Packaging
Packaging
2 Il packaging che ci circonda
4 Cosa significa “packaging”
5 Quando è iniziata l’avventura del packaging
10 La funzione comunicativa del packaging
11 Comunicazione e funzionalità
13 Gli elementi “emozionali”
17 Dove sta andando il packaging
22 Il flusso del processo progettuale
22 La ricerca
24 La strategia
24 I vincoli
26 La creazione
30 La realizzazione
32 Il “cosa è” del packaging
tonni tutti colorati, o le farine o gli zuccheri. Non La stessa cosa avveniva anche per la cioccolata
troverebbe la lunga teoria di cioccolate né i vari tipi o il tonno. Un po’ di carta oleata faceva da base. Il
di latte: lo scremato, il parzialmente, l’intero, a lun- prodotto veniva estratto con un mestolo da grandi
ga conservazione, con gli omega 3, con il bifidus o barattoli di latta, pesato e incartato utilizzando un
senza lattosio. foglio più spesso di carta fatta a mano, solitamente
Perché erano più poveri? Non proprio, era per- verde, sul quale il negoziante, a matita, segnava il
ché il “mercato”, come lo intendiamo oggi, ancora prezzo.
non esisteva. Il consumismo, inteso nel senso che E così succedeva per la maggioranza dei cibi.
un prodotto per essere acquistato deve imporsi Discorso a parte per il latte. Ci si presentava con
sugli altri non solo sulla base della qualità ma, so- un contenitore di latta o una bottiglia in vetro che
prattutto, sulla base della “presentazione” e della venivano riempiti con il latte munto in giornata e
presenza pubblicitaria, era appena agli inizi. trasportato in grandi vasi di alluminio. L’esercente
Se tu entravi in un negozio e volevi mezzo chi- era dotato di misurini certificati dalle autorità com-
lo di zucchero il commesso metteva sulla bilancia petenti che potevano andare dal quarto al mezzo
un sacchetto di carta marrone, si voltava verso un litro fino al litro.
sacco aperto da 50 chili e, con una sessola, ne rac- Non si buttava nulla. Il giorno successivo, dopo
coglieva una certa quantità per poi versarla fino al averli lavati, ci si ripresentava con lo stesso conte-
raggiungimento del peso voluto. nitore per lo stesso rito.
Il sacchetto, rigorosamente senza alcuna scrit- Ma di che marca era il latte? Di mucca, e basta.
ta, in quanto poteva servire indifferentemente an- Non c’era un marchio, non c’era un “brand”. Era
che per la farina, i fagioli, le caramelle e quant’al- della latteria più vicina. Nei piccoli paesi era della
tro, veniva poi piegato e consegnato. fattoria più vicina.
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4 TECNOLOGIE DEI PROCESSI DI PRODUZIONE
1 I disegni originali del brevetto datato 18 giugno Nella storia del packaging, la sua invenzione rap-
1889 con cui Charles Stilwell registrò il sistema presentò un momento di svolta. Questo tipo di
di creazione del sacchetto di carta con il fondo sacchetto, infatti, è l’antesignano diretto di quelli
piatto, dotato di pieghe laterali. che continuano ad essere prodotti oggi.
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8 TECNOLOGIE DEI PROCESSI DI PRODUZIONE
La funzione comunicativa del packaging diversificarsi dai prodotti simili che stanno loro a
fianco, devono entrare in sintonia, in “empatia”
Il ruolo di comunicazione e di distinzione di un con il consumatore affinché quest’ultimo scelga
prodotto nel mercato, come abbiamo accennato, loro e non altri.
inizia consapevolmente negli anni Trenta in territo- Infine, e oggi è un elemento sempre più im-
rio americano. Si tratta in sostanza dell’introduzio- portante, devono poter garantire spazi tali da per-
ne di un altro venditore, non a caso in Usa defini- mettere di scrivere una serie di informazioni sia di
to “silent salesman”, privo di parola ma in grado legge (dal peso agli ingredienti, dal luogo di pro-
ugualmente di comunicare in maniera univoca fa- duzione alla scadenza) che comunicative (storia di
cendosi capire dai consumatori. come nasce il prodotto, valori nutrizionali, ecc.).
Ma è dopo la seconda Guerra Mondiale che il Quindi il produttore, la merce, il luogo di ven-
ruolo del packaging diventa centrale nei nuovi cir- dita e gli acquirenti sono diventati i nuovi soggetti
cuiti commerciali mondiali. Questo accade perché, del mercato, e a tutti e quattro deve dare risposta il
dopo gli anni ’50, anche in Europa nasce un consu- packaging che, oltre al dialogo diretto da instaura-
mo di massa e quindi un sistema di vendita legato re con il consumatore attirandone costantemente
al self service, alla spesa fatta nei supermercati, l’attenzione, deve preoccuparsi anche di risponde-
girando per scaffali alla ricerca dei prodotti. re alle esigenze di trasporto e ai problemi di imma-
E i prodotti, per “esistere” nel circuito com- gazzinamento.
merciale, non possono che acquisire una propria
“personalità”, che riguarda prima di tutto l’aspetto 1 Come si presenta un moderno supermercato
“fisico”: devono cioè essere confezionati per poter visto dall’alto. Lungo i suoi scaffali si addensano
essere esposti negli scaffali. Ma a questo va lega- migliaia di prodotti che si distinguono solo in
to anche un aspetto “emotivo”: essi devono infatti base alla confezione.
campi “esterni” a quelli che stiamo trattando, basti Gli elementi “emozionali”
pensare alla politica.
In pubblicità oggi lo storytelling viene sempre Possiamo sintetizzare questo fattore con una
più accostato al singolo, oltre che all’impresa: si frase inglese: “See a need, package a need”, “vedi
pensi a Giovanni Rana o Elio Doris e all’utilizzo del- un bisogno, confeziona un bisogno”.
la loro immagine, prima che della loro storia, per Fuori dalla traduzione letterale possiamo dire
creare coinvolgimento emotivo. anche che: “se c’è un bisogno, nella società dei
consumi di massa quel bisogno va confezionato”;
Le “storie” quindi sono molto importanti, ma o anche che: “non c’è un bisogno senza una confe-
dietro un buon package, come abbiamo visto, ci zione”, dove i bisogni e la confezione vanno intesi
sono anche molte altre motivazioni di carattere per in maniera indissolubile, fino ad arrivare al punto
esempio logistico. in cui può essere la stessa confezione a indurre un
Cerchiamo quindi di esplorare gli elementi bisogno.
“emozionali” e quelli “pratici” che lo compongono. Naturalmente, come per la pubblicità in ge-
nerale, anche la progettazione della confezio-
ne segue la gerarchia dei bisogni teorizzata da
1 La Airbnb ([Link] Abraham Maslow.
concentra la sua comunicazione sulle persone Nel 1954 Maslow presentò il suo studio su bi-
che migliorano la loro vita attraverso i servizi sogni e desideri. In psicologia il bisogno indica la
offerti. Video e biografie di padroni di casa e mancanza di uno o più elementi che costituiscono
ospiti che raccontano le loro esperienze. il benessere di una persona. Egli teorizzò cinque
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14 TECNOLOGIE DEI PROCESSI DI PRODUZIONE
1-2 Pubblicità che puntano sulle “ricompense emo- 3 Riposizionamento del marchio Vecchia Roma-
tive” legate a due brand come Denim e Diesel. gna, alla ricerca di un target più giovanile.
Secondo Procter & Gamble, una delle più im- ging per lanciare un prodotto.
portanti aziende a livello mondiale legata alla Le tendenze attuali spingono verso direzioni
produzione di beni di consumo (per l’Italia basti ben delineate.
ricordare i marchi Pringles, Gillette, Venus, Dash, Per la grafica si punta sempre di più sulla sem-
Pampers, ecc.), la confezione, il packaging, è il pri- plicità, per non dire sulla essenzialità.
mo e quasi sempre l’ultimo momento della verità Questo anche perché il cliente ha pochissimi
per l’acquisto di un prodotto. secondi per decidere quale prodotto trascinare
La ricerca di nuovi materiali, i mezzi tecnici dallo scaffale al carrello. È quindi attirato da ciò
messi a disposizione per la prototipazione, l’evolu- che riesce a capire velocemente e senza difficoltà,
zione dei metodi di comunicazione fanno in modo e quello compra. Possiamo dire che “tutto ciò che
che, sempre di più, la pubblicità punti sul packa- è complicato è nemico del packaging”.
Nei pochi attimi a disposizione prima della
1-2 Blister Gillette Venus e Fusion per due prodotti scelta, inoltre, in aggiunta alla semplicità bisogna
destinati a un pubblico di genere diverso. La saper trasmettere anche altri due valori: la conve-
destinazione si nota sia dalla forma che dai colori. nienza e la qualità. La qualità della confezione rie-
Finora abbiamo parlato del packaging legato a che possono essere acquistati e utilizzati in ma-
un singolo prodotto. Tuttavia ricordiamo che sem- niera separata ma che sono pensati per lavorare
pre di più, per determinate tipologie, ciò che sta in sinergia, per formare quella che viene definita
diventando importante non è tanto l’esperienza un’esperienza totalizzante.
“singola”, quanto quella che è chiamata “con- Mettere al centro l’utente e intorno una serie
vergenza”, ossia un unico tipo di esperienza di prodotti e servizi è ciò che ha diversificato il
legata all’utilizzo di vari oggetti. Un esempio brand Apple da tutti gli altri. E per fare ciò anche il
concreto possono essere i prodotti della Apple. packaging è stato un elemento fondamentale.
iMac, iPad, iPhone, Apple tv, iPod, Apple Music, Fin dalla confezione, infatti, si ha l’impressione
iCloud in realtà sono prodotti e servizi diversi, di tenere in mano qualcosa di estremamente ele-
gante ma al contempo semplice. Le sinergie co-
municative, poi, fanno il resto dando il massimo
rilievo all’esperienza globale Apple piuttosto che al
singolo prodotto. L’essere parte del mondo Apple
è appunto far “convergere” i singoli componenti in
modo da far sentire l’utente come immerso in un’e-
cologia di sistema globale.
Facciamo ora un breve elenco dei passaggi che zionare un prodotto è di per se “comunicativa” del
portano alla realizzazione di un packaging. prodotto stesso.
Un breve elenco significa che non andremo ad E poi ancora ricerca su come viene utilizzato, su
approfondire ogni singolo elemento, per quanto “quale vita avrà”. Vuol dire capire se verrà buttato
importante, ma solo a dare un’idea di quante com- subito oppure se verrà conservato e, in quest’ultimo
ponenti (e quindi di quante professionalità) entra- caso, dove. O, pensando a una bottiglia di latte o di
no in gioco per creare magari una semplice confe- acqua, come verrà trasportata, e quindi la neces-
zione di caramelle. sità che a questa funzione l’oggetto-packaging ri-
sponda al meglio: la sua impugnabilità, il fatto che
La ricerca non scivoli, il fatto che non si apra accidentalmen-
Il primo elemento è la ricerca. Ricerca significa “di te; come si comporterà se lo trasporto in macchina
mercato”, per capire – nel modo più tradizionale per o in autobus. E se lo porto al lavoro? Se voglio bere
la pubblicità – chi utilizzerà il prodotto (il target), qua- durante il tragitto rischierò di farne uscire acciden-
li sono i colori che più vengono accostati a quel bene, talmente una parte? E in casa, se faccio scorte, riu-
quale sia la conoscenza e il grado di riconoscibilità scirò ad occupare razionalmente lo spazio in modo
del brand, i fattori emotivi a cui è associato, ecc.
Ma significa anche ricerca di materiali e tecni- 1-2 In questa pagina e in quella successiva: confezio-
che di realizzazione. Se “il medium è il messag- ne di vini Chateau Ste Michelle, chiusa e aperta,
gio”, allora la scelta del materiale con cui confe- per la collezione Meritage Artist Series.
La strategia I vincoli
Quando parliamo di strategia non la intendia- I vincoli sono di varia natura, da quelli econo-
mo mai come parola singola. Solitamente ne ag- mici a quelli legati alla dimensione standard dei
giungiamo subito un’altra: strategia aziendale, pallet. Ora è bene fare una breve digressione su
strategia di marca, strategia esperenziale, strate- questo argomento.
gia creativa...
In realtà, al di là dei paroloni, il significato è Il pallet, o bancale, è un attrezzo destinato a
molto semplice. Avere una strategia di packaging fare da base a vari tipi di materiale sia per l’imma-
significa mettere insieme più competenze e farle gazzinamento, sia per la movimentazione delle
lavorare con un unico obiettivo. La “confezione” merci attraverso il trasporto su strada o ferrovia,
riguarda il modo in cui un involucro “esterno” rie- ma anche per la movimentazione all’interno di in-
sce a far “desiderare” ciò che esso racchiude. Se su dustrie, magazzini e negozi, utilizzando i carrelli
questo facciamo lavorare solo gli esperti di marke- elevatori (o muletti) e i transpallet.
ting, rischiamo di trovarci con un prodotto sovrae- Si tratta di una base di appoggio sopraelevata
sposto da un punto di vista mediatico ma privo di che consente, qualsiasi sia la merce caricata, una
quell’“esperenzialità” che solo la progettazione e facilità di movimentazione, trasporto e immagazzi-
lo studio dei materiali riescono a trasmettere. namento, oltre a permettere di isolare i materiali da
Se, al contrario, al packaging lavorano soltanto qualunque terreno su cui si sta operando. Proprio
gli esperti in design, ci troveremo tra le mani una per razionalizzare gli spazi e i mezzi di movimenta-
bellissima confezione, e nessun consumatore di- zione, le dimensioni dei pallet sono state sottopo-
sposto ad acquistarla. ste a verifiche, sfociate poi in norme.
Per esempio, in ambito europeo, la misura I progetti dovranno pertanto prevedere dimen-
standardizzata è di cm 80 x 120. Essa consente di sioni tali da essere sottomultipli di queste misure,
sfruttare nella maniera più razionale la superficie pena uno spreco di spazio, un prezzo eccessivo nel
dei mezzi di carico su gomma maggiormente diffu- trasporto, una difficoltà di immagazzinamento.
si, dai furgoni ai rimorchi. Il fattore di un trasporto
standardizzato è così importante che gli ultimi ade- Tuttavia i vincoli, lungi dall’essere una limita-
guamenti di legge europei, che hanno fissato le mi- zione, in fase di progettazione devono diventare
sure massime di ingombro dei veicoli commerciali elementi utili. Non avere vincoli diventa dispersi-
su gomma, sono stati studiati sulla base di multipli vo, i vincoli diventano dei percorsi obbligati entro
del pallet. Ad esempio un semirimorchio standard i quali far scorrere il flusso creativo. In realtà, tutti
ha una base di carico di circa 13,6 x 2,5 metri, con i giorni siamo circondati da vincoli: quando ci met-
una capacità, quindi, di 34 euro-pallet. tiamo in strada siamo vincolati dai segnali, dai li-
Va da sé, pertanto, che la progettazione di un miti di velocità, dai sensi unici. Ma, proprio grazie
packaging non può prescindere da un simile vin- a questi vincoli, il nostro cervello pianifica il tempo
colo. di percorrenza, il tragitto più breve per arrivare, la
strada più sicura. Avere infinite possibilità significa
1 Packaging dei colori a china della Winsor & rischiare di volerle esplorare tutte, e questo risulta
Newton. La scelta del design Michael Peters è impossibile. È un po’ come non avere una meta,
stata quella di creare una confezione là dove non senza la quale non si arriva da nessuna parte.
esisteva, realizzando illustrazioni utilizzando gli I vincoli portano alla razionalizzazione che por-
inchiostri contenuti. Il lavoro è stato premiato nel ta alla semplificazione, che è il vero segreto di un
1973 come miglior progetto di design. packaging ben fatto.
La creazione
L’identificazione
Tale vincolo è riferito alla capacità con cui un
consumatore riesce a identificare, dal packaging,
il prodotto contenuto. Il tutto in uno scaffale di su-
permercato, con a fianco altre svariate marche di
prodotti simili.
La funzionalità
Riguarda l’esperienza che trasmette la confe-
zione. La sua capacità di diventare parte integran-
te dell’utilizzo del prodotto stesso. Non parliamo
di funzione in senso stretto, ma della capacità del nalità, come dice il termine, è legata alla persona.
packaging di aggiungere quelle che abbiamo chia- E il marchio deve essere trattato esattamente come
mato “ricompense emotive” all’acquisto di un pro- una persona. I suoi valori, i suoi lati positivi, devo-
dotto. Quanto più la linea che separa il prodotto no essere messi in evidenza. Un adagio recita che
dal suo contenitore diventa sfuocata, tanto più “l’abito non fa il monaco”, ma certamente sappia-
possiamo dire che la funzionalità del packaging mo quanto aiuti. Quello che assolutamente non
è efficace. dobbiamo fare è confezionare un abito sbagliato.
Se il marchio ispira rigore e coerenza, serietà e
La personalità pacatezza, produrre una confezione con colori psi-
Questo fattore è strettamente legato al marchio chedelici e font sbarazzini forse non è il modo mi-
e a quello che suscita nell’immaginario del consu- gliore per richiamare i suoi lati distintivi. E i consu-
matore. Significa che, se stiamo lavorando su un matori, abituati dalla pubblicità a collegare i brand
prodotto che ha già un marchio affermato, il nostro alle parole d’ordine univoche che li caratterizzano,
impegno riguarderà la capacità di esaltarne i lati riconoscono immediatamente l’incoerenza di un
migliori e, soprattutto, di restituire coerenza con messaggio, e tendono a scartarlo, con gravi conse-
tutto quello che il marchio rappresenta. La perso- guenze per il prodotto.
La navigazione
1 Packaging con lacci di ricambio per le calzature Stiamo proprio parlando di navigazione in sen-
dei bambini. I lacci sono diventati piccoli vermi so letterale. Abbiamo più volte detto che il consu-
colorati nei becchi dei personaggi. Progetto matore, nella sua esperienza di acquisto, si trova
Gürtlerbachmann GmbH per Görtz. di fronte a chilometri di scaffali con una vastità di
prodotti che più o meno offrono lo stesso servi- indirizzando il consumatore in quella direzione.
zio. Come indirizzarli verso il prodotto che voglia- Quando parliamo di navigazione, per la confe-
mo noi, come guidarli dando loro una mappa con zione dobbiamo ragionare un po’ come per quello
segnata una X sulla nostra confezione, è compito che succede in internet.
della progettazione grafica che utilizza messaggi La prima capacità di distinzione riguarda il “far-
identificativi. si spazio” sullo scaffale, che è quello che succede-
Per questa fase risultano essenziali i richiami re nel riuscire a rendere riconoscibile un sito dagli
visivi come i colori, le forme, le parole e tutto ciò altri, ma subito dopo, e mano a mano in maniera
che appare visibile sulla confezione. Tutti questi sempre più approfondita, i “criteri di navigazione”
elementi dovranno creare distinzione, prima di dovranno essere univoci nel portare verso gli altri
tutto all’interno della categoria di prodotti in cui livelli di informazione che il cliente si aspetterà di
il nostro è inserito. trovare, in coerenza con il primo colpo d’occhio.
L’efficacia della navigazione diventa evidente
quando, ad esempio, la nostra confezione di succhi 1 Ridisegno delle confezioni “Skinny Sticks”. La prima
di frutta riesce a distinguersi nello scaffale che con- a sinistra era il vecchio brand (Equator Design).
tiene decine di marchi di succhi. L’occhio, a questo 2 Interni del catalogo della Fedrigoni dedicato alle
punto, sarà attirato dall’elemento che si distingue, nuove carte dall’effetto tessuto.
per esempio l’uso della tecnica del rilievo a caldo valori per cui vale la pena di utilizzare il prodotto.
o l’uso di particolari plastificazioni per conferire L’aspetto, quindi, non va inteso solo come aspetto
sensazioni peculiari al tatto o esperienze visive ad estetico, ma soprattutto come aspetto organizzati-
effetto. Ma anche l’utilizzo di legacci in cuoio op- vo di tutto quello che si vuole comunicare. Gerar-
pure della ceralacca tende a richiamare alla mente chico ma anche emotivo. E la forma ne determina la
aspetti legati ad un certo passato, o ad elementi di distribuzione. Ragioniamo mediamente su sei lati,
eleganza e autorevolezza. ma questi sei – diversi – lati devono riflettere tutti
una stessa personalità, dallo slogan principale al
E qui entra di diritto un nuovo criterio: quello codice a barre.
dei materiali. Tutto questo sembra eccessivo e invece diventa
Come appena detto i materiali utilizzabili pos- fondamentale. Qualcuno lo paragona all’opinio-
sono essere tantissimi. Oggi come oggi continua- ne che ci si fa di una persona alla prima stretta di
no a essere predominanti due tipologie: la carta, mano. La prima idea che si ha del prodotto è legata
con tutte le sue varianti, dal cartoncino al cartone all’approccio che si ha con la confezione. Tenerla in
all’accoppiato, e la plastica, con altrettante possi- mano, rigirarla, sentirla morbida o rigida, scivolosa
bilità di impiego, dal semplice foglio alla bottiglia, o tenace, “calda” o “fredda”, è come se si stesse
dalla busta al blister. Questo perché sono i mate- stringendo il prodotto stesso. Centrare o sbagliare
riali che costano relativamente meno e consentono questo approccio, può determinarne il successo o
il maggior numero di forme possibili. l’insuccesso.
Infine, il terzo criterio, è quello legato all’aspetto. 1 Night Rider Jewelry. Il gioiello è alloggiato in una
Una confezione non ha soltanto quattro lati, scatola di legno realizzata su misura, a sua volta
può invece avere una moltitudine di facce, e tutte inserita all’interno di un’altra scatola nera rigida,
possono essere utilizzate per raccontare la storia stampata tono su tono con un mix di finiture opache,
del brand piuttosto che le informazioni di legge o i lucide UV, con goffratura e stampa a caldo.
Esistono termini particolari che vanno a formare il glossario legato al packaging e che riteniamo impor-
tante riassumere. Naturalmente non è un glossario esaustivo ma semplicemente il riferimento ad alcune
parole chiave affinché poi, da esse, si possa procedere per un approfondimento.
Astuccio Blister
È una scatola dalle forme più svariate. Può es- È un package costituito da due pezzi. La base
sere di dimensioni standard o realizzata per conte- può essere realizzata in carta, cartone, plastica o
nere un oggetto specifico. Il materiale più utilizzato alluminio. Su di essa viene applicato un elemen-
è il cartone ma può essere realizzato con svariate to, solitamente in plastica, formato sulla base del
altre materie, dalla plastica al legno, ecc. prodotto che deve contenere. È utile per esporre
oggetti che si vogliono far vedere ma che sono dif-
ficili da presentare. Un esempio possono essere le
lampadine, oppure le penne usb.
È inoltre una tecnica molto utilizzata nei prodotti
medicinali, in quanto consente il confezionamento
monodose degli stessi.
Barattolo
È un imballaggio realizzato in acciaio o allumi-
nio, di dimensioni varie. Solitamente di forma cilin-
drica, è composto da tre pezzi distinti, un corpo, un
fondo e un coperchio. Quest’ultimo può essere ag-
graffato al cilindro o può essere “easy open”, cioè
apribile senza alcuno strumento.
Bottiglia Chiusura
È il contenitore per Con questo termine vogliamo indicare i vari si-
antonomasia dei liquidi. stemi, siano essi tappi, coperchi, capsule a tenuta,
Solitamente in vetro, an- ecc., con i quali si possono chiudere ermeticamen-
che se sempre più spesso te vari contenitori. I materiali possono essere i più
in plastica o Pet, ha una vari, ma solitamente sono in metallo o plastica an-
forma cilindrica che si re- che se, ad esempio per il vino, continua ed essere
stringe al vertice in un im- molto usato il sughero.
bocco con finiture varie, in
modo da consentire l’uti- Dosatore
lizzo di diversi tipi di chiu- È un sistema per re-
sure (dal tappo di sughero golare l’erogazione di
a quello a corona a quello un fluido o di un liquido.
avvitato). Lo ritroviamo, in varie
forme, nei prodotti far-
Busta maceutici sotto forma di
È un’indicazione gene- contagocce, nei prodotti
rica per definire i vari im- di igiene per erogare sa-
ballaggi rettangolari per contenere elementi solidi poni o creme, di trigger
e, in molti casi sottovuoto, soprattutto di prodotti nei detergenti, ecc.).
alimentari. Il termine in questo caso è decisamente
generico, poiché potremmo intendere anche una Espositore
busta per lettere o una busta “shopper” per la spe- È un imballaggio che ha la duplice funzione di
sa. Tuttavia, nel mondo del packaging, vi sono tutta contenitore di un certo numero di unità di prodotto
una serie di tipologie di prodotti che utilizzano le e, aperto, di garantire una presentazione adatta alla
buste come contenitori, basti pensare ai prodotti vendita. Solitamente viene realizzato in cartone. È
surgelati. uno dei prodotti che più sono entrati a far parte del
mondo della stampa digitale, grazie alla standar-
dizzazione degli elementi fustellati e alla possibili-
tà di personalizzare anche piccole quantità.
Incarto Scatola
Nel packaging è un foglio che, attraverso una Anche in questo caso utilizziamo un termine
serie di piegature, avvolge un prodotto senza tut- generico per indicare una categoria di contenitori
tavia chiuderlo in maniera ermetica. Alcuni esem- provvisti di coperchio, con forme e dimensioni le
pi possono essere l’incarto del burro, quello dei più varie. Le tipologie di materiali con i quali ven-
saponi, quello delle caramelle e dei cioccolatini. gono realizzate le scatole sono svariate. Si va dal
Per definizio- cartone (per le scarpe) alla plastica, dal legno (per
ne parliamo di esempio le confezioni di bottiglie di vino) al metal-
incarto anche lo (contenitori per biscotti e pasticceria).
quando andia-
mo ad acqui- Tubetto
stare prodotti È un recipiente di forma cilindrica con un’estre-
tagliati al mo- mità schiacciata e l’altra provvista di tappo. Serve
mento, siano a contenere sostanze pastose come creme, den-
essi formaggi tifrici, colori o medicinali. Viene realizzato in allu-
o insaccati. minio, in laminato plastico o entrambi i materiali
accoppiati.
Lattina
Solitamente è di
forma cilindrica, a
tenuta ermetica ed
è realizzata in allu-
minio o acciaio. Si
chiama così perché
il primo materiale
utilizzato per realiz-
zarla era la lamiera
di ferro stagnata, Vaschetta
detta anche latta. È un contenitore per prodotti alimentari, senza
Ha dimensioni va- coperchio, che dopo essere stato riempito viene
rie, più piccola se avvolto con una pellicola plastica protettiva. Viene
destinata a conte- realizzata in materiale plastico e anche in cartone,
nere bevande. Più spesso in accoppiata.
grande se serve per
olii alimentari o di
altro tipo.
Pallet
In italiano paletta di carico o anche bancale.
Viene utilizzato come base di appoggio per vari
materiali in tutte le operazioni di carico e di mo-
vimentazione e immagazzinamento. Ne abbiamo
parlato diffusamente a pag. 24 di questo capitolo.