Gruppo 8: Davide Tucci, Nicolò Bettini, Vittorio Panizio
Presentazione Canto XVII del Paradiso:
Riassunto Canto XVI:
Nel canto XVI del Paradiso, Dante e Beatrice si trovano nel cielo di Marte, il quinto
dei nove cieli del Paradiso, luogo riservato agli spiriti militanti per la fede, simbolo
del coraggio e della dedizione alla causa divina. In questo cielo, caratterizzato da una
luce ardente che forma una croce luminosa, Dante incontra il suo antenato
Cacciaguida, figura centrale di questo canto. Il dialogo tra i due è denso di significato
personale e universale, poiché intreccia i ricordi della Firenze antica, la riflessione
sulla decadenza morale della contemporaneità e la preparazione di Dante alla
missione profetica che lo attende.
Cacciaguida, con tono solenne e nostalgico, descrive una Firenze del passato che
viveva nella semplicità e nell’onore, dove le famiglie nobili erano unite e le virtù
morali rappresentavano il vero fondamento della grandezza. Contrapponendola alla
Firenze corrotta del presente, egli denuncia il degrado dovuto all'avidità, alla
superbia e alla mancanza di valori autentici, elementi che hanno trasformato la città
in un luogo di discordia e disonore.
Nella scena conclusiva del canto, Cacciaguida affronta il tema della nobiltà,
riflettendo sulla sua natura effimera e sulla caducità delle glorie terrene. La vera
grandezza, spiega, non risiede nel lignaggio o nella ricchezza, ma nelle virtù e nelle
azioni giuste. Questo richiamo alla moralità autentica prepara Dante a comprendere
il significato del suo percorso spirituale e a superare le tentazioni del mondo
materiale.
In questo momento culminante, emerge con forza il tema centrale che sarà
sviluppato nel canto successivo: la missione profetica di Dante. Cacciaguida accenna
alle prove che il poeta dovrà affrontare, anticipando la rivelazione più dettagliata del
suo destino, che comprende l’esilio e le difficoltà che lo accompagneranno. Questi
elementi introducono una riflessione sulla responsabilità del poeta come portavoce
della verità, anticipando il ruolo che Dante stesso accetterà con coraggio e con
consapevolezza nel canto XVII.
Introduzione del canto XVII:
Dante e Beatrice si trovano ancora nel cielo di Marte, il quinto dei nove cieli del
Paradiso, dedicato agli spiriti militanti per la fede. Qui la luce ardente dei beati
simboleggia il coraggio e la dedizione alla causa divina. Il dialogo con Cacciaguida
continua, approfondendo il tema del destino e della missione profetica di Dante. Il
poeta, incerto e turbato, viene rassicurato dal suo antenato, che gli rivela il
significato delle prove che lo attendono e lo esorta ad affrontarle con fermezza.
Attraverso questo dialogo intimo, Dante consolida la consapevolezza del suo ruolo
profetico e del sacrificio necessario per portare a compimento la sua opera, rendendo
il canto uno dei più densi di significato autobiografico e filosofico.
Distinzione delle sezioni del canto:
Nel canto XVII del Paradiso di Dante, emerge un dialogo profondamente
significativo tra il poeta e il suo avo Cacciaguida. Il canto è strutturato in sezioni ben
distinte, ognuna delle quali sviluppa un tema centrale legato alla riflessione sul
destino e sulla missione di Dante.
➢1-30: Dante chiede all'avo notizie sulla sua vita futura
➢31-45: Cacciaguida introduce la propria profezia
➢46-69: Profezia dell'esilio. Affanni dell'esilio
➢70-99: Alcuni conforti nelle tristi vicende future
➢100-120: Dubbio di Dante
➢121-142: La missione del poeta
Dante Paradiso canto XVII vv 1-45:
All’inizio di questo diciassettesimo canto troviamo Dante che, affiancato da Beatrice,
è in colloquio con Cacciaguida, il suo trisavolo.
Riguardo questo personaggio, come è stato già detto nella presentazione precedente,
le informazioni scarseggiano: si sa che nacque a Firenze nel 1090 circa e morì in
occasione della seconda crociata a Gerusalemme circa nel 1148, ciò che agli occhi di
Dante gli valse il Paradiso . Altri sporadici dettagli autobiografici si possono trovare
nel canto XV, quando l’antenato racconta la propria vita.
Versi 1-30: Dante chiede all’avo notizie sulla sua vita futura
Dante, reduce dall’ascoltare il lungo discorso del trisavolo sul destino di Firenze
durante il canto XVI, è assalito dal bisogno di conoscere anche il proprio, pur non
avendo il coraggio di domandarglielo. - Egli è nei primi versi accostato alla figura
mitologica di Fetonte, che, desideroso di accertarsi che Apollo fosse suo padre, lo
chiede alla madre Climene.- Beatrice, intuendo tutto ciò, esorta Dante a quindi
esternare i propri sentimenti. Al che egli, preso coraggio, esprime la propria
richiesta: con tono solenne dice:
mentre ch’io era a Virgilio congiunto in compagnia di Virgilio
su per lo monte che l’anime cura sul monte del Purgatorio
e discendendo nel mondo defunto, 21 e scendendo all'Inferno,
dette mi fuor di mia vita futura riguardo al mio futuro
parole gravi, avvegna ch’io mi senta mi sono state dette cose terribili ,
ben tetragono ai colpi di ventura; 24 nonostante io mi senta
preparato agli scherzi della sorte; 24
Qui si allude chiaramente a tutte le vaghe predizioni pronunciate da diversi
personaggi sia nell’Inferno che nel Purgatorio circa il futuro esilio del poeta:
Farinata degli Uberti, ghibellino avverso politicamente a Dante e famiglia (canto X
dell’Inferno): 6 cerchio, girone eretici
«S’elli han quell’arte», disse, «male appresa, Se i ghibellini non
seppero tornare a Firenze quando cacciati
ciò mi tormenta più che questo letto. 78 ciò mi tormenta più di essere .
. all’Inferno. 78
Ma non cinquanta volte fia raccesa Ma non ci saranno cinquanta
la faccia de la donna che qui regge, lune piene (meno di quattro anni),
che tu saprai quanto quell’arte pesa. 81prima che tu saprai quanto ciò possa essere doloroso.
Brunetto Latini, maestro amato e rispettato da dante (canto XV dell’Inferno): 7
cerchio, girone dei sodomiti (atti contro natura)
La tua fortuna tanto onor ti serba, Sei destinato a tale onore
che l’una parte e l’altra avranno fame che sia guelfi bianchi che neri ti odieranno,
di te; ma lungi fia dal becco l’erba. 72 Ma tu sarai lontano dalle loro grinfie
(l’erba sarà lontana dalla bocca) 72
Oderisi da Gubbio, miniatore conoscente di Dante (canto XI Purgatorio): 1 cornice, de
si condusse a tremar per ogne vena. 138 si espose a grande vergogna. 138
Più non dirò, e scuro so che parlo; Non dirò altro, e so di parlare
. per enigmi;
ma poco tempo andrà, che ‘ tuoi vicini Ma di qui a poco, anche i tuoi .
. concittadini
faranno sì che tu potrai chiosarlo. ti faranno provare ciò.
Nei confronti di tutte queste previsioni, Dante si dice tetragono: ciò fa riferimento a
una espressione medievale per cui paragonarsi al cubo (solido avente quattro lati per
faccia che si credeva essere tra tutti il più stabile e resistente) significava credersi
forti e compatti
Ciò ci dice molto su come il poeta abbia intenzione di affrontare l’eventuale esilio: a
testa alta, senza doversi rimproverarsi nulla, vista la sua integerrima condotta di vita
fatta di impegno civile e rettitudine morale.
Poi continua:
per che la voglia mia saria contenta per cui desidererei
d’intender qual fortuna mi s’appressa; conoscere il destino che mi aspetta;
ché saetta previsa vien più lenta». 27 come una freccia che è prevista .
. appare meno pericolosa. 27
Infine Dante palesa la sua richiesta a Cacciaguida, aggiungendo un espressione
conosciuta al suo tempo tratta dalle Favole di Esopo per cui prevedendo per tempo
qualcosa, essa sarà meno impattante.
Versi 31-45: Cacciaguida introduce la propria profezia accennando alla
prescienza divina
In seguito Cacciaguida, prima di rispondere direttamente alla domanda e predir
chiaramente e l’esilio a Dante, introduce il proprio discorso dicendo che tutte le
contingenze (ossia tutte le possibilità che possono o meno avverarsi nel futuro)
riguardo i fatti terreni, sono ben chiare nella prescienza divina. Ciononostante,
questo non significa che tutte accadranno necessariamente: come chi osserva la nave
scendere per il torrente non ne cambia la rotta, Dio concede agli uomini (dotati di
libero arbitrio) di plasmare il futuro con le loro azioni, pur sapendo già quali esse
saranno.
è un passo importante, perché chiarisce il ruolo che secondo Dante ha il libero
arbitrio umano nello svolgimento della storia, oltre al rapporto che esso ha con la
Provvidenza Divina.
«La contingenza, che fuor del quaderno Le cose contingenti che non vanno aldilà
de la vostra matera non si stende, dei fatti terreni,
tutta è dipinta nel cospetto etterno: 39 sono chiare nella mente di Dio: 39
necessità però quindi non prende però non si avvereranno necessariamente
se non come dal viso in che si specchia in quanto cose conosciute da colui che .
. guarda solo
nave che per torrente giù discende. 42 la nave scendere per il torrente. 42
Dante Paradiso canto XVII vv 46-99:
La parte centrale del Canto XVII del Paradiso, dai versi 46 a 99, rappresenta un
momento cruciale della profezia di Cacciaguida, che annuncia a Dante il suo destino
di esiliato, descrivendo non solo le difficoltà materiali e morali del futuro, ma anche
alcune figure chiave che lo aiuteranno o lo ostacoleranno.
Versi 46-51: L’esilio inevitabile
Qual si partio Ipolito d’Atene
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.
Questo si vuole e questo già si cerca,
e tosto verrà fatto a chi ciò pensa
là dove Cristo tutto dì si merca.
Dante sarà costretto a lasciare Firenze, proprio come Ippolito fu esiliato da Atene a
causa delle calunnie della sua matrigna, Fedra. Questo destino è già deciso e
pianificato da chi trama contro di lui, e presto verrà attuato proprio nella città in cui
si commercia continuamente con Cristo, cioè a Firenze, dove la religione è
ipocritamente usata per fini materiali.
Analisi:
● Paragone con Ippolito: Il mito di Ippolito, calunniato e punito
ingiustamente, sottolinea la tragicità e l’ingiustizia dell’esilio di Dante. Come
Ippolito, Dante è vittima di accuse false e di inganni.
● Critica alla mercificazione della fede: Firenze è descritta come una città
corrotta, dove la religione è mercanteggiata ("Cristo tutto dì si merca"), un
riferimento all’avidità e alla decadenza morale della città.
● Tono profetico: L’esilio di Dante è presentato come un evento ineluttabile,
deciso dalla Provvidenza ma eseguito dagli uomini corrotti. Nel 1300 in effetti
Bonifacio VIII preparava accordi segreti con i Donati per rovesciare il governo
Bianco.
La cacciata di Dante da Firenze è paragonata ai versi 46-47 alla cacciata di Ippolito
da Atene per causa della matrigna (noverca). Ovidio racconta che Ippolito, rifiutando
le indegne proposte della matrigna Fedra, fu ingiustamente accusato da lei di fronte
a Teseo, suo padre, che lo cacciò credendo alla moglie (Met. XV, 493 ss.). Dante
sottolinea l'innocenza dell'esiliato; la parola noverca, <<matrigna», generalmente
riferita a Firenze, sembra un'indiretta accusa alla città. Certo il motivo della
malvagità di Firenze, madre indegna, appare anche nell'iscrizione trecentesca che si
legge sul sepolcro del poeta. Dante sottolineava la propria innocenza intestando
spesso le sue lettere con l'espressione exul immeritus («esule immeritevole»)
accanto al proprio nome.
Versi 52-57: Il dolore dell’esilio
La colpa seguirà la parte offensa
in grido, come suol; ma la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.
Tu lascerai ogne cosa diletta
più caramente; e questo è quello strale
che l’arco de lo essilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ’l salir per l’altrui scale.
Come spesso accade, la parte offesa sarà considerata colpevole dalla gente. Tuttavia,
la punizione divina testimonierà la verità contro coloro che avranno commesso il
torto. Dante dovrà abbandonare tutto ciò che ama di più, e questo sarà il primo e più
doloroso colpo del suo esilio. Egli sperimenterà il sapore amaro del pane altrui e
l’umiliazione del dipendere dagli altri, dovendo affrontare la difficoltà di vivere come
ospite nelle case degli altri.
Analisi:
● La parte offesa come colpevole: Dante denuncia l’ipocrisia della società, in
cui le vittime spesso sono accusate di essere colpevoli.
● Il dolore del distacco: La perdita delle cose amate rappresenta la ferita più
profonda dell’esilio. Il verbo "saetta" richiama l’immagine di un colpo
improvviso e violento.
● Il sapore del pane altrui: L’immagine del pane salato richiama l’amarezza
del vivere lontano dalla propria patria, dipendendo dalla generosità altrui.
● Durezza del cammino: "Lo scendere e ’l salir per l’altrui scale" rappresenta
sia l’umiliazione psicologica sia la difficoltà fisica di adattarsi a una vita di
dipendenza.
Versi 34-45: La compagnia ingrata e il conforto nel futuro
Il peso maggiore per Dante sarà la compagnia di persone indegne e corrotte, che lo
trascineranno nel dolore e nell’umiliazione. Questa gente, ingrata e folle, si rivolterà
contro di lui. Tuttavia, saranno loro a essere colpiti dalla punizione divina (rossa la
tempia, simbolo di vergogna o violenza subita). La loro stessa malvagità porterà alla
rovina, e Dante sarà orgoglioso di essersi distaccato da loro.
Versi 70-75: Il rifugio e la figura del “gran Lombardo”
Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che ’n su la scala porta il santo uccello;
ch’in te avrà sì benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri è più tardo.
Dante troverà rifugio presso la corte di un “gran Lombardo”, un uomo nobile e
generoso che porta l’aquila imperiale sullo stemma (un simbolo dell’Impero). Questo
uomo, grazie alla sua cortesia, anticiperà ogni richiesta di Dante, offrendo aiuto
prima ancora che venga richiesto.
Analisi:
● Il gran Lombardo: Si tratta probabilmente di Bartolomeo della Scala,
signore di Verona, che accolse Dante durante il suo esilio. È descritto come un
esempio di nobiltà e generosità.
● Simbolismo dell’aquila imperiale: L’aquila richiama il sostegno
dell’Impero, in contrasto con la corruzione guelfa di Firenze.
● Cortesia e benevolenza: La figura del gran Lombardo rappresenta l’opposto
della malvagità e della durezza dei Fiorentini, offrendo a Dante speranza e
conforto.
Ai versi 70-71 Cacciaguida dice a Dante che primo refugio e ostello per il suo esilio sarà la
cortesia del gran Lombardo, ossia la generosità, la liberalità degli Scaligeri, signori di
Verona. I critici hanno discusso molto sul gran Lombardo. Errata di certo la notizia di
Boccaccio, che lo identifica con Alberto della Scala, morto prima dell'esilio del poeta (1301).
L'ipotesi più accreditata sembra quella del primogenito di Alberto, Bartolomeo, signore della
città dal 1301 al 1304: nel 1303, o all'inizio del 1304, Dante si staccò dai compagni di parte e
trovò asilo presso di lui.
Temi principali
1. L’esilio come prova morale: Dante accetta l’esilio come parte del suo
percorso spirituale e missione divina.
2. Il dolore del distacco: La perdita della patria, delle amicizie e delle
sicurezze materiali è presentata come una ferita profonda.
3. La giustizia divina: Dante è rassicurato sul fatto che i suoi nemici
riceveranno il castigo appropriato.
4. Il valore dell’indipendenza morale: La scelta di non legarsi a
compagnie corrotte è un atto di integrità che rafforza la figura di Dante
come uomo e poeta.
5. La speranza nel sostegno umano: L’immagine del gran Lombardo offre
un contrappeso positivo alle difficoltà dell’esilio.
Questa sezione del canto unisce una visione dolorosa del futuro a una forte fiducia
nella giustizia divina e nella dignità personale. L’esperienza dell’esilio diventa così
non solo una sofferenza, ma un’occasione di crescita morale e spirituale.
CONCLUSIONI SUI VERSI 46-99
Questi versi rappresentano il cuore del messaggio del Canto XVII. Dante, attraverso
le parole di Cacciaguida, affronta il tema del dolore personale e lo inserisce in una
dimensione universale. L’esilio non è solo una punizione, ma una prova necessaria
per il compimento della missione divina di Dante come poeta e testimone della
verità. La sofferenza, qui descritta con immagini potenti e simboliche, si intreccia
con l’elogio della virtù e della speranza in una giustizia superiore.
Dante Paradiso canto XVII vv 100-142
Dopo le parole profetiche di Cacciaguida, Dante sente il bisogno di essere consigliato
poiché conoscendo il destino che lo attende forse non gli converrà raccontare ciò che
ha visto nei tre regni, arrecando così fastidio a molti proprio quando avrà bisogno di
protezione. Inoltre la sua opera rischia di perdere fama e non potrebbe durare nel
tempo. Questa terzina riassume simbolicamente il percorso spirituale e letterario del
poeta:
Giù per lo mondo sanza fine amaro, Giù per l’Inferno, il regno in cui il dolore non conosce
e per lo monte del cui bel cacume fine, e per il monte dalla cui bella cima verso
li occhi de la mia donna mi levaro, il Paradiso mi sollevarono gli occhi della mia donna,
114 114
"Giù per lo mondo sanza fine amaro" si riferisce alla discesa nell'Inferno,
simbolo della conoscenza del peccato e della miseria umana.
"Per lo monte del cui bel cacume" richiama il Purgatorio, il luogo della purificazione e
speranza di redenzione. "Li occhi de la mia donna mi levaro" si riferisce a Beatrice, fig
guida e simbolo della Grazia divina, che ha condotto Dante verso la contemplazione d
Paradiso e la conoscenza di Dio.
Centralità tematica e simbolica:
Questa terzina incarna il viaggio dell'anima umana verso la salvezza, attraversando
sofferenza, pentimento e illuminazione. È un momento in cui Dante mostra la comple
del suo percorso, unendo l'esperienza terrena e ultraterrena.
Legame con il contesto del canto:
Nel contesto del canto, Dante esprime timore per il destino che lo attende al ritorno su
terra e per la responsabilità di divulgare la verità appresa nel suo viaggio. Questa terzi
rafforza la consapevolezza del compito che si è assunto, ricordando il cammino
straordinario che lo ha preparato per affrontarlo.
Valore universale:
Questo passaggio trascende il contesto personale di Dante per rappresentare il cammi
universale di ogni individuo: affrontare le difficoltà, purificarsi e cercare una guida
spirituale per elevarsi.
Successivamente, al dubbio di Dante, l’anima di Cacciaguida, fattasi più splendente,
risponde: è vero che le parole di Dante saranno amare per chi si è macchiato di
colpa, ma egli deve ugualmente riferire quanto ha visto, perché ciò servirà al
ravvedimento degli uomini. Il suo canto colpirà proprio i più grandi e potenti, ma è
per questo che gli sono stati mostrati personaggi famosi, perché chi ascolta si
convince solo se gli si offrono esempi illustri.
Qui Cacciaguida esorta Dante a non nascondere nulla della sua visione, a rivelare con
coraggio la verità senza timore delle reazioni altrui.
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, Ma nondimeno, allontanata qualsiasi menzogna,
tutta tua visïon fa manifesta; rivela tutto ciò che hai visto;
e lascia pur grattar dov’ è la rogna. e lascia lamentare chi ha ragione di dolersene.
129 129
Ché se la voce tua sarà molesta Poiché se le tue parole saranno spiacevoli
nel primo gusto, vital nodrimento al primo assaggio, forniranno poi nutrimento vitale,
lascerà poi, quando sarà digesta. quando saranno digerite
132 132
Missione profetica di Dante:
Dante è chiamato a liberare il suo messaggio da ogni ombra di menzogna o comprome
poiché la sua missione divina è quella di illuminare le coscienze, anche a costo di risul
scomodo. È un invito a perseguire la giustizia e la verità senza farsi influenzare dal
giudizio umano.
Il compito di Dante non è solo personale, ma ha un impatto collettivo: la verità può es
dolorosa, ma è necessaria per guarire i mali della società. Questa prospettiva rende il
poeta una figura quasi sacrale, un messaggero di Dio. La frase "lascia pur grattar dov’
rogna" è particolarmente incisiva, indicando che le critiche di disagio derivanti dalle s
parole colpiranno chi ha qualcosa da rimproverarsi, ma ciò non deve fermare Dante d
toccare i punti dolenti della società e dell'animo umano.
Queste terzine sono cruciali perché racchiudono il senso della vocazione poetica e
profetica di Dante, ponendo in rilievo il sacrificio personale necessario per compiere
un'opera di valore eterno. Essi rappresentano il cuore della lezione morale e spirituale
Dante riceve da Cacciaguida.
Conclusione:
Tematiche Principali
- Il Rapporto tra arbitrio umano e Provvidenza divina:
Come già approfondito nella I parte del canto, Cacciaguida chiarisce la relazione tra
arbitrio umano e Provvidenza di Dio: siamo infatti noi a plasmare tramite le nostre
azioni e scelte, il nostro destino, il quale è tuttavia già previsto da Dio
- La Missione Poetica e la Verità:
Nel canto XVII si rivela inoltre la profonda importanza del compito che ha Dante con
la propria poesia, come è stato già detto nella III parte: raccontare con assoluta
sincerità tutto ciò di cui ha fatto esperienza in quel viaggio che è la Divina
Commedia, per ambire ad un ideale di verità e integrità morale, nonostante le
difficoltà.