Disp 7
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CAPITOLO 7
COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
1
I cedimenti possono essere anche dovuti a costipamento, ovvero all’espulsione di aria da un terreno non
saturo come conseguenza dell’applicazione di energia di costipamento (vedi capitolo 2), a deformazioni di
taglio a volume costante, che si verificano nei terreni saturi e poco permeabili in condizioni non drenate
all’atto stesso di applicazione dell’incremento delle tensioni, o a deformazioni volumetriche a pressione ef-
ficace costante, ovvero a creep (viscosità).
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Il processo di espulsione dell’acqua dai vuoti è un fenomeno dipendente dal tempo (ovve-
ro dal coefficiente di permeabilità del terreno), l’entità della variazione di volume è legata
alla rigidezza dello scheletro solido.
Si distinguono quindi i due concetti di compressibilità e consolidazione.
Compressibilità è la risposta in termini di variazione di volume di un terreno sottoposto
ad un incremento dello stato tensionale (efficace, in base al principio delle pressioni effi-
caci). È necessario studiare la compressibilità di un terreno per stimare le deformazioni
volumetriche ed i conseguenti cedimenti.
Consolidazione è la legge di variazione di volume del terreno nel tempo. È necessario
studiare la consolidazione per stimare il decorso delle deformazioni volumetriche e dei
conseguenti cedimenti, nel tempo.
Sebbene in linea di principio si possano applicare i concetti di compressibilità e di conso-
lidazione sia a terreni granulari che a terreni a grana fine, in pratica interessano soprattutto
questi ultimi, e particolarmente le argille, perché di norma responsabili di cedimenti mag-
giori e di tempi di consolidazione molto più lunghi.
C
B
(D)
(E) E
(B)
D
(C)
(A)
Figura 7.1 - Sedimentazione in ambiente lacustre con più cicli di carico e scarico (a) e variazione
dell’indice dei vuoti con la pressione verticale efficace (b): A→B: compressione vergine, B→C:
decompressione, C→B: ricompressione, B→D: compressione vergine, D→E: decompressione.
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∆V ∆e ∆H
= = (Eq. 7.2)
V0 1 + e 0 H 0
avendo indicato con e 0 l’indice dei vuoti iniziale dell’elemento di terreno considerato.
Rappresentando in un diagramma l’indice dei vuoti del terreno in funzione della pressione
verticale efficace, riportata in scala logaritmica, nel caso in cui il deposito sia soggetto a
più cicli di carico e scarico, ad esempio sedimentazione (A-B), seguita da erosione (B-C),
di nuovo sedimentazione (C-D), fino a superare lo strato eroso, poi di nuovo erosione (D-
E), si ottiene l’andamento qualitativamente rappresentato nel grafico di Figura 7.1b.
In particolare, trascurando il piccolo ciclo di isteresi formato dai tratti BC (scarico) e CB
(ricarico), si può osservare che:
- nelle fasi di primo carico (compressione vergine, tratti AB e BD) il comportamento de-
formativo del terreno è elasto-plastico, poiché nella successiva fase di scarico solo una
parte delle variazioni di indice dei vuoti (e quindi delle deformazioni) viene recupera-
ta;
- i tratti di primo carico appartengono alla stessa retta;
- nelle fasi di scarico e ricarico (tratti BC, CB e DE) il comportamento deformativo è
elastico ma non elastico-lineare (il grafico di Figura 7.1b è in scala semilogaritmica);
- sia in fase di carico vergine che in fase di scarico e ricarico, essendo la relazione e-σ’ v
rappresentata da una retta in scala semilogaritmica, per ottenere un assegnato decre-
mento dell’indice dei vuoti, ∆e, occorre applicare un incremento di tensione verticale
efficace ∆σ’ v tanto maggiore quanto più alto è il valore di tensione iniziale, ovvero la
rigidezza del terreno cresce progressivamente con la tensione applicata.
La massima pressione verticale efficace sopportata dall’elemento di terreno considerato è
detta pressione di consolidazione (o di preconsolidazione), σ’ c (ad esempio, nel caso di
Figura 7.1 la pressione di consolidazione è rappresentata dall’ascissa del punto D del gra-
fico. Quando l’elemento di terreno si trova in un punto appartenente alla retta ABD, è
soggetto ad una pressione verticale efficace che non ha mai subito nel corso della sua sto-
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ria precedente, ovvero è soggetto alla pressione di consolidazione; nei tratti BC e DE in-
vece è soggetto ad una pressione verticale efficace minore di quella di consolidazione.
Un terreno il cui punto rappresentativo si trova sulla curva edometrica di carico vergine
(ABD) si dice normalmente consolidato (o normalconsolidato) (NC), mentre un terreno
il cui punto rappresentativo si trova su una delle curve edometriche di scarico-ricarico
(BC, CB, DE) si dice sovraconsolidato (OC).
Il rapporto tra la pressione di consolidazione, σ’ c , e la pressione verticale efficace agente,
σ’ vo , è detto, come già anticipato nel Capitolo 3, grado di sovraconsolidazione:
σ 'c
OCR = .
σ 'vo
In conclusione, si può affermare che in condizioni edometriche (e non solo, come vedre-
mo più avanti) il comportamento del terreno segue, con buona approssimazione, un mo-
dello elastico non lineare – plastico ad incrudimento positivo (vedi Capitolo 5).
La pressione di consolidazione rappresenta la soglia elastica (o di snervamento) del mate-
riale. Per valori di tensione inferiori alla pressione di consolidazione (terreno OC) il com-
portamento è elastico non lineare. Se un terreno NC viene compresso la pressione di con-
solidazione, ovvero la soglia elastica aumenta di valore (incrudimento positivo).
La compressibilità dei terreni viene studiata in laboratorio mediante la “prova edometri-
ca”, i cui risultati sono comunemente utilizzati per calcolare le deformazioni (e i cedimen-
ti) conseguenti all’applicazione di carichi verticali in terreni a grana fine, come verrà illu-
strato più in dettaglio nei paragrafi seguenti e nel Capitolo 16 (cedimenti di fondazioni
superficiali).
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disco di carta da filtro e uno di pietra porosa, per favorire il drenaggio. L'insieme provino-
anello rigido-pietre porose è posto in un contenitore (cella edometrica) pieno d'acqua, in
modo da garantire la totale saturazione del provino durante la prova (Figura 7.2).
Le modalità standard di esecuzione della prova prevedono l’applicazione del carico verti-
cale N per successivi incrementi, ciascuno dei quali è mantenuto il tempo necessario per
consentire l’esaurirsi del cedimento di consolidazione primaria 2 (in genere 24h).
Quindi, diversamente dallo schema di formazione del deposito per sedimentazione, carat-
terizzato da un incremento graduale e continuo della pressione verticale (totale ed effica-
ce), nella prova edometrica standard la tensione verticale totale è applicata per gradini,
con discontinuità. Durante la permanenza di ciascun gradino di carico, viene misurata la
variazione di altezza del provino, ∆H, nel tempo (tale informazione consente di studiare
l’evoluzione nel tempo dei cedimenti, ovvero il processo di consolidazione, come verrà
illustrato nel Paragrafo 7.7). Noto il valore di ∆H è possibile calcolare le deformazioni as-
∆H
siali (e volumetriche), ε a = , e le variazioni di indice dei vuoti (Eq. 7.2),
H0
∆H
∆e = ⋅ (1 + e 0 ) .
H0
I valori della deformazione assiale e/o dell’indice dei vuoti corrispondenti al termine del
processo di consolidazione primaria per ciascun gradino di carico 3 (o più spesso, per co-
modità ma commettendo un errore, corrispondenti al termine delle 24h di permanenza del
carico di ogni gradino), vengono diagrammati in funzione della corrispondente pressione
N 4⋅ N
verticale media efficace, σ 'v = = . Collegando fra loro i punti sperimentali si di-
A π ⋅ D2
segnano le curve di compressibilità edometrica.
N
Capitello
Anello edometrico Cella edometrica
H0 Pietre porose
D
2
La consolidazione primaria è distinta dalla consolidazione secondaria dovuta a fenomeni viscosi (Par. 7.9).
3
Le altezze del provino corrispondenti all’inizio e alla fine del processo di consolidazione primaria, per cia-
scun gradino di carico, si determinano mediante opportune procedure descritte nei Paragrafi 7.7.1 e 7.7.2.
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4
Si osservi che i punti sperimentali hanno passo costante in ascissa. Essendo la scala delle ascisse logarit-
mica, ciò significa che gli incrementi di carico sono applicati con progressione geometrica. Nella fase di
scarico il numero di punti sperimentali è minore (in genere la metà). Il primo gradino di carico è general-
mente pari a 25 kPa, l’ultimo gradino deve essere tale da superare abbondantemente la pressione di precon-
solidazione (6÷8 σ’c)
5
Poiché il disturbo da campionamento è inevitabile, specie per i terreni normalmente consolidati, nessuna
prova di laboratorio può riprodurre esattamente le condizioni in sito.
6
Per ridurre il disturbo prodotto dal fustellamento l’anello ha un bordo tagliente con parete interna verticale
(vedi Figura 7.2).
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Il terzo tratto della curva di carico (punti 5-8) corrisponde ad una compressione edometri-
ca vergine o di primo carico.
Il grafico di Figura 7.3 viene utilizzato per stimare i parametri di compressibilità.
A tal fine, la curva sperimentale di compressione edometrica e-σ’ v , in scala semilogarit-
mica (Figura 7.3), viene approssimata, per le applicazioni pratiche, con tratti rettilinei a
differente pendenza 7 (Figura 7.4); il tratto di ginocchio a pendenza crescente è sostituito
con un punto angolare (punto A), corrispondente alla pressione di consolidazione, σ’ c . La
pendenza del tratto iniziale è detta indice di ricompressione, C r , e non è molto significa-
tivo per i motivi sopradetti. La pendenza del tratto successivo al ginocchio, ovvero alla
pressione di consolidazione, è detta indice di compressione, C c . La pendenza nel tratto di
scarico tensionale è detta indice di rigonfiamento, C s 8.
Valori tipici di C c sono compresi tra 0,1 e 0,8; C s è dell’ordine di 1/5÷1/10 del valore di
C c . Per una stima approssimata dell’indice di com-
e pressione per argille N.C. si può ricorrere alla se-
guente relazione:
Cr
A
C c = 0,009 (w1
L – 10) (Eq. 7.3)
7
Le pendenze nei diversi tratti sono date dal rapporto adimensionale ∆e .
∆ log10 σ 'v
8
Sarebbe buona norma fare eseguire in laboratorio un intero ciclo di scarico-ricarico e determinare l’indice
di rigonfiamento come pendenza dell’asse del ciclo di isteresi.
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3. l'intersezione di b con la
retta corrispondente al tratto
e terminale della curva di primo
carico individua la pressione di
σ’p,min σ’p,max preconsolidazione.
S Considerate le difficoltà spesso
M
o esistenti nell'individuare il pun-
to di massima curvatura, è utile
R confrontare sempre il valore di
b
σ'c ottenuto, con i suoi possibili
t limiti inferiore e superiore:
− il primo è rappresentato
dall’ascissa del punto di
intersezione tra la retta di
ricompressione e quella di
σ’c compressione vergine
σ’v (log)
(punto S);
− il secondo dall’ascissa del
Figura 7.5 – Determinazione della pressione di preconsoli- punto R a partire dal quale
dazione σ’ c con il metodo di Casagrande la relazione e-logσ' diventa
una retta.
Confrontando il valore della σ’ c , determinato sperimentalmente, con la tensione verticale
efficace σ’ v0 (calcolata) esistente in sito alla quota di prelievo del campione, si determina
il grado di sovraconsolidazione OCR
La qualità del campione costituisce il requisito più importante per una affidabile determi-
nazione delle pendenze e della σ’ c . del deposito in esame (nel punto di prelievo del cam-
pione).
Indice dei vuoti, e
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metrica di tre provini della stessa argilla con differente grado di disturbo e la curva di
compressione in sito.
È stato osservato che, indipendentemente dal grado di disturbo le tre curve convergono in
un punto che corrisponde ad un indice dei vuoti pari al 40% del valore iniziale. È pertanto
ragionevole assumere che anche la curva che si riferisce alle condizioni in sito passi da
quel punto. Schmertmann (1955) ha proposto di definire la curva di compressione in sito
nel modo seguente:
per terreno NC (Figura 7.7):
1. si determina l’indice dei vuoti naturale del provino in sito, e 0 , (in base al contenuto
naturale in acqua, w n , ed al peso specifico dei costituenti solidi, γ s ,) e si prolunga la
curva sperimentale di compressione fino ad un valore dell’indice dei vuoti pari al
40% del valore naturale (punto B);
2. si stima la pressione verticale efficace geostatica alla profondità di estrazione del
campione, σ’ v0 , che per terreno NC coincide con la pressione di consolidazione, σ’ c ;
3. si disegna il punto A di coordinate (σ’ v0 , e 0 );
4. si traccia la retta AB che corrisponde alla migliore stima della curva di compressibili-
tà in sito.
per terreno OC (Figura 7.8):
1. si esegue un programma di carico della prova edometrica comprendente un ciclo
completo di scarico-ricarico a partire da una pressione superiore alla pressione di
consolidazione (presunta) 9, e si determina l’indice di rigonfiamento C s come pen-
denza dell’asse del ciclo di isteresi, CD;
Curva in sito
A “corretta”
e0
A E
e0
∆e
Indice dei vuoti, e
Curva in sito
Curva
Indice dei vuoti, e
“corretta”
sperimentale
D
C
Curva
sperimentale
(fase di ricarico)
0.4 e 0 B
σ’v0 (= σ’c ) log σ’ 0.4 e B
0
σ’v0 σ’c log σ’
9
Se il terreno è fortemente sovraconsolidato e durante la prova edometrica non è superata la pressione di
consolidazione, si ottiene una curva priva di tratti rettilinei che spesso viene male interpretata ed attribuita a
disturbo o a errore di sperimentazione.
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2. si determina l’indice dei vuoti naturale del provino in sito, e 0 , e si prolunga la curva
sperimentale di compressione fino ad un valore dell’indice dei vuoti pari al 40% del
valore naturale (punto B);
3. si stima la pressione verticale efficace geostatica alla profondità di estrazione del
campione, σ’ v0 ;
4. si disegna il punto A di coordinate (σ’ v0 , e 0 );
5. si stima la pressione di consolidazione, σ’ c , con il metodo di Casagrande;
6. si traccia dal punto A una retta di pendenza C s fino al punto E avente ascissa σ’ c
(AE);
7. si traccia la retta EB;
8. la spezzata AEB corrisponde alla migliore stima della curva di compressibilità in sito
I valori sperimentali della deformazione assiale, ε a , e dell’indice dei vuoti, e, ottenuti al
termine del processo di consolidazione primaria per ciascun gradino di carico, possono
essere rappresentati anche in grafici in scala naturale (e non semilogaritmica). Nella Figu-
ra 7.9 sono rappresentati i punti e le curve corrispondenti alla prova di Figura 7.3 (ovvia-
mente anche in questo caso le due curve sono omologhe). La rappresentazione in scala
naturale rende ancor più evidente la non linearità e l’aumento di rigidezza al crescere del-
la tensione applicata.
Dalla curva (σ’ v – ε a ) di Figura 7.9 si definiscono i seguenti parametri di compressibilità
che, a differenza di C c e di C s , sono dipendenti dal campo di tensione cui si riferiscono:
− il coefficiente di compressibilità di volume:
∆ε a
mv = [F-1 L2] (Eq. 7.4)
∆σ 'v
0.7 0
1
2
3 5
Indice dei vuoti, e [-]
0.6 4
1
5
0.5 1
6
11
2
0.4 7
10
9
8
0.3
0.00 0.50 1.00 1.50 2.00 2.50 3.00 3.50
Figura 7.9: Risultati della prova di Figura 7.3 rappresentati in scala naturale
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Capitolo 7 COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
− il coefficiente di compressibilità:
∆e
av = [F-1 L2] (Eq. 7.6)
∆σ 'v
e valgono le relazioni:
av 1
mv = = (Eq. 7.7)
1 + eo M
(1 + e 0 )
M = 2,3 ⋅ ⋅ σ 'v (Eq. 7.8)
Cc
Valori orientativi di M, in funzione di Ic , per terreni coesivi sono riportati in Tabella 7.1.
Tabella 7.1 - Valori orientativi di M per terreni coesivi (nel campo dei valori di σ’ v più frequenti
per i problemi di ingegneria geotecnica)
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σ’ σ’ c σ’ +∆σ
v0 v0 v
∆σ
C v
r 1 ∆H
(σ’ , e ) H
∆e v0 0 0
C
c
σ’ (log)
v
Figura 7.10 – Schema per il calcolo del cedimento di consolidazione primaria di uno strato di
terreno coesivo
dove H o è l’altezza iniziale dello strato, e o è l’indice dei vuoti iniziale e ∆e la variazione
dell’indice dei vuoti, conseguente all’applicazione del carico, che può essere ricavata dai
risultati della prova edometrica.
Facendo riferimento al grafico e-logσ’ v si può infatti osservare che nel caso più generale
di terreno sovraconsolidato (assumendo C r = C s ):
σ 'c σ 'vo + ∆σ v
∆e = C s ⋅ log + C ⋅ log (Eq. 7.11)
σ 'vo σ 'c
c
da cui consegue:
Ho σ' σ ' + ∆σ
∆H = ⋅ [C s ⋅ log ' c + C c ⋅ log vo ' v ] (Eq. 7.12)
1 + eo σ vo σc
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Capitolo 7 COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
e quindi
Ho σ ' + ∆σ v
∆H = ⋅ [C c ⋅ log vo ' ] (Eq. 7.16)
1 + eo σ vo
n
H oi σ' σ ' + ∆σ
∆H = ∑ ⋅ [C si ⋅ log ' ci + C ci ⋅ log voi ' vi ] (Eq. 7.18)
i =1 1 + e oi σ voi σ ci
oppure:
n n
H oi
∆H = ∑ (H oi ⋅ ∆σ vi ⋅ m vi ) = ∑ ( ⋅ ∆σ vi ⋅ a vi ) (Eq. 7.19)
i =1 i =1 1 + e oi
dove le pressioni ed i parametri di compressibilità sono riferiti alla mezzeria di ciascuno
degli n sottostrati, di spessore H 0i .
Nell’ipotesi di carico, q, applicato in superficie, uniformemente distribuito ed infinita-
mente esteso, il conseguente incremento della tensione verticale totale, ∆σ v , che compare
nelle Eq. 7.11 – 7.19, è costante sia in direzione orizzontale che al variare della profondità
ed è pari al carico applicato (∆σ v = q). Nel caso in cui il carico sia distribuito su una su-
perficie di dimensioni limitate (rispetto allo spessore dello strato) il valore di ∆σ v si ridu-
ce al crescere della profondità e varia in direzione orizzontale; tale incremento può essere
determinato con riferimento alla teoria dell’elasticità (vedi Capitolo 6) in funzione della
geometria della superficie di carico. In prima approssimazione, nel caso di carico q uni-
formemente distribuito su un’area rettangolare, il valore di ∆σ v può essere stimato al va-
riare della profondità z, ipotizzando che il carico si diffonda con un rapporto 2:1 (Figura
7.11). Alla profondità z risulta, quindi:
q⋅L⋅B
∆σ v (z) = (Eq. 7.20)
(L + z ) ⋅ (B + z )
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Impronta di carico
2
z z
1
∆σvi
z/2 z/2
L+z
Figura 7.11 – Schema semplificato per il calcolo della diffusione delle tensioni
Nelle Eq. 7.18 e 7.19 il valore dell’incremento di pressione verticale, ∆σ vi , è riferito alla
mezzeria di ciascun sottostrato.
7.4 Consolidazione
Come già evidenziato nei paragrafi precedenti, l’applicazione di un sistema di sollecita-
zioni induce nel terreno un sistema di distorsioni (cambiamenti di forma) e/o di deforma-
zioni volumetriche (variazioni di volume).
Essendo i terreni mezzi particellari costituiti da grani solidi e vuoti, con i grani solidi pra-
ticamente incompressibili, ogni variazione di volume di un elemento di terreno corrispon-
de ad una variazione del volume dei vuoti. Inoltre, se il terreno è saturo, ovvero se tutti i
vuoti sono riempiti d’acqua, essendo l’acqua praticamente incompressibile, una variazio-
ne di volume comporta un moto di filtrazione dell’acqua interstiziale: in allontanamento
dall’elemento di terreno se il volume si riduce, in entrata nell’elemento se il volume au-
menta.
Il processo di espulsione dell’acqua dai pori avviene quando, per effetto del carico appli-
cato, si genera, all’interno di un certo volume di terreno, un campo di sovrapressioni in-
terstiziali, ∆u, variabile da punto a punto. La conseguente differenza di carico idraulico,
rispetto alle condizioni di equilibrio, provoca l’instaurarsi di un flusso dell’acqua in regi-
me transitorio dai punti a energia maggiore verso i punti a energia minore, e in particolare
verso l’esterno della zona interessata dall’incremento delle pressioni interstiziali (Figura
7.12).
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Si osservi che la prova edometrica riproduce quasi esattamente le condizioni di carico e di vincolo de-
scritte e rappresentate in Figura 7.13.
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Capitolo 7 COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
Un altro, più completo modello meccanico, utile a introdurre la teoria della consolidazio-
ne edometrica è quello proposto da Terzaghi e rappresentato in Figura 7.15. Esso consiste
in un recipiente cilindrico contenente una serie di pistoni forati, eguali fra loro, separati da
molle di eguale rigidezza, e riempito d’acqua. Ciascuna zona di interpiano in cui risulta
suddiviso il recipiente tramite i pistoni è collegata ad un tubo aperto per la misura del ca-
rico piezometrico. Applicando un incremento di pressione ∆σ (rispetto alla pressione esi-
stente in condizioni di equilibrio) si osserva che questo è istantaneamente sopportato
dall’acqua. L’altezza di risalita dell’acqua in tutti i piezometri nell’istante di applicazione
del carico (t=0) è data da ∆σ/γ w . La differenza di carico idraulico innesca una filtrazione
verticale ascendente verso la superficie a pressione atmosferica. Col passare del tempo la
pressione dell’acqua nelle varie zone si riduce gradualmente, ed entrano in compressione
le molle, a partire dalla parte più alta del recipiente. Al generico istante di tempo t in un
dato interpiano, la pressione dell’acqua e l’altezza d’interpiano saranno inferiori rispetto a
quelle dell’interpiano sottostante. Il processo continua finché, dopo un tempo relativa-
mente lungo, la sovrapressione dell’acqua in tutte le zone si sarà interamente dissipata e la
distanza di interpiano sarà eguale (la pressione interstiziale assume il valore esistente
prima dell’applicazione del sovraccarico in condizioni di equilibrio, i dischi si saranno
avvicinati della quantità corrispondente alla pressione sopportata dalle molle).
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Capitolo 7 COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
∂e ∂e ∂σ '
Posto = ' ⋅ v e ricordando la definizione del coefficiente di compressibilità:
∂t ∂σ v ∂t
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Capitolo 7 COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
∂e
av = − (Eq. 7.23)
∂σ 'v
si ha, essendo per ipotesi di elasticità lineare a v = cost:
k (1 + e o ) ∂ 2 h ∂σ 'v
= − (Eq. 7.24)
av ∂z 2 ∂t
Se poi il carico piezometrico h viene espresso come somma dell’altezza geometrica, z, e
dell’altezza di pressione, u/γ w , e la pressione a sua volta viene espressa come somma del
termine dovuto alla pressione dei pori in regime stazionario, u p (in condizioni di equili-
brio prima dell’applicazione del sovraccarico) e di quello dovuto all’eccesso di pressione
dei pori conseguente all’applicazione del sovraccarico, u e , si può scrivere, con riferimento
allo schema di Figura 7.16:
(u p + u e )
h =z+ (Eq. 7.25
γw
e osservando che la distribuzione delle pressioni in regime stazionario, u p è lineare con la
profondità z, per cui la derivata seconda di u p rispetto alla profondità è zero, si ha:
∂ 2h 1 ∂ 2u e
= ⋅ (Eq. 7.26)
∂z 2 γ w ∂z 2
∆p
0
Sabbia
zw
zw isocrona all’istante t = 0
z ue (z,t)
Profondità
up (z)
Figura 7.16. – Distribuzione delle pressioni neutre con la profondità durante il processo di conso-
lidazione in condizioni edometriche
Essendo per il principio delle pressioni efficaci (Capitolo 3, Eq. 3.3):
σ’ v = σ v – u = σ v –(u p +u e ) risulta:
∂σ 'v ∂σ v ∂u e
= − (Eq. 7.27)
∂t ∂t ∂t
e supponendo che il sovraccarico applicato, σ v , sia costante nel tempo si ha:
∂σ 'v ∂u
=− e (Eq. 7.28)
∂t ∂t
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Capitolo 7 COMPRESSIBILITÀ E CONSOLIDAZIONE EDOMETRICA
Il termine:
k (1 + e o ) k
= = cv [L2/T] (Eq. 7.30)
γw ⋅av γw ⋅ mv
è chiamato coefficiente di consolidazione verticale e può essere determinato elaborando i
risultati della prova edometrica secondo le procedure che verranno descritte nel Paragrafo
7.8. Utilizzando l’Eq. 7.30, dopo avere ricavato dalla prova edometrica anche il coeffi-
ciente di compressibilità di volume, m v (Paragrafo 7.2), è possibile ottenere una stima del
coefficiente di permeabilità k del terreno: k = c v ·m v ·γ w
Ovviamente, potendo determinare tanti valori di c v e di m v , quanti sono i gradini di carico
applicati al provino, si possono ottenere altrettanti valori del coefficiente di permeabilità.
In genere si assume come valore più rappresentativo per il terreno in sito quello corri-
spondente al gradino di carico entro cui ricade la tensione litostatica valutata alla profon-
dità di estrazione del provino.
Con la definizione di c v (Eq. 7.30), l’equazione differenziale della consolidazione mono-
dimensionale di Terzaghi diventa:
∂ 2 u e ∂u e
cv = (Eq. 7.31)
∂z 2 ∂t
dove u e = u e (z, t ) rappresenta, come già detto, il valore dell’eccesso di pressione inter-
stiziale nel punto a quota z, e al tempo t dall’istante di applicazione del carico.
Vengono definite le due variabili adimensionali:
z
Z= (Eq. 7.32)
H
cv ⋅ t
Tv = (chiamato fattore di tempo) (Eq. 7.33)
H2
con H altezza di drenaggio, pari cioè al massimo percorso che una particella d’acqua deve
compiere per uscire dallo strato (nel caso di strato doppiamente drenato è pari alla metà
dell’altezza dello strato, nel caso di strato drenato da un lato solo è pari allo spessore
dell’intero strato).
L’equazione (7.35) può essere così riscritta:
∂ 2 u e ∂u e
= (Eq. 7.34)
∂Z 2 ∂Tv
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π
dove: M = (2m + 1) .
2
Tale soluzione, che permette (per ogni z e t) di calcolare u e (z, t ) noto c v , si trova usual-
mente diagrammata in termini di grado di consolidazione U z , definito come rapporto tra
la sovrapressione dissipata al tempo t e la sovrapressione iniziale u o , cioè:
u o − u e ( z, t ) u ( z, t )
Uz = = 1− e (Eq. 7.36)
uo uo
in funzione del fattore di tempo T v (noto una volta noto c v ).
Un diagramma tipico U z = f(Z,T v ) è riportato in Figura 7.17. Da tale soluzione si può os-
servare che:
− subito dopo l’applicazione del carico si ha un gradiente idraulico elevato alle estremità
che si riduce progressivamente verso l’interno dello strato (e nel tempo);
− in mezzeria il gradiente dell’eccesso di pressione è sempre nullo, cioè non vi è alcun
flusso attraverso il piano orizzontale a metà dello strato.
In base a quest’ultima osservazione si ha che il piano di mezzeria può essere considerato
impermeabile e pertanto la soluzione può essere estesa anche al caso in cui si abbia uno
strato drenato solo ad una estremità, come nel modello meccanico di Figura 7.15, ponen-
do attenzione alla definizione di altezza di drenaggio che in questo caso è pari all’altezza
dello strato.
La soluzione dell’equazione della consolidazione monodimensionale fornisce il decorso
nel tempo delle sovrapressioni interstiziali, ma può essere utilizzata anche per la previsio-
ne del decorso dei cedimenti nel tempo dell’intero strato. Infatti nella maggior parte dei
casi pratici non interessa conoscere il valore del grado di consolidazione U z in un dato
punto dello strato di terreno, ma piuttosto il valore del grado di consolidazione medio
dell’intero strato raggiunto dopo un certo periodo di tempo dall’applicazione del carico.
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Figura 7.17 – Grado di consolidazione U z in funzione del fattore di tempo, Tv, e di z/H (Taylor,
1948)
(Eq. 7.37)
(Eq. 7.38)
(Eq. 7.39)
ed è questa l’informazione che generalmente interessa nei casi pratici (interessa conoscere
l’aliquota del cedimento totale che si è realizzata dopo un certo tempo dall’applicazione
del carico).
Si può osservare che nei grafici U z -T v , il valore di U m corrispondente ad un certo tempo
adimensionalizzato T v , rappresenta il rapporto tra l’area, A(t), compresa tra la linea U z =0
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e la relativa curva di T v e l’area totale del grafico, A t , (quella compresa tra le linee U z =0
e U z =1). Ad esempio in Figura 7.17 il rapporto tra l’area tratteggiata e l’area totale del
grafico rappresenta il grado di consolidazione medio corrispondente ad un fattore di tem-
po T v = 0.05.
Le soluzioni del grado di consolidazione medio U m in funzione del fattore di tempo T v si
trovano diagrammate o tabulate per diversi andamenti dell’isocrona iniziale (costante,
triangolare, etc.). In tabella 7.2 e in Figura 7.18 sono riportate le soluzioni relative al caso
di isocrona iniziale costante con la profondità (con ascissa in scala lineare e logaritmica).
Esistono anche espressioni analitiche che forniscono una stima approssimata della solu-
zione per il caso di isocrona iniziale costante con la profondità, ad esempio:
0.5 ⋅ U m
3 6
Tv
Um = 6 ; Tv = 3 (Brinch-Hansen) (Eq. 7.40)
Tv + 0.5 1− Um
3 6
Tv π
Um = 2 ⋅ ; Tv = ⋅ U m per U m ≤ 60%
2
4 ⋅ Tv
0.5
π
⋅ Um
2
Um = π ; Tv = 4
4 ⋅ Tv 2.8
0.179
1− Um [
5.6 0.357
] (Eq. 7.42)
1 +
π (Sivaram & Swamee)
Tabella 7.2. – Valori tabulati della soluzione dell’equazione U m = f(T v ) per il caso di isocrona
iniziale costante con la profondità
Um 10 20 30 40 50 70 90 95
Tv 0.0077 0.0314 0.0707 0.126 0.196 0.403 0.848 1.129
0 0
Grado di consolidazione medio, Um [%]
10 10
20 20
30 30
40 40
50 50
60 60
70 70
80 80
90 90
100 100
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 0.001 0.01 0.1 1 10
Fattore di tempo, Tv Fattore di tempo, Tv
Figura 7.18 - Diagrammi della soluzione dell’equazione U m = f(T v ) per il caso di isocrona iniziale
costante con la profondità, con ascissa in scala lineare (a) e logaritmica (b)
Se fossero verificate le ipotesi della teoria della consolidazione, le curve sperimentali in
prova edometrica cedimento – tempo, per qualunque terreno e per qualunque carico ap-
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plicato, dovrebbero essere eguali, a meno di fattori di scala, alle curve teoriche adimen-
s( t ) c ⋅t
sionali U m = f(T v ). Infatti U m = è proporzionale al cedimento s(t) e Tv = v 2 è
sf H
proporzionale al tempo t. I fattori di scala sono caratteristici dei diversi terreni e devono
essere determinati sperimentalmente. In particolare occorre determinare il cedimento di
consolidazione edometrica finale, s f , la lunghezza del percorso di drenaggio H, e il coef-
ficiente di consolidazione, c v .
In realtà le ipotesi alla base della teoria non sono ben verificate per i terreni reali, come
discuteremo in seguito, ma l’accordo fra le curve adimensionali teoriche e quelle speri-
mentali è accettabile per gradi di consolidazione non superiori al 60%.
A questo punto è opportuno conoscere come si può determinare il coefficiente di consoli-
dazione, c v , (parte essenziale del fattore di scala) l’unico parametro che nella soluzione
dell’equazione della consolidazione tiene conto delle proprietà del terreno. Per la sua de-
terminazione si utilizzano i risultati della prova edometrica.
Si applica al grafico tempo (log)-altezza del provino (Figura 7.19a), nel quale si assume
di poter distinguere un primo tratto, AB, corrispondente al processo di consolidazione
edometrica primaria, e un secondo tratto lineare, BD, corrispondente alle deformazioni
viscose (la consolidazione secondaria di cui parleremo in seguito).
11
Normalmente vengono prese misure di abbassamento a intervalli di tempo via via crescenti (10’’, 20’’,
30’’, 1’, 2’, 5’, 10’ etc..)
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2
2
2
2
2
2 2
t=
a b
Figura 7.19 – Andamento dell’altezza del provino (2H) durante la consolidazione edometrica in
funzione del logaritmo del tempo (a) e della radice quadrata del tempo (b)
Ovviamente tale suddivisione è del tutto arbitraria, in quanto un’aliquota del cedimento
viscoso si sovrappone al cedimento di consolidazione primaria nel tratto iniziale della
curva, mentre nel tratto finale, oltre al cedimento di consolidazione secondaria sarà pre-
sente anche una componente (seppure trascurabile) del cedimento di consolidazione pri-
maria.
Come già detto, per poter interpretare il fenomeno reale mediante il modello teorico di
Terzaghi, occorre sovrapporre e far coincidere la curva teorica adimensionale U m =f(Tv)
con la curva sperimentale, allo scopo di determinare i fattori di scala.
Il primo passo del metodo consiste nell’individuare, mediante una procedura convenzio-
nale, le altezze del provino corrispondenti all’istante iniziale e alla fine del processo di
consolidazione primaria.
L’origine (zero corretto) delle deformazioni può essere ricavata osservando che la rela-
zione tra grado di consolidazione medio, U m , e fattore di tempo, T v , (e quindi la relazione
tra cedimenti e tempo), per valori di U m < 60% (Eq. 7.41), è con buona approssimazione
una parabola ad asse orizzontale. Il tempo risulta cioè proporzionale al quadrato del ce-
dimento, ossia, considerati due istanti, t 1 e t 2 , e i relativi cedimenti, S(t 1 ) e S(t 2 ) (tali che
U m <60%), vale la relazione:
S( t 1 ) t1
= (Eq. 7.43)
S( t 2 ) t2
Di conseguenza, scelto un tempo t 1 sufficientemente piccolo e assunto t 2 = 4t 1 , risulta
dalla (7.41) che S(t 2 ) = 2 S(t 1 ); quindi, con riferimento alla Figura 7.19a, se il segmento
PR misura il cedimento all’istante t 1 (dove P, che rappresenta l’origine delle deformazio-
ni, è incognito), il segmento PT, che misura il cedimento all’istante t 2 , dovrà essere il
doppio di PR. Di conseguenza ribaltando il segmento RT rispetto al punto R si trova il
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2
H 50 ⋅ 0.197
cv = (Eq. 7.45)
t 50
Il metodo di Taylor viene applicato facendo riferimento al diagramma √t-altezza del pro-
vino (Figura 7.19b), in cui si nota che i punti sperimentali nel tratto iniziale della curva si
allineano approssimativamente lungo una retta (essendo, come già osservato, il tempo
proporzionale al quadrato del cedimento per valori di U m < 60%). L’autore della procedu-
ra ha inoltre evidenziato che l'ascissa, t 90 , corrispondente al 90% del cedimento di conso-
lidazione primaria, 2Η 90 , è pari a 1.15 volte il valore dell’ascissa corrispondente alla stes-
sa ordinata sulla retta interpolante i dati sperimentali. Quindi, una volta diagrammati gli
spostamenti in funzione di √t e tracciata la retta interpolante i punti iniziali (corrisponden-
ti a U m < 60%), si disegna la retta con ascisse incrementate del 15% rispetto a quella in-
terpolante; dall'intersezione di quest’ultima con la curva sperimentale, punto C, si ricava
√t 90 , ossia la radice del tempo corrispondente al 90% della consolidazione primaria e,
proiettato sull’asse delle ordinate, l’altezza 2H 90 corrispondente.
In questo caso, l’altezza di inizio consolidazione 2H i è determinata prolungando la retta
interpolante fino ad incontrare l’asse delle ordinate, punto O, e l’altezza corrispondente
alla fine del processo di consolidazione è data da:
12
La procedura è necessaria perché l’asse delle ascisse è in scala logaritmica e quindi non contiene il tempo
t=0. Inoltre per i primi gradini di carico si possono avere abbassamenti per assestamento della piastra di ca-
rico e, se il provino non è completamente saturo, una deformazione istantanea per compressione ed espul-
sione delle bolle d’aria eventualmente presenti all’interno del provino.
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2H f = 2Hi + ⋅ (2H 90 − 2H i ) (Eq.7.46)
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L’altezza media di drenaggio, H 50 , è determinata anche in questo caso a partire
dall’altezza corrispondente alla metà del processo di consolidazione (Eq. 7.44).
Dalle tabelle (o tramite le relazioni) che forniscono U m in funzione di T v , si ricava poi il
fattore di tempo adimensionale che corrisponde ad un grado di consolidazione medio del
90% (ad esempio dalla relazione di Terzaghi si ottiene T v = 0.848).
Sostituendo i valori sopra determinati nella definizione del fattore di tempo T v (Eq. 7.33),
è possibile infine ricavare il coefficiente di consolidazione verticale, c v , tramite la seguen-
te relazione:
2
H 50 ⋅ 0.848
cv = (Eq. 7.47)
t 90
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Terreno C α /C c
Argille tenere organiche 0,05 ± 0,01
Argille tenere inorganiche 0,04 ± 0,01
Sabbie da 0,015 a 0,03
Come osservato nel Paragrafo 7.2 le curve di compressibilità edometrica nei piani e-
logσ’ v , e-σ’ v , e ε a -σ’ v si ottengono in genere collegando i punti sperimentali ricavati dal-
le misure effettuate al termine del periodo di applicazione di ciascun incremento di carico
(di solito 24h). Sarebbe quindi più corretto depurare gli abbassamenti misurati dalla com-
ponente viscosa, in sostanza utilizzando come altezza finale del provino l’altezza 2H f cor-
rispondente al 100% di consolidazione edometrica. L’errore che si commette non è co-
munque particolarmente rilevante.
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