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Seneca

Il documento analizza l'evoluzione della filosofia a Roma durante il II secolo a.C., evidenziando l'influenza delle scuole ellenistiche e il contributo di Cicerone e Seneca. Cicerone scrive opere filosofiche per formare una nuova classe dirigente, mentre Seneca, seguace dello stoicismo, affronta il tema del ritiro dalla vita politica e la legittimità dell'otium. L'opera di Seneca si distingue per il linguaggio dell'interiorità e della predicazione, riflettendo un percorso filosofico collettivo e condiviso.

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Il documento analizza l'evoluzione della filosofia a Roma durante il II secolo a.C., evidenziando l'influenza delle scuole ellenistiche e il contributo di Cicerone e Seneca. Cicerone scrive opere filosofiche per formare una nuova classe dirigente, mentre Seneca, seguace dello stoicismo, affronta il tema del ritiro dalla vita politica e la legittimità dell'otium. L'opera di Seneca si distingue per il linguaggio dell'interiorità e della predicazione, riflettendo un percorso filosofico collettivo e condiviso.

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Si richiede la lettura nell'originale latino dei capitoli 1.4 - 5.4; 6.

4; 8; in traduzione
italiana del resto del dialogo.

★ La filosofia arriva a metà del II secolo a.C, quando Roma conquista il mondo
greco. Di conseguenza, la filosofia viene sempre percepita come un elemento
straniero ma da assimilare. A Roma si diffonde la filosofia di carattere
ellenistico, caratterizzata da quattro grandi scuole: 1) epicureismo; 2)
stoicismo; 3) accademia (tradizione platonica); 4) peripato (tradizione
aristotelica);

★ Cicerone si dedica alla scrittura di opere filosofiche durante il periodo della


dittatura di Cesare (quando è estromesso dalla vita politica). Scrive opere
filosofiche di carattere politico (De republica; De legibus). Il progetto politico di
Cicerone prevede la figura del moderato rei publicae, incaricato di
armonizzare le istituzioni della Repubblica: secondo la lettura di Cicerone, lo
Stato di Roma è formato da 1) senato (espressione dimensione aristocratica
del potere); 2) consolato (espressione della dimensione monarchica del
potere); 3) tribunato della plebe (espressione della dimensione democratica
del potere);
★ L’obiettivo della sua scrittura filosofica è formare la nuova classe dirigente
(cioè intervenire indirettamente nella vita politica di Roma dal momento che
ne è escluso). Cicerone si rifà alla tradizione platonica ma con una prospettiva
scettica (antidogmatica);

Alcune coordinate

★ Seneca si professa seguace della scuola stoica;


★ Vive durante la dinastia Giulio-Claudia;
★ Rapporti problematici con tutti gli imperatori con cui si interfaccia: Caligola,
invidioso del successo letterario e oratorio di Seneca, lo vuole condannare a
morte; sotto il regno di Claudio, Seneca viene esiliato in Corsica (adulterio
con Giulia Livilla; vicinanza con la gens di Germanico, ramo alternativo della
discendenza imperiale); Agrippina, seconda moglie di Claudio, richiama
Seneca a Roma (49 d.C.) per averlo come precettore di Nerone (figlio delle
prime nozze di Agrippina);
★ La prima fase del principato di Nerone è caratterizzato da un ottimo governo,
grazie alla gestione del potere da parte di Agrippina, Seneca e Afranio Burro
(prefetto del pretorio). Nel 59 d.C. Nerone fa uccidere la madre Agrippina per
esercitare autonomamente il potere imperiale;
★ Dopo la morte di Burro, Seneca si allontana dalla corte imperiale (62 d.C.);

★ L’opera in prosa è di stampo filosofico:


a) Dialoghi: prima fase della scrittura filosofica. Quasi nessuno dei
dialoghi è databile, ma vengono scritti verosimilmente prima del 62 d.C
(quando Seneca si allontana dalla corte imperiale). Non dialoghi (ad
eccezione del De tranquillitate animi) ma monologhi costruiti sui
moduli della diatriba stoico-cinica, in cui il filosofo si rivolge in prima
persona ad un interlocutore (dedicatorio), che non interviene mai nel
dialogo (se non quando l’autore immagina obiezioni che gli vengono
rivolte dall’interlocutore secondo l’espediente retorico dell’occupatione);

b) Trattati:

De beneficiis (dopo il 62 d.C.) Tema del beneficium: rapporto di mutua


obbligazione associato al dono. Chi
riceve un dono è vincolato rispetto a chi
glielo concede. Seneca viene accusato
di essersi arricchito smisuratamente
durante gli anni trascorsi alla corte di
Nerone;

Naturales quaestiones (dopo il 62 d.C.) Temi di carattere meteorologico: studio


dei fenomeni che avvengono
nell’atmosfera. Quando un filosofo si
ritira dalla vita politica, non serve più lo
Stato ma l’umanità intera- conducendo
la propria indagine filosofica seguendo
tre direttrici: a) conoscere la Natura; b)
conoscere la Divinità; c) conoscere
l’etica. Studio della Natura per
conoscere Dio- conosciuto Dio (il logos),
capire come agire eticamente;

De clementia (55-56 d.C.) Scritto durante il quinquennio felice di


Nerone, quando Seneca affianca
l’imperatore nella gestione del potere.
Delinea le caratteristiche del princeps
ideale sulla base dei criteri dello
stoicismo: fornisce una figura ideale di
principe alla quale Nerone si dovrà
conformare;

c) Lettere → epistulae ad Lucilium. La lettera consente di ricreare una


struttura dialogica e progressiva. Gli argomenti si fanno più difficili man
mano che prosegue il percorso filosofico. Seneca si pone come guida
per Lucilio, che muove i primi passi nel campo della filosofia- e Seneca
trova nelle domande di Lucilio la chiave per lavorare su se stesso. Si
innesca un circolo virtuoso: il maestro migliora grazie alle domande
dell’allievo- la filosofia è quindi un percorso condiviso e
progressivo;

★ Per la filosofia stoica, il saggio è colui che sa vivere secondo il logos divino.
Nella seconda generazione di stoici, il sapiens è colui che costantemente
tende verso il logos in un percorso di crescita progressiva- pur essendo
consapevoli che l’obiettivo non è mai raggiungibile. Il sapiens si configura
quindi come un ideale a cui tendere costantemente, e non come una figura
possibile da realizzare in vita;

★ Il percorso filosofico non è individuale ma collettivo: è l’epicureismo a


sviluppare il concetto di ricerca condivisa (sunzetesis). La filosofia epicurea
predica il rifiuto della dimensione politica. Ma la scuola di epicuro si struttura
come una comunità, che al suo interno include uomini e donne, in cui si
condivide la conoscenza;

Due dimensioni dello stile di Seneca: il linguaggio dell’interiorità e il linguaggio della


predicazione

Linguaggio dell’interiorità Linguaggio della predicazione

★ La maggior parte delle opere ★ Centralità della sententia: frase


filosofiche di Seneca sviluppano breve retoricamente costruita, per
una riflessione sull’interiorità; concentrare il massima del
★ La lingua latina non si presta alla significato nel minimo del
filosofia- infatti, la filosofia si significante;
sviluppa in Grecia perché la ★ Tendenza alla paratassi;
lingua greca è adatta ★ Per creare una struttura
all’astrazione. Quindi: come argomentativa, data la
creare una lingua latina in grado predilezione per la paratassi
di veicolare concetti astratti: piuttosto che per l’ipotassi, non
ricorre a congiunzioni
a) Utilizzare linguaggi subordinanti ma a figure di
tecnici (giuridico; ripetizione (vedi l’anafora) per
economico; militare) in collegare i vari elementi;
senso traslato: in questo ★ Procede per antitesi e
modo Seneca può parlare opposizioni;
di concetti astratti senza
inventare parole nuove e ★ Correctio: figura di antitesi:
rendere l’esposizione più
vocativa, dal momento che
a) Avversativa: non questo
i concetti esposti si
concretizzano; ma quello;
b) Potenziamento della forma b) Asindetica: non questo,
del riflessivo perifrastico quello;
(vero alla diatesi attiva + c) Uso dell’immo correttivo:
complemento oggetto
non questo, anzi quello
realizzato con un pronome
personale) per veicolare (stilema senecano);
l’idea che il soggetto
agisca consapevolmente ★ Ordinamento dei cola: quando
su di sé. struttura delle serie, ricorre a un
ordine decrescente e non
Es.: “Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi”. crescente (dal più lungo al più
Vindica è un termine tecnico del
breve);
linguaggio giuridico: indica il rivendicare
il possesso di un bene che è stato
espropriato in maniera indebita. In
senso traslato, Seneca lo impiega per
esortare Lucilio a riappropriarsi della
propria interiorità; tibi è dativo di
vantaggio (rilfessivo indiretto), mentre te
è complemento oggetto (riflessivo
diretto), per sottolineare l’idea che
Lucilio debba agire consapevolmente su
se stesso;

➔ Corrispondenza tra stile e ideale filosofico → il maestro riflette per


rispondere alle domande dell’allievo (linguaggio dell’interiorità), per
poi insegnare (linguaggio della predicazione). Lo stile di Seneca è
adatto a sostenere un determinato percorso filosofico;
De Otio

★ Giunto in maniera frammentaria: è mutilo dell’incipit e dell’explicit. L’archetipo


è mutilo perché tutti i manoscritti attestano la mancanza della porzione iniziale
e finale (non c’è allocuzione al dedicatario; impressione di un discorso
sospeso);
★ La prima frase è sintatticamente incompleta. Nel manoscritto manca il titolo
dell’opera, e l’indicazione del dedicatario (presente sistematicamente in tutti
gli altri dialoghi). Si è ipotizzato che il dedicatario del dialogo sia Anneo
Sereno (probabilmente si tratta di un liberto della famiglia di Seneca a cui il
filosofo era particolarmente affezionato). Si tratta del dedicatario del De
constantia sapientis, in cui Seneca cerca di convincerlo ad abbandonare
l’epicureismo per lo stoicismo, e del De tranquillitate animi, in cui Sereno ha
effettivamente aderito agli ideali dello Stoicismo;
★ Il De Otio si configura come una sorta di orazione giudiziaria in cui Seneca si
deve difendere dall’accusa di aver tradito gli ideali stoici, perché difende la
legittimità del ritiro a vita privata (abbandonando la vita pubblica). Secondo la
visione di Seneca il sapiens, pur rimanendo fedele agli ideali stoici, può
scegliere di non agire concretamente sul piano politico- mentre gli stoici
sostengono che il sapiens abbia l’obbligo morale di agire concretamente per il
bene della comunità. La vita contemplativa e l’otium letterario (a patto che sia
finalizzato alla produzione di opere a servizio delle generazioni future) è
preferibile alla vita attiva qualora la collaborazione con lo Stato si traduca nel
diventare complici della corruzione;
★ Datazione: a) prima del 62 d.C; b) nel 62 d.C, subito dopo il ritiro dalla corte
di Nerone. O Seneca lo scrive prima del 62 quando ha deciso di abbandonare
la corte e cerca di giustificare la scelta da un punto di vista teorico; o lo scrive
subito dopo per giustificare la sua azione, apparentemente contraria ai
dettami dello stoicismo;

1.4

Dices mihi: ‘quid agis, Seneca? Mi dirai: “Che fai, Seneca? Abbandoni il
Deseris partes? Certe Stoici vestri partito? Certamente i vostri stoici
dicunt: «usque ad ultimum uitae finem affermano: “saremo in azione (agiremo)
in actu erimus, non desinemus fino all’ultimo istante della vita, non
communi bono operam smetteremo di impegnarci per il bene
dare, adiuvare singulos, opem ferre comune, di aiutare i singoli, di prestare
etiam inimicis senili manu. Nos sumus soccorso persino ai nemici, pur con
qui nullis annis vacationem damus et, mano di anziano. Noi siamo quelli che
quod non concedono il congedo a nessuna
ait ille vir disertissimus, età, e come dice quell’uomo
'canitiem galea premimus'; straordinariamente eloquente,
nos sumus apud quos usque eo nihil schiacciamo con l’elmo i capelli bianchi;
ante mortem otiosum est ut, si res noi siamo quelli per i quali a tal punto
patitur, non sit ipsa mors otiosa». Quid nulla è inattivo prima della morte che, se
nobis Epicuri praecepta in ipsis Zenonis la cosa lo permette, nemmeno la stessa
principiis morte è inattiva. Perché ci esponi i
loqueris? Quin tu bene <a>c naviter, si precetti di Epicuro nel bel mezzo dei
partium piget, transfugis potius quam principi di Zenone? Perché se provi
prodis?’. Hoc tibi in praesentia fastidio per il tuo partito non diserti del
respondebo: ‘numquid vis amplius tutto e apertamente piuttosto che
quam ut me similem ducibus meis tradire? Per il momento ti risponderò
praestem? Quid ergo est? non quo così: “vuoi forse che io mi dimostri di più
miserint me illi, sed quo duxerint ibo.’ (piuttosto) che uguale ai miei capi? E
dunque? Andrò non dove quelli mi
indirizzeranno, ma dove mi guideranno.

★ Il vulgus contamina il sapiens, impedendogli di raggiungere l’atarassia. Il


sapiens deve quindi ripararsi in uno spazio privato;
★ Attraverso la figura retorica della sermocinatio, tipica della diatriba, Seneca
introduce un dialogo immaginario con il suo interlocutore, che si rivolge
direttamente a Seneca accusandolo di aver tradito l’ortodossia stoica, che
predica l’impegno attivo fino al momento della morte;
★ Deseris partes: partes dell’ambito politico (il partito, la fazione) è trasferito a
quello filosofico (abbandoni la tua scuola?);
★ Dices: futuro con valore modale;
★ Communi bono: dativo di vantaggio;
★ Stoici vestri: “vostri” è impiegato polemicamente a sottolineare il tradimento di
Seneca;
★ In actu: per gli Stoici la vita deve essere attiva e spesa per il bene della
collettività;
★ Communi bono operam dare, adiuvare singulos, opem ferre etiam
inimicis senili manu: tricolon di infinitive coordinate per asindeto. La climax è
ascendente;
★ Manu senili: ablativo strumentale (modale/concessivo);
★ Vacationem: vacatio è termine tecnico del lessico militare a indicare il
congedo dal servizio militare o da un incarico politico;
★ 'Canitiem galea premimus': citazione di Virgilio. Tratto dal finale dell’orazione
di Numano Remulo per sottolineare il carattere bellicoso del proprio popolo.
Sottolineare che per gli Stoici per tutta la vita è necessario agire- non esiste
un tempo per ritirarsi;
★ Nos sumus qui [...] nos sumus apud quos: anafora + varatio;
★ Morte otiusum [...] mors otiosa: doppio poliptoto. Anche la morte ha
un’efficacia concreta, dato il valore del suicidio (atto estremo di azione
politica);

Nos sumus Principale

qui nullis annis vacationem damus Subordinata


relativa (I
grado)

et “canitiem galea premimus” Subordinata


relativa (I
grado)
coordinata alla
precedente

quod ait ille vir disertissimus Subordinata


relativa (II
grado)

Nos sumus Principale

apud quos usque eo nihil ante mortem otiosum est Subordinata


relativa (I
grado)
Ut, non sit ipsa mors otiosa Subordinata
consecutiva
(II grado)

Si res Protasi
patitur periodo
ipotetico I
tipo
(obiettività)
con valore
limitativo

★ Quin tu bene <a>c naviter, si partium piget: interrogativa retorica con


carattere volitivo (esprime un comando, un’esortazione);
★ Piget si costruisce con il genitivo della cosa verso cui si prova il sentimento
(partium);
★ Bene <a>c naviter: endiadi;
★ Transfugis potius quam prodis: Seneca dovrebbe dichiararsi apertamente
Epicureo e non contaminare le due filosofie;
★ Ut me similem ducibus meis praestem: sostantiva di fatto;
★ Non quo miserint me illi, sed quo duxerint ibo: correctio. Miserint e duxerit
sono futuri anteriori. Opporre semanticamente mitto e duco: Seguo la loro
prassi, e non le loro indicazioni teoriche (bisogna seguire gli esempi concreti,
gli exempla, e non i precetti. I maestri della scuola stoica non hanno agito
concretamente nella vita politica della polis;
★ Ducibus [...] duxerit: figura etimologica;

2.1

Nunc probabo tibi non desciscere me Ora ti dimostrerò che io non mi


a praeceptis Stoicorum; nam ne ipsi allontano dagli insegnamenti degli stoici:
quidem a suis desciverunt, et tamen infatti nemmeno essi stessi si sono
excusatissimus essem, etiam si non allontanati dai loro precetti, e tuttavia
praecepta sarei comunque pienamente giustificato
illorum sequerer sed exempla. Hoc se non seguissi i loro precetti ma i loro
quod dico in duas dividam partes: esempi. Quel che dico lo dividerò in due
primum, ut possit aliquis vel a prima ragionamenti: per prima cosa, dico
aetate contemplationi veritatis totum se come qualcuno possa persino dalla
tradere, rationem vivendi quaerere giovinezza dedicarsi completamente alla
atque exercere secreto. Deinde, ut contemplazione della verità; possa
possit hoc aliquis emeritis stipendiis, ricercare il senso del vivere e applicarla
profligatae aetatis, iure optimo facere et nel segreto. In secondo luogo, dirò
†ad alios actus animos† come possa qualcuno fare questo in
referre, virginum Vestalium more, quae pieno possesso del diritto (in modo
annisinter officia divisis discunt facere legittimo) dopo aver ultimato il servizio
sacra et cum didicerunt docent. militare e una volta anziano, e dedicare
il proprio slancio ad altre azioni come le
vergini vestali, avendo ripartito le età
della loro vita tra diversi compiti,
imparano a compiere i riti sacri e dopo
averli imparati li insegnano.

★ Non desciscere me a praeceptis Stoicorum: infinitiva oggettiva;


★ Nam ne ipsi quidem a suis desciverunt: principale;
★ Tamen excusatissimus essem: coordinata alla principale. Apodosi periodo
ipotetico 3° tipo;
★ Etiam si non praecepta illorum sequerer sed exempla: protasi periodo
ipotetico 3° tipo. Subordinata concessiva con valore condizionale;
★ Ut possit [...] a prima aetate totum se tradere: interrogativa indiretta (in
dipendenza da dico);
★ (Ut possit) rationem vivendi quaerere: interrogativa indiretta coordinata alla
precedente;
★ (Ut possit) atque exercere secreto: interrogativa indiretta coordinata alla
precedente;
★ Ut possit hoc aliquis emeritis stipendiis […] iure optimo facere: interrogativa
indiretta;
★ Emeritis stipendiis: ablativo assoluto;
★ Profligatae aetatis: genitivo di qualità;
★ Et †ad alios actus animos† referre, [...] Vestalium more: interrogativa indiretta
coordinata alla precedente;
★ Quae annis inter officia divisis discunt: relativa;
★ Facere sacra: infinitiva oggettiva;
★ Et [...] docent: relativa coordinata alla precedente;
★ Cum didicerunt: temporale;

★ Propositio: Seneca si difenderà dall’accusa di aver abbandonato i principi


dello stoicismo;
★ Probatio: Seneca illustra le due argomentazioni (partitio) che verranno prese
in esame: la legittimità del ritiro sin dalla più giovane età (vel a prima aetate),
e così pure in età avanzata (profligatae aetatis), in virtù della possibilità di
continuare a prodesse, a giovare al bene comune;
★ Seneca insiste sulla legittimità della scelta di ritirarsi dalla vita pubblica e
politica già in età avanzata. Il dialogo viene probabilmente scritto in seguito al
62 d.C., quando Seneca sente l’esigenza di giustificare il proprio ritiro dalla
corte imperiale;
★ Desciscere [...] desciverunt: poliptoto;
★ Etiam si non praecepta illorum sequerer sed exempla: i maestri stessi di
Seneca non presero parte alla vita politica. La dimostrazione si basa
sull’identità di comportamento tra Seneca e i maestri stoici, oltre che
sull’opposizione tra exempla e praecepta. Seneca dà priorità agli exempla;
★ Discunt [...] didicerunt: poliptoto;
★ Disco e doceo: figura etimologica. Imparare come atto necessario per poter
insegnare. Il percorso della filosofia prevede due fasi fondamentali, che si
riflettono sul piano sintattico: una volta acquisita una conoscenza (linguaggio
dell’interiorità) è compito doverla poi diffondere ed insegnare (linguaggio della
predicazione);
★ Excusatissimus: hapax. Unica attestazione di questo superlativo;
★ Rationem vivendi: variazione dell’espressione ciceroniana ratio vitae;

Hoc Stoicis quoque placere ostendam, Dimostrerò che questo è stabilito anche
non quia mihi legem dixerim nihil dagli Stoici, non perché mi sia imposta
contra dictum Zenonis Chrysippive la legge di non fare nulla contro il parere
committere, sed quia res ipsa patitur di Zenone e di Crisippo, ma perché le
me ire in illorum sententiam; circostanze stesse mi consentono di
andare verso la loro decisione (aderire
quam si quis semper unius sequitur, al loro parere); e se qualcuno segue
non in curia sed in factione est. Utinam sempre il parere di uno soltanto, non è
quidem iam tenerentur omnia et in in un senato ma in una fazione. Magari
aperto et confesso veritas esset ormai tutte le conoscenze fossero già in
nihilque ex decretis mutaremus! nostro possesso, e la verità fosse chiara
Nunc veritatem cum eis ipsis qui docent e manifesta, e non modificassimo nulla
quaerimus. Duae maxime et in hac re dai nostri principi! Ora ricerchiamo la
dissident sectae, Epicureorum et verità insieme a coloro che la
Stoicorum, sed utraque ad otium diversa insegnano. Le due scuole si oppongono
via mittit. Epicurus ait: «non accedet completamente anche su questo
ad rem publicam sapiens, nisi si quid argomento, ma entrambe conducono
intervenerit»; Zenon ait: «accedet ad all’otium per percorsi opposti. Epicuro
rem publicam, nisi si quid inpedierit.» dice: “Il filosofo non si accosterà allo
Stato a meno che qualcosa non
intervenga”. Zenone dice: “il saggio
Alter otium ex proposito petit, alter ex parteciperà allo Stato a meno che
causa; causa autem illa late patet. Si qualcosa non glielo impedisca”. Il primo
res publica corruptior est quam adiuvari (Epicuro) ricerca il ritiro per principio, il
possit, si occupata est malis, non secondo (Zenone) in seguito ad una
nitetur sapiens in supervacuum nec se causa. Ma quella causa ha un vasto
nihil profuturus inpendet; campo di applicazione: se lo stato è
troppo corrotto per potervi portare aiuto;
si parum habebit auctoritatis aut virium se lo stato è occupata dai malvagi, il
nec illum erit admissura res publica, si saggio non si sforzerà invano né si
valetudo illum inpediet, quomodo spenderà se destinato a non giovare in
navem quassam non deduceret in nessun modo; se avrà poca
mare, quomodo nomen in militiam non autorevolezza o poche forze, e se lo
daret debilis, sic ad iter quod inhabile stato non sarà disponibile ad
sciet non accedet. accoglierlo, se la salute glielo impedirà,
come non metterebbe in mare una nave
rovinata, come un invalido non
Potest ergo et ille cui omnia adhuc in presterebbe servizio militare, così (il
integro sunt, antequam ullas experiatur saggio) non si presterà ad un viaggio
tempestates, in tuto subsistere et che riconosca come inaffrontabile.
protinus commendare se bonis artibus Dunque, anche colui per il quale tutte le
et inlibatum otium exigere, virtutium cose sono ancora solide (cioè, colui che
cultor, quae exerceri etiam quietissimis è giovane), prima di sperimentare
possunt. qualche tempesta, può fermarsi al
sicuro e subito dedicarsi alle buone arti
e praticare un otium completo, come
Hoc nempe ab homine exigitur, ut estimatore delle virtù, le quali possono
prosit hominibus, si fieri potest, multis, essere esercitate anche da coloro che
si minus, paucis, si minus, proximis, si sono nel perfetto ritiro. Certamente ad
minus, sibi. Nam cum se utilem ceteris un uomo si richiede questo, che sia di
efficit, commune agit negotium. aiuto agli altri uomini, se è possibile che
Quomodo qui se deteriorem facit non accada, a molti, altrimenti a pochi,
sibi tantummodo nocet sed etiam altrimenti ai più vicini, se non è possibile
omnibus eis quibus melior factus a se stesso. Quando un uomo si rende
prodesse potuisset, sic quisquis bene utile per gli altri, svolge un’attività
de se meretur hoc ipso aliis prodest pubblica. Come chi si rende peggiore
quod illis profuturum parat. non nuoce soltanto a se stesso ma
anche a tutti coloro a cui avrebbe potuto
giovare, se si fosse reso migliore, così,
chiunque merita bene di sé, per questa
stessa ragione giova agli altri, perché
prepara per loro ciò che li gioverà.

★ Non quia [...] sed quia: correctio avversativa;


★ Non quia dixerim legem: causale. Dixerim è congiuntivo perfetto di dico. Di
norma, le causali introdotte da quia si costruiscono con l’indicativo: in questo
caso il congiuntivo è necessario per rispondere all’esigenza retorica di creare
un parallelismo, oltre che attenuare la causa che viene respinta, con la
causale che segue, costruita con quia + indicativo; ;
★ Nihil contra dictum Zenonis Chrysippive committere: infinitiva;
★ Sed quia res ipsa patitur: causale oggettiva. Patitur è indicativo presente di
patior;
★ Me ire in illorum sententiam: infinitiva;
★ Dixerim [...] dictum: figura etimologica;
★ Quam si quis semper unius sequitur: protasi periodo ipotetico del I tipo. Quam
è nesso relativo con antecedente sententiam;
★ Non est in curia sed in factionem: apodosi periodo ipotetico del I tipo. Curia e
factio sono termini propri del lessico politico. Nel senato, ciascuno ha diritto
autonomo di parola, mentre all’interno della fazione ci si adegua alla
decisione della maggioranza;
★ Tenerentur [...] esset [...] mutaremus: congiuntivi ottativi (l’imperfetto indica un
desiderio irrealizzabile nel presente);
★ Veritas [...] veritatem: poliptoto;
★ Dissident: dis + sedeo (stare seduti rivolti in direzioni opposte);
★ Diversa via: ablativo strumentale;

★ Seneca applica ad entrambe le scuole il criterio stoico della exceptio.


Secondo il pensiero epicureo, il saggio non deve mai dedicarsi allo Stato a
meno che non capiti qualcosa che lo costringa a farlo; secondo il pensiero
stoico, il saggio deve partecipare alla vita politica a meno che qualcosa non
glielo vieti. Nota il parallelismo sintattico tra le due proposizioni per
sottolineare la comunità di intenti delle due scuole filosofiche pur attraverso
procedimenti diversi: per gli Epicurei l’otium deve essere perseguito come
norma generale, mentre per gli Stoici come eccezione particolare;

★ Intervenerit / inpedierit : omoteleuto;


★ Legge di Hammelrath: contravvenendo alla norma dei cola crescenti,
Seneca anticipa gli elementi sintattici comuni ai due cola nel primo
elemento, così che il secondo risulti più breve → scrive alter otium ex
proposito petit, alter ex causa e non alter ex proposito, alter ex causa otium
petit);

★ Causa autem illa late patet: lo Stoicismo individua una vasta lista di ragioni
per cui è legittimo ritirarsi dalla vita politica. Le eccezioni si dividono in due
tipologie: una serie di cause pertengono allo Stato, mentre una serie di cause
pertengono all’individuo. Seneca dispone le varie condizioni in un tetracolon,
cioè una serie di quattro elementi, qui accoppiati in due dicola (cioè in due
coppie):

Prima coppia Seconda coppia


Si res publica corruptior est: protasi Si parum habebit auctoritatis aut
periodo ipotetico I tipo; virium: protasi periodo ipotetico I
Quam adiuvari possit: comparativa. tipo;
Possit è congiuntivo eventuale; Nec illum erit admissura res
Si occupata est malis: protasi pubblica: coordinata alla protasi;
periodo ipotetico I tipo coordinata Si valetudo illum inpediet: protasi
alla precedente; periodo ipotetico I tipo;
Non nitetur sapiens in supervacuum: Quomodo navem quassam non
apodosi (principale); deduceret in mare: comparativa;
Nec se nihil profuturus inpendet: Quomodo nomen in militiam non
apodosi coordinata alla principale. daret debilis: comparativa coordinata
Profuturus è participio congiunto con alla precedente;
valore condizionale; Sic ad iter [...] non accedet: apodosi
(principale)
*deduceret / daret: congiuntivi
imperfetti (valore irreale);

★ Erit admissura: perifrastica attiva;


★ Quomodo navem [...] quomodo nomen [...]: la doppia similitudine sottolinea la
necessità di ritirarsi di fronte ad una situazione che non può essere affrontata.
★ Inhabile: predicativo oggetto (riferito a iter);

★ Antequam ullas experiatur tempestates: ritorna l’immagine della nave


rovinata. Experiatur è congiuntivo presente;
★ L’otium è una forma di negotium. L’otium è un’azione politica: servire non solo
lo Stato ma l’umanità intera;
★ Multis, si minus, paucis, si minus, proximis, si minus, sibi: climax
quantitativamente discendente ma qualitativamente ascendente (l’interiorità
ha maggiore importanza);
★ Ut prosit hominibus: sostantiva volitiva con funzione epesegetica (spiega l’hoc
incipitario → spostamento a sinistra per focalizzare);
★ Homine [...] hominibus: figura etimologica;
★ Qui se deteriorem facit: relativa (con is antecedente sottinteso di qui) che
funge da sogg. di nocet;
★ Quibus potuisset: congiuntivo piuccheperfetto. Apodosi periodo ipotetico III
tipo (irrealtà nel passato) la cui protasi è espressa in forma implicita dal
participio congiunto con valore condizionale (factus melior);
★ La correctio avversativa (non tantummodo … sed etiam) mette in relazione
sibi e omnibus, dativi vantaggio;
★ Hoc ipso: ablativo di causa;
★ Profuturum: ciò che sarà destinato giovare a loro;

★ Migliorando se stessi si apporta beneficio non solo a sé, in prima persona, ma


anche e soprattutto agli altri. Di conseguenza, l’otium è una forma di
negotium: nel momento in cui l’individuo agisce su di sé, migliorandosi
attraverso la dimensione della cultura, porta beneficio alla collettività- quindi
allo Stato, quindi all’intera umanità. L’otium è un’azione politica;

Duas res publicas animo Abbracciamo con la mente due stati:


complectamur, alteram magnam et una grande e davvero pubblica, nella
vere publicam qua di atque homines quale sono raccolti gli Dei e gli uomini,
continentur, in qua non ad hunc nella quale non buttiamo l’occhio su un
angulum respicimus aut ad illum sed angolo o sull’altro ma misuriamo i
terminos civitatis nostrae cum sole confini della nostra città con il sole,
metimur, alteram cui nos adscripsit l’altra, a cui ci ha assegnato la nostra
condicio nascendi; haec aut condizione di nascita. Questa sarà degli
Atheniensium erit aut Carthaginiensium Ateniesi o dei Cartaginesi o di qualche
aut alterius alicuius urbis quae non ad altra città che non appartiene a tutti
omnis pertineat homines sed ad certos. quanti gli uomini ma solo a certi. Alcuni,
Quidam eodem tempore utrique rei nello stesso tempo, si adoperano per
publicae dant operam, maiori entrambi gli Stati, il minore e il
minorique, quidam tantum minori, maggiore, alcuni soltanto per il minore,
quidam tantum maiori. Huic maiori rei alcuni soltanto per il maggiore. A questa
publicae et in otio deservire Repubblica maggiore, possiamo servirla
possumus, immo vero nescio an in pienamente persino nel ritiro: anzi, non
otio melius, ut quaeramus quid sit so se addirittura meglio nel ritiro, per
virtus, una pluresne sint, natura an ars ricercare cosa sia la virtù, se sia una
bonos viros faciat; unum sit hoc quod sola o se siano di più, se la natura o la
maria terrasque et mari ac terris inserta dottrina renda gli uomini giusti; (per
complectitur, an multa eiusmodi cercare) se sia un unico corpo questo
corpora deus sparserit; continua sit che abbraccia i mari e le terre e ciò che
omnis et plena materia ex qua cuncta sta dentro il mare e le terre, o se il Dio
gignuntur, an diducta et solidis inane abbia sparpagliato molti corpi di questo
permixtum; qui sit deus sedens, opus tipo; se la materia, da cui tutto si
suum spectet an tractet, utrumne genera, sia del tutto continua e piena,
extrinsecus illi circumfusus sit an toti oppure se sia separata e se il vuoto sia
inditus; inmortalis sit mundus an inter mescolato dentro ai corpi solidi; che
caduca et ad tempus nata cosa sia Dio, se standosene seduti
numerandus. Haec qui contemplatur, contempli la sua opera oppure la
quid deo praestat? Ne tanta eius opera maneggi, se al di fuori …, o se sia
sine teste sint. messo dentro al tutto; se il mondo sia
eterno, o se invece debba essere
annoverato tra le realtà destinate a
perire e generate per un tempo finito.
Chi si dedica a queste cose, in che cosa
rende un servizio al Dio? Che le sue
opere così grandi non restino senza un
testimone.

★ Iconicità verbale:
★ Repubblica maior e repubblica minor:
★ Complectamur: congiuntivo esortativo;
★ Non ad omnis pertineat homines sed ad certos: correctio avversativa e legge
di Hammelrath (homines è anticipato nel primo elemento);
★ Quae non ad omnis pertineat [...]: pertineat è congiuntivo presente. Si tratta di
un congiuntivo caratterizzante (se la relativa ha come antecedente un
elemento generico, indefinito, allora richiede il congiuntivo caratterizzante);
★ Aut Atheniensium [...] aut Carthaginiensium aut alterius alicuius urbis: tricolon.
Atene e Cartagine sono città che, pur potenti, sono sempre caratterizzate da
ingiustizie (in particolare nei confronti dei filosofi) e discordie civili;
★ Quidam [...] quidam [...] quidam: l’anafora di quidam struttura un tricolon.
Alcuni riescono a servire entrambi gli Stati, sia la repubblica minor che la
repubblica maior; alcuni solo la repubblica minor; alcuni solo la repubblica
maior. Nota l’ordine chiastico in cui vengono nominate le due repubbliche
(quidam [...] utrique rei publicae dant operam, maiori minorique, quidam
tantum minori, quidam tantum maiori); Seneca contrappone il particolarismo
nazionale al cosmopolitismo, tipico della visione dello Stoicismo romano;
★ Huic maiori rei publicae: dopo aver distinto i due Stati, Seneca si focalizza
sulla Repubblica maior. Si può servire lo Stato persino nell’otium e
nell’inazione politica- otium come condizione necessaria per servire al meglio
lo Stato. Ut quaeramus introduce una serie di temi filosofici (etica, fisica,
metafisica- teologia → climax ascendente) da indagare nell’otium,
espressi a livello sintattico attraverso interrogative indirette. Seneca
contrappone tesi Stoiche ed Epicuree;
★ Etica → Quid sit virtus, una pluresne sint, natura an ars bonos viros faciat: i
primi tre punti da indagare pertengono alla sfera dell’etica (stoica). Secondo la
scuola stoica, l’uomo è giusto nel momento in cui adegua il suo
comportamento alla legge del logos universale. Ma: la virtù è innata o
acquisibile? La virtù è una oppure esistono molteplici virtù?
★ Deservire: il preverbio -de è perfettivizzante. Indica il completamento
dell’azione (tratto telico egressivo)- cioè, servire fino alla fine, completamente;
★ Eiusmodi: genitivo di qualità;
★ Unum sit hoc quod maria terrasque et mari ac terris inserta complectitur [...]
sparserit: i quesiti filosofici pertengono alla sfera della fisica. Bisogna indagare
se l’universo è uno solo, o se esistano molteplici universi. L’esistenza di un
numero infinito di universi nello spazio e nel tempo è prevista dall’Epicureismo
(an multa eiusmodi corpora deus sparserit): Seneca contrappone la visione
dell’universo Stoica a quella Epicurea, ma nella concezione Epicurea
introduce la presenza degli Dei- mentre secondo la filosofia Epicurea non c’è
nessuna forma di causalità divina dal momento che gli Dei non agiscono
sull’universo. L’obiettivo ultimo del dialogo è dimostrare che Stoicismo ed
Epicureismo hanno punti in comune- è possibile allontanarsi dalla vita politica,
così come prevede la filosofia Epicurea, senza tradire i precetti della filosofia
Stoica;
★ Continua sit omnis et plena materia ex qua cuncta gignuntur, an diducta et
solidis inane permixtum: per la filosofia Stoica, l’universo è fatto solo di
materia e il vuoto si trova al di fuori dell’Universo. Per la filosofia di Epicuro,
vuoto e materia sono gli elementi costitutivi dell’universo- in assenza di vuoto,
gli atomi non potrebbero aggregarsi e disgregarsi;
★ Qui sit deus sedens, opus suum spectet an tractet, utrumne extrinsecus illi
circumfusus sit an toti inditus: per la filosofia Epicurea, Dio è inattivo e non
agisce, e si limita a contemplare la propria opera. Per la filosofia Stoica, Dio è
immanente e costantemente agisce sull’universo trasformandolo;
★ Spectet / tractet: omoteleutici e isosillabici (vicinanza formale per potenziare
l’antitesi semantica). Frequentativi (azione iterativa) di speo e traho;
★ Sine teste: litote con valore enfatico;
★ Deo: dativo di vantaggio;
★ Ne tanta [...] teste sint: sostantiva volitiva;

5.1

Solemus dicere summum bonum esse Siamo soliti ripetere che il sommo bene
secundum naturam uiuere: natura nos consiste nel vivere secondo natura: la
ad utrumque genuit, et contemplationi natura ci ha generato per entrambi gli
rerum et actioni. Nunc id probemus scopi, per la contemplazione delle cose
quod prius diximus. Quid porro? hoc e per l’azione. Ora dimostriamo la prima
non erit probatum, si se unusquisque affermazione: ciò non sarà dimostrato
consuluerit quantam cupidinem habeat se ciascuno per sé si sarà chiesto
ignota noscendi, quam ad omnis quanto desiderio abbia di conoscere le
fabulas excitetur? Nauigant quidam et cose sconosciute, quanto sia stimolato
labores peregrinationis longissimae una da ogni racconto? Alcuni navigano e
mercede perpetiuntur cognoscendi sopportano fino in fondo le fatiche di un
aliquid abditum remotumque. Haec res viaggio estenuante per questo solo
ad spectacula populos contrahit, haec compenso, di conoscere qualcosa di
cogit praeclusa rimari, secretiora lontano e nascosto. Questa cosa
exquirere, antiquitates euoluere, mores richiama le folle agli spettacoli; questo
barbararum audire gentium. Curiosum desiderio costringe a scrutare ciò che ci
nobis natura ingenium dedit et artis sibi è vietato, a investigare ciò che è più
ac pulchritudinis suae conscia nascosto, a srotolare l’antichità, ad
spectatores nos tantis rerum spectaculis ascoltare i costumi delle genti straniere.
genuit, perditura fructum sui, si tam La natura ci ha dato un animo
magna, tam clara, tam subtiliter ducta, desideroso di conoscere e, consapevole
tam nitida et non uno genere formosa della sua abilità e della sua bellezza, ci
solitudini ostenderet. Ut scias illam ha generato come spettatori di un così
spectari voluisse, non tantum aspici, grande spettacolo del reale, lei che
vide quem nobis locum dederit: in sarebbe stata destinata a perdere il suo
media nos sui parte constituit et guadagno se avesse mostrato al
circumspectum omnium nobis dedit; deserto, cose così grandi, così
nec erexit tantummodo hominem, sed importanti, così accuratamente
etiam habilem contemplationis factura, elaborate, così nitide e belle non in un
ut ab ortu sidera in occasum labentia unico aspetto. Perché tu sappia che lei
prosequi posset et vultum suum ha voluto che la contemplassimo, non
circumferre cum toto, sublime fecit illi che le gettassimo un’occhiata,
caput et collo flexili inposuit; deinde considera quale luogo ci abbia
sena per diem, sena per noctem signa assegnato. Ci ha posizionato nella parte
producens nullam non partem sui centrale di sé, e ci ha dato ogni cosa da
explicuit ut per haec quae optulerat guardare tutto intorno. Non ha donato
oculis eius cupiditatem faceret etiam soltanto la postura eretta all’uomo, ma
ceterorum. anche per renderlo adatto alla
contemplazione in modo che potesse
seguire con lo sguardo il corso delle
stelle, dal sorgere al tramonto, perché
potesse volgere intorno il suo sguardo
assieme al tutto fece a lui un capo
sublime e lo collocò su un collo
flessibile. Poi, facendo apparire sei
segni attraverso il giorno e sei segni
attraverso la notte non ha non
dispiegato alcuna parte di sé, in modo
Nec enim omnia nec tanta visimus che attraverso quelle cose che gli aveva
quanta sunt, sed acies nostra aperit messo davanti agli occhi producesse il
sibi investigandi uiam et fundamenta suo desiderio anche delle altre cose.
vero iacit, ut inquisitio transeat ex Infatti, non vediamo tutte le cose né
apertis in obscura et aliquid ipso mundo tanto grandi quanto sono, ma si apre
inveniat antiquius: unde ista sidera una via per indagare e getta le
exierint; quis fuerit universi status, fondamenta per la verità, in modo che
antequam singula in partes l’indagine passi da ciò che è evidente
discederent; quae ratio mersa et verso ciò che è oscuro, e trovi qualcosa
confusa diduxerit; di più antico dell’universo stesso: da
dove siano venute fuori queste stelle;
quale fosse la condizione dell’universo
quis loca rebus adsignaverit, suapte prima che i singoli elementi si
natura gravia descenderint, dividessero in parti; quale principio
euolauerint levia, an praeter nisum razionale abbia separato le cose unite e
pondusque corporum altior aliqua vis mescolate; chi abbia assegnato un
legem singulis dixerit; an illud verum sit posto alle cose, se per la propria natura
quo maxime probatur homines diuini le cose pesanti siano scese e le cose
esse spiritus, partem ac ueluti scintillas leggere si siano sollevate, oppure se al
quasdam astrorum in terram desiluisse di là dell’urto e del peso una qualche
atque alieno loco haesisse. forza più elevata abbia stabilito una
legge per i singoli elementi; se sia vero
ciò con cui si dimostra nel modo più
evidente che gli uomini siano di spirito
Cogitatio nostra caeli munimenta divino, cioè che una parte e come se
perrumpit nec contenta est id quod una specie di scintille di stelle siano
ostenditur scire: 'illud' inquit 'scrutor precipitate sulla terra e si siano
quod ultra mundum iacet, utrumne conficcate in un luogo che non era loro
profunda uastitas sit an et hoc ipsum proprio. Il nostro pensiero spezza i
terminis suis cludatur; baluardi del cielo, e non è contento di
conoscere ciò che si mostra, dice:
[...] “indago ciò che sta al di là dell’Universo,
se sia una vastità sconfinata, oppure se
Ad haec quaerenda natus, aestima sia chiuso da limiti che gli sono propri.
quam non multum acceperit temporis,
etiam si illud totum sibi uindicat. Cui
licet nihil facilitate eripi, nihil Nato per indagare queste cose (pur
neglegentia patiatur excidere, licet essendo nato per), considera quanto
horas suas auarissime seruet et usque non molto tempo abbia ricevuto anche
in ultimum aetatis humanae terminum se lo rivendica tutto quanto per sé. E
procedat nec quicquam illi ex eo quod quand’anche non permettesse che nulla
natura constituit fortuna concutiat, da quello a quello venisse sottratto per
tamen homo ad inmortalium condiscendenza, e quand’anche non
cognitionem nimis mortalis est. sopportasse che nulla di questo tempo
si perdesse per trascuratezza, anche se
proteggesse con estrema avidità gli
istanti che gli appartengono, e
avanzasse fino all’ultimo confine della
vita umana e a lui la fortuna non scuota
via alcunché di ciò che la natura gli ha
concesso, tuttavia l’uomo è troppo
Ergo secundum naturam uiuo si totum mortale per la conoscenza di cose
me illi dedi, si illius admirator cultorque immortali;
sum. Natura autem utrumque facere
me uoluit, et agere et contemplationi Pertanto vivo secondo Natura se mi do
uacare: utrumque facio, quoniam ne tutto quanto a lei (se mi dedico
contemplatio quidem sine actione est. completamente a lei), se sono
ammiratore e contemplatore di lei. Infatti
la Natura mi ha voluto generare per
entrambe le cose, per agire e per avere
tempo da dedicare alla contemplazione.
Io faccio entrambe le cose, perché
neppure la contemplazione è senza
azione.

★ Seneca vuole dimostrare che actio e contemplatio sono due facce della
stessa medaglia. La contemplatio deve essere finalizzata all’actio; allo stesso
tempo, l’actio non può fare a meno della contemplatio. Actio e contemplatio
devono essere messi sullo stesso piano, contrariamente a quanto pensano gli
Stoici;
★ Nella prospettiva stoica, vivere secondo natura significa vivere secondo il
logos (Dio = natura = logos);
★ Et contemplationi rerum et actioni: dativi di fine. Omoteleuto (parole
formalmente vicine ma semanticamente opposte);
★ Probemus: congiuntivo esortativo;
★ Si se unusquisque consuluerit: protasi periodo ipotetico I tipo;
★ Quantam cupidinem habeat [...], quam [...] excitetur: interrogative indirette
(sostantive oggettive);
★ Ignota noscendi: figura etimologica (verbi corradicali da nosco);
★ Perpetiuntur: preverbio con valore perfettivizzante (cioè, sopportazione
portata allo stremo);
★ Una mercede: ablativo di prezzo;
★ Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit: anafora di haec. Prima,
la reazione propria della folla; poi, la reazione che deve essere propria del
sapiens: il secondo elemento è sviluppato in un tetracolon di infinitive
dipendenti da cogit (praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates
euoluere, mores barbararum audire gentium);
★ La Natura ci ha generato con un animo desideroso di conoscere: vuole
generare cioè un’umanità che sia in grado di contemplare la sua Bellezza e
perfezione. La Natura è dotata di ars: crea Bellezza;
★ Ingenium [...] genuit: figura etimologica;
★ Spectatores [...] spectaculis: figura etimologica;
★ Perditura: participio futuro (valore modale di predestinazione) con valore
attributivo (lei che sarebbe stata destinata a …);
★ Si [...] ostenderet: protasi periodo ipotetico dell’irrealtà (la Natura ha
effettivamente generato l’uomo per essere contemplata);
★ Magna / clara / ducta / nitida: neutri plurali che concretizzano l’astratto;
★ Spectari [...] aspici: figura etimologica (specio). Spectari è il frequentativo di
specio;
★ In media nos sui parte constituit: la prova che la Natura ha generato l’uomo
per essere contemplata, si trova nella posizione dell’uomo stesso, al centro
dell’Universo- dal centro, l’uomo può contemplare tutto intorno a sé;
★ In media nos sui parte constituit: iconicità verbale. Il pronome nos è collocato
al centro del nesso in media sui parte;
★ Nec erexit tantummodo hominem: principale;
★ Sed etiam sublime fecit illi caput: principale;
★ Et collo flexili inposuit: coordinata alla principale;
★ Habilem contemplationis factura: per renderlo adatto alla contemplazione. Il
participio futuro congiunto esprime una finale implicita;
★ Ut [...] posset: finale;
★ Labentia sidera: le stelle, metonimicamente, indicano l’intero universo;
labentia è participio presente con funzione attributiva- o predicativa;
★ La Natura è talmente consapevole della necessità di generare l’uomo per la
contemplazione, non solo gli ha donato la postura eretta, ma ha collocato il
capo su un collo capace di torcersi per poter osservare tutto l’universo
intorno- così come dona alle stelle un movimento circolare;
★ Per diem: complemento di tempo continuato;
★ Sena per diem, sena per noctem: l’ordo verborum sottolinea la regolarità della
Natura;
★ Ut per haec [...] faceret etiam ceterorum: finale. Per haec ha valore
strumentale;
★ Quae optulerat oculis eius cupiditatem: relativa;
★ Visimus: da visso, verbo desiderativo (lett. voglio vedere, quindi fare visita);
★ Ex apertis: complemento di moto da luogo;
★ In obscura: complemento di moto a luogo;
★ Ipso mundo: secondo termine di paragone;
★ Unde [...] quis [...] quae [...] quis: serie di interrogative indirette;
★ Antequam singula in partes discederent: temporale;
★ Secondo la fisica Epicurea, tutto viene casualmente prodotto dallo scontro tra
gli atomi- di conseguenza, la realtà è frutto del Caso; gli Stoici credono invece
nel principio ordinatore del logos (altior aliqua vis);
★ Gravia descenderint, euolauerint levia: struttura chiastica. Gravia / levia +
descenderint / evolaverint sono omoteleuti;
★ Homines diuini esse spiritus: immagine che elementi divini siano precipitati
sulla terra e si siano conficcati nell’uomo, che contiene l’elemento divino
dell’anima. Nella prospettiva stoica, il logos divino, principio ordinatore
dell’universo, sovrintende l’anima dell’uomo. Obiettivo ultimo della ricerca
filosofica è la dimostrazione che l’uomo abbia un’anima razionale, divina;
★ Quo maxime probatur: relativa. antecedente di quo è illud. Anche se ci sono
le condizioni per attrazione modale, l’indicativo sottolinea l’oggettività
dell’affermazione;
★ Homines diuini esse spiritus: infinitiva oggettiva;
★ Partem ac ueluti scintillas quasdam astrorum in terram desiluisse atque
alieno loco haesisse: infinitive epesegetiche rispetto a illud;
★ Cogitatio nostra caeli munimenta perrumpit: rielaborazione di due espressioni
utilizzate da Lucrezio nel primo elogio di Epicuro nel De rerum Naturae;
★ Stoicismo ed Epicureismo non sono in contraddizione rispetto alla necessità
dell’otium finalizzato alla contemplazione;
★ Natus: participio congiunto con valore concessivo;
★ Etiam si illud totum sibi vindicat: concessiva soggettiva con valore
condizionale;
★ Ad haec quaerenda natus: anche se l’uomo riesce ad essere padrone del suo
tempo, comunque il tempo che gli è concesso è poco per svolgere il compito
che gli viene affidato. Il tempo ricevuto è poco nel momento in cui il compito
dell’uomo è filosofico, metafisico e teologico: si tratta di un compito che un
uomo non può esaurire nel corso della sua breve esistenza, ma deve essere
affidato a diverse generazioni. L’oggetto di indagine non è il sé ma il logos e
l’universo nella sua complessità;
★ Nel De brevitate vitae, Seneca sottolinea che il tempo che ci è concesso non
è breve, ma siamo noi che lo utilizziamo in maniera inefficace;
★ Cui licet: cui è nesso relativo (l’antecedente del pronome relativo è collocato
nella proposizione che precede);
★ Cui licet nihil facilitate eripi, nihil neglegentia patiatur excidere: 2 proposizioni
concessive con verbo in comune (patiatur), disposte in coppia. Opposizione
tra facilitate (eccessiva accondiscendenza) e neglegentia (trascuratezza),
entrambi ablativi di causa. Eripi = ex + rapio (il tempo ci viene sottratto a
causa di un’eccessiva disponibilità nei confronti dell’altro); excidere = ex +
cado (perdita di tempo di cui non siamo consapevoli per distrazione);
★ Licet horas suas auarissime seruet et usque in ultimum aetatis humanae
terminum procedat nec quicquam illi ex eo quod natura constituit fortuna
concutiat: 3 proposizioni concessive disposte in un tricolon. I tre cola sono
disposti in ordine crescente, e formano una climax (tre azioni su cui via via
l’individuo esercita sempre meno controllo) Contrapposizione tra fortuna e
natura, termini isosillabici; constituit / concutiat in paronomasia (constituit =
mettere assieme (la Natura costruisce); concutio = disfare (la Sorte, se
avversa, distrugge);
★ Homo ad inmortalium cognitionem nimis mortalis est: l’uomo ha a
disposizione un tempo finito per indagare cose infinite. Quindi, c’è
un’incommensurabilità ontologica tra il soggetto e l’oggetto dell’indagine
filosofica (segnalata dalla figura etimologica tra inmortalium e mortalis). Anche
nel caso di un individuo che non abbia sprecato alcun istante della propria
vita, e a cui la Sorte non abbia sottratto tempo, comunque il tempo a sua
disposizione sarebbe stato insufficiente per indagare l’Universo;
★ Ergo secundum naturam uiuo si totum me illi dedi: struttura ad anello:
recupera l’espressione iniziale del ragionamento “solemus dicere summum
bonum esse secundum naturam uiuere”. In conclusione, Seneca non solo
riprende l’espressione “vivere secondo Natura”, ma anche la coppia
contemplazione / azione:
★ Nota il parallelismo tra utrumque facere me voluit e utrumque facio;
★ Contemplatio e actione rimanda ad agere e contemplationi;
★ Admiror (admirator): contemplazione statica;
★ Color (cultur): conoscenza come interazione con il divino. Non è sufficiente
ammirare estaticamente la perfezione della Natura;
★ Seneca vive secondo Natura se si dedica interamente ad essa e se l’ammira
e la contempla;

Quo pertinet haec dicere? ut appareat A che serve dire questo? Affinché sia
contemplationem placere omnibus; alii evidente che la contemplazione sia
petunt illam, nobis haec statio, non ammessa da tutti; alcuni vanno dritti in
portus est. cerca di quella (Epicurei), per noi invece
(Stoici) questa è una sosta e non un
porto.
Adice nunc huc quod e lege Chrysippi
uiuere otioso licet: non dico ut otium Ora aggiungi questo, che secondo la
patiatur, sed ut eligat. Negant nostri legge di Crisippo è lecito vivere ritirati:
sapientem ad quamlibet rem publicam non intendo che uno lo subisca, ma che
accessurum; quid autem interest lo scelga. I nostri (gli Stoici) affermano
quomodo sapiens ad otium ueniat, che il sapiente non si dedicherà a
utrum quia res publica illi deest an quia qualsiasi Stato, ma cosa importa nel
ipse rei publicae, si omnibus defutura modo in cui il saggio giunga alla vita
res publica est? Semper autem deerit ritirata, se perché la Repubblica viene
fastidiose quaerentibus. meno a lui oppure perché lui viene
meno allo Stato, dal momento che lo
Stato è destinato a venir meno a tutti?
Lo Stato infatti sempre verrà meno a
Interrogo ad quam rem publicam coloro che ricercano con attenzione.
sapiens sit accessurus. Ad
Atheniensium, in qua Socrates Mi chiedo a quale Stato il sapiens si
damnatur, Aristoteles ne damnetur possa dedicare. Allo Stato degli
fugit? in qua opprimit inuidia uirtutes? Ateniese, nel quale Socrate viene
Negabis mihi accessurum ad hanc rem condannato, e Aristotele fugge per non
publicam sapientem. Ad essere condannato? Lo Stato nel quale
Carthaginiensium ergo rem publicam l’invidia schiaccia la virtù? Mi dirai che il
sapiens accedet, in qua adsidua seditio saggio non è destinato a partecipare a
et optimo cuique infesta libertas est, nessuno Stato. Dunque, il saggio si
summa aequi ac boni uilitas, aduersus rivolgerà allo Stato dei Cartaginesi, in
hostes inhumana crudelitas, etiam cui c’è una rivolta continua, e la libertà è
aduersus suos hostilis? Et hanc fugiet. dannosa a ciascun uomo eccellente, in
cui c’è un disprezzo totale del giusto e
del bene, in cui c’è una crudeltà
disumana nei confronti dei nemici,
crudeltà ostile anche contro i propri? Il
Si percensere singulas uoluero, nullam sapiens fuggirà anche da qui.
inueniam quae sapientem aut quam
sapiens pati possit. Quodsi non Se vorrò passare in rassegna i singoli
inuenitur illa res publica quam nobis Stati, non ne troverò nessuna che possa
fingimus, incipit omnibus esse otium sopportare il saggio, o che il saggio
necessarium, quia quod unum praeferri possa sopportare. E se non si trova
poterat otio nusquam est. Si quis dicit quello Stato che ci siamo creati per noi,
optimum esse nauigare, deinde negat l’otium inizia ad essere necessario per
nauigandum in eo mari in quo naufragia tutti quanti, poiché da nessuna parte c’è
fieri soleant et frequenter subitae la sola cosa che può essere preferita
tempestates sint quae rectorem in all’otium. Se qualcuno afferma che
contrarium rapiant, puto hic me uetat navigare è la cosa migliore, ma poi dice
nauem soluere, quamquam laudet che non si può navigare in quel mare in
nauigationem. cui sono soliti verificarsi naufragi e ci
sono spesso tempeste improvvise che
trascinano il timoniere su una rotta
opposta, io credo che costui mi vieti di
sciogliere la nave (di salpare), sebbene
lodi la navigazione.

★ Tutte le scuole filosofiche ammettono la contemplazione. La contemplazione


è un punto di sosta per gli Stoici, ma non coincide con la meta finale. Per
l’Epicureismo, l’otium è l’obiettivo finale, un traguardo che coincide con la
meta finale. Per gli Stoici, l’otium non coincide con la meta finale, ma è un
traguardo finalizzato all’actio (il fine della ricerca filosofica è contribuire alla
crescita dell’umanità intera, e non la ricerca filosofica in sé);
★ Ut appareat: finale con funzione epesegetica rispetto al quo interrogativo;
★ Quod [...] licet: quod dichiarativo;
★ Non tutti gli Stati sono adatti al sapiens: ma nessuno Stato è adatto all’uomo.
Lo Stato è condannato ad essere incompatibile con il sapiens;
★ Quomodo sapiens ad otium ueniat: interrogativa indiretta (sostantiva
soggettiva: soggetto di interest);
★ Utrum quia res publica illi deest an quia ipse rei publicae: non fa differenza se
sia lo Stato ad abbandonare il sapiens o se sia il sapiens ad abbandonare lo
Stato. La figura retorica dell’antimetabole serve per sottolineare che le due
situazioni descritte sono interscambiabili;

➔ Antimetabolé: parallelismo sintattico tra le due proposizioni +


rovesciamento chiastico dei lessemi

Quia + Soggetto + Dativo

Quia Res publica Illi

Quia Ipse Rei

★ Cartagine è costantemente assediata da conflitti civili. La crudelitas è rivolta


non solo verso i nemici esterni (inhumana) ma anche contro i nemici interni
(cosa intollerabile nella concezione romana);
★ Libertas / vilitas / crudelitas: serie omoteleutica;
★ Hostes / hostilis: figura etimologica. Il nemico interno è vittima di una
crudelitas degno del nemico esterno (hostilis);
★ Si percensere singulas uoluero, nullam inueniam quae sapientem aut quam
sapiens pati possit: Seneca sottolinea l’incompatibilità tra Stato e sapiens;
★ Nella prospettiva Stoica, l’otium diventa una scelta obbligata per il sapiens nel
momento in cui si rende conto di non poter partecipare allo Stato. Seneca
estende poi la condizione del sapiens all’umanità intera. Se non esiste uno
Stato adatto al sapiens, allora diventa necessario rivolgersi per tutti all’otium.
Seneca giustifica quindi che l’otium è necessario per tutti (nella partitio,
Seneca dichiara che dimostrerà la legittimità di dedicarsi all’otium sia in
giovane età sia in età avanzata, ritirandosi dalla vita pubblica);
★ In quo naufragia fieri soleant et frequenter subitae tempestates sint: relative
con congiuntivo obliquo (Seneca riporta un’opinione altrui);
★ Quae rectorem in contrarium rapiant: relativa con congiuntivo caratterizzante /
consecutivo;

★ La conclusione alla quale giunge Seneca è che l’otium sia una necessità per
tutti. Quindi, è necessario ritirarsi dalla vita pubblica e politica. L’obiettivo del
dialogo è di giustificare la scelta di Seneca di abbandonare la corte di Nerone
(Seneca fallisce nel ruolo di guida di Nerone), scelta contraria al proprio credo
filosofico. Non si invererà mai uno Stato compatibile con i filosofi;

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