Arte
Arte
Per opporsi ai persiani di Serse, Atene allestisce una potente flotta navale che determina l’ascesa politico-militare
della polis attica che ha costituito un impero marittimo comprendente tutte le terre e le isole del Mar Egeo,
diventando la prima città greca.
È il periodo in cui vivono ad Atene il grande poeta tragico Sofocle, l’oratore Lisia, Anassagora e Socrate.
Vera democrazia, tutti i cittadini potevano prendere parte attiva alla vita politica della polis partecipando
all’assemblea e sedendo nei tribunali popolari e costruzione di importanti complessi edilizi nella capitale dell’Attica.
Pericle era amato dai cittadini perché sollevava il popolo dalle difficoltà e dalle angosce nei momenti di crisi.
LA STATUARIA PRIMA DEL DORIFORO
Tra la fine del VI secolo a.C. e la conclusione delle guerre persiane avviene un mutamento dello stile delle statue,
che propone pose rilassate raffigurazioni realistiche ed espressione calma.
Questo nuovo stile detto severo per indicare la scomparsa di quel sorriso, caratteristico di gran parte delle sculture
arcaiche.
Le principali caratteristiche morfologiche sono:
Testa: piccola, sferica;
Volto: tondeggiante con mento forte;
Bocca: piccola con labbra carnose;
Occhi: palpebre consistenti;
Acconciature: ciocche morbide, riccioli, treccia arrotolata attorno alla testa;
Massa muscolare: armoniosa, evidente, tridimensionale;
Spalle: espanse, arrotondate;
Busto: largo, esprime potenza;
L’arcata epigastrica è rilevata, ad arco di cerchio con il solco inguinale (secondo arco di circonferenza
pronunciato) che rappresenta il confine simbolico tra le parti molli del ventre e la gabbia toracica ed il
ribaltamento rispetto ad un asse orizzontale;
Gambe: lunghe, assottigliate verso i ginocchi e più slanciate.
Tali cambiamenti nello stile si accompagnano a una nuova concezione dell’impostazione da dare alla statua che infatti
è un organismo più complesso, con proporzioni slanciate che gli danno maggiore vitalità.
EFEBO DI KRITIOS
un'opera in marmo alta 86 cm, realizzata e dedicata sull'acropoli di Atene creato intorno al 480 a.C poco prima
che Atene venisse saccheggiata dai Romani.
La scultura, mancante di alcune parti, ci è rinvenuta grazie agli ateniesi che hanno seppellito tutte le statue
abbattute/danneggiate dai persiani negli avvallamenti dell’acropoli (colmata persiana), su cui hanno fondato nuove
fortificazioni.
Caratteristiche:
Rotazione della testa a dx;
Peso spostato sulla gamba sinistra arretrata;
Fianco che sporge in fuori;
Bacino ruotato lievemente a sx;
Gamba dx piegata in avanti;
Spalla dx più avanzata della sx;
Braccio disteso lungo il fianco;
Gambe dei kouroi arcaici.
È in questo periodo che nasce il problema più tipico della stataria greca: quello dell’equilibrio
e della gravitazione, per capire se la statua è in posizione di riposo o in movimento e in che modo il suo peso viene
scaricato a terra.
BRONZI DI RIACE
ritrovati nel 1972 nel Mar Ionio a Riace Marina, due sculture bronzee risalenti al 450 a.C., con occhi in pietra e
avorio, labbra e capezzoli in rame rosso.
Sono stati realizzati per l’agorà di Argo per fare parte di un monumento in ricordo dei miti dei Sette contro Tebe e
degli Epìgoni.
BRONZO A:
Rappresenta: un giovane uomo dalla lunga capigliatura e dalla barba arricciata, ossia un guerriero privo di scudo e
armi.
Caratteristiche: spalle larghe, busto eretto e tirato indietro, piedi poggiati a terra, gamba sx flessa di lato e avanti,
braccio dx disteso lungo il fianco, braccio sx piegato, testa rivolta a dx.
Particolarità: denti in argento
Attribuzione: Agelàda il giovane (bronzista di Argo)
Per il bronzo A è stata proposta l’identificazione:
1. Con Tideo (guerriero violento che nella battaglia a Tebe si è macchiato per cannibalismo)
2. Erettèo di Mirone
BRONZO B:
Caratteristiche: stessa posizione ma la linea alba è flessuosa e arcuata, testa rivolta verso dx.
Attribuzione: Alcamene il Vecchio (di Lèmno)
Identificazione: Anfiarao (uomo rispettoso degli dèi e dotato del dono della profezia)
MIRONE DI ELEUTERE
Mirone di Eleutère (Beozia), allievo di Agelada, emerge con prepotenza nel panorama della scultura ad Atene nel V
secolo.
Lui era la perfetta imitazione della natura attraverso la ricerca del movimento per riprodurre la bellezza.
Mirone evita la composizione simmetrica e fa convergere la sua ricerca sul movimento anziché sulla stasi.
DISCOBOLO
Realizzato attorno al 460 450 a.c, rappresenta il momento della massima contrazione che precede il lancio, con una
posizione che suggerisce una sequenza dinamica dell'azione richiamando alla memoria i movimenti prima e dopo
quelli raffigurati.
Fra le copie romane marmoree tratte dall’originale andato perduto troviamo:
-DISCOBOLO LANCELLOTTI ritrovato nel 1781 sull’Esquilino
-Busto: si mostra frontale
-Arco: sottolinea l’effetto di tensione e viene formato da braccio dx, spalle, braccio sx e gamba sx arretrata
-Effetto molla: prodotto da sporgenze e rientranze della parte sinistra della statua, dove la forza sembra partire dal
piede sx fino ad arrivare alla mano che stringe il disco
-Bilanciamento delle forze: l'intero movimento compiuto dall’atleta sembra finalizzato esclusivamente al lancio del
disco
-Due piccole protuberanze sulla testa: sono servite per il compasso nella presa dei punti e per il controllo delle
proporzioni dell’originale
-Testa: ruotata in asse con il busto
-Volto: calmo caratteristica dello stile severo
DISCOBOLO TOWNLEY Rinvenuta a Tivoli nella Villa Adriana
-Testa: orientata lungo la direttrice di lancio e ruotata rispetto al busto
-Visione frontale: se la si osserva da qualunque altra posizione perde gran parte delle sue qualità
L’EQUILIBRIO RAGGIUNTO POLICLETO DI ARGO
Policleto di Argo,(465 e 417) bronzista che trova la soluzione definitiva a tutti i problemi della statuaria greca,
riunendo in una sola statua sia il senso del movimento e della stasi. È con lui che possiamo iniziare l’esperienza
dell’arte cosiddetta classica
IL CANONE
trattato (opera scritta) che racchiude le idee sulle perfette proporzioni del corpo umano, oggi noi abbiamo solo tre
frammenti (armonia delle varie parti del corpo, rapporti modulari dell’insieme e simmetria fra le parti)
Nasce dall’osservazione, dallo studio della natura e dalla misurazione un certo numero di uomini per arrivare alla
definizione di misure medie/ideali
Uomo ideale: è possibile e le sue proporzioni si avvicinano molto a quelli trovabili in natura
Dice che ogni elemento del corpo umano deve essere rappresentato proporzionalmente a tutti gli altri, in particolare la
testa è 1/8 del corpo, il busto è 3 teste e le gambe sono 4 teste, così che la loro somma sia otto.
DORIFORO
portatore di lancia, creato attorno al 445 a.C.
Rappresenta l’atleta durante il movimento che poggia sulla gamba portante dx, gamba sx flessa indietro, bacino
sollevato a dx, spalle con moto inverso (dx bassa, sx alta), busto leggermente inclinato di lato (compresso a dx,
allungato a sx), braccio dx lungo il fianco, braccio sx regge lancia
Schema a chiasmo: le parti in tensione e a riposo hanno uno schema contrapposto tra gamba dx e braccio sx,
gamba sx e braccio dx
Le dimensioni rispettano la regola e le parti sono proporzionate fra loro: è preferibile vedere il busto
frontalmente
Tutte le statue di Policleto potevano riconoscersi tramite parti fortemente geometriche e quadrangolari su tutti i lati
dell’opera, per questo Plinio descrive le sue sculture come «quadrate».
DIADUMENO
Il diadumeno è una scultura realizzata da Policleto intorno al 420 a.C. Tramite una ricostruzione possiamo
osservare un giovane colto nel momento di cingere i capelli con la benda della vittoria, ecco perché le sue
braccia sono alzate. La posa è la stessa del Doriforo ma il corpo è più rilassato, rendendo la figura nel complesso
morbida e aggraziata. La conseguenza della posizione della gamba destra è la postura del bacino destro verso
l’esterno. Infine, l’opera è caratterizzata da cadenze dolci e rilassate, rendendo l’ immagine serena e calma.
OPERA SCULTOREA
Policleto portava a compimento , risolvendoli, i problemi posti dalla statuaria del periodo severo e preclassico.
Fidia creava una forma scultorea dotata di grande libertà espressiva e svincolata dai binari entro i quali la tradizione
avrebbe potuto orientarla. Fidia prende le mosse dai risultati più moderni della scultura di stile severo,
liberandosene e superandoli quasi immediatamente per percorrere la strada aperta dalle novità che egli stesso
introduce nella scultura severa.
APOLLO PARNOPIO
creato attorno alla metà del V secolo a.C.
È una statua di bronzo dorato creato da Fidia.
Rappresenta il dio, in totale nudità, che regge con la mano dx un ramoscello dall’alloro o una cavalletta e con la
mano sx un arco.
Posizione stante: busto ampio, spalle larghe, muscoli decisi, gamba sx appoggiata, arcate sopraccigliari
orizzontali, occhi fissi, bocca con margini netti, mento squadrato
Impronta arcaica: piedi vicini e poggiati a terra
Carattere divino: lunghi capelli mossi, neri e dai riflessi bluastri che attirano ninfe e fanciulle mortali
PARTENONE
scoperto tra il 447-432 a.C. dagli architetti Ictino e Callicrate, con la supervisione di Fidia.
Il più importante e imponente tempio di Atene, dedicato ad Atena Vergine.
Caratteristiche: di ordine dorico, periptero, octastilo
Cella: divisa in tre navate da due file di colonne doriche, ognuna formata dalla sovrapposizione di
colonne di due dimensioni (alte quelli inferiori, basse quelle superiori)
- Lato ovest: doppio ordine di colonne che lega la fila di destra con quella di sinistra
- All’esterno: fregio ionico continuo dorizzato da regulae
- Lato posteriore: parthenon (stanza delle vergini), luogo dove le vergini ateniesi tessano e ricamano
a turno il peplo da offrire alla dea Atena nel corso delle feste Panatenèe.
Naos: accoglie la statua
È stato edificato ampliando e modificando un precedente tempio già in costruzione, che presentava già il parthenon e
il naos a due file parallele di colonne.
Nel tempo le correzioni ottiche sono numerose ad esempio:
Stilobate incurvo: con una convessità/curva, altrimenti in lontananza avrebbe fatto sembrare concave
tutte le linee orizzontali;
Colonne inclinate verso l’interno: secondo piani ortogonali ai lati del tempio, a eccezione delle
quattro angolari di diametro maggiore lungo piani sulle diagonali del rettangolo di base, altrimenti
sarebbero apparse come inclinate verso l’osservatore.
METOPE
i due frontoni sono ornati da raffigurazioni mitologiche e 92 metope intercalate dai triglifi e con bassorilievi.
I temi di cui parlano sono:
Lato est: gigantomachia
Lato sud: centauromachia
Lato ovest: amazzonomachia
Lato nord: ilioupèrsis/ilio
Anfora del Pittore di Suèssula: assalto dei giganti all’Olimpo e combattimento furioso con gli dei aiutati a loro volta
da Eracle
Il programma iconografico del tempio, dell’architettura e della statua prevede la lotta mitica fra civiltà e barbarie,
pietà ed empietà, ordine e disordine, ragione e istinto, in base alle caratteristiche della divinità a cui è dedicato il
tempio di Atena, dea della sapienza
Vittoria del Lapita sul centauro: è una delle metope più importanti, schema triangolare di cui due lati sono suggeriti
dal corpo dell’uomo e dal busto del centauro
Essa rappresenta un lapida nudo e in posizione obliqua; punta a terra una gamba, l’altra la preme contro il centauro,
pieghe del mantello sul braccio con effetto di chiaroscuro, testa barbuta con capelli scomposti, ha busto compresso tra
il corpo equino e la presa dell’avversario. Infine, le pieghe del mantello che avvolgono il braccio sinistro del lapida e i
capelli dell’essere semiumano fanno ottenere un forte contrasto con il chiaroscuro
FREGIO IONICO DELLA CELLA lungo 160 metri e alto 1 metro
rappresenta la processione delle Panatenee e le gare con i cavalli nei giorni successivi
FRONTONE OCCIDENTALE
rappresenta la mitica gara fra Athena e Poseidon per il possesso dell’Attica.
Statue frontali: Poseidone ha regalato agli uomini un cavallo è una sorgente d’acqua salmastra, nata da una
roccia, mentre Atena ha scosso il suolo e fatto nascere una nuova pianta, l’ulivo. Gli dei giudicano come dio che ha
dato il miglior dono agli uomini Atena, giudicando il cavallo un emblema di guerra, e l’ulivo di pace.
Spazio centrale del timpano: vuoto
Le due grandi figure incrociate di Atena e Poseidone divergono verso gli angoli opposti.
I cavalli di Athena, tenuti a freno da Hermès, si impennano con furia mentre una folla di eroe dell’Attica e altre
divinità assistono all'evento
Angoli di base: divinità fluviali Cefiso e Ilisso
Tecnica: raffinata delle statue a tutto tondo che assumo pose sempre diverse dalle altre
Forma triangolare del frontone: irrilevante che dà l'impressione di una riduzione della prospettiva dell'altezza delle
figure
FRONTONE ORIENTALE
Il frontone orientale raffigurava la nascita di Atena, già armata, dalla testa di Zeus.
Da quel momento la sapienza e la saggezza avrebbero fatto la loro prima comparsa nel mondo.
Le Panatenee sono al centro della storia, poiché l’evento raffigurato giustifica la processione il giorno del genetliaco di
Athena, i giochi in onore della dea e l'offerta del peplo da parte di tutti i cittadini della polis.
Fidia raffigura l’alba di una nuova era che viene salutata dal sorgere del carro del Sole, guidato da Helios, che subito
illumina il giovane corpo nudo di Dioniso; mentre Demetra e Kore accolgono l’annuncio dell’evento prodigioso da
Artemide.
Dal lato opposto, tre figure femminili stanno semisdraiate: si tratta forse di:
Hestia, dea del focolare domestico, orientata verso destra, si sta alzando facendo leva sul piede destro
Dione, posizione raccolta, sostiene Afrodite, inclinando un po' il busto e indirizzando le ginocchia verso di lei
Afrodite, distesa e si poggia a Dione
La tensione psicologica attraversa le statue, anche se spesso acefale, a giudicare dai ritmi armoniosi e controllati nei
movimenti. Le figure femminili sono vestite dal tipico panneggio fidiaco a effetto bagnato, con un tessuto
delicatissimo animato da pieghette minute, che aderiscono al corpo rivelandone l'anatomia. Su tale effetto gioca la
luce creando magistrali effetti chiaroscurali.
I nudi appaiono possenti e atteggiati in maniera estremamente naturale.
GLI ULTIMI ANNI
Lo storico Plutarco narra che Fidia, amico di Pericle, fu oggetto di invidia.
Egli venne ingiustamente accusato di aver sottratto parte dell’oro destinato alla statua di Athena e di empietà
per aver raffigurato sè stesso e il suo protettore sullo scudo del Parthenos.
Gettato in carcere, finì i suoi giorni per malattia o veleno, o probabilmente, come dice la tradizione riuscì a scappare
in Èlide, dove prosegui la sua attività dando vita alla statua dello Zeus di Olimpia che circondata da simboli che
alludevano a Zeus come regolatore dell’ordine del mondo che infondeva pace interiore e che con la sua maestosità
avesse arricchito il concetto di divinità.
PRASSITELE ATENIESE
Prassitele di Atene è uno scultore del marmo, attraverso il quale esprime dei sentimenti. Come materiale preferiva il
marmo che alla fine il pittore Nicia trattava per lui con cere colorate. Prassìtele è colui che più di ogni altro artista
incarna i modi di sentire del tempo.
HERMES CON DIONISO BAMBINO 340-330 a.c
rappresenta il momento del mito della nascita di Dioniso, con Hermes che si riposa e fa giocare il bimbo, forse con un
grappolo d’uva mancante
Storia: per vendicarsi del tradimento a Dioniso di Zeus con Semele, Hera fa morire la madre del bambino e perseguita
tutti coloro che proteggono Dioniso. Allora Zeus chiede a Hermes di condurre Dioniso nella valle di Nisa per farlo
allevare dalle ninfe.
Scelta dei personaggi: Hermes (Dio della giovinezza, protettori di mercanti e ispiratore di sogni) e Dioniso (dio
dell’ebrezza e dell’estasi) per avvicinargli dei alla realtà e alle passioni più comuni
Atteggiamento dolce: Hermes guarda sorridente il fratellino che inclina la testa tendendo per mano sx verso l’uva
L’ accurata levigatezza del marmo e la trattazione dei particolari anatomici consentono di parlare di «effetto pittorico»
e di « sfumato» perché essa prende vita dai passaggi dal chiaro allo scuro delicati e dagli addensamenti d’ ombra e di
luce .
Linea curva: il corpo sinuoso a S impone la presenza di un appoggio per la staticità, così si crea un’anfora con sopra
un panno drappeggiato
LISIPPO
Lisippo del Peloponneso dice che non bisogna imitare un artista, ma la natura (modello ideale dove l’oggetto della
rappresentazione deve essere ciò come appare, non come è)
Così per Lisippo chiunque può costituire un modello degno da rappresentare, anche se gli uomini non sono tutti
uguali
Lisippo contribuì al progredire della statuaria ovvero l’arte di scolpire statue a tutto tondo. Fu il creatore di nuovo stile
compositivo che si sostituiva a quello di Policleto. Egli, infatti, rappresentava la maggior parte delle statue con: gambe
lunghe e sottili, fianchi stretti, busto allungato, testa piccola, capelli mossi, occhi piccoli, naso sottile dalle narici
strette, bocca piccola dalle labbra lievemente dischiuse
VENERE DI MILO
statua che si colloca entro una lunga serie di Veneri nude inaugurata da Prassitele con l’Afrodite Cnidia
Rappresenta la dea nuda dalle anche in su, sottocoperta dalla veste drappeggiata con la gamba sx sollevata e piegata, il
piede poggia su un rialzamento, il busto piegato a dx, gamba sx nel senso inverso
Realizzata in due blocchi distinti: che si collegano all’altezza delle anche, con la giunzione nascosta dal panneggio
Statua incompleta dato che è priva del braccio sx (sollevato) e in parte di quello dx (attraversa il busto con la mano
che sfiora il fianco sx)
La dea la cui postura segue la sinuosità della curva a S prassitelica: è sottoposto quindi a un movimento di
torsione che genera il ritmico contrapposto
LAOCOONTE
proviene dall’isola di Rodi ma è stata rinvenuta a Roma nel 1506.
Rappresenta la guerra di Troia: Laocoonte (sacerdote di Apollo) cerca di impedire che il cavallo di legno degli achei
e abbandonato di fronte alle mura della città venisse introdotto a Troia. Atena, desiderosa di distruggere Troia, per
punire Laocoonte fa uscire dal mare due serpenti che stringono lui e i suoi due figli
L’opera è una testimonianza del clima cosmopolita ovvero troviamo collegamenti di natura compositiva e stilistica
tra la scultura di Rodi e quella degli Attalidi
L’espressione usata da Plinio individua con chiarezza negli avvolgimenti delle spire dei rettili che allacciano i 3 corpi
in una stessa, tragica morte, l’elemento che lega il gruppo delle 3 statue. Tale funzione è significativa poichè ciascuno
dei personaggi è dovuto ad artisti differenti.
ETRUSCHI
Gli etruschi costituiscono una civiltà URBANA, divisa in città stato indipendenti quindi ognuna decide per sé ma
spesso si ritrovano in lotta tra loro e sono per questo svantaggiati per eventuali attacchi esterni. Presso gli Etruschi
ogni espressione artistica è sempre connessa con qualche esigenza di carattere religioso. In questo senso anche la loro
lingua è indirizzata a scopi funzionali, quali le dediche funerarie, le preghiere rituali o le attestazioni di proprietà.
Uomo: subisce un destino oscuro e si sente costretto a impiegare ogni sua energia intellettuale per assecondare il
volere degli dèi, interpretarne i segni e assicurarne la benevolenza
LE CITTA’/ I VILLAGGI
I villaggi sono costituiti da capanne a pianta circolare, ovale o rettangolare con una struttura formata da robusti pali
di legno verticali intrecciati orizzontalmente con canne e pali sottili, in modo da formare un graticcio rivestito di
paglia e argilla per renderlo impermeabile.
Il tetto ha struttura in legno ed è ricoperto di paglia e argilla, con sopra grossi rami sbozzati terminanti con
il colmo(quota più alta raggiunta dagli spioventi o dalle falde inclinate di un tetto)
Questi semplici forme ci sono note attraverso le urne cinerarie dette a capanna (piccoli contenitori in terracotta o
bronzo, che raccolgono le ceneri dei defunti e imitano la forma delle abitazioni, per far sentire il morto
simbolicamente a casa)
INSEDIAMENTI
hanno collocazione geografica derivante da precise scelte di carattere economico o strategico (corsi d’acqua, incrocio
di grandi vie di comunicazione, in cima ad alture)
Già partire dalla seconda metà del sesto secolo a.C. i nuovi insediamenti sorgono solo dopo che i sacerdoti ne
abbiano ricevuto il preventivo assenso divino.
Con un aratro, viene allora tracciato il perimetro esterno all'interno di tale perimetro sono poi tracciate tre o quattro
strade principali (plateiai) e una serie di assi viari secondari (stenopoi) perpendicolari alle prime nell'area così
delineate viene dunque a crearsi una serie ordinata di lunghi isolati detti strigae.
Ciascuno di questi lotti che i romani chiameranno poi insulae viene infine edificato con grandi case e realizzate in
mattoni crudi e non solo più il legno paglia e argilla
gli etruschi hanno a loro volta ripreso l’elaborazione dei greci sostituendo le motivazioni geometriche e proporzionali
di questi quelle magico e religiose caratteristiche della propria cultura
MURA E PORTE
le città sono circondate da possenti mura realizzate a secco (senza l’impiego di leganti) con la sovrapposizione di
elementi monolitici in pietra calcarea (tufo), sagomati a parallelepipedo e disposti in modo che la giuntura tra due
elementi corrisponda al centro del blocco sottostante e soprastante. Tale tecnica costruttiva, già nota agli Egizi e ai
Greci, verrà ripresa e ulteriormente perfezionata anche dai romani.
L’ingresso alla città avviene per mezzo di porte aperte nelle mura e architravati con strutture ad arco semicircolare (a
tutto sesto).
ARCHITETTURA FUNERARIA
nel mistero della morte gli dei manifestano maggiormente la loro supremazia
Tombe: luogo dove anche dopo la morte l’anima possa continuare a sentirsi in un ambiente intimo e familiare, per
questo assume le caratteristiche della casa, costruite in pietra e per questo conservate fino ad oggi.
Essendo priva di finestre, le pareti sono vivacemente colorate e spesso imitano il cielo aperto affinché le
rappresentazioni e le pitture aiutino a contrastare il buio eterno della morte.
La mancanza di precise regole proporzionali e stilistiche è un vantaggio che permette di ampliare le tombe
preesistenti con corridoi, camere o tumuli esterni senza violare alcuna regola costruttiva
Riunite in necropoli, città dei morti poste fuori dalle mura della città dei vivi.
Le tipologie, variano in rapporto a periodo, natura del terreno e classe sociale:
1. tombe ipogee;
2. tombe a tumulo;
3. tombe a edicola.
IPOGEI
camera interrata scavata sottoterra o nel fianco di una montagna, di due tipi:
Trombe rupestri: riadattando grotte naturali esistenti;
Tombe a dado: realizzando ingressi monumentali di forma cubica con blocchi di tufo
TUMULI
ricoperte da un tumulo di terra, in modo da formare una sorta di collinetta artificiale ricoperta di vegetazione, con
la funzione di identificare il luogo della sepoltura e proteggere l’edificio sottostante
I tumuli a pianta circolare sono sostenuti da coperture di vario tipo appoggiate a una struttura detta TAMBURO.
Tamburo: struttura cilindrica parzialmente fuori terra e realizzato con blocchi squadrati di tufo o ricavato scavando il
terreno roccioso
I tumuli più grossi possono contenere fino a tre o quattro tombe, dove ogni tomba si articola in una o più camere
sepolcrali.