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Pp 152-153. Descrizione dell’aver cura e le sue varie determinazioni.
Mid p 153 to p 154. Descrizione totale del prendersi cura e la
caratterizzazione delle sue due possibilità, poli opposti ma complementari
nella quotidianità.
Pp 158. Descrizione della dittatura nella sua totalità e nelle sue
conseguenze.
Pp 159. Descrizione totale della dittatura e della pubblicità. La pubblicità
non è altro che lo spazio pubblico ed è caratterizzata da una
medietà( concepibile anche come mediocrità) e da un costante
livellamento. La pubblicità dovrebbe essere la faccia della trasparenza
invece essa oscura tutto e spaccia le informazioni come note e scontate.
End p 159 to 160. Approfondimento del Si e della sua dittatura. Sopratutto
del rapporto dell’essere con tutto questo.
Sorge - Cura, caratterizza sia il rapporto con gli altri esserci sia con gli enti
intramondani. Può essere anche intesa come preoccupazione.
Besorgen - Procurarsi/procacciarsi, utile per indicare il prendersi cura. É il
verbo che utilizza per descrivere i rapporti con gli enti intramondani.
Fusorge - Prendersi cura per. È il verbo che utilizza per descrivere il
rapporto con gli altri esserci.
Man - Si, utilizzato in modo impersonale.
P 26-27(
Il soggetto non può essere considerato il Prius della filosofia ma esso è il
mondo, il mondo condiviso. Il mondo in cui l’esserci si distingue poiché
esso ci è sempre immerso.
La solitudine è una determinazione del con-esserci. Essa è resa possibile
nella forma dell’indifferenza e della estraneità ma non determina la
scomparsa degli altri esserci.
L’essere comprende se stesso comprendendo gli altri, in quanto egli è
imprescindibile dagli altri essere.
L’essere che è sempre con gli altri rischia di perdere se stesso e di non
cogliersi, andando incontro alla inaunteticitò. L’esserci di ciascuno di noi è
perso nel mezzo del Si, inteso come un neutro del “si pensa, si dice” della
pubblicità, intesa come spazio pubblico/mediatico. Con questo l’esserci
non risulta avviato verso l’autenticità ma risulta disperso in questo
dittatura del Si. L’esserci di ciascuno di noi fa parte del pubblico, ovvero
non altro che della dittatura del Si, dove “Ciascuno è l’altro e nessuno è se
stesso”. L’essere non detiene minimamente il libero arbitrio, ma è solo
uno schiavo della dittatura del Si. Con questo si capisce che l’inaunteticità
viene sempre prima dell’autenticità. Il viaggio dell’essere è quello che
parte dall’inaunteticità per raggiungere l’autenticità.
Essere e Tempo affronta il problema dell’essere interrogandosi
su cosa sia l’uomo.
Questo perché Heidegger per capire cosa sia l’essere
preferisce prima capire cosa sia l’ente che si pone la domanda,
ovvero l’uomo.
Essere e Tempo serve proprio a questo: comprendere l’uomo
per comprendere successivamente l’essere.
Egli svolge una analitica esistenziale sulle caratteristiche
fondamentali dell’uomo.
I tratti fondanti dell’uomo sono:
-L’Esserci; la caratteristica fondamentale dell’uomo è la sua
esistenza realizzata entro un determinato tempo e spazio.
L’uomo è tale perché esiste;
-La possibilità; L’uomo ha davanti a se infinite possibilità da
realizzare, che si convertono nella progettualità, ossia la
possibilità di progettare;
-Essere nel mondo; L’Esserci è sommerso dalle possibilità di
progetti perciò è accerchiato da cose a cui dare un significato;
-L’esserci=/Enti intramondani; L’uomo ha la capacità di
trasformare gli enti intramondani in strumenti utilizzabili;
-Comprensione; L’uomo può attribuire significati alle cose solo
perché egli possiede una comprensione di esse;
-Pre-Comprensione; Questa comprensione è però previa,
l’uomo possiede questa comprensione a priori e lo strumento
maestro di questa comprensione è il linguaggio;
-Interpretazione; A partire dalla comprensione si attribuiscono
dei significati. La conoscenza dunque è un interpretazione;
-Situazione affettiva; Ogni comprensione è legata a una
situazione affettiva, ovvero una disposizione emotiva;
Gettatezza; La condizione che tutti gli uomini condividono, essi
infatti vengono gettati nel mondo, si ritrovano in una
situazione che non hanno chiesto ne tantomeno scelto;
Angoscia; La situazione affettiva che tutti gli uomini
condividono, derivata dalla consapevolezza della gettatezza e
per questo definibile originaria dell’uomo.
Dopo aver descritto l’uomo nelle sue varie caratteristiche
Heidegger descrive il rapporto dell’esserci con gli altri esserci,
ovvero l’essere con gli altri.
Rapportarsi è definito da Heidegger come avere cura.
L’avere cura può svolgersi secondo due modalità:
-Inautentica, È un porsi rispetto all’altro sostituendosi ad esso,
limitando la sua capacità di avere una propria cura del mondo,
e quindi di fatto diventando una figura dominante;
Autentica, È un porsi costruttivo rispetto all’altro, un aiutarlo a
trovare una propria autonoma collocazione nel mondo, a
diventare sé stesso.
La cura rappresenta la condizione fondamentale dell’uomo.
In quanto essere gettato l’uomo vive una esistenza che si basa
sul nulla. Di fronte a tale situazione l’uomo deve trovare
strategie di comprensione del mondo.
Qui la differenza tra:
-Vita inautentica;
-Vita autentica.
Nella prima il singolo si adegua a comprendere il mondo
secondo gli occhi degli altri, in quella rassicurante e anonima
dimensione che Heidegger definisce del Si. Vivere nelle
dimensione del Si fa cadere l’uomo nelle cosiddette tre
trappole:
-Della Chiacchiera; Il parlare fine a se stesso, senza cercare la
verità nei discorsi;
Della Curiosità; Intesa come morbosità nel vedere la vita
altrui;
Dell’Equivoco; Inteso come idea che le precedenti citatate ci
dicano tutto, per cui ci culliamo nella falsa illusione di dare un
significato pieno alle cose.
L’esistenza inautentica conduce l’uomo a una deiezione,
ovvero diventa una cosa fra le cose.
^L’alternativa è l’esistenza Autentica.
Questa per concretizzarsi deve porsi il tema della morte. La
morte è l’unica possibilità che necessariamente caratterizza
l’Esserci, è la possibilità certa che nel suo compiersi rende
impossibile tutte le altre possibilità. In quanto la morte è per
l’esserci quanto di più autentico ci sia assumendo la morte
come orizzonte inevitabile e il nulla come caratteristica
dell’esistenza l’esserci assume la dimensione di un essere per
la morte.
Essere per la morte vuol dire assumere la morte come
decisione anticipatrice; non occorre attendere la morte
concreta per fare esperienza della finitudine dell’esistenza, ma
basta averne già una piena consapevolezza. Tramite questa
consapevolezza la voce della coscienza che è in noi ci spinge a
non vivere nella dimensione del Si ma di attuare scelte che
appartengono a un progetto di vita che avvertiamo come
nostro, come proprio.
Da tutto questo deriva la conseguenza che la dimensione che
rende possibile l’Esserci e ne determina la sua natura è il
Tempo. Potremmo anche dire che l’Esserci è il Tempo.
L’Esserci infatti vive nella triplice dimensione:
-Passato; Per via della sua condizione originaria della
gettatezza;
-Futuro; In quanto essere progettante;
-Presente; In quanto momento in cui le cose del mondo
vengono usate per i progetti. Nella vita inautentica come
Deiezione mentre nella vita autentica come Decisione
Anticipatrice.
Per concludere si può affermare che se il senso unitario degli
esistenziali è rappresentato dalla cura, questa è a sua volta
determinata dalla dimensione del tempo.