Igiene
Igiene
Francesco Di Girolamo
In questo file troverete:
1. Riassunto su aria, suolo ed acqua;
2. Modifiche al decreto Ronchi n. 22/97 in materia di rifiuti solidi urbani;
3. Testo unico sul lavoro [Link] 81/08
4. Riassunto sui “Rischi legati al consumo di alimenti”;
5. Riassunto delle malattie infettive più importanti presenti nella Parte Speciale
ARIA ATMOSFERICA
L'aria atmosferica avvolge la terra per 400 Km. E' una miscela eterogenea composta da azoto
(78%), ossigeno (21%), argon, neon, elio, xenon, (1%), anidride carbonica (CO2 0,003%), vapor
d'acqueo (4% in prossimità della superficie terrestre). Viene continuamente scambiata con masse
d'acqua, vegetazioni ed organismi viventi.
Funzione
Assorbire le radiazioni solari e i flussi cosmici. I suoi movimenti sono responsabili dei climi, delle
perturbazioni e dei venti.
Pressione atmosferica
E' il carico esercitato sui corpi terrestri dall'aria che circonda la terra. Viene misurata col barometro
e si esprime in atm (atmosfere). 1 atm = 760 mmHg, cioè la pressione che esercita una colonnina di
mercurio di 760 mm e di superficie di 1 cm2.
Umidità
Un aumento dell'umidità causa una diminuzione della pressione perché diminuiscono elementi
pesanti come azoto ed ossigeno, ed aumenta l'acqua che è più leggera.
E' la quantità di acqua presente in atmosfera, proviene dall'evaporazione delle masse liquide e
quando condensa forma nubi, nebbie e precipitazioni. In relazione alla temperatura dell'aria,
l'umidità può variare tra un minimo teorico di 0 (aria secca) ed un valore max (aria satura).
All'aumentare della temperatura aumenta anche la quantità di vapor acqueo che essa può contenere.
Ad una determinata temperatura T, se l'aria contiene il max possibile d'acqua, si dice che è satura di
vapor d'acqueo (es. a T 10° C, 11 gr d'acqua per saturare 1 m3 d'aria).
Il grado di umidità dell'aria è espresso come umidità relativa (U R) che è uguale al rapporto tra
umidità assoluta (UA) e l'umidità massima (UM) cioè il max valore di acqua che può contenere l'aria
a quella T.
Temperatura
L'aria atmosferica assorbe calore dalle radiazioni ionizzanti rilasciate dalla terra riscaldata dal sole.
Varia con le stagioni.
L'uomo è un animale omeotermo (37° C), con un meccanismo di vasocostrizioni e vasodilatazione –
sudorazione a seconda della temperatura ambientale. La temperatura ambientale ottimale è 21° C,
che presenta uno scarso impegno dei meccanismi di autoregolazione.
Le variazioni estreme di temperatura causano un disagio psicofisico particolarmente nei bambini,
negli anziani e nei malati.
Congelamento: esposizioni a temperature inferiori a -10° C con danno cellulare soprattutto a carico
delle estremità.
L'unità di misura della temperatura dell'aria è il grado centigrado °C e si misura con un termometro
a mercurio o ad alcool che misurano la temperatura massima e minima. Presenta un tubo ad U che
collega i 2 termometri. La scala del termometro di massima cresce dal basso verso l'alto, al
contrario quello di minima cresce dall'alto verso il basso.
Aria ambiente: l'aria esterna presente nella troposfera ad esclusione di quella presente nei luoghi
di lavoro.
• in base all'origine:
• antropica (prodotti dall'uomo: industria, agricoltura, traffico, etc..);
• naturale (eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, etc..).
INQUINANTI ATMOSFERICI
Biossido di zolfo o anidride solforosa (SO2): inquinante primario, incolore e dall'odore pungente.
• Fonte: è tipico delle zone industriali e metropolitane; aumenta in inverno a causa del
riscaldamento;
• Elevati valori d'umidità + irraggiamento solare, portano ad ossidazione dell'anidride
solforosa con formazioni di inquinanti secondari come l'acido solforico (H 2SO4) e l'anidride
solforica (SO3).
• Tossicità: l'anidride solforosa e i suoi derivati causano un acidificazione dell'atmosfera con
conseguenti piogge acide. Inoltre, essendo un gas molto idrosolubile, viene assorbito nelle
vie aeree superiori senza raggiungere quelle profonde; i soggetti più a rischio sono gli
asmatici e i bronchitici. L'esposizione acuta ad alte concentrazioni causa un aumento delle
secrezioni mucose, bronchiti, tracheiti, spasmi bronchiali. Se si lega al particolato
aereodisperso è in grado di penetrare nelle vie aeree profonde irritandole.
• Nel corso degli ultimi anni le emissioni di anidride solforosa si sono ridotte grazie all'uso di
combustibili di migliore qualità.
Ossidi di azoto (NO e NO2)
Si formano nelle combustioni ad elevate temperature. Il monossido di azoto è un gas inquinante
primario, inodore ed incolore. Il monossido di azoto si ossida a biossido di azoto, gas dal colore
rosso-bruno, dall'odore pungente e soffocante, che raggiunge le vie aeree profonde. Il biossido di
azoto è 4x più tossico del monossido di azoto, ed ossida le proteine e i lipidi causando gravi danni
alle membrane cellulari.
• Tossicità del biossido di azoto:
• effetti acuti: infiammazione delle mucose, edema polmonare;
• effetti cronici: aumenta il rischio di sviluppare altre patologie polmonari e alle
infezioni polmonari. Soggetti a rischio sono soprattutto i bambini e gli
asmatici.
Ozono (O3)
E' un inquinante secondario. Si forma nella bassa troposfera per
reazioni fotochimiche a carico di inquinanti primari quali: monossidi
di azoto e COV (composti organici volatili) che provengono dagli
scarichi dei motori, dalle emissioni industriali, dai vapori delle
benzine, in generale da tutti i processi di combustione.
E' un gas incolore con odore leggermente pungente che va a
localizzarsi tra i 20 e i 30 Km dove costituisce l'ozonosfera
all'interno della stratosfera. Si forma come nella foto a sinistra.
L'ozono assorbe le radiazioni UV dannose per l'uomo quindi
protegge, ma se inalato può può essere tossico.
• Effetti dovuti all'esposizione acuta all'ozono:
• Respiratorio: secchezza di gola e naso, aumento della
produzione mucosa, tosse, faringiti, bronchiti.
• Cefalea;
• Irritazione degli occhi.
La normativa prevede un valore soglia di 240 μg/m3 per esposizioni massime di un'ora.
Piombo
In passato era contenuto nella benzina super che era la principale fonte (piombo tetraetile come
agente detonante). Quindi, oggi, le sue emissioni si sono drasticamente ridotte.
• Principali fonti: fonderie che usano piombo, industrie di ceramiche, incenerimento dei
rifiuti, estrazione del piombo dal sottosuolo.
La normativa prevede un valore soglia di piombo di 0,5 mg/m3
• Tossicità: il piombo è altamente tossico per l'uomo. Attraverso il circolo sanguigno si
distribuisce in ossa, fegato, reni, muscoli, cervello (in ordine decrescente). Particolarmente
sensibile è il SNC.
• Valori ematici max stabiliti dall'OMS: 100 μg/l di piombemia.
• Soggetti molto a rischio sono i bambini e donne in gravidanza.
Benzene (C6H6)
E' un liquido incolore a temperatura ambiente, dotato di un odore caratteristico.
• Fonte: combustione dei motori che usano benzine verdi, operazioni di rifornimento.
• Tossicità:
• esposizioni acute: stordimento, debolezza, cefalea, euforia, sonnolenza;
• esposizioni croniche: leucemie e tumori.
Clorofluorocarburi (CFC)
Sono idrocarburi contenenti atomi di cloro e fluoro al posto dell'idrogeno. Sono composti
chimicamente inerti, stabili alle alte temperature, scarsamente infiammabili. Sono stati utilizzati
come refrigeranti nei frigoriferi e negli impianti di condizionamento, propellenti negli spray e
schiumogeni negli imballaggi. Per la loro elevata volatilità possono deteriorare lo strato di ozono,
infatti ogni molecola di cloro dei CFC può distruggere un elevato numero di molecole di ozono.
Come alternativa ai CFC sono state sviluppate sostanze alternative come gli idroclorofluorocarburi
(HCFC) e gli idrofluorocarburi (HFC) che hanno minore capacità di reagire con l'ozono, ma sono
potenti induttori dell'effetto serra.
La classificazione del PTS si base sulla valutazione media delle particelle (PM – particulate matter):
• Particelle grossolane: > 2,5 μm;
• Particelle fini: < 2,5 μm;
• Particelle ultrafini: <0,1 μm.
La dimensione media influenza la loro capacità di penetrazione nelle vie aeree e quindi la loro
pericolosità.
PM10 (diametro compreso tra 2,5 e 10) e PM2,5 (diametro < 2,5) sono in grado di pervenire a
livello tracheobronchiale e causare diminuzione della clearance mucociliare respiratoria,
peggioramento delle malattie respiratorie. L'esposizione cronica causa asma, bronchite, enfisema,
eventualmente neoplasie.
Si parla invece di inversione termica con base in quota quando l'inversione del normale andamento
della temperatura si verifica in quota intermedia della troposfera. Dalla crosta terrestre la
temperatura inizia a decrescere, poi ad una certa altitudine (600-1500 m) la temperatura comincia
ad aumentare. Questa quota prende il nome di margine inferiore dell'inversione. La causa
dell'inversione termica con base in quota è da attribuire al fatto che le masse d'aria, localizzate al di
sopra di una superficie più calda, quale il mare nelle ore notturne, scorrono orizzontalmente verso
masse d'aria o superfici più fredde, quali la terraferma. In genere, l'aria più fredda tende a spostarsi
in senso verticale fino a quando, incontrando strati d'aria più caldi, inizia ad espandersi
lateralmente. Durante l'espansione laterale, queste masse d'aria vanno incontro a fenomeni di
compressione perché incontrano delle barriere naturali come le montagne. Questo fenomeno
impedisce l'autodepurazione inducendo uno smog ossidante o fotochimico, tipico delle città marine
inquinate, associato a forte insolazione, bassi valori di umidità relativa, elevate concentrazioni di
ossidi di azoto, anidride carbonica e COV che subiscono una serie di reazioni fotochimiche,
catalizzate dalla luce UV con formazione di notevoli quantità di ozono.
Il perseguimento del benessere a qualunque costo sta pregiudicando la salute degli ecosistemi
generando un decadimento ambientale che non ha risparmiato nulla!!
AMBIENTE INDOOR
Negli ultimi anni l'impiego di vari composti chimici e di materiali sintetici nell'edilizia e
nell'arredamento, e l'utilizzo diffuso di apparecchiature elettriche ha profondamente modificato
l'indoor air quality (IAQ). Più che le concentrazioni di queste sostanze, il problema è la permanenza
ed il sovraffollamento di tali ambienti, soprattutto per bambini, anziani e malati cronici.
La pessima qualità dell'aria induce un'eterogenea classe di alterazioni:
• sensazione di malessere;
1 Perfluorocarburi.
• allergie;
• perdita di conoscenza;
• tumori.
Nei paesi industrializzati l'uomo trascorre il 90% del suo tempo in ambiente indoor dove anche lo
stesso uomo può rilasciare inquinanti (anidride carbonica, ammoniaca, bioeffluenti) il fumo di
tabacco (PM10, CO, COV) il riscaldamento domestico (ossidi di azoto, monossido di carbonio,
ossidi di zolfo), i materiali di arredo che liberano COV, formaldeide, etc.. Negli edifici con impianti
di condizionamento, filtri dell'aria mal progettati e mal funzionati possono essere ricettacolo di
sporcizia, polvere e patogeni.
CONTAMINANTI CHIMICI
NOX, SOX, CO, COV, Formaldeide, IPA, ETS, Pesticidi, Amianto, PTS
Le sorgenti indoor dei COV sono vernici, mobili, moquettes, fotocopiatrici, stampanti, prodotti per
la pulizia, fumo di tabacco, umani (respirazione, traspirazione, deodoranti e profumi).
L'esposizione può essere acuta o cronica:
• per esposizioni acute: irritazione oculare, cefalea, nausea, vertigini, problemi respiratori;
• per esposizioni croniche: cancro, danni renali, epatici e a carico del SNC.
Tra i COV il più pericoloso è il benzene, molto volatile ed infiammabile, cancerogeno accertato
(gruppo 1 secondo l'IARC). La fonte del benzene indoor è l'aria outdoor ma anche il fumo di
tabacco, combustioni domestiche incomplete, prodotti per la pulizia. Viene soprattutto inalato, ma
può essere anche ingerito attraverso i cibi contaminati.
Effetti del benzene:
• acuti: a basse concentrazioni da sonnolenza, giramenti, tachicardia, perdita di conoscenza;
ad alte concentrazioni può portare alla morte;
• cronici: alterazioni della capacità psichiche, cancro.
Formaldeide
Si trova negli arredi e materiali per l'edilizia (case prefabbricate). La formaldeide è rilasciata
gradualmente dal legno pressato, dagli isolanti usati in edilizia, dalla tappezzeria, moquettes,
detersivi, disinfettanti, fumo di tabacco.
Causa: irritazione delle vie respiratorie, degli occhi e disturbi psico-neurologici.
ETS contiene sostanze tossiche e sostanze irritanti (acido cianidrico, biossido di zolfo, CO,
ammoniaca, formaldeide), carcinogeni e mutageni (arsenico, cromo e benzo-α-pirene). Altri
componenti dell'ETS sono la nicotina, CO e il catrame.
La nicotina induce dipendenza per la capacità eccitante e rilassante. Causa un aumento della
pressione sanguigna.
CO, legandosi all'Hb, tende a causare aterosclerosi.
Il catrame inibisce l'azione dell'epitelio ciliato della trachea, favorendo la penetrazione di polveri e
germi.
Patologie da fumo di sigaretta sono BPCO, cancro polmonare e malattie CV. La legge 3/2003 art.
51, prevede l'estensione del divieto di fumo, fino ad allora limitato solo agli uffici pubblici ed agli
ospedali, a tutti i locali pubblici e privati aperti al pubblico.
Pesticidi
Sono presenti in insetticidi, fungicidi e disinfettanti. Sono presenti nell'ambiente indoor perché
provenienti dall'esterno o per l'uso contro alcuni insetti presenti nell'ambiente indoor.
Tossicità: effetti oculari, irritazione delle vie respiratorie, danni al SNC, renali, cancro.
Amianto
L'amianto o asbesto è un minerale silicio, dalla forma fibrosa, incombustibile. Ampiamente
utilizzato in edilizia come isolante termico e sonoro, per le sue caratteristiche peculiari. L'amianto è
capaci di liberare sottilissime particelle in grado di penetrare nelle vie respiratorie. L'amianto è
cancerogeno (mesotelioma).
Si possono distinguere due gruppi di fibre di amianto:
• fibre anfiboliche: di forma lineare, raggiungono gli alveoli; esse comprendono l'amianto
bianco che ha fibre corte e molto pericolose;
• fibre serpentine: intercettate facilmente da bronchi, comprendono l'amianto blu.
L'amianto se conservato in buono stato non è pericoloso. Sono le fibre rilasciate nell'ambiente ad
essere pericolose.
Fonti: demolizioni, ristrutturazioni di edifici che lo contengono, smaltimento di tubature obsolete o
coperture in fibrocemento. La legge 257/92 vieta l'uso dell'amianto.
CONTAMINANTI BIOLOGICI
Sono una vasta gamma: muffe, lieviti, batteri, acari, funghi, virus, pollini. Le principali fonti di
contaminanti biologici sono gli stessi occupanti, la polvere, gli umidificatori e i condizionatori.
Causano malattie infettive ed allergiche. Questi patogeni trovano un ambiente ideale nell'umido
dell'indoor.
Recentemente si sono presentate infezioni di Legionella Pneumophila, patogeno intracellulare per
l'epitelio respiratorio, causando la legionellosi o malattie del legionaro (grave infezione ad un
raduno di ex-combattenti). Predilige l'ambiente umido degli impianti di condizionamento e si
trasmette tramite goccioline di acqua aerodisperse.
CONTAMINANTI FISICI
Rumore, illuminazione, radon, campi elettromagnetici, parametri microclimatici.
Radon: gas radioattivo, cancerogeno. E' la seconda causa di cancro dopo il fumo. Fonti: suolo e
materiali da costruzione.
MICROCLIMA
Temperatura, umidità relativa, velocità dell'aria condizionano le caratteristiche degli ambienti
indoor.
Temperatura dell'aria
Garantisce il benessere psico-fisico degli occupanti quando si mantiene costante entro un certo
range. Valori ottimali:
• inverno: 19° - 22° C;
• estate 24° - 26° C.
Umidità relativa
Valori ottimali:
• inverno: 40 – 50%;
• estate: 50 – 60%
Misurata con lo psicometro.
Velocità dell'aria
I movimenti dell'aria influenzano la composizione chimica dell'aria e la percezione da parte degli
occupanti delle sue caratteristiche fisiche. I movimenti ottimali sono compresi tra:
• 0,05 – 0,1 m/s nel periodo invernale;
• 0,1 – 0,2 m/s nel periodo estivo.
Si misura con l'anemometro a palette o a coppette per movimenti maggiori di 1 m/s, o a “filo
caldo”, più sensibile, in grado di rilevare velocità dell'aria anche inferiori a 0,1 m/s.
TEMPERATURA GLOBOTERMOMETRICA
Misura la temperatura radiante grazie al globotermometro di Vernon. Il globotermometro presenta
un termometro a mercurio a centro di una sfera di rame di colore nero-opaco. La sfera trasmette
all'aria all'interno della sfera una quantità di calore proporzionale all'irraggiamento termico
dell'ambiente. La temperatura rilevata (Tg) consente di calcolare la temperatura media radiante,
purché siano note la temperatura secca e la velocità dell'aria.
B: bilancio termico. M: calore metabolico. C: calore scambiato con l'esterno per convezione /
conduzione. R: irraggiamento. E: evaporazione.
La convezione è lo scambio d'aria tra un corpo e lo strato d'aria circostante. E' influenzata dalla
temperatura e dalla velocità dell'aria.
La conduzione è lo scambio di calore tra due corpi a contatto.
L'irraggiamento: dipende dalla capacità dei corpi di cedere calore sottoforma di radiazioni
elettromagnetiche.
L'evaporazione costituisce un meccanismo di rapida cessione del calore attraverso la perspiratio
insensibilis, la respirazione e la sudorazione.
BENESSERE TERMICO ED INDICI DI FANGER
Si definisce benessere termico la percezione di soddisfazione termica, nei confronti dell'ambiente
circostante, alla cui realizzazione concorrono i parametri microclimatici (temperatura dell'aria,
umidità relativa, velocità dell'aria e temperatura radiante) e variabili legate al singolo individuo.
Parametri microclimatici: rappresentano oggettivamente la situazione climatica dell'ambiente
indoor.
Indici microclimatici: misurano il grado di comfort termico avvertito dagli occupanti un dato
ambiente, correlando le variabili fisiche del microclima e i fattori legati all'individuo (attività
metabolica + vestiario).
Questa correlazione è rappresentata dagli indici di Fanger che si applicano agli ambienti termici
moderati, cioè luoghi dove si svolge la maggior parte delle attività lavorative.
Secondo l'UNICHIM, gli ambienti vengono suddivisi in:
• ambienti termici moderati: il mantenimento dell'omeotermia richiede un moderato
intervento di termoregolazione;
• ambienti termici caldi: notevole intervento di termoregolazione per diminuire l'accumulo di
calore;
• ambienti termici freddi: notevole intervento di termoregolazione per limitare l'eccessivo
abbassamento della temperatura corporea.
Gli indici di Fanger sono il PPD e il PMV. Indice PPD (probabile percentuale di disagio): % di
individui che in un determinato ambiente prova una sensazione di disagio.
Indice PMV (voto medio previsto): assume valori da -3 a +3 esprimendo il disagio medio da freddo
o da caldo (-3 molto freddo, -2 freddo, -1 leggermente freddo, 0 confortevole, +1 leggermente
caldo, +2 caldo, +3 molto caldo).
L'ISO 7730 stabilisce che in ambienti termici moderati il PPD deve essere < al 10% e il PMV tra
-0,5 e +0,5. Questa situazione si realizza quando la temperatura dell'aria è 20-24° C d'inverno e 23-
26° C d'estate, l'umidità relativa risulta compresa tra il 30-70%, la velocità dell'aria <0,15 m/s nel
periodo invernale e 0,20 m/s nel periodo estivo.
Nei complessi operatori, la qualità scadente dell'aria espone a forti rischi di contrarre patologia, non
solo il personale medico, ma anche il paziente. In relazione alla peculiarità delle attività ivi svolte ci
possono essere tre categorie a rischio:
• rischio chimico per l'impiego di disinfettanti, anestetici, farmaci, solventi, detergenti per le
pulizie, rifiuti ospedalieri;
• rischio fisico per il microclima, l'illuminazione, il rumore, le radiazioni ionizzanti e non;
• rischio biologico, per la presenza di virus, batteri, lieviti e muffe etc..
Inoltre tale circolare raccomanda di rispettare i valori limite proposti dal N.I.O.S.H. (national
institute for occupational safety and health) di 25 ppm di protossido di azoto per le sale operatorie
costruite dopo il 1989 e di 2 ppm per gli anestetici alogenati. Il monitoraggio dei gas aerodispersi in
sala operatoria si realizza mediante sistemi ad infrarossi, che sono in grado di fornire una misura
istantanea, utile per verificare l'origine di eventuali perdite dal sistema di erogazione / evacuazione
dei gas anestetici ed una misura prolungata nel tempo, che consente di valutare l'esposizione media
ponderata ai gas anestetici degli operatori di sala, per la durata del turno lavorativo.
RISCHIO FISICO
Vale la pena soffermarsi sul microclima. Il D.P.R. 37/97 fissa i requisiti nel blocco operatorio.
RISCHIO BIOLOGICO
Linee guida I.S.P.S.E.L.:
• valutazione della corretta esecuzione di sistemi di sanificazione e di disinfezione;
• valutazione dei comportamenti igienici degli operatori;
• valutazione dell'efficacia dell'impianto V.C.C.C. (ventilazione e condizionamento a
contaminazione controllata), che deve garantire una capacità di filtrazione dell'aria con
efficienza ≥ 99,97%.
La determinazione della carica microbica totale e dei microrganismi opportunisti e/o patogeni
nell'aria e sulle superfici di lavoro deve avvenire con cadenza almeno semestrale.
Linee guida I.S.P.S.E.L:
• sala operatoria in condizioni di riposo:
• a flusso turbolento ≤ 35 UFC2/m3
• a flusso unidirezionale ≤ 35 UFC/m3
L'acqua è una risorsa naturale unica, ma al tempo stesso limitata. La domanda d'acqua va
continuamente aumentando. Gli ambiti che ne richiedono di più sono:
• civile;
• industriale;
• agricolo.
I primi due la usano e la restituiscono sporca. Il terzo ne usa tanta, ma ne restituisce poca.
Modificando il modo di fare agricoltura potrebbe aiutare a limitare i consumi.
CICLO DELL'ACQUA
E' un continuo scambio d'acqua che avviene in 4 fasi principali:
• evaporazione;
• saturazione del vapor acqueo nell'atmosfera;
• formazione delle precipitazioni;
• ritorno dell'acqua ai copri idrici.
La parte d'acqua che giunge al suolo verrà in parte richiamata dalle radici delle piante e rilasciata in
atmosfera sottoforma di traspirazione, in parte s'infiltrerà nel terreno andando a ricaricare le falde
sotterranee e una parte defluirà in superficie verso le estensioni di acqua libera a chiusura del ciclo.
LE RISORSE IDRICHE
Dipendono dalle condizioni di equilibrio degli apporti e dei deflussi che si verificano nel ciclo
idrogeologico e rappresenta la quantità di acqua che si rinnova naturalmente. Quindi le condizioni
naturali influiscono sulla probabilità della disponibilità d'acqua. In base alle caratteristiche
dinamiche del processo idrologico si parla di risorse idriche statiche e risorse idriche dinamiche:
• statiche: acqua dolce, con un tempo di rinnovo anche di parecchi anni (grandi laghi, falde
profonde, ghiacciai, etc..);
• dinamiche: acqua dolce con rinnovamento veloce (fiumi e falde poco profonde).
Quindi l'uso intensivo (ma anche l'inquinamento) delle risorse idriche statiche determina una
riduzione della disponibilità e alterazioni di equilibri che richiedono lunghi periodi per riattivarsi.
ACQUE PROFONDE
Si intende l'acqua che si trova al di sotto del sottosuolo ed è la più grande riserva d'acqua potabile.
La qualità delle acque profonde dipende dai terreni che esse attraversano, questi possono essere
terreni rocciosi o sciolti-sedimentari.
Terreni sciolti sedimentari sono formati da strati permeabili (sabbie ghiaie, calcari e basalti)
alternati a strati impermeabili (argilli e limi). L'acqua meteorica cadendo s'infitra fra gli strati
permeabili, giunta sugli strati impermeabili, scorre secondo la pendenza fino a giungere a fratture
nello strato impermeabile; si approfonda attraversando altri strati permeabili, il ciclo può ripetersi
più volte. Potremo avere acque a profondità diverse, in cui quella superficiale è dette freatica, le
altre falde profonde. Penetrando in profondità le acque si arricchiscono di sali minerali e si
depurano dal punto di vista batteriologico. La qualità dell'acqua dipende quindi dalla profondità:
• freatica: facilmente inquinabile perché superficiale;
• profonde: la migliore per attingere l'acqua potabile.
Sorgente: falda che viene allo scoperto naturalmente, per pressioni idrostatiche positive. Una buona
sorgente è caratterizzata da:
• temperatura costante;
• limpidità permanente;
• conducibilità costante;
• portata idrica non influenzata immediatamente dal regime pluvimetrico.
In mancanza di una sorgente la captazione dell'acqua dalle falde avviene attraverso i pozzi. Si
dividono in pozzi superficiali che captano dalla falda freatica, pozzi profondi che captano da falde
profonde, e pozzi artesiani (l'acqua esce spontaneamente quando viene scavato il pozzo).
Fiumi
Sono acque correnti, con movimento persistente lungo una direzione preferenziale. La
composizione varia in base alla portata idrica, agli eventi meteorologici, agli scarichi antropici.
Devono essere sempre trattate prima del loro utilizzo per l'alto grado di contaminazione organica
Laghi e bacini
Vengono spesso usati per lo smaltimento dei rifiuti, ma presentano processi di depurazione meno
efficaci ed un lento ricambio idrico. La captazione avviene soprattutto nella zona centrale del lago
che presenta una maggiore purezza e tenore d'ossigeno. Mentre le acque delle rive richiedono un
trattamento maggiore.
I bacini artificiali hanno caratteristiche simile ai laghi, ma hanno il vantaggio di trovarsi in zone
scelte ad hoc anche dal punto di visto igienico.
Mare
L'uso delle acque di mare è tecnicamente possibile ma sono elevati i costi per la dissalazione.
Acque meteoriche
Passano attraverso l'atmosfera, dilavano le superfici di raccolta e si conservano in bacini, alterando
la loro composizione, arricchendosi in gas, sostanze organiche ed inorganiche, nonché in sostanze
inquinanti. Pertanto richiede un trattamento di bonifica e potabilizzazione prima dell'utilizzo.
RETE DI DISTRIBUZIONE DELL'ACQUA POTABILE: ACQUEDOTTI, RETE URBANA
E DOMESTICA
Acquedotto: è un complesso di opere di captazione e adduzione dell'acqua ad uso potabile, dalle
fonti di approvvigionamento alla vasca di accumulo (serbatoio, vasca di carico) che alimenta la rete
di distribuzione dell'abitato e degli altri luoghi di consumo. Possono essere acquedotti a pelo libero
o a condotta forzata. Nelle condotte a pelo libero l'acqua scorre per gravità in cunicoli con pendenza
continua occupando solo una parte della loro sezione. Sono costruite in muratura o cemento armato.
Vengono utilizzate quando la fonte d'acqua è più elevata del punto di arrivo (vasca di accumulo).
Nelle condotte forzate (più moderne) o sifoni, l'acqua riempie tutto il volume del tubo che è a
sezione circolare ed è sottopressione. Le tubature sono costruite in cemento armato, cemento
amianto, ghisa o acciaio e sono più resistenti rispetto alle condotte in muratura.
L'acqua raccolta nelle vasche di accumulo, viene distribuita alla città attraverso le tubazioni, in
genere di ghisa o acciaio; ma anche tubi di cemento armato e di plastica. Tale rete può essere a
sistema ramificato o a sistema anulare. Il primo presenta un'arteria principale dalle quali si
distaccano diramazioni a fondo cieco; lo svantaggio di questo sistema è il ristagno di acqua nelle
ramificazioni e l'interruzione della fornitura in caso di riparazione di un guasto.
Il secondo sistema ha il vantaggio di avere un'acqua che non ristagna mai e la fornitura d'acqua non
è interrotta anche in caso di interruzione perché l'acqua giunge da due parti. Da questi sistemi si
distaccano i tubi di presa per la distribuzione domestica, che raggiungono il sottotetto delle
abitazioni e poi ridiscendono per fornire acqua alle singole abitazioni.
I tubi per gli impianti domestici sono di acciaio zincato o plastica (PVC e polietilene ad alta densità)
e devono avere dei sistemi per impedire i reflussi d'acqua che potrebbero contaminare la rete idrica.
La distribuzione può essere a contatore o a rubinetto di misura. Quest'ultimo è in disuso perché
causa una notevole perdita d'acqua e problemi igienici. Quella a contatore raccoglie in serbatoi
centralizzati l'acqua nelle ore dove c'è meno richiesta, rendendola disponibile nelle altre ore della
giornata e pagandone il relativo importo.
Queste sostanze inquinanti causano malattie e morte. Nei paesi in via di sviluppo il problema
maggiore è la scarsità d'acqua e la sua potabilizzazione, mentre nei paesi sviluppati i problemi sono
dovuti soprattutto all'inquinamento e alla contaminazione.
Per soddisfare l'esigenza di disporre di acque per uso umano, bisogna intraprendere una serie di
azioni che vanno dal prelievo delle acque grezze, al loro trasferimento negli impianti di trattamento,
dove saranno rese utilizzabili ai diversi usi, e poi al loro trasferimento come acque reflue in impianti
di trattamento per l'abbattimento del carico inquinante prima della reimmissione nell'ambiente. In
ognuna di queste fasi possono realizzarsi delle condizioni di rischio per la salute umana, che
possono determinare malattia attraverso:
• l'ingestione d'acqua (infezioni gastrointestinali);
• il contatto con essa (balneazione);
• l'inalazione.
Tra i contaminanti chimici inorganici ritroviamo i composti dell'azoto (nitriti e nitrati), derivati
dalla degradazione dello ione ammonio dall'uso di fertilizzanti; composti del fosforo (detergenti
domestici). Sono le principali fonti d'inquinamento.
Il fosforo e l'azoto sono i principali responsabili dell'eutrofizzazione, cioè l'abnorme crescita algale
(le alghe si nutrono di fosforo e azoto), con diminuzione della crescita delle alghe verdi e aumento
di quelle brune, rapida crescita batterica, attenuazione della luce, anossia, aumento della CO 2 tali da
non permettere la vita acquatica.
Altri composti chimici presenti nelle acque sono i metalli pesanti:
• piombo (componente delle vecchie tubature che in condizioni acide solubilizza, attualmente
il suo uso è vietato);
• cromo;
• cadmio;
• mercurio;
• fluoro (fluorosi con alterazioni dentarie, crisi calcemiche con tetania; valori molto elevati
invece portano a carie nei bambini).
Criteri Idrogeologici
Ci danno informazioni sia sulle acque profonde che su quelle superficiali:
• Profonde: prevede lo studio della falda, delle vene, della struttura delle rocce e del terreno
attraverso cui passa l'acqua ricavando indicazioni sulla qualità chimica e batteriologica, e
permette di individuare pozzi perforati in maniera inidonea.
• Superficiali: fornisce informazioni sulla portata idrica e sulle eventuali variazioni nel tempo.
A questi vanno aggiunti studi sulla popolazione che insiste sul bacino, sulle attività agricole
ed industriali ed ispezioni per individuare scarichi di liquami.
Criteri organolettici
L'acqua per essere potabile deve essere gradevole, incolore, inodore, fresca e sprovvista di torbidità.
Il [Link] 31/01 non prevede limiti, ma richiede che siano accettabili per il consumatore e che non
subiscano variazioni anomale.
• Torbidità: può essere non pericolosa se dovuta alla presenza di bollicine, caratteristiche delle
acque che sgorgano da tubi ad alta pressione, e che determinano una torbidità apparente che
scompare pian piano. Torbidità più stabili possono essere dovute alla presenza di particelle
sospese sia organiche che inorganiche:
• organiche: sostanze vegetali, quando le falde attraversano strati torbosi3;
• inorganiche: metalli in soluzione come sali ferrosi e manganosi che ossidandosi a
contatto con l'aria provocano colorazioni e precipitati colorati.
• Sapore: deve essere di sapore gradevole (per la presenza di sali e gas). Può avere un sapore
acidulo (eccesso di anidride carbonica disciolta), oppure un sapore metallico (per la
presenza di sali ferrosi).
• Odore: deve essere inodore; può avere alterazioni dell'odore per la presenza di idrogeno
solforato oppure, soprattutto per le acque superficiali, un odore aromatico, putrido, d'erba, di
pesce.
Criteri Fisici
• Temperatura: è responsabile della gradevolezza dell'acqua. La vecchia normativa imponeva
un limite max a 25° C, mentre il [Link] 31/01 non prende in considerazione questo
parametro.
• Conducibilità elettrica: indica il grado di mineralizzazione. Ci da indicazioni sul grado di
protezione di una falda o di una vena in quanto al di sotto dei 30 m non risentono più delle
variazioni dovute alle stagioni o alle precipitazioni. Quindi è utile per valutare l'eventuale
infiltrazione di acque meteoriche.
3 E' un deposito composto da resti vegetali sprofondati e impregnati d'acqua che, a causa dell'acidità dell'ambiente,
non possono decomporsi interamente. Essa può includere molti altri tipi di materiale organico, come cadaveri di
insetti ed altri animali.
4 Gli acidi umici sono delle sostanze naturali che si formano a seguito della biodegradazione microbica di materia
organica (vegetale o animale)
Criteri chimici
Servono per valutare la composizione minerale, l'eventuale presenza di sostanze dovute ad un
inquinamento biologico, o sostanze attribuite a contaminazione industriale o agricola. I parametri
riguardanti la mineralizzazione di un acqua sono: pH, residuo fisso, durezza, sodio, cloruri, i floruri
ed i solfati. Questi caratteri dipendono dalle rocce attraversate dall'acqua.
• pH: la legge prevede valori di pH compresi tra 6,5 e 9,5. Valori troppo bassi o troppo alti
potrebbero solubilizzare alcuni componenti delle tubature metalliche.
• Cloruri: un improvviso aumento può indicare una contaminazione da acque reflue urbane ed
industriali.
• Fluoro: soliti problemi ai denti se in concentrazioni alte o basse; Valori limite sono 0,8-1,2
mg/L. Ha una funzione preventiva sulle carie.
Nell'ambito dei criteri chimici dobbiamo distinguere tra sostanze attribuibili ad un inquinamento
biologico e sostanze attribuibili ad una contaminazione industriale o agricola.
• Sostanze organiche: devono essere presenti in concentrazioni molto basse! Il carico organico
è valutato attraverso il COD (chemical oxygen demand) che esprime la quantità di ossigeno
(in mg/L) necessaria per la completa ossidazione dei composti organici presenti in un
campione d'acqua. Le sue componenti principali sono l'azoto organico e il carbonio
organico totale (T.O.C.).
• Composti azotati: le sostanze organiche di natura proteica vengono ossidate dai
microrganismi in ammoniaca, nitriti e nitrati. L'ammoniaca e i nitriti indicano una
contaminazione in atto perché sono rapidamente ossidabili per via chimica e biochimica.
Invece, i nitrati rappresentano l'ultimo stadio del ciclo dell'azoto, quindi sono indici di
contaminazione remota. L'ammoniaca e i nitriti devono essere assenti nelle acque profonde,
la loro presenza è indice di contaminazione di reflui urbani ed industriali.
Limiti ammessi dal [Link] 31/01 per le sostanze attribuibili ad inquinamento biologico
Criteri microbiologici
La ricerca di patogeni è molto complessa e per questo vengono usati degli indicatori di
contaminazione, costituiti da microrganismi non patogeni, la cui ricerca è rapida e poco laboriosa e
la cui presenza ci da informazioni sulla pericolosità delle acque. Questi indici sono la
determinazione della carica batterica totale a 27° e a 37° C, e gli indici di contaminazione fecale. A
giudizio dell'ASL saranno effettuate ulteriori ricerche (alghe, Stafilococchi patogeni, Pseudomonas
Aeruginosa, etc.).
Le caratteristiche che può essere necessario correggere riguardano diversi tipi di parametri:
• chimici;
• fisici-organolettici;
• microbiologici.
• Metodo dello scambio ionico: vengono utilizzate le permutiti, così chiamate per la
capacità di permutare il loro sodio con i cationi calcio e magnesio delle acque messe
a contatto. Sono spesse 40-100 cm e l'acqua attraversando i filtri di permutiti si
addolcisce. Più lento è il flusso e migliore sarà l'addolcimento. Attualmente si usano
sostanze organiche, costituite da alti polimeri reticolati (resine) che presentano
funzioni acide, che scambiano il loro atomo d'idrogeno del gruppo acido, con i
cationi.; oppure a funzione basica capaci di scambiare gli anioni. Hanno un'elevata
capacità di scambio e stabilità chimica. Inoltre applicando in successione una resina
scambiatrice di cationi e una scambiatrice di anioni si può ottenere una
demineralizzazione completa.
Al problema di acque dure si affianca il problema di acque dolci che quando associate ad
elevata concentrazione di anidride carbonica disciolta sono in grado di corrodere le
tubature. Risulta necessaria la correzione dell'acidità (eliminando la CO2 tramite
l'areazione oppure combinandola con carbonato di calcio, facendo passare l'acqua
attraverso frammenti di marmo o s'immerge nell'acqua sacchi di rete metallica
contenenti calce o marmo).
• Ipocloriti: sono i composti attivi del cloro da più tempo usati. Sono in polvere o
liquidi, sono facili da maneggiare ed economici. I più usati sono gli ipocloriti di
sodio.
• Clorazione semplice: per acque piuttosto limpide ed a composizione più o meno costante,
consiste nell'aggiunta di minime quantità di cloro capace di assicurare la disinfezione
(clororichiesta).
• Clorazione al break point: si utilizza per acque molto inquinate, con elevata quantità di
sostanze organiche ed ammoniaca. Consiste nell'aggiunta all'acqua di concentrazioni
crescenti di cloro fino al consumo completo di tutte le sostanze organiche ed all'ossidazione
dei composti costituenti il clororesiduo combinato. La distruzione di tutti questi composti
viene definita come punto di rottura della clorazione (breakpoint). Da questo momento in
poi tutto il cloro aggiunto sarà libero ed attivo.
• Trattamento con biossido di cloro (ClO2): è un fattore ossidante che si ottiene facendo
reagire il cloro oppure un acido forte col clorito di sodio (NaClO 2). Il trattamento dell'acqua
con biossido di cloro è molto diffuso, sebbene richieda ancora costi elevati. Probabilmente è
tossico per la formazione di residui di clorito di sodio e della formazione di aloderivati
(metaemoglobina e anemia emolitica).
Ozonizzazione
L'ozono è un gas instabile che tende a trasformarsi in ossigeno, passando attraverso una fase
monoatomica dall'alto potere ossidante in grado di attaccare tutte le sostanze inorganiche, batteri e
virus compresi (disinfettante). L'impianto di ozonizzazione è costituito da un ozonizzatore che
produce ozono e da un miscelatore che mischia l'aria ozonizzata e l'acqua da trattare. E' un sistema
costoso, ma presenta numerosi vantaggi: conservazione dei caratteri organolettici dell'acqua; attiva
la degradazione dei fenoli e delle amine, che danno un sapore sgradevole all'acqua; azione
battericida e antivirale; deferrizzante e demanganizzante; velocità d'azione maggiore del biossido di
cloro; attività battericida 15-30x maggiore del cloro libero.
Gli svantaggi dell'ozonizzazione sono: l'acqua da trattare deve essere molto limpida; non garantisce
azione disinfettante a lungo termine in quanto è un gas e pertanto dopo l'ozonizzazione è prevista
l'aggiunta di una minima quantità di cloro; formazione di composti secondari ad attività
cancerogena come formaldeide ed acetaldeide.
SUOLO
Il suolo è una matrice vivente molto complessa, costituita da una componente organica, una
componente inorganica, da acqua e da gas.
Il suolo è una riserva naturale non rinnovabile, esposta a numerosi rischi, come il disboscamento,
contaminazioni, cementificazione, etc..
L'alterazione del sistema suolo può provocare, perdita della biodiversità riduzione della fertilità,
riduzione del potere autodepurante, l'alterazione degli altri comparti ambientali (aria, acqua, catena
alimentare) con evidenti rischi per la salute umana.
ACQUE REFLUE
DEFINIZIONE DI ACQUE REFUE: CARATTERISTICHE QUALITATIVE E
QUANTITATIVE
Le acque reflue rappresentano un potenziale pericolo per la salute umana in quanto in grado di
generare sostanze gassose dall'odore sgradevole (idrogeno solforato e ammoniaca), di veicolare
malattie infettive e sostanze chimiche tossiche che possono contaminare i bacini ad uso potabile.
Le acque reflui civili hanno di solito un contenuto organico costante e un contenuto d'acqua
variabile a seconda del quantitativo impiegato ad uso domestico. I reflui agricoli ed industriali,
hanno invece una composizione molto eterogenea, pericolosa per l'eventuale presenza di sostanze
chimiche provenienti dai fertilizzanti, pesticidi, e altre sostanze chimiche usate nelle produzioni
industriali.
Parametri per la caratterizzazione del contenuto in sostanze organiche di un'acqua sono:
• sostanze sedimentabili: la determinazione avviene tramite i coni di Imhoff, si versano 1000
mL di acqua e dopo 2 ore si misura il volume del sedimentato; per il [Link] 152/99 il valore
limite per le acque scaricate in acque superficiali è 80 mg/L e per quelle in fognatura è 200
mg/L
• B.O.D. 5: Biochemical Oxygen Demand, è un indicatore, della presenza organica nell'acqua.
Esprime la richiesta biochimica di ossigeno, cioè la quantità di ossigeno necessaria ai
microrganismi per ossidare una determinata quantità di sostanza organica biodegradabile,
presente negli scarichi. Si effettua un test che dura 5 giorni, periodo necessario
all'ossidazione del 68% della sostanza organica. Secondo il [Link] i valori limite per il
B.O.D. 5 sono:
• scarichi in acque superficiali: 40 mg/L di ossigeno;
• scarichi in fognatura: 250 mg/L di ossigeno.
• C.O.D.: Chemical Oxygen Demand, è un indicatore della presenza di sostanze ossidabili in
acqua. Il suo valore è inversamente proporzionale alla capacità di autodepurazione di un
corpo idrico. Il C.O.D. Esprime la quantità di ossigeno necessaria per l'ossidazione delle
sostanze organiche ed inorganiche, in un campione d'acqua trattato con soluzioni fortemente
ossidanti come il permanganato di potassio.
Secondo il [Link] i limiti sono:
• scarichi in acque superficiali: 160 mg/L;
• scarichi in fognatura: 500 mg/L.
Trattamento secondario
Sono processi prevalentemente biologici, talvolta chimici, indirizzati all'abbattimento anche delle
sostanze non sedimentabili. La depurazione biologica artificiale si realizza attraverso diverse
modalità:
Trattamento terziario
I trattamenti terziari comprendono processi chimico-fisici che hanno l'obiettivo di migliorare
ulteriormente le acque trattate biologicamente, eliminando tutto quanto sia ancora presente in tracce
(sostanze colloidali, sostanze organiche non biodegradabili, microrganismi residui).
Sono trattamenti di tipo chimico-fisico per l'eliminazione di inquinanti non biodegradabili. I più
importanti sono:
Il [Link] 152/99 assimila i reflui ospedalieri a quelli domestici ed urbani, a patto che sia previsto un
impianto di depurazione finale.
Francesco Di Girolamo
5 Alterazione dell'equilibrio ambientale dovuto ad eccessiva proliferazione della flora acquatica per la massiccia
presenza di sostanze nutritive. E' tipica dei corpi idrici con lenta portata e basso contenuto di ossigeno come i laghi.
La proliferazione delle alghe impedisce il passaggio del sole e dell'ossigeno determinando la morte di tutti gli
organismi.
PRINCIPALI MODIFICHE INTRODOTTE DAL [Link] 152/06 E SUCCESSIVE MODIFICHE
ED INTEGRAZIONI (41/08) IN MATERIA DEI RIFIUTI RISPETTO AL DECRETO RONCHI
22/97
1. Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti: viene stabilito più chiaramente il rapporto
gerarchico che antepone il riutilizzo ed il riciclo rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di
energia. Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al comma 1, le misure dirette al recupero
dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia
prima secondaria sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia.
2. Nuove definizioni:
• raccolta differenziata:
• PRIMA: La raccolta idonea a raggruppare i rifiuti in frazioni merceologiche
omogenee, indipendentemente dal destino dei rifiuti stessi.
• [Link]. 152/06: Deve essere garantito il recupero dei materiali raccolti in
maniera differenziata e, per quanto riguarda la frazione organica, possono
essere considerati nel computo della raccolta differenziata anche i quantitativi
ottenuti a seguito di separazione dei rifiuti indifferenziati. Tali rifiuti non
sottostanno al divieto di esportazione dei R.U. in altre Regioni. L'art. 205
fissa i nuovi obiettivi da raggiungere negli ATO1.
• ORA: Deve essere garantito il recupero dei materiali raccolti in maniera
differenziata e, per quanto riguarda la frazione organica, deve essere raccolta
con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti biodegradabili
certificati. L’art. 205, integrato dalla L.296/06 (Finanziaria 2007) fissa i nuovi
obiettivi da raggiungere negli ATO. Mancato raggiungimento obiettivi fissati
dall’art. 205: 20% di aumento del tributo di conferimento discarica, a carico
dell’Autorità d’Ambito che lo distribuirà in capo ai Comuni in base alle
singole percentuali da questi conseguite. Commissario.
• Sottoprodotto:
• PRIMA: Definizione introdotta ex novo dal [Link]. 152/06 (modificata dal
[Link]. 4/08).
• ORA: E’ definito come il materiale del quale il produttore non intende
disfarsi.
• Caratteristiche del sottoprodotto:
• originato da un processo non direttamente destinato alla sua
produzione;
• l’impiego sia certo
• non dia luogo ad emissioni diverse da quelle dell'impianto
presso il quale deve essere utilizzato
• non deve essere sottoposto a trattamenti preventivi
• deve avere un valore economico di mercato
• Caratteristiche del rifiuto: L’impresa se ne disfa, è obbligata a disfarsene, ha
deciso di disfarsene.
• Smaltimento:
• Ronchi: tutte le operazioni presenti nell'allegato B;
• 152/06: Oltre a rinviare a tutte le operazioni elencate nell’allegato B, si
specifica che per smaltimento deve essere considerata ogni operazione
destinata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto
1 Ambiente territoriale ottimale
dal circuito economico e/o di raccolta. E’consentito smaltire i rifiuti in
fognatura;
• ORA: Si ritorna alla definizione del Ronchi e viene eliminata la possibilità di
smaltimento dei rifiuti in fognatura.
• Compost di qualità:
• PRIMA:Il Decreto 22/97 non prevedeva questa definizione
• D. Lgs. 152/06:Non prevedeva questa definizione
• ORA: Viene così definito il prodotto ottenuto dal compostaggio di rifiuti
organici raccolti separatamente che rispetti i requisiti di cui al D. Lgs. 217/06
e s.m.i
• Centro di raccolta:
• PRIMA: Il Decreto 22/97 non prevedeva questa definizione
• D. Lgs. 152/06: Non prevedeva questa definizione
• ORA: Definizione inserita ex novo per regolamentare le aree presidiate ed
allestite per la raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per
frazioni omogenee conferiti dai detentori. La disciplina dei centri di raccolta
dovrà essere definita da un Decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare
3. Autorizzazioni:
PRIMA. Il Decreto 22/97 distingueva tra:
◦ autorizzazione alla costruzione dell’impianto;
◦ autorizzazione alla gestione dell'impianto;
◦ Nell'ultimo comma dell’art. 27 veniva lasciata facoltà di presentare
contestualmente le 2 richieste di autorizzazione.
ORA. L'art. 208 prevede una autorizzazione unica, sia per la realizzazione che per la
gestione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti. Il D. Lgs. 152/06 non si
limita a fondere gli art. 27 e 28 del Ronchi, ma introduce anche delle novità...
Tale disposizione sottrarrà dalla tariffa verosimilmente la gran parte di attività come ristoranti, bar,
cinema, alberghi, supermercati: ATTENZIONE, perché si dovrà evitare che le suddette attività
possano ugualmente conferire nei cassonetti, eludendo così la tariffa pur usufruendo del servizio.
Francesco Di Girolamo
[Link]. 81/08 - TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL
LAVORO
di Francesco Di Girolamo
Nel diritto italiano per testo unico s’intende una raccolta di norme che disciplinano una determinata
materia. Con tale raccolta normativa su un determinato argomento di diritto, si sostituisce e si
coordina una moltitudine di provvedimenti legislativi che, accavallandosi in sequenza, conducevano ad
un’interpretazione poco chiara nell’applicazione.
Il testo unico ha quindi il pregio di accomunare in un solo corpo testuale la regolamentazione su una
determinata materia, evitando così al destinatario (datore di lavoro, avvocato, giudice o lavoratore), la
possibilità di incorrere in errori dovuti alla copiosità di norme sparse per il sistema legislativo. Il [Link]
81/08 è un decreto molto ampio e complesso, è costituito da oltre 300 articoli, 13 Titoli e 51 Allegati,
sostituisce e abroga numerose norme precedenti.
Il provvedimento interessa tutti i settori e tutti i lavoratori, indipendentemente dalla qualificazione del
rapporto di lavoro (comprendendo quindi anche i cosiddetti “lavoratori atipici”) e focalizza la sua
azione sulla lotta al lavoro sommerso o irregolare, che è tra le principali cause degli infortuni e delle
malattie professionali. Particolare attenzione viene riservata ad alcune categorie di lavoratori come i
giovani, gli extracomunitari, i lavoratori avviati con i cosiddetti contratti interinali, e ad alcune
lavorazioni in relazione alla loro pericolosità, come ad esempio quelle svolte nei cantieri. Il
provvedimento impone particolari responsabilità alle aziende che ricorrono ad appalti.
E’ anche definita come valutazione globale della probabilità e della gravità di possibili lesioni o danni
alla salute in una situazione pericolosa per scegliere le adeguate misure di sicurezza. La valutazione del
rischio è pertanto lo strumento qualitativo e quantitativo fondamentale, che permette al datore di lavoro
di individuare le misure di prevenzione e protezione e di pianificarne l'attuazione.
La tutela della salute e della sicurezza del lavoratore quindi, in sostanza, si concretizza in una serie di
azioni che rendono possibile l'identificazione, la valutazione, la riduzione e/o l'eliminazione degli
agenti di rischio. Deve essere eseguita ogni qualvolta il ciclo produttivo o le condizioni di lavoro si
modificano.
Il dirigente è espressione di una categoria di lavoratori i quali, per loro specifica qualificazione
professionale, sono idonei ad assumere le responsabilità connesse alla direzione di un reparto, settore o
di un intero stabilimento. Per essere definiti tali occorrono tre requisiti.
• qualifica. La qualifica di dirigente deve essere accompagnata dal potere di operare in piena
autonomia al fine di dettare prescrizioni e regole di comportamento nel settore di competenza;
• esercizio effettivo dell'attività;
• possesso di specifiche attribuzioni e competenze.
Il dirigente deve predisporre le specifiche cautele idonee ad assicurare l’incolumità fisica dei lavoratori.
Tali cautele devono essere predisposte anche e soprattutto in carenza di disposizioni emanate dal datore
di lavoro o da espressa delega ad eliminarle.
Il preposto è colui che, alle dipendenze del datore di lavoro e del dirigente, con un grado di libertà ed
autonomia molto più limitato, sovrintende alle diverse attività dell’impresa, applicando gli orientamenti
e le linee di condotta definite dai livelli più alti della scala gerarchica. La figura non richiede alcuna
particolare qualificazione o titolo professionale, essendo sufficiente che si tratti di persone
tecnicamente capaci, dotate di un potere di supremazia, su di un gruppo di lavoratori, finalizzato alla
sorveglianza ed al controllo del loro lavoro. Il preposto non ha il compito di adottare le necessarie
misure di prevenzione, ma di fare osservare quelle che sono state disposte da altri (datori di lavoro e
dirigenti) ed inoltre di sollecitare direttive tecniche da parte di coloro che a ciò siano particolarmente
idonei. Ha il compito di controllare che il comportamento dei lavoratori, a causa di imprudenza o
negligenza, non provochi danni a sé o ad altri.
Deve seguire uno specifico corso di formazione (e relativo aggiornamento) in tema di tutela della salute
nei luoghi di lavoro.
Il medico competente
I lavoratori
Il lavoratore deve:
• contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli
obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
• prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone
presenti sul luogo di lavoro, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi
forniti dal datore di lavoro;
• usare correttamente le attrezzature e i dispositivi di protezione individuali messi a disposizione;
• segnalare immediatamente il mal funzionamento delle attrezzature o dei dispositivi di
protezione ove predisposti;
• non manomettere senza autorizzazione i dispostivi di sicurezza, di segnalazione o di controllo.
• non compiere di propria iniziativa operazioni fuori dalla propria competenza;
• sottoporsi ai controlli sanitari previsti nei suoi confronti.
A questi obblighi sono da aggiungere i diritti del lavoratore in caso di pericolo grave e immediato:
"Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal
posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da
qualsiasi conseguenza dannosa."
"Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell'impossibilità di contattare il competente
superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non può subire
pregiudizio per tale azione, purché non abbia commesso una grave negligenza"
Infine fra i lavoratori, il datore di lavoro individua e designa quelli incaricati delle misure di
prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e
immediato, di salvataggio, di pronto soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza.
L’informazione e la formazione dei lavoratori
L’informazione deve essere fornita a tutti i lavoratori e deve essere relativa:
• ai rischi in generale e specifici presenti in azienda;
• alle misure preventive adottate;
• alle disposizioni da seguire;
• alla pericolosità sostanze;
• alle procedure per emergenza;
• al nominativo del medico competente e del responsabile del servizio di prevenzione e
protezione;
• ai nominativi dei lavoratori con “compiti specifici” (es. addetti all’emergenza).
Il contenuto dell’informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire
loro di acquisire le relative conoscenze.
La formazione invece, consiste nel predisporre un processo attraverso il quale si trasmette l’uso degli
“attrezzi del mestiere”con l’obiettivo di conseguire modalità e comportamenti di lavoro che mettano in
pratica le regole e i principi della sicurezza.
La formazione deve in particolare fare riferimento a:
• concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale,
diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;
• rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di
prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.
I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE
I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
Francesco Di Girolamo
RISCHI LEGATI
AL CONSUMO DI ALIMENTI
Di Girolamo Francesco
Le malattie trasmesse da alimenti (MTA) sono definite come patologie di natura infettiva o tossica
causate dal consumo d'alimenti o acqua. I sintomi sono numerosi, ma quelli più comuni sono
diarrea e vomito. Le MTA si possono suddividere in avvelenamenti e infezioni.
AVVELENAMENTI:
• Avvelenamenti da prodotti chimici;
• Intossicazioni:
• alimenti di origine animale o vegetale;
• intossicazioni microbiche:
• tossine algali;
• micotossine;
• tossine batteriche.
INFEZIONI:
• Veicolate da alimenti:
• Epatite A;
• Febbre tifoide;
• Shigellosi;
• Colera;
• Amebiasi;
• Giardiasi.
• Tossinfezioni alimentari:
• Salmonella spp;
• Clostridium perf.;
• Yersinia Enterocolica
• Bacillosi cereus;
• Campylobacter jejuni;
• Vibrio parahaemolyticus;
• Listeria Monocytogenes;
• [Link] 0157:H7.
Gli avvelenamenti sono dovuti a prodotti chimici naturalmente presenti negli alimenti oppure
acquisiti durante la produzione.
Le infezioni sono invece causate da patogeni ingeriti al momento del consumo. Le infezioni si
dividono in infezioni veicolate da alimenti, causate da microrganismi patogeni che usano l'alimento
quale veicolo dove possono sopravvivere per un certo periodo di tempo; e tossinfezioni alimentari
causate da microrganismi in grado di riprodursi nell'alimento.
Si configurano pertanto tre tipi di rischio: biologico, chimico, fisico.
CONTAMINAZIONE CHIMICA:
• Presenza di sostanze naturalmente presenti negli alimenti (micotossine, tossine dei funghi,
tossine dei pesci);
• Sostanze derivanti dal processo produttivo:
• prodotti chimici usati in produzione primaria (pesticidi, fungicidi, fertilizzanti,
insetticidi, antibiotici);
• elementi tossici e loro composti (piombo, zinco, mercurio, arsenico);
• additivi alimentari (conservanti, aromatizzanti, coloranti);
• lubrificanti, detergenti, disinfettanti, cessioni da imballaggi.
CONTAMINAZIONE FISICA:
• sostanze estranee (vetro, legno, ossa, lische, sassi, materiale di confezionamento, insetti).
Patogeni che hanno intensificato la loro virulenza sono [Link] EHEC, L. Monocytogenes, C. Jejuni
e Salmonella spp.
Le tossinfezioni sono raramente letali, ma rappresentano un problema di sanità pubblica per
l'elevata morbilità, l'elevato numero di persone che possono infettarsi in breve tempo e per la
gravità che può assumere in particolari fasce d'età (bambini e anziani).
L'OMS a tal proposito ha indicato in 10 punti la base della prevenzione di tali patologie.
1. Scegliere i prodotti che abbiano subito trattamenti idonei ad assicurare l'innocuità (ad
esempio il latte pastorizzato).
2. Cuocere bene i cibi in modo che tutte le parti, anche le più interne raggiungano una
temperatura di almeno 70°C.
3. Consumare gli alimenti immediatamente dopo la cottura.
4. Gli alimenti non consumati immediatamente vanno tenuti in frigo.
5. I cibi precedentemente cotti vanno riscaldati ad alta temperatura prima del consumo.
6. Evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti.
7. Curare l'igiene delle mani.
8. Fare in modo che le superfici e gli utensili della cucina siano puliti.
9. Proteggere gli alimenti dagli insetti, dai roditori, e dagli altri animali.
10. Utilizzare solo acqua potabile.
SALMONELLA
Le salmonella sono bacilli asporigeni, GRAM NEGATIVI, mobili. Appartengono alla famiglia
delle Enterobacteriacee. Sono noti oltre 2500 sierotipi. In ogni paese si riscontra una prevalenza di
alcuni tipi. Le specie più frequenti in Italia sono S: wien, S. enteritidis, S. typhimurium, S. infantis,
S. panama, S. london.
Per Salmonellosi si intendono tutte quelle affezioni sostenute da batteri del genere Salmonella che
possono manifestarsi con quadri clinici differenti:
SERBATOIO: Animali domestici (pollame, ma anche bovini e altri). Animali selvatici (compresi
uccellini ed iguane che si tengono in casa, che albergano i microrganismi nel tubo digerente). Il
serbatoio della S. Typhi e Paratyphi è esclusivamente umano.
Principali veicoli d'infezione sono le uova, il latte, la carne.
MODALITÀ DI TRASMISSIONE:
• Alimenti contaminati all'origine:
• il guscio dell'uovo può infettarsi nel passaggio nell'ovidutto, mentre l'albume
e tuorlo durante la sgusciatura;
• le carni possono infettarsi durante la macellazione e l'eviscerazione;
• il serbatoio animale è in espansione per l'uso di mangimi contenenti scarti di
animali infetti e l'uso massivo di antibiotici.
MISURE PREVENTIVE. Rispetto delle norme igieniche nella preparazione e distribuzione degli
alimenti: cottura adeguata; conservazione a temperatura adeguata che impediscono la
proliferazione; lavaggio accurato delle mani, soprattutto dopo aver toccato alimenti crudi; pulizia
adeguata degli utensili dopo l'utilizzo.
CLOSTRIDIUM PERFRIGENS
E' un bacillo GRAM POSITIVO, sporigeno, anaerobio obbligato. E' in grado di crescere in un
ampio range di temperature (da 5 a 55 °C).
Esistono cinque sierotipi (A, B, C, D, E), ma solo A e C sono pericolose per l'uomo. Il tipo A è
quello più frequentemente riscontrato nelle feci e nell'ambiente. Il tipo C, più raro, causa un'enterite
necrotizzante.
La tossina prodotta è molto potente ma termolabile (60 °C per 10 minuti) e viene prodotta solo
durante la sporulazione.
SERBATOIO: è ubiquitario sia in forma vegetativa che sporigena; quindi è ampiamente diffuso
nell'ambiente ed è normalmente presente nelle feci dell'uomo e degli animali.
DECORSO CLINICO: Dolori addominali, diarrea acquosa e nausea. In poche ore i sintomi
spariscono senza necessità di trattamento. La diagnosi si effettua con la valutazione clinica e
l'isolamento del C. perfrigens in feci e alimenti.
Quindi gli alimenti più pericolosi sono le carni cotte male e con largo anticipo e sughi e brodi con
esse preparate.
MISURE PREVENTIVE: Rapido consumo dei piatti cotti o rapida refrigerazione e riscaldamento a
70° C prima del consumo. Per i piatti caldi è necessario che la temperatura sia sempre superiore a
70° C. Solita educazione igienica del personale durante le fasi di manipolazione, cottura e
successivo stoccaggio, sulle contaminazioni crociate e sulla pulizia degli utensili.
VIBRIO PARAHAEMOLYTICUS
E' un batterio GRAM NEGATIVO, alofilo, anaerobio facoltativo, di cui si conoscono diversi
sierotipi. Alcuni sierotipi sono in grado di produrre un'emolisina termostabile che emolizza i globuli
rossi umani e risultano enterotossici per l'uomo.
DECORSO CLINICO: diarrea acquosa, crampi addominali, nausea e vomito e talora febbre. Nella
quasi totalità dei casi i sintomi regrediscono in maniera spontanea.
Casi più gravi in soggetti in cattive condizioni fisiche: blocco dei muscoli respiratori e cardiaco che
conducono alla morte.
MISURE PREVENTIVE: cottura adeguata degli alimenti di origine marina. Non consumare il
pesce crudo. Consumare il pesce subito dopo la cottura o refrigerarlo adeguatamente. Educare il
personale addetto alla manipolazione per evitare contaminazioni crociate.
BACILLUS CEREUS
E' un bacillo GRAM POSITIVO, sporigeno, anaerobio obbligato. Si conoscono numerosi sierotipi.
Producono numerose sostanze extracellulari ma solo due tossine sono dannose per l'uomo: la
tossina diarroica e la tossina emetizzante.
La tossina diarroica è termolabile a 56° C per 20 minuti. Mentre la tossina emetizzante è terreno
stabile e resiste anche a 90° C.
Le enterotossine sono prodotte sia all'interno dei cibi, sia nel tubo digerente dove si ha la
germinazione delle spore.
SERBATOIO: si trova comunemente nel terreno, nell'acqua e, a bassa carica, negli alimenti crudi e
secchi.
La tossinfezione da tossina emetizzante è dovuta all'ingestione di riso bollito o fritto, lasciato per
lungo tempo a temperatura ambiente,
DECORSO CLINICO
PERIODO D'INCUBAZIONE
MISURE PREVENTIVE
SERBATOIO
Uomo malato (piodermiti) o asintomatico (portatori sani cutanei e mucosa nasale). Animali infetti
mediante il consumo di cibi d'origine animali crudi.
DECORSO CLINICO
Dopo rapido assorbimento la tossina passa in circolo e raggiunge il SNC dove agisce a livello del
centro del vomito. La sintomatologia insorge in maniera brusca ed è caratterizzata da nausea,
vomito, crampi addominali, diarrea con feci liquide. Spesso si ha anche malessere generale, astenia
e cefalea.
MODALITA' DI TRASMISSIONE
PERIODO D'INCUBAZIONE
Da 30 minuti ad 8 ore.
MISURE PREVENTIVE
Educazione del personale addetto alla manipolazione, alla preparazione e alla distribuzione degli
alimenti, al rispetto delle norme igieniche.
In particolare: l'igiene personale, l'utilizzo di latte pastorizzato per le preparazioni a base di latte, il
corretto stoccaggio a temperatura di refrigerazione oppure superiori ai 45° C per i cibi da servire
caldi.
CLOSTRIDIUM BOTULINUM
E' un bacillo anaerobio obbligato, GRAM POSITIVO, sporigeno, di cui esistono setti tipi ognuno
dei quali produce un'esotossina distinta.
SERBATOIO
Acqua e suolo. Tratto gastrointestinale di uccelli, pesci e mammiferi. Affinché vengano prodotte le
tossine è necessario che le spore passino allo stato vegetativo e incomincino a replicarsi.
DECORSO CLINICO
La tossina assorbita a livello intestinale passa nel circolo ematico e raggiunge le sinapsi e le placche
neuromuscolari, dove blocca il rilascio di acetilcolina. All'inizio la sintomatologia è caratterizzata
da astenia e vertigini e raramente nausea e vomito. Successivamente si ha una sindrome neurologica
con paralisi della muscolatura intrinseca oculare, disfagia dolorosa con impossibilità alla
deglutizione. Si possono avere segni neurologici di tipo neurovegetativo con abolizioni della
sudorazione, stipsi ed atonia intestinale. La morte sopraggiunge dopo 3-10 giorni per paralisi
respiratoria o cardiaca.
MODALITA' DI TRASMISSIONE
Consumo di alimenti contaminati. Quasi tutti gli alimenti che non abbiano un pH minore di 4,6
possono supportare la crescita e la produzione di tossine. Può essere presente in numerosi tipi di
conserve vegetali, di carne o pesce.
PERIODO D'INCUBAZIONE
18 – 36 ore.
MISURE PREVENTIVE
E' un bastoncello GRAM NEGATIVO, asporigeno. E' microaerofilo (necessita di ridotti livelli di
ossigeno per sopravvivere). Ha un optimum di crescita tra 42° C e 45° C insieme alle infezioni da
Salmonella e Rotavirus è un delle cause più frequenti di diarrea acuta in Italia.
SERBATOIO
• Portatori sani.
DECORSO CLINICO
Quadro prodromico di 48 ore. Febbre, crampi addominali, nausea, mialgia, malessere, cefalea e
vertigini. Dopo breve si ha diarrea acquosa, contenente muco. L'intensità dei sintomi è variabile e
nella maggior parte dei casi è autolimitante, con una durata media di 7 – 10 giorni.
Dopo un enterite da C. jejuni alcuni pazienti possono sviluppare artrite ed eritema nodoso.
MODALITA' DI TRASMISSIONE
Consumo di alimenti o acqua contaminati, contatto diretto con materiali fecali di animali o di
individui infetti. In particolare carni di pollo poco cotte, latte non pastorizzato. Anche le verdure
crude e l'acqua non clorata.
PERIODO D'INCUBAZIONE
MISURE PREVENTIVE
E' il più classico rappresentante della flora intestinale umana e animale per questo è usato come
indice di contaminazione fecale delle acque.
E' un anaerobio facoltativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriacee. La maggior parte dei
ceppi è commensale, ma alcuni ceppi possiedono caratteristiche di virulenza per l'uomo. Sono state
individuate quattro classi di E. Coli enterovirulenti: E. Coli enterotossigeno (ETEC), E. Coli
enteropatogeno (EPEC), [Link] 0157:H7 enteroemorragico (EHEC) ed E. Coli entroinvasivo
(EIEC).
SERBATOIO
DECORSO CLINICO
Può manifestarsi in forma lieve oppure assume una caratteristica clinica simile al colera. Si ha
diarrea acquosa, crampi addominali, nausea e malessere generale. In genere la febbre non è presente.
La patologia in genere è autolimitante e può provocare disidratazione in bambini e anziani.
MODALITA' DI TRASMISSIONE
Acqua ed alimenti contaminati, in particolare verdure crude, frutta non sbucciata, carne e pesce
poco cotti, derivati del latte non pastorizzato, alimenti venduti da ambulanti, salse e condimenti
freddi, alimenti cotti e successivamente riscaldati.
PERIODO D'INCUBAZIONE
Da 8 a 24 ore
MISURE PREVENTIVE
Attenzione nella scelta delle bevande ed alimenti. Evitare cibi e bevande acquistate da venditori
ambulanti, evitare carni e pesci crudi o poco cotti, verdura cruda e frutta non sbucciata. E'
consigliabile consumare acqua frizzante in bottiglia e bevande calde.
ESCHERICHIA COLI O157:H7 ENTEROEMORRAGICO (EHEC)
E' il prototipo dei ceppi EHEC, capace di causare una diarrea emorragica e complicata soprattutto
nei bambini e negli anziani, e un quadro di SEU.
La patogenicità dipende dalla capacità di danneggiare le cellule della mucosa intestinale e della
produzione di una potente tossina detta verocitotossina (VT), esotossina potente e simile alla vera e
propria tossina Shiga, sintetizzata da Shigella dysenteriae 1. Le infezioni da ceppi EHEC
rappresentano oggi un serio problema di sanità pubblica in tutti i paesi industrializzati. In Italia però
l'incidenza è relativamente bassa se confrontata con quella degli USA e del nord Europa.
SERBATOIO
Ruminanti, in particolare la specie bovina. E' presente anche in cervi, ovini e caprini.
DECORSO CLINICO
Possono variare dallo stato di portatore asintomatico, alla diarrea acquosa non ematica, fino al
classico quadro patologico a decorso acuto che è tipico della colite emorragica, alla quale può far
seguito la SEU.
La forma classica esordisce con forti crampi addominali e diarrea non emetica, che lo diventa nel
corso delle 48 ore successive. Possono essere presenti nausea e vomito. Il decorso delle forme
emorragiche non complicate è ad esito favorevole e dura circa 8 giorni. Se compare la SEU è
caratterizzata da IRA, anemia emolitica microangiopatica e piastrinopenia. Con la giusta terapia la
maggior parte guarisce anche dalla SEU, ma può riportare sequele con IR e deficit neurologici.
MODALITA' DI TRASMISSIONE
Alimenti come carne macinata, hamburger, o altri tipi di carne di origine bovina, latte trasformato,
verdure e succhi di frutta non pastorizzati. In genere per carne e latte la contaminazione è primaria,
mentre per gli altri alimenti è secondaria. Può resistere e moltiplicarsi in alimenti acidi (yogurt,
succo di mela, e maionese). Riesce a svilupparsi tra 10° C e 43° C. E. Coli EH non tollera alte
concentrazioni di sale, quindi sono sicuri alimenti trattati con concentrazioni di sale superiori al
6,5%.
Altre modalità di contagio sono il contatto interpersonale, il consumo di acqua e la balneazione in
acque contaminate.
PERIODO D'INCUBAZIONE
Da 1 a 8 giorni.
MISURE PREVENTIVE
Buone pratiche lavorative sono sufficienti per ridurre la contaminazione primaria e secondaria. Un
trattamento di cottura adeguato inattiva il microrganismo.
Occorre naturalmente che il personale addetto alla preparazione e manipolazione di alimenti rispetti
tutte le norme di igiene e le corrette procedure volte alla riduzione del rischio di successive
ricontaminazione degli alimenti.
RISCHIO CHIMICO DA ALIMENTI
I fattori responsabili della contaminazione chimica degli alimenti vengono distinti in “naturalmente
presenti” e “derivanti dal processo produttivo”. Gli effetti sulla salute umana possono essere acuti,
per ingestione di dosi elevate, oppure cronici per accumulo a livello di organi e tessuti nel corso
degli anni, come avviene per composti cancerogeni ed alcuni metalli pesanti. La prevenzione si basa
sulla metodologia della gestione del rischio a tutti i livelli di produzione e preparazione degli
alimenti.
MICOTOSSINE
Le micotossine sono prodotti metabolici ad azione tossica delle spore fungine. Affinché le muffe
producano micotossine si devono verificare delle condizioni che ne influenzano la biosintesi, come
particolari condizioni geografiche, pratiche di coltivazione, stoccaggio e tipo di substrato. Le
micotossine residuano negli alimenti anche dopo la distruzione delle spore fungine e sono anche
resistenti alle normali pratiche di cottura. Gli alimenti più frequentemente contaminati da
micotossine sono cereali, caffè, cacao, spezie, frutta secca, vino, birra e succhi di frutta.
Gli effetti possono essere acuti o cronici, fini a causare patologie tumorali. Le specie più
frequentemente responsabili sono Aspergillus sp., Fusarium sp., Penicillium sp. e le micotossine
principali da questi prodotte sono le aflatossine (AFLs), l'ocratossina A (OTA), la patulina, le
fumonisine (Fbs) etc..
Le aflatossine sono prodotte da specie di Aspergillus (flavus e parasiticus), abbondanti nei climi
sub-tropicali e tropicali, ma a diffusione ubiquitaria. Fra le aflatossine sono rilevanti le B1. B2, G1,
G2. sia per diffusione sia per tossicità. La B1 è cancerogena per il fegato. La altre anche danno
epatotossicitià, emorragia del tratto gastrointestinale e dei reni. I prodotti alimentari a rischio
contaminazione sono: mais, arachidi, spezie, mandorle, pistacchi, nocciole.
L'ocratossina A è prodotta principalmente da A. ochraceus e P. verrucosum. Ha una marcata
nefrotossicità, con necrosi tubulare dei reni, danni al fegato, enteriti, teratogenità e cancerogenità.
Gli alimenti più frequentemente contaminati sono cereali, caffè, cacao, formaggi, carne suina e vino.
La patulina è prodotta da un numero elevato di specie di Aspergillus e Penicillum. La sua presenza
è legata soprattutto alla contaminazione di Patuliana expansum sulle mele. Ha un'elevata
citotossicità.
La prevenzione della formazione di micotossine si basa sul rispetto del sistema HACCP lungo tutto
la filiera produttiva e preparativa degli alimenti. La legislazione italiana prevede valori massimi
ammissibili di micotossine nelle derrate alimentari di origine nazionale, comunitaria e di paesi terzi.
Francesco Di Girolamo
EPIDEMIOLOGIA E PROFILASSI DELLE
MALATTIE INFETTIVE
Di Girolamo Francesco
Formicola Luca
Epidemiologia e profilassi delle principali malattie a trasmissione aerea
• Influenza
• Rosolia
• Morbillo
• Parotite
• Difterite
• Meningite meningococcica
• Meningite pneumococcica
• Meningite da Haemofilus Influenzae tipo B
• Pertosse
• Tubercolosi
• Legionellosi
• Scarlattina
• Varicella – Herpes Zoster
INFLUENZA
E’ una malattia infettiva che colpisce prevalentemente le vie aeree superiori ed inferiori, e che si
associa spesso a sintomi sistemici specifici (febbre, malessere, mialgia). Tende a risolversi
spontaneamente dopo 1 settimana, ma possono aversi sovra infezioni batteriche, encefalite
postinfluenzale, miocarditi. Può essere letale in anziani e immunocompromessi.
Di solito si presenta in forma sporadica, ma spesso ha un carattere pandemico/epidemico in rapporto ai
livelli immunitari specifici della popolazione.
L’agente eziologico è un virus a RNA appartenente alla famiglia degli ORTHOMYXOVIRUS.
Vengono distinti in base alla nucleoproteina S in 3 tipi: A, B, C.
L’OMS tramite un codice definisce:
PROFILASSI
SEGNALAZIONE / NOTIFICA: procedura per classe 1 (DM 12/90).
DISINFEZIONE: secrezione del paziente e degli oggetti da esse contaminate. Le più efficaci misure
disponibili per la prevenzione sono: l’educazione sanitaria relativa alle misure igieniche,
immunizzazione attiva, profilassi farmacologica con amantadina e rimantadina.
TIPI DI VACCINO:
• SPLIT: virus inattivati e purificati.
• A SUBUNITA’: antigeni di membrana del virus.
• ADIUVATO: antigene di membrana del virus con l’adiuvante MF59.
• VIROSOMIALE: liposomi che nel loro doppio strato lipidico incorporano gli antigeni virali.
INFLUENZA AVIARIA
Sono sottotipi del virus influenzale A sottotipo H5N1, diffusa in Asia, Europa orientale. Si trasmettono
con salive, feci, secrezioni nasali.
I virus aviari riconosco molecole di acido sialico legate a galattosammina da legame alfa 2,3 (SAalpha-
2, 3-Gal). I virus influenzali umani invece riconoscono SA-alpha-2, 6-Gal. I suini potrebbero giocare
un importante ruolo nell’evoluzione e nell’ecologia del virus dell’influenza A. L’epitelio tracheale
suino contiene entrambi i recettori SA alpha 2,6 Gal e SA alpha 2,3 Gal e può essere infettato con virus
influenzali suini, aviari e umani, quindi i suini sono stati considerati come un ospite intermedio per
l’adattamento dei virus influenzali aviari all’uomo o come mixing vessel per la formazione di un virus
geneticamente riassortante.
ROSOLIA
E’ una malattia esantematica maculo papulosa. Ha evoluzione benigna ma se contratta nei primi tre
mesi di gestazione, può causare la morte del feto o malformazioni cardiovascolari (pervietà del
dotto di Botallo) o alterazioni uditive (ipoacusia).
Rosolia congenita: morte fetale o nascita prematura. La severità del danno dipende dall’età
gestazionale. specie se contratta entro il primo trimestre.
EPIDEMIOLOGIA
Malattia ubiquitaria, incidenza maggiore tra i 5 e i 14 anni, ma può insorgere anche nel giovane
adulto. Si hanno sindromi prodromici e febbre, linfadenopatia nella seconda settimana. Rush dopo
14-17 giorni. E’ endemica con epidemie ogni 5-10 anni con cicli irregolari (differenza del
morbillo). Si manifesta perlopiù nei mesi invernali e primaverili con microepidemie scolastiche.
AGENTE CAUSALE
Virus a RNA del gruppo dei togavirus genere rubivirus (inattivato da agenti chimici, pH, calore,
UV).
SERBATOIO
Uomo malato o con infezione subclinica.
INCUBAZIONE
2-3 settimane, si replica in nasofaringe e linfonodi regionali.
CONTAGIOSITA’
Una settimana prima e fino a due settimane dopo la comparsa del rush. Nella rosolia congenita il
neonato è portatore per 12-18 mesi.
MODALITA’ DI DIFFUSIONE
Goccioline di saliva, contatto diretto o indiretto (oggetti contaminati).
PROFILASSI
Segnalazione di classe 2 (se congenita di classe 3). L’isolamento non è richiesto. L’accertamento
diagnostico è ottenuto con l’isolamento del virus dalla faringe, sangue, urine e feci, una settimana
prima e fino a due settimane dopo il rush cutaneo. Nella gravida l’infezione è confermata
dall’aumento di 4 volte del valore del titolo anticorpale specifico (IgG e IgM) tra un prelievo
effettuato in fase acuta e uno in convalescenza.
Il vaccino è volontario, ma consigliato nelle donne sessualmente immature e in età feconda,
particolarmente esposte al contagio, senza anticorpi, le quali devono evitare il concepimento nei
primi 3-4 mesi dopo la vaccinazione. Viene usato un virus vivo attenuato efficace nel 95% dei casi.
Si usa il ceppo RA 27/3 che conferisce immunità per 8-12 anni. Controindicazione al vaccino sono
la gravidanza, le infezioni acute febbrili e deficit immunologici.
Si può usare anche il vaccino MPR, cioè una preparazione trivalente (morbillo, parotite e rosolia)
con tutti virus vivi e attenuati, raccomandata tra il 13° e 15° mese ed un richiamo tra 12 anni e 15
anni.
E’ possibile un’immunizzazione passiva con gammaglobuline da convalescenti o vaccinati, da
somministrare entro poche ore dal contatto con soggetto convivente infetto. Sono usate per
prevenire le malformazioni fetali nelle gravide non immuni esposte al contatto.
MORBILLO
EPIDEMIOLOGIA
Malattia ubiquitaria con alta frequenza nei paesi sottosviluppati per mancanza del vaccino.
Si manifesta perlopiù nei mesi invernali e primaverili.
SERBATOIO: Uomo.
MODALITA’ DI TRASMISSIONE: Via aerea o contatto diretto con secrezioni nasali o faringee.
PROFILASSI
Segnalazione di classe 2. Isolamento da 5 giorni con inizio dell’esantema. Allontanamento dei
bambini immunosoppressi in caso di epidemia.
La diagnosi si basa sulla clinica, con identificazione delle chiazze di Kaplik ed è confermata
dall’isolamento del virus sulle secrezioni nasofaringee, urine, sangue o con anticorpi specifici.
Il vaccino si basa sul MPR (vaccino vivo attenuato, morbillo-parotite-rosolia). Se effettuato entro
48-72 ore dal contagio può prevenire l’insorgenza della malattia. La vaccinazione è controindicata
in caso di gravidanza, tubercolosi in fase acuta, e deficit immunitari. Ci possono essere lievi
reazioni secondarie al vaccino, come febbre ed esantema; rarissime le complicanze neurologiche.
E’ possibile anche un’immunizzazione passiva con immunoglobuline specifiche che prevengono o
attenuano la sintomatologia se somministrate entro 6 giorni dal contagio.
PAROTITE
Malattia infettiva determinata da un virus che ha un tropismo elettivo per le ghiandole salivari e
sistema nervoso.
Il quadro clinico è caratterizzato da febbre, infiammazione acuta non suppurativa di parotidi e altre
ghiandole salivari. Nell’adolescente e nell’adulto possono aversi orchite, pancreatite, meningite,
encefalite.
EPIDEMIOLOGIA
Malattia ubiquitaria con massima incidenza in inverno e primavera nei bambini da 5 a 9 anni. .
AGENTE CAUSALE
Virus a RNA della famiglia Paramyxoviridae, genere Paramyxovirus. Il virus possiede attività
emoagglutinante, emolitica, pirogena, citolitica e tossica.
SERBATOIO
Uomo
INCUBAZIONE
2 settimane.
CONTAGIOSITA’
Una settimana prima e fino ad una settimana dopo la tumefazione delle ghiandole salivari.
MODALITA’ DI TRASMISSIONE
Goccioline di saliva
PROFILASSI
Segnalazione di classe 2. Isolamento fino alla risoluzione della tumefazione parotidea.
L’accertamento diagnostico è clinico confermato da un aumento delle IgG in convalescenza o IgM
in fase acuta. La disinfezione degli oggetti e dei locali non è utile.
VACCINO
MPR. Le controindicazioni a questi vaccini sono quelle classiche ai vaccini viventi. Le reazioni
collaterali sono rare e modeste (febbre e risentimento parotideo).
L’immunizzazione passiva con immunoglobuline specifiche subito dopo l’esposizione (non in corso
di malattia) previene o attenua l’infezione.
DIFTERITE
E’ una malattia tossinfettiva acuta, contagiosa, il cui quadro clinico è caratterizzato da una
sintomatologia focale nella sede di replicazione batterica: faringite pseudomembranosa, laringite,
rinite.
COMPLICANZE:
• Miocardite
• Paralisi muscolari
• Lesioni renali
• Croup difterico (morte per soffocamento)
EPIDEMIOLOGIA:
• Malattia ubiquitaria. Nei paesi industrializzati, con l'introduzione obbligatoria della
vaccinazione, è una malattia rara.
• Africa, Asia, America latina è ancora frequente.
• Picco tra 2 e 5 anni
AGENTE CAUSALE:
• Corynebacterium diphteriae, bacillo Gram +, asporigeno, capsulato, forma a clava.
• Ha una buona resistenza all'essiccamento ma viene distrutto dai comuni disinfettanti.
• La sua azione patogena è legata alla capacità di elaborare l'esotossina difterica (due sub
unità, A e B, rallenta la sintesi proteica, si localizza preferenzialmente a livello del cuore
e del S.N.)
• Prova di Schick: inoculazione nel derma di 1/50 della dose minima letale, ha valore
epidemiologico importante nei paesi dove la patologia incide ancora in maniera
significativa, individua i soggetti non immuni nei quali si osserva una reazione positiva
con arrossamento della cute entro 48 ore dalla sua effettuazione.
SERBATOIO: UOMO
MODALITA DI TRASMISSIONE: via aerea; nella trasmissione della malattia assume grande
importanza oltre che il malato, il portatore nel quale il bacillo alberga nel nasofaringe. La frequenza
dei portatori è alta nelle zone endemiche.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria e segue il flusso informativo di
CLASSE 1.
• DISINFEZIONE: necessaria di tutti gli oggetti contaminati, anche l'ambiente nel quale
ha soggiornato il malato.
EPIDEMIOLOGIA:
• Diffusione ubiquitaria
• Incidenza notevolmente maggiore in Africa
• In Italia ogni anno 200 casi
• Maggiore incidenza bambini e giovani adulti, 70% inferiore ai 24 anni
• Letalità circa 13%
AGENTE CAUSALE:
• Neisseria meningitidis, Gram-, asporigeno
• Tendenza a localizzarsi intracellularmente.
• Vari sierogruppi (A, B, C, Y, W135) A, B, C considerati i più virulenti.
• L'identificazione dei sierogruppi è importante per allestire vaccini da utilizzare per gruppi a
rischio in occasione di focolai epidemici
SERBATOIO: UOMO
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria secondo le procedure della CLASSE 2
• ISOLAMENTO: necessario isolamento respiratorio per 24h dall'inizio della terapia antibiotica
• DISINFEZIONE: necessaria per gli oggetti contaminati, non per il locale, il microrganismo ha
scarsa resistenza all'ambiente esterno.
SERBATOIO: UOMO
CONTAGIOSITA: fin quando è presente nelle secrezioni nasofaringee, scompare entro 24 h dalla
somministrazione di opportuni antibiotici.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria secondo le procedure della CLASSE 5
SERBATOIO: UOMO
CONTAGIOSITA: fin quando è presente nelle secrezioni nasofaringee, scompare entro 24 h dalla
somministrazione di opportuni antibiotici
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria secondo le procedure della CLASSE 5
• CHEMIOPROFILASSI: rifampicina
PERTOSSE
Malattia infettiva, acuta, contagiosa. Il quadro clinico inizia con un periodo catarrale caratterizzato
da una sintomatologia respiratoria aspecifica a cui fanno seguito le tipiche crisi di tosse parossistica
e talvolta complicanze respiratorie e neurologiche. Particolarmente grave è la pertosse del lattante,
che può portare a morte per asfissia o per episodi sincopali causati da ipossia.
CONTAGIOSITA: dall'inizio del periodo catarrale fino a tre settimane dall'inizio della fase
parossistica. Nei pazienti trattati con eritromicina la contagiosità si estingue dopo 5 giorni dall'inizio
della terapia.
MODALITA DI TRASMISSIONE: contatto diretto con secrezioni del tratto respiratorio infetto.
PROFILASSI
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria e segue il flusso informativo di CLASSE 2
• ISOLAMENTO: per 7 giorni dall'inizio di un’idonea terapia antibiotica, evitare
assolutamente il contatto tra gli ammalati e i neonati.
• INCHIESTA EPIDEMIOLOGICA: richiesta al fine di individuare la fonte e i contatti da
sottoporre a sorveglianza sanitaria e, a prescindere dallo stato vaccinale, alla
somministrazione di eritromicina.
• ACCERTAMENTO DIAGNOSTICO: ricerca del bacillo su terreni di coltura appropriati
• DISINFEZIONE: continua delle secrezioni respiratorie.
• IMMUNIZZAZIONE ATTIVA: obbligatoria vaccino DTP (vedi difterite). Patologie a carico
del sistema nervoso e malattie croniche gravi sono controindicazioni assolute al vaccino. Al
2003 la copertura vaccinale in Italia è del 95%. Sia la vaccinazione sia la malattia naturale
non conferiscono immunità permanente, per cui non è possibile stabilire per queste malattie
un obiettivo di eliminazione. Il controllo delle complicanze neonatali è l'obiettivo per questa
malattia.
• IMMUNIZZAZIONE PASSIVA: Ig specifiche antipertossiche, la validità di tale pratica è
dubbia.
• CHEMIOPROFILASSI: somministrare macrolidi nei bambini esposti al contagio.
TUBERCOLOSI
È una malattia infettiva contagiosa ad andamento cronico con prevalente interessamento polmonare,
anche se in alcuni casi l'infezione può essere generalizzata (tubercolosi miliare) o coinvolgere in
modo specifico alcuni distretti corporei. Può essere primaria o post-primaria. Tendenza alla necrosi
caseosa che si risolve con guarigione per fibrosi o calcificazione.
EPIDEMIOLOGIA: molto diffusa nei paesi in via di sviluppo a causa delle cattive condizioni
igienico-sanitarie. Nei paesi industrializzati il miglioramento delle condizioni di vita ha determinato
una diminuzione della morbosità.
CONTAGIOSITA: fin quando il patogeno è presente nelle secrezioni ed altri fluidi del malato, la
terapia con antibiotici specifici ne determina la cessazione entro 4-8 settimane. Per valutare la
contagiosità:
1. presenza di micobatteri all'esame microscopico diretto dell'espettorato (o lavaggio gastrico o
broncoalveolare) è segno della massima infettività.
2. esame microscopico diretto negativo (in almeno tre campioni) ma presenza di bacilli nella
coltura dell'espettorato è segno di contagiosità potenziale.
3. esame diretto e coltura dell'espettorato negativi è segno di contagiosità trascurabile.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria, flusso informativo di CLASSE 3 per le
forme contagiose polmonari ed extrapolmonari.
SERBATOIO: Non esistono serbatoi umani o animali. Le legionelle sono presenti negli ambienti
acquatici naturali e artificiali: si riscontrano nelle sorgenti, laghi, terreni. Da questi ambienti esse
risalgono a quelli artificiali come condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, quali serbatoi,
tubature, fontane e piscine, impianti di condizionamento.
Le condizioni più favorevoli alla proliferazione sono:
Condizioni di stagnazione;
Presenza d’incrostazioni e sedimenti;
INCUBAZIONE: Per la malattia dei legionari: 2-10 giorni, per la febbre di Pontiac 24-36 ore.
CONTAGIOSITA’: Non vi è contagio interumano.
MODALITA’ DI TRASMISSIONE: il bacillo, viene disperso negli ambienti confinati, dove viene
inalato tramite le particelle di aerosol.
PROFILASSI:
• segnalazione / notifica obbligatoria secondo il flusso di classe 2; non è necessario
l’isolamento;
• inchiesta epidemiologica: individuazione del serbatoio e ricerca degli altri soggetti
contagiati;
• accertamento diagnostico: isolamento dell’agente eziologico dall’espettorato, dal liquido
pleurico, o la dimostrazione di anticorpi con indagini sierologiche, ANTIGENURIA
• disinfezione delle secrezioni delle vie respiratorie; non è richiesta la disinfezione terminale
della camera occupata dal malato; negli ospedali è necessario monitorare la presenza di
legionella negli impianti di condizionamento e nelle colonne idriche, dove possono essere
usate metodiche preventive come la clorazione continua; non bisogna utilizzare l’acqua di
rubinetto per le terapie respiratorie;
• immunizzazione attiva: non è disponibile;
• immunizzazione passiva: non è disponibile;
• chemioprofilassi: eritromicina.
SCARLATTINA
E’ una malattia infettiva acuta tipica dell’infanzia che si manifesta con un esantema puntiforme (a
capocchia di spillo).
La prognosi è buona se la cura è efficiente, altrimenti può causare la malattia reumatica e la GN
acuta.
La scarlattina può recidivare, perché l’instaurarsi della terapia precoce non permette la formazione
di anticorpi anti streptococco beta emolitico di gruppo A. Pertanto, in caso di sospetta faringite da
Streptococco beta emolitico di gruppo A è consigliabile attendere 48 h prima di instaurare la terapia
antibiotica.
EPIDEMIOLOGIA: E’ ubiquitaria, endemica con piccoli episodi epidemici. E’ più frequente in età
scolare e il picco si verifica in autunno, inverno e primavera.
SERBATOIO: L’uomo.
INCUBAZIONE: da 1 a 3 giorni.
CONTAGIOSITA’: da 10 a 20 giorni prima della sintomatologia e per tutta la durata della malattia
se non viene somministrata terapia antibiotica. In questo caso dopo 24/48 h la contagiosità cessa.
PROFILASSI:
• segnalazione / notifica: obbligatoria secondo il flusso informativo di classe 2;
• isolamento: 48 h dall’inizio della terapia antibiotica;
• inchiesta epidemiologica: per l’individuazione della fonte di contagio e dei contatti da
sottoporre a sorveglianza sanitaria. L’esecuzione di tamponi faringei sistematici ai soggetti
non sintomatici è indicata soltanto nelle epidemie che interessano comunità, ed in gruppi da
considerarsi ad alto rischio;
• accertamento diagnostico: facile. Clinica + comparsa dell’esantema + positività del tampone
faringeo. Il TAS del siero aumenta progressivamente nel corso di 2-3 settimane;
• disinfezione: delle secrezioni purulente e degli oggetti contaminati;
• immunizzazione attiva: non esiste un vaccino; l’unico modo per evitarla è evitare il
contagio; la legge italiana prevede la riammissione a scuola 2 giorni dopo l’inizio della
terapia antibiotica;
• immunizzazione passiva: non è disponibile;
• chemioprofilassi: per le persone strettamente in contatto col malato e non immuni, è
consigliabile la terapia antibiotica per i primi due giorni di terapia del paziente.
VARICELLA – HERPES ZOSTER
La varicella è una malattia altamente infettiva che colpisce preferibilmente i bambini, ma può
presentarsi a tutte le età con un esantema vescicoloso generalizzato. L’herpes zoster è scatenato
dalla riattivazione dello stesso virus rimasto latente; si manifesta con eruzione dolorosa, vescicolosa
unilaterale che interessa solo alcuni dermatomeri; diversamente dalla varicella, non determina
epidemie ma solo casi sporadici.
AGENTE CAUSALE: virus della varicella zoster. E’ patogeno solo per l’uomo e la scimmia; ha
scarsa resistenza all’ambiente esterno.
SERBATOIO: l’uomo.
CONTAGIOSITA’: dal giorno prima della comparsa dell’esantema, fino alla comparsa delle croste.
PROFILASSI:
• Segnalazione / notifica: obbligatoria di classe 2;
• Isolamento: domiciliare del paziente per 5 giorni dalla comparsa delle vescicole con
restrizione dei contatti con altri soggetti suscettibili (donne gravide e neonati);
• Immunizzazione attiva: esistono due vaccini entrambi con virus vivo attenuto; si
somministra una sola dose dalle 12 settimane ai 12 anni di vita; dopo i 12 anni due dosi a 4-
8 settimane di distanza.
• Epatite A;
• Poliomielite;
• Gastroenteriti virali e batteriche;
• Colera;
• Febbre tifoide e Febbre paratifoide;
Di Girolamo Francesco
Formicola Luca
EPATITE A
Il quadro clinico è generalmente benigno, sono frequenti le forme asintomatiche, rare quelle
fulminanti, non cronicizza. Il corredo sintomatologico può essere distinto in 4 fasi:
1. Incubazione
2. Pre-itterico
3. Itterico
4. Convalescenza
EPIDEMIOLOGIA: ubiquitaria. Nei paesi in via di sviluppo con scarse condizioni igienico-
sanitarie si trasmette rapidamente tra i bambini, nei quali la malattia è spesso asintomatica, e per
questo gli adulti risultano immunizzati. Nei paesi industrializzati la tendenza è opposta, gli adulti
sono più suscettibili, e la malattia assume forme cliniche evidenti e severe, per una bassa immunità
acquisita nell'infanzia. Nel 2004 in Campania si sono osservati 1102 casi di epatite A.
AGENTE CAUSALE: virus a RNA appartenente alla famiglia dei picornavirus, è responsabile del
25% delle epatiti virali acute. Il virus è molto resistente all'ambiente esterno, e viene distrutto solo
se esposto a temperature superiori a 60 gradi per 1 ora o a 100 per 5 min.
CONTAGIOSITA’: Dal termine dell'incubazione quando è elevata la concentrazione del virus nelle
feci, queste non sono più contagiose trascorse 3 settimane dalla comparsa della sintomatologia.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria e segue il flusso di classe 2.
• ISOLAMENTO: necessario per 15 giorni dalla diagnosi e non oltre 10 giorni dalla comparsa
dell'ittero.
• INCHIESTA EPIDEMIOLOGICA: fondamentale per evitare la diffusione.
• ACCERTAMENTO DIAGNOSTICO: presenza di anticorpi anti-HAV di classe IgM nel
siero del paziente.
• DISINFEZIONE: fondamentale degli oggetti contaminati eventualmente dalle feci.
Importanti misure igieniche sono il lavaggio delle mani, specialmente prima del consumo di
un pasto, non ingerire mitili. Misure di prevenzione collettive:
educazione sanitaria
bonifica ambientale (contenimento di vettori come le mosche).
vigilare sugli impianti di acqua potabile
controllo sulle acque di coltivazione dei mitili
AGENTE CAUSALE: virus a RNA appartenente alla famiglia dei picornavirus, genere enterovirus,
denominato Poliovirus hominis (tipo 1, 2, 3) il tipo 1 è quello più frequentemente isolato nei
pazienti con paralisi flaccida, ed è la più frequente causa di epidemie.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria, flusso informativo di CLASSE 1; la
malattia viene in genere identificata solo nella forma paralitica;
• DISINFEZIONE: continua delle secrezioni faringee, delle feci, e degli oggetti da esse
contaminati, si consiglia inoltre la disinfezione della stanza che ospitava il paziente;
EPIDEMIOLOGIA: ubiquitaria.
• le forme virali più frequenti in inverno, prediligendo l'infanzia nel caso di Rotavirus e
Adenovirus, gli adulti nelle infezioni da virus di Norwalk.
• le forme batteriche sono più frequenti nei mesi estivi, Shigella ed [Link] presentano
notevole incidenza nei paesi tropicali e subtropicali.
• diarrea dei viaggiatori: soggetti che effettuano viaggi in aree tropicali, causata da ceppi
Enterotossici di [Link].
AGENTE CAUsALE:
• virali: Rotavirus, Adenovirus, Virus di Norwalk
• batterici: Shigella, Salmonella (escluse [Link] e [Link]), [Link], Campylobacter
jejuni, Yersinia enterocolitica, Vibrio parahaemoliticus
SERBATOIO:
• forme virali e infezioni da Shigella ed [Link]: UOMO.
• Il serbatoio di Salmonella, Campylobacter, Yersinia è invece l'animale domestico o
selvatico.
• Infine i vibrioni risultano ampiamente diffusi nell'ambiente, specialmente nelle acque
marine e nel cibo contaminato (pesce, molluschi, crostacei).
CONTAGIOSITA: durante tutta la fase acuta della malattia e per un breve periodo successivo, la
contagiosità è legata alla presenza dei patogeni nelle feci.
PROFILASSI:
• la SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria in tutti i casi di diarrea che si
verifichino nel primo anno di vita, indipendentemente dall'agente eziologico, secondo le
procedure della CLASSE 2;
EPIDEMIOLOGIA: il colera dal 1817 si è diffuso in sei ondate che hanno dato origine a pandemie
che hanno interessato anche l'Europa e le Americhe. L'ultima nel 1961 ha avuto origine in
Indonesia, la VII pandemia, che ha raggiunto l'Europa e l'America latina nel 91. Dal punto di vista
epidemiologico la terra può essere distinta in due tipi di focolai endemici: aree in cui il colera si
manifesta indipendentemente dalla pandemia, principalmente India e Bangladesh, e zone dove i casi
clinici si registrano solo durante una pandemia, Africa, Europa, America. Nel 73 il colera ha
interessato anche l'Italia con circa 300 casi notificati per lo più in Campania e in Puglia legati in
gran parte al consumo di frutti di mare infetti.
AGENTE CAUSALE: Vibrio cholerae, bacillo Gram negativo mobile, asporigeno, di forma
leggermente ricurva, appartenente alla famiglia delle Vibrionaceae. Esistono due biotipi “El Tor” e
“El Classico”, el tor è resistente al fago IV ed alla polimixina B, inoltre agglutina le emazie di pollo.
I vibrioni resistono 1-2 giorni nei fiumi, poche settimane nell'acqua potabile. La loro azione
patogena è dovuta alla capacità di produrre un’enterotossina proteica termolabile in grado di
aumentare l'attività dell'adenil ciclasi con formazione di AMPc che determina un aumento della
secrezione di acqua ed elettroliti.
SERBATOIO: uomo, sia malato sia portatore, l'acqua di mare, i pesci e i molluschi.
CONTAGIOSITA: tutto il periodo d’incubazione e fin quando il vibrione è presente nelle feci.
PROFILASSI:
• la SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria secondo le procedure della CLASSE 1;
• DISINFEZIONE: continua degli escrementi e degli oggetti contaminati dal malato, anche
degli effetti personali del personale di assistenza. È necessaria inoltre la disinfezione finale
dell'ambiente nel quale ha soggiornato il malato;
• ALTRE MISURE:
miglioramento condizioni socio-economiche;
risanamento ambientale con approvvigionamento di acqua sicuramente
potabile;
razionale smaltimento di liquami e delle spazzature;
controllo di produzione e commercio delle bevande e degli alimenti, specie
quelli destinati ad essere consumati senza previa cottura;
• IMMUNIZZAZIONE ATTIVA: sono disponibili due tipi di vaccini orali, il primo allestito
con microrganismi vivi ma geneticamente modificati, il secondo con microrganismi uccisi.
Protezione 50%, durata 6 mesi, non impedisce lo stato di portatore.
Con l'introduzione del cloramfenicolo la letalità si è ridotta a meno dell'1% dei casi.
SERBATOIO:
• [Link] e paratyphi A è l’UOMO, malato o portatore.
• Paratyphi B e C possono avere come serbatoio anche animali domestici e selvatici.
• lo stato di portatore si può distinguere in:
o portatore guarito;
o portatore convalescente (durata variabile, 4 mesi dalla
guarigione clinica, se persiste, portatore cronico);
o portatore sano, transitorio o cronico.
CONTAGIOSITA: fin quando l'agente eziologico viene eliminato nelle feci; nei pazienti sottoposti
ad antibiotico terapia tale periodo dura dalla prima settimana di malattia fino a tutta la
convalescenza; nel paziente non trattato la contagiosità può durare mesi.
Il 2-5% dei pazienti diviene portatore cronico.
Di Girolamo Francesco
Formicola Luca
SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA
Malattia infettiva e contagiosa, causata dal virus HIV e caratterizzata da un grave deficit
dell'immunità cellulo-mediata. La storia naturale della malattia si sviluppa in tre fasi:
1. Infezione primaria, dopo 2-6 settimane dal contagio, clinicamente caratterizzata da febbre,
astenia, artralgie, linfadenopatia generalizzata, e si accompagna ad un’elevata viremia;
2. Fase della latenza clinica, asintomatica, corrispondente alla cronicizzazione della malattia
con un progressivo deficit dell'immunità cellulo-mediata. La durata di tale fase, con le
attuali terapie, può superare i 15 anni;
3. Fase sintomatica clinicamente evidente quando il numero assoluto di linfociti T CD4+
scende al di sotto di 200 cellule per microlitro ed è caratterizzata da infezioni
opportunistiche (polmonite da Pneumocistis carinii, Toxoplasmosi, infezioni da
Mycobacterium avium, Citomegalovirus, Herpes virus, tubercolosi e batteriemie da
salmonella), neoplasie (sarcoma di Kaposi, linfomi non Hodgkin, linfoma primario del
cervello), alterazioni neurologiche (meningite asettica, neuropatia periferica, attacchi
epilettici).
AGENTE CAUSALE: HIV 1 e 2, come per tutti i retrovirus il genoma è composto da gene gag
(elementi strutturali del virus) gene pol (enzimi virali quali trascrittasi inversa ed RNAsi, la proteasi
e le integrasi) gene env (proteine d’involucro o envelope). Il virus sopravvive all'esterno del corpo
umano per sole poche ore, ha un’elevata suscettibilità ad agenti chimici e fisici.
CONTAGIOSITA: dura per tutta la vita. Sono soprattutto i sieropositivi asintomatici a trasmettere il
virus. Rischio di contagio:
• 1% dopo rapporti sessuali non protetti
• 10% nella trasmissione verticale
• 90% in seguito a trasfusione di sangue infetto
• 0,3% dopo puntura con ago infetto
MODALITA DI TRASMISSIONE: il virus viene isolato dal sangue, dal liquido seminale, dalle
secrezioni mucose cervico-vaginali. Pertanto le modalità di trasmissione risultano correlate: a i
rapporti sessuali (sia etero che omo), alla via ematica (scambio di siringhe, trasfusioni, trapianti
d’organo, punture accidentali), alla trasmissione materno-fetale durante la gravidanza, il parto e
l’allattamento.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria secondo le procedure della CLASSE 3 per
i casi di AIDS ma non per i sieropositivi1;
1
In realtà dal 2008 si fa anche per i casi di HIV, ma non si è ancora capito bene come la pensano loro.
EPATITE B
Malattia infettiva contagiosa, causata da HBV responsabile di un processo infiammatorio epatico
con necrosi degli epatociti; ha un decorso clinico che può essere inapparente, oppure può
manifestarsi con astenia, anoressia, vomito, artralgie, febbricola e ittero. Molto grave è la forma
fulminante; il tasso di letalità complessivo nei pazienti ospedalizzati è dell'1%.
Rispetto all'epatite A il quadro clinico in fase conclamata è più severo e il decorso maggiormente
protratto potendo cronicizzare ed evolvere in carcinoma epatocellulare. L'epatite Delta interessa
esclusivamente i portatori del virus HBV.
AGENTE CAUSALE: virus HBV, DNA a doppia elica, circondato da un capside composto dalla
proteina C, a sua volta racchiusa in una membrana glicoproteica che contiene le proteine di
superficie. Sono 5 gli antigeni associati al virus:
1. HBsAg, antigene di superficie, “proteina maggiore”, rintracciabile nel
siero, la sua scomparsa, insieme con la comparsa degli anticorpi
specifici, è indice di guarigione;
2. pre-S1 “proteina grande” e pre-S2 “proteina media” , anch’esse
superficiali;
3. HBcAg, antigene del core non rilevabile nel siero, in quanto è
contenuto all'interno della particella virale e pertanto non è utilizzato
per la diagnosi. Al contrario sono importanti gli anticorpi anti-HBc per
identificare lo stato d’infezione;
4. HbeAg, antigene del core, viene rilevato in forma solubile nel siero
poco dopo la comparsa di HBsAg, quando il virus si moltiplica
rapidamente, rappresenta un importante indice di contagiosità, la sua
persistenza indica tendenza alla cronicizzazione della malattia. La
comparsa di Ig anti-HBe indica una riduzione dell’infettività.
Il virus è molto resistente all'ambiente esterno, dove sopravvive per circa 6 mesi. A causa di tale
resistenza è frequente la trasmissione per via parenterale inapparente attraverso microlesioni causate
da spazzolino da denti, rasoi, forbici per le unghie ecc. Il virus viene distrutto a 100 gradi per 15
min.
CONTAGIOSITA: alcune settimane prima della comparsa dei sintomi e permane per tutta la durata
della malattia.
MODALITA DI TRASMISSIONE: il virus viene isolato dal sangue, dal liquido seminale, dalle
secrezioni mucose cervico-vaginali, dalla saliva, dal liquido peritoneale e pleurico; consentono la
trasmissione del virus attraverso le seguenti vie:
1. Percutanea;
2. Sessuale (la trasmissione da uomo a donna è 3 volte più probabile
rispetto a quella da donna a uomo);
3. Perinatale (madri HBsAg e HbeAg positive infettano il neonato nel
70% dei casi, tale percentuale scende a 10 in madri HBsAg positive e
HbeAg negative);
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria secondo le procedure della CLASSE 2;
EPIDEMIOLOGIA
E’ ubiquitaria, con oltre 100 milioni di portatori cronici. Nel mondo la prevalenza è circa il 3%, ed
correlata alla prevalenza di persone esposte continuamente al sangue e ad emoderivati (trasfusi,
emofilici, tossicodipendenti). Nel nostro paese la tossicodipendenza rappresenta il fattore di rischio
principale.
AGENTE CAUSALE
HCV è un virus a RNA. Il suo genoma presenta un’elevato grado di variabilità, ciò determina una
certa difficoltà da parte del sistema immunitario di riconoscere ed eliminare il virus. Il virus è
dotato anche di una notevole resistenza all’ambiente esterno.
SERBATOIO
L’uomo malato, ma soprattutto il portatore cronico.
INCUBAZIONE
In genere tra le 7 e le 8 settimane.
CONTAGIOSITA’
Da una o più settimane prima dell’esordio dei sintomi e persiste per un tempo variabile da individuo
ad individuo.
MODALITA’ DI TRASMISSIONE
Parenterale, o parenterale inapparente (si intende la penetrazione di virus proveniente da materiali
biologici infetti (sangue, ecc.) attraverso microlesioni difficilmente individuabili della cute o delle
mucose (orale, genitale, ecc.); la via parenterale inapparente si distingue dalla Via Parenterale ove
il meccanismo di penetrazione del virus è evidente: il virus penetra, infatti, attraverso punture con
aghi infetti o strumenti infetti o inoculazione di sangue o emoderivati infetti).
Fino a pochi anni fa la via più comune era quella post-trasfusione, mentre la trasmissione per via
sessuale non è stata dimostrata. La trasmissione verticale è al 6%, mentre non avviene tramite
allattamento. I principali fattori di rischio son: tossicodipendenza, interventi chirurgici, cure
odontoiatriche, trasfusioni, partner HCV+.
PROFILASSI
• DENUNCIA/NOTIFICA: è obbligatoria e segue il flusso di classe II. Le altre misure
preventive sono le stesse dell’epatite B.
• IMMUNOPROFILASSI ATTIVA: non esiste! La prevenzione è legata ad interventi di
igiene generale.
• Per i conviventi ed i contatti di soggetti affetti, non essendo disponibile
immunoprofilassi passiva e attiva, vanno adottate tutte le precauzioni applicabili in caso
di epatite virale B.
TETANO
È una tossinfezione acuta non contagiosa causata dal Clostridium tetani la cui attività patogena è
legata alla produzione di un’esotossina denominata tetanospasmina, ad azione neurotropa, che si
fissa irreversibilmente alle corna anteriori del midollo spinale e ai nuclei motori del tronco
dell'encefalo determinando nei muscoli del paziente uno stato d’ipertono. Quasi sempre la malattia
esordisce col trisma, una contrattura dolorosa dei muscoli masticatori, successivamente e
progressivamente vengono interessati tutti i muscoli volontari da contrazioni toniche e crisi
convulsive. Spesso vi è febbre e la sintomatologia evolve con accessi tonici generalizzati e con
l'interessamento dei muscoli respiratori, da cui può conseguire la morte per asfissia. La letalità è di
circa 30-80%, particolarmente gravi sono le infezioni con breve periodo d’incubazione e il tetano
dei neonati (infezione del cordone ombelicale).
AGENTE CAUSALE: Clostridium tetani, bacillo Gram positivo, anaerobio obbligato, mobile,
sporigeno, produce un’esotossina, la tetanospasmina. Le spore dimostrano una notevole resistenza
agli agenti fisici e chimici, possono sopravvivere molti anni nel terreno, e vengono inattivate a 160
gradi C per un’ora, dal vapore saturo a 120 gradi per 20 min e dal fenolo al 5% per 15 ore.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria e segue le modalità previste per la
CLASSE 1, il tetano neonatale deve essere notificato distintamente;
EPIDEMIOLOGIA: negli ultimi anni si è assistito ad un ritorno della pediculosi del cuoio
capelluto, la sua trasmissione è favorita dai contatti stretti e l'affollamento. Il periodo di massima
incidenza è fine autunno inizio inverno. Praticamente scomparsa nei paesi occidentali la pediculosi
del corpo, persiste invece la pediculosi del pube.
CONTAGIOSITA: il soggetto resta contagioso fin quando non saranno stati eliminati tutti i parassiti
e le loro uova.
MODALITA DI TRASMISSIONE: per via diretta da uomo a uomo e per contatti intimi in
considerazione del fatto che il parassita può anche saltare.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria, segue il flusso informativo di CLASSE 4;
EPIDEMIOLOGIA: ubiquitaria, con una prevalenza di circa 300 milioni di casi. I contatti stretti e
le scarse condizioni sanitarie ne favoriscono la diffusione, anche se esistono fattori di diffusione
ancora sconosciuti che determinano le caratteristiche periodiche di ricorrenze. In Italia spesso si
tratta di stranieri o carcerati.
AGENTE CAUSALE: l'acaro Sarcoptes scabei non è visibile ad occhio nudo, è di forma ovale,
dotato di 4 paia di zampe e privo di occhi, non può vivere al di fuori dell'ospite, è un parassita
obbligato. L'acaro non ha le ali, non salta, è notturno ed ama il caldo, ha sensori per l'odore degli
umani e per la temperatura. La sopravvivenza lontano dalla cute dell'ospite è di 2-3 giorni per
l'acaro, 10 per le uova.
La femmina dell'acaro, giunta sulla cute, secerne un liquido cheratinolitico che le permette di
attraversare gli strati superficiali formando un pozzetto in attesa del maschio; una volta gravida
inizia a scavare la sua tana, definita cunicolo, e semina le uova lungo il decorso.
SERBATOIO: UOMO
INCUBAZIONE: 2-3 settimane, tempo necessario perché l'ospite si sensibilizzi agli antigeni
dell'acaro.
CONTAGIOSITA: presente fino a che gli acari e le uova non siano state eliminate completamente.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria, segue il flusso informativo di CLASSE 4
se epidemica, di CLASSE 5 se sporadica;
• ISOLAMENTO: richiesto fino al giorno successivo d’inizio della terapia, controllo clinico
ad un mese di distanza;
• Rabbia;
• Brucellosi;
• Toxoplasmosi
Di Girolamo Francesco
Formicola Luca
RABBIA
Malattia acuta molto grave del sistema nervoso, colpisce molte specie animali e può
accidentalmente interessare anche l'uomo nel quale si manifesta con la sintomatologia di una
nevrassite letale. Il quadro clinico si presenta con un iniziale fase prodromica, caratterizzata da
parestesie, febbre, cefalea seguita dopo circa una settimana dalla fase di eccitazione, con ipertonia
muscolare, tremori e spasmi laringotracheobronchiali. La morte sopraggiunge entro 4-5 giorni per
insufficienza respiratoria.
La rabbia causa circa 40000 morti l'anno, l'incidenza è maggiore nell'età infantile, nei maschi, e in
alcune categorie di lavoratori (veterinari, pastori, contadini, cacciatori ecc.). In Italia nel 70 la
malattia era considerata eradicata, ma nel 77, 89, 91, 93 si sono segnalati focolai epidemici, l'ultimo
con 27 casi nella provincia di Bolzano. Nel 97 è stato notificato un caso di rabbia umana,
proveniente dal Nepal.
AGENTE CAUSALE: virus a RNA appartenente alla famiglia delle rabdoviridae. Due specie, di
cui una virulenta, virus da strada, responsabile della formazione delle caratteristiche inclusioni
citoplasmatiche nei neuroni, corpi del Negri, una forma attenuata, virus cosiddetto fisso, utilizzato
per l'allestimento di preparati vaccinali.
CONTAGIOSITA: cani e gatti sono contagiosi da 3 a 7 giorni prima dell'esordio clinico della
malattia e per tutta la sua durata.
PROFILASSI
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria e segue il flusso informativo di
CLASSE 1;
• ISOLAMENTO: richiesto per tutta la durata della malattia, giustificata dal fatto che il
paziente elimina il virus attraverso la saliva e le urine, con il latte e forse con le feci.
L'animale rabido deve essere sempre isolato;
• MISURE PREVENTIVE:
LOCALI un trattamento locale entro 4-5 ore ha una possibilità elevata di
eliminare il virus, un intervallo di 6 ore rende vana questa procedura. Il
trattamento prevede il lavaggio della ferita con grandi quantità di acqua e
sapone, seguito, dopo averne eliminato ogni traccia, da disinfezione con
composti di ammonio quaternario o alcool etilico al 70%, tintura di iodio
o soluzioni acquose di iodio allo 0,001% entro un’ora. La ferita non deve
essere suturata. Qualora il soggetto non sia vaccinato, occorre associare la
profilassi antitetanica. Se la ferita è grave, si associa a lavaggio e
disinfezione, iniezione locale di Ig specifiche umane. Gli animali devono
essere isolati e osservati per almeno 10 giorni; se il sospetto è fondato, la
malattia si manifesterà entro tale periodo.
EPIDEMIOLOGIA: la brucellosi è diffusa in quasi tutte le parti del mondo, la maggiore incidenza
si ha nel periodo primaverile, in corrispondenza del movimento delle greggi, della produzione e
consumo di formaggi freschi. La malattia colpisce più spesso i contadini e coloro che per lavoro
hanno contatti diretti con animali affetti. I casi di brucellosi in Italia nel 2004 vedevano 274 casi in
Sicilia, 62 in Calabria, 48 in Campania, 27 in puglia.
AGENTE CAUSALE: Brucella melitensis, suis, abortus, cani (questa più spesso infetta il cane),
patogene sia per l'uomo sia per gli animali. Sono batteri GRAM NEGATIVO appartenenti al genere
brucella
MODALITA DI TRASMISSIONE:
• Contatto con tessuti, fluidi, prodotti abortivi contaminati;
• Per ingestione di latte crudo o latticini che per la loro preparazione non vengono
sottoposti ad un efficiente trattamento con il calore o ad adeguati processi fermentativi;
• Per inalazione in stalle, macelli, laboratori.
PROFILASSI: le misure preventive sono efficaci se adottate per l'uomo quanto per gli animali,
trattandosi di una zoonosi.
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria e segue il flusso informativo di
CLASSE 2;
• ISOLAMENTO: non obbligatorio;
• INCHIESTA EPIDEMIOLOGICA: va sempre eseguita;
• ACCERTAMENTO DIAGNOSTICO: si ottiene dall'isolamento delle brucelle dal
sangue, dal midollo osseo, oppure mediante la ricerca di anticorpi specifici;
• DISINFEZIONE: opportuna, della biancheria del malato. In campo veterinario è
necessario l'abbattimento degli animali infetti, la vaccinoprofilassi, i provvedimenti
d’isolamento e disinfezione;
• IMMUNIZZAZIONE ATTIVA: per l'uomo non è disponibile un vaccino efficace. Per gli
animali sono disponibili vaccini con microrganismi vivi attenuati.
TOXOPLASMOSI
Malattia protozoaria sistemica che può interessare sia l'uomo sia gli animali domestici e selvatici.
La toxoplasmosi si presenta con una forma congenita, e un’acquisita. Nel soggetto
immunocompetente la forma acquisita decorre in modo inapparente, mentre nel soggetto
immunocompromesso decorre in maniera grave. La toxoplasmosi congenita determina il passaggio
per via placentare dei parassiti, durante la fase acuta parassitemica dell'infezione primaria acquisita
in gravidanza, può evolvere in:
• aborto spontaneo;
• Decesso perinatale o postnatale;
• Guarigione con esito di handicap spesso molto gravi per il bambino.
SERBATOIO: ospite definitivo è il gatto, che elimina le oocisti con le feci. Ospiti intermedi sono i
mammiferi (bovini, suini, ovini, roditori, uomo).
• MISURE PREVENTIVE: risanamento degli animali, controllo dei contatti con gatti e loro
escrementi, lavaggio delle mani dopo aver maneggiato carne cruda, ed evitare di ingerirne
non cotta; Per le donne gravide, si eseguono anche test sierologici specifici da ripetere ogni
6 settimane, così da mettere in evidenza una toxoplasmosi asintomatica da trattare
tempestivamente.
• CHEMIOPROFILASSI: spiramicina per os nella gestante con sospetta infezione in atto fino
al parto. Tale trattamento diminuisce di almeno del 50% la possibilità di trasmissione della
malattia al feto, ma non ne modifica la gravità dell'infezione connatale, qualora dovesse
verificarsi.
EPIDEMIOLOGIA E PREVENZIONE DELLE PRINCIPALI MALATTIE
TRASMESSE DA VETTORI
• LEISHMANIOSI
• Malaria
LEISHMANIOSI
Malattia infettiva causata da protozoi del genere leishmania trasmessa all'uomo e a molti animali sia
domestici che selvatici tramite vettori, i flebotomi. Da origine a quattro forme cliniche:
1. leishmaniosi cutanea del Vecchio Mondo, definita anche “bottone d'oriente” per la
sede, nella zona dell'inoculo, di lesioni eritematose papulo-ulcerative a prognosi
favorevole
2. leishmaniosi cutanea del Nuovo Mondo, caratterizzata da lesioni cutanee diffuse e
con prognosi più grave rispetto alla precedente
3. leishmaniosi muco-cutanea, con interessamento sia cutaneo che mucoso, e con
lesioni spesso mutilanti a mucose e cute del cavo orofaringeo e naso
4. leishmaniosi viscerale definita anche “kala azar”, la febbre nera, caratterizzata da una
sintomatologia generale con febbre, astenia, dimagrimento, anemia con leucopenia,
epato e slenomegalia, a prognosi letale in assenza di terapia
EPIDEMIOLOGIA: è presente in Cina, India, Asia centrale, Medio Oriente, bacino del
Mediterraneo, Africa orientale, America centro meridionale. La malattia può colpire tutte le età; in
India è più frequente nell'adulto, nel bacino del Mediterraneo nei bambini. Nei malati di AIDS si ha
un passaggio dalla forma cutanea della malattia a quella viscerale. Mediamente il 30-70% delle
forme viscerali si associa ad infezione da HIV. In Italia è presente per lo più in Sicilia e sud Italia,
con oltre un centinaio di casi per anno
AGENTE CAUSALE:
1. [Link] per le forme cutanee
2. [Link], [Link], [Link] per le forme cutanee e mucocutanee
del Nuovo Mondo
3. [Link] e [Link] per le forme viscerali
SERBATOIO: l'uomo è l'unico serbatoi naturale della forma cutanea, la forma viscerale ha come
serbatoio il cane e alcuni roditori, mentre in India l'unico serbatoio è l'uomo.
CONTAGIOSITA: dipende dalla presenza dei protozoi nelle lesioni cutanee e nel sangue per la
forma viscerale, dura a lungo nei casi non trattati idoneamente.
PROFILASSI:
• La SEGNALAZIONE/NOTIFICA è obbligatoria, e segue il flusso di CLASSE 2;
• ISOLAMENTO: non richiesto;
• INCHIESTA EPIDEMIOLOGICA: per identificare il serbatoio e la sorgente di infezione;
• ACCERTAMENTO DIAGNOSTICO: attraverso l'identificazione del parassita all'esame
dello striscio midollare e/o linfonodale, oppure dopo coltura del materiale prelevato dalle
lesioni cutanee;
• MISURE PREVENTIVE:
individuali (protezione dalle punture dei flebotomi con zanzariere e sostanze
repellenti sulla cute);
collettive:
• distruzione dei vettori
• eliminazione dei serbatoi animali
• chemioprofilassi sia dei serbatoi animali che delle persone affette
AGENTE CAUSALE
Alcuni plasmodi: [Link] (terzana maligna, forma clinica più grave), P. vivax (terzana
benigna), [Link] (forma mite di terzana benigna), [Link] (malaria quartana).
SERBATOIO: UOMO.
INCUBAZIONE
Mediamente 10 – 20 giorni, anche se può variare a seconda della specie.
CONTAGIOSITA’
Dipende dalla presenza dei gametofiti nel sangue umano infetto; la contagiosità può durare anche
diversi anni se i pazienti non sono trattati con opportuna terapia.
MODALITA’ DI TRASMISSIONE
Puntura della zanzara Anapholes che presenta gli sporoziti nelle ghiandole salivari. Questi
attraverso il sangue giungono al fegato dove penetrano negli epatociti ed ha luogo la fase
esoeritrocitaria primaria (periodo d’incubazione), aumentano di volume, si moltiplicano e quando la
cellula epatica si rompe, si liberano numerosissimi meroziti, penetrano nelle emazie e prendono il
nome di trofoziti. Questi aumentano di volume e si trasformano in schizonte che si riproducono e
danno origine a nuovi meroziti. Quando le emazie si rompono si ha l’accesso febbrile, i meroziti
entrano in nuove emazie e danno origine a successive fasi eritrocitarie. Dopo diversi cicli
schizogonici (asessuati) alcuni meroziti si trasformano in elementi sessuati o gametofiti che
infettano la zanzara. Qui si riproducono e formano nuovi sporoziti che migrano nelle ghiandole
salivari.
E’ possibile la trasmissione verticale.
PROFILASSI
• SEGNALAZIONE/NOTIFICA: obbligatoria secondo il flusso di classe 3.
• ISOLAMENTO: non è richiesto;
• INCHIESTA EPIDEMIOLOGICA: è utile per individuare la fonte, la modalità di contagio,
contatti e conviventi e trattare tutte le persone che abbiano avuto una storia di uso in comune
d’aghi. In caso di malaria da trasfusione vanno identificati tutti i donatori.
• ACCERTAMENTO DIAGNOSTICO: Esame delle striscio di sangue, prelevato poco dopo
un accesso febbrile e colorato col metodo di May-Grunwald-Giemsa che consente di
differenziare le varie specie di plasmodi.
• IMMUNIZZAZIONE ATTIVA: sono in sperimentazione vari tipi di vaccini.
• IMMUNIZZAZIONE PASSIVA: non è disponibile.
• CHEMIOPROFILASSI: Clorochina nelle aree a basso rischio prive di falciparum.
Meflochina o doxociclina nelle aree ad alto rischio con falciparum.
Oltre la chemioprofilassi sono utili misure contro le punture di zanzare, come zanzariere a
porte ed intorno al letto, uso di insetticidi nei locali domestici e repellenti sulla cute. Le
misure di prevenzione collettiva, come l’uso di DDT, non sono state in grado di eradicare la
malattia a causa dello sviluppo di resistenza da parte delle zanzare (zoccole).
INFEZIONI OSPEDALIERE
Si definiscono infezioni nosocomiali, quelle che si manifestano dopo il ricovero, senza precedenti
manifestazioni cliniche e dopo un periodo d'incubazione superiore a quello della specifica
patologia. Si possono manifestare anche dopo il ricovero, come l'infezione delle ferite chirurgiche.
Quelle che invece sono già presenti al ricovero o in fase d'incubazione sono definite infezioni
comunitaria.
L'eziologia delle infezioni nosocomiali è multifattoriale. Infatti c'è bisogno oltre che di un agente
eziologico anche della presenza di un fattore di rischio, che può essere estrinseco o intrinseco. Gli
intrinseci sono quelli non modificabili come l'età, il sesso, patologie associate. Quelli estrinseci
sono la durata della degenza, le manovre invasive, i cateteri urinari, l'affollamento, le misure
igieniche delle persone, dell'ambiente ospedaliero, e delle attrezzature. Si tratta di fattori
modificabili la cui importanze è stata dimostrata.
Possono essere responsabili di infezioni ospedaliere tutti i microrganismi patogeni anche a ridotta
patogenicità, questo perché molto spesso, i pazienti interessati sono immunocompressi
Sono di solito causa di infezioni nosocomiali i batteri Gram negativi, ma sono in ascesa anche i
Gram positivi e i miceti.
La maggior parte delle infezioni ospedaliere sono causate da cinque patogeni: [Link], [Link],
Enterococco spp, [Link], Stafilococco coagulasi negativa.
Le infezioni delle vie urinarie sono più spesso causate da [Link] ed Eneterococco spp. Le infezioni
delle basse vie respiratorie da [Link], quelle del sito chirurgico da [Link]. Le batteremie da
[Link], S. coagulasi negativa, ed enterococco spp. Spesso i patogeni responsabili delle infezioni
ospedaliere sviluppano antibiotico-resistenza.
Le infezioni nosocomiali possono essere distinte in endogene (se il microrganismo proviene dalla
flora batterica del paziente come H. Influenzae, [Link] ed [Link]) ed esogene (se
provengono dall'ambiente esterno come [Link]).
Nelle infezioni endogene il contagio avviene per autoinfezione grazie ai fattori predisponenti come
le procedure invasive. La trasmissione dei fattore esogeni può avvenire per via diretta (ad esempio
attraverso le mani del personale) oppure per via indiretta (acqua, alimenti, oggetti d'uso).
Le infezioni ospedaliere hanno enormi conseguenze sul paziente che la contrae, una delle più banali
è l'aumento della degenza che si traduce in un incremento della spesa sanitaria.
Per controllare e ridurre le infezioni ospedaliere, è importante agire su più fronti attraverso azioni
sulle strutture ospedaliere, sui sistemi di ventilazione, sui flussi d'acqua, sull'igiene del personale e
dell'ambiente, ed inoltre con l'individuazione di personale dedicato alla sorveglianza, con un
protocollo di sorveglianza attiva delle infezioni che si manifestano ed un appropriato flusso
informativo che permetta la quantificazione delle infezioni nei diversi presidi e con la formazione
del personale dedicato al trattamento dei pazienti, soprattutto nelle aree critiche di terapia intensiva
e chirurgia.
Negli Stati Uniti e nel nord Europa esiste un sistema di controllo e sorveglianza mentre nel nostro
paese questo sistema non è ancora operativo.
In Italia il Ministero della Salute ha emanato due Circolari Ministeriali nelle quali vengono definiti i
requisiti di base dei programmi di controllo e viene costituito un comitato di controllo per la lotta
alle infezioni in ciascuna struttura ospedaliera con la disponibilità di un infermiere dedicato
principalmente ad attività di sorveglianza e controllo.
Uno degli obbiettivi del Piano Sanitaria Nazionale 1998-2000 è di ridurre l'incidenza delle infezioni
ospedaliere del 25% in ogni ospedale italiano; tuttavia, in Italia non è ancora stato attivato un
sistema di sorveglianza nazionale, soprattutto per la carenza di personale.
Gli interventi di prevenzione messi in atto per combattere il fenomeno hanno come oggetto di
interesse sia il paziente, sia l'ambiente nella sua globalità che il personale di assistenza.
Per la profilassi del paziente si attua l'isolamento dei soggetti a rischio di trasmettere il patogeno e
quella protettiva dei soggetti non ancora affetti; somministrazione di antibiotici prima di un
intervento chirurgico.
La profilassi sull'ambiente si basa sul rispetto delle procedure di disinfezione e sterilizzazione dei
dispositivi medici, sulla pulizia e disinfezione dell'ambiente, sull'adeguatezza delle strutture
ospedaliera, nella corretta gestione degli impianti di erogazione dell'acqua.
Le misure di prevenzione che riguardano il personale sanitario si realizzano con il lavaggio delle
mani, l'uso adeguato e costante di indumenti protettivi, le vaccinazioni; tutte misure che proteggono
anche il personale.
Francesco Di Girolamo
Luca Formicola