dispensa di Storia dell’Arte-Daniele D’Arienzo
INTRODUZIONE ALL'ARTE ROMANA
Fondata secondo la leggenda nel 753 a.C da Romolo sul colle Palatino, Roma per i primi due
secoli della sua storia fu governata da 7 re finendo sotto l'egemonia etrusca e assorbendone
la cultura.
In questo periodo il potere era nelle mani di un re supportato dai patrizi del Senato. Dopo la
cacciata di Tarquinio il Superbo Roma divenne una Repubblica, il potere era comunque di
pochi, solo dopo molti anni i plebei poterono migliorare le loro condizioni. E' in questo
periodo che la potenza di Roma si espande al resto del Mediterraneo e la ricchezza della
città porta alla formazione di una nuova classe sociale: quella dei Cavalieri. Le lotte per il
potere cessarono con Augusto, primo imperatore di Roma e con i suoi successori.
I Romani ebbero con l'arte sempre un rapporto molto problematico,essi erano infatti molto
più interessati alle cose concrete e reputavano l'arte una perdita di tempo. Si circondavano
di oggetti utili realizzati con materiali poveri e di fattura [Link] oro e oggetti
preziosi iniziarono ad arrivare dalle Province, Roma entra in contatto con l'arte classica, ma
sempre con un certo disagio. Questo atteggiamento si avrà anche durante il periodo
imperiale, quando ormai esisteva una vera arte romana che si esprimeva soprattutto nei
ritratti degli antenati, nelle grandi opere pubbliche nelle architetture onorarie per celebrare
un evento o un personaggio. Non si ricordano nomi di artisti, l'arte romana è anonima
proprio perché l'interesse dello Stato prevale sul singolo.
TECNICHE COSTRUTTIVE DEI ROMANI
L'architettura greca basa le proprie tecniche costruttive sul principio dell'architrave, quella
romana sul principio dell'arco della volta che permettevano coperture solide e ampie. Poiché
per leggi fisiche volte e archi spingono i propri sostegni verso l'esterno, la tecnica romana
ricorreva a muri molto spessi e si avvalevano di potenti e innovative macchine da cantiere.
L'ARCO
L'arco è composto da una serie di elementi in pietra o mattoni detti CONCI; quello situato in
alto è detto CHIAVE. Le linee radiali che separano i conci sono i GIUNTI. Il piano da cui si
inizia l'arco è detto PIANO DI IMPOSTA e le linee curve che lo delimitano si chiamano
INTRADOSSO o SESTO e ESTRADOSSO. Si chiama FRECCIA la distanza verticale fra piano
di imposta e il punto più elevato della linea di intradosso, mentre LUCE o CORDA la distanza
fra i [Link] parte esterna e visibile dell'arco è invece l'ARCHIVOLTO o GHIERA. I
Romani usavano solo l'ARCO A TUTTO SESTO in cui i conci sono indirizzati verso il centro
del cerchio.
Per sostenere l'arco durante la costruzione, che termina solo con la posa della chiave, si
ricorre ad una struttura in legno che lo sostiene e gli dà forma, la CENTINA, l'insieme delle
centine è detta ARMATURA, questa viene smontata al termine.
LA VOLTA
La volta si basa sul principio dell'arco, i tipi più usati dai Romani erano a BOTTE, ANULARI e
a CROCIERA.
VOLTA A BOTTE è la più semplice delle coperture, si impiega soprattutto per coprire spazi
rettangolari. Geometricamente appare generata da un arco a tutto sesto che scorre su due
linee parallele che possono essere anche inclinate per coprire ad esempio le scalinate.
-VOLTA ANULARE è un tipo particolare di volta a botte che ha i muri su cui si imposta
costituiti da due cerchi concentrici. -VOLTA A CROCIERA è ottenuta dall'intersezione di due
volte a botte.
I PARAMETRI MURARI
I Romani usavano la MALTA che è un composto formato da un legante la calce, e da uno o
più aggregati, sabbia, nonché acqua(OPERA CEMENTIZIA) . Unendo alla malta ghiaia o
scaglie di pietra o di mattone si otteneva il CALCESTRUZZO che una volta asciutto aveva la
consistenza della pietra. Questo materiale permise ai Romani di costruire edifici enormi,
inoltre veniva usato per riempire lo spazio tra due muri. I muri a vista erano di diversi tipi:
-OPUS INCERTUM : il muro era realizzato con pietre piccole e di varie forme; OPUS
RETICULATUM : era fatto con pezzi di tufo o pietra piramidali affogati nel calcestruzzo;
OPUS VITTATUM : fatto con piccoli parallelepipedi di pietra in file orizzontali; OPUS
TESTACEUM :era la tecnica più usata dai Romani e prevedeva l'utilizzo di soli mattoni;
OPUS SPICATUM :i mattoni o le pietre erano disposti a spina di pesce; OPUS MIXTUM :
consisteva nel raggruppare nello stesso lavoro vari tipi di muratura. Occorre però tenere
presente che spesso gli edifici, che oggi noi vediamo con i mattoni a vista, erano rivestiti di
materiali preziosi come il MARMO.
L'ARCHITETTURA
Per i Romani l'interesse dello Stato era prioritario, pertanto grande importanza rivestivano le
opere pubbliche come strade, ponti, fognature acquedotti, o gli edifici di uso comune:
mercati, terme basiliche. Per ognuno di questi i Romani crearono una specifica forma
architettonica uguale nel tempo. La disposizione degli accampamenti militari a pianta
quadrata divisi in sezioni da strade ortogonali, ad esempio servì per la fondazione delle
colonie e per l'organizzazione del paesaggio agrario in appezzamenti regolari detti
CENTURIAE.
Fra le opere ancora oggi visibili possiamo annoverare le s trade. Di grande importanza per i
commerci e lo spostamento delle truppe, erano larghe tre metri e composte da tre strati:
ciottoli, per il drenaggio dell'acqua; sabbia e ghiaia; lastre di pietra a forma convessa per
permettere all'acqua di defluire. Tra le meglio conservate è da ricordare la Via Appia che
univa Roma alla Campania e ai porti della Puglia
Costruire ponti era, per i Romani, sacro a cui presiedeva il collegio sacerdotale. Addirittura i
Romani pensavano che la parola pontifex derivasse da pons fàcere.D'altra parte l'economia
della prima Roma si basava proprio sull'esistenza di un ponte, il Pons Sublicius, sul Tevere,
su cui era richiesto un remunerativo pedaggio. Il ponte, edificato forse da Anco Marzio, era
tutto in legno e smontabile in caso di necessità. I ponti in muratura si compongono delle
seguenti parti: PILE, ARCATE, SPALLE e CARREGGIATA. Le pile sono strutture verticali con
fondazioni entro l'alveo del fiume, protette da rostri triangolari.
Le arcate sono in pietra a tutto sesto con archivolti decorati, la superficie tra due archi vicini
è detta timpano. Le spalle sono le strutture di appoggio sulle sponde. La carreggiata è infine
la parte percorribile. A Roma due erano i ponti in pietra, entrambi del I sec. a.C., il ponte
Fabricio e il ponte Cèstio che collegavano le sponde del Tevere con l'isola Tibèrina.
Importantissimo per i Romani era l 'approvvigionamento idrico che avveniva tramite gli
acquedotti. Il più spettacolare era l'Acquedotto Claudio di circa 70 chilometri, un quarto dei
quali su arcate.
Le acque a Roma venivano usate anche per le Terme. La loro tipologia fu definita in età
imperiale da quelle di Traiano. Costruite da Apollodoro di Damasco, sorgono sui resti della
Domus Aurea di Nerone. Occupano 9 ettari: 330 x 315 metri. Sono ben esposte, il blocco
centrale comprende la Natàtio(piscina all'aperto), il Frigidàrium, il Tepidàrum e il Caldàrium,
ad essi erano annessi spogliatoi, palestre e sale massaggi il tutto era rivestito da mosaici e
marmi. Nelle mura esterne trovavano posto biblioteche, portici, giardini. Non possiamo
dimenticare in ultimo la Cloaca massima, fognatura della città da cui le acque di scolo
confluivano nel Tevere tramite un sistema di archi e volte sotterranee.
LE TERME ROMANE
Tra i luoghi ricreativi più frequentati dai romani, come occasione di socializzazione, di
divertimento vi erano sicuramente gli impianti termali, monumentali edifici pubblici con scopi
igienico-sanitari. A partire dal II sec. a.C., divennero sempre più importanti e
rappresentarono uno dei principali luoghi di ritrovo anche dal fatto che chiunque poteva
accedervi, anche i più poveri. I primi impianti termali nacquero principalmente in zone dotate
di sorgenti naturali di acque calde o curative. I focolari sotterranei si occupavano del
riscaldamento dell’acqua, diffondendo l’aria calda dagli ipocausti. L’articolazione degli
ambienti era sviluppata in successione, con una vasca di acqua fredda, il frigidarium, di
forma circolare coperta a cupola e il calidario, con bacini di acqua calda. Tra il frigidarium e il
calidarium vi era una stanza mantenuta a temperatura tiepida, il tepidarium. Le Natationes
erano le vasche utilizzate per le libere nuotate. Gli impianti termali romani, in particolare
quelli più grandi, comprendevano una serie di ambienti quali palestre, teatri, biblioteche e
botteghe.
DALL’ACCAMPAMENTO ALLA CITTÀ’
Nella cultura romana si prestava una particolare attenzione nell'ordinamento razionale della
città. Le strade, per lo più rettilinee, si dispongono a scacchiera, parallelamente ai due assi
viari principali: il cardo maximus da nord a sud e il decumanus maximus da ovest a est, l'uno
e l'altro in corrispondenza con quattro porte di accesso alla città. Nel punto di incrocio del
cardo e del decumano era situato solitamente il foro, la 3 piazza principale della città, centro
politico, religioso e amministrativo, ove sorgevano i più importanti edifici pubblici. Questa
struttura era tipica di quasi tutte le città romane, eccetto Roma, che era nata dall'unione di
vari insediamenti sui colli e nelle valli circostanti.
IL TEATRO ROMANO VS GRECO
Tra le differenze principali troviamo come il teatro greco, rispetto a quello romano (nato più
per scopo di divertimento), nasce sotto un profilo religioso, difatti la partecipazione era
obbligatoria, e le persone private della giornata lavorativa venivano poi retribuite.
Importante diversità interessa la posizione: il teatro greco sorgeva su pendii, in aree sacre
vicino ai templi, fuori dalle città; il teatro romano veniva costruito nel centro della città, ed era
un vero e proprio edificio; questo era possibile grazie alla conoscenza, dell'arco e della volta.
Per tutto il periodo che va dal 240 a. C. All'anno 0, a Roma non vi erano teatri stabili, cosa
già esistente in Grecia da secoli; dovremo aspettare infatti il teatro di Marcello, costruito
sotto l'ordine dell'imperatore Augusto. Per quanto riguarda la struttura all'interno dei teatri
riservate agli spettatori si possono notare notevoli disuguaglianze. Per i teatri greci le
gradinate venivano costruite in legno ed appoggiate ad un pendio naturale o scavate nella
roccia. I romani a differenza, avevano le proprie fondamenta, così da avere la cavea in
muratura, aperture e gallerie.
LE BASILICHE CIVILI
La basilica è una parola di origine greca per definire un edificio rettangolare con una navata
centrale fiancheggiata da 2 o 4 navate minori, più basse, divise da colonne o pilastri, che si
apriva sul foro della città ed era centro di riunioni, d'affari, o tribunale di giustizia. Spesso
una tribuna per i giudici (tribunal) sorgeva nel fondo della navata centrale, talvolta fornita di
abside o esedra. Un vestibolo (chalcidicum) poteva precedere l'ingresso, genericamente
situato sul lato breve opposto al tribunal.
In latino si dice basilica, dal greco basilikè, e significa reggia. L'origine della basilica romana è
stata da alcuni fatta risalire agli stoas greci ( colonnati coperti ) pertinenti alle sale pubbliche
ellenistiche. La stessa parola è greca e significa " regale ", ma la forma fu ereditata dai
romani, dove divenne il principale centro di attività, soprattutto commerciali e bancarie,
nonché tribunizie e oratorie.
Le caratteristiche architettoniche della basilica romana erano date da un gran numero di
colonne che sorreggevano un tetto a capriate, e una pianta con una navata centrale,
fiancheggiata su ogni lato da un corridoio stretto, a volte doppio. La sostituzione di diversi
muri con le colonne fece di questi ambienti degli open spaces, in alcuni casi aperti anche
all'esterno, come un padiglione riccamente coperto ma senza pareti.
Essa aveva una navata centrale [Link] permetteva tante finestre in alto senza che chi
era fuori potesse vedere ciò che accadeva dentro. Ciò risultava molto pratico quando si
tenevano assemblee non pubbliche, ad esempio le riunioni del senato. Così nessuno poteva
vedere ma soprattutto non poteva ascoltare.
Da Costantino in poi però, quando la Chiesa acquisì le ricchezze per costruire sale di culto
grandi e ornate, il termine basilica fu applicato alle chiese, per le quali l'architettura basilica
era più adatta rispetto al tempio romano, che non teneva la congregazione sotto il tetto, e
che invece si svolgeva intorno all'altare sacrificale di fronte al tempio, in area libera.
I SANTUARI
Riconosciamo l’impronta ellenistica innanzitutto nella composizione architettonica di
insieme, si basano sulla presenza di un porticato che cinge uno spazio sacro (quello che i
greci avrebbero chiamato temnos e che invece in latino è templum, spazio consacrato), il
porticus triplex, che definisce un’area all’interno della quale generalmente sorge il tempio
(cioè aedes), tutta l’area che sta tra il tempio ed il porticato è un’area sempre sacra che ha la
funzione di ospitare le cerimonie. Lo spazio era impostato secondo almeno un asse di
simmetria, che generalmente è quello che passa al centro della composizione e che rende
uguale la parte di sinistra con la parte di destra, conferendo alla composizione un senso
generale di equilibrio.
Un’altra conseguenza che deriva dall’ellenismo è la monumentalità, che favorito dalla
presenza dell’asse di simmetria e dal fatto che nella maggior parte dei casi questi complessi
sono costruiti sfruttando la pendenza del terreno .
DOMUS ROMANA
La domus era un tipo di abitazione utilizzata nell'antica Roma. Era un domicilio privato
urbano e si distingueva dalla v
illa suburbana, che invece era un'abitazione privata situata al
di fuori delle mura della città, e dalla villa rustica, situata in campagna e dotata di ambienti
appositi per i lavori agricoli. La domus era l'abitazione delle ricche famiglie patrizie, mentre le
classi povere abitavano in palazzine chiamate insulae.
La domus si sviluppava in orizzontale ed era composta da molte stanze con funzioni diverse:
l'ingresso bipartito in vestibulum e fauces (da cui si accedeva all'atrium, che era la stanza
centrale subito dopo l'ingresso, da cui si poteva accedere agli altri ambienti che vi si
affacciavano), le stanze da letto dette cubicula, la sala dei banchetti detta oecus tricliniare o
triclinium (dove gli ospiti potevano mangiare sdraiati sui letti tricliniari), alcuni ambienti
laterali detti alae, il t ablinum (locale adibito a salotto o studio solitamente posto in fondo
all'atrium).
Le stanze che si affacciavano direttamente sulla strada erano solitamente affittate a terzi per
essere adibite a negozi o botteghe artigiane ed erano denominate t abernae.
Nel retro della casa all'aperto c'era l'hortus, il giardino/orto domestico.
Le domus più prestigiose erano più ampie ed erano composte di due parti principali: la prima
gravitava attorno all'atrio, la seconda attorno alperistylium, un grande giardino p
orticato su
cui si affacciano altre stanze, ornato solitamente da alberi da frutto, giochi d'acqua e piccole
piscine.
L'illuminazione era fornita dalla luce solare che entrava dal c ompluvium dell'atrio e
illuminava di riflesso le stanze ad esso adiacenti. Dal compluvium entrava, oltre che la luce
anche l'acqua piovana che veniva raccolta in una vasca o cisterna quadrangolare al centro
dell'atrio detta impluvium
LA PITTURA PARIETALE POMPEIANA
primo stile
Collocabile tra il 150-80 a.C. è anche detto stile strutturale o dell’incrostazione. Diffuso sia
negli edifici pubblici che nelle domus private, tendeva a riprodurre il rivestimento delle pareti
in opus quadratum; Nel primo stile la parete è scandita da una sequenza fissa:
-una prima fascia decorata con cornici in stucco sporgente
-una fascia centrale decorata con sistemi che imitavano il marmo, il granito o alabastro
- uno zoccolo solitamente di colore giallo
secondo stile
Detto anche stile architettonico, è collocabile tra l’80-fine I sec. a.C.
La sostanziale differenza col primo stile sta nelle creazioni di cornici e fregi con tralci
vegetali, è caratteristico l’elegante effetto prospettico, con illusioni di podi e finti colonnati,
edicole e porte.
Secondo Vitruvio il secondo stile era una sorta di imitazione di vedute di edifici, colonne e
frontoni sporgenti; L’esempio più antico di pittura di secondo stile è presente a Roma nella
casa dei Grifi sul Palatino, collocabile tra il 120 e il 90 a.C.
terzo stile
Definito anche stile ornamentale, è profondamente diverso nella tridimensionalità rispetto al
secondo stile, presenta elementi piatti con aree di pittura riempite da un solo colore, in
prevalenza scure, che avevano al centro piccoli pannelli( pinakes) che raffiguravano scene di
varia natura. Alcuni esempi potevano essere figure alate, ramificazioni vegetali, candelabri.
Un esempio lo si trova nel tablinum della casa di Marco Frontone, presso gli scavi di Pompei.
quarto stile
Si impose a Pompei dopo il 60 d.C. Si distingueva dagli altri stili principalmente per
l’introduzione di architetture di ispirazione fantasy, come la Domus Aurea di Nerone.
Lo stile può essere paragonabile all’intenso decorativismo caratteristico del rococò.
AUGUSTO DI PRIMA PORTA
La statua databile agli inizi del I secolo d.C., fu rinvenuta nella Villa Livia, moglie di Augusto,
presso Prima Porta lungo la Via Flamina. Raffigura l’imperatore nell’atto di parlare ai soldati,
vestito di corazza e con il mantello attorno ai fianchi. A rilievo sulla corazza, il re dei Parti
restituisce a un generale romano le insegne strappate a Crasso nel 53 a.C. durante la
rovinosa battaglia di Carre. La scena è inserita in un paesaggio cosmico: in alto sono visibili
la personificazione del Cielo al centro, il carro solare di Apollo e Aurora ai lati. In basso si
riconoscono Apollo sul grifone, la dea Terra e Diana. L’impostazione generale si ispira al
Doriforo, capolavoro dello scultore Policleto;
ARA PACIS AUGUSTAE
L'Ara Pacis Augustae, ovvero l'Altare della Pace di Augusto, celebrò la pacificazione
nell'area mediterranea realizzata dall'imperatore Augusto dopo le vittoriose campagne di
Gallia e di Spagna.
Si compone di un recinto rettangolare in marmo di m 11,65 x 10,62, elevato su un podio e
fornito di due porte nei lati più lunghi, alle quali si accede tramite una scala. All'interno del
recinto è situato l'altare vero e proprio, elevato su tre gradini, mentre altri cinque gradini
permettevano al sacerdote di raggiungere la mensa, ossia il piano dell'altare sul quale si
celebravano i sacrifici.
Il recinto è suddiviso in due registri decorativi: quello inferiore vegetale, quello superiore
decorativo, separati da una fascia con motivo a svastica. La parte esterna è costituita da
pannelli inquadrati da lesene marmoree con capitelli corinzi: la zona inferiore è identica su
tutti e quattro i lati ed è costituita da una tessitura di girali di acanto che dipartono
simmetricamente da un unico cespo disposto al centro di ogni pannello; la zona superiore,
invece, si presenta più varia, con quattro quadri marmorei raffiguranti scene mitologiche ed
allegoriche nei lati lunghi, ossia a fianco delle due porte, e due rappresentazioni di carattere
storico nei lati brevi. Il primo quadro (sulla fronte del recinto, a sinistra della scala di accesso)
reca la rappresentazione del "Lupercale", la grotta cioè dove la lupa della leggenda avrebbe
allattato i gemelli Romolo e Remo.
Il più importante è sicuramente il fregio posto ad est, nel quale si riconoscono i membri della
famiglia imperiale disposti secondo un rigido ordine gerarchico: in testa Augusto con il capo
velato, affiancato da due personaggi togati e seguito dai quattro Flamini con l'elmo apicato e
da un "senatore" con la scure; seguono Agrippa con il figlio Caio Cesare, Giulia (figlia di
Augusto e moglie di Agrippa), Tiberio, Antonia Minore (figlia di Marco Antonio e di Ottavia,
sorella di Augusto) seguita dal figlio Germanico e rivolta verso il marito Druso (fratello di
Tiberio), il piccolo Domizio (figlio di Lucio Domizio Enobarbo e di Antonia Maggiore), Antonia
Maggiore con la figlia Domizia, Lucio Domizio Enobarbo e, prima di questi, in secondo piano,
Mecenate.
Anche l'altare reca una decorazione scolpita: sullo zoccolo vi sono rappresentati personaggi
femminili a rilievo, mentre la parte superiore è decorata con un piccolo fregio che gira
tutt'intorno, sia internamente che esternamente e rappresenta il sacrificio che il 30 gennaio
di ogni anno, nella ricorrenza della "consecratio" dell'altare, si compiva sull'ara. Il fregio è ben
conservato solo sulla fiancata sinistra, dove sono rappresentati, all'interno, le Vestali ed il
Pontefice Massimo ed all'esterno i sacerdoti ed i camilli con gli animali destinati ai
"suovetaurilia" (il sacrificio del maiale, della pecora e del toro).
I FORI IMPERIALI
I Fori Imperiali di Roma raccolgono una serie di piazze monumentali edificate tra il 46 a.C. e
il 113 d.C. Vengono considerati il centro dell'attività politica di Roma antica, un luogo che nel
corso dei secoli si è arricchito di strutture ed edifici.
La prima struttura che si incontra in questo sontuoso complesso è il Foro di Cesare. Questa
piazza, voluta da Giulio Cesare per motivi propagandistici, fu inaugurata nel 46 a.C. e
terminata dall'imperatore Ottaviano Augusto. La piazza presenta due portici sul lato est e
ovest mentre in fondo troneggia il tempio dedicato a Venere Genitrice.
Proseguendo nel nostro itinerario incontriamo il Foro di Augusto.
Fu realizzato per volere di Ottaviano Augusto, unitamente al tempio di Marte Ultore (dal lat.
ultor - vendicatore). Il tempio era stato promesso dall'imperatore in voto al dio in occasione
della vittoria nella battaglia di Filippi (42 a.C.). Fu tuttavia inaugurato solo 40 anni dopo e
inserito in una seconda piazza monumentale, intitolata appunto ad Augusto.
La pianta del foro è ortogonale; sul versante nord si ergeva il tempio di Marte, appoggiato ad
un muro (ancora oggi visibile) che divideva il foro dal quartiere popolare della S
uburra.
Il foro è alternato da ampie esedre, destinate a ospitare le attività dei tribunali. Ad arricchire
l'area vi erano statue ispirate alla storia di Roma, ai membri della g
ens Giulia, a Enea e a
Romolo.
Tra il Foro di Augusto e quello di Cesare sorge uno spazio dedicato all'imperatore,
inizialmente non compreso all'interno dei Fori e conosciuto come T empio della Pace. Questo
luogo a pianta quadrata aveva le sembianze di un giardino-museo, con vasche d'acqua e
basamenti per le statue. L'area, distrutta da un incendio, fu ricostruita durante l'epoca
severiana (III sec. d.C.) per ospitare la F
orma Urbis Severiana, una pianta di Roma antica
incisa su lastre di marmo giunta a noi solo in parte.
Fu Domiziano a realizzare una piazza per unificare lo spazio rimasto libero tra il Tempio della
Pace e i Fori di Cesare e di Augusto. L'imperatore non riuscì a inaugurare la propria opera:
morì nel 96 d.C., lasciando il trono a Nerva. Nacque così il Foro di Nerva con annesso i l
tempio di Minerva, protettrice dell'imperatore. Il foro prese inoltre l'attributo di "transitorio"
per la sua funzione di passaggio.
I lavori iniziati da Domiziano furono in parte continuati da T
raiano, al quale è intitolato il
quarto Foro. La piazza veniva utilizzata per accogliere accampamenti militari e, in minima
parte, per lo svolgimento delle attività forensi. Alle sue spalle sorge ancora oggi la C olonna
di Traiano che racconta le gesta dell'imperatore nella guerra contro i Daci. All'edificazione
del Foro seguirono la realizzazione della Basilica Argentaria, dei Mercati Traianei e la
ricostruzione del tempio di Venere Genitrice. Si giunge infine alla Basilica Ulpia, la più
grande del periodo romano. Costruita su progetto di Apollodoro di Damasco tra il 106 e il
113 d.C. fu inserita nel Foro Traianeo. Lo spazio aveva funzioni forensi e commerciali ma era
anche luogo della cosiddetta manomissione (dal lat. manumissio - condono, affrancamento),
ossia l'atto pubblico di liberazione di uno schiavo da parte del padrone.
IL COLOSSEO
L’Anfiteatro Flavio, questo l'antico nome dello stadio, fu fatto costruire da Vespasiano nel 72
d.c. ma fu inaugurato da Tito nell'anno 80 dopo cristo e si trova nel cuore archeologico di
[Link] Colosseo, così detto per la vicinanza, nel passato, di una statua colossale, era il
luogo dove si svolgevano i giochi dell’antica Roma. Sono celebri i combattimenti dei
gladiatori, generalmente schiavi o prigionieri di guerra, che venivano addestrati a lottare con
ferocia e coraggio per riconquistare la propria libertà. Ma vi si svolgevano anche cacce di
fiere esotiche, lotte fra gli animali, giochi di acrobati e rievocazioni di grandi battaglie.
I giochi si sviluppavano nell'arena, all'interno del Colosseo con ricche e curate coreografie,
rese possibili da macchine e trucchi scenici che, come negli odierni teatri, permettevano di
cambiare velocemente la "scena" grazie a un complesso sistema di carrucole, ascensori ed
aperture nel terreno.
Spettacolari erano anche le "naumachie", riproduzione, su bacini artificiali, di cruente
battaglie navali. Fu Giulio Cesare il primo a proporre questa eccezionale forma di
divertimento, ma fu Tito ad organizzarla, per la prima volta, nell’arena del Colosseo,
alimentata artificialmente da una rete idrica che consentiva di convogliare l’acqua dentro e
fuori l’arena.
Il Colosseo era luogo di pene pubbliche per i criminali ma non fu il luogo delle stragi di
cristiani raccontato in libri e film.
La genialità degli antichi romani trova in questa imponente opera la sua massima
espressione. L’innovazione, rispetto al teatro greco, è nella struttura a “tutto tondo”, con
l’arena completamente circondata dalla cavea, capace di ospitare una grande massa di
persone.
Alto 52 metri, l'equivalente di un edificio odierno di 17 piani - grazie alla tecnica costruttiva
dell'arco, elemento architettonico messo a punto dai romani per gli acquedotti -, il Colosseo
comprendeva quattro ordini( TUSCANICO-IONICO-CORINZIO-CORINZIO) di 80 arcate su
ciascun piano e conteneva fra i 50.000 e i 70.000 posti grazie alla sua forma ellittica: numeri
che dimostrano la grandiosità di questo monumento, simbolo di Roma, oggi come nel
passato
IL PANTHEON
La prima cosa che colpisce del Pantheon di Roma è la grande iscrizione in latino con lettere
di bronzo: [Link] [Link]. [Link] (“Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la
terza volta, edificò”). In realtà, questa scritta risale alla prima “versione” del Pantheon, quella
fatta costruire da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, nel 27 a. C. Quello che oggi si
vede, invece, è il Pantheon fatto ricostruire completamente da Adriano nel 118-125, che
però volle mantenere sulla fronte dell’edificio l’iscrizione originaria alla quale gli studiosi, per
molto tempo, non sono riusciti a dare una precisa collocazione cronologica.
Il Pantheon, in greco, è il luogo in cui si riuniscono tutti gli Dei. La funzione che doveva
svolgere nell’antica Roma è ancora incerta. Secondo gli storici fu costruito per accogliere le
statue di molte divinità della Roma pagana, ma il nome può derivare anche dal fatto che la
cupola richiamava la volta celeste. Quasi sicuramente Agrippa ne voleva fare un tempio
dedicato al culto degli dei protettori della famiglia Giulia, in particolare Marte e Venere.
Quello che stupisce il visitatore del Pantheon è il contrasto tra il (Pronao) l’ingresso
squadrato, tipico dei templi, e l’immenso spazio tondeggiante dell’interno, tipico di strutture
che nell’Antica Roma avevano una funzione termale. L’imponente pronao, oltre il quale si
aprono il portale e due nicchie designate probabilmente alle statue di Augusto e di Agrippa,
è ornato da 16 colonne granitiche alte 13 metri grigie e rosa. I muri della rotonda sono in
laterizio e la cupola, la più grande mai costruita in muratura, è in conglomerato.
La cupola del Pantheon è una delle meraviglie delle costruzioni di tutti i tempi: un vero
gioiello di tecnologia che ha retto a 2000 anni di terremoti. La cupola in calcestruzzo, infatti,
venne costruita seguendo una tecnica d’avanguardia che usava materiali sempre più leggeri
mentre dal basso ci si spostava verso l’alto. Gli architetti usarono un conglomerato
particolarmente leggero (opus caementicium) formato da malta e da scaglie di travertino,
sostituite man mano che si sale da lapilli e pietra pomice. Sotto alle pietre c’è una struttura di
legno a cui bisogna aggiungere molti archi di scarico su cui si distribuisce il peso.
l’unica fonte di luce naturale è l’occhio orlato di bronzo di 9 metri e il pavimento è in gran
parte originario con motivi a quadrati e cerchi.
Si dice che nel Pantheon non piova mai, anche se c’è l’immenso oculo da cui dovrebbe
entrare l’acqua. In realtà, nel Pantheon piove come in tuttI gli edifici in cui manca un tetto.
Non a caso, al centro del pavimento, lievemente convesso, proprio sotto l’oculo, ci sono dei
canali di scolo che raccolgono la pioggia.
LA BASILICA
Con l’editto di Milano del 313 d.C. venne introdotta la libertà religiosa. I cristiani poterono
uscire dai luoghi di culto clandestini ed iniziarono a costruire nuovi edifici religiosi, per i quali
utilizzarono le tipologie costruttive già sperimentate. Nacque così la basilica cristiana, il cui
spazio, però, a differenza di quella romana, fu sviluppato longitudinalmente. L'ingresso
infatti fu posto sul lato breve e non su quello lungo come era accaduto nelle basiliche civili.
Questo percorso voleva indicare simbolicamente l’avvicinamento a Dio, situato sull’altare
maggiore.
Architettonicamente scansionate in 3 o 5 navate, separate tra loro da architravi o arcate,
presentavano una copertura a spioventi sorretti da capriate; Potevano presentare un
ambiente posto perpendicolarmente al principale, il transetto, un portico e spesso un
presbiterio, ambiente circolare dedicato all’espletazione delle funzioni del vescovo.
I battisteri, invece, presentavano una pianta circolare ottagonale; la loro funziona principale
era quella della celebrazione del battesimo. Spesso i vari ambienti si rifacevano a un ulteriore
centrale, inoltre, i battisteri potevano allacciarsi alla struttura della basilica.