Nuova Umanità
XXI (1999/3-4) 123-124 373-386
EDITH STEIN: DIACONIA DI VERITÀ
PREMESSA
I motivi per conoscere Edith Stein e per riflettere sul suo
pensiero sono tanti. Ne mettiamo in evidenza tre che ci sembrano
particolarmente significativi.
1. È santa: la Chiesa l'ha riconosciuta nella schiera di quegli
uomini e quelle donne che, «sebbene partecipi della nostra natu
ra umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell'imma
gine di Cristo» e nella cui vita - in tutta la loro vita, lo sottolineia
mo - Dio ha manifestato «in una viva luce la sua presenza e il suo
volto» 1. Come ha rilevato il Papa, fu l'amore di Cristo il fuoco
che incendiò la vita di Teresa Benedetta della Croce: «prima an
cora di rendersene conto, essa ne fu completamente catturata» 2.
2. È un filosofo che ha saputo armonizzare la ricerca intel
lettiva e la Rivelazione: non a caso la sua canonizzazione viene po
chi giorni prima della promulgazione dell' enciclica di Giovanni
Paolo II Fides et ratio sul rapporto tra fede e ragione. In essa
Edith Stein è esplicitamente citata - unica donna - tra quei pen
satori che nella loro coraggiosa ricerca manifestano «il fecondo
rapporto tra filosofia e parola di Dio» 3.
1 Costituzionedogmatica Lumen Gentium 50.
2 Giovanni Paolo II, Omelia per la canonizzazione di Edith Stein, 5.
3 Giovanni Paolo II, Fides et ratio. Lettera enciclica sui rapporti tra fede e
ragione, 74.
374 Edith Stein: Diaconia di verità
3. È vissuta nel nostro tempo, e di esso ha conosciuto le luci
e le ombre. Ha partecipato profondamente alle vicende storico
politiche dell'Europa della prima metà del Novecento, impegnan
dosi concretamente per la promozione della donna, confrontan
dosi con tutti i filosofi più importanti dell' epoca, e infine condivi
dendo il dramma del suo popolo, chiamata a morire nell' abisso di
Auschwitz-Birkenau a causa di un regime più volte apertamente
biasimato. Come vedremo, Edith Stein è straordinariamente vici
na agli uomini di oggi, perché come ha detto il Papa, ha affronta
to le sfide di un secolo travagliato come il nostro.
A partire da queste considerazioni, mi sembra importante
delineare l'itinerario spirituale e l'itinerario intellettuale di Edith
Stein, perché essi si intrecciano nella ricerca della verità (condotta
anche con l'uso della retta ragione o, come direbbe lei «mediante
la rigorosa onestà intellettuale»), per sfociare nell'incontro con la
Verità stessa che è il Cristo.
Nonostante lo sviluppo della storia personale di Edith Stein
e la statura della sua anima non si prestino a facili schematizzazio
ni, preferisco, per chiarezza espositiva, proporre un percorso di
riflessione diviso in 4 tappe: nella prima, che ho chiamato «La ri
cerca della verità», vedremo come Edith Stein è stata condotta al
la decisione di entrare nella Chiesa cattolica; nella seconda, «La
passione della verità», si considererà in che modo, nel periodo
che precede la sua entrata al Carmelo, ha aderito alla Verità in
contrata; nella terza «La contemplazione della Verità», ci si sof
fermerà sulle riflessioni e sulle "scoperte" maturate nella vita mo
nastica; nella quarta, «La testimonianza della Verità», si accen
nerà alla conformazione di suor Teresa Benedetta della Croce al
Cristo crocifisso.
E questo tenendo ben presente che «il mio segreto è per
me» (come diceva Edith Stein a chi le chiedeva di raccontare la
sua esperienza di Dio), e che perciò è sempre pretenzioso cercare
di violare l'intimità del dialogo fra un'anima e il suo Signore per
carpirne il mistero.
Edith Stein: Diaconia di verità 375
1. LA RICERCA DELLA VERITÀ
«Signore, dammi ancora di quest'acqua».
«Chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più se
te in eterno» (cf. Cv 4, 11-15)
Alcuni dati ci possono aiutare a capire dove si radica la scel
ta di Dio operata da Edith Stein, e in che cosa la grazia, con il suo
silenzioso lavoro, ha perfezionato la natura di questa grande don
na.
Fin da piccola, Edith si dimostra una bambina intelligente,
desiderosa di imparare, e manifesta la chiara consapevolezza «di
essere destinata a qualcosa di grande». È una ragazzina dal cuore
pieno di aspirazioni profonde, dai desideri e dagli orizzonti gran
di. il suo desiderio di autenticità, la sua onestà la portano a con
seguenze estreme: a tredici anni, a casa della sorella Else, atea,
«molto consapevolmente e per libera decisione» si disabitua a
pregare, stanca del formalismo religioso che respira nell' ambiente
ebraico della sua famiglia.
Più tardi (nel 1912 circa), accanto a momenti di intensa atti
vità e di "morale alto", conosce anche la noia del vivere:
«Avevo perso qualsiasi fiducia nelle persone tra le quali mi
muovevo quotidianamente, e andavo in giro come sotto
l'oppressione di un peso gravoso, non riuscendo a ridiventa
re allegra. Da questa depressione mi guarì Bach ... » 4.
Gli studi di psicologia intrapresi a Breslavia non soddisfano
il suo bisogno di chiarificazione, e perciò si volge con entusiasmo
alle Ricerche logiche di Edmund Husserl. Decide così di studiare
filosofia a Gottinga. È il 1913.
È importante che ci soffermiamo un momento sulla fenome
nologia, perché essa ha "marcato" nel profondo Edith Stein, fa
vorendo in essa un'apertura intellettuale che non può essere tra
scurata se si vuole cercare di comprendere la sua ricerca della ve
4 E. Stein, Storia di una famiglia ebrea, Roma 1992, p. 197.
376 Edith Stein: Diaconia di verità
rità. Non dimentichiamo che Edith Stein non abbandonerà mai il
metodo fenomenologico imparato alla scuola di Husserl.
Come dice bene Romano Guardini,
«La fenomenologia cerca di cogliere con sguardo contem
plativo la pienezza qualitativa e la ricchezza di strutture del
la realtà» 5.
In opposizione a tutti i soggettivismi in auge all'inizio del se
colo, e in particolare al kantismo, che imponeva le leggi del sog
getto conoscente all' oggetto, relegandolo nella sfera dei puri fe
nomeni, Husserl, con il suo programma di "ritorno alle cose stes
se", ridà dignità all' oggetto che si presenta sempre correlato ad
una coscienza.
Come spiega Edith Stein,
«Lo sguardo si distoglieva dal soggetto per rivolgersi alle co
se: la conoscenza apparve di nuovo un accogliere che riceve
la sua legge dalle cose stesse, non un determinare che co
stringeva le cose ad accettare la sua legge» 6.
Ciò che è interessante notare è che
«La fenomenologia - dice ancora Edith Stein - non è una fi
losofia ma piuttosto un atteggiamento che si accosta alle co
se, e, astraendo dalla sola realtà, cerca di comprendere l'es
senza, ciò che si mostra» 7.
vale a dire, appunto, il fenomeno.
«Nessuna sfera di fenomeni rimane perciò esclusa dall'inda
gine fenomenologica, neanche quella dei fenomeni religiosi.
Non è un caso che la fenomenologia abbia aperto la via a
5 R. Guardini, Studi xu Dante, Brescia 1986, p. 321.
6 E. Stein, Storia di una famiglia ebrea, cit., p. 228.
7 E. Stein, Il significato della fenomenologia come visione del mondo, in: La
ricerca della verità. Dalla fenomenologia alla filosofia cristiana, a cura di A. Ales
Bello, «Idee/Filosofia», Roma, 1993, p. 98.
Edith Stein: Diaconia di verità 377
numerose conversioni tra i suoi esponenti: non possiamo di
menticare, infatti, che il più efficace argomento per 1'atei
smo è l'apparente impossibilità della cosa e dello stato di co
se a cui si deve credere. La fenomenologia, con la sua incon
dizionata capacità di un puro e sereno sguardo della cosa,
con la sua nostalgia dell'oggettivo, della chiarezza e della pu
rezza della cosa stessa, presentò agli occhi di tutti proprio la
possibilità dell' esistenza del divino e di Dio stesso. E tutti in
qualche modo furono toccati dall' esistenza di altri mondi la
cui essenza, come quella di molte altre cose, apparve ad un
tratto vera» 8.
Edith Stein respira questo clima. Rimane affascinata dalle le
zioni di Max Scheler, da poco rientrato nella Chiesa cattolica, e
grazie a lui lascia cadere i limiti dei pregiudizi razionalistici nei
quali era cresciuta senza saperlo per fare spazio ad una nuova se
rie di fenomeni, quelli legati appunto al mondo della fede, di
fronte ai quali non può più restare cieca:
«Persone con le quali avevo rapporti quotidiani e alle quali
guardavo con ammirazione, vivevano in quel mondo. Per il
momento non mi occupai metodicamente di questioni reli
giose; ero troppo occupata in molte altre cose. Mi acconten
tai di accogliere in me gli stimoli che mi venivano dall' am
biente che frequentavo e - quasi senza accorgermene - ne
fui piano piano trasformata» 9.
Nel 1913-14 Edith Stein attraversa Una profonda crisi, carat
terizzata da una intensa inquietudine interiore: affaticata dalla
stesura della tesi di dottorato, sperimenta i limiti della ragione,
quasi intuendone l'impossibilità dell' autoreferenzialità:
«Per la prima volta sperimentavo qualcosa che avrei sempre
ritrovato nel mio lavoro: i libri non mi servivano a nulla fin
8 H. Conrad-Martius, La mia amica Edith Stetn, in W. Herbstrith, Edith
Stein. Vita e testimonùmze, Roma 1990. p. 81.
9 E. Stein, Storia di una famiglia ebrea, cit., p. 238.
378 Edith Stein: Diaconia di verità
ché non avessi chiarito la questione con un lavoro personale.
Questa lotta per la chiarezza si compiva in me solo con
grandi tormenti e non mi dava pace giorno e notte. Disim
parai a dormire, e ci vollero molti anni prima che mi fossero
di nuovo concesse notti tranquille. Sprofondavo sempre di
più in un'autentica disperazione. Era la prima volta in vita
mia che mi trovavo di fronte a qualcosa che non potevo ot
tenere con la mia volontà. (. ..). Spesso mi ero vantata che la
mia testa fosse più dura dei muri più spessi, ed ora il mio
cervello cozzava fino a farsi male, ma l'inesorabile parete
non voleva cedere. Ciò mi condusse a un punto tale che la
vita mi apparve insopportabile L). Non riuscivo più a per
correre una strada senza avere il desiderio che una macchina
mi investisse. E quando facevo una gita, speravo di precipi
tare e restare morta» lO.
Ciò che la rende estremamente instabile, è il fatto di non
avere ancora raggiunto
«quel grado di chiarezza sul quale la mente può riposare
nella fermezza di una convinzione ottenuta, da cui vede
aprirsi nuove strade e progredisce con sicurezza. Andavo
avanti a tastoni, come nella nebbia» ll.
Sarà Adolf Reinach a ridarle coraggio e nuova vitalità per
concludere la tesi, così che nel 1916, dopo la parentesi del volonta
riato come crocerossina presso l'ospedale militare di Mahrisch
Weisskirchen, può riprendere il lavoro intellettuale in modo nuovo:
«Ogni mattina mi sedevo alla scrivania piena di paura. Ero
come un puntino minuscolo in uno spazio infinito - da questa
immensità sarebbe arrivato qualcosa che potessi afferrare?
Sprofondavo indietro nella mia sedia e mi concentravo con
uno sforzo doloroso su quella che per me era la questione più
urgente. Dopo un poco era come se sorgesse la luce. Ero per
lo meno in grado di formulare la domanda e trovavo delle vie
lO Ibid., pp. 253-254.
11 Ibtd., p. 258.
Edith Stein: Diaconia di verità 379
per incalzarla. E non appena una cosa mi appariva chiara,
nuove questioni si aprivano, secondo diversi aspetti» 12.
Nel 1917, l'incontro di Edith Stein con la giovane vedova di
Reinach, caduto in guerra, le mostrerà per la prima volta in modo
intensissimo la speranza della fede, nonostante e di fronte alla
sofferenza della croce.
Il cammino di ricerca di Edith Stein è però segnato anche da
altri avvenimenti: mancate relazioni affettive, la difficile collabo
razione con Husserl e falliti tentativi di abilitazione la portano a
interrogarsi sul senso di ciò che le sta accadendo. «Mai la sua
mente si stancò di investigare e il suo cuore di sperare», dice a ra
gione il Papa.
Già nel 1918 scrive all'amico Roman Ingarden:
«Moralmente mi trovo sempre in angoscioso conflitto con
me stessa, cioè, cerco di capire, senza mai riuscirvi, quale sia
il ruolo che noi uomini abbiamo negli avvenimenti del mon
do. Recentemente mi sono imbattuta nel versetto del Vange
lo di S. Luca, che dice: "Il Figlio dell'uomo se ne va, come è
stato decretato; ma guai a quell'uomo per opera del quale è
tradito!". Chissà se queste parole possono valere per tutti?
Noi siamo responsabili degli avvenimenti che abbiamo pro
vocato, eppure non sappiamo in fondo quel che facciamo,
né possiamo fermare il corso della storia del mondo» 13.
Sarà però solo nel 1921 che la lettura casuale della Vita di S.
Teresa d'Avila (probabilmente già conosciuta) porrà improvvisa
mente fine alla sua lunga ricerca della verità.
La santa spagnola la conduce a Dio e le rende chiara la vo
cazione a cui era chiamata da sempre. Con lei e come lei, Edith
Stein comprende «in una parola, cosa sia per un'anima cammina
re nella verità alla presenza della stessa Verità» e vede, «per sua
grazia, che Dio è verità» 14. Teresa le insegna che nell'interiorità
12 Ibid., pp. 342-343.
13 E. Stein, Lettera del 19 febbraio 1919, in «Studium», 5,1998, p. 755.
14 S. Teresa d'Avila, Vita. 40.
380 Edlth Steln: Diaconia di verità
può incontrare Dio e le rivela che la vita di fede è un rapporto di
amicizia con la persona di Gesù Cristo, l'uomo-Dio.
2. LA PASSIONE DELLA VERITÀ
«Attirami dietro a te, corriamo'
lo sono per il mio diletto e il mio diletto è per meN
(Ct l, 4; 6, 3)
Una volta maturata la decisione di entrare nella Chiesa cat
tolica e di vivere nel Carmelo, Edith Stein non esita a chiedere il
battesimo: non si limita cioè all' adesione intellettuale alla Verità,
ad un puro atto di fede, ma si lascia trascinare dalla Verità stessa
in quell' adesione amante che la porterà a vivere costantemente in
obbedienza alla volontà di Dio:
«La ricerca della verità e la sua traduzione nell' amore non le
apparvero in contrasto; essa anzi capì che si richiamavano a
vicenda» 15.
Nonostante Edith Stein manifesti un profondo desiderio del
chiostro, il suo direttore spirituale la invita a continuare 1'attività
scientifica, non solo per valorizzare le sue spiccate doti intellettuali
- delle quali il mondo cattolico non poteva essere privato -, ma an
che per non turbare ulteriormente 1'anziana madre, già sconvolta
dalla decisione della figlia di entrare nella Chiesa cattolica.
Sono gli anni dell'insegnamento a Spira, delle conferenze
sulla donna tenute in tutta Europa, dell'approfondimento della fi
losofia cristiana, della partecipazione profonda agli avvenimenti
storici del suo tempo, oltre che della maturazione di una spiritua
lità cristocentrica ed ecclesiale.
Ci soffermiamo qui brevemente su due aspetti: la filosofia
cristiana e le linee di spiritualità maturate in questo periodo.
15 Giovanni Paolo II, Omelia per lo canonizzazione di Edith Stein, 6.
Edìth Stein: Diaconia di verità 381
al La filosofia cristiana
Pcr Edith Stein la riflessione filosofica e la conoscenza che
deriva dalla fede non sono in contrasto, ma piuttosto si completa
no a vicenda: se la ragione si ostinasse a volersi fermare solo su ciò
che può scoprire con la sua luce e a chiudere gli occhi dinanzi a
ciò che le è reso visibile attraverso una luce superiore, diventereb
be infatti irragionevolezza. E d'altra parte, se è vero che la filosofia
vuole la verità nella più ampia estensione possibile, e se è vero che
la fede rende accessibili verità che non sono raggiungibili per altra
via, allora la filosofia non può rinunciare a questa verità di fede
senza abbandonare la sua esigenza universale di verità. Anche
quando si ricorra al dato della Rivelazione, l'indagine filosofica
non è messa da parte, ma ha piuttosto il compito centrale di
« ... mettere armonia fra ciò che essa ha elaborato con i suoi
propri mezzi e ciò che le viene offerto dalla fede e dalla teo
logia, nel senso di una intellezione dell'essere basata sui suoi
ultimi fondamenti» 16.
bl Le linee di spiritualità
Dal 1921 Edith Stein è un'anima di preghiera. Una sua ex
allieva a Spira, ancora vivente, ricorda che più volte la professo
ressa è stata vista trascorrere la notte davanti al tabernacolo. Con
semplicità, Edith Stein fa confluire la sua orazione, silenziosa e
discreta, del cuore in quella comunitaria e liturgica della Chiesa.
Matura sempre più la convinzione che è necessario condurre una
vita eucaristica:
«Vivere in maniera eucaristica significa uscire da se stessi,
dalla ristrettezza della propria vita e crescere nella vastità
della vita di Cristo. C.. ). Chi ha spirito e cuore sensibili non
potrebbe stare vicino alla vittima santa senza rendersi dispo
nibile al sacrificio, senza farsi prendere dal desiderio che la
16 E. Stein, Essere finito e Essere eterno. Per una elevazione al senso del/'es
sere, Roma 1992, p. 61.
382 Edith Stein: Diaconia di verità
sua piccola vita personale si inquadri e risolva nella grande
opera del Redentore» 17.
Cerca incessantemente l'unione con Dio. Nella preghiera la
sua vita è profondamente unificata. Nell'incontro con Cristo ri
scopre e approfondisce anche la sua appartenenza al popolo
ebraico, tanto che più tardi si dirà fiera di avere nelle vene lo stes
so sangue di Gesù e di Maria.
3. LA CONTEMPLAZIONE DELLA VERITÀ
«E noi tuttI; a viso scoperto, riflettendo come in uno
specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in
quella medesima immagine, di glona in gloria, secon
do l'azione dello Spirito del Signore» (2 Cor 3,18).
La profondità del mistero divino per Edith Stein si rende
particolarmente percettibile nel silenzio della contemplazione.
Già vissuto nella vita ritirata condotta prima di entrare in mona
stero, tale silenzio si fa nel Carmelo incessante adorazione di Dio
in spirito e verità. L'anima, infatti, dopo un lungo allenamento
nella vita spirituale, arriva al punto che
«non ha nemmeno più bisogno di meditare per conoscere
Dio ed imparare ad amarlo. (...). Non appena si mette a pre
gare, essa è già accanto a Dio, cullandosi nell'abbandono
amoroso in sua presenza. Il suo silenzio gli è più caro di
molte parole» 18.
La vita mistica di suor Teresa Benedetta della Croce non è
segnata da avvenimenti straordinari (o lei stessa perlomeno non li
ritiene cosÌ essenziali da doverli riportare), ma questo non la ren
de meno intensa:
17 E. Stein, La mistica della croce. Scritti spirituali sul senso della vita, a cura
di W. Herbstrith, Roma 1998, p. 63.
18 E. Stein, Scientia Crucis. Studio su S. Giovanni della Croce, Roma 1996,
p.137.
Edith Sfe/n: Diaconia di verità 383
«Colui che cerca Dio, guidato dalla fede, si incamminerà libe
ramente verso il medesimo luogo in cui altri sono attirati per
grazia mistica: cioè a spogliarsi dei sensi e delle "immagini"
della memoria, dell' attività naturale dell'intelletto e della vo
lontà per ritirarsi nella deserta solitudine interiore, e rimaner
vi nella fede oscura, nel semplice sguardo amoroso dello spiri
to rivolto al Dio nascosto, che è velato, ma presente» 19.
Dal silenzio e dalla contemplazione della Verità nascerà poi
l'opera metafisica Essere finito e Essere eterno, nella quale la car
melitana descrive, utilizzando ancora il metodo fenomenologico e
ricorrendo inoltre all'analogia entis, le tappe dell'ascesa della
creatura al Creatore.
4. LA TESTIMONIANZA DELLA VERITÀ
«Sono giunte le nozze dell'Agnello: la sua sposa è
pronta» (Ap 19,7).
Le ultime vicende della vita di suor Teresa Benedetta della
Croce sono abbastanza note.
Come la regina Ester, completamente abbandonata alla vo
lontà di Dio, essa intercede per il suo popolo, duramente colpito.
«Sotto la croce ho intuito il destino del popolo di Dio, che
fin da allora cominciava a preannunziarsi. Ho pensato che
chi capisce che tutto questo è la croce di Cristo, dovrebbe
prenderla su di sé in nome di tutti gli altri» 20.
Interiormente già pronta per il martirio, già nel 1939 espri
me con l'atto di offerta la volontà di unirsi alle sofferenze di Cri
sto per la vera pace:
19 E. Stein, Essere finito e Essere eterno, citato in La mistica della croce, cit.,
p.37.
20 E. Stein, La scelta di DIO. Lettere dal 1917 al 1942, «I mistici», Milano
1997, p. 108.
384 Edith Stein: Diaconia di verità
«Cara madre, mi permetta di offrire me stessa al cuore di
Gesù quale vittima d'espiazione (. .. ): affinché cessi il domi
nio dell' anticristo, possibilmente senza una seconda guerra
mondiale, e possa venire instaurato un nuovo ordine. C.') SO
di essere un nulla, ma Gesù lo vuole, e chiamerà certo molti
altri in questi giorni» 21.
Il2 agosto 1942 suor Teresa Benedetta viene arrestata con la
sorella Rosa; il 9 agosto trova la morte al suo arrivo ad Auschwitz
Birkenau, insieme ai 244 cattolici di origine ebraica fermati dai na
zisti in tutta l'Olanda a motivo della lettera pastorale di protesta
contro la persecuzione nei confronti degli ebrei che i Vescovi olan
desi avevano fatto leggere in tutte le chiese cattoliche il 26 luglio.
«Non si può acquisire una "scientia crucis" se non si arriva a
sondare a fondo il mistero della croce. Ne sono stata convin
ta fin dal primo istante e ho detto dal profondo del mio cuo
re: Ave, Crux, Spes unica!» 22.
Nella Croce, accolta e amata, si compie il matrimonio misti
co fra 1'anima di suor Teresa Benedetta e il suo Dio:
«L'unione nuziale dell' anima con Dio è il fine per cui essa fu
creata, pagato con la croce, consumato sulla croce e sigillato
con la croce per tutta l'eternità» 23.
CONCLUSIONI
Edith Stein è e può essere a ragione considerata una santa e
un filosofo per l'oggi, perché - dicevamo - dell' oggi ha affrontato
le sfide più travagliate.
Come abbiamo visto, questa donna ha sperimentato la noia
del vivere (purtroppo così diffusa nel nostro tempo) e, pur non
21 Ibid., p. 116.
22 Cf. Ibid, pp. 129-130.
23 E. Stein, Scientia Crucis. Studio su S. Giovanni della Croce, cit., p. 290.
Edith Stein. Diaconia di verità 385
aderendo ad un ateismo programmatico, in un primo tempo non
ha considerato necessario prendere in considerazione il divino,
percepito come lontano dalla vita quotidiana e "ingabbiato" in
una serie di precetti solo formali. Tuttavia, essa ha saputo mante
nere il cuore e lo spirito aperti, e perciò disponibili all'irruzione
della grazia, nel costante e attento ascolto della realtà.
Edith Stein ha cercato instancabilmente la verità, soprattut
to mediante l'uso della retta ragione; se in un primo tempo ha
sperimentato la fatica di un pensiero non sostenuto dalla fede, ha
poi goduto della raggiunta armonia tra razionalità e dato rivelato:
«È - infatti - illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ra
gione debole, abbia maggior incisività; essa, al contrario, cade
nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione. Al
la stessa stregua, una ragione che non abbia dinanzi una fede
adulta non è provocata a puntare lo sguardo sulla novità e ra
dicalità dell'essere» 24.
Edith Stein, pensando la ragione tutt' altro che" debole", ci
invita ad approfondire la nostra fede, per essere capaci di «dare
ragione della speranza che è in noi».
«Ancora, Edith Stein ha scoperto che c'è un'u:t;[Link] Verità, la
quale attraversa i secoli e riempie la storia. E evidente la
portata di questa scoperta di fronte ai moderni relativismi, e
al nichilismo in particolare, che rifiutando ogni fondamento
e negando ogni verità oggettiva costringono l'uomo ad im
parare a vivere in un orizzonte di totale assenza di senso,
all'insegna del prowisorio e del fuggevole» 25.
Edith Stein non si è accontentata di un'esperienza di un di
vino senza nome e senza volto: questa Verità, perennemente vali
da, ha il volto e il nome di Gesù Cristo, il Figlio del Padre che nel
suo Spirito continua ad operare nella storia. Per questo, essa non
24 Giovanni Paolo Il, Fides et ratio. Lettera enciclica sui rapporti tra fede e
ragione, 48.
25 Ibid, 91.
386 Edith Stein: Diaconia di verità
ha avuto bisogno di nutrire la sua fede di eventi straordinari ed
emotivamente coinvolgenti, ma ha scelto piuttosto la via del na
scondimento e della responsabilità, del dialogo cuore a cuore con
Dio e della comunione piena con la Chiesa, accogliendo nel suo
cuore i doni di grazia che il suo Sposo ha voluto concederle.
Edith Stein ci esorta così a cogliere con semplicità e atten
zione i segni della presenza di Dio nel mondo e nella storia, attra
verso quello sguardo contemplativo che fa "ascoltare" gli avveni
menti alla luce della Parola di Dio. Essa vive, cioè, e ci chiede di
vivere, quella dimensione sapienziale della filosofia per cui questa
ricerca il senso ultimo e globale della vita 26.
È, infine, proprio in virtù di questo sguardo contemplativo e
sapienziale, che Edith Stein ci invita al dialogo e all' accoglienza di
tutto ciò che è vero, bello e buono, nel rispetto di ogni autentica
ricerca della verità, perché, come lei stessa amava dire,
«Dio è la verità. Chi cerca la verità, che lo sappia o no, cerca
Dio» 27.
RAFFAELLA POZZI
26 Cf. Ibid., 81.
27 E. Stein, La scelta di Dio, cit., p. 100.