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Per Indicare La Stagione: Perifrasi

Il documento contiene un riassunto del poema La Caduta di Parini. Il poema descrive le difficoltà di un poeta che cammina per strada e cade, ferendosi. Alcuni passanti lo soccorrono e gli consigliano di adattarsi ai potenti per ottenere favori e protezione, ma il poeta rifiuta questa idea.

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Per Indicare La Stagione: Perifrasi

Il documento contiene un riassunto del poema La Caduta di Parini. Il poema descrive le difficoltà di un poeta che cammina per strada e cade, ferendosi. Alcuni passanti lo soccorrono e gli consigliano di adattarsi ai potenti per ottenere favori e protezione, ma il poeta rifiuta questa idea.

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LA CADUTA PARAFRASI

Quanto la costellazione di Orione (Orion - espediente classico per indicare la stagione con
riferimento mitologico), ormai vicina al tramonto (declinando imperversa) e rovescia sulla terra
immersa nell’oscurità (ottenebrata) pioggia, neve e freddo, [perifrasi per indicare la stagione
invernale - L’ode inizia in maniera solenne attraverso la lunga perifrasi astronomica.]
La città mi vede andare (gir – forma arcaica di andare) a piedi nella stagione avversa (iniqua)
nonostante cammini a fatica (infermo il piede – costrutto dell’accusativo alla greca, frequente in
latino), in mezzo al fango e tra la disordinata velocità delle carrozze (l'obliqua furia de' carri).
E per un sasso ostile (avverso sasso - perchè sporge e ostacola il cammino) che sporge malamente
tra gli altri o a causa di un tratto di strada scivoloso (lubrìco passo) sovente lungo il cammino cado
malamente (stramazzar).
Ridono i ragazzi; e subito si commuovono quando si accorgono che cadendo ho picchiato il gomito
o le ginocchia o il mento (cubito o i ginocchi… o il mento … percosso – sono tre accusativi alla
greca).
Altri accorrono: “O infelice (apostrofe) poeta (vate – con questo termine sottolinea l’alta funzione
del poeta) meritevole di una sorte meno crudele – mi dice; e, continuando a parlare, mi cinge il
fianco (lato - latinismo)
con la mano compassionevole (pietosa) e mi solleva da terra; ed il cappello sporco e il bastone
inutile (vano – inutile perché non l’ha sorretto), sparpagliati raccoglie da terra:
la patria, ricca di denaro pubblico (comune censo) ti loda, poeta (cigno – animale sacro ad Apollo,
dio della poesia, quindi simbolo dei poeti) sublime e immune dal [trascorrere del] tempo che
potrebbe consumare (roda) la tua fama (il tuo nome)
a gran voce ti chiama (chiama gridando intorno – ti acclama); ti incita fino ad infastidirti (molesta)
a completare(poner fine) il Giorno, il poema per cui [la gente] ti indica (ti addita) ai forestieri che ti
cercano [per conoscerti].
[Quando Parini compone quest’opera (1795) solo le prime due parti del poema, il 'Mattino' e
'Mezzogiorno', erano state pubblicate; le altre due, il 'Vespro' e la 'Notte', uscirono postume.]
Ed ecco che il corpo (fianco = sineddoche per dire corpo) indebolito (debil) dall’età e dalla salute
malferma (per anni e per natura) vai ancora (pur anco) trascinandolo per le strade (nel suolo) con
il rischio e la paura di farsi male:
né il tanto lodato verso ti procura (ti appresta) una misera carrozza (vile cocchio) che ti salvi dal
pericolo di essere travolto agli incroci delle strade (a traverso de' trivi) e dal brutto tempo (furor
de la tempesta).
Uomo sdegnoso [di qualsiasi compromesso]! Muta atteggiamento (prendi prendi novo consiglio
– la ripetizione di prendi è un’anafora e sottolinea la commozione con cui l’interlocutore si rivolge
a Parini) se vuoi sottrarre il tuo capo già canuto a pericoli ancora più gravi.
Tu non hai parenti (congiunti) [importanti], non hai amiche [facoltose], non hai ville [sontuose
dove ricevere] che ti possano far preferire, nella distribuzione dei favori (nell'urna del favor), a
mille altre persone (a mille).
Così stando le cose (dunque) come puoi (qual puoi) arrampicarti per le scale ripide
(erte – allitterazione di arrampica e erte per dare l’idea anche fonetica della fatica del salire le
scale) e far risuonare ogni giorno le anticamere e le sale [delle case dei potenti] dei tuoi pianti
(ulular de' pianti tuoi – iperbole = esagerazione della realtà per renderla più incisiva).
[in questa strofa Parini utilizza una Metafora: l’immagine del salire le scale dei potenti è utilizzata
dal poeta per significare l’adulare e l’umiliarsi davanti a loro per ottenere dei favori.]
Non esitare ad inserirti (porte = porre te) fra lo stuolo degli adulatori (clienti, latinismo) andando a
bussare alle porte di quegli infimi (imi = bassissimi, latinismo) che influenzano le decisioni dei
potenti (comandano ai potenti);
e grazie a loro (lor mercé) penetra nelle stanze più appartate (recessi) di coloro che contano (de'
grandi) e allevia la loro cupa (tetra) noia raccontando (spandi) racconti divertenti (facezie e
novelle - endiadi).
[sferzata di Parini contro quei poeti che vendono la loro arte ai ricchi e ai potenti]
Oppure, se sei capace (se tu sai), trova con più astuzia i tortuosi percorsi (cupi sentier – cioè i
mezzi infami) che portano nei luoghi (colà) dove, nel segreto più assoluto (muto aere) si decide il
destino dei popoli (destin de' popoli si cova);
e fingendo di aver trovato un nuovo espediente per accrescere le pubbliche finanze (nova esca al
pubblico guadagno) intorbida le acque (onda sommovi) e pesca nel torbido (turbato stagno) con
cattive intenzioni (insidioso)
[nelle strofe 61 e 65 Parini adotta una serie di metafore per indicare le modalità torbide della vita
politica: i cupi sentier; nel muto aere; l’onda sommovi; pesca…nel turbato stagno..].
 Ma chi potrebbe mai guarire la tua mente illusa (illusa – perché idealista crede nei valori di onestà
e di giustizia) o tirarti su una strada diversa (altra via), te, ostinato amante (ostinato amator) della
tua arte, la poesia (de la tua Musa)?
Lascia questa Musa (Lasciala - abbandona la tua alta concezione di quest’arte): oppure fa in modo
che essa, simile ad una volgare attricetta (mima), offenda il pudore (il pudore insulti), dilettando in
modo volgare (scurrile) i bassi istinti (geni) nascosti (occulti) dietro allo sfarzo (fasto – sottinteso:
degli uomini ricchi e potenti).”
 La mia rabbia (mia bile – sineddoche – esplode la rabbia del poeta che respinge tali proposte), già
troppo a lungo repressa (costretta), dal profondo dell’animo esplode e rompe impetuosa gli argini
(gli argini - metafora – lo sdegno del poeta è paragonato a un fiume in piena che rompe gli argini);
e rispondo:
“Chi sei tu che sorreggi (sostenti) questo mio vecchio (vetusto) corpo (pondo – dal latino,
letteralmente significa peso, il corpo è considerato un peso che imprigiona lo spirito) e cerchi di
avvilire (prostrarmi a terra) la mia anima? Sei pietoso (umano), non giusto.
Un buon cittadino, guida il suo ingegno verso la meta (al segno) alla quale lo indirizzarono
(ordinar) la sua indole (natura) e le prime vicende della vita (i primi casi), in modo che la sua patria
lo apprezzi (estimi).
Quando poi, ormai vecchio (d'età carco) è assillato dal bisogno (il bisogno lo stringe), [il buon
cittadino] chiede aiuto al momento opportuno e discretamente (opportuno e parco) con quella
dignitosa franchezza (con fronte liberal) che rispecchia (pinge) la sua anima (alma).
E se gli uomini insensibili (duri), gli voltano le spalle (a lui voltano il tergo), egli trova riparo (scudo
ed usbergo – letteralmente: uno scudo e una corazza) alle disgrazie (a i mali) con la sua costanza
[di uomo onesto].
Non si abbatte (abbassa) di fronte ad una sventura (duolo), né si esalta (s'alza) per stupido
orgoglio”. Detto ciò, abbandono (solo lascio) l’uomo che mi ha soccorso (mio appoggio) e quindi
mi allontano di là sdegnato (bieco).
Così riconoscente per l’aiuto che mi è stato prestato, respingo sdegnosamente il consiglio (ho il
consiglio a dispetto) che mi è stato dato e privo di rimorsi, con passo incerto (dubitante piè) torno
alla mia casa (al mio tetto).

DEDICA ALLA MODA


Stiano alla larga da queste carte gli occhi cisposi, indeboliti da più di un secolo; alla larga i nasi con
la goccia pendente dei vegliardi malinconici. Qui [in questo Poemetto] non si parla di politica [di
gravi mansioni legate al governo dello stato], di severe leggi, di noiosa economia domestica,
misero appannaggio [privilegio] dell'età canuta [dai capelli bianchi]. A te, graziosissima Dea, che
non cosí dolci redini oggi temperi e governi la nostra brillante gioventù, a te sola è dedicato e
consacrato questo piccolo Libretto. C'è qualcuno che oggi non ti riverisca e onori quale suo Nume
tutelare, poiché in cosí breve tempo sei giunta a debellare la fredda Ragione, il pedante Buon
Senso e il noioso Ordine, tuoi nemici capitali, poiché hai sciolto dai lacci del passato questo secolo
fortunato? [Sottinteso: No, non c'è.] Ti piaccia dunque di accogliere sotto la tua protezione questo
piccolo Poemetto, poiché forse non ne è indegno. Tu recalo sugli altari pacifici [sulle "toilettes"],
dove le gentili Dame e gli amabili Garzoni sacrificano a se stessi le ore mattutine. Solo di questo
egli è desideroso, e solo di questo andrà superbo e contento. Per esserti più caro, egli ha scosso il
giogo della rima servile [di uno schema metrico rigido], e se ne va libero in versi sciolti, sapendo
che tu ora godi e ti compiaci specialmente di questi versi. Egli non aspira all’immortalità, come altri
libri, troppo lusingati dai loro autori, i quali tu, sopraggiungendo improvvisamente, hai seppellito
nell’oblio. Siccome egli è nato per te, e consacrato a te sola, così sarà contento di vivere quel solo
momento in cui tu ti mostri sotto un medesimo aspetto, e pensi a cambiarti e a risorgere in forme
più graziose. Se a te piacerà di guardare con occhio benevolo questo Mattino, forse gli
succederanno il Mezzogiorno e la Sera; e il loro autore si impegnerà a comporli e a ornarli in modo
tale che, non meno del primo, abbiano ad esserti cari.
L’ALUNNO E IL PRECETTORE

1-7 giovin signore, sia che a te il sangue purissimo e divino giunga attraverso una lunga stirpe di
reni magnanimi, sia che in te il sangue imperfetto sia corretto dagli onori acquistati e dalle
ricchezze unite in terra e in mare dall'avaro padre in pochi lustri ascolta me maestro di amabile
stile di vita
8-15 ora ti insegnerò come passare questi giorni di vita noiosi e lenti, a cui si accompagna un
fastidio prolungato e tanta noia. Da me apprenderai quali dovranno essere le tue preoccupazioni
al mattino, mezzogiorno e sera, sempre se tra i tuoi "impegni" ti resta del tempo libero per
ascoltare le mie parole.
16-32 In passato hai visitato in Francia ed il Inghilterra i templi consacrati a venere (case di
piacere) ed a mercurio (case di gioco) e porti ancora impressi i segni del tuo impegno, (allude alle
occhiaie e pallore ma anche alle malattie veneree) ora è tempo di riposarti. Marte (dio della
guerra) ti chiama invano alla vita militare, perché secondo te è veramente pazzo quello che si
guadagna l'onore rischiando la vita e naturalmente tu aborri (rifiuti, provi ribrezzo) il sangue. Non
ti sono meno odiosi gli studi della dea Pallade (protettrice degli studi) che ti recano tristezza, ti
resero avverso agli studi le aule scolastiche risonanti dei pianti dei fanciulli, dove le arti e le scienze
migliori sono trasformate in mostri e fantasmi e fanno echeggiare nei soffitti i lamenti dei giovani.
Ora per prima cosa ascolta quali piacevoli occupazioni il mattino il mattino ti debba condurre.
32-52 il mattino comincia insieme all'alba, prima del sole, che poi appare grande sull'orizzonte per
rendere lieti gli animali e le piante, i campi e le acque. Allora il laborioso contadino si alza dal caro
(perchè ci dorme con la famiglia perchè è dura alzarsi la mattina) che la moglie con i figli l'avevano
intiepidito durante la notte; poi letto portando sul collo gli attrezzi agricoli inventati da Cerere (dea
dell'agricoltura) e pale (dea della pastorizia), va nel campo con il bue che gli cammina lentamente
davanti, e dal piccolo sentiero scuote i rami dalle gocce di rugiada che come gemme riflettono i
raggi del sole nascente. Allora si alza il fabbro e riapre la rumorosa officina e ritorna alle opere non
terminate il giorno precedente, sia se costruisca una chiave difficile da contraffare o congegni di
ferro per rendere sicure le casseforti del ricco che ha sempre paura di essere derubato, sia se
vuole incidere gioielli e vasi d'argento e d'oro per ornamento di spose e mense.
53-60 ma che? Tu inorridisci e drizzi i capelli come un istrice a sentire le mie parole, giovin signore
non è questo il tuo mattino. Tu non ti sei seduto ad una povera mensa mentre il sole tramontava e
ieri non sei andato a dormire in un letto scomodo alla luce incerta del crepuscolo, come è
condannato a fare l'umile popolo.
61-64 A voi, figli degli dei celesti, consesso di semidei viventi sulla terra, giove (rif. classicismo) con
voi benevolo concesse un altro destino, e a me aspetta guidarvi lungo una strada diversa con
accorgimenti e leggi diverse dai comuni mortali.
65-76 tu tra le feste, il teatro dell'opera e il gioco d'azzardo che suscita forti emozioni hai
prolungato la notte ben oltre l'ora in cui il popolo si corica e in fine stanco, in una carrozza d'oro
agitasti per un largo tratto intorno la quieta aria notturna con il rumore delle ruote rese calde
dall'attrito con il terreno e con il calpestio dei cavalli velocissimi e illuminasti intorno a te le
tenebre con le fiaccole cosi come Plutone fece rimbombare il territorio siciliano dal'uno all'altro
mare con il carro a cui davanti splendevano fiaccole (tede classicismo) delle furie con capelli di
serpente.
77-89 in questo modo sei tornato al palazzo ma qu a nuove occupazioni ti attendeva la tavola (il
signore deve ancora cenare), ricoperta da cibi stuzzicanti e vini pregiati dei colli francesi, toscani,
spagnoli o la bottiglia dell'ungherese tokai, a cui Bacco, ha concesso una corona di verde edera,
proclamandola regina della mensa. Alla fine il Sonno (dio del sonno in persona) ti rese comodo
(assestò) con le proprie mani il morbido letto, dove, una volta coricato, il servo abbassò i tendaggi
di seta e ilo gallo che fa aprire gli occhi agli altri a te li chiuse.
90-100 è perciò giusto (essendo tu andato a letto così tardi dopo una giornata tanto faticosa) che
Morfeo dio del sonno non ti disturbi dal sonno profondo, prima che la luce del giorno tenti di
entrare attraverso le imposte dorate e prima che i raggi del sole, che ti pende già alto sul capo, si
disegnino a stento (filtrando dalle imposte) da qualche parte sulla tua parete. Da qui devono aver
inizio le leggiadre occupazioni della tua giornata, e qui io debbo cominciare a narrarti le imprese di
giovani cavalieri.
101-107 già i camerieri premurosi hanno udito lo squillo dei campanelli scossi dalla tua mano,
accorsero pronti a spalancare le imposte e hanno fatto in modo che il sole non ti colpisse
direttamente gli occhi dandoti fastidio.
108-124 alzato e appoggiato su un cuscino passi la mano sugli occhi per levarti i segni del sonno e
formando con le labbra un piccolo arco gradevole da vedersi e sbadigliando silenziosamente. O se
ti vedesse in un atteggiamento cosi raffinato il duro capitano quando in situazione militare lancia
un grido che lacera le orecchie, per mezzo del quale ordina alla squadre dei movimenti; se ti
vedesse il capitano proverebbe una vergogna più grande di quella di minerva quando vide riflesse
le sue guance gonfie mentre suonava il flauto
125-143 ma io vedo gia rientrare il tuo servitore e chiede a te quale sia la bevanda che preferisci
ere nella tua tazza preziosa; tazze e bevande sono prodotti orientali scegli quello che desideri di
più, se ti è gradito offrire allo stomaco dolci ed riscaldanti bevande che cosi il calore vi ardi
regolato e ti aiuti a digerire scegli la cioccolate che te ne fanno dono gli abitanti del guatemala e
dei carabi che hanno i capelli circondati di penne secondo l'uso [Link] se ti appesantisce la
fastidiosa e cattiva digestione o cresce tropo grasso attorno alle tue parti del corpo bevi ila
bevanda simile al nettare nella quale tostato fuma e brucia il seme giunto da te da Aleppo e da
monache è orgogliosa essendo sempre affollata da mille navi
144-157 certamente fu necessario che una stato uscisse dai territori antichi e con navi tempestose
fra tempeste e navi sconosciute e fra eventi straordinari mai visti prima timori rischi e privazioni.
Superasse in confini del mondo conosciuto ancora inviolati. E fu veramente giusti che Pizzarro e
cortes sparsero sangue e che con le armi gettarono giù dal trono i re messicani e gli incas affinché
giunsero a noi le prelibatezza al tuo palato.

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