GUIDA PER Discariche
GUIDA PER Discariche
PRINCIPI E AMBITI
1.1 Principi ispiratori
1.2 Ambito di applicazione
2. TIPOLOGIA DI RIFIUTI E ACCETTABILITÀ
2.1 Ammissibilità dei rifiuti in discarica
3. TRATTAMENTO DEI RIFIUTI
3.1 Obiettivi
3.2 Trattamenti ex situ
3.3 Trattamenti in situ
4. PROGETTAZIONE
4.1 Pianificazione
Bollettino Ufficiale – 13 –
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1. PRINCIPI E AMBITI
La nuova pianificazione dei rifiuti in Regione Lombardia, fondata sulla gestione integrata che si basa su prevenzione, preparazione per
il riutilizzo, riciclaggio e recupero, prevede per la discarica il ruolo di chiudere il ciclo della materia, con tecniche e procedure atte a
massimizzare l’immobilizzazione e l’innocuizzazione degli elementi e delle sostanze contenute nei rifiuti e a minimizzare per converso
la mobilità e reattività degli stessi.
3.1 Obiettivi
Il trattamento dei rifiuti, prima del deposito in discarica (ex situ) e, se necessario, dopo il loro deposito (in situ), deve avere l’obiettivo
di ridurre l’impatto ambientale sia sul breve che sul medio e lungo termine, nel rispetto del principio della sostenibilità ambientale.
La scelta del tipo di trattamento deve essere motivata ed articolata nei diversi aspetti: obiettivi, tipologia di processo, tecnologia e
livello di maturità, referenze, dimensionamento, risultati attesi.
I trattamenti effettuati sui rifiuti possono combinare trattamenti ex-situ e trattamenti in situ.
Si richiama l’art. 7 comma 1 del [Link]. 36/03, per il quale i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento.
Tale disposizione non si applica:
a) ai rifiuti inerti il cui trattamento non sia tecnicamente fattibile;
b) ai rifiuti il cui trattamento non contribuisce al raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 1 del [Link]. 36/03, riducendo la
quantità dei rifiuti o i rischi per la salute umana e l’ambiente, e non risulta indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla
normativa vigente.
4. PROGETTAZIONE
Tutti gli atti pianificatori e progettuali devono essere conformi a quanto previsto dal [Link]. 36/03.
4.1 Pianificazione
Per quanto concerne la localizzazione dell’impianto, si deve far riferimento ai paragrafi 1.1 e 2.1 dell’Allegato 1 del [Link]. 36/03 ed ai
criteri localizzativi stabiliti dal Programma Regionale Gestione Rifiuti e dai Piani Provinciali Gestione Rifiuti.
o. orografia di fine conferimento: planimetria (con isoipse distanziate al massimo di 1 m) e sezioni (scala 1:1.000 o 1:500); le quote
assolute qui riportate si intendono riferite al momento del termine del conferimento dei rifiuti, comprensive del solo strato di rego-
larizzazione, e sono quelle che non devono essere superate in alcun momento della vita della discarica;
p. planimetria generale dell’eventuale copertura provvisoria, con schemi grafici e sezioni quotati, nel numero, nell’articolazione
e nelle scale opportune per consentire l’individuazione di massima di tutte le caratteristiche spaziali, tipologiche, funzionali e
tecnologiche dell’intervento; ripristino finale (scala 1:1.000 o 1:500): devono essere riportati il profilo e le quote a pacchetto di
chiusura completato e quelle previste (assunte come indicative in forza della loro graduale variazione nel tempo) a fine asse-
stamento. Viene riportato il sistema di raccolta delle acque meteoriche (anche nei particolari costruttivi) e sono indicati il corpo
idrico ricettore o le modalità di allontanamento delle stesse ed il tracciato della strada perimetrale interna alla discarica;
q. quadro programmatico (scala 1:1.000) contenente la planimetria generale di approntamento con indicata la sequenza di
coltivazione dei vari bacini; è qui da evidenziare l’esistenza di opere transitorie differenti dalla situazione progettuale definitiva
prospettata nelle altre tavole previste;
r. carta geolitologica (scala 1:5.000), con sezioni di riferimento esplicative atte ad illustrare le principali caratteristiche geologiche
dell’area;
s. carta litologica tecnica di dettaglio (scala 1:1.000 o 1:2.000), che rappresenti la situazione litologica locale del sito di discarica,
con ricostruzione, dal punto di vista geotecnico, della successione stratigrafica dei terreni direttamente interessati;
t. carta idrogeologica di dettaglio (scala 1:1.000 o 1:2.000) del sito destinato all’intervento e di un opportuno intorno, indicante
l’andamento delle linee isopiezometriche (con intervallo di 0,5 m) riferite alla massima escursione positiva storica e prevedibile
della/e falda/e, la direttrice di flusso dell’acquifero, l’ubicazione dei piezometri già in esercizio, di quelli previsti per il monito-
raggio (con relativo interasse) e dei pozzi di spurgo; in caso di presenza di due o più falde potenzialmente interessate dalla
discarica, queste devono essere rappresentate con graficismi che ne consentano una chiara distinzione, anche all’interno di
un unico elaborato cartografico;
u. carta della vulnerabilità idrogeologica (scala 1:1.000 o 1:2.000) della/e falda/e riferita all’area di discarica e un opportuno
intorno, realizzata adottando metodologie consolidate (drastic index, Civita, ecc.);
v. planimetrie (scala 1:500) e particolari (in scala idonea) dell’impianto di biogas, dell’impianto di captazione completo di anda-
mento e caratteristiche dei pozzi di captazione, andamento e caratteristiche delle tubazioni, ubicazione e sistemi di controllo
delle sottostazioni, dell’ impianto di combustione;
w. servizi (1:200, 1:100) piante e sezioni dei vari servizi interessanti la discarica (uffici, capannoni, servizi igienici, ecc);
x. planimetria generale del ripristino previsto, con schemi grafici e sezioni quotati, nel numero, nell’articolazione e nelle scale opportune
per consentire l’individuazione di massima di tutte le caratteristiche spaziali, tipologiche, funzionali e tecnologiche dell’intervento;
y. planimetrie relative al progetto del verde (sia relativo alla fase di gestione operativa che al ripristino finale) con distribuzione
planimetrica della vegetazione ed indicazione delle specie arboree ed arbustive da utilizzare.
4.3.3 Contenuti dello studio di compatibilità ambientale (per progetti di nuovi impianti non soggetti a VIA o a verifica di VIA)
a. indicazione della localizzazione riferita alla potenziale incidenza spaziale e territoriale dell’intervento, all’impatto sulle risorse na-
turali, alla corrispondenza ai piani urbanistici, paesaggistici, territoriali e di settore nonché agli atti di programmazione negoziata,
agli eventuali vincoli paesaggistici, archeologici, demaniali ed idrogeologici, supportata da adeguata cartografia. Lo studio
deve prendere in esame un’area compresa nel raggio di almeno 5 km dall’ubicazione dell’impianto;
b. individuazione degli eventuali impianti di recupero e/o smaltimento autorizzati presenti nell’area in esame;
c. descrizione delle principali alternative, per quanto riguarda l’ubicazione e la concezione dell’opera, che sono state prese in
esame. Nel caso di localizzazione in contrasto con le previsioni del P.G.T. o di altro strumento urbanistico vigente, vanno indicate
le motivazioni che hanno portato a tale scelta;
d. descrizione delle matrici ambientali potenzialmente soggette a subire effetti dall’impianto e dalle connesse attività di trasporto;
e. descrizione dei dispositivi di prevenzione, eliminazione e/o mitigazione, rapportata alle prescrizioni della normativa vigente e agli
effetti delle emissioni in atmosfera, degli scarichi idrici e delle emissioni sonore prodotte dall’impianto.
l. verifica della portanza del fondo della discarica (indicare i metodi di calcolo) e calcolo dei cedimenti attesi, anche in relazione
alla funzionalità del sistema di raccolta e drenaggio del percolato ed al mantenimento delle pendenze del fondo;
m. calcolo della capacità complessiva della discarica con riferimento al grado (%) stimato di compattazione dei rifiuti e program-
mazione della coltivazione delle varie vasche;
n. criteri adottati per l’identificazione dell’allocazione in discarica dei rifiuti conferiti;
o. scelte progettuali relative al sistema di raccolta, stoccaggio ed eventuale trattamento del percolato e, se presente, del liquido
infratelo;
p. calcolo di potenziale produzione di percolato di origine meteorica e proveniente dai rifiuti conferiti in relazione ai tempi di coper-
tura superficiale ed al dimensionamento delle capacità di raccolta e dei serbatoi di stoccaggio;
q. sistemi di funzionamento del pozzo del percolato e del liquido infratelo (metodi di controllo, misurazione e produzione, caratte-
ristiche pompe);
r. sistemi di ricircolo e/o depurazione in loco e/o di trattamento fuori sito del percolato. Se previsti, dovranno essere dettagliati nella
relazione (criteri adottati ed obiettivi proposti) e descritti adeguatamente nella cartografia e negli schemi progettuali di corredo;
s. sistemi previsti per verificare e garantire la funzionalità nel tempo dei sistemi di captazione, drenaggio e raccolta del percolato;
t. dimensionamento del sistema di gestione del biogas;
u. piano di gestione operativa della discarica, redatto secondo i criteri stabiliti dall’allegato 2 al [Link]. 36/03, nel quale devono
essere individuati i criteri e le misure tecniche adottate per la gestione della discarica e le modalità di chiusura della stessa;
v. piano di gestione post – operativa della discarica, redatto secondo i criteri stabiliti dall’allegato 2 al [Link]. 36/03, nel quale sono
definiti i programmi di sorveglianza e controlli successivi alla chiusura;
w. piano di sorveglianza e controllo, redatto secondo i criteri stabiliti dall’allegato 2 al [Link]. 36/03, nel quale devono essere indicate
tutte le misure necessarie per prevenire rischi di incidenti causati dalla gestione della discarica e per limitarne le conseguenze,
sia in fase operativa che post – operativa, con particolare riferimento alle precauzioni a tutela delle acque dall’inquinamento
provocato da infiltrazioni di percolato nel terreno e alle altre misure di prevenzione e protezione contro qualsiasi danno all’am-
biente e alla salute umana; i parametri da monitorare, la frequenza dei monitoraggi, i livelli di guardia e la verifica delle attività
di studio del sito da parte del richiedente sono quelli indicati nella tabella 2 dell’allegato 2 al [Link]. 36/03;
x. piano di ripristino ambientale del sito, redatto secondo i criteri stabiliti dall’allegato 2 al [Link]. 36/03, nel quale devono essere pre-
viste le modalità (comprensive delle essenze che si intendono utilizzare) e gli obiettivi di ripristino e sistemazione della discarica
in relazione alla destinazione d’uso prevista dall’area stessa;
y. piano finanziario che preveda che tutti i costi derivanti dalla realizzazione dell’impianto e dell’esercizio della discarica, quelli
connessi alla costituzione della garanzia finanziaria e i costi stimati di chiusura, nonché di gestione post-operativa per un perio-
do di almeno 30 anni, siano coperti dal prezzo applicato dal gestore per lo smaltimento, Il piano finanziario dovrà essere redatto
in conformità al r.r. n. 5/2005 e comprendere il calcolo delle garanzie finanziarie da prestare.
4.3.6 Contenuti integrativi nel caso di utilizzo di rifiuti per la costruzione della discarica
a) quantitativo totale per il quale si chiede l’autorizzazione, sia totale espresso in m3, sia con un quantitativo giornaliero massimo
espresso in tonnellate;
b) risultati delle prove ed analisi attestanti il rispetto delle caratteristiche tecniche ed ambientali indicate in Allegato D (Utilizzo di rifiuti
per la costruzione delle discariche), con una dichiarazione del rispetto di tali condizioni;
c) codici CER, descrizione delle caratteristiche chimico-fisiche e merceologiche, nonché della provenienza dei rifiuti impiegati e
degli eventuali trattamenti subiti al fine del raggiungimento dell’idoneità tecnica al recupero.
gio dovrà comunque continuare con la medesima frequenza mensile anche successivamente alla presentazione dell’istanza,
e sino alla conclusione del procedimento autorizzatorio;
g. individuazione della massima escursione positiva della prima falda, utilizzando le misure della falda effettuate in sito e di altre
misure significative ad esse correlate;
h. descrizione della vulnerabilità idrogeologica della/e falda/e locale/i e dei limiti geologici e idrodinamici dell’acquifero al fine di
identificare il comportamento della/e falda/e locale/i;
i. ricostruzione del modello idrodinamico degli acquiferi mediante prove in sito di pompaggio con pozzi e piezometri, prove preli-
minari con gradini di portata, prove di permeabilità in foro a carico costante o variabile (in discesa o risalita) o, in roccia, prove
di permeabilità Lugeon, finalizzate al calcolo dei parametri idrogeologici della/e falda/e;
j. calcolo della conducibilità idraulica dei terreni interessati alla discarica mediante esecuzione di prove di permeabilità in sito o
in laboratorio, anche edometriche;
k. ricostruzione stratigrafica di dettaglio del sito della discarica mediante esecuzione di sondaggi geognostici a carotaggio conti-
nuo di profondità adeguata, integrati con l’analisi di eventuali sezioni stratigrafiche naturali. Il sottosuolo dalla quota di progetto
della superficie di posa dell’impermeabilizzazione, per una profondità z > 30 m, dovrà essere classificato anche da un punto di
vista sismico secondo le modalità previste dalle nuove norme tecniche sulle costruzioni (D.M. 14/01/2008);
l. caratterizzazione geotecnica dei terreni o rocce mediante l’esecuzione di prove in sito e di laboratorio, con particolare riguardo
ai terreni di fondazione e sottofondo dell’impianto su cui andranno calcolati i cedimenti (prove geotecniche da fare eseguire
ad un laboratorio autorizzato ai sensi dell’art. 59 del d.p.r. n. 380/2001).
4.4.2 Barriere
Ove non sussista già naturalmente la barriera geologica prevista dal [Link]. 36/03, dovrà essere approntata con criteri di equivalenza
una barriera di confinamento (barriera geologica artificiale); per il calcolo dell’equivalenza dei materiali si deve fare riferimento al
Bollettino Ufficiale – 19 –
criterio temporale, calcolato come il rapporto fra lo spessore dello strato e la permeabilità del materiale - di cui deve essere omoge-
neamente costituito lo strato - confermando i valori temporali derivanti dalle equivalenze stabilite dal d. lgs. 36/03.
Oltre alla barriera di cui sopra, per le discariche di rifiuti non pericolosi e pericolosi, è richiesta una seconda barriera di confinamento
supplementare, costituita da uno strato minerale di spessore di almeno 1 m, con coefficiente di permeabilità k non superiore a 10-9
m/s. Per la realizzazione dello strato si può utilizzare, opportunamente lavorato, materiale in posto di idonea qualità (classi A6 e A7
della classificazione HRB AASHTO).
La scelta e le modalità di approntamento del sistema costituito da barriera geologica ed impermeabilizzazione artificiale dipendono
sia dalla tipologia di rifiuti da smaltire sia dalle caratteristiche idrogeologiche del sito.
In relazione ai criteri di cui sopra sono individuate le seguenti barriere per le diverse tipologie di discarica. Tutti gli spessori degli strati
minerali sono espressi al netto dei cedimenti stimati.
A monte e valle di tali collettori e/o all’esterno del corpo discarica devono essere posti, quando la morfologia del sito lo consenta, dei
pozzi accessibili per l’ispezione dei tubi.
I collettori secondari devono essere posizionati con una densità minima di 500 m/ha (cui corrisponde un interasse medio di 20 m) e
avere diametro nominale minimo pari a 200 mm.
I collettori secondari non devono essere innestati nei collettori principali per non compromettere la stabilità e l’ispezionabilità di que-
sti ultimi. Non trattandosi di tubazioni a tenuta idraulica ma di vie preferenziali di drenaggio, non è infatti necessario che i collettori
siano innestati, mentre un eventuale innesto costituirebbe un punto di possibile ostacolo all’ispezionabilità e di possibile rottura per
cedimenti differenziati.
I valori delle pendenze dei collettori devono essere riferite alle condizioni di esercizio, cioè ad esaurimento dei cedimenti del fondo
della discarica. Le fessure dei collettori devono avere dimensioni non inferiori a 10 mm onde evitare occlusioni delle stesse.
Le tubazioni del sistema di drenaggio devono essere posate sullo strato di protezione della geomembrana e devono essere verificate
ai fini della stabilità meccanica, termica, chimica e biologica, nelle attese condizioni di carico e di esercizio.
La resistenza allo schiacciamento sarà determinata in base ad calcolo dedicato che tenga conto delle tensioni della colonna dei
rifiuti e della copertura agenti sulle tubazioni tenendo in considerazione le condizioni fisiche, meccaniche e chimiche più gravose
agenti sul collettore.
4.6 Coperture
La copertura ha lo scopo di separare i rifiuti dall’ambiente superficiale, controllare l’infiltrazione di acqua nei rifiuti e le emissioni di
biogas.
Le coperture dei rifiuti si suddividono in:
• coperture giornaliere;
• coperture provvisorie;
• coperture finali.
• uno strato drenante: spessore > 0,5 m, costituito da un aggregato marcato CE, con una conducibilità idraulica k > 10-3 m/s, ap-
partenente alle classi A1 e A3 della classificazione HRB AASHTO;
• uno strato di terreno vegetale con spessore > 1 m.
Il percolato può essere ricircolato grezzo o dopo trattamento in funzione di obiettivi definiti.
In caso di discarica tradizionale anaerobica, il ricircolo può essere avviato soltanto dopo l’avvio del sistema di captazione del biogas.
Il ricircolo del percolato deve essere progettato e gestito senza creare interferenze con la circolazione degli aeriformi in seno alla
discarica.
Nel caso in cui la discarica sia già stata chiusa, la messa in opera del sistema di ricircolo del percolato dovrà essere effettuata consen-
tendo il ripristino della copertura, senza che ne siano compromesse le sue caratteristiche. Il ricircolo potrà comunque essere effettuato
solo qualora la barriera di fondo sia tale da garantire una adeguata protezione delle acque sotterranee.
I sistemi per la diffusione/dispersione del percolato dovranno svilupparsi al di sotto della copertura per evitare emissioni in atmosfera,
in particolare molestie olfattive, e per ottimizzare la distribuzione del percolato nella massa dei rifiuti.
A presidio del sistema di diffusione/dispersione del percolato dovrà essere messo in opera un sistema di controllo e regimazione della
pressione affinché il percolato stesso defluisca a pressione atmosferica.
Sulla base di specifici attività di controllo e monitoraggio l’Autorità compente potrà prescrivere modifiche alle operazioni di ricircolo o
l’adozione di precauzioni e accorgimenti ulteriori.
Il ricircolo dovrà essere effettuato nel rispetto delle seguenti prescrizioni:
• il sistema di ricircolo del percolato deve prevedere misuratori di portata tali da consentire la valutazione dei volumi prodotti, di
quelli avviati a smaltimento e di quelli ricircolati;
• può essere ricircolato esclusivamente il percolato proveniente dalla discarica stessa;
• nel caso in cui si verifichino problemi nell’efficienza funzionale dei sistemi di drenaggio del percolato o di impermeabilizzazione
del fondo o nella captazione del biogas, il ricircolo del percolato dovrà essere precauzionalmente interrotto e ripreso solo a se-
guito di nulla osta dell’Autorità competente;
vranno essere connessi non più di dieci pozzi. In ogni caso deve essere misurato e registrato il tenore di ossigeno e quello di metano
per ciascuna sottostazione.
Deve essere prevista la messa in opera di sistemi di raccolta delle condense, su tutte le linee di captazione del biogas, con l’immissio-
ne delle condense stesse nel sistema di raccolta del percolato.
I collegamenti tra i pozzi di captazione e le sottostazioni e tra queste e i compressori di aspirazione, e da qui al sistema di combustione,
dovranno essere protetti e identificabili, rispetto ad altre tubazioni, anche da apposita colorazione assegnata secondo gli standard
previsti dalla Norma UNI 5634 (1997), dall’Articolo 3.6.2 - Allegato IV - [Link]. n. 81/2008 e dalla Circolare del Ministero del Lavoro 559/61;
i tracciati eseguiti devono essere riportati in apposita planimetria.
Deve essere prevista la messa in opera di sistemi di raccolta delle condense per i tratti di linea esterni alla massa dei rifiuti, con immis-
sione nel sistema di raccolta del percolato; le tubazioni poste nella massa dei rifiuti devono essere dotate di una pendenza atta ad
evitare il ristagno del percolato e delle condense nelle stesse.
In funzione delle caratteristiche della discarica, potrà essere prescritto un sistema di monitoraggio alla recinzione perimetrale della di-
scarica costituito da sonde di prelievo per analisi sulla presenza del biogas nel sottosuolo, da realizzarsi nel caso in cui il monitoraggio
previsto dal [Link]. 36/03 ne evidenzi l’opportunità.
La messa in esercizio degli impianti di captazione e combustione del biogas deve essere effettuata non appena i quantitativi e la
qualità del biogas sviluppato lo rendano necessario. Nel caso in cui il progetto preveda la necessità di un sistema di captazione, com-
bustione (torcia) e recupero del biogas, lo stesso dovrà essere realizzato, per quanto compatibile, prima dell’inizio dei conferimenti.
I punti di emissione devono esser chiaramente identificati mediante apposizione di idonee segnalazioni e i punti di campionamento
devono essere disposti a norma di legge.
Devono essere previste torce di emergenza per la combustione del biogas con T ≥ 850 °C; tempo di ritenzione fiamma ≥ 0,3”; ossigeno
in camera di combustione ≥ 3%.
Devono inoltre esser previsti sistemi alternativi tali da scongiurare dispersioni di biogas dalla torcia (ad es. combustibile ausiliario, ridu-
zione della potenzialità della torcia, ossidazione biologica, trattamento).
Tutti gli impianti devono essere protetti da eventi di fulminazione e gli impianti elettrici devono essere certificati nel rispetto delle spe-
cifiche delle norme IP – ADPE del Comitato Elettrico Italiano, secondo quanto previsto dal DM 37/2008.
4.11 Infrastrutture
La discarica deve indicativamente avere un’area servizi generali ed impianti accessori come di seguito indicato (la dotazione sarà
adeguata in funzione della categoria della discarica):
• sistemi di controllo degli accessi;
• sistemi di vigilanza durante l’orario di chiusura;
• viabilità di accesso ed interna con relativa segnaletica, adeguate per gestire le eventuali code dei mezzi conferenti e, quindi, tali
da non creare ostacolo alla viabilità ordinaria;
• impianto di pesatura;
• impianto per il lavaggio delle ruote;
• impianto per la raccolta, la separazione e il trattamento delle acque di prima pioggia;
• dispositivi (anche portatili) per il controllo radiometrico dei rifiuti in ingresso;
• presidi antincendio;
• gruppo elettrogeno autonomo, in grado di sostenere tutte le utenze della discarica in caso di assenza di alimentazione dall’ente
di distribuzione dell’energia elettrica;
• recinzione (altezza 2 m) ed eventuali altre barriere (arboree, ecc.);
• palazzina servizi per il personale e spogliatoi;
• area ricovero mezzi;
• centralina raccolta dati meteo;
• attrezzature per piccola manutenzione e pronto intervento;
• deposito carburanti e lubrificanti;
• area per controlli ispettivi dei rifiuti in ingresso;
• area lavaggio mezzi;
Bollettino Ufficiale – 25 –
· per ogni piezometro/pozzo di monitoraggio dovrà essere posta in opera una targhetta visibile, indelebile e inamovibile con
indicata la sigla d’identificazione;
· i piezometri saranno costituiti da tubazioni in PVC con un DN minimo di 4’’;
· il tratto fessurato deve essere esteso in modo da intercettare l’oscillazione massima attesa della falda intercettata, al fine di cam-
pionare in modo efficace anche i composti a bassa densità;
· la testa del piezometro/pozzo di monitoraggio sarà protetta da coperchio chiuso con lucchetto e l’intervallo tra il tubo ed il per-
foro, a partire dal piano campagna, sarà occluso per almeno 1 metro mediante l’utilizzo di cemento e/o bentonite;
· l’intercapedine perforo-tubazione, in corrispondenza dei tratti filtrati, sarà riempita con ghiaietto calibrato;
· tutti i piezometri/pozzi di monitoraggio dovranno essere georeferenziati nel sistema WGS 84 (coordinate planimetriche) con una
precisione centimetrica per la quota assoluta, riferita al livello del mare, misurata alla testa del tubo cieco, privato del tappo di
chiusura (il punto di riferimento per la misura della soggiacenza sarà indicato sulla targhetta).
La cadenza dei controlli dovrà essere stabilita considerando la tipologia di acquifero presente, la soggiacenza e le condizioni di ali-
mentazione della falda, la velocità di filtrazione, l’importanza e l’uso locale delle acque sotterranee per l’approvvigionamento idrico e
la presenza di opere di captazione. In ogni caso la frequenza minima è quella prevista all’Allegato 2, Tabella 2 del d. lgs. 36/03.
5 PROCEDURA DI CHIUSURA, RECUPERO AMBIENTALE E SVINCOLO DELLA GARANZIA FINANZIARIA RELATIVA ALLA GESTIONE
OPERATIVA
Preliminarmente all’avvio della procedura di chiusura deve essere verificato che gli assestamenti siano ridotti e tali da non compro-
mettere l’integrità del futuro pacchetto di chiusura, secondo quanto espressamente previsto nel progetto approvato.
Fatta eccezione per le discariche per inerti, per la determinazione degli assestamenti si dovrà inserire un sistema di monitoraggio che
preveda un numero di misure non inferiore a 4 per ettaro. L’abbassamento di riferimento sarà poi calcolato come media aritmetica
degli assestamenti di tutti gli elementi inseriti.
L’articolo 14, comma 3, lettera a) del [Link]. 36/03 indica che la garanzia finanziaria relativa alla gestione operativa è trattenuta per
almeno due anni dalla data della comunicazione dell’approvazione della chiusura.
L’Autorità competente è quindi chiamata, a partire dal termine di cui sopra, a decidere riguardo allo svincolo di tale garanzia.
Di seguito si riporta la procedura, sotto forma di check-list delle verifiche minimali, per valutare positivamente lo svincolo della garanzia
finanziaria relativa alla gestione operativa:
a) verifica positiva dei lavori di ripristino ambientale dell’area secondo il progetto approvato;
b) assenza di dissesti, rotture o avvallamenti nella copertura;
c) assenza di contaminazione nella falda dovuta alla discarica, verificata attraverso lo svolgimento di una campagna eseguita
in contraddittorio con ARPA;
d) presenza di percolato nel corpo rifiuti mediante misura diretta, oltre che nel pozzo del percolato, anche nei pozzi di estrazione del bio-
gas (laddove applicabile) o in pozzi appositamente realizzati, a livelli non superiori ai battenti di pescaggio dei sistemi di estrazione;
e) piena efficienza dell’impianto di estrazione e stoccaggio del percolato;
f) piena efficienza dell’impianto di estrazione e trattamento del biogas (quando applicabile);
g) piena efficienza dei presidi (piezometri, recinzione, cancello, mascherature);
h) piena efficienza degli impianti (irrigazione, antincendio, viabilità).
Gli assestamenti, calcolati come al capitolo 5, sono considerati trascurabili quando l’abbassamento percentuale dell’ultimo anno,
calcolato con riferimento all’abbassamento totale, verificatosi a partire dall’ultimo conferimento di rifiuti, risulta non superiore al 3%.
Dovrà quindi essere verificata la presenza di pendenze adeguate al fine di consentire il deflusso superficiale diffuso delle acque me-
teoriche.
7 PIANI E RELAZIONI
Al fine di chiarire alcuni aspetti critici dei contenuti dei Piani previsti dal [Link]. 36/03 si forniscono i seguenti chiarimenti.
A fronte del disposto del dm ambiente 27 settembre 2010 recante «Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica- Abrogazione Dm 3
agosto 2005» e, in particolare, di quanto previsto dall’art. 6, comma 7, lettera c), vengono individuate le caratteristiche costruttive
minimali e gestionali relative alle discariche per rifiuti non pericolosi monorifiuto o con cella appositamente ed esclusivamente dedi-
cata ai rifiuti costituiti da materiali da costruzione contenenti amianto (RCA) legato in matrice cementizia o resinoide identificati dal
CER 170605* sotto forma di lastre, tubazioni, travi, isolanti, guarnizioni e altre forme commerciali meno frequenti derivanti da materiali
contenenti amianto in matrice compatta.
Può essere conferito lo stesso codice CER 17.06.05* per RCA che si presentano in frammenti con eventuale presenza residuale di
matrici diverse (es. terreno, macerie, ecc.) purché derivanti dal luogo di produzione del rifiuto. In tal senso non può applicarsi il codice
CER 17.06.05* alle terre di bonifica con presenza di frammenti di cemento amianto.
Per quanto non previsto nel dettaglio dal presente paragrafo, si applicano i criteri indicati nella parte generale delle presenti linee
guida.
La copertura superficiale finale deve essere realizzata mediante la messa in opera , dal basso verso l’alto, di:
Bollettino Ufficiale – 29 –
- uno strato di materiale minerale compattato avente conducibilità idraulica k < 10-7 m/s e spessore > 0,3 m;
- uno strato di materiale drenante con spessore > 0,2 m, costituito da un aggregato marcato CE, con una conducibilità idraulica
k > 10-3 m/s, appartenente alle classi A1 e A3 della classificazione HRB AASHTO;
- uno strato di terreno vegetale con spessore > 0,8 m.
8.5.2 Accessi
Gli accessi alla discarica devono essere presidiati da vasca obbligatoria di passaggio ove vengano lavate le ruote degli automezzi. La
discarica, in relazione alla presenza di significativi quantitativi di materiali combustibili (pallets di legno e film plastici utilizzati nel confe-
zionamento e/o nella copertura giornaliera) deve essere dotata degli idonei dispositivi antincendio previsti dalla specifica normativa.
Qualora le verifiche di cui al punto b) evidenziassero la presenza di rifiuti diversi da quelli autorizzati in discarica, il carico dovrà essere
respinto; qualora le verifiche di cui nei ai punti a), c) e d) evidenziassero delle anomalie, il carico di RCA si ritiene comunque ammis-
sibile, fatto salvo il buon esito delle verifiche amministrative di cui sopra nonché la congruenza del carico con quanto dichiarato nel
formulario di identificazione e il rispetto dei criteri di ammissibilità per RCA di cui al dm 27/09/10.
In tali casi però dovranno essere previste nel Piano di Gestione Operativa idonee procedure che garantiscano almeno:
• la verifica del contenuto del carico e il ripristino degli imballaggi (punto a);
• la segnalazione di anomalie (punto c) all’autorità competente (ASL della zona di ubicazione dell’impianto e ASL di compe-
tenza territoriale dell’area ove è stata effettuata la bonifica e quindi di origine del rifiuto); il mantenimento di un campione
di RCA relativo al carico che presentasse difformità rispetto a quanto dichiarato nel Piano di Lavoro consegnato all’ASL (per
quanto evidenziato dalla ispezione visiva) per le verifiche da parte dell’autorità di controllo sanitaria (ASL);
• la segnalazione di anomalie (punto d) all’autorità competente in materia di AIA nonché specifici interventi per garantire la
tracciabilità dei RCA.
Qualora il gestore dell’impianto non provveda a collocare a definitiva dimora i RCA in ingresso entro la fine della giornata per ragioni
connesse a criteri di gestione, gli stessi dovranno essere confinati all’interno del box di emergenza per RCA e la giacenza dei rifiuti in
esso non potrà prolungarsi oltre il giorno lavorativo successivo alla data del ricevimento. Medesima procedura deve essere seguita nel
caso di condizioni meteo-climatiche avverse ovvero con presenza di vento con velocità superiore a 6 m/s calcolata sulla base della
media oraria rilevata nell’ora immediatamente antecedente alla messa a dimora; la giacenza dei rifiuti nel box di emergenza non
potrà prolungarsi oltre il giorno lavorativo successivo al ripristino delle condizioni di operatività meteo-climatiche.
Durante le operazioni di scarico/messa a dimora, in caso di rottura di una confezione con fuoriuscita di RCA, il gestore deve prov-
vedere all’immediato trasferimento dello stesso presso il box di emergenza dove si effettuerà la riparazione/ripristino. In tal caso gli
addetti, dotati di adeguati dispositivi di sicurezza (semimaschere monouso equipaggiate con filtro P3, tuta e copricapo in tyvek),
procederanno a bagnare preventivamente con acqua i manufatti in cemento – amianto, al fine di limitare il trasporto e la dispersione
eolica delle fibre eventualmente liberate, quindi effettueranno un nuovo incapsulamento mediante idonei prodotti elastomerici, con
pompa airless a bassa pressione. Successivamente, i manufatti pretrattati verranno ricoperti con fogli di polietilene forniti ex novo e
quindi sigillati con nastro adesivo ad alta tenuta, procedendo, infine, alla bonifica del capannone da eventuali frammenti residui e
confinando gli stessi in appositi big – bags, mediante l’utilizzo di aspiratori a filtri assoluti.
– 30 – Bollettino Ufficiale
Qualora si riscontrassero lacerazioni di piccola entità nei pacchi/big-bags (anche già messi a dimora) riparabili con nastro adesivo,
le stesse verranno ripristinate sul posto a mezzo di adeguato nastro ad alta tenuta, che verrà applicato nella medesima giornata. Nel
caso in cui le lacerazioni fossero estese e comunque non fossero riparabili con nastro adesivo, il pacco dovrà essere trasportato nel
box di emergenza, dove dovrà essere riconfezionato mediante ricopertura con nuovi fogli in polietilene/nuovo big-bags. Una volta
sigillato con nastro adesivo il pacco potrà essere messo a dimora in discarica.
Le operazioni di movimentazione e ripristino/bonifica dei pallets di RCA danneggiati dovranno avvenire nel rispetto del norme tecni-
che di cui al sopra citato dm 06/09/1994, per quanto compatibili e del d. lgs. 81/08.
8.5.9 Autosmaltimento
I Dispositivi di Protezione Individuale, DPI (maschere e tute monouso), i filtri asserviti agli scarichi dei servizi igienici presso gli spogliatoi
e all’emissione in atmosfera del box di emergenza, potranno essere smaltiti all’interno dei lotti dedicati agli RCA esclusivamente se
incapsulati in sacchi di polietilene e gestiti secondo le modalità previste per gli RCA ritirati in conto terzi, in quanto potenzialmente
contaminati da fibre di amianto.
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Bollettino Ufficiale – 31 –
ALLEGATO A
200301 rifiuti urbani non differenziati Non ammissibili in discarica Non sottoposti a trattamento preventivo
——— • ———
Bollettino Ufficiale – 33 –
ALLEGATO B
COD 1500
BOD5/COD 0,1 (adimesionale)
N ammoniacale 50
Al 1
As 0.5
B 2
Cd 0.02
Cr 2
Cr VI 0.2
Cu 1
Fe 2
Hg 0.005
Mn 2
Ni 2
PERCOLATO
Pb 0.2
Se 0.03
Sn 10
Zn 3
CN- 0.5
SO4-- 1000
SO3- 1
F--
6
N nitrico 20
idrocarburi tot 5
fenoli 0.5
solventi organici aromatici 0.2
solventi organici azotati 0.1
pesticidi fosforati 0.1
pesticidi tot (esclusi fosforati) 0.05
solventi clorurati 1
BIOGAS
GB21 5 (Nl/kgST)
* Metodi alternativi
Bibliografia:
Biogas: Emissione superficiale a impianto di estrazione spento < 0.5 Nl CH4/(m2 h) (Stegmann et al., 2007; Heyer et al., 2013)
Solidi: IR4 < 2 mgO2/gST (Heyer et al., 2013); IRD < 100 mgO2/kgSV/h (Scaglia et al., 2010)
——— • ———
– 34 – Bollettino Ufficiale
ALLEGATO C
consapevole delle sanzioni penali, nel caso di dichiarazioni non veritiere, di formazione od uso di atti falsi, richiamate dall’art. 76 del
DPR 28.12.2000, n. 445
DICHIARA
− di essere cittadino italiano, di Stato membro della UE oppure di essere cittadino residente in Italia o di un altro Stato che riconosca
analogo diritto ai cittadini italiani;
− che la stessa ditta è iscritta al registro delle Imprese (ad eccezione delle imprese individuali);
− che la stessa ditta non si trova in stato di fallimento, di liquidazione, di cessazione attività o di concordato preventivo e in qualsiasi
situazione equivalente secondo la legislazione straniera;
− di non aver riportato condanne con sentenza passata in giudicato, salvi gli effetti della riabilitazione e della sospensione della
pena:
2. alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pub-
blica, contro il patrimonio, contro l’economia pubblica, ovvero per un delitto in materia tributaria;
3. alla reclusione per un tempo inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo;
− di essere in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali o assistenziali in favore dei lavoratori, secondo
la legislazione italiana o quella del Paese di residenza;
− di non essere sottoposto a misure di prevenzione di cui all’art. 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423;
− di non essersi reso colpevole di false dichiarazioni nel fornire le informazioni richieste;
− di essere proprietario dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto o di averne la piena disponibilità fino al termine previ-
sto di termine della gestione post-operativa in base a [contratto di affitto o preliminare d’acquisto] o di avere presentato istanza
di esproprio per pubblica utilità in data …………;
− che la presente dichiarazione viene resa ai fini dell’acquisizione di autorizzazione di cui al [Link]. 13 gennaio 2003, n. 36.
Ai sensi dell’art. 38 del DPR 445 del 28.12.2000, la dichiarazione è sottoscritta dall’interessato in originale ovvero sottoscritta e presenta-
ta per via telematica unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento d’identità del sottoscrittore. La dichiarazione
inviata per via telematica è valida se trasmessa tramite PEC o se sottoscritta mediante la firma digitale.
Informativa ai sensi dell’art. 13 del [Link]. 196/2003: i dati sopra riportati saranno utilizzati esclusivamente dalla Regione Lombardia
e/o dalla Provincia di ……….. per l’istanza da Me formulata e per le finalità strettamente connesse. Potrò accedere ai dati che Mi
riguardano chiedendone la correzione, l’integrazione e, ricorrendone gli estremi, la cancellazione o il blocco.
Il Responsabile del trattamento è il Funzionario cui sarà assegnata l’istruttoria dell’istanza.
——— • ———
– 36 – Bollettino Ufficiale
ALLEGATO D
Operazione di
Caratteristiche di tutela ambientale Caratteristiche tecniche
recupero
Strati CER1 Criteri ammis-
Limiti (tab. 1,
sibilità in di- Test di ces- Inerti (ex lettera e), Caratteristi-
all. 5, parte IV,
scarica (d.m. sione d.m. comma 1, art. 2 del che geotec-
Titolo V, d. lgs
27/09/2010) 05/02/1998 d. lgs. 36/03) niche
152/06)
Colonna B (Co-
lonna A se espres-
caratteristiche di un terreno naturale, adatte per lo sviluppo ve-
Superficiale di 170504, 170506, samente previsto
- Sì Sì getale, in particolare per quanto riguarda lo strato edafico (min.
copertura 200202 ripristino a verde
30 cm)
pubblico, privato e
residenziale)
classi A1 e A3 della classificazione HRB AASHTO costituito da un
aggregato marcato CE;
Drenante - Sì Sì
permeabilità k > 10-3 m/s;
resistenza ad eventuale biogas
Copertura
——— • ———
1 CER indicativi, fatte salve valutazioni puntuali fatte caso per caso.
Bollettino Ufficiale – 37 –
ALLEGATO E
PROCEDURE AMMINISTRATIVE
Nel caso di una nuova istanza, l’operazione di recupero R5 sarà valutata nell’ambito della procedura di VIA. Per varianti ad impianti
già sottoposti a VIA - autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione - l’introduzione dell’operazione di recupero R5, essendo una modifica
che non ha notevoli ripercussioni negative sull’ambiente, non sarà soggetto a verifica di assoggettabilità a VIA (ex punto 8t), allegato
IV alla Parte II del d. lgs. 152/06).
Le fideiussioni prestate con riferimento all’operazione R5, in conformità con le vigenti norme, potranno essere svincolate al termine
delle operazioni di costruzione nelle quali sono utilizzati i rifiuti, in particolare successivamente alla dichiarazione di chiusura della
discarica ex art. 12 del d. lgs. 36/03 per i rifiuti utilizzati nella realizzazione degli strati di copertura.
——— • ———
– 38 – Bollettino Ufficiale
ALLEGATO F
PROCEDURE DI CONTROLLO DEI LAVORI DI APPRONTAMENTO DELLE DISCARICHE D’INERTI FINALIZZATE AL RILASCIO DEL NULLA OSTA ALL’AVVIO DELLE OPERAZIONI DI SMALTIMENTO, ART. 9, COMMA 2
DEL [Link]. 36/03.
Georeferenziazione del progetto con il I files georeferenziati del progetto devono comprendere:
sistema topografico individuato. − tavola del piano di posa della barriera impermeabile;
Il formato dei files deve essere concordato con
Il soggetto autorizzato deve fornire S.A. l’A.C. − tavola del piano di posa dei rifiuti con drenaggi e ubicazione dei pozzi;
all’A.C. le planimetrie anche in forma- − tavola con planimetria e altimetria riferite alla fine del conferimento dei rifiuti
to elettronico. (prima degli assestamenti).
Acquisizione da parte del Comune Qualora la cavità sia stata formata da una pre-
Comune competen-
competente di una nota sulla confor- cedente attività estrattiva, il Comune certifica la La l.r. 14/98 individua i Comuni come Enti di controllo.
te
mità dei profili di fine escavazione. conformità dei profili di fine scavo
Inizio dei lavori solo a seguito dell’accettazione Indicazione dei recapiti della direzione lavori e del referente per tutte le attività
Comunicazione di inizio lavori. S.A.
da parte dell’A. C. delle garanzie finanziarie di verifica.
Bollettino Ufficiale – 39 –
Caratteristiche campionamenti:
Conformità della natura dichiarata dei terreni di
fondazione per escludere: escavazioni abusive, • ubicazione a discrezione dell’A.C.;
S.A. in presenza / rinterri, rifiuti sepolti e presenza di limi di lavag- • almeno 1 nella zona pozzo più depressa (verifica assenza falda);
Verifica del materiale di fondazione
contraddittorio con gio; eventuale prelievo di campioni da sotto-
con scavi • profondità 2 - 4 m ; qualora ci siano evidenze di rinterri dovranno essere
l’A.C. porre ad analisi; l’omogeneità complessiva del
eseguiti sondaggi profondi a carotaggio continuo e recupero completo di
fondo può essere valutata anche con prove
campioni per profondità superiori a quelle raggiungibili con i normali mezzi
geofisiche, a discrezione dell’A.C.
di scavo;
Verifica portanza del fondo contraddittorio con modo omogeneo, per evitare l’insorgere di ce- nell’intervallo di carico compreso tra 0,15 e 0,25 MPa al 1° ciclo di carico.
l’A.C. dimenti differenziali e fessurazioni nella barriera Le prove geotecniche devono essere eseguite da un laboratorio autorizzato ai
idraulica sovrastante. sensi dell’art. 59 del d.p.r. n. 380/2001 e s.m.i. scelto in accordo con l’A.C.
Per le prove dinamiche la normativa di riferimento è la tedesca - TP BF-StB sezio-
ne B 8.3, austriaca - RVS 08.03.04 e americana - ASTM 2835-11 E; ubicazione a
scelta dell’A.C., almeno 3 ogni 2500 m2, da concordare con l’A.C.
– 40 – Bollettino Ufficiale
Utilizzo punti fissi esistenti; l’A.C. ha la facoltà di una poligonale aperta o chiusa utilizzando come riferimenti per le quote e le
verificare i capisaldi. coordinate i vertici di appoggio. Altri sistemi (per es. GPS, Laser scanner...) pos-
Per il controllo dello spessore dello strato posa- sono essere utilizzati se garantiscono la medesima precisione.
posa rifiuti
Rilievo topografico della superficie e S.A. in contradditto- to, al fine di ridurre il numero di scavi e il disturbo La densità della griglia dei punti di rilievo delle superfici piane deve essere tale
delle bocche dei piezometri. rio con l’A.C. dell’argilla posata, in accordo con l’A.C., potrà da garantire una rappresentazione della superficie il più possibile fedele alla
essere effettuato un confronto tra il rilievo topo- realtà.
grafico della superficie finale con il rilievo della
superficie di posa mediante software dedicato Sono tollerate solo: differenze positive nelle quote (realizzato più elevato rispet-
di nota affidabilità. to all’autorizzato) e differenze negative nelle dimensioni (realizzato più piccolo
del progetto autorizzato); le differenze nelle pendenze delle scarpate devono
essere minime per rispettare la stabilità meccanica e le geometrie di progetto.
attestante l’origine del materiale (autorizzazioni tenuto dalla media di almeno due misure prese su due pareti dello scavo
della cava, procedure relative al riutilizzo di ma- con un metro da cantiere; in alternativa, in accordo con l’A.C., mediante
teriali da scavo) ed almeno due analisi per tipo, confronto tra il rilievo topografico della superficie finale con il rilievo della
per singolo giacimento individuato (cava o superficie di posa mediante software, di nota affidabilità;
cantiere di origine). Il collaudo è finalizzato alla
Ogni 5000 m2 e ad ogni variazione dell’argilla utilizzata:
S.A. in presenza / verifica della conformità dei materiali argillosi.
Verifica del materiale argilloso posato − sul fondo almeno una densità in sito (mediante norma CNR BU n. 22/1972
contraddittorio con L’omogeneità complessiva dello strato po-
sul fondo e sulle scarpate . o analoga, per verificare che la densità raggiunta non sia inferiore al 90%
l’A.C. trà essere valutata con prove indirette
della densità secca ottimale ottenuta in laboratorio prova di costipamento
(metodi geofisici) a discrezione dell’A.C. Proctor standard o modificata (riferimento stabilito nel progetto);
Prove di permeabilità in situ da concordare con − prelievo di almeno un campione rappresentativo rimaneggiato ottenuto da
l’A.C. almeno due scavi, da sottoporre in laboratorio a prove di classificazione
(In base alla norma ASTM 6391 le prove di per- geotecnica (curva granulometrica, sedimentometria, limiti di Atterberg) e a
meabilità in sito su barriere idrauliche di argilla prova Proctor (CNR 69–1978, AASHTO T180 o analoga);
compattata sono poco significative qualora lo N.B. prove geotecniche a cura di un laboratorio autorizzato ai sensi dell’art. 59
spessore dello strato da testare sia inferiore a sei del d.p.r. n. 380/2001, scelto in accordo con l’A.C.
volte il diametro del tubo infiltrometro installato
(0,6 m). La posa dell’argilla sulle scarpate dovrà avvenire per fasce di 4 - 5 m protette da
un telo (in LDPE o altro materiale idoneo), onde evitare l’azione dilavante delle
acque meteoriche; gli avanzamenti in scarpata dovranno essere comunicati
all’A.C.
Bollettino Ufficiale – 41 –
Prova della funzionalità del sistema mediante Nella documentazione finale il S.A. fornirà all’A.C. idonea documentazione atte-
S.A. in presenza /
immissione di acqua pulita nel pozzo del perco- stante l’avvenuta e conforme realizzazione del pozzo per l’estrazione del perco-
Impianto di estrazione del percolato. contraddittorio con
lato e verifica dell’avvio delle pompe e dell’arri- lato con risultanze delle analisi e delle verifiche effettuate, il layout del sistema,
l’A.C.
vo del liquido ai serbatoi. tutte le schede tecniche e gli attestati di conformità CE.
S.A. in presenza /
Per verifiche successive relative alla produzione
Contatori contalitri. contraddittorio con Redazione di un verbale di lettura zero.
di percolato.
l’A.C.
– 42 – Bollettino Ufficiale
S.A. in presenza /
Nella documentazione finale il S.A. fornirà all’A.C. il layout, tutte le schede tecni-
Verifica dei presidi. contraddittorio con Conformità al progetto.
che e gli attestati di conformità CE.
l’A.C.
S.A. in presenza /
Nella documentazione finale il S.A. fornirà all’A.C. il layout, tutte le schede tecni-
Verifica impianto di monitoraggio. contraddittorio con Conformità al progetto.
che e gli attestati di conformità CE.
l’A.C.
E’ necessario acquisire:
PROCEDURE PER L’AVVIO DELLA PROCEDURA DI CHIUSURA DELLA DISCARICHE D’INERTI ART. 12, COMMI 2 E 3 DEL [Link]. 36/03 ED IL CONTROLLO DEI LAVORI
Qualora, a seguito del controllo topografico della superficie di fine conferimento e/o
E’ possibile utilizzare un software de-
della morfologia del corpo rifiuti, sia ravvisato un volume smaltito in eccesso o una
dicato, di nota affidabilità, per il con-
difformità rispetto alle geometrie di progetto approvate, il S.A. è tenuto al rispetto delle
trollo delle quote;
Istruttoria relativa all’avvio della proce- geometrie di progetto mediante l’asportazione dei rifiuti in eccedenza e al conferi-
A.C. in caso di verifica positiva l’A.C. co- mento delgli stessi, a proprie spese, presso impianti autorizzati .
dura di chiusura
munica al S.A. l’avvio della procedu-
Criteri e tolleranze: tolleranza applicate alle quote definita in + 0,1 m; differenze supe-
ra di chiusura del lotto/discarica in
riori determinano l’asportazione dei rifiuti in eccesso e la loro collocazione nei bacini
argomento.
in coltivazione o in idonei impianti autorizzati.
– 44 – Bollettino Ufficiale
(h> 0,50 m) contraddittorio con Il collaudo è finalizzato alla verifica un metro da cantiere; in alternativa, in accordo con l’A.C., mediante confronto
l’A.C. della conformità dei materiali argil- tra il rilievo topografico della superficie finale con il rilievo della superficie di fine
losi [Link] di permeabilità conferimento.
in situ da concordare con l’A.C. Ogni 5000 m2 e ad ogni variazione di tipologia del materiale argilloso utilizzato:
N.B. In base alla norma ASTM 6391 le
prove di permeabilità in sito su bar- - almeno un prelievo di un campione rappresentativo rimaneggiato ottenuto da al-
riere idrauliche di argilla compatta- meno due scavi, da sottoporre in laboratorio a prove di classificazione geotecnica
ta sono poco significative qualora lo (curva granulometrica, sedimentometria, limiti di Atterberg).
spessore dello strato da testare sia Le prove geotecniche devono essere eseguite da un laboratorio autorizzato ai sensi
inferiore a sei volte il diametro del dell’art. 59 del d.p.r. n. 380/2001 e s.m.i. scelto in accordo con l’A.C.
tubo infiltrometro installato (0,6 m).
Il soggetto autorizzato, preliminar-
mente alla posa del materiale dre-
nante, dovrà procedere ad una A campione a discrezione dell’A.C.
caratterizzazione geotecnica del Ogni 5000 m2 effettuare almeno una verifica dello spessore all’interno di scavo o trin-
materiale che intende utilizzare. Do- cea (di norma il valore sarà ottenuto dalla media di almeno due misure prese su due
vrà fornire all’A.C. documentazione pareti dello scavo con un metro da cantiere.
S.A. in presenza / attestante l’origine del materiale
Verifica dello strato di drenaggio (h> Il materiale deve essere costituito da un aggregato con permeabilità elevata (indica-
0,50 m) contraddittorio con (autorizzazioni della cava, proce- tivamente k > 10-3 m/s).
l’A.C. dure relative al riutilizzo materiali da
scavo) ed almeno un’analisi per Le prove geotecniche devono essere eseguite da un laboratorio autorizzato ai sensi
tipo, per singolo giacimento indivi- dell’art. 59 del d.p.r. n. 380/2001 e s.m.i. scelto in accordo con l’A.C.
duato (cava o cantiere di origine). Nella documentazione di fine lavori il S.A. fornirà all’A.C. gli attestati di conformità CE
Il collaudo è finalizzato alla verifica dei materiali/prodotti utilizzati.
della conformità dei materiali dre-
nanti utilizzati.
– 45 – Bollettino Ufficiale
dovrà procedere ad una caratte- - una verifica dello spessore all’interno di scavo o trincea (il valore sarà ottenuto
rizzazione chimica del materiale dalla media di almeno due misure prese su due pareti dello scavo).
che intende utilizzare. Dovrà fornire - un prelievo di campione ove ricercare almeno: metalli pesanti (da n. 1 a n. 16 tab.
S.A. in presenza / all’A.C. documentazione attestante 1, allegato 5 alla parte IV del [Link] 152/06), idrocarburi C >12, IPA, BTEX, PCB. Ogni
Verifica dello strato di copertura per lo
l’origine del materiale (autorizzazio- campione sarà suddiviso in n. 3 aliquote: una trattenuta dal S.A., la seconda dall’
sviluppo delle specie vegetali (h> 1,0 contraddittorio con ni della cava, procedure relative al
m) l’A.C. A.C., la terza di riserva, custodita dal S.A. Il S.A. sottoporrà ad analisi tutti i campioni;
riutilizzo di terre e rocce da scavo) l’A.C. sottoporrà il 10% dei campioni ad analisi chimica presso laboratori ARPA. I
ed almeno un’analisi per singolo risultati delle analisi saranno confrontati con le CSC previste dalla tab. 1 colonna
giacimento individuato (cava o A, all. 5 del [Link] 152/06 se l’utilizzo finale della discarica sarà pubblico; viceversa
cantiere di origine). Il collaudo è fi- saranno confrontati con le CSC previste dalla tab.1 colonna B. Il laboratorio deve
nalizzato alla verifica della conformi- essere certificato ISO 9000 o accreditato.
tà dei materiali utilizzati.
Il S.A. trasmette all’A.C. la documen- Art. 12, comma 3, d. lgs. n. 36/03.
tazione di fine lavori contente tutta Nella relazione di fine lavori saranno inseriti: rilievi topografici, rapporti di prova relativi
la documentazione necessaria. Il alle analisi chimiche e geotecniche eseguite, schede tecniche e dichiarazioni di con-
Istruttoria finalizzata al rilascio dell’atto
recupero ambientale previsto dal formità CE degli impianti e dei materiali utilizzati, i report/relazioni delle indagini effet-
di approvazione della chiusura della A.C.
piano deve essere completato entro tuate, report fotografico dei vari stati di avanzamento, verbali di sopralluoghi sottoscritti
discarica
i due dalla dichiarazione di chiusu- dopo ogni collaudo; attestazioni riguardanti l’origine dei materiali (terre e aggregati)
ra a meno che l’autorizzazione non utilizzati e relativi atti autorizzativi (attività estrattive, procedure terre e rocce da scavo
preveda un termine diverso. etc..).
PER TUTTI GLI STRATI (DI BASE E DI COPERTURA, IMPERMEABILIZZANTI E DRENANTI) NON SONO AMMESSI SPESSORI INFERIORI RISPETTO A QUELLI DI PROGETTO, NEMMENO SE COMPRESI NELL’INTERVALLO DI IN-
CERTEZZA DELLO STRUMENTO DI MISURA (SONO TOLLERATE SOLO DIFFERENZE POSITIVE).
Legenda:
S.A.= soggetto autorizzato
D.L.= Direzione lavori
A.C.= autorità di controllo individuata dalla norma
A.G.I. associazione geotecnica italiana
Bollettino Ufficiale – 46 –
D.g.r. 7 ottobre 2014 - n. X/2464 mico-finanziario non transitorio e delle modalità per l’accesso
Individuazione delle condizioni di disequilibrio economico- al contributo regionale straordinario di cui all’art. 13 della Lr
finanziario non transitorio delle ALER e delle modalità per n. 24/2014, come da Allegato al presente provvedimento quale
l’accesso al contributo regionale straordinario di cui all’art. 13 parte integrante e sostanziale dello stesso;
della l.r. 5 agosto 2014, n. 24 «Assestamento al bilancio 2014-
2016 – I provvedimento di variazione con modifiche di leggi Ritenuto altresì di rinviare alle successive deliberazioni della
regionali» Giunta regionale con le quali si approvano i singoli piani di ri-
sanamento aziendali, ai sensi del comma 3, lett. b) dell’art. 13
LA GIUNTA REGIONALE della citata legge regionale n. 24/2014:
Richiamate: a. la determinazione del contributo finanziario concesso;
−− la legge regionale 27 dicembre 2006, n. 30 e successi- b. le tranches da erogare in ragione dell’entità del contri-
ve modifiche ed integrazioni, con la quale è stato istituito buto concesso;
il Sistema regionale e sono stati definiti i soggetti che lo c. la definizione puntuale degli obiettivi di risanamento di
costituiscono tra cui le Aziende lombarde per l’edilizia re- cui al comma 5 dell’art. 13 della citata legge regionale
sidenziale pubblica (di seguito ALER); n. 24/2014;
−− la legge regionale 4 dicembre 2009, n. 27 «Testo Unico A voti unanimi, espressi nelle forme di legge;
delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale
DELIBERA
pubblica» e successive modifiche ed integrazioni, ed in
particolare, gli articoli 2, 5 e 23 in ordine ai poteri di coor- per le ragioni indicate in premessa che qui s’intendo integral-
dinamento, indirizzo e vigilanza e controllo della Regione mente riportate:
sulle ALER; 1. di approvare l’individuazione delle condizioni di disequili-
Visto l’art. 13 della legge regionale 5 agosto 2014, n. 24 «As- brio economico-finanziario non transitorio e delle moda-
sestamento al bilancio 2014-2016 - I Provvedimento di variazio- lità per l’accesso al contributo regionale straordinario di
ne con modifiche di leggi regionali» recante «Disposizioni per il cui all’art. 13 della l.r. n. 24/2014, come da Allegato al pre-
riequilibrio economico-finanziario delle Aziende Lombarde per sente provvedimento quale parte integrante e sostanziale
l’Edilizia Residenziale pubblica – ALER» che: dello stesso;
−− al comma 1, prevede lo stanziamento di un contributo 2. di rinviare alle successive deliberazioni della Giunta regio-
regionale straordinario di 66 milioni di euro ripartititi sul nale con le quali si approvano i singoli piani di risanamen-
biennio 2014-15 per le Aler che si trovino in uno stato di to aziendali, ai sensi del comma 3, lett. b) dell’art. 13 della
disequilibrio economico-finanziario non transitorio; citata legge regionale n. 24/2014:
−− al comma 2, rinvia ad una deliberazione della Giunta re- a. la determinazione del contributo finanziario
gionale, da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in concesso;
vigore della legge, l’individuazione delle condizioni di di- b. le tranches da erogare in ragione dell’entità del con-
sequilibrio economico-finanziario non transitorio, caratte- tributo concesso;
rizzato da criticità acute sia di esposizione finanziaria sia c. l’approvazione degli obiettivi di risanamento di cui
di copertura dei costi aziendali per l’accesso al contribu- al comma 5 dell’art. 13 della citata legge regionale
to regionale straordinario di cui al precedente comma 1; n. 24/2014;
Richiamati tutti i provvedimenti organizzativi della X legislatura 3. di pubblicare il presente provvedimento sul Bollettino Uffi-
regionale, ed in particolare, la d.g.r. 2249/2014 «XII Provvedimen- ciale di Regione Lombardia e sul portale regionale.
to Organizzativo 2014»;
Il segretario: Fabrizio De Vecchi
Ritenuto pertanto di adottare le seguenti determinazioni in
ordine alla definizione delle condizioni di disequilibrio econo-
——— • ———
ALLEGATO
INDIVIDUAZIONE DELLE CONDIZIONI DI DISEQUILIBRIO ECONOMICO-FINANZIARIO NON TRANSITORIO DELLE ALER E DELLE
MODALITA’ PER L’ACCESSO AL CONTRIBUTO REGIONALE STRAORDINARIO DI CUI ALL’ART. 13 DELLA LR 5 AGOSTO 2014, N. 24
Premessa
Le ALER che necessitano di provvista finanziaria per fare fronte ai propri impegni e che intendano quindi accedere al contributo
straordinario di cui all’art. 13. L.r. 24/2014 debbono prioritariamente ricorrere a quanto previsto dalla vigente normativa per sopperire
autonomamente al proprio fabbisogno finanziario, anche mediante l’alienazione di quota del patrimonio nel quadro delle previsioni
di cui agli artt. 46 e 47 della legge regionale 4 dicembre 2009, n. 27 “Testo Unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale
pubblica”, nonché definire azioni mirate al contenimento dei costi operativi e al recupero di risorse.
Affinché si produca una situazione di disequilibrio economico-finanziario non transitorio caratterizzato da criticità acute sia
di esposizione finanziaria sia di copertura dei costi aziendali ai fini dell’accesso al contributo regionale straordinario di cui
all’art. 13 della legge regionale n. 24/2014, è necessario il verificarsi di almeno due delle seguenti condizioni:
a. Flussi trimestrali di cassa: flussi di cassa consuntivi negativi ex Dgr n. 1272/2014 da almeno tre trimestri consecutivi, nonché
previsione di flussi di cassa negativi per il trimestre successivo. I dati relativi ai flussi di cassa dovranno derivare da dati contabili
presenti nel sistema contabile aziendale e potranno essere integrati dalle necessarie rettifiche (opportunamente evidenziate);
b. Liquidità: incapacità nel far integralmente fronte ai propri impegni economici, inclusi quelli verso i terzi creditori, sia a causa
della completa erosione delle giacenze liquide, sia tramite la saturazione delle condizioni contrattuali vigenti di anticipazio-
ne con il proprio istituto di credito tesoriere;
Bollettino Ufficiale – 47 –
c. Piani vendita: accertata insufficienza dei ricavi effettivi derivanti dall’attuazione dei piani di alienazione del patrimonio come
disciplinati dagli artt. 46 e 47 della lr 27/2009, sulla base del dato storico del biennio precedente, a garantire lo smaltimento
delle obbligazioni aziendali entro tempistiche compatibili con gli impegni in scadenza;
II. La relazione sulle condizioni di disequilibrio (art. 13, comma 3, lett. a) Lr n. 24/2014)
La Relazione, sottoscritta dal presidente e dal direttore generale dell’Aler e corredata dal parere del collegio dei sindaci, che dimostri
il sussistere delle condizioni di disequilibrio, deve contenere:
a. un’analisi dettagliata delle cause - sia esogene che endogene - che hanno determinato la situazione di disequilibrio eco-
nomico-finanziario
b. le loro ricadute sulla gestione caratteristica aziendale, con particolare riferimento ai fattori di squilibrio economico-finanzia-
rio indicati al precedente paragrafo I;
d. l’attestazione circa il sussistere delle condizioni di disequilibrio economico-finanziario indicate al precedentemente paragrafo I;
e. prospetto dei debiti esigibili da parte di terzi, e particolarmente i cui termini di pagamento siano scaduti da oltre 60 giorni;
Il Piano di risanamento aziendale di durata non superiore al triennio, predisposto e sottoscritto dal presidente e dal direttore generale,
deve contenere:
a. una descrizione dettagliata delle misure di riduzione dei costi, riorganizzazione, razionalizzazione ed incremento dell’effi-
cienza, che verranno intraprese nell’ambito del piano di risanamento. La descrizione di ciascuna azione dovrà evidenziare
sinteticamente: la fattibilità della stessa, gli impatti sulla struttura organizzativa esistente, gli eventuali ostacoli previsti per la
realizzazione e le relative azioni correttive, i principali costi straordinari e le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione
dell’azione stessa e i miglioramenti in termini di efficienza previsti sul conto economico, sulla situazione patrimoniale e sui
flussi di cassa di ALER.
b. il cronoprogramma di ciascuna misura che verrà intrapresa ai fini del risanamento e i risultati attesi in ciascun esercizio del piano;
c. il cash-flow iniziale aggiornato alla data di presentazione del piano di risanamento, unitamente allo stato delle disponibilità
aziendali (liquidità, anticipazioni bancarie, tesoreria, etc.);
d. i singoli cash flow relativi a ciascun esercizio ricadente nel periodo del piano e il cash flow a regime a seguito del piano. Tale
cash flow dovrà mostrare al termine del piano di risanamento il riequilibrio della situazione aziendale; i dati numerici dovran-
no essere coerenti con le ipotesi di cui ai precedenti punti evidenziandone gli impatti economici, patrimoniali e finanziari. Il
piano dovrà inoltre contenere dei prospetti che consentano di valutare, per le azioni più significative, l’impatto di un totale o
parziale insuccesso (cosiddette analisi di sensitività).
I cash flow annuali costituiscono gli obiettivi di risanamento rispetto ai quali verrà misurato il grado di raggiungimento del piano;
e. una indicazione delle eventuali ulteriori azioni che ALER intende attuare al termine del triennio di piano al fine di migliorare
ulteriormente la propria efficienza e mantenere l’equilibrio economico e finanziario raggiunto.
L’istruttoria tecnica per l’accesso al contributo regionale straordinario è svolta dalla competente direzione generale.
Il termine per il completamento dell’istruttoria è di 60 giorni dal formale ricevimento della documentazione prevista ai sensi dell’art. 13
della citata legge regionale n. 24/2014 e del presente provvedimento.
L’istruttoria tecnica si conclude con l’emissione di un parere tecnico motivato di ammissione o non ammissione al contributo regio-
nale.
E’ consentita una o più sospensioni dei termini del procedimento, per integrazioni documentali, richieste di chiarimento e/o modifiche
e integrazioni del piano della durata massima complessiva di 60 giorni.
Il contributo regionale straordinario è erogato in una o più tranches secondo quanto stabilito dalle deliberazioni della Giunta regio-
nale che approvano i piani di risanamento aziendale ai sensi del comma 3, lett. b) dell’art. 13 della citata legge regionale n. 24/2014.
– 48 – Bollettino Ufficiale
Ai fini dell’erogazione del contributo regionale, l’ALER beneficiaria istituisce un conto corrente bancario dedicato. Il direttore generale
dell’Aler beneficiaria trasmette, con cadenza trimestrale, una nota contenente una completa descrizione dei movimenti finanziari del
conto nel periodo di riferimento. Alla nota del direttore generale è allegato un estratto del conto corrente bancario dedicato relativo
allo stesso periodo di riferimento.
Il contributo regionale straordinario potrà essere utilizzato a copertura delle seguenti spese:
- manutenzione immobili;
- mutui precedentemente assunti per finanziare gli interventi di cui ai punti precedenti;
- spese per la realizzazione del piano di risanamento aziendale esplicitamente citate nel documento di cui al punto III lettera a. e
evidenziate nel piano economico di cui al punto III lettera c, preventivamente autorizzate da Regione Lombardia.
La verifica sullo stato di avanzamento del piano di risanamento con riferimento al grado di raggiungimento dei suoi obiettivi, è svolta
dalla direzione generale competente secondo quanto stabilito al comma 4 dell’art. 13 della citata legge regionale n. 24/2014 a ca-
denza semestrale, sulla base di una Relazione sottoscritta dal presidente e dal direttore generale dell’Aler, fermo restando la possibilità
di procedere ad ulteriori verifiche ovvero a verifiche di carattere straordinario che si rendessero necessarie a richiesta di una delle parti.
In ragione della complessità dei piani di risanamento la Direzione generale competente può attivare un supporto di altre strutture
della Giunta Regionale, ovvero dei soggetti del Sistema Regionale.
Degli esiti di tali verifiche la direzione generale competente informa la presidenza della Giunta regionale ai sensi e per gli effetti dell’art.
13, comma 5 della legge regionale n. 24/2014.