SOCIOLOGIA
SOCIOLOGIA
La Sociologia può essere di due tipi: generale, ovvero la tradizione del pensiero
sociologico, e politica. Essa studia le relazioni tra individui, ma può studiare sia le
interazioni individuali, in quanto produttrici di conseguenze volute e non volute,
prevedibili o non prevedibili → individualismo metodologico oppure le Istituzioni, le
strutture e i sistemi sociali come realtà autonome e indipendenti dai singoli individui
→ collettivismo metodologico. ciò è comprensibile tramite un semplice esempio: la
lezione in classe, che è un fatto sociale, ovvero costituito da relazioni interindividuali,
che sono un fatto tentacolare (non si possono spiegare in poche parole). A differenza di
un’amicizia in cui non ci sono rapporti subalterni, in questa situazione il professore ha
dei poteri per indurre il nostro comportamento a essere diverso. Sussiste quindi un
rapporto di potere e noi accettiamo come giusto il suo comando perché ci sono fattori
di legittimazione del potere, sulla base di un ruolo, di una religione, di un valore di
stima, del fascino, ecc. Il potere se legittimo diventa quindi autorità. Se invece i fattori
non sono consensuali, sono conflittuali e bisogna vedere chi vince il conflitto e se ha
potere reale = forza o simbolico = retorica. Tuttavia, perché si abbia potere, occorre
almeno un elemento di consenso (ciò è visibile anche nelle grandi dittature del ‘900), se
si nega il dissenso non c’è infatti democrazia, che è la tolleranza al dissenso.
Il cuore della sociologia consiste nel fatto che il potere consensuale è giusto.
DIBATTITO SUGLI UNIVERSALI
INDIVIDUALISTI VS OLISTI
• Rem
• Ante rem
• Post rem: gli universali appaiono dopo aver visto la realtà empirica (si vede il
cavallo e si pensa alla cavallinità)
• In rem: gli universali esistono nelle cose stesse come loro essenza (Aristotele)
Sono quindi considerazioni metafisiche e non logiche e Popper sostiene che tutte le
espressioni della scienza sono universali e tutti gli universali sono disposizionali.
Dunque, ci sono tre punti di vista per analizzare il problema:
• gnoseologico: consiste nel chiedersi quale valore abbiano gli universali nel
processo della conoscenza umana;
• psicologico: consiste invece nell’indagare qual è il processo di formazione degli
universali;
• metafisico: consiste infine nell’esaminare come debba essere strutturata la
realtà, perché gli universali possano avere valore conoscitivo.
NOMINALISMO VS REALISMO
Porfirio fu l’iniziatore di questa disputa che esercitò una larga influenza sia sul pensiero
neoplatonico successivo, sia sulla cultura medioevale. Egli nell’opera “Isagoge”
dichiara apertamente di tralasciare di dare risposta a tre problemi:
1. gli universali esistono?
2. se esistono sono corporei o incorporei?
3. se incorporei, sono uniti o separati dalle cose sensibili?
Dunque, la fragilità esiste nel mondo o nella mente? È piuttosto il vetro o la fragilità
(=carattere astratto empiricamente controllato) ad esistere?
Per il realismo, il cui esponente è Guglielmo di Champeaux, tutti gli universali esistono
con un’esistenza post rem. Per il nominalismo invece, Roscellino (accusato di triteismo,
eresia in cui padre, figlio e spirito santo sono separati e rappresentati come tre dei),
associamo nomi a cose che vediamo, di cui abbiamo una definizione empirica.
→ Res vs voces
I collettivisti sono anche costruttivisti: uno di essi è Rousseau e sono coloro che
pianificano la realtà e vanno contro la realtà contemporanea che non si può prevedere.
Compiono però un atto di banalità e presunzione di poter dirigere la storia con la ragione,
come Hegel. Sono quindi antistorici e credono che la società sia separata dagli individui
e modificabile da governanti e filosofi.
La sociologia nasce all’inizio dalla società industriale, perché si era stanchi della
politica. Secondo Roscellino le concezioni oliste sfociano in una mitologia antropomorfa
perché prende le caratteristiche del corpo umano (nasce, cresce, muore). Bobbio dice:
“eliminate una concezione individualista dalla società e non riuscirete più a giustificare
la democrazia come forma di governo)
La fase antecedente alla sociologia scientifica è la proto-sociologia, ovvero una
sociologia ancora legata all’economia
- Hume
- Smith
- Ferguson
Esistono conseguenze quindi che possono essere percepite come positive, tuttavia
nulla toglie la possibilità di avere delle cattive ripercussioni. Per Thorn non c’è odore
peggiore della bontà andata a male.
La simpatia viene considerata poco etica, solo una necessità per entrare in contatto con
gli altri e serve. Si ha quindi in Smith una contraddizione tra “la teoria dei sentimenti
morali” e “la mano invisibile” = metafora per spiegare attraverso il principio di divisione
del lavoro, la coordinazione economica che scaturisce dal mercato e in generale le
conseguenze inintenzionali di azioni intenzionali.
IL POSITIVISMO SOCIOLOGICO
Saint Simon è l’esponente vertice, ancora legato all’illuminismo, di cui Comte sarà
segretario. Egli sostiene che esiste una legge del progresso: esso è un’ossessione, tutto
deve andare verso di esso → storicismo: la storia è un progetto di qualcuno che va verso
una meta = progresso tecnologico e scientifico. Questa legge è immutabile e
imperscrutabile, grazie alla quale si può dedurre dall’osservazione del passato lo
sviluppo futuro. Esso è contrassegnato da:
Bisogna quindi conoscere la storia in modo analogo alle scienze naturali: la sociologia,
infatti, deve operare come la fisica e non sono ammesse leggi o osservazioni particolari
→ FISICA SOCIALE: passa dalla fase congetturale allo stadio positivo.
AUGUST COMTE
È il padre della sociologia, termine inventato da lui stesso: societas + 𝜆𝜊𝛾𝜊𝜍 . la storia
per lui è scandita da avanzamenti nel modo di pensare e studiare la realtà → concezione
storicista. Dal tipo di scienza praticata durante la storia, quindi dallo sviluppo
intellettuale, cioè dalla trasformazione dei modi di pensare, si individuano tre fasi:
1. Stato teologico: i fenomeni sono prodotti soprannaturali
2. Stato metafisico: le spiegazioni sono date da fattori astratti
3. Stato positivo: si hanno leggi scientifiche universali
I passaggi tra i vari tipi di società sono caratterizzati da periodi organici e periodi critici,
che portano allo squilibrio e poi a un nuovo stato organico di cose. Ma il progresso è solo
sviluppo o perfezionamento? La seconda perché l'umanità deve essere portata al
miglioramento e alla perfezione
Individua anche gli strumenti logici e concettuali per arrivare alla conoscenza
sociologica:
- Osservazione
- Esperimento: si sottopone a prova empirica ciò che si è osservato
- Metodo comparativo
Questa è la corrente del Positivismo francese collettivista. Tuttavia, esiste anche una
corrente inglese che ha a che fare con l'individualismo e accetta il presupposto
gnoseologico.
HERBERT SPENCER
Per lui il progresso è un cambiamento non intenzionale in risposta alle esigenze degli
individui, scandito dal passaggio tra gli esiti estremi di uguale e diverso. È un processo di
conoscenza non intenzionale, ma cumulativo e graduale avvicinandosi al pensiero della
scuola scozzese. La differenza che si nota con quest’ultima è la grande fiducia nel
progresso di Spencer. Si dice positivismo liberale perché considera lo statalismo e ogni
interferenza sull’autonomia sociale incompatibile con la logica evolutiva.
SPENCER VS COMTE
ANALOGIE E DIFFERENZE
1. per Comte la società è un insieme concreto, ovvero in cui le parti sono fisicamente
legate le une alle altre. Per Spencer invece si parla di quantità olistiche e discrete: i
diversi organi appaiono solo attraverso le loro funzioni perché esse li differenziano.
2. in Spencer le singole unità vengono rilevate per spiegare il tutto, non sono assorbite
da esso: gli interessi individuali sono lasciati liberi da costrizioni esterne per garantire
l’evoluzione. Bisogna lasciare l’individualità libera di esprimersi per il bene comune → si
afferma una società liberale in cui emergono i più idonei
Spencer è anche contro la chiesa che sostiene il creazionismo (avversario della biologia)
secondo cui tutto è progettato da Dio; è contro anche l’utilitarismo, perché crede che
ostacoli lo sviluppo degli individui, in particolare l’utilitarismo costruttivista,
identificabile come creazionismo sociale perché lo stato non dà felicità per Spencer e il
fatto che potrebbe darla è disincentivante e amorale poiché depotenzia l’individuo e lo
rende inerme.
Mill è totalmente contrario al Positivismo e a Comte: infatti dice “è il più perfetto sistema
di dispotismo spirituale e secolare, che sia mai uscito dal cervello di un uomo”. Critica
Comte per la presunzione del suo metodo, ma non nega la validità del metodo positivo:
è d’accordo sul fatto che esista un meccanismo di spiegazione valido sia per le scienze
naturali che per le scienze morali.
Per Mill c’è dualismo tra res cogitans e res cogitata ma le altre due idee sono contrarie:
rifiuta la metodologia delle scienze sociali sulla base dell’induzione, ovvero che tanti
casi uguali fanno una legge, perché è solo un’operazione astratta del pensiero che non
dà conoscenze effettive della realtà in quanto tutta la conoscenza è empirica e ogni
esperienza si basa sulla logica deduttiva.
Sostituisce al metodo deduttivo classico, basato sul sillogismo, (tutti gli uomini sono
mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale) un nuovo processo inferenziale di tipo
induttivo più complesso e formato da 4 canoni:
Inoltre, Mill è statalista, ha fiducia nella scienza e nel progresso, c’è duplicità
gnoseologica tra osservatore e osservante
ÉMILE DURKHEIM
È un esponente della scuola positivista e padre della sociologia: è infatti il sociologo che
ha consentito alla sociologia di fare un salto qualitativo. Il padre ufficiale è Comte, che
spiega i fenomeni sociali scientificamente perché fino a lui si parlava di tradizione o
religione, non scienza. Per quanto, tuttavia, il suo tentativo sia apprezzabile di fatto lui
era un filosofo; invece, il primo a ragionare sulla sociologia come facciamo oggi è
Durkheim. Egli si è posto il problema di coniugare la riflessione teorica con l’analisi
empirica, ovvero la raccolta dati. Scrive molte opere, le più feconde quando insegna
all’università di Bordeaux a fine nel ‘800
Si pone il problema di capire cosa è successo nel passaggio dalla società militare
(antica) alla società industriale (moderna). Sostiene che i legami sociali si siano
indeboliti, rendendo la società debole e individualizzata. Comte già aveva analizzato i
legami sociali e aveva detto che religione, lingua e divisione del lavoro tengono uniti una
società. Durkheim riprende quest’ultimo punto e dice che i legami sociali sono legami di
solidarietà:
1. Quanto più le società si ampliano, tanto più c’è bisogno di ripartirsi i compiti per
soddisfare un maggior numero di bisogni.
2. Concretamente un aumento della popolazione=esplosione demografica
In questa società quindi ognuno fa ciò in cui riesce meglio e acquisisce dagli altri ciò di
cui ha bisogno. Tuttavia, questo metodo dà luogo a due risultati:
1. Sopravvive solo chi può mettere a disposizione degli altri qualcosa (=Darwin)
2. Gli uni dipendono dagli altri: i legami diventano quindi strumentali e nascono
dall’interesse → se per Smith essi hanno un’accezione positiva, come si vede
nella favola delle api, per Durkheim hanno un’accezione negativa perché li
considera più deboli.
Lo stato è quel cervello sociale che deve invertire questa tendenza e ricreare coesione
quando la società non è in grado di dare mezzi sociali. Propone la creazione di
corporazioni dello Stato, quindi pubbliche, che devono fare da tramite tra l'individuo e lo
Stato stesso per creare le condizioni per la rigenerazione dell'individuo. Ciò rappresenta
quindi un cambiamento molto forte nell'ambito economico e culturale. Mill a differenza
su è a favore dello Stato minimo e dello Stato liberale che non si intromette nelle attività
economiche dei privati.
Dunque, in questa opera va a esplicare le regole già applicate nella sua prima opera e
dice che bisogna spiegare le cose andando a cercare le loro cause ed indagando i nessi
di causa ed effetto tra fatti già dati. Non solo cerca cause, ma analizza anche la funzione
che un fenomeno gioca in un determinato contesto e divide questi due aspetti.
Il suicidio
1. Forme ipo-nomiche:
• Suicidio egoistico: è quello di chi si chiama fuori da un gruppo, caratterizzato
da una solitudine sociale. Lo analizza in due contesti particolari:
- Il contesto religioso: il fenomeno religioso come fatto sociale che causa
suicidi più alti per chi è di religione protestante rispetto a chi è di religione
cattolica. Questo perché il protestante non è mai sicuro della propria
salvezza, il sacerdozio è individuale, si possono interpretare e leggere le
scritture da soli. La chiesa cattolica invece fa da ponte tra l’individuo e la
divinità, senza creare condizioni di smarrimento
- Il contesto familiare: si suicidano di più le persone non coniugate e senza
figli rispetto a chi lo è, perché non si sentono parte di qualcosa, non hanno
legami che rendono umani, come il sostegno, il rapporto di responsabilità,
la fiducia. Si rischia di essere isolati
Durkheim arriva quindi ad una legge (il sociologo deve darla per forza): il suicidio
egoistico è inversamente proporzionale al grado di interramento sociale.
Perché Durkheim distingue cause diverse se avevamo detto che ce n’era una sola? È
infatti la prima indagine nella storia della sociologia che viene trattata in termini moderni,
in quanto prima si era sempre dato una spiegazione in termini individuali e non come
fenomeno sociale.
KARL MARX
Marx è un positivista nel senso di porre l’altro da sé come realtà senza alcun elemento
coscienziale e crea una nuova scienza di una nuova società attraverso il materialismo
storico e dialettico. Secondo lui la società si evolve secondo una legge necessaria, la
dialettica, che guida gli uomini verso una meta predeterminata e immodificabile
È collettivista, sebbene alcuni concetti possano creare dei dubbi, ma in realtà tutto è in
termini di mezzi di produzione e non di individui, sebbene lui scriva che l’individuo è
l’ente sociale e quindi le sue relazioni danno vita alla classe sociale. Nella teoria del
plusvalore, inoltre, sembrerebbero le relazioni tra individui a influenzare i
comportamenti che caratterizzano l’azione collettiva di classe, ma lui stesso scrive che
le persone sono la personificazione di rapporti e interessi di classe.
Il materialismo storico
Perché materialismo? Perché la vita degli uomini è definita dalla capacità di provvedere
da sé a procurarsi i mezzi di sussistenza passando a produrre direttamente i beni di cui
hanno bisogno. Sono dunque i rapporti di produzione, determinati dalle forze produttive
(lavoro, capitale, tecnologia) a dar forma a combinazioni storiche relative, chiamate
modi di produzione.
È quindi la vita, con i suoi fatti, a determinare le coscienze e non lo stato di coscienza a
determinare la vita. Con ciò si capovolge l’idealismo hegeliano e si dice che il
mutamento sociale dipende principalmente dallo sviluppo delle forze produttive.
L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della
società
Presenta una dialettica hegeliana ribaltata, basata sull’essere e non sul pensiero. La tesi
è il capitale, l’antitesi è il proletariato sfruttato, la sintesi è una inevitabile rivoluzione.
Engels lo difende, definendolo il processo della negazione della negazione e vuole
equipararlo al metodo scientifico. serve però solo per verità relativamente storiche e non
eterne e da qui divide le scienze in tre classi:
Dimostra poi l’inammissibilità della contraddizione dialettica, dicendo che esistono solo
opposizioni reali tra i fenomeni, ovvero contrarietà di opposti incomponibili.
Bisogna dunque applicare l'analisi economica allo studio della società e della storia
attraverso un metodo scientifico:
LENIN
Determinismo vs. Volontarismo → il corso delle idee dipende dal corso delle cose, ed è
questo che per Lenin ha innalzato la sociologia ai livelli delle scienze. Il soggettivismo
sociologico è quindi superato dal marxismo, perché la sociologia non era riuscita a
differenziare i fenomeni importanti e non importanti. Tuttavia, per la rivoluzione la teoria
e la prassi devono procedere di pari passo
LO STORICISMO TEDESCO
DILTHEY
→ I positivisti usano la spiegazione causale sia per i fenomeni sociali che naturali.
Invece gli storicisti usano per i fenomeni sociali un metodo diverso da quello per i
fenomeni naturali, per cui vale ancora la spiegazione causale. C'è quindi una dicotomia
tra le scienze della natura e le scienze sociali, chiamate ora scienze dello spirito grazie
all’influenza del Romanticismo. Sono contro al positivismo anche per la sua pretesa di
ridurre la realtà storica sul modello di quella fisica e di conoscere le leggi generali che
regolano il funzionamento e lo sviluppo della società.
Questa corrente nasce nel 1883 quando Dilthey scrive “introduzione alle scienze dello
spirito” in cui parte da premesse ontologiche (che hanno a che fare con l’essere,
l’oggetto di indagine) su quale sia la differenza tra fenomeni naturali e sociali e poi li
divide anche per l’oggetto studiato:
Nachbilden = riprodurre
I maestri di Weber furono Windelband e Rickert e lo misero in crisi nelle sue idee
WINDELBAND
• Scienze nomotetiche: sono scienze che generalizzano, che danno leggi generali
con connessioni causali e con le leggi stabilite esprimono la regolarità del
fenomeno.
• Scienze idiografiche: descrivono un particolare e caratterizzano un fenomeno
nella sua individualità, ponendo l’attenzione sul fatto singolo per comprenderne
la specificità. Il metodo generalizzante qua è più inapplicabile.
RICKERT
È il docente più importante di Weber e nel suo pensiero si coglie l’aspetto romantico, che
stava dilagando in Germania in quei tempi. Pone l’attenzione sui valori, che per Weber
stesso saranno la spinta che muove il sociologo. I valori infatti servono a selezionare
l’oggetto dell’indagine, ma non devono intervenire su di essa, dal momento che la
scienza deve essere avalutativa. Rickert invece sostiene che ciò che muove il sociologo
debba essere nella relazione dei fatti individuali al valore, valori che secondo lui sono
oggettivi culturali, diffusi e condivisi dalla collettività. Tutto ciò che non ha valore può
essere tralasciato dallo storico e si attribuisce il valore a qualcosa in base all’importanza
che il fenomeno oggetto di analisi assume rispetto ai valori culturali universalmente
riconosciuti e condivisi.
Weber invece definirà il criterio di selezione del fatto di indagine sulla base di valori
soggettivi dello studioso, il riferimento o relazione al valore.
MAX WEBER
La sociologia non è più considerata scienza ausiliaria, ma scienza autonoma con un suo
oggetto specifico di analisi, costituito dalle forme associative. Avviene un cambio di
paradigma nelle scienze sociali, che diventano scienze “normali” con una vera e propria
rivoluzione, soppiantando le altre teorie precedenti.
I rapporti tra sociologia e storia sono di reciproco sostegno e Weber crea un rapporto
fluido tra le due, riuscendo tuttavia a distinguerle:
Dal punto di vista della successione temporale e di antecedenza logica, viene prima la
storia, quindi l’intendere attuale (comprensione dell’azione dotata di senso), e
successivamente l’intendere esplicativo (azione ripassata all’interno dei tipi ideali). La
sociologia deve essere in grado di spiegare la realtà affiancando il sapere nomologico,
che ricorre a leggi generali, a quello ontologico, che comprende i fatti sociali
interpretandoli nella loro unicità storica.
L'oggetto della sociologia è l’agire sociale, che viene definito come un agire riferito
all’atteggiamento di altri individui. Fa una sintesi tra il positivismo e lo storicismo
arrivando alla spiegazione comprendente che unisce spiegazione e comprensione.
All’interno di ogni individuo ci sono diverse motivazioni che possono spingere le azioni;
quindi, dobbiamo concentrarci su questi aspetti subatomici, che si mischiano in vari
rapporti tra di loro e danno vita alle azioni sociali e ai concreti agire empirici.
• Elementi atomici= azioni
• elementi Sub atomici= motivazioni per cui succede qualcosa
Tuttavia, è raro che l’agire umano si riferisca soltanto ad una di queste razionalità, la
maggior parte delle volte esse entrano in gioco insieme. La convergenza di elementi
atomici e Sub atomici dà vita alle microstrutture dell’agire umano, che servono a
spiegare le strutture sociali nella loro rilevanza epocale, i macro-fenomeni. Capire
significa interpretare, ma bisogna verificare con un’azione dotata di senso.
Non vuole rimuovere la storia dalla sociologia ma vuole ridimensionare il rapporto tra le
due, i fatti storici hanno una consequenzialità causale ma non hanno leggi naturali. La
sociologia non può essere solo storia, deve essere anche scienza teoretica.
L'uomo dà senso con le sue scelte e col suo punto di vista alle azioni attraverso i suoi
valori culturali, che sono una parte ritagliata del mondo che conosciamo. Posso
accedere a questi valori con le scelte che faccio, ad esempio riconosco che esista la
pedofilia anche se la ripudio. Tuttavia, i giudizi della scienza devono essere di fatto e non
soggettivi e l’oggettività è garantita quando un cinese, dice Weber, riconosce l’occidente
e il suo metodo. È importante però introdurre anche il proprio punto di vista culturale,
cosicché si possa capire dove viene sbagliato qualcosa nelle considerazioni.
• Etica delle convinzioni: assunta da colui che infarcisce la sua conoscenza con
troppi elementi ideologici
• Etica delle responsabilità: chiama a rispondere delle proprie azioni
Durkheim
1. Cosismo sociale: res=concetti collettivi → definisce i fatti sociali come cose, che
hanno potere coercitivo sugli individui che agiscono per imposizioni sociali
2. Reificazione (considerare come concreto ciò che è astratto) della realtà sociale,
esterna dagli individui
3. Dal punto di vista metodologico i fatti sono esteriori e coercitivi. Grazie
all’osservazione posso spiegare i fenomeni sociali tanto quanto quelli naturali,
ricercando un nesso causale = spiegazione causale
4. Si individuano leggi sociali che hanno il carattere della determinazione, hanno il
requisito della verità e della necessità = determinismo
Storicismo
Weber
Assiste al dibattito tra queste due correnti, che prende il nome di Methoden=dibattito sul
metodo e individua ciò che è irrinunciabile da entrambe le parti. I positivisti hanno
ragione sulla spiegazione causale, che anche secondo lui è il metodo più giusto per le
scienze sociali. Rifiuta invece l’idea che lo scienziato sociale ricerchi una ed una sola
causa, come dice Durkheim. Rifiuta quindi anche il determinismo, perché le leggi sono
probabilistiche e non verità (la scienza è oggettiva, ma non deterministica perché la
nostra conoscenza è limitata e non sappiamo se i risultati potranno essere smentiti.
Accetta invece dallo storicismo la differenza tra fatti sociali e fatti naturali, che non si
possono equiparare. L'azione umana è dotata di senso, quindi, non può essere uguale a
un fenomeno naturale, ma rifiuta che i significati che gli individui danno alle azioni siano
dati attraverso un processo intuitivo ed empatico. La spiegazione, infatti, deve essere
una comprensione = storicisti
Dunque, la sociologia non è più una scienza ausiliaria, ma una vera e propria scienza
avendo un oggetto d’indagine e uno specifico metodo:
- Bisogna selezionare il fenomeno con la relazione o riferimento al valore, che
riprende da Rickert. Ciò che guida sono i valori soggettivi e non oggettivi, come
per lo storicismo
- I valori poi però non devono entrare nell’analisi, perché la scienza produce giudizi
di fatto e non di valore. Il fine dei giudizi di fatto è la connessione causale tra gli
eventi
- È necessario dopo trovare le motivazioni che spingono l’individuo e le cause a
differenza di Durkheim per il quale esisteva una sola causa.
Arriviamo allora al terzo strumento, ovvero i tipi ideali = modello di ricostruzione della
situazione, in cui agiscono gli individui e ricostruzione delle motivazioni che li hanno fatti
agire, interpretando i significati oggettivi, diversi dalle cause. Contengono o
suggeriscono le connessioni causali e sono ottenuti mediante l’accentuazione
unilaterale di uno o di alcuni punti di vista. I tipi ideali vengono utilizzati dallo studioso,
classificando con un minimo scarto tra la realtà e il tipo ideale, un certo
atteggiamento/azione all’interno di uno o più dei quattro tipi ideali:
• atteggiamento razionale rispetto ad uno scopo: quello che è orientato, secondo una
razionalità pragmatica, ad ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo, come
nel caso dell’economia
• atteggiamento razionale rispetto ad un valore: quello non che è orientato a
conseguire una finalità estrinseca, ma che è eseguito per rimanere fedele ad un valore;
come nel caso dei gesti terroristici legati a motivi ideologici, quindi kamikaze, martirio
del cristiano all’interno dell’arena con le belve
Gli ultimi due idealtipi fanno a meno della razionalità. Questi tipi di atteggiamento si
trovano mescolati in misura diversa all’interno delle azioni concrete degli individui, ma
non si possono mai trovare nella loro purezza concettuale. Si tratta infatti di astrazioni
teorie che consentono di spiegare e interpretare allo stesso tempo, secondo i criteri del
sapere nomologico e della comprensione empatica. Alcuni tipi ideali potrebbero
derivare anche dall’esperienza personale, tramite il ricordo di esperienze ripetute,
laddove questo può essere considerato razionale (se i valori a cui fa riferimento sono
razionali). La quadripartizione dei tipi ideali è stata profondamente criticata da Mises,
che ha sostenuto che tutte le azioni sono razionali, mente i fini possono essere
arazionali.
- Macht: potere attuale, ovvero quello che si attua, che si verifica come
manifestazione di forza o potere anche di fronte ad un’obiezione.
- Herrshaft: potere potenziale, che può pronunciarsi oppure no. È legittimato e
riconosciuto consensualmente come giusto da coloro che lo subiscono. È più
efficace e si può definire autorità. Essa può essere:
• Tradizionale: è il potere riconosciuto come giusto sulla base della presenza
di quel potere perpetuato nel tempo
• Carismatica: dipende da qualità straordinarie che il leader esercita e lo fanno
credere al di sopra degli altri
• Legale-tradizionale: l’unico potere acefalo, in quanto manca di un capo. In
questo caso la fonte di legittimazione è la legge (legale) e la logica che
sovrintende il potere è la razionalità (razionale), una razionalità rispetto allo
scopo, pratica. L’apparato burocratico (l’insieme delle istituzioni che rendono
operativa la legge) è un apparto tipico del potere legale razionale.
Tutte queste forme hanno estendibilità nel tempo e raffigurano idealtipi di potere
Weber descrive e spiega non la nascita del capitalismo, ma la nascita dello spirito
capitalistico, di una propensione al profitto, della mentalità del capitale e del risparmio,
riconducendolo all’antecedente causale dell’etica protestante di ispirazione calvinista.
Il problema da cui parte è quello della predestinazione: al credente non è dato di sapere
se è salvo, poiché la salvezza è un dono che Dio concede nel suo imperscrutabile
giudizio. Gli uomini non sanno quindi se sono nella schiera degli eletti. La condizione del
credente calvinista è dunque un’incertezza che si snoda per tutta l’esistenza. Weber
sostiene però che l’individuo calvinista possa avere dei segnali che gli danno
l’aspettativa di appartenere alla schiera degli eletti: uno di questi segnali è la capacità di
porre in essere un lavoro di tipo produttivo (il lavoro e l’impegno concreto sono quindi
strumenti per rendersi meritevoli di fronte agli occhi di Dio e per migliorare la creazione
di Dio).