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Copia Di Riassunti

Il documento riassume brevi brani dell'Odissea di Omero. I brani descrivono gli incontri di Atena con Telemaco e Penelope, l'inganno di Penelope per ritardare le nozze con i Proci, il viaggio di Telemaco a Sparta da Menelao e il racconto di Menelao sulle sue avventure.

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Il documento riassume brevi brani dell'Odissea di Omero. I brani descrivono gli incontri di Atena con Telemaco e Penelope, l'inganno di Penelope per ritardare le nozze con i Proci, il viaggio di Telemaco a Sparta da Menelao e il racconto di Menelao sulle sue avventure.

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L’ODISSEA

RIASSUNTO DEI BRANI


___

Atena nella reggia di Odisseo

Atena, ottenuto il consenso da Zeus al ritorno di Odisseo, vuole convincere Telemaco ad


affrontare la situazione che incombe sulla sua casa. La dea si arma, calza i sandali d’oro e scende
dalle vette dell’Olimpo. Arrivata alla reggia, assume l’aspetto di Mente, re dei Tafi (popolazione
di mercanti e di pirati situata a nord di Itaca)e si ferma sulla soglia dell’atrio, dove luogo in cui
gli ospiti attendevano prima di essere accolti dal padrone. Ella trovò i pretendenti che stavano
giocando ad un gioco e che trascorrevano la giornata tra divertimenti, danze e canti. Per primo
la vide Telemaco, indignato poiché lo straniero stava aspettando da tempo, lo accolse
cortesemente e la condusse nel megaron, grande sala in cui si banchettava.
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Penelope

Mentre si svolge il colloquio tra Telemaco e Atena, i Proci ordinano all’aedo Femio (aedo della
casa di Odisseo, rimasto fedele al padrone e quindi canta per i pretendenti contro la sua volontà.
Il nome Femi è connesso con il verbo femi che significa annunciare dire) di cantare le gesta degli
eroi accompagnato con la cetra. Femio intona un nostos, il canto dei ritorni degli Achei da Troia.
Penelope però lo sente dalle sue stanze e, insieme alle sue ancelle, scende nel megaron.
Tuttavia il racconto dell’aedo è per lei straziante poiché le ricorda il dolore e la nostalgia per il
marito. Così la regina chiede a Femio di scegliere un altro tema; Telemaco allora risponde che
non è giusto prendersela con il cantore perché qui l’unico responsabile è Zeus, visto che
assegna a ciascuno uomo la sorte che vuole. Egli la manda bruscamente nelle sue stanze e le
dice di tenersi occupata filando o ordinando alle ancelle quali compiti svolgere. Lei,
meravigliata dalla trasformazione del figlio, che per la prima volta si impone come uomo e
padrone di casa, si dirige nelle sue stanze. Salita di sopra, piangeva Odisseo finché Atena mette
fine al rimpianto e al dolore regalandole un dolce sonno.

L’inganno della tela

Telemaco ha convocato il suo popolo e dopo aver invocato Zeus e Temi, rimprovera gli abitanti
di Itaca di essere troppo passivi di fronte ai soprusi dei Proci. Poi, in preda all’emozione, getta a
terra lo scettro e scoppia in lacrime. Allora prende la parola il capo dei Proci, Antinoo, che dopo
aver svelato l’inganno della tela, ritorce a Penelope tutte le accuse. L’inganno infatti consisteva
nel convincere l Proci ad attendere che ella terminasse il lenzuolo funebre per Laerte, ma ella di
giorno tesseva e di notte lo disfaceva. In questo modo riuscì per tre anni ad eluderli, e promise
che ,quando sarebbe giunto il quarto anno, ella avrebbe sposato uno dei Proci. Tuttavia un
giorno una delle sue ancelle che era a conoscenza del misfatto, raccontò tutto ai Porci, i quali la
colsero a disfare l’ordito, e controvoglia fu costretta a terminarlo. Infine Antinoo dice a
Telemaco, essendo l’uomo di casa, di imporre a Penelope di sposare chi egli sceglierà per lei.

Telemaco a Sparta

Telemaco ,insieme a Pisistrato, figlio di Nestore, è giunto a Sparta mentre si stanno celebrando
le nozze dei figli di Menelao: Ermione e Megapente. Eteoneo, scudiero di Menelao, riferisce dei
due giovani al re e gli suggerisce di mandarli presso un altro ospite. Menelao, che ha beneficiato
di molta ospitalità, lo rimprovera bruscamente e gli ordina di accoglierli e di accudire i loro
cavalli. Essi ,appena entrati, sono rimasti abbagliati dalla ricchezza della casa. Menelao allora li
invita ad unirsi a un banchetto e ,dopo aver terminato il pranzo, egli racconta brevemente del
suo viaggio di ritorno e dice di aver sofferto molto per la perdita dei suoi compagni e soprattutto
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per l’assenza di Odisseo, uomo a cui sono capitati troppi dolori, oltre ad essere lontano non si sa
neppure se sia vivo o se sia morto. Dicendo così, Telemaco inizia a piangere, solo dopo aver
sollevato sugli occhi il mantello. A Menelao non sfugge quel gesto e mentre stava pensando a
cosa dire, Elena sopraggiunge nella sala proprio in quel momento, e vede immediatamente in
Telemaco un’immensa somiglianza con Odisseo, che aveva incontrato vent’anni prima a Troia.
Allora anche Menelao espone le sue perplessità e racconta affettuosamente dell’amico,
sollevando nell’aria una certa tristezza.

Il racconto di Menelao

Menelao promette a Telemaco che non gli nasconderà nulla di quanto ha saputo dal vecchio dio
marino Proteo. Una bonaccia lo aveva trattenuto da venti giorni nell’isola di Faro e per la
mancanza di cibo ricevette l’aiuto di una ninfa di nome Eidotea, figlia di Proteo. Eidotea gli
rivelò che suo padre avrebbe potuto svelargli le ragioni della sua malasorte e per quale motivo
gli dei stessero impedendo il suo ritorno. L’unico modo però per poter avere queste informazioni
era quello di catturarlo, impresa ardua perchè Proteo aveva la facoltà di trasformarsi in qualsiasi
essere. Eidotea così gli suggerì uno stratagemma. Il mattino seguente Menelao con tre
compagni di fiducia si fece trovare sulla spiaggia. Poco dopo apparve Eidotea che aveva con sè
quattro pelli di foca, li fece sdraiare in fila e poi gettò su ognuno di loro una pelle.
Tuttavia l’odore della pelle di foca era micidiale, così Eidotea mise sotto le loro narici
dell’ambrosia e l’odore scomparve del tutto. Aspettarono per tutta la mattina, fino a quando a
mezzogiorno il vecchio uscì dall’acqua. Inizialmente non capì che quello fosse un inganno, così
si sdraiò anche lui. A quel punto si lanciarono contro Proteo, il quale iniziò a trasformarsi prima
in un leone, poi in un serpente, in una pantera, in un cinghiale, ed infine in acqua. Intanto loro
lo trattenevano con pazienza, e una volte che il vecchio fu stanco, Menelao lo interrogò e gli
chiese quale divinità stesse impedendo il suo ritorno. Allora il vecchio gli disse che era Zeus
perché, prima di lasciare Troia, si era dimenticato di offrire agli dei delle perfette ecatombi, e
che solo quando lo avrà fatto potrà ritornare in patria. Sentendo quelle parole, Menelao provò
un profondo dispiacere perché l'isola di Faro non era molto distante dal delta del Nilo e per gli
Antichi anche sono l’avvicinarsi al fiume era un’impresa assai ardua. Proteo in più gli rivelò che
molti eroi perirono in battaglia, altri invece sopravvissero; solo due degli Achei morirono dopo
aver lasciato Troia, e quello ancora vivo era Aiace: prima Poseidone lo fece approdare in salvo ,
poi però accecato dall’orgoglio disse che si era salvato da solo, malgrado l’aiuto degli dei;
Poseidone udì queste parole e poi colpì la Rupe Girea e la spaccò in due. Lo spezzone su cui era
Aiace crollò in mare e così egli morì. Infine, il vecchio gli rivelò anche il destino del fratello
Agamennone che era stato ucciso da Egisto e che in futuro lui stesso o Oreste, figlio di
Agamennone, avrebbero rivendicato la sua morte. Sebbene fosse devastato nel cuore e
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nell’animo chiese a Proteo di Odisseo. Lui allora disse che il figlio di Laerte era trattenuto ad
Ogigia dalla Ninfa Calipso da ben sette anni. Aveva perso l’ultima nave e gli ultimi compagni in
un naufragio. Infine disse a Menelao che gli immortali lo avrebbero mandato nel Campo Elisio,
dove la vita è facile e non vi è mai tempesta. Questo destino gli è stato riservato solo perché è il
marito di Elena e quindi è genero di Zeus. Detto ciò si avviò alle nave e si immerse nel mare.

L’isola di Ogigia: Calipso e Odisseo

Sull’Olimpo si tenne il concilio degli dei, in cui Atena si lamentava con Zeus delle insidie che i
Proci stavano tramando contro Telemaco. Zeus le consentì di accompagnare e di proteggere
Telemaco; Poi si rivolse a Ermes e gli ordinò di comunicare il suo volere a Calipso: Odisseo
partirà da Ogigia su una zattera e arriverà a Scheria, dove sarà accolto gentilmente . Ermes,
dopo aver udito la volontà di Zeus, si legò i sandali d’oro e volò sul mare finché giunse all’isola
di Calipso. Scese nella grotta di Calipso, la quale lo accolse e quando fu sazio, il messaggero le
riferì l’ordine di Zeus, e poi lasciò l’isola. Calipso allora raggiunse Odisseo e gli comunicò il
volere degli dei. Odisseo però non si fida di lei ed esige che ella si impegni con un giuramento a
lasciarlo andare. Entrambi si diressero verso la grotta ed ella gli disse che se solo avesse
immaginato quante pene avrebbe dovuto sopportare prima di giungere in patria,non avrebbe
esitato a restare con lei e che lo avrebbe reso immortale. Ella era superiore a Penelope in
aspetto e beltà, poiché le donne mortali non possono competere con le dee. Ma nonostante ciò
Odisseo decise di partire una volta per tutte, pur sapendo che il viaggio di ritorno non sarebbe
stato facile. Detto così, calò il sole e sopraggiunge la notte. La mattina dopo Odisseo indossò un
mantello e una tunica; la ninfa invece iniziò a preparare la sua partenza.

Nausicaa

Mentre Odisseo dorme, Atena predispone le condizioni perché egli possa trovare ospitalità
presso i Feaci. Appare in sogno a Nausicaa, la figlia del re, nelle sembianze di una sua cara
amica la esorta a recarsi al fiume a lavare le vesti. Nausicaa si reca dal padre e ottiene da lui il
permesso di recarsi fuori città. Al fiume, Atena fa in modo che Odisseo e Nausicaa si incontrino:
le grida delle giovani donne che si divertono giocando a palla, svegliano l’eroe e chiede aiuto.
Detto così sbuca dagli arbusti e si guarda intorno insicuro. Poi strappa un ramo ricco di foglie
per coprirsi perché era nudo, e avanza verso le fanciulle. Quando lo vedono apparire, le ancelle
fuggono via terrorizzate. Nausicaa, invece, non si muove. Lei non ha paura, perché Atena le
aveva infuso coraggio nel cuore. Odisseo rimane distante e dice che lei è la prima persona che
aveva incontrato e che la tempesta lo ha gettato in una terra, di cui non conosce il nome, le
chiede uno straccio con cui potersi coprire e la via per la città. La giovane gli dice che non ha
l’aria di essere u pezzo o un miserabile, quindi riceverà quello che desidera;si presenta e gli
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rivela che l’isola in cui si trovano è la terra dei Feaci. Nausicaa chiama le ancelle, le rimprovera
per essere fuggite e ordina loro di lavare l’uomo nel fiume e di offrirgli del cibo. Allora Odisseo
con l’acqua del fiume si lava, si unge copiosamente il corpo e poi indossa delle vesti.
Infine le ancelle portano ad Odisseo cibo e bevande, e lui mangia tutto in abbondanza, poiché
era a digiuno da tempo.

Il palazzo e il giardino

Nausicaa è già rientrata alla reggia quando Odisseo si incamminava a sua volta verso la città.
Atena lo avvolge in una fitta nebbia rendendolo invisibile. Poi la dea gli si fa incontro nelle
sembianze di una giovane donna; Odisseo le chiede di indicargli la reggia e la dea lo
accompagna. Lungo la via l’eroe osserva stupito il porto e ammira le piazze. Una volta giunti al
palazzo, Atena gli illustra la stirpe del re dei Feaci e gli consiglia di rivolgersi alla regina Arete
per ottenere l’aiuto che cerca. A quel punto Atena se ne va via e si dirige nella casa di Eretteo.
Odisseo allora si volge al palazzo e prima di entravi ammira la soglia ricoperta da lamine di
bronzo, come anche i muri. Ai lati vi sono statue rivestite di oro e d'argento, che hanno una
funzione ornamentale e magica. Invece lungo le pareti stanno gli altri seggi dei nobili Feaci.
Oltre al giardino, c’è un grande giardino di quattro misure. E’ colmo di alberi molto rigogliosi
con splendidi frutti.

Odisseo si rivela ai Feaci

Odisseo si dirige verso la regina Arete e le abbraccia le ginocchia con il gesto tipico dei supplici.
Dice di essere naufragato nelle coste di Scheria e chiede aiuto per ritornare in patria. L’ospite
viene accolto e Alcinoo ordina di preparare per l’ospite una nave una scorta. Il re con danze,
con canti dell‘aedo cerca in tutti i modi di mettere l’uomo a suo agio. Durante il banchetto
Odisseo invita l’aedo di corte, Demodoco, a cantare l’inganno del cavallo di legno.

Seguendo il consiglio di Nausicaa, egli si rivolge supplice ad Arete, sotto gli occhi attenti di
tutti gli ospiti, stupiti della sua improvvisa apparizione. Infine l’anziano Echeno invita
Alcìnoo ad accogliere lo straniero. Alcinoo si dichiara disposto a fornire all’ospite navi veloci
e una scorta per tornare in patria. Dopo aver offerto una libagione e aver cenato, gli ospiti si
congedano. Rimasto solo con il re e con Arete, Odisseo narra di essere stato trattenuto a
lungo da Calipso nell’isola di Ogigia e che solo per intervento degli dei è potuto ripartire;
scampato a malapena a una terribile tempesta, è approdato a Scheria dove Nausicaa lo ha
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soccorso, gli ha donato una veste e gli ha indicato la strada per raggiungere la reggia. Alla
fine di questo primo racconto, Odisseo e i suoi ospiti si recano a dormire.

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