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mitato all’uso - ove possibile - di lastre predalle, che tuttavia coprono la quasi
totalità degli orizzontamenti.
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Tutte le opere sono state portate oltre la quota di 13,00 s.l.m., e quindi suf-
ficientemente al di sopra del livello di rinvenimento della falda acquifera.
In armonia con indicazioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, si
sono realizzate economie di costo di costruzione anche attraverso una diffe-
renziazione delle caratteristiche prestazionali delle fondazioni in funzione del-
la sensibilità, propria di ciascun edificio, ad eventuali cedimenti differenziali.
Si sono pertanto adottate due tipologie strutturali: fondazioni profonde (per le
tre sale musica e per il foyer) e fondazioni dirette superficiali, per tutti gli altri
edifici.
18.2.2 La geologia
Fig. 18.2 - Uno dei profili geotecnici. Si distinguono i seguenti litotipi: Terreno di riporto (A).
Limo argilloso-argilla limosa a tratti debolmente sabbioso di colore marrone e
contenente rare concrezioni calcaree (B). Sabbia medio-fine con limo o limosa di
colore avana (C). Sabbia da medio fine a grossolana, grigia, con intercalazione
di orizzonti millimetrici di limo (D). Limo argilloso-argilla limosa con intercalazioni
sabbiose, grigio scuro-nerastro (E). Argilla limosa (argille plioceniche) grigia a
tratti debolmente sabbiosa con intercalati livelli centimetrici o decimetrici di sab-
bia medio fine (F). Ghiaia molto fine con inclusione di clasti in prevalenza calca-
rei (G). Sabbia medio fine con limo o limosa, grigia moderatamente addensata
(G1)
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sione elaborato anche sulla scorta di analisi globali del complesso terreno-
fondazione-struttura in elevazione.
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Fig. 18.6 - Sala 2700, schemi di traccia- Fig. 18.7 - Sala 2700, carpenteria di una
mento delle travi 11 e 12 trave ad arco
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Le travi principali (ad orditura trasversale) sono state, per tutte e tre le sale,
concepite con una configurazione ad arco parzialmente reticolare, con corren-
te superiore in legno lamellare (l.l.) con aste di parete e catena in acciaio. Gli
arcarecci (ad orditura longitudinale) sono costituiti invece da semplici travi in
legno lamellare disposte su file parallele.
L’arco reticolare è a tre cerniere, con appoggi scorrevoli a rullo in acciaio,
resi fissi ad una estremità con collegamento meccanico alla struttura perime-
trale in c.a.. Si è evitato di utilizzare, per tali apparecchi, materiali sensibili al
fuoco (tipo teflon o neoprene), eliminando la necessità di una loro periodica
sostituzione. L’arco vero e proprio è costituito da due elementi in legno lamel-
lare accoppiati “a spalla” a formare un’unica membratura, di altezza variabile
in funzione delle esigenze geometriche e delle rilevanti sollecitazioni di calco-
lo. I due elementi sono solidarizzati con spinotti e/o bullonature “passanti”.
Le aste di parete sono costituite da profili tubolari in acciaio, collegati a
cerniera alle estremità. Le catene sono invece formate da coppie di barre piene
di grande diametro (da φ76 a φ100), in acciaio speciale da bonifica 41Cr4, fi-
lettate per “rullatura” e connesse ai nodi con manicotti o dadi filettati di pro-
duzione non di serie.
La tipologia adottata conferisce solo un debole grado di iperstaticità inter-
na alle travi principali, che manifestano - come dimostrato dall’analisi condot-
ta su numerosi modelli spaziali di calcolo nelle diverse condizioni di solleci-
tazione, comprese quelle “estreme” di incendio - un comportamento sostan-
zialmente molto vicino a quello di archi reticolari isostatici a tre cerniere.
Le strutture sovrastanti gli spazi perimetrali interni delle sale sono compo-
ste da orditure di travi in legno lamellare - anch’esse a profilo curvo, per ade-
guarsi alla geometria della superficie di copertura - semplici (di base 22 cm) o
doppie (di base 2 x 22 cm) in relazione alla misura delle luci da coprire.
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Fig. 18.9 - Dettaglio dell’appoggio delle Fig. 18.11 - Sala 2700, particolare della
strutture lamellari scarpa di appoggio travi ad arco
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Fig. 18.12 - Sala 2700, geometria delle parti esterne della copertura
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La fig. 18.13 mostra una foto del fronte a sbalzo verso la cavea della sala me-
dia (1200 posti), ad opera finita.
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La fig. 18.14 rappresenta lo STM (Strut and Tie Model) tracciato sulla sola
facciata esterna – che compare nella foto di fig. 18.13 - del fronte strutturale a
sbalzo verso la cavea della sala 1200, prima del completamento con le opere
murarie.
Secondo la impostazione classica del modello del traliccio, le aste sono
soggette al solo sforzo normale. Infatti i nodi che le solidarizzano sono scon-
nessi alla rotazione, ed i carichi si ammette siano applicati solo ai suddetti no-
di. Il simbolismo grafico adoperato consente di distinguere immediatamente le
aste tese (a tratto intero) da quelle compresse (tratteggiate), e, quindi, di di-
stinguere le linee principali di sviluppo delle barre di acciaio - che costitui-
scono l’armatura di pareti e solette in c.a.- dalle regioni in cui la funzione por-
tante è invece affidata al calcestruzzo compresso.
Si riconosce immediatamente, attraverso un semplice confronto con la fig.
18.15 (che rappresenta il correlativo modello agli elementi finiti), che lo STM
non è solo uno strumento di analisi, ma è anche un mezzo di rappresentazione
grafica del comportamento strutturale di immediata percezione.
Il modello con elementi finiti (FEM) resta in effetti una pura rappresenta-
zione geometrica che di per sé non può fornire alcuna informazione sulla sta-
tica dell’opera.
L’efficacia e la suggestione della immediatezza con cui lo STM propone la
sua stessa geometria perché vi si legga anche la natura e persino l’intensità
dell’impegno al quale la struttura è soggetta, risultano tuttavia notevolmente
rafforzati se al disegno del modello del traliccio si perviene passo passo attra-
verso la sistematica applicazione del metodo del percorso del carico (LPM),
come viene proposto dalle successive figg. 18.16, 18.17, 18.18, 18.19.
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Fig. 18.16 - STM tracciato sullo spaccato Fig. 18.17 - LP del carico verticale.
assonometrico della sala 1200 V= V’+ V’’
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Fig. 18.18 - LP delle spinte orizzontali pri- Fig. 18.19 - LP delle spinte orizzontali se-
marie condarie
La fig. 18.17, riportando i soli itinerari dei carichi V (ed appena accennate
le spinte impresse nei nodi di deviazione), mostra con chiarezza le regioni
strutturali (e la loro forma) funzionali a questa specifica esigenza.
Si notino i percorsi di discesa, tutti compressi, e quelli di risalita, che al
contrario risultano tutti tesi: i carichi della grande parete frontale in c.a., che
dall’alto scendono (nodi 2-3) e dal basso risalgono (nodi 1-3) verso il flusso
principale ad arco (3-4). E poi, ancora, la risalita (tirante 4-5) di tutti i carichi,
per poi ridiscendere con il percorso obliquo del puntone fondamentale (nodi
5-6) verso l’itinerario finale, verticale, che li porta finalmente in fondazione
(nodi 6-7).
L’elevatezza della quota massima raggiunta dai carichi (nodo 5), di decisi-
va rilevanza architettonica e formale, risulta anche immediatamente correlata
alla esigenza dei carichi di sfruttare al massimo la geometria disponibile per-
ché siano utilizzati percorsi finali di discesa verso le fondazioni che richieda-
no il minore investimento in energia di deformazione (attraverso itinerari 5-6
il meno possibile ribassati).
Le fig. 18.18 e 18.19, infine, sono esclusivamente dedicate al tracciato de-
gli itinerari delle spinte orizzontali H, prodotte sia dalle deviazioni dei carichi
verticali (spinte primarie: fig. 18.18), sia dalle deviazioni delle stesse spinte
primarie (spinte secondarie: fig. 18.19). Si riconosce immediatamente che la
forma e le caratteristiche scatolari dell’opera risultano fondamentali proprio ai
fini dello sviluppo di queste traiettorie orizzontali delle spinte, che assumono,
lungo l’intero perimetro, ed ai lembi superiori della sala, spiccate caratteristi-
che di percorsi di trazione. Così come appare evidente la stretta correlazione
fra il comportamento strutturale descritto e la corrispondente programmazione
delle fasi esecutive di getto e di maturazione graduale dell’opera.
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La tribuna della cavea si sviluppa lungo un settore circolare nel cui centro
si può riconoscere il punto di convergenza virtuale (“focus”) di tutta l’opera.
Al foyer, sottostante la tribuna scoperta, è affidato il compito della integrazio-
ne funzionale delle tre sale. Questa sensazione di unitarietà è certamente ac-
centuata dalla particolare concezione strutturale, a sbalzo in direzione radiale,
che lascia tutto il fronte anulare del foyer completamente libero da qualsiasi
soluzione di continuità (fig. 18.13). Come si mostrerà in seguito, la “leggerez-
za” della soluzione è una conseguenza di una ricerca mirata ad utilizzare le
risorse di resistenza insite nella forma, nella geometria strutturale della tribu-
na.
L’aspetto strutturalmente più impegnativo è rappresentato dalla estremità a
sbalzo, contrassegnata con i nodi 0-1-2-3 (fig. 18.21).
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La trave anulare, la cui sezione trasversale rettangolare, fra i nodi 2-3, è in-
clinata rispetto alla verticale, appare infatti del tutto inadeguata in considera-
zione della rilevante luce, fra i due setti verticali radiali in c.a. (7/8-7/8: si ve-
da la fig. 18.25). L’impegno al quale sarebbe chiamata la trave, qualora si tra-
scurasse di attivare le risorse di resistenza di cui pure la tribuna è dotata “per
forma”, sarebbe poi di molto aggravato dalla circostanza che il carico com-
plessivo agente - peso proprio e accidentali - su tutta la regione 0-1-2-3 è non
solo di per sé elevato ma anche eccentrico rispetto alla trave.
La rilevanza del carico e della eccentricità, a loro volta, rappresentano una
conseguenza inevitabile dell’intento progettuale di accentuare l’effetto “a
sbalzo”. Sono infiniti gli STM possibili (e cioè equilibrati): la ricerca (utiliz-
zando il Load Path Method) della “congruenza”, e cioè del minor investimen-
to possibile in energia di deformazione, si identifica con quella della soluzione
che assicura al meglio l’utilizzazione delle risorse di resistenza disponibili per
effetto della geometria funzionale propria dell’opera. Come mostra la fig.
18.22, la soluzione del problema consiste, dunque, nel tracciare i percorsi dei
due carichi V1, V2 e della spinta O1, oltre a quelli delle spinte da loro impresse
(in corrispondenza dei nodi ove tali percorsi vengono “deviati”): si deve sce-
gliere, fra le infinite possibilità disponibili, quella di cui si possa apprezzare la
modesta entità della energia di deformazione investita.
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Fig. 18.24 - Dettaglio del LP dei vettori nei nodi dei percorsi ad arco entro la soletta
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La fig. 18.25 mostra il modello del traliccio (STM) relativo alla soletta o-
bliqua della gradonata. Le figg. 18.24 e 18.26 mostrano dettagli del LP. Si no-
ti (fig. 18.24) l’effetto della solidarietà nei nodi, a proposito della correlazione
fra forma e statica: i carichi provenienti da monte deviano (tracciando così il
profilo dell’arco) quanto basta per imprimere la spinta sufficiente ad equili-
brare quella che il carico esercita per deviare a sua volta ed entrare nel flusso
dell’arco che si dirige verso le estremità vincolate.
La fig. 18.27, infine, illustra STM e LP parziale della spinta H1 esercitata
dal carico V1, per deviare lungo la risalita 0-4 (fig.18.23). Il modello mostra
chiaramente che il ballatoio orizzontale alla estremità inferiore viene utilizzato
come lastra-trave, capace di portare ai setti radiali anche le spinte orizzontali
(O1+H1).
18.5 Conclusioni
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Fig. 18.28
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Fig. 18.29
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Fig. 18.30
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Fig. 18.31
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Fig. 18.32
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