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Il documento tratta dell'acqua e della depurazione nell'industria tessile. Descrive l'importanza dell'acqua come solvente nei processi di nobilitazione tessile e i vari usi dell'acqua nel settore. Viene inoltre spiegato il concetto di durezza dell'acqua, distinguendo tra durezza temporanea e permanente, e i requisiti richiesti per l'acqua nei diversi processi produttivi tessili.

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Il documento tratta dell'acqua e della depurazione nell'industria tessile. Descrive l'importanza dell'acqua come solvente nei processi di nobilitazione tessile e i vari usi dell'acqua nel settore. Viene inoltre spiegato il concetto di durezza dell'acqua, distinguendo tra durezza temporanea e permanente, e i requisiti richiesti per l'acqua nei diversi processi produttivi tessili.

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L’ACQUA E LA DEPURAZIONE,

I PRODOTTI CHIMICI, GLI AUSILIARI,


I COLORANTI E LA SICUREZZA

QUADERNO N. 2

MONOGRAFIA REDATTA DALLO STUDIO-TEX srl


STAMPATO NEL NOVEMBRE 2000
AUSILIARI TESSILI
Alla base di ogni buon risultato ci
sono sempre due componenti
essenziali: una ricerca seria ed
approfondita, ed insieme il
desiderio di sfidare quelli che fino
a ieri sembravano essere limiti
insuperabili. Questa la
consapevolezza acquisita anche da
ACHITEX nel corso di questi anni.
Il centro nevralgico sul quale
poggiano scelte e strategie della
ACHITEX è rappresentato dai
laboratori di analisi, controllo
qualità, applicazioni tessili e
naturalmente Ricerca &
Sviluppo. Il personale, assai
qualificato, è responsabile della
validità delle proposte nonché
delle caratteristiche esclusive di
applicazioni ed ausiliari.
Dinamismo, impegno agilità:
questi sono i caratteri di un’azienda
protesa nel superamento del limite
omologato. In questi anni la
chimica ACHITEX ha prodotto
una vasta gamma di ausiliari e
specialità chimiche in grado di
affrontare ogni problematica
tessile, senza dimenticare
le esigenze ecologiche.

[Link] S.r.l.
Via degli Artigiani, 2 - 26010 VAIANO CREMASCO (CR) - Tel. (0373) 278110 r.a. - Fax (0373) 278014 - e-mail: achitex@[Link].
CAP. 1

ACQUA E DEPURAZIONE
1. Introduzione

L'acqua è il veicolo chimico più importante nel processo di nobilitazione tessile per
consentire il trasferimento di sostanze coloranti, ausiliari e prodotti chimici dal bagno al
supporto tessile.
La proprietà più saliente dell'acqua è data dal suo "potere solvente", dovuto alla forte
coesione della sua molecola; la dissoluzione di molti prodotti risulta dalla rottura da parte
dell'acqua dei legami fra atomi e fra molecole dei prodotti disciolti.
I legami distrutti sono rimpiazzati da nuovi legami con le molecole d'acqua, costituendo
nuove strutture fisiche.
Si parla, quindi, di:
- dissoluzione, quando tutti i legami sono distrutti
- salvatazione, quando solo parte dei legami vengono distrutti.

La salvatazione di un prodotto può generare diversi stati fisici, in base a 2 condizioni.

A. Il prodotto è insolubile in acqua, ma è idrofilo, quindi si ha:


il rigonfiamento, in quanto può essere bagnato dall'acqua (es. cotone bollito).

B. Il prodotto è insolubile in acqua ed è anche idrofobo, quindi si avranno:


l'emulsione, se la miscela acqua/prodotto dopo agitazione meccanica risulta stabile (es.
prodotti siliconici);
la dispersione, se il prodotto può essere ridotto meccanicamente in particelle finissime
e mescolato intimamente all'acqua attraverso l'agitazione meccanica (es. coloranti
dispersi);
la soluzione colloidale, se la sostituzione di una parte dei legami in tutte le molecole,
forma delle molecole più grosse dell'acqua (es. spessimenti per stampa);
la sospensione colloidale, se la sostituzione dei legami avviene solo sulla parte esterna
della molecola, lasciando la parte restante tal quale (es. sapone).

L'acqua è il solvente polare per eccellenza nel campo della nobilitazione tessile.
L’esecuzione del processo di nobilitazione richiede notevoli quantità d’acqua, che la
tecnologia odierna tende a ridurre, attraverso:

- la riduzione dei rapporti bagno


- l'abbreviazione dei cicli di lavorazione
- l'utilizzo di impianti tecnologicamente avanzati.
La gestione dei consumi di acqua nelle aziende di nobilitazione tessile ha assunto grande
importanza, per le seguenti ragioni:
- le quantità utilizzate, che determinano i costi di depurazione
- la qualità, che influisce in modo determinante sul livello qualitativo del tessile
lavorato
- le implicazioni ecologiche che derivano dalla necessità di disinquinamento dei reflui.

Lo schema seguente presenta i vari usi dell'acqua nell'industria della nobilitazione tessile.

Schema degli utilizzi dell’acqua nella nobilitazione

Produzione di energia termica


(vapore e H2O surriscaldata)

Raffreddamento dei
Servizi sanitari, H2O bagni di tintura e
mensa, ecc. condizionamento

Acqua di processo
come solvente

per il lavaggio di coloranti di impurezze


dei prodotti che - ausiliari tessili trasportate dai
non hanno - prodotti chimici tessili (purghe e
reagito o in su tinture sbozzimature)
eccesso stampe
finiture
2. Durezza dell'acqua

L'acqua che la natura fornisce è ricca di sali e di impurezze che costituiscono la cosiddetta
"durezza", la quale può rappresentare un problema in alcune operazioni tintoriali e di
finissaggio.

Le fonti di approvvigionamento per le aziende possono essere:


- acque di superficie, che in funzione delle condizioni climatiche possono contenere
sostanze sospese, alghe ed un basso contenuto di sali di calcio e magnesio;
- acque del sottosuolo, che in funzione delle profondità dei pozzi e delle condizioni
atmosferiche, possono contenere un medio-alto contenuto di sali di calcio e magnesio,
silice (sabbia finissima), tracce di argilla e composti ferrosi.

La qualità delle acque può essere riepilogata come indicato nella seguente tabella.

Acqua
Impurezze
piovana di montagna di terreno argilloso di terreno calcareo
Durezza (F) 0 0-6 sino a 30 sino a 50
Alcalinità 0 Minima variabile Alta
Sost. organiche - - si (se di superficie) si (se di superficie)
Argilla - - si -
Silice - - probabile Probabile
Ferro - - si -
Manganese - - si -

Nello schema successivo, sono riportati i requisiti dell’acqua per la nobilitazione tessile.

Limiti
Impurezze Unità di misura per generatori
per le acque di per le acque di
termici a bassa
processo lavaggio
pressione
Durezza F = gradi francesi 1 0,5 5 - 10
Alcalinità al ppm CaCO3 0,5 30 - 60 100 - 150
metilarancio
+++
Ferro ppm Fe 0,05 0,02 - 0,1 0,2
Manganese ppm Mn+++ 0,02 0,02 0,1
Silice ppm SiO2 1-3 1-3 5
Salinità totale Ppm - 60 - 150 150

N.B.:
1 grado Francese = 1 gr. CaCO3 per 10-5 cc = 10 gr CaCO3/m3 = 10 ppm CaCO3
(ppm = parti per milione = mg/litro = gr/m3)
La durezza dell'acqua si classifica in 2 tipi.

A. Durezza temporanea (o carbonatica)


Viene determinata dalla presenza di bicarbonati che a caldo (T° > 80°C) si trasformano in
carbonati.
{ EMBED Equation.3 }

La durezza temporanea definisce l'alcalinità, e si determina come CaCO3 di un'acqua.

B. Durezza permanente (non carbonatica)


Viene determinata dalla presenza di altri sali, quali: cloruri, solfati, sali di ferro,
manganese, silice, composti solfurei, tracce di argilla ed anche sostanze organiche. La
durezza permanente è data, invece, dalla differenza fra durezza totale e l'alcalinità.

La durezza dell'acqua si misura con 2 sistemi:


- metodo Boutron - Boudet = sistema empirico, utilizzando una soluzione alcolica di
sapone (oleato di potassio)
- metodo con EDTA = sistema preciso, per titolazione complessometrica, utilizzando il
sale sodico dell'acido etilen-ammino-tetra-acetico.

Le unità di misura della durezza variano i funzione del paese di riferimento.


Grado francese °Fr = 10 mg/l di CaCO3
Grado tedesco °d = 5,6 mg/l di CaCO3
Grado inglese °e = 14,3 mg/l CaCO3
Grado U.S.A. °a = 17,4 mg/l di CaCO3

In Italia viene usato il grado francese.


Nella tabella seguente sono posti a confronto i diversi gradi idrometrici.

Tedesco Inglese Francese Tedesco Inglese Francese


0,5 0,62 0,9 7,0 8,75 12,55
0,56 0,7 1,0 7,28 9,10 13,0
0,7 0,87 1,26 7,84 9,8 14,0
0,8 1,0 1,43 8,0 10,0 14,3
1,0 1,25 1,79 8,4 10,5 15,0
1,12 1,41 2,0 8,5 10,63 15,18
1,5 1,88 2,69 8,8 11,0 15,75
1,68 2,10 3,0 8,96 11,20 16,0
2,0 2,5 3,58 9,0 11,25 16,08
2,24 2,8 4,0 9,5 11,88 17,0
2,4 3,0 4,3 10,0 12,50 17,9
2,5 3,13 4,48 10,08 12,6 18,0
2,8 3,5 5,0 10,4 13,0 18,6
3,0 3,75 5,37 10,5 13,13 18,78
3,2 4,0 5,73 10,64 13,3 19,0
3,36 4,2 6,0 11,0 13,75 19,68
3,5 4,38 6,27 11,2 14,0 20,0
3,92 4,9 7,0 11,5 14,38 20,59
4,0 5,0 7,17 11,76 14,07 21,0
4,48 5,60 8,0 12,0 15,0 21,5
4,5 5,63 8,06 14,24 17,8 25,49
4,8 6,00 8,60 16,64 20,8 29,8
5,0 6,25 8,95 19,14 23,93 34,26
5,04 6,30 9,0 19,5 24,38 34,9
5,5 6,88 9,85 20 25 35,8
5,6 7,0 10,0 22 27,5 39,4
6,0 7,5 10,74 24,24 30,3 43,39
6,16 7,68 11,0 26,74 33,43 47,9
6,5 8,13 11,64 29,74 37,18 53,23
6,72 8,38 12,0 30 37,5 53,7

1 grado francese = 0,56 tedesco = 0,70 inglese


1 grado tedesco = 1,79 francese = 1,25 inglese
1 grado inglese = 1,43 francese = 0,80 tedesco
3. Depurazione primaria

I processi più comuni di depurazione delle acque naturali sono di 3 tipi:


- addolcimento
- decarbonatazione
- demineralizzazione.
La qualità dell'acqua che si ottiene applicando i 3 tipi di trattamento, presenta le
caratteristiche elencate nella seguente tabella.

Trattamenti di:
Impurezze
Addolcimento decarbonatazione demineralizzazione
Durezza totale 0 0 0
Durezza carbonatica 0 0 0
Durezza non 0 0 0
carbonatica
Alcalinità resta tutta 0 0
resta solo quella dei
Salinità resta tutta 0
Cl - e SO 4- -

Addolcimento
Processo che comporta la sostituzione degli ioni calcio e magnesio con ioni sodio (sali
solubili).
La sostituzione avviene per mezzo di "resine a scambio ionico" contenute in colonne che
vengono fatte attraversare dall'acqua, la quale scambia il calcio e magnesio con il sodio
della resina, secondo la seguente reazione:

Ca++ + 2R-Na+ M R 2-Ca ++ + 2Na+

Gli ioni Ca e Mg scompaiono dall'acqua, mentre la salinità rimane.

Decarbonatazione
Processo adatto per acque molto dure e con forte alcalinità.
Se si trattasse questo tipo di acqua, a forte alcalinità, con il processo solo a scambio ionico,
darebbe luogo alla formazione di notevoli quantità di bicarbonati di sodio che con la
temperatura si trasformerebbero in carbonati; la decarbonatazione viene effettuata
trattando l'acqua con i seguenti passaggi:
1° torre - resine cationiche deboli
2° torre - resine cationiche forti
3° torre - decarbonatazione liberando CO2
Si ottiene una depurazione dei bicarbonati di Ca e Mg, mentre i sali di Ca e Mg degli
anioni forti vengono scambiati con sali di Na, per cui rimane solo la salinità della durezza
permanente, in base alla seguente reazione:

Ca(HCO3)2 + 2R-H M M CaR2 + 2H2CO3

H2CO3 _ CO2 + H2O

Demineralizzazione
Processo che porta alla completa asportazione dei sali di Ca++ e Mg++ e dei rispettivi anioni
sia come durezza temporanea, sia come durezza permanente. Scompare la salinità, ad
eccezione della silice che passa oltre la torre di trattamento.
L'acqua demineralizzata non serve in tintoria, bensì è indispensabile per caldaie a media
ed alta pressione.
4. Depurazione acque reflue: la legislazione sull’inquinamento

Le acque reflue a valle del processo di nobilitazione tessile costituiscono l'inquinamento


idrico dell'industria tessile, tale inquinamento è perseguito dalla magistratura mediante
l'applicazione di due leggi:
- legge sanitaria (testo unico N° 1265 e seg.)
- legge della pesca (testo unico N° 1604 e seg.)
- e di alcuni articoli del codice penale (art. N° 439-440-452 e 655).

Nel 1976 è stata varata una complessa normativa da parte dello Stato e delle Regioni a
salvaguardia delle acque di superficie, nella quale la legge 319/76 (conosciuta come legge
Merli) costituisce il riferimento per gli obblighi imposti nel rispetto delle norme e dei
valori limite ammessi per i reflui. Dal 1° marzo 1986 la legge 319/76, dopo una vita
travagliata fatta di rinvii, ritocchi ed emendamenti, è operante su tutto il territorio
nazionale.

Disciplina degli scarichi, legge 319/76.


1. Scarichi in corpi idrici superficiali Tabella A
2. Scarichi allacciati a fognature consortili Tabella C
3. Scarichi allacciati a consorzi non attivi Tabella C
4. Scarichi allacciati a consorzi attivi Tab. consortile

Riportiamo qui a seguito i parametri previsti dalla legge 319/76 nella Tabella A.
Legge 319/76 Parametri compresi nella Tabella A

N° Parametri Tab. A N° Parametri Tab. A

1 PH 5,5 - 9,5 27 cianuri 0,5 mg/l

2 temperatura 28 cloro attivo 0,2 mg/l


(1)
3 colore 20 29 solfuri 1 mg/l
(2)
4 odore 30 solfiti 1 mg/l

5 materiali grossolani Assenti 31 solfati 1000 mg/l

6 materiali sedimentabili 0,5ml/L 32 cloruri 1200 mg/l

7 materiali sospesi 80 mg/l 33 fluoruri 6 mg/l

8 BOD5 40 mg/l 34 fosforo 10 mg/l

9 COD 160 mg/l 35 ammoniaca 15 mg/l

36 azoto nitroso 0,6 mg/l


metalli e non metalli tossici
10 3
totali 37 azoto nitrico 20 mg/l
(*)
11 alluminio 1 mg/l
38 grassi e oli animali e vegetali 0,6 mg/l
(*)
12 arsenico 0,5 mg/l

13 bario 20 mg/l (*) 39 oli minerali 5 mg/l


(*)
14 boro 2 mg/l 40 fenoli 0,5 mg/l
(*)
15 cadmio 0.02 mg/l 41 aldeidi 1 mg/l

16 cromo III 2 mg/l (*) 42 solventi aromat. 0,2 mg/l


(*)
17 cromo IV 0,2 mg/l 43 solventi azotati 0,1 mg/l
(*)
18 ferro 2 mg/l 44 solventi clorurati 1 mg/l
(*)
19 manganese 2 mg/l 45 tensioattivi 2 mg/l
(*)
20 mercurio 0.005 mg/l 46 pesticidi clorurati 0,05 mg/l
(*)
21 nichel 2 mg/l 47 pesticidi fosforati 0,1 mg/l
(*)
22 piombo 0.2 mg/l 48 saggio di tossicità positivo
(*)
23 rame 0.1 mg/l 49 coliformi totali 20.000 mg/l (3)

0.03 mg/l (*) (3)


24 selenio 50 coliformi fecali 2.000 mg/l

10 mg/l (*) (3)


25 stagno 51 streptococchi fecali 2.000 mg/l
(*)
26 zinco 0,5 mg/l

Note:
(*)
consultare testo integrale leggi 319/650
(1)
non percettibile su strato di 10 cm., dopo la diluizione indicata
(2)
non deve causare inconvenienti e molestie
(3)
il limite si applica solo a discrezione dell’autorità competente il controllo.
5. Il decreto legislativo 152/99

Per oltre 20 anni, le industrie tessili hanno fatto riferimento alla legge 319/76, o legge
Merli, alle sue modifiche, integrazioni, alle disposizioni regionali ed ai limiti consortili per
gestire i propri scarichi inquinanti.
Nel 1999, il decreto legislativo n° 152 dell’11 maggio ’99, dal seguente testo:
“Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva
91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva
91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole.”
impegna le industrie di nobilitazione tessile sul piano della depurazione dei reflui
provenienti dalla propria attività con nuove ed aggiornate regole e vincoli da rispettare.
Da un attento esame della legge 152/99, emergono alcuni aspetti che interessano le
aziende di nobilitazione tessile ed anche i produttori di sostanze chimiche, in relazione ai
seguenti punti.

1. Valori limiti di emissione in acque superficiali ed in fognatura, Tabella n° 3 (vedi


allegato)

2. Limiti di accettabilità di “sostanze pericolose” elencate nella Tabella n° 5 (vedi


allegato)

3. Il regime di autorizzazione allo scarico e le procedure per il rinnovo delle


autorizzazioni

- lo scarico: definizione
- tipologia delle acque di scarico
- reti di scarico e pozzetti
- ispezionamento e campionatura

- le autorizzazioni allo scarico: definizione


- regime transitorio
- scarichi esistenti
- oneri del procedimento di autorizzazione

- il controllo degli scarichi


- prescrizioni del “nuovo testo unico”
- procedure di ispezione da parte degli enti

- danno ambientale e bonifica

- disposizioni finali: le abrogazioni.


Tabella 3. Valori limiti di emissione in acque superficiali e in fognatura.
Numero SOSTANZE unità di misura Scarico in acque Scarico in pubblica
parametro superficiali fognatura (*)
1 pH 5,5-9,5 5,5-9,5
2 Temperatura °C (1) (1)
3 colore non percettibile non percettibile
con diluizione 1:20 con diluizione 1:40
4 odore non deve essere non deve essere
causa di molestie causa di molestie
5 materiali grossolani assenti assenti
6 Solidi sospesi totali (2) mg/l ≤ 80 ≤ 200
7 BOD5 (come O 2) (2) mg/l ≤ 40 ≤ 250
8 COD (come O 2) (2) mg/l ≤ 160 ≤ 500
9 Alluminio mg/l ≤1 ≤ 2,0
10 Arsenico mg/l ≤ 0,5 ≤ 0,5
11 Bario mg/l ≤ 20 -
12 Boro mg/l ≤2 ≤4
13 Cadmio mg/l ≤ 0,02 ≤ 0,02
14 Cromo totale mg/l ≤2 ≤4
15 Cromo VI mg/l ≤ 0,2 ≤ 0,20
16 Ferro mg/l ≤2 ≤4
17 Manganese mg/l ≤2 ≤4
18 Mercurio mg/l ≤ 0,005 ≤ 0,005
19 Nichel mg/l ≤2 ≤4
20 Piombo mg/l ≤ 0,2 ≤ 0,3
21 Rame mg/l ≤ 0,1 ≤ 0,4
22 Selenio mg/l ≤ 0,03 ≤ 0,03
23 Stagno mg/l ≤ 10
24 Zinco mg/l ≤ 0,5 ≤ 1,0
25 Cianuri totali (come CN) mg/l ≤ 0,5 ≤ 1,0
26 Cloro attivo libero mg/l ≤ 0,2 ≤ 0,3
27 Solfuri (come S) mg/l ≤1 ≤2
28 Solfiti (come SO2) mg/l ≤1 ≤2
29 Solfati (come SO3) (3) mg/l ≤ 1000 ≤ 1000
30 Cloruri (3) mg/l ≤ 1200 ≤ 1200
31 Fluoruri mg/l ≤6 ≤ 12
32 Fosforo totale (come P) (2) mg/l ≤ 10 ≤ 10
33 Azoto ammoniacale (come NH4) (2) mg/l ≤ 15 ≤ 30
34 Azoto nitroso (come N) (2) mg/l ≤ 0,6 ≤ 0,6
35 Azoto nitrico (come N) (2) mg/l ≤ 20 ≤ 30
36 Grassi e olii animali/vegetali mg/l ≤ 20 ≤ 40
37 Idrocarburi totali mg/l ≤5 ≤ 10
38 Fenoli mg/l ≤ 0,5 ≤1
39 Aldeidi mg/l ≤1 ≤2
40 Solventi organici aromatici mg/l ≤ 0,2 ≤ 0,4
41 Solventi organici azotati (4) mg/l ≤ 0,1 ≤ 0,2
42 Tensioattivi totali mg/l ≤2 ≤4
43 Pesticidi fosforati mg/l ≤ 0,10 ≤ 0,10
44 Pesticidi totali (esclusi i fosforati) (5) mg/l ≤ 0,05 ≤ 0,05
tra cui:
45 - aldrin mg/l ≤ 0,01 ≤ 0,01
46 - dieldrin mg/l ≤ 0,01 ≤ 0,01
47 - endrin mg/l ≤ 0,002 ≤ 0,002
48 - isodrin mg/l ≤ 0,002 ≤ 0,002
49 Solventi clorurati (5) mg/l ≤1 ≤2
50 Escherichia coli (6) UFC/100ml Nota
51 Saggio di tossicità acuta (7) Il campione non è Il campione non è
accettabile: nota 1 accettabile: nota 2
Nota 1: il campione non è accettabile quando dopo 24 ore il numero degli organismi immobili è uguale o
maggiore del 50% del totale
Nota 2: il campione non è accettabile quando dopo 24 ore il numero degli organismi immobili è uguale o
maggiore del 80% del totale

(*) I limiti per lo scarico in rete fognaria indicati in tabella 3 sono obbligatori in assenza di
limiti stabiliti dall’autorità d’ambito o in mancanza di un impianto finale di
trattamento in grado di rispettare i limiti di emissione dello scarico finale. Limiti
diversi stabiliti dall’ente gestore devono essere resi conformi a quanto indicato alla
nota 2 della tabella 5 relativa a sostanze pericolose.
1. Per i corsi d’acqua la variazione massima tra temperature medie di qualsiasi sezione
del corso d’acqua a monte e a valle del punto di immissione non deve superare i 3°C.
Su almeno metà di qualsiasi sezione a valle tale variazione non deve superare 1°C.
Per i laghi la temperatura dello scarico non deve superare i 30°C e l’incremento di
temperatura del corpo recipiente non deve in nessun caso superare i 3°C oltre 50
metri di distanza dal punto di immissione. Per i canali artificiali, il massimo valore
medio della temperatura dell’acqua di qualsiasi sezione non deve superare i 35°C; la
condizione suddetta è subordinata all’assenso del soggetto che gestisce il canale. Per
il mare e per le zone di foce di corsi d’acqua non significativi, la temperatura dello
scarico non deve superare i 35°C e l’incremento di temperatura del corpo recipiente
non deve in nessun caso superare i 3°C oltre i 1000 metri di distanza dal punto di
immissione. Deve inoltre essere assicurata la compatibilità ambientale dello scarico
con il corpo recipiente ed evitata la formazione di barriere termiche alla foce dei
fiumi.
2. Per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue urbane valgono il limiti indicati in
tabella 1 e, per le zone sensibili, anche quelli di tabella 2. Per quanto riguarda gli
scarichi di acque reflue industriali recapitanti in zone sensibili, la concentrazione di
fosforo totale e di azoto totale deve essere rispettivamente di 1 e 10 mg/L.
3. Tali limiti non valgono per lo scarico in mare, in tal senso le zone di foce sono
equiparate alle acque marine costiere, purché almeno sulla metà di una qualsiasi
sezione a valle dello scarico non vengano disturbate le naturali variazioni della
concentrazione di solfati o di cloruri.
4. Sono inclusi in questo parametro PCB e PCT
5. Esclusi i composti come i pesticidi clorurati rientranti sotto i parametro 44, 45, 46,47 e
48.
6. All’atto dell’approvazione dell’impianto per il trattamento di acque reflue urbane, da
parte dell’autorità competente, andrà fissato il limite più opportuno in relazione alla
situazione ambientale ed igienico-sanitaria del corpo idrico recettore ed agli usi
esistenti. Si consiglia un limite non superiore ai 5000 UFC/100mL
7. Il saggio di tossicità è obbligatorio. Oltre al saggio su Daphnia magna, possono essere
eseguiti saggi di tossicità acuta su Ceriodaphnia dubia, Selenastrum capricornutum,
batteri bioluminescenti o organismi quali Artemia salina, per scarichi di acqua salata
o altri organismi tra quelli che saranno indicati dall’ANPA in appositi documenti
tecnici predisposti al fine dell’aggiornamento delle metodiche di campionamento ed
analisi. In caso di esecuzione di più test di tossicità si consideri il risultato peggiore. Il
risultato positivo della prova di tossicità non determina l’applicazione diretta delle
sanzioni di cui al Titolo V, determina altresì l’obbligo di approfondimento delle
indagini analitiche, la ricerca delle cause di tossicità e la loro rimozione.
Tabella 5. Sostanze per le quali non possono essere adottati da parte delle regioni(1), o da
parte del gestore della fognatura(2), limiti meno restrittivi di quelli indicati in tabella 3
rispettivamente per lo scarico in acque superficiali e per lo scarico in fognatura.

1 Arsenico
2 Cadmio
3 Cromo totale
4 Cromo esavalente
5 Mercurio
6 Nichel
7 Piombo
8 Rame
9 Selenio
10 Zinco
11 Fenoli (3)
12 Idrocarburi totali
13 Composti organici aromatici
14 Composti organici azotati (4)
15 Composti organici alogenati (compresi i pesticidi clorurati)
16 Pesticidi fosforati
17 Composti organici dello stagno
18 Sostanze di cui è provato il potere cancerogeno

(1) Per quanto riguarda gli scarichi in corpo idrico superficiale, nel caso di insediamenti
produttivi aventi scarichi con una portata complessiva media giornaliera inferiore a
50 m3, per i parametri della tabella 5, ad eccezione di quelli indicati sotto i numeri 2, 4,
5, 7, 15, 16, e 17 le regioni e le province autonome nell’ambito dei piani di tutela,
possono ammettere valori di concentrazione che superano di non oltre il 50% i valori
indicati nella tabella 3, purché sia dimostrato che ciò non comporti un peggioramento
della situazione ambientale e non pregiudichi il raggiungimento degli obiettivi
ambientali.
(2) Per quanto riguarda gli scarichi in fognatura, purché sia garantito che lo scarico
finale della fognatura rispetti i limiti di tabella 3, o quelli stabiliti dalle regioni ai sensi
dell’articolo 28 comma 2, l’ente gestore può stabilire per i parametri della tabella 5, ad
eccezione di quelli indicati sotto i numeri 2, 4, 5, 7, 11, 14, 15, 16 e 17, limiti di
accettabilità i cui valori di concentrazione superano quelli indicati in tabella 3.
(3) La limitazione per lo scarico in fognatura, indicata alla nota 2, è valida solo per i fenoli
non di tipo naturale quali i cloro fenoli.
(4) La limitazione per lo scarico in fognatura, indicata alla nota 2, è valida solo per i
composti pericolosi quali ad esempio le ammine aromatiche, l’acrilonitrile,
l’acrilammide, la piridina, e non per composti di tipo naturale come ad esempio le
proteine.
Contenuto di metalli
Nel 1990 l’ETAD raccomandò alle industrie ad essa associate i seguenti limiti di
impurezze metalliche nei coloranti (espressi in ppm):
Ag 100; As 50; Ba 100; Cd 20; Co 500; Cr 100; Cu 250; Fe 2500; Hg 4; Mn 1000; Ni 200; Pb
100; Sb 50; Se 20; Sn 250; Zn 1500.
Solo nel caso in cui il prodotto contenga metalli, come impurezza o come parte integrante
del prodotto, in quantità superiori ai limiti ETAD, essi sono riportati sulla scheda di
sicurezza, specificando il metallo.

I valori limite di accettabilità


I valori limite possono essere espressi in:
- concentrazione
- quantità massima per unità di tempo (kg/mese)
- fattore di emissione (quantità di inquinante per materia prima o unità di prodotto).
I limiti in concentrazione, sono indicati dalla legge nell’allegato n° 5, traendoli quasi
integralmente da quelli già previsti dalle norme preesistenti.
I limiti di quantità massima sono di nuova introduzione e dovranno essere stabiliti dalle
Regioni tenendo conto della pericolosità delle sostanze e delle migliori tecnologie
disponibili.
I fattori di emissione debbono essere stabiliti, in caso di autorizzazione di scarichi
contenenti:
- cadmio
- cromo esavalente
- mercurio
- idrocarburi totali
- composti organici alogenati
- pesticidi fosforati.
I valori limite di emissione, in funzione del recapito dello scarico, sono così articolati.
- Scarichi in pubblica fognatura
Per gli scarichi ordinari la Tab. n° 3 riporta valori di concentrazione identici a quelli
della Tab. C della legge 319/76, con le seguenti eccezioni:
- parametri “solidi sedimentabili” e “metalli e non metalli tossici totali”, non sono
più riportati
- parametri “cromo III” sostituito da “cromo totale”, “oli minerali” sostituito da
“idrocarburi totali”, “pesticidi clorurati” sostituito da “pesticidi totali”.
- Tutti i parametri sono stati sostituiti con identici valori.
- I limiti microbiologici per:
- Coliformi totali
- Coliformi fecali
- Streptococchi totali
sono stati sostituiti da un limite per “Escherichia coli”.
- Scarichi in acque superficiali
Per gli scarichi ordinari la Tab. n° 3 riporta valori di concentrazione identici a quelli
della Tab. A della legge 319/76, con le seguenti eccezioni:
• parametri “solidi sedimentabili” e “metalli e non metalli tossici totali”, non sono
più riportati
• parametri “cromo III” sostituito da “cromo totale”, “oli minerali” sostituito da
“idrocarburi totali”, “pesticidi clorurati” sostituito da “pesticidi totali”
• i limiti microbiologici per:
- coliformi totali
- coliformi fecali
- streptococchi totali
sono sostituiti da un limite per “Escherichia coli”.

Le sostanze pericolose
Il decreto legislativo 152/99 nell’allegato n° 5 Tabella n° 5, rappresenta una novità rispetto
alla legge Merli 319/76.
Una novità pesante per coloro che debbono rispettare i limiti con responsabilità legali o
anche solo tecniche.
La Tabella n° 5 comprende 15 voci per le quali è necessario rispettare i limiti della Tabella
n° 3. Il mancato rispetto di tali limiti è sanzionato dall’articolo 59:
“chiunque nell’effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali ovvero da una
immissione occasionale, supera i valori limite fissati nella Tabella 3 dell’allegato 5 in
relazione alle sostanze indicate nella Tabella 5 ovvero i limiti restrittivi fissati dalle
Regioni o dalle Province autonome, è punito con l’arresto fino a 2 anni e con l’ammenda da
lire cinque milioni a lire cinquanta milioni; se sono superati anche i valori limite fissati per
le sostanze contenute nella Tabella 3A dell’allegato 5, si applica l’arresto da 6 mesi a 3
anni e l’ammenda da lire dieci milioni a lire duecento milioni”.
Analizzando attentamente le 15 voci della tabella si desume quanto segue:
- molti metalli, come rame, nichel, cromo, si possono trovare nelle molecole dei coloranti
- lo zinco è presente in certi prodotti riducenti e nei catalizzatori per resine gliossaliche
- i composti organici alogenati, detti anche “Aox” sono presenti in alcuni coloranti,
oppure si possono formare per reazione di composti contenenti cloro per ossidazione
di substrati tessili presenti nei reflui
- composti organici aromatici e composti azotati costituiscono due classi di prodotti
molto vaste e non ben definite che non trovano riscontro nella Tabella 3 dei limiti di
accettabilità.
Viste le implicazioni penali alle quali si può andare incontro, le aziende di nobilitazione
tessile debbono cercare una sempre più stretta collaborazione con i produttori di prodotti
ausiliari e coloranti.
Infatti, se è vero che non tutti i metalli contenuti nei vari prodotti finiscono nelle acque
reflue, tuttavia esistono situazioni in cui l’esaurimento dei coloranti è scarso, come nel
caso di tinture di toni scuri con coloranti reattivi e per le quali è possibile superare il
limite permesso. Le schede di sicurezza più aggiornate, riportano, alla voce 12 relativa
alle informazioni di carattere ecologico, il tipo e la quantità di metalli presenti
eventualmente anche come impurezza nei limiti fissati dell’ETAD (vedere Tabella 5).
6. Il regime di autorizzazione allo scarico

Lo scarico: definizione
Il decreto legislativo 152/99, al titolo 1, Art. 2, contiene una serie di definizioni, per
facilitare l’interpretazione della normativa, che mancava nelle precedenti leggi.
Tra le diverse definizioni contenute in tale glossario merita attenzione “la definizione di
scarico”, perché delimita i confini fra la normativa acque e quella in materia di
rifiuti (D. Lgs. N° 22/1997).
(Art. 2, lett. b.b) si definisce scarico:
“qualsiasi immissione diretta tramite condotta di acque reflue liquide, semiliquide e
comunque convogliabili nelle acque superficiali sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria,
indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo
trattamento di depurazione”.
Esclusione:
“acque usate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e impianti di
potabilizzazioni, acque da sondaggi e perforazioni, diversi da quelli relativi alla ricerca ed
estrazione di idrocarburi”. (Art. 40).
Di conseguenza, perché vi sia scarico e possa essere applicata la legge, deve esistere
soluzione di continuità tra la produzione di questo ed il suo riversamento nel corpo
ricettore (diretto tramite condotta).
Qualsiasi interruzione prima del suo riversamento sposta la sua gestione alla normativa in
materia di rifiuti.
Non essendoci la condotta diretta entra in opera l’art. 36, che dice:
“il produttore ed il trasportatore di rifiuti costituiti da acque reflue, sono tenuti al rispetto
della normativa sui rifiuti”.
Devono essere compresi nell’ambito della normativa sui rifiuti, sia il caso in cui il
produttore di acque reflue le riconsegni ad un terzo per lo smaltimento, sia il caso che le
trasporti per poi riversarle in un corpo idrico.

Lo scarico: tipologie
Si definiscono acque di scarico tutte le acque provenienti da uno scarico, secondo la
seguente ripartizione:

- acque reflue domestiche


acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi, derivanti
prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche (art. 2 lett. g)
- acque reflue industriali
qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali
o industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque reflue meteoriche di
dilavamento (art. 2 lett. h)
- acque reflue urbane
acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue
industriali ovvero meteoriche di dilavamento (art. 2 lett. i)

Acque di prima pioggia


Nel dlgs 152/99 manca la definizione di “acque di prima pioggia”, per cui in assenza di
previsioni espresse, se tali acque vengono convogliate tramite condotte, deve ritenersi
ricomprese nelle nozioni di scarico; perciò:
Art. 45: tutti gli scarichi debbono essere autorizzati.
Nel caso della Regione Lombardia, la definizione di “acque di prima pioggia” si trova nella
legge Regionale 62/85, che dice:
“sono considerate acque di prima pioggia quelle corrispondenti per ogni evento meteorico
ad una precipitazione di 5 m/m uniformemente distribuita sull’intera superficie scolante
servita dalla rete di drenaggio. Ai fini del calcolo delle portate, si stabilisce che tale valore
si verifichi in 15 minuti. È obbligatorio organizzare per le acque meteoriche opere di
convogliamento e smaltimento separate. I reflui in oggetto possono essere recapitati
(oltre che in fognature ed in corsi d’acqua) direttamente sul suolo o nel sottosuolo escluse
le acque di prima pioggia provenienti da insediamenti produttivi”.
Il regime autorizzativo è subordinato alle caratteristiche qualitative:

- nel caso queste siano equivalenti ai reflui domestici è sempre ammesso lo scarico in
rete fognaria
- nel caso invece che gli scarichi siano contaminati da inquinanti industriali debbono
ritenersi equiparati ai reflui urbani e se lo scarico va in pubblica fognatura dovrà
essere autorizzato dal Comune, se va in altro ricettore sarà autorizzato dalla
Provincia
- nel caso di dilavamento di sostanze pericolose entra in gioco l’art. 39, che dice:
“le Regioni disciplinano i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia
e di lavaggio delle aree esterne non recapitanti in reti fognarie siano convogliate e
opportunamente trattate in impianti di depurazione per particolari stabilimenti nei
quali vi sia il rischio di deposizione di sostanze pericolose sulle superfici impermeabili
scoperte”.
Il richiamo alla Regione nell’art. 39 è esplicito.

Acque meteoriche
Le acque meteoriche possono recapitare in pubblica fognatura rispettando le norme
dell’apposito regolamento comunale.
È ammesso il loro recapito sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo per sub-
irrigazione purché il disperdimento avvenga ad adeguata distanza da tutti i muri degli
edifici vicini anche in relazione alla natura geologica del terreno ed al profilo altimetrico.
È ammesso pure il loro recapito in acque superficiali, quando trattasi di edifici destinati
ad uso produttivo o misto o comunque quando abbiano una superficie impermeabile
maggiore di 500 mq.; si dovrà provvedere mediante appositi separatori a convogliare le
acque di prima pioggia nella fognatura comunale, nel rispetto dei limiti previsti, onde
consentire il recapito sul suolo e sottosuolo e nelle acque superficiali, esclusivamente delle
acque meteoriche di piena o di stramazzo.

Reti fognarie
Per la Regione Lombardia le indicazioni per le modalità di gestione delle reti fognarie
interne si trovano nel “Regolamento LR 64/81”.

Reti interne
Tutti gli scarichi devono essere raccolti all’origine e, tramite percorsi separati e distanti,
in relazione alla loro origine devono essere conferiti al recapito.
È ammessa l’unificazione delle diverse reti immediatamente a monte del recapito finale,
fermo restando la possibilità d’ispezione e prelievo campione delle singole reti.

Caratteristiche delle reti e dei pozzetti


Le condutture delle reti di scarico e tutti i pozzetti, nonché le eventuali vasche di
trattamento, devono essere costruiti in materiale sicuramente impermeabile, resistente
ed a perfetta tenuta.
I pezzi di assemblaggio e giunzione devono avere le stesse caratteristiche di cui sopra.
Le reti di scarico devono essere opportunamente isolate dalla rete di distribuzione
dell’acqua potabile; di regola devono essere interrate, salvo che per le ispezioni e casi
particolari ove, a motivata richiesta, l’Ente di Controllo può prescrivere od ammettere
percorsi controllabili a vista.
È vietato scaricare direttamente acque industriali sul suolo e negli strati superficiali del
sottosuolo, ad eccezione dei casi previsti dal “Nuovo Testo Unico”.

Accessibilità all’ispezione ed al campionamento


Tutti gli scarichi e le relative reti devono essere dotate di idonee ispezioni e prima della
loro confluenza o recapito, avere idoneo dispositivo e perfetta tenuta che consenta il
campionamento.
Ove, prima del recapito, siano realizzati impianti di depurazione e trattamento degli
scarichi, all’uscita di questi ed immediatamente a monte del recapito finale, deve essere
posto un pozzetto di prelievo per le analisi, di dimensioni minime di cm. 40x40. Tale
pozzetto deve essere a perfetta tenuta e permettere un accumulo di acqua per una
profondità di almeno 50 cm.
Le autorizzazioni
Art. 45. “Tutti gli scarichi devono essere autorizzati”.
È sempre ammesso lo scarico di acque reflue domestiche in fognatura pubblica; il rilascio
della concessione edilizia include le autorizzazioni di scarico.
L’autorizzazione per lo scarico viene rilasciata al Titolare dell’attività da cui si origina, ed
è concessa:
- dal Comune, se si scarica in pubblica fognatura
- dalla Provincia, per gli altri casi.
L’autorizzazione ha una durata di 4 anni, dal momento del rilascio. Il rinnovo deve essere
richiesto 1 anno prima della scadenza dell’autorizzazione; in questo caso, se l’Autorità non
ha ancora rilasciato il permesso, lo scarico può essere mantenuto.

Art. 34. Se lo scarico contiene sostanze pericolose


Lo scarico dovrà cessare dopo 6 mesi, se il permesso non è stato ancora rilasciato.

Il regime transitorio (art. 62 cap. 11)


I titolari degli “ scarichi esistenti” devono adeguarsi alla nuova disciplina entro 3 anni
dalla data di entrata in vigore del decreto (entro 13 giugno 2002).
La disposizione contenuta nel decreto si applica anche agli scarichi per i quali l’obbligo di
autorizzazione è stato introdotto dalla nuova normativa (art. 62, c11).
- Scarico esistente: definizione
Unico riferimento è relativo alla nota n° 1 all. 5 del decreto che dice:
“si intendono come esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto gli
scarichi:
- di impianti di trattamento acque reflue urbane per le quali sono già state completate
tutte le procedure relative alle gare di appalto e all’assegnazione lavori;
- di acque reflue industriali in esercizio e già autorizzate”.

Conseguentemente, si dovrà procedere nei seguenti modi.

Scarichi esistenti autorizzati Scarichi esistenti non autorizzati


↓ ↓
3 anni per l’adeguamento ai nuovi limiti sono equiparati agli scarichi nuovi
↓ ↓
nel periodo di adeguamento: si deve richiedere l’autorizzazione e saran-
- si deve rispettare quanto prescritto no sottoposti al nuovo regime previsto dal
nelle autorizzazioni, Dlgs n° 152/1999.
- si deve evitare un aumento anche L’autorità amministrativa potrà concedere
occasionale dell’inquinamento tempo per l’adeguamento
Gli oneri del procedimento di autorizzazione
Le spese occorrenti per effettuare i rilievi, gli accertamenti, i controlli ed i sopral-
luoghi necessari per l’istruttoria della domanda di autorizzazione sono a carico del
richiedente.
La somma che il richiedente è tenuto a versare, a titolo di deposito, quale condizione di
procedibilità della domanda, è determinata in via provvisoria dall’Autorità.
La liquidazione definitiva delle spese sostenute verrà effettuata al completamento
dell’istruttoria competente.

Il controllo degli scarichi

↓ ↓
Ente gestore ARPA
↓ ↓
Scarichi in rete fognaria Scarichi in acque superficiali
Suolo e sottosuolo

L’autorità competente effettua il controllo degli scarichi sulla base di un programma che
garantisca un sistema di controlli preventivi e successivi a carattere periodico, diffuso,
effettivo ed imparziale.
L’ente gestore organizza un adeguato servizio di controllo, secondo le modalità previste
nella convenzione di gestione, fermo restando quanto stabilito per gli scarichi in pubblica
fognatura.

Il soggetto incaricato del controllo è autorizzato ad effettuare le ispezioni, i controlli ed i


prelievi necessari all’accertamento del rispetto dei valori limite di emissione, delle
prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzatori o regolamentari e delle condizioni
che danno luogo alla formazione degli scarichi.
Il titolare dello scarico è tenuto a fornire le informazioni richieste ed a consentire l’accesso
ai luoghi dai quali origina lo scarico.
Per gli scarichi contenenti sostanze pericolose di cui alla Tab. 3/A ed alla Tab. 5 All. 5,
l’Autorità competente, nel rilasciare l’autorizzazione, può prescrivere a carico del titolare
dello scarico:
- l’installazione di strumenti di controllo in automatico
- le modalità di gestione degli strumenti e di conservazione dei risultati relativi, da
lasciare a disposizione dell’autorità competente per il controllo per un periodo di
tempo non inferiore ai 3 anni dalla data di effettuazione dei controlli.
Le procedure di ispezione da parte degli enti
Prelievo dei campioni. Il nuovo Dlgs 152/99, come la precedente legge 319/76, prescrive
che le determinazioni analitiche devono essere effettuate su un campione medio prelevato
in un intervallo di tempo di 3 ore minimo.
I tipi di campionamento che si possono effettuare sono:
- campionamento medio-continuo
- campionamento medio-composito
anche senza rispetto della proporzionalità delle portate dello scarico.

Il nuovo decreto non prevede la possibilità di campionare in modo istantaneo gli scarichi.
Il campionamento istantaneo, se motivato correttamente, potrà essere utilizzato per gli
scarichi discontinui occasionali o accidentali.

Verbale del campionamento che opportunamente deve essere compilato in più copie,
quali:
- operatore del campionamento
- Ente che ha disposto il campionamento
- laboratorio che eseguirà le analisi
- Titolare dello scarico
il verbale dovrà essere compilato per tutte le indicazioni tecniche richieste, firmato dal
responsabile che ha effettuato il campionamento e controfirmato dal titolare dello scarico
o da un suo rappresentante presente all’operazione di campionamento.
Essendo una procedura amministrativa di controllo, è consigliabile scomporre il singolo
prelevamento in 4 parti di cui:
- 2 parti per il laboratorio di analisi
- 2 parti per il titolare dello scarico
le doppie aliquote per singolo campionamento servono a garantire ambedue le parti che
eventuali:
- incidenti nel trasporto campioni
- incidenti nel corso dell’analisi
- determinazione di parametri di lunga conservazione
consentano una conferma dei risultati ripetendo l’analisi.

Analisi dei reflui da parte degli Enti di controllo


Le analisi delle acque reflue vengono effettuate presso i Presidi Multizonali di Igiene e
Profilassi (PMIP) di competenza.
All’analisi può assistere il titolare dello scarico od un suo rappresentante.
È obbligatorio da parte dei funzionari dell’Ente di controllo comunicare al titolare dello
scarico il giorno di esecuzione delle analisi.
Il danno ambientale e la bonifica
“Chi, con il proprio comportamento omissivo o commissivo in violazione del decreto,
provoca un danno alle acque, al suolo, al sottosuolo e/o altre risorse ambientali, ovvero,
determina un periodo concreto ed attuale di inquinamento ambientale, è tenuto a
procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e ripristino
ambientale delle aree inquinate e degli impianti dai quali è derivato il danno ovvero
deriva il pericolo di inquinamento ai sensi e secondo le procedure dell’art. 17.
Dlgs n° 22/1997”.
È fatto salvo il diritto ad ottenere il risarcimento del danno non eliminabile ai sensi
dell’art. 18 legge 349/99.

Sanzioni penali ed amministrative previste dal decreto

Sanzioni penali
Comportamento Sanzione
Apertura / effettuazione senza autorizzazione di Arresto (2 mesi – 2 anni) o ammenda
nuovo scarico industriale (2 – 15 milioni)
Mantenimento/effettuazione, dopo revoca/sos-
pensione dell’autorizzazione, di scarico indus- Solo arresto (3 mesi – 3 anni) se
triale sostanze tab. 5/3A all. 5
Superamento dei valori tab. 3 all. 5 in relazione Arresto (fino a 2 anni) e ammenda
alle sostanze della tab. 5 (5 – 50 milioni)
Superamento dei valori tab. 3/A all. 5 Arresto (6 mesi – 3 anni) e ammenda
(10 – 200 milioni)

Sanzioni amministrative
Comportamento Sanzione
Inosservanza, salvo che il fatto costituisca reato, delle prescrizioni 2 – 25 milioni
previste nell’autorizzazione allo scarico
Inosservanza prescrizioni per scarichi in reti fognarie
Mancata installazione/gestione di strumenti di controllo in automatico 1 – 25 milioni
nel caso di scarichi contenenti sostanze tab. 5/3A all. 5
Impedimento all’accesso all’insediamento per il controllo degli scarichi 1 – 6 milioni

Fatte salve le altre disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, in materia di
accertamento degli illeciti amministrativi, all’irrogazione delle sanzioni amministrative
pecuniarie provvede la Regione. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
presente decreto non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all’art. 16 della legge
24 novembre 1981, n. 689.

Circostanza attenuante (art. 61)


Nei confronti di chi, prima del giudizio penale o dell’ordinanza-ingiunzione, ha riparato
interamente il danno , le sanzioni penali e amministrative previste nel presente titolo sono
diminuite dalla metà a due terzi.
Disposizioni finali
A seguito della promulgazione del Dlgs n° 159/99 sono abrogate le seguenti leggi:
- legge 319/’76 (legge Merli) e le norme collegate
- decreto legislativo 130/’92
- decreto legislativo 131/’92
- decreto legislativo 132/’92
- decreto legislativo 133/’92
- legge 172/’95
- l’abrogazione degli articoli 16 e 17 della legge 319/’76, ha effetto dall’applicazione della
tariffa del servizio idrico integrato.
Un concetto razionale di depurazione dei reflui, provenienti dai processi di nobilitazione
tessile deve tenere conto, nel suo ampio contesto, dei seguenti criteri.
Il trattamento di depurazione, effettuato per eliminare gli elementi inquinanti, non deve
prescindere da:
- il controllo del processo, per ridurre il carico inquinante
- l'utilizzo di prodotti biologicamente selezionati, per ridurre i costi di depurazione.
7. Il trattamento biologico di depurazione delle acque reflue

Il processo di depurazione dei reflui di nobilitazione tessile comprende le seguenti


funzioni:

- separazione dei materiali galleggianti e/o in sospensione


- correzione del pH
- abbattimento del carico organico e inorganico inquinante
- decolorazione dell'acqua, per abbattimento dei coloranti resistenti ai trattamenti
chimici.

Il processo di depurazione dei reflui può essere effettuato sostanzialmente in due modi:

- per via chimico/fisica


- per via biologica

Il trattamento chimico/fisico, basato sulla precipitazione delle sostanze inquinanti per


mezzo di sali inorganici, quali solfato di alluminio e carbonato di calcio, è stato utilizzato
agli inizi degli anni '70, con rendimenti effettivi di depurazione molto limitati.

Il trattamento biologico, a partire dalla fine degli anni '70, è stato conclamato quale
processo ottimale per la depurazione dei reflui sia tessili, sia industriali in genere, ed
anche per i reflui civili.

Il trattamento biologico addizionato ad un pre-trattamento chimico-fisico, rappresenta il


processo ottimale per la depurazione delle acque reflue della nobilitazione tessile.

La depurazione biologica è un processo di demolizione delle sostanze organiche che


avviene attraverso due possibili tipi di meccanismi naturali:
in presenza di ossigeno = processo aerobico
in assenza di ossigeno = processo anaerobico

Il processo aerobico è quello in cui il carbonio e l'idrogeno delle strutture degradate si


combinano con l'ossigeno formando CO 2 e H2O.
Il processo anaerobico è quello in cui l'idrogeno si combina con il carbonio e/o lo zolfo
producendo CH4 e H2S.
Il processo aerobico è quello più largamente impiegato nella depurazione dei reflui e si
svolge attraverso un procedimento biologico i cui elementi essenziali sono:

- la biomassa microbica, costituita da:


- la fauna batterica di protozoi o microorganismi mono e/o pluricellulari che si
nutrono delle sostanze organiche presenti nei reflui e dalla loro metabolizzazione
si ottiene la depurazione.
- la flora biologica, costituita da materiale biologicamente inerte e da residui della
demolizione delle sostanze organiche, che rappresentano l'habitat in cui vive la
fauna batterica

- l'ossigeno che è necessario ai processi biochimici connessi al metabolismo dei protozoi


o fauna batterica. Esso deve essere fornito in quantità sufficienti attraverso
dispositivi che possono essere:
- turbine superficiali
- turbine immerse
- diffusori d'aria
- iniettori di aria arricchita d'ossigeno
- agitatori del liquame in atmosfera di ossigeno.

L'efficienza della depurazione biologica dipende:


- dal rapporto fra carico organico e concentrazione delle biomasse
- dalla temperatura del liquame (acque reflue + biomasse)
- dalla concentrazione di ossigeno disciolto
- dal tempo di contatto "refluo/biomassa”.

La depurazione biologica avviene secondo una serie di fasi descritte nello schema
seguente:

Schema delle fasi di depurazione di un impianto biologico


Pre-trattamenti chimico-fisici Grigliatura
Omogeneizzazione
Neutralizzazione
Coagulazione-floculazione
Decantazione primaria
Trattamento biologico Ossigenazione
Decantazione fanghi
Riciclo fanghi
Trattamento fanghi di supero
8. Le fasi della depurazione biologica0

Grigliatura
Operazione per eliminare i corpi grossolani galleggianti e sospesi. Il grado di eliminazione
dipende dalle dimensioni delle maglie della griglia.
Omogeneizzazione = operazione di miscelazione delle acque di diversa provenienza dallo
stabilimento di finitura tessile. Il convogliamento in una stessa vasca permette di
omogeneizzare il contenuto organico da inviare all'impianto di depurazione biologica.

Neutralizzazione
Operazione di correzione del pH dei reflui in entrata nell'impianto di depurazione
biologica. Il pH ottimale è compreso fra 6,5 - 8,5 e può essere ottenuto neutralizzando con
CO2, che non produce ulteriore inquinamento da sali, bensì dei bicarbonati con funzione di
tampone nelle reazioni biologiche.

Coagulazione – Floculazione
Operazione necessaria per le acque reflue contenenti colloidi o prodotti finemente
dispersi. La coagulazione - floculazione si ottiene con solfato di alluminio + carbonato di
calcio, oppure usando "polielettroliti organici ionizzabili".

Decantazione primaria
Operazione che consente al precipitato formato dall'aggiunta del coagulante - floculante di
depositarsi sul fondo della vasca di sedimentazione.

Ossigenazione
Operazione con la quale il carbonio e l'idrogeno delle sostanze inquinanti degradate dal
metabolismo dei microrganismi biologici, si combinano con l'ossigeno formando CO2 ed
H2O.

Decantazione dei fanghi


Operazione che consente ai fanghi in sospensione di depositarsi sul fondo della vasca di
sedimentazione sfruttando il fatto che la velocità di flusso dell'acqua reflua + fango
biologico è inferiore a quella di decantazione del fango.
Il fango che si deposita sul fondo viene rimosso lentamente da una racla e convogliato in
tramogge. L’operazione successiva si riferisce al riciclo dei fanghi.

Riciclo dei fanghi


Operazione che attraverso un pompaggio rimette in ciclo i fanghi trasportandoli nella
vasca di ossigenazione, continuando così il processo di depurazione biologica.
Trattamento dei fanghi in esubero
Operazione che comprende quattro diverse fasi:
- raccolta fanghi in esubero, derivanti dalla biodegradazione delle sostanze organiche
inquinanti, e sono costituiti da una massa microbica che si separa dall'acqua nella fase
di decantazione finale
- concentrazione del contenuto solido (1/2% residuo secco) con procedimento di
ispessimento per gravità, per eliminare gran parte dell'acqua e ridurre il volume
- stabilizzazione del fango, per bloccare i processi di putrefazione; l'operazione può
essere effettuata:
- per forte ossigenazione = (via aerobica)
- per aggiunta di latte di calce = (via chimica)
- disidratazione del fango, che può essere effettuata:
- in letti di essiccamento
- meccanicamente con utilizzo di filtro-pressa
- per centrifugazione (poco usato).
9. I controlli nel processo di depurazione biologica

Il processo di depurazione delle acque reflue impone una serie costante ed attenta di
controlli atti a garantire l'efficienza ed il pieno rendimento dell'impianto di depurazione,
dal quale dipende il rispetto dei limiti di accettabilità della legge per le acque trattate. Un
impianto biologico non può essere fermato, bensì deve funzionare costantemente ogni
giorno dell'anno, e deve altresì essere continuamente alimentato anche nei periodi in cui
la fabbrica non produce e quindi non invia sostanze organiche da depurare all'impianto.
Un impianto biologico deve sempre essere efficiente:
- sia nelle componenti meccanico-elettriche
- sia nelle condizioni chimico-fisiche di ogni sua fase.
Sono quindi indispensabili controlli operativi dell'andamento del processo di depurazione,
che consentano di verificare lo stato:
- del refluo in entrata
- della biomassa in funzione
- dell'acqua depurata in uscita
- dei fanghi in esubero.

I controlli che si devono effettuare sono di quattro tipi:


- controlli chimico - fisici
- controlli biologici
- controlli ittiotossicologici
- controlli di germinabilità.

I controlli chimici da effettuare sulle acque reflue in entrata e sulle acque depurate in
uscita dall'impianto riguardano l'analisi dei seguenti componenti:
COD richiesta totale di ossigeno
BOD5 richiesta di ossigeno biologico
+
NH 4 azoto ammoniacale
(NO2)- azoto nitroso
---
(PO4) fosfati
Cl- cloruri
--
(SO 4) solfati
MBAS tensioattivi contenenti gruppi (-SO3H) solfati e solfonati
BIAS tensioattivi non ionogeni

I controlli fisici da effettuare sulle acque reflue in entrata riguardano i seguenti


parametri:
Il pH, che deve essere verificato e mantenuto costante entro l'arco di valori limite
compresi fra 5,5 - 9,5 per evitare effetti negativi sulla biomassa.
E' opportuno comunque, operare entro limiti più ristretti sapendo che i microrganismi
hanno la loro massima efficienza entro valori di pH 7 - 7,8.
Il controllo del pH deve essere effettuato con un pHmetro o sonda che regola l'immissione
di alcali o di acido per mantenere costante il pH delle acque in entrata. Inoltre, risulta
importante la registrazione tramite scrivente collegata al pHmetro per verificare la
costanza di pH nel tempo.

La temperatura, che deve essere controllata perché influenza la velocità dei processi
biochimici legati al metabolismo dei microrganismi, in quanto:
- temperature basse rallentano il processo biologico
- temperature elevate incidono sulla solubilità dell'ossigeno rallentando la depurazione
e, in alcuni casi, causando la scomparsa di alcune specie di microrganismi.

La concentrazione ottimale dei fanghi in ossigenazione (MLSS); è la concentrazione in


(mg/l) dei solidi sospesi totali nella miscela aerata, che si effettua su un campione di fanghi
dopo filtrazione su filtro medio e trattamento a 105°C (fino a peso costante).

La concentrazione di fanghi con cono Imhoff; è la misura del volume di fanghi che
sedimentano dopo 30 min. in un cono Imhoff.

Indice di Mohlmann , detto anche " indice di fango ", che si ottiene dal seguente rapporto:
ml/l fango sedimentato in 30' min.
Indice di Mohlmann =
g/l MLSS essiccato a 105 ° c

Il colore, che è un elemento fisico da tenere sotto controllo; soprattutto la gamma


dall'arancione al bordò dei coloranti reattivi colorano le acque in modo visibile. Si rende
opportuno per tintorie cotoniere un pre-trattamento dei bagni esausti di tintura per
demolire il colore prima del trattamento biologico.
10. I microrganismi della biomassa

Attraverso il controllo microscopico del fango in ossigenazione, è possibile valutare


l'attività dei microrganismi della biomassa.

Riportiamo qui a seguito una descrittiva dei tipi di protozoi più comuni nella fauna
batterica di un impianto di depurazione dei reflui industriali.

Denominazione Forma e aspetto Indicazioni


PARAMECIUM Microrganismi pluricellulari a Sono indice di fanghi in buono
ROTIFERE forma ovale stato. Vivono bene in acque
reflue industriali e sanitarie
VORTICELLE Microrganismi ciliati a forma Sono poco mobili e vivono attac-
di ferro da stiro cati per mezzo di un peduncolo
alla biomassa
OPERCULARIA Microrganismi a forma simile Sono indice di fanghi in crescita
alle vorticelle, riuniti a grap-
poli
EPISTYLIS Microrganismi a grappolo Sono indice di carenza di ossi-
che assomigliano a trifogli o geno e sostituiscono, in questo
quadrifogli caso, le vorticelle
ZOOFLAGELLATI Microrganismi giovani, a for- Sono presenti nelle acque reflue
ma allungata con più code ricche di sostanze organiche di
(o flagelli) sintesi
NEMATODI Microrganismi vermiformi e Sono indice di fanghi al limite tra
grossi la vita aerobica e quella anaero-
bica. Con il loro movimento rom-
pono i fiocchi di fango e sono
perciò dannosi

La rappresentazione grafica seguente mostra l’aspetto caratteristico dei diversi


microrganismi presenti nelle acque.
11. Glossario dei termini più usati nella depurazione biologica

Biodegradabilità è l'effetto prodotto dal processo di ossidazione biologica che causa la


trasformazione delle sostanze inquinanti presenti nei reflui.

T.O.C (Total Organic Carbon) è l'analisi che consente la misura totale della
biodegradabilità delle sostanze.

COD (Chemical Oxygen Demand) è la quantità di ossigeno richiesta per mineralizzare


completamente le sostanze presenti in un campione di acque.

BOD (Biological Oxygen Demand) è la quantità di ossigeno consumata dal campione di


acque in condizioni standard (ovvero a: pH neutro, T°20°C costante, al buio e, sotto
agitazione). Il BOD può essere effettuato in 5 giorni (analisi più utilizzate) oppure, in
modo più rigoroso in 20 giorni (analisi poco praticabile).

M.B.A.S. (Methylene Blu Active Substances) è l'analisi per definire le sostanze


tensioattive anioniche, contenenti il gruppo (-SO3H) sia solfato, sia solfonato.

B.I.A.S. ( Biomuth Active Substances) è l'analisi per definire le sostanze tensioattive non
ionogene derivate dall'ossido di etilene e/o di propilene.

MLSS (Mixed Liquor Suspended Solids) è l'analisi che determina la concentrazione in


(mg/l) dei solidi sospesi totali di un campione di acque, filtrato e seccato a 105°C (peso
costante).

MLVSS è l'analisi che determina il residuo dei solidi sospesi totali dopo aver eliminato la
frazione dei solidi volatili, con trattamento di calcinazione a 550°C del campione utilizzato
per MLSS.
CAP. 2

PRODOTTI CHIMICI
1. Introduzione

I prodotti chimici sono tutte quelle sostanze il cui impiego consente la regolazione e
l’ottimizzazione delle funzioni chimico-fisiche fondamentali per:
- l’attuazione delle operazioni del processo tintoriale
- l’applicazione di ausiliari nel processo di finissaggio.

La natura chimica dei prodotti usati nel processo di nobilitazione della maglia è semplice,
in quanto appartenenti ai gruppi chimici fondamentali, quali:
- acidi
- basi
- sali
- perossidi
Questi prodotti sono di origine inorganica (la maggior parte) o di origine organica (la
minor parte).

La loro funzione nel processo di nobilitazione riguarda:


- impostazione e regolazione del pH dei bagni
- sviluppo del potenziale ossidante e/o riducente
- regolazione dell’affinità tintoriale
- azione di neutralizzazione
- azione di tampone del pH
- ottimizzazione dello sviluppo applicativo degli ausiliari.

Nella Tabella A, sono riportate le principali caratteristiche dei prodotti chimici impiegati
nella nobilitazione dei tessuti a maglia, suddivisi per gruppo e carattere chimico.
Prodotti Peso Solubilità (g/l)
Campo di impiego
Gruppo Carattere Denominazione Formula molecolare a 20°C a 100°C
Solforico H2SO4 98.08 ∞ ∞ Tintura
Inorganici Nitrico HNO3 63.05 ∞ ∞ Decapaggio
Cloridrico HCl 36.46 ∞ ∞ Scarica resine e fissatori
Acidi Formico HCOOH 46.03 ∞ ∞ Tintura – neutralizzazione
Acetico CH3COOH 60.05 ∞ ∞ Tintura – neutralizzazione
Organici
Ossalico C2O4H2 – 2H2O 126.06 100 1200 Pulitura macchie ruggine
Citrico C6H8O7 – H2O 210.10 1330 2000 Pre-trattamento acido
Alcali forte Soda caustica NaOH 40.00 1090 3470 Mercerizzazione – tintura
Basi
Alcali debole Ammoniaca NH3 17.07 530 74 Purga – candeggio – neutraliz.
Perossido Acqua ossigenata H2O2 34.02 - - Candeggio chimico
Ipoclorito sodico NaClO 74.50 - - Candeggio chimico
Ossidanti
Clorito sodico NaClO2 90.50 - - Candeggio chimico
Perborato sodico NaBO3 – 4H2O 153.85 25 (15°) 37 (32°) Pulitura macchie
Bisolfito sodico NaHSO3 104.06 430 540 Neutralizzazione ossidanti
Idrosolfito sodico Na2S2O4 174.22 220 Decomposiz. Candeggio chimico – neutraliz.
Iposolfito sodico Na2S2O3 – 5H2O 248.19 700 2650 Neutralizzazione ossidanti
Riducenti Solfidrato sodico NaHs 56.00 - - Tintura (riducente)
Solfuro sodico Na2S 78.16 160 600 Tintura (riducente)
Solfossilato-formaldeide NaHSO2 – CH2O, 2H2O 154.00 500 - Riducente
Glucosio C6H12O6 – H2O 198.17 820 - Tintura (riducente)
Solfato sodico cristallino Na2SO4 – 10H2O 322.21 161 927 (30°) Tintura
Sali Elettroliti Solfato sodico anidro Na2SO4 142.05 330 (32°) 425 Tintura
Cloruro sodico NaCl 58.50 357 398 Tintura
Fosfato bisodico Na2HPO4 – 12H2O 358.17 93 988 Tintura
Fosfato trisodico Na3PO4 – 12H2O 380.16 110 1080 Tintura – purga
Sali alcalini
Carbonato sodico Na2CO3 106.00 217 450 Tintura – purga – candeggio
Bicarbonato sodico NaHCO3 84.06 96 164 (60°) Tintura
Solfato ammonico (NH4)2SO4 132.15 755 1034 Tintura
Sali acidi Acetato ammonico CH3COO NH4 77.08 1480 (4°) Decomposiz. Tintura
Acetato sodico CH3COO Na – 3H2O 136.09 1260 1700 Tintura
Silicato sodico Na2SiO3 122.05 Solubile Decomposiz. Candeggio acqua ossigenata
Stabilizzanti
Pirofosfato sodico Na4(P2O7)4 788.00 - - pH candeggio
Solubizzanti Urea NH2 – CO – NH2 60.05 1000 ∞ Solubizzante

Tabella A
2. Analisi dei prodotti chimici

La scheda di titolazione formulata per singolo prodotto riporta i metodi analitici per tre
diverse fasi del prodotto:
- sostanza pura contenuta nel prodotto tal quale
- quantità di prodotto disciolto nel bagno
- quantità di prodotto presente sul tessuto.

Le schede di titolazione riguardano i seguenti prodotti chimici e le titolazioni possibili


nelle tre fasi del prodotto.

N° Prodotto chimico tal quale nel bagno sul tessuto


1 Acido solforico X X X
2 Acido acetico X X X
3 Soda caustica X X X
4 Ammoniaca X X Non titolabile
5 Acqua ossigenata X X X
6 Ipoclorito di sodio X X X
7 Clorito di sodio X X X
8 Bisolfito di sodio X X X
9 Bicarbonato di sodio Titolabile in X Non titolabile
soluzione, vedere:
10 Carbonato di sodio nel bagno X Non titolabile
11 Idrosolfito di sodio Titolabile per analisi potenziometrica *
12 Solfossilato di sodio – formaldeide X X *

(*) metodo analitico non riportato.


ANALISI ACIDO SOLFORICO = H2SO4 [Link]. 49
Prodotto chimico da - Prelevare 1 cc prodotto da titolare,
titolare esattamente pipettato
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Sostanza Soluz. prodotto titolante Soda caustica Normalità: 0,1
pura nel Indicatore Metilarancio
prodotto
Viraggio Da incolore ad arancio
CC (NaOH) • 0,49 Prodotto
Titolo in (%) = puro
Densità H2SO4 analizzato
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Quantità del Soluz. prodotto titolante Soda caustica Normalità: 0,1
prodotto nel Indicatore Metilarancio
bagno Viraggio Da incolore ad arancio
Titolo in (gr/lt) CC (NaOH) • 0,49 = Prodotto
nel bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con
acqua distillata e agitare per 10-15’
Soluz. prodotto titolante Soda caustica Normalità: 0,1
Quantità del Indicatore Metilarancio
prodotto sul Viraggio Da incolore ad arancio
tessuto Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
Titolo in gr/gr tessuto CC (NaOH) • 0,49 Prodotto sul
= tessuto
(gr) tessuto asciutto
ANALISI ACIDO ACETICO = CH3COOH [Link]. 60
Prodotto chimico da - Prelevare 1 cc prodotto da titolare,
titolare esattamente pipettato
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Sostanza Soluz. prodotto titolante Soda caustica Normalità: 0,1
pura nel Indicatore Metilarancio
prodotto
Viraggio Da incolore ad arancio
cc (NaOH) • 0,6 CH3COOH
Titolo in (%) = puro
Densità CH3COOH analizzato
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Quantità del Soluz. prodotto titolante Soda caustica Normalità: 0,1
prodotto nel Indicatore Metilarancio
bagno Viraggio Da incolore ad arancio
Titolo in (gr/lt) cc (NaOH) • 0,6 = CH3COOH
nel bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con
acqua distillata e agitare per 10-15’
Soluz. prodotto titolante Soda caustica Normalità: 0,1
Quantità del Indicatore Metilarancio
prodotto sul Viraggio Da incolore ad arancio
tessuto Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
cc (NaOH) • 0,6 CH COOH
Titolo in gr/gr tessuto = sul 3tessuto
(gr) tessuto asciutto
ANALISI SODA CAUSTICA = NaOH [Link]. 40
Prodotto chimico da - Prelevare 1 gr. prodotto da titolare, pesato
titolare (in scaglie) esattamente alla 3a cifra decimale
- Diluire con H2O distillata a 500 cc
- Prelevare 50 cc e titolare
Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
Indicatore Fenoftaleina
Viraggio Da viola a incolore
Titolo in (%) cc(HCl) • 4 = NaOH pura
Prodotto chimico da - Prelevare 1 cc prodotto da titolare,
titolare (liquido) esattamente pipettato
Sostanza - Diluire con H2O distillata a 500 cc
pura nel - Prelevare 50 cc e titolare
prodotto Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
Indicatore Fenoftaleina
(A)
Viraggio Da rosa a incolore
Continuare la titolazione, aggiungendo
Indicatore Metilarancio
(B)
Viraggio Da giallo ad arancio
(cc A(HCl) – cc B(HCl)) • 0,4 NaOH
Titolo in (%) = pura
Densità NaOH analizzata
(cc B(HCl) • 2) • 0,53
Titolo in (%) = Na2CO3
Densità NaOH analizzata
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Quantità del Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
prodotto nel Indicatore Fenoftaleina
bagno Viraggio Da viola a incolore
Titolo in (gr/lt) cc 0,4 = NaOH pura
nel bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con
acqua distillata e agitare per 10-15’
Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
Quantità del Indicatore Fenoftaleina
prodotto sul Viraggio Da viola a incolore
tessuto Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
cc (HCl) • 0,4 NaOH pura
Titolo in gr/gr tessuto = sul tessuto
(gr) tessuto asciutto
ANALISI AMMONIACA = NH3 [Link]. 17
Prodotto chimico da - Prelevare 1 cc prodotto da titolare,
titolare esattamente pipettato
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Sostanza Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
pura nel Indicatore Metilarancio
prodotto
Viraggio Da giallo ad arancio
cc (HCl) • 0,17
Titolo in (%) = NH3 pura
Densità NH3 analizzata
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Quantità del Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
prodotto nel Indicatore Metilarancio
bagno Viraggio Da giallo ad arancio
Titolo in (gr/lt) cc (HCl) • 0,17 = NH3 nel
bagno
ANALISI ACQUA OSSIGENATA = H2O2 [Link]. 17
Prodotto chimico da - Prelevare 1 cc prodotto da titolare,
titolare esattamente pipettato
- Diluire con H2O distillata a 500 cc
- Prelevare 50 cc, aggiungere 150 cc H2O
- Aggiungere 20 cc H2SO4 al 20%, titolare
Sostanza con
pura nel Soluz. prodotto titolante Permanganato potassio Normalità: 0,1
prodotto Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
Viraggio Da incolore a viola persistente
Titolo in (% in peso) cc (KMnO4) • 1,7 = H2O2 pura
Titolo in (% in volume) cc (KMnO4) • 5,6 = Ossigeno
nell’H2O2
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
- Aggiungere 20 cc H2SO4 al 20%, titolare
con
Quantità del Soluz. prodotto titolante Permanganato potassio Normalità: 0,1
prodotto nel Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
bagno Viraggio Da incolore a viola persistente
Titolo in (gr/lt) cc (KMnO4) • 0,17 = H2O2 pura
nel bagno
Titolo in (gr/lt) cc (KMnO4) • 0,486 = H2O2 al 35%
nel bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con
acqua distillata e agitare per 10-15’
Soluz. prodotto titolante Permanganato potassio Normalità: 0,1
Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
Quantità del Viraggio Da incolore a viola persistente
prodotto sul Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
cc (KMnO4) • 0,17 H2O2 pura
Titolo in gr/gr tessuto = sul
(gr) tessuto asciutto tessuto
cc (KMnO4) • 0,43 H2O2 al 35%
Titolo in gr/gr tessuto = sul
(gr) tessuto asciutto tessuto
ANALISI IPOCLORITO SODICO = NaClO [Link]. 37,23
Prodotto chimico da - Prelevare 5 cc prodotto da titolare,
titolare esattamente pipettato
- Diluire con H2O distillata a 100 cc
(soluzione A)
- Prelevare dalla soluzione A 5 cc da
aggiungere in una beuta preparata con 50
Sostanza cc H2O distillata + 10 cc acido acetico + 2
pura nel gr. KI
prodotto Titolare sotto agitazione con:
Soluz. prodotto titolante Tiosolfato sodico Normalità: 0,1
Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
Viraggio Da nero-blu a incolore
Titolo in (%) cc (tiosolfato) • 0,3722 • 4 = Ipoclorito
puro
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con 50 cc H2O distillata
- Aggiungere 10 cc HCl al 10% + 2,3 gr. KI
Quantità del - Titolare sotto agitazione con:
prodotto nel Soluz. prodotto titolante Tiosolfato sodico Normalità: 0,1
bagno Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
Viraggio Da bruno a incolore
Titolo in (gr/lt) cc (tiosolfato) • 0,3722 = Ipoclorito nel
bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con
acqua distillata e agitare per 10-15’
Soluz. prodotto titolante Tiosolfato sodico Normalità: 0,1
Quantità del Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
prodotto sul Viraggio Da bruno a incolore
tessuto Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
cc (tiosolfato) • 0,3722 Ipoclorito sul
Titolo in gr/gr tessuto = tessuto
(gr) tessuto asciutto
ANALISI CLORITO SODICO = NaClO2 [Link]. 90,45
Prodotto chimico da - Prelevare 1,5 cc prodotto da titolare,
titolare esattamente pipettato
- Diluire con H2O distillata a 100 cc
(soluzione A)
- Prelevare dalla soluzione A 10 cc da
aggiungere in una beuta preparata con 30
Sostanza cc H2O distillata + 5 cc acido acetico
pura nel glaciale + 1 gr. KI
prodotto - Titolare sotto agitazione con:
Soluz. prodotto titolante Tiosolfato sodico Normalità: 0,1
Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
Viraggio Fino a colorazione paglierino
cc (tiosolfato) • 2,26
Titolo in (%) = clorito puro
1,5
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con H2O distillata a 60 – 70 cc
Quantità del Soluz. prodotto titolante Tiosolfato sodico Normalità: 0,1
prodotto nel Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
bagno Viraggio Fino a colorazione paglierino
Titolo in (gr/lt) cc (tiosolfato) • 0,226 = clorito nel
bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con 100
cc acqua distillata
Soluz. prodotto titolante Tiosolfato sodico Normalità: 0,1
Quantità del Indicatore Salda d’amido (alla fine titolazione)
prodotto sul Viraggio Fino a colorazione paglierino
tessuto Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
cc (tiosolfato) • 2,26 clorito sul
Titolo in gr/gr tessuto = tessuto
(gr) tessuto asciutto
ANALISI BISOLFITO SODICO = NaHSO3 [Link]. 32
Prodotto chimico da - Prelevare 150 mgr. prodotto da titolare
titolare - Diluire con 20 cc acqua distillata
- Aggiungere 5 gocce di salda d’amido
Sostanza Soluz. prodotto titolante Iodio Normalità: 0,1
pura nel Indicatore Salda d’amido
prodotto Viraggio Da incolore a blu/viola
cc (iodio) • 0,32 Bisolfito
Titolo in (%) • 1,624 = puro
mgr. Bisolfito pesato
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Diluire con 50 cc acqua distillata
- Aggiungere 5 gocce di salda d’amido
Quantità del Soluz. prodotto titolante Iodio Normalità: 0,1
prodotto nel
Indicatore Salda d’amido
bagno
Viraggio Da incolore a blu/viola
Titolo in (gr/lt) cc (iodio) • 0,32 • 1,624 = Bisolfito nel
bagno
Tessuto da titolare - Prelevare gr. 5 di campioni tessuto, pesati
esattamente alla 3a cifra decimale
- Collocare il campione in un beker con
acqua distillata e agitare per 10-15’
- Aggiungere 5 gocce di salda d’amido
Soluz. prodotto titolante Iodio Normalità: 0,1
Quantità del Indicatore Salda d’amido
prodotto sul
Viraggio Da incolore a blu/viola
tessuto
Pesatura campione di - Dopo titolazione, sciacquare il campione
tessuto tessuto
- Asciugare a 105°
- Pesare il camp. (fino a peso costante)
cc (iodio) • 0,32 • 1,624 Bisolfito sul
Titolo in gr/gr tessuto = tessuto
(gr) tessuto asciutto
ANALISI CARBONATI=Na 2CO3 p. eq. 53 – BICARBONATI=NaHCO3 [Link]. 84
Come: Prodotto chimico da Prelevare 100 cc bagno da titolare
carbonato titolare
sodico 1 a fase Aggiungere
Indicatore Fenoftaleina: se non si colora in viola indica
assenza di carbonato
Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
Viraggio Da viola a incolore
Quantità del Risultato (A)
prodotto nel
2 a fase Aggiungere nella stessa beuta
bagno
Indicatore Metilarancio
Soluz. prodotto titolante Acido cloridrico Normalità: 0,1
Viraggio Da giallo ad arancio
Risultato (B)
Come: (ccA (HCl)•2)•53 Carbonati
bicarbonato Titolo in (%) = nel bagno
1000
sodico (ccB(HCl) – ccA(HCl)•2)•84 Bicarbonati
Titolo in (%) = nel bagno
1000

ANALISI [Link] FORMALDEIDE=NaHSO2 CH2O 2H2O [Link]. 154,12


Prodotto chimico da - Prelevare 4 gr. prodotto da titolare
titolare - Diluire a 1000 cc con acqua distillata
- Prelevare 25 cc ed aggiungere 1 cc
formaldeide 36% + 5 cc acido acetico
Sostanza 10%
pura nel - Titolare con:
prodotto Soluz. prodotto titolante Iodio Normalità: 0,1
Indicatore Reattivo titolante = iodio
Viraggio Da giallo/rosso a incolore
Titolo in (%) cc (iodio) • 3,85 = Sodio solfossilato
Bagno da titolare - Prelevare 10 cc dal bagno da titolare
- Aggiungere 1 cc formaldeide 36% + 5 cc
acido acetico 10%
Quantità del - Quindi titolare
prodotto nel Soluz. prodotto titolante Iodio Normalità: 0,1
bagno
Indicatore Reattivo titolante
Viraggio Da giallo/rosso a incolore
Titolo in (gr/lt) cc (iodio) • 0,385 = prodotto nel bagno
3. Concentrazione ed impurezze dei prodotti chimici in commercio

++Selezione prodotti chimici utilizzati nella nobilitazione della maglia


Prodotto chimico Grado d’idratazione % Vol. % Peso Bè Densità Impurezze

Acido solforico 100 66 1,8395 Fe non>0.03%,As non>0.002%, SO2=0.0005%


95 - 96 66 1,8405
78 60 1,71 Fe non>0.025%,As non>0.0012%,
62 50 1,53 Fe = 0.020 - 0.08 gr.%,As 0.010 - 0.06 gr%
Acido nitrico 52,8 36 1,33 HNO3 50-52%,HNO2 0.05-0.2%,NaNO3 0.001-
0.01

89,6 47,4 1,49


62 40 1,3833
67,5 42 1,41
Acido cloridrico 30 19 - 20 1.152 - 1.163 H2SO4<0.85%,Fe<0.02%,As<0.012%

35 - 37 22 -23 1.18 - 1.19


Acido formico 100 1,218

90 1,204
85 1,19
Acido acetico anidro o glaciale 99 1,058 gela al di sotto di 15 °C
80 1,075
60 1,0685
Acido ossalico tecnico 100 1,9
2 - idrato 71,5 1,653
Acido citrico anidro 100 1,655 acido tartarico, Cu, Pb.
monoidrato 90 1,542
Soda idrossido Scaglie o perle 100 prodotto igroscopico
50 50 1,525 carbonati di Na
30 36 1,328 carbonati di Na
Ammoniaca 9,9 9,5 16 0,96
20 18,7 22 0,925
25 22,7 24 0,91
35 30 29,5 0,882
Acqua ossigenata 130 Vol. O2 40 35 1,133 deve essere esente da Fe, Al, Cu
200 Vol. O2 63 50 1,203 deve essere esente da Fe, Al, Cu
Ipoclorito di sodio 12 - 15 % Cl attivo 1.2 - 1.25 contiene 0.25 - 0.35 alcale libero( carbonati )
3 - 5 % Cl attivo
Clorito di sodio 30
25
Selezione prodotti chimici utilizzati nella nobilitazione della maglia
Prodotto chimico Grado d’idratazione % Vol. % Peso Bè Densità Impurezze
Perborato di sodio 3 – idrato (10 - 10.2 Vol. O2)
Bisolfito di sodio puro 100 solfati, bisolfati di K, le sol. Sono acide
monoidrato 87 solfati, bisolfati di K, le sol. Sono acide
Idrosolfito di sodio puro 94 polifosfati,
2 - idrato 80 polifosfati,
Iposolfito di sodio monoidrato 87 in acqua e' acido
Solfoidrato di sodio (sodio solfuro acido) puro 100 puo' liberare ac. Solfidrico altamente tossico
2 - idrato 60 puo' liberare ac. Solfidrico altamente tossico
30 puo' liberare ac. Solfidrico altamente tossico
Solfuro di sodio puro 60 - 62 * = perche' igroscopico
*
9 -idrato 30 - 34 puo' contenere tiosolfato
Solfossilato formaldeide 2-idrato 96 - 98 30 ppm max. di Fe , alcalinita' 2 - 3.5 %
carbonato
(Esistono varie forme commerciali a diversa
%)
Glucosio monoidrato 90 altri zuccheri complessi
Solfato di sodio puro 99 Impurezza : Fe, cloruri
10 - idrato 45 Impurezza : Fe, cloruri
Sodio cloruro da salgemma , e marino 97 - 98 solfati, cloruro di magnesio
Fosfato bisodico (sodio fosfato bibasico) puro 99 carbonati , cloruri
2 - idrato 80
7 -idrato 53
10 -idrato 40
Fosfato trisodico (sodio fosfato tribasico) 12 -idrato solfati, cloruri
Carbonato di sodio puro 99 bicarbonati
monoidrato 85 bicarbonati
10 -idrato 37 bicarbonati
Bicarbonato di sodio 100 carbonato e tiosolfato di sodio
Solfato ammonico 100 cloruri e solfocianati
Acetato ammonico 100
Sodio acetato puro 100 carbonato di sodio
3 -idrato carbonato di sodio
Sodio silicato 32 33 il rapporto tra ossido di Na e ossido di Si 1/3
37 40 il rapporto tra ossido di Na e ossido di Si 1/3
43 48 - 50 il rapporto tra ossido di Na e ossido di Si 1/3
50 55 il rapporto tra ossido di Na e ossido di Si 1/3
Pirofosfato di sodio ( sodio pirofosfato neutro ) puro 99 contiene 53 - 54 % P2O5
10 idrato 60 contiene 32 % P2O5
Urea 100 contiene il 46 - 47 % azoto
4. Formule di calcolo

Formula per la preparazione di soluzioni per miscelazione

La preparazione della soluzione di un prodotto, ad una concentrazione stabilita, quando si


debba partire da un prodotto liquido, ossia già in soluzione, può contemplare due diversi
casi:
- 1° caso, si dispone di due soluzioni dello stesso prodotto, aventi ciascuna una diversa
concentrazione
- 2° caso, si dispone di una soluzione concentrata del prodotto e si deve ottenere una
soluzione a concentrazione inferiore, per diluizione con il solvente (acqua).
Nei due casi di preparazione della soluzione si applica la formula detta: “croce di
Sant’Andrea”.

1° caso 2° caso

Concentrazione Parti di Concentrazione Parti di


della soluzione soluzione della soluzione soluzione più
concentrata concentrata più concentrata concentrata
Parti da miscelare

Parti da miscelare
Concentrazione Concentrazione
della soluzione della soluzione
da ottenere da ottenere

Concentrazione
Zero Parti di
Parti di della soluzione
= soluzione meno
solvente meno
solvente concentrata
concentrata

Esempio: si dispone di due soluzioni:


Esempio: si dispone di una soluzione al 90% e si
una soluzione al 95% (soluzione più concentrata)
deve ottenere una soluzione al 50%, diluendo con
una soluzione al 70% (soluzione meno concentrata)
un solvente puro a (conc. 0%).
Si deve preparare una soluzione al 60%.
Mescolare:
Mescolare:
50 parti soluzioni
10 parti soluzione più concentrata
+
+
40 parti solvente
35 parti soluzione meno concentrata
=
=
90 parti soluzione Nuova
45 parti soluzione Nuova

90 50 95 10
miscelare

miscelare
Parti da

Parti da

50 60

0 40 70 35
Formula per la conversione del peso specifico in gradi Baumè

Riportiamo qui a seguito le formule per il calcolo di conversione


- dal peso specifico ai gradi Baumè (Bè)
- dai gradi Baumè al peso specifico
relativamente ai:

liquidi più pesanti dell’H2O liquidi più leggeri dell’H2O


Peso 144,3 Peso 144,3
= =
specifico 144,5 – Bè specifico 133,33 + Bè
Grado 1 Grado 144,3
Baumè
= ( 1–
Peso specifico ) 144,3
Baumè
=
Peso specifico
–133,33

Formula per la titolazione volumetrica

Il calcolo della concentrazione in (gr/lt) di un prodotto da titolare, si ottiene applicando la


formula che prevede nella comparazione, l’uguaglianza fra:

grammo / equivalente grammo / equivalente


=
Prodotto da titolare Prodotto usato per titolare

che si ricava dalla seguente formula:

(cc) x (N) = (cc1) x (N 1)


(Prodotto da titolare) (Prodotto usato per titolare)

da cui si ricava la normalità (N):

(cc1 x N1) (Prodotto usato per titolare)


N (Prodotto da titolare) =
(cc) (Prodotto da titolare)

ed infine la concentrazione in:

(gr/lt) = (N) x (peso molecolare)


(Prodotto da titolare) (Prodotto da titolare)

Legenda:
(N) = normalità di una soluzione
(cc) = cm cubici prelevati ed utilizzati nella titolazione.
5. Tabella di riferimento

Tabella di comparazione: peso specifico – grado Baumè

Liquidi più pesanti dell’H 2O Liquidi più leggeri dell’H2O


°Bé Peso specifico °Bé Peso specifico °Bé Peso specifico °Bé Peso specifico
1 1,007 34 1,308 10 1,0000 43 0,8156
2 1,014 35 1,320 11 0,9932 44 0,8111
3 1,021 36 1,332 12 0,9865 45 0,8066
4 1,029 37 1,345 13 0,9799 46 0,8022
5 1,036 38 1,357 14 0,9733 47 0,7978
6 1,043 39 1,370 15 0,9669 48 0,7935
7 1,051 40 1,384 16 0,9605 49 0,7892
8 1,059 41 1,397 17 0,9542 50 0,7849
9 1,066 42 1,411 18 0,9480 51 0,7807
10 1,074 43 1,424 19 0,9420 52 0,7766
11 1,082 44 1,439 20 0,9359 53 0,7725
12 1,091 45 1,453 21 0,9300 54 0,7684
13 1,099 46 1,468 22 0,9241 55 0,7644
14 1,107 47 1,483 23 0,9183 56 0,7604
15 1,116 48 1,498 24 0,9125 57 0,7565
16 1,125 49 1,514 25 0,9068 58 0,7526
17 1,133 50 1,530 26 0,9012 59 0,7487
18 1,142 51 1,547 27 0,8957 60 0,7449
19 1,152 52 1,563 28 0,8902 61 0,7411
20 1,161 53 1,580 29 0,8848
21 1,170 54 1,598 30 0,8795
22 1,180 55 1,616 31 0,8742
23 1,190 56 1,634 32 0,8690
24 1,200 57 1,653 33 0,8639
25 1,210 58 1,672 34 0,8588
26 1,220 59 1,692 35 0,8538
27 1,230 60 1,712 36 0,8488
28 1,241 61 1,732 37 0,8439
29 1,251 62 1,753 38 0,8391
30 1,262 63 1,775 39 0,8343
31 1,274 64 1,797 40 0,8295
32 1,285 65 1,820 41 0,8249
33 1,296 66 1,842 42 0,8202
CAP. 3

PRODOTTI AUSILIARI
1. Introduzione

I prodotti ausiliari tessili sono per definizione etimologica quelle sostanze che portano un
ausilio ovvero un aiuto e favoriscono lo svolgimento di operazioni di:
- preparazione tintoriale
- tintura
- finitura
- stampa.
Gli ausiliari tessili sono sostanze specifiche che intervengono:
- nel bagno, per favorire l’assimilazione dello stesso da parte del tessuto in modo
regolare ed uniforme
- sul tessuto,
• per favorire l’accettazione del bagno ed una più equa distribuzione dei prodotti in
esso contenuti (es. coloranti ed altri ausiliari)
• per modificarne l’effetto o l’aspetto intervenendo con modificazioni di carattere
fisico e fisico/chimico.
Gli ausiliari tessili si possono teoricamente dividere in due categorie, in relazione al grado
di indispensabilità del loro impiego.

A. Ausiliari a carattere di indispensabilità


Sono prodotti senza la cui applicazione non è ottenibile il risultato ipotizzato, ovvero, non
avviene una trasformazione fisica o chimico/fisica del supporto tessile.
Sono un esempio:
- gli ammorbidenti, senza l’applicazione dei quali non si ottiene la modificazione della
mano, dell’aspetto e l’effetto lubrificante indispensabile per la cucibilità nella
confezione dei manufatti;
- i carrier o trasportatori, senza l’apporto dei quali nella tintura di miste particolari,
quali lana/poliestere, si evidenziano enormi problemi legati all’ottenimento di toni
scuri su poliestere, per la limitazione della temperatura massima di tintura della lana
(108°C).

B. Ausiliari a scarso carattere di indispensabilità


Sono prodotti il cui utilizzo potrebbe, teoricamente, essere evitato poiché l’effetto della
loro funzione è sostituibile dalla concertazione ottimizzata di uno o più parametri che
concorrono al buon esito di ciascuna delle diverse operazioni del processo di nobilitazione.
Gli ausiliari a scarso carattere di indispensabilità esprimono la loro efficienza applicativa
favorendo il buon esito di un'operazione, attraverso:
- la riduzione dei tempi di lavorazione
- la maggior sicurezza del risultato, la maggior facilità applicativa del procedimento
- l’ottimizzazione del procedimento.
Gli ausiliari tessili comprendono un gruppo di sostanze che hanno una caratteristica
comune, quella di essere prodotti tensioattivi, ovvero hanno la funzione di agire sulla
tensione interfacciale che esiste fra due fasi:
- la fase liquida = bagno (solitamente acqua)
- la fase solida = fibra (tessuto da nobilitare).

La bagnatura delle fibre è spesso influenzata negativamente dalle forze interfacciali che
rappresentano le zone limite di contatto fra fibra e bagno.
L’azione del prodotto tensioattivo si esplica:
- nella diminuzione delle forze interfacciali, favorendo un intimo contatto bagno/fibra;
- nell’intervento su sostanze solide o liquide, insolubili in acqua, favorendone
l’emissione e/o la dispersione.
2. I tensioattivi

I tensioattivi sono prodotti chimicamente formati da due parti.

Parte prima Parte seconda


IDROFOBA = insolubile in acqua IDROFILA = solubile in acqua

LIPOFILA = solubile in sostanze grasse LIPOFOBA = insolubile in sostanze grasse


Grado di tensioattività Grado di solubilità in acqua
dovuta a: dovuto a:
- catena di idrocarburi con almeno 10 - gruppo ionico (dissociato)
atomi di carbonio a carattere anionico -
- concentrazione del prodotto a carattere cationico +
tendenza a: a carattere anfotero + -
- scostare le molecole d’acqua - gruppo non ionico (non dissociato)
- raggruppare le molecole di tensioattivo solubilità per acqua di idratazione che
si lega per ponti idrogeno attorno
all’atomo di ossigeno nella catena di
ossido di etilene.
Rappresentazione grafica delle due parti componenti

Cerchio

linea

Il grado di solubilità in acqua dei prodotti tensioattivi viene identificato nel modo
seguente:
- per tensioattivi con gruppi ionici (dissociati):
dal rapporto fra parte liofila e parte lipofila
- per tensioattivi con gruppi non-ionici (non dissociati):
dalla resistenza labile all’aumento della temperatura del legame ponte
idrogeno/ossigeno, dipende il fenomeno dell’intorbidamento e quello della solubilità
dei tensioattivi non ionici. Infatti:
- più alta è la temperatura, maggiore risulta l’intorbidamento e minore la solubilità
- più bassa è la temperatura, minore risulta l’intorbidamento e la solubilità per
l’idratazione è maggiore.
3. La tensioattività

In un liquido le molecole che lo compongono esercitano, le une sulle altre, forze


d’attrazione tali da assicurare coesione al liquido stesso.

Nel liquido, queste forze sono in equilibrio, quando le molecole superficiali sono attratte
dalle molecole “laterali” e da quelle interne.
Ne deriva che i liquidi tendono a ridurre la loro superficie, tramite una tensione esercitata
sulla loro area superficiale; da qui il termine “tensione superficiale” (espressa in dyne/cm).

Questa tensione superficiale del liquido-acqua, cioè fra l’acqua stessa e l’aria, si esercita
allo stesso modo fra l’acqua ed un corpo che vi sia immerso, giacché nella zona di contatto
(fra acqua e corpo immersovi) l’attrazione delle molecole interne al liquido non è bilanciata
da alcuna forza proveniente dal solido. Così, l’acqua tende ad allontanarsi dal corpo
immersovi, compresi gli elementi tessili.

Alla “idrofobia”, congenita ai materiali tessili, si aggiunge dunque anche una tendenza
dell’acqua a fuggirli, più che a bagnarli.
Questo è uno dei motivi per cui si effettuano i trattamenti a caldo, poiché a temperatura
elevata e soprattutto all’ebollizione, si rompono le forze di attrazione intermolecolari,
assicurando coesione al liquido diminuendo la tensione superficiale.

Gli agenti tensioattivi producono lo stesso effetto senza dover ricorrere a temperature
elevate.
Sulla superficie di separazione acqua-aria, le molecole di un tensioattivo si orientano
automaticamente con il polo idrofilo verso l’interno del corpo acquoso, ed il polo idrofobo
verso l’aria.
E’ la stessa cosa che accade sulla superficie che separa l’acqua dal solido che vi è immerso.
E’ la stessa cosa che accade sulla superficie che separa l’acqua dal solido che vi è immerso.
Si costituisce, allora, sulla superficie di una fibra tessile, un film di spessore infinitesimale,
attraverso cui l’acqua, in qualche modo indotta dal polo idrofilo, finisce per bagnare la
superficie del tessile.

L’aggiunta di sali ai bagni contenenti tensioattivi producono un’azione sinergica sugli


stessi, dovuta ai seguenti motivi:
- abbassamento della tensione superficiale per formazione di una nuvola ionica attorno
alle molecole di tensioattivo, riducendone la carica,
- diminuzione della repulsione fra molecole di tensioattivo, facilitandone
l’assembramento sulla superficie del bagno.

Gli effetti dei tensioattivi

Imbibenti
I tensioattivi, il cui meccanismo d’azione è puramente fisico, possono giocare, allo stesso
tempo, anche in ruolo chimico. In effetti, se i poli idrofili sono anionici, le loro cariche
negative saranno trasmesse alla fibra tessile e ne aumenteranno l’attività chimica,
rendendo la fibra capace di attrarre i cationi.
Poli cationici avranno il medesimo effetto sugli anioni ed i poli anfoteri avranno l’uno o
l’altro di questi effetti, secondo il pH della soluzione.
La presenza simultanea di tensioattivi anionici e cationici blocca il sistema e finisce per
creare corpi non solubili, in sospensione, che precipitano intaccando il tessuto.
L’agitazione del bagno, sia termica, sia meccanica, accresce l’attività del tensioattivo
attraverso il rinnovamento di molecole di contatto, fino a quando la fibra tessile non sia
bagnata in profondità. Così, l’ebollizione e l’agitazione meccanica permettono di ridurre le
dosi dei tensioattivi necessari per ottenere la bagnatura del tessuto.
Detergenti
Esistono prodotti con azione simultanea di imbibenti-detergenti, associando poli idrofili a
terminazioni lipofile. Il meccanismo di detergenza è insieme elettrico e meccanico. Su una
macchia di grasso posata sul tessuto le molecole del tensioattivo si orientano allo stesso
modo sulla superficie della macchia e su quella della fibra tessile, tendendo a formare un
film molecolare attorno alla macchia, come pure attorno alla fibra.
Le cariche elettriche trasferite così alla macchia ed al tessuto sono dunque del medesimo
segno e si respingono finché la goccia di grasso non si sia staccata dal tessuto.
Classificazione per utilizzo

È importante sottolineare che in questa classificazione l’appartenenza di un ausiliario ad


una classe (proprietà primaria) non esclude che lo stesso abbia altre proprietà (proprietà
secondarie) tali da farlo annoverare anche in altre classi.

Esempio classico è suggerito dal più antico dei prodotti ausiliari, il sapone, che presenta
contemporaneamente le seguenti proprietà:

- detergente = proprietà primaria


- imbibente = proprietà secondaria
- emulsionante = proprietà secondaria

Ausiliari Proprietà di utilizzo


imbibenti Prodotti in grado di provocare un abbassamento della tensione superficiale fra tessuto e
bagno. Questa capacità permette una rapida bagnatura della fibra spostando la zona
“aria” dal tessuto alla superficie del liquido e rimpiazzandola con il bagno stesso.
Imbibenti per Prodotti formulati con miscela di sostanza grassa e solvente, per consentire una rapida
mercerizzo penetrazione della soda caustica nella fibra di cotone, aumentando il potere retraente
che determina il risultato del mercerizzo.
Detergenti Prodotti capaci di eliminare lo sporco solubile ed insolubile dal tessile, compiendo
un’azione chimico-fisica aiutata generalmente dalla presenza nella molecola di cariche
ioniche che ne determina il grado di tensioattività necessario per la detergenza.
Emulsionanti Prodotti in grado di omogeneizzare due sistemi non miscibili tra loro, tipo acqua e olio.
L’emulsionante ha la capacità di solubizzarsi in entrambi i sistemi, veicolando una fase
nell’altra. Di conseguenza, sfruttando l’emulsionamento in acqua di una fase oleosa, è
possibile distribuirla uniformemente sul tessuto senza ricorrere all’impiego di solventi
organici per scioglierla.
Disperdenti Prodotti che stabilizzano in sistema eterogeneo, costituito da una sostanza solida
dispersa in un mezzo liquido. L’esempio più comune della dispersione è quello fornito
dai coloranti dispersi o insolubili in acqua, per i quali la presenza del disperdente nel
bagno di tintura impedisce:
- la formazione di aggregati di particelle di colorante che tenderebbero a formare
agglomerati, con conseguenti:
- formazioni di placche di colorante sul tessuto.
Ugualizzanti Prodotti in grado di regolare la velocità di salita del colorante sulla fibra. Il ritardante può
ritardanti esercitare il suo effetto con:
- il colorante, legandosi ad esso, a bassa temperatura e staccandosi con l’aumento
stesso della temperatura;
- la fibra, legandosi ad essa prima del colorante, per poi lasciare il posto al colorante
con l’aumento della temperatura del bagno.
Il livellante od ugualizzante forma invece con il colorante un complesso maggiormente
solubile che consente un aumento dello scambio colore/fibra favorendo così l’unitezza
tintoriale.
Stabilizzanti Prodotti adatti a rallentare la liberazione dell’ossigeno dall’acqua ossigenata in
dell’H2O2 ambiente alcalino. I bagni di acqua ossigenata risultano meno stabili all’aumentare
dell’alcalinità e della temperatura. Questa instabilità può portare ad uno sviluppo
incontrollato di ossigeno atomico (ossigeno nascente) con forti conseguenze di attacco
del D.P. della cellulosa e conseguente degradazione della stessa. Lo stabilizzatore
diventa quindi indispensabile per inibire la decomposizione catalitica dell’acqua
ossigenata.
Fissatori Prodotti ad elevata reattività, capaci di fissare attraverso particolari legami, il colore alla
fibra o di imbrigliare il colorante fra la fibra ed il fissatore stesso. Questa capacità
consente di aumentare il grado di solidità ad umido di alcune classi di coloranti solubili.
Sequestranti Prodotti in grado di complessare uno ione metallico, tenendolo in soluzione.
Generalmente questi prodotti hanno la capacità di inibire la precipitazione di molti
sistemi sovrasaturi, anche quando siano impiegati in quantità ridotta.
Antischiuma Prodotti capaci di intervenire sulla tensione superficiale del sistema liquido nel quale
vengono dosati, frenando e/o eliminando la formazione di schiuma.
Antistatici Prodotti atti a ridurre la formazione di corrente elettrostatica sulla fibra. Questi prodotti
ausiliari aumentano la conduttività elettrica del supporto tessile favorendo la sua scarica
a terra.
Ausiliari Proprietà di utilizzo
Antislittanti Prodotti capaci di rendere meno facile lo scorrimento di un filo su un filo vicino o con
esso annodato.
Scivolanti e Prodotti capaci di lubrificare la fibra riducendo la possibilità di impaccamento, di
antibastonanti sfregamento e formazione delle pieghe e bastonature. I prodotti
antibastonanti/scivolanti possono agire in tre modi diversi:
- antibastonanti che agiscono sulla fibra ricoprendola di sostanza lubrificante
- antibastonanti che agiscono nel bagno aumentandone la viscosità e diminuendo la
capacità di attrito
- antibastonanti che agiscono nel bagno e sulla fibra, con azione congiunta.
Ammorbidenti Prodotti derivati da sostanze di natura grassa opportunamente modificati, che
aderiscono al supporto tessile apportando un cambiamento di mano, tatto e
scorrevolezza e favorendone inoltre la cucibilità.
Trasportatori o Prodotti capaci di rigonfiare le fibre sintetiche di poliestere, veicolando il colorante
carries disperso o plastosolubile all’interno, consentendo la tintura a temperatura di 96-98°C
anziché sotto pressione a 120-130°C
Impermeabilizzanti Prodotti che conferiscono carattere di idrorepellenza alla fibra, rivestendola con un
sottile film, in grado di bloccare la penetrazione dell’acqua al suo interno.
Enzimi L’enzima è una proteina con attività catalitica, ovvero un catalizzatore biologico in grado
di accelerare una reazione chimica. Le cellulasi sono enzimi utilizzati per la
defibrillazione dei tessuti di fibra cellulosica, conferendo maggior pulizia alla superficie,
più brillantezza e mano morbida.
Antifiamma Prodotti la cui funzione primaria è quella di ritardante di fiamma, ovvero di ritardare o
impedire la combustione. Generalmente sono bidirezionali, ossia esplicano un’azione
chimica ed un’azione fisica:
- l’azione chimica si esplica direttamente nella reazione di combustione bloccandone
lo sviluppo;
- l’azione fisica si esplica:
- per raffreddamento, provocando una reazione endotermica
- per formazione di uno strato carbonioso che impedisce la propagazione della
fiamma
- per aggiunta di materiali inerti.
CAP. 4

COLORANTI
1. Il colore

Il colore è una percezione alla quale contribuiscono alcuni fattori, strettamente legati fra
loro, quali:
- fattore fisico - legato alla composizione dello spettro visivo
- fattore fisiologico - legato agli impulsi nell’occhio
- fattore psicologico - legato all’interpretazione del cervello.
La luce è un fenomeno complesso dal quale partire per spiegare il colore, attraverso il
concetto di:
- onde elettromagnetiche, che suggeriscono l’idea della rappresentazione grafica dello:
- spettro delle radiazioni elettromagnetiche, in cui è compreso lo:
- spettro delle radiazioni ottiche (o campo del visibile).
L’occhio umano è sensibile alle radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d’onda da 400
a 700 nm (campo visivo). Quando un corpo solido, liquido viene colpito da radiazioni
appartenenti al campo visivo reagisce ed il cervello percepisce il colore.
Le interazioni delle radiazioni con un corpo comportano i seguenti fenomeni:
- la riflessione si ha quando la radiazione colpisce un corpo opaco che la respinge
- la rifrazione si ha quando la radiazione colpisce un corpo trasparente e l’attraversa
- la diffusione costituisce la parte di radiazione non assorbita, bensì riemessa dal corpo
- l’assorbimento costituisce la parte di radiazione assorbita dal corpo
Gli attributi del colore

L’occhio umano stima “ il punto di colore”, che è il “contrassegno” dell’effetto dello stimolo
del colore sulla retina. Tra punti di colore diversi l’occhio è in grado di individuare tre
caratteristiche tra loro indipendenti:

- il tono, che distingue il colorato dal non colorato,


- si definisce con termini: giallo, rosso, blu ecc.
- la saturazione, che esprime la gradazione del colorato rispetto al non colorato
ugualmente luminoso,
- si definisce con termini: intensità, pienezza
- la luminosità o chiarezza, è la misura dell’entità di percezione luminosa associata alla
sensazione di colore,
- si definisce con termini: brillantezza, opacità.

Le illuminanti

Il colore di un corpo è fortemente influenzato dal tipo di illuminante che illumina il corpo
stesso.
I tipi di illuminante che si incontrano nella pratica, standardizzate per la metrica del
colore dalla CIE, sono le seguenti:
- illuminante A = lampada elettrica a filamento di tungsteno (luce bianco/rossastra)
- illuminante B = luce solare diretta (luce bianca leggermente giallastra)
- illuminante C = luce diurna media (luce bianco/azzurra)
- illuminante F = lampada elettrica (Philips TL84) che rappresenta una luce emessa da
una sorgente fluorescente (luce al neon)
- illuminante D65 = lampada elettrica (D65) che riproduce la luce risultante da
misurazioni della luce naturale diurna in momenti diversi della giornata, e comprende
anche componenti di U.V.

La metameria

È il fenomeno secondo il quale due corpi presentano:


- lo stesso colore a determinate condizioni di osservazione, oppure:
- due colorazioni diverse al variare delle condizioni di osservazione.
Il fenomeno della metameria è influenzato, in modo particolare, dal tipo di illuminante
sotto il quale si valuta il colore.
Nella pratica tintoriale il fenomeno della metameria è dovuto alle differenti curve di
riflettanza dei coloranti utilizzati per la colorazione del substrato tessile.
Il colore dei corpi

Occorre distinguere fra:


- colore della sorgente luminosa = luce colorata (di per sé)
- colore dei corpi illuminati = luce influenzata dalla luce della sorgente luminosa

L’esperienza dimostra che la superficie di un corpo assume colorazioni diverse, in funzione


della sorgente luminosa che lo illumina. In altre parole, il colore di un corpo varia anche al
variare della sua illuminante.

- Il tintore, per le motivazioni citate, controlla il campione e l’imitazione sotto una luce
standardizzata (luce diurna o illuminante D65).
- Il colore di un corpo deriva, quindi, dalle radiazioni non assorbite o riflesse (=
riflettanza).
- La misura del colore di un corpo si effettua con lo spettrofotometro e si misura, nel
visibile, la quantità di luce riflessa, in rapporto ad una superficie bianco ideale (come
bianco si usano gli standards di Mg0 o Bason).
2. I coloranti

Generalità

Prima dell’avvento dei coloranti sintetici le materie coloranti erano di origine naturale,
con provenienza vegetale, animale e minerale.
I coloranti organici naturali ed i composti inorganici (terre e sali metallici) non sono oggi
più usati nelle tintorie, se non in casi speciali.
Il primo colorante di sintesi fu ottenuto da Parkin nel 1856; le sostanze coloranti attuali
sono costituite, per lo più, da composti organici complessi di sintesi, dotati della proprietà
di conferire al substrato tessile un aspetto colorato.

Denominazione

I coloranti sono sostanze troppo complesse perché il loro nome commerciale possa
esprimere la loro costituzione.
Cosicché ogni colorante viene identificato:
- dal suo colore
- dalla marca commerciale
- dal suo codice

Esempio: colore Marca codice


Rosso brillante Solar BA

Il codice è composto di cifre e lettere che possono avere diversi significati.

B Bluastro
R Rossastro Elementi che identificano la nouance del colorante
G Giallastro

Concentrazione

Le sostanze coloranti sono prodotti di sintesi ottenuti, per lo più, attraverso differenti
processi di fabbricazione, partendo da diverse materie prime.
Si ottengono sotto forma di soluzioni o dispersioni da cui si ricava il prodotto finito,
attraverso operazioni di: filtrazione, spremitura ed eventualmente distillazione.

L’impiego in pratica delle sostanze coloranti presuppone la costanza della loro


composizione ed aspetto; il grado delle sostanze coloranti in polvere, viene ottenuto per
macinazione di polveri e/o per atomizzazione di microdispersioni.
La costanza di qualità si raggiunge con processi di standardizzazione per mezzo di grandi
miscelatori e ricorrendo ai cosiddetti “prodotti di taglio, che possono variare in funzione
del tipo di coloranti:
- solfato di sodio
- cloruro di sodio
- miscela di solfato e cloruro di sodico
- carbonato di sodio anidio
- urea
- fosfati: bisodico – trisodico e tetrasodico
- liscivie di solfiti (sottoprodotti della fabbricazione della cellulosa)
- destrina (derivato dell’amido)
- zuccheri (in qualche caso)

Lo scopo della standardizzazione delle sostanze coloranti è quello di ottenere una forza
colore costante, conforme allo standard e che di regola corrisponde al 100%.

Solubilità

La definizione di solubilità di qualsiasi sostanza presuppone l’osservazione dei seguenti


fattori:
- concentrazione
- volume
- temperatura
- tempo (eventualmente)

La solubilità dei coloranti viene indicata, dal produttore sulle cartelle colori, con il
massimo grado di solubilità ad una determinata temperatura.
Per coloranti solubili la cui applicazione può prevedere l’impiego del foulard, il grado di
solubilità viene indicato a diverse temperature (es.: 90°C -60°C -40°C).
L’operatore deve tenere presente che tali valori si riferiscono ad una solubilità in acqua
distillata o depurata, mentre la resistenza alla durezza dell’acqua viene indicata a parte,
con altri valori.
La regola generale insegna che, in pratica, i valori di solubilità delle sostanze coloranti
devono essere applicati con un fattore di sicurezza del 25% (in realtà occorre aumentare il
volume di acqua del 25% per la soluzione).

Costituzione

Una molecola di colorante è composta da due parti fondamentali:


- cromoforo = parte responsabile dell’effetto colore
- auxocromo = parte responsabile delle proprietà tintoriali
Il cromoforo è un gruppo chimico insaturo, in grado di conferire colore ad una sostanza;
unitamente a gruppi aromatici forma il cromogeno che è il composto colorato.

L’auxocromo sono gruppi amminici, ossidrilici, alogeni, in grado di aumentare la


colorazione di una sostanza ed unitamente ai gruppi solubilizzanti (solfonici – amminici –
carbossilici, ecc..) in grado di aumentare la solubilità del colorante, influenzano il
comportamento tintoriale.
3. Classificazione dei coloranti

I coloranti per uso tessile si possono dividere in tre diversi tipi di classificazioni, quali:

Chimica Che tiene conto delle differenze di costituzione chimica dei vari
elementi, in base al gruppo cromoforo in essi contenuti
Applicativa o Che raggruppa i vari tipi di coloranti in base alle classi tintoriali
classi tintoriali quali definizione delle caratteristiche applicative comuni
Per campo di Che identifica le diverse classi tintoriali in funzione al loro campo
impiego sulle d'impiego primario sulle fibre tessili
fibre

Classificazione chimica

La classificazione chimica attualmente più seguita è quella determinata dalla SOCIETY


OF DYERS AND COLOURISTS del 1971, che tiene conto della costituzione dei coloranti
in base ai gruppi cromofori in essi contenuti.
Il color Index elenca circa 38.000 coloranti commerciali formulati da circa 7000/8000
differenti strutture chimiche.

Nella pagina seguente viene riportata la tabella relativa alla classificazione chimica dei
coloranti.

Classificazione per il campo d’impiego sulle fibre

N° Classe tintoriale coloranti: Campo primario d’impiego su fibra


1 A MORDENTE
2 ACIDI lana – seta – poliammide
3 METALLO COMPLESSI
4 CATIONICI Acrilico
5 DIRETTI o SOSTANTIVI
6 REATTIVI
7 AL TINO o INDANTREN Cotone e artificiali cellulosiche
8 LEUCOESTERI (INDIGOSOL)
9 ALLO ZOLFO
10 A SVILUPPO SU FIBRA (NAFTOLI)
Poliestere – Poliviniliche
Acetato – Triacetato
11 DISPERSI o PLASTOSOLUBILI
Poliammide solo toni chiari
Acrilico solo toni chiari

Quest’ultima classificazione è lontana dall’essere rigorosa, poiché alcuni coloranti di una


famiglia possono tingere anche fibre di un’altra famiglia.
COLORANTI E PIGMENTI

NON IDROSOLUBILI
IDROSOLUBILI

bassa
solubilità nei
SOLUBILI IN solventi
ANIONICI SOLVENTI ORGANICI organici

X segno di appartenenza
% Coloranti di elevato interesse

Metallizzabili

Tino solubili

A sviluppo
Mordente
Solvente

Pigmenti
Cationici

Dispersi
Reattivi
Diretti
N° di Colour

Zolfo

Zolfo
Acidi

Tino
CLASSIFICAZIONE CHIMICA Index - III ed.
Nitroso 10000 - 10299 X X X
Nitro 10300 - 10999 X X X
Azo e componenti azoici 11000 - 39999 X % % % % % % X %
Stibenici 40000 - 40799 X
Carotenoidi 40800 - 40999
Difenilmetano 41000 - 41999 X X X X
Trifenilmetano 42000 - 44999 % % X X X X
Xanthenici 45000 - 45999 X X X X X X
Acridinici 46000 - 46999 X X X
Chinolinici 47000 - 47999 X X X X
Mefinici e polimetinici 48000 - 48999 X
Tiazolici 49000 - 49399 X
Indamminici 49400 - 49699 X X
Indofenolici 49700 - 49999 X X
Azinici 50000 - 50999 X X X
Oxazinici 51000 - 51999 X X X X X
Tiazinici 52000 - 52999 X X
Allo zolfo 53000 - 54999 % %
Lattonici 55000 - 55999
Ammino-chetoni 56000 - 56999 X X X X
Idrossi-chetoni 57000 - 57999 X
Antrachinoni 58000 - 72999 X % % % % % % % % %
Indigoidi 73000 - 73999 X % % %
Ftalocianinici 74000 - 74999 X % % X X
Naturali 75000 - 75999
Basi di ossidazione 76000 - 76999 X
Pigmenti inorganici 77000 - 77999

Fibre tessili, abbreviazioni: PAC P P CA CA CA CA PES P CA CA CA stampa


C celllulosa (cotone, lino)
CA esteri di cellulosa (acetato, triacetato) PES P P P PP CA P
P proteina (lana, seta)
PAC acrilica PAC PVC
PA poliammide
PES poliestere P CE
PP polipropilene
PVC polivinilcloruro CA
Classificazione applicativa: le classi tintoriali

Le sostanze coloranti impiegate nell’industria tessile possono essere suddivise per classi.

Sostanze coloranti

Coloranti Pigmenti

Solubili in Insolubili A sviluppo organici inorganici


acqua in acqua su fibra

Acidi Dispersi Naftoli


Cationici
A mordente Al tino Ftalocianine
Pre-metalizz.
Diretti Allo zolfo
Reattivi
Leucoesteri

Per l’applicazione su tessuti a maglia le classi tintoriali di coloranti, rappresentate nello


schema, si riducono per i seguenti motivi:

Coloranti Motivazioni del non impiego su tessuti a maglia


A mordente Classe tintoriale di coloranti ormai superata che presenta grossi problemi
ecologici per l’utilizzo di sostanze inquinanti quali sono i mordenti
Al tino Coloranti a riduzione la cui applicazione con procedimento ad
esaurimento è possibile solo in macchine di tintura nelle quali il corpo
macchina risulti quasi totalmente saturato dal bagno (almeno 80-85%)
per evitare fenomeni di ossidazione nella fase di applicazione del bagno
ridotto a leuco.
Allo zolfo Coloranti a riduzione, simili ai coloranti al tino e quindi presentano
problemi analoghi. In pratica, però, si sta sperimentando con successo
l’applicazione dei coloranti allo zolfo per tono nero effettuando la
saturazione del corpo macchina con insufflazione di azoto che elimina
l’aria.
A sviluppo Le classi tintoriali dei cosiddetti naftoli e delle ftalocianuine, per la loro
su fibra difficoltà applicativa con procedimento ad esaurimento, anch’esse non
trovano impiego su tessuti a maglia.
4. Le classi tintoriali: descrittiva delle proprietà

Di ogni classe tintoriale di coloranti verranno descritte le peculiarità e le caratteristiche,


mettendo in risalto, per ciascuna di esse, i seguenti elementi fondamentali:

- la denominazione della classe tintoriale: motivazioni


- il comportamento tintoriale: fasi principali
- le caratteristiche chimiche e la solubilità
- le tonalità che si possono ottenere
- le solidità che si raggiungono
- il grado di utilizzo in funzione alle fibre.

Coloranti a mordente o al cromo

Questi coloranti presentano una caratteristica costituzionale dovuta alla presenza nella
molecola di un gruppo salificante capace di legare lo ione metallo in posizione adatta a
formare un sale metallo-complesso interno.
Per effettuare il complesso metallico si usano sali di cromo (in particolare), nichel, ferro e
cobalto.
I coloranti complessano con il metallo formando una lacca insolubile solidamente fissata
alla fibra.
Il cromo è il metallo più utilizzato come mordente cosicché i coloranti a mordente si
identificano anche come coloranti al cromo, o coloranti cromatabili.

I coloranti a mordente si possono applicare con i seguenti procedimenti:


- pre-mordenzatura + tintura (vecchio ed originale procedimento)
- mordenzatura e tintura in fase unica
- tintura + post-mordenzatura.

Le tonalità che si possono ottenere con i coloranti a mordente sono, in genere, scure,
intense e poco brillanti.

Le solidità che si ottengono sono tutte da buone ad ottime, in particolare quelle ad umido.
I coloranti a mordente per motivi di inquinamento, dovuti alla presenza di cromo, non
sono più consentiti in molti Paesi e vengono sostituiti dai coloranti pre-metallizzati.
Coloranti acidi

I coloranti acidi sono così denominati perché permettono di tingere fibre animali, lana,
seta e fibre poliammidiche in bagno acido. Sono coloranti solubili in acqua per la presenza
nella loro molecola di gruppi solfonici (-SO 3 H) ed in qualche caso di gruppi carbossilici (-
COOH). Il comportamento tintoriale dei coloranti acidi dipende dalla loro costituzione
chimica:
- grandezza molecolare
- numero di gruppi solubilizzanti

Esiste uno specifico rapporto fra i seguenti 3 fattori:


- metodo d’impiego = grado di acidità del bagno
- potere ugualizzante = grado di affinità verso la fibra, o verso il bagno
- solidità ad umido = grado di fissazione alla fibra

Il rapporto fra:
- acidità del bagno (pH)
- grado di affinità/potere di ugualizzazione
- solidità ad umido
si può riassumere nel seguente schema.

Specificità applicative

Colorante con affinità debole Coloranti con affinità forte

Bagni fortemente acidi Bagni debolmente acidi

Potere ugualizzante forte Potere ugualizzante debole

Solidità umido scadenti Solidità umido elevate

I coloranti acidi, in base allo schema sopra descritto, sono divisibili in 5 gruppi di
applicazione:

1° gruppo - Bagno con acido solforico

2° gruppo - Bagno con acido formico


Andamento
3° gruppo - Bagno con acido acetico
dell’affinità

4° gruppo - Bagno con acido acetico/solfato ammonico

5° gruppo - Bagno con solfato ammonico


La scelta di combinabilità dei coloranti appartenenti ai 5 diversi gruppi, deve avvenire
tenendo conto delle specifiche caratteristiche chimiche ed applicative relative a ciascun
gruppo (vedere schema specifiche applicative).
Perciò saranno combinabili fra loro i coloranti dei diversi gruppi solo in base al seguente
ed indicativo schema di combinabilità tintoriali:

- coloranti del 1° e 2° gruppo


- coloranti del 2° e 3° gruppo
- coloranti del 3° e 4° gruppo
- coloranti del 4° e 5°gruppo (eventualmente anche alcuni elementi del 3° gruppo).

I coloranti acidi raggruppano una vastissima gamma di elementi che consentono di


ottenere tutte le tonalità possibili da quelle chiarissime a quelle scure, sino al nero
compreso.
La scelta del gruppo di appartenenza è legata alla soddisfazione del rapporto: intensità di
tinta/solidità ad umido; infatti la schematizzazione dell’impiego dei coloranti acidi può
essere rappresentata nel modo seguente:

Gruppo Intensità di tinta Solidità ad umido


1° - 2° Chiarissime – chiare Medio – buone
3° Chiare – medie Buone
4° - 5° Scure – intense e brillanti Buone – ottime

Il loro grado di utilizzo attuale è sempre molto elevato, soprattutto nelle selezioni più
approriate per la tintura di fibre animali e fibre sintetiche, quali la poliammide anche nelle
versioni di microfibre.

Coloranti metallo-complessi

I coloranti metallo complessi sono coloranti che hanno all’interno della loro molecola un
atomo di metallo, da cui deriva la denominazione di coloranti pre-metalizzati.
Sono coloranti che hanno sostituito i coloranti a mordente evitando l’operazione di
mordenzatura.
I coloranti metallo complessi possono contenere nella molecola un atomo di
Cr – Ni – Co.

L’atomo di metallo può essere associato a:


- 1 molecola di colorante = Complesso metallico 1:1 = Pre-metallizzati 1:1
- 2 molecole di colorante = Complesso metallico 1:2 = Pre-metallizzati 1:2

La costituzione chimica e la solubilità dei premetallizzati si differenzia per il tipo di


complesso metallico.
Pre-metallizzati 1:1 Pre-metallizzati 1:2
La solubilità è data dalla presenza nella La solubilità è differenziata dalla presenza
molecola di nella molecola dei seguenti gruppi chimici:
- 1 gruppo solforico: - gruppi solfammidici o solfometilici par-
= la maggior parte, per cui la zialmente idrosolubizzanti
carica positiva del cromo - gruppo solfonico con buon potere
neutralizza la carica negativa del idrosolubizzante in presenza di gruppi
gruppo solforico formando sali solfammidici
interni (neutri) e risultano meno - gruppo reattivo acilammidico in pre-
solubili senza di altri gruppi, quali solfonico e
- 2 gruppi solforici: solfammidico garantiscono buona solu-
= una parte molto ridotta, per cui i bilità
coloranti presentano carica anionica - gruppo con complesso simmetrico
dovuta al 2° gruppo solforico e contenente due gruppi carbossilici
risultano più solubili - gruppo con complesso asimmetrico
contenente un gruppo solfonico deter-
mina una buona solubilità
- gruppo con complesso simmetrico con
due gruppi solfonici idrosolubizzanti

Il comportamento tintoriale si differenzia totalmente in base al tipo di


complesso metallico del colorante.

Pre-metallizzati 1:1 Pre-metallizzati 2:1


Tintura in ambiente fortemente acido, per Tintura in ambiente leggermente alcalino
acido solforico 7% H2SO4 come per all’inizio e neutro o leggermente acido in
RB 1:20 fase di tintura al bollo, utilizzando acetato
- si può neutralizzare al raggiungi- d’ammonio
mento dell’ebollizione una parte di - i coloranti 2:1 mostrano:
acido, oppure elevata affinità e conseguente
- si può tingere con circa metà della difficol-tà di unitezza.
quantità d’acido aggiungendo Per migliorare tale situazione si impie-
ausiliari gano ausiliari a carattere ugualizzante-
- non si deve aggiungere solfato di livellante
sodio
- il problema principale dei coloranti
1:1 è lo scarso grado di unitezza

Le tonalità e solidità che si possono ottenere sulle fibre di lana, seta e


poliammide (anche in microfibra) sono distinguibili anch’esse in base al tipo
di complesso metallico.

Pre-metallizzati 1:1 Pre-metallizzati 2:1


- Coloranti adatti per la tintura di lana - Coloranti adatti per la tintura di lana,
carbonizzata ed anche lana normale seta e poliammide anche in micro-fibra,
e seta per ottenere:
- Tonalità scure e poco vivaci e brillanti - Tonalità scure – intense non brillanti,
- Solidità ad umido ed alla luce molto con
buone - Solidità ad umido ed in generale buone-
ottime
Coloranti cationici o basici

I coloranti cationici sono dei cationi coloranti, anziché degli anioni come i coloranti diretti
ed acidi. La denominazione “basici” è una vecchia denominazione e riguarda un gruppo di
coloranti ormai quasi in disuso.
I coloranti cationici sono coloranti adatti per la tintura della fibra poliacrilica, con almeno
85% di acrilonitrile che conferisce alla fibra un carattere anionico.

Le fibre acriliche hanno due proprietà specifiche:


- sono idrofobe → quindi tingibili anche con coloranti dispersi
- sono anioniche → quindi tingibili con coloranti cationici.

I coloranti cationici hanno generalmente una molecola piccola che consente una buona
migrazione del colorante all’ebollizione.

Le fasi fondamentali della tintura con cationici, sono:


- l’assorbimento; un pH leggermente acido, favorisce il rapido assorbimento dei cationi
del colorante da parte degli anioni superficiali della fibra,
- la diffusione del colorante cationico nella fibra acrilica, è legato al punto di transizione
vetrosa (tg), ossia al punto in cui le forze di coesione del polimero si allentano
diventando mobili
- al di sotto del (tg) la diffusione è nulla
- al di sopra del (tg) la diffusione è elevata
e le molecole di colorante legate alla superficie della fibra si diffondono all’interno
mentre quelle sulla superficie vengono rimpiazzate dalle molecole di colorante
presenti nel bagno,
- la fissazione consiste nella formazione di un legame chimico fra fibra e colorante che
può avvenire durante la diffusione o anche successivamente; con la fissazione si
definiscono:
- la tonalità della tinta
- la solidità ad umido

Le tonalità che si possono ottenere con coloranti cationici su fibra acrilica sono tutte le
variabili dai toni chiari a quelli scuri, intensi ed anche brillanti e vivi.

Le solidità ottenibili con coloranti cationici su fibra acrilica dipendono dalle selezioni di
coloranti utilizzate, ma comunque sono comprese da buone ad ottime.
Il grado di utilizzo dei coloranti cationici è principalmente per le fibre acriliche; anche la
lana e la seta possono essere tinte da coloranti cationici, in bagno neutro, ma con solidità
da mediocri a scarse.
Coloranti diretti o sostantivi

I coloranti diretti o sostantivi derivano la loro denominazione dal fatto di essere capaci di
tingere direttamente il cotone, senza alcun intervento di mordente. I coloranti diretti,
detti anche sostantivi per la loro sostantività verso la fibra, sono coloranti solubili in
acqua per la presenza nella molecola di gruppi solfonici.

Il processo tintoriale con coloranti diretti avviene in tre fasi:


- assorbimento, che rappresenta la fase di penetrazione del colorante nelle zone amorfe
della fibra; in questo caso inizia ad instaurarsi un processo di equilibrio fra colorante
nel bagno e colorante sulla fibra,

- diffusione, come fenomeno di livellamento ed ugualizzazione del colorante sulla fibra e


di esaurimento del colorante presente nel bagno; si esplica con la presenza di sale
(NaCl o Na2SO4) nel bagno e l’aumento della temperatura al bollo,

- fissazione, come fenomeno di aggregazione delle molecole di colorante all’interno della


fibra che forniscono particelle più grandi degli interspazi molecolari. Si ottiene in
questo modo:
- il massimo esaurimento del colorante nel bagno
- l’ottenimento della tonalità desiderata.

A regolare le tre fasi del processo tintoriale, provvedono i seguenti quattro elementi:
- aggiunta del sale (solfato o cloruro di sodio)
- controllo della temperatura e del tempo
- impiego di prodotti ugualizzanti
- rapporto di bagno

I coloranti diretti si classificano in tre gruppi.


Gruppo A Coloranti che:
- ugualizzano molto
- non necessitano di aggiunta di sale
- si usano per toni chiari e nuanzatura
- hanno scarsa solidità ad umido (in toni medi, scuri)
Gruppo B Coloranti che:
- ugualizzano mediamente
- si usa il sale per regolare la salita
- si usano per toni medi e nuanzatura
- hanno media solidità ad umido
Gruppo C Coloranti che:
- ugualizzano poco
- necessitano di sale per regolare la salita
- si usano per toni scuri ed intensi
- hanno media/buona solidità umido
Per una corretta applicazione si consiglia di evitare l’impiego nella stessa ricetta di
coloranti dei gruppi (A) e (C) per evitare fenomeni di disunitezza tintoriale.
Le tonalità che si possono ottenere sono comprese fra le intensità chiare e le
scure/intense, ma non brillanti e vivaci.
Le solidità che si possono raggiungere con i coloranti diretti hanno i seguenti limiti.

- Solidità ad umido migliorabili da post-trattamenti con:


fissatori cationici utilizzato
solfato di rame + acido acetico
bicromato di sodio + acido acetico trattamenti non più impiegati per motivi
formaldeide ecologici
Diazo-copulazione = diretti - diazo

- Solidità alla luce: si possono ottenere buoni valori selezionando i coloranti detti
DIRETTI LUCE.

Il grado di utilizzo dei coloranti diretti o sostantivi è primariamente indirizzato alla


tintura di cotone, fibre cellulosiche e cellulosiche artificiali.
I coloranti diretti, selezionati possono tingere anche lana, seta e poliammide con solidità
mediocri.

Coloranti reattivi

I coloranti reattivi rappresentano la classe tintoriale più recente, che riassume in sé i


coloranti capaci di combinarsi chimicamente con il gruppo ossidrile della cellulosa
(- OH)¯; da questa caratteristica è derivata la denominazione di “reattivi”.
I coloranti reattivi sono solubili in acqua e sono caratterizzati dalla seguente struttura.

GRUPPO GRUPPO
CROMOFORO PONTE
SOLUBIZZANTE REATTIVO

CROMOGENO
(parte colorata)

AUXOCROMO
(parte reagente)

Gruppo solubilizzante gruppo idrofilo (-SO3 Na)


Gruppo cromogeno struttura: monoazoica – antrachinonica, o ftalocianinica
Gruppo ponte (-NH-) (-O-) (-S-)(-CH2 -N-) (-NH-CO) (-NH-SO2 -)
I
CH3
Gruppo reattivo di tipo eteroaromatico e/o
di tipo lineare (vedere tabella seguente)
I coloranti reattivi in commercio contengono gruppi reattivi classificabili in 3 gruppi:

Denominazione del gruppo Denominazione commerciale


GRUPPO A
reattivo coloranti
Ammino-cloro-triazinici PROCION – CIBACRON H
Mono-cloro-triazinici e SUMIFIX SUPRA
ß solfato etil-solfone (bifunzionali) BASILEN FM
Monocloro triazinici PROCION H-E CIBACRON E
Di-cloro triazinici PROCION MX
Ammino fluoro triazinici CIBACRON F – LEVAFIX EN
Tricloropirimidinici CIBACRON T.E.
DRIMAREN X e Z
Diclorofluoropirimidinici LEVAFIX E-A
LEVAFIX P-A
DRIMAREN K e R
Cloro-metil-pirimidina LEVAFIX P
Dicloro-chinossolina-carbammidico LEVAFIX E
Monofluorotriazinici e vinilsulfonici (bifunzionali) CIBACRON C
Di-cloro-piridazonil-propionilamino PRIMAZIN
Denominazione del gruppo Denominazione commerciale
GRUPPO B
reattivo coloranti
ß - solfato – etil – solfone REMAZOL
ß - cloro – etil – solfone REMAZOL DRUCK
Acriloil – ammino PRIMAZIN - PROCILAN
ß - cloro – propionil - amino PRIMAZIN
Denominazione del Denominazione commerciale
GRUPPO C
gruppo reattivo coloranti
cromogeno + gruppo acidi fosforici PROCION T

Il processo tintoriale con coloranti reattivi avviene in 3 fasi:


- salita del colorante sulla fibra: per effetto del sale (elettrolita) e della temperatura
- fissazione del colorante alla fibra: per effetto degli alcali e del tempo di fissazione
- eliminazione del colorante non reagito dalla fibra: per lavaggi e saponature post-
tintura
I fattori che regolano le tre fasi tintoriali sono i seguenti:

Fattori legati al colorante Fattori legati al bagno


Sale
Sostantività o affinità Alcali
Temperatura
Reattività (tipo di gruppo reattivo) Tempo
Rapporto bagno

La sostantività dei coloranti reattivi è bassa (inferiore a quella dei coloranti diretti), per
questo motivo per la loro applicazione richiedono forti quantità di sale.
Inoltre, più elevata risulta la sostantività, più difficile risulterà l’eliminabilità del
colorante idrolizzato a fine tintura e quindi, più scarse le solidità ad umido per difficoltà di
eliminazione con saponatura.
Più bassa risulta la sostantività, più adatto è il colorante per ottenere tinture solide ad
umido soprattutto in tonalità scure.
La reattività dei coloranti reattivi è relativa al gruppo di appartenenza (vedere Tabella A
seguente). Si consiglia di non mescolare i gruppi a diversa reattività per evitare problemi
di unitezza tintoriale.
La differenza di reattività del colorante in soluzione, in presenza di alcali, determinano la
stabilità del colorante all’idrolisi ed impongono precise scelte del metodo di tintura.

In funzione alla reattività, gli assortimenti di coloranti reattivi si distinguono in:


- reattivi a caldo
- reattivi a freddo

Tabella A: Schema del grado di reattività

coloranti reattivi a caldo coloranti reattivi a freddo


tintura a temperatura alta tintura a temperatura bassa

Procion MX

Levafix EA
Dimarene R/K

Levafix E

Cibacron F
Levafix EN

Cibacron LS

Cibacron C

Remazol

Cibacron E SumifixSupra
Procion H/HE Basilen FM

Dimarene X
Cibacron TE

Bassa Elevata
Reattività
Le tonalità che si ottengono con i coloranti reattivi ricoprono una vastissima gamma che
comprende:
- intensità da chiare a scure-intense
- brillantezza e vivacità

Le solidità che si ottengono con i coloranti reattivi sono da considerarsi da buone ad


ottime, fatta eccezione per la solidità al cloro.
Il loro grado di utilizzo è primario per il cotone, le fibre cellulosiche e le artificiali
cellulosiche rigenerate.

Alcuni coloranti reattivi selezionati possono tingere con appropriato metodo applicativo
anche lana, seta e poliammide con risultati di buona solidità e raggiungimento di tonalità
particolari.

Coloranti al tino (Indantren)

I coloranti al tino sono una classe di coloranti insolubili in acqua allo stato normale, che
per riduzione in ambiente alcalino si trasformano in un composto solubile in acqua (leuco-
derivato) di colore diverso dal colorante di partenza, in grado di salire sulla fibra e di
essere poi fissato ad essa per ossidazione; operazione quest’ultima che restituisce il colore
originale al colorante rendendolo insolubile.
Chimicamente i coloranti al tino si dividono in 2 gruppi:
- Indigoidi = indigo sintetico, tioindigo, tioindigoidi di alogeni ed indigoidi
- Antrachinoidi = derivati dell’antrachinone, acilaminoantra-chinone-benzoilamino
antrachinone, antrachinone acridore, indantrone, flaventrone, dibenzantrone e iso-
dibenzantrone e loro derivati.

Al gruppo degli indigoidi appartengono anche alcuni coloranti allo zolfo ottenuti per
sulfurazione del carbazolo-indofenolo (blu Hydron).

Il gruppo degli antrachinoidi ha mediamente delle caratteristiche superiori al gruppo


degli indigoidi.

L’applicazione dei coloranti al tino si può effettuare con 3 diversi metodi:


- procedimento tradizionale (a riduzione)
- procedimento a pigmento
- procedimento al tino acido

Il procedimento che interessa l’applicazione su maglia è solo quello “tradizionale a


riduzione”.
La tintura dei coloranti al tino si distingue in 5 fasi:

Riduzione Formazione del leuco con soda caustica/idrosolfito Solubilizzazione


Salificazione Leuco che si salifica in ambiente alcalino del colorante
Tintura Leuco che tinge la fibra in 3 momenti diversi: Applicazione alla
- assorbimento fibra
- ugualizzazione
- esaurimento
Riossidazione Il leuco viene ritrasformato nel colorante insolubile di Insolubilizzazione
partenza del colorante
Saponatura Si elimina la parte di leuco non ossidato e parte di Eliminazione dei
colorante ossidato ma non fissato, per ottenere il massimo residui non fissati
delle solidità ad umido

I coloranti al tino, per esigenze di applicazione in ordine a ragioni di costituzione chimica,


si ragruppano in 4 sottoclassi.

1a Classe – gruppo IK = CIII = RF (INDANTREN KALT) a freddo


I coloranti di questo gruppo hanno le seguenti caratteristiche:
- grande facilità di formare il tino (molecola piccola)
- leuco facilmente solubile
- leuco con poca affinità/scarso esaurimento
- tintura a bassa T°= 20 – 25°C con tanto sale

2a Classe – gruppo IW = CII = RT (INDANTREN WARN) a caldo


I coloranti di questo gruppo hanno le seguenti caratteristiche:
- discreta facilità di formare il tino (molecola media)
- leuco con media solubilità
- leuco con media affinità/medio esaurimento
- tintura a media T° = 45-50°C

3 a Classe – gruppo IN = CI = RN (INDANTREN NORMAL) a caldo


I coloranti di questo gruppo hanno le seguenti caratteristiche:
- poca facilità a formare il tino (molecola grossa)
- leuco pochissimo solubile
- leuco con grandi affinità/forte esaurimento
- tintura ad alta T° = 50-60°C senza aggiunta di sale

4 a Classe – gruppo IN special (INDANTREN SPECIAL)


I coloranti di questo gruppo sono simili a quelli della classe IN, ma differiscono da essi per
la loro particolare struttura.
I coloranti al tino per le diverse necessità applicative vengono messi in commercio come
“polveri” e come “paste” rispettivamente con 3 ordini di finezza delle particelle:

Paste Normale Ben raffinata Molto raffinata


Finezza
Polveri Normale Fine Extrafine
Dimensione (micron) 1-30 0,5-8 0,2 - 1

Le tonalità ottenibili con coloranti al tino, nelle molteplici possibilità di procedimenti


applicativi (relativi comunque solo ai tessuti ortogonali) possono soddisfare una gamma
completa di tonalità dalle intensità chiare alle scure intense, con toni brillanti, ad
eccezione della gamma dei rossi-scarlatti brillanti.
Le solidità ottenibili con i coloranti al tino rappresentano in genere il massimo dei valori
raggiungibili su tessuti di fibra cellulosica, anche per quanto riguarda la resistenza al
cloro.
Il grado di utilizzo dei coloranti al tino su tessuti a maglia dovendoli applicare solo con
procedimento ad esaurimento, è limitato a quelle macchine di tintura il cui corpo macchina
sia quasi totalmente occupato dal bagno (o almeno 80-85%); ciò per evitare fenomeni di
ossidazione del leuco nella fase di tintura.
I coloranti al tino tingono le fibre cellulosiche naturali ed artificiali rigenerate.

Coloranti leucoesteri al tino (Indigosol)

La denominazione di “leucoesteri al tino”, caratterizza già di per sé questa classe di


coloranti dal punto di vista chimico. Questi coloranti sono infatti degli esteri salini dei
leucocomposti di coloranti al tino antrachinoidi ed indigoidi.
Sono coloranti solubili in acqua, che danno soluzioni stabili.
Le fasi tintoriali di questi coloranti sono le seguenti.

Tintura Per impregnazione a foulard o ad esaurimento in RB corto


Sviluppo Ossidazione con acido solforico
Saponatura Eliminazione del colorante residuo, non fissato

I fattori principali che regolano l’applicazione dei leucoesteri sono:


- l’affinità
- la velocità di ossidazione.

I leucoesteri hanno la caratteristica di possedere alto potere di ugualizzazione, diffusione


e penetrazione.
L’acido solforico saponifica in un primo tempo il leucoestere presente sulla fibra; l’estere
si scinde e l’acido nitroso che si forma ossida il leucoestere trasformandolo in colorante
insolubile.
Le soluzioni dei coloranti ed i bagni di tintura, in alcuni casi, sono sensibili alla luce diretta
e quindi devono essere protetti dalla luce.
Le tonalità che si possono ottenere con i leucoesteri, data la loro relativa affinità nei
confronti della fibra cellulosica, sono solamente tinte chiarissime-chiare.
Il loro grado di utilizzo è relativo alle fibre cellulosiche e l’applicazione dei leucoesteri su
maglia può essere effettuata in overflow a RB corto secondo il seguente procedimento:

- Tintura Nitrito di sodio


Solfato di sodio
Soda caustica (per la solubilità, in casi particolari)
- Ossidazione Acido solforico
- Saponatura Detergente/disperdente

Coloranti allo zolfo

La denominazione “coloranti allo zolfo” deriva sia dal processo di fabbricazione che dalla
loro applicazione. I coloranti allo zolfo sono composti organici ad elevato peso molecolare
ed insolubili in acqua. Sono coloranti che si ottengono con due processi di fabbricazione:

- per fusione riscaldamento a secco a T° tra 200° - 350° C delle sostanze


organiche azotate, con zolfo o con zolfo + solfuro di sodio;
- per ebollizione vengono sottoposti all’ebollizione i composti indofenoli e
sostanze analoghe.

Dal punto di vista commerciale ed in base alla struttura chimica, i coloranti allo zolfo
vengono classificati nelle tre seguenti forme:

Coloranti in forma di Insolubile in acqua non Polvere con particelle grosse-medie e fini
polvere sostantivo
Coloranti in forma di Solubile in acqua - polvere, in miscela con solfuro di sodio
leuco-derivati sostantivo - liquido, in miscela con solfuro di sodio o
solfidrato di sodio
- liquido, in miscela con solfito acido di
Formaldeide)
Coloranti in forma di Solubile in acqua non Sale di Bunte
derivati dell’acido sostantivo
tiosolforico

I coloranti allo zolfo nella loro forma ossidata sono insolubili in acqua e possono essere
trasformati per reazione del bisolfito sodico in derivati idrosolubili non sostantivi.
La loro preparazione si può così schematizzare.

col – S – S – col → 2 Col – S (-) NaHSO3 → 2 col – S – SO3 Na


colorante allo zolfo Leucoderivato sale di Bunte
insolubile solubile solubile
Il sale di Bunte solubile in acqua, non ha però sostantività per la fibre cellulosica; ma
attraverso il trattamento di riduzione in ambiente alcalino si forma il leuco-estere in modo
analogo al colorante al tino, secondo la reazione:

col – S – SO 3 Na + 2 OH(-) RIDUZIONE


col – S(-) Na(+) + SO4 = + H2O
ALCALINA →
leuco derivato leucoestere sodico

L’applicazione dei coloranti allo zolfo prevede le seguenti fasi:

Tintura - riduzione a leuco-estere sostantivo


- assorbimento e diffusione
- esaurimento
Ossidazione ritorno alla forma insolubile
Post-trattamento lavaggi a freddo ed a caldo + trattamento con acetato di sodio per
impedire la formazione di H 2SO4 che nel tempo diminuisce la resistenza
del tessuto (durante il magazzinaggio)

Gli elementi che intervengono nella tintura, sono:

- riducente per trasformare il colorante in leuco derivati.


I prodotti riducenti più utilizzati sono: solfuro sodio – solfidrato sodico –
idrosolfito sodico stabilizzato – glucosio (riducente ecologico)
- alcali carbonato di sodio, che oltre a formare l’ambiente alcalino, serve ad
impedire lo sviluppo di acido solfidrico
- sale solfato sodico, che nel procedimento ad esaurimento favorisce la salita
del leuco

L’ossidazione è l’operazione con la quale si rende il colorante insolubile sulla fibra.


Gli ossidanti più utilizzati sono:

- bicromato potassio
- iodato di potassio
a pH 4 – 4,5
- bromato sodico/metaranadato sodio
- clorato sodico/metaranadato sodio
- acqua ossigenata
a pH 4 – 4,5 e a pH 10
- perborato di sodio

Le tonalità che si possono ottenere con i coloranti allo zolfo sono di intensità da medio-
scure a intense e sono poco vivaci e poco brillanti.
Le solidità che si ottengono con i coloranti allo zolfo sono buone ed in alcuni casi ottime, ad
eccezione della resistenza al cloro.
Il grado di utilizzo dei coloranti allo zolfo su tessuti a maglia di cotone è limitato al tono
nero, che deve comunque essere tinto in macchine il cui corpo sia saturato da azoto che
per iniezione nella macchina di tintura la libera dall’ossigeno per evitare fenomeni di
ossidazione in fase di tintura del leuco-derivato.
Coloranti a sviluppo su fibra (naftoli)

I coloranti a sviluppo su fibra sono comunemente denominati naftoli in modo improprio in


quanto tale denominazione considera solo uno dei due componenti che formano il
colorante insolubile sulla fibra cellulosica.
I prodotti di partenza per il classico processo di tintura al naftolo sono composti non
aventi carattere tintoriale.
Attraverso la combinazione di 2 componenti, naftolo + base, si ottiene direttamente sulla
fibra un azocolorante insolubile.
Il composto che si ottiene non contiene gruppi solubilizzanti ma rappresenta un vero e
proprio pigmento di tintura.
L’applicazione dei naftoli e delle basi si effettua attraverso le seguenti fasi:
- solubilizzazione del naftolo (procedimento a caldo e/o freddo)
- tintura di fondo con la soluzione naftalica
- diazotazione della base colorata
- sviluppo = copulazione del naftolato con la base diazotata
- saponatura per eliminare il colorante non fissato.

La solubilizzazione del naftolo può essere effettuata con:


- metodo a caldo (classico), impastando il naftolo con soda caustica, sciogliendo
poi l’impasto in acqua calda;
- metodo a freddo impastando il naftolo con alcool etilico, aggiunta di soda caustica
e quindi acqua fredda. L’alcool è un ottimo solvente del naftolo,
della soda caustica e del naftolato sodico.

La diazotazione della base si effettua in ambiente fortemente acido (HCl), in presenza di


nitrito sodico per formare ossidi di azoto, a bassa temperatura, 0°-5°C massimo,
utilizzando del ghiaccio.

Dalle forme classiche di naftoli e basi in polvere, si è passati ai seguenti composti.


- Naftoli liquidi, si tratta di soluzioni di naftolato, di colore bruno e di consistenza da
fluida a viscosa, ottenute solubizzando il naftolo in soda caustica ed alcooli altobollenti,
miscibili in acqua.
-
- Basi liquide, si tratta di dispersioni o soluzioni verdastre di ammina aromatica.
-
- Sali stabilizzati, sono la miscela di alcuni diazo-derivati con il componente di
copulazione. L’applicazione dei due componenti avviene in bagno alcalino (fase unica),
e poi si sviluppa il colore azoico per successivo trattamento in ambiente acido.

Le tonalità che si possono ottenere con coloranti naftoli su fibra cellulosica sono
normalmente medio-scure, intense, molto vivaci e brillanti, come nel caso soprattutto dei
toni rossi scarlatto, bordò e dei bleu royal.
Le solidità ottenibili con naftoli sono buone-ottime, soprattutto alla luce e ad umido. Il
grado di utilizzo è relativo alle fibre cellulosiche, però non sono applicabili su tessuti a
maglia con procedimento ad esaurimento ad eccezione di qualche raro caso di tintura in
siluro.

Coloranti dispersi o plastosolubili

I coloranti dispersi sono coloranti insolubili in acqua, ma formulati da particelle finissime


in grado di dare dispersioni acquose stabili.
I coloranti dispersi tingono direttamente la fibra sintetica e le cellulosiche modificate,
perché passano dalla fase dispersa in acqua, allo stato di soluzione nella fibra
termoplastica, da cui la denominazione di plastosolubili.

I coloranti dispersi presentano le seguenti caratteristiche:


- non contengono gruppi idrofili o solubilizzanti nella molecola
- hanno molecole di dimensioni limitate e quindi
- hanno peso molecolare relativamente basso
- diffondono bene anche in fibre sintetiche più cristalline.

Chimicamente i coloranti dispersi appartengono a due gruppi:


- amminoazocomposti, gialli – aranci – rossi
- derivati dell’antrachinone, bleu rossastri – violetti – bleu – nero.

La dimensione delle molecole assume grande importanza nei coloranti dispersi:


- sia per la stabilità della dispersione
- sia per la tingibilità delle fibre
- sia per la stabilità al calore (termofissazione).

Una classificazione applicativa dei coloranti dispersi prevede la ripartizione in tre gruppi,
in funzione della loro dimensione molecolare:

1° gruppo - coloranti con piccola molecola


- grado di sublimazione basso (a 170°C [Link])
- diffusione elevata nella fibra
- solidità mediocri (soprattutto a umido)
- tingibilità: acrilico - poliammide - acetato - triacetato - poliestere
2° gruppo - coloranti con media molecola
- grado di sublimazione medio (a 190°C [Link])
- diffusione medio - buona nella fibra
- solidità medio - buone (luce ed umido)
- tingibilità: acetato - triacetato - poliestere
3° gruppo - coloranti con grossa molecola
- grado di sublimazione alto (200-220°C)
- diffusione medio-scarsa nella fibra
- solidità buone (problema solidità allo sfregamento)
- tingibilità triacetato - poliestere (soprattutto per toni scuri)
Gli elementi che intervengono nel procedimento di applicazione dei coloranti dispersi,
sono:

temperatura (T°) - gradiente di salita per l’assorbimento del colorante


- trattamento termico per rendere plastica la fibra e consentire la
diffusione del colorante (da qui il termine “plastosolubile”)
tempo di permanenza - in temperatura per consentire lo spostamento dell’equilibrio:
colorante/bagno ◊ colorante fibra
pH - da acido a debolmente acido, in funzione alla fibra da tingere.
L’acidità mantiene la stabilità dell’emulsione e favorisce lo
spostamento di equilibrio del colorante dal bagno verso la fibra.
disperdenti - prodotti che impediscono l’agglomerarsi in micelle della
dispersione del colorante soprattutto alle T° più basse.

Dopo la tintura dei coloranti dispersi, in toni scuri ed intensi ed in modo particolare su
poliestere, è opportuno eliminare i residui di colorante non fissato alla fibra, oltre che con
lavaggi a caldo, con disperdenti (validi per triacetato). Inoltre è opportuno effettuare un
trattamento di “Stripping” con soda caustica + idrosolfito per migliorare decisamente le
solidità allo sfregamento e le solidità ad umido.

Le tonalità che si possono ottenere con i coloranti dispersi riguardano le fibre sintetiche e
le fibre cellulosiche modificate (acetato e triacetato) secondo il seguente schema:

- Poliestere tutte le tonalità


- Poliammide solo toni chiarissimi/chiari
- Poliacriliche solo toni chiarissimi/chiari
- Acetato tutte le tonalità
- Triacetato tutte le tonalità
- Tactel (P.A. modificato) solo toni chiarissimi/chiari.

Le solidità che si possono ottenere dall’applicazione dei coloranti dispersi, in funzione al


rapporto fibra/intensità di tinta, si possono classificare da buone ad ottime, dopo aver
effettuato il trattamento post-tintura di stripping.

Occorre comunque tenere presente i seguenti tre elementi che possono interferire
negativamente sul grado di solidità, ad umido ed allo sfregamento, nelle tonalità scure
intense da abbinare al bianco.
Elementi di Tipo di
interferenza difettosità che Provvedimenti da adottare
provocano
Tipo di Estrazione del Selezioni del tipo di ammorbidente:
ammorbidente colorante - Cationici veri e propri = molta estrazione
istantanea e nel - Polietilenici (esenti da paraffina) = media estrazione
tempo - Siliconici (macro-emulsioni) = media/bassa estrazione
- Polisilossani (micro-emulsione) = bassa/minima
estrazione
Grado di Estrazione del Effettuare pre-trattamenti di:
eliminazione degli colorante per - Purga in acqua, soprattutto prima della
oli di filatura possibili termofissazione pre-tintura
combinazioni - Purga in solvente = ottimale sia per termofissazione
pre o post-tintura
Termofissazione Estrazione del Operare due tipi di scelta, in alternativa:
post-tintura colorante per - Termofissaggio pre-tintura, oppure
fenomeno di - Selezione di coloranti dispersi con grado minimo di
sublimazione sublimazione oltre 200°C

Il grado di utilizzo dei coloranti dispersi è chiaramente definito nel paragrafo delle
tonalità/fibre ed è estensibile totalmente anche ai tessuti a maglia.
5. Le solidità dei coloranti

La solidità di un colorante è la possibilità di resistere a diversi fattori, cui il tessile tinto


può essere sottoposto.
L’esame delle “solidità di una tinta” su un materiale tessile colorato, si classifica in due
gruppi:
- solidità di fabbricazione
- solidità all’uso

Per solidità di fabbricazione si intende la possibilità di resistenza a tutte le sollecitazioni


derivanti dai processi di nobilitazione, trattamento con resine, termofis-sazione,
calandratura, ecc.
Per solidità all’uso, si intende la possibilità di resistenza a tutti gli effetti causati dall’uso
del materiale tessile colorato: luce, lavaggio, sudore, sfregamento, ecc.

Le prove delle “solidità delle tinte” sono unificate internazionalmente.


I metodi di controllo e di determinazione sono riportati nelle norme unificate di controllo
= Norme UNI (Associazione Nazionale per l’Unificazione).
In particolare per il settore tessile esiste, quale ente federato all’UNI, l’Associazione
Nazionale per l’Unificazione nel settore tessile=UNITEX Sede: Via Della Moscova, 33 –
20121 Milano.

I fattori che influenzano le solidità delle tinte sono:


- natura chimica del colorante
- classe tintoriale del colorante
- composizione fibrosa del tessile
- trattamenti finali della tintura
- trattamenti post-tintura
- tipi di finissaggi
- percentuale del colorante applicato (intensità)
- tipo di processo tintoriale

Stabilire un valore assoluto della intensità standard di un colorante, nei confronti di un


determinato agente, risulta pressoché impossibile, essendo tale valore funzione della sua
concentrazione. Allo scopo di normalizzare questo aspetto, indipendente-mente dal potere
coloristico e dalla concentrazione di ciascun colorante, è stata definita una intensità
standard (IS 1/1) per tutta la gamma dei colori dello spettro, ed una serie di intensità:
- superiori = 2/1
- inferiori = 1/6 – 1/12 – 1/25
grazie alle quali è possibile valutare la solidità di un colorante verso un determinato
agente.
I valori di solidità riportati dalle “cartelle colori” delle case produttrici di coloranti, si
riferiscono appunto, per ogni colorante, all’intensità standard ed ai riferimenti superiori
ed inferiori.

Gli indici di valutazione delle solidità vanno:


- da 1 a 8 per solidità alla luce con scala dei Bleu
- da 1 a 5 per le altre solidità con scala dei grigi

L’indice 1 indica il valore minimo di solidità.


L’indice 8, per la solidità alla luce e l’indice 5, per le altre solidità, indicano il valore
massimo di solidità.

I valori di solidità vengono espressi con due tipi di indici:


- indice di degradazione del colore del campione sottoposto all’esame della solidità,
*valutazioni con la scala dei grigi per degradazione del colore
- indice di scarico del colore del testimone bianco utilizzato nell’esame della solidità
*valutazioni con la scala dei grigi per lo scarico del colore.

Per la scelta del tipo o dei tipi di fibra relativi al testimone bianco da utilizzare per le
prove di solidità si consiglia la consultazione delle relative norme UNI EN.
6. I Produttori di coloranti

Negli ultimi 10-15 anni sono avvenuti notevoli cambiamenti nel settore della produzione
dei coloranti in Europa.
Fino alla metà degli anni ottanta, la produzione e vendita dei coloranti era controllata da 7
aziende.

BASF
BAYER Germania
HOECHST
CIBA/GEIGY
Svizzera
SANDOZ
I.C.I. Inghilterra
ACNA Italia

A seguito della metamorfosi di mercato, che ha registrato chiusure ed incorporamenti di


aziende, la situazione attuale si presenta nel modo seguente

SITUAZIONE ATTUALE (1999) SITUAZIONE PASSATA


BASF I.C.I. poi ZENACA
BASF
DYSTAR BAYER
HOECHST
CIBA CIBA – GEIGY
CLARIANT SANDOZ
ACNA (chiusura)
LAMBERTI LAMBERTI
CAP. 5

SICUREZZA
1. Introduzione

L’ecosistema è una realtà basata su una serie innumerevole di situazioni in equilibrio fra
loro.
L’uomo ha il dovere di difendere e preservare tale equilibrio poiché la mancanza di
sensibilità ecologica nei confronti dell’ambiente in cui egli vive, porterebbe gradualmente
ad una degradazione dello stesso, mettendo a rischio la sopravvivenza.
Tutte le attività dell’uomo devono quindi essere rivolte al rispetto della sua salute ed al
rispetto dell’ambiente.
Tra le attività industriali quella della “nobilitazione tessile” produce inquinamento
ambientale e comporta alcuni aspetti di rischio per l’uomo da parte dei prodotti utilizzati
nel processo di nobilitazione.

Oggigiorno, qualsiasi nuovo prodotto immesso sul mercato deve essere accompagnato da
una specifica documentazione o “scheda di sicurezza”, che consente di fornire
all’utilizzatore una serie di informazioni, relative a:
- il grado di pericolosità di alcuni prodotti
- gli aspetti di prevenzione e protezione nell’utilizzo
- le più appropriate modalità di utilizzo
- le caratteristiche chimico, fisiche, tossicologiche ed ecologiche per proteggere, al
meglio, sia l’uomo, sia l’ambiente.

La sicurezza per l’uomo e per l’ambiente sarà quindi, tanto più certa, quanto maggiore
risulterà l’informazione divulgata in sua difesa; perciò, in questo capitolo, riportiamo tutti
gli elementi che possano contribuire a garantire la sicurezza, e riteniamo altresì
opportuno consolidare questo obiettivo, attraverso:

A) l’elencazione delle tabelle che riportano i seguenti dati:


- classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose comprendente
- elenco delle frasi di rischio
- elenco dei consigli di prudenza
- simboli di pericolo ed indicazioni di pericolo
- consigli per la manipolazione e frasi di rischio

B) la scheda di sicurezza: con la spiegazione delle 16 voci standards che la compongono.


Il tecnico di nobilitazione tessile saprà fare diligente uso delle informazioni racchiuse in
questo capitolo, e potrà diffonderle alla struttura operativa nel rispetto delle esigenze di
protezione della salute dell’uomo e della preservazione dell’ambiente.
2. Classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose

Elenco delle frasi di rischio dal D.M. 16/2/93 e dal XVIII° Adeguamento (Allegati III e IV
Direttiva 67/548/CEE).

Elenco dei consigli di prudenza desunti dal D.M. 16/2/93 e dal XVIII° Adeguamento
(Allegati III e IV Direttiva 67/548/CEE).
Elenco delle frasi di rischio

R1: Esplosivo allo stato secco.


R2: Rischio per esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti di ignizione.
R3: Elevato rischio per esplosione per urto, sfregamento, fuoco o altre sorgenti di ignizione.
R4: Forma composti metallici esplosivi molto sensibili.
R5: Pericolo di esplosione per riscaldamento.
R6: Esplosivo a contatto o senza contatto con l'aria.
R7: Può provocare un incendio.
R8: Può provocare l'accensione di materie combustibili.
R9: Esplosivo in miscela con materie combustibili.
R10: Infiammabile.
R11: Facilmente infiammabile.
R12: Altamente infiammabile.
R13: Gas liquefatto altamente infiammabile.
R14: Reagisce violentemente con l'acqua.
R15: A contatto con l'acqua libera gas facilmente infiammabile.
R16: Pericolo di esplosione se mescolato con sostanze comburenti.
R17: Spontaneamente infiammabile all'aria.
R18: Durante l'uso può formare con aria miscele esplosive/infiammabili.
R19: Può formare perossidi esplosivi.
R20: Nocivo per inalazione.
R21: Nocivo a contatto con la pelle.
R22: Nocivo per ingestione.
R23: Tossico per inalazione.
R24: Tossico a contatto con la pelle.
R25: Tossico per ingestione.
R26: Altamente tossico per inalazione.
R27: Altamente tossico a contatto con la pelle.
R28: Altamente tossico per ingestione.
R29: A contatto con l'acqua libera gas tossici.
R30: Può divenire facilmente infiammabile durante l'uso.
R31: A contatto con acidi libera gas tossici.
R32: A contatto con acidi libera gas altamente tossici.
R33: Pericolo di effetti cumulativi.
R34: Provoca ustioni.
R35: Provoca gravi ustioni.
R36: Irritante per gli occhi.
R37: Irritante per le vie respiratorie.
R38: Irritante per la pelle.
R39: Pericolo di effetti irreversibili molto gravi.
R40: Possibilità di effetti irreversibili .
R41: Rischio di gravi lesioni oculari.
R42: Può provocare sensibilizzazione per inalazione.
R43: Può provocare sensibilizzazione per contatto con la pelle.
R44: Rischio di esplosione per riscaldamento in ambiente confinato.
R45: Può provocare il cancro.
R46: Può provocare alterazioni genetiche ereditarie.
R47: Può provocare malformazioni congenite.
R48: Pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata.
R49: Può provocare il cancro per inalazione.
R50: Altamente tossico per gli organismi acquatici.
R51: Tossico per gli organismi acquatici.
R52: Nocivo per gli organismi acquatici.
R53: Può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico.
R54: Tossico per la flora.
R55: Tossico per la fauna.
R56: Tossico per gli organismi del terreno.
R57: Tossico per le api.
R58: Può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente.
R59: Pericoloso per lo strato di ozono.
R60: Può ridurre la fertilità.
R61: Può danneggiare i bambini non ancora nati.
R62: Possibile rischio di ridotta fertilità.
R63: Possibile rischio di danni ai bambini non ancora nati.
R64: Possibile rischio per i bambini allattati al seno.
R65: Se ingerito può causare danni polmonari.
R14/15: Reagisce violentemente con l'acqua liberando gas facilmente infiammabili.
R15/29: A contatto con l'acqua libera gas tossici e facilmente infiammabili.
R20/21: Nocivo per inalazione e contatto con la pelle.
R20/21/22: Nocivo per inalazione, contatto con la pelle e per ingestione.
R21/22: Nocivo a contatto con la pelle e per ingestione.
R23/24: Tossico per inalazione e contatto con la pelle.
R23/25: Tossico per inalazione e ingestione.
R23/24/25: Tossico per inalazione, contatto con la pelle e per ingestione.
R24/25: Tossico a contatto con la pelle e per ingestione.
R26/27: Altamente tossico per inalazione e contatto con la pelle.
R26/28: Altamente tossico per inalazione e per ingestione.
R26/27/28: Altamente tossico per inalazione, contatto con la pelle e ingestione.
R27/28: Altamente tossico a contatto con la pelle e per ingestione.
R36/37: Irritante per gli occhi e le vie respiratorie.
R36/38: Irritante per gli occhi e per la pelle.
R36/37/38: Irritante per gli occhi, le vie respiratorie e la pelle.
R37/38: Irritante per le vie respiratorie e la pelle.
R39/23: Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione.
R39/24: Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle.
R39/25: Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per ingestione.
R39/23/24: Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione e a contatto con la pelle.
R39/23/25: Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione ed ingestione.
R39/24/25: Pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle e per ingestione.
R39/23/24/25: Tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione, a contatto con la pelle e
per ingestione.
R39/26: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione.
R39/27: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle.
R39/28: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per ingestione.
R39/26/27: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione e a contatto con
la pelle .
R39/26/28: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione ed ingestione.
R39/27/28: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi a contatto con la pelle e per
ingestione.
R39/26/27/28: Altamente tossico: pericolo di effetti irreversibili molto gravi per inalazione, a contatto con la
pelle e per ingestione.
R40/20: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione.
R40/21: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili a contatto con la pelle.
R40/22: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per ingestione.
R40/20/21: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione e a contatto con la pelle.
R40/20/22: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione e ingestione.
R40/21/22: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili a contatto con la pelle e per ingestione.
R40/20/21/22: Nocivo: possibilità di effetti irreversibili per inalazione, a contatto con la pelle e per
ingestione.
R42/43: Può provocare sensibilizzazione per inalazione e a contatto con la pelle.
R48/20: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
inalazione.
R48/21: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata e a contatto
con la pelle.
R48/22: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
ingestione.
R48/20/21: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per inalazione
e a contatto con la pelle.
R48/20/22: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per inalazione
e ingestione.
R48/21/22: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata a contatto
con la pelle e per ingestione.
R48/20/21/22: Nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
inalazione, a contatto con la pelle e per ingestione.
R48/23: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
inalazione.
R48/24: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata a contatto
con la pelle.
R48/25: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
ingestione.
R48/23/24: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
inalazione e a contatto con la pelle.
R48/23/25: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
inalazione e ingestione.
R48/24/25: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata a contatto
con la pelle e per ingestione.
R48/23/24/25: Tossico: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per
inalazione, a contatto con la pelle e per ingestione.
R50/53: Altamente tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi
per l'ambiente acquatico.
R51/53: Tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per
l'ambiente acquatico.
R52/53: Nocivo per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per
l'ambiente acquatico.
Elenco dei consigli di prudenza

S1: Conservare sotto chiave.


S2: Conservare fuori della portata dei bambini.
S3: Conservare in luogo fresco.
S4: Conservare lontano da locali di abitazione.
S5: Conservare sotto...(liquido appropriato da indicarsi da parte del fabbricante).
S6: Conservare sotto...(liquido appropriato da indicarsi da parte del fabbricante).
S7: Conservare il recipiente ben chiuso.
S8: Conservare al riparo dall'umidità.
S9: Conservare il recipiente ben ventilato.
S12: Non chiudere ermeticamente il recipiente.
S13: Conservare lontano da alimenti o mangimi e da bevande.
S14: Conservare lontano da....(sostanze incompatibili da precisare da parte del produttore).
S15: Conservare lontano dal calore.
S16: Conservare lontano da fiamme e scintille - Non fumare.
S17: Tenere lontano da sostanze combustibili.
S18: Manipolare ed aprire il recipiente con cautela.
S20: Non mangiare ne' bere durante l'impiego.
S21: Non fumare durante l'impiego.
S22: Non respirare polveri.
S23: Non respirare i gas/fumi/vapori/aerosoli (termine(i) appropriato(i) da precisare da parte del
produttore).
S24: Evitare il contatto con la pelle.
S25: Evitare il contatto con gli occhi.
S26: In caso di contatto con gli occhi, lavare immediatamente e abbondantemente con acqua e
consultare un medico.
S27: Togliere di dosso immediatamente gli indumenti contaminati.
S28: In caso di contatto con la pelle, lavarsi immediatamente e abbondantemente con ....(prodotti
idonei da indicarsi da parte del fabbricante).
S29: Non gettare residui nelle fognature.
S30: Non versare acqua sul prodotto.
S33: Evitare l'accumulo di cariche elettrostatiche.
S34: Evitare l'urto e lo sfregamento.
S35: Non disfarsi del prodotto e del recipiente se non con le dovute precauzioni.
S36: Usare indumenti protettivi adatti.
S37: Usare guanti adatti.
S38: In caso di ventilazione insufficiente, usare un apparecchio respiratore adatto.
S39: Proteggersi gli occhi/la faccia.
S40: Per pulire il pavimento e gli oggetti contaminati da questo prodotto, usare....(da precisarsi da
parte del produttore).
S41: In caso di incendio e/o esplosione non respirare i fumi.
S42: Durante le fumigazioni/polverizzazioni usare un apparecchio respiratorio adatto (termine(i)
appropriato(i) da precisare da parte del produttore).
S43: In caso di incendio usare....(mezzi estinguenti idonei da indicarsi da parte del fabbricante. Se
l'acqua aumenta il rischio precisare "Non usare acqua").
S44: In caso di malessere consultare il medico (se possibile, mostrargli l'etichetta).
S45: In caso di incidente o di malessere consultare immediatamente il medico (se possibile,
mostrargli l'etichetta).
S46: In caso d'ingestione consultare immediatamente il medico e mostrargli il contenitore e
l'etichetta.
S47: Conservare a temperatura non superiore a......0C (da precisare da parte del fabbricante).
S48: Mantenere umido con.....(mezzo appropriato da precisare da parte del fabbricante).
S49: Conservare soltanto nel recipiente originale.
S50: Non mescolare con...(da specificare da parte del fabbricante).
S51: Usare soltanto in luogo ben ventilato.
S52: Non utilizzare su grandi superfici in locali abitati.
S53: Evitare l'esposizione - Procurarsi speciali istruzioni prima dell'uso.
S54: Procurarsi il consenso delle autorità di controllo dell'inquinamento prima di scaricare negli
impianti di trattamento delle acque di scarico.
S55: Utilizzare le migliori tecniche di trattamento disponibili prima di scaricare nelle fognature o
nell'ambiente acquatico.
S56: Non scaricare nelle fognature o nell'ambiente; smaltire i residui in un punto di raccolta rifiuti
autorizzato.
S57: Usare contenitori adeguati per evitare l'inquinamento ambientale.
S58: Smaltire come rifiuto pericoloso.
S59: Richiedere informazioni al produttore/fornitore per il recupero/riciclaggio.
S60: Questo materiale e/o il suo contenitore devono essere smaltiti come rifiuti pericolosi.
S61: Non disperdere nell'ambiente. Riferirsi alle istruzioni speciali/schede informative in materia di
sicurezza.
S62: In caso di ingestione non provocare il vomito: consultare immediatamente il medico e mostrargli
il contenitore o l'etichetta.

Combinazione dei consigli di prudenza

S1/2: Conservare sotto chiave e fuori dalla portata dei bambini.


S3/7/9: Tenere il recipiente ben chiuso in luogo fresco ben ventilato.
S3/9: Tenere il recipiente in luogo fresco e ben ventilato.
S3/9/1 4: Conservare in luogo fresco e ben ventilato lontano da ... (materiali incompatibili da precisare da
parte del fabbricante).
S3/9/14/49: Conservare soltanto nel contenitore originale in luogo fresco e ben ventilato lontano da
(materiali incompatibili da precisare da parte del fabbricante).
S3/9/49: Conservare soltanto nel contenitore originale in luogo fresco e ben ventilato.
S3/14: Conservare in luogo fresco lontano da .... (materiali incompatibili da precisare da parte del
fabbricante).
S7/8: Conservare il recipiente ben chiuso e al riparo dall’umidità.
S7/9. Tenere il recipiente ben chiuso e in luogo ben ventilato.
S7/47: Tenere il recipiente ben chiuso e a temperatura non superiore a ..... (da precisare da parte del
fabbricante).
S20/21: Non mangiare, nè bere, nè fumare durante l’impiego.
S24/25: Evitare il contatto con gli occhi e con la pelle.
S29/56: Non gettare i residui nelle fognature.
S36/37: Usare indumenti protettivi e guanti adatti.
S36/37/39: Usare indumenti protettivi e guanti adatti a proteggersi gli occhi/la faccia.
S36/39: Usare indumenti protettivi adatti a proteggersi gli occhi/la faccia.
S37/39: Usare guanti adatti a proteggersi gli occhi/la faccia.
S47/49: Conservare soltanto nel contenitore originale a temperatura non superiore a .... °C (da precisare
da parte del fabbricante).
3. Simboli di pericolo ed indicazioni di pericolo

Simboli di pericolo ed indicazioni di pericolo desunte dalla Direttiva 93/21/CEE (XVIII°


Adeguamento) (Allegato II Direttiva 67/548/CEE)
4. Manipolazione e frasi di rischio

Selezione prodotti chimici utilizzati nella nobilitazione della maglia

Simboli di
Prodotto chimico Manipolazione Frasi di rischio
pericolo
Acido solforico Dosare l’acido nell’acqua in caso di diluizione C R-35
Acido nitrico Dosare l’acido nell’acqua in caso di diluizione C >20% R-35
5%<=20% R-34
Acido cloridrico Dosare l’acido nell’acqua in caso di diluizione C R-34
R-37
Acido formico Dosare l’acido nell’acqua in caso di diluizione C >=90% R-35
<=10%<90% R-34
Acido acetico Dosare l’acido nell’acqua in caso di diluizione C R-34
Acido ossalico Xn R-21/22
Acido citrico Xi R-36
Soda idrossido Reazione esotermica in acqua C R-35
Ammoniaca C R-34 R-37
Acqua ossigenata Tenere separata dai riducenti C R-34
Ipoclorito di sodio C R-31 R-34
Xi R-31 R-36/38
Clorito di sodio Evitare contatto con gli acidi Xn R-22 R-32 R-41
Perborato di sodio Evitare il contatto con fiamme e sostanze Xn R-22 R-36
ossidabili
Bisolfito di sodio Xn R-22 R-31 R-37 R-41
Idrosolfito di sodio Xn R-22 R-31 R-7
Iposolfito di sodio Incompatibile con sostanze ossidanti Non
pericoloso
Solfoidrato di sodio C R-34 R-31
(sodio solfuro acido)
Solfuro di sodio C R-34 R-31:a
Solfossilato Xi R-36/38
formaldeide
(Esistono varie forme
commerciali a diversa
percentuale)
Glucosio Non
pericoloso
Solfato di sodio Non
pericoloso
Sodio cloruro Non
pericoloso
Fosfato bisodico Non
(sodio fosfato pericoloso
bibasico)
Fosfato trisodico Non
(sodio fosfato pericoloso
tribasico)
Carbonato di sodio Xi R-36
Bicarbonato di sodio Non
pericoloso
Solfato ammonico Non
pericoloso
Acetato ammonico Non
pericoloso
Sodio acetato Non
pericoloso
Sodio silicato Xi R-36/37/38
Pirofosfato di sodio Xi R-36/37/38
(sodio pirofosfato
neutro
Urea Non
pericoloso
5. Scheda di sicurezza

I prodotti chimici, gli ausiliari ed i coloranti fanno parte delle “sostanze e preparati”
soggetti per legge ad una serie di regolamentazioni improntate alla salvaguardia della
“sicurezza” per l’uomo e l’ambiente.
Le regolamentazioni di sicurezza sono il frutto di leggi, decreti e norme di emissione
comunitaria, o nazionale, o regionale che stabiliscono:

- l’individuazione del “grado di pericolosità”, in materia di classificazione ed


etichettatura:
- delle sostanze, ovvero di tutti i composti chimici, allo stato naturale od ottenuti
per reazione chimica con qualsiasi procedimento di produzione
- dei preparati, ovvero di composti ottenuti con miscele o soluzioni comprendenti
due o più sostanze

- l’obbligo per il produttore o importatore o distributore di fornire all’utilizzatore una


“scheda di sicurezza”, nella quale sono riportati, in base ai criteri standards, “N° 16
voci obbligatorie” che soddisfano la classificazione del grado di pericolosità e le sue
eventuali implicazioni in risposta ai termini di legge.

La scheda di sicurezza può essere schematizzata nelle componenti fondamentali di seguito


riportate:

1) Le tipologie di obblighi da dichiarare, quali:

- l’identità del produttore


- le proprietà del prodotto
- gli interventi per la sicurezza contro i rischi
- le informazioni per la prevenzione dei rischi nelle fasi di:
- utilizzo
- manipolazione
del prodotto
- stoccaggio
- trasporto/smaltimento
- le regolamentazioni legislative di riferimento
2) Le finalità degli obblighi in rapporto agli aspetti:

“sanitari” rivolti all’uomo “ecologici” rivolti all’ambiente


- per i diversi tipi di esposizione al - nelle sue componenti:
prodotto, quali: - regno animale
- occhi - regno vegetale
- pelle - regno minerale
- inalazione - nei suoi elementi:
- ingestione - aria
- nei livelli di conseguenze, mmediate - acqua
o successive nel tempo, quali: - terra
- irritazioni cutanee - negli effetti di impatto con l’am-
- ustioni biente:
- intossicazioni - biodegradabilità
- tossicità, e - carico organico
- patologie varie - proprietà chimico/fisiche
- stabilità e reattività
- grado di tossicità
- grado di pericolosità

3) L’informazione sulla composizione chimica

Nella scheda di sicurezza non è obbligatorio da parte del Produttore dichiarare la


composizione chimica della “sostanza” e/o dei “preparati”, ma fornire dati utili alla
sicurezza in base a quanto indicato nel Decreto Legislativo 16/7/98 N° 285
(Classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi: allegato C,
parte A, paragrafi 4 e 5 riportati di seguito) :

- paragrafo 4 – “Se il preparato è associato, conformemente alle disposizioni dell’Art. 3,


a una delle frasi R39, R40, R42, R43, R42/43, R45, R46, R48, R49, R60, R61, deve
essere menzionato il nome delle relative sostanze”

- paragrafo 5 – “Qualora si possa dimostrare che l’indicazione dell’identità chimica di


una sostanza nociva, cui non si applica nessuna delle suddette frasi R,
comprometterebbe il carattere riservato della sua proprietà, può essere indicata tale
sostanza con una denominazione che identifichi i gruppi funzionali più significativi o
con un’altra appropriata denominazione chimica …..”

Inoltre, il Decreto Legislativo 16/7/98 N° 285, menziona :


“Non sono prese in considerazione le seguenti sostanze se presenti nel preparato in
concentrazione in peso inferiore a
0,1% per le sostanze classificate molto tossiche o tossiche
1% per le sostanze classificate nocive, corrosive o irritanti
4) L’elenco delle “16 voci standards obbligatorie” che compongono lo standard della
scheda di sicurezza, quali:
1) identità del produttore: ragione sociale
2) identità del prodotto: carattere chimico
3) possibili pericoli
4) interventi di pronto soccorso
5) interventi in caso di incendio
6) interventi in caso di perdite accidentali
7) manipolazione e stoccaggio
8) protezioni personali, limiti di esposizione
9) proprietà chimico-fisiche
10) stabilità e reattività
11) informazioni tossicologiche
12) informazioni ecologiche
13) considerazioni sullo smaltimento
14) informazioni sul trasporto
15) informazioni sulla regolamentazione:
- simboli di pericolo
- frasi di rischio
- consigli di prudenza
- riferimenti legislativi
16) altre informazioni
La scheda di sicurezza: spiegazione dei contenuti
Fornitore: Scheda di sicurezza n° Data: Pag.
N° Voci standards Prodotto: Riferimenti legislativi e
obbligatorie Argomentazioni e spiegazioni normativi
1 Identità del La ragione sociale del produttore, o dell’importatore o del distributore che
produttore immette sul mercato la sostanza o il preparato
2 Identità del Carattere chimico:
prodotto - nel caso di “sostanze” è dato dalla denominazione chimica del prodotto
stesso
- nel caso di “preparati” è dato da una breve descrizione della natura chimica
delle sostanze componenti la miscela
Composizione / informazione sugli ingredienti:
- nel caso di “sostanze è dato dall’identità della sostanza e dai rischi da essa
rappresentati
- nel caso di “preparati” è dato dall’identità dei componenti la miscela, dalla
classificazione del grado di pericolosità e di rischio che ciascuno di essi
rappresenta e dalle quantità di ciascun prodotto presente nella miscela. In
ogni caso, la classificazione di rischio e le frasi di rischio sono riferite al
singolo componente e non al preparato.
3 Possibili pericoli I rischi più importanti rappresentati dalla “sostanza” o dal “preparato” nei D. Lgs 626/94
confronti dell’uomo e/o dell’ambiente, assieme ai sintomi che potrebbero D.L. 242/19.03.96
insorgere a seguito dell’esposizione al prodotto devono essere dichiarati in
modo chiaro e succinto
4 Interventi di pronto - Le informazioni di “primo soccorso” che può essere prestato all’infortunato D. Lgs 626/94
soccorso dalla persona più vicina al momento dell’infortunio D.L. 242/19.03.96
- Le informazioni per “una consultazione medica” da effettuare eventualmente
con la massima tempestività
Queste informazioni devono:
- essere elencate in modo breve e di facile comprensione
- riferirsi, in particolare, al livello di rischio e pericolosità alle possibili vie di
contatto con l’agente chimico, quali occhi, pelle, inalazione ed ingestione
5 Interventi in caso - Le informazioni di intervento immediato, necessarie a chi deve intervenire in D. Lgs 626/94
di incendio caso di incendio che può essere: D.L. 242/19.03.96
- causato dal prodotto, oppure D.P.R. 175/88
- sviluppatosi nelle vicinanze del prodotto stesso D.M. 20.05.91
- La segnalazione dei mezzi di estinzione:
- più adatti
- quelli sconsigliati
- La segnalazione dei mezzi di protezione da utilizzare
- I rischi derivanti dall’agente chimico o da prodotti di combustione
6 Interventi in caso - Le indicazioni utili da adottare: come precauzione dell’uomo a tutela D.P.R. 19.03.56 n° 303
di perdite dell’ambiente
accidentali - I mezzi da utilizzare per la raccolta o meno del prodotto fuoriuscito
7 Manipolazione e - Manipolazione; le indicazioni circa le precauzioni da adottare per effettuare D.P.R. 19.03.56 n° 303
stoccaggio una manipolazione sicura del prodotto, in linea con le regole di buona D. Lgs 626/94
pratica industriale e di igiene personale D.L. 242/19.03.96
- Stoccaggio; le indicazioni circa le condizioni per uno stoccaggio sicuro del
prodotto (es.: areazione dei locali, tipologia dei contenitori, ecc.); assieme
alle condizioni da evitare per non compromettere la sicurezza
dell’immagazzinamento (es.: umidità, esposizione ai raggi solari, fiamme
libere, ecc.)
8 Protezioni - Le misure precauzionali da adottare per ridurre al minimo le probabilità di D.P.R. 19.03.56 n° 303
personali contatto diretto con il prodotto, suggerendo gli indumenti protettivi individuali: D. Lgs 626/94
Limiti di occhiali, grembiuli, guanti, maschere, ecc.) D.L. 242/19.03.96
esposizione - Le indicazioni dei valori limite di esposizione al prodotto nell’ambiente di
lavoro, elencate con il loro riferimento specifico
9 Proprietà Le indicazioni delle proprietà più importanti del prodotto:
chimico – fisiche - aspetto
- pH
- solubilità
- densità
- punto di infiammabilità
- temperatura dei decomposizione
- ecc.
10 Stabilità e reattività Le informazioni sulla possibilità, in certe condizioni di: D.P.R. 175/88
- innesco di reazioni pericolose da parte del prodotto D.M. 20.05.91
- materiali che devono essere evitati nel contatto con il prodotto poiché la loro D. Lgs 626/94
incompatibilità potrebbe generare pericoli D.L. 242/19.03.96
- prodotti pericolosi che eventualmente potrebbero originarsi a seguito della
decomposizione del prodotto stesso.
11 Informazioni La descrizione dei possibili effetti tossicologici per l’uomo che possono insorgere D.P.R. 175/88
tossicologiche con immediatezza, o dopo un certo periodo di tempo dal contatto con il prodotto, D.M. 20.05.91
attraverso: D. Lgs 626/94
- la pelle, o D.L. 242/19.03.96
- le vie respiratorie, o
- per ingestione.
Le indicazioni possono essere succinte, ma obbligatoriamente devono essere
complete.
12 Informazioni La descrizione della pericolosità per l’ambiente, indicando per il prodotto alcuni L. n° 319/76
ecologiche dei seguenti dati: D.L. 133/92
- grado di biodegradabilità L. 26.04.83 n° 136
- grado di pericolosità per le speci acquatiche
- grado di pericolosità per altre speci animali
- valori di C.O.D. e B.O.D5 e
- altri parametri utili per valutare l’impatto con l’ambiente.
13 Considerazioni Lo smaltimento del prodotto e/o dei contenitori da esso contaminati deve D. Lgs 05.02.97 n° 22
sullo smaltimento avvenire nel massimo rispetto dell’ambiente. D. Lgs 08.11.97 n° 389
È opportuno ricordare all’utilizzatore di attenersi alle leggi e norme nazionali o
regionali che regolamentano la materia.
14 Informazioni sul Le informazioni riguardano i “prodotti classificati pericolosi” durante il trasporto, e L. 12.08.62 n° 1839
trasporto per i quali esiste un accordo “A.D.R.” in base a norme ed accordi internazionali D.M. 04.09.96
che regola il trasporto su strada, identificando i prodotti classificati pericolosi, nel D.M. 15.05.97
modo seguente:
- un numero “UN” stabilito dalle Nazioni Unite
- una classe di pericolosità
- da un altro numero che identifica il grado di pericolosità all’interno della
classe di pericolosità.
15 Informazioni sulla I simboli di pericolo; raffigurano il rischio principale rappresentato dal prodotto, Vedere tabelle
regolamentazione quale: irritante, corrosivo, nocivo, tossico, infiammabile, ecc.
Le frasi di rischio; esprimono il rischio associabile alle manipolazioni del Vedere tabelle
prodotto. Sono frasi standards abbinate ad un numero preceduto dalla lettera
(R).
I consigli di prudenza; forniscono informazioni brevi per una corretta e sicura Vedere tabelle
manipolazione del prodotto. Sono frasi standards abbinate ad un numero
preceduto dalla lettera (S).
I riferimenti legislativi; sono riportate le disposizioni di legge più rilevanti ai fini N° 1-2-3-4
della protezione: (vedere note)
- dell’uomo, e
- dell’ambiente.
16 Altre informazioni Possono essere fornite altre informazioni utili:
- per la sicurezza, la salute e la protezione ambientale
- per approfondire notizie già esposte nelle “voci standards”
- per citare le fonti utilizzate per redigere la scheda di sicurezza
- per completare meglio le raccomandazioni circa l’utilizzo del prodotto.

Note :

Riferimenti legislativi legati all’intera stesura della scheda di sicurezza

- Rif. n° 1 – Direttiva 67/548/CEE e successivi adeguamenti


- Rif. n° 2 – D. Lgs 3/2/97 n° 52 (sostanze pericolose)
- Rif. n° 3 – D. Lgs 16/7/98 n° 285 (preparati pericolosi)
- Rif. n° 4 – D.M. Sanità 4/4/97 (redazione scheda di sicurezza)
BIBLIOGRAFIA

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Her Majesty’s Stationery Office – Water Pollution Research – Technical Paper n. 12 –


Edizione 1969

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – 29/5/1999 Decreto Legislativo N. 152 del 11
maggio 1999

C. Frangi/A. Postiglioni – Tinctoria N. 7/1976

C. Frangi – Tinctoria N. 10/1986

[Link]/L. Ceriani – Manuale tecnico per l’Industria della maglieria – Vol. 2

Associazione Nobilitazione Tessile – Evoluzione della normativa sulle acque ed


adempimenti per le imprese – 24 marzo 2000

G. Bozzetto – Servizio Informazioni Tecniche n. 19

F. Corbani – Nobilitazione Tessile – Vol. I° 1990

G. Fiscus/D. Grunenwald – Ennoblissement Texile –Ed. High Tex

Achitex – Documentazione aziendale – Centro Ricerca

G. Bozzetto – Servizio Informazioni Tecniche n. 40

G. Prelini – Sbianca, tintura, stampa e finitura – Ed. Milli – 1966

R. Dubbini – Corso di insegnamento in tecnologia tessile – Edizione Italiana – Pubblicato


in Svizzera dalla SVF – 1979
Edizioni “il galleggiante”
Cappella Cantone – Cremona
Via Donatori di Sangue, 1
Tel. 0374.373485
Fax 0374.373164
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