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Vitriol

Il documento tratta dell'acronimo V.I.T.R.I.O.L. nell'alchimia, che sta per 'Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem' e invita alla ricerca interiore di sé stessi. Descrive il V.I.T.R.I.O.L. come il primo stadio dell'iniziazione, correlato alle tre fasi alchemiche di distillazione, sublimazione e fusione.

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Vitriol

Il documento tratta dell'acronimo V.I.T.R.I.O.L. nell'alchimia, che sta per 'Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem' e invita alla ricerca interiore di sé stessi. Descrive il V.I.T.R.I.O.L. come il primo stadio dell'iniziazione, correlato alle tre fasi alchemiche di distillazione, sublimazione e fusione.

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V.I.T.R.I.O.L.

A:.G:.D:.G:.A:.D:.U:.

Maestro Venerabile,
Fratelli Tutti,

prima di trattare l’argomento di questa Tavola volevo spendere due parole in Loggia circa la
gratitudine che Vi devo per il percorso Iniziatico intrapreso.
Il cammino sapienziale che ho iniziato esattamente un anno fa nulla sarebbe senza il Vostro
prezioso apporto e il Vostro Amore di Liberi Muratori che sento attorno a me; un Fuoco che arde
dentro ognuno di Voi all’interno e all’esterno di questa splendida Loggia.
Volevo quindi trasmettervi profonda vicinanza spirituale che altro non è che la gioiosa scoperta di
essere parte di una Fratellanza vera e unica all’interno della quale ognuno di Noi compie il proprio
cammino nella Tradizione delle Scienze Occulte verso la Verità.
L’argomento di questa Tavola è ciò che presso gli alchimisti doveva essere la ricerca del profano,
fra il nero e le tenebre che lo circondano, connessa all’azione del Vitriolo, acronimo della formula
V.I.T.R.I.O.L.: “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem”.
Questa scritta la si trova nel Gabinetto di Riflessione allorché il profano viene a misurarsi con la
prima prova da affrontare verso il cammino dell’Iniziazione. E’ qui, nella totale solitudine e in una
stanza buia, leggermente illuminata e a contatto con emblemi e simboli che lo rimandano alle leggi
immutabili della natura, che il profano deve meditare e misurarsi per capire se ha virtù sufficienti
per proseguire il percorso o fuggire se ha vizi o debolezze che ne corrompono l’animo.
Tra tutti i simboli ed emblemi del Gabinetto di Riflessione ciò che più ha colpito il mio animo è
stato appunto il V.I.T.R.I.O.L. e il suo profondo significato. Nella mia breve esperienza di Massone
ho cercato di aprire la mente e il cuore a ciò che la Tradizione delle Scienze Occulte ci tramanda
cercando di andare alla ricerca della prima attività che un Apprendista Ammesso deve operare: la
ricerca della Verità racchiusa nel socratico “conosci te stesso”. Tale concetto lo ritroviamo proprio
nel V.I.T.R.I.O.L..
“Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la Pietra Occulta”. Altro non è che l’invito alla
ricerca di se stessi attraverso il processo alchemico interiore.
Queste lettere sono attribuite agli antichi Rosa-Croce e altro non sono quindi se non un percorso
verso la ricerca del proprio Ego attraverso il silenzio e la meditazione; due peculiarità del grado di
Apprendista Ammesso.
L’opera alchemica, la Grande Opera, è la ricerca della Pietra Filosofale, ovvero quel lievito capace
di convertire qualsiasi metallo in oro.
Il processo alchemico, che inizia appunto con il V.I.T.R.I.O.L., è legato alla tradizione ermetica e si
esplica in tre operazioni che rimandano ai tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro ovvero la
distillazione (putrefazione), la sublimazione e infine la fusione.
“Visita l’interno della Terra” ovvero ricerca te stesso nel profondo fino ad arrivare allo stato più
intimo e sottile consapevole che arrivare così in profondità e così in basso può significare venire a
conoscenza del lato più oscuro e recondito di ognuno di noi. Questo è il grado di Apprendista che
appunto nel silenzio e nella meditazione lavora su se stesso entrando a contatto con il proprio io più
nascosto alla ricerca del proprio sé.
“Rettificando e troverai la Pietra Occulta” sono le due fasi successive che rappresentano i gradi di
Compagno e Maestro.
Le tre fasi alchemiche si suddividono in sette lavori per arrivare alla pietra filosofale, così come
sette sono i membri che rendono una Loggia “giusta e perfetta”.
Il primo stadio dell’Iniziato quindi è l’opera al nero, la Nigredo; la discesa nel profondo Io come
nelle viscere della Terra alla ricerca delle nostre impurità e i nostri vizi profani. E’ la fase più lunga,
faticosa e importante del processo in quanto necessita la distruzione figurata di noi stessi per ri-
nascere e passare alla fase successiva della sublimazione.
“Con la Nigredo l’uomo si stacca dalle apparenze e si lascia inghiottire dalla femminilità
cosmica di cui egli vuole svegliare e dominare l’intera potenza. Quindi è al tempo stesso una
morte, un connubio e una discesa negli inferi.
Il profano quindi deve morire per rinascere alla vita superiore conferitagli dall’Iniziazione. Se
non muore al suo stato d’imperfezione, non può compiere alcun progresso iniziatico. Saper
Morire è il primo grande segreto dell’Iniziato, poiché, morendo, egli si libera di ciò che è
inferiore, per elevarsi sublimandosi.1 Il vero saggio, perciò, si sforza di morire costantemente
per vivere e rinascere meglio. Per nascere alla libertà del pensiero bisogna affrancarsi, morendo
a tutto ciò che si oppone alla rigorosa imparzialità del giudizio. Questa morte volontaria è
richiesta al Massone, perché possa dirsi nato libero quando bussa alla porta del Tempio.
Nel processo alchemico appunto, il soggetto destinato a fornire la materia della Pietra
Filosofale, cioè il Profano ammesso all’iniziazione, è condannato a morte. Imprigionato in un
recipiente ermeticamente chiuso, e quindi isolato da ogni influenza vivificante esterna, il
soggetto muore e si putrefà. È allora che appare il colore nero, simboleggiato dal corvo di
Saturno, che è di buon augurio all’inizio delle operazioni della Grande Opera.
“Se tu non vedi innanzi tutto quel nero, prima d’ogni altro colore determinato, sappi che hai
fallito nell’opera e che devi ricominciare!”
D’accordo con tutti i filosofi ermetici, Nicolas Flamel ingiunge così al futuro adepto di ritirarsi
dal mondo e di morire alle sue vanità, per avviarsi lungo la via delle trasmutazioni progressi
vedi se stesso che conducono alla VERA iniziazione.” 2
Per concludere quindi ritengo necessario un accenno alle leggi generali che riconoscevano gli
alchimisti e che attraverso le quali l’Iniziato può operare nelle tre fasi ovvero:
- L’Uno sta in tutto
- Il visibile è l’esteriorizzazione dell’invisibile
- Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso
- La natura è completamente rinnovata dal fuoco
Quest’ultima, l’INRI, è il corollario delle precedenti e il suo significato più profondo mi è ancora
sconosciuto ma nella sua più semplice e intuitiva spiegazione ritrovo un elemento importante che
caratterizza il percorso dell’Iniziato che comunque nel suo cammino è accompagnato dall’energia
vitale presente in Loggia ogni qual volta si lavora fraternamente; un fuoco costante che rinnova il
nostro essere e la nostra comunione e ci unisce indissolubilmente.
Ho detto.

1
Il concetto del “Saper Morire”, o meglio della Consapevolezza della Morte, mi concede lo spunto per una
interessante digressione, utile anche in relazione alle radici tradizionali e romane della nostra Loggia.
Nel libro di Claudio Monachesi, Roma Segreta e Pagana, vi è un capitolo dedicato alla Città di Nemi, dal titolo
“Prima di Roma: Nemi o L’Opera al Nero”; in questo capitolo si riferisce del tempio di Diana, costruito nella valle
del cratere del lago di Nemi, la cui origine sarebbe preesistente alla fondazione di Roma, 753 a.c. Il primo dei
sacerdoti di questo tempio, secondo la Tradizione, fu Oreste, figlio di Agamennone, che venuto in Italia, prese
possesso di questa zona boschiva, dove fondò, portando con sé il simulacro della Dea, il culto di Diana, detta
appunto anche orestea, da Oreste. Per secoli, le ceneri di Oreste furono tenute in questo luogo di culto, finché i
Romani, vincenti sulla Lega Latina, le prelevarono ritualmente e le portarono a Roma, dove furono sepolte sotto la
soglia del Tempio di Saturno al Foro Romano. Queste ceneri furono ritenute cosa fatale, insieme alle altre sei cose
fatali, che avrebbero reso Roma città indistruttibile.
Il motivo di questa mia digressione è legato proprio al nome di questo primo Rex Sacerdote assunto dai Latini, ma di
origini troiane: Oreste. La sua traduzione misterica, dal greco, è la seguente: L’IMPIEDI SVEGLIO, oppure “colui
che è sveglio e sta in piedi”, e cioè sinonimo di coscienza vigile nello stato normale di veglia. Colui che sta in piedi
ed è sveglio è anche cosciente, consapevole, ed è proprio nella Consapevolezza che io vedo qui una forte affinità con
il tema trattato in questa tavola. Le ceneri di Oreste, poi, come sopra accennato, vengono poste sotto la soglia del
tempio di Saturno. Le Ceneri rappresentano la Morte, e Saturno, nell’Opera Alchemica, è l’Opera al Nero vera e
propria.
2
Tratto dal sito [Link]

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