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SOCIOLOGIA

La sociologia si divide in generale e politica, analizzando le relazioni tra individui e istituzioni attraverso metodologie individualiste e collettiviste. Il dibattito tra individualismo e collettivismo esplora la natura degli universali e il potere, mentre la scuola economica scozzese e il positivismo sociologico offrono diverse prospettive sull'evoluzione sociale e il progresso. Figure come Comte e Spencer hanno contribuito a definire la sociologia come scienza, enfatizzando l'importanza della conoscenza scientifica e dell'osservazione empirica.
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La sociologia si divide in generale e politica, analizzando le relazioni tra individui e istituzioni attraverso metodologie individualiste e collettiviste. Il dibattito tra individualismo e collettivismo esplora la natura degli universali e il potere, mentre la scuola economica scozzese e il positivismo sociologico offrono diverse prospettive sull'evoluzione sociale e il progresso. Figure come Comte e Spencer hanno contribuito a definire la sociologia come scienza, enfatizzando l'importanza della conoscenza scientifica e dell'osservazione empirica.
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SOCIOLOGIA

La Sociologia può essere di due tipi: generale, ovvero la tradizione del pensiero
sociologico, e politica. Essa studia le relazioni tra individui, ma può studiare sia le
interazioni individuali, in quanto produttrici di conseguenze volute e non volute,
prevedibili o non prevedibili → individualismo metodologico oppure le Istituzioni, le
strutture e i sistemi sociali come realtà autonome e indipendenti dai singoli individui
→ collettivismo metodologico. ciò è comprensibile tramite un semplice esempio: la
lezione in classe, che è un fatto sociale, ovvero costituito da relazioni interindividuali,
che sono un fatto tentacolare (non si possono spiegare in poche parole). A differenza di
un’amicizia in cui non ci sono rapporti subalterni, in questa situazione il professore ha
dei poteri per indurre il nostro comportamento a essere diverso. Sussiste quindi un
rapporto di potere e noi accettiamo come giusto il suo comando perché ci sono fattori
di legittimazione del potere, sulla base di un ruolo, di una religione, di un valore di
stima, del fascino, ecc. Il potere se legittimo diventa quindi autorità. Se invece i fattori
non sono consensuali, sono conflittuali e bisogna vedere chi vince il conflitto e se ha
potere reale = forza o simbolico = retorica. Tuttavia, perché si abbia potere, occorre
almeno un elemento di consenso (ciò è visibile anche nelle grandi dittature del ‘900), se
si nega il dissenso non c’è infatti democrazia, che è la tolleranza al dissenso.

Dunque, i concetti chiave della sociologia sono:

• Il fatto= situazione che si analizza


• Gli attori= coloro che partecipano al fatto
• I rapporti (consensuali o conflittuali) = interazioni tra attori, che sono influenzate
da interessi e valori (Hobbes sostiene che tutti i rapporti sociali sono influenzati
dal potere). Se non ci fosse interesse non ci sarebbe potere, ma oltre ad esso può
esserci anche la volontà.
• Il potere può essere di diversi tipi:
- Sanzionatorio
- Economico
- Fascinatorio
- Di imitazione (accettazione o esaltazione dell’eleganza)
- Culturale/tecnografico
- Retorico

Tutte queste sono fonte di legittimazione

• La socializzazione: processo grazie a cui si entra a far parte di un determinato


contesto
• Alterità e subalternità

Il cuore della sociologia consiste nel fatto che il potere consensuale è giusto.
DIBATTITO SUGLI UNIVERSALI

INDIVIDUALISTI VS OLISTI

È un dibattito filosofico in cui si trova la radice dello sviluppo della dicotomia di


collettivismo e individualismo. Quando noi formuliamo proposizioni del tipo “ogni corpo
è esteso”, oppure “ogni uomo è razionale”, utilizziamo alcuni termini, in questo caso
“corpo” e “uomo”, non riferendoci ad alcun specifico corpo o uomo; quindi, in simili
proposizioni noi facciamo riferimento ad un “quid” che risulta essere predicabile di tutti
i corpi e di tutti gli uomini. Gli universali sono rappresentazioni astratte della realtà che
portano a cose concrete “id quod aptum est praedicari de pluribus” (Boezio). La
questione degli universali non consiste se non nel chiedersi quale sia la natura di tali
oggetti di pensiero, se essi siano solo parole o anche realtà, e, in quest’ultimo caso,
quale tipo di realtà. C'è chi crede che siano:

• Rem
• Ante rem
• Post rem: gli universali appaiono dopo aver visto la realtà empirica (si vede il
cavallo e si pensa alla cavallinità)
• In rem: gli universali esistono nelle cose stesse come loro essenza (Aristotele)

Sono quindi considerazioni metafisiche e non logiche e Popper sostiene che tutte le
espressioni della scienza sono universali e tutti gli universali sono disposizionali.
Dunque, ci sono tre punti di vista per analizzare il problema:

• gnoseologico: consiste nel chiedersi quale valore abbiano gli universali nel
processo della conoscenza umana;
• psicologico: consiste invece nell’indagare qual è il processo di formazione degli
universali;
• metafisico: consiste infine nell’esaminare come debba essere strutturata la
realtà, perché gli universali possano avere valore conoscitivo.

NOMINALISMO VS REALISMO

Porfirio fu l’iniziatore di questa disputa che esercitò una larga influenza sia sul pensiero
neoplatonico successivo, sia sulla cultura medioevale. Egli nell’opera “Isagoge”
dichiara apertamente di tralasciare di dare risposta a tre problemi:
1. gli universali esistono?
2. se esistono sono corporei o incorporei?
3. se incorporei, sono uniti o separati dalle cose sensibili?

Severino Boezio partendo dalla constatazione che l’universale è un “oggetto di pensiero


applicabile a più individui” si domandò: ma dove si trova? La sua soluzione è che gli
universali esistono solo nell’intelletto, ma non esistono così come sono pensati, ossia
come universali;
sono incorporei, ma uniti alle cose corporee, sono quindi “astratti” dall’intelletto e sono
nelle cose corporee, ma sono concepiti separatamente.

Dunque, la fragilità esiste nel mondo o nella mente? È piuttosto il vetro o la fragilità
(=carattere astratto empiricamente controllato) ad esistere?

Per il realismo, il cui esponente è Guglielmo di Champeaux, tutti gli universali esistono
con un’esistenza post rem. Per il nominalismo invece, Roscellino (accusato di triteismo,
eresia in cui padre, figlio e spirito santo sono separati e rappresentati come tre dei),
associamo nomi a cose che vediamo, di cui abbiamo una definizione empirica.

→ Res vs voces

Il realismo-res si accosta all’olismo o collettivismo, mentre il nominalismo


all’individualismo metodologico, che nasce con la convinzione che l’individuo e la sua
volontà siano importanti per la società.

Ma a questo punto viene prima l’uomo o la società? quest'ultima per i collettivisti;


tuttavia, gli enti collettivi non possono far nulla senza gli individui. Quindi per
l’individualismo contano le azioni degli uomini e le loro conseguenze intenzionali e non
intenzionali, gli effetti non desiderati sono infatti le conseguenze più ampie delle azioni
sociali.

I collettivisti sono anche costruttivisti: uno di essi è Rousseau e sono coloro che
pianificano la realtà e vanno contro la realtà contemporanea che non si può prevedere.
Compiono però un atto di banalità e presunzione di poter dirigere la storia con la ragione,
come Hegel. Sono quindi antistorici e credono che la società sia separata dagli individui
e modificabile da governanti e filosofi.

La sociologia nasce all’inizio dalla società industriale, perché si era stanchi della
politica. Secondo Roscellino le concezioni oliste sfociano in una mitologia antropomorfa
perché prende le caratteristiche del corpo umano (nasce, cresce, muore). Bobbio dice:
“eliminate una concezione individualista dalla società e non riuscirete più a giustificare
la democrazia come forma di governo)
La fase antecedente alla sociologia scientifica è la proto-sociologia, ovvero una
sociologia ancora legata all’economia

LA SCUOLA ECONOMICA SCOZZESE

Essa fa parte della protosociologia e ha come maggiori esponenti

- Hume
- Smith
- Ferguson

Essi costituiscono l’individualismo metodologico moderno e hanno una concezione


“anticostruttivistica” della società perché ad essa non si può attribuire né un inizio né
una fine.

È definita evoluzionista, perché considera l’evoluzione un processo spontaneo al


contrario dei positivisti per i quali è teologico, ovvero tende ad un fine. Si registra quindi
la mancanza di un disegno centrale per la genesi delle istituzioni, come la famiglia, il
linguaggio, la moneta. Il cambiamento che si verifica con l’evoluzione non è lineare, non
porta verso un obiettivo prefissato e la società è per Smith solo il nome che diamo alla
cooperazione tra uomini, il cui ordine è generato dalla nascita delle istituzioni. Bernard
de Mandeville influenza il pensiero di Smith sostenendo che gli individui sono costretti
a interagire perché spinti dalla necessità di soddisfare i loro bisogni, sono i limiti delle
loro conoscenze e la loro fallibilità a obbligarli a cooperare. Egli scrive “la favola delle
api” nel 1714, in cui fa vedere come esse finiscono per aiutarsi a vicenda loro malgrado
(le api invidiose, ad esempio, costruiscono ciò che non hanno, causando l’aumento
dell’industria, quelle vanitose cercano il lusso ecc.) → le azioni auto-interessate degli
individui si trasformano in fenomeni macro-sociali, ma è un risultato non voluto
direttamente dai singoli e di cui non sono consapevoli. I vizi privati quindi causano
pubbliche virtù.

Esistono conseguenze quindi che possono essere percepite come positive, tuttavia
nulla toglie la possibilità di avere delle cattive ripercussioni. Per Thorn non c’è odore
peggiore della bontà andata a male.

La simpatia viene considerata poco etica, solo una necessità per entrare in contatto con
gli altri e serve. Si ha quindi in Smith una contraddizione tra “la teoria dei sentimenti
morali” e “la mano invisibile” = metafora per spiegare attraverso il principio di divisione
del lavoro, la coordinazione economica che scaturisce dal mercato e in generale le
conseguenze inintenzionali di azioni intenzionali.

Dunque, le istituzioni sono frutto dell’azione umana, ma non dell’umano progettare, è


una conseguenza non intenzionale e la società è dunque illimitata, perché in perenne
evoluzione, ma non progettata: si trova all’interno di un vettore evolutivo.

IL POSITIVISMO SOCIOLOGICO

È la prima corrente di scienza sociale ed è una matrice del collettivismo sociologico: il


suo nome deriva da positum (=porre) perché l’oggetto di studio è posto al di fuori di chi
studia, è un problema gnoseologico: si divide quindi il soggetto dall’oggetto, derivazione
dal dualismo cartesiano tra res cogitans e res extensa. È caratterizzato dalla fiducia
nella scienza, nella tecnologia e nel progresso, si enfatizza la razionalità scientifica
dell’illuminismo, con la differenza che si pone la scienza al di sopra di ogni esperienza
intellettuale fino a farla diventare una nuova religione laica. Gli elementi della realtà sono
esprimibili con leggi causali ed empiriche secondo le regole del metodo osservativo.

Saint Simon è l’esponente vertice, ancora legato all’illuminismo, di cui Comte sarà
segretario. Egli sostiene che esiste una legge del progresso: esso è un’ossessione, tutto
deve andare verso di esso → storicismo: la storia è un progetto di qualcuno che va verso
una meta = progresso tecnologico e scientifico. Questa legge è immutabile e
imperscrutabile, grazie alla quale si può dedurre dall’osservazione del passato lo
sviluppo futuro. Esso è contrassegnato da:

- Epoche critiche: fondate sul disordine


- Epoche organiche: basate sull’armonia e l’ordine

Bisogna quindi conoscere la storia in modo analogo alle scienze naturali: la sociologia,
infatti, deve operare come la fisica e non sono ammesse leggi o osservazioni particolari
→ FISICA SOCIALE: passa dalla fase congetturale allo stadio positivo.

AUGUST COMTE

È il padre della sociologia, termine inventato da lui stesso: societas + 𝜆𝜊𝛾𝜊𝜍 . la storia
per lui è scandita da avanzamenti nel modo di pensare e studiare la realtà → concezione
storicista. Dal tipo di scienza praticata durante la storia, quindi dallo sviluppo
intellettuale, cioè dalla trasformazione dei modi di pensare, si individuano tre fasi:
1. Stato teologico: i fenomeni sono prodotti soprannaturali
2. Stato metafisico: le spiegazioni sono date da fattori astratti
3. Stato positivo: si hanno leggi scientifiche universali

Ogni stato corrisponde ad un tipo di organizzazione sociale:

1. Società militare: guidata da sacerdoti e governata dai militari


2. Società dei legislatori: guidata dagli ecclesiastici e governata dagli uomini di
legge
3. Società industriale: guidata dai sapienti e dagli industriali

I passaggi tra i vari tipi di società sono caratterizzati da periodi organici e periodi critici,
che portano allo squilibrio e poi a un nuovo stato organico di cose. Ma il progresso è solo
sviluppo o perfezionamento? La seconda perché l'umanità deve essere portata al
miglioramento e alla perfezione

Classifica poi le scienze in termini di minore universalità e maggiore complessità:

- Scienze matematiche: leggi più generali


- Fisica
- Chimica
- Biologia
- Sociologia: è di grande complessità ma di poca universalità. ha in comune con la
chimica il fatto che procede dallo studio degli insiemi organici (la società è un
insieme organico di gruppi)

Si presuppone una sorta di propedeuticità delle discipline inferiori rispetto a quelle


superiori, ma ciascuna di esse ha una propria autonomia. Anche la sociologia si basa su
fenomeni empirici, fatti che hanno le proprie leggi, che sono il nesso causa-effetto. Si
separano quindi due branche:

- Sociologia statica: corrisponde alla teoria dell’ordine e studia le condizioni e i


fattori che rendono possibile la stabilità, come la religione, la lingua ecc.
- Sociologia dinamica: studia il progresso sociale e il cambiamento

Individua anche gli strumenti logici e concettuali per arrivare alla conoscenza
sociologica:

- Osservazione
- Esperimento: si sottopone a prova empirica ciò che si è osservato
- Metodo comparativo
Questa è la corrente del Positivismo francese collettivista. Tuttavia, esiste anche una
corrente inglese che ha a che fare con l'individualismo e accetta il presupposto
gnoseologico.

HERBERT SPENCER

Rappresenta l’esponente del positivismo inglese liberale, ma non aderisce al


positivismo sociologico di Comte, bensì al positivismo evoluzionistico. Condivide però
con la corrente francese il principio gnoseologico e la supremazia della conoscenza
scientifica.

Per lui il progresso è un cambiamento non intenzionale in risposta alle esigenze degli
individui, scandito dal passaggio tra gli esiti estremi di uguale e diverso. È un processo di
conoscenza non intenzionale, ma cumulativo e graduale avvicinandosi al pensiero della
scuola scozzese. La differenza che si nota con quest’ultima è la grande fiducia nel
progresso di Spencer. Si dice positivismo liberale perché considera lo statalismo e ogni
interferenza sull’autonomia sociale incompatibile con la logica evolutiva.

SPENCER VS COMTE

ANALOGIE E DIFFERENZE

1. Affinità gnoseologica: si separa l’oggetto della conoscenza e il soggetto che conosce

2. organicismo: la società è vista come un organismo in cui tutte le parti contribuiscono


al mantenimento e all’evoluzione del tutto. Essa si sviluppa nel tempo

3. analisi metodologica: Spencer si appoggia al darwinismo sociale, così come Comte


alla fisica sociale. Nella teoria dell’evoluzione si dice che le specie più forti sopravvivono
e questo accade anche nelle organizzazioni sociali in cui emergono i migliori

1. per Comte la società è un insieme concreto, ovvero in cui le parti sono fisicamente
legate le une alle altre. Per Spencer invece si parla di quantità olistiche e discrete: i
diversi organi appaiono solo attraverso le loro funzioni perché esse li differenziano.

2. in Spencer le singole unità vengono rilevate per spiegare il tutto, non sono assorbite
da esso: gli interessi individuali sono lasciati liberi da costrizioni esterne per garantire
l’evoluzione. Bisogna lasciare l’individualità libera di esprimersi per il bene comune → si
afferma una società liberale in cui emergono i più idonei

[Link] progresso è un cambiamento non intenzionale in risposta a esigenze degli individui.


Avviene solo se essi sono liberi di interagire tra di loro
Dunque, per Spencer lo stato deve limitarsi a garantire la cooperazione volontaria tra gli
individui senza intromettersi. Nelle società militari invece si ha una cooperazione
forzata, che tuttavia attraverso il mercato e lo scambio passa alla cooperazione
volontaria = società industriale. Lo stato allora deve diminuire il suo controllo, limitarsi
alla sicurezza personale, l’integrità della proprietà privata e l’osservanza dei contratti.

Spencer è anche contro la chiesa che sostiene il creazionismo (avversario della biologia)
secondo cui tutto è progettato da Dio; è contro anche l’utilitarismo, perché crede che
ostacoli lo sviluppo degli individui, in particolare l’utilitarismo costruttivista,
identificabile come creazionismo sociale perché lo stato non dà felicità per Spencer e il
fatto che potrebbe darla è disincentivante e amorale poiché depotenzia l’individuo e lo
rende inerme.

è quindi contrario a qualsiasi forma di governo socialista o comunista, perché


comporterebbe la regressione alla cooperazione obbligatoria, quindi a una società
militare. Per Lui invece, il sacrificio dei più deboli e dei meno idonei è necessario e
benefico per il bene della società. La suddivisione del lavoro è infatti un fattore di
progresso morale

JOHN STUART MILL

Mill è totalmente contrario al Positivismo e a Comte: infatti dice “è il più perfetto sistema
di dispotismo spirituale e secolare, che sia mai uscito dal cervello di un uomo”. Critica
Comte per la presunzione del suo metodo, ma non nega la validità del metodo positivo:
è d’accordo sul fatto che esista un meccanismo di spiegazione valido sia per le scienze
naturali che per le scienze morali.

Per Mill c’è dualismo tra res cogitans e res cogitata ma le altre due idee sono contrarie:
rifiuta la metodologia delle scienze sociali sulla base dell’induzione, ovvero che tanti
casi uguali fanno una legge, perché è solo un’operazione astratta del pensiero che non
dà conoscenze effettive della realtà in quanto tutta la conoscenza è empirica e ogni
esperienza si basa sulla logica deduttiva.

Sostituisce al metodo deduttivo classico, basato sul sillogismo, (tutti gli uomini sono
mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale) un nuovo processo inferenziale di tipo
induttivo più complesso e formato da 4 canoni:

- Canone delle concordanze: se due fenomeni hanno un fattore in comune, questo


ne è la causa o l’effetto
- Canone delle differenze: se per un fattore di diversità un fenomeno accade e
l’altro no, allora questo fattore ne è causa o effetto
- Metodo delle variazioni concomitanti: se al variare di un fenomeno l’altro varia,
allora tra essi c’è un nesso di causa/effetto
- Canone dei residui: tolto da un fenomeno i fattori di cause conosciute, il residuo
del fenomeno è conseguenza delle cause rimanenti.

Le scienze dell’uomo - scienze morali - si dividono in due settori:

- scienze della mente (studiano la coscienza): psicologia e etologia


- scienze dell’uomo in società (fatti e azioni): politica

Inoltre, Mill è statalista, ha fiducia nella scienza e nel progresso, c’è duplicità
gnoseologica tra osservatore e osservante

ÉMILE DURKHEIM

È un esponente della scuola positivista e padre della sociologia: è infatti il sociologo che
ha consentito alla sociologia di fare un salto qualitativo. Il padre ufficiale è Comte, che
spiega i fenomeni sociali scientificamente perché fino a lui si parlava di tradizione o
religione, non scienza. Per quanto, tuttavia, il suo tentativo sia apprezzabile di fatto lui
era un filosofo; invece, il primo a ragionare sulla sociologia come facciamo oggi è
Durkheim. Egli si è posto il problema di coniugare la riflessione teorica con l’analisi
empirica, ovvero la raccolta dati. Scrive molte opere, le più feconde quando insegna
all’università di Bordeaux a fine nel ‘800

- La divisione del lavoro sociale 1893 sull’evoluzione sociale


- Le regole del metodo sociologico 1895
- Il suicidio 1897 in cui analizza questo fatto come un fenomeno collettivo e sociale
- Le forme elementari della vita religiosa 1912

La divisione del lavoro sociale

Si pone il problema di capire cosa è successo nel passaggio dalla società militare
(antica) alla società industriale (moderna). Sostiene che i legami sociali si siano
indeboliti, rendendo la società debole e individualizzata. Comte già aveva analizzato i
legami sociali e aveva detto che religione, lingua e divisione del lavoro tengono uniti una
società. Durkheim riprende quest’ultimo punto e dice che i legami sociali sono legami di
solidarietà:

- Società a solidarietà meccanica=società antica


- Società a solidarietà organica=società moderna
Nella società meccanica prevale il criterio della omogeneità e della somiglianza, come
condivisione dello stesso ethos. Gli individui hanno quindi la stessa cultura, gli stessi
valori e gli stessi modelli comportamentali. Sono così coesi che la società prevale
sull’individuo: la coscienza collettiva ingloba quella individuale. Gli individui quindi si
ritrovano ad avere determinati comportamenti, perché indotti da imposizioni sociali, si
conformano alle regole → in sociologia se qualcuno non si conforma ai modelli
comportamentali acquisiti, si dice che riceve sanzioni morali. Tutti noi sperimentiamo il
processo di socializzazione e se uno è socializzato allora acquisirà comportamenti
socialmente accettati, che però compie naturalmente (senza obbligare sé stesso a farli).
Tuttavia, questi atteggiamenti possono essere anche indotti con norme sanzionatorie.

Nella società organica invece il criterio è la differenziazione (Spencer influenza molto in


questo Durkheim, ma a differenza del primo il secondo è collettivista). È fondata quindi
sulla divisione del lavoro: gli individui si ripartiscono i compiti per soddisfare i loro
bisogni. Il fatto di individuare una causa sociale e sociologica per questo cambiamento
allude al fenomeno di densità morale e materiale:

1. Quanto più le società si ampliano, tanto più c’è bisogno di ripartirsi i compiti per
soddisfare un maggior numero di bisogni.
2. Concretamente un aumento della popolazione=esplosione demografica

In questa società quindi ognuno fa ciò in cui riesce meglio e acquisisce dagli altri ciò di
cui ha bisogno. Tuttavia, questo metodo dà luogo a due risultati:

1. Sopravvive solo chi può mettere a disposizione degli altri qualcosa (=Darwin)
2. Gli uni dipendono dagli altri: i legami diventano quindi strumentali e nascono
dall’interesse → se per Smith essi hanno un’accezione positiva, come si vede
nella favola delle api, per Durkheim hanno un’accezione negativa perché li
considera più deboli.

La società diventa individualistica, la coscienza individuale non è più inglobata nella


collettiva e l’individuo è solo nel rapporto con gli altri. Questo può causare anomia,
letteralmente senza regole/leggi: la società anomica è quindi una in cui la collettività non
è in grado di soddisfare le aspettative degli individui creando frustrazione. Se
quest’ultima è presente, la società non è più coesa, ma disequilibrata a livello collettivo,
mentre a livello individuale porta all’emarginazione del singolo fino al suicidio. È contro
quindi la società capitalistica, che non è vista come una società che porta ricchezza, ma
come una società che produce una serie di aspettative e stimoli che, laddove non
fossero raggiunti, producono depressione.

Lo stato è quel cervello sociale che deve invertire questa tendenza e ricreare coesione
quando la società non è in grado di dare mezzi sociali. Propone la creazione di
corporazioni dello Stato, quindi pubbliche, che devono fare da tramite tra l'individuo e lo
Stato stesso per creare le condizioni per la rigenerazione dell'individuo. Ciò rappresenta
quindi un cambiamento molto forte nell'ambito economico e culturale. Mill a differenza
su è a favore dello Stato minimo e dello Stato liberale che non si intromette nelle attività
economiche dei privati.

Le regole del metodo sociologico

per la prima volta si ha una prospettiva oggettivistica in sociologia: infatti si tende a


considerare i fatti sociali come cose = cosismo sociale per cui la causa di un fatto
sociale va ricercata in altri fatti sociali precedenti e non negli stati di coscienza
individuale.

Infatti, il sociologo ha bisogno di fissare delle regole e in particolare bisogna equiparare i


fatti sociali a quelli naturali: infatti è considerata ora una disciplina che studia la realtà
empirica dei fatti sociali secondo leggi proprie. Per farlo è necessario che l’oggetto della
sociologia sia specifico e distinto da quello delle altre scienze che possa essere
osservato e spiegato con lo stesso metodo delle altre scienze. Questo può accadere
perché i fatti sociali sono esteriori e coercitivi rispetto ai comportamenti umani,
indipendenti dalla coscienza degli individui.

Dunque, in questa opera va a esplicare le regole già applicate nella sua prima opera e
dice che bisogna spiegare le cose andando a cercare le loro cause ed indagando i nessi
di causa ed effetto tra fatti già dati. Non solo cerca cause, ma analizza anche la funzione
che un fenomeno gioca in un determinato contesto e divide questi due aspetti.

→ Le unità elementari di studio sono l’azione sociale (indipendente dalla mente


dell’uomo, ma anzi coercitiva) e l’analisi causale.

Il suicidio

Tralascia i fattori cosmici, cioè le influenze ambientali e caratteriali e analizza i


dati/cause sociali che derivano in modo scientifico dai censimenti. Capisce che i suicidi
avvengono nei casi di disintegrazione sociale (anziani, donne, non sposati, protestanti)
grazie al criterio di causa rilevante, che nella maggior parte dei casi è di tipo egoistico. Va
di pari passo quindi con l’anomia, in cui non c’è più corrispondenza tra le aspettative e i
mezzi sociali causando segregazione individuale. Da qui si capisce che l’integrazione
sociale dell’individuo è una funzione fondamentale dell’equilibrio della società intesa
come un tutto organico.
Ha un’impostazione olistica, che lo porta a introdurre sul piano metodologico il principio
di reciprocità tra causa ed effetto e individua vari tipi di suicidio:

1. Forme ipo-nomiche:
• Suicidio egoistico: è quello di chi si chiama fuori da un gruppo, caratterizzato
da una solitudine sociale. Lo analizza in due contesti particolari:
- Il contesto religioso: il fenomeno religioso come fatto sociale che causa
suicidi più alti per chi è di religione protestante rispetto a chi è di religione
cattolica. Questo perché il protestante non è mai sicuro della propria
salvezza, il sacerdozio è individuale, si possono interpretare e leggere le
scritture da soli. La chiesa cattolica invece fa da ponte tra l’individuo e la
divinità, senza creare condizioni di smarrimento
- Il contesto familiare: si suicidano di più le persone non coniugate e senza
figli rispetto a chi lo è, perché non si sentono parte di qualcosa, non hanno
legami che rendono umani, come il sostegno, il rapporto di responsabilità,
la fiducia. Si rischia di essere isolati

Durkheim arriva quindi ad una legge (il sociologo deve darla per forza): il suicidio
egoistico è inversamente proporzionale al grado di interramento sociale.

• Suicidio anomico: come il suicidio egoistico è inversamente proporzionale al


livello di integrazione sociale, che sta sempre al centro di tutti i tipi di suicidi.
è quel tipo di suicidio che si verifica quando c’è una mancanza di regolazione
sociale, cioè quando le norme che guidano il comportamento delle persone
vengono meno o sono confuse. C'è quindi un disorientamento culturale
2. Forme iper-nomiche:
• Suicidio altruistico: l’individuo è fin troppo coinvolto nella società a tal punto
da non potersi svincolare dalle convenzioni sociali e da annullare
completamente la propria individualità. In questi casi, l’individuo si
sacrifica volontariamente perché considera la vita del gruppo più importante
della propria. La cultura del gruppo esercita una tale pressione sui
comportamenti individuali da condizionarli interamente. È direttamente
proporzionale al grado di integrazione che diventa eccessivo.

• Suicidio fatalista: si verifica quando l’individuo è sottoposto a una


regolazione sociale eccessiva, opprimente, rigida. Succede quando una
persona vive in una condizione in cui è controllata in modo totale dalla società
o da un'autorità superiore, non ha speranza di cambiamento o miglioramento
e si sente schiacciata da regole e imposizioni, senza possibilità di
autodeterminazione. Durkheim lo definisce come il suicidio di chi preferisce
morire piuttosto che continuare a vivere in una condizione di estrema
oppressione. un esempio ne sono le donne di alcuni villaggi indiani, dove la
donna è fortemente legata e dipendente dalla figura del marito, la moglie si
lascia morire perché dopo la morte del marito la donna sperimenterebbe una
forte esclusione sociale.

Perché Durkheim distingue cause diverse se avevamo detto che ce n’era una sola? È
infatti la prima indagine nella storia della sociologia che viene trattata in termini moderni,
in quanto prima si era sempre dato una spiegazione in termini individuali e non come
fenomeno sociale.

Le forme elementari della vita religiosa

La religione è considerata un fatto sociale: perché ne abbiamo bisogno? Qual è la sua


causa sociale? Durkheim si concentra sulle religioni primitive, in particolare il totemismo
in cui si idolatra un totem. Nascono da un’effervescenza collettiva: si verifica quando
si sta in gruppo, si è parte di una comunità o di una società. Sono momenti di forte
coesione sociale dove gli individui percepiscono una potente forza a cui non sanno dare
spiegazione se non definendola come forza di una divinità, qualcosa di soprannaturale
la forza dei legami collettivi è talmente forte da essere percepita come un qualcosa di
soprannaturale che legittima l’esistenza di un dio. Ma quella forza a cui viene attribuito
un valore divino non è altro che la forza dei legami sociali.

KARL MARX

Marx è un positivista nel senso di porre l’altro da sé come realtà senza alcun elemento
coscienziale e crea una nuova scienza di una nuova società attraverso il materialismo
storico e dialettico. Secondo lui la società si evolve secondo una legge necessaria, la
dialettica, che guida gli uomini verso una meta predeterminata e immodificabile

È collettivista, sebbene alcuni concetti possano creare dei dubbi, ma in realtà tutto è in
termini di mezzi di produzione e non di individui, sebbene lui scriva che l’individuo è
l’ente sociale e quindi le sue relazioni danno vita alla classe sociale. Nella teoria del
plusvalore, inoltre, sembrerebbero le relazioni tra individui a influenzare i
comportamenti che caratterizzano l’azione collettiva di classe, ma lui stesso scrive che
le persone sono la personificazione di rapporti e interessi di classe.

Lemmario essenziale del marxismo:

- Rapporti di produzione: rapporti sociali ed economici che nascono tra forze


produttive, che sono macchine, capitale e lavoro
- Forze produttive
- Modi di produzione: la società è riflessa sul modo di produrre ed è da sempre
divisa in classi
- Plusvalore: introito che non spetta al capitalista. Quest'ultimo sottrae lavoro e di
conseguenza sottrae umanità creando alienazione, ovvero disumanizzazione
"!
𝑃! = #" $#!
dove 𝐶% è il capitale costante e 𝐶& è il capitale
variabile, quindi il salario di appropriazione del capitalista
- Teoria del crollo: il capitalismo è destinato a crollare inevitabilmente a causa
delle contraddizioni interne al suo stesso funzionamento

Il materialismo storico

È un metodo di indagine e insieme di critica alla società capitalista.

Perché materialismo? Perché la vita degli uomini è definita dalla capacità di provvedere
da sé a procurarsi i mezzi di sussistenza passando a produrre direttamente i beni di cui
hanno bisogno. Sono dunque i rapporti di produzione, determinati dalle forze produttive
(lavoro, capitale, tecnologia) a dar forma a combinazioni storiche relative, chiamate
modi di produzione.

Perché storico? Perché studia la storia dell’umanità attraverso i rapporti di produzione e


i corrispondenti modi di produzione.

È quindi la vita, con i suoi fatti, a determinare le coscienze e non lo stato di coscienza a
determinare la vita. Con ciò si capovolge l’idealismo hegeliano e si dice che il
mutamento sociale dipende principalmente dallo sviluppo delle forze produttive.
L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della
società

STRUTTURA: rapporti di produzione che determinano i rapporti di potere all’interno della


società. Rapporti produttivi/forze produttive (+tecniche di produzione)

SOVRASTRUTTURA: impalcatura ideologica che ha la funzione di giustificare il potere dei


capitalisti attraverso lo stato, il diritto, la religione, l’etica. è una falsa coscienza

Il rapporto tra struttura e sovrastruttura è un rapporto di dipendenza univoca della


sovrastruttura rispetto alla struttura; quindi, tutti i mutamenti che si producono a livello
sovrastrutturale sono la conseguenza necessaria di cambiamenti a livello strutturale. è
dunque la concezione olistica della società.

L'obiettivo di Marx è ribaltare i rapporti di produzione, che assicurano i privilegi della


classe dominante. Quest'ultima difende i vecchi rapporti di produzione ed entra in
conflitto con la classe emergente che invece vuole instaurare un nuovo ordine adatto ai
propri interessi. La classe che uscirà indenne sarà quella che imporrà il proprio modo di
produzione e darà la propria concezione del mondo.
Il materialismo dialettico

Presenta una dialettica hegeliana ribaltata, basata sull’essere e non sul pensiero. La tesi
è il capitale, l’antitesi è il proletariato sfruttato, la sintesi è una inevitabile rivoluzione.
Engels lo difende, definendolo il processo della negazione della negazione e vuole
equipararlo al metodo scientifico. serve però solo per verità relativamente storiche e non
eterne e da qui divide le scienze in tre classi:

- Scienze suscettibili di trattazione matematica


- Scienze sulle indagini sugli organismi viventi
- Scienze storiche che indagano la vita degli uomini

Dimostra poi l’inammissibilità della contraddizione dialettica, dicendo che esistono solo
opposizioni reali tra i fenomeni, ovvero contrarietà di opposti incomponibili.

Bisogna dunque applicare l'analisi economica allo studio della società e della storia
attraverso un metodo scientifico:

- Bisogna salire dall'astratto al concreto


- La realtà storica va considerata sempre nella totalità delle sue espressioni e
come oggetto separato dalla mente dell'uomo
- RELATIVISMO STORICO: occorre contestualizzare l’analisi nel periodo storico.

TEORIA E PRASSI: La scienza, per eliminare tutti i condizionamenti sovrastrutturali e i


limiti del relativismo – per poter essere «oggettiva» - deve riferirsi a una realtà finalmente
affrancata dalla visione illusoria del capitalismo attraverso il processo rivoluzionario: ciò
che presuppone dunque salda unità fra teoria e prassi

LENIN

Determinismo vs. Volontarismo → il corso delle idee dipende dal corso delle cose, ed è
questo che per Lenin ha innalzato la sociologia ai livelli delle scienze. Il soggettivismo
sociologico è quindi superato dal marxismo, perché la sociologia non era riuscita a
differenziare i fenomeni importanti e non importanti. Tuttavia, per la rivoluzione la teoria
e la prassi devono procedere di pari passo

LO STORICISMO TEDESCO

DILTHEY

È la prima corrente in opposizione al positivismo ed è dominante in Germania. Si formerà


qui Weber, altro padre della sociologia insieme a Durkheim, col quale la sociologia si era
accreditata come scienza che unisce la ricerca teorica con l’empirica. Lo storicismo
nega l’importanza della sociologia considerandola una scienza in secondo piano. Weber
stesso proporrà un’altra proposta metodologica creando un dibattito sul metodo
(Methodenstreit), riguardo allo statuto di scientificità relativo alle discipline storico
culturali e alla loro autonomia verso le scienze della natura.

→ I positivisti usano la spiegazione causale sia per i fenomeni sociali che naturali.
Invece gli storicisti usano per i fenomeni sociali un metodo diverso da quello per i
fenomeni naturali, per cui vale ancora la spiegazione causale. C'è quindi una dicotomia
tra le scienze della natura e le scienze sociali, chiamate ora scienze dello spirito grazie
all’influenza del Romanticismo. Sono contro al positivismo anche per la sua pretesa di
ridurre la realtà storica sul modello di quella fisica e di conoscere le leggi generali che
regolano il funzionamento e lo sviluppo della società.

Questa corrente nasce nel 1883 quando Dilthey scrive “introduzione alle scienze dello
spirito” in cui parte da premesse ontologiche (che hanno a che fare con l’essere,
l’oggetto di indagine) su quale sia la differenza tra fenomeni naturali e sociali e poi li
divide anche per l’oggetto studiato:

1. Quelli naturali sono osservati dall’esterno perché se ne vede la coercitività


rispetto ai comportamenti umani e studiano una realtà di cui l’uomo è parte
integrante e di cui possiede una conoscenza immediata. I fenomeni sono poi
ricondotti a leggi generali
2. Quelli sociali invece scaturiscono dall’esperienza vissuta che l’uomo ha di sé e
dalla comprensione che può avere degli altri. Quindi hanno a che fare con i
comportamenti umani, mossi dai valori di ognuno. Non si possono osservare
dall’esterno, ma va fatto dall’interno per cogliere i significati che gli individui
danno alle proprie azioni. Weber scrive “l’azione umana è sociale quando è
dotata di senso”.

Come però si possono osservare dall’interno? È necessaria una nuova proposta


metodologica, il metodo della comprensione, in cui non si vanno a ricercare le cause
(quindi NON si spiega) ma si comprende. Bisogna calarsi nel fenomeno e riviverlo
attraverso un procedimento empatico che ci aiuta a rivivere qualcosa, a riprodurre i
significati che i soggetti storici attribuiscono alle loro azioni e interpretarla, cercando di
afferrare il significato delle azioni.

Verstehen: comprensione empatica + erklarer: spiegare

Il mondo umano ha il suo nucleo elementare, il Grundkörper, nell’individuo ed è


costituito da un complesso di rapporti reciprocamente condizionati, che portano a
costituire i sistemi di culture e di organizzazione sociale. Dunque, la struttura del mondo
umano è una struttura storica.
La scienza che deve fornire gli strumenti per la comprensione è infatti una nuova
psicologia descrittiva e sintetica, che viene ritenuta una delle scienze fondamentali
insieme alla storia. La storia è considerata come insieme di fatti irripetibili che dunque
non si possono spiegare (quelli ripetibili sono spiegabili perché a determinate condizioni
li riproduco e ne colgo il nesso causa-effetto) ed è opera di uomini, ovvero delle loro
relazioni reciproche, condizionate dal riferimento costante a comuni valori culturali
durante un unico processo temporale. È quindi un laboratorio di fatti empirici da cui gli
uomini possono attingere il senso e il significato delle esperienze di vita.

Verstehen → Nachereben = rivivere

Nachbilden = riprodurre

Fino a Weber la sociologia diventa scienza ausiliaris

I maestri di Weber furono Windelband e Rickert e lo misero in crisi nelle sue idee

WINDELBAND

Cambia la distinzione tra fenomeni su basi esclusivamente metodologiche, perché


riteneva che alcuni aspetti del comportamento umano potessero essere spiegati con i
metodi delle scienze naturali

• Scienze nomotetiche: sono scienze che generalizzano, che danno leggi generali
con connessioni causali e con le leggi stabilite esprimono la regolarità del
fenomeno.
• Scienze idiografiche: descrivono un particolare e caratterizzano un fenomeno
nella sua individualità, ponendo l’attenzione sul fatto singolo per comprenderne
la specificità. Il metodo generalizzante qua è più inapplicabile.

RICKERT

È il docente più importante di Weber e nel suo pensiero si coglie l’aspetto romantico, che
stava dilagando in Germania in quei tempi. Pone l’attenzione sui valori, che per Weber
stesso saranno la spinta che muove il sociologo. I valori infatti servono a selezionare
l’oggetto dell’indagine, ma non devono intervenire su di essa, dal momento che la
scienza deve essere avalutativa. Rickert invece sostiene che ciò che muove il sociologo
debba essere nella relazione dei fatti individuali al valore, valori che secondo lui sono
oggettivi culturali, diffusi e condivisi dalla collettività. Tutto ciò che non ha valore può
essere tralasciato dallo storico e si attribuisce il valore a qualcosa in base all’importanza
che il fenomeno oggetto di analisi assume rispetto ai valori culturali universalmente
riconosciuti e condivisi.

Weber invece definirà il criterio di selezione del fatto di indagine sulla base di valori
soggettivi dello studioso, il riferimento o relazione al valore.

Si possono infatti individuare due tipi di giudizio:

• Giudizi di fatto: spiegazioni che mettono in relazione causa, effetti e motivazioni


(lo scienziato non spiega ma interpreta)
• Giudizi di valore: valutazioni personali

MAX WEBER

La sociologia non è più considerata scienza ausiliaria, ma scienza autonoma con un suo
oggetto specifico di analisi, costituito dalle forme associative. Avviene un cambio di
paradigma nelle scienze sociali, che diventano scienze “normali” con una vera e propria
rivoluzione, soppiantando le altre teorie precedenti.

I rapporti tra sociologia e storia sono di reciproco sostegno e Weber crea un rapporto
fluido tra le due, riuscendo tuttavia a distinguerle:

• Sapere ontologico, quello storico, ovvero un sapere relativo a determinati fatti


accertabili in base alle fonti e appartenenti alle situazioni storiche; non può
essere racchiuso in leggi generali, perché ogni evento per la storia è unico e
irripetibile (=comprensione dell’evento)
• Sapere nomologico, quello sociologico. Ricerca delle leggi generali, proprio
perché è una scienza (da νoμος; cioè regola, norma); è un sapere relativo alle
esperienze empiriche di relazioni degli uomini in date situazioni mediante tipi
ideali. Il sapere nomologico si basa dunque sulla riduzione dell’evento ad un tipo
ideale. “La sociologia deve designare una scienza che si propone di intendere
l’agire sociale in virtù di un procedimento interpretativo e quindi di spiegarlo
causalmente nel suo corso e nei suoi effetti”

Dal punto di vista della successione temporale e di antecedenza logica, viene prima la
storia, quindi l’intendere attuale (comprensione dell’azione dotata di senso), e
successivamente l’intendere esplicativo (azione ripassata all’interno dei tipi ideali). La
sociologia deve essere in grado di spiegare la realtà affiancando il sapere nomologico,
che ricorre a leggi generali, a quello ontologico, che comprende i fatti sociali
interpretandoli nella loro unicità storica.
L'oggetto della sociologia è l’agire sociale, che viene definito come un agire riferito
all’atteggiamento di altri individui. Fa una sintesi tra il positivismo e lo storicismo
arrivando alla spiegazione comprendente che unisce spiegazione e comprensione.

All’interno di ogni individuo ci sono diverse motivazioni che possono spingere le azioni;
quindi, dobbiamo concentrarci su questi aspetti subatomici, che si mischiano in vari
rapporti tra di loro e danno vita alle azioni sociali e ai concreti agire empirici.
• Elementi atomici= azioni
• elementi Sub atomici= motivazioni per cui succede qualcosa

Esistono diversi tipi di razionalità:

• la razionalità rispetto allo scopo: il tipico attributo del calcolo economico


capitalistico, che impone determinate azioni per raggiungere un determinato
scopo
• La razionalità rispetto ai valori, quella cosiddetta assiologica: nel quale la
ragione è in campo soltanto poiché vigila sull’uso ottimale dei mezzi disponibili,
rimanendo completamente estranea anche alle conseguenze.
• La razionalità affettiva e tradizionale, che in realtà di per sé ESCLUDE qualsiasi
elemento di razionalità e di comportamento consapevole nell’agire sociale.

Tuttavia, è raro che l’agire umano si riferisca soltanto ad una di queste razionalità, la
maggior parte delle volte esse entrano in gioco insieme. La convergenza di elementi
atomici e Sub atomici dà vita alle microstrutture dell’agire umano, che servono a
spiegare le strutture sociali nella loro rilevanza epocale, i macro-fenomeni. Capire
significa interpretare, ma bisogna verificare con un’azione dotata di senso.
Non vuole rimuovere la storia dalla sociologia ma vuole ridimensionare il rapporto tra le
due, i fatti storici hanno una consequenzialità causale ma non hanno leggi naturali. La
sociologia non può essere solo storia, deve essere anche scienza teoretica.

L'uomo dà senso con le sue scelte e col suo punto di vista alle azioni attraverso i suoi
valori culturali, che sono una parte ritagliata del mondo che conosciamo. Posso
accedere a questi valori con le scelte che faccio, ad esempio riconosco che esista la
pedofilia anche se la ripudio. Tuttavia, i giudizi della scienza devono essere di fatto e non
soggettivi e l’oggettività è garantita quando un cinese, dice Weber, riconosce l’occidente
e il suo metodo. È importante però introdurre anche il proprio punto di vista culturale,
cosicché si possa capire dove viene sbagliato qualcosa nelle considerazioni.

Si fa quindi una distinzione tra

• Etica delle convinzioni: assunta da colui che infarcisce la sua conoscenza con
troppi elementi ideologici
• Etica delle responsabilità: chiama a rispondere delle proprie azioni

Weber vs Durkheim vs Storicismo

Weber fa una sintesi tra positivismo e storicismo

Durkheim

1. Cosismo sociale: res=concetti collettivi → definisce i fatti sociali come cose, che
hanno potere coercitivo sugli individui che agiscono per imposizioni sociali
2. Reificazione (considerare come concreto ciò che è astratto) della realtà sociale,
esterna dagli individui
3. Dal punto di vista metodologico i fatti sono esteriori e coercitivi. Grazie
all’osservazione posso spiegare i fenomeni sociali tanto quanto quelli naturali,
ricercando un nesso causale = spiegazione causale
4. Si individuano leggi sociali che hanno il carattere della determinazione, hanno il
requisito della verità e della necessità = determinismo

Storicismo

1. I fenomeni sociali si studiano dall’interno, si ha quindi una separazione tra


fenomeni naturali e fenomeni sociali, che si studiano attraverso la comprensione
empatica e intuitiva
2. Valori e significati oggettivi, condivisi all’interno del contesto sociale

Weber

Assiste al dibattito tra queste due correnti, che prende il nome di Methoden=dibattito sul
metodo e individua ciò che è irrinunciabile da entrambe le parti. I positivisti hanno
ragione sulla spiegazione causale, che anche secondo lui è il metodo più giusto per le
scienze sociali. Rifiuta invece l’idea che lo scienziato sociale ricerchi una ed una sola
causa, come dice Durkheim. Rifiuta quindi anche il determinismo, perché le leggi sono
probabilistiche e non verità (la scienza è oggettiva, ma non deterministica perché la
nostra conoscenza è limitata e non sappiamo se i risultati potranno essere smentiti.

Accetta invece dallo storicismo la differenza tra fatti sociali e fatti naturali, che non si
possono equiparare. L'azione umana è dotata di senso, quindi, non può essere uguale a
un fenomeno naturale, ma rifiuta che i significati che gli individui danno alle azioni siano
dati attraverso un processo intuitivo ed empatico. La spiegazione, infatti, deve essere
una comprensione = storicisti

Dunque, la sociologia non è più una scienza ausiliaria, ma una vera e propria scienza
avendo un oggetto d’indagine e uno specifico metodo:
- Bisogna selezionare il fenomeno con la relazione o riferimento al valore, che
riprende da Rickert. Ciò che guida sono i valori soggettivi e non oggettivi, come
per lo storicismo
- I valori poi però non devono entrare nell’analisi, perché la scienza produce giudizi
di fatto e non di valore. Il fine dei giudizi di fatto è la connessione causale tra gli
eventi
- È necessario dopo trovare le motivazioni che spingono l’individuo e le cause a
differenza di Durkheim per il quale esisteva una sola causa.

Si ha allora il secondo strumento metodologico costituito dal giudizio di possibilità


oggettivo, ovvero la chiave logica per costruire un processo ipotetico che elimini o muti
alcune condizioni recenti nel processo di storia reale di riferimento. Si pone il problema
di stabilire all’interno della causalità quali siano determinanti e quali no. Distingue in:

• Cause adeguate, ovvero quelle determinanti


• Cause accidentali, ovvero quelle senza le quali il fenomeno si sarebbe
comunque determinato

Per determinare le cause, serve quindi il giudizio di possibilità oggettivo o


controfattualità e prende come esempio la battaglia di Maratona (490 a.C.). Si
domanda se è stata determinante per lo sviluppo dell’Occidente, come società laica,
razionale, moderna. Ragiona in termini controfattuali, eliminando quella causa come se
non fosse mai avvenuta o se avessero vinto i Persiani = logica negazionista. Sostiene
che avremmo avuto uno Stato teocratico.

I giudizi di possibilità oggettiva sono dunque giudizi controfattuali, che servono a


determinare nell’ambito della scienza storico-sociale i rapporti di causazione adeguata
o accidentale: bisogna immaginare un esito alternativo all’evento storico in questione
per conoscerne e spiegarne le cause e gli effetti. Questo serve a misurare quanto più gli
eventi storici (la realtà) si avvicinano ad un tipo ideale: più è vicino e più è riconducibile
ad una legge.

Arriviamo allora al terzo strumento, ovvero i tipi ideali = modello di ricostruzione della
situazione, in cui agiscono gli individui e ricostruzione delle motivazioni che li hanno fatti
agire, interpretando i significati oggettivi, diversi dalle cause. Contengono o
suggeriscono le connessioni causali e sono ottenuti mediante l’accentuazione
unilaterale di uno o di alcuni punti di vista. I tipi ideali vengono utilizzati dallo studioso,
classificando con un minimo scarto tra la realtà e il tipo ideale, un certo
atteggiamento/azione all’interno di uno o più dei quattro tipi ideali:

• atteggiamento razionale rispetto ad uno scopo: quello che è orientato, secondo una
razionalità pragmatica, ad ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo, come
nel caso dell’economia
• atteggiamento razionale rispetto ad un valore: quello non che è orientato a
conseguire una finalità estrinseca, ma che è eseguito per rimanere fedele ad un valore;
come nel caso dei gesti terroristici legati a motivi ideologici, quindi kamikaze, martirio
del cristiano all’interno dell’arena con le belve

• atteggiamento affettivo: azione solidale, dettata da particolari stati emotivi e diretta ad


uno scopo affettivo ed emotivo

• atteggiamento tradizionale (azione rituale)

Gli ultimi due idealtipi fanno a meno della razionalità. Questi tipi di atteggiamento si
trovano mescolati in misura diversa all’interno delle azioni concrete degli individui, ma
non si possono mai trovare nella loro purezza concettuale. Si tratta infatti di astrazioni
teorie che consentono di spiegare e interpretare allo stesso tempo, secondo i criteri del
sapere nomologico e della comprensione empatica. Alcuni tipi ideali potrebbero
derivare anche dall’esperienza personale, tramite il ricordo di esperienze ripetute,
laddove questo può essere considerato razionale (se i valori a cui fa riferimento sono
razionali). La quadripartizione dei tipi ideali è stata profondamente criticata da Mises,
che ha sostenuto che tutte le azioni sono razionali, mente i fini possono essere
arazionali.

La sociologia del potere

Il potere è la capacità di un soggetto di modificare il comportamento dell’altro in un


contesto sociale. Weber distingue due tipi di potere:

- Macht: potere attuale, ovvero quello che si attua, che si verifica come
manifestazione di forza o potere anche di fronte ad un’obiezione.
- Herrshaft: potere potenziale, che può pronunciarsi oppure no. È legittimato e
riconosciuto consensualmente come giusto da coloro che lo subiscono. È più
efficace e si può definire autorità. Essa può essere:
• Tradizionale: è il potere riconosciuto come giusto sulla base della presenza
di quel potere perpetuato nel tempo
• Carismatica: dipende da qualità straordinarie che il leader esercita e lo fanno
credere al di sopra degli altri
• Legale-tradizionale: l’unico potere acefalo, in quanto manca di un capo. In
questo caso la fonte di legittimazione è la legge (legale) e la logica che
sovrintende il potere è la razionalità (razionale), una razionalità rispetto allo
scopo, pratica. L’apparato burocratico (l’insieme delle istituzioni che rendono
operativa la legge) è un apparto tipico del potere legale razionale.

Tutte queste forme hanno estendibilità nel tempo e raffigurano idealtipi di potere

L'etica protestante e lo spirito del capitalismo


Nel 1905 Weber scrive l’opera “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, un’opera
talmente importante da suscitare appena pubblicata un dibattito ampissimo. In
quest’opera Weber ha cercato di dare una risposta alla domanda “Perché il capitalismo
è nato?” (risposta più culturale, rispetto alla risposta economica di Marx), definendo il
capitalismo come conseguenza inintenzionale di azioni individuali (egli sa che la nascita
della società capitalistica non può essere riassunta in un’unica causa, ma è data da una
pluralità di cause). Nell’opera Weber mette in relazione lo spirito capitalistico
(imprenditoriale, volto alla ricerca del profitto) con l’etica protestante (per etica si
intende il comportamento giusto nella vita privata e in questo caso parla di etica
protestante di stampo calvinista), come se l’etica protestante possa aver determinato le
condizioni che hanno definito lo spirito capitalistico (quindi l’insorgenza dello spirito
capitalistico è stata causata dall’etica protestante).

Weber descrive e spiega non la nascita del capitalismo, ma la nascita dello spirito
capitalistico, di una propensione al profitto, della mentalità del capitale e del risparmio,
riconducendolo all’antecedente causale dell’etica protestante di ispirazione calvinista.

Il problema da cui parte è quello della predestinazione: al credente non è dato di sapere
se è salvo, poiché la salvezza è un dono che Dio concede nel suo imperscrutabile
giudizio. Gli uomini non sanno quindi se sono nella schiera degli eletti. La condizione del
credente calvinista è dunque un’incertezza che si snoda per tutta l’esistenza. Weber
sostiene però che l’individuo calvinista possa avere dei segnali che gli danno
l’aspettativa di appartenere alla schiera degli eletti: uno di questi segnali è la capacità di
porre in essere un lavoro di tipo produttivo (il lavoro e l’impegno concreto sono quindi
strumenti per rendersi meritevoli di fronte agli occhi di Dio e per migliorare la creazione
di Dio).

Qui si intravede la differenza tra l’economia curtense della società tardo-feudale,


destinata e dedicata all’autoconsumo, e l’economia della società borghese, destinata
ad una produzione di massa e alla creazione di un profitto, risparmiato e reinvestito.
Weber però afferma che quest’approccio alla professione si deve accompagnare ad un
comportamento etico rigoroso: il frutto del lavoro non deve essere destinato ad esempio
ad una vita di lusso, ma va risparmiato e reinvestito per produrre nuovo lavoro. È chiaro
allora come queste condizioni possano aver creato il meccanismo risparmio-
investimento tipico dell’attività imprenditoriale della società capitalistica. Weber
definisce l’etica protestante come ascesi intramondana, ovvero la piena immanenza
nel mondo terreno e il superamento dell’ascesi ultramondana (=ascesi cristiana,
superamento del mondo terreno). Come ascesi intramondana, l’etica protestante vuole
che gli uomini ricerchino giorno per giorno la certezza nella salvezza donata da Dio, che
si manifesta attraverso alcuni segnali, come ricchezza e successo (gli eletti sono dunque
scesi tra i ricchi, coloro che hanno successo nella vita terrena, mentre i poveri vengono
esclusi, laddove invece il cristianesimo trova Dio nel mondo dei poveri).
Lo spirito capitalistico è dunque conseguenza inintenzionale dell’etica protestante
(inintenzionale perché il fine dei credenti è la salvezza, la certitudo salutis, quindi la
certezza della salvezza). Questo è un tipico esempio di spiegazione di conseguenze
inintenzionali e quindi dell’individualismo metodologico.

Il processo di razionalizzazione è il processo che segna il passaggio dalla società di base


a quella capitalistica.

• Disincanto del mondo: Questo concetto si riferisce al processo storico-culturale


attraverso il quale la società occidentale ha progressivamente abbandonato le
spiegazioni magiche, animistiche e religiose della realtà, sostituendole con la
razionalità scientifica e il calcolo. Weber sosteneva che il progresso scientifico e
l'intellettualizzazione hanno portato a una perdita di significato e mistero,
rendendo il mondo un luogo prevedibile e dominabile attraverso la tecnica e la
scienza.
• Razionalizzazione della condotta: Questo processo descrive la progressiva
organizzazione della vita sociale, economica e personale basata su criteri di
efficienza, calcolo e logica formale. Weber identificava diversi tipi di razionalità,
ma quella che ha dominato la modernità è la razionalità rispetto allo scopo, dove
le azioni sono orientate a raggiungere un obiettivo predefinito nel modo più
efficace possibile. Questa razionalizzazione è particolarmente evidente nel
capitalismo moderno, che si fonda su una condotta economica metodica e
calcolata.

Critiche a “L’etica protestante e lo spirito capitalistico” i. Una delle critiche rivolte a


Weber è quella di opporsi a Marx su due fronti: ⁃ ⁃ basando la nascita dello spirito
capitalistico su fattori di tipo culturale (la condizione necessaria e sufficiente della
nascita dello spirito capitalistico è l’etica protestante, in cui ciascun individuo è
sarcerdos sui, poiché il suo rapporto con Dio è diretto e non è mediato, quindi vi è
sacerdozio universale, poiché tutti siamo in grado di dialogare con Dio e interpretare le
Sacre Scritture). critica metodologica: sostituire un’interpretazione unilaterale basata
sull’economia (Marx) con un’interpretazione unilaterale basata sulla cultura. Ma questa
critica non è sostenibile perché Weber non individua mai solo una causa determinante.

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