Umberto Saba
Vita
Nasce nel 1883 a Trieste (sotto Impero austro ungarico), il padre Edoardo Poli era discendente di una nobile
famiglia veneziana e la madre apparteneva a una famiglia ebrea di piccoli commercianti. Era stata
abbandonata dal marito, ed il figlio viene messo a balia da una contadina slovena. Privo della figura patena,
diviso nel suo amore fra la madre naturale e la madre adottiva, Saba trascorre un'infanzia difficile e
malinconica. La sola forma di compensazione e di sfogo, destinata a divenire un approdo autentico, gli è
offerta dalla poesia, che inizia ben presto a coltivare. L'amore per Leopardi viene contrastato dalla madre,
che cerca di fargli leggere uno scrittore costruttivo e impegnato come Parini. La formazione letteraria matura
sui testi di Dante e Petrarca, Ariosto e Tasso, Foscolo e Manzoni, fino ai contemporanei Pascoli e
d'Annunzio. Come Svevo, anche Saba sconta la sua collocazione di intellettuale periferico, più legato alle
radici profonde della cultura mitteleuropea che agli atteggiamenti di quella nazionale. Tra il 1907 e il 1908
compie a Salerno il servizio di leva. Tornato a Trieste sposa Carolina Woelfler. Nel 1911 pubblica la prima
raccolta delle Poesie e, l'anno successivo, Con i miei occhi. Entrambi i volumi sono firmati con lo
pseudonimo che lo accompagnerà, assumendo una valenza emblematica: il rifiuto del cognome del padre si
risolve in un omaggio alle origini materne e alla nutrice slovena, il cui nome era simile a Saba. Nel 1921
esce il primo Canzoniere, in cui Saba raccoglie la sua precedente produzione poetica. Sofferente di disturbi
nervosi, nel 1928 intraprende una cura con un allievo di Freud, il triestino Edoardo Weiss. Si accosta così
alla psicoanalisi. Colpito dalle leggi razziali, per la sua origine ebraica, fugge. Nel 1939, a Roma, Ungaretti
cerca di nasconderlo; vive nascosto a Firenze, ospite anche nella casa di Montale. Gli ultimi anni sono resi
difficili dalle crescenti crisi depressive e dalla malattia della moglie, che muore nel 1956; Saba la seguirà nel
1957.
Il Canzoniere, tematiche, forma e lingua
L'edizione definitiva dell'opera risulta divisa in sezioni, che sono a loro volta raggruppate in tre "volumi" (la
"tripartizione" risale al modello illustre della Commedia dantesca) che corrispondono agli archi di sviluppo
temporale della giovinezza, della maturità e della vecchiaia. Saba pone in primo piano l'elemento
autobiografico della sua poesia. Per il Canzoniere si può parlare di un'opera unitaria poiché narra la storia di
una vita (Saba lo definisce un romanzo). il Canzoniere è insieme "facile e difficile" perché, se è vero che
«mai (o quasi mai) la sua poesia presenta difficoltà immediate di decifrazione, è anche vero che ogni singolo
componimento è poi inserito in una catena», rientra cioè in una trama narrativa. Le vicende esistenziali
affrontate nel Canzoniere non valgono solo per se stesse; non si tratta cioè di una cronaca o del mero
resoconto della propria vita, in quanto Saba trasferisce sempre tali eventi sul piano di una riflessione che
riguarda una condizione generale dell'uomo e della vita. Saba si concentra sul nesso tra poesia e realtà:
prende le distanze dalla concezione estetizzante e si propone non di fare una "bella poesia", ma una "poesia
onesta".
Il desiderio di sincerità lo spinge ad andare al di là delle apparenze per svelare la verità che giace al fondo.
L'approccio poetico alla realtà vuole indagare i sensi riposti e segreti delle cose, facendoli emergere in
superficie, ma tale ricerca non intende svelare alcun significato metafisico. Lo strumento privilegiato per
comprendere la realtà umana è per Saba la psicologia e la psicoanalisi. Saba nelle sue liriche mette spesso in
campo proprio le "ragioni" dell'inconscio. La sua poesia è nutrita della conoscenza di Freud, ma anche di
Nietzsche, che aveva smascherato le ipocrisie della morale corrente per mostrare gli aspetti più nascosti e
inquietanti dei comportamenti umani.
Le tematiche riguardano la volontà di cantare la città e la donna; ciò indica un amore per la vita che il poeta
avverte. C’è lo sforzo di superare l’isolamento causato dall’angoscia e dal dolore. Ama Trieste per la sua
vivacità e desidera tuffarsi nella vita di tutti (senso di partecipazione). La città è collegata alla presenza
femminile: nella poesia A mia moglie, la donna viene paragonata agli animali del cortile (eros forza della
natura). Fondamentale è la componente autobiografica: l’infanzia è il momento centrale nella formazione
dell’individuo; dalla giovinezza nascono i motivi del’eros, della nevrosi e della scissione dell’io.
Saba adopera senza timori il linguaggio casalingo e familiare: utilizza il linguaggio della quotidianità (sermo
cotidianus). Si distanzia da Montale e da Ungaretti che si sforza di cercare il valore assoluto della parola: le
cose cantate da Saba vivono in un’atmosfera naturale. La sua poesia è stata definita come espressione di una
“linea antinovecentista”: rifiuta infatti le vistose innovazioni e ricerche poetiche del periodo. La poesia di
Saba è chiara e utilizza modi semplici e immediati, con un lessico volutamente povero e comune. Lo
sguardo sulla realtà quotidiana ha comunque l’obiettivo di interrogarsi sui significati universali della vita.