Allegato B - Linee Guida
Allegato B - Linee Guida
Il Ministro dell’Istruzione
di concerto con
il Ministro dell’Economia e delle Finanze
Linee Guida
concernenti la definizione delle modalità,
anche tenuto conto dell'accertamento di cui all'articolo 4 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, per l'assegnazione delle misure di sostegno di cui
all’articolo 7 del [Link] 66/2017
e il modello di PEI, da adottare da parte delle istituzioni scolastiche
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di concerto con
il Ministro dell’Economia e delle Finanze
Linee Guida
concernenti la definizione delle modalità, anche tenuto conto dell'accertamento di cui all'articolo
4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per l'assegnazione delle misure di sostegno di cui
all’articolo 7 del [Link] 66/2017 e il modello di PEI, da adottare da parte delle istituzioni
scolastiche
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di concerto con
il Ministro dell’Economia e delle Finanze
Linee Guida
concernenti la definizione delle modalità, anche tenuto conto dell'accertamento di cui all'articolo
4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per l'assegnazione delle misure di sostegno di cui
all’articolo 7 del [Link] 66/2017 e il modello di PEI, da adottare da parte delle istituzioni
scolastiche
A partire dall’anno 2012 – dopo la promulgazione della Legge 170/2010 – si è manifestata, inoltre,
una sempre maggiore attenzione e sensibilità nella direzione della personalizzazione dei percorsi di
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studio, che si è tradotta nella costruzione di un concetto più ampio di inclusione, rivolto a tutti e non
soltanto concentrato sull’integrazione di alunni e studenti con disabilità.
Questi i passaggi normativi fondamentali:
Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012
Indicazioni Nazionali
Legge 107/2015
DLgs 62/2017
La Legge 107/2015 al comma 181, lettera c) indica le materie per le quali è conferita delega al
Governo per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità e il
riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione.
I decreti delegati, attuativi della Legge 107/2015, novellano e completano, per taluni aspetti
specifici, il quadro ordinamentale che risulta attualmente configurato come segue:
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La partecipazione attiva di tutte le componenti della “comunità educante”, che si traduce nelle varie
forme di collaborazione, deve sempre attuarsi nel rispetto delle specifiche competenze e dei
rispettivi ruoli.
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È infatti elemento di progresso democratico la previsione della partecipazione dei genitori
dell’alunno e, ancor più, la partecipazione dello studente della scuola secondaria di II grado nel
Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO).
La sezione introduttiva del PEI si apre non a caso con un “quadro informativo” dedicato alle
informazioni che i genitori (o coloro che esercitano la responsabilità genitoriale) ovvero gli esperti
da loro indicati possono fornire. Nell’ottica di una stretta collaborazione scuola-famiglia è
fondamentale acquisire informazioni sulla vita dell’alunno.
Non è infrequente, infatti, che i comportamenti osservati in famiglia differiscano da quelli agiti a
scuola, a volte per la diversità dell’approccio adottato nella “presa in carico” dell’allievo. Per questo
è sempre bene che scuola e famiglia “si parlino”, scambiando informazioni, punti di vista, modalità
di presa in carico, strategie di gestione dei comportamenti problematici, ma anche – se vi è il
consenso da parte delle famiglie – notizie sulle terapie, ad esempio, e sull’approccio seguito dagli
specialisti, in modo da poter coordinare gli interventi.
Fondandosi su tale spirito di collaborazione, nell’interesse primario dell’alunno/studente, sarà
possibile condividere anche obiettivi educativi e didattici, ferma restando la competenza esclusiva
dei docenti in tale ambito. Diversamente, si creerebbe una disparità di trattamento con altri allievi,
non altrimenti giustificabile.
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Quindi, riepilogando:
1) la valutazione è effettuata dai docenti;
2) sulla base del PEI (dove sono indicati punti di forza dell’allievo, ma anche punti di debolezza e,
da ultimo, le condizioni di contesto che possono ostacolare o favorire lo sviluppo della persona e
degli apprendimenti), sono indicate le discipline ove si adottano personalizzazioni e i rispettivi
criteri;
3) il principio guida della valutazione è «il progresso dell'allievo in rapporto alle sue potenzialità e
ai livelli di apprendimento iniziali».
4) sono consentiti strumenti compensativi e prove equipollenti.
Il comma 1 e 2 sono particolarmente importanti perché chiariscono che le modalità di valutazione
restano nella facoltà dei docenti e che, sulla base del PEI, si indicano le discipline per quali la
valutazione è personalizzata, e si “esplicita” il perché e il come.
All’art. 7, comma 2 lettera d) del DLgs 66/2017, come modificato dal DLgs 96/2019, è scritto
infatti che il PEI «esplicita le modalità di sostegno didattico, […], le modalità di verifica, i criteri di
valutazione, […] la valutazione in relazione alla programmazione individualizzata»: “esplicitare”,
dunque, nel senso di “rendere chiare”, nell’ambito del patto di corresponsabilità educativa, non
“definire” o “disporre”.
Il legislatore ha voluto indicare con chiarezza che la valutazione deve essere formativa, ma non
autoreferenziale, fermo restando il principio di terzietà.
Infatti (lettera c) «il PEI individua obiettivi educativi e didattici, strumenti, strategie e modalità per
realizzare un ambiente di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione,
della comunicazione, dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie, anche sulla base degli
interventi di corresponsabilità educativa intrapresi dall'intera comunità scolastica per il
soddisfacimento dei bisogni educativi individuati».
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Nota: ai fini delle presenti Linee Guida sono adottate le stesse definizioni indicate all’articolo 1, comma 3 del decreto
di cui all’art. 7, comma 2-ter del DLgs 66/2017 (di seguito “decreto”), cui le Linee Guida sono allegate.
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Il Gruppo di Lavoro Operativo - GLO
Nuovo art. 15 della Legge 104 del 1992
Comma 10
Al fine della definizione dei PEI e della verifica del processo di inclusione, compresa la proposta di
quantificazione di ore di sostegno e delle altre misure di sostegno, tenuto conto del profilo di
funzionamento, presso ogni Istituzione scolastica sono costituiti i Gruppi di Lavoro Operativo per
l’inclusione dei singoli alunni con disabilità. Ogni Gruppo di lavoro operativo è composto dal team dei
docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori della bambina o del
bambino, dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente con disabilità, o di chi esercita la
responsabilità genitoriale, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione
scolastica che interagiscono con la classe e con la bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la
studentessa o lo studente con disabilità nonché con il necessario supporto dell’unità di valutazione
multidisciplinare.
Ai componenti del Gruppo di Lavoro Operativo non spetta alcun compenso, indennità, gettone di
presenza, rimborso spese e qualsivoglia altro emolumento. Dall’attivazione dei Gruppi di lavoro
operativo non devono derivare, anche in via indiretta, maggiori oneri di personale.
Comma 11
All’interno del Gruppo di Lavoro Operativo, di cui al comma 10, è assicurata la partecipazione attiva
degli studenti con accertata condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica nel
rispetto del principio di autodeterminazione.
Comma 2
Il PEI di cui all'articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dal
presente decreto:
g) è redatto in via provvisoria entro giugno e in via definitiva, di norma, non oltre il mese di ottobre,
tenendo conto degli elementi previsti nel decreto ministeriale di cui al comma 2-ter; è redatto a partire
dalla scuola dell'infanzia ed è aggiornato in presenza di nuove e sopravvenute condizioni di
funzionamento della persona […];
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questo nuovo gruppo di lavoro, costituito per ciascun alunno e ciascuna alunna con disabilità e
valido per un anno scolastico.
La sua composizione è definita nell'art. 15 della L. 104/92, come modificato dal decreto.
Il GLO è composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, ivi compreso
l’insegnante specializzato per il sostegno didattico, e presieduto dal dirigente scolastico o da un suo
delegato.
I genitori dell’alunno con disabilità - o chi esercita la responsabilità genitoriale - partecipano ai
lavori del GLO.
Il decreto indica, inoltre, come partecipanti al GLO altre persone definite «figure professionali
specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la
bambina o il bambino, l’alunna o l’alunno, la studentessa o lo studente con disabilità».
L'individuazione non è univoca e richiede pertanto una precisa autorizzazione formale da parte del
Dirigente scolastico.
Requisito essenziale è che si tratti di una "figura professionale" (escludendo quindi supporti di altro
tipo legati a relazioni familiari o amicali) che abbia un'interazione con l'alunno o con la classe.
A titolo di esempio possiamo citare, tra le figure interne all'istituzione scolastica:
docenti referenti per le attività di inclusione o docenti con incarico nel GLI per il supporto alla
classe nell'attuazione del PEI (art. 15 c. 8 L. 104/92, come modificato dal DLgs 96/19);
docenti che svolgano azioni di supporto alla classe nel quadro delle attività di completamento.
Resta di competenza della dirigenza stabilire la necessità o meno di tale individuazione formale,
ricordando che, se ritenuto utile, è possibile prevedere la loro partecipazione in qualità di esterni a
singoli incontri. In tal senso, può essere prevista anche la partecipazione di collaboratori scolastici e
collaboratrici scolastiche che coadiuvano nell’assistenza di base.
Tra le figure esterne all'amministrazione scolastica, ma che operano stabilmente a scuola, si
possono considerare le persone che forniscono l’assistenza specialistica per l'autonomia e la
comunicazione, nominate dall'Ente locale.
Tra le figure esterne al contesto scolastico, possono prendere parte al GLO:
specialisti e terapisti dell'ASL;
specialisti e terapisti privati segnalati dalla famiglia;
operatori/operatrici dell'Ente Locale, soprattutto se è attivo un Progetto Individuale;
componenti del GIT.
Prima di nominare i soggetti esterni, il Dirigente scolastico acquisisce la loro disponibilità ad
accettare l'incarico e l'impegno a rispettare la riservatezza necessaria.
La famiglia è tenuta a presentare gli specialisti privati e ad autorizzarli a partecipare agli incontri,
nonché a mantenere riservati i dati sensibili, nel rispetto delle norme sulla privacy.
Uno specialista privato può essere individuato quale partecipante del GLO solo se dichiara di non
essere retribuito dalla famiglia e la sua partecipazione ha valore consultivo e non decisionale.
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Ad ogni incontro del GLO vengono convocati tutti coloro che hanno diritto a parteciparvi.
La composizione del GLO è riportata nella relativa tabella, nella parte introduttiva del modello di
PEI, indicando, oltre al nome e cognome, a quale titolo partecipa ai lavori (insegnante della classe,
genitore, assistente per l'autonomia e la comunicazione, specialista dell'UVM dell'ASL, terapista
privato, ecc.).
La composizione del GLO può essere integrata o modificata anche durante l'anno scolastico, con
analoghe procedure, riportando le variazioni nell'apposito riquadro.
Su invito formale del Dirigente scolastico e - in caso di privati esterni alla scuola - acquisita
l'autorizzazione dei genitori per la privacy, possono partecipare ai singoli incontri del GLO, per
tutta la durata o limitatamente ad alcuni punti all'ordine del giorno, anche altre persone il cui
supporto viene ritenuto utile ai lavori del gruppo.
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solo per alunni/e che abbiano ottenuto per la prima volta la certificazione della condizione di
disabilità ai fini dell’inclusione scolastica, è prevista - sempre entro il mese di giugno - la
convocazione del GLO per la redazione del PEI in via provvisoria.
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Sezione 1
Quadro informativo
NORMATIVA di RIFERIMENTO
DLgs 66/2017
Articolo 1, comma 2
2. Il presente decreto promuove la partecipazione della famiglia, nonché delle associazioni di riferimento,
quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale.
Questa sezione ‒ a cura dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale ‒ è destinata a
fornire indicazioni sulla situazione familiare e una descrizione del bambino o della bambina,
dell’alunno o dell’alunna, dello studente o della studentessa titolari del PEI.
Per la scuola secondaria di II grado è prevista la possibilità di riportare elementi desunti dalla
descrizione di sé fornita dallo studente o dalla studentessa, attraverso interviste o colloqui.
L'istituzione scolastica, sentiti i membri del GLO, può eventualmente sostenere genitori, studenti e
studentesse in questo compito, secondo le loro esigenze.
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Sezione 2
Elementi generali desunti dal Profilo di Funzionamento
NORMATIVA di RIFERIMENTO
DLgs 66/2017
Articolo 5
[...]
3. Il Profilo di funzionamento di cui all'articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che
ricomprende la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale, come modificato dal presente decreto, è
redatto da una unità di valutazione multidisciplinare, nell'ambito del SSN, composta da:
a) uno specialista in neuropsichiatria infantile o un medico specialista, esperto nella patologia che connota lo
stato di salute del minore;
b) almeno due delle seguenti figure: un esercente di professione sanitaria nell'area della riabilitazione, uno
psicologo dell'età evolutiva, un assistente sociale o un pedagogista o un altro delegato, in possesso di
specifica qualificazione professionale, in rappresentanza dell'Ente locale di competenza.
4. Il Profilo di funzionamento di cui all'articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come
modificato dal presente decreto:
a) è il documento propedeutico e necessario alla predisposizione del Piano educativo individualizzato (PEI) e
del Progetto individuale;
b) definisce anche le competenze professionali e la tipologia delle misure di sostegno e delle risorse
strutturali utili per l'inclusione scolastica;
c) è redatto con la collaborazione dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale della bambina o
del bambino, dell'alunna o dell'alunno, nonché, nel rispetto del diritto di autodeterminazione nella massima
misura possibile, della studentessa o dello studente con disabilità', con la partecipazione del dirigente
scolastico ovvero di un docente specializzato sul sostegno didattico, dell'istituzione scolastica ove è iscritto la
bambina o il bambino, l'alunna o l'alunno, la studentessa o lo studente;
d) è aggiornato al passaggio di ogni grado di istruzione, a partire dalla scuola dell'infanzia, nonché in
presenza di nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona.
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In questa sezione si chiede di riportare, attraverso una sintetica descrizione, gli elementi generali
desunti dal Profilo di Funzionamento (o dalla Diagnosi Funzionale e dal Profilo Dinamico
Funzionale, se il Profilo di Funzionamento non fosse disponibile), utili alla redazione del PEI. Tale
descrizione costituisce, infatti, la premessa per le sezioni successive, in quanto – come si legge nel
DLgs 66/2017, art. 5, c. 4, lettera a) – il Profilo di Funzionamento è il documento propedeutico e
necessario alla redazione del PEI.
Pertanto, è opportuno che il GLO, oltre a prendere visione del Profilo, ne fornisca una sintesi che
metta in evidenza le informazioni relative alle dimensioni rispetto alle quali è necessaria un’analisi
puntuale, seguita dalla progettazione di interventi specifici. A tale scopo, è necessario segnalare,
altresì, le “dimensioni” da definire nel PEI, indicando accanto a ciascuna se necessiti o meno di
un’analisi nella fase di osservazione prevista nella Sezione 4 e conseguentemente di interventi da
indicare nella Sezione 5.
Nel primo riquadro, occorre specificare:
se è stato redatto il Profilo di Funzionamento, riportando il quadro sintetico ivi contenuto;
se non si dispone del Profilo di Funzionamento e, in tal caso, riportare o estrarre le
informazioni di riepilogo conclusive contenute nella Diagnosi funzionale o nel Profilo
Dinamico Funzionale.
Nel secondo riquadro, occorre indicare:
se è stato redatto il Profilo di Funzionamento, e, in tal caso, specificare in base ad esso su
quali delle dimensioni analizzate si andrà a procedere nelle successive sezioni del PEI e quali
invece possono essere omesse.
Se non si dispone del Profilo di Funzionamento si procederà segnando parimenti le dimensioni e le
sezioni del PEI per le quali sono previsti interventi, a partire dagli elementi contenuti nella Diagnosi
Funzionale, indicando quali invece possono essere omesse.
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Sezione 3
Raccordo con il Progetto Individuale
Normativa di riferimento:
DLgs 66/2017
2. Le prestazioni, i servizi e le misure di cui al Progetto individuale sono definite anche con la partecipazione di un
rappresentante dell'istituzione scolastica interessata.
2-bis. Si provvede agli adempimenti previsti dal presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
Il PEI [..]
f) indica le modalità di coordinamento degli interventi ivi previsti e la loro interazione con il Progetto individuale;
Legge 8 novembre 2000, n. 328, Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e
servizi sociali
Art. 14 Progetti individuali per le persone disabili
1. Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104,
nell'ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i
comuni, d'intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell'interessato, un progetto
individuale, secondo quanto stabilito al comma 2.
2. Nell'ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, il progetto individuale comprende, oltre
alla valutazione diagnostico-funzionale, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, i
servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e
all'integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà,
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emarginazione ed esclusione sociale. Nel progetto individuale sono definiti le potenzialità e gli eventuali sostegni per il
nucleo familiare.
[...]
In questa sezione è possibile esplicitare indicazioni relative al raccordo tra il PEI e il Progetto
Individuale di cui all’art. 14 della Legge 328/2000, come indicato all'art. 7 comma 2, lettera f) del
DLgs 66/2017.
Tali elementi sono utili ai fini di una progettazione inclusiva che recepisca anche azioni esterne al
contesto scolastico coordinate dall’Ente locale rivolte allo sviluppo della persona e alla sua piena
partecipazione alla vita sociale.
Ai fini della compilazione della Sezione 3 del PEI:
a. Se il Progetto Individuale è stato già redatto, si può riportare una sintesi dei contenuti e
aggiungere informazioni sulle modalità di coordinamento e interazione con il PEI, tenendo
conto delle considerazioni della famiglia.
b. Se il Progetto Individuale è stato richiesto e deve ancora essere redatto, qui si riportano le
indicazioni da considerare per la redazione del Progetto.
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Sezione 4
Osservazioni sul bambino/a, sull’alunno/a, sullo studente e sulla studentessa per
progettare gli interventi di sostegno didattico
Normativa di riferimento:
Il PEI [..]
c) individua obiettivi educativi e didattici, strumenti, strategie e modalità per realizzare un ambiente
di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione,
dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie, anche sulla base degli interventi di
corresponsabilità educativa intrapresi dall’intera comunità scolastica per il soddisfacimento dei bisogni
educativi individuati;
L’osservazione dell’alunno è il punto di partenza dal quale organizzare gli interventi educativo-
didattici.
Per oltre venticinque anni - a partire dal DPR 24 febbraio 1994 - gli insegnanti italiani hanno
seguito un particolare modus operandi, basandosi sull’individuazione di “Assi”, attraverso cui
l’esame della condizione del bambino e della bambina, già dalla Scuola dell’Infanzia, consentiva di
articolare una conoscenza approfondita della persona nel suo sviluppo evolutivo, sulla quale
costruire i successivi interventi.
Ricordiamo che, ai sensi del DPR 24 febbraio 1994, venivano individuati – nella Diagnosi
funzionale – 7 “Assi”:
a) cognitivo;
b) affettivo-relazionale;
c) linguistico;
d) sensoriale;
e) motorio-prassico;
f) neuropsicologico;
g) dell’autonomia personale e sociale;
A questi si aggiungevano – nel Profilo Dinamico Funzionale – ulteriori due “Assi”:
a) comunicazionale;
b) dell’apprendimento.
Il Profilo Dinamico Funzionale comprendeva necessariamente (e comprenderà ancora, nella fase
transitoria):
a) la descrizione funzionale in relazione alle difficoltà che l'alunno dimostra di incontrare in settori
di attività;
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b) l'analisi dello sviluppo potenziale dell'alunno a breve e medio termine, desunto dall'esame di
nove parametri (o «assi»).
Il Decreto 66/2017 individua esplicitamente una serie di “dimensioni” che divengono elementi
fondamentali nella costruzione di un percorso di inclusione da parte della “intera comunità scolastica”
e, contestualmente, elementi fondanti della progettazione educativo-didattica, per la realizzazione di un
“ambiente di apprendimento” che dia modo di soddisfare i “bisogni educativi individuati”. La
dimensione dell’apprendimento è intesa in senso trasversale, in quanto interessa e coinvolge tutte le
altre dimensioni, non solo quella cognitiva (ma certamente anche quella). Confermando, ancora una
volta, che il principio fondamentale e il fine verso cui tendere è «il progresso dell'allievo in rapporto alle
sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali» (art. 16, legge 104/1992), il dettato normativo
chiede di promuovere tale progresso nelle dimensioni «della relazione, della socializzazione, della
comunicazione, dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie».
Nell’accogliere i principi fissati dal Legislatore, il Decreto di cui all’art. 7, comma 2-ter, tenendo
conto della tradizione scolastica italiana in tema di inclusione, ha inteso sintetizzare nel nuovo
modello di PEI le diverse dimensioni nelle quali si sviluppa l’attività della persona, in relazione allo
sviluppo degli apprendimenti, nel senso sopra indicato:
A. Dimensione della Socializzazione e dell’Interazione
B. Dimensione della Comunicazione e del Linguaggio
C. Dimensione dell’Autonomia e dell’Orientamento
D. Dimensione Cognitiva, Neuropsicologica e dell'Apprendimento
Nelle succitate “Dimensioni” sono ricompresi tutti i diversi aspetti registrabili in ordine alle
potenzialità del soggetto, riguadagnando e aggregando, in un’ottica di sintesi, i precedenti
“parametri” o “assi” già utilizzati per la redazione del PEI.
Di seguito una tabella di corrispondenza che esplicita le relazioni e le confluenze tra
“parametri/assi” e “dimensioni”:
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di messaggi, lettura di istruzioni pratiche, ecc.).
Sezione 5
Interventi sull’alunno/a: obiettivi educativi e didattici
La Sezione precedente, redatta a seguito dell’attenta e sistematica osservazione del bambino o della
bambina, a partire dalla Scuola dell’Infanzia (osservazione che deve continuare, in linea con lo
sviluppo evolutivo e con i necessari cambiamenti che accompagnano la persona, per tutto il ciclo di
studi, rinnovandosi ad ogni nuovo anno), mira a mettere in evidenza i punti di forza sui quali
muovere l’azione educativo-didattica.
Su tali basi, si elaborano gli interventi educativi e didattici, in vista della realizzazione di specifici
obiettivi. Si tratta di interventi trasversali, che agiscono sulle dimensioni fondamentali – quali sono
state descritte nel capitolo precedente – per lo sviluppo potenziale delle capacità, facoltà, abilità.
In tale linea di intervento, andranno individuati gli obiettivi specifici, in relazione a precisi esiti
attesi e, per ciascuno di essi, andranno descritte le modalità e i criteri di verifica per il loro
raggiungimento.
Per la Scuola dell’Infanzia occorre tener conto che i campi di esperienza si sviluppano ed
intrecciano in percorsi educativi e non in percorsi didattici che invece caratterizzano le discipline
degli altri gradi di scuola.
A tal riguardo, è utile richiamare quanto riportato nel documento “Indicazioni Nazionali e Nuovi
Scenari” in cui si legge proprio che «nella scuola dell'infanzia la centralità di ogni soggetto nel
processo di crescita è favorita dal particolare contesto educativo... ...non si tratta di organizzare e
“insegnare” precocemente contenuti di conoscenza o linguaggi/abilità, perché i campi di
esperienza vanno piuttosto visti come contesti culturali e pratici che “amplificano” l’esperienza dei
bambini grazie al loro incontro con immagini, parole, sottolineature e “rilanci” promossi
dall’intervento dell’insegnante».
In tale ottica, la predisposizione in parallelo di Obiettivi ed Esiti si rivela funzionale, in quanto
consente di constatare la linearità e coerenza di quanto ci si pone e del "risultato" valutabile.
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Sezione 6
Osservazioni sul contesto: barriere e facilitatori
Normativa di riferimento:
Il PEI [..]
b) tiene conto dell’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione
scolastica, di cui all’articolo 12, comma 5, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, e del Profilo di
funzionamento, avendo particolare riguardo all’indicazione dei facilitatori e delle barriere, secondo la
prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF dell’OMS;
c) individua obiettivi educativi e didattici, strumenti, strategie e modalità per realizzare un ambiente
di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione,
dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie, anche sulla base degli interventi di
corresponsabilità educativa intrapresi dall’intera comunità scolastica per il soddisfacimento dei bisogni
educativi individuati;
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La fase dell’osservazione del contesto è fondamentale al fine di realizzare un ambiente di
apprendimento realmente inclusivo.
L’individuazione di barriere e facilitatori deve essere orientata, altresì, a considerare con particolare
attenzione gli atteggiamenti. Se rispetto all’ambiente fisico, nel contesto scolastico, può risultare più
semplice identificare problematiche legate all'accessibilità e alla fruibilità degli spazi o alla
disponibilità di attrezzature didattiche o di supporto (ad esempio barriere architettoniche, locali
eccessivamente rumorosi, carenza di tecnologie specifiche, mancanza di supporti per l'autonomia
personale etc.), l’osservazione del contesto sociale richiede di considerare le relazioni con
insegnanti e adulti di riferimento e con il gruppo dei pari, valutando l'influenza, positiva o negativa,
che questi rapporti possono avere. Gli atteggiamenti rilevabili nel contesto scolastico potrebbero
risultare un dato particolarmente significativo in alcuni casi specifici, in particolare in presenza di
comportamenti problematici che potrebbero portare ad atteggiamenti di rifiuto e di emarginazione.
Per questa sezione è previsto un unico campo aperto, non strutturato, che le scuole possono
compilare con estrema flessibilità, tenendo conto di esigenze, conoscenze ed esperienze maturate
rispetto alla prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF dell’OMS, anche nel
caso in cui il Profilo di Funzionamento non fosse disponibile.
Le indicazioni che seguono sono divise in due paragrafi distinti:
a) “Fattori ambientali e ICF” analizza le indicazioni di contesto che possono
emergere dal Profilo di Funzionamento fornendo suggerimenti per un eventuale
adattamento in ambito scolastico.
b) “Barriere e facilitatori in un ambiente di apprendimento inclusivo” fornisce
indicazioni per individuare i fattori che possono aiutare o ostacolare la
realizzazione di un ambiente di apprendimento inclusivo, applicabili anche in
assenza del Profilo di Funzionamento.
Fattori ambientali e ICF
L'analisi dei fattori ambientali fornita con il Profilo di Funzionamento rappresenta un'importante
base di partenza che, tuttavia, non può descrivere l'effettiva situazione all’interno di una specifica
realtà scolastica.
È opportuno considerare gli aspetti più rilevanti per il contesto scolastico, ai fini di una strategia di
intervento sinergica e unitaria per rimuovere le barriere. Si forniscono alcune indicazioni sintetiche
per orientarsi nella prospettiva e terminologia dell’ICF.
Nel manuale ICF-CY si specifica che «i fattori contestuali (ovvero i fattori ambientali e personali)
interagiscono con l’individuo in una condizione di salute e determinano il livello e il grado del suo
funzionamento. I fattori ambientali sono estrinseci all’individuo (ad es. gli atteggiamenti della
società, gli aspetti architettonici, il sistema normativo e le leggi). I Fattori personali, d’altro canto,
non vengono classificati nella presente versione dell´ICF. Essi comprendono il sesso, la razza,
l’età, la forma fisica, lo stile di vita, le abitudini, la capacità di adattamento e altri fattori di questo
genere. La loro valutazione, se necessaria, è lasciata agli utilizzatori» (ICF-CY, pag. 45).
Prendendo spunto da queste indicazioni, possiamo osservare alcune dimensioni di contesto
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personale, e come queste possano facilitare il funzionamento dell’alunno/a nel suo apprendimento e
partecipazione sociale oppure ostacolarlo, ad esempio: alcune abitudini consolidate, la capacità di
adattamento ai cambiamenti ed altre variabili di mediazione psico-affettiva, come la motivazione, la
gestione delle emozioni, gli stili attributivi, l`autoefficacia e l’autostima. ICF lascia in questo caso
agli utilizzatori un campo aperto, di particolare importanza nella prospettiva bio-psico-sociale.
1
UNESCO - Training Tools for Curriculum Development, 2016. Pag. 110
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1. L'insegnamento è programmato pensando a tutti gli studenti
Le attività didattiche tengono conto degli interessi e delle esperienze degli studenti?
Vengono utilizzati diversi metodi di insegnamento?
Gli studenti conoscono e comprendono gli obiettivi e le finalità delle attività didattiche?
2. Le lezioni incoraggiano la partecipazione di tutti gli studenti
Tutti gli studenti sono chiamati con il loro nome?
Vengono usati materiali che suscitano l'interesse degli studenti?
Gli studenti sono consapevoli della possibilità di intervenire durante le lezioni?
3. Gli studenti sono coinvolti attivamente nel loro processo di apprendimento
Gli studenti sono incoraggiati a sentire la responsabilità del proprio apprendimento?
L'ambiente scolastico incoraggia un apprendimento autonomo?
4. Gli studenti sono incoraggiati a sostenersi reciprocamente nel processo di apprendimento
La disposizione dei banchi incoraggia gli studenti a interagire tra loro?
In alcuni momenti è previsto che gli studenti lavorino in coppia o in gruppo?
Gli studenti si aiutano a vicenda per raggiungere gli obiettivi delle lezioni?
5. Viene fornito un supporto quando gli studenti vivono situazioni di difficoltà
L'insegnante è attento agli studenti che presentano delle difficoltà?
Gli studenti sono in grado di chiedere aiuto?
6. La disciplina in classe si basa sul rispetto reciproco
Esistono regole per decidere quando è il momento di parlare e quando di ascoltare?
Gli studenti pensano che le regole adottate in classe siano eque e appropriate?
Vengono contrastati episodi di bullismo?
7. Gli studenti possono contare su persone di riferimento con cui poter parlare quando sono
preoccupati o turbati
Le preoccupazioni degli studenti sono ascoltate?
Gli insegnanti sono disponibili a parlare con gli studenti in privato?
8. La valutazione contribuisce al successo di tutti gli studenti
Gli insegnanti usano la valutazione formativa per sostenere l'apprendimento?
Gli studenti ricevono riscontri costruttivi sul loro lavoro?
Gli studenti sono aiutati a correggere e migliorare le loro verifiche o interrogazioni?
Gli insegnanti considerano le diversità anche all'interno di un sistema di valutazione formale unico?
Revisione
In questa sezione è possibile riportare eventuali modifiche, a seguito di una verifica intermedia del
PEI.
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Sezione 7
Interventi sul contesto per realizzare un ambiente di apprendimento inclusivo
Normativa di riferimento:
Il PEI [..]
b) tiene conto dell’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione
scolastica, di cui all’articolo 12, comma 5, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, e del Profilo di
funzionamento, avendo particolare riguardo all’indicazione dei facilitatori e delle barriere, secondo la
prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF dell’OMS;
c) individua obiettivi educativi e didattici, strumenti, strategie e modalità per realizzare un ambiente
di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione,
dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie, anche sulla base degli interventi di
corresponsabilità educativa intrapresi dall’intera comunità scolastica per il soddisfacimento dei bisogni
educativi individuati;
Dopo aver analizzato il contesto nella sezione precedente, qui si definiscono gli interventi che si
intendono attivare per realizzare un efficace ambiente di apprendimento inclusivo.
Anche per questa sezione, il modello da compilare prevede un unico campo aperto, non strutturato,
da redigere con flessibilità, completato solo dallo spazio per eventuali revisioni e da quello per la
verifica conclusiva degli esiti.
Partendo dalle osservazioni espresse nella Sezione n. 6, si tratta innanzitutto di definire quali
iniziative si intendono attivare per rimuovere le barriere individuate, o almeno ridurne gli effetti
negativi attraverso strategie organizzative o supporti compensativi, ma anche di riflettere su come
valorizzare i facilitatori offerti dal contesto per trarre il massimo vantaggio operativo per il successo
del progetto di inclusione.
Si è insistito nella sezione precedente su come sia importante individuare i fattori ambientali non
solo in base alla loro incidenza sul contesto, in questo caso prevalentemente scolastico, ma anche
rispetto alla possibilità che hanno di essere modificati, se negativi, o valorizzati, se positivi, essendo
questo l'obiettivo principale di un progetto educativo come il PEI. In questa sezione, dunque, si
richiede di descrivere interventi specifici in base all’osservazione e all’analisi già effettuata e
illustrata in precedenza.
Gli interventi riguardano, oltre i fattori di contesto individuali, anche quelli universali.
In una classe, l'ambiente di apprendimento è unico e l'intervento progettato deve necessariamente
andare oltre le esigenze individuali dell'alunno/a con disabilità titolare del PEI, investendo il più
ampio concetto di accessibilità, o progettazione universale, trasferibile all'insegnamento.
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Anche questi aspetti sono stati analizzati nella sezione precedente e qui si tratta di descrivere
operativamente degli interventi che sono già stati individuati e considerati realizzabili.
Revisione
In questa sezione è possibile riportare eventuali modifiche, a seguito di una verifica intermedia del
PEI.
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Sezione 8
Interventi sul percorso curricolare
Normativa di riferimento:
Il PEI [..]
1. La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli
alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e
formazione, ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al
successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell'identità personale e promuove la autovalutazione
di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze.
La valutazione delle alunne e degli alunni con disabilità certificata frequentanti il primo ciclo di istruzione è
riferita al comportamento, alle discipline e alle attività svolte sulla base dei documenti previsti dall'articolo
12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992 n. 104; trovano applicazione le disposizioni di cui agli articoli da 1 a
10.
La Sezione 8 racchiude gli interventi previsti per impostare una programmazione didattica
personalizzata che andrà a ridefinire il curricolo elaborato all’interno dell’istituzione scolastica, in
base alle esigenze educative e didattiche dell’alunno/a. Sarà necessario considerare tutte le diverse
componenti del processo: contenuti, metodi, attori, tempi, luoghi, modalità e criteri di verifica e
valutazione.
Questa sezione risente del diverso ordinamento normativo dei vari gradi di scuola:
nel modello destinato alla Scuola dell'Infanzia è prevista la descrizione degli interventi di
personalizzazione applicati nei diversi campi di esperienza (campo 8.1);
per la Scuola Primaria la progettazione è articolata per discipline o per aree disciplinari o altri
raggruppamenti, se ritenuti più funzionali, e prevede una valutazione espressa attraverso
giudizi;
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per la Scuola Secondaria di primo grado la progettazione è articolata per discipline, o per aree
disciplinari o altri raggruppamenti se ritenuti più funzionali, e prevede anche l’indicazione
delle modalità di valutazione rispetto alle discipline e rispetto al comportamento;
per la Scuola Secondaria di secondo grado, oltre alla progettazione per
discipline/insegnamenti e all’indicazione delle modalità di valutazione, si prevedono
necessarie considerazioni in merito alla validità del titolo di studio e, limitatamente agli ultimi
tre anni di corso, la progettazione dei PCTO - Percorsi per le Competenze Trasversali e
l’Orientamento.
La Sezione 8 si conclude con i campi Revisione, che permette di segnalare eventuali modifiche in
base a un monitoraggio in itinere, e Verifica conclusiva degli esiti per tutti gli ordini di scuola.
Come in tutte le sezioni del PEI, quando si parla di verifica conclusiva degli esiti la valutazione è
riferita prioritariamente all'efficacia degli interventi, non solo al raggiungimento degli obiettivi
previsti da parte della bambina e del bambino, dell’alunna e dell’alunno o della studentessa e dello
studente.
Questa distinzione è particolarmente importante in questa sezione dedicata agli apprendimenti,
considerando che - a parte la Scuola dell'Infanzia, ove non si svolge la valutazione strutturata degli
apprendimenti - la loro valutazione non spetta al GLO ma è di competenza specifica del team
docenti e del consiglio di classe.
In questa fase il GLO verifica, pertanto, se l’impianto complessivo della personalizzazione abbia
funzionato o meno, ossia se l’insieme di interventi e di strategie attivati, assieme a quelli destinati
alla realizzazione di un ambiente di apprendimento inclusivo (così come indicato nella Sezione 7),
abbia dato i risultati attesi, considerando altresì la verifica degli obiettivi didattici definiti dal team
docenti e dal consiglio di classe, ma senza limitarsi al solo aspetto didattico.
La valutazione va, dunque, impostata in un’ottica di miglioramento, al fine di riflettere sul
superamento di limiti, difficoltà e barriere, senza soffermarsi soltanto sulle criticità rilevate.
SCUOLA dell’INFANZIA
8.1 Interventi educativi, strategie, strumenti nei diversi campi di esperienza
Nella Sezione 8.1, è possibile fornire le indicazioni necessarie per descrivere come la
programmazione personalizzata si integri con quella della sezione (gruppo classe), in modo
coerente con gli obiettivi educativi e gli interventi specifici riportati nella Sezione 5.
Nel caso in cui sia possibile una completa partecipazione a tutte le attività previste, sia nel curricolo
implicito che in quello proprio dei campi di esperienza, ci si limita a descrivere eventuali
adattamenti utili a livello generale o per specifiche attività.
Laddove siano necessari interventi di personalizzazione per garantire la partecipazione, essi si
esplicitano, a meno che non siano inclusi tra gli interventi previsti nella Sezione 5 in relazione alle
dimensioni previste nel Profilo di Funzionamento. In tal caso, è sufficiente fornire un richiamo a
quella sezione.
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Ad ogni modo è opportuno illustrare come viene utilizzata la risorsa del sostegno didattico e
riportare quali azioni vengono attuate anche in assenza di tale risorsa, coerentemente con quanto
riportato nella Sezione 9-Organizzazione generale del progetto di inclusione e utilizzo delle risorse.
Revisione
In questa sezione è possibile riportare eventuali modifiche, a seguito di una verifica intermedia del PEI.
Verifica conclusiva degli esiti
Questa sezione consente di verificare i risultati educativi conseguiti e, in particolare, l’efficacia
degli interventi, delle strategie e degli strumenti utilizzati per consentire la partecipazione e per
rendere l’ambiente di apprendimento inclusivo.
SCUOLA PRIMARIA
8.1 Interventi educativi, strategie, strumenti nelle diverse aree disciplinari
Nel riquadro 8.1 sono descritti gli interventi attivati per tutte le discipline, le strategie e gli strumenti
necessari insieme a una sintetica definizione delle eventuali modalità di verifica personalizzate.
In questa sezione è opportuno riportare gli interventi di personalizzazione previsti a supporto degli
apprendimenti didattici, che è bene tenere distinti rispetto a quanto indicato nella dimensione “D -
NEUROPSICOLOGICA, COGNITIVA E DELL'APPRENDIMENTO” della Sezione 4 del PEI,
nella quale si punta l'attenzione - se ritenuto necessario in base al Profilo di Funzionamento - su
competenze trasversali e strumentali di tipo metacognitivo, riferite a capacità e metodo di studio.
Le modalità di verifica possono essere esplicitate in modo più dettagliato, in relazione alla
progettazione disciplinare.
È necessario esplicitare in che modo viene utilizzata la risorsa del sostegno di classe e quali azioni
sono previste da parte del team docenti in assenza di tale risorsa, coerentemente con quanto riportato
nella Sezione 9 - Organizzazione generale del progetto di inclusione e utilizzo delle risorse.
A - Segue la progettazione didattica della classe e si applicano gli stessi criteri di valutazione
B - Rispetto alla progettazione didattica della classe sono applicate le seguenti personalizzazioni in
relazione agli obiettivi di apprendimento (conoscenze, abilità, traguardi di competenze) e ai criteri di
valutazione:
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
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Nell’indicare gli obiettivi per ciascuna disciplina, dovrebbero essere chiariti i collegamenti tra gli
obiettivi educativi, definiti nella Sezione 5, in rapporto alle dimensioni del Profilo di
Funzionamento, e gli obiettivi disciplinari sui quali poi la scuola esprime una valutazione formale
attraverso un giudizio sintetico.
È necessario definire con chiarezza gli obiettivi di apprendimento su cui si dovrà basare la
valutazione prevista. Il GLO ha facoltà di decidere se nella voce B sia opportuno indicare la
personalizzazione di tutti gli obiettivi previsti per la classe o sceglierne solo alcuni, indicare macro
contenuti o effettuare rimandi alla progettazione di ogni insegnante oppure se sia preferibile
indicare le basi della personalizzazione disciplinare utili ai fini di una valutazione accurata degli
apprendimenti.
A tale proposito, il campo può essere compilato liberamente oppure, se si preferisce, si può
scegliere tra una di queste due modalità:
B1 - se le differenze rispetto alla progettazione della classe non sono rilevanti, può essere
conveniente esplicitare solo le personalizzazioni apportate: riduzioni dei contenuti, semplificazioni
o facilitazioni, eventuali obiettivi ridotti.
Questa opzione può essere introdotta dall'espressione: «Segue la progettazione didattica della
classe tranne questi adattamenti:»
Modificando la progettazione, cambiano quasi di sicuro anche i risultati attesi, per cui la revisione
dei criteri di valutazione rispetto alla classe diventa di solito indispensabile.
B2 - se la progettazione personalizzata è molto diversa da quella della classe, si definiscono
gli obiettivi disciplinari previsti, specificando i risultati attesi e i relativi criteri di valutazione.
Revisione
In questa sezione è possibile riportare eventuali modifiche, a seguito di una verifica intermedia del
PEI.
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Verifica conclusiva degli esiti
Questa sezione consente di verificare i risultati educativi e didattici conseguiti e, in particolare,
l’efficacia degli interventi, delle strategie e degli strumenti utilizzati per consentire la partecipazione
e per rendere l’ambiente di apprendimento inclusivo.
B - Rispetto alla progettazione didattica della classe sono applicate le seguenti personalizzazioni in
relazione agli obiettivi di apprendimento (conoscenze, abilità, traguardi di competenze) e ai criteri di
valutazione:
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Nell’indicare gli obiettivi per ciascuna disciplina dovrebbero essere chiariti anche i collegamenti tra
gli obiettivi educativi, definiti nella Sezione 5 in rapporto alle dimensioni del Profilo di
Funzionamento, e gli obiettivi disciplinari sui quali poi il consiglio di classe esprime una
valutazione formale attraverso un voto in decimi.
Se si sceglie l'opzione A, non c'è da aggiungere altro. Tuttavia è importante ricordare che seguire la
progettazione della classe e applicare gli stessi criteri di valutazione non significa annullare ogni
forma di personalizzazione. Pertanto, le modalità di verifica saranno personalizzate secondo quanto
indicato in 8.2.
Con l'opzione B si indicano possibilità di personalizzazione molto varie, che devono essere indicate
in modo chiaro, specificando anche i criteri di valutazione (ossia le prestazioni attese per i vari
livelli) perché su questi si basa la valutazione.
Il GLO ha facoltà di decidere se nella voce B sia opportuno indicare un adattamento di tutti gli
obiettivi previsti dalla classe oppure sceglierne solo alcuni, specificare i macro contenuti o
effettuare rimandi alla progettazione di ogni insegnante oppure se sia preferibile indicare le basi
della personalizzazione disciplinare, utili ai fini di una valutazione adeguata degli apprendimenti. A
tale proposito, il campo può essere compilato liberamente oppure, se si preferisce, si può scegliere
tra una di queste due modalità:
B1 - se le differenze rispetto alla progettazione della classe non sono rilevanti, può essere
conveniente esplicitare solo le personalizzazioni apportate: riduzioni dei contenuti, semplificazioni
o facilitazioni, eventuali obiettivi ridotti.
Questa opzione può essere introdotta dall'espressione: «Segue la progettazione didattica della
classe tranne questi adattamenti:»
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Modificando la progettazione, cambiano conseguentemente anche i risultati attesi per cui la
revisione dei criteri di valutazione rispetto alla classe diventa necessaria.
B2 - se la progettazione personalizzata è molto diversa da quella della classe, occorre definire gli
obiettivi disciplinari previsti, specificando i risultati attesi e i relativi criteri di valutazione.
Revisione
In questa sezione è possibile riportare eventuali modifiche, a seguito di una verifica intermedia del
PEI.
Verifica conclusiva degli esiti
Questa sezione consente di verificare i risultati educativi e didattici conseguiti e, in particolare,
l’efficacia degli interventi, delle strategie e degli strumenti utilizzati per consentire la partecipazione
e per rendere l’ambiente di apprendimento inclusivo.
SCUOLA SECONDARIA di SECONDO GRADO
8.1 Modalità di sostegno didattico e ulteriori interventi di inclusione
In questa sezione, di carattere generale, è prevista l’indicazione degli interventi attivati per tutte le
discipline, nonché le strategie e gli strumenti necessari a supporto degli apprendimenti, operando
un’opportuna distinzione sia rispetto agli interventi educativi definiti nella Sezione 5, in base alle
dimensioni previste nel Profilo di Funzionamento, sia rispetto agli interventi sul contesto descritti
nella Sezione 7.
È necessario esplicitare, altresì, in che modo viene utilizzata la risorsa del sostegno di classe e quali
azioni sono previste da parte del consiglio di classe in assenza di tale risorsa, coerentemente con
quanto riportato nella Sezione 9-Organizzazione generale del progetto di inclusione e utilizzo delle
risorse.
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8.2 Modalità di verifica
In questo campo, si chiede di definire le personalizzazioni necessarie rispetto alle modalità di
verifica adottate nella classe e utilizzate per tutte le discipline. Tenuto conto degli obiettivi didattici
e dei criteri di valutazione a essi connessi per ogni disciplina (cf. 8.3), è necessario considerare due
possibilità nella progettazione:
obiettivi didattici nettamente diversi da quelli disciplinari della classe, per cui le modalità di
verifica usate abitualmente risultano di difficile applicazione. In tal caso gli obiettivi
disciplinari sono probabilmente strettamente connessi a quelli educativi definiti nelle
dimensioni della Sezione 5 dove è previsto, per ciascuno, un campo dedicato alla VERIFICA,
ossia “metodi, criteri e strumenti utilizzati per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti”
Pertanto si può richiamare la Sezione 5.
obiettivi didattici analoghi o sostanzialmente riconducibili a quelli della classe ma che devono
essere valutati considerando le difficoltà aggiuntive derivanti dalla disabilità, soprattutto
rispetto ai processi di esposizione o produzione. In questo secondo caso, che difficilmente
viene adeguatamente affrontato nella Sezione 5, la valutazione degli apprendimenti risulta
particolarmente rilevante nella Scuola Secondaria di secondo grado per le ricadute che può
avere nella validità del percorso scolastico ai fini del conseguimento del diploma. A tale
scopo occorre chiarire in modo dettagliato anche le modalità di verifica, oltre che obiettivi e
criteri di valutazione propri delle singole discipline.
Le modalità di verifica devono fondarsi su un criterio di equità, affinché la valutazione globale degli
apprendimenti disciplinari non sia compromessa da eventuali barriere legate a metodi e strumenti
inadeguati.
Anche rispetto all’attribuzione di voti numerici è necessario che gli interventi personalizzati non
risultino un elemento penalizzante o discriminante se l’esito atteso è stato raggiunto o se la prova
risulta equipollente a quella della classe.
Le personalizzazioni da mettere in atto per la somministrazione e lo svolgimento delle prove di
verifica, dovrebbero garantire, in primo luogo, l’accessibilità e la fruibilità – specie se prevedono
attività legate alla letto-scrittura, aspetto che rientra nella progettazione del contesto inclusivo - e
dovrebbero ricomprendere modalità piuttosto comuni quali:
la possibilità di assegnare tempi più lunghi tutte le volte che è richiesto dalle condizioni
funzionali o di contesto;
la riduzione per numero o dimensioni delle verifiche proposte, se non è possibile assegnare
tempi aggiuntivi;
l’adattamento della tipologia di prova: colloquio orale anziché prova scritta, a domande chiuse
anziché aperte, verifiche strutturate (domande a risposta multipla, vero/falso, testo a
completamento etc.) o semistrutturate etc.;
il ricorso a interventi di assistenza o supporto di vario tipo, più o meno determinanti nell'esito
della prestazione, secondo i casi;
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l’uso di strumenti compensativi, nel senso più ampio del termine e comprendendo quindi tutto
quello che può servire per ridurre le difficoltà esecutive di vario tipo connesse alla disabilità,
comprese quelle di memorizzazione, organizzazione ed espressione dei contenuti e delle
competenze da verificare;
sistemi di compensazione tra modalità diverse di verifica, in particolare tra scritto e orale, tra
una prova strutturata e non strutturata etc., assicurandosi che un’eventuale difficoltà di
svolgimento non scaturisca dalla mancata comprensione delle consegne e/o da difficoltà
nell’applicazione di procedure.
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entrambi gli organismi, semplificando le procedure. Tuttavia occorre ricordare che questa decisione
rientra nella valutazione degli apprendimenti e il Consiglio di Classe ha pertanto diritto ad
affrontarla in modalità riservata, senza doverne discutere con gli altri partecipanti ai lavori del GLO.
In questo modello di PEI sono previsti due spazi distinti per indicare se il percorso è valido o no per
il conseguimento del titolo: uno inserito nel dettaglio delle singole discipline, l'altro come momento
di sintesi complessiva. In questo modo si mira a fornire indicazioni più precise in caso di
prestazioni molto disomogenee nelle varie discipline che rendono necessario specificare i traguardi
possibili in base alle potenzialità, evitando classificazioni esclusivamente globali che rischiano di
portare a una riduzione generale delle aspettative di apprendimento, e talora anche ad atteggiamenti
di deresponsabilizzazione.
In presenza di percorsi misti, differenziati in alcune discipline e sostanzialmente ordinari o
personalizzati ma con verifiche equipollenti in altre, il percorso didattico complessivo è
necessariamente differenziato, perché nel nostro impianto ordinamentale è sufficiente una singola
“non conformità” in una disciplina per precludere il conseguimento del diploma.
Ma, soprattutto in questi casi, è importante far conoscere e valorizzare le opportunità che il nostro
sistema offre per conseguire ugualmente il diploma qualora le difficoltà che impediscono di
sostenere in modo valido alcune discipline venissero nel tempo superate, attraverso attività di
recupero specifiche o, se ritenuto necessario, allungando il percorso scolastico con una ripetenza.
Il passaggio dalla programmazione differenziata a una valida per il conseguimento del titolo è
infatti possibile se il Consiglio di classe decide, in base agli elementi di valutazione in suo possesso
e con adeguata motivazione, che lo studente è in grado di apprendere anche le discipline seguite in
precedenza in modo differenziato, sostenendo in un secondo momento prove equipollenti.
La prima applicazione della programmazione differenziata richiede una formale proposta del
Consiglio di classe ai genitori, che successivamente deve essere concordata con loro: essi possono
rifiutarla e in questo caso saranno somministrate in tutte le discipline delle prove equipollenti, ossia
valide secondo l'ordinaria progettazione dell'indirizzo di studi frequentato, anche se andranno
comunque garantite le attività di sostegno e continueranno ad essere applicate tutte le
personalizzazioni ai metodi di valutazione indicati nel riquadro 8.2.
La scuola deve verificare che siano chiare ai genitori le conseguenze di ogni decisione presa in
questo ambito, ossia che cosa comporta l'accettazione del percorso differenziato ma anche quali
possono essere i rischi di insuccesso a cui lo studente può andare incontro se deve sostenere
valutazioni equipollenti. Poiché i soggetti coinvolti in questa decisione (genitori e Consiglio di
classe) partecipano ai lavori del GLO, ma sono autonomi e distinti rispetto ad esso nelle rispettive
differenziazioni, si deciderà secondo i casi se inserire queste procedure all'interno del gruppo stesso,
verbalizzando le decisioni assunte, o se sia più opportuno gestirle separatamente.
Negli anni successivi la continuazione del percorso differenziato viene considerata automatica,
salvo diversa decisione del Consiglio di classe, anche derivante da motivata richiesta della famiglia.
Nel riquadro destinato a ciascuna disciplina si può selezionare una di queste tre opzioni:
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A - Segue la progettazione didattica della classe e si applicano gli stessi criteri di valutazione
B - Rispetto alla progettazione didattica della classe sono applicate le seguenti personalizzazioni in relazione agli
obiettivi specifici di apprendimento (conoscenze, abilità, competenze) e ai criteri di valutazione
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
con verifiche identiche equipollenti
C - Segue un percorso didattico differenziato:
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
con verifiche non equipollenti
[indicare la o le attività alternative svolte in caso di differenziazione della didattica
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
A - Se si sceglie l'opzione “A”, non occorre aggiungere altro. Tuttavia occorre ricordare che
seguire la progettazione della classe e applicare gli stessi criteri di valutazione non significa
annullare ogni forma di personalizzazione. Pertanto, le modalità di verifica saranno personalizzate
secondo quanto indicato nella Sezione 8.2.
B - Con l'opzione “B” si definisce un percorso che, pur personalizzato o adattato, conserva la sua
validità ai fini del conseguimento del titolo di studio e prevede la possibilità di somministrare prove
di verifica dichiarate equipollenti (in certi casi particolari, anche identiche), ossia dello stesso valore
di quelle della classe pur se diverse rispetto ai contenuti, rendendo possibili semplificazioni che non
compromettano la loro validità. Possono rientrare in questo ambito eventuali dispense da
prestazioni ritenute non indispensabili, supporti che garantiscono in ogni caso l'autonomia di base,
facilitazioni non determinanti… Valutando queste personalizzazioni si terrà conto anche della
rilevanza che possono avere le varie discipline nello specifico indirizzo di studi. Modificando in
questo modo la progettazione, anche se non in modo radicale, cambiano molto probabilmente anche
i risultati attesi per cui diventa necessario adattare i criteri di valutazione definiti per la classe.
C - L'opzione “C” si seleziona quando gli obiettivi disciplinari previsti sono nettamente ridotti
rispetto a quelli della classe, per cui non è proponibile una valutazione su prove equipollenti. In
questo riquadro occorre definire quali sono questi obiettivi previsti, specificando i risultati attesi e i
relativi criteri di valutazione.
Si ricorda che anche una sola disciplina definita in questo modo rende obbligatoriamente
“differenziato” il percorso didattico complessivo.
Rientrano nell'opzione “C” le situazioni in cui non sussistono le condizioni neppure per una
progettazione disciplinare ridotta e non è possibile, se non con forzature eccessive e inopportune,
definire obiettivi didattici sui quali si possa poi esprimere una seria valutazione degli
apprendimenti. In questi casi si può decidere l'esonero totale dall'insegnamento di tale disciplina,
per cui non sono previsti obiettivi disciplinari da raggiungere e, non essendoci di conseguenza
valutazione, non si definiscono i relativi criteri. L'esonero è deciso dal Consiglio di classe, non solo
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dall'insegnante titolare della disciplina, e deve costituire una scelta eccezionale derivante da
impedimenti oggettivi o incompatibilità, non da mere difficoltà di apprendimento.
In questi casi si specifica che per la disciplina in questione è stato deciso l’esonero e, di
conseguenza, si indica quali attività alternative vengono svolte in quelle ore, nonché come vengono
organizzate e valutate. Se rientrano tra gli interventi connessi alle dimensioni del Profilo di
Funzionamento - Sezione 5 - le modalità di verifica, con relativi esiti attesi, dovrebbero essere già
state definite, ed è sufficiente un rinvio.
Riquadro di riepilogo
Dopo aver redatto i campi relativi alla progettazione disciplinare, va completato questo riquadro di
riepilogo che essenzialmente ha lo scopo di rafforzare, con una sintesi esplicita, la comunicazione
sulla validità del percorso di studi di questo studente.
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n. 262/88, richiamata nell'OM 90/2001 all'articolo 15 comma 4, che riconosce agli alunni con
disabilità, anche in situazione di gravità, il diritto alla frequenza delle scuole superiori.
Tale sentenza è stata oggetto di un quesito al Consiglio di Stato rivolto dal MIUR. Il parere è stato
reso in data 10 aprile 1991 (prot. n.348) e vi è chiaramente detto che la sentenza va applicata
secondo il principio che «gli alunni con disabilità anche grave hanno un “diritto allo studio” ma
non anche “al titolo di studio”».
Il parere del Consiglio di Stato ha impiegato dieci anni per poter trovare applicazione con
l'Ordinanza ministeriale n. 90 del 2001, che ha consentito agli alunni con disabilità in situazione di
gravità, i quali non potevano ottenere il ‘diploma di licenza media’, di ottenere un attestato quale
«titolo idoneo per l'iscrizione alle scuole superiori al solo fine di ottenere analogo attestato al
termine degli esami conclusivi del secondo ciclo di studi» (OM 90/2001, articolo 11, commi 11 e 12).
L'Ordinanza n. 90/01 ha applicato la sentenza della Corte Costituzionale e il parere del Consiglio di
Stato con le norme contenute all'articolo 15.
Quanto alle prove equipollenti, di cui all'articolo 16, comma 3 della legge 104/92, esse sono state
previste solo per gli alunni con PEI semplificato e la loro definizione si rinviene nel DPR 323 del 98.
È proprio nel DPR n. 323 del 1998, all'articolo 13, comma 2 ( ora abrogato), che troviamo l’origine
della norma che dispone il conseguimento di un attestato anziché del diploma, in presenza di un
percorso didattico differenziato2.
Il rilascio dell'attestato può avvenire solo al termine del primo ciclo di istruzione, per gli alunni con
disabilità che non si presentino agli esami, come titolo idoneo per l'iscrizione alle scuole secondarie
di secondo grado (DLgs 62/2017, art. 11, comma 8), ma con effetti ben limitati al rilascio di
analogo attestato: esso quindi non può essere titolo idoneo come avente valore legale al pari del
‘diploma di maturità’ come espressamente detto nel parere del Consiglio di Stato citato e come non
potrebbe comunque avvenire finché è vigente la normativa costituzionale sul valore legale dei titoli
di studio.
*
Nel [Link]. 62/2017 si registra una generale differenza d’impianto tra primo e secondo ciclo, che si
manifesta anche in relazione al linguaggio utilizzato, e con riferimento ai candidati con disabilità.
Per il primo ciclo si parla di prove d’esame «differenziate, coerenti con il percorso svolto, con
valore equivalente ai fini del superamento dell'esame e del conseguimento del diploma»; come è
noto, infatti, nel primo ciclo non è necessaria la differenziazione tra prove equipollenti e prove non
equipollenti, in quanto l’alunno con disabilità che sostiene l’esame consegue comunque il diploma.
Con riferimento al secondo ciclo, le disposizioni contenute nel DLgs 62/2017 riguardano il solo
esame di Stato e non la valutazione intermedia, mentre il tema del PEI non è affrontato in maniera
diretta, bensì trattato solo in relazione all’esame. L’articolo 20 - dedicato a studenti con disabilità e
DSA - esordisce così al comma 1: «Le studentesse e gli studenti con disabilità sono ammessi a
2
2. Qualora l’alunno in situazione di handicap abbia svolto un percorso didattico differenziato e non abbia conseguito il
diploma attestante il superamento dell’esame, riceve un attestato recante gli elementi informativi di cui al comma 1.
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sostenere l'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto dal
precedente articolo 13. Il consiglio di classe stabilisce la tipologia delle prove d'esame e se le
stesse hanno valore equipollente all'interno del piano educativo individualizzato». Spetta dunque al
Consiglio di classe stabilire la tipologia delle prove che il candidato sosterrà, e si dichiara la
possibilità che esse abbiano “valore equipollente” all’interno del PEI. Appare evidente che,
all’interno del PEI (ovviamente in relazione alla totalità delle scelte ivi effettuate), il Consiglio di
classe possa prevedere sia prove equipollenti sia prove non equipollenti. Si configurano dunque
tipologie diverse di PEI: la tipologia che prevede prove equipollenti (e nella quale dunque gli
obiettivi sono conformi al PECUP, alle Indicazioni nazionali o alle Linee guida, seppure in forma
semplificata e/o opportunamente essenzializzata) e quella che prevede prove non equipollenti (i cui
obiettivi non sono riconducibili alle fonti sopra elencate).
Anche qui, come nel primo ciclo, il comma 2 prevede prove “differenziate”: ma tali prove, oltre a
essere differenziate, sono distinte nelle due tipologie sopra richiamate, equipollenti (che danno
diritto al rilascio del diploma) e non equipollenti (che conducono al rilascio dell’attestato, di cui al
comma 5). Le prove “differenziate” possono essere “una o più” (comma 2), il che lascia intendere
che sia possibile, per un candidato con una disabilità lieve, affrontare una prova in forma non
differenziata; come pure, per un candidato con disabilità grave, è possibile non sostenere affatto una
prova, il che non inficia il diritto all’attestato, diritto che resta intatto anche nel caso in cui il
candidato disabile non sostenga affatto l’esame (comma 5).
Il PEI deve, per quanto sopra, essere coerente con le diverse fattispecie contemplate nel decreto
62/2017 in relazione all’esame conclusivo del secondo ciclo: il tema della denominazione di queste
differenti tipologie di PEI non è affrontato nel DLgs 62/2017. Le tipologie sono tre: una prima
limitata a disabilità prettamente attinenti alla sfera fisica (tipologia più rara) e le altre due
corrispondenti alle vecchie denominazione di PEI “per obiettivi minimi” e di PEI “differenziato”
(che sono le due tipologie più utilizzate nelle scuole). Tale schema ricomprende dunque tutti i
percorsi didattici che possono essere disegnati per uno studente con disabilità.
È del tutto evidente che si configuri, per gli studenti con disabilità grave, un “diritto allo studio” ma
non un “diritto al titolo”. Il conseguimento del diploma conclusivo del secondo ciclo ha senso in
relazione al valore legale dello stesso, nella prospettiva della prosecuzione degli studi o
dell’inserimento nel mondo del lavoro; e presuppone il conseguimento (sia pur a diversi livelli in
rapporto alle valutazioni conseguite) dei risultati di apprendimento dei PECUP e di competenze e
risultati / obiettivi di apprendimento conformi a Indicazioni nazionali e Linee guida.
E qui si inserisce un’altra considerazione: nell’impianto ordinamentale, è sufficiente una singola
“non conformità” in una disciplina per precludere il conseguimento del diploma. Prova ne sia la
previsione del comma 13 dello stesso articolo 20, per cui è sufficiente che uno studente con DSA
sia esonerato dall'insegnamento delle lingue straniere per considerare il suo percorso didattico
differenziato e per determinare il conseguimento dell’attestato e non del diploma.
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Dall’analisi complessiva delle disposizioni vigenti, sulla base di una interpretazione sistematica
della normativa in argomento, si può tenere fermo che:
a) alunni e studenti con disabilità, anche grave, hanno un “diritto allo studio” ma non anche “al
titolo di studio”;
b) alunni e studenti con disabilità possono seguire:
i. percorsi didattici ordinari, conformi alla progettazione didattica della classe, sulla base
del curricolo d’istituto;
ii. percorsi didattici personalizzati in relazione agli obiettivi specifici di apprendimento e ai
criteri di valutazione (in questo caso, ci riferiamo ad un “PEI semplificato o per obiettivi
minimi”);
iii. percorsi didattici differenziati (sulla base di un “PEI differenziato”).
Per quanto sopra, nel nuovo modello di PEI è inserito lo schema riepilogativo già sopra riportato:
A. percorso ordinario;
B. percorso personalizzato (con prove equipollenti);
C. percorso differenziato.
A tutte le considerazioni fatte fin qui si collega anche il problema del “passaggio da PEI
differenziato a PEI semplificato”. La “procedura” con la quale alcune famiglie chiedono questo
passaggio solo nell’ultimo anno, con esiti spesso paradossali e con frequente insorgenza di
contenzioso, è una grave criticità e una stortura più e più volte segnalata dalle istituzioni
scolastiche. Infatti è del tutto evidente che sostenere un esame con prove equipollenti sulla base di
un PEI “semplificato” significa che tali prove debbono essere costruite in modo tale da poter
accertare il raggiungimento, sia pur a livello essenziale, di competenze e risultati / obiettivi di
apprendimento di un intero percorso scolastico, e non dell’ultimo anno. Un raggiungimento che
non può avvenire nell’arco del solo ultimo anno, se negli anni precedenti il percorso non è stato
conforme a quello ordinario.
Pur tuttavia, è sempre ammessa la possibilità di rientrare in un percorso ordinario, qualora lo
studente superi prove integrative, in apposita sessione, relative alle discipline e ai rispettivi anni di
corso duranti i quali è stato seguito un percorso differenziato.
Per quanto concerne la firma dell’attestato di credito formativo, si può far riferimento ai modelli di
attestato forniti da Commissione web:
per i candidati che sostengono l’esame (anche solo alcune delle prove), è prevista la firma
del Presidente di commissione;
per i candidati che non sostengono l’esame, è prevista la firma del Dirigente scolastico.
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8.2 Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento
A partire dalla classe terza della Scuola Secondaria di secondo grado
Normativa di riferimento:
Il PEI [..]
e) definisce gli strumenti per l'effettivo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e per
l’orientamento, assicurando la partecipazione dei soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;
Questo riquadro si compila per tutti gli studenti con disabilità delle classi terze, quarte e quinte della
scuola secondaria di secondo grado.
Nel PEI, come indicato nel DLgs 66/2017, sono definiti gli strumenti per l'effettivo svolgimento dei
PCTO - percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (ex “alternanza scuola-lavoro”)
per studenti e studentesse con disabilità, assicurando la loro partecipazione.
La fase di transizione dalla scuola alla vita adulta lavorativa riveste soprattutto per loro una
importanza estremamente rilevante, oggetto da tempo di attenzioni da parte della comunità
educante, anche a livello internazionale. Si veda in particolare “I Piani Individuali di Transizione -
Sostenere il Passaggio dalla Scuola al Lavoro” del 2006 a cura dell'European Agency for
Development in Special Needs Education3.
Gli obiettivi indicati dal documento sui piani di transizione sono certamente condivisibili ed
estendibili anche al PCTO per studenti e studentesse con disabilità (pag. 23):
La transizione dall'ambiente di istruzione a quello del lavoro comporta una serie di cambiamenti, a
volte radicali, nelle relazioni (più formali e gerarchiche in azienda rispetto alla scuola, ma molto
meno individualistiche), nella routine della vita quotidiana (ad esempio, rispetto degli orari o
gestione delle pause) e in generale nell’immagine di sé, con motivazioni potenzialmente molto
significative.
3
Testo in traduzione italiana disponibile qui: [Link]
plans_itp_it.pdf
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La definizione dei vari aspetti del PCTO può richiedere tempi che non necessariamente coincidono
con quelli previsti per il PEI; in particolare è possibile che nella prima redazione (entro ottobre)
alcuni passaggi non siano ancora stati conclusi. In questi casi ci si può limitare a indicazioni
generali, inserendo successivamente, in sede di revisione, gli elementi che via via vengono definiti.
Tipologia di percorso
Si chiede innanzitutto di specificare la tipologia di percorso prevista, scegliendo tra tre diverse
opzioni: aziendale, scolastico, altro.
L'esperienza in azienda è in genere considerata quella che meglio consente di raggiungere gli
obiettivi di crescita alla base dell'esperienza del PCTO, ma in certe situazioni essa potrebbe essere
di difficile realizzazione per questioni ambientali (difficoltà a trovare una ditta veramente idonea) o
per particolari esigenze o difficoltà personali. Ricordiamo che può essere equiparata a un'azienda
anche una struttura lavorativa protetta o assistita, destinata solo a persone con disabilità.
Nel caso di una esperienza di tipo scolastico, si può cercare di realizzare un ambiente di lavoro che
dal punto di vista organizzativo (regole, orari, persone di riferimento…) e per le attività svolte
(laboratori e altri spazi utilizzati) sia il più vicino possibile a quello aziendale, creando una
discontinuità tra queste esperienze e le abituali attività scolastiche. Può essere opportuno
organizzare l'attività in collaborazione con scuole vicine attraverso degli scambi, in modo da
cambiare ambiente e persone di riferimento, proponendo attività diverse rispetto all'ordinaria
routine scolastica.
La terza opzione (altra tipologia di percorso, quindi né in azienda né a scuola) va prevista in casi
eccezionali, ad esempio in presenza di un progetto di istruzione domiciliare.
Come detto, le informazioni da inserire nei riquadri (nome dell'azienda, tutor, figure coinvolte,
durata…) possono essere redatte nelle successive revisioni del PEI, se non ancora disponibili.
Progettazione del percorso
Una volta definita la tipologia di percorso scelta, nella seconda parte del riquadro 8.4 si chiede di
precisare, secondo il livello di approfondimento ritenuto necessario, i seguenti aspetti:
OBIETTIVI DI COMPETENZA DEL PROGETTO FORMATIVO
TIPOLOGIE DI ATTIVITÀ (es: incontro con esperti, visite aziendali, impresa formativa simulata, project work in e
con l’impresa, tirocini, progetti di imprenditorialità ecc.) e MODALITÀ/FASI di svolgimento delle attività previste
MONITORAGGIO E VALUTAZIONE
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Obiettivi di competenza del progetto formativo
Si può fare riferimento agli obiettivi declinati sopra - suggeriti dall'Agenzia europea nonché
sostituirli o integrarli con altri più specifici e rilevanti per l’alunno, anche considerando gli obiettivi
già definiti nella Sezione 5 (Interventi sullo studente riferiti alle quattro dimensioni in base al
Profilo di Funzionamento) - e agli altri interventi definiti in questa sezione sul percorso curricolare,
in particolare se emergono particolari potenzialità o attitudini rispetto ad alcune discipline connesse
con l'esperienza del progetto.
Tipologia del contesto con l’indicazione delle barriere e dei facilitatori
Se è stato scelto questo percorso si può ritenere che le barriere rilevate siano state considerate
superabili o comunque non determinanti: nel progetto, anche facendo riferimento a quanto
specificato nelle Sezioni 6 e 7 del PEI (Osservazioni e Interventi sul contesto) si descrive come si
intende superare eventuali barriere e valorizzare i fattori di facilitazione.
Se siamo nella quarta o quinta classe e l'esperienza del PCTO è stata sviluppata anche l'anno
precedente, la rilevazione di barriere e facilitatori tiene ovviamente conto anche degli esiti di quella
esperienza.
Monitoraggio e valutazione
Occorre riportare gli indicatori che si intendono esaminare per il monitoraggio in itinere e per la
verifica finale, assieme agli esiti previsti rispetto agli obiettivi di competenza del progetto formativo
sopra descritti.
Verifica finale
Sono due in particolare gli aspetti da considerare nella verifica finale:
1) il conseguimento degli obiettivi di competenza in base agli esiti previsti e alle modalità di
valutazione indicate, nonché al livello di riduzione dei vincoli di contesto e alla loro eventuale
permanenza;
2) la replicabilità dell’attività e le misure di miglioramento da assumere, sulla base del riscontro
dei tutor. Queste informazioni serviranno da traccia iniziale per la progettazione del PCTO per
l'anno successivo o, se siamo all'ultimo anno, per le indicazioni da fornire al servizio di
inserimento lavorativo al termine della scuola o per l'eventuale prosecuzione degli studi.
Revisione
In questa sezione è possibile riportare eventuali modifiche, a seguito di una verifica intermedia del
PEI.
Verifica conclusiva degli esiti
Questa sezione consente di verificare i risultati educativi e didattici conseguiti e, in particolare,
l’efficacia degli interventi, delle strategie e degli strumenti utilizzati per consentire la partecipazione
e per rendere l’ambiente di apprendimento inclusivo.
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Sezione 9
Organizzazione generale del progetto di inclusione e utilizzo delle risorse
Normativa di riferimento:
DLgs 66/2017, art. 7 Comma 2
Il PEI [..]
d) esplicita le modalità di sostegno didattico […], gli interventi di inclusione svolti dal personale
docente nell’ambito della classe e in progetti specifici, […] nonché gli interventi di assistenza igienica e di
base, svolti dal personale ausiliario nell’ambito del plesso scolastico e le risorse professionali da destinare
all’assistenza, all’autonomia e alla comunicazione
DLgs 66/2017, art. 10 Comma 1
In attuazione di quanto previsto dall'articolo 15, commi 4 e 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, il
dirigente scolastico, raccolte le osservazioni e i pareri del GLI, sentito il GIT, tenendo conto delle risorse
didattiche, strumentali, strutturali presenti nella scuola, nonché della presenza di altre misure di
sostegno, al fine di realizzare un ambiente di apprendimento favorevole allo sviluppo dell’autonomia
delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti con accertata
condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica, invia all’ufficio scolastico
regionale la richiesta complessiva dei posti di sostegno.
DLgs 66/2017, art. 10 Comma 3
Il dirigente scolastico, in tempo utile per l’ordinato avvio dell’anno scolastico, trasmette sulla base dei
PEI, di cui all’articolo 7, comma 2, la richiesta agli enti preposti all’assegnazione delle misure di sostegno
ulteriori rispetto a quello didattico
Decreto, art. 13 - Organizzazione generale del progetto di inclusione e utilizzo delle risorse
Nella Sezione 9 si richiede al GLO di descrivere come viene organizzato il progetto di inclusione
definito nelle precedenti sezioni del PEI, in particolare come vengono utilizzate le risorse assegnate
o disponibili, anche in vista di una responsabile e motivata definizione delle esigenze di sostegno
didattico e delle altre figure professionali che andranno specificate nella sezione 11.
A parte la possibilità di una diversa organizzazione temporale della tabella orario settimanale per la
Scuola dell’Infanzia (eventualmente suddivisa per periodi o attività, non rigorosamente per ore)
questa sezione rimane la stessa per tutti i gradi di scuola.
Tabella orario settimanale
La tabella con l’orario settimanale fornisce un prospetto sinottico modificabile secondo le esigenze
dell’istituzione scolastica: si può prevedere un’organizzazione temporale diversa rispetto a quella
oraria, specie nella Scuola dell’Infanzia, e si può aggiungere la fascia oraria in cui si svolge il
servizio di refezione scolastica, ove prevista.
Nella tabella si riporta l’orario settimanale della classe al fine di rilevare per ogni ora di lezione o
per ogni attività prevista nella classe/sezione:
se l'alunna/o con disabilità è presente o assente, nel caso in cui la frequenza preveda un orario
ridotto, come specificato nell’apposita tabella. Se la frequenza è regolare, senza riduzioni del
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monte orario, non è necessario fornire ulteriori specificazioni. Si precisa che non si considerano
le assenze per malattia, anche se frequenti;
se è presente l'insegnante di sostegno;
se è presente l'assistente per l'autonomia e/o la comunicazione.
Si possono inserire, altresì, ulteriori figure professionali coinvolte per interventi specifici destinati
all’alunna/o.
Tabella informativa
Tale tabella è finalizzata alla richiesta di informazioni che possano definire nel dettaglio le esigenze
e le scelte operate dal GLO.
1 - L'alunna/o frequenta con orario ridotto?
La frequenza scolastica con orario ridotto deve essere compatibile sia con il diritto all'istruzione
garantito agli alunni e alle alunne con disabilità in tutti gli ordini di scuola (L. 104/92 art. 12 c. 2)
che con l'obbligo scolastico nelle età in cui è previsto. Una decisione formale da parte del GLO è
necessaria per attestare che la scelta rientri in un progetto di personalizzazione in cui siano state
considerate tutte queste esigenze.
Tale informazione risulta rilevante anche rispetto alla richiesta di risorse per il sostegno e
l’assistenza da inserire nella Sezione 11, affinché nell’organizzazione vi sia una effettiva
rispondenza tra il monte orario previsto in caso di frequenza ridotta e le ore destinate al sostegno e
all’assistenza.
Se è stata decisa una frequenza ridotta, viene chiesto di quantificarla (è presente a scuola per ___
ore settimanali rispetto alle ____ ore della classe o della sezione) e di specificare se deriva dalla
richiesta delle famiglia, dei servizi sanitari o riabilitativi in accordo con la scuola (possibile anche
più di una scelta) specificando sinteticamente le motivazioni.
Questa domanda consente di specificare in che modo avviene la partecipazione alle attività della
classe/sezione e se siano programmate durante la settimana specifici interventi da attuare al di fuori
della classe. Sarebbe opportuno indicare accanto a ogni attività:
- quali risorse professionali sono coinvolte (docente di sostegno, assistente, docenti curricolari etc.);
- se l’attività è individuale o se si svolge in modalità cooperativa, in piccolo gruppo con forme
di tutoraggio tra pari;
- le motivazioni a supporto di questa scelta, anche in considerazione di una eventuale
compensazione per la mancata partecipazione alle attività che contemporaneamente sono
previste in classe.
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Se si tratta di attività occasionali, non è necessario fornire ulteriori specificazioni.
3 - Informazioni sull'insegnante per le attività di sostegno
Le informazioni richieste hanno lo scopo di precisare quante sono le ore di sostegno assegnate alla
classe come risorse disponibili per realizzare gli obiettivi definiti nel PEI. È possibile specificare se
il sostegno didattico sia affidato a una o più risorse, nonché esplicitare i criteri e le priorità che
hanno orientato le scelte in merito all’articolazione dell’orario del sostegno. Si può segnalare,
altresì, la presenza di docenti di sostegno che operano nella classe con altre alunne e altri alunni con
disabilità, indicando eventualmente modalità organizzative per lo svolgimento delle attività.
4 -Risorse destinate agli interventi di assistenza igienica e di base
In questo riquadro del PEI va specificato come la scuola si organizza per soddisfare le esigenze
igieniche (accompagnamento ai servizi e pulizia, se necessario) e gli altri bisogni compresi nella
cosiddetta assistenza di base: ausilio materiale negli spostamenti all'interno della scuola e al
momento dell'entrata e dell'uscita, eventuale supporto in mensa ecc. Occorre descrivere il servizio
svolto dalle collaboratrici scolastiche e dai collaboratori scolastici, coordinato a quello di altre
figure professionali se presenti, tenendo conto nell'assegnazione del genere delle alunne e degli
alunni.
5 – Risorse professionali destinate all’assistenza per l'autonomia e/o la comunicazione
Tipologia di assistenza / figura professionale ____________________________________
Numero di ore settimanali condivise con l’Ente competente_________
……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Le informazioni hanno lo scopo di precisare quante sono le ore settimanali di assistenza assegnate,
specificando la relativa tipologia attraverso denominazioni usate anche a livello locale per le varie
figure professionali (es. AEC, ASACOM, OSS, assistenti educativi, ecc.). Come nella voce
precedente, è possibile esplicitare i criteri e le priorità che hanno orientato le scelte in merito
all’articolazione dell’orario e all’organizzazione del servizio, nonché le iniziative di coordinamento
adottate.
6 - Altre risorse professionali presenti nella scuola/classe
Questa voce chiede di indicare le altre risorse professionali che operano nella classe per il progetto
di inclusione, in particolare:
docenti della classe in possesso del titolo di specializzazione per le attività di sostegno;
docenti dell’organico dell’autonomia coinvolte/i in progetti di inclusione o in specifiche
attività rivolte all'alunna/o con disabilità o alla classe;
altre eventuali risorse.
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7 – Uscite didattiche, visite guidate e viaggi di istruzione
Interventi previsti per consentire all’alunno di partecipare alle uscite didattiche, visite guidate e viaggi di istruzione
organizzati per la classe:
……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
In questo campo è possibile indicare interventi, supporti, iniziative e precauzioni da adottare per
consentire la partecipazione – con il massimo livello di autonomia e sicurezza – alle uscite
didattiche e alle visite o viaggi di istruzione organizzati dalla scuola per la classe di appartenenza.
Anche in questo ambito è necessario un intervento sul contesto, eliminando le possibili barriere,
scegliendo mete o modalità organizzative adeguate e inclusive.
8 -Strategie per la prevenzione e l’eventuale gestione di comportamenti problematici
In questa sezione è possibile fornire indicazioni operative in presenza di comportamenti
problematici, riportando i soggetti coinvolti e le modalità di azione previste, coerentemente con
quanto già illustrato nelle Sezioni 5, 7 e 8 (voce 8.5).
9 -Attività o progetti per l'inclusione rivolti alla classe
In riferimento a quanto indicato nelle Sezioni 6 e 7, è possibile elencare attività e progetti per
l’inclusione che sono previsti nel corso dell’anno scolastico, eventualmente aggiungendo il periodo
di svolgimento e/o le ore complessive.
10 -Trasporto Scolastico
Sotto questa voce occorre indicare sinteticamente le modalità di svolgimento del servizio.
Interventi e attività extrascolastiche attive
In questa rilevazione vengono descritti interventi e attività che si svolgono fuori dalla scuola e che
possono interagire, in modo diretto o indiretto, con il processo di inclusione scolastica. Se sono già
stati descritti nella Sezione 6 - Osservazioni sul contesto qui è sufficiente un sintetico richiamo.
Vengono distinti due tipi di interventi o attività:
formali: organizzati o gestiti da soggetti, pubblici o privati, in base a specifici accordi, con
organizzazione, sede, orari in genere ben definiti.
informali: non strutturati.
Si chiede di specificare, anche in modo generico per gli interventi informali, gli obiettivi di queste
azioni e i rapporti con il PEI.
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Sezione 10
Certificazione delle Competenze con eventuali note esplicative
Normativa di riferimento:
La certificazione delle competenze per il primo ciclo è regolata dal DLgs 62/2017, art. 9, e dal
conseguente DM 742/17; per il secondo ciclo si fa ancora riferimento al DM 139 del 2007 e al DM
9 del 2010.
Per quanto riguarda alunni e studenti con disabilità, in entrambi i casi essa deve essere coerente con
il piano educativo, ossia personalizzata in base al presente PEI, ma seguendo modalità operative
diverse.
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Sezione 11
Verifica finale / Proposte per le risorse professionali
Normativa di riferimento:
DLgs 66/2017, art. 7 Comma 2
Il PEI [...]
d) esplicita le modalità di sostegno didattico, compresa la proposta del numero di ore di sostegno alla
classe, le modalità di verifica, i criteri di valutazione, gli interventi di inclusione svolti dal personale
docente nell’ambito della classe e in progetti specifici, la valutazione in relazione alla programmazione
individualizzata, nonché gli interventi di assistenza igienica e di base, svolti dal personale ausiliario
nell’ambito del plesso scolastico e le risorse professionali da destinare all’assistenza, all’autonomia e alla
comunicazione.
g) […] Nel passaggio tra i gradi di istruzione, è assicurata l'interlocuzione tra i docenti della scuola di
provenienza e quelli della scuola di destinazione. Nel caso di trasferimento di iscrizione è garantita
l’interlocuzione tra le istituzioni scolastiche interessate ed è ridefinito sulla base delle eventuali diverse
condizioni contestuali della scuola di destinazione;
Questa sezione del PEI, redatta durante l'ultima riunione del GLO nell'anno scolastico, raccoglie le
indicazioni e decisioni rispetto a:
la verifica finale del PEI dell'anno in corso;
interventi necessari per garantire il diritto allo studio e la frequenza per l'anno scolastico
successivo, compresa la proposta di ore di sostegno didattico e di risorse da destinare agli
interventi di assistenza.
Verifica finale del PEI
Ci sono tre sezioni nel modello di PEI che si concludono con uno spazio destinato alla verifica dei
risultati:
la Sezione 5 (Interventi connessi alle dimensioni per profilo di funzionamento);
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la Sezione 7 (Interventi sul contesto);
la Sezione 8 (Interventi sul percorso curricolare) anche se in questo caso la valutazione è
destinata all'efficacia degli interventi attivati, non a quella degli apprendimenti che, Scuola
dell'Infanzia a parte, è sempre di competenza del team docenti o del Consiglio di classe.
Nel primo riquadro si chiede di inserire una verifica globale e sintetica, motivata sulla base delle tre
valutazioni specifiche sopra richiamate.
Aggiornamento delle condizioni di contesto e progettazione per l’a.s. successivo [Sez. 5-6-7]
Partendo ancora dalle valutazioni conclusive già formulate per le Sezioni 6 e 7, ma anche
dall'analisi delle condizioni di contesto della Sezione 5, si chiede di fornire al GLO che dovrà
redigere il PEI l'anno successivo delle sintetiche indicazioni per superare eventuali criticità.
Assistenza
Le esigenze relative all'assistenza si inseriscono in due riquadri distinti, dedicati l'uno all'assistenza
di base, l'altro all'assistenza specialistica.
Assistenza di base
Per assistenza di base si intendono azioni destinate al supporto materiale, non riconducibile ad
interventi educativi e forniti in caso di necessità, senza vincoli di orario. Vengono specificate le tre
tipologie di intervento più comuni richieste nelle scuole:
igienica, compresi accompagnamento e assistenza nell'uso dei servizi e pulizia, se necessario;
spostamenti, compresa accoglienza all'entrata e accompagnamento all'uscita nonché supporto
e vigilanza nei movimenti interni;
mensa, compreso l'eventuale supporto necessario per assumere merende o altro durante le
pause.
Se sono necessari interventi di questo tipo, occorre selezionare le opzioni relative. Se ne sono
previsti altri (non di tipo sanitario) si possono indicare, e sono da specificare sotto la voce “altro”.
Nel campo aperto destinato ai dati relativi all’assistenza di base si chiede di descrivere
sinteticamente l'organizzazione prevista e necessaria, indicando anche eventuali bisogni di
formazione considerando sia in generale le competenze o esperienze del personale addetto che le
esigenze specifiche del soggetto da assistere.
Assistenza specialistica
L’assistenza specialistica per l’autonomia e/o la comunicazione si caratterizza per azioni nettamente
orientate verso l'intervento educativo.
Se si ritiene necessario l'intervento per l’assistenza alla comunicazione, si chiede di specificare
ulteriormente la sua tipologia, legata ai bisogni dell'alunno/a e al tipo di disabilità: visiva, uditiva o
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relativa a disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che richiedono modalità di
comunicazione alternative.
Se invece il tipo di assistenza specialistica richiesta riguarda l'educazione e lo sviluppo
dell'autonomia, occorre specificare in quali ambiti si prevede prioritariamente di impiegarla:
interventi di autonomia personale identificati sinteticamente con “cura di sé”, interventi in mensa,
altro (da specificare).
Anche in questo caso è disponibile un campo aperto dove si chiede di descrivere sinteticamente
l'organizzazione prevista, riflettendo in particolare sugli inevitabili, ma anche necessari,
collegamenti tra i compiti delle varie figure, mirando a ottimizzare l'uso delle risorse, evitando
dispendio di risorse economiche e sovrapposizioni, nel pieno rispetto della professionalità di
ciascuno.
Esigenze di tipo sanitario
Le esigenze di tipo sanitario comprendono l'eventuale somministrazione di farmaci o altri interventi
da assicurare, secondo i bisogni, durante l'orario scolastico.
Pur rientrando certamente tra gli interventi necessari per garantire il diritto allo studio e la
frequenza, essi non vengono inseriti nel PEI sia perché non sono esclusive della disabilità sia perché
coinvolgono spesso figure professionali esterne alla scuola che non fanno parte del GLO.
Esigenze ed interventi di questo tipo sono definiti nelle modalità ritenute più idonee, conservando la
relativa documentazione nel fascicolo personale dell'alunno.
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Proposta del numero di ore di sostegno per l'anno successivo
In base al DLgs 66/2017 (art. 7 comma 2, lettera d) il PEI «esplicita le modalità di sostegno
didattico, compresa la proposta del numero di ore di sostegno alla classe» e in questo riquadro del
modello si chiede di esplicitare, con opportune motivazioni, questa proposta.
Pur trattandosi di una proposta - soggetta a vagli successivi come specificato nel DLgs 66/2017 (art.
10) - essa costituisce un pronunciamento importante che, avendo anche considerevoli ricadute sugli
impegni di spesa della pubblica amministrazione, deve necessariamente rispettare rigorosi principi
di correttezza, equità e responsabilità.
La richiesta deve necessariamente fare riferimento, in modo esclusivo, alle esigenze dell'alunno/a
con disabilità titolare del PEI. Le ore di sostegno sono assegnate alla classe, ma per sviluppare un
progetto educativo personalizzato; non devono intendersi come risorse aggiuntive che rientrano
nella libera disponibilità della scuola, da utilizzare per qualsiasi attività di supporto destinata ad altri
alunni e ad altre alunne della classe o della scuola. Certamente la presenza del sostegno didattico in
una classe può favorire l'attivazione di una didattica più aperta e flessibile da cui può trarre
vantaggio tutta la classe, il team docenti e il consiglio di classe, ma deve essere sempre chiaro che
questi interventi sono rivolti prioritariamente all’alunno o all’alunna con disabilità.
In nessun caso può essere richiesto personale di sostegno per coprire esigenze di mera assistenza,
materiale ma anche educativa, o di accompagnamento.
Nella motivazione della richiesta sono da considerare:
i bisogni dell'alunno/a definiti in base alla documentazione ufficiale, ossia prima di tutto dal
Profilo di Funzionamento, se disponibile, o in alternativa dalla certificazione e dalla Diagnosi
Funzionale.
L'esigenza di supporto didattico non è automaticamente connessa alla gravità clinica o alla
quantificazione del deficit di funzionamento, ma certamente a fronte di documenti ufficiali che
certificano compromissioni lievi o parziali, una richiesta elevata di sostegno deve avere un carattere
di assoluta eccezionalità e deve essere adeguatamente e responsabilmente motivata.
le risorse ritenute necessarie per attivare le iniziative previste per raggiungere gli obiettivi
definiti nel PEI, considerando come nell'anno scolastico che si sta concludendo esse sono
state effettivamente utilizzate (Sezione 9 - Organizzazione generale del progetto di inclusione
e utilizzo delle risorse). Deve esserci pertanto piena coerenza tra le risorse richieste e il loro
effettivo utilizzo. A parte l'ovvia considerazione che non si possono chiedere più ore di
supporto, sostegno o assistenza, rispetto alla frequenza complessiva prevista, deve risultare
che le ore di sostegno sono state effettivamente utilizzate nelle attività o discipline in cui è
prevista una forte personalizzazione dell'attività didattica, tale da richiedere necessariamente
un supporto aggiuntivo.
In particolare, quando si chiede di aumentare le ore di sostegno assegnate, è indispensabile motivare
la proposta non solo descrivendo i bisogni, ma anche dimostrando che effettivamente le ore
assegnate sono state utilizzate in modo adeguato, con interventi attivati rigorosamente sull'alunno/a,
con risorse concentrate dove effettivamente, in base alla progettazione del PEI, sono maggiori le
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esigenze, escludendo categoricamente impieghi impropri come l'uso della risorsa sostegno per
attività di supporto destinate genericamente a tutta la classe senza nessun riferimento agli obiettivi
del singolo PEI, o per altre esigenze della scuola non immediatamente riferibili all’alunno/a titolare
del PEI, quali ad esempio la possibilità di sostituire docenti assenti.
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Qui occorre riportare delle esigenze supplementari, descrivendo eventuali criticità del servizio e
bisogni particolari dell'alunno/a.
Modalità per formulare la proposta di assegnazione delle risorse professionali
per il sostegno didattico e l’assistenza
Con le nuove norme previste dal DLgs 66/2017 ed il nuovo iter procedurale per il riconoscimento
della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica, la valutazione del fabbisogno di
risorse professionali per il sostegno didattico e l’assistenza della persona è condotta secondo criteri
più attenti al suo “funzionamento” e, soprattutto, mirati a favorire una migliore inclusione nel
contesto scolastico.
Si prefigura uno scenario di maggior complessità, ma più adeguato ai bisogni formativi, ove la
considerazione dei livelli di disabilità - “grave” (art. 3, comma 3, legge 104/92) e “lieve” (art. 3,
comma 1) – si articola secondo gradi che sono correlati ad una condizione dinamica, connessi
all’interazione della persona con il contesto e, quindi, al livello di “restringimento della
partecipazione” derivante da oggettive barriere allo sviluppo degli apprendimenti e di tutte le
dimensioni previste (la dimensione della relazione, della interazione e della socializzazione; la
dimensione della comunicazione e del linguaggio; la dimensione dell’autonomia e
dell’orientamento; la dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento).
Ne derivano 5 condizioni/livelli, che sono in realtà rapportati alla “restrizione della partecipazione”
secondo la prospettiva ICF, con riguardo alle “capacità” iniziali dell’alunno: assente, lieve, media,
elevata, molto elevata.
A ciascuno di questi livelli corrispondono altrettanti “range” orari, intesi quali impegno di risorse
necessario per ripristinare condizioni di funzionamento accettabili. In tal senso, in linea con la
prospettiva e la terminologia ICF, sono state definite “debito di funzionamento” ossia, appunto, il
quantum che è richiesto alla scuola e a tutti gli attori del processo inclusivo per azzerare le barriere
e potenziare i facilitatori, così da creare un contesto/ambiente di apprendimento in grado di far
sviluppare le potenzialità dell’alunno.
La condizione dell’alunno, in rapporto alla sua restrizione di partecipazione, è indicata nel Profilo di
Funzionamento, attraverso un lavoro congiunto che vede impegnati specialisti dell’area clinica,
famiglia, servizi e scuola.
Il livello di “restrizione” individuato in sede tecnica, costituisce un perimetro entro il quale
progettare gli interventi, non solo educativo-didattici, ma anche di altro tipo (architettonici,
ambientali, culturali, psicologici). La possibilità di valicare i margini (o “range”) - la cui
definizione deriva da un attento lavoro condotto secondo la prospettiva ICF – è consentita solo in
caso di situazioni eccezionali debitamente da motivare. In tal caso, viene attivata una procedura di
“rivedibilità” del Profilo di Funzionamento, tale da consentire una modifica dell’entità delle
difficoltà e, di conseguenza, dei range orari da attribuire.
La scuola, quindi, che vede individuato un livello di restrizione della partecipazione di grado medio,
dovrà progettare interventi di propria competenza entro il range corrispondente (per la Scuola
Primaria: 6-11 ore).
Nel Profilo di funzionamento vengono individuati 3 “Domini”, ciascuno correlato ai fabbisogni:
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a) APPRENDIMENTO – per le risorse professionali dedicate al sostegno didattico;
b) AUTONOMIA – per l’assistenza all’autonomia;
c) COMUNICAZIONE – per l’Assistenza alla Comunicazione (distinta per disabilità uditiva,
visiva e intellettiva).
Attualmente, ad esempio, un alunno non vedente ha una invalidità del 100% ed è considerato in
situazione di gravità (art. 3, comma3). Se venisse considerata solo tale condizione, di carattere
quantitativo, potrebbero essere assegnate, secondo una sorta di automatismo (massima
gravità=massimo del sostegno), il massimo delle ore possibili (22h).
La valutazione del fabbisogno richiede invece una considerazione più attenta delle condizioni
personali e – questa la novità positiva della prospettiva ICF – la valutazione della sua interazione
con il contesto, che è certamente modificabile. Tale cambiamento chiama in causa non solo
l’insegnante, ma tutta la comunità scolastica, richiedendo l’ausilio consapevole della più ampia
“comunità educante”. Con i nuovi criteri, in presenza di una disabilità visiva che non implica
problemi a livello cognitivo e di apprendimento, è possibile indicare gradi diversi rispetto alla
restrizione di partecipazione che sarà “lieve” relativamente all’apprendimento e alla
socializzazione, “molto elevata” in rapporto alla comunicazione, “elevata” in rapporto
all’autonomia di movimento.
Pertanto, gli interventi educativi richiesti si collocano in un range “lieve” (0-5 ore di sostegno
didattico) e sono finalizzati soprattutto all’integrazione nella classe (per i primi anni); mentre per
l’assistenza alla comunicazione (con l’ausilio di un tiflodidatta, competente nel Braille) sarà
necessario il massimo delle ore; infine sarà sufficiente una media assistenza per quanto riguarda
l’autonomia, a meno che la scuola non “abbatta le barriere”, creando percorsi guidati, fornendo
l’alunno di ausili tecnologici, etc. che riportano il bisogno di supporti ad un grado “lieve”.
Il fabbisogno è quindi strettamente e dinamicamente correlato agli effettivi interventi messi in atto
su più piani: dal sostegno didattico, all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, all’assistenza
igienica di base, al lavoro cooperativo dei compagni di classe, di tutti gli insegnanti, alla fornitura di
ausili (tastiera Braille), all’uso di nuove tecnologie (sintesi vocale), agli interventi sull’ambiente
(percorsi guidati, adattamenti acustici…).
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fornite possono costituire - assieme ovviamente a tutte le altre sezioni del PEI - un'importante
sintesi dei contenuti da condividere in questi momenti di interlocuzione.
Sezione 12
PEI redatto in via provvisoria
Normativa di riferimento:
DLgs 66/2017, art. 7 Comma 2
Il PEI [...]
d) esplicita le modalità di sostegno didattico, compresa la proposta del numero di ore di sostegno alla
classe, le modalità di verifica, i criteri di valutazione, gli interventi di inclusione svolti dal personale
docente nell’ambito della classe e in progetti specifici, la valutazione in relazione alla programmazione
individualizzata, nonché gli interventi di assistenza igienica e di base, svolti dal personale ausiliario
nell’ambito del plesso scolastico e le risorse professionali da destinare all’assistenza, all’autonomia e alla
comunicazione.
g) è redatto in via provvisoria entro giugno e in via definitiva, di norma, non oltre il mese di ottobre,
tenendo conto degli elementi previsti nel decreto ministeriale di cui al comma 2-ter;è' redatto a partire
dalla scuola dell'infanzia ed è aggiornato in presenza di nuove e sopravvenute condizioni di
funzionamento della persona. Nel passaggio tra i gradi di istruzione,
è assicurata l'interlocuzione tra i docenti della scuola di provenienza e quelli della scuola di destinazione.
Nel caso di trasferimento di iscrizione è garantita l'interlocuzione tra le istituzioni scolastiche interessate
ed è ridefinito sulla base delle eventuali diverse condizioni contestuali della scuola di
destinazione;
h) è soggetto a verifiche periodiche nel corso dell'anno scolastico al fine di accertare il
raggiungimento degli obiettivi e apportare eventuali modifiche ed integrazioni.
Decreto, art. 16 - PEI redatto in via provvisoria per l'anno scolastico successivo
Questa sezione del PEI, è molto simile a quella precedente, pur costituendo, in termini cronologici,
il nucleo primigenio del PEI. Si tratta, infatti, della prima redazione del Piano Educativo
Individualizzato, a seguito della presentazione, da parte della famiglia, della certificazione di
disabilità ai fini dell’inclusione scolastica. Si potrebbe definire “PEI provvisorio per nuovi casi”, in
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quanto è riferito solo ai PEI elaborati per le nuove certificazioni e non per coloro che già sono in
un percorso di supporto scolastico alla disabilità.
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cura di coinvolgere nella riunione dello stesso GLO un docente della scuola di destinazione,
nell’ambito della continuità verticale di cui all’art. 14, co. 1, lettera c) della Legge 104/92.
Il PEI provvisorio riporta interventi necessari per garantire il diritto allo studio e la frequenza per
l'anno scolastico successivo, compresa la proposta di ore di sostegno didattico e di risorse da
destinare agli interventi di assistenza, con modalità analoghe a quanto previsto per la precedente
Sezione 11, cui si rinvia per i paragrafi successivi.
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Esame della documentazione
Con riferimento all’art. 17 del decreto, è importante precisare quali debbano essere i corretti
comportamenti da assumere nel caso in cui il GLO si trovasse ad esaminare certificazioni con
profili di dubbia legittimità.
Ci si riferisce, ad esempio, quale caso più ricorrente, all’individuazione di alunni con DSA quali
soggetti beneficiari delle provvidenze previste dalla legge 104/1992, in quanto la legge 170/2010
non ricomprende tra queste l’assegnazione dell’insegnante di sostegno (a meno di comorbilità con
altri disturbi o patologie in base alle quali è giustificato ricorrere alla Legge 104/92).
È bene evidenziare che, nella procedura volta alla definizione delle misure di sostegno, con la
correlata quantificazione del fabbisogno di risorse professionali per la didattica e l’assistenza, i
componenti del GLO sono direttamente responsabili delle decisioni assunte, che comportano oneri
di spesa.
Atteso quindi che all’interno del GLO non siano necessariamente rinvenibili conoscenze in campo
clinico, se non nel rappresentante della ASL, sono tuttavia rinvenibili le competenze per una attenta
lettura e comprensione della certificazione attestante il riconoscimento della condizione di disabilità
ai fini dell’inclusione scolastica.
L’articolo 17 del decreto contempla il caso in cui i componenti del GLO verifichino controversie
sull’interpretazione dei contenuti della certificazione. In tale circostanza, il Dirigente scolastico o
chi presiede la seduta può chiedere al rappresentante dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare
della ASL un’interpretazione del contenuto della stessa.
In presenza di un quadro non pienamente congruente tra la documentazione clinica attestante il
diritto all’assegnazione delle risorse e i requisiti di attribuzione delle risorse medesime, previsti
dalla normativa vigente - come nel caso dianzi citato - qualora gli elementi emergenti dalla stessa
documentazione non chiariscano la motivazione che attribuisce all’alunno titolo ad esigere le
misure di sostegno di cui trattasi, è sempre bene verbalizzare i motivi di perplessità emersi e,
qualora non si raggiunga un accordo in seno al GLO, chiedere chiarimenti - per il tramite del
Dirigente scolastico – al Presidente della Commissione INPS del territorio ove il certificato in
questione è stato rilasciato.
Sulla base del principio di responsabilità personale, anche nel caso in cui un solo componente o
partecipante ai lavori del GLO ravvisi eventuali incongruenze circa il contenuto della certificazione,
chi presiede la riunione trasmette la documentazione al Dirigente scolastico che provvede a
contattare il competente ufficio dell’INPS preposto al controllo delle Commissioni di valutazione.
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