Seneca
Seneca
4; 8; in traduzione
italiana del resto del dialogo.
★ La filosofia arriva a metà del II secolo a.C, quando Roma conquista il mondo
greco. Di conseguenza, la filosofia viene sempre percepita come un elemento
straniero ma da assimilare. A Roma si diffonde la filosofia di carattere
ellenistico, caratterizzata da quattro grandi scuole: 1) epicureismo; 2)
stoicismo; 3) accademia (tradizione platonica); 4) peripato (tradizione
aristotelica);
Alcune coordinate
b) Trattati:
★ Per la filosofia stoica, il saggio è colui che sa vivere secondo il logos divino.
Nella seconda generazione di stoici, il sapiens è colui che costantemente
tende verso il logos in un percorso di crescita progressiva- pur essendo
consapevoli che l’obiettivo non è mai raggiungibile. Il sapiens si configura
quindi come un ideale a cui tendere costantemente, e non come una figura
possibile da realizzare in vita;
1.4
Dices mihi: ‘quid agis, Seneca? Mi dirai: “Che fai, Seneca? Abbandoni il
Deseris partes? Certe Stoici vestri partito? Certamente i vostri stoici
dicunt: «usque ad ultimum uitae finem affermano: “saremo in azione (agiremo)
in actu erimus, non desinemus fino all’ultimo istante della vita, non
communi bono operam smetteremo di impegnarci per il bene
dare, adiuvare singulos, opem ferre comune, di aiutare i singoli, di prestare
etiam inimicis senili manu. Nos sumus soccorso persino ai nemici, pur con
qui nullis annis vacationem damus et, mano di anziano. Noi siamo quelli che
quod non concedono il congedo a nessuna
ait ille vir disertissimus, età, e come dice quell’uomo
'canitiem galea premimus'; straordinariamente eloquente,
nos sumus apud quos usque eo nihil schiacciamo con l’elmo i capelli bianchi;
ante mortem otiosum est ut, si res noi siamo quelli per i quali a tal punto
patitur, non sit ipsa mors otiosa». Quid nulla è inattivo prima della morte che, se
nobis Epicuri praecepta in ipsis Zenonis la cosa lo permette, nemmeno la stessa
principiis morte è inattiva. Perché ci esponi i
loqueris? Quin tu bene <a>c naviter, si precetti di Epicuro nel bel mezzo dei
partium piget, transfugis potius quam principi di Zenone? Perché se provi
prodis?’. Hoc tibi in praesentia fastidio per il tuo partito non diserti del
respondebo: ‘numquid vis amplius tutto e apertamente piuttosto che
quam ut me similem ducibus meis tradire? Per il momento ti risponderò
praestem? Quid ergo est? non quo così: “vuoi forse che io mi dimostri di più
miserint me illi, sed quo duxerint ibo.’ (piuttosto) che uguale ai miei capi? E
dunque? Andrò non dove quelli mi
indirizzeranno, ma dove mi guideranno.
Si res Protasi
patitur periodo
ipotetico I
tipo
(obiettività)
con valore
limitativo
2.1
Hoc Stoicis quoque placere ostendam, Dimostrerò che questo è stabilito anche
non quia mihi legem dixerim nihil dagli Stoici, non perché mi sia imposta
contra dictum Zenonis Chrysippive la legge di non fare nulla contro il parere
committere, sed quia res ipsa patitur di Zenone e di Crisippo, ma perché le
me ire in illorum sententiam; circostanze stesse mi consentono di
andare verso la loro decisione (aderire
quam si quis semper unius sequitur, al loro parere); e se qualcuno segue
non in curia sed in factione est. Utinam sempre il parere di uno soltanto, non è
quidem iam tenerentur omnia et in in un senato ma in una fazione. Magari
aperto et confesso veritas esset ormai tutte le conoscenze fossero già in
nihilque ex decretis mutaremus! nostro possesso, e la verità fosse chiara
Nunc veritatem cum eis ipsis qui docent e manifesta, e non modificassimo nulla
quaerimus. Duae maxime et in hac re dai nostri principi! Ora ricerchiamo la
dissident sectae, Epicureorum et verità insieme a coloro che la
Stoicorum, sed utraque ad otium diversa insegnano. Le due scuole si oppongono
via mittit. Epicurus ait: «non accedet completamente anche su questo
ad rem publicam sapiens, nisi si quid argomento, ma entrambe conducono
intervenerit»; Zenon ait: «accedet ad all’otium per percorsi opposti. Epicuro
rem publicam, nisi si quid inpedierit.» dice: “Il filosofo non si accosterà allo
Stato a meno che qualcosa non
intervenga”. Zenone dice: “il saggio
Alter otium ex proposito petit, alter ex parteciperà allo Stato a meno che
causa; causa autem illa late patet. Si qualcosa non glielo impedisca”. Il primo
res publica corruptior est quam adiuvari (Epicuro) ricerca il ritiro per principio, il
possit, si occupata est malis, non secondo (Zenone) in seguito ad una
nitetur sapiens in supervacuum nec se causa. Ma quella causa ha un vasto
nihil profuturus inpendet; campo di applicazione: se lo stato è
troppo corrotto per potervi portare aiuto;
si parum habebit auctoritatis aut virium se lo stato è occupata dai malvagi, il
nec illum erit admissura res publica, si saggio non si sforzerà invano né si
valetudo illum inpediet, quomodo spenderà se destinato a non giovare in
navem quassam non deduceret in nessun modo; se avrà poca
mare, quomodo nomen in militiam non autorevolezza o poche forze, e se lo
daret debilis, sic ad iter quod inhabile stato non sarà disponibile ad
sciet non accedet. accoglierlo, se la salute glielo impedirà,
come non metterebbe in mare una nave
rovinata, come un invalido non
Potest ergo et ille cui omnia adhuc in presterebbe servizio militare, così (il
integro sunt, antequam ullas experiatur saggio) non si presterà ad un viaggio
tempestates, in tuto subsistere et che riconosca come inaffrontabile.
protinus commendare se bonis artibus Dunque, anche colui per il quale tutte le
et inlibatum otium exigere, virtutium cose sono ancora solide (cioè, colui che
cultor, quae exerceri etiam quietissimis è giovane), prima di sperimentare
possunt. qualche tempesta, può fermarsi al
sicuro e subito dedicarsi alle buone arti
e praticare un otium completo, come
Hoc nempe ab homine exigitur, ut estimatore delle virtù, le quali possono
prosit hominibus, si fieri potest, multis, essere esercitate anche da coloro che
si minus, paucis, si minus, proximis, si sono nel perfetto ritiro. Certamente ad
minus, sibi. Nam cum se utilem ceteris un uomo si richiede questo, che sia di
efficit, commune agit negotium. aiuto agli altri uomini, se è possibile che
Quomodo qui se deteriorem facit non accada, a molti, altrimenti a pochi,
sibi tantummodo nocet sed etiam altrimenti ai più vicini, se non è possibile
omnibus eis quibus melior factus a se stesso. Quando un uomo si rende
prodesse potuisset, sic quisquis bene utile per gli altri, svolge un’attività
de se meretur hoc ipso aliis prodest pubblica. Come chi si rende peggiore
quod illis profuturum parat. non nuoce soltanto a se stesso ma
anche a tutti coloro a cui avrebbe potuto
giovare, se si fosse reso migliore, così,
chiunque merita bene di sé, per questa
stessa ragione giova agli altri, perché
prepara per loro ciò che li gioverà.
★ Causa autem illa late patet: lo Stoicismo individua una vasta lista di ragioni
per cui è legittimo ritirarsi dalla vita politica. Le eccezioni si dividono in due
tipologie: una serie di cause pertengono allo Stato, mentre una serie di cause
pertengono all’individuo. Seneca dispone le varie condizioni in un tetracolon,
cioè una serie di quattro elementi, qui accoppiati in due dicola (cioè in due
coppie):
★ Iconicità verbale:
★ Repubblica maior e repubblica minor:
★ Complectamur: congiuntivo esortativo;
★ Non ad omnis pertineat homines sed ad certos: correctio avversativa e legge
di Hammelrath (homines è anticipato nel primo elemento);
★ Quae non ad omnis pertineat [...]: pertineat è congiuntivo presente. Si tratta di
un congiuntivo caratterizzante (se la relativa ha come antecedente un
elemento generico, indefinito, allora richiede il congiuntivo caratterizzante);
★ Aut Atheniensium [...] aut Carthaginiensium aut alterius alicuius urbis: tricolon.
Atene e Cartagine sono città che, pur potenti, sono sempre caratterizzate da
ingiustizie (in particolare nei confronti dei filosofi) e discordie civili;
★ Quidam [...] quidam [...] quidam: l’anafora di quidam struttura un tricolon.
Alcuni riescono a servire entrambi gli Stati, sia la repubblica minor che la
repubblica maior; alcuni solo la repubblica minor; alcuni solo la repubblica
maior. Nota l’ordine chiastico in cui vengono nominate le due repubbliche
(quidam [...] utrique rei publicae dant operam, maiori minorique, quidam
tantum minori, quidam tantum maiori); Seneca contrappone il particolarismo
nazionale al cosmopolitismo, tipico della visione dello Stoicismo romano;
★ Huic maiori rei publicae: dopo aver distinto i due Stati, Seneca si focalizza
sulla Repubblica maior. Si può servire lo Stato persino nell’otium e
nell’inazione politica- otium come condizione necessaria per servire al meglio
lo Stato. Ut quaeramus introduce una serie di temi filosofici (etica, fisica,
metafisica- teologia → climax ascendente) da indagare nell’otium,
espressi a livello sintattico attraverso interrogative indirette. Seneca
contrappone tesi Stoiche ed Epicuree;
★ Etica → Quid sit virtus, una pluresne sint, natura an ars bonos viros faciat: i
primi tre punti da indagare pertengono alla sfera dell’etica (stoica). Secondo la
scuola stoica, l’uomo è giusto nel momento in cui adegua il suo
comportamento alla legge del logos universale. Ma: la virtù è innata o
acquisibile? La virtù è una oppure esistono molteplici virtù?
★ Deservire: il preverbio -de è perfettivizzante. Indica il completamento
dell’azione (tratto telico egressivo)- cioè, servire fino alla fine, completamente;
★ Eiusmodi: genitivo di qualità;
★ Unum sit hoc quod maria terrasque et mari ac terris inserta complectitur [...]
sparserit: i quesiti filosofici pertengono alla sfera della fisica. Bisogna indagare
se l’universo è uno solo, o se esistano molteplici universi. L’esistenza di un
numero infinito di universi nello spazio e nel tempo è prevista dall’Epicureismo
(an multa eiusmodi corpora deus sparserit): Seneca contrappone la visione
dell’universo Stoica a quella Epicurea, ma nella concezione Epicurea
introduce la presenza degli Dei- mentre secondo la filosofia Epicurea non c’è
nessuna forma di causalità divina dal momento che gli Dei non agiscono
sull’universo. L’obiettivo ultimo del dialogo è dimostrare che Stoicismo ed
Epicureismo hanno punti in comune- è possibile allontanarsi dalla vita politica,
così come prevede la filosofia Epicurea, senza tradire i precetti della filosofia
Stoica;
★ Continua sit omnis et plena materia ex qua cuncta gignuntur, an diducta et
solidis inane permixtum: per la filosofia Stoica, l’universo è fatto solo di
materia e il vuoto si trova al di fuori dell’Universo. Per la filosofia di Epicuro,
vuoto e materia sono gli elementi costitutivi dell’universo- in assenza di vuoto,
gli atomi non potrebbero aggregarsi e disgregarsi;
★ Qui sit deus sedens, opus suum spectet an tractet, utrumne extrinsecus illi
circumfusus sit an toti inditus: per la filosofia Epicurea, Dio è inattivo e non
agisce, e si limita a contemplare la propria opera. Per la filosofia Stoica, Dio è
immanente e costantemente agisce sull’universo trasformandolo;
★ Spectet / tractet: omoteleutici e isosillabici (vicinanza formale per potenziare
l’antitesi semantica). Frequentativi (azione iterativa) di speo e traho;
★ Sine teste: litote con valore enfatico;
★ Deo: dativo di vantaggio;
★ Ne tanta [...] teste sint: sostantiva volitiva;
5.1
Solemus dicere summum bonum esse Siamo soliti ripetere che il sommo bene
secundum naturam uiuere: natura nos consiste nel vivere secondo natura: la
ad utrumque genuit, et contemplationi natura ci ha generato per entrambi gli
rerum et actioni. Nunc id probemus scopi, per la contemplazione delle cose
quod prius diximus. Quid porro? hoc e per l’azione. Ora dimostriamo la prima
non erit probatum, si se unusquisque affermazione: ciò non sarà dimostrato
consuluerit quantam cupidinem habeat se ciascuno per sé si sarà chiesto
ignota noscendi, quam ad omnis quanto desiderio abbia di conoscere le
fabulas excitetur? Nauigant quidam et cose sconosciute, quanto sia stimolato
labores peregrinationis longissimae una da ogni racconto? Alcuni navigano e
mercede perpetiuntur cognoscendi sopportano fino in fondo le fatiche di un
aliquid abditum remotumque. Haec res viaggio estenuante per questo solo
ad spectacula populos contrahit, haec compenso, di conoscere qualcosa di
cogit praeclusa rimari, secretiora lontano e nascosto. Questa cosa
exquirere, antiquitates euoluere, mores richiama le folle agli spettacoli; questo
barbararum audire gentium. Curiosum desiderio costringe a scrutare ciò che ci
nobis natura ingenium dedit et artis sibi è vietato, a investigare ciò che è più
ac pulchritudinis suae conscia nascosto, a srotolare l’antichità, ad
spectatores nos tantis rerum spectaculis ascoltare i costumi delle genti straniere.
genuit, perditura fructum sui, si tam La natura ci ha dato un animo
magna, tam clara, tam subtiliter ducta, desideroso di conoscere e, consapevole
tam nitida et non uno genere formosa della sua abilità e della sua bellezza, ci
solitudini ostenderet. Ut scias illam ha generato come spettatori di un così
spectari voluisse, non tantum aspici, grande spettacolo del reale, lei che
vide quem nobis locum dederit: in sarebbe stata destinata a perdere il suo
media nos sui parte constituit et guadagno se avesse mostrato al
circumspectum omnium nobis dedit; deserto, cose così grandi, così
nec erexit tantummodo hominem, sed importanti, così accuratamente
etiam habilem contemplationis factura, elaborate, così nitide e belle non in un
ut ab ortu sidera in occasum labentia unico aspetto. Perché tu sappia che lei
prosequi posset et vultum suum ha voluto che la contemplassimo, non
circumferre cum toto, sublime fecit illi che le gettassimo un’occhiata,
caput et collo flexili inposuit; deinde considera quale luogo ci abbia
sena per diem, sena per noctem signa assegnato. Ci ha posizionato nella parte
producens nullam non partem sui centrale di sé, e ci ha dato ogni cosa da
explicuit ut per haec quae optulerat guardare tutto intorno. Non ha donato
oculis eius cupiditatem faceret etiam soltanto la postura eretta all’uomo, ma
ceterorum. anche per renderlo adatto alla
contemplazione in modo che potesse
seguire con lo sguardo il corso delle
stelle, dal sorgere al tramonto, perché
potesse volgere intorno il suo sguardo
assieme al tutto fece a lui un capo
sublime e lo collocò su un collo
flessibile. Poi, facendo apparire sei
segni attraverso il giorno e sei segni
attraverso la notte non ha non
dispiegato alcuna parte di sé, in modo
Nec enim omnia nec tanta visimus che attraverso quelle cose che gli aveva
quanta sunt, sed acies nostra aperit messo davanti agli occhi producesse il
sibi investigandi uiam et fundamenta suo desiderio anche delle altre cose.
vero iacit, ut inquisitio transeat ex Infatti, non vediamo tutte le cose né
apertis in obscura et aliquid ipso mundo tanto grandi quanto sono, ma si apre
inveniat antiquius: unde ista sidera una via per indagare e getta le
exierint; quis fuerit universi status, fondamenta per la verità, in modo che
antequam singula in partes l’indagine passi da ciò che è evidente
discederent; quae ratio mersa et verso ciò che è oscuro, e trovi qualcosa
confusa diduxerit; di più antico dell’universo stesso: da
dove siano venute fuori queste stelle;
quale fosse la condizione dell’universo
quis loca rebus adsignaverit, suapte prima che i singoli elementi si
natura gravia descenderint, dividessero in parti; quale principio
euolauerint levia, an praeter nisum razionale abbia separato le cose unite e
pondusque corporum altior aliqua vis mescolate; chi abbia assegnato un
legem singulis dixerit; an illud verum sit posto alle cose, se per la propria natura
quo maxime probatur homines diuini le cose pesanti siano scese e le cose
esse spiritus, partem ac ueluti scintillas leggere si siano sollevate, oppure se al
quasdam astrorum in terram desiluisse di là dell’urto e del peso una qualche
atque alieno loco haesisse. forza più elevata abbia stabilito una
legge per i singoli elementi; se sia vero
ciò con cui si dimostra nel modo più
evidente che gli uomini siano di spirito
Cogitatio nostra caeli munimenta divino, cioè che una parte e come se
perrumpit nec contenta est id quod una specie di scintille di stelle siano
ostenditur scire: 'illud' inquit 'scrutor precipitate sulla terra e si siano
quod ultra mundum iacet, utrumne conficcate in un luogo che non era loro
profunda uastitas sit an et hoc ipsum proprio. Il nostro pensiero spezza i
terminis suis cludatur; baluardi del cielo, e non è contento di
conoscere ciò che si mostra, dice:
[...] “indago ciò che sta al di là dell’Universo,
se sia una vastità sconfinata, oppure se
Ad haec quaerenda natus, aestima sia chiuso da limiti che gli sono propri.
quam non multum acceperit temporis,
etiam si illud totum sibi uindicat. Cui
licet nihil facilitate eripi, nihil Nato per indagare queste cose (pur
neglegentia patiatur excidere, licet essendo nato per), considera quanto
horas suas auarissime seruet et usque non molto tempo abbia ricevuto anche
in ultimum aetatis humanae terminum se lo rivendica tutto quanto per sé. E
procedat nec quicquam illi ex eo quod quand’anche non permettesse che nulla
natura constituit fortuna concutiat, da quello a quello venisse sottratto per
tamen homo ad inmortalium condiscendenza, e quand’anche non
cognitionem nimis mortalis est. sopportasse che nulla di questo tempo
si perdesse per trascuratezza, anche se
proteggesse con estrema avidità gli
istanti che gli appartengono, e
avanzasse fino all’ultimo confine della
vita umana e a lui la fortuna non scuota
via alcunché di ciò che la natura gli ha
concesso, tuttavia l’uomo è troppo
Ergo secundum naturam uiuo si totum mortale per la conoscenza di cose
me illi dedi, si illius admirator cultorque immortali;
sum. Natura autem utrumque facere
me uoluit, et agere et contemplationi Pertanto vivo secondo Natura se mi do
uacare: utrumque facio, quoniam ne tutto quanto a lei (se mi dedico
contemplatio quidem sine actione est. completamente a lei), se sono
ammiratore e contemplatore di lei. Infatti
la Natura mi ha voluto generare per
entrambe le cose, per agire e per avere
tempo da dedicare alla contemplazione.
Io faccio entrambe le cose, perché
neppure la contemplazione è senza
azione.
★ Seneca vuole dimostrare che actio e contemplatio sono due facce della
stessa medaglia. La contemplatio deve essere finalizzata all’actio; allo stesso
tempo, l’actio non può fare a meno della contemplatio. Actio e contemplatio
devono essere messi sullo stesso piano, contrariamente a quanto pensano gli
Stoici;
★ Nella prospettiva stoica, vivere secondo natura significa vivere secondo il
logos (Dio = natura = logos);
★ Et contemplationi rerum et actioni: dativi di fine. Omoteleuto (parole
formalmente vicine ma semanticamente opposte);
★ Probemus: congiuntivo esortativo;
★ Si se unusquisque consuluerit: protasi periodo ipotetico I tipo;
★ Quantam cupidinem habeat [...], quam [...] excitetur: interrogative indirette
(sostantive oggettive);
★ Ignota noscendi: figura etimologica (verbi corradicali da nosco);
★ Perpetiuntur: preverbio con valore perfettivizzante (cioè, sopportazione
portata allo stremo);
★ Una mercede: ablativo di prezzo;
★ Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit: anafora di haec. Prima,
la reazione propria della folla; poi, la reazione che deve essere propria del
sapiens: il secondo elemento è sviluppato in un tetracolon di infinitive
dipendenti da cogit (praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates
euoluere, mores barbararum audire gentium);
★ La Natura ci ha generato con un animo desideroso di conoscere: vuole
generare cioè un’umanità che sia in grado di contemplare la sua Bellezza e
perfezione. La Natura è dotata di ars: crea Bellezza;
★ Ingenium [...] genuit: figura etimologica;
★ Spectatores [...] spectaculis: figura etimologica;
★ Perditura: participio futuro (valore modale di predestinazione) con valore
attributivo (lei che sarebbe stata destinata a …);
★ Si [...] ostenderet: protasi periodo ipotetico dell’irrealtà (la Natura ha
effettivamente generato l’uomo per essere contemplata);
★ Magna / clara / ducta / nitida: neutri plurali che concretizzano l’astratto;
★ Spectari [...] aspici: figura etimologica (specio). Spectari è il frequentativo di
specio;
★ In media nos sui parte constituit: la prova che la Natura ha generato l’uomo
per essere contemplata, si trova nella posizione dell’uomo stesso, al centro
dell’Universo- dal centro, l’uomo può contemplare tutto intorno a sé;
★ In media nos sui parte constituit: iconicità verbale. Il pronome nos è collocato
al centro del nesso in media sui parte;
★ Nec erexit tantummodo hominem: principale;
★ Sed etiam sublime fecit illi caput: principale;
★ Et collo flexili inposuit: coordinata alla principale;
★ Habilem contemplationis factura: per renderlo adatto alla contemplazione. Il
participio futuro congiunto esprime una finale implicita;
★ Ut [...] posset: finale;
★ Labentia sidera: le stelle, metonimicamente, indicano l’intero universo;
labentia è participio presente con funzione attributiva- o predicativa;
★ La Natura è talmente consapevole della necessità di generare l’uomo per la
contemplazione, non solo gli ha donato la postura eretta, ma ha collocato il
capo su un collo capace di torcersi per poter osservare tutto l’universo
intorno- così come dona alle stelle un movimento circolare;
★ Per diem: complemento di tempo continuato;
★ Sena per diem, sena per noctem: l’ordo verborum sottolinea la regolarità della
Natura;
★ Ut per haec [...] faceret etiam ceterorum: finale. Per haec ha valore
strumentale;
★ Quae optulerat oculis eius cupiditatem: relativa;
★ Visimus: da visso, verbo desiderativo (lett. voglio vedere, quindi fare visita);
★ Ex apertis: complemento di moto da luogo;
★ In obscura: complemento di moto a luogo;
★ Ipso mundo: secondo termine di paragone;
★ Unde [...] quis [...] quae [...] quis: serie di interrogative indirette;
★ Antequam singula in partes discederent: temporale;
★ Secondo la fisica Epicurea, tutto viene casualmente prodotto dallo scontro tra
gli atomi- di conseguenza, la realtà è frutto del Caso; gli Stoici credono invece
nel principio ordinatore del logos (altior aliqua vis);
★ Gravia descenderint, euolauerint levia: struttura chiastica. Gravia / levia +
descenderint / evolaverint sono omoteleuti;
★ Homines diuini esse spiritus: immagine che elementi divini siano precipitati
sulla terra e si siano conficcati nell’uomo, che contiene l’elemento divino
dell’anima. Nella prospettiva stoica, il logos divino, principio ordinatore
dell’universo, sovrintende l’anima dell’uomo. Obiettivo ultimo della ricerca
filosofica è la dimostrazione che l’uomo abbia un’anima razionale, divina;
★ Quo maxime probatur: relativa. antecedente di quo è illud. Anche se ci sono
le condizioni per attrazione modale, l’indicativo sottolinea l’oggettività
dell’affermazione;
★ Homines diuini esse spiritus: infinitiva oggettiva;
★ Partem ac ueluti scintillas quasdam astrorum in terram desiluisse atque
alieno loco haesisse: infinitive epesegetiche rispetto a illud;
★ Cogitatio nostra caeli munimenta perrumpit: rielaborazione di due espressioni
utilizzate da Lucrezio nel primo elogio di Epicuro nel De rerum Naturae;
★ Stoicismo ed Epicureismo non sono in contraddizione rispetto alla necessità
dell’otium finalizzato alla contemplazione;
★ Natus: participio congiunto con valore concessivo;
★ Etiam si illud totum sibi vindicat: concessiva soggettiva con valore
condizionale;
★ Ad haec quaerenda natus: anche se l’uomo riesce ad essere padrone del suo
tempo, comunque il tempo che gli è concesso è poco per svolgere il compito
che gli viene affidato. Il tempo ricevuto è poco nel momento in cui il compito
dell’uomo è filosofico, metafisico e teologico: si tratta di un compito che un
uomo non può esaurire nel corso della sua breve esistenza, ma deve essere
affidato a diverse generazioni. L’oggetto di indagine non è il sé ma il logos e
l’universo nella sua complessità;
★ Nel De brevitate vitae, Seneca sottolinea che il tempo che ci è concesso non
è breve, ma siamo noi che lo utilizziamo in maniera inefficace;
★ Cui licet: cui è nesso relativo (l’antecedente del pronome relativo è collocato
nella proposizione che precede);
★ Cui licet nihil facilitate eripi, nihil neglegentia patiatur excidere: 2 proposizioni
concessive con verbo in comune (patiatur), disposte in coppia. Opposizione
tra facilitate (eccessiva accondiscendenza) e neglegentia (trascuratezza),
entrambi ablativi di causa. Eripi = ex + rapio (il tempo ci viene sottratto a
causa di un’eccessiva disponibilità nei confronti dell’altro); excidere = ex +
cado (perdita di tempo di cui non siamo consapevoli per distrazione);
★ Licet horas suas auarissime seruet et usque in ultimum aetatis humanae
terminum procedat nec quicquam illi ex eo quod natura constituit fortuna
concutiat: 3 proposizioni concessive disposte in un tricolon. I tre cola sono
disposti in ordine crescente, e formano una climax (tre azioni su cui via via
l’individuo esercita sempre meno controllo) Contrapposizione tra fortuna e
natura, termini isosillabici; constituit / concutiat in paronomasia (constituit =
mettere assieme (la Natura costruisce); concutio = disfare (la Sorte, se
avversa, distrugge);
★ Homo ad inmortalium cognitionem nimis mortalis est: l’uomo ha a
disposizione un tempo finito per indagare cose infinite. Quindi, c’è
un’incommensurabilità ontologica tra il soggetto e l’oggetto dell’indagine
filosofica (segnalata dalla figura etimologica tra inmortalium e mortalis). Anche
nel caso di un individuo che non abbia sprecato alcun istante della propria
vita, e a cui la Sorte non abbia sottratto tempo, comunque il tempo a sua
disposizione sarebbe stato insufficiente per indagare l’Universo;
★ Ergo secundum naturam uiuo si totum me illi dedi: struttura ad anello:
recupera l’espressione iniziale del ragionamento “solemus dicere summum
bonum esse secundum naturam uiuere”. In conclusione, Seneca non solo
riprende l’espressione “vivere secondo Natura”, ma anche la coppia
contemplazione / azione:
★ Nota il parallelismo tra utrumque facere me voluit e utrumque facio;
★ Contemplatio e actione rimanda ad agere e contemplationi;
★ Admiror (admirator): contemplazione statica;
★ Color (cultur): conoscenza come interazione con il divino. Non è sufficiente
ammirare estaticamente la perfezione della Natura;
★ Seneca vive secondo Natura se si dedica interamente ad essa e se l’ammira
e la contempla;
Quo pertinet haec dicere? ut appareat A che serve dire questo? Affinché sia
contemplationem placere omnibus; alii evidente che la contemplazione sia
petunt illam, nobis haec statio, non ammessa da tutti; alcuni vanno dritti in
portus est. cerca di quella (Epicurei), per noi invece
(Stoici) questa è una sosta e non un
porto.
Adice nunc huc quod e lege Chrysippi
uiuere otioso licet: non dico ut otium Ora aggiungi questo, che secondo la
patiatur, sed ut eligat. Negant nostri legge di Crisippo è lecito vivere ritirati:
sapientem ad quamlibet rem publicam non intendo che uno lo subisca, ma che
accessurum; quid autem interest lo scelga. I nostri (gli Stoici) affermano
quomodo sapiens ad otium ueniat, che il sapiente non si dedicherà a
utrum quia res publica illi deest an quia qualsiasi Stato, ma cosa importa nel
ipse rei publicae, si omnibus defutura modo in cui il saggio giunga alla vita
res publica est? Semper autem deerit ritirata, se perché la Repubblica viene
fastidiose quaerentibus. meno a lui oppure perché lui viene
meno allo Stato, dal momento che lo
Stato è destinato a venir meno a tutti?
Lo Stato infatti sempre verrà meno a
Interrogo ad quam rem publicam coloro che ricercano con attenzione.
sapiens sit accessurus. Ad
Atheniensium, in qua Socrates Mi chiedo a quale Stato il sapiens si
damnatur, Aristoteles ne damnetur possa dedicare. Allo Stato degli
fugit? in qua opprimit inuidia uirtutes? Ateniese, nel quale Socrate viene
Negabis mihi accessurum ad hanc rem condannato, e Aristotele fugge per non
publicam sapientem. Ad essere condannato? Lo Stato nel quale
Carthaginiensium ergo rem publicam l’invidia schiaccia la virtù? Mi dirai che il
sapiens accedet, in qua adsidua seditio saggio non è destinato a partecipare a
et optimo cuique infesta libertas est, nessuno Stato. Dunque, il saggio si
summa aequi ac boni uilitas, aduersus rivolgerà allo Stato dei Cartaginesi, in
hostes inhumana crudelitas, etiam cui c’è una rivolta continua, e la libertà è
aduersus suos hostilis? Et hanc fugiet. dannosa a ciascun uomo eccellente, in
cui c’è un disprezzo totale del giusto e
del bene, in cui c’è una crudeltà
disumana nei confronti dei nemici,
crudeltà ostile anche contro i propri? Il
Si percensere singulas uoluero, nullam sapiens fuggirà anche da qui.
inueniam quae sapientem aut quam
sapiens pati possit. Quodsi non Se vorrò passare in rassegna i singoli
inuenitur illa res publica quam nobis Stati, non ne troverò nessuna che possa
fingimus, incipit omnibus esse otium sopportare il saggio, o che il saggio
necessarium, quia quod unum praeferri possa sopportare. E se non si trova
poterat otio nusquam est. Si quis dicit quello Stato che ci siamo creati per noi,
optimum esse nauigare, deinde negat l’otium inizia ad essere necessario per
nauigandum in eo mari in quo naufragia tutti quanti, poiché da nessuna parte c’è
fieri soleant et frequenter subitae la sola cosa che può essere preferita
tempestates sint quae rectorem in all’otium. Se qualcuno afferma che
contrarium rapiant, puto hic me uetat navigare è la cosa migliore, ma poi dice
nauem soluere, quamquam laudet che non si può navigare in quel mare in
nauigationem. cui sono soliti verificarsi naufragi e ci
sono spesso tempeste improvvise che
trascinano il timoniere su una rotta
opposta, io credo che costui mi vieti di
sciogliere la nave (di salpare), sebbene
lodi la navigazione.
★ La conclusione alla quale giunge Seneca è che l’otium sia una necessità per
tutti. Quindi, è necessario ritirarsi dalla vita pubblica e politica. L’obiettivo del
dialogo è di giustificare la scelta di Seneca di abbandonare la corte di Nerone
(Seneca fallisce nel ruolo di guida di Nerone), scelta contraria al proprio credo
filosofico. Non si invererà mai uno Stato compatibile con i filosofi;