo la Prefazione del Dottor S. ed un preambolo sono: il vizio del fumo
ed i suoi sforzi per sfuggirne, i rapporti conflittuali e la morte del padre, la storia del suo matrimonio,
il rapporto con la moglie e con la giovane amante Clara, la storia della sua associazione commerciale
con Guido ed infine la sua riflessione sulla psico-analisi.
Inglese: The impression of immobility of his works is reinforced by his concept of time: while in
traditional plays there is a chronological development of the events, in Beckett’s plays there is no
past (tradition) or future (expectations or progress), but there is only a series of endless repetitions.
A paradoxical effect is that; while Beckett’s plays seem to be timeless, his characters are obsessed
with the problem of time, as if they were trapped in it and forced to fill it with futile dialogues and
gestures, like in Waiting for Mr Godot.
Arte: Dinamismo di un cane al guinzaglio è un’opera del 1912 in cui Balla mostra l’intero arco di
movimento di un bassotto e delle gambe della sua elegante padrona. I colori sono pochissimi, quasi
si trattasse di una vera fotografia in bianco e nero, della quale riprende anche il linguaggio
compositivo. Lo spazio è totalmente privo di riferimenti architettonici o prospettici, limitandosi a
descrivere il movimento tramite pennellate leggere che replicano le forme delle due figure e del
sottile guinzaglio.
La rappresentazione del movimento era per i futuristi il miglior modo per dipingere il tempo come
un’entità allo stesso tempo reale e astratta. Possiamo vedere davanti a noi una scena in svolgimento
su una linea temporale, nonostante essa sia assolutamente statica. Vediamo le corte zampette del
cane trotterellare felici accanto alla padrona, che con il suo passo svelto fa ondeggiare la gonna e
battere i tacchi sul selciato. Il guinzaglio metallico si agita nell’aria e il bassotto scodinzola frenetico
agitando insieme le lunghe orecchie.
Scienze: Gli enzimi sono strettamente legati al tempo delle reazioni chimiche che avvengono infatti
essi sono proteine specializzate per la funzione catalitica e agiscono accelerando le reazioni
chimiche.
Gli enzimi inoltre si distinguono dai catalizzatori inorganici per alcune proprietà caratteristiche che
li rendono unici nello svolgimento della funzione catalitica. Tali proprietà sono:
• Sono straordinariamente efficienti. Gli enzimi infatti possono catalizzare una reazione
rendendola fino a 1017 volte più veloce della reazione non catalizzata.
• Sono altamente specifici. Un enzima infatti riconosce selettivamente la molecola che deve
essere trasformata nella reazione e i suoi enantiomeri.
• Sono modulabili. La velocità di una reazione enzimatica infatti può essere modulata grazie
all’intervento di alcune molecole.
• Agiscono in condizioni fisiologiche. Gli enzimi agiscono nelle condizioni di pH,
temperatura e pressione caratteristiche degli organismi viventi.