Maria Laura Simeone - La valutazione dei rischi
Attenzione! Questo materiale didattico è per uso personale dello studente ed è coperto da copyright. Ne è
severamente vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto
d’autore (L. 22.04.1941/n. 633).
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Indice
1. OBIETTIVI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI ............................................................................................ 3
2. FASI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI .................................................................................................... 5
3. IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (DVR)............................................................................. 8
4. IL PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA (POS) .......................................................................................... 10
5. IL PIANO DI SICUREZZA E COORDINAMENTO (PSC) ........................................................................... 12
BIBLIOGRAFIA ................................................................................................................................................. 15
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1. Obiettivi della valutazione dei rischi
La valutazione dei rischi, ai sensi dell’art. 2, lettera q), del D. Lgs. n. 81/2008 viene considerata: «la
valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti
nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate
misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.»
Dalla definizione normativa emergono due aspetti fondamentali della valutazione dei rischi:
• aspetto relativo all’attività di valutazione dei rischi;
• aspetto relativo alla attività documentale che ne deriva obbligatoriamente.
Gli articoli del [Link]. 81/2008 sulla valutazione dei rischi sono i seguenti:
• art. 28 Oggetto della valutazione dei rischi;
• art. 29 Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi;
• art. 30 Modelli di organizzazione e di gestione.
Il datore di lavoro deve preparare con grande cura le attività che intende svolgere per assumere le
responsabilità derivanti dalla valutazione dei rischi e per prendere le misure necessarie alla sicurezza e alla
protezione della salute dei lavoratori, mediante lo sviluppo, l’attuazione e il monitoraggio di un piano
d’azione destinato a eliminare, ridurre o a controllare i rischi.
La valutazione dei rischi consente al Datore di lavoro di prendere i provvedimenti necessari per
salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori attraverso:
• l’individuazione delle misure di prevenzione e protezione;
• la pianificazione della loro attuazione;
• il miglioramento di tali misure (e quindi dei livelli di sicurezza raggiunti) attraverso il costante controllo
della loro efficienza ed efficacia.
La valutazione dei rischi:
• è un obbligo, sanzionato, per il Datore di Lavoro;
• non può essere delegata.
Il Datore di lavoro può ricorrere ad esperti, consulenti e specialisti, fermo restando gli obblighi e le
responsabilità individuali apposte con la firma nel documento che segue la valutazione.
Ai sensi del comma 3, art. 29, D. Lgs. n. 81/2008 «la valutazione dei rischi deve essere
immediatamente rielaborata, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e 2, (con la collaborazione del
RSPP, del medico competente e del RLS) in occasione di modifiche del processo produttivo o della
organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di
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evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i
risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità…».
La valutazione dei rischi va aggiornata nei seguenti casi:
• modifiche significative del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro, per esempio:
o introduzione di un nuovo macchinario;
o modifiche o sostituzione di attrezzature;
o introduzione di una nuova sostanza o preparato;
o modifiche nelle procedure operative.
• in relazione al grado di evoluzione della tecnica nel campo della prevenzione e protezione;
• a seguito di infortuni e incidenti significativi;
• quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenziano la necessità.
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2. Fasi della valutazione dei rischi
Le fasi della valutazione dei rischi sono le seguenti:
• Fase 1: Individuare i pericoli e le persone a rischio;
• Fase 2: Valutare e attribuire un ordine di priorità ai rischi;
• Fase 3: Decidere l’azione preventiva;
• Fase 4: Intervenire con azioni concrete;
• Fase 5: Controllo e riesame.
Fase 1: Individuare i pericoli e le persone
Consiste nell’individuare i rischi e i lavoratori a rischio, cioè nell’individuare quali sono i fattori sul
luogo di lavoro che sono potenzialmente in grado di arrecare danno e identificare i lavoratori che possono
essere esposti a tali pericoli.
Fase 2: Valutare e attribuire un ordine di priorità ai rischi
Consiste nel valutare i rischi esistenti derivanti da ciascun pericolo e classificarli in ordine di
importanza considerando:
• il grado di probabilità che un pericolo possa procurare un danno;
• la possibile gravità del danno (danno contenuto, infortunio che non provoca lesioni, lesione
superficiale, lividi o lacerazioni, lesione grave, fratture, amputazioni, malattie, incidente mortale,
tipologia degli infortuni);
• la frequenza dell’esposizione e il numero dei lavoratori esposti.
Un processo di valutazione lineare, basato sul buon senso e che non richieda competenze
specialistiche o tecniche complicate, è generalmente sufficiente per individuare i pericoli correlati a
determinate attività o presenti in molti luoghi di lavoro.
Rientrano in questa categoria le attività che comportano:
• pericoli di lieve entità;
• luoghi di lavoro i cui rischi sono ben noti;
• luoghi di lavoro dotati di strumenti di controllo.
Nei casi in cui non sia possibile individuare i pericoli e valutare i rischi in assenza di competenze
specifiche, è necessario il supporto di tecnici, specialisti e consulenti.
Il ricorso ad esperti si ha:
• nel caso di imprese e lavorazioni a tecnologie complesse;
• nel caso di pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori e per i quali si rendano necessarie
specifiche analisi e misurazioni.
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Fase 3: Decidere l’azione preventiva
Consiste nella identificazione delle misure adeguate per eliminare o controllare i rischi, al fine di
mettere in atto le misure di prevenzione e protezione, considerando i seguenti aspetti:
• se sia possibile prevenire o eliminare i rischi alla radice, valutando, ad esempio: se l’attività o il lavoro
siano indispensabili; la possibile eliminazione del pericolo; la possibilità di usare sostanze o processi di
lavoro diversi;
• qualora non sia possibile evitare o prevenire i rischi, come ridurli il più possibile ad un livello idoneo a
non compromettere la salute e la sicurezza di chi lavora;
• applicazione dei principi generali della prevenzione.
I principi generali della prevenzione da applicare sono i seguenti:
• combattere i rischi alla fonte;
• adeguare il posto di lavoro ai singoli individui;
• tener conto del grado di evoluzione della tecnica;
• sostituire ciò che è pericoloso con ciò che non è pericoloso o che non è pericoloso;
• dare priorità alle misure di protezione collettiva;
• impartire adeguate istruzioni e curare l’informazione e la formazione dei lavoratori.
Programmare (prevenire) significa predisporre procedure e processi coerenti che integrino nella
medesima strategia:
• la tecnica;
• l’organizzazione del lavoro;
• le condizioni di lavoro;
• le relazioni sociali;
• l’influenza dei fattori ergonomici dell’ambiente di lavoro.
Fase 4: Intervenire con azioni concrete
Mettere in atto misure di protezione e di prevenzione più appropriate attraverso un piano di
definizione delle priorità considerando i seguenti aspetti per la elaborazione e la pianificazione degli
interventi:
• i mezzi messi a disposizione;
• le persone responsabili per l’attuazione delle diverse misure;
• il calendario dei tempi;
• le scadenze entro cui portare a termine le azioni previste;
• una data per la revisione delle misure di controllo.
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È importante coinvolgere i lavoratori e i loro rappresentanti del processo di intervento:
• informandoli delle misure messe in atto, di come saranno attuate e dei nominativi delle persone
incaricate della loro attuazione;
• fornendo ai lavoratori un’informazione adeguata e, successivamente, una formazione specifica sulle
misure o i processi che verranno attuati.
Fase 5: Controllo e riesame
La valutazione dei rischi deve essere periodicamente rivista per essere mantenuta aggiornata,
mediante procedure, con precide disposizioni, idonee a controllare e revisionare le misure di protezione e
di prevenzione per garantire che:
• le misure adottate rimangano efficaci nel tempo;
• i rischi siano controllabili.
La valutazione dei rischi deve essere periodicamente riesaminata e, se del caso, rivista ed
aggiornata utilizzando tutte le informazioni che dovranno essere raccolte con adeguate attività di
monitoraggio, e che possono evidenziare le seguenti condizioni:
• modifica dell’attività lavorativa;
• introduzione di nuovi processi o attrezzature e materiali;
• variazione dell’organizzazione del lavoro;
• inserimento di nuove situazioni lavorative;
• nuovi laboratori o modifica della sede lavorativa;
• modifica dei dati di riferimento;
• nuove informazioni o normative sulle misure di sicurezza;
• indagini a seguito di infortunio o “mancato infortunio”.
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3. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)
I documenti di supporto previsti dalla normativa vigente (D. Lgs. 81/2008) contenenti la valutazione
di rischi e la gestione di tutti gli adempimenti connessi con la sicurezza nei luoghi di lavoro sono i seguenti:
• DVR: Documento della Valutazione dei Rischi, redatto dal Datore di Lavoro all’esito della valutazione
dei rischi.
• DUVRI: Documento Unico per la Valutazione Rischi Interferenti elaborato dal datore di lavoro
dell’azienda committente e contenente le misure di sicurezza che tutte le aziende ed i lavoratori
coinvolti in un lavoro in appalto devono adottare.
Il Documento della Valutazione dei Rischi è uno ‘‘strumento operativo di pianificazione degli
interventi aziendali e di prevenzione’’.
Il DVR deve essere redatto a conclusione della valutazione di tutti i rischi e deve contenere:
• la scelta delle attrezzature di lavoro;
• la scelta delle sostanze o i preparati chimici impiegati (se vi sono);
• l’eventuale sistemazione dei luoghi di lavoro;
• i rischi specifici che riguardano particolari gruppi di lavoratori;
• l’analisi dei rischi connessi all’età, alle differenze di genere, alla provenienza di altri paesi, alla tipologia
contrattuale, allo stress lavoro-correlato.
La struttura del DVR è indicativamente la seguente:
1. Premessa: scopi e politica aziendale per la sicurezza;
2. Dati anagrafici: sede, nomi, indirizzi;
3. Descrizione del ciclo lavorativo;
4. Organizzazione del Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP);
5. Emergenze;
6. Processo di valutazione dei rischi;
7. Individuazione dei rischi specifici presenti in azienda;
8. Gestione degli appalti interni ed esterni;
9. Programma di ‘‘informazione’’ del personale;
10. Programma di ‘‘formazione’’ del personale;
11. Manutenzione e attrezzature;
12. Dispositivi di Protezione Individuale (DPI);
13. Programma di consultazioni e riunioni;
14. Piano e programma di miglioramento.
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Il DVR individua le procedure di intervento collegandole all’attuazione delle misure di sicurezza
ritenute idonee.
Nel DVR deve essere formalizzata la struttura organizzativa e i ruoli organizzativi.
l DVR viene spesso confuso con il DUVRI, ma mentre il primo, come abbiamo visto, (DVR) è un
documento proprio di una singola azienda, in cui vengono elencati i rischi e le relative misure preventive e
protettive, specifiche dell’azienda che lo redige, indipendentemente dall’esistenza di un contratto con altre
imprese, il secondo (DUVRI) è il risultato del contributo di più soggetti, in cui ognuno di questi effettua una
valutazione dei rischi apportati dalla propria attività in quel particolare contratto di lavoro.
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4. Il Piano Operativo di Sicurezza (POS)
Nel settore dell’edilizia, in particolare, come definito dal titolo IV del D. Lgs 81/08, è prevista
l’elaborazione di alcuni documenti relativi agli aspetti della sicurezza, con contenuti minimi e caratteristiche
che sono specifiche e studiate appositamente per la valutazione dei rischi da interferenze lavorative proprie
di questo settore.
Ogni impresa coinvolta in un cantiere edile ha l’obbligo di redazione del POS (Piano di Sicurezza
Operativo), un documento in cui vengono definite le misure di sicurezza rivolte ad eliminare o ridurre al
minimo i rischi lavorativi all’interno di un contratto d’opera.
Questo documento appartiene alla disciplina che regola la sicurezza nel settore delle costruzioni,
nello specifico i cantieri temporanei o mobili. Infatti il POS deve essere realizzato da ciascun datore di
lavoro che si trova a capo delle imprese esecutrici che operano all’interno di un cantiere.
Il Piano Operativo di Sicurezza è previsto per tutti i cantieri di competenza di una singola impresa.
Con questo piano l'impresa esecutrice definisce in modo autonomo e funzionale l'organizzazione dei lavori
in cantiere.
Il POS è redatto a cura di ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici in riferimento al singolo
cantiere interessato, ad esclusione dei soggetti definiti dall'art.96 comma 1 bis (imprese di mera fornitura).
Il POS contiene almeno i seguenti elementi:
• i dati identificativi dell'impresa esecutrice, che comprendono:
o il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli
uffici di cantiere;
o la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall'impresa esecutrice e dai lavoratori
autonomi subaffidatari;
o i nominativi degli addetti al primo soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e,
comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato;
o il nominativo del medico competente ove previsto;
o il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
o i nominativi del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere;
o il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell'impresa esecutrice e dei lavoratori
autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa;
• le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo
dall'impresa esecutrice;
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• la descrizione dell'attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro;
• l'elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza,
delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere;
• l'elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere con le relative schede di sicurezza;
• l'esito del rapporto di valutazione del rumore;
• l'individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC
quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere;
• le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto;
• l'elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere;
• la documentazione in merito all'informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in
cantiere.
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5. Il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)
In caso di compresenza di più imprese, il coordinamento di tutti i rischi previsti dai singoli POS
forniti da ogni impresa, viene definito dal PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento), un documento che
deve essere redatto dal Coordinatore per la sicurezza del cantiere e che raccoglie le criticità e le
disposizioni in materia di sicurezza, risultanti dall’esame delle informazioni contenute nei POS.
Facendo un esempio pratico, un contesto “tipo” in cui si possa prevedere l’esigenza di dover
elaborare la documentazione sopra descritta è, per esempio, quello come già accennato, di un cantiere
edile dove generalmente intervengono più contraenti afferenti a diverse ragioni sociali. Oltre all’impresa
che si occuperà della parte civile, è possibile che debbano intervenire diversi impiantisti (elettrico, idraulico,
aeraulico) così come professionisti individuali. Non è infrequente inoltre che qualcuno di questi soggetti
effettui dei subappalti, per attività specifiche che decide di affidare ad ulteriori aziende terze specializzate
in un determinato settore.
Ognuno di questi soggetti dovrà contribuire alla redazione del documento da interferenze
complessivo, fornendo i dati relativi alla propria attività specifica; sarà quindi compito e responsabilità di un
coordinatore designato dalla committenza, elaborare un protocollo che tenga conto di tutte le possibili
interferenze generate dall’interazione dei diversi soggetti coinvolti e di proporre integrando la
documentazione ricevuta, ulteriori eventuali misure preventive e protettive risultanti dal quadro
complessivo dei rischi presenti nel cantiere.
Il Coordinatore della Sicurezza in fase di Progettazione di cui all’art.91 del [Link]. 81/08 redige il
Piano di Sicurezza e di Coordinamento (PSC) di cui all’articolo 100, comma 1 del D. Lgs. 81/08, i cui
contenuti sono dettagliatamente specificati nell’allegato XV. Esso predispone un fascicolo adattato alle
caratteristiche dell’opera, i cui contenuti sono definiti all’allegato XVI, contenente le informazioni utili ai
fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle
specifiche norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento UE 26 maggio 1993. Il fascicolo non è
predisposto nel caso di lavori di manutenzione ordinaria di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a) del testo
unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.
Il Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione di cui all’art.92 del D. Lgs. 81/08 è la figura
preposta al controllo e alla verifica della piena applicazione della normativa in materia di prevenzione degli
infortuni in sede di esecuzione delle opere e pertanto è chiamata a svolgere le seguenti mansioni:
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• verifica della piena applicazione da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi delle
disposizioni di loro competenza definite dal Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) e della corretta
applicazione delle relative procedure di lavoro;
• verifica del piano operativo di sicurezza (POS) accertando la coerenza con il piano di sicurezza e
coordinamento, controllo del fascicolo dell’opera in relazione all’andamento dei lavori e alle eventuali
necessità o proposte di aggiornamento avanzate dalle imprese esecutrici che dovranno, a loro volta,
adeguare i rispettivi POS;
• organizzazione della cooperazione e del coordinamento delle attività e delle informazioni tra i datori di
lavoro, i lavoratori autonomi e tutti i soggetti comunque presenti in cantiere;
• la verifica dell’attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il
coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza per garantire il miglioramento del livello di
prevenzione degli infortuni in cantiere;
• la segnalazione al Committente e al Responsabile dei lavori, previa contestazione scritta, delle
inosservanze relative ai rispettivi obblighi e alle prescrizioni del PSC, proponendo la sospensione dei
lavori, l’allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere o la risoluzione del
contratto;
• la sospensione delle singole lavorazioni in caso di pericolo grave e direttamente riscontrato fino
all’avvenuto adeguamento delle condizioni accertate.
Le imprese soggette al POS, a titolo puramente indicativo e non esaustivo, possono essere:
• Edili in genere (costruzioni, demolizioni, rifacimenti, pavimentazioni, scavi, opere stradali, ecc.);
• Impiantisti (elettricisti, idraulici, caldaisti, termici, ecc.);
• Lattonieri (posa gronde, acconciatetti, ecc.);
• Fabbri (posa barriere, ringhiere, recinzioni, cancellate, serramenti metallici, ecc.);
• Falegnami (posa parquet, infissi, serramenti in legno, controsoffitti, arredamenti, porte, ecc.);
• Vetrai (messa in opera vetrate, box doccia, lucernari, ecc.);
• Imbianchini e tinteggiatori (tinteggiature interne ed esterne, verniciature in genere, facciate, ecc.);
• Giardinieri (preparazione giardini e manutenzione del verde privato e/o pubblico).
La necessità della redazione del PSC e del POS e la nomina delle figure responsabili dell’attuazione e
del rispetto di quanto contenuto in tali documenti, nell’ambito specifico dei servizi di gestione e
manutenzione dei patrimoni immobiliare e Facility Management, in considerazione di quanto disposto al
Titolo IV del D. Lgs. 81/2008 Cantieri temporanei e mobili, avviene quando, per la esecuzione dei servizi
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previsti, si renda necessario la organizzazione di un cantiere temporaneo o mobile. Ciò avviene
generalmente in caso di esecuzione di servizi di manutenzione edili ed impiantistici straordinari.
In tal senso, si ritiene che per far rientrare un intervento manutentivo tra quelli per i quali sia
necessario la redazione del POS, debba essere almeno richiesto un progetto oppure l’esigenza di
organizzare un’opera con uno spazio fisico quale area accantierabile, dunque con un minimo di cantiere da
organizzare.
Dopo aver accertato che l’intervento manutentivo da realizzare richieda la predisposizione del POS
è necessario verificare se sia prevista la presenza di più imprese contemporaneamente perché sia
indispensabile la redazione del PSC.
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Bibliografia
• Manuale per l'applicazione del [Link]. 81/2008, di Alberto Oleotti e Michele
D'Apote, Edizione: maggio 2016, ISBN: 978-88-6310-713-5, EPC Editore.
• Il Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro, di Stefano Massera e Antonio
Terracina, Edizione: marzo 2017, ISBN: 978-88-6310-767-8, EPC Editore.
• Compendio di Sicurezza sul Lavoro, Solombrino Maria Rosaria (a cura di),
Edizione: marzo 2017, ISBN: 978-88-9141-252-2, Edizioni Giuridiche Simone.
• La manutenzione di macchine e impianti: sicurezza ed affidabilita',di Marzio
Marigo, Edizione: settembre 2012, ISBN: 978-88-6310-412-7, EPC Editore
• Ingegneria della manutenzione. Strategie e metodi, di Luciano Furnaretto, Marco
Garetti, Marco Macchi, Edizione: novembre 2015, ISBN: 978-88-4649-041-4,
Franco Angeli Editore.
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