Multiverso
Multiverso
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Indice
Voci
Multiverso 1
Big Bang 6
Dimensione parallela 29
Pluralità dei mondi 36
Note
Fonti e autori delle voci 43
Fonti, licenze e autori delle immagini 44
Multiverso
Il multiverso è un insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro spaziotempo, spesso denominati
dimensioni parallele, che nascono come possibile conseguenza di alcune teorie scientifiche.
Il termine fu coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James.[1]
Dal punto di vista scientifico il concetto di multiverso è stato proposto in modo rigoroso per la prima volta da Hugh
Everett III nel 1957 nell'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica.
Il concetto di universi paralleli venne introdotto in precedenza nella letteratura dallo scrittore di fantascienza
statunitense Murray Leinster nel 1934, per essere ripreso in seguito da molti romanzi di narrativa fantascientifica e
fantasy, divenendo un classico tema della letteratura fantascientifica.
Interpretazione di Copenhagen
Altre interpretazioni della molti-mondi sono quella di Copenhagen e quella delle "storie consistenti".[3] In queste
ipotesi, lo stato dell'intero multiverso è correlato agli stati degli universi costitutivi dalla sovrapposizione quantistica,
ed è descritto da una singola funzione d'onda universale. Simili a questa visione sono l'interpretazione a molteplici
storie di Feynman e quella di Zeh a molte menti.
L'interpretazione a molti mondi (Many Worlds Interpretation) non può spiegare l'apparente universo antropico,
questo perché le costanti fisiche di almeno una parte degli infiniti possibili "mondi" sono le stesse. L'interpretazione
a molti mondi può, comunque, spiegare l'esistenza (all'apparenza improbabile) di un pianeta come la Terra. Vedasi
l'Ipotesi della rarità della Terra: se l'interpretazione a molti mondi fosse corretta, allora esistono così tante copie del
nostro universo che l'esistenza di almeno un pianeta come la Terra non è sorprendente.
Multiverso 2
Una teoria formulata dal fisico Alexander Vilenkin afferma che il multiverso è formato da tanti universi, ognuno dei
quali si trova confinato in una bolla in inflazione eterna (cioè in costante espansione esponenziale), incluso il nostro
(ogni singolo universo, almeno rispetto ad osservatori situati al suo interno, deve implicare una genesi riconducibile
o affine ad un Big-bang). In alcune zone di una bolla la deformazione dello spazio-tempo è tale da portare alla
formazione di una nuova bolla, aprire un varco verso un nuovo universo; dopo un certo periodo, sempre per effetto
della deformazione, la nuova bolla si stacca e si forma un universo del tutto indipendente, senza alcun punto di
collegamento con quello di partenza[5].
Nell'ambito della teoria delle superstringhe, troviamo un quarto tipo di multiverso, le membrane. Secondo la teoria
delle stringhe, la materia è composta da minuscole corde vibranti in uno spazio di 11 dimensioni (10+1), dunque 7 in
più dallo spazio 3 D a noi noto (più la dimensione temporale).
Le stringhe potrebbero essere aggregate a membrane 3 D (o più) immerse in uno spazio molto più ampio
(iperspazio), ogni membrana è un universo distinto. Alcuni scienziati ritengono che il Big Bang che ha dato origine
al nostro universo sia stato originato da uno scontro tra due o più membrane.
Secondo la teoria delle stringhe e delle superstringhe, le ipotesi di natura corpuscolare e ondulatoria della materia
non sono alternative. A un livello più microscopico, la materia appare composta da particelle, che in realtà sono
aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da
energia.
Il costituente primo della materia sono stringhe di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza
d'onda caratteristica, e che si aggregano a formare particelle.
Multiverso 3
Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze
differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per
definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le
dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel
nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro
un range di lunghezze d'onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4
dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi aventi significato fisico analogo a quelle del nostro universo.
La novità di questa teoria è che gli infiniti universi non vivono in dimensioni parallele, né necessitano di postulare
l'esistenza di più di 4 dimensioni di spazio-tempo. Ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti
non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l'intervallo di lunghezze d'onda caratteristico.
L'intervallo teorico di frequenze/lunghezze d'onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero
finito/infinito di universi paralleli definibili.
Classificazione
Per poter rendere chiara la terminologia, i fisici George Ellis, U. Kirchner e W.R. Stoeger consigliano l'utilizzo del
termine "Universo" per il modello teorico della totalità dello spaziotempo connesso nel quale viviamo, dominio
universo per l'universo osservabile o una parte simile dello stesso spazio-tempo, "universo" per uno spazio-tempo
generale, che si applica sia al nostro "Universo" oppure ad un altro disconnesso dal nostro, multiverso per una
collezione di spazio-tempi non connessi tra di loro, e universo a multi-dominio per riferirsi a un modello
dell'insieme di spazio-tempi singoli connessi nella modalità descritta dai modelli della teoria dell'inflazione caotica.
I livelli secondo la classificazione di Tegmark descritti secondo la terminologia di Ellis, Koechner e Stoeger sono
brevemente descritti in seguito.
Insieme definitivo
Livello IV (insieme definitivo di Tegmark): altre strutture matematiche danno differenti equazioni fondamentali
per la fisica. Questo livello considera reale ogni ipotetico universo basato su queste strutture. Siccome esso contiene
tutti gli altri insiemi porta a chiusura la gerarchia dei multiversi: non ci può essere un livello 5. La questione ancora
aperta riguarda le possibili suddivisioni del livello IV in futuro.
Teoria MT
Un multiverso di una specie differente è stato ipotizzato con l'estensione a 11 dimensioni della teoria delle stringhe
conosciuta come Teoria M. In questa teoria il nostro universo, così come gli altri, sono creati da collisioni fra
membrane in uno spazio a 11 dimensioni.[11]
Attorno all'ipotesi dell'esistenza del multiverso sono state create numerose ambientazioni per libri, film, fumetti e
serie televisive. Il comune denominatore delle vicende raccontate è la possibilità di viaggiare o di interagire con
mondi esistenti nelle varie dimensioni teorizzate dall'idea di multiverso.
Note
[1] James, William, The Will to Believe, 1895; and earlier in 1895, as cited in OED's new 2003 entry for "multiverse":
[2] Max Tegmark, The Interpretation of Quantum Mechanics: Many Worlds or Many Words? (http:/ / www. arxiv. org/ abs/ quant-ph/ 9709032/ )
[3] Deutsch, David, David Deutsch's Many Worlds (http:/ / www. qubit. org/ people/ david/ Articles/ Frontiers. html), Frontiers, 1998.
[4] Un sunto efficace della qui menzionata teoria e della vicenda delle sue prime formulazioni si può rinvenire nell'articolo scritto dal medesimo
Andrej Linde: "Un universo inflazionario che si autoriproduce", in "Cosmologia"-Le Scienze quaderni n.117.
[5] In linea di massima il sunto del modello multiversale qui accennato è esaminabile nel saggio dello stesso Vilenkin (firmato col nome Alex)
pubblicato nel 2006: "Many Worlds in [Link] Search for Other Universes". La necessità concettuale e matematica di considerare la storia
d'ogni singolo universo osservabile come avente un inizio temporale è specificatamente trattata nel cap.16° della parte quarta del testo
medesimo (edito in Italia da: Raffaele Cortina Editore -collana "Scienza e Idee" diretta dal [Link] Giorello, nel 2007, col titolo: "Un solo
mondo o infiniti?").
[6] Tom Gehrels, The Multiverse and the Origin of our Universe (http:/ / www. arxiv. org/ ftp/ arxiv/ papers/ 0707/ 0707. 1030. pdf)
[7] Max Tegmark, Universi Paralleli (http:/ / lescienze. espresso. repubblica. it/ articolo/ Universi_paralleli/ 1287556), Le Scienze, giugno 2003
[8] (PDF).
[9] [Link], Parallel universes exist - study, Sept 23 2007 (http:/ / www. breitbart. com/ article.
php?id=paUniverse_sun14_parallel_universes& show_article=1& cat=0)
[10] (Summary only).
Multiverso 5
[11] Ne Il grande disegno di Stephen Hawking: "A differenza di quelli della meccanica quantistica questi universi possono avere diverse leggi
fisiche".
Bibliografia scientifica
• Hugh Everett III, in “The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics”, B. S. DeWitt & N. Graham
(eds.),Princeton Univ. Press, Princeton (1973)
• Max Tegmark, Parallel Universes ([Link]
• Max Tegmark, Many lives in many worlds ([Link]
pdf)
• Martin Rees, Prima dell'Inizio, Raffaello Cortina Editore, 1998, Milano (ISBN 88-7078-508-4)
• David Deutsch, La trama della realtà
• David Deutsch, The Structure of the Multiverse ([Link]
• Tom Gehrels, The Multiverse and the Origin of our Universe ([Link]
[Link])
• Nature, Volume 448 Number 7149 pp1-104 ([Link]
(Il numero di Nature del 5 luglio 2007 ([Link] è
interamente dedicato al multiverso).
• Fred Alan Wolf, Universi paralleli, Geo, 1991.
Voci correlate
• Big Bang
• Cosmologia (astronomia)
• Dimensione parallela
• Pluralità dei mondi
• Viaggio nel tempo
• Universo
Big Bang
Universo
Cosmologia e Astrofisica
Formazione ed evoluzione delle
galassie
Popolazioni stellari
Radiazione cosmica di fondo
Cosmologia
non-standard
Evoluzione creativa
Ekpirotica
Cosmologia al plasma
Cosmologia di stringa
Sistema reciproco di teoria
Teoria dello stato
stazionario
Ylem
Astronomia
Storia dell'astronomia
Cronologia della
radiazione cosmica di
fondo
Massive compact halo
object
Nana rossa
Forma dell'universo
Stella
Buco nero supermassiccio
Universo
Big Bang 8
Creazione (teologia)
Mito della creazione
Creazionismo
Stime della data della creazione
Argomenti di fisica
correlati
Freccia del tempo
Distanza comovente
Effetto Compton
Energia oscura
Quintessenza
Materia oscura
Materia oscura fredda
Materia oscura calda
Legge di Hubble
Effetto integrato di Sachs
Wolfe
Monopolo magnetico
Paradosso di Olbers
Transizione di fase
Gravità quantistica
Spostamento verso il rosso
Teoria del tutto
Teoria delle stringhe
Processo triplo alfa
Postulato di Weyl
Scienziati
Hannes Alfvén
Albert Einstein
Alexander Friedman
George Gamow
Fred Hoyle
Edwin Hubble
Georges Lemaître
Peter Lynds
Roger Penrose
Arno Allan Penzias
Gerald Schroeder
Janez Strnad
Robert Woodrow
Wilson
Stephen Hawking
« L'essenza della teoria del Big Bang sta nel fatto che l'Universo si sta espandendo e raffreddando. Lei noterà che non ho
detto nulla riguardo ad una "esplosione". La teoria del Big Bang descrive come il nostro universo evolve, non come esso
iniziò »
(P. J. E. Peebles, 2001)
Il Big Bang è il modello cosmologico riguardante lo sviluppo e l'espansione dell'universo predominante nella
comunità scientifica e ha conferme dal punto di vista delle prove e delle osservazioni.
Big Bang 9
Con il termine Big Bang i cosmologi si riferiscono generalmente all'idea che l'universo iniziò ad espandersi a partire
da una condizione iniziale estremamente calda e densa e che questo processo di espansione è durato per un intervallo
di tempo finito e continua tuttora.
Le prime ipotesi di una teoria che prevedesse l'espansione del cosmo furono formulate dal gesuita Georges Lemaître
con quella che chiamò "ipotesi dell'atomo primitivo", che si basa sulle equazioni della relatività generale di Albert
Einstein nella formulazione proposta da Alexander Fridmann e su ipotesi semplificatrici, come l'omogeneità e
l'isotropia dello spazio (unitamente al principio cosmologico). Un ulteriore sviluppo a tale teoria fu dato quando
Edwin Hubble scoprì che la distanza delle galassie più lontane è proporzionale al loro spostamento verso il rosso,
come ipotizzato da Lemaître nel 1927, e tale osservazione fu usata come prova del fatto che le galassie e gli ammassi
hanno una velocità apparente di allontanamento rispetto ad un determinato punto di osservazione: tanto più sono
lontane, tanto più è elevata la loro velocità apparente.
Se la distanza fra gli ammassi di galassie sta aumentando oggi, ciò suggerisce che tutti gli oggetti spaziali fossero più
vicini in passato;[1] andando a ritroso nel tempo, densità e temperatura gradatamente incrementano fino a tendere
all'infinito (singolarità) ; si arriva perciò a un istante in cui tali valori sono così elevati che le attuali teorie fisiche non
sono più applicabili (ciò avvenne ad una distanza temporale ridotta rispetto all'inizio del processo). Infatti, per
esempio, massa ed energia assumono valore infinito nell'istante iniziale[2]. Negli acceleratori di particelle si studia e
si verifica il comportamento della materia e dell'energia in condizioni estreme, assai simili a quelle in cui si sarebbe
trovato l'universo durante le prime fasi del Big Bang. Tuttavia questi acceleratori non hanno la possibilità di
esaminare a fondo un regime di energie ancora più elevato. Senza alcun dato sperimentale relativo alle condizioni
fisiche associate ai primissimi istanti dell'espansione, la teoria del Big Bang non è adeguata per descrivere tale
condizione iniziale, tuttavia essa fornisce un'ottima descrizione dell'evoluzione dell'universo da un determinato
periodo di tempo in poi.
L'abbondanza degli elementi leggeri come l'idrogeno e l'elio presenti nel cosmo è in buona corrispondenza con i
valori previsti per la produzione di questo tipo di atomi in seguito al processo di nucleosintesi, avvenuto nei primi
minuti successivi all'istante iniziale.
Dopo la scoperta della radiazione cosmica di fondo a microonde nel 1964 e soprattutto quando il suo spettro, cioè la
quantità di radiazione emessa per ogni lunghezza d'onda, risultò corrispondere allo spettro di corpo nero, la maggior
parte degli scienziati fu convinta che i dati sperimentali confermavano che un evento simile al Big Bang aveva
veramente avuto luogo.
Big Bang 10
Nel 1912 Vesto Slipher aveva misurato il primo spostamento verso il Secondo il modello del Big Bang, l'universo si
rosso, detto "effetto redshift", di una "nebulosa a spirale"[3] e aveva espanse da uno stato iniziale estremamente denso
e caldo e continua ad espandersi oggi. Una
scoperto che la maggior parte di esse si stava allontanando dalla Terra.
comune analogia spiega che lo spazio stesso si sta
Egli non colse l'implicazione cosmologica di ciò, infatti in quel periodo espandendo, portando le galassie con sé, come
erano in corso accesi dibattiti sul fatto se queste nebulose fossero o non l'uvetta in un panettone che lievita. Questa
fossero degli "universi isola" esterni alla Via Lattea. immagine è una rappresentazione artistica che
illustra l'espansione di una porzione di un
Dieci anni dopo, Alexander Friedmann, matematico e cosmologo universo piatto.
russo, ricavò le omonime equazioni dalle equazioni della relatività
generale di Albert Einstein, mostrando che l'universo doveva essere in espansione, in contrasto con il modello di
universo statico sostenuto da Einstein. Egli, però, non comprese che la sua teoria implicava lo spostamento verso il
rosso della luce stellare e il suo contributo matematico fu completamente ignorato, sia perché privo di conferme
astronomiche sia perché poco noto nel mondo anglosassone (era scritto in tedesco).
A partire dal 1924, Edwin Hubble, utilizzando il telescopio Hooker dell'Osservatorio di Monte Wilson, mise a punto
una serie di indicatori di distanza, che sono i precursori dell'attuale scala delle distanze cosmiche. Questo gli permise
di calcolare la distanza di nebulose a spirale, il cui redshift era già stato misurato (soprattutto da Slipher), e di
mostrare che quei sistemi si trovavano ad enormi distanze ed erano in realtà altre galassie.
Nel 1927, Georges Lemaître, fisico e sacerdote cattolico belga, sviluppò le equazioni del Big Bang in modo
indipendente da Friedmann e ipotizzò che l'allontanamento delle nebulose fosse dovuto all'espansione del cosmo.
Egli infatti osservò che la proporzionalità fra distanza e spostamento spettrale (oggi nota come legge di Hubble) era
parte integrante della teoria ed era confermata dai dati di Slipher e di Hubble.
Nel 1931 Lemaître andò oltre e suggerì che l'evidente espansione del cosmo necessita di una sua contrazione
andando indietro nel tempo, continuando fino a quando esso non si possa più contrarre ulteriormente, concentrando
tutta la massa dell'universo in un singolo punto, "l'atomo primitivo", prima del quale lo spazio e il tempo non
esistono. In quell'istante, la struttura spazio-temporale doveva ancora comparire.
Nel 1929, Hubble pubblicò la relazione tra la distanza di una galassia e la sua velocità di allontanamento,
formulando quella che oggi è conosciuta come la legge di Hubble..
Big Bang 11
Durante gli anni trenta furono proposte altre idee (note come
cosmologie non standard) per spiegare le osservazioni di Hubble, come
ad esempio il modello di Milne, l'universo oscillante (ideata
originariamente da Friedmann, ma supportato da Einstein e da Richard
Tolman) e l'ipotesi della luce stanca di Fritz Zwicky.[4]
Dopo la seconda guerra mondiale, emersero due differenti teorie
cosmologiche:
• La prima era la teoria dello stato stazionario di Fred Hoyle, in base Rappresentazione artistica del satellite WMAP,
alla quale nuova materia doveva essere creata per compensare che sta raccogliendo dati per aiutare gli scienziati
l'espansione. In questo modello, l'universo è approssimativamente lo nella comprensione del Big Bang.
Visione d'insieme
L'estrapolazione dell'espansione dell'universo a ritroso nel tempo utilizzando la relatività generale conduce ad una
condizione di densità e temperatura talmente elevate numericamente, da tendere all'infinito, tale condizione si è
mantenuta in un tempo di durata infinitesima, talmente breve da risultare di non facile studio con la fisica attuale.
Questa singolarità indica il punto in cui la relatività generale perde validità. Si può continuare con questa
estrapolazione fino al tempo di Planck, che è il più piccolo intervallo di tempo misurabile con le attuali leggi fisiche.
La fase iniziale calda e densa è denominata "Big Bang"[6] ed è considerata la nascita dell'universo. In base alle
misure dell'espansione riferite alle supernovae di tipo Ia, alle misure delle fluttuazioni di temperatura nella
radiazione cosmica di fondo, e alle misure della funzione di correlazione delle galassie, e gli ultimi e più attendibili
dati forniti dal telescopio-sonda spaziale Planck Surveyor dell'Agenzia Spaziale Europea, l'universo ha un'età
calcolata di 13,798 ± 0,037 miliardi di anni. Il risultato di queste quattro misurazioni indipendenti è in accordo con il
Big Bang 12
Tutta l'evoluzione cosmica successiva all'epoca inflazionaria può essere descritta rigorosamente dal modello ΛCDM,
il quale utilizza le strutture indipendenti della meccanica quantistica e della relatività generale. Come descritto in
precedenza, non esiste ancora un modello ben supportato che descriva i fenomeni precedenti a 10−15 secondi. Per
poter risalire a tali periodi di tempo è necessaria una nuova teoria unificata, definita gravità quantistica. La
comprensione dei primissimi istanti della storia dell'universo è attualmente uno dei più grandi problemi irrisolti della
fisica.
Ipotesi fondamentali
La teoria del Big Bang si basa su due ipotesi fondamentali: l'universalità delle leggi della fisica e il principio
cosmologico (il quale afferma che, su larga scala, l'universo è omogeneo e isotropo).
Queste idee erano inizialmente considerate dei postulati, ma attualmente si sta provando a verificare ciascuna delle
due. Per esempio, la prima ipotesi è stata verificata da osservazioni che mostrano che la più ampia discrepanza
possibile del valore della costante di struttura fine nel corso della storia dell'universo è nell'ordine di 10−5. Inoltre, la
relatività generale ha superato test severi sulla scala del sistema solare e delle stelle binarie, mentre estrapolazioni su
scale cosmologiche sono state convalidate da successi empirici di vari aspetti della teoria del Big Bang.[7]
Se il cosmo su larga scala appare isotropo dal punto di osservazione della Terra, il principio cosmologico può essere
ricavato dal più semplice principio copernicano, il quale afferma che non è presente alcun osservatore privilegiato
nell'universo. A questo rispetto, il principio cosmologico è stato confermato con un'incertezza di 10−5 attraverso le
osservazioni della radiazione cosmica di fondo.[8] L'universo è risultato essere omogeneo su larga scala entro un
ordine di grandezza del 10%.
Big Bang 14
Metrica FLRW
Per approfondire, vedi Metrica di Friedmann - Lemaître - Robertson - Walker e Espansione metrica dello spazio.
La relatività generale descrive lo spaziotempo attraverso una metrica, che determina le distanze che separano i punti
vicini. Gli stessi punti (che possono essere galassie, stelle o altri oggetti) sono specificati usando una carta o "griglia"
che è posizionata al di sopra dello spaziotempo. Il principio cosmologico implica che la metrica dovrebbe essere
omogenea e isotropa su larga scala, il che individua univocamente la metrica di Friedmann - Lemaître - Robertson -
Walker (metrica FLRW). Questa metrica contiene un fattore di scala, che descrive come la dimensione dell'universo
cambia con il tempo. Questo consente di definire un opportuno sistema di coordinate, chiamate coordinate
comoventi. Adottando questo sistema di coordinate, la griglia si espande assieme all'universo e gli oggetti che si
stanno muovendo solo a causa dell'espansione dell'universo rimangono in punti fissi della griglia. Mentre le loro
coordinate comoventi rimangono costanti, le distanze fisiche tra due punti comoventi si espandono
proporzionalmente al fattore di scala dell'universo.
Il Big Bang non è stata un'esplosione di materia che si muove verso l'esterno per riempire un universo vuoto. È
invece lo spazio stesso che si espande con il tempo dappertutto e aumenta la distanza fisica tra due punti comoventi.
Poiché la metrica FLRW assume una distribuzione uniforme della massa e dell'energia, è applicabile al nostro
universo solo su larga scala, in quanto le concentrazioni locali di materia, come la nostra galassia, sono legate
gravitazionalmente e come tali non possono risentire dell'espansione su larga scala dello spazio.
Orizzonti
Un'importante caratteristica dello spaziotempo del Big Bang è la presenza di un orizzonte cosmologico. Poiché
l'universo ha un'età finita e la luce viaggia ad una velocità finita, possono esservi degli eventi accaduti nel passato la
cui luce non ha avuto sufficiente tempo per raggiungere la Terra. Ciò comporta un limite o un orizzonte nel passato
sugli eventi più distanti che possono essere osservati. Al contrario, poiché lo spazio si sta espandendo e gli oggetti
più distanti si stanno allontanando sempre più velocemente, la luce emessa oggi da un punto sulla Terra potrebbe non
essere mai ricevuta dagli oggetti più lontani. Questo definisce un orizzonte nel futuro, che limita gli eventi futuri che
possiamo influenzare. La presenza di entrambi i tipi di orizzonte dipende dai dettagli del modello FLRW che
descrive il nostro universo. La nostra comprensione dell'universo nei suoi primissimi istanti suggerisce che c'è un
orizzonte nel passato, anche se in pratica la nostra visione è limitata anche a causa dell'"opacità" dell'universo nei
primi istanti. Perciò la nostra visione non può estendersi nel passato oltre circa 380000 anni dal Big Bang, benché
l'orizzonte passato si sposti gradualmente verso punti sempre più remoti nello spazio. Se l'espansione dell'universo
continua ad accelerare, ci sarà anche un orizzonte del futuro.
Prove osservative
Le prove osservative principali e più dirette della teoria del Big Bang sono:
• l'espansione secondo la legge di Hubble, che si può osservare nel redshift delle galassie;
• le misure dettagliate della radiazione cosmica di fondo;
• l'abbondanza degli elementi leggeri.
Questi sono talvolta chiamati i tre pilastri della teoria del Big Bang. Altri tipi di prove supportano il quadro
d'insieme, come ad esempio molte proprietà della struttura a grande scala dell'universo, che sono previste a causa
della crescita gravitazionale della struttura nella teoria standard del Big Bang.
Big Bang 15
cosmica.[9] La radiazione proveniente dal Big Bang era sicuramente più calda nelle prime epoche in tutto l'universo.
Il raffreddamento uniforme della radiazione cosmica di fondo attraverso miliardi di anni è spiegabile solo se
l'universo sta subendo un'espansione metrica ed esclude la possibilità che siamo nell'unico centro dell'esplosione.
Nel 1964 Arno Penzias e Robert Wilson scoprirono casualmente la radiazione cosmica di fondo, mentre
conducevano osservazioni diagnostiche usando un nuovo ricevitore di microonde (di proprietà dei Bell
Laboratories). La loro scoperta fornì la sostanziale conferma delle previsioni sulla radiazione (essa era isotropica e
confrontabile con uno spettro di corpo nero con una temperatura di circa 3 K) e permise di avere una valida prova a
favore dell'ipotesi del Big Bang. Penzias e Wilson ricevettero il premio Nobel per la fisica nel 1978 grazie a questa
scoperta.
Nel 1989 la NASA lanciò il satellite COBE (acronimo di COsmic Background Explorer) e le prime conclusioni,
fornite nel 1990, erano consistenti con le previsioni della teoria del Big Bang per quanto riguarda la radiazione
cosmica di fondo. COBE trovò una temperatura residua di 2,726 K e nel 1992 individuò per la prima volta le
fluttuazioni (anisotropie) della radiazione, con un'incertezza di una parte su 105. John C. Mather e George Smoot
ricevettero il premio Nobel nel 2006 per questo lavoro. Durante il decennio successivo, queste anisotropie furono
studiate ulteriormente da un gran numero di esperimenti (sia a terra, sia attraverso palloni sonda). Nel 2000-2001
Big Bang 17
molti esperimenti (tra cui il più importante fu BOOMERanG), misurando la larghezza angolare tipica delle
anisotropie, trovarono che l'universo ha una geometria quasi piatta.
All'inizio del 2003, furono pubblicati i primi risultati del satellite WMAP, ottenendo quelli che erano al tempo i più
accurati valori di alcuni parametri cosmologici. Il satellite inoltre escluse numerosi modelli inflazionari, benché i
risultati fossero in generale coerenti con la teoria dell'inflazione e confermò che un mare di neutrini cosmici permea
l'universo, una prova evidente che le prime stelle impiegarono più di mezzo miliardo di anni per creare una nebbia
cosmica. Un altro satellite simile a WMAP, il Planck Surveyor, che è stato lanciato il 14 maggio 2009, fornirà
misure ancora più precise sull'anisotropia della radiazione di fondo. Sono previsti inoltre esperimenti a terra e con
palloni [Link]:Uso delle fonti
La radiazione di fondo è incredibilmente omogenea e questo presentò un problema nei modelli di espansione
convenzionali, perché ciò avrebbe implicato che i fotoni provenienti da direzioni opposte siano venuti da regioni che
non sono mai state in contatto le une con le altre. La spiegazione oggi prevalente per questo equilibrio su vasta scala
è che l'universo abbia avuto un breve periodo con una espansione esponenziale, conosciuta come inflazione. Questo
avrebbe avuto l'effetto di allontanare regioni che erano in equilibrio termodinamico, cosicché tutto l'universo
osservabile proviene da una regione con lo stesso equilibrio.
Le misure delle abbondanze primordiali di tutti e quattro gli isotopi elencati sopra sono in accordo con un unico
valore del rapporto barione-fotone. Il valore per il deuterio è altamente coerente, vicino ma leggermente discrepante
per elio-4 e discordante di un fattore 2 per litio-7; negli ultimi due casi la discordanza dei valori è causata da errori
sistematici. La coerenza di questi dati con quelli previsti dalla teoria della nucleosintesi è una prova a favore della
teoria del Big Bang. Finora è l'unica teoria conosciuta che riesca a spiegare l'abbondanza relativa degli elementi
leggeri, in quanto è impossibile che il Big Bang possa aver prodotto più del 20–30% di elio. Infatti non vi è alcun
motivo evidente al di fuori del Big Bang per cui il "giovane" universo (vale a dire prima della formazione delle
stelle, secondo quanto stabilito dallo studio della materia presumibilmente libera dai prodotti della nucleosintesi
stellare) dovesse avere più elio che deuterio o più deuterio di ³He.
Big Bang 18
Per approfondire, vedi Struttura a grande scala dell'universo e Formazione ed evoluzione galattica.
Dopo alcune controversie, l'età dell'universo, come stimato dalla costante di Hubble e dalla radiazione di fondo, è
consistente (vale a dire leggermente maggiore) con le età delle stelle più vecchie, misurate applicando la teoria
dell'evoluzione stellare agli ammassi globulari e attraverso la datazione radiometrica di singole stelle di Popolazione
II.
La previsione che la temperatura della radiazione di fondo fosse più alta in passato è stata confermata
sperimentalmente dalle osservazioni delle linee di emissioni sensibili alla temperatura nelle nubi di gas con alto
spostamento verso il rosso. Questa previsione implica inoltre che l'ampiezza dell'effetto Sunyaev-Zel'dovich negli
ammassi di galassie non dipende direttamente dal loro redshift: questo sembra essere abbastanza vero, ma l'ampiezza
dipende da proprietà dell'ammasso, che cambiano sostanzialmente solo su un arco di tempo cosmico, perciò una
verifica abbastanza precisa è impossibile da svolgere.
Big Bang 19
Questioni aperte
Mentre ormai pochi ricercatori mettono in dubbio il fatto che sia avvenuto il Big Bang, la comunità scientifica era
divisa in passato tra chi sosteneva tale teoria e chi riteneva possibili altri modelli cosmologici. In questo contesto di
acceso dibattito furono sollevati molti problemi inerenti alla teoria del Big Bang e la sua capacità di riprodurre le
osservazioni cosmologiche. Ormai questi problemi sono perlopiù ricordati principalmente per il loro interesse
storico; le soluzioni ad essi sono state ottenute o attraverso modifiche alla teoria o come risultato di osservazioni
migliori. Altre questioni, come il problema della cuspide degli aloni galattici, la grande presenza di galassie nane e la
natura della materia oscura fredda, non sono considerate irrisolvibili e si suppone di venirne a capo attraverso
ulteriori perfezionamenti di tale teoria.
Le idee centrali nella teoria del Big Bang (vale a dire l'espansione, lo stato iniziale ad elevata temperatura, la
formazione dell'elio, la formazione delle galassie) sono state confermate da parecchie osservazioni indipendenti tra
loro, che includono l'abbondanza degli elementi leggeri, la radiazione cosmica di fondo, la struttura a grande scala
dell'universo e le supernovae di tipo Ia, e perciò non possono più essere messe in dubbio come caratteristiche
importanti e reali del nostro universo.
Gli attuali accurati modelli del Big Bang ricorrono a vari fenomeni fisici "esotici", che non sono stati ancora
osservati negli esperimenti effettuati nei laboratori terrestri o non sono stati incorporati nel Modello Standard della
fisica delle particelle. Fra questi fenomeni l'esistenza dell'energia oscura e della materia oscura sono considerate le
ipotesi più solide, mentre l'inflazione cosmica e la bariogenesi sono teorie più speculative: esse forniscono
spiegazioni soddisfacenti per importanti caratteristiche dell'universo nelle epoche più antiche, ma potrebbero essere
sostituite da idee alternative senza compromettere il resto della teoria.[10] Le spiegazioni di tali fenomeni sono ancora
argomento dei settori più avanzati della ricerca fisica.
Problema dell'orizzonte
Il problema dell'orizzonte nasce dalla premessa che non esiste alcuna interazione capace di trasmettere informazione
a velocità superiore a quella della luce. In un universo con un'età finita, ciò comporta un limite, detto orizzonte di
particella, sulla massima distanza tra due qualsiasi regioni di spazio che sono in rapporto causale tra loro. L'isotropia
osservata nella radiazione cosmica di fondo è problematica al riguardo: se l'universo fosse stato dominato dalla
radiazione o dalla materia per tutto l'arco di tempo che arriva fino all'istante dell'ultimo scattering, l'orizzonte di
particella relativo a quell'istante dovrebbe corrispondere a due gradi nel cielo. Quindi non ci sarebbe alcun
meccanismo che possa portare regioni più ampie di cielo ad avere la stessa temperatura.
Una soluzione a questa apparente incoerenza è fornita dalla teoria inflazionaria, nella quale un campo di energia
scalare omogeneo e isotropo dominò l'universo in un periodo di tempo che precede la bariogenesi. Durante
l'inflazione, l'universo subì un'espansione esponenziale e l'orizzonte delle particelle si espanse molto più rapidamente
di quanto supposto in precedenza, perciò anche quelle regioni, che sono attualmente poste su lati opposti
dell'universo osservabile, sono bene all'interno del reciproco orizzonte delle particelle. L'isotropia osservata nella
radiazione di fondo deriva dal fatto che tutto l'universo osservabile era in rapporto causale prima dell'inizio
dell'inflazione e perciò si era già portato in una condizione di equilibrio termico.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg prevede che durante la fase inflazionaria ci siano state fluttuazioni
termiche quantistiche, che si sarebbero ingrandite su scala cosmica. Queste fluttuazioni sono i fondamenti di tutti gli
attuali modelli sulla struttura dell'universo. L'inflazione prevede che le fluttuazioni primordiali siano all'incirca
invarianti di scala e gaussiane; ciò è stato accuratamente confermato dalle misure della radiazione di fondo.
Se il processo inflazionistico ha davvero avuto luogo, l'espansione esponenziale deve aver spinto ampie regioni dello
spazio ben oltre il nostro orizzonte osservabile.
Big Bang 20
Una soluzione a questo problema è fornita dall'inflazione. Durante il periodo inflazionario, lo spaziotempo si
espanse, fino al punto che la sua curvatura sarebbe stata resa piatta. Pertanto, si ritiene che l'inflazione portò
l'universo ad uno stato spaziale sostanzialmente piatto, con all'incirca l'esatta densità critica.
Monopolo magnetico
L'obiezione riguardante il monopolo magnetico fu sollevata alla fine degli anni settanta. Le teorie della grande
unificazione prevedevano un difetto topologico nello spazio, che si sarebbe manifestato sotto forma di monopoli
magnetici. Questi oggetti potrebbero essere prodotti in maniera efficiente nelle primissime fasi dell'universo (con
temperature molto elevate), dando una densità più alta di quella che è consistente con le osservazioni, dato che
durante le ricerche non sono mai stati osservati monopoli. Questo problema può essere anche risolto con l'inflazione
cosmica, che rimuove tutti i difetti dall'universo osservabile nello stesso modo in cui essa porta la geometria
dell'universo ad essere piatta.
Una soluzione al problema dell'orizzonte, della geometria piatta e del monopolo magnetico alternativa all'inflazione
cosmica è data dall'ipotesi di curvatura di Weyl.
Big Bang 21
Asimmetria barionica
Non si conosce ancora il motivo per cui nell'universo attuale sia presente solo materia e non antimateria. È
generalmente accettato il fatto che l'universo, quando era giovane e caldo, era in equilibrio e conteneva un egual
numero di barioni e antibarioni. Ciò nonostante, le osservazioni indicano che l'universo, incluse le sue regioni più
distanti, è fatto quasi esclusivamente di materia. Un processo sconosciuto chiamato bariogenesi creò questa
asimmetria. Affinché questo processo accadesse, dovevano essere soddisfatte le condizioni di Sakharov. Queste
richiedono che il numero barionico non fosse conservato, che la simmetria C e la simmetria CP fossero violate e che
l'universo avesse perso il suo equilibrio termodinamico.[12] Tutte queste condizioni sono verificate nel Modello
Standard, ma gli effetti non sono abbastanza forti da spiegare l'attuale asimmetria.
Materia oscura
Mentre l'ipotesi della materia oscura era ritenuta controversa all'inizio, adesso viene suggerita da numerose
osservazioni: le anisotropie della radiazione di fondo, la dispersione delle velocità degli ammassi di galassie, le
distribuzioni della struttura a larga scala, gli studi sulle lenti gravitazionali e le misure degli ammassi di galassie
attraverso i raggi X.
La prova della presenza della materia oscura deriva dalla sua influenza gravitazionale sulla materia ordinaria, anche
se nessuna particella della materia oscura è mai stata osservata in laboratorio. Sono state proposte molte particelle
come appartenenti a questo tipo di materia e molti progetti per studiarle direttamente sono in corso.[13]
Energia oscura
Le misure sulla relazione tra il redshift e la magnitudine delle supernovae di tipo Ia hanno mostrato che l'espansione
dell'universo sta accelerando da quando il cosmo aveva all'incirca metà della sua attuale età. Per spiegare questa
accelerazione, la relatività generale richiede che la maggior parte dell'energia dell'universo sia costituita da una
componente con un'alta pressione negativa, soprannominata "energia oscura". Questo tipo di energia viene suggerita
da molti tipi di prove: le misure della radiazione di fondo indicano che l'universo è molto piatto dal punto di vista
spaziale e quindi, in base alla relatività generale, esso deve avere quasi esattamente la densità critica del rapporto tra
massa ed energia; invece la densità di massa del cosmo, che può essere misurata dai raggruppamenti gravitazionali,
raggiunge solamente il 30% circa della densità critica. Poiché l'energia oscura non si raggruppa nel modo ordinario,
quest'ultima è la migliore spiegazione per completare la parte mancante di densità di energia. L'energia oscura è
inoltre richiesta da due misure geometriche della curvatura totale dell'universo: una utilizzando la frequenza delle
lenti gravitazionali e l'altra utilizzando il modello caratteristico della struttura a larga scala del cosmo come un
regolo.
Big Bang 23
La pressione negativa è una proprietà dell'energia del vuoto, ma l'esatta natura dell'energia oscura rimane uno dei
grandi misteri del Big Bang. Alcuni possibili candidati per spiegare quale sia l'esatta forma di tale energia sono la
costante cosmologica e la quintessenza. I risultati dal satellite WMAP (forniti nel 2008), che combinano i dati
ricevuti dalla radiazione di fondo e da altre sorgenti, indicano che l'attuale universo è costituito dal 72% di energia
oscura, dal 23% di materia oscura, dal 4,6% di materia ordinaria e da meno dell'1% di neutrini. La densità di energia
dovuta alla materia diminuisce con l'espansione dell'universo, ma la densità dovuta all'energia oscura rimane
all'incirca costante durante l'espansione cosmica. Pertanto la materia costituì una parte più importante della densità di
energia nel passato rispetto ad oggi, ma il suo contributo continuerà a diminuire nel futuro, poiché l'energia oscura
diventerà sempre più dominante.
Nel modello ΛCDM, l'attuale miglior modello del Big Bang, l'energia oscura viene spiegata tramite la presenza di
una costante cosmologica, introdotta nella relatività generale; tuttavia la dimensione della costante, che spiega
correttamente l'energia oscura, è più piccola di circa 120 ordini di grandezza rispetto alle stime basate sulla gravità
quantistica. La distinzione tra la costante cosmologica e le altre forme per spiegare l'energia oscura è un'area molto
attiva dell'attuale ricerca.
Prima delle osservazioni dell'energia oscura, i cosmologi ritenevano possibili due scenari per il futuro dell'universo:
• Una prima ipotesi riteneva che se la densità di massa dell'universo fosse stata più grande della densità critica,
allora l'universo avrebbe raggiunto una dimensione massima e poi avrebbe cominciato a collassare. A quel punto
sarebbe diventato nuovamente più denso e più caldo e avrebbe finito per tornare in una condizione simile a quella
con cui iniziò. Questa ipotesi è nota come Big Crunch.
• Una seconda ipotesi invece riteneva che se la densità nell'universo fosse stata uguale o inferiore alla densità
critica, l'espansione sarebbe continuata rallentando, ma senza mai fermarsi. La formazione stellare terminerebbe
quando tutto il gas interstellare presente in ogni galassia sia stato consumato; le stelle terminerebbero la loro
esistenza lasciando il posto a nane bianche, stelle di neutroni e buchi neri. Molto lentamente nel tempo, le
collisioni tra questi oggetti avrebbero prodotto il collasso della massa all'interno di buchi neri sempre più grandi.
La temperatura media dell'universo avrebbe raggiunto asintoticamente lo zero assoluto in quello che viene
definito il Big Freeze. Inoltre, se i protoni divenissero instabili, allora la materia barionica scomparirebbe,
lasciando posto soltanto alla radiazione elettromagnetica e ai buchi neri. Infine i buchi neri finirebbero con
l'evaporare a causa della radiazione di Hawking. L'entropia dell'universo sarebbe aumentata fino a raggiungere il
punto in cui non sarebbe possibile nessuno scambio di qualsiasi forma di energia, uno scenario noto come morte
termica dell'universo.
Le moderne osservazioni riguardanti l'espansione accelerata implicano che una parte sempre maggiore dell'universo
visibile passerà oltre l'orizzonte degli eventi e non potrà più essere in contatto con noi. Il risultato finale è per il
momento sconosciuto. Il modello ΛCDM definisce l'energia oscura nella forma della costante cosmologica. Questa
teoria suggerisce che solo i sistemi legati gravitazionalmente, come le galassie, rimarrebbero insieme e sarebbero
soggetti alla morte termica durante l'espansione e il raffreddamento del cosmo. Un'altra forma di energia oscura,
conosciuta come energia fantasma, implicherebbe che gli ammassi di galassie, stelle, pianeti, atomi, nuclei e la stessa
materia saranno distrutti dal continuo aumento della velocità di espansione in un processo noto come Big Rip.
Big Bang 24
Formulazioni avanzate, ma non ancora consolidate, della teoria del Big Bang
Anche se il modello del Big Bang è stato accettato in cosmologia, esso verrà probabilmente perfezionato in futuro,
poiché si sa ancora troppo poco dei primissimi istanti della storia dell'universo.
I teoremi di Penrose-Hawking sulle singolarità gravitazionali dimostrano l'esistenza di una singolarità all'inizio del
tempo cosmico. Tuttavia questi teoremi assumono la validità della relatività generale, benché essa non sia applicabile
prima del tempo in cui l'universo raggiunse la temperatura di Planck. Una trattazione della gravità in accordo anche
con la meccanica quantistica potrebbe portare a soluzioni prive di singolarità.
Alcune proposte, ognuna delle quali comporta ipotesi non verificate, sono:
• modelli che includono lo stato "senza frontiere" di Hartle-Hawking, nel quale l'intero spaziotempo è finito; ciò
implica che il Big Bang costituisca un limite del tempo, ma senza la necessità di una singolarità iniziale.
• modelli di mondo-brana, nei quali l'inflazione è dovuta al movimento delle "brane" (enti proposti nella teoria
delle stringhe). I modelli di mondo-brana includono:
• il modello pre-Big Bang;
• il modello ekpirotico, nel quale il Big Bang è il risultato di una collisione tra brane;
• il modello ciclico, una variante del modello ekpirotico nel quale le collisioni avvengono periodicamente.
• la teoria dell'inflazione caotica, nella quale eventi inflativi avvengono casualmente all'interno di una "schiuma
quanto-gravitazionale", dando luogo a molteplici universi, che si espandono come bolle a partire dal proprio Big
Bang.
Le ultime due ipotesi propongono il Big Bang come un evento di un universo più grande e più vecchio (o di un
multiverso), e non come l'inizio letterale di tutta la realtà.
Interpretazioni religiose
Il Big Bang è una teoria scientifica, e come tale la sua validità o abbandono dipendono dal suo accordo con le
osservazioni. Ma essendo una teoria che tratta dell'origine della realtà, è sempre stata collegata ad implicazioni
teologiche e filosofiche.
Negli anni venti e trenta quasi tutti i maggiori cosmologi preferivano un universo eterno, e molti obiettarono che
l'origine del tempo implicita nel Big Bang introduceva concetti religiosi all'interno della fisica; questa obiezione fu
più tardi ripetuta dai sostenitori della teoria dello stato stazionario. Georges Lemaître, che propose questa teoria, era
un prete cattolico.
Lo stesso papa Pio XII, quando fu pubblicata la teoria, si entusiasmò con un personale e lungo commento teologico,
nel 1951, improntato sull'Ex nihilo nihil fit ed il Fiat lux.
Tuttavia, gli approcci di una qualsivoglia fede spirituale o - in termini filosofici - trascendenza - su tale teoria,
possono essere molto aperti, e di vario tipo. Si va dal conflitto teologico, all'approccio epistemologico,
dall'amichevole disinteresse al discordismo, fino a un interesse sincretistico.
Oggi, i vari studi del creazionismo, il pensiero sul disegno intelligente o lo stesso evoluzionismo - per citarne solo
alcuni - sono alla ricerca di un arricchimento sulla "verità" ultima (ancora più ampia di quella concepita
dall'intelligenza umana di oggi) sull'origine (ma soprattutto sul perché) dell'esistenza di tutto questo universo.
Note
[1] I termini "oggi" e "passato" sono qui usati per indicare intervalli temporali dell'ordine dei milioni (o miliardi) di anni.
[2] Questo problema e una possibile ipotesi risolutrice sono evidenziati in
[3] nebulosa a spirale è un termine obsoleto per galassia spirale
[4] articolo completo in PDF (http:/ / www. pnas. org/ cgi/ reprintframed/ 15/ 10/ 773).
[5] Comunemente si riferisce che Hoyle intese ciò in senso dispregiativo. Tuttavia, Hoyle in seguito ha negato ciò, dicendo fu solo un'immagine
sensazionale intesa ad enfatizzare la differenza tra le due teorie per i radioascoltatori (vedi capitolo 9 di The Alchemy of the Heavens
("L'alchimia dei cieli") di Ken Croswell, Anchor Books, 1995).
[6] Non vi è consenso sulla durata della fase iniziale. Per alcuni si indica con questa fase solo la singolarità iniziale, per altri, invece, l'intera
storia dell'universo. Generalmente almeno per i primi minuti (nei quali si sintetizzò l'elio) si dice che si verificarono durante il Big Bang.
[7] Informazioni dettagliate al riguardo e fonti sulle verifiche sono riportate nella voce Verifiche della relatività generale.
[8] In questo risultato si ignora l'anisotropia di dipolo al livello di 0,1%, a causa della velocità del sistema solare attraverso il campo di radiazioni.
[9] Gli astronomi riportarono queste misure in un articolo pubblicato nel dicembre del 2000 su Nature The microwave background temperature at
the redshift of 2.33771 (http:/ / adsabs. harvard. edu/ cgi-bin/ bib_query?astro-ph/ 0012222) che può essere letto qui (http:/ / arxiv. org/ abs/
astro-ph/ 0012222). Un comunicato rilasciato (http:/ / www. eso. org/ outreach/ press-rel/ pr-2000/ pr-27-00. html) dallo European Southern
Observatory spiega le scoperte al pubblico.
[10] Se la teoria sull'inflazione fosse veritiera, la bariogenesi dovrebbe essersi verificata, ma non vale il viceversa.
[11] In senso stretto, l'energia oscura nella forma della costante cosmologica porta l'universo ad una geometria piatta; ma il nostro universo
rimase vicino all'essere piatto per molti miliardi di anni, prima che la densità dell'energia oscura diventasse significativa.
Bibliografia
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Voci correlate
• Calendario cosmico
• Cosmogonia
• Cronologia del Big Bang
• Modello standard
• Ontologia (fisica)
• Singolarità gravitazionale
• Origine
• Big Crunch
• Big Rip
• Big Bounce
Altri progetti
• Wikiquote contiene citazioni di o su Big Bang
• Commons ([Link] contiene immagini o altri
file su Big Bang ([Link]
• Articolo su Wikinotizie: Il Big Bang in laboratorio 10 settembre 2008
Collegamenti esterni
• Perché il Big Bang si dovrebbe vedere dappertutto ([Link]
perche-il-big-bang-si-dovrebbe-vedere-dappertutto)
• Il gran rimbalzo delle origini ([Link]
• La teoria Loop Quantum Gravity ed il Bouncing Universe ([Link]
la_teoria_loop_quantum_gravity_ed_il_bouncing_universe)
Siti di carattere divulgativo
• (EN) Wright, Edward L., " Brief History of the Universe ([Link]
html)"
• (EN) Prove del Big Bang ([Link]
• (EN) " Welcome to the History of the Universe ([Link] Penny Press Ltd.
• (EN) [Link], " From the Big Bang to the End of the Universe. The Mysteries of Deep Space Timeline (http://
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• (EN) D'Agnese, Joseph, " The last Big Bang man left standing, physicist Ralph Alpher devised Big Bang Theory of
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• (EN) Ned Wright's Cosmology Tutorial ([Link]
• (EN) What Happened Before the Big Bang? ([Link]
• (EN) Archivio pubblico di articoli di ricerca scientifica in cosmologia ed astronomia ([Link]
astro-ph) aggiornato giornalmente
• (EN) Archivio pubblico di articoli di ricerca scientifica in cosmologia quantistica e Relatività Generale (http://
[Link]/archive/gr-qc) aggiornato giornalmente
Dimensione parallela
Una dimensione parallela o universo parallelo (anche realtà
parallela, universo alternativo, dimensione alternativa o realtà
alternativa)[1] è un ipotetico universo separato e distinto dal nostro ma
coesistente con esso; nella maggioranza dei casi immaginati è
identificabile con un altro continuum spazio-temporale. L'insieme di
tutti gli eventuali universi paralleli è detto multiverso. Il concetto di
"altri universi" non è estraneo alla letteratura scientifica: esistono
alcune teorie cosmologiche e fisiche che ammettono la loro esistenza,
la più famosa delle quali è la teoria delle stringhe. In campo filosofico, Jorge Luis Borges nel racconto Il giardino dei
sentieri che si biforcano ha usato il concetto di
un indagatore del tema delle dimensioni parallele fu Auguste Blanqui,
universi paralleli prima che fosse sviluppata
che nel 1872 indagò gli aspetti teorici e filosofici di un universo a l'interpretazione a molti mondi della meccanica
infinite dimensioni nell'opera L'Eternité par les astres. Opera anomala quantistica.
nella produzione di Blanqui, essa anticipa elementi che si ritrovano
anche in Jorge Luis Borges.
Il concetto di universi paralleli venne introdotto nella narrativa dallo scrittore di fantascienza statunitense Murray
Leinster nel 1934, per essere ripreso in seguito da molte opere successive, divenendo un classico tema della
letteratura fantascientifica.
Va precisato che il lemma "dimensione" (con l'accezione di regione o luogo spaziale occupabile e/o percorribile),
sebbene nel gergo colloquiale e narrativo possa genericamente riferirsi a un'ulteriore realtà nascosta o oscura ma
simile o sovrapponibile alla struttura del nostro mondo, in contesto prettamente scientifico va distinto dagli altri
termini (suesposti) in quanto designa una o più quantità e qualità metriche intrinseche al luogo misurato (inerenti a
qualche specifica topologia): ad esempio con le caratteristiche di "quarta dimensione" è definibile una
configurazione (come l'ipersfera) che manifesta proprietà e relazioni spaziali differenti da quelle tridimensionali a
noi presenti e direttamente visibili, che non si riesce neppure a raffigurarla mentalmente a meno di ricorrere ad un
modello geometrico composito, il cui segno grafico ha aspetto solo indicativo e ne inquadra i singoli caratteri
riducendoli nei limiti tridimensionali. Così in tal contesto, asserire l'esistenza fisica d'altra aggiuntiva dimensione
parallela, oltre le tre normalmente osservate nel nostro universo (euclideo), implica dichiarare la presenza di
misure/elementi/forme (associabili a cifre) passibili di misurazione, le quali affiancano e/o completano l'estensione
(superficiale e volumetrica) normale, ma restando fuori dalla gamma compresa e percepita empiricamente
dall'apparato sensorio naturale. Dunque la complessiva rappresentazione pluridimensionale più corretta è
approcciabile solo per mezzo o con ausilio matematico. In breve, al di là della facilità con cui artisticamente a volte
s'illustrano esotiche "dimensioni spaziali" e si usa l'espressione come sinonimo indicante località comunque
praticabili come il nostro ambiente, esse possono ben delinearsi e approcciarsi solo con calcolo e ricomposizione
indiretta e astratta.[2]
osservativo-sperimentali relativi in scala macroscopica. Ma qualche spiraglio s'intravvede nello studio al livello
quantistico. Difatti il meccanismo (per ora avveniristico e ipotetico), per creare dei tunnel utili al suddetto obiettivo,
sarebbe espandere ai limiti del macrocosmo quelle proprietà che diverse teorie (ma non tutte, non v'è unanimità di
giudizio) calcolano esistenti ma confinate al massimo entro la misura del nucleo atomico[3].
In sintesi, per le prospettive prettamente empirico-scientifiche e pratiche, per realizzare la possibilità dei viaggi nel
tempo e/o in altre dimensioni e universi (ad esempio attraversando un buco-nero) è anzitutto indispensabile fondere
in unico teorema fisico matematicamente coerente la teoria quantomeccanica e quella relativistica che finora
divergono, in specie per la differente considerazione delle proprietà del campo gravitazionale. In quanto tali
spostamenti crono/dimensionali presuppongono la piena (e fin alle loro estreme conseguenze logiche) padronanza e
applicazione tecnologica d'entrambe le discipline.[4]
Il viaggio nel tempo e il passaggio in una o più dimensioni parallele, restano così temi strettamente connessi spesso
anche nell'espressioni classiche della fantascienza; che le interessano in quanto il concetto di realtà parallela,
nell'ambito del fantastico, è chiaramente un espediente che lascia vaste possibilità all'intreccio narrativo; implicando
che se in una realtà un determinato evento s'evolve in una direzione, in altre, fra quelle parallele, probabilmente può
divergere verso un alternativo esito. L'invenzione di trame basate su una linea storica alternativa ha dato origine al
genere distinto dell'ucronia; anche se in tale filone generalmente non contemplata la compresenza di più dimensioni.
Il tema delle dimensioni parallele si lega frequentemente a quello del viaggio nel tempo, ed è motivo di riflessione e
indagine epistematica insieme alla scientifica oltre che d'attenzione artistica, a causa dei paradossi che quest'ultimo
può generare. (Al proposito il quantistico David Deutsch ritiene che proprio la ramificazione del cosmo in realtà
parallele, almeno quella compatibile con la teoria di Hugh Everett, offra una scappatoia/soluzione alle paventate
attese paradossali (autocontraddittorie) degli spostamenti verso il passato: dei quali il principale è il paradosso del
nonno).
A cavallo tra gli anni novanta e primi duemila, in ambito cosmologico, sono state elaborate tipologie di possibili
universi coesistenti e paralleli. Una delinea la presenza d'universi in serie a noi contigui, in quanto collocati a fianco
del nostro in un bulk, che arriva ad avere una quinta dimensione (o quarta spaziale), che farebbe da conteniore alle
loro rispettive estensioni, aventi tutte proprietà metriche tridimensionali (quadridimensionali, comprendendo anche
la dimensione-tempo). Essi sarebbero posizionati uno accanto all'altro, come i fogli racchiusi in un libro: composto
da pagine bidimensionali ma che nel loro insieme sono inserite in un contenitore (il libro) con tre dimensioni[5].
Questo significherebbe che all'interno d'un ampio vuoto iper-spaziale, tanti universi (sia per proprietà che leggi
globali) non dissimili dal nostro, siano così contigui da sfiorarci ma senza noi poterli percepire direttamente, in
quanto le forze naturali (come quella elettromagnetica) captabili da apparati sensoriali e/o tecnologici, restano
confinate nelle dimensioni del loro luogo cosmico originario; ma, in questo schema, con l'eccezione della
gravitazione: il cui "campo" è ritenuto in grado di propagarsi oltre ogni distinto mondo dimensionale che ne è causa
e fonte. I piani su cui materialmente risiederebbero tali universi vengono spesso definiti (in ambito teorico)
"membrane" o "brane". Secondo alcune vedute potrebbe trattarsi anche d'un unico, infinito, piano spaziale ma
ripiegato più volte: affine (figurativamente) a un nastro a tratti curvato su sé stesso, in strati geometricamente
paralleli. Questo modello così esplica, almeno in parte, anche la ragione di quella che comunemente è denominata
materia/massa oscura: astronomicamente rilevata, in via indiretta, proprio per effetto gravitazionale; entità che
empiricamente risulta estendersi intorno alle galassie e ai raggruppamenti che esse formano nel cosmo visibile.[6]
Aspetti metafisici
Si può aggiungere alle tipologie riguardanti eventuali dimensioni parallele anche un'interpretazione contemporanea
d'aspetto metafisico e spiritualista/spiritistico. È la visione propugnata attualmente nei saggi di Walter Semkiw,
medico statunitense, tra i quali "Return of the revolutionaries: the case for reincarnation". Questo saggio e la sua
cornice di convinzioni si basa anche su coincidenze osservate considerate non casuali e reperti (visivi) giudicati non
artificiosi. L'impianto generale della concezione riprende alcuni temi già conosciuti e acquisiti dalla tradizione
Dimensione parallela 31
medianica, occultista anche ricollegati ad influenze mistiche orientali relative al ciclo escatologico delle rinascite, vi
s'intravvede il riverbero della cognizione indù del karma; e temi in parte originali, proiettabili in un contesto
moderno e tecnologico. In sintesi si sostiene la presenza d'un piano con proprietà fisiche che ripetono, con qualità
superiore, quelle terrestri e adatto alla prosecuzione d'una vita dopo quella terrena: e a seconda dei casi quasi
speculare ad essa. Tale regione dovrebb'esser strutturata in graduali livelli: dai meno ai più evoluti, nei quali è
contemplato pure il noto medianico "piano astrale". Veri livelli spaziali paralleli, riservati ai soggetti deceduti, e
adeguati alle rispettive virtù e imperfezioni morali espresse nell'esperienza terrena. Fra le possibilità sarebbe
consentito viaggiare in tali spazi anche a bordo di vari velivoli, fra i quali mongolfiere uguali a quelle usate sulla
Terra.
Un corpo di leggera sostanza eterea, contenuto in quello umano naturale (composto materia pesante) ma ad esso
esteticamente somigliante, si trasferirebbe, subito o poco dopo la morte, in tale alto luogo: profilabile com'un'altra
dimensione parallela alla terrestre. Dove, liberati dal consueto fardello carnale, i corpi meno grevi, continuerebbero a
vivere con modalità riproducenti quelle del mondo materiale; potendovi praticare addirittura le stesse attività,
ludiche, intellettuali e professionali, svolte nell'esistenza terrena, in condizioni apparentemente simili sebbene molto
più funzionali e soddisfacenti: perfino disponendo di campi sportivi, come da golf o d'altri sport e d'aree adibite allo
svago, oltre che di laboratori scientifici. E i là dimoranti, di tanto in tanto, cercherebbero di comunicare con l'umanità
terrena mediante apparecchiature tecnicamente affini a quelle elettroniche e trasmittenti, là appositamente costruite e
migliorate da avanzate innovazioni. Per questo essi sarebbero udibili o visibili a volte fra le immagini dei consueti
schermi televisivi o fra l'onde captate dai comuni nostri radioricevitori e simil strumenti. Da quel mondo gli ex
defunti riuscirebbero anche a telefonere ai loro amici, colleghi, o parenti ancora vivi. "ITC": Instrumental Trans
Communication, è denominato questo sistema di presunti contatti ed il loro studio sistematico. Suddetti corpi eterei
però non resterebbero necessariamente stabili, ma pur essi verrebbero abbandonati, anche mediante una specie di
seconda morte, al compimento di evoluzioni spirituali verso ulteriori livelli dimensionali. Comunque tali entità
resterebbero soggette a tornare nella vita materiale con reincarnazione: manifestando parecchie proprietà
fisio-somatiche e attitudini mentali e comportamentali della loro precedente esistenza terrena, e a tratti mantenute
nell'altra dimensione. A volte tali anime rinate sono recenti e altre appartengono ad epoche storiche, e qui possono
ricondividere o reincontrare persone già praticate in un loro comune passato, che però rinascendo spesso
dimenticano o di cui ricordano solo qualche riverbero in modo vago o indistinto. L'autore del testo suindicato, Walter
Semkiw, sarebbe riuscito ad individuare un gruppo di reincarnati che, alla luce delle sue indagini, parteciparono alla
guerra d'indipendenza americana e a volte, pur se in altre vesti, celebri in questa nuova vita; qualcuno ora già
rideceduto: fra i quali spicca il nome del noto astronomo Carl Sagan, il quale sarebbe stato un (pur se nella nuova
vita a propria insaputa) indipendentista americano, e intellettuale/scienziato all'epoca già d'un certo rilievo.
Quest'idea, per quanto ai rigori della tradizionale razionalità si presenti fantasiosa o bizzarra, è teorizzata e seguita, e
negli USA sta ottenendo un certo interesse attivo, anche da e fra esponenti dediti a normali attività e professione
scientifica; e si vanno disponendo centri di studo e ricerca pure a tratti con qualche partecipazione accademica[7] e
collaborazioni qualificate: quali di medici, neurologi, psicologi...etc. A riprova il libro di Semkiw, qui
summenzionato, si trova fra quelli elencati nel sito americano di Kary Mullis. (Non mancano produzioni
cinematografiche o narrative che s'ispirino a tale prospettiva).
Dimensione parallela 32
Una fra le teorie, quotata ora da una buona porzione di stimati fisici contemporanei, che dà plausibilità all'esistenza
d'una pluralità d'universi contigui: è l'interpretazione a realtà parallele, appartenente alla disciplina della meccanica
quantistica/meccanica ondulatoria; denominata successivamente (da Bryce DeWitt) "a molti mondi" (a volte
riportata, in acronimo anglosassone, come MWI: Many Worlds Interpretation). Essa fu elaborata e proposta da Hugh
Everett III a partire dagli ultimi anni cinquanta. Uno dei maggiori sostenitori della teoria è il fisico David Deutsch,
dell'Università di Oxford, il quale nel suo noto saggio La trama della realtà definisce genericamente la fisica
quantistica (con evidente riferimento ad Everett) "la fisica del multiverso".
Va specificato che la teoria originaria non par contemplare una distinzione fisica netta fra universi differenziati,
come sembra nella elaborazione che ne propose, forse il suo principale primo seguace, B. DeWitt. Al proposito
esponiamo qui qualche stralcio della tesi originaria everettiana: "...D'altra parte si ha a che fare con lo stesso sistema
fisico, e da questo punto di vista è lo stesso osservatore, che è in stati diversi...In questa situazione useremo il
singolare quando vorremo sottolineare che si ha a che fare con un unico sistema fisico e il plurale quando vorremo
sottolineare le diverse esperienze degli elementi separati della sovrapposizione..."[8] (quindi qui è più la molteplice
visione d'uno stesso ambiente esperibile che di veri e propri universi con reciproci confini perimetralmente
delineati).
In linea di massima tale interpretazione nega che vi sia disuguaglianza tra le leggi dei processi basilari che regolano i
fenomeni microscopici o elementari (come l'indeterminazione dei risultati sperimentali), indagati dalla
quantomeccanica, e quelli macroscopici (o macro-cosmici) sistematizzati dalla scienza classico-relativistica. Ciò, in
ultima analisi, comporterebbe anche che non avvenga mai il cosiddetto collasso della funzione d'onda, evento
implicito nella teoria "ortodossa" (della "Scuola di Copenaghen", ma non unicamente in essa): il quale riduce
l'osservabile ad un solo rilevabile stato conclusivo fra quelli teoricamente previsti (e sommabili col principio della
sovrapposizione quantistica); ciò riguarda sia l'evoluzione dei sistemi sperimentali che quelli producentesi
spontaneamente in natura (come il decadimento/trasformazione degli elementi atomici).
Ma per l'interpretazione everettiana, che predilige l'impianto deterministico della meccanica ondulatoria elaborata da
Erwin Schrödinger, ognuno degli stati finali possibili (dei processi empirici considerati) si concretizza
materialmente: tramite la continua diramazione dell'intera realtà/universo che li contiene, coerentemente con gli stati
risultanti e secondo le probabilità con cui essi possono manifestarsi.[9]
Anche l'osservatore, necessario per la rilevazione dello stadio conclusivo del sistema[10], si ritrova suddiviso in più
repliche di sé: una per ogni misurazione alternativa che l'evolversi quantistico consente. Però in tal contesto,
prescindendo dall'opera di preparazione degli eventuali esperimenti, egli resta spettatore dell'effetto rilevato, essendo
gli sviluppi teoricamente considerati del tutto oggettivi e determinati dalle leggi della Natura e non dall'atto
osservativo; come invece le concezioni vicine a quella "ortodossa" in varia modalità suppongono: associando l'atto
osservativo/misurativo all'immediato prodursi d'una riduzione (parziale cancellazione) dei risultati della dinamica
empirica che guida la materia sotto esame. Dinamica descrivibile e prevedibile dalla funzione d'onda quantistica(Ψ):
l'elaborazione matematica delle sue fasi.
Nella formulazione di Everett, all'interno dell'universo, per ogni evoluzione quantistica, emerge un sistema
complessivo isolato: composto da un sottosistema (oggetto e processo quantistico osservato) e dal sistema restante
(l'osservatore di suddetto processo) che evolvono insieme e quindi determinano ulteriori possibili stati della realtà,
parallelamente alla realtà iniziale.[11]
In sunto: secondo il criterio everettiano lo sviluppo empirico dei sistemi quantici e l'osservatore che li indaga
sperimentalmente, o che semplicemente risente delle loro proprietà infine rilevabili, non vanno ritenuti separabili ma
vincolati in ogni fase determinante dell'evoluzione quantica, diretti dal complessivo meccanismo universale che
Dimensione parallela 33
regola tutti i processi naturali; che, in modo impercettibile, tende ad un'illimitata suddivisione/replicazione dell'intera
realtà (in relative varianti), fin dal principio del tempo.
Attualmente l'impostazione su cui si basa la teoria a molti mondi (o delle realtà parallele) è, in buona parte,
apprezzata da autorevoli cosmologi, che v'intravvedono una peculiare capacità esplicativa riguardo agli istanti
precedenti l'inizio del nostro universo e la sua causa, come ad esempio le affini elaborazioni quantistiche di Stephen
Hawking sulla "funzione d'onda d'universo"[12].
Complessivamente la concezione di Everett, in un'ottica strettamente fisico-sperimentale, contempla un parametro
innovativo e logicamente autoconsistente ma empiricamente controverso, e non usufruendo finora (inizio 2013) di
prove o osservazioni specifiche a suo netto vantaggio, da una parte autorevole della comunità scientifico-accademica
non è accettata. Quindi resta nel novero dell'interpretazioni non più che ipotetiche, avanzate per comprendere quegli
aspetti oscuri, e quelli per cui anche la sua esplicazione matematica è giudicata incompleta, ricorrenti nei fenomeni
quantistici. Comunque tutti gli esperimenti finora compiuti non l'hanno ancora confutata, perciò continua a
rappresentare almeno una potenziale alternativa alla visione originaria impostata da Niels Bohr e seguita dalla Scuola
di Copenaghen.[13]
Per l'ampio intreccio d'accadimenti e storie, che le sue conseguenze implicano, questo tema ha offerto fertile campo
per le elaborazioni narrative su pagine e film improntati da scenari fantastici e fantascientifici; perciò la sua
prospettiva fu a volte anticipata dalla letteratura. Nell'opera scritta iniziata nei primi anni cinquanta da Clive Staples
Lewis, il ciclo delle Cronache di Narnia, e terminata di pubblicare poco prima della tesi proposta da Everett, l'autore
(all'incirca nel 1950) nel romanzo Il leone, la strega e l'armadio pone queste battute in bocca a due suoi protagonisti:
...chiese Peter <<Ci sarebbero davvero altri mondi accanto al nostro?>> <<Niente di più probabile>> rispose il
Professore...e borbottando <<Ma cosa diavolo insegnano, dico io, nelle scuole?>>.[14]
Aspetti filosofici
Il filosofo statunitense David Lewis negli ultimi decenni del Novecento elaborò una teoria che pare ricalcare almeno
esteriormente la visione multiversale di Everett, però in chiave e con motivazione specificatamente filosofica, senza
riferirsi ai paradigmi quantistici, come quello delle probabili ramificazioni in autostati conseguenti ai processi della
funzione d'onda, o dell'osservazione sperimentale.
Tipico del suo pensiero è la logica espressa nella forma (da egli teorizzata) del "realismo modale"; secondo la quale
per dar consistenza alle soluzioni dei problemi collegati alla definizione e determinazione del mondo empirico, con
le sue specificità temporali ed individuali, è fondamentale riconoscere che per ogni relativo evento e comportamento
esiste un'entità "controfattuale", cioè una reale controparte equivalente, che attua le varianti degli eventi: qui
realizzatisi in uno solo dei possibili modi correlati. In riferimento ad un suo esempio, se si riconosce che una guardia
avrebbe potuto dar l'allarme per evitare un crimine qua commesso, è coerente accettare l'idea dell'esistenza d'una
controparte ("controfattuale") di tale guardia, essenzialmente con identità uguale pur se del tutto separata e
fisicamente indipendente, che in un altro mondo, né causalmente né casualmente legato all'altro (benché suo
corrispettivo), ha messo in pratica quel potenziale gesto che qui è mancato (sviluppi impliciti nella "teoria della
controparte").
Lewis, considerando come già storicamente sia ricorsa, in filosofia (vedi Leibniz), l'idea dei mondi possibili,
avanzata solo quale modello puramente esemplare per meglio affrontare razionalmente i più controversi problemi
epistemologici, arriva alla conclusione che invece può con legittimità ritenersi indispensabile: proprio valutarla come
descrivente la realtà esistente. La sua pubblicazione più famosa è appunto il libro On the plurality of Worlds (del
1986) che nelle pagine iniziali, relativamente a una pluralità materialmente concreta di mondi (in vari gradi) simili
e/o uguali, dove si svolgerebbero eventi da poter porre in reciproca comparazione, asserisce "...l'ipotesi è utile e
questa è una ragione per pensare che sia vera..." E continua l'esposizione spiegando come quest'ipotesi riesca a
chiarire molte questioni logico/filosofico, nonché gli interrogativi emergenti nello studio della semantica, del
funzionamento mentale e (naturalmente) della scienza fisica.[15]
Dimensione parallela 34
Riassumendola, in linea di massima: esiste un mondo per ogni modo possibile in cui esso può esistere. In genere, per
l'analisi d'ogni elemento osservato ci si basa proprio sui confronti fra la sua determinazione empirica e le modalità
alternative e logicamente coerenti e autoconsistenti che l'elemento potrebbe manifestare, e ciò implica che tali
possibilità sia corretto giudicarle vere in tutti i sensi[16].
Attorno all'ipotesi dell'esistenza delle dimensioni parallele sono state create numerose ambientazioni per libri, film,
fumetti e serie televisive. Il comune denominatore delle vicende raccontate è la possibilità di viaggiare o di interagire
con mondi esistenti nelle varie dimensioni teorizzate dall'idea di multiverso e dall'interpretazione a molti mondi della
meccanica quantistica.
Note
[1] Da puntualizzare è che il termine parallelo, in stretto linguaggio scientifico, diversamente dall'uso letterario divenuto comune, designa una
caratteristica specifica di tipo geometrico: la proprietà appartenente a rette e piani paralleli da cui la denominazione è mutuata, la principale è
il mantenimento dell'equidistanza e in senso lato può descrivere un andamento simile negli sviluppi di sistemi in esame ma senza contatti fra
essi, non è quindi sinonimo di luogo o oggetto (qualunque esso sia) semplicemente coesistente con altri. Tale proprietà può venir attribuita a
vari fattori ma deve restare l'analogia col significato originario. Altrimenti si applica denominazione diversa a seconda dei casi. Come esempio
riportiamo, riguardo alle linee evolutive implicate dall'equazione di [Link]ödinger, frasi dall'analisi esposta da Roger Penrose: «... Le
possibilità per i due risultati "sì, lo stato è..." e "no, lo stato è ortogonale a..." ...In particolare c'è una probabilità 0 per lo stato morto-vivo che è
ortogonale a ψ... Le due possibilità coesistono e interferiscono fra loro.» da La mente nuova dell'imperatore, RCS Libri, 1997, p.377.
[2] Per approfondimenti e riscontri su quanto qui accennato e in genere sulla voce qui presentata, ma esclusivamente dal punto di vista
scientifico, si può (fra i numerosi altri) consultare il libro del matematico Rudy Rucker La quarta dimensione (Adelphi, 1984), dove il tema in
ambito geometrico è ampiamente svolto lungo l'intero testo; il libro del matematico Robert Osserman Poesia dell'Universo(Longanesi & C.,
1996), dove esso è diffusamente presente sia sul piano puramente geometrico che nei suoi riflessi cosmologici come ad es. nei capp. 4
("Mondi immaginari") e 8 ("Un'altra dimensione"); il libro del fisico nucleare Lisa Randall Passaggi curvi (Gruppo editoriale il Saggiatore,
2006), dove sono accuratamente discussi, nel corso dell'opera, gli aspetti pluridimensionali di natura fisica compresi quelli a livello
sub-atomico e connessi alla gravitazione, ad es. i capp. 2 (Passaggi ristretti: dimensioni extra arrotolate) 14 (par.: Origine della teoria delle
stringhe) e il 22 (Una dimensione extra e infinita) riguardante espressione e conseguenze fisico-sperimentali ipotetiche del tipo teorico
Kaluza-Klein.
[3] Fra i vari testi e documenti sull'argomento si possono consultare: il saggio del premiato fisico Paul Davies Come costruire una macchina del
tempo ([Link] Editore,2003); del ricercatore astrofisico Massimo Teodorani Teletrasporto (Macro Edizioni,2007) cap.3 ("Il
teletrasporto relativistico: un obiettivo ideale ma difficile"); per l'aspetto tecnico il rapporto pubblicato dal fisico Eric [Link] nel 2004
Teleportation Physics Study. AFRL-PRED-TR-2003-0034, Air force laboratory, Air Force Materiel Command, Edwards AFB,CA (rinvenibile
anche su Internet). Pure il romanzo di [Link] (qui presente nella lista Narrativa) illustra una visione generale della questione accennata.
Inoltre per una panoramica discorsiva ma accuratamente epistematica e con impronta euristico-filosofica delle problematiche collegate ai vari
tipi possibili di multiverso e di sue dimensioni alternative è utile il saggio pubblicato nel 2005 dall'astrofisico e matematico John Barrow :
L'Infinito (Arnoldo Mondadori Editore, 2005), del quale fra gli altri vedi il [Link] ("Mondi senza fine").
[4] Vedi [Link]. di [Link].
[5] pure i fogli naturalmente sono tridimensionali ma qui ci riferiamo all'apparenza delle loro singole superfici stampate
[6] Riferimento a "Le dimensioni invisibili dell'universo" di Harkani-Hamed, Dimopoulos e Dvali."Simmetria e Realtà"-Le Scienze quaderni
vol.118, 2001.
[7] Vedi il sito web http:/ / www. IISIS. net
[8] Brano di Everett riportato e commentato in "L'io della mente" da Douglas Hofstadter e Daniel Dennett, capitolo 3 pag.56, Adelphi Edizioni
-2010.
[9] Vedi l'intera tematica trattata in David Deutsch [Link]. e in Colin Bruce, I conigli di Schrödinger, Raffaele Cortina Editore, 2006.
[10] Ad esempio sperimentalmente, su uno schermo fotosensibile, due stati conclusivi e visibili alternativi sono: o una figura d'interferenza
(composta da bande continue chiare e scure) o una configurazione di punti discreti, effetti dissimili ma prodotti entrambi da emissione di
singoli fotoni.
[11] Vedi sintesi della tesi di Everett in: [Link], Il bizzarro mondo dei quanti, cap.13, iblu-pagine di scienza, [Link]-Verlag, 2008.
[12] Riportato da Michio Kaku in Iperspazio, cap:12.4. Macro Edizioni, ristampa del 2006. In questo, forse il saggio di maggior successo
(presente nei consigli bibliografici sul sito web di Kary Mullis) scritto dal professore di Fisica Teorica M. Kaku (fra i più accreditati scienziati
statunitensi dedicatisi alla teoria delle stringhe e sua estensione multidimensionale teoria delle superstringhe), è anche puntualizzato l'aspetto
Dimensione parallela 35
Bibliografia
• Fred Alan Wolf, Universi paralleli, Geo, 1991
• Rudy Rucker. La quarta dimensione, Adelphi, 1984
• Robert Osserman, Poesia dell'Universo, Longanesi & C., 1996
• Lisa Randall, Passaggi curvi, il Saggiatore, 2006
• John Barrow, L'infinito -breve guida ai confini dello spazio e del tempo-, [Link], 2005
• David Deutsch, La trama della realtà, Biblioteca Einaudi, 1997.
Voci correlate
• Generi e filoni della fantascienza
• Ipotesi parafisica sugli UFO
• Mondo immaginario
• Multiverso
• Pluralità dei mondi
• Portale (immaginario)
• Universo immaginario
• Wormhole
• Quarta dimensione
Altri progetti
• Questa voce è inclusa nel libro di Wikipedia Fantascienza - generi e filoni.
« Pertanto dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell'Universo, con tipi differenti di uomini e di
[1]
animali. »
Dopo che Talete e il suo allievo Anassimandro ebbero aperto le porte a un universo infinito, da parte degli
atomisti venne presa una posizione forte sulla pluralità, in particolare con Leucippo, Democrito ed Epicuro. Per
quanto si trattasse di pensatori di spicco, i loro avversari - Platone e Aristotele - ebbero un'influenza maggiore; essi
sostenevano che la Terra è unica e che non ci potessero essere altri sistemi di mondi,[2] escludendo a priori il
concetto in nome di una unità metafisica del mondo.
Pluralità dei mondi 37
Pensatori cristiani
La presa di posizione di Aristotele, in seguito, combaciò spesso con la
concezione dominante nel cristianesimo, che si richiamava all'autorità
del pensatore greco. Nel Medioevo venne completamente rigettato
l'atomismo, visto come eretico dalla Chiesa, decretando la sconfitta di
ogni immagine astronomica alternativa a quella avallata dalla Chiesa
stessa.[3] L'idea di pluralità dei mondi tuttavia non venne
completamente soppressa e il dibattito continuò nel tempo, largamente
influenzato dal contesto storico-scientifico del momento, sebbene la
questione fosse trattata solo da pochi pensatori almeno fino
all'invenzione del telescopio. L'idea generale nel Medioevo infatti era
La Terra al centro del cosmo (Andreas Cellarius,
che le stelle e i pianeti - che apparivano come semplici punti luminosi
Harmonia Macrocosmica, 1660/61).
fissati nel firmamento - non fossero veri e propri corpi fisici.
Storicamente, l'unico intervento di un pontefice cristiano sulla questione risale ad una lettera di papa Zaccaria I
(741-752), nella quale si menziona che un certo presbitero Virgilio stava insegnando una dottrina sulla pluralità di
mondi abitati. Zaccaria riprova l'idea che vi siano abitanti agli antipodi, sulla Luna o sul Sole,[4] per non porre in
discussione l'unità del genere umano, rendendo più confusa la comprensione dei rapporti con Dio e con il peccato
originale per quegli "uomini" che non fossero discendenti di Adamo.
Sul tema della pluralità, il più grande filosofo e teologo tedesco del Medioevo Alberto Magno e il suo allievo
Tommaso d'Aquino sostenevano tesi diverse, solo apparentemente in disaccordo fra loro: in realtà il primo sosteneva
la plausibilità di altri mondi (altre terre), mentre il secondo negava quella di altri universi (diversi dall'unico creato da
Dio).[5]
Il vescovo di Parigi Étienne Tempier nel 1277, nella sua lotta contro l'averroismo latino e nell'intento di portare un
po' di quiete nel mondo intellettuale assai vivace e per questo propenso a litigi e agli scontri, nell'elenco di 219
proposizioni da rigettare poneva anche quella - di tradizione aristotelica - che negava a Dio la possibilità di aver
creato o di creare altri mondi diversi dal nostro (art. 34). L'ammissione, dunque, di tale possibilità di "altri mondi"
appare indirettamente una condizione per poter operare nell'ambito degli istituti della cultura del tempo.
Dante (1265-1321), nel suo Paradiso, descrive l'ascesa del suo narratore attraverso le sfere celesti della Luna, i
pianeti da Mercurio a Saturno e di lì alla sfera delle stelle fisse e al cielo degli angeli. Dante presuppone che la luce
dei pianeti sia una combinazione di luce impartita dalla volontà divina e dello splendore dei beati che abitano le
sfere. Questi pianeti sono, tuttavia, del tutto eterei: possiedono luce ma nessuna forma fisica o geografia.
Il cardinale e teologo Nicola Cusano, nella sua opera più importante De docta ignorantia del 1440, ammetteva la
possibilità che Dio potesse avere creato altri mondi con altri esseri razionali in uno spazio senza limiti. Anche questi
esseri razionali, egli scriveva, sono creati ad immagine di Dio ed eredi delle promesse di Cristo.
Il sistema geocentrico tolemaico-aristotelico venne infine sfidato e la pluralità ribadita, prima timidamente dai
filosofi della tarda Scolastica (la filosofia cristiana medioevale) e da Guglielmo di Occam, poi con maggiore
decisione dai seguaci di Niccolò Copernico. Il telescopio apparve a dimostrare che una moltitudine di vita era
ragionevole ed era una espressione dell'onnipotenza creatrice di Dio; avversari teologici ancora potenti, nel
frattempo, continuarono a insistere che, sebbene la Terra potesse essere stata spostata dal centro del cosmo, era
ancora l'unico centro della creazione di Dio. Pensatori come Keplero erano disposti ad ammettere la possibilità della
pluralità pur senza sostenerla veramente.
Il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno - condannato come eretico e messo al rogo nel 1600 - immaginava un
universo infinito, popolato da un'infinità di stelle come il Sole, ciascuna circondata da pianeti su taluni dei quali
crescono e prosperano esseri intelligenti;[6] anzi, alcuni di questi mondi sono certamente più stupendi del nostro e
con abitanti di gran lunga migliori dei terrestri.[7] Non vi sono elementi per affermare che Bruno fu condannato per
Pluralità dei mondi 38
tale idea (che non è annoverata tra i capi d'accusa della sentenza).
Il concetto che i pianeti fossero veri corpi fisici non venne preso seriamente fino a quando Galileo scoprì nel
1609-1610 che la Luna aveva rilievi nella sua superficie, e che gli altri pianeti avrebbero potuto quantomeno essere
risolti in dischi. Nel 1543 Niccolò Copernico aveva già postulato che i pianeti orbitano intorno al Sole, come la
Terra. La combinazione di questi due concetti condusse al pensiero che i pianeti avrebbero potuto essere "mondi"
simili alla Terra.
La possibilità di vita extraterrestre era un luogo comune del discorso dotto nel XVII secolo, grazie soprattutto alla
diffusione del telescopio di Galileo. Da quando la pluralità di mondi abitati divenne "ragionevolmente possibile", il
numero di teologi che si occuparono della questione divenne significativo a partire dal Settecento, specie in ambiente
anglosassone, evangelico e anglicano.
Illuminismo
Nel corso della rivoluzione scientifica e della conseguente Età dei
lumi, la pluralità dei mondi divenne una possibilità considerata
dall'opinione generale. Le Conversazioni sulla pluralità dei mondi
(Entretiens sur la pluralité des mondes) di Bernard le Bovier de
Fontenelle del 1686 fu un'opera divulgativa importante di questo
periodo, che speculava sulla pluralità e descriveva la nuova cosmologia
copernicana. In un viaggio fantastico attraverso il sistema solare,
l'autore spiegava efficacemente le nuove concezioni scientifiche del
tempo e narrava della presenza di civiltà su Mercurio, Venere e
Saturno; rimase lo scritto più popolare del genere fino alla fine del
XVIII secolo.[8]
Per approfondire, vedi Panspermia, Paradosso di Fermi, Equazione di Drake e Ipotesi della rarità della Terra.
Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento il dibattito strettamente filosofico-teologico sulla "pluralità dei
mondi" venne superato dall'avanzare e diversificarsi della conoscenza scientifica e le speculazioni sulla vita
extraterrestre si focalizzarono sui corpi particolari e osservazioni.
Lo scenario filosofico-metafisico della pluralità dei mondi vede una possibile traduzione nel linguaggio della scienza
moderna nella teoria della panspermia, proposta agli inizi del Novecento dal chimico e premio Nobel svedese Svante
Pluralità dei mondi 39
Arrhenius, il quale immaginava che la vita possa essere stata condotta in tutto il cosmo da spore (batteri intrappolati
in proteine) presenti nello spazio. Nell'ultimo quarto del XX secolo a riprendere la teoria sono stati agli astronomi
Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe. Nel primo decennio del XXI secolo la teoria ha ricevuto alcune prime
conferme sperimentali nel ritrovamento, da parte della sonda spaziale Stardust, di tracce di ammine e lunghe catene
carboniose nei materiali raccolti dalla cometa Wild 2. Negli anni settanta il premio Nobel Francis Crick per cercare
di risolvere il problema del difficile insorgere spontaneo di una vita intelligente sulla Terra propose con Leslie Orgel
un altro tipo di panspermia, la cosiddetta panspermia guidata (o diretta), che teorizza che le spore siano state
seminate in luoghi adatti allo sviluppo della vita da una o più civiltà avanzate diffuse nell'universo, benché in seguito
lo stesso Crick abbia dichiarato di essere stato eccessivamente pessimista sulle possibilità di un'origine terrestre della
vita.[10]
Fu necessario attendere il 1920, anno del "Great Debate" (grande dibattito), per vedere degli astronomi riuniti a
discutere con metodi scientifici sulla pluralità delle galassie, con tesi diverse sostenute da Harlow Shapley e Heber
D. Curtis[11] sulla scala dell'universo. Curtis sosteneva che l'Universo fosse composto di molte galassie come la
nostra, identificate dagli astronomi di allora come "nebulose a spirale". Shapley sosteneva che queste "nebulose"
fossero semplici nubi di gas nelle immediate vicinanze e che l'Universo fosse composto da una sola grande Galassia.
Nel modello di Shapley, il nostro Sole era lontano dal centro di questo grande universo/galassia. Curtis poneva al
contrario il Sole vicino al centro della nostra galassia relativamente piccola. Il dibattito ebbe una parziale soluzione
alla metà degli anni venti, quando l'astronomo Edwin Hubble, utilizzando il più grande telescopio di allora, dimostrò
che la distanza della galassia di Andromeda (M31) è superiore anche all'estensione proposta da Shapley della nostra,
la Via Lattea, pertanto quella di Andromeda era una galassia molto simile alla Via Lattea. Nel 1930 ulteriori scoperte
portarono all'accettazione del fatto che le dimensioni della Via Lattea erano davvero state molto sottostimate e che il
Sole non era vicino al suo centro. Shapley si dimostrò pertanto più corretto riguardo alle dimensioni della nostra
Galassia e alla posizione del Sole in essa, mentre Curtis si dimostrò corretto sul fatto che il nostro Universo era
composto da molte altre galassie, e che le "nebulose a spirale" erano davvero galassie come la nostra.
Il generale ottimismo sulla presenza di vita anche intelligente nell'universo si scontrò nel 1950 e negli anni seguenti
con il cosiddetto paradosso di Fermi, attributo al fisico Enrico Fermi, che pone una fondamentale questione
empirica: "Dove sono tutti quanti?"[12] Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non sono ancora state ricevute
prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali? Si considera pertanto che
probabilmente le civiltà nell'universo siano abbastanza distanti tra di loro (ipotesi della rarità della Terra) e che due
civiltà vicine assai difficilmente possano raggiungere nello stesso tempo uno stadio paragonabile di evoluzione, tale
da riuscire a comunicare tra di loro. D'altro canto nel 1961 venne formulata l'Equazione di Drake, che propone un
metodo per stimare il numero di civiltà extraterrestri in grado di comunicare esistenti nella nostra galassia,
giungendo a risultati piuttosto ottimisti e dando un argomento a favore della ricerca delle intelligenze extraterrestri
tramite radiosegnali (progetto SETI); il problema è che i parametri di questa equazione si conoscono con troppa
incertezza di misura (i valori correlati all'abitabilità planetaria, per esempio) o il loro valore allo stato attuale non è
proprio determinabile empiricamente (non disponiamo di misurazioni statistiche della durata media di una civiltà
evoluta), così diventa impossibile dare un numero senza che esso abbia un immenso errore assoluto. Il dibattito
storico sulla "pluralità dei mondi" continua dunque ad avere un parallelo moderno: Carl Sagan e Frank Drake, ad
esempio, sostenitori del principio di mediocrità, potrebbero essere considerati "pluralisti", mentre i sostenitori della
rarità della Terra dei moderni scettici.
Pluralità dei mondi 40
Note
[1] Astrocultura UAI. Sezione Letteratura. Lucrezio De rerum natura (http:/ / astrocultura. uai. it/ astroarte/ astroletteratura/ cognizioni/
dererumnatura. htm)
[2] Articolo di David Darling (http:/ / www. daviddarling. info/ encyclopedia/ P/ pluralism. html)
[3] Giordano Bruno - Introduzione alla filosofia (http:/ / www. linguaggioglobale. com/ filosofia/ txt/ Bruno. htm) di Ernesto Riva
[4] Epistola XI ad Bonifacium, Patrologiae Cursus Completus, Migne, PL: 89, 946-947
[5] Summa Theologiae, I parte, questione 47, art. 3
[6] Giordano Bruno, Selezione di testi sulla pluralità dei mondi (http:/ / www. disf. org/ Documentazione/ 129. asp) (DISF)
[7] Storia della filosofia (http:/ / www. linguaggioglobale. com/ filosofia/ txt/ Bruno. htm)
[8] Venere nella Fantascienza> (http:/ / www. pd. astro. it/ othersites/ venere/ ESO/ d10. htm)
[9] Flammarion, (Nicolas) Camille (1842–1925) (http:/ / www. daviddarling. info/ encyclopedia/ F/ Flammarion. html) — The Internet
Encyclopedia of Science
[10] " Anticipating an RNA world. Some past speculations on the origin of life: where are they today? (http:/ / www. fasebj. org/ cgi/ reprint/ 7/
1/ 238. pdf)" di L. E. Orgel e F. H. C. Crick in FASEB J., (1993) Volume 7, pagine 238-239.
[11] The Shapley - Curtis Debate in 1920 (http:/ / apod. nasa. gov/ debate/ debate20. html)
[12] Eric Jones, "Where is everybody?", An account of Fermi's question" (http:/ / www. fas. org/ sgp/ othergov/ doe/ lanl/ la-10311-ms. pdf), Los
Alamos Technical report LA-10311-MS, Marzo, 1985.
Bibliografia
Testi citati
• Tito Lucrezio Caro, Della natura delle cose (De rerum natura, c. 70 a.C.; testo originale - traduzione italiana su
Wikisource)
• Dante Alighieri, Divina Commedia - Paradiso, primi del XIV secolo (testo originale su Wikisource)
• Nicola Cusano, La dotta ignoranza (De docta ignorantia, 1440; traduzione inglese ([Link]
[Link]))
• Bernard le Bovier de Fontenelle, Conversazioni sulla pluralità dei mondi (Entretiens sur la pluralité des mondes,
1686; testo originale su Wikisource - estratto ([Link] tradotto)
• Camille Flammarion, La pluralità dei mondi abitati (La pluralité des mondes habités, 1862; testo originale (http:/
/[Link]/ark:/12148/bpt6k246240)). Prima edizione italiana: La pluralità dei mondi abitati, Milano:
Carlo Simonetti, 1880
Fonti critiche utilizzate
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la_vita_su_altri_mondi_nella_storia_del_pensiero_2575) in La vita nell'Universo, Provincia di Torino,
[Link], 30 marzo 2002. URL consultato il 19 novembre 2011.
• Giuseppe Tanzella-Nitti, Pluralità dei mondi e teologia ([Link]
ottobre 2007. URL consultato il 2/11/2011.
Approfondimenti
• Giordano Bruno, De immenso et innumerabilibus, seu de universo et mundis, in Opera latine conscripta, a cura di
F. Fiorentino, vol. I,2, Neapoli 1884, pp. 301–16.
• Ernst Benz, Kosmische Bruderschaft. Die Pluralität der Welten. Zur Ideengeschichte des Ufo-Glaubens, Aurum
Verlag, 1978. ISBN 3591080616. (intitolato in seguito "Außerirdische Welten. Von Kopernikus zu den Ufos")
• Michael J. Crowe, The extraterrestrial life debate, antiquity to 1915: a source book, University of Notre Dame
Press, 2008. ISBN 0268023689, ISBN 9780268023683.
• Michael J. Crowe, The Extraterrestrial Life Debate, 1750–1900 ([Link]
books?id=J4TZPlihVUoC), Courier Dover Publications, 1999. ISBN 0-486-40675-X.
• Antonella Del Prete, Universo infinito e pluralità dei mondi. Teorie cosmologiche in età moderna, Il pensiero e la
storia, n.39, La Città del Sole, 1998. ISBN 8886521812, ISBN 9788886521819.
Pluralità dei mondi 41
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• Steven J. Dick, Extraterrestrial Life and our World View at the Turn of the Millennium ([Link]
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Smithsonian Institution Libraries, 2 maggio 2000. URL consultato il 2/11/2011.
• A. Koyré, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Milano: Feltrinelli 1984
• E. Grant, Much Ado about Nothing. Theories of space and vacuum from the Middle Ages to the Scientific
Revolution, Cambridge University Press 1981
• David K. Lewis, On the Plurality of Worlds, Blackwell, Oxford 1986. ISBN 0-631-22496-3
• (EN) Robert Markley, Mars in Science Fiction 1880-1913 ([Link]
pg=PA115) in Dying planet: Mars in science and the imagination, Duke University Press, 2005. ISBN
0822336383, ISBN 9780822336389.
Voci correlate
• Extraterrestre
• Extraterrestri nella fantascienza (analisi del motivo nella cultura popolare)
• Infinito (filosofia)
• Molteplicità
• Mondo (filosofia)
• Pluralismo (filosofia)
• Storia dell'astronomia
Altri progetti
• Wikisource contiene opere originali di o su Entretiens sur la pluralité des mondes
Collegamenti esterni
• La vita su altri mondi nella storia del pensiero ([Link]
la_vita_su_altri_mondi_nella_storia_del_pensiero_2575) su [Link]
• Giordano Bruno e la pluralità dei mondi abitati ([Link]
(Edicolaweb)
• Teilhard e l’ipotesi di altri mondi abitati ([Link]
[Link]) di F. Mantovani
Testi
• Giordano Bruno, Selezione di testi sulla pluralità dei mondi ([Link]
(DISF)
• Prefazione a Dialoghi sulla pluralità dei mondi (1686) ([Link] di
Bernard de Fontenelle (DISF)
• Estratto da Conversazioni sulla pluralità dei mondi (1686) ([Link]
html) di Bernard de Fontenelle
Pluralità dei mondi 42
Vita extraterrestre
Eventi e oggetti: ALH 84001 • Meteorite Murchinson • Sorgente radio SHGb02+14a • Meteorite Shergotty •
Segnale Wow!
Corpi extrasolari: Simili alla Terra • Gliese 581 c • Gliese 581 d • Gliese 581 e • Gliese 581 g
Comunicazione: Allen Telescope Array • Radiotelescopio di Arecibo • Sonda di Bracewell • Missione spaziale
Darwin • Lincos • Messaggio di Arecibo • Placca dei Pioneer • Progetto Ciclopi • Progetto
Ozma • Progetto Phoenix • SERENDIP • SETI • SETI@home • SETI attivo • Comunicazione
interstellare
Voci correlate: Abitabilità planetaria • Acqua liquida extraterrestre • Biochimiche ipotetiche • Biofirma •
Esobiologia • Esoecologia • Noogenesi • Pedomicrobium • Protezione planetaria • Scala di San
Marino • Ultima legge di Shermer • Silencium universi • Zona abitabile
Teorie: Pluralità dei mondi • Equazione di Drake • Paradosso di Fermi • Grande Filtro • Scala di
Kardašëv • Principio di mediocrità • Neocatastrofismo • Panspermia • Ipotesi della rarità della
Terra • Quoziente di senzienza • Ipotesi dello zoo
Missioni: Mars Sample Return • Mars Astrobiology Explorer-Cacher • Europa Jupiter System Mission
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Fonti, licenze e autori delle immagini 44
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