LECTIO VII
Contenuti:
ripasso:
- prima e seconda declinazione dei sostantivi
-aggettivi della prima classe
-paradigmi delle 4 coniugazioni di base (amare, monēre, mittĕre e audire),
-indicativo presente / imperfetto / futuro semplice
-complementi di mezzo, luogo .
Esercizi:
1. Fa’ l’analisi logica delle seguenti frasi, come nell’esempio, indicando quale CASO i
sostantivi, gli aggettivi e i pronomi richiederebbero IN LATINO:
ESEMPIO:
Ragazzi, prestate attenzione alle mie parole.
c. vocaz. (vocativo) c. ogg. (accusativo) c. term. (dativo)
a. Gli alunni ascoltavano silenziosi le parole
del maestro.
b. Non vi lascerò uscire prima che abbiate finito i compiti.
c. Ti do questo incarico perché ti ritengo capace
di portarlo a termine.
d. La casa del console aveva un alto muro.
e. La tempesta distrusse la flotta di Enea.
2. Cancella la traduzione sbagliata tra le due proposte.
ATTENTO: Stabilisci prima il GENERE dei sostantivi, a partire dal seguente elenco:
nauta peritus agricola sedulus alta populus longum bellum vir clarus
1 del marinaio esperto Nautae periti Nautaeperitae
2 dei marinai esperti Nautarum peritorum Nautorum peritorum
3 i marinai esperti (c. ogg.) Nautas peritas Nautas peritos
4 o marinaio esperto Naută perite Naută perită
5 all’agricoltore laborioso Agricolae sedulo Agricolae sedulae
6 l’agricoltore laborioso (c. ogg.) Agricolam sedulum Agricolam sedulam
7 sull’alto pioppo In altā populo In alto populo
8 degli alti pioppi Altorum populorum Altarum populorum
9 gli alti pioppi (c. ogg.) Altas populos Altos populos
10 delle lunghe guerre Longarum bellorum Longorum bellorum
11 le lunghe guerre (c. ogg.) Longa bella Longas bella
12 o uomo celebre Vir clarus Vir clare
13 viri clari Degli uomini celebri Dell’uomo celebre
14 Longa bella la lunga guerra ([Link].) Le lunghe guerre
15 altae populi Dell’alto pioppo Degli alti pioppi
3. Traduci le seguenti frasi dall’italiano al latino. (RICORDA di fare DUE PASSAGGI, prima di
arrivare alla traduzione: a) analisi logica di ogni sintagma (come nell’esercizio 1), per stabilire il
caso latino, o il tempo e la coniugazione del verbo; b)declinazione
opportuna del sostantivo e dell’aggettivo, o coniugazione corretta del verbo):
1
ESEMPIO:
Le acque (aqua, -ae: femminile) circondano (circumdare) le piccole isole.
sogg.: nominativo plur. prima decl.) (pres. ind. prima coniugaz.) c. ogg.: accusativo
plurale prima decl..
Trad.: Aquae parvas insulas circumdant.
a. I ragazzi (puer, i: maschile) offrono (praebēre) agli dei (deus, i) i doni (donum, i) sui grandi
(magnus, a, um) altari.(ara, ae: femm.)
Trad. :........................................................................................
b. Gli abitanti (incola, ae: maschile) di Tebe (Thebae, arum) offrono (praebēre) corone (corona, -
ae: femmninile)agli atleti (athleta, -ae: maschile) famosi (clarus, a, um).
Trad. :........................................................................................
c. Degli alti (altus, a, um) platani (platanus, i: femminile)circondano la fattoria (villa, ae: femm.)
dell’amico (amicus, i: masch.) di Livio (Livius, ii).
Trad. :........................................................................................
d. I Galli (Galli, orum) erano un popolo (populus, i: masch.) di feroci (ferus, a, um) barbari
(barbarus, a, um).
Trad. :........................................................................................
e. La terra (terra, ae: femm.) degli Egizi (Aegyptii,orum) è inondata (inondare) dalle acque del
Nilo (Nilus, i: masch.)
Trad. :........................................................................................
f. L’Egitto (Aegyptus, i) è detto (dicĕre) da Erodoto (Herodotus, i)“dono del Nilo”.
Trad. :........................................................................................
4. Traduci le seguenti frasi dal latino, procedendo IN ORDINE LOGICO, e non nell’
ordine in cui le varie parole si presentano, come sei tentato di fare, (illudendoti di fare prima):
ESEMPIO: 1) In insulae campis 2)fructuosae mali 3)crescunt, 4) in silvis 5)
odorata myrtus.
3)
c. stato in luogo+ c. specificaz. //
2)
sogg.: [Link]. //
1)
terza pers. plur; terza coniug. //
5)
c. stato in luogo //
4)
sogg. femm. sing.
Trad.: Meli ricchi di frutti crescono nei campi dell’isola, nei boschi (cresce) il mirto profumato,
a. Tribunus1 ad provinciam2 cum copiis3 contendit.4
Trad. :........................................................................................
b. In agro5 opīmo 6 asinus placidus herbas altas depascit7 , sed e proxima8
silva lupus famelicus erumpit 9
.
Trad. :........................................................................................
c. Saepe cum desiderio10 pueritiae11 loca12 visitamus.
Trad. :........................................................................................
d. Piratae ab insulae oris 13 discedunt14 et ad Hispaniam contendunt.
Trad. :........................................................................................
e. Domini 15 filii cum amicis in rivi16 aquas se mergunt17.
Trad. :........................................................................................
[Link] agrorum deus colĭtur18 ab antiquis19 Romanis.
Note
2
1Tribunus, i (m.): l’ufficiale
2 Provincia, ae (f.): il paese conquistato
3Copiae, arum (f.): le truppe
4Contenděre: dirigersi
5Ager, gri (m.): il campo coltivato
6Opīmus, a, um: fertile
7Depascěre: brucare
8Proximus, a, um: vicino
9Erumpěre: irrompere, arrivare all’improvviso
10Desiderium, ii: la nostalgia
11Pueritia, ae (f.): l’infanzia
12locus, i (m.) →plur.: loca, orum: il luogo
13ora,ae (f.): la costa
14disceděre: allontanarsi
15 Dominus, i (m.): il padrone
16Rivus, i (m.): il ruscello
17 Se mergěre: immergersi
18 colěre: venerare
19antiquus, a, um: antico
Completa le tabelle, declinando e traducendo le seguenti coppie di sostantivi +
aggettivi (ATTENTO AL GENERE!):
bonus puer alta pinus longum bellum
SINGOLARE TRADUZIONE PLURALE TRADUZIONE
NOM. bonus puer Il bambino buono
GEN.
DAT.
ACC.
VOC.
ABL.
SINGOLARE TRADUZIONE PLURALE TRADUZIONE
NOM. alta pinus Il pino alto
GEN.
DAT.
ACC.
VOC.
ABL.
SINGOLARE TRADUZIONE PLURALE TRADUZIONE
NOM. longum bellum La lunga guerra
GEN.
DAT.
ACC.
VOC.
3
ABL.
5. Traduci le seguenti frasi CON IL METODO DESCRITTO SOPRA:
a.
I ragazzi escono dalla scuola con il maestro e corrono verso i platani del giardino.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
b.
Troia è vinta dai Greci con l’inganno, non con le armi.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
c.
Apud agricolae parvam casam altae cerasi crescunt.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
d.
Dei piratarum insidias a nautis evertunt.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
6. Leggi ora attentamente la versione che segue:
Saturno
Saturnus Romanorum deus erat, oppidumque magna cum benevolentia regebat et protegebat.
Romani antiqui poëtae sic narrabant: «Olim filius Iuppiter20 Saturnum, deorum dominum, expellit;
tum Saturnus ex Olympo in Italiam venit, ibique Latinorum regnum obtinet. Deinde in paeninsula
concordia vigebat, quia21 Saturni regni iustitia et temperantia fondamenta erant». Ideo Romani
Saturni aevum “aureum” appellabant et “Saturniam” Italiae terram. Romae incolae, denĭque,
Saturnalia22 ludis et epulis celebrant.
Procedi ora all’ ANALISI della versione, frase per frase, con il metodo imparato:
a. cerca e sottolinea il verbo in ogni frase
b. cerca il soggetto
c. se il verbo è transitivo cerca il c. oggetto
d. unisci “le parole che stanno insieme”, cioè delimita i vari sintagmi.
Ora traduci, facendo attenzione al modo in cui ti servi del DIZIONARIO:
a. prima devi stabilire se stai cercando un nome, un aggettivo o un verbo
b. se cerchi un nome (aiutati con la somiglianza tra latino e italiano) stabilisci se si tratta
della prima o della seconda decl., e vai a cercare direttamente il NOMINATIVO
c. se cerchi un verbo stabilisci a quale coniugazione appartiene e cerca il paradigma, basandoti sui
4 paradigmi di base che devi conoscere a memoria
d. se cerchi un aggettivo vai al nominativo dei tre generi (ad esempio: bonus, a, um)
NOTE
4
20 Iuppiter: Giove (nominativo maschile singolare della terza declinazione)
21Quia: perché
22Saturnalia = i Saturnali, le feste in onore di Saturno (accusativo neutro plurale).
23Iuppiter: Giove (nominativo maschile singolare della terza declinazione)
N.B.: RICORDA che, mentre traduci, è fondamentale che tu capisca
quello che stai scrivendo, seguendo il filo del discorso. TRADURRE è, infatti, una delle
operazioni più intelligenti e poco meccaniche che si possano
svolgere: non c’è spazio per l’automaticità e la non comprensione di quello che si sta facendo.
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7. Rispondi alle seguenti domande riguardanti il testo che hai appena tradotto:
a) Perché Saturno viene in Italia?
b) Quali erano i princìpi su cui si fondava il regno di Saturno?
c) Perché i Romani festeggiavano i Saturnali?
Correggi ora il tuo lavoro con il compagno di banco e poi con l’insegnante, e sottolinea
in rosso gli errori nella traduzione.
Traduci ora le seguenti frasi dall’ italiano, utilizzando gli stessi termini
presenti nella versione:
[Link] città era governata da Saturno con grande moderazione.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
[Link] governava gli dei sull’Olimpo, ma viene cacciato dal figlio Giove.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
c.L’epoca di Saturno viene detta “aurea” dai Romani, per la grande giustizia e concordia.
Trad.: ........................................................................................................................
.....................................................
d. Poiché grazie a Saturno in Italia vigevano la concordia e la giustizia, a Roma gli abitanti
celebravano i Saturnali.
Trad.: ........................................................................................................................
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APPROFONDIMENTO DI CULTURA E CIVILTA’ LATINA
Le festività latine:
Feste e celebrazioni nell'antica Roma
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Feste e ricorrenze accompagnavano costantemente la vita quotidiana dell’antica Roma e ne
scandivano i ritmi in maniera molto rilevante, esprimendosi in riti religiosi e in manifestazioni
sociali. Il calendario romano era costellato di tali ricorrenze: i romani ricchi usavano lavorare poco
e avere molte vacanze e il tempo era organizzato minuziosamente con un’alternanza precisa di
riposo e di lavoro, giorni consacrati e giorni dedicati alle attività profane, sulla base di un
antichissima tradizione che si basava su ricorrenze stagionali legate ai cicli della vita agricola.
L’anno si divideva in dies fasti, cioè feriali, che erano anche quelli in cui si poteva frequentare il
tribunale, attività fondamentale nella vita quotidiana della Roma antica; poi vi erano i giorni nefasti,
in cui non si potevano svolgere attività lavorative di alcun tipo, ma dovevano essere dedicati
all’otium e agli dei. I giorni del mese avevano anche altre suddivisioni: alcuni erano chiamati atri
ed erano successivi alle Calende, alle None e alle Idi; poi vi erano i comiziali, in cui il popolo
poteva essere radunato, a meno che non intervenisse qualche festa mobile.
Le celebrazioni infatti erano suddivise tra stativae, con data fissata nel calendario, conceptivae,
annunciate dai sacerdoti e quindi mobili, imperativae, comandate dalle supreme cariche della città
in occasione di celebrazioni speciali e nundinali, corrispondenti ai giorni di mercato, che si teneva
ogni otto giorni.
Le conceptivae erano dunque feste con date variabili che venivano celebrate ogni anno. Queste date
non prefissate — come per esempio la vendemmia, la preparazione del vino o l’inizio della stagione
calda — venivano stabilite dai magistrati o dai sacerdoti all’inizio dell’anno.
Circa metà dell’anno, dunque era festivo e portava quasi sempre un significato religioso.
Soprattutto a Roma, dove la popolazione era vasta e multietnica, le ricorrenze erano stabilite dai
sacerdoti delle varie religioni e capitava si incrociassero, poiché ognuno poteva festeggiare a
seconda delle preferenze e Roma era disseminata di templi dedicati.
Col tempo i giorni di vacanza divennero sempre più numerosi perché ai dies festi, cioè ai giorni
festivi consacrati agli Dei, si aggiunsero molte feriae publicae, celebrazioni il cui uso venne
inaugurato dall’imperatore Augusto e che proseguì per molto tempo, anche perché fondi pubblici
erano destinati per la loro celebrazione.
Nei giorni di festa il popolo era uso trascorrere il tempo alle terme dove, poiché il bagno era
considerato un rituale, l’ingresso era gratuito. I ricchi invece, che facevano una vita più mondana,
banchettavano fino a notte fonda facendo largo uso del vino, cui erano dedicate moltissime
festività.
I ludi erano una festa collettiva di carattere pubblico: potevano essere privati, quando avvenivano in
onore di un trionfo o in occasione di una cerimonia funebre; oppure istituzionalizzati se erano stati
inseriti nel calendario all’inizio dell’anno. Si svolgevano comunque in maniera fissa tre volte
l’anno: in marzo, agosto e dicembre, ovvero dopo la semina, allo spuntar del grano e il giorno dopo
il raccolto.
Durante queste feste si svolgevano cerimonie religiose e banchetti pubblici e venivano organizzati
vari spettacoli spesso preceduti da processioni e sacrifici. Al ritorno di un esercito vittorioso, per
esempio, venivano sempre organizzate gare di cavalli, in cui si immolava l’animale vincitore per
ringraziare gli dei. Le corse e le lotte dei gladiatori, i due divertimenti più seguiti, avevano
un’origine sacra e antica e si svolgevano in occasione dei funerali illustri per celebrare il morto e
per propiziarsi gli dei inferi sacrificandogli la vita dei partecipanti. Era il collegio dei sacerdoti
pontefices ad occuparsi del calendario dei ludi romani stabilendone cadenza e date delle feste sacre.
6
Incaricati dell’organizzazione erano i magistrati, gli edili o anche i pretori urbani.
Sotto l’impero di Augusto i sacerdoti persero importanza e ne acquisirono i magistrati i quali,
nonostante i ludi pubblici fossero a carico dello Stato, a volte ne pagavano l’organizzazione spesso
per motivi elettorali. I curator ludorum, infatti, che erano incaricati dall’imperatore, avendo il
compito di annunciare l’inizio dei giochi, spesso ne approfittavano per farsi propaganda.
I Ludi
I Ludi potevano essere circenses o scaenici, a seconda che si svolgessero nel circus o sulla scaena ,
una sorta di palcoscenico mobile. I circenses iniziavano con una processione che dal Campidoglio
attraversava la città: attori, ballerini, musicisti e artisti erano capeggiati da una sorta di Imperator
che presiedeva ai giochi, seguiti poi da tutti i cittadini ordinatamente distinti per classi di età.
Durante i giochi era in vigore la licentia, una sorta di impunità temporale che autorizzava il popolo
a canzonare, durante il percorso, il generale che si portava in trionfo, o anche i morti che venivano
portati al rogo. Questa licenzia aveva un limite, che iniziava non appena cominciavano gli
spettacoli.
Le Feriae
Le Feriae erano giorni celebrati solennemente perché normalmente istituite in onore di una
ricorrenza religiosa. La prima festa dell’anno, ovvero il capodanno, si svolgeva in marzo, intorno
all’equinozio di Primavera, non appena il sole sorgeva a Est nella costellazione dei Pesci indicando
così l’inizio della stagione agricola.
Questa festa veniva preannunciata nell’ultimo giorno di febbraio, l’ultimo dei cinque giorni che
succedevano alle Terminali, e onorata con solenni corse di cavalli che rappresentavano il
movimento del Sole intorno alla Terra.
Marzo era il primo mese dell’anno e con diversi riti si festeggiava il ritorno del sole che,
nell’equinozio di primavera riprende il dominio sulle tenebre invernali. A questo risveglio della
natura vi era il rito di accendere, alle Calende di marzo, il sacro fuoco di Vesta.
Ad ogni buon conto delle ben 45 feste maggiori le più importanti erano i Lupercalia , i Consualia , i
Saturnalia e i riti della Bona Dea . Vi erano poi altrettante ricorrenze importanti come i Parentalia
dedicate ai defunti, in febbraio, e tutte quelle connesse al ciclo agrario come i Cerialia ed i Vinalia
di aprile o gli Opiconsivia di agosto. La stessa città di Roma veniva purificata con la Lustratio, una
cerimonia che si effettuava in caso di prodigi e calamità. Vi erano poi i giorni di festa dedicati a
Giunone, che prese anche il nome di Calendaria , quale patrona delle Calende, ovvero del giorno
iniziale di ogni mese. Tutti i mesi, durante le Idi si usava inoltre offrire un agnello a Giove quale
sorgente di luce nel plenilunio.
I Lupercalia
I Lupercalia venivano celebrati nei giorni nefasti di febbraio che era considerato il mese della
purificazione. Avvenivano intorno alla metà del mese ed erano indetti in onore di Lupercus
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(Fauno), protettore del bestiame dall’attacco delle belve feroci, poiché era in questo mese, al
culmine del periodo invernale, che i lupi, affamati, solitamente si avvicinavano agli ovili.
Dopo l’introduzione del calendario ufficiale, queste feste vennero trasformate al fine di celebrare il
miracoloso allattamento di Romolo e Remo, fondatori di Roma, da parte di una lupa. Erano in
sostanza riti di purificazione e si svolgevano in una grotta, detta Lupercale, sul colle Palatino dove
secondo la leggenda i due gemelli erano cresciuti.
I Lupercalia furono una delle ultime feste romane ad essere abolite dai cristiani. Ancora tra il 492 e
il 496 d.C., a Roma si tenevano ancora, sebbene ormai la popolazione fosse da tempo, almeno
nominalmente, cristiana. Più tardi, nel VII secolo, venne istituita al loro posto la festa detta della
Candelora.
Le Parentalia
Le Parentalia erano a carattere privato, poiché si celebravano ogni anno in onore dei defunti della
famiglia, i parentes. Le celebrazioni si svolgevano durante le Idi di febbraio e fino al 21, giorno
dedicato alla celebrazione delle Feralia, la vera e propria festa dei morti.
Il defunto era oggetto di culto continuo nella casa dove era vissuto e dove se ne conservavano i resti
mortali, poiché si credeva non la abbandonasse mai e ne fosse la divinità tutelare: era rappresentato
dal fuoco sempre acceso sull’altare domestico a cui si rivolgevano speciali preghiere.
In questi giorni dell’anno si soleva portare vino, latte e vivande che si spargevano e si sotterravano
perché giungessero al morto. Si credeva infatti che tali divinità uscissero dalle profondità del suolo
e vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta.
Dovevano quindi essere placate con l'offerta di doni e di feste in loro onore per indurle a tornare
nell'aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva.
Le Megalesie
Le Megalesie erano dedicate alla Gran Madre Cibele e si distinguevano in due periodi, uno tra il 22
e il 27 marzo, l’altro tra il 4 e il 10 aprile. Erano permessi solo gli spettacoli e non il circo e si
tenevano tradizionalmente di fronte al tempio della dea Cibele, posto sul colle Palatino. In seguito
l’uso venne esteso ai teatri dove agli schiavi non era permesso presenziare.
Le Feriae Latinae
Le Ferie Latinae, che erano un’antica usanza dei Latini, facevano parte delle Conceptivae, feste
senza una data fissa, che veniva stabilita dai sacerdoti all’inizio dell’anno e si svolgevano
generalmente in Primavera. Inizialmente venivano celebrate in cima al Mons Albanus nei pressi di
Alba Longa ed erano dedicate a Iuppiter Latiaris.
Quando Roma acquisì quel territorio, l’annuncio delle celebrazioni passò in mano ai consoli. Le
Ferie Latinae erano importanti al punto che le guerre potevano essere sospese per permetterne la
celebrazione che si svolgeva con una processione al termine della quale Giove veniva onorato con il
sacrificio di un toro bianco, le cui viscere venivano bruciate e le carni divise tra i maggiori
rappresentanti delle città laziali. Il termine delle celebrazioni veniva sancito dall'accensione di un
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grande falò.
Le Consualia
Le Consualia anticamente cadevano il primo giorno di agosto e celebravano la fine dei lavori
agricoli: erano dedicate a Conso che era il dio della terra e della fertilità. Vennero in seguito
chiamate Feriae Augusti, il riposo di Augusto, in onore di Ottaviano Augusto, primo imperatore
romano, da cui prese il nome il mese di agosto e da cui deriviamo l’uso di chiamare questo periodo
Ferragosto: era un periodo di riposo e di festeggiamenti che venne istituito dall’imperatore nel 18
a.C. In tutto l’Impero si organizzavano feste e corse di cavalli, e gli animali da tiro, inutilizzati per i
lavori nei campi venivano adornati con fiori. I giorni di riposo arrivavano a comprendere anche
tutto il mese includendo un giorno speciale dedicato alla dea Diana.
La ricorrenza venne in seguito assimilata dalla Chiesa cattolica che, intorno al VII secolo, stabilì di
celebrare l’Assunzione di Maria, festività che venne fissata il 15 agosto.
I Saturnalia
I Saturnalia si svolgevano verso la metà di dicembre e avevano inizio con sacrifici e grandi
banchetti che potevano talvolta assumere caratteri orgiastici: durante i festeggiamenti, infatti,
veniva sovvertito l’ordine sociale e gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente uomini
liberi e come tali potevano comportarsi.
Uno di loro veniva estratto a sorte ed eletto Princeps, una sorta di caricatura della classe nobile cui
veniva assegnato ogni potere. Egli doveva inoltre vestirsi preferibilmente di rosso e indossare una
maschera dai colori sgargianti. Rappresentava una divinità infera preposta alla custodia delle anime
dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti. I partecipanti usavano scambiarsi un
augurio accompagnato da doni simbolici, detti strenne.
Bona Dea
Sotto l'appellativo di Bona Dea , che significa Grande Madre, in dicembre si venerava un’antica
divinità laziale, il cui nome non poteva essere pronunciato. Era considerata una divinità che operava
a favore del popolo, quindi per la salute dell’intera Roma. Preposte alla celebrazione del suo culto
erano le sole donne dell’aristocrazia, che lo svolgevano strettamente in privato escludendo qualsiasi
figura maschile, compresi gli animali. Il tempio a lei dedicato si trovava sotto l’Aventino dove, in
un bosco sacro, donne e ragazze ne celebravano il culto.
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Le festività romane vennero abolite con l'Editto di Tessalonica nel 380 d.C. dall’imperatore
Teodosio I quando il cristianesimo divenne religione di Stato.