SABA
1. VITA E CONTESTO
● Nasce a Trieste nel 1883, in una famiglia di origini ebraiche.
● Il suo vero nome era Umberto Poli, ma sceglierà lo pseudonimo “Saba”, che in
ebraico significa “nonno”, come forma di rispetto per le proprie radici.
● Il padre abbandona la famiglia prima della sua nascita → questo trauma influenzerà
profondamente la sua poesia (tema della mancanza del padre).
● Vive una vita schiva, solitaria, segnata dalla depressione, crisi nervose, senso di
estraneità.
● Gestisce una libreria a Trieste, che diventa luogo simbolico di rifugio e riflessione.
● Subisce discriminazioni razziali a causa delle leggi fasciste del 1938.
● Muore a Gorizia nel 1957, dopo anni difficili.
La concezione della poesia: la “poesia onesta”
● Saba teorizza una poesia onesta, sincera e trasparente, che rispecchi la verità
interiore del poeta.
● Rifiuta la retorica, lo sperimentalismo e le tendenze simboliste, decadentiste ed
ermetiche del Novecento.
● Predilige uno stile semplice e colloquiale, con linguaggio quotidiano e dimesso.
● Recupera la grande tradizione italiana (Dante, Petrarca, Leopardi), ma con tono
più umile e accessibile.
● La forma poetica (rime, enjambement, iperbato, metafore) è coltissima, ma applicata
a contenuti semplici e quotidiani.
● In "Amai trite parole..." rivendica la difficoltà e il valore della semplicità.
Autobiografismo e introspezione
● La scrittura ha per Saba un valore autoconoscitivo e terapeutico: il Canzoniere è
quasi un diario in versi.
● Mira a conquistare la chiarezza interiore, senza maschere o idealizzazioni.
● Affronta temi autobiografici con coraggio e onestà, inclusi i lati più dolorosi e oscuri
della sua psiche.
● Si avvicina alla psicanalisi freudiana per curare la depressione: si sottopone a
terapia con Edoardo Weiss.
● La psicanalisi diventa uno strumento di indagine dell’animo umano, ma anche
essa (come la letteratura) si rivela insufficiente a guarirlo.
● L’autocoscienza per lui è un dovere, ma anche una fatica profonda.
Il rapporto con Trieste
● Trieste è la città natale e rappresenta per Saba una sorta di madre simbolica: luogo
delle origini e rifugio emotivo.
● Ha con la città un rapporto simbiotico: è sempre presente nei suoi versi.
● Trieste è descritta come una città cosmopolita e mitteleuropea, crocevia di razze,
culture e lingue.
● È una città viva e concreta, vista nei suoi aspetti quotidiani, popolari e pulsanti.
● Per Saba è «inferno e paradiso», luogo del “qui e ora”, opposto alla retorica della
grande Storia.
● In poesie come Città vecchia, esprime compassione per le figure marginali, con
cui sente una comunione umana profonda.
2. IL “Canzoniere” E LA POETICA
IL CANZONIERE
● È la sua raccolta principale, pubblicata in varie edizioni tra il 1921 e il 1945 e poi
rivista fino alla fine della sua vita.
● Il titolo richiama Petrarca, ma in realtà Saba usa una lingua semplice, quotidiana,
anti-letteraria.
● L'opera è autobiografica, narra tutta la sua vita: l'infanzia, il rapporto con la madre e
la balia, l'amore per la moglie Lina, la figlia Linuccia, la sua città (Trieste), il dolore, la
solitudine, l’angoscia.
POETICA DI SABA
Tema Spiegazione
Onestà La poesia per Saba è verità: non deve essere artefatta o retorica.
Scrive “con limpida sincerità”.
Vita quotidiana Canta gli affetti familiari, i mestieri umili, la gente semplice.
Autobiografismo La sua poesia è un diario dell’anima: esplora con delicatezza le sue
esperienze.
Semplicità Rifiuta il simbolismo e l’estetismo dannunziano. Saba usa una lingua
formale sobria, musicale, accessibile.
Contraddizione Oscilla tra angoscia e serenità, tra desiderio di amore e
isolamento.
3. STILE
● Lessico semplice, comune, senza ricercatezze.
● Molto uso di parole concrete, immagini chiare.
● Metri regolari, spesso endecasillabi.
● Uso di paragoni e metafore molto dirette, quasi parlati.
4. ANALISI DELLE POESIE
“La capra”
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
alla pioggia, belava.
Quell’identico verso
era fraterno al mio dolore.
● Saba vede una capra legata sotto la pioggia e ne ascolta il lamento.
● La capra diventa simbolo del dolore universale, innocente, essenziale.
● Il suo belato risuona come fratello del dolore umano.
● La scena è semplice, ma profondamente empatica: l’uomo sente un legame
profondo con l’animale → dolore come linguaggio comune.
“Città vecchia”
Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia…
● Saba racconta una zona povera e malfamata di Trieste.
● Qui vede prostitute, ladri, uomini ai margini, ma li osserva con umanità, senza
giudicare.
● Il poeta cerca la verità nascosta nella bruttezza, sente compassione per tutti.
● Alla fine dice:
“In queste viuzze mi sentii rinascere.”
→ è lì, tra gli ultimi, che Saba ritrova se stesso, lontano dall’ipocrisia borghese.
“A mia moglie”
Tu sei come una giovane, una bianca
capra selvaggia, che sull’Appennino
rompe la neve con la fronte, e cerca
tra i cespugli il lattante...
● Dedicata alla moglie Lina.
● Non paragona la donna a una figura sensuale e idealizzata come nei poeti classici,
ma a animali umili, puri: capra, gallina, rondine, mucca.
● Elogia la sua semplicità, la naturalezza, l’essere madre e moglie.
● L’amore è visto come un legame quotidiano e concreto, non come passione
estetica.
5. CONCLUSIONI SU SABA
Umberto Saba è il poeta dell'autenticità:
● Non cerca la bellezza artificiale, ma l’umanità vera, sofferente, quotidiana.
● Riscatta la normalità, la fragilità, il dolore.
● È un poeta intimo e compassionevole, che con dolcezza mette in versi la vita vera.