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ZALLCALL 12 20:41:44 12/15/97
Marted 16 dicembre 1997
lUnit2
LE IDEE
Parla il saggista e polemista francese
Caccia ai significati riposti nel titolo e nelle pagine dellultimo libro del semiologo
Che cos lornitorinco di Eco? Semplice: lEssere metafisico
Chiunque si sar chiesto, prendendoinmanolultimolibrodiUmberto Eco, che cosa diavolo centri Kant con lornitorinco. lo stesso autore a dare la risposta, subito, prima riga. Eccola, la risposta: non centra nulla. E allora? E allora non spazientiamoci (ma guarda un po che tipo, il grande Eco...), ma andiamo avanti a leggere. Troveremo quanto segue. Kant, scrive Eco, con lornitorinco non centra nulla perch non poteva entrarci. Fermiamoci qui. Su questo non poteva entrarci. Gi, perch lornitorinco davvero uno strano animale, che sembra finto o costruito in laboratorio da uno scienziato pazzo che s divertito ad assemblare pezzi di animali diversi. E se lornitorinco in Kant, e cio nel suo sistema proprio non ci pu entrare, come dire che questo sistema non in grado di comprendere qualcosa che non si sa bene cosa sia ma che pur sempre [Link] gran bel problema, non visembra? Eco, come tutti sanno, un maestro in giochi di prestigio, verbali e non, mai per fini a se stessi, sempre invece rivelatori daltro e soprattutto altamente problematici, nel senso schiettamentefilosoficodel termine. Insomma, un pensatore che ha con il linguaggio un rapporto non molto dissimile da quello che con esso aveva il da lui poco amato Heidegger. Di fronte a tale capacit, tanto genialmente affabulatoria, quanto rigorosamente critica non ci resta che giocare danticipo. Dicendo per esempio che crediamo di sapere chi sia [Link]... Lornitorinco, n pi n meno, lessere stesso. Propriocos:lesserein carne ed ossa. Non del resto Eco a dircichelesserequalcosachenonsi sa che cosa sia ma pur sempre qualcosa?Qualcosachenonsenonamisura che ne parliamo, e che tuttavia non si lascia ridurre a ci che se ne dice, come se ne potessimo disporre a piacimento, perch al contrario si impone al nostro dire, lo precede, lo orienta? Dunque, sostanzialmente un effetto di linguaggio, ma anche una resistenza che ci costringe arettificare sempre di nuovo le asserzioni linguistiche o comunque a tenerle sotto controllo rispetto a quanto appare sensatamente dicibile e a quanto no. Lessere la strana cosa che nonsenonamisurachelanominiamo, eppure, senza che la si nomini, una muta presenza che mette in crisi gliapparati disensoper ilsolofattodi esserci. A suffragare questa ipotesi, ossia che lornitorinco, la strana cosa e anzi lessere pi o meno stupefacente non se non lessere, potremmo ricordare che negli anni immediatamente successivi a quelli in cui lanimale in questione faceva la sua comparsa in Europa e Kant, di ci ignaro, ragionava sugli a priori che governano lesperienza, nel suo Frankestein o il Prometeo moderno Mary Wollstonecraft Shelley parlava della mostruosa creatura del dottor Frankenstein come della strana cosa e anzi dellessere. Proprio cos. The Being. Senza altro nome, mai. Ma lasciamo stare. Piuttosto seguiamo Eco nella sua ricostruzione-decostruzione di un concetto che, come per lappunto il concetto di essere, sembra di esclusiva pertinenza della metafisica e invece... Cominciamo da quella che la filosofia ci ha tramandato come la domanda fondamentale: perch c qualcosa (ossia c dellessere) piuttosto che il nulla? Eco fa notare come ai greci questa domanda non venne proprio in mente, e a ragione. Essi sapevano che lessere non se non l dove se ne parla, ma che se ne parli implica lessere, presuppone lessere. Per16CUL11AF01 ci lessere prima che se parli. E se, come affermava Aristotele, les2.0 sere si dice in molti modi, lessere, 21.50 appunto, si dice. E dunque come potrebbe non essere? Il fatto stesso che possiamo porci la domanda, osserva Eco, significa che la condizione di ogni domanda che ci sia lessere. Quindi, se ci domandiamo perch c dellessere piuttosto che il nulla, dovremo rispondere: perch s! E in tutta seriet. Ma per lappunto noi moderni ce lo domandiamo. E ce lo domandiamo in quanto facciamo entrare in scena lidea che i greci tenevano rigorosamente dietro le quinte: lidea del nulla. Idea, questa, che non possiamo certo rappresentarci ingenuamente come qualcosa che esiste, nella forma di una causa, di un principio o di un luogo di provenienza. Ma lidea che introduciamo nel nostro di- Il semiologo Umberto Eco. A sinistra Aristotele Giovannozzi/Ap scorso per indicare come lessere non sia mai, o non sia mai soltanto, ci che , ossia ci che vediamo zioni sbagliate o solo inadeguate. quegli heideggeriani (il riferimeno ci di cui parliamo, ma sia an- Cos come dubita fortemente che to a Vattimo e al pensiero deboche, sempre, qualcosaltro; infatti sia opportuno distinguere fra ente le) che nellessere vedono soprat la condizione, lorizzonte nel ed essere, ossia fra lessere che e tutto il suo consumarsi, il suo dilequale si situa la stessa domanda lessere che non mai o sempre guare. Eppure qualcosa si oppone che lo mette in questione. Ed altro. Ma, vorremmo chiedergli: alla libera reivenzione poetica delproprio in forza di questa sua al- che cosa, se non lidea di nulla, se la realt. Qualcosa contrasta la voterit che lessere resiste alle in- non la differenza ontologica fra lont donnipotenza dellinterpreente ed essere garantisce te. Ed lessere come dato, piuttovenzioni linguistiche lessere sia, come lui sto che come prodotto. che quali che siano, Qui Eco avanza la sua proposta giustissimamente presi sottrae alle manitende, uninesauribile di un realismo contrattuale. Reapolazioni, ha valore fonte dinterrogazione lismo, non nominalismo. Nel sendi criterio e di parache per non tollera tut- so che la realt c, e non soltandigma interpretatite le risposte possibili, to effetto di linguaggio. O meglio, vo. Nel senso che Kant e lornitoma traccia limiti e osti- lo , e tuttavia noi non possiamo linterpretazione rinco natamente nega che eve- dire lessere (che pure tuttuno buona o cattiva, UmbertoEco rything goes, tutto va be- con il fatto di essere detto) se non riuscita o meno, Bompiani Ed., Milano ne? Sia come sia, la que- tenendo conto degli interdetti che non perch abbiaPagine 454 stione dellessere riguar- continuamente ci vengono dallesmo rispettato o traLire 34.000 da non soltanto la meta- sere stesso: no, questo sbagliato, dito determinanti fisica. Anzi, si pu ben no, questo assurdo, no, questo canoni oggettivi, ma perch abbiamo accolto o rifiu- dire che non c ambito di discorso poetato malamente... Sottoponiatato la provocazione che viene dal- che vi sfugga. Se non altro perch mo pure lessere, ossia tutto ci lessere stesso. Potremmo dire ad- noi possiamo parlare (di questo e che , a discussione. Questo pu dirittura che in forza di questa di quello) a misura che qualcosa accadere attraverso la negoziaziosua alterit e di questa sua irriduci- c, e dunque a misura che siamo ne delle norme che governano i bilit se lessere mantiene il discor- gettati nellessere. Ma allora lesse- rapporti fra gli uomini, oppure atso in rapporto con il vero e con il re di cui parliamo non arbitraria- traverso il lavoro dei poeti, che falso. Eco non del tutto convinto mente interpretabile, quasi lo si non si stancano di saggiare resi(anzi, non lo affatto) che lidea di possa di volta in volta costruire a stenze e aperture nella trama dei nulla sia necessaria per garantire piacere nella prospettiva del mon- significati possibili. In un caso allessere questa sua capacit di ri- do che diventato favola. Daccor- onellaltro bisogna riconoscere che fiutarsi e di dire no alle interpreta- do, dice Eco: avranno pure ragione non tutto permesso. Infatti biso-
Revel: LItalia cresce E oggi su politica, cultura e stampa avete Lanimale strano che troneggia nel volume filosofico dellautore del Nome della rosa soltanto una metafora. Che allude per a qualcosa di realissimo e sfuggente: lessere che non il nulla. molto da insegnarci
In principio era Pareyson...
A Torino negli anni 60 cerano due scuole filosofiche... Quella di Nicola Abbagnano e quella di Luigi Pareyson. Con il secondo, due giovani di belle speranze: Umberto Eco e Gianni Vattimo. Vattimo studiava Heidegger. Eco si occupava del mondo dei segni, e li decifrava fra molto sconcerto e curiosit parlando di media e fumetti. Ma in entrambi la lezione pareysoniana dava frutti. Opera aperta di Eco (1962) rinvia a Pareyson. Cos come i successivi scritti dedicati al tema dellinterpretazione, specialmente Lector in fabula (1979) e I limiti dellinterpretazione (1990). Tra questi due saggi si situano i primi, celebri romanzi echiani: Il nome della rosa (1980) e Il pendolo di Foucault (1988); ma gi nel 1975 aveva visto la luce quella che resta la pi importante opera teorica di Eco, ossia il Trattato di semiotica generale, di cui Kant e lOrnitorinco rappresenta unideale prosecuzione. A Il ladro nella casa vuota dedicato lultimo volume (ed. Plon, 649 pp., 149 fr.) delleclettico politologo francese Jean-Franois Revel. Una storia autobiografica di mezzo secolo. E un titolo che trae ispirazione da un proverbio buddista: ogni uomo entra nella vita come un ladro che si introduce in una casa per rubare, salvo accorgersi che la casa vuota. Perch un riferimento al buddismo? La risposta semplice: suo figlio Mathieu Ricard, ex ricercatore di genetica allInstitut Pasteur, un monaco buddista Le moine et le philosophe sintitola poi il saggio, scritto a quattro mani da Mathieu Ricard e da Jean-Franois Revel. Lei ha vissuto a Firenze, dal 52 al 56, e nel 58 scrisse Pour lItalie, un pamphlet al vetriolo, che suscit in Francia critiche durissime. Eppure sostiene che litalianit le entrnelcuore,Montanelli e Cancogni la definirono il miglior amico che il paese abbia mai avuto dopo Montaigne. Come spiega questa apparente contraddizione? LItalia che ho conosciuto a met degli anni50eraunpaesepovero, clericale e conformista, elementi che la glaciazione fascista aveva prolungato. A partire dal 58, tutto cambi radicalmente: si rivoluzionarono i costumi, si allegger il peso della Chiesa. Prima lItalia era molto nazionalista, nutriva un sentimento dinferiorit nei confronti della Francia, specie in ambito culturale. Einpolitica? In politica, percontro, la vigliaccheria della vecchia Italia, oggetto dei miei sarcasmi,accelerilprocesso della democrazia, ma al tempo stesso fece in modo che questa democraziagenerasseilterrorismoela corruzione. LItalia ha ancora questo complesso dinferiorit nei confronti dellaFrancia? LItalia ora molto pi evoluta, sprovincializzata, internazionalizzata, il che corrisponde alla sua vera vocazione, poich il vostro paese stato, fino all800, aperto verso lesterno. Oggi avete non poche lezioni da dare a noi francesi. Anche in politica. I vostri giornali non mi sembranomoltoconformisti,certamente non pi che altrove. Ma la grande realt di oggi, con cui fare i conti,quellaeuropea. Lidea di Europa non in contraddizione con i vari nazionalismi che vanno prendendo piede unpoovunque? In tutta Europa assistiamo a una rinascita delle rivendicazioni identitarie. Ci spiegabile in parte con il fatto che lideale europeo mette in ombra la grande idea del XIX secolo, quella dello stato-nazione. Ora, questo concetto va scomparendo, perch esiste lEuropa. Le regioni e leprovincenon si rivolgonopialla loro capitale, ma allEuropa. Ci avviene ad esempio in Catalogna, in Scozia,nelGalles. Come vede il caso della Lega NordinItalia? vero che fra Nord e Sud il divario economico, e nello sviluppo, molto accentuato. Il Nord mantieneilSud,[Link] rivendicazioni lumbard non hanno un contenuto culturale, ma esclusivamente economico. Anchio, da francese, non approvo il fatto che la Corsica non paghi tasse e riceva sovvenzioni a non finire, ma i crsi sono poche centinaia di migliaia, mentre i vostri meridionali ammontano a decine di milioni. Ritengo che sia un peccato che un problema cos legittimo, e reale, venga postointerminiestremistida un individuo incontrollabile quale Bossi. Oggi come giudica il rapporto fraigiornalistieilpotere? I giornalisti sono uomini come tutti gli altri, e non tutti gli uomini sono in grado di resistere a certe pressioni o, pi semplicemente, al vento che tira. Ora in Francia i giornalistidellasinistranoncomunista, come quelli di Libration e del Nouvel Observateur, sono molto dogmatici, e nientaffatto critici nei confronti del marxismo e dello stalinismo. Non ammettono di essersi sbagliati, proclamano che il capitalismo il grande male dellumanit, ma senza proporre alternative. Mentre gli ex stalinisti, che hanno analizzato in maniera spietata il fenomeno comunista, hanno capito una volta per tutte. Esiste un rifiuto di trarre lezioni dal fallimento del comunismo, sotto la forma di unoffensiva quotidiana contro il liberalismo. Gli italiani mi sembrano molto meno dogmatici. Quindi vero, come hanno scritto di lei, che la sua ossessione lanticomunismo? Dimesicontinuaadirechesono anticomunista. Ma io ho creduto a lungo in una possibile evoluzione in senso democratico dei regimi comunisti; di fronte alla constatazione che il socialismo reale non funzionava, che il nostro partito comunista non si democratizzava, ho dovuto cambiare parere. Il mio stato solo un ragionamento. Lanticomunismo viene definito unossessione, ma lantiliberalismo un pensiero nobile. Daltronde in ci consiste la propaganda,lunicacosa [Link] di propaganda ha deformato le mentalit: nonostante che il comunismo abbia portato miseria e dittatura, il suo principio viene ritenuto positivo, al contrario di quanto avviene per il capitalismo, ma sotto gli abominevoli regimi liberali tutti vogliono andare a vivere. Rifiuto di ragionare con quelli per i quali lesperienzanoncontanulla. Ma il comunismo non esiste pi. scomparso, almeno in Europa, ma continua a distorcere i meccanismidelpensiero. Anna Tito
[S. G.]
gna fare i conti con lessere di cui disponiamo liberamente ma da cui riceviamo indicazioni, sia pure sempre e soltanto in chiave negativa. Singolare esito teologico, questo. Eco lo descrive cos: Lapparizione di queste Resistenze la cosa pi vicina che si possa trovare, prima di ogni Filosofia Prima o Teologia, alla idea di Dio o di Legge. Certamente un Dio che si presenta (se e quando si presenta) come pura negativit, puro Limite, puro No, ci di cui il linguaggio non deve o non pu parlare. Non meno interessante quel chegli aggiunge in nota. Ossia che una posizione del genere non poi tanto lontana da quella teorizzata del suo maestro Luigi Pareyson negli scritti dedicati alla fondazione di una ontologia della libert. Verrebbe la tentazione di chiedersi: e se il pensiero dellultimo Pereyson, cos carico di implicazioni religiose, avesse lasciato tracce pi marcate nellagnostico Eco, il quale con i mistici sostiene che di Dio non si pu parlare, che non nel neo-cristiano Vattimo, il quale con Croce afferma che non possiamo non dirci cristiani?. Sergio Givone